Reggio Calabria: arresto per possesso di arma clandestina

Alle ore 06.00, di oggi, i militari della Stazione Carabinieri di Lazzaro hanno tratto in arresto in flagranza di reato Infortuna Antonino (nella foto), 61enne, meccanico di Motta San Giovanni (RC) trovato in possesso di una pistola Beretta cal. 6.35 (nella foto) in perfetto stato d’uso con 9 (nove) cartucce nel caricatore ed una in camera di cartuccia, il cc.dd. “colpo in canna”. Il ritrovamento è giunto a conclusione di una complessa attività info-investigativa condotta dal citato Comando Stazione e che all’alba di oggi ha avuto il suo coronamento attraverso l’esecuzione di una serie di mirate perquisizioni personali e domiciliari tra le quali quella a carico dell’Infortuna che ha dato i frutti sperati.

L’arma rinvenuta, una pistola semiautomatica in buono stato d’uso con matricola punzonata (ragione che consente di classificarla come “arma clandestina”), era portata dall’arrestato in una fondina legata ad una caviglia ed al momento del rinvenimento la stessa presentava il caricatore regolarmente innestato con 8 cartucce più un colpo nella camera di cartuccia, stratagemma utilizzato per massimizzare la potenza di fuoco nel caso egli fosse determinato a fare uso della pistola. I reati contestati all’arrestato (detenzione e porto illegale di arma clandestina e ricettazione) sono aggravati poiché consumati da persona destinataria di misura di prevenzione; a carico dell’Infortuna (già coinvolto nell’operazione “Il Monaco” condotta nell’ottobre 2009 sempre dalla Stazione di Lazzaro e che aveva fatto luce su un giro di prostituzione minorile attivo su Motta San Giovanni), infatti, gravava la misura di prevenzione dell’Avviso Orale irrogato dal Questore del capoluogo reggino. Concluse le formalità di rito, l’arrestato è stato tradotto presso la casa circondariale di Reggio Calabria dove rimane a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.

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Basket: intervista a Marco Laganà

altPrima Luca, poi Marco (nella foto), in ordine d’età abbiamo voluto sentire i due talenti reggini che sono emigrati a Reggio Emilia per diventare dei giocatori d’impatto a livello nazionale. Marco è, da qualche stagione, seguito con grande interesse da tutti gli addetti ai lavori del basket europeo e non solo. Ogni estate, il figlio di Lucio viene sommerso da numerose offerte anche di grandi piazze italiana ma Laganà junior ha scelto come trampolino di lancio una società che ha mandato in orbita talenti di primissimo livello come Ancillotto e Basile e che sa come valorizzare un giovane. Marco è al secondo anno a Reggio Emilia. Il resoconto di questa stagione che sta per mandare in scena il rush finale? “L’annata l’ho iniziata senza aver potuto fare la preparazione atletica perchè ho sofferto per dei problemi alla schiena che mi porto dietro da un po’ e che sono dovuti alla crescita fisica notevole in questi due ultimi anni. Sto disputando il campionato under 17 e 19, e sono molto contento di come sto giocando.”

Quanto è cresciuto Laganà in questi due anni? “Sicuramente ho migliorato molto diversi aspetti del mio gioco. Oltre a finalizzare le azioni con un canestro mi piace moltissimo fare dei bei assist ai miei compagni, e questa e’ una cosa molto importante soprattutto contro le difese che difendono forte su di me per cercare di non farmi arrivare facilmente al tiro.” Essere considerato uno dei migliori registi giovani del basket italiano cosa comporta? “non faccio caso a queste cose. Quando gioco io lo faccio per amore e per passione di questo gioco bellissimo ma non penso a ciò che gli altri dicono di me. Comunque, se e’ così, questo mi rende Felice perchè vuol dire che sto lavorando bene in palestra tutti i giorni.”. Facciamo un passo indietro e torniamo allo scorso anno. Cosa ha significato per la crescita di Laganà l’esperienza al Jordan Brand Classic organizzato da sua maestà Michael Jordan? “Sicuramente e’ stata l’esperienza più bella della mia vita per adesso. Mi e’ servita per crescere soprattutto come persona perchè ho conosciuto ragazzi di tutto il mondo ( con cui tutt’oggi mi sento per telefono),  e potermi confrontare con loro e’ stato bellissimo.” I punti di forza di Laganà? “L’uno contro uno dal palleggio e’ ciò che mi piace fare di più perchè mi viene naturale. E’ qualcosa che ho dentro e che mi viene istintivo fare.” E gli aspetti in cui deve migliorare? “Difesa, difesa, difesa. Sono migliorato ma ancora devo fare molto ma molto di più”. L’avversario che più lo ha impressionato? “Vorrei farmi impressionare da Lebron James ma questo e’ un sogno nel cassetto”. Il sogno cestistico di Marco? “Il mio sogno e’ innanzitutto quello di diventare un giocatore di altissimo livello, io decido chi voglio essere e quindi dipende dalla passione e dalla voglia che metterò ogni giorno in palestra. E poi un altro sogno e’ quello di vedere la Viola di nuovo in serie A perché Reggio non può mancare nell’elite della palla a spicchi italiana”. Magari con in campo Marco e suo fratello Luca a vestirà i colori neroarancio, proprio come fece il padre Lucio per una storia iniziata negli anni ’80 e che vorrebbe tanto avere un seguito.

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Reggina Empoli 1-1: tabellino e cronaca

Reggina – Empoli: 1-1. Reggina (3-5-2): Marino; Adejo, Lanzaro (c) e Valdez; Missiroli, Tedesco (dal 70° Vigiani), Carmona (dal 16° Viola), Barillà e  Rizzato; Brienza (nella foto) e Cacia (dal 56° Bonazzoli). In panchina: Fiorillo, Costa, Pagano, Vigiani, Bonazzoli, Viola e Cascione. All.: Breda (nella foto). Empoli: (4-3-2-1): Bassi; Antonazzo, Stovini, Kokoszka e Tosto; Vannucchi (c) (dall’87° Angella), Marianini e Musacci (dal 75° Gulan); D’Amico ed Eder (dal 58° Fabbrini); Saudati. In panchina: Dossena, Angella, Iacoponi, Fabbrini, Gulan, De Giorgio e Coralli. All.: Campilongo. Arbitro: Antonio Giannoccaro di Lecce. Assistenti: Ettore Franzi di Verbania e Paolo Bernardoni di Modena. Quarto uomo: Giovanni Quartarone di Messina. Andata: 0-2 (Marianini e Capelli). Marcatori: Eder al 41° e Brienza al 61° (rig.). Ammoniti: Adejo al 44°, Musacci al 45°, Marianini al 50°, Eder al 56°, Stovini al 61°, Bonazzoli all’81°, D’Amico all’83° e Viola al 92°. Recupero: 3’ (p.t.) e 5’ (s.t.). Corner: 6 Reggina e 8 Empoli. Tiri in porta: 7 Reggina e 4 Empoli. Tiri fuori: 6 Reggina e 2 Empoli. Falli fatti: 22 Reggina e 21 Empoli. Fuorigioco: 2 Reggina e 2 Empoli. Note. Un evento più unico che raro i 15.000 biglietti elargiti dalla Società per rendere omaggio al neo Governatore Scopelliti. Tribuna Nord per la prima volta riaperta in questa stagione per far, fronte, appunto, alla prevista “invasione” dei tifosi amaranto. Grande spiegamento di forze dell’ordine, elicottero compreso, a prevenire chissà cosa (!). In Tribuna Sud, cuore del tifo amaranto e che sottolinea il suo esserci “solo per la maglia”, uno striscione su tutti: “Oggi il biglietto è regalato, tifo occasionale ti ho sempre odiato!”. Stovini, in maglia empolese, è l’unico ex della partita.

