Napoli: Guardia di Finanza, tassati proventi usurari per 1,5 milioni

(327) Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha portato a termine, tra l’area vesuviana, oplontina e stabiese, una serie di controlli fiscali nei confronti di 17 soggetti che, avendo perpetrato diverse e reiterate condotte usurarie, erano riusciti ad accumulare indebitamente proventi illeciti per circa 1 milione e mezzo di euro.

In particolare, l’obiettivo delle Fiamme Gialle del Gruppo di Torre Annunziata è stato quello di intercettare e misurare l’effettiva capacità contributiva scaturita dall’illecita percezione nell’ultimo quinquennio di remunerativi interessi usurari, allo scopo di non riservare ai criminali che ne hanno indebitamente goduto un trattamento tributario di favore rispetto ai contribuenti onesti.

Al riguardo, l’imposta evasa complessivamente recuperata a tassazione ammonta a quasi 400.000 euro, che ora dovranno essere versati all’Erario.

Si tratta di soggetti recentemente destinatari di misure di custodia cautelare e di sequestri patrimoniali del valore di oltre 2 milioni e 400 mila euro i quali, pur di arricchirsi in maniera illecita a danno delle loro vittime, ricorrevano spesso a pesanti minacce, a incessanti vessazioni, a atti di violenza fisica o addirittura all’uso delle armi.

A tale riguardo, uno dei filoni investigativi che ha consentito di appurare diverse condotte di usura è partito, tra l’altro, da un’indagine conseguente ad un episodio di “gambizzazione” avvenuto mediante un’arma da fuoco.

Alcuni degli usurai sottoposti a controllo fiscale gravitavano in ambienti della criminalità organizzata, in altri casi sono risultati legati da vincoli di parentela a narcotrafficanti di spessore internazionale; in altri ancora si è trattato di imprenditori e professionisti che avevano persino costituito una vera e propria “cassaforte” in Svizzera, le cui provviste finanziarie venivano utilizzate per alimentare i prestiti usurari.

La tassazione di proventi illeciti si conferma uno strumento di prevenzione e repressione utilissimo per fronteggiare la recrudescenza del fenomeno dell’usura che si è registrata negli ultimi tempi, anche a seguito della crisi di liquidità determinata dall’emergenza sanitaria in atto.

L’odierna operazione costituisce una concreta risposta alla crescente domanda di giustizia fiscale e sociale in un territorio che sta subendo una forte recrudescenza di fenomeni criminali.

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Pisa: Procura della Repubblica e Guardia di Finanza, operazione “Petroloro”. Maxi frode nel contrabbamdo di carburanti, autoriciclaggio e ricettazione. Eseguite 20 misura cautelari in provincia di Napoli, Caserta, Prato e Livorno (video)

(271) Le indagini della Procura della Repubblica di Pisa hanno permesso di eseguire in data odierna una ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Tribunale di Pisa – Ufficio del G.I.P – che prevede: 12 ordinanze di custodia cautelare (in carcere e ai domiciliari), 8 misure coercitive obbligatorie, di cui 7 obblighi di dimora e 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il sequestro n. 3 società, n. 20 conti correnti, nr. 103 tra auto, rimorchi, cisterne adibite al trasporto di carburanti, autovetture e motoveicoli per un valore complessivo di circa 14.000.000 di euro.

L’intensa attività investigativa, eseguita dal Nucleo di Polizia Economica Finanziaria della Guardia di Finanza di Pisa e dall’Ufficio Antifrode della Direzione VI – Toscana, Sardegna e Umbria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con la collaborazione dell’Ufficio delle Dogane di Pisa, ha consentito di sgominare una associazione a delinquere dedita al traffico di prodotti energetici per autotrazione, immessi sul mercato in evasione di accisa,

all’autoriciclaggio dei relativi proventi illeciti, alla contraffazione di pubblici sigilli e alla falsità in atti pubblici.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa, hanno permesso di accertare che il prodotto petrolifero destinato ad autotrazione è stato ottenuto attraverso la miscelazione di olii e sostanze di varia natura con gasolio e benzina, al fine di celarne la presenza ed al contempo aumentare significativamente il volume del prodotto da immettere sul mercato.

Le investigazioni hanno appurato che le operazioni di miscelazione hanno previsto l’impiego di olio fino al 50% del quantitativo di ogni singolo carico.

Il prodotto così ottenuto, definito “olio” dagli accoliti proprio a causa dell’alta percentuale dei prodotti da “taglio”, è stato stoccato, a cura dei vari trasportatori dell’organizzazione, dapprima in un deposito commerciale sito nel pisano e, successivamente, in altri impianti simili dislocati nelle province di Verona e Mantova.

Tra l’altro, l’organizzazione ha gestito il deposito pisano per le proprie illecite attività anche dopo la dichiarazione di fallimento della società titolare della relativa licenza fiscale: condotta per la quale agli affiliati è stata contestata anche la fattispecie di cui all’art. 216, comma 2, della legge fallimentare.

L’introduzione nei depositi riconducibili all’associazione a delinquere di cui trattasi è avvenuta in assenza di documentazione giustificativa ovvero con la scorta di documenti (cosiddetti DAS) falsi, sui quali è stato apposto anche il timbro dell’Ufficio delle Dogane abilmente falsificato.

Per la commercializzazione del prodotto sottratto all’imposta e frutto della miscelazione di olio con gasolio e benzina, sono state utilizzate diverse società, risultate essere mere “cartiere”, aventi il solo scopo di consentire all’organizzazione di emettere fattura ai clienti ed incassare i pagamenti da essi disposti. I proventi dell’illecita attività sono stati reimpiegati nel traffico di prodotti energetici di “contrabbando”, per cui agli associati è stato contestato anche il reato di cui all’art. 648 ter c.p.

Le lunghe e laboriose investigazioni hanno permesso di individuare l’intera organizzazione, dal vertice ai contabili, dai responsabili in loco dei vari depositi ai numerosi trasportatori, dai molteplici prestanomi delle società ai compilatori dei documenti falsi.

