Viterbo: la Guardia di Finanza sequestra e confisca 4 milioni ad un “soggetto abitualmente dedito a traffici delittuosi” (video)

(140) I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Viterbo e gli operatori della Sezione di Polizia Stradale di Viterbo hanno eseguito una misura di prevenzione patrimoniale che ha comportato il sequestro e la conseguente confisca di beni immobili, riconducibili ad un noto imprenditore viterbese (E.M.), dedito al commercio di autoveicoli d’importazione e ritenuto “soggetto abitualmente dedito a traffici delittuosi”.

L’attività scaturisce da un provvedimento emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, in accoglimento della richiesta formulata dai Magistrati della Procura della Repubblica di Viterbo, Dott. Paolo AURIEMMA, Dott.ssa Eliana DOLCE e Dott. Stefano D’ARMA.

In particolare, sono stati acquisiti al patrimonio dello Stato 3 immobili ad uso commerciale, attualmente ospitanti note attività imprenditoriali, tutti riconducibili al proposto ma, sotto il profilo prettamente giuridico, fittiziamente intestati a due distinte società di capitali, per un valore di circa 4 milioni di euro.

Il citato provvedimento cautelare rappresenta la naturale evoluzione di una complessa operazione di Polizia Giudiziaria e Tributaria, eseguita nel 2017, nel corso della quale il proposto era stato denunciato e tratto in arresto, unitamente ad altre 5 persone, per aver organizzato, in associazione, un sodalizio criminoso dedito stabilmente all’importazione e alla commercializzazione di beni in evasione d’imposta. Con tale sistema fraudolento, fondato essenzialmente sull’emissione e sull’utilizzo di fatture per operazioni commerciali inesistenti, la falsificazione di documenti amministrativi, l’impiego di false dichiarazioni sostitutive di atto notorio, era stato possibile all’organizzazione criminale omettere il versamento a favore delle casse dell’erario di IVA Dovuta pari a Euro 5.400.000,00 e di IRES pari a Euro 1.500.000,00.

L’indebito risparmio fiscale così ottenuto dai sodali veniva “investito” collocando i beni sul mercato a prezzi estremamente vantaggiosi, a discapito delle imprese concorrenti operanti nel pieno rispetto della normativa fiscale, con estremo nocumento alle regole poste a tutela della concorrenza e del mercato.

In relazione a tali fatti è in corso un procedimento penale in fase conclusiva in primo grado dinanzi al Tribunale penale di Viterbo in composizione collegiale.

Stante la ricorrenza dei gravi comportamenti antigiuridici di cui il proposto si era reso protagonista già in passato, all’esito delle predette indagini, le fiamme gialle viterbesi e gli uomini della Polizia Stradale si sono dedicati al raccordo ed all’approfondimento investigativo delle rispettive risultanze di indagine, stratificatesi nel tempo, mettendo insieme un patrimonio informativo tale da ricostruire la lunga “storia criminale” di E. M., caratterizzata dal compimento di plurimi reati riconducibili all’evasione fiscale “pluriennale e significativa”, tanto da accumulare, quantomeno dal 2007 al 2017, tramite le numerose persone giuridiche di comodo a lui riconducibili, un notevole debito verso l’Erario.

Innumerevoli i riscontri investigativi definiti dagli agenti della Polizia Stradale che hanno portato, nel corso delle indagini, al sequestro di copiosa documentazione, tra cui carte di circolazione falsificate e false autocertificazioni che venivano utilizzate per il rilascio di targhe automobilistiche da abbinare ai veicoli immatricolati.

Gli approfondimenti investigativi condotti hanno permesso quindi di evidenziare, in capo al proposto, una “pericolosità sociale e fiscale, storica, concreta ed attuale”, atteso che lo stesso, oltre ad aver commesso i suddetti reati, risultava formalmente pressoché nullatenente e indigente ed il valore degli immobili sequestrati è risultato del tutto sproporzionato rispetto agli irrisori redditi dichiarati, da lui stesso e dai suoi familiari, nel corso degli anni.

L’operazione di servizio in rassegna, realizzata in sinergia tra le due Istituzioni sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Viterbo, è da inquadrare in un più ampio dispositivo di polizia economico-finanziaria predisposto dalla Guardia di Finanza tutela dell’economia legale, restituendo alla collettività i beni accumulati attraverso comportamenti illeciti e in danno dell’onesta iniziativa imprenditoriale.

L’obiettivo è quello di aggredire, con le misure di prevenzione, i patrimoni illecitamente accumulati dalla c.d. “criminalità da profitto”, ovvero da coloro i quali, lungi dall’essere occasionali evasori, vivono di traffici delittuosi e traggono il proprio reddito, in modo sistematico, dal continuativo svolgimento di attività criminosa.

Condividi sui social

Emergenza Covid-19: il servizio aereo della Guardia di Finanza in favore della Protezione Civile per il trasporto di personale medico (video)

(136) Nel pomeriggio di oggi 17 aprile 2020, su attivazione della Protezione Civile, un velivolo ATR72 del Gruppo Esplorazione Aeromarittima Continue reading “Emergenza Covid-19: il servizio aereo della Guardia di Finanza in favore della Protezione Civile per il trasporto di personale medico (video)”

Condividi sui social

Milano: Guardia di Finanza, sequestrate oltre 18.000 mascherine illegalmente detenute e destinate alla vendita (video)

(135) Nell’ambito delle attività di controllo sull’osservanza delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica e della corretta applicazione della normativa in materia di prezzi, i Finanzieri del Comando provinciale di Milano hanno individuato e sequestrato, all’interno di un magazzino, circa 185.000 mascherine e filtranti facciali, detenute per la vendita in violazione di norme penali e amministrative.

In particolare, le Fiamme Gialle della Compagnia di Corsico, da giorni impegnati nel controllo delle reti distributive dei prodotti connessi all’emergenza Coronavirus, hanno ispezionato un magazzino di una ditta di pelletteria dell’hinterland milanese, riconducibile ad un soggetto di nazionalità cinese, al cui interno sono state scoperte migliaia di mascherine di vario genere, per le quali il responsabile della ditta non è stato in grado di fornire alcuna documentazione comprovante la conformità dei prodotti alla vigente normativa.

Nel dettaglio, sono state sottoposte a sequestro amministrativo 95.000 mascherine chirurgiche e oltre 53.600 mascherine filtranti (di tipo FFP2), contenute in confezioni di plastica o cartone, riportanti unicamente scritte in cinese e prive del marchio CE, per le quali non risultava essere stata presentata alcuna autocertificazione e comunicazione all’Istituto Superiore di Sanità ovvero all’INAIL ai fini della deroga prevista dall’art. 15 del D.L. 18/2020.

Si è proceduto inoltre al sequestro di altre 30.900 mascherine “chirurgiche”, 5.185 filtranti facciali (di tipo FFP2) sulle quali era apposto indebitamente il marchio “CE”, pertanto idonee a trarre in inganno l’acquirente sulla qualità e la provenienza delle stesse.

Per tali condotte, il responsabile, che non è stato in grado di esibire alcuna documentazione, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Milano per il reato di frode in commercio.