La cronaca. Al 1° di gioco primo tiro in porta. Missiroli, dal centro dell’area, “appoggia” all’indietro per Tedesco, gran bordata di quest’ultimo ma troppo centrale e Bassi respinge di pungo. Al 6° è ancora la Reggina con Adejo che, indisturbato, calcia ma al lato alla sinistra del portiere ospite. Al 7° ci provano ancora gli amaranto. Tedesco crossa al centro da sinistra per Cacia che arriva in ritardo e Bassi para. Al 9° azione similare alla precedente. Cross di Tedesco per la testa di Barillà, palla al lato. All’11° Reggina vicina al goal. Brienza, da destra, crossa al centro dell’area e Missiroli sfiora di testa sciupando e mettendo al lato. Reggina che fa la gara ed Empoli che subisce impassibilmente. Al 18° Reggina al tiro con Cacia, ma debolmente e parato senza difficoltà alcuna da Bassi. Al 19° si fa vivo, stranamente, l’Empoli con Marianini che, recuperata palla in area amaranto, si gira e calcia ma Valdez respinge. Sul capovolgimento di fronte è Tedesco, di destro (non il suo piede), ad indirizzare in porta e Bassi para agevolmente. Il ritmo è calato rispetto ai primi minuti di gioco, la Reggina abbassa un po’ il proprio baricentro ed, ovviamente, l’Empoli lo alza. Eppure le “condizioni” per passare in vantaggio parrebbe ci siano tutte! Al 26° occasionissima amaranto. Cross di Missiroli da sinistra, Bassi devia ma sui piedi di Brienza che perde l’attimo e tira addosso allo stesso bassi sprecando un’ottima occasione. Al 30° l’Empoli si rifà vivo in area amaranto. Sul terzo corner in proprio favore, Musacci batte a rete ma debolmente e Marino para agevolmente. Al 36° ancora una palla buona per la Reggina. Cacia, al limite dell’area, stoppa un pallone a calcia al volo ma il suo tiro finisce molto distante dalla porta empolese. No, non ci siamo proprio: Cacia non va! La Reggina giochicchia e manifesta per l’ennesima volta tutte le sue lacune, mentre l’Empoli gioca la sua onesta partita senza infamia e senza lode. Anzi, la lode la trova al 41° quanto passa in vantaggio. Sugli sviluppi del quarto corner, Eder colpisce di testa, la palla colpisce un difensore e spiazza Marino terminando la sua corsa in rete. Incredibile! Il numerosissimo pubblico presente a fare da passivo contorno alla gara non apre bocca, è lì solo perché gratis. La Sud, invece, dopo un attimo di smarrimento, riprende ad incitare la Reggina come sempre “solo per la maglia”. Il primo tempo si chiude in svantaggio e così vanno le cose. Al 53° occasione per l’Empoli. Corner da destra, Kokoszka si coordina e gira a rete ma Marino è attento e para. Breda prova a cambiare qualcosa, fuori l’inesistente Cacia (accompagnato da una bordata di fischi ampiamente meritati) e dentro Bonazzoli. La Reggina pressa e chiude l’Empoli nella sua metà campo ma, manifestando tutti insieme i suoi limiti, non riesce nemmeno a concludere a rete. Ne consegue, ovviamente, che appare del tutto imbarazzante anche l’ennesima prestazione casalinga. E pensare che, oggi al Granillo, si incontrano la squadra che ha perso le ultime 3 gare casalinghe (la Reggina) e quella che ha perso nelle ultime 7 trasferte (l’Empoli)! Al 61° la Reggina ha la possibilità di pareggiare. Su un cross da destra, Lanzaro viene atterrato platealmente da Stovini. Ammonizione per l’ex amaranto e calcio di rigore indiscutibile. Sul dischetto va Brienza (finalmente uno che sa tirarli) e spiazza Bassi e pareggia. Il pubblico, come d’incanto, si sveglia e suona la carica. Gli ingredienti ci sono tutti per provare a vincere questa “maledetta” gara. Al 64° calcio di punizione di Tedesco al centro dell’area, sulla palla si avventa Valdez che colpisce bene ed indirizza a rete a fil di palo. Bassi è piazzato e para. Dai Reggina, dai! Al 68° Brienza ci prova dalla grande distanza ma il suo tiro termina tra le braccia del portiere ospite. Peccato perché poteva avanzare ancora e calciare più agevolmente. Esce Tedesco (che non gradisce e si vede) ed entra Vigiani. La Reggina ci prova ancora due volte. Prima con Bonazzoli (tiro deviato in corner da un difensore) e poi con Lanzaro (tiro respinto). L’Empoli gestisce al meglio la gara e la Reggina non riesce, invece, a farla sua. Questa è la Reggina! Non c’è stadio pieno o Governatore che tenga, chisti simu e chisti ‘rrestamu! Ennesima prova fiacca degli amaranto, ennesima prova incolore e senza ardore. La squadra è questa e lo dimostra oggi ancora una volta. La salvezza è, già da un po’, l’obiettivo massimo per questo campionato e non è affatto detto che arrivi. Solo un’inversione di tendenza nelle ultime 8 gare può non fare finire nel baratro una squadra amministrata malissimo da Foti. Il pesce, come sempre sostenuto, puzza sempre dalla testa ed i risultati sono stati evidenti. L’Empoli interrompe la sua lunga striscia di sconfitte fuori casa e, a dire il vero, la Reggina interrompe pure la sua di sconfitte casalinghe. Ma, se permettete, la Reggina perde l’ennesima occasione e guarda la classifica ancora preoccupatamente.  Speriamo bene!

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Reggio Calabria: georgiano arrestato per furto aggravato

Nella giornata del 6 aprile, i militari del nucleo radiomobile di Reggio Calabria hanno invece proceduto all’arresto in flagranza di Bobokhidze Valeri, georgiano, residente a Reggio Calabria, di anni 36, ritenuto responsabile dei reati di furto aggravato di un lettore mp3. In particolare i militari si portavano, su segnalazione della centrale operativa, presso un centro commerciale della zona sud della città ubicato all’interno ove era stato segnalato un furto. Il personale di sicurezza del citato negozio aveva infatti  notato il Bobokhidze impossessarsi di un lettore mp3, dopo aver scardinato il blister in plastica che lo conteneva, mediante l’uso di un coltello.

A seguito della perquisizione personale effettuata dai militari, il Bobokhidze veniva trovato in possesso del citato lettore mp3 e di un coltello a serramanico, occultato all’interno di una borsa che il medesimo teneva a tracolla. I carabinieri procedevano, quindi, a estendere la perquisizione all’abitazione del prevenuto, a seguito della quale venivano rinvenuti nr. 2 cellulari nuovi, per i quali il Bobokhidze non era in grado di fornire la documentazione relativa all’acquisto, nonché una pistola giocattolo priva di tappo rosso, tutto posto sotto sequestro.

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Reggio Calabria: droga negli slip, arrestato giovane spacciatore

Nella prima serata del 6 aprile i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Reggio Calabria hanno proceduto all’arresto in flagranza di reato di Foti Antonio (nella foto), reggino, di anni 22, con l’accusa di detenzione illecita di sostanza stupefacente. L’attività di polizia giudiziaria nasce da un mirato servizio di osservazione nella zona del Ponte della Libertà, luogo di domicilio del soggetto, dove i militari sospettavano che il prevenuto fosse dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’attenzione dei carabinieri veniva richiamata dall’arrivo a piedi del Foti al citato indirizzo, in compagnia di una ragazza che spingeva un passeggino.

A seguito di successivo intervento nell’abitazione, i militari trovavano il Foti in compagnia di due ragazze, un’italiana, la proprietaria dell’appartamento che ospitava l’arrestato da alcuni giorni, e una polacca. A seguito delle perquisizioni effettuate, solo il prevenuto veniva trovato in possesso di nr. 4 involucri in cellophane, contenenti gr. 10 di sostanza stupefacente tipo “marijuana”, occultati all’interno degli slip indossati dallo stesso. Successiva perquisizione all’abitazione consentiva di rinvenire un sacchetto di plastica con all’interno altri 9 involucri in cellophane contenenti la stessa sostanza, del peso complessivo di gr. 20. Il giovane veniva tratto in  arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

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Reggio Calabria: un arresto per tentata truffa in concorso

Nella giornata di ieri i Carabinieri della Stazione di Reggio Calabria Principale hanno tratto in arresto, sottoponendolo agli arresti domiciliari, Zappia Leo (nella foto), reggino, di anni 41, pregiudicato, presidente associazione “APOK” ed amministratore unico societa’ “AGRIGEST s.r.l.” aventi sede in Reggio Calabria, ed entrambe operanti nel settore dei prodotti ortofrutticoli calabresi, destinatario di ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Reggio Calabria su richiesta della Procura della Repubblica. Il provvedimento è stato emesso in seguito alle risultanze investigative, prodotte dai carabinieri della Stazione di Reggio Calabria Principale, che hanno consentito di smascherare un complesso meccanismo fraudatorio, posto in essere dallo Zappia, al fine di conseguire lo storno delle provvidenze pubbliche comunitarie, erogate nel settore agricolo a titolo di incentivo alla produzione, in favore di imprenditori agricoli del settore olivicolo, a beneficio proprio e di soggetti ancora da identificare.

Si è accertato che l’uomo si procurava ingiusti profitti patrimoniali conseguendo sovvenzioni e contributi comunitari non dovuti nel settore degli incentivi alla produzione agricola e dell’assistenza ai produttori, e altresì si procurava ingiusti profitti mediante indebita immissione di dati non corrispondenti al vero abusando della sua posizione di operatore di sistema accreditato per accedere al sistema SIAN di AGEA avendo la funzione di curare le pratiche di sovvenzione dei produttori agricoli. Inoltre il medesimo Zappia in concorso con la moglie Chiricosta Rosetta, immetteva nel sistema informatico AGEA nominativi di persone decedute per conto delle quali avanzava domanda unificata di contributi per l’annata 2009, con domande prive della specificazione del destinatario dei successivi bonifici, al fine di curarne successivamente l’inserimento a vantaggio di beneficiari non identificati. In un altro caso immettevano falsi dati in nome e per conto di fittizi richiedenti in realtà ignari di ogni operazione. E’ importante sottolineare il ruolo di collaborazione e segnalazione da parte dei vertici della LAPOC (Libera Associazione Produttori Olivicoli Calabresi), della FAGRI (Filiera Agricola Italiana) e del CAA (centro Assistenza Agricoltura) che hanno opportunamente segnalato le anomalie riscontrate nell’agire dello Zappia, permettendo agli investigatori di ricostruire il meccanismo delle truffe e provvedendo a revocare l’incarico a Zappia a seguito delle irregolarità segnalate. In ossequio alla medesima ordinanza, i militari operanti sottoponevano ad obbligo di dimora nella frazione Gallico di Reggio Calabria Chiricosta Rosetta, moglie del citato Zappia, incensurata, vicepresidente associazione LAPOC “libera associazione produttori olivicoli calabresi”. I carabinieri, a seguito di perquisizioni effettuate presso il domicilio dei prevenuti e presso le sedi delle citate associazioni, ponevano sotto sequestro documentazione ritenuta d’interesse, nonchè somma contante di quasi cinquemila euro in contanti, considerata pertinente al reato.