E’, inoltre, emerso che uno dei principali clienti dell’organizzazione ha immesso in commercio il prodotto, nella piena consapevolezza dell’avvenuta sottrazione all’accisa e della reale natura dello stesso. Il soggetto è stato, pertanto, indagato in ordine al reato di cui all’art. 648 c.p. e nei confronti della società, nell’interesse e a vantaggio della quale è stato commesso l’illecito, è stata applicata la normativa sulla responsabilità amministrativa da reato in relazione alla predetta fattispecie delittuosa.

Allo stato delle indagini l’accisa evasa è pari a circa € 6.500.000, mentre il totale di prodotto fraudolentemente sottratto all’accisa ammonta a lt. 9.704.956,71.

Al danno erariale come sopra accertato, si deve aggiungere l’ulteriore mancato introito per le casse dello Stato dovuto alla mancata corresponsione dell’IVA, nonché il pericolo potenziale per l’ambiente ed i mezzi di trasporto derivante dall’immissione in commercio di prodotti energetici non a norma, che ignari consumatori hanno acquistato presso distributori di carburanti presenti sul territorio nazionale. L’attività illecita, considerato il volume di prodotto illegalmente commercializzato, ha causato anche un’inevitabile distorsione del mercato, penalizzando operatori onesti già provati dalla grave crisi che ha colpito il settore.

Anzi, è stato accertato che l’associazione a delinquere, all’indomani dell’emergenza nazionale legata all’epidemia da virus COVID 19, ha incrementato sensibilmente i traffici illeciti di prodotti da destinare ad autotrazione, sfruttando i prezzi concorrenziali del prodotto commercializzato e la libera circolazione dei beni di prima necessità, tra i quali rientrano anche i carburanti.

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pisa, accogliendo le richieste del PM titolare del fascicolo, ha disposto 20 misure cautelari personali, di cui 12 custodiali e 8 provvedimenti ristrettivi della libertà personale di altra natura (obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla PG), oltre a disporre il sequestro preventivo di 3 società, n. 20 conti correnti, nr. 103 tra auto, rimorchi, cisterne adibite al trasporto di carburanti, autovetture e motoveicoli per un valore complessivo di circa 14.000.000 di euro.

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Vicenza: Guardia di Finanza, truffa nella gestione dell’eredità. Eseguito decreto di sequestro preventivo per 94.000 euro nei confronti di un consulente patrimoniale (video)

(270) I Finanzieri della Comando Provinciale di Vicenza, nei giorni scorsi, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Tribunale di Vicenza, in via diretta su disponibilità finanziarie intestate a una s.r.l. e al suo amministratore “di fatto”, per un valore complessivo di 94.624,00 €.

I militari della Compagnia di Arzignano erano stati delegati, dalla Procura della Repubblica di Vicenza, all’esecuzione di indagini di polizia giudiziaria finalizzate ad appurare la possibile sussistenza del reato di truffa, perpetrato da P.M. (classe 1978, di Arzignano) attraverso lo svolgimento di attività di “consulenza per una divisione ereditaria” con modalità tali da arrecare un cospicuo danno economico al patrimonio altrui, fornendo informazioni false e incomplete e approfittando della imprudenza e della buonafede di un uomo rimasto vedovo per la scomparsa della moglie.

In particolare, l’indagato si era presentato alla persona offesa quale esperto nella gestione di eredità nel settore dell’edilizia, offrendosi come supporto per le pratiche relative alla divisione del patrimonio costituente l’asse ereditario del de cuius.

La vittima si era quindi affidata al suddetto “consulente” in gestioni patrimoniali, corrispondendo a vario titolo ingenti somme di denaro per la gestione della pratica successoria e per la stima dei diversi beni oggetto dell’eredità; tuttavia, fra i vari atti di disposizione patrimoniale, sono successivamente emerse prestazioni mai eseguite, rilevanti per l’entità del patrimonio e del tutto prive di causa. Ad esempio, fra i diversi atti, si annovera la disposizione di 70.000 €, transitati dal conto dei figli ereditieri a quello del menzionato esperto in gestioni patrimoniali, con la causale “caparra confirmatoria”; caparra che, tuttavia, non sarebbe riferibile ad alcun contratto.

Nel corso delle indagini, sono state acquisite informazioni testimoniali da persone informate sui fatti ed è stata esaminata cospicua documentazione bancaria, trasmessa dagli istituti di credito in forza di apposito decreto dell’Autorità Giudiziaria. In virtù di tali attività, i Finanzieri della Città del Grifo hanno potuto ricostruire puntualmente le movimentazioni di denaro eseguite dalla persona truffata in favore dell’indagato e della società di capitali dallo stesso, “di fatto”, gestita.

A seguito delle attività investigative svolte e portate all’attenzione della Procura della Repubblica di Vicenza, i cui esiti sono stati condivisi dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Vicenza, il profitto del reato è stato quantificato in un ammontare pari ad euro 94.624,00 che, in esecuzione di specifico provvedimento emesso dal G.I.P. di Vicenza, è stato oggetto di sequestro preventivo, in via diretta, mediante apprensione delle somme di denaro giacenti nei conti correnti nella disponibilità dell’indagato e della società di capitali.

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Ancona: Guardia di Finanza, operazione “Global Pay”. Maxi frode nella cantieristica navale. Denunciate 19 persone per reati fiscali e caporalato. Coinvolte 16 società in 6 regioni. False fatture per 15 milioni (video)

(268) I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Ancona, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno portato a termine nelle scorse settimane un’articolata indagine nel settore dei subappalti per la cantieristica navale, che ha visto il coinvolgimento di sedici società con sede nelle Marche, Campania, Puglia, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Veneto, con alle dipendenze 416 operai di cui 146 impiegati nel capoluogo dorico.

Tutte le imprese, gestite da amministratori sia italiani che bengalesi, lavoravano all’interno dello stabilimento della più importante società di costruzioni navali di ancona – risultata essere estranea ai fatti.