Condividi sui social

Bologna: Guardia di Finanza, sequestrate 30000 mascherine prive dei requisiti di conformità e sicurezza nei confronti di una società di Castenaso (video)

(134) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, nell’ambito del dispositivo predisposto al fine di garantire l’osservanza della normativa in materia di prezzi e sicurezza prodotti connessi alla grave emergenza epidemiologica in corso, hanno eseguito un controllo nei confronti di una società di Castenaso, esercente l’attività di consulenza sulla sicurezza ed igiene di posti di lavoro, sottoponendo a sequestro amministrativo circa 30.000 mascherine prive dei requisiti di conformità e sicurezza.

L’attività ispettiva, condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna, è stata sviluppata attraverso la valorizzazione delle risultanze investigative emerse nell’ambito di un altro controllo eseguito nei confronti di una farmacia di San Lazzaro di Savena (BO), che aveva consentito di sottoporre a sequestro 370 mascherine di vario tipo, sprovviste di certificazione CE e poste in commercio in violazione della disciplina del Codice del consumo.

Gli approfondimenti investigativi svolti dalle Fiamme Gialle felsinee hanno permesso di ricostruire la filiera distributiva, individuando la citata società di Castenaso a cui sono state sequestrate ulteriori 22.600 mascherine igieniche “usa e getta” tipo chirurgiche e 6.856 mascherine filtranti (di tipo FFP2). I predetti dispositivi, contenuti all’interno di confezioni riportanti unicamente indicazioni in lingua cinese o inglese, sono risultati privi del marchio CE e/o di idonea certificazione che ne attestasse la conformità; ulteriori approfondimenti hanno consentito di verificare, altresì, l’assenza di specifiche comunicazioni all’INAIL, così come previsto dell’attuale normativa derogatoria di cui all’art. 15 del D.L. 18/2020.

I rivenditori dei prodotti sequestrati saranno segnalati alla locale Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura per l’irrogazione delle previste sanzioni amministrative, mentre i dispositivi sequestrati, all’esito degli opportuni accertamenti di conformità, saranno eventualmente messi a disposizione dell’Autorità Prefettizia per la successiva distribuzione nell’ambito del quadro esigenziale correlato all’emergenza epidemiologica.

L’operazione testimonia l’impegno della Guardia di Finanza a tutela della salute dei cittadini e dell’economia nazionale nel particolare momento che sta vivendo il Paese. In tale contesto inedito, il Corpo è schierato in prima linea nel concorrere al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, rafforzando ulteriormente, in ossequio alle sue specificità di polizia economico-finanziaria, le attività operative a contrasto delle frodi e delle pratiche commerciali disoneste e ponendosi quale sicuro punto di riferimento per la collettività.

 

Condividi sui social

Modena: Guardia di Finanza, operazione “Trono di stracci”. Sequestrati beni immobili e disponibilità finanziarie per oltre un milione ad un evasore fiscale seriale (video)

(133) I Finanzieri del Comando Provinciale di Modena hanno in corso di esecuzione una misura di prevenzione patrimoniale prevista dal c.d. “codice antimafia” emessa dal Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bologna che, in accoglimento di analoga richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Modena nella persona del sost. Procuratore dr. Marco Niccolini, ha disposto il sequestro di beni immobili, mobili, mobili registrati e disponibilità finanziarie (intestati a anche terzi), allo stato eseguito per un valore di oltre un milione di euro, riconducibili ad un imprenditore settantaduenne originario della provincia di Reggio Emilia – formalmente residente in Romania – ma di fatto dimorante a Sassuolo.

Le indagini patrimoniali svolte dai finanzieri della Compagnia di Sassuolo hanno evidenziato una reiterata propensione a delinquere del soggetto proposto, tale da fargli assumere la veste di c.d. “grande evasore”, circostanza emersa e rilevata dai numerosi procedimenti penali in carico allo stesso. La storia criminale del proposto infatti inizia già verso la fine degli anni ’70/primi anni ‘80, per poi protrarsi, quasi senza soluzione di continuità, e dopo diverse condanne per bancarotta ed altri reati finanziari intervenute negli anni ’90 e 2000, fino all’ennesima condanna per reati tributari nel maggio del 2019.

In particolare, gli accertamenti svolti, da un lato hanno permesso di rilevare come il soggetto destinatario del provvedimento, nel corso degli anni si sia reso responsabile di diverse condotte penalmente rilevanti in tema di reati fallimentari e schemi fraudolenti in danno dell’erario, dall’altro hanno consentito di evidenziare una palese “sproporzione” tra i redditi dichiarati negli anni e la consistenza patrimoniale accumulata e ricostruita, quest’ultima rappresentata, tra l’altro, da beni immobili intestati alla moglie ed al figlio ma riconducibili al proposto. Le attività illecite poste in essere in circa quaranta anni, avevano consentito al prevenuto un tenore di vita ben più elevato rispetto ai propri redditi dichiarati, tali da consentirgli nel lungo periodo delinquenziale l’acquisto – anche attraverso intestazioni fittizie – di una Ferrari e di un’imbarcazione da diporto, oltre che l’acquisizione di diversi immobili ed investimenti finanziari ed assicurativi.

Più in dettaglio, le investigazioni patrimoniali svolte, allargate anche al nucleo familiare del proposto, hanno consentito di appurare una sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio effettivo per circa 7 milioni di euro, evidenziando, tra l’altro, che in talune annualità il prevenuto dichiarava redditi al di sotto della soglia di povertà e quindi al limite della sopravvivenza; parallelamente, le frodi in danno dell’erario commesse negli anni hanno fatto “collezionare” in capo al proposto un debito per oltre 12 milioni di Euro, mai saldato.

Le attività in rassegna confermano l’efficace impegno della Guardia di Finanza modenese nella lotta ai fenomeni criminali che alterano le regole del mercato e la libera concorrenza, attraverso l’aggressione di ingenti patrimoni illecitamente accumulati a discapito dei legittimi interessi di onesti imprenditori e cittadini.

Condividi sui social

Torino: Guardia di Finanza, scoperta frode da 400.000 mascherine importate e commercializzate illecitamente (video)

(132) 400.000 mascherine: a tanto ammonta il sequestro effettuato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Torino. Una vera e propria montagna di dispositivi di protezione importata illecitamente dai varchi doganali-aeroportuali (Malpensa e Ciampino) e illecitamente commercializzata in tutta Italia.

Torino, quartieri “Aurora” e “Parella”, Moncalieri, Orbassano, comuni della prima cintura torinese e Maddaloni nel casertano, questo è il teatro delle operazioni che ha visto i Finanzieri del Comando Provinciale Torino individuare gli ingenti quantitativi.

4 imprenditori cinesi sono finiti nei guai dopo aver, in concorso tra loro, introdotto in Italia containers di mascherine protettive tipo FFP2 e/o chirurgiche approfittando della situazione emergenziale connessa alla diffusione dell’epidemia da COVID 19.

La loro idea era quella di importare con le stesse modalità 5.000.000 di mascherine, nell’arco di una settimana; questo è quello che ha raccontato ai Finanzieri uno dei soggetti coinvolti nell’inchiesta (S.K., anni 26 laureatosi al Politecnico di Torino) che in caserma si è presentato a bordo di un’auto di grossa cilindrata, con vetri scuri e tanto di autista e interprete.

Sul punto basti pensare che due delle imprese coinvolte, infatti, hanno aperto la Partita Iva per il commercio all’ingrosso di dispositivi medici o protesi ortopediche proprio all’inizio del “periodo nero” ed in breve tempo, dichiarando falsamente in sede di controllo frontaliero che il materiale fosse destinato a “servizi essenziali” ovvero “pubblica utilità” hanno usufruito dello “svincolo diretto”.