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Reggio Calabria: tra Pasqua e Pasquetta sette indiani festeggiano con una rissa, arrestati

Nella notte tra Pasqua e Pasquetta i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Reggio Calabria hanno tratto in arresto sette cittadini indiani (nelle foto Masih Raju, Singh Amninder, Singh Gurwinder, Singh Hari, Singh Harpal, Singh Jaswant e Sodhi Ram) con l’accusa di rissa aggravata. Era da poco passata la mezzanotte quando è giunta alla centrale operativa dei carabinieri una segnalazione di violenta rissa in piazza Sant’Anna. Tre pattuglie sono state immediatamente inviate verso la piazza dove hanno trovato sette cittadini indiani che continuavano a pestarsi violentemente anche utilizzando vetri di bottiglie rotte. Nemmeno l’arrivo dei militari ha placato gli animi: in due hanno tentato di rifugiarsi nel portone di un condominio vicino ma sono stati raggiunti e bloccati.

I restanti hanno continuato a prendersi a calci e pugni venendo tuttavia fermati e bloccati dai carabinieri intervenuti in massa. Per fortuna le conseguenze della rissa sono state limitate: solo una persona è ricorsa alle cure del 118, ha riportato ferite e contusioni alla testa. Ben più gravi potevano essere le conseguenze del feroce pestaggio senza l’intervento dei carabinieri: nella tasca di uno dei giovani indiani, infatti, i militari hanno rinvenuto e sequestrato un taglierino. Anche i vetri rotti, usati come armi improprie avrebbero potuto portare ad esiti ben più nefasti. All’origine di tutto solo futili motivi e soprattutto tanto alcol. Gli arrestati hanno dichiarato ai militari che avevano in quella sera festeggiato una tipica ricorrenza indiana e avevano bevuto un po’; è bastata poi una banale scintilla per scatenare la violenta mischia. La serata è finita per tutti in caserma, arrestati con l’accusa di rissa aggravata.

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A Reggio Calabria la danza sportiva internazionale

Successo di partecipazione e di pubblico al X° trofeo di danza “Città dei Bronzi” svoltosi la mattina del 3 aprile scorso al Pianeta Viola di Reggio Calabria e organizzato dalla scuola reggina “Lady Francy” di Francesca Surace (nella foto con Mimmo Praticò) insieme a Maria Concetta Chindemi. La gara di danza sportiva internazionale è diventata un evento storico meritevole grazie all’ottimo livello di qualità e professionalità raggiunto negli anni e riconosciuto nell’ambito della Federazione italiana danza sportiva. Oltre seicento ballerini provenienti da tutt’Italia si sono sfidati nelle discipline di danza standard, latino-americana, combinata olimpica e nazionale, liscio unificato e danza coreografica.

Ospiti della manifestazione sono stati il presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò, i presidenti regionali Fids di Calabria e Sicilia, Renato Spatafora e Giovanni Costantino ed il consigliere nazionale della Fids, Andrea Sciotto. “Con molto piacere – ha commentato Mimmo Praticò – ho accettato l’invito a questa manifestazione che, negli anni, è diventata sempre più prestigiosa e permette a Reggio Calabria di ospitare il grande movimento della danza sportiva nazionale radunando in città migliaia di professionisti ed amanti del ballo”. “Consiglio a tutti – ha aggiunto il presidente – di praticare questa piacevole e divertente attività fisica che, in buona compagnia, regala salute e buonumore”.

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“Pittura e Musica” del Maestro Piero Gangemi

L’Accademia di Belle Arti ed il Conservatorio di Musica “Francesco Cilea” di Reggio Calabria hanno il piacere di presentare – dal 9 al 30 aprile p.v. presso l’Accademia di Belle Arti in via XXV Luglio – la mostra d’arte “Pittura e Musica” del Maestro Piero Gangemi.

In onore dell’artista, seguirà – il 20 aprile 2010 alle ore 16.00 presso il Conservatorio di Musica “F. Cilea” – il “Concerto”. Coordinatore e presentatore della mostra è Nino Pizzimenti (info 3470664818).

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Taurinova: sequestro di beni al clan Foriglio

I Carabinieri della Compagnia di Taurianova, un anno e mezzo dopo l’operazione che consentì il sequestro di quattro terreni coltivati ad uliveto e di due fabbricati a Giuseppe Foriglio, 56enne pluripregiudicato di Cinquefrondi, fratello di Fortunato, detto “Barrittazza”, sono tornati a sferrare un duro colpo al patrimonio del clan, questa volta con un decreto emesso dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria – Sezione misure di prevenzione. Il provvedimento, richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia, trae origine proprio dal sequestro eseguito due giorni prima di Natale del 2008, quando i Carabinieri di Taurianova operarono in esecuzione di un provvedimento del Tribunale di Palmi, sequestrando beni per circa 100000 Euro. I militari, che considerarono quel risultato non già un punto di arrivo, ma bensì un punto di partenza per monitorare l’esatta consistenza del patrimonio riconducibile a Foriglio, che si trova tuttora in carcere, da quando nell’estate del 2008 fu arrestato, sempre dai Carabinieri, perché sorpreso mentre coltivava una vastissima piantagione di canapa indiana, nella quale si contavano oltre 3000 piante.

Non è però solo questo l’unico precedente di Foriglio, che fin dal 2004 è stato sorvegliato speciale di pubblica sicurezza ed ha precedenti per reati cha spaziano da quelli contro il patrimonio all’associazione mafiosa. Gli approfondimenti investigativi svolti dai Carabinieri del Capitano Raffaele Rivola, che si è avvalso dell’operato del Tenente Antonio Quarta, ora trasferito a Roma, e del Tenente Marco Filippi, attuale Comandante del Nucleo Operativo, hanno consentito, anche attraverso il prezioso operato di consulenti tecnici, di stabilire che i redditi delle due persone cui erano intestati tutti i beni individuati erano talmente irrisori da non giustificare il possesso dell’intero patrimonio che, evidentemente, doveva avere un diverso proprietario occulto. Anche in questo caso, il reale dominus del patrimonio è risultato essere Foriglio che, essendo a sua volta privo di redditi, ha portato gli inquirenti a ritenere che gli stessi beni siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego. Per questo motivo è scattata la applicazione della misura di prevenzione patrimoniale con il sequestro eseguito oggi con l’apposizione dei sigilli a quattro terreni coltivati ad uliveto, uno coltivato ad agrumeto, due fabbricati rurali insistenti in quei terreni, un appartamento e, soprattutto, una intera azienda agricola per l’allevamento di ovini e caprini e la produzione di latte (nella foto), con relativi capannoni e macchine agricole e con un gregge di quattrocento pecore. Il valore complessivo dei beni, che ricomprendono anche quelli già sequestrati poco prima di Natale (che tuttavia costituiscono solo una minima parte del sequestro di oggi), si potrebbe aggirare tra i 250 ed i 300 mila Euro, ma è ancora presto per una stima precisa. Il solo gregge potrebbe valere circa 80 mila Euro. I militari hanno anche sequestrato dei conti bancari. Anche questa volta, Foriglio aveva fittiziamente intestato l’ingente patrimonio a dei prestanome, per eludere l’applicazione delle misure preventive previste dalla legislazione antimafia, che potrebbero portare finanche alla confisca definitiva dei beni con la loro destinazione a fini di utilità sociale.

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Salernitana Reggina 0-2: tabellino e cronaca

Salernitana – Reggina: 0-2. Salernitana (4-3-2-1): Iuliano; Balestri, Bastrini (dal 57° E. Pepe), Peccarisi (dal 17° Fusco) e Pippa; Montervino (dal 76° Carcuro), Jadid e Soligo (c); Merino e Capone; Caputo. In panchina: Iuliano, Fusco, Brunetti, Galasso, E. Pepe, Carcuro e Tricarico. All.: Cerone. Reggina (3-5-2): Marino; Adejo, Valdez e Lanzaro (c); Vigiani, Carmona, Tedesco (dal 90° Viola) , Missiroli e Rizzato; Brienza (dal 76° Castiglia) e Cacia. In panchina: Fiorillo, Cascione, Bonazzoli, Santos, Viola, Castiglia e Pagano. All.: Breda. Arbitro: Emiliano Gallione di Alessandria. Assistenti: Conti di Lugo di Romagna e Fiore di Molfetta. Quarto uomo: Gavillucci di Latina. Andata: 1-3 (Buscè, Cascione, Missiroli e Jadid). Marcatori: Missiroli al 16° e Brienza al 39°. Ammonito: Montervino al 30°. Corner: 0 Salernitana e 6 Reggina. Recupero: 0’ (p.t.) e 3’ (s.t.). Note. Nella Salernitana, i rientri di Montervino e Peccarisi sono le novità rispetto alla trasferta di Crotone. Resta l’emergenza (8 indisponibili tra infortunati e squalificati). Breda ha recuperato il portiere Fiorillo ma lo manda in panchina confermando Marino dopo le “papere” contro il Toro. Le altre “novità” saranno Vigiani e Cacia in campo al posto di Barillà e Bonazzoli. Nella Salernitana sono squalificati Dionisi e V. Pepe e nella Reggina il solo Barillà. I diffidati sono, nella Salernitana, Balestri, Fava, Galasso, Merino, Peccarisi, Polito e Russo e, nella Reggina, Bonazzoli, Carmona, Castiglia e Vigiani. Tre ex amaranto nella Salernitana, i difensori Balestri e Peccarisi e Cozza (assente per infortunio) e tre ex granata nella Reggina il difensore Lanzaro, il centrocampista Tedesco e l’allenatore Breda (ex anche come Assessore allo Sport del comune di Salerno). Scontro tra le ultime due in classifica, Reggina alla ricerca di punti per venir fuori dalla zona retrocessione e Salernitana,, di fatto, già retrocessa in Prima Divisione. 70° confronto tra le due formazioni, Reggina leggermente in vantaggio nel computo vittorie/sconfitte ma il risultato più consueto è il pareggio.