La complessa attività investigativa, svolta dalle fiamme gialle in collaborazione con il locale ispettorato del lavoro, si è protratta per più di un anno e ha visto l’esecuzione, tra l’altro, di numerose perquisizioni, acquisizioni documentali, accertamenti bancari, patrimoniali e attività tecniche.

Il disegno criminale era quello di realizzare plurimi illeciti contributivi e fiscali, a danno sia dei dipendenti delle sedici società coinvolte che dello stato, per abbattere artificiosamente il reale costo del lavoro, in modo da poter offrire prezzi ribassati e fuori mercato all’importante società di costruzioni navali, al fine di ottenere l’aggiudicazione degli appalti, creando così anche un ingente danno alle imprese che agivano nel rispetto delle regole di mercato, le quali si trovavano così ad essere estromesse dagli affidamenti.

Le indagini dei finanzieri dipendenti dal comando provinciale di ancona, avviate in seguito a specifica attività d’intelligence, hanno consentito di rilevare:

 in alcuni casi, l’imposizione, da parte del caporale ai lavoratori di “restituire” in contanti parte della retribuzione come fosse un vero e proprio “pizzo”. In particolare nell’ambito di una perquisizione domiciliare in Marghera (Ve), presso l’abitazione del suddetto caporale bengalese, sono stati rinvenuti e sequestrati oltre 40.000 euro in contanti, alcuni contenuti in buste recanti la dicitura “da parte del lavoratore per il boss”.

Nello stesso ambito, sono state analizzate decine di operazioni sospette ai fini valutari, costituite da spedizioni di denaro all’estero, prevalentemente in Bangladesh, mediante servizi di “money transfer” effettuate da parte di soggetti alle dipendenze del citato caporale:

  • come in alcune circostanze si approfittasse dello stato di bisogno di lavoratori, in particolare di quelli bengalesi, alcuni dei quali alloggiati in condizioni di forte degrado abitativo, costretti a lavorare “sottopagati” per ottenere un contratto di lavoro indispensabile per il rinnovo del permesso di soggiorno;
  • la corresponsione agli operai della cd. “paga globale”, ossia di una paga oraria imposta arbitrariamente dal datore di lavoro al di fuori dei limiti previsti dai contratti collettivi nazionali, priva di tutte le indennità accessorie della retribuzione, quali il pagamento delle assenze per malattia, delle ferie, della tredicesima e del t.f.r.;
  • l’impiego di decine di dipendenti in orario notturno continuativamente per alcuni mesi, senza la corresponsione di alcuna delle indennità integrative previste dalla legge. in particolare, una società con sede in provincia di taranto ha impiegato per oltre quattro anni numerosi operai in attivita’ notturne di molatura degli scafi navali senza corrispondere alcuna indennità, conseguendo un indebito risparmio per oltre 160.000 euro;
  • l’emissione di false fatture emesse per circa quindici milioni di euro da parte di cinque società “cartiere” appositamente costituite al fine di compensare illecitamente i dovuti contributi previdenziali con l’imposta sul valore aggiunto a credito in realtà non spettante per complessivi 300.000 euro e allo scopo di abbattere il reddito da tassare. 
tale stratagemma era stato adottato da un sodalizio criminale di soggetti di origine campana, che avevano costituito una rete di società fittizie, intestate a vari “prestanome”, tra cui figuravano anche alcuni operai dipendenti extra-comunitari, costretti ad accettare la carica di amministratore pena il licenziamento. queste società emettevano fatture false nei confronti di altre quattro imprese di cantieristica navale, ai medesimi riconducibili;
  • l’adozione di artifizi contabili atti ad abbassare illecitamente l’importo delle buste paga e quindi il correlato carico fiscale e previdenziale, quali:
  1. il sistematico “sotto-inquadramento” dei lavoratori, con la conseguente corresponsione della paga sindacale minima;
  2. la produzione di false lettere di contestazione per assenze ingiustificate in realtà mai avvenute, redatte per giustificare ulteriori indebite decurtazioni dalle buste paga dei lavoratori;
  3. la corresponsione di emolumenti sotto forma di rimborsi per trasferte, in realtà non effettuate, in quanto non imponibili ai fini contributivi, con conseguente frode aggravata ai danni dell’INPS per 000 euro. 
sono state anche riscontrate violazioni alla normativa in materia di sanità sui luoghi di lavoro, poiché alcune delle società controllate hanno omesso di sottoporre alla prescritta visita medica decine di lavoratori impiegati per lavori notturni e/o particolarmente insalubri. 
sulla base degli elementi acquisiti nel corso delle indagini sul conto di tre soggetti – p.f. di anni 34, p.e. di anni 61 e p.g. di anni 37 – gestori di diritto e di fatto di una società con sede legale a taranto ma operante esclusivamente in ancona presso il predetto cantiere navale, veniva richiesto e ottenuto dalla procura della repubblica di ancona il sequestro di disponibilità finanziarie sui conti correnti oltre che beni immobili fino alla concorrenza di circa 350.000 euro. 
la complessa attività operativa si è conclusa con la denuncia alla procura della repubblica di ancona di diciannove persone di cui sei caporali, per svariati reati, tra cui “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, che nella forma aggravata e’ punibile con la reclusione fino a 12 anni, truffa aggravata ai danni dell’INPS, frode fiscale mediante utilizzo di false fatture e indebita compensazione dei tributi e omessa vigilanza sanitaria dei dipendenti. 
l’indagine testimonia il sistematico presidio esercitato dalla guardia di finanza a tutela degli interessi fiscali e contributivi dello stato, a salvaguardia economica e sanitaria dei lavoratori, onde contrastare fenomeni di sfruttamento, nonché, non meno importante, a difesa delle imprese che operano nella legalità.

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Roma: Guardia di Finanza, scoperto un container con oltre un milione di mascherine non sicure. Denunciati due cittadini cinesi

(267) Sono oltre un milione i dispositivi di protezione individuale non conformi alla normativa europea e nazionale sulla sicurezza dei prodotti scovati dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma in un deposito situato nel quartiere Prenestino.