Sedi legali e operative inesistenti, anzi nella stanzetta vuota del quartiere “Parella”, e precisamente in Via Giacomo medici, ove risulta la sede legale dell’azienda che ha importato merci per centinaia di migliaia di Euro, era presente solo uno scatolone con dentro 700 kit per diagnosticare il contagio da Covid-19, non conformi alla normativa in vigore relativamente alla produzione ed alla importazione.

I Finanzieri del Gruppo Pronto Impiego Torno, pedinando i vari spostamenti dei soggetti coinvolti e monitorando costantemente il flusso delle importazioni, grazie al contributo di personale del Nucleo Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli di Torino, hanno rinvenuto e sequestrato in poche ore l’ingente quantitativo citato.

A Moncalieri, presso il magazzino di un noto market cinese le prime 100.000 mascherine sequestrate, poi altrettante in un Ristorante Sushi di Orbassano, ovviamente chiuso per gli obblighi di questi giorni, dove al posto dei clienti, adagiati sopra le sedie, c’erano ben allineati numerosi scatoloni pieni di “Chirurgiche”.

E intanto un altro carico viaggiava in direzione di Napoli, ma ad aspettarlo a Maddaloni, c’erano i finanzieri campani, in stretto contatto con il reparto torinese, che lo hanno intercettato e posto sotto sequestro.

Ora tutto il carico finirà alla Protezione Civile grazie ai provvedimenti emessi dai Pubblici Ministeri Vincenzo Pacileo, Marco Gianoglio e Alessandro Aghemo della Procura della Repubblica di Torino, che hanno coordinato le indagini.

L’operazione quindi, oltre ad evitare che il flusso commerciale finale fosse dirottato su speculatori economici, ha permesso di rifornire con l’enorme quantitativo di “mascherine”, grazie ai provvedimenti di requisizione del delegato dal Commissario per l’Emergenza Covid-19 sul territorio piemontese, gli Enti pubblici e/o assistenziali maggiormente in crisi in questo momento.

Condividi sui social

Palermo: Guardia di Finanza, operazione “Riposi amari”. Maltrattamenti ai danni di anziani, bancarotta, riciclaggio ed autoriciclaggio: 6 arresti e sequestro di una casa di riposo (video)

(131) I Finanzieri del Nucleo di polizia economico – finanziaria di Palermo, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, con la quale è stata disposta l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 soggetti, responsabili del reato di maltrattamento ai danni di anziani ospiti di una casa di riposo di Palermo.

Con il medesimo provvedimento, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo della società che gestisce l’attività assistenziale, quale profitto dei delitti di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché di una carta “Reddito di cittadinanza” indebitamente ottenuta da uno degli indagati.

Al vertice del disegno criminale vi era CATALANO Maria Cristina (cl. 63), già referente delle precedenti società fallite, nonché amministratrice di fatto della compagine che gestisce attualmente la casa di riposo, coadiuvata da BRUNO Vincenza (cl. 85) e dalle altre dipendenti MONTI Anna (cl. 67), LA BARBERA Valeria (cl.92), DI LIBERTO Antonina (cl. 65) e FLORIO Rosaria (cl. 78).

La DI LIBERTO risulta inoltre inserita in un nucleo familiare percettore del reddito di cittadinanza (799 euro al mese dal maggio 2019) ottenuto però con dichiarazioni mendaci e per questo è stata denunciata anche per tale fattispecie illecita in concorso con il compagno (M.D., cl. 55), effettivo richiedente il beneficio.

Per quanto attiene ai reati fallimentari, è stata dimostrata la continuità aziendale tra tre società che ininterrottamente a partire dal 1992 hanno gestito la casa di riposo “Aurora”.

Le diverse compagini sono state asservite agli interessi criminali degli indagati facendole subentrare l’una all’altra una volta portate in stato di decozione finanziaria, accumulando complessivamente un passivo fallimentare pari a circa un milione di euro.

Per realizzare il disegno criminoso sono state perpetrate operazioni di distrazione patrimoniale, di riciclaggio e autoriciclaggio, potendo contare la CATALANO sul contributo di soggetti “teste di legno” in qualità di formali amministratori e su soggetti compiacenti, tra i quali anche un impiegato comunale, tutti indagati.

Le indagini eseguite dai finanzieri del Gruppo Tutela Mercato Capitali del Nucleo di polizia economico – finanziaria di Palermo, valorizzando anche le dichiarazioni di ex dipendenti della struttura, hanno inoltre consentito di individuare allarmanti episodi di maltrattamento, fisico e psicologico, ai danni degli anziani ospiti della casa di riposo.

Su delega della Procura della Repubblica, sono state quindi avviate specifiche attività di intercettazione, che hanno consentito fin da subito di documentare la sistematica attuazione di metodi di vessazione fisica e psicologica inflitti agli anziani costretti a vivere in uno stato di costante soggezione e paura, ingenerando uno stato di totale esasperazione fino al compimento di atti di autolesionismo.

In poco più di due mesi sono state, infatti, registrate decine e decine di condotte ignobili di maltrattamento poste in essere in danno di persone fragili e indifese.

Un vero e proprio regime di vita vessatorio, mortificante ed insostenibile, fatto di continue ingiurie e minacce (“se tu ti muovi di qua io ti rompo una gamba cosi la smetti, o zitta, muta”; “devi morire, devi buttare il veleno là”, “per quanto mi riguarda può crepare”), e violenze fisiche (spintoni, calci e schiaffi, colpi di scopa; in alcuni casi, i degenti sono stati legati alla sedia per inibire loro ogni movimento).

Emblematica della crudeltà dei comportamenti ascrivibili agli indagati, è l’affermazione registrata in occasione del soccorso inizialmente prestato ad una degente, poi purtroppo deceduta, allorquando la CATALANO affermava: “Ti dico che io in altri periodi avrei aspettato che moriva perché già boccheggiava……io lo ripeto fosse stato un altro periodo non avrei fatto niente l’avrei messa a letto e avrei aspettato. Perché era morta.”

Lo stesso G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, nel valutare il gravissimo quadro probatorio raccolto dalle Fiamme Gialle palermitane, segnala “l’urgenza di interrompere un orrore quotidiano”, evidenziando come “l’indole criminale e spietata degli indagati impone l’adozione della misura della custodia cautelare in carcere, ritenuta l’unica proporzionata alla gravità ed all’immoralità della condotta e l’unica idonea a contenere la disumanità degli impulsi”.

Il G.I.P. ha disposto la nomina di un amministratore giudiziario, con esperienza specifica del settore, al fine di assicurare la prosecuzione dell’attività con personale qualificato per fornire adeguata assistenza agli ospiti della struttura.

Inoltre, di concerto con il Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Palermo e la Direzione della Centrale Operativa del 118, è stato predisposto un piano di accertamenti mirati alla tutela degli anziani, nel rispetto e con le cautele imposte dalle norme vigenti in relazione all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

La Guardia di Finanza, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo continua ad operare quale polizia economico-finanziaria a forte vocazione sociale, assicurando – soprattutto in questo periodo di grave emergenza sanitaria con cui si sta misurando il nostro Paese – la tutela gli operatori economici, dei lavoratori onesti e rispettosi delle regole e delle fasce più deboli ed esposte a rischio della popolazione.