La cronaca. La Reggina pressa e cerca di dare subito un indirizzo ben preciso alla gara, ovvio che sono gli amaranto a dover vincere mentre, ahiloro, i granata sono ben poca cosa, e si vede, e giocano costantemente sotto i fischi del proprio pubblico. Al 4° minuto è la Reggina a cercare per prima la via della rete. E’ Brienza da fuori area a tirare ma centralmente, Iuliano para senza patemi. All’8° altra occasione per gli ospiti. Rizzato crossa da sinistra per la testa di Cacia, Iuliano esce e respinge di pugno. Risponde la Salernitana un minuto dopo. Punizione di Jadid a tagliare tutta l’area, ma nessun suo compagno è pronto a ribadire a rete. Al 12° Reggina ancora pericolosa. Missiroli fa da sponda per Brienza che, di testa, manda al lato. Ancora Brienza qualche istante dopo. Calcia di sinistro da fuori area, ma la palla termina ancora fuori. Al 16° la Reggina passa in vantaggio. Sugli sviluppi del secondo corner battuto da Carmona, Vigiani di testa fa da sponda per Missiroli (nella foto) che, in girata, batte Iuliano. Al 19° ci prova Montervino calciando, però, fuori. Al 23° occasione ancora per Missiroli. Riceve palla in verticale da Tedesco, si ritrova tutto solo davanti a Iuliano ma non ferma il pallone ed il portiere glielo strappa dai piedi. Al 26° contropiede virtualmente pericolosissimo se non si trattasse della Salernitana che, ribadiamo, è ben poca cosa. Caputo scappa inseguito da due giocatori reggini che non riescono a fermarlo, preferisce l’azione individuale ed, infine, perde palla infischiandosene di Montervino e Merino liberi sulla sinistra. Non ha gioco la Salernitana, si muove solo per iniziative personali e, peraltro, senza alcun successo (cori e fischi dei tifosi di casa giungono chiarissimi anche al di qua del monitor). Al 31° i difensori di casa cincischiano e regalano alla Reggina un corner insperato senza, però, ulteriori sviluppi. Al 36°, per un fallo di mano di un campano, calcio di punizione un paio di metri fuori dell’area. Cacia “conquista” il pallone non intendendo per nulla lasciarlo allo specialista Brienza. Calcia Cacia, rasoterra, e Iuliano fa apparire il tiro più pericoloso del consentito tuffandosi e deviando in corner. Ancora Cacia un minuto dopo. Riceve palla da Tedesco in verticale, ma non ci arriva. Al 39° la Reggina raddoppia. Brienza (nella foto) ruba palla a Jadid a metà campo e s’invola centralmente. Appena entrato in area, calcia di sinistro “a giro” e batte Iuliano. Tra Brienza e Cacia non c’è paragone (ovviamente a manifesto svantaggio del secondo). La Salernitana? Gioca solo perché “deve”. Per il resto, è solo una “spalla” di terzo piano per la protagonista Reggina che, d’altro canto, ha ben poco da gioire se non, solo, per i tre punti in classifica. Ci vengono in mente le squadre che hanno giocato contro la Salernitana (e magari anche perso) prima della retrocessione sancita ufficialmente con i 6 punti di penalizzazione. Che sfortuna la loro! Il pubblico si diverte solo  applaudendo ed inneggiando a Roberto Breda (nella foto) (indimenticato capitano della “grande” Salernitana che fu negli anni ’90) più che pensare alla gara (come dargli torto?) e, quando alla gara ci pensa perché se la si trova davanti, non può non fischiare quelli che vengono definiti da lui stesso “mercenari”. Certo, non è facile per il pubblico di casa assistere con così tanto largo anticipo alla dismissione più totale della propria squadra. Non lo invidiamo affatto anche se, noi, abbiamo assistito (anche nel recente passato) alle stesse scene e capiamo cosa voglia dire tutto questo. Il primo tempo si chiude sul doppio vantaggio amaranto e, probabilmente, salvo “indicazioni” magari a realizzare qualche goal in più da entrambe le parti, di fatto, nel risultato finale, la gara è già chiusa. Il telecronista Sky racconta di un Foti tesissimo nel pre partita. Beh! Forse era teso come noi lo eravamo il 13 giugno del ’99 a Torino o, successivamente, nelle ultime gare di campionato prima contro il Milan, poi contro la Juventus e poi ancora contro il Milan. O forse, invece, era teso come prima (e dopo) lo 0-5 contro la Sampdoria di Mazzarri lo scorso anno. Chissà a quale dei due stati d’animo assomigliasse quello narrato dal telecronista di casa. Il secondo tempo si apre con una gran botta su calcio di posizione di Carmona che si stampa all’incrocio dei pali. Al 53° di una partita che non ha storia, la Salernitana tira per la prima volta in porta con Caputo. Marino riesce a non sbagliare e para a terra. La partita scivola via con una noia pazzesca e si vede che, oggi, non c’è nessun “Ferrante” che deve realizzare il record di goal con la maglia della propria squadra. Sigh! Nulla da prendere e nessuna considerazione da trarre da questa partita, equiparabile alla partitella in famiglia del giovedì, se non i 3 punti che fanno certamente classifica e consentono agli amaranto di raggiungere quota 39 e di lottare ancora per evitare di accompagnare la Salernitana (a quota 16) già quasi matematicamente in Prima Divisione. La “partita” finisce come ampiamente preventivato con il risultato del primo tempo e tutti a casa pensando a Pasqua ed all’Empoli ospite al “Granillo” tra poco più di una settimana.

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Elezioni Regionali 2010: i dati e gli eletti (ancora) ufficiosamente definitivi

Alla luce del “colpo di scena” andato in onda ieri sera sul sito internet della Regione Calabria intorno alle 20 di ieri, numeri e, soprattutto, nomi degli eletti sono cambiati in un “fiat”, ancora, al momento, non abbiamo la composizione del Consiglio Regionale della Calabria certo. Riportiamo, per dovere di cronaca, qui di seguito, gli ultimi dati diffusi da fonti ufficiali seppur “ufficiosi”. Il neo Governatore Giuseppe Scopelliti (questo dato è assolutamente certo sin da un paio d’ore la chiusura dei seggi) ha ottenuto il 57.76% pari a 614.584 voti. L’ex Governatore Agazio Loiero, invece, “solo” il 32.22% (-25.54% rispetto a Scopelliti) pari a 342.773 voti (- 271.811 rispetto al vincitore). Il candidato outsider (come l’abbiamo definito) Filippo Callipo, invece, si è fermato al 10,02% equivalente a 106.646 voti.

Nella coalizione del centrodestra (che ha raccolto 592.523 voti equivalenti al 57,6%): il Pdl ha il 26,4% (271.581 voti) e 15 seggi, l’Udc il 9,4% (97.213) e 6 seggi, Insieme per la Calabria ha il 5,2% (53.158) e 2 seggi, Socialisti Uniti-Psi ha il 3,2% (33.000) e 0 seggi, Fiamma Tricolore ha lo 0,4% (4.136) e 0 seggi, Scopelliti Presidente ha il 9,9% (102.090) e 6 seggi e Libertà e autonomia-Noi Sud ha il 3,1% (31.345) e 0 seggi. Nella coalizione di centrosinistra (358.378 voti pari al 34,8%), invece, il Pd ha il 15,8% (162.081 voti) e 10 seggi, Federazione della sinistra ha il 4% (41.520) e 2 seggi, Psi e Sinistra con Vendola ha il 3,8% (38.581) e 0 seggi, Autonomia e diritti Loiero Presidente ha il 7% (71.945) e 4 seggi, Slega la Calabria ha il 2% (21.145) e 0 seggi ed Alleanza per la Calabria ha il 2,2% (23.106) e 0 seggi. Nella coalizione outsider (78.364 pari al 7,6%) Io resto in Calabria ha il 2% (20.443) e 0 seggi, Idv il 5,4% (55.370) e 3 seggi e Lista Bonino-Pannella lo 0,2% (2.551) e 0 seggi. Questo l’elenco, anch’esso ufficioso, degli eletti al consiglio regionale. Ai consiglieri si aggiungono il presidente eletto Giuseppe Scopelliti, del centrodestra, e lo sfidante sconfitto Agazio Loiero, del centrosinistra (Pippo Callipo, invece, non ha raggiunto la sufficienza dei voti per entrare in consiglio). Per il Pdl (15): i reggini Alessandro Nicolò, Giovanni Nucera, Antonio Stefano Caridi, Luigi Fedele e Santi Zappalà; i catanzaresi Pietro Aiello, Mario Magno e Domenico Tallini; i cosentini Giuseppe Gentile, Giuseppe Caputo, Gianpaolo Chiappetta, Francesco Morelli e Fausto Orsomarso; il vibonese Nazzareno Salerno ed il crotonese Salvatore Pacenza. Per Scopelliti Presidente (6): i reggini Giovanni Emanuele Bilardi e Candeloro Imbalzano; il catanzarese Claudio Parente; il cosentino Salvatore Magarò; il vibonese Alfonsino Grillo ed il crotonese Francesco Pugliano. Per l’Udc (6): il reggino Pasquale Maria Tripodi; il catanzarese Francesco Talarico; i cosentini Michele Trematerra e Gianluca Gallo; il vibonese Francescantonio Stillitani ed il crotonese Alfonso Dattolo. Per Insieme per la Calabria (2): il reggino Antonio Rappoccio ed il cosentino Giulio Serra. Per il Pd (10): i reggini Giuseppe Bova e Demetrio Battaglia; i catanzaresi Pietro Amato ed Antonio Scalzo; i cosentini Nicola Adamo, Carlo Guccione, Mario Maiolo e Sandro Principe; il vibonese Bruno Cesore ed il crotonese Francesco Sulla. Per Autonomia e diritti Loiero Presidente (4): il catanzarese Vincenzo Antonio Ciconte; i cosentini Mario Franchino e Rosario Francesco Antonio Mirabelli ed il vibonese Ottavio Gaetano Bruni. Per Federazione della sinistra (2): il reggino Antonino De Gaetano ed il cosentino Ferdinando Aiello.