Le Fiamme Gialle del 3° Nucleo Operativo Metropolitano, coordinate dalla Procura della Repubblica capitolina, hanno monitorato i canali di approvvigionamento degli operatori economici che hanno subito, di recente, analoghi sequestri, risalendo a una società riconducibile a due cittadini cinesi, nel cui magazzino è stato rinvenuto un container contenente mascherine chirurgiche provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese, occultate dietro due bancali di capi di abbigliamento. Alcune recavano indebitamente il marchio CE, mentre altre erano prive della prescritta autodichiarazione da inviare all’Istituto Superiore della Sanità e all’I.N.A.I.L. per l’attestazione delle caratteristiche tecniche e il rispetto dei requisiti di sicurezza, deroga consentita in via eccezionale dal Governo proprio per fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto.

E’ stata sequestrata anche un’autovettura di grossa cilindrata e circa 10.000 euro in contanti, probabile provento dell’attività illecita.

I due responsabili dovranno rispondere dinanzi all’Autorità Giudiziaria dei reati di frode in commercio, ricettazione e vendita di prodotti contraffatti.

L’attività rientra nel più ampio dispositivo di contrasto ai comportamenti illegali che sfruttano l’attuale emergenza sanitaria per trarne profitto.

 

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Lodi: Guardia di Finanza, operazione “The Magicians”. Associazione a delinquere composta da un noto mago del nord Italia e dai propri familiari triffa 450 persone ed investe gli illeciti guadagni. 5 persone indagate, eseguite 3 misure cautelari e sequestrati beni per 3,6 milioni (video)

(266) Dalle prime ore della mattinata di oggi militari del Comando Provinciale di Lodi stanno eseguendo una misura personale e reale nei confronti di un’associazione a delinquere promossa da un sedicente mago e dal suo stretto nucleo familiare che, attraverso il concorso di un noto professionista lodigiano, ha investito un’enorme mole di denaro, sottratta con l’inganno a persone anziane abusando della loro condizione di fragilità psicologica.

Le indagini, svolte dalla Tenenza di Casalpusterlengo, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Lodi, hanno consentito di disvelare condotte illecite a danno di oltre 450 persone, residenti su tutto il territorio nazionale, che hanno versato agli associati, dal 2014 ad oggi, una somma pari a 3.600.000 euro.

Il mago sfruttando la sua fama di cartomante ed approfittando, secondo le accuse, della vulnerabilità delle persone offese, ingenerava in queste la convinzione dell’esistenza di gravi pericoli per loro od i loro familiari; così facendo, le induceva a corrispondergli ingenti somme di denaro in cambio di rituali magici ed esorcismi che avrebbero eliminato ogni sorta di negatività.

Sempre secondo l’accusa, le truffe sarebbero state perpetrate, prevalentemente, attraverso il mezzo televisivo ed i social network ed hanno consentito all’ ipotizzato sodalizio criminoso di incassare da ogni singola vittima enormi cifre, anche oltre i 100.000 euro; il caso più eclatante è quello di una signora della provincia di Rimini, rimasta vedova, che è arrivata a pagare al mago la somma complessiva di 350.000 euro.

Gli approfondimenti investigativi, eseguiti mediante l’incrocio delle movimentazioni bancarie (conti correnti e ricariche postepay) con i dati patrimoniali del nucleo familiare degli indagati, hanno permesso, inoltre, di individuare anche un commercialista ed altra persona, rispettivamente R.V. (classe 1962) e B.D. (classe 1983), che hanno impiegato il denaro proveniente dalle truffe per acquistare appartamenti, autovetture di lusso e patrimonializzare una società immobiliare.

Il giudice per le indagini preliminari di Lodi, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha disposto gli arresti domiciliari per M.R.C. (classe 1950) sedicente mago, per sua moglie M.M. (classe 1951) e la loro figlia M.V. (classe 1993) nonché il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, nei confronti del patrimonio di tutti gli indagati fino alla concorrenza della somma di 3,6 milioni di euro.

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Torino: Guardia di Finanza, operazione “Spartito”. Teatro Regio, perquisizioni per corruzione, turbativa d’asta ed abuso d’ufficio (video)

(264) Corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Queste le ipotesi di reato a carico degli indagati nella vicenda della gestione del Teatro Regio di Torino, per la quale, dalle prime ore di questa mattina, la Guardia di Finanza di Torino è impegnata in numerose perquisizioni in diverse Regioni italiane. Coinvolte nelle indagini due società, tra cui una Elvetica, e quattro persone.

L’operazione, denominata “SPARTITO”, è condotta dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino, su delega della locale Procura della Repubblica in relazione ad alcune criticità emerse nella gestione della Fondazione Lirica del Teatro Regio di Torino.

Le indagini hanno appurato il legame professionale tra l’ex Sovrintendente del Teatro Regio e un’agenzia teatrale Svizzera che ha visto poi crescere il proprio fatturato, grazie alla scritturazione, da parte della citata Fondazione Lirica, di artisti da essa rappresentati.

Sono inoltre emerse presunte irregolarità nella predisposizione del bando per la riconferma dell’ex Sovrintendente nonché nell’affidamento di incarichi a persone a lui vicine per la gestione del marketing del Teatro Regio.

Nel corso delle indagini è stata anche rilevata la vicenda di un dipendente della Fondazione che, nel giro di poco tempo, ha visto il proprio ruolo professionale crescere da corista a collaboratore di staff della sovrintendenza per le attività di innovazione e sviluppo.

Il dipendente, inoltre, avrebbe favorito l’aggiudicazione di un appalto per il servizio di marketing ad un’azienda milanese che si occupa di ricerche di mercato e sondaggi di opinione, attraverso la complicità del titolare che ha predisposto il bando di gara inserendo elementi selettivi che risulteranno eccessivamente stringenti per altri partecipanti.