Condividi sui social

Genova: Guardia di Finanza, consegnati a bambini e ragazzi dell’entroterra 50 tablet del Ministero dell’Istruzione (video)

(130) Da questa mattina i finanzieri in servizio presso la Tenenza di Busalla, su richiesta dell’”Istituto Comprensivo Valtrebbia” di Torriglia (GE), stanno procedendo alla consegna di 50 tablet per bambini e ragazzi abitanti in diversi comuni collinari della Val Trebbia e frequentatori del predetto istituto.

I dispositivi elettronici – messi a disposizione grazie ai fondi stanziati dal Ministero dell’Istruzione a quegli studenti che ne hanno fatto richiesta, in quanto sprovvisti – serviranno a garantire la formazione a distanza, erogata per la prosecuzione del programma scolastico.

I Comuni raggiunti dai militari sono quelli di Torriglia, Davagna, Bargagli Rovegno, Montebruno, Propata, fino al comune di Ottone, nella confinante provincia di Piacenza.

Vista l’emergenza in atto e le relative misure di contenimento, nonché la distanza dei vari comuni interessati nella Val Trebbia, l’Istituto ha richiesto il supporto della Guardia di Finanza.

Il Corpo, che da ben otto anni collabora con il MIUR attraverso il progetto “Educazione alla Legalità Economica”, mirato a far conoscere alle future generazioni il valore della legalità economica e l’azione della Guardia di Finanza a tutela delle Istituzioni e dei Cittadini, e che è sempre pronto a fornire il proprio contributo nelle situazioni critiche nelle quali è chiamato ad intervenire, ha aderito prontamente alla richiesta assicurando la consegna dei tablet ai ragazzi.

Condividi sui social

Milano: Guardia di Finanza, sequestrati oltre 110000 prodotti illegalmente detenuti per la vendita

(129) Nel corso dei servizi di controllo sull’osservanza delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica e della corretta applicazione della normativa in materia di prezzi, i Finanzieri del Comando Provinciale di Milano hanno individuato e sequestrato, all’interno di un magazzino, oltre 110.000 prodotti di vario genere illegalmente detenuti.

In particolare, le Fiamme Gialle del 1° Nucleo Operativo Metropolitano, da giorni impegnati nel controllo delle reti distributive dei prodotti connessi all’emergenza Coronavirus, hanno controllato un magazzino di una ditta di servizi logistici, riconducibile ad un soggetto di nazionalità cinese, al cui interno è stata rinvenuta merce di vario genere, in violazione di norme penali e amministrative.

Nello specifico, sono state sottoposte a sequestro amministrativo n. 17.350 mascherine chirurgiche e n. 1.210 mascherine filtranti (di tipo FFP2), contenuti all’interno di pacchetti riportanti unicamente scritte in cinese e privi del marchio CE, per i quali non risultava essere stata presentata alcuna autocertificazione e comunicazione all’Istituto Superiore di Sanità ovvero all’INAIL per richiedere la deroga prevista dall’art. 15 del D.L. 18/2020.

Si è proceduto inoltre al sequestro di 192 confezioni di prodotti igienizzanti, in quanto riportanti sull’etichetta indicazioni che richiamano la definizione di “biocida” sebbene in assenza delle previste certificazioni ministeriali e pertanto idonei a trarre in inganno l’acquirente sulla qualità degli stessi.

Oltre ai suddetti prodotti i Finanzieri hanno scoperto nel magazzino anche altra merce detenuta illecitamente. Sono stati sequestrati, infatti, circa 90.000 articoli di vario genere, tra cui 60.000 guanti in lattice, di cui il responsabile non è stato in grado di dimostrare la provenienza lecita e 100 capi di vestiario ed accessori recanti noti marchi di moda contraffatti.

Per tali condotte, il responsabile è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Milano per i reati di frode in commercio, ricettazione e vendita di prodotti contraffatti.

Condividi sui social

Roma: Guardia di Finanza, sventata l’immissione sul mercato di oltre 140000 DPI non sicuri. Sequestrate anche mascherine con loghi contraffatti di squadre di calcio (video)

(128) Continuano senza sosta i controlli del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma in attuazione del piano messo in atto per contrastare i comportamenti illegali che sfruttano l’emergenza sanitaria determinata dal “Covid-19” per trarne profitto.

Oltre 130 mila mascherine protettive monouso non conformi alla normativa comunitaria e nazionale sono state scovate dai Finanzieri del 3° Nucleo Operativo Metropolitano in un magazzino situato nel quartiere Prenestino, nella disponibilità di una società riconducibile a un cittadino cinese, sorpreso mentre stava riproducendo le etichette con il marchio CE utilizzando un computer e una stampante professionale. Queste ultime erano presumibilmente destinate ad essere applicate sugli scatoloni per conferire una parvenza di legalità ai dispositivi di protezione.

Ulteriori 10 mila prodotti – tra gel igienizzanti e guanti di protezione non sicuri – sono stati rinvenuti all’interno di locali e magazzini di 16 esercizi commerciali ubicati nei quartieri Tuscolano, Bufalotta, Torre Angela e Prenestino: alcuni riportavano illecitamente il marchio CE, pur non essendo in linea con i previsti standard di sicurezza; altri erano sprovvisti delle certificazioni rilasciate dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’I.N.A.I.L. a garanzia della loro sicurezza ed efficacia. Nel corso degli accertamenti sono emerse anche manovre speculative sui prezzi, in alcuni casi superiori del 400% a quelli di mercato.

Inoltre, la Compagnia di Frascati ha scoperto in una rivendita di Ciampino alcune mascherine protettive in stoffa che, oltre ad essere sprovviste del marchio CE, riproducevano illecitamente i colori e i loghi delle più note squadre di calcio del campionato di serie A.

Complessivamente, sono stati denunciati alle Procure della Repubblica di Roma e Velletri 17 persone, responsabili dei reati di frode in commercio, manovre speculative su merci, detenzione per la vendita di capi con marchi contraffatti e ricettazione. A 9 imprese è stata contestata l’inosservanza dell’obbligo di chiusura.

Le operazioni testimoniano l’impegno profuso dall’Autorità Giudiziaria e dalla Guardia di Finanza per reprimere qualsiasi tipologia di frode commessa approfittando della situazione emergenziale in atto.

 

Condividi sui social

Rimini: mascherine con “griffe” taroccate. I finanzieri bloccano la produzione in serigrafia di un centinaio di stencil raffiguranti noti marchi (video)

(125) Proseguono incessanti i pattugliamenti disposti dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini – sulla base delle direttive del Prefetto e in stretto coordinamento con le altre Forze di Polizia – per il controllo del rispetto dei divieti e delle prescrizioni emanante dall’Autorità di Governo per il contenimento della diffusione del “Covid19”.

Nell’ambito di tale dispositivo, sono state, in questi giorni, ispezionate anche diverse imprese che, pur di superare l’obbligo di chiusura imposto dagli ultimi DPCM, hanno avanzato formali richieste alla locale Prefettura per ottenere l’autorizzazione a riaprire i battenti, dichiarando di aver riconvertito l’oggetto della propria attività in quello di “produzione e/o vendita di dispositivi di protezione anti-Covid” (ossia “mascherine” o altri dispositivi).

