
Ha fatto piacere leggere attraverso le colonne del Corriere dello sport, dell’incitamento ed il sostegno da parte di tutti quei calciatori che in qualche modo nel recente passato hanno fatto la storia della Reggina. I vari Pirlo (nella foto mentre calcia una punizione in un Reggina-Milan), Perrotta, Nakamura, Mesto (nella foto). Nessuno ha dimenticato i colori amaranto e soprattutto nessuno di loro ha mai dimenticato come quel percorso con la Reggina gli abbia dato l’opportunità di affacciarsi ai grandi palcoscenici calcistici. Ringraziamo di cuore. Allo stesso tempo, però, questi messaggi ci trasmettono la tristezza del momento e quasi la compassione da parte di chi, chiamato in causa, ha voluto in qualche modo esprimere tutto il proprio dispiacere ed allo stesso tempo auspicato la pronta risalita. Che strano, e pensare che la Reggina solo fino a qualche anno addietro balzava agli onori della cronaca ed entrava a pieno titolo nella storia del calcio italiano, per quella incredibile impresa chiamata salvezza dopo il meno quindici iniziale. Sembra passata una vita, no solamente tre stagioni. Oggi ci troviamo a battagliare in piena zona retrocessione ma in un campionato che non è più quello di serie A.
Al penultimo posto con numeri impietosi e che inchiodano il percorso di questa squadra che, solo in una stagione ha ceduto il passo per tre volte consecutive al Granillo così come successo contro Modena, Lecce e Torino, meglio non dire come si è conclusa. Nel contesto di un campionato balordo, pieno di errori commessi, ma anche paradossale ed incredibile nel suo svolgimento. Dove perdi se giochi male, ma riesci a farlo anche dominando l’avversario. Dove ti vengono concessi sei calci di rigore in 32 partite e ne sbagli quattro, dove ripetute e continue sono le distrazioni da parte dei singoli e dove la vera e sola continuità trovata è quella nelle sconfitte. Oggi, attanagliata da mille difficoltà, la squadra si ritira in quel di Paestum per ritrovare motivazioni e la giusta serenità e provare in questo rush finale di dieci partite a raccogliere quanto più possibile. In sette mesi abbiamo visto cambiare velocemente una serie di obiettivi. Dalla promozione diretta, si è passati ai play off, poi la salvezza, adesso sembra difficile pure agguantare i play out. Che disastro. Tutto questo in attesa di scendere nuovamente in campo venerdì sera, sul terreno dell’ormai retrocessa Salernitana. I tre punti da conquistare sono un obbligo, non dovesse essere così, stiamo già facendo gli scongiuri, neanche il sostegno dei grandi ex potrebbe più salvarci.