L’operazione della Guardia di Finanza di Torino vede coinvolte le province di Torino, Asti, Milano, Fermo e Ancona.

L’attività costituisce un’ulteriore testimonianza della costante attenzione rivolta dalla Guardia di finanza alla lotta alla corruzione, che altera le regole della sana competizione tra imprese, danneggia gli onesti e fa aumentare i costi dei servizi pubblici, nella consapevolezza che combattere la corruzione significa affermare la meritocrazia.

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Roma: siglato il protocollo d’intesa tra la Procura Generale della Corte dei Conti e la Guardia di Finanza

(263) Il Procuratore Generale della Corte dei Conti, Pres. Alberto Avoli, e il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Giuseppe Zafarana, hanno siglato, in data odierna, a Roma, presso la caserma “Piave”, sede del Comando Generale del Corpo, un protocollo d’intesa volto a rafforzare la consolidata collaborazione tra il Corpo e la Procura Generale contabile, con particolare riferimento alle modalità di conduzione investigativa.

Il memorandum prevede, tra l’altro, l’istituzione di un Comitato tecnico permanente composto da 4 componenti (2 Pubblici Ministeri contabili individuati dal Procuratore Generale, il Capo del III Reparto Operazioni del Comando Generale e il Comandante del Comando Tutela Economia e Finanza). L’Organo collegiale promuoverà il confronto su profili interpretativi relativi a tematiche di interesse operativo, individuando, altresì, le fattispecie – connesse a frodi comunitarie e a violazioni in danno dei bilanci degli enti nazionali e locali – generanti danni erariali che presentino aspetti di rilievo e maggiore ricorrenza ai fini delle analisi ordinariamente svolte dal Corpo.

L’accordo pone, dunque, le basi per un ulteriore consolidamento delle sinergie, nella prospettiva di garantire un costante e reciproco scambio di conoscenze nonché di migliorare costantemente le procedure, anche implementando, nella massima cornice di sicurezza e riservatezza, le trasmissioni telematiche dei dati: il tutto allo scopo di affinare le metodologie di indagine, elevando coerentemente il livello qualitativo degli interventi svolti.

Particolare attenzione è dedicata al ruolo del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie, Reparto della Componente speciale deputato alla tutela delle uscite di bilancio e referente operativo della Procura Generale della Corte dei Conti, nonché al potenziamento del raccordo operativo curato dalle articolazioni specializzate della Guardia di Finanza, inserite nei Nuclei di polizia economico finanziaria che operano in sede di capoluogo di regione.

L’efficacia del dispositivo di intervento passa, naturalmente, anche attraverso l’organizzazione di comuni iniziative di formazione, da attuarsi sia a livello centrale che periferico, con l’obiettivo di intensificare la condivisione delle migliori prassi.

L’intesa, che consolida il legame esistente tra la Procura Generale e il Comando Generale della Guardia di Finanza, giunge a formalizzazione in una contingenza imprevista ed eccezionale – qual è quella dell’emergenza sanitaria in atto – in cui essi sono e saranno chiamati, ancora di più, a unire le forze affinché sia assicurato il corretto impiego dei fondi pubblici.

In tale ambito, la collaborazione prestata all’Autorità Giudiziaria contabile trarrà fondamento nelle attitudini investigative e nell’esperienza propria delle Fiamme Gialle, quale forza di polizia economico-finanziaria, in grado di svolgere, tra l’altro, complesse analisi di bilancio e verificare strutturate operazioni finanziarie.

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Enna: Guardia di Finanza, operazione “Inside”. 36 imprenditori percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza (video)

(262) Si dichiaravano indigenti mentre in realtà percepivano provvidenze comunitarie previste dalla politica agricola comune quali imprenditori agricoli per decine di migliaia di euro, ottenendo così indebitamente il reddito di cittadinanza.

Scoperti dalle fiamme gialle del Comando Provinciale Enna a seguito di una preliminare analisi di rischio condotta a largo raggio nei riguardi di 7.600 beneficiari di contributi dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura –AGEA-, e potenzialmente in grado di sfuggire alla verifica dei requisiti reddituali e patrimoniali richiesti per ottenere il sussidio.

In particolare, i finanzieri della Tenenza di Nicosia, sotto il costante coordinamento del Comando Provinciale, hanno espletato una serie di attività volte ad individuare e reprimere condotte penalmente rilevanti, perpetrate con il fine ultimo dell’illecita percezione della citata misura di sostegno.

Il reddito di cittadinanza, come noto, spetta unicamente in presenza di stringenti requisiti, autocertificati dal richiedente e volti a dimostrare non solo la propria condizione di difficoltà, ma anche quella dei componenti il nucleo familiare di riferimento.

In effetti, sebbene gli aiuti all’agricoltura a favore degli imprenditori del settore primario non formino oggetto di dichiarazione ai fini fiscali, lo stesso non vale per la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) ai fini del rilascio dell’attestazione ISEE la quale contiene le informazioni di carattere anagrafico, reddituale e patrimoniale necessarie a descrivere la situazione economica complessiva riferita all’intero nucleo familiare del richiedente. Detta dichiarazione è necessaria per ottenere il reddito di cittadinanza; misura di sostegno tendente ad assicurare un livello minimo di sussistenza ai destinatari, in attesa di inserimento nel mondo del lavoro.

Così nella lista delle posizioni irregolari sono finiti n. 36 imprenditori della provincia di Enna con situazioni economiche non marginali e già percettori di contributi comunitari erogati dalla P.A.C. (Politica Agricola Comune) i quali omettevano scientemente di indicare tali provvidenze attingendo così al reddito di cittadinanza non di spettanza.

Gli indebiti percettori del citato beneficio economico, che in alcuni casi arrivavano a ottenere anche importi di sussidio di cittadinanza pari a 1.200 euro mensili, sono stati quindi segnalati alla Procura della Repubblica di Enna guidata dal Dott. Massimo Palmeri e rischiano adesso la reclusione da due a sei anni per violazione all’art. 7, comma 1, del D.L. 4/2019 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26.