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Lettera al Direttore della signora Manuela Lacaria Carbone

Dalla signora Manuela Lacaria Carbone, moglie di Massimo Carbone (nella foto), il motociclista morto il pomeriggio di domenica 28 marzo scorso percorrendo il viale Scopelliti a Catona, e su input della quale ieri abbiamo pubblicato un appello (da noi diffuso anche all'emittente televisiva TeleReggio – che ne ha dato notizia nei suoi TG – ed alla Gazzetta del Sud – che lo farà dopodomani – e che, qui, pubblicamente vogliamo ringraziare nelle persone dell'Editore della prima, la signora Bova, e del Capo-Redattore della seconda, dr. Tonio Licordari, n.d.r.) affinchè chi ha assistito all'incidente l'aiuti a capirne le cause, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

"Mio marito era un uomo tranquillo, prudente ed un motociclista esperto. Quando, verso le 19 del 28 marzo, sono venuti a comunicarmi che c’era stato un incidente stradale e che mio marito, Massimo Carbone, aveva perso la vita in un incidente in cui non erano coinvolti altri veicoli a causa dell’alta velocità, non sono riuscita a crederci. Mi sono recata più volte sul luogo dell’incidente, ho parlato con dei motociclisti che stavano esaminando il posto e cercavano di spiegarsi la dinamica, ho chiesto aiuto ad un esperto ed insieme abbiamo ricostruito ciò che è successo quella giornata che ha sconvolto per sempre la mia vita e quella di mio figlio. Avevamo trascorso una tranquilla mattina assieme a nostro figlio, Marco. Dopo pranzo, vista la bella giornata, Massimo è uscito in moto per andare ad assistere ad una partita di tennis, una delle sue passioni (gli piaceva suonare, sciare, andare in bicicletta ed in moto). Massimo entrava sul viale Scopelliti viaggiando, probabilmente sulla corsia di sinistra. Questa strada a quattro corsie è divisa da uno spartitraffico discontinuo. È la principale arteria che collega la città di Reggio al popoloso quartiere di Catona, per tale motivo viene percorsa giornalmente da centinaia di veicoli che utilizzano le interruzioni dello spartitraffico per effettuare pericolose inversioni ad “U” per recarsi a Catona (come è possibile constatare da rilievi sul posto o interpellando persone che abitualmente percorrono quella strada). Massimo, probabilmente vede un mezzo che viaggia sulla corsia di destra, sicuramente più lento di lui, mantiene la propria  direzione di marcia. Repentinamente il  mezzo che viaggiava sulla destra effettua la manovra di inversione di marcia occupando improvvisamente, forse senza aver attivato l’indicatore di direzione, la corsia sinistra. Massimo ha cercato di evitare la piena collisione con il mezzo, ma il contatto con lo spartitraffico provocava, dopo una decina di metri, la perdita del controllo e il rovinoso impatto contro il palo di un lampione." Fin qui la lettera della signora Manuela che, secondo quanto scrive, appare pressoché certa che il suo Massimo sia rovinato a terra e deceduto non per colpa sua (imprudenza o negligenza che dir si voglia), ma perchè un'auto parrebbe avergli "tagliato la strada" come da interrogativo da noi stessi posto nell'Editoriale di ieri. Insieme a lei aspetteremo la conclusioni delle indagini in corso alla ricerca della verità da parte degli investigatori interessati.

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Reggina: gli ex la incitano

altaltHa fatto piacere leggere attraverso le colonne del Corriere dello sport, dell’incitamento ed il sostegno da parte di tutti quei calciatori che in qualche modo nel recente passato hanno fatto la storia della Reggina. I vari Pirlo (nella foto mentre calcia una punizione in un Reggina-Milan), Perrotta, Nakamura, Mesto (nella foto). Nessuno ha dimenticato i colori amaranto e soprattutto nessuno di loro ha mai dimenticato come quel percorso con la Reggina gli abbia dato l’opportunità di affacciarsi ai grandi palcoscenici calcistici. Ringraziamo di cuore. Allo stesso tempo, però, questi messaggi ci trasmettono la tristezza del momento e quasi la compassione da parte di chi, chiamato in causa, ha voluto in qualche modo esprimere tutto il proprio dispiacere ed allo stesso tempo auspicato la pronta risalita. Che strano, e pensare che la Reggina solo fino a qualche anno addietro balzava agli onori della cronaca ed entrava a pieno titolo nella storia del calcio italiano, per quella incredibile impresa chiamata salvezza dopo il meno quindici iniziale. Sembra passata una vita, no solamente tre stagioni. Oggi ci troviamo a battagliare in piena zona retrocessione ma in un campionato che non è più quello di serie A.

Al penultimo posto con numeri impietosi e che inchiodano il percorso di questa squadra che, solo in una stagione ha ceduto il passo per tre volte consecutive al Granillo così come successo contro Modena, Lecce e Torino, meglio non dire come si è conclusa. Nel contesto di un campionato balordo, pieno di errori commessi, ma anche paradossale ed incredibile nel suo svolgimento. Dove perdi se giochi male, ma riesci a farlo anche dominando l’avversario. Dove ti vengono concessi sei calci di rigore in 32 partite e ne sbagli quattro, dove ripetute e continue sono le distrazioni da parte dei singoli e dove la vera e sola continuità trovata è quella nelle sconfitte. Oggi, attanagliata da mille difficoltà, la squadra si ritira in quel di Paestum per ritrovare motivazioni e la giusta serenità e provare in questo rush finale di dieci partite a raccogliere quanto più possibile. In sette mesi abbiamo visto cambiare velocemente una serie di obiettivi. Dalla promozione diretta, si è passati ai play off, poi la salvezza, adesso sembra difficile pure agguantare i play out. Che disastro. Tutto questo in attesa di scendere nuovamente in campo venerdì sera, sul terreno dell’ormai retrocessa Salernitana. I tre punti da conquistare sono un obbligo, non dovesse essere così, stiamo già facendo gli scongiuri, neanche il sostegno dei grandi ex potrebbe più salvarci.

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Il dramma dell’aborto terapeutico

altAborto terapeutico. Quanti di noi ne hanno mai sentito parlare? Probabilmente in pochi e magari solo per averlo vissuto direttamente sulla propria pelle o indirettamente attraverso l’esperienza di persone che ci sono particolarmente care. Ma quanti sanno di cosa effettivamente si tratta e conoscono le implicazioni emotive che questa scelta dolorosa comporta? Tutti i genitori, però, nel momento in cui si accorgono di aspettare un bambino, superati la gioia e l’entusiasmo iniziale, si pongono la fatidica domanda: “sarà sano?”. Finiti i tempi in cui la maternità era un mistero e ci si affidava alla sorte, ai giorni nostri esistono tecniche che consentono di trovare una risposta adeguata al quesito attraverso le diagnosi prenatali. Nel caso in cui venga malauguratamente accertata una patologia grave, anche se i famosi 90 giorni per l’interruzione volontaria della gravidanza sono passati, si può comunque procedere con l’aborto terapeutico. Al di là di tutti i discorsi morali, non competendo infatti a noi giudicare in proposito, mi chiedo, da donna e da madre, quanto coraggio occorra per affrontare il travaglio psicologico derivante dalla decisione di proseguire o meno con la gravidanza a seguito di una diagnosi che sembra senza speranza. Ad alcuni potrà sembrare inopportuno o persino brutale l’uso del termine “travaglio” trattando l’argomento aborto terapeutico.