Nel corso di tali controlli, le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Rimini, hanno fatto accesso in una “SERIGRAFIA” al fine di verificare l’effettività della riconversione imprenditoriale, così come dichiarata dall’azienda all’Ufficio Territoriale del Governo.

I militari operanti hanno riscontrato che era in corso la produzione e il confezionamento di mascherine di tipo “chirurgico”, ma la situazione rilevata ha indotto, tuttavia, i finanzieri ad approfondire il controllo, cosa che ha consentito di rilevare la presenza nei locali aziendali di una stampante intenta nella produzione di decine di “stencil” raffiguranti noti marchi della moda (come Gucci, Dior, Prada, Balenciaga, Saint Laurent, Supreme, Givenchy, VLTN, Dsquared, Juventus), che secondo quanto emerso, sarebbero stati commissionati da un soggetto di fuori provincia per la successiva applicazione, con l’utilizzo di presse a caldo, sul tessuto delle “mascherine”, al fine di trasformarle in ricercati “accessori di moda”.

Al termine delle operazioni, il titolare della serigrafia e il committente dell’illecita produzione sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Rimini, per il reato di contraffazione dei marchi, aggravato da modalità imprenditoriali. Nel contempo sono stati sottoposti a sequestro 126 cosiddetti “stencil” riportanti le griffe contraffatte, una stampante e l’hard disk di un computer contenente i files dei marchi da riprodurre.

Il titolare della serigrafia è stato, altresì, verbalizzato in ottemperanza alle vigenti norme in tema di Covid-19 e segnalato di conseguenza alla competente Prefettura di Rimini.

Condividi sui social

Bari: il traffico di droga non conosce lockdown. La Guardia di Finanza sequestra 20 kg di eroina e cocaina (video)

(124) I Finanzieri del II Gruppo Bari, unitamente a tutte le articolazioni del locale Comando Provinciale impegnate nei controlli predisposti dall’Autorità di Pubblica Sicurezza per il rispetto delle disposizioni di Governo atte a contrastare la diffusione della grave epidemia COVID-19, hanno inferto un duro colpo all’impresa criminale internazionale, intercettando un ingente carico di sostanze stupefacenti.

In particolare, nella mattinata di ieri un dispositivo composto da una pattuglia automontata in forza al citato II Gruppo (competente normalmente sul porto e aeroporto del capoluogo pugliese) e da due unità cinofile del Gruppo Pronto Impiego costituite da una coppia di splendidi esemplari di pastore tedesco dell’età di 2 anni Condor e Cer, ha sottoposto a controllo un autocarro Volvo nei pressi dello stadio della Vittoria.

L’autista, un albanese di 47 anni, sbarcato poco prima dalla M/N Marina proveniente da Durazzo, dopo aver dichiarato i motivi del viaggio, ovvero la consegna di un carico di confezioni di abbigliamento nelle province di Piacenza e Bergamo corredata dalla prescritta autocertificazione ha manifestato evidenti segni di agitazione alla vista dei cani antidroga.

Il controllo, effettuato dal cane antidroga Condor e dal suo conduttore, ha fatto immediatamente insorgere nei finanzieri dubbi in ordine alla liceità del trasporto, avendo il cane subito annusato e raspato energicamente prima sullo sportello lato conducente e poi nei pressi del sedile all’interno della cabina.

Il controllo Covid-19 si è pertanto trasformato in una penetrante ispezione antidroga, ad opera degli specialisti quotidianamente impegnati nel contrasto ai traffici illeciti presso il sedime portuale e lo scalo aereo della città e particolarmente esperti nell’individuazione di doppi fondi e altre modalità di occultamento adottate dai trafficanti internazionali di stupefacenti.

Trascorse alcune ore, a seguito di delicate ed approfondite operazioni di smontaggio della carrozzeria del camion, è stato scoperto un doppiofondo artificiale, opportunamente occultato sotto la leva del cambio, accessibile – previa rimozione del blocco bracciolo sito tra i due sedili – mediante l’attivazione di un sofisticato congegno elettronico di apertura.

Uno alla volta, venivano estratti dal doppiofondo 19 panetti di sostanza stupefacente che, sottoposti ad analisi speditiva, risultavano contenere in numero di 11, kg. 12,100 di cocaina e in numero di 8, kg. 8,800 di eroina.

Al termine delle operazioni di polizia giudiziaria, il camionista su conforme parere dell’Autorità Giudiziaria, veniva tratto in arresto ed associato presso la locale casa circondariale dopo le preliminari e cautelative operazioni di pre-triage medico.

Sono in corso indagini per individuare i canali di approvvigionamento dello stupefacente e quelli di smistamento in Italia.

Condividi sui social

Milano: La Guardia di Finanza arresta un 60enne con 1,3 kg di droga (video)

(123) Nonostante la maggior parte dei cittadini rispetti le misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, diverse sono le violazioni, anche penali, riscontrate da parte dei finanzieri del Comando Provinciale Milano pure nel territorio dei comuni della Provincia.

In particolare, oltre alla contestazione di inosservanza degli obblighi imposti sulla mobilità delle persone, previsti dalle disposizioni emergenziali, le Fiamme Gialle della Compagnia di Magenta hanno scoperto e arrestato un sessantenne italiano che deteneva circa 1,3 chili di sostanze stupefacenti.

Il soggetto, che viaggiava a bordo della propria auto nel Comune di Cassinetta di Lugagnano unitamente a un altro individuo, insospettiva i finanzieri che gli segnalavano di fermarsi per controllarlo. A tale intimazione l’uomo ha accelerato cercando in modo spericolato di darsi alla fuga e di disfarsi, gettandoli dal finestrino, di tre involucri (contenenti due panetti di hashish per un totale di circa un chilo e quasi tre etti di cocaina), che però sono stati subito recuperati dai militari. L’automezzo è stato raggiunto e il guidatore è stato immediatamente bloccato e arrestato, mentre sono in corso ulteriori accertamenti per individuare il secondo soggetto che si è dileguato a piedi nelle campagne limitrofe.

Il sessantenne, condotto agli arresti domiciliari, è stato processato per direttissima con la nuova procedura videocollegata, dall’Autorità Giudiziaria di Pavia ed è stato condannato a 2 anni e 9 mesi di reclusione.

Oltre al caso esposto, nel corso dei controlli degli ultimi giorni sul movimento delle persone in base alle disposizioni di contenimento del coronavirus, i finanzieri di Magenta hanno sequestrato per contrabbando un’autovettura di lusso di grossa cilindrata nei confronti di un soggetto di Cisliano, il quale, seppur residente in Italia, circolava con il mezzo con targa ticinese senza alcun tipo di autorizzazione doganale.

Condividi sui social

Napoli: Guardia di Finanza, controlli nell’area Flegrea. Pizzicati a spacciare droga, al mare ed a pescare. Sospeso un laboratorio di pasticceria (video)

(122) La Tenenza della Guardia di Finanza di Baia ha arrestato a Bacoli (NA) un 24enne trovato in possesso di 120 grammi tra hashish e marijuana.

In particolare le Fiamme Gialle hanno prima fermato l’uomo, che aveva assunto atteggiamenti reticenti senza fornire una valida motivazione che giustificasse la sua presenza in strada, e successivamente hanno perquisito la sua abitazione, dove sono stati ritrovati un bilancino di precisione ed un coltello.

Gli ulteriori approfondimenti hanno poi consentito di riscontrare che il soggetto utilizzava il proprio motoveicolo senza patente e senza copertura assicurativa.

L’uomo, denunciato per spaccio di sostanze stupefacenti, è ora agli arresti domiciliari in attesa del giudizio per direttissima.

L’operazione si inserisce nell’ambito dei controlli disposti dal Gruppo di Giugliano finalizzati a verificare il rispetto delle limitazioni per il contenimento del contagio da Covid – 19.

Tra i casi da segnalare quelli in cui i finanzieri, non solo della Tenenza di Baia ma anche della Compagnia di Pozzuoli, hanno sanzionato alcuni cittadini mentre prendevano il sole, altri mentre pescavano o passeggiavano sul lungomare, nonché i titolari di una pasticceria che confezionava pastiere pronte per essere messe in vendita.

L’attività è stata sospesa e i prodotti dolciari devoluti in beneficenza.

Condividi sui social

Roma: Lido di Ostia, la Guardia di Finanza scopre una tappezzeria che produceva abusivamente mascherine. Sequestrati 1500 dispositivi e denunciata una persona (video)

(121) Approfittando dell’emergenza in atto, una tappezzeria operante nella zona del litorale si era riconvertita alla produzione di mascherine di protezione. L’attività è stata individuata nei giorni scorsi dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, i quali hanno scoperto che nel laboratorio, apparentemente chiuso, la produzione andava avanti “a pieno regime” in difetto di qualsivoglia autodichiarazione all’Istituto Superiore di Sanita e all’I.N.A.I.L. per l’attestazione delle caratteristiche tecniche e il rispetto dei prescritti requisiti di sicurezza, deroga consentita in via eccezionale dal Governo proprio per fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto.

L’attenzione dei Finanzieri si è focalizzata su un annuncio manoscritto, affisso all’esterno di un supermercato della zona, con il quale veniva pubblicizzata la vendita di mascherine. Ai militari è bastato poco per risalire all’opificio di confezionamento, nel quale i “Baschi Verdi” della Compagnia Pronto Impiego hanno sorpreso un operaio al lavoro, risultato tra l’altro “in nero”, e rinvenuto circa 1.500 mascherine, unitamente ad una cucitrice professionale e alle materie prime utilizzate per realizzare i dispositivi.

Tutto il materiale è stato sottoposto a sequestro e il titolare dell’impresa denunciato all’Autorità Giudiziaria di Roma per i reati di frode in commercio e inottemperanza al provvedimento emanato dal Governo, con diffida a cessare l’attività. L’uomo è stato segnalato anche all’Ispettorato del Lavoro per l’omesso invio al sistema informativo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali delle previste comunicazioni telematiche relative al rapporto di lavoro con l’operaio.

L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di vigilanza messo in atto dalla Guardia di Finanza a salvaguardia della salute dei cittadini e a tutela degli imprenditori onesti.

Condividi sui social

Lecce: Guardia di Finanza, sequestrati oltre 27000 flaconi di gel disinfettante invenduti dal 1989 e pronti per essere “rigenerati” ed immessi in commercio (video)

(120) Proseguono incessantemente i controlli della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Lecce nei confronti degli operatori economici che – approfittando dell’attuale emergenza connessa alla diffusione del coronavirus – realizzano frodi e speculazioni sulla vendita dei dispositivi di protezione sanitaria e dei prodotti igienizzanti, a scapito sia dei consumatori che degli operatori onesti.

Nei giorni scorsi, all’esito di un’operazione di servizio svolta congiuntamente dai militari delle Compagnie di Lecce e di Otranto, sono stati sottoposti a sequestro – nell’ambito di due distinti interventi eseguiti nei confronti di un dettagliante e di un grossista operanti nel capoluogo – oltre 27.000 flaconi contenenti liquido indebitamente commercializzato, anche attraverso la vendita online, come prodotto igienizzante, in assenza di alcuna autorizzazione del Ministero della Salute, che ne valuta e garantisce la sicurezza per il consumatore, nonché l’efficacia nelle condizioni di uso indicate ed autorizzate.

In particolare, le Fiamme Gialle salentine hanno dapprima eseguito un intervento presso un’attività commerciale di vendita al dettaglio di articoli vari, dove sono stati rinvenuti – esposti in vendita – alcune decine di flaconi contenenti gel igienizzante, sui quali sono stati subito svolti anche accertamenti di natura contabile per risalire all’esatta individuazione del fornitore della merce.

La successiva e conseguente attività di ispezione effettuata dai militari presso l’impresa fornitrice, operante nel settore del commercio all’ingrosso, ha consentito di rinvenire, all’interno dei magazzini aziendali, bancali di flaconi di prodotto disinfettante, con lotto di produzione risalente all’anno 1989, che in base agli ordini di acquisto – relativi all’articolo pubblicizzato via internet – venivano di volta in volta “rigenerati” attraverso:

l’eliminazione delle parti metalliche ossidatesi nel tempo, il travaso di ulteriore gel igienizzante per il tutto o la parte di liquido mancante e l’indebita apposizione di una nuova etichetta.

L’immissione sul mercato di un siffatto prodotto, oltre a non garantire l’efficacia disinfettante e antibatterica che ne finalizza l’acquisto, avrebbe rappresentato un potenziale pericolo – per le modalità di preparazione, confezionamento ed etichettatura dello stesso – per la salute e la sicurezza dei consumatori, come attestato dal personale del Servizio Igiene e Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL di Lecce intervenuto sul posto.

I titolari delle attività commerciali sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Lecce per il reato di “frode in commercio”, di cui all’art. 515 del codice penale.

L’attività di servizio eseguita conferma, dunque, l’efficacia del controllo economico del territorio garantito dalle Fiamme Gialle salentine anche in questo particolare e delicato momento, in cui è quanto mai necessario dare massima priorità alla tutela della sicurezza e della salute dei cittadini, che possono contare sempre – lo ricordiamo – anche sul numero di pubblica utilità “117” della Guardia di Finanza, attivo 24 ore su 24, per segnalare qualsiasi irregolarità economico-finanziaria legata all’emergenza sanitaria in atto.

Condividi sui social

Torino: mascherine, la Guardia di Finanza scopre maxi frode doganale. Fioccano denunce per ricettazione, contrabbando aggravato, falso in atto pubblico, ricettazione e frode in commercio (video)

(119) In pochi giorni ha importato illecitamente e immesso in commercio centinaia di migliaia di mascherine.

La Guardia di Finanza di Torino ha scoperto il sistema truffaldino organizzato da un imprenditore trentaseienne di origini cinesi, titolare di un’azienda con numerosi punti vendita a Torino, che, approfittando della situazione emergenziale connessa alla diffusione del COVID 19, ha importato dalla Cina diversi containers di mascherine fornendo alla dogana false dichiarazioni con il solo fine di garantirsi uno “svincolo” rapido delle merci e, soprattutto, di superare eventuali operazioni di requisizione.

I Finanzieri del Gruppo Pronto Impiego Torino, in collaborazione con il personale della Polizia Municipale e dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, hanno perquisito l’azienda coinvolta dove hanno sequestrato oltre 20.000 mascherine filtranti per le quali, in sede di importazione, era stata falsamente indicata quale destinazione, alcuni comuni della provincia di Cuneo i quali, successivamente, le avrebbero destinate alla popolazione tramite la Protezione Civile. Ad aggravare la posizione dell’imprenditore anche le diciture indicate sulla documentazione che accompagna la merce, che sempre al fine di sviare i controlli, riportavano la voce “capi d’abbigliamento” invece di articoli protettivi.

Effettivamente, una modesta quantità è poi finita a questi enti locali facenti capo al Comune di Caraglio (CN), “capo fila” per altri comuni tra di loro consorziatisi per questa necessità; ma altre 400.000 mascherine sono state rivendute ad aziende e privati in totale spregio delle direttive in questo momento in vigore.

Le mascherine importate illegalmente dall’imprenditore cinese sono state rinvenute anche in un’impresa di Settimo Torinese. Qua i Finanzieri hanno sequestrato oltre 25.000 dispositivi dove sulle scatole era ben chiara l’indicazione di destinazione: “Ospedale di Varese”. Il titolare dell’azienda è stato denunciato per ricettazione.

E così in pochi giorni i furbetti del “Qualcosa da dichiarare?” hanno intascato circa 1 milione di euro frodando così lo Stato. Ora dovranno rispondere di una sequela di reati: contrabbando aggravato, falso in atto pubblico, ricettazione, frode in commercio. Oltre 45.000, per ora, le mascherine sequestrate dai Finanzieri.

Le attività d’indagine sono state coordinate dalle Procure della Repubblica di Torino e Ivrea che consentiranno inoltre di procedere con le operazioni di requisizione, destinando così il materiale a contesti emergenziali attualmente in crisi.

Le indagini sono ancora in corso e dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino si raccomanda di porre la massima attenzione nell’acquisto dei dispositivi di protezione individuale; in questi giorni numerose aziende italiane hanno avviato delle produzioni lecite a prezzi concorrenziali che potranno garantire loro una ripartenza per il post emergenza.

Condividi sui social

Roma: operazione “The Mask”, la Guardia di Finanza arresta imprenditore per turbativa di una gara milionaria bandita da CONSIP (video)

(118) Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito questa mattina, su delega della Procura della Repubblica capitolina, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del locale Tribunale nei confronti di Antonello IEFFI (classe 1978), indagato per i reati di turbativa d’asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture.

Le attività investigative, condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, hanno tratto origine da una tempestiva denuncia effettuata da CONSIP S.p.A. alla Procura della Repubblica di Roma, con riferimento a una serie di anomalie riscontrate nell’ambito della procedura di una gara, del valore complessivo di oltre 253 milioni di euro, bandita d’urgenza per garantire l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale e apparecchiature elettromedicali.

In particolare, il lotto n. 6 della gara, dell’importo di circa 15,8 milioni di euro, relativo alla fornitura di oltre 24 milioni di mascherine chirurgiche, veniva aggiudicato alla BIOCREA Società Agricola a Responsabilità Limitata. La medesima BIOCREA, con la sottoscrizione di apposito Accordo Quadro con CONSIP, si impegnava, tra l’altro, alla consegna dei primi 3 milioni di mascherine entro 3 giorni dall’ordine.

Sin dai primi contatti con la stazione appaltante pubblica, finalizzati all’avvio della fornitura, però, IEFFI, che interloquiva per conto dell’impresa sebbene non risultasse nella compagine societaria, lamentava l’esistenza di problematiche organizzative relative al volo di trasferimento della merce, asseritamente già disponibile in un punto di stoccaggio in Cina. Permanendo l’inadempimento alla data di scadenza prevista nel contratto per la prima consegna di mascherine, attraverso la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane, veniva effettuata presso l’aeroporto cinese di Guangzhou Baiyun un’ispezione, che accertava l’inesistenza del carico dichiarato.

I successivi approfondimenti facevano emergere a carico di BIOCREA anche pregresse posizioni debitorie per violazioni tributarie, per oltre 150 mila euro nei confronti dell’Erario – non dichiarate in sede di procedura dalla società che, di converso, aveva invece falsamente attestato l’insussistenza di qualsiasi causa di esclusione –. Tale situazione comportava l’esclusione di BIOCREA dalla procedura e l’annullamento in autotutela da parte di CONSIP della intervenuta aggiudicazione.

L’indagine – definita dal G.I.P. «tempestiva rapida ed efficace» – ha consentito di dare pieno riscontro dei fatti denunciati e fornire ulteriori elementi idonei a rinforzare il quadro accusatorio, grazie anche alle intercettazioni telefoniche disposte d’urgenza dal PM e poi convalidate dal GIP .

In particolare, è stato ricostruito come IEFFI, essendo gravato da precedenti sia giudiziari (seppure non ancora definitivi) che di polizia, che avrebbero potuto inficiare la partecipazione alla gara, abbia cercato di dissimulare la riconducibilità a sé della BIOCREA – pur rimanendone l’esclusivo dominus – nominando come amministratore, in concomitanza con la pubblicazione del bando, un mero “prestanome” scevro da precedenti, V.S. (classe 1980), cui ha poi “ceduto” l’intero capitale sociale al prezzo di € 100.000, da corrispondere però tra due anni.

Inoltre, le risultanze acquisite hanno dimostrato come la BIOCREA, che ha un oggetto sociale del tutto estraneo al settore merceologico relativo alla gara (“coltivazione di fondi, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”), fosse una “scatola vuota” destrutturata, caratterizzata da un vero e proprio stato di inoperatività, sintomatica della originaria e assoluta inidoneità della stessa, per totale assenza di dipendenti, strutture, mezzi e capitali, a far fronte alle obbligazioni nascenti da un contratto come quello originariamente aggiudicato.

Nonostante la palese incapacità operativa e finanziaria della BIOCREA, IEFFI ha partecipato all’appalto, accettando il rischio di non essere in grado di adempiere alla fornitura di milioni di mascherine nei tempi brevissimi dettati dallo stato emergenziale in atto, chiaramente indicati nel bando di gara: «una puntata d’azzardo – come evidenzia il G.I.P. nell’ordinanza – giocata sulla salute pubblica e su quella individuale di chi attendeva, e attende, le mascherine, che bene rende la capacità a delinquere del soggetto».

Sebbene il tentativo non sia andato a buon fine, IEFFI si è immediatamente riorganizzato per provare ad aggiudicarsi un altro appalto pubblico, questa volta relativo alla fornitura di guanti, occhiali protettivi, tute di protezione, camici e soluzioni igienizzanti, per un valore complessivo di oltre € 73 milioni di euro, utilizzando altro soggetto giuridico, essendo la BIOCREA ormai “bruciata”.

La nuova società – DENTAL EXPRESS H24 S.r.l. – presentava, però, una inesistente capacità economica pressoché sovrapponibile a quella della BIOCREA; in aggiunta, un socio e membro del consiglio di amministrazione risultava gravato da precedenti penali.

Anche in questo caso, all’esito dei controlli, CONSIP S.p.A. rilevava l’incompatibilità con i requisiti di partecipazione richiesti ed escludeva l’operatore economico dalla procedura.

Le investigazioni hanno consentito di accertare come IEFFI, nonostante tale provvedimento, si stesse adoperando per far figurare l’uscita dalla compagine sociale della persona gravata da precedenti in una data antecedente all’indizione della gara, sì da poter ricorrere alla giustizia amministrativa e rientrare in corsa per l’aggiudicazione dell’appalto.

Sfruttando la possibilità di depositare presso la Camera di Commercio l’atto di passaggio delle quote entro 30 giorni dalla sottoscrizione, si stava organizzando per predisporre, ora per allora, una retrocessione della partecipazione, sostenendo che sarebbe avvenuta «senza passaggio di denaro, altrimenti avremmo l’obbligo di far vedere anche il transito di denaro», per tornare formalmente in bonis.

L’indagine dimostra l’impegno quotidianamente profuso dalla Procura della Repubblica di Roma e della Guardia di Finanza per la tutela della salute e sicurezza pubblica, anche nel contrastare tutti i tentativi di illecita strumentalizzazione dell’attuale situazione emergenziale connessa alla diffusione del virus COVID-19.

Condividi sui social

Brescia: arrestato spacciatore a passeggio col cane per evitare i controlli

(117) Nell’ambito delle misure urgenti varate dall’Autorità di Governo attinenti al contenimento e contrasto dei rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, le pattuglie di tutti i Reparti del Comando Provinciale di Brescia, provvedono nell’alveo delle specifiche competenze istituzionali, al controllo sulle limitazioni attinenti alle attività commerciali, disciplina dei prezzi, contraffazione dei marchi, rispetto del codice del consumo e, contestualmente, ai controlli sulla limitazione della circolazione delle persone.

Nello specifico, sabato scorso, un 59enne di Botticino, nel pieno rispetto delle norme sulla mobilità, stava portando a passeggio il proprio cane nelle immediate vicinanze dell’abitazione. Nonostante sembrasse una situazione ordinaria, l’uomo, dopo aver visto una pattuglia dei “baschi verdi” della Compagnia di Brescia che si stava avvicinando, sorprendendo anche il proprio animale, improvvisamente accennava una corsa per allontanarsi a piedi.

L’insolito comportamento ha insospettito i militari che hanno immediatamente il fermato l’uomo che in quel momento non riusciva nemmeno a riferire il motivo per cui fosse fuori casa. I Finanzieri, dopo aver proceduto all’identificazione della persona, riscontravano che si trattava di una persona con precedenti penali per vari reati, tra cui l’illecita detenzione di armi e lo spaccio di stupefacenti. Approfondendo il controllo, i “baschi verdi” scoprivano che il tranquillo uomo a passeggio con il cane nascondeva sulla persona 12 dosi di cocaina già pronte e confezionate per lo spaccio da consumare molto presumibilmente a seguito di appuntamento. L’attività proseguiva con la perquisizione dell’abitazione in cui venivano rinvenuti ulteriori 10 grammi di cocaina, 20 grammi di marjuana, un bilancino di precisione e materiare per confezionare le dosi.

Il 59enne veniva quindi arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio e sottoposti a sequestro, oltre alla droga, 870 euro in contanti ed un telefono cellulare.

In applicazione del protocollo per la celebrazione da remoto delle udienze di convalida dell’arresto e successivo rito direttissimo sottoscritto in data 20.03.20 tra Tribunale, Procura della Repubblica ed Ordine degli avvocati di Brescia, il lunedì successivo si è svolto in video-collegamento il processo per direttissima che si è concluso con il patteggiamento da parte dell’arrestato della pena di 1 anno e 5 mesi di reclusione ed una multa del valore di 3.500 euro. L’arrestato ha partecipato telematicamente all’udienza dalla

postazione appositamente predisposta presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Brescia.

L’intervento eseguito conferma l’attenzione e l’efficacia dei controlli delle Fiamme Gialle bresciane anche in questo periodo di particolare e delicato impegno operativo a tutela della sicurezza e della salute pubblica.

Condividi sui social

Foggia: la Guardia di Finanza dona 9430 litri di alcool etilico (frutto di due sequestri) alla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo ed all’ASL per la produzione in house di disinfettanti galenici (video)

(115) Il Comando Provinciale di Foggia, su autorizzazione del Tribunale e della Procura della Repubblica di Foggia, ha devoluto gratuitamente, all’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo ed alla ASL della Provincia di Foggia, 9.430 litri di alcool etilico per la produzione in house di disinfettanti galenici, da utilizzare in ambito ospedaliero e presso i servizi territoriali sanitari della Provincia.

Il prodotto devoluto proviene da sequestri eseguiti dai finanzieri delle Compagnie di Manfredonia e Foggia durante due distinte operazioni di polizia a contrasto del traffico illecito di prodotti alcolici immessi in consumo nel territorio foggiano senza assolvere le imposte dovute (IVA e Accise).

In relazione allo stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 sull’intero territorio nazionale, attesa la carenza sul mercato di alcool etilico e disinfettanti, è stata manifestata al Comando Provinciale di Foggia, dal Servizio farmaceutico della ASL della Provincia di Foggia e dall’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG), l’esigenza di potersi rifornire di alcool etilico da impiegare per la realizzazione di preparazioni galeniche disinfettanti e antisettiche.

Da una ricognizione dei sequestri di alcool etilico effettuati nel tempo dai Reparti della Guardia di Finanza di Foggia, sono stati individuati e rimessi alla valutazione delle strutture sanitarie alcuni lotti che per caratteristiche chimiche sono stati ritenuti idonei per la produzione di disinfettanti galenici.

Dopo aver selezionato il prodotto, sono state poste in essere pertinenti iniziative finalizzate alla devoluzione gratuita dell’alcool etilico agli Enti sanitari richiedenti.

È stato infatti chiesto e ottenuto il nulla osta dalle competenti Autorità giudiziarie (Tribunale – Sezione Penale Giudicante e Procura della Repubblica di Foggia), che hanno dissequestrato il prodotto e disposto la sua cessione gratuita a beneficio dell’ASL di Foggia e dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG).

Contestualmente, l’Agenzia Dogane e Monopoli – Ufficio delle Dogane di Foggia – ha rilasciato due distinte autorizzazioni “al trasferimento ed al successivo impiego di alcole etilico oggetto di sequestro giudiziario, per la produzione di disinfettanti galenici da utilizzare in ambiente ospedaliero”, a beneficio dei seguenti Enti, per le rispettive quantità:

  • litri 8.000 all’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, parte di un sequestro della Compagnia di Manfredonia di 32.500 litri di alcool;
  • litri 1.430 al Servizio farmaceutico dell’ASL della Provincia di Foggia, sequestrati dalla Compagnia di Foggia,

sequestri operati entrambi per le ipotesi di reato di cui agli artt. 41 e 43 del Testo Unico sulle Accise (D.Lgs. n. 504/195).

I trasferimenti dell’alcool, dal luogo di giudiziale custodia sino al nosocomio di San Giovanni Rotondo e al Servizio Farmaceutico della ASL di Foggia, sono avvenuti sotto la scorta dei militari delle Compagnie della Guardia di finanza di Manfredonia e Foggia.

L’evento di rilievo riportato testimonia l’attenzione e la vicinanza della Guardia di Finanza nei confronti di tutto il personale ospedaliero: medici, infermieri e operatori socio sanitari, impegnati in prima linea nelle strutture sanitarie dedicate all’emergenza epidemiologica nazionale da Covid-19, che devono essere messi nelle condizioni ideali per poter operare in sicurezza nell’interesse primario dei degenti e dell’intera collettività.

 

Condividi sui social