Nel contempo, sono state immediatamente avviate le operazioni per la revoca/decadenza del beneficio ed il recupero dell’indebito, di competenza dell’I.N.P .S. quantificato allo stato complessivamente in oltre 200.000,00 euro.

In questo ultimo periodo, caratterizzato da una diffusa richiesta di sovvenzioni pubbliche per sopperire alle situazioni di difficoltà economiche connesse all’emergenza epidemiologica, l’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Enna nell’ambito dell’operazione denominata “Inside”, contraddistingue l’attività di polizia economico-finanziaria a vocazione sociale operata dal Corpo a contrasto delle indebite percezioni di prestazioni assistenziali non dovute e di ogni forma di iniquità che potrebbe intaccare la coesione sociale e sottrare risorse ai cittadini onesti aventi diritto al sostegno economico da parte di chi falsamente rappresenta una situazione di difficoltà e di disagio.

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Bari: Guardia di Finanza, operazione anti-usura “Nuda Proprietà”. Sequestrato un immobile del valore di un milione (video)

(261) La Guardia di Finanza di Altamura – coordinata dal I Gruppo Bari – ha eseguito, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, un decreto di sequestro preventivo nei confronti di un condannato in via definitiva per delitti contro la Pubblica Amministrazione, residente a Gravina in Puglia (BA), avente per oggetto un intero stabile del valore di oltre 1 milione di euro, profitto del reato di usura.

Si tratta di M.C., nativo di Gravina in Puglia (BA), classe 1960, pluripregiudicato e con carichi pendenti per reati – tra gli altri – di usura, turbata libertà degli incanti ed estorsione, nonché con precedenti di polizia per reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, ricettazione, riciclaggio, in materia di armi e di sostanze stupefacenti.

Le indagini sono state avviate a seguito della presentazione di una denuncia da parte di una vittima di usura – casalinga e senza reddito – residente a Gravina in Puglia (BA), la quale, trovandosi in stato di bisogno, si era rivolta al pluripregiudicato gravinese chiedendogli un prestito. In particolare, il denaro le serviva anche per far fronte alle spese di ordinaria e straordinaria amministrazione che avrebbe dovuto affrontare a seguito della morte del padre, con il quale viveva – unitamente alla madre – nello stabile di proprietà del defunto genitore. Sebbene la denunciante avesse assicurato la restituzione del prestito una volta che la propria madre avesse ottenuto la pensione di reversibilità, l’indagato, invece, aveva subordinato la dazione del denaro alla donazione in proprio favore della nuda proprietà dell’immobile, del quale la madre avrebbe conservato l’usufrutto fino alla sua morte. Tenuto conto del rilevante valore dell’immobile, pari a oltre un milione di euro, la vittima non aveva, tuttavia, accettato la proposta.

Con l’aggravarsi del disagio economico, però, la donna non riusciva più a sostenere finanche le spese quotidiane, come ad esempio il pagamento delle bollette per le utenze domestiche o del meccanico per la riparazione dell’auto. Tale situazione, dunque, la induceva ad accettare 20.000 € in contanti consegnati dall’usuraio, accondiscendendo – suo malgrado – alla donazione del 50% della nuda proprietà dell’immobile.

A seguito di un ulteriore prestito concesso dall’indagato sotto forma di pagamento delle bollette e di altri debiti contratti dalla vittima nei confronti di altre persone relativi alle spese quotidiane, l’usuraio – approfittando della grave situazione di difficoltà finanziaria della donna – riusciva ad ottenere la donazione del restante 50% della nuda proprietà dell’immobile. Da quel momento i rapporti fra i due si deterioravano profondamente raggiungendo il culmine del disaccordo a giugno 2017, quando la madre della vittima veniva a mancare e l’uomo acquisiva la piena proprietà dell’immobile donato, conseguendo così un vantaggio usuraio, pari al 3.000% del prestito concesso alla vittima.

I Finanzieri baresi hanno ricostruito l’intera vicenda grazie alla preziosa collaborazione della malcapitata, nonché incrociando le numerose dichiarazioni di persone informate sui fatti con la copiosa documentazione (tra cui, assegni, matrici di assegni contenenti appunti manoscritti riferiti ai pagamenti dei debiti della vittima, bollettini di conto corrente) sequestrata nel corso di una perquisizione effettuata presso l’abitazione dell’usuraio.

L’immobile sequestrato – che è stato oggetto di un’importante ristrutturazione effettuata da parte dell’indagato allo scopo di adibirlo a B&B – è stato affidato in custodia ad un amministratore giudiziario nominato dall’A.G., ma alla vittima dell’usura ne è stato, comunque, concesso l’utilizzo.

La presente attività costituisce un’ulteriore testimonianza del presidio anti-usura assicurato dalla Guardia di Finanza che è stato, da ultimo, rafforzato in questo particolare momento di crisi anche economica e finanziaria che sta interessando il nostro Paese a causa della diffusione dell’epidemia da COVID-19. Infatti, in questo complicato scenario le famiglie in difficoltà, i lavoratori in nero e/o stagionali potrebbero rappresentare un ulteriore bacino di utenza per le attività usurarie della malavita, ragione per cui le Fiamme Gialle baresi hanno incrementato gli sforzi investigativi per alzare ancora di più la guardia nella prevenzione e nel contrasto di questa insidiosa “piaga” sociale.

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Cuneo: Guardia di Finanza, operazione “Secure Mask”. Eliminati dal mercato più di 80.000 DPI non sicuri per un valore di un milione

(260) L’azione del Corpo della Guardia di Finanza, a tutela dei consumatori e della salute pubblica continua costante in questo delicato momento, anche attraverso il presidio dei mercati nazionali ed il monitoraggio delle importazioni da Paesi extra UE.

Nell’ambito di un’autonoma attività istituzionale, posta in essere a seguito di una segnalazione pervenuta da un Reparto del Corpo nel bergamasco, le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Cuneo hanno sottoposto a controllo un carico di dispositivi di protezione giunto dalla Cina.