In realtà si tratta di una scelta ben ponderata. Vi chiedo ancora, infatti, quanti di noi sono al corrente che nel secondo trimestre di gravidanza l’aborto avviene per induzione del parto? L’esigenza del travaglio e del parto sono purtroppo motivate dalla impossibilità di procedere ad un raschiamento, essendo il bambino ormai troppo grande. L’aborto terapeutico è sicuramente un momento drammatico nella vita di una coppia e, paradossalmente, la struttura ospedaliera può renderlo ancora più traumatico. Spesso le donne che affrontano le procedure di interruzione della gravidanza ricevono dei soprusi ed il più delle volte non reagiscono, denunciando, perché il senso di colpa e la sofferenza per quel figlio malato le rende vittime di  quegli operatori che le considerano vittime di serie b ed in quanto tali non meritevoli del minimo rispetto. Raccogliamo, al riguardo, la testimonianza di Maria C., una madre che ha già abortito da diverso tempo e che, a tutt’oggi, non riesce a perdonarsi questo gesto. Maria C. condanna l’atteggiamento superficiale degli operatori sanitari che non l’hanno adeguatamente informata sui rischi connessi all’aborto terapeutico e sulla necessità di procedervi provocando prima il travaglio e poi il parto vero e proprio. Critica duramente l’averle fatto credere che la sua bambina sarebbe stata cremata salvo poi scoprire, recentemente, che il suo corpicino è stato in realtà smaltito tra i rifiuti speciali quasi fosse spazzatura. Queste omissioni e mezze verità l’hanno orientata verso una scelta falsata da condizionamenti troppo pesanti. Pubblichiamo, di seguito, la sua lettera non come atto di denuncia nei confronti degli operatori sanitari che, generalmente, lavorano con abnegazione e coraggio, ma come l’accorato appello di una madre che vuole ricordare a tutti coloro che lavorano in un ambiente asettico quale quello ospedaliero di non dimenticare, o peggio sottovalutare, l’importanza dei risvolti umani. “Sono una mamma spezzata dentro dal dolore per aver appreso, dopo nove anni, la vera fine che ha fatto la mia bimba. Racconto tutto dall’inizio: il 30 novembre del 2000, dopo aver avuto l’esito positivo dell’amniocentesi (esame che mi portò a scoprire che la mia bambina era affetta da Talassemia Major) fui indotta dal ginecologo a rivolgermi presso una struttura sanitaria fuori distretto. Così feci ed il 14 dicembre, dopo quindici lunghissimi giorni (la mia piccolina ha lottato tenacemente per vivere) durante i quali ho affrontato i rischi relativi alla setticemia in corso, i ripensamenti per la decisione presa (come mai i farmaci che mi venivano somministrati impiegavano tanto tempo a funzionare?) ed il travaglio, arriva alle ore 18 circa il momento del parto. Non riesco ad esprimere il devastante senso di svuotamento fisico e psicologico e la solitudine incolmabile che da allora mi accompagna. Nessuno mi aveva spiegato che l’aborto terapeutico al quinto mese di gestazione era un parto con tanto di rischi connessi. Dopo il parto mi fu chiesto di dare un nome alla mia bimba e che cosa volessi farne del corpicino. A quel punto, sola, incosciente di quanto stava realmente accadendo, stordita dall’anestesia e da quindici giorni di calvario, ho deciso di farla cremare nella convinzione che fosse la procedura normalmente seguita dall’ospedale. Per tutti questi anni ho creduto che le cose fossero realmente andate così. L’anno scorso, avendo elaborato il lutto e sentendomi finalmente pronta, mi sono adoprata per ricercare il posto dove era stata seppellita mia figlia e, dopo aver superato reticenze, tentennamenti ed ogni sorta di difficoltà, ho scoperto la nuda e cruda realtà: il corpicino di mia figlia è stato buttato insieme ai rifiuti speciali nella spazzatura. Le domande che mi pongo adesso sono: perché non è stata rispettata la mia volontà? Con quale leggerezza d’animo, con quale crudeltà, è stato compiuto quel gesto? Ho la consapevolezza che, se solo il personale ospedaliero mi avesse informato sull’effettiva fine della mia bimba, avrei fatto una scelta diversa. Adesso però la ferita si è riaperta ed ha ripreso a sanguinare e, nonostante sia madre di due splendide bimbe, il senso di vuoto attanaglia costantemente la mia anima perché sento mancare un tassello importante. Della mia bimba ho cristallizzato una sola immagine: è la stella più luminosa nell’immensità del firmamento, la seguo con lo sguardo e la sento viva nel mio cuore. Colgo l’occasione per rivolgere un appello a tutti i medici ed ai paramedici delle varie strutture ospedaliere. Lo devo alla mia bimba, a tutti i bimbi che hanno fatto la sua stessa fine ed a tutte le mamme che si apprestano a fare scelte dolorose piene di se e di ma. Vi supplico, siate chiari ed espliciti quando si presenta a voi una mamma che deve subire un aborto terapeutico; spiegatele nei minimi particolari ciò che dovrà affrontare; accompagnatela per mano nel momento più difficile e delicato della sua vita; ma, soprattutto, se la mamma od altro parente omettono di dirvi cosa fare del frutto dell’aborto, abbiate la sensibilità di preparare una cassettina (o anche un contenitore per rifiuti speciali come quello usato per la mia bimba) per mettervi il corpicino e farlo giungere al cimitero più vicino per essere seppellito, sia pure in una fossa comune. In tal modo consentirete alla madre, quando si sentirà finalmente pronta, di avere un posto dove andare a piangere o semplicemente deporre un fiore. Un grazie di cuore a tutta la redazione ed ai lettori.” Maria C..

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Basket: Coppa Italia dilettanti, le 8 squadre finaliste

altTutto è pronto per l’inizio delle Final Eight della Coppa Italia di Serie B Dilettanti. Otto squadre si daranno battaglia nella tre giorni di Foligno in cui ci sarà il TOP dei quattro gironi della quarta serie nazionale. Vetrina importante per tutti i protagonisti ed anche per la Viola (nella foto durante un time out) che fa parte di questo prestigioso lotto dopo che i neroarancio hanno sostituito il Siracusa, formazione esclusa dal campionato a causa di seri problemi finanziari. I ragazzi di coach Bianchi sono pronti ad onorare quest’impegno che li vedrà affrontare nei quarti di finali il Rieti, formazione che milita nel girone C e che ha in Mossi il leader assoluto di un gruppo dalle grandi potenzialità e che si sta rendendo protagonista di un’ottima stagione. Il Moncalieri San Mauro è la squadra più forte del lotto e che già pensa al prossimo anno in cui disputerà al Serie A Dilettanti ma occhio al Piacenza di due vecchie glorie.

Gli emiliani possono contare sull’ex scarpette rosse Sambugaro e, soprattutto, su Mario Boni. Eh si , proprio l’ex Montecatini, un uomo che, negli anni d’oro, faceva tranquillamente trenta punti a sera nel massimo campionato italiano e che, adesso, a 47 anni si diverte ancora a giocare. Boni non ha perso il suo feeling con il canestro dato che i suoi numeri dicono che viaggia a 25 punti ad allacciata di scarpa ed i tifosi della Viola si ricordano bene le sue performances in riva allo stretto. Recanati e Senigallia saranno le rappresentanti del girone B. Si tratta di due compagini solide che giocano una pallacanestro di ottime fattura su due lati del campo e possono contare su individualità di alto livello. In particolare, il Recanati della stella Chiaramello ha sorpreso gli addetti ai lavori per come ha dominato il suo girone sin dalla prima palla a due della stagione. Corato è la compagine che, assieme alla Viola, porterà la bandiera del girone D. I pugliesi hanno conquistato la qualificazione dopo aver superato le rivali nelle fase preliminari della coppa a Settembre. Corno di Rosazzo è l’ottava sorella ed un’altra realtà cestistica che si gode i frutti di un progetto positivo cominciato qualche anno fa. La formula prevede i quarti di finale ad eliminazione diretta fino alla finale che si disputerà a Foligno il 2 Aprile. La Coppa Italia sta per prendere il via e sarà un prelibatissimo anticipo dei play-off promozione. Da ora in avanti, dunque, si fa sul serio.

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Appello: “Per favore, non abbiate paura e non siate omertosi! Chi sa qualcosa la dica…”

E’ questo, in sintesi, il messaggio che arriva alla nostra Redazione dalla famiglia Carbone-Lacaria. Massimo Carbone (nella foto), lo ricordiamo, è quel motociclista che, domenica 28 marzo scorso, intorno alle ore 16.00/16.30, ha perso la vita allorquando, in sella alla sua moto, per cause imprecisate, è rovinosamente caduto sull’asfalto lungo il viale Scopelliti (il viale, per intenderci, che collega Catona e lo svincolo autostradale Arghillà-Catona al popoloso quartiere alla periferia nord della città). Dalle prime risultanze sull’accaduto parrebbe che il tutto sia stato archiviato mettendo a verbale la velocità a cui il tachimetro della Yamaha (nella foto) si è fermato dopo l’impatto (contro un lampione della luce ed un albero il cui fusto è stato tranciato di netto) e, quindi, come un incidente causato solo ed esclusivamente dall’alta velocità a cui lo sfortunato motociclista sembrerebbe stesse percorrendo il viale. Questa causa, però, stride con le dichiarazioni che la moglie Manuela Lacaria ha rilasciato. Conoscendo Massimo, ovviamente, meglio di chiunque altro lo descrive come un uomo tranquillo, pacato, attento e scrupoloso anche nella guida di quel bolide a due ruote che, di fatto, lo ha condotto alla morte.

Appare, quindi, difficile, ma comunque non impossibile, che Massimo stesse “volando” alla velocità impressa sul tachimetro che è di ben 168 km/h. La circostanza dell’incidente mortale lascerebbe presupporre che Massimo fosse in corsia di sorpasso (a sinistra della carreggiata proprio in prossimità dello spartitraffico dove ci sono sia il lampione che l’albero di cui sopra) e che il “sorpassato” abbia repentinamente svoltato a sinistra per ripercorrere in senso inverso a quello della marcia del motociclista (Catona-Arghillà) peraltro con una manovra consentita ma ugualmente ardimentosa. Ha, quest’ultimo, attivato gli indicatori di direzione o no? E, se lo ha fatto, prima di svoltare si è accertato o meno se, da dietro, sopraggiungesse qualcuno in fase di sorpasso a cui, comunque, avrebbe dovuto dare la precedenza consentendogli di ultimare la manovra? Ricordiamo che il Codice della Strada non recita e non dispone che se si attivano gli indicatori di direzione tutto è consentito. L’attivazione degli stessi (le cosiddette frecce, per intenderci) non cautelano affatto dalle responsabilità di eventuali incidenti l’automobilista/motociclista che si occupa e preoccupa di azionarli. Recita, invece, che colui che segnala il proprio cambiamento di direzione lo fa solo ed esclusivamente per manifestare preventivamente l’intenzione di, appunto, cambiare direzione, sorpassare, svoltare a destra o sinistra, uscire da un parcheggio o quant’altro. Il Viale Scopelliti, sia in discesa (Arghillà-svincolo autostradale-Catona) che in salita (Catona-svincolo autostradale-Arghillà), appare particolarmente pericoloso proprio perché largo ed apparentemente praticabile senza alcun pericolo. Invece, numerose sono le stradine che sia in un verso che nell’altro confluiscono sullo stesso e spesso la segnaletica viene disattesa assieme alle più banali regole del Codice della Strada presenti con apposita segnaletica orizzontale e verticale. In prossimità, poi, del luogo dell’impatto, sul lato opposto del viale stesso, in direzione Arghillà-svincolo autostradale-Catona, è presente uno “stop” per chi scende affinché chi, invece, sale abbia la possibilità di effettuare un’inversione ad “U” e cambi direzione. A Massimo gli è stata tagliata la strada ed ha perso il controllo rovinando sull’asfalto? Parrebbe, inoltre, che proprio in prossimità dello “stop” una Panda Bianca (nuovo tipo) con a bordo due donne si sia immediatamente arrestata non tanto per lo “stop” previsto, ma perché ha visto l’incidente e la potente moto sbalzare verso di loro. E’ vero? E’ questo che la famiglia Carbone, sua moglie Manuela ed il loro piccolo, vogliono sapere. Non gli importa nulla dare la colpa (o il “concorso di colpa”) a qualcun altro; non gli importa speculare su una tragedia familiare di cotante proporzioni; Massimo non c’è più e nessuno glielo potrà restituire e questa è l’inesorabile verità. Manuela ed il suo bimbo vogliono solo sapere cosa sia successo realmente, l’unica causa individuata come l’alta velocità del loro Massimo non li convince affatto proprio in virtù dell’indole serena, tranquilla e coscienziosa del loro congiunto. Noi de “Il Reggino.it” ci siamo messi immediatamente a disposizione della famiglia cercando, con il nostro appello, di far uscire allo scoperto chi sa qualcosa e che può essere certamente utile alle indagini. Non c’è proprio nulla di cui aver paura contattandoci per fare luce sull’accaduto, Manuela vuole e deve sapere perché il suo Massimo non c’è più. PER QUESTO MOTIVO, CHI SA QUALCOSA, PER FAVORE LA COMUNICHI O DIRETTAMENTE ALLA SIGNORA CARBONE (carbonelacaria@tin.it) O, FAREMO NOI DA TRAMITE, ALLE NOSTRE MAIL INDICATE A SINISTRA SULLA HOME DEL SITO (mauriziogangemi@ilreggino.news o ilreggino@ilreggino.news), OPPURE ANCORA AI RECAPITI TELEFONICI DEL SOTTOSCRITTO SEMPRE LI’ INDICATI (349 1956789 – 366 2690502). Anticipatamente grazie per coloro i quali vorranno collaborare con la famiglia e con noi.

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Elezioni Regionali 2010: i dati (ufficiosamente) definitivi

Ecco i dati (quasi) definitivi delle Elezioni per il Governatore della Regione Calabria ed il sui Consiglio. Giuseppe Scopelliti, reggino, già sindaco della Città della Fata Morgana, esponente del Pdl, è stato eletto Governatore con 611.681 voti pari al 57,72% del totale. Il suo principale avversario politico, Agazio Loiero, catanzarese, Governatore uscente (visto il risultato, dalla finestra e non dalla porta principale), del Pd, si è fermato appena a 341.660 voti pari al 32,24% (- 25,28% rispetto al vincitore). Outsider il terzo candidato alla poltrona più ambita, Filippo Callipo, vibonese, imprenditore, dell’Idv, ha ottenuto 106.354 voti pari al 10,04% delle preferenze. Nel dettaglio vediamo i voti delle singole liste provincia per provincia.

La coalizione di centrodestra, formata da 7 liste, unitamente, ha conquistato 29 seggi forte del 52,53% (588.788 voti) in tutta la regione così suddiviso: il 66.46% (204.562) nel reggino, il 49,22% (181.883) nel cosentino, il 60,43% (115.351) nel catanzarese, il 52,51% (45.580) nel vibonese ed il 59,33% (44.406) nel crotonese. Poi, singolarmente, il Pdl ha conquistato 15 seggi grazie al 26,39% (269.989 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 31,14% (93.676) nel reggino, il 26,32% (97.273) nel cosentino, il 24,97% (47.668) nel catanzarese, il 21.33% (18.484) nel vibonese ed il 17,22% (12.888) nel crotonese. La lista Scopelliti Presidente ha conquistato 6 seggi grazie al 9,94% (101.724 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 12,27% (39.916) nel reggino, il 6,38% (23.588) nel cosentino, l’8,26% (15.770) nel catanzarese, il 9,99% (8.655) nel vibonese e il 22,44% (16.795) nel crotonese. L’Udc ha conquistato 6 seggi grazie al 9,39% (96.051) ottenuto in tutta la regione così distribuito: l’8,47% (25.484) nel reggino, il 7,56% (27.929) nel cosentino, il 12,86% (24.559) nel catanzarese, il 9,53% (8.260) nel vibonese e il 13,12% (9.819) nel crotonese. La lista Insieme per la Calabria ha conquistato, invece, 2 seggi grazie al 5,15% (52.695 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 6,69% (20.129) nel reggino, il 5,16% (19.060) nel cosentino, il 4,43% (8.453) nel catanzarese, il 4,48% (3.873) nel vibonese e l’1,57% (1.174) nel crotonese. Le altre tre liste della coalizione vincente Libertà e autononia–Noi Sud, Socialisti Uniti–Psi e Fiamma Tricolore non hanno conquistato seggi ottenendo, su scala regionale, rispettivamente il 3,6% (31.314), il 3,21% (32.879) e lo 0,40% (4,136). La coalizione di centrosinistra, formata da 6 liste, unitamente, ha conquistato 17 seggi “forte” del 34,83% (356.359 voti) in tutta la regione così suddiviso: il 26,55% (82.629) nel reggino, il 42,25% (156.133) nel cosentino, il 33,89% (62.785) nel catanzarese, il 35,78% (31.004) nel vibonese ed il 31,81% (23.804) nel crotonese. Poi, singolarmente, il Pd ha conquistato 11 seggi grazie al 15,79% (161.546 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 12,74% (38.332) nel reggino, il 17,82% (65.858) nel cosentino, il 15.49% (29.566) ne catanzarese, il 16.71% (14.484) nel vibonese ed il 17.78% (13.306) nel crotonese. La lista Federazione della sinistra ha conquistato 2 seggi in virtù del 4,04% (41.369 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 6.39% (19.220) nel reggino, il 3,8% (14.053) nel cosentino, il 2,45% (4.673) nel catanzarese, l’1,88% (1.626) nel vibonese ed il 2,4 (1.797) nel crotonese. La lista Autonomia e diritti ha conquistato 4 seggi forte del suo 7% (71.576 voti) in tutta la regione così suddiviso: il 3,69% (11.097) nel reggino, l’8,32% (30.750) nel cosentino, il 7,56% (14.433) nel catanzarese, il 10.28% (8.906) nel vibonese e l’8,54% (6.390) nel crotonese. Le altre tre liste della coalizione Psi e Sinistra con Vendola, Slega la Calabria ed Alleanza per la Calabria non hanno conquistato seggi ottenendo, su scala regionale, rispettivamente il 3,73% (38.190), il 2,02% (20.991) ed il 2,22% (22.687). La coalizione outsider. L’Idv ha conquistato 3 seggi ottenendo il 5,39% (55.125) in tutta la regione così distribuito: il 4,70% (14.132) nel reggino, il 6,62% (24.469) nel cosentino, il 3,78% (7.216) nel catanzarese, il 4,51% (3.909) nel vibonese ed il 7,21% (5.399) nel crotonese. Le altre 2 liste della coalizione Radicali ed Io resto in Calabria non hanno conquistato seggi ottenendo, su scala regionale, rispettivamente lo 0,25% (2.539) e l’1,97% (20.101).

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Ha (stra)vinto Reggio! Hanno (stra)vinto i Reggini! Ha (stra)vinto Scopelliti

E’ la vittoria di un’intera Città (nella foto, il suo stemma)! E’ la vittoria di un’intera Provincia! E’ il segno tangibile che i Reggini, stavolta, hanno preso in mano le redini dell’intera Calabria. Hanno riscoperto il significato della parola “campanilismo” ed hanno scelto di non essere più assoggettati alle logiche politiche colonizzanti da parte di catanzaresi e cosentini, ma hanno scelto “uno di loro”. E’ la vittoria di tutti noi che siamo orgogliosi di essere Reggini, che conosciamo vizi e virtù della nostra Città, che sappiamo a menadito quali siano le sue grandi contraddizioni e le sue altrettanti grandi capacità. Certo, il voto di Reggio, da solo, non sarebbe bastato ad eleggere Governatore Giuseppe Scopelliti (nella foto), ma, evidentemente, quello che viene definito “il modello Reggio” è stato compreso, sostenuto e, da oggi in poi, diffuso in tutte le altre 4 provincie calabresi. I numeri parlano chiaro, fugano qualsiasi dubbio in merito. In tutta la Calabria, il neo Governatore ha dato uno scarto abissale al suo maggiore avversario: quasi 28 punti percentuali (59% contro il 31%) di differenza sono per Loiero una Waterloo amplificata.

Scopelliti, poi, ha stravinto “in casa” con quasi il 69% dei voti (i dati sono ancora incompleti) contro il modestissimo 25% di Loiero ed il 6% di Callipo. Ha vinto in provincia di Cosenza (dove Loiero pensava di colmare il gap che lo vedeva soccombente nel Reggino) con quasi il 49% contro Loiero fermatosi al 40% e Callipo all’11%. Ha stravinto anche “fuori casa”, a Vibo Valentia (feudo del re del tonno), con quasi il 51% dei voti contro il 32% di Loiero ed il 18% di Callipo. Ha stravinto anche nel crotonese con oltre il 58% dei voti contro il quasi 31% di Loiero e l’11% di Callipo. Ma il dato che più assurge a significativo è che Scopelliti ha dilagato anche “in casa” di Loiero con il 57% dei voti contro il 32% dello stesso governatore uscente ed ancora l’11% di Callipo. E se i catanzaresi “umiliano” il loro candidato allora vuol dire che Loiero non esce dalla porta principale ma, addirittura, dalla finestra. “Strano” che il “defenestrato” non capisca il perché è stato “asfaltato” perfino dai suoi stessi concittadini. In fondo, basterebbe fare un po’ di autocritica e vedere il “loierismo” che danni ha prodotto all’intera Calabria. Parliamo di sanità? Parliamo di infrastrutture? Parliamo di trasporti e di bilanci? Crediamo che sia tutto sotto gli occhi di tutti. Ha vinto Reggio, dicevamo. A poco più di 3 mesi dal quarantennale dei “moti di Reggio” (14 luglio 1970), dal furto del capoluogo di regione e dalla nascita del Consiglio Regionale della Calabria, la Città più grande e bella della regione si prende la rivincita e serve, come un piatto freddo, la sua personale “vendetta” contro chi (reggini del passato inclusi) l’hanno colonizzata lasciandole le briciole. C’è vento di novità, aria di cambiamento, positività ed ottimismo attorno al neo Governatore. Certo, dovrà dimostrare con i fatti quanto di buono sarà capace di fare per tutti i Calabresi. Dovrà cercare di colmare il gap quarantennale che vede ancora Reggio un passo indietro a Cosenza ed a Catanzaro sul piano dell’economia, del turismo e di altre cose non certo ascrivibili a dettagli. Ha fatto bene il sindaco di Reggio in questi anni ed è proprio questo che, evidentemente, ha spinto la stragrande maggioranza dei Calabresi a dargli fiducia. Certo un “sindacato” con luci ed ombre, ovviamente. Più luci che ombre, senza alcun dubbio, non sempre, infatti, le scelte dell’amministrazione Scopelliti hanno convinto. Probabilmente si sarebbe potuto fare ancora di meglio. Ci auguriamo e gli auguriamo il “meglio” di farlo dagli scranni di Palazzo Campanella. In questa lunga campagna elettorale, abbiamo ascoltato una marea di proclami, una quantità industriale di bugie (clamorosa e vergognosa quella di Loiero sulla Diga sul Menta e sull’acqua a flotte nel reggino), una messe di promesse, manifesti elettorali ovunque e “santini” di perfetti sconosciuti in ogni angolo della Città. Noi de “ilreggino.news”, per espressa volontà del suo editore, sebbene consapevoli di rinunciare ad una certa quantità di denaro, abbiamo scelto di non pubblicare nessuno di questi “santini”. Non abbiamo voluto “sporcare” una testata giornalistica appena nata con le facce di questo o quel candidato. La linea editoriale è stata chiara ed il nome della testata la dice tutta: noi siamo “ilreggino.news”, noi siamo per Reggio di Calabria, noi siamo per i Reggini. E basta! Ecco perché, in sostanza, noi siamo più che soddisfatti per il risultato elettorale appena conquistato. Le prime dichiarazioni sono più che eloquenti e sintomatiche di un successo ampiamente annunciato. Scopelliti dice: “I Calabresi hanno fatto una scelta molto chiara: hanno inequivocabilmente bocciato una pessima gestione ed hanno dato fiducia ad un’alternativa di governo molto diversa dalla precedente. Uno tsunami si è abbattuto su Loiero e, questo, ci dà la forza per ripristinare in tutto il territorio calabrese la legalità.” Loiero mestamente commenta: “E’ una sconfitta che non lascia adito ad alcuna interpretazione se non quella chiara che esce dalle urne. Vince la destra anche se non riesco a capirne le cause (ma com’è che non le capisce?, n.d.r.). Ci sono stati conflitti e diatribe interne e siamo partiti tardi (tardi? ha avuto 5 anni per far campagna elettorale, evidentemente non ha saputo fare bene, n.d.r.), ma tutto questo non è sufficiente a spiegare questa sconfitta (non si preoccupi, gliela spiegheranno più avanti, n.d.r.).” Chi adduce come scusante alla “loierana-Waterloo” la presenza di Callipo, non conosce la basi della matematica. Anzi, della più facile delle operazioni: l’addizione. Se anche su Loiero fossero convenuti i voti conquistati da Callipo pur sempre di Waterloo si sarebbe trattato. Magari dal distacco più contenuto, ma se al 31% di Loiero si fosse aggiunto il 10% di Callipo si sarebbe arrivati al 41%. E, ci pare, che da 41 a 59 ce ne vuole ancora molto. Un altro dato è, comunque, meritevole di attenzione. In Calabria ha votato il 59% degli avanti diritto. Tradotto vuol dire che quasi 1 elettore su 2 ha la “scatole” (non le urne) piene della politica e dei politicanti. Tocca ai vincitori di oggi riportare entusiasmo tra la gente che ha deciso, chiaramente, di rinunciare ad esercitare il diritto del voto tralasciando e demandando ad altri lo scegliere per loro conto. Il “partito” degli assenteisti non ha torto, ma in una democrazia il voto è certamente il primo passaggio obbligato per far sentire la propria voce. In effetti, però, anche il “silenzio” del 41% dei Calabresi, per certi versi, è assordante e deve far riflettere. In bocca al lupo Reggio! In bocca al lupo Reggini! In bocca al lupo Scopelliti! Ad majora!

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Reggio Calabria: un motociclista kamikaze (?), una moto killer e…

Ancora un motociclista morto, l’ennesimo, vittima del “mostro” che aveva sotto la sella. Una moto (Yahama 1000 cc) (nella foto di Peppe Praticò), un viale (Scopelliti) verosimilmente libero, senza traffico e maledettamente invogliante a girare la manopola del gas, un uomo morto (Massimo Carbone, 46 anni) (nella foto mestamente coperto da un telo), una vedova ed un orfano. Questo il “quadro” diabolicamente dipinto dal destino ieri pomeriggio. Sul viale che porta, in salita, da Catona e dallo svincolo autostradale verso il popoloso quartiere di Arghillà, periferia nord della città, si è consumato l’ennesimo dramma della strada. Un uomo in sella al suo bolide, forse causa l’eccessiva velocità probabilmente per provare “l’effetto che fa”, finisce la sua corsa contro lo spartitraffico, forse la moto s’impenna e vola oltre, l’uomo sbatte sul selciato e fors’anche contro un palo dell’illuminazione che, nell’impatto, perde la copertura della lampada (nella foto), “investe” uno dei tanti alberi messi lì a dimora e ad ornamento tanto da tranciarlo di netto così come si trancia in un istante anche la sua vita che, purtroppo, scrive la parola “fine”.

E’ una domenica come tante, quella di ieri, probabilmente il Viale Scopelliti era libero dal traffico e, forse ingenuamente, il motociclista avrà pensato “cosa mai mi potrà succedere se do gas e sento il vento che mi sbatte in faccia?” Il destino, il fato, questa volta però era in agguato e non è andata affatto bene al giovane reggino che lascia, in un solo istante, per un solo attimo di spregiudicatezza pagata con la vita, una moglie ed il loro bimbo a piangerlo sul quel maledetto tratto di strada. Troppe volte i viali sono scambiati per piste dove dare libero sfogo all’ebbrezza della velocità (in moto o in auto che sia). E’ successo già sul Viale Calabria, è successo già sulle bretelle del Calopinace, è successo ovunque ci sia un po’ di spazio. Ed i “dissuasori di velocità”? Ed i “dossi artificiali”? Con “il senno di poi” tutto diventa più facile si sa, ma, forse, se ci fossero stati né il motociclista in questione né chi l’ha preceduto avrebbero posto fine alla loro vita. Certo, questi sono solo dei “mezzi” per dissuadere chi ha voglia di scambiare un viale per un pista, ma, è ovvio, la responsabilità è comunque solo di chi, forse, crede per un solo attimo di essere immortale e, purtroppo, immortale non è. Abbiamo visto tanti amici, tanti conoscenti, troppi certamente, lasciarci per quel gusto di adrenalina che il correre in moto o in auto spesso dà. Ma vale la pena rischiare l’unica Vita che ci è stata messa a disposizione per qualche secondo di velocità fuori norma? Crediamo di no! Anche se, ovviamente, tutto è destino e tutto è già scritto da qualche parte e da qualcuno. Osare, in quest'occasione, certamente è costato molto a Massimo Carbone che, forse irresponsabilmente, ha corso questo rischio anziché “correrne” un altro e cioè godersi la sua famiglia e veder crescere il suo figliuolo. Ma le indagini proseguono e chissà che non sia solo "colpa" di Massimo…

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