Trento: riciclaggio di beni della mafia. Le Fiamme Gialle sequestrano vigneti e fabbricati per un valore di oltre 70 milioni di una nota “cantina” siciliana appartenente ad uno dei primari gruppi viticoli italiani (video)

(76) In data odierna militari del Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Trento hanno dato esecuzione ad un sequestro preventivo, emesso dal GIP presso il Tribunale di Trento su richiesta della locale Procura Distrettuale – D.D.A., in stretto coordinamento con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ad esito di indagini in materia di infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nell’economia trentina.

L’odierno provvedimento di sequestro è stato eseguito su terreni e fabbricati di due tenute siciliane di proprietà di uno dei più importanti gruppi nazionali operanti a livello internazionale nel settore vitivinicolo. Si tratta di un complesso aziendale, del valore di oltre 70 milioni di euro, che si estende nelle province di Agrigento e Ragusa con oltre 900 ettari di vigneti e numerosi fabbricati.

Contestualmente sono in corso numerose perquisizioni presso i domicili di quattro indagati, ritenuti responsabili, in concorso, del reato di riciclaggio aggravato dall’aver agevolato l’organizzazione criminale cosa nostra, nonché presso gli altri luoghi nella loro disponibilità.

Le indagini, sviluppatesi attraverso ricostruzioni societarie, esame documentale, accertamenti bancari, acquisizioni informative svolte con il supporto di alcuni ufficiali di p.g. dell’aliquota della Polizia di Stato della Procura della Repubblica di Trento, e acquisizioni testimoniali anche da numerosi collaboratori di giustizia, hanno permesso di appurare che tra il 2000 e il 2005 è stata posta in essere una operazione commerciale, attraverso la quale sono state acquisite le due tenute siciliane dalla precedente proprietà mafiosa per ottenere i terreni e gli edifici pertinenziali precedentemente individuati come funzionali ai progetti di sviluppo del Gruppo trentino.

Il quadro indiziario raccolto dagli investigatori del Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) di Trento ha permesso di:

delineare gravi indizi di responsabilità anche a carico di soggetti del gruppo societario trentino che, con due operazioni contrattuali collegate tra loro, hanno acquisito beni immobili in Sicilia, inizialmente di proprietà dei noti cugini SALVO (Ignazio e Antonino detto “Nino”, uomini d’onore della famiglia di Salemi (TP) del mandamento di Mazara del Vallo), pervenuti ai venditori attraverso il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso commesso dai propri danti causa. Dopo la morte dei due cugini Salvo la gestione formale dei beni è stata affidata a prestanome mentre quella reale, su “delega” di cosa nostra, ad un uomo d’onore palermitano e all’allora capo mandamento di Sambuca di Sicilia, previa autorizzazione di un noto boss latitante;

appurare che le cessioni delle due tenute al Gruppo trentino si sono perfezionate grazie all’operato congiunto di un commercialista e di un imprenditore, entrambi siciliani, quest’ultimo fornitore nonché socio di minoranza del Gruppo trentino;

dimostrare che per la componente mafiosa lo scopo del reato di riciclaggio è stato quello di liberarsi di beni immobili ricevuti e/o gestiti attraverso attività criminali per sottrarli a misure cautelari reali e/o per investire il ricavato, così ripulito, in ulteriori imprese delittuose. Di fatto, tenuto conto che la provenienza mafiosa dei beni sarebbe stata sempre identificabile e ricostruibile anche a distanza di molti anni, la loro trasformazione in denaro contante ha consentito a cosa nostra di anonimizzarne l’origine. Secondo un noto collaboratore di giustizia trattasi di “un classico di messa a posto” utile a garantire posti di lavoro, nonché denaro per i professionisti e le aziende contigue alla mafia.

Le odierne indagini confermano l’impegno della Procura della Repubblica e della Guardia di Finanza di Trento a tutela degli imprenditori trentini virtuosi che operano nello settore rispettando le regole della libera concorrenza.

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Foggia: San Severo, la Guardia di Finanza sequestra 33.000 litri di alcool puro di contrabbando pronti per essere messi in commercio. Denunciati 3 uomini alla Procura della Repubblica (video)

(75) Nei giorni scorsi, finanzieri del Comando Provinciale di Foggia hanno condotto un’operazione di polizia giudiziaria, finalizzata al contrasto del traffico illecito di prodotti alcolici immessi in consumo senza assolvere le imposte dovute (IVA e Accise).

L’attività, svolta dai militari della Compagnia di Manfredonia, ha permesso di individuare in agro di San Severo due distinti opifici abusivi – destinati alla decolorazione, distillazione, imbottigliamento ed etichettatura di alcool puro ad uso alimentare – nei quali sono stati rinvenuti e sequestrati poco meno di 33 mila litri di alcool puro, di cui 281 già imbottigliati e pronti per essere messi in commercio.

In dettaglio, nel corso di un controllo economico del territorio, concentrato sulle rotabili in agro di San Severo, i finanzieri della Compagnia di Manfredonia hanno fermato e ispezionato un autocarro, con targa polacca, il cui conducente esibiva documenti di trasporto relativi ad un carico di liquido antigelo.

Da un rapido riscontro visivo del prodotto e un successivo approfondimento sulle banche dati in uso alla Guardia di finanza, è emerso che i documenti di trasporto erano falsi, poiché riportavano dati di società di fatto inesistenti.

Raccolti i primi indizi, i finanzieri hanno proseguito il controllo presso i luoghi di destinazione del materiale trasportato, più precisamente, in alcuni locali ubicati all’interno di un autoparco, dove è stato individuato un opificio abusivo per la decolorazione e distillazione dell’alcool puro e per il suo successivo imballaggio in alcune cisterne da 1.000 litri ciascuna.

Il controllo è stato poi esteso ad un secondo opificio abusivo, poco distante dal primo, dove le cisterne contenenti alcool venivano stoccate per il successivo imbottigliamento dell’alcool in contenitori da litro. In questo secondo opificio sono state ritrovate anche 600 fascette dei Monopoli di Stato verosimilmente contraffatte e 400 etichette commerciali (anche queste verosimilmente contraffatte) da applicare sulle bottiglie prima della loro immissione in commercio.

Il conducente dell’autocarro, il titolare della merce trasportata e il responsabile dei due opifici abusivi sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica del Tribunale di Foggia per le valutazioni dell’Autorità Giudiziaria.

Il guadagno che l’organizzazione criminale locale avrebbe potuto ottenere dall’introduzione sul mercato dei circa 33 mila litri di alcool puro sequestrati, sarebbe stato non inferiore a 280 mila euro circa.

L’attività di servizio testimonia lo sforzo operativo della Guardia di Finanza nel settore del contrabbando in tutte le sue forme, teso a disarticolare la filiera distributiva delle merci illecitamente introdotte che, nello specifico settore dei prodotti alcolici, si traducono nel mancato assolvimento degli obblighi impositivi in materia di accise e IVA con significativo pregiudizio per l’Erario.

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Firenze: la Guardia di Finanza oscura un sito web che proponeva medicinali anti Covid-19

(74) I militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Firenze, nei giorni scorsi, in collaborazione con i colleghi del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di finanza, hanno proceduto al sequestro ed al conseguente oscuramento di un sito web che pubblicizzava e commercializzava on line un farmaco antiretrovirale, da utilizzare per il contrasto al “Coronavirus”. Il medicinale, di produzione estera, era proposto in vendita al prezzo di oltre 640 euro per ogni confezione da 120 pillole. Il tempestivo intervento ha consentito di impedire l’imminente attivazione di altri due siti finalizzati a pubblicizzare analoghi prodotti.

Il farmaco era presentato utilizzando una forma lessicale alquanto imprecisa ed approssimata, che tuttavia era tale da ingenerare potenziali ed erronee aspettative nei riguardi dei possibili acquirenti.

In particolare, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Firenze hanno rilevato come le modalità di promozione, offerta e commercializzazione del farmaco non fossero compatibili con le previsioni della normativa nazionale. Questa non consente la libera vendita on line per quei farmaci – come quello offerto sul web – che richiedono la prescrizione medica. La vendita on line, infatti, è possibile solo per i farmaci senza obbligo di prescrizione, cosiddetti SOP, che comprendono i farmaci da banco, anche detti OTC (Over The Counter), qualificabili come i medicinali da automedicazione e che, come tali, sono solitamente indicati per disturbi di lieve entità.

Le violazioni di carattere penale riscontrate nel caso concreto spaziano dalla truffa aggravata, alla somministrazione di medicinali senza autorizzazione ed in modo pericoloso per la salute pubblica, fino all’esercizio abusivo della professione di farmacista.

Le indagini sono coordinate dal Sostituto Procuratore Giovanni Solinas della Procura della Repubblica di Firenze.

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Palermo: peculato in IS.FOR.D.D.. La Guardia di Finanza sequestra 500.000 euro sottratti all’Ente per i disabili

(30) Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, per importi pari a circa 500.000 euro, a carico di R.A. (cl. 52) ed G.A. (cl. 74) entrambi indagati per il reato di peculato per aver sottratto somme di denaro dalle casse dell’IS.FOR.D.D. (Istituto formativo per disabili e disadattati sociali”) – ente destinatario di fondi pubblici erogati della Regione Sicilia.

L’indagine scaturisce da specifiche denunce sporte nel 2017 da diversi ex dipendenti dell’IS.FOR.D.D., nelle quali venivano segnalate irregolarità nella gestione delle somme che dovevano essere impiegate per le finalità istituzionali del predetto Ente, ovvero per l’organizzazione di corsi di formazione a favore di categorie tutelate per l’inserimento nel mondo del lavoro.

L’attività investigativa eseguita dai militari del Gruppo Tutela Mercato Beni e Servizi del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo – che hanno svolto complessi approfondimenti documentali e finanziari – ha consentito di dimostrare l’effettiva distrazione delle citate somme, raccogliendo idonei elementi accusatori nei confronti degli indagati nelle loro qualità rispettivamente di Presidente dell’Ente e di Responsabile Esterno Operazioni.

In particolare, l’I.S.FOR.D.D. aveva ricevuto finanziamenti pubblici dal Dipartimento regionale dell’Istruzione della Regione Sicilia nonché beneficiato, per gli anni dal 2012 al 2015, di fondi stanziati per i progetti denominati AVVISO 20 (percorsi formativi per il rafforzamento dell’occupabilità e dell’adattabilità della forza lavoro siciliana) e P.R.O.F.(Piano Regionale Offerta Formativa), per una ammontare pari ad oltre € 1.500.000, operazioni finanziate anche con fondi europei per i quali vigevano tassativi vincoli di destinazione.

In relazione a tali fondi, dagli accertamenti svolti dalle Fiamme Gialle è emerso che R.A. ha ricevuto, tra il dicembre 2012 e l’agosto 2016 senza averne titolo, la somma di € 32.520 a mezzo bonifici bancari e assegni tratti sui conti correnti della IS.FOR.D.D.

Ancor “più gravi e vistose anomalie” sono state riscontrate analizzando il comportamento di G.A. il quale, potendo utilizzare le credenziali di accesso ai conti correnti dell’Istituto di formazione fornitegli da R.A., si era autoliquidato somme per un totale di € 456.993,02, negli anni 2013-2017, asseritamente finalizzate a compensare le prestazioni quale Responsabile Esterno Operazioni, pur in assenza di qualunque rapporto lavorativo formalizzato con l’Ente.

La gestione dei fondi pubblici da parte dell’lS.FOR.D.D. era stata oggetto, negli anni successivi all’erogazione delle somme, di rilievi da parte dell’Assessorato Regionale che, a seguito di gravi ed evidenti irregolarità contabili e sulle attestazioni dei costi, aveva avviato le procedure di revoca dei finanziamenti.

All’esito delle indagini svolte, il Giudice delle Indagini preliminari presso il Tribunale di Palermo, riconoscendo la gravità indiziaria in relazione al reato di peculato in concorso, in danno della Regione Siciliana, ha emesso nei confronti degli indagati un provvedimento di sequestro per l’importo complessivo di circa 500.000 euro.

Prosegue l’azione della Guardia di Finanza di Palermo, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, a contrasto dei reati contro la Pubblica Amministrazione e degli sperperi di risorse pubbliche che incidono sulle performance degli enti pubblici e sulla qualità dei servizi resi ai cittadini, in particolare a favore delle fasce più deboli della collettività.

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Napoli: contrasto ai reati ambientali. La Guardia di Finanza sequestra 3 tonnellate di rifiuti speciali diretti in Africa

(29) Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, unitamente ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane, ha sequestrato, all’interno del porto partenopeo, un container destinato al Burkina Faso contenente oltre 3 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi.

In particolare, i finanzieri del II Gruppo, a seguito di una specifica attività di analisi di rischio, hanno scoperto balle di vestiti e scarpe, biciclette, televisori e frigoriferi rottamati, il tutto destinato all’esportazione in Africa.

Al termine delle attività doganali sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria 2 cittadini africani, un 53enne della Costa d’Avorio e un 50enne del Ghana, per traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e ricettazione.

L’operazione conferma la proficua sinergia nel contrasto ai traffici illeciti e alla tutela ambientale tra la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane, come testimoniano le oltre 130 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi sequestrati nel porto partenopeo (con la denuncia all’Autorità Giudiziaria di 23 responsabili) nell’anno appena trascorso.

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Genova: operazione “Fiume di Ponente”: Guardia di Finanza ed Agenzia delle Dogane intercettano e sequestrano un carico di cocaina al porto di Genova Prà

(28) Nel corso delle attività di controllo operate nell’ambito del porto del capoluogo ligure, i finanzieri del II Gruppo e del Nucleo P.E.F. della Guardia di Finanza di Genova, unitamente ai funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Genova 2, hanno intercettato, presso il bacino di Genova Prà, un carico di 22 kg di cocaina purissima, nascosti all’interno di un contenitore proveniente dal Sud America.

Il servizio ha tratto origine dall’intensa attività di analisi di rischio per il contrasto internazionale del traffico illecito di sostanze stupefacenti ed il monitoraggio dei flussi commerciali marittimi che interessano l’hub portuale di Genova, con particolare riferimento a spedizioni transnazionali di merci provenienti da aree geografiche note per essere a rischio rispetto alla produzione di cocaina.

I finanzieri ed i funzionari doganali di Genova, insospettiti dalla documentazione commerciale e dalla località di provenienza del carico, hanno sottoposto a perquisizione il contenitore.

All’interno dello stesso sono state rinvenute due buste di plastica immediatamente al di sopra della merce ivi stivata verosimilmente pronte per essere agevolmente asportate da membri del sodalizio criminale. Infatti, all’interno delle buste sono stati rinvenuti i panetti di cocaina.

La sostanza stupefacente, sottoposta a sequestro da Dogana e Guardia di Finanza, qualora finita sul mercato, avrebbe fruttato all’organizzazione criminale introiti superiori ai sei milioni di euro.

L’attività di servizio testimonia concretamente l’efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane Monopoli nel contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, con particolare riguardo a porti ed aeroporti.

 

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Torino: operazione “Shyloc”. La Guardia di Finanza esegue un’ordinanza di misura cautelare a carico di una coppia di Caluso e ne sequestra l’intero patrimonio (video)

(9) Nella mattinata odierna, nel corso dell’operazione “Shylock”, militari della Guardia di Finanza di Torino, coordinati dalla Procura della Repubblica di Ivrea, hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di una coppia di Caluso (TO), dedita all’usura, provvedendo al sequestro dell’intero patrimonio accumulato.

Si tratta di FERRANTI Antonio, nativo di Carini e abitante a Caluso dal 2004, tratto in arresto e condotto in carcere e della convivente MEZZO Maria, nata a Chivasso, colpita dal divieto di avvicinarsi alle vittime di usura.
Le indagini, condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino, sono state avviate nel 2017 all’esito di un’autonoma attività informativa rafforzata dallo sviluppo di una segnalazione di operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio, che permetteva fin da subito di individuare alcune vittime della coppia, tutte del Canavese.

Le vittime erano pensionati che non riuscivano a pagare l’affitto mensile, piccoli imprenditori in difficoltà, familiari di soggetti in precarie condizioni economiche, che avevano richiesto alla coppia prestiti nell’ordine di poche migliaia di euro.
Ricevuto il denaro, le vittime, che si sono trovate costrette a dover restituire somme ingenti, con tassi d’usura anche del 300% annuo, sono risultate ancora indebitate per la maggior parte, mentre la coppia si assicurava così una costante illecita fonte di profitto.

I prestiti venivano effettuati in contanti e il denaro veniva scambiato sia “a domicilio”, sia in luoghi aperti e di passaggio: fuori da esercizi pubblici e anche nei pressi di caselli dell’autostrada A4 Torino – Milano. Oltre che a Caluso, la coppia operava a Chivasso, Borgaro Torinese, Mazzé, Val della Torre, Verolengo, Vinovo e Rondissone.

FERRANTI, cinquantenne privo di stabile occupazione, si faceva spesso accompagnare agli incontri dalla compagna MEZZO Maria, operatrice in una casa di riposo di Brandizzo, che lo supportava costantemente nella conduzione degli affari illegali.
La coppia è risultata particolarmente accorta nel condurre le proprie attività illecite, ricorrendo a sotterfugi sia per sottrarsi alle indagini, sia per legittimare apparentemente il patrimonio a disposizione, del tutto ingiustificato rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta.

Le prime perquisizioni effettuate durante le indagini permettevano di sequestrare migliaia di euro in contanti, assegni e cambiali, abilmente occultati anche dietro un doppiofondo della cucina degli indagati. Per nulla intimorito, FERRANTI ha quindi indotto talune vittime a riferire falsamente che i rapporti con lo stesso fossero riconducibili a compravendite di olio o legname, per eludere le investigazioni e giustificare i titoli sequestratigli.

Non pago di ciò, FERRANTI aveva anche imposto ad un usurato di essere assunto fittiziamente per 2 anni nella propria attività commerciale – un’agenzia di viaggi – così da disporre di apparenti redditi leciti.
Unitamente all’esecuzione delle misure restrittive, è stato disposto il sequestro dell’intero patrimonio della coppia, costituito da 5 immobili ubicati a Caluso (TO) e Carini (PA), conti correnti e di deposito, per un valore di oltre 300.000 euro.

In tal modo sono stati applicati, così come la normativa consente per il reato di usura, sia l’istituto del sequestro per equivalente, in misura pari agli interessi usurari percepiti, sia quello del sequestro per sproporzione, che colpisce tutti i beni di valore non giustificabile rispetto al reddito o all’attività economica svolta.

Nel caso in esame, gli indagati hanno dichiarato redditi talmente esigui da non poter sostenere nemmeno le spese per il loro stesso sostentamento.
FERRANTI e MEZZO non sono risultati soli nella conduzione delle proprie attività illecite. Le indagini, infatti, hanno consentito agli inquirenti di portare alla luce un grave quadro indiziario, con il coinvolgimento di complici, la cui posizione è attualmente al vaglio dell’Autorità Giudiziaria e superando peraltro la reticenza di diversi testimoni.

Gli Organi investigativi restano a disposizione di coloro che intendessero fornire ulteriori elementi informativi.

L’indagine svolta si inserisce nel quadro delle attività della Guardia di Finanza a contrasto dell’usura, un’odiosa pratica criminale che tende ad ottenere ingenti guadagni, sfruttando lo stato di bisogno di soggetti in grave difficoltà e nel novero delle iniziative volte a colpire l’illecito accumulo di ricchezza, nella prospettiva di restituzione alla collettività.

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La Spezia/Genova: operazione “Samba 2020”. La Guardia di Finanza sequestra oltre 333 kg di cocaina proveniente dal Brasile e diretti a Massa Carrara, arrestati i 4 destinatari (video)

(8) I finanzieri della Guardia di Finanza di La Spezia e Genova, unitamente all’Agenzia delle Dogane, hanno scoperto un traffico internazionale di cocaina, nel porto di La Spezia, sequestrando n. 300 (trecento) panetti di sostanza stupefacente del tipo cocaina, per un totale di oltre 333 kg, rinvenuti all’interno di un contenitore proveniente dal Brasile.

Le attività, coordinate dalla Procura della Repubblica di La Spezia, sono state svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Genova e dal Gruppo di La Spezia.

L’operazione di servizio nasce dalla decisione della Guardia di Finanza di La Spezia – dopo aver svolto un’accurata analisi di rischio nei confronti delle merci spedite da Paesi sensibili – di sottoporre ad approfondito controllo un contenitore che trasportava casse di legno racchiudenti lastre di granito, proveniente dal Brasile.

Rilevate alcune anomalie nel carico, finanzieri e doganieri rinvenivano in alcuni pallet, abilmente occultati, n. 300 (trecento) panetti, per un totale di oltre 333 kg di sostanza stupefacente del tipo cocaina per un valore di circa 100 milioni di euro.

Al fine di individuare i responsabili dell’illecito traffico, il carico veniva richiuso e monitorato dai finanzieri sino al luogo di estrazione, rivelatosi essere un magazzino di Massa Carrara, ove venivano tratti in arresto quattro responsabili (J. M. J., di nazionalità croata, B. A, albanese, P.B.L, brasiliano e C. G., italiano) mentre tentavano di recuperare la droga.

L’attività di servizio testimonia concretamente l’efficace azione posta in essere dalla Guardia di Finanza nel contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti – con particolare riguardo a porti ed aeroporti.

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