Dalle prime evidenze, infatti, i prodotti venduti al dettaglio nell’area lombarda, distribuiti in Italia da un commerciante all’ingrosso braidese, non erano corredati della documentazione prevista dalla normativa vigente, pur considerando le recenti semplificazioni dettate dalla decretazione emergenziale.

In particolare, dalle indagini svolte dai finanzieri del Gruppo di Bra, è emerso che la Società di importazione cuneese nelle ultime settimane ha introdotto nel territorio nazionale più di 80.000 dispositivi di protezione (FFP2: Filtering Face Piece 2), per un valore all’acquisto di circa mezzo milione di euro ed un valore commerciale al dettaglio di più di un milione, non assistiti dalle richieste certificazioni di conformità, in violazione, tra l’altro, del Regolamento UE 2016/425, né legittimati dalla procedura in deroga di recente introdotta dal Governo italiano.

L’efficace sinergia operativa tra i diversi Reparti del Corpo, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Asti, ha consentito di intervenire in maniera immediata, evitando che la gran parte dei prodotti irregolari venissero acquistati da ignari consumatori.

Con il contributo di ben 26 Reparti della Guardia di Finanza, distribuiti su tutto il territorio nazionale, si è proceduto quindi al sequestro dei dispositivi non certificati, prima della scoperta erogati ai commercianti al dettaglio, eliminando prodotti inidonei a tutelare la salute dei cittadini e lasciando spazio alla vendita di beni regolarmente immessi sul mercato.

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Roma: Guardia di Finanza, operazione “Opium”. Disarticolata organizzazione narcotrafficante pakistana ed afghana che riforniva la capitale di eroina (video)

(259) Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del locale Tribunale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina, nei confronti di 10 persone originarie del Pakistan e dell’Afghanistan, accusate di far parte di un’associazione per delinquere dedita al traffico di eroina su scala internazionale.

Le indagini, eseguite su delega della D.D.A. e sviluppate con la proficua collaborazione della National Crime Agency britannica, anche grazie al coordinamento assicurato dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno, hanno permesso di riscostruire l’operatività di un agguerrito sodalizio, facente parte di un vero e proprio network del narcotraffico, dotato di notevoli risorse economiche e di importanti disponibilità di stupefacente da destinare ai propri sodali dislocati in vari Paesi europei (oltre all’Italia, Gran Bretagna, Grecia, Olanda e Francia).

 

In particolare, l’organizzazione criminale, capeggiata da ZAD GUL Muslim (classe 1970) – destinatario del provvedimento coercitivo – e che aveva stabilito a Roma la base operativa da cui coordinare le importazioni per tutta l’Europa, in gran parte operate utilizzando i cosiddetti “ovulatori” o “ingoiatori”, era contraddistinta da una “doppia anima”, locale e globale:

  • locale poiché aveva accentrato in alcuni quartieri romani, in particolare a Torpignattara – zona caratterizzata da una forte presenza afghana e pakistana – le fasi di stoccaggio e consegna della droga;
  • globale in quanto capace, grazie a un’articolata rete di conoscenze e connivenze, di: proiettarsi in diverse aree geografiche, invadendo piazze di spaccio anche solo per brevi periodi; reperire l’eroina attraverso molteplici canali internazionali, mantenendo costanti e dirette relazioni “commerciali” e criminali con i Paesi d’origine, Afghanistan e Pakistan.L’approfondita analisi del circuito relazionale di tutti gli indagati permetteva di scoprire, tra l’altro, come due degli elementi di spicco dell’organizzazione – MAROFKHIL Bakhtulla (classe 1985) e MAROOF Khan Zaman (classe 1978) detto Zazai, entrambi oggetto di misura cautelare – avessero tra i loro contatti di facebook un soggetto con cui avevano condiviso fotografie in cui venivano ritratti nella locale Piazza Vittorio. In altre foto postate sul social network quest’ultimo soggetto veniva immortalato armato di pistola e fucile mitragliatore AK 47.

Nel corso degli accertamenti, durati oltre un anno, gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma hanno arrestato 9 corrieri di nazionalità pakistana, afghana e siriana e sequestrato oltre 25 chili di stupefacente di altissima qualità.

Analogamente a quanto avviene in seno alle organizzazioni di più elevata caratura criminale, gli indagati reagivano ai vari interventi repressivi cercando di comprenderne le “cause”, pianificando nuove strategie operative e garantendo ai corrieri tratti in arresto una sorta di “mutua assistenza criminale”, ossia assistenza legale nel processo e aiuti economici ai familiari.

L’esecuzione dell’odierno provvedimento cautelare testimonia l’impegno profuso quotidianamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dalle Fiamme Gialle capitoline nella tutela della legalità e nel contrasto alla criminalità organizzata, anche internazionale.

 

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Waterfront”. Appalti pilotati per agevolare la ‘ndrangheta, eseguite 63 misure cautelari e sequestri di beni ed imprese per oltre 103 milioni. Coinvolti 11 funzionari pubblici (video)

 (258) Oltre 500 finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, unitamente al Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata ed ai colleghi dei rispettivi Comandi Provinciali, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Capo Giovanni Bombardieri, hanno dato corso, nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia, Messina, Palermo, Trapani, Agrigento, Benevento, Avellino, Milano, Alessandria, Brescia, Gorizia, Pisa, Bologna e Roma, all’esecuzione dell’“Ordinanza di applicazione di misura cautelare” emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria – Dr. Filippo Aragona – su richiesta del Procuratore Aggiunto Dr. Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Dr. Gianluca Gelso – con la quale sono stati disposti provvedimenti cautelari:

  • personali, nei confronti di 63 persone – imprenditori e pubblici ufficiali – ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche – aggravate dall’agevolazione mafiosa – nonché abuso d’ufficio e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, così distinti:
  • 14 arresti domiciliari, nei confronti di BAGALA’ Francesco cl. 77, BAGALA’ Francesco cl. 90, MORABITO Giorgio, NICOLETTA Angela, CITTADINI Carlo, BARBIERI Giorgio Ottavio, ZULIANI Cristiano, MIGLIORE Francesco, MIGLIORE Filippo, LA CORTE Alessio, LA GRECA Vito, MANGIONE Francesco, FIORDALISO Giovanni; GALLO Domenico;
  • 20 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, nei confronti di: RISOLA Pierluigi, CREA Antonino, GABRIELE Michele, FEDELE Santo, CURRENTI Giuseppe, FEDELE Francesco, POLIFRONI Bruno, CUSTURERI Santo, BAGALA’ Luigi, CAMPISI Alessandra, DE GIUSEPPE Caterina, GRANCHI Marzia, PILEGGI Pietro, QUATTRONE Antonino, COPPOLA Domenico, GAGLIOSTRO Santo, BRESSI Vincenzo, ALATI Maria, GIACHETTI Luca, CASTIGLIONE Simona;
  • 29 divieti temporanei di esercitare attività imprenditoriale, nei confronti di AMATO Andrea, BARBARO Antonio, CIAMBRIELLO Francesco, CILONA Antonio, CITTADINI Sergio, COSENTINO Giuseppe, DE ANGELIS Demetrio, DERACO Francesco, FIORE Gianluca, GRANCHI Iacopo, GRANCHI Rossano, LOCATELLI Angelo Sebastiano, LOPRETE Giuseppe, MAIOLO Leonardo, MATTOGNO Mattia, MAUGERI Domenico, MICELI Ludovica Giuseppina, OLIVERI Giovanni, OLIVERI Giuseppe Patrice, PAPALIA Antonino, PICCIRILLI Alessandro, PILEGGI Francesco, PISANO Fortunato Igor, POLIFRONI Vincenzo, POLLACCIA Carlo, ROMANO Giovanni, RUBERTO Agostino, TODARELLO Giovanni, TRUNFIO Francesca;
  • reali – su un patrimonio complessivamente quantificato in oltre 103 milioni di euro costituito dall’intero patrimonio aziendale di 36 imprese/società, nonché dalle disponibilità finanziarie (rapporti bancari/finanziari/assicurativi e partecipazioni societarie) di 45 indagati.

In tale contesto, la citata A.G. ha disposto, altresì, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente fino alla concorrenza complessiva di circa 9,5 milioni di euro su beni mobili, immobili, quote e azioni di società, rapporti bancari/ finanziari/ assicurativi, intestati a 7 indagati.

L’operazione in rassegna – denominata “Waterfront” – costituisce l’epilogo delle complesse indagini condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria, unitamente al Servizio Centrale I.C.O., con il coordinamento della predetta Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di 57 imprenditori facenti parte, a vario titolo, di un illecito cartello composto da molteplici imprese, capace di aggiudicarsi – attraverso turbative d’asta aggravate dall’agevolazione mafiosa – almeno 22 gare ad evidenza pubblica, in sistematica frode ai danni della Regione Calabria e della Comunità Europea.

Le gare turbate e investigate dai militari del G.I.C.O., bandite tra il 2007 e il 2016 dalle stazioni appaltanti dei Comuni di Gioia Tauro e Rosarno, nonché dalla S.U.A.P. (Stazione Unica Appaltante) di Reggio Calabria, hanno riguardato appalti per un valore complessivo superiore a 100 milioni di euro.

Nel dettaglio, le indagini – corroborate da consulenze tecniche all’uopo disposte dalla DDA – hanno accertato:

  • la turbativa di nr. 15 gare d’appalto – tra il 2014 e il 2016 – indette per la realizzazione di grandi opere pubbliche nei comuni di Polistena, Rizziconi, Gioia Tauro, Gerace, Reggio Calabria, Santo Stefano in Aspromonte, Maropati, Grotteria, Galatro, San Giorgio Morgeto, Siderno, per un valore di oltre 58 milioni di euro.

Al riguardo, è stato individuato un illecito cartello costituito da 43 imprese aventi sede in diverse regioni – articolato in cordate (calabrese, romana, toscana, siciliana e campana) – che hanno partecipato – a vario titolo – ai pubblici incanti investigati, determinandone indebitamente l’esito, attraverso la presentazione di offerte precedentemente concordate, garantendo, in tal modo, l’aggiudicazione degli appalti a una delle imprese del cartello.

Anche laddove il richiamato cartello non fosse riuscito vincitore, venivano messe in atto manovre – sotto forma del subappalto o della procedura di nolo – al fine di controllare la gara e la conseguente esecuzione dei lavori affidata, comunque, alle imprese delle varie cordate.

  • la turbativa di nr. 7 gare d’appalto, conseguenti allo stanziamento – tra il 2007 e 2013 – di fondi comunitari per un importo complessivo di circa 42 milioni di euro, destinati alla riqualificazione delle aree urbane di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando, e dei relativi lungomare, in attuazione di Progetti Integrati di Sviluppo Urbano (P.I.S.U.) previsti dal “POR Calabria FESR 2007/2013 Asse VIII Città Obiettivo Specifico 8.1. “Città e Città ed Aree Urbane”.

Le predette condotte delittuose sono risultate aggravate dalla finalità di agevolare l’attività della ‘ndrangheta, nella sua articolazione denominata cosca “Piromallidi Gioia Tauro (RC) che si è assicurata una rilevante “tangente ambientale”, garantendo la realizzazione dei lavori.

In questo sistema, sostenuto da un collante composito fatto di imposizione ‘ndranghetistica e collusione, lo scopo perseguito dal sodalizio criminale è stato quello di garantirsi il controllo dell’intero sistema delle gare pubbliche indette dalle stazioni appaltanti calabresi.

Ai vertici di tale sodalizio, le risultanze investigative hanno posto BAGALA’ Francesco cl. ‘77 e MORABITO Giorgio i quali, con l’ausilio di BAGALA’ Francesco cl. ‘90, hanno realizzato una serie di numerosi reati contro la pubblica amministrazione, nonché contro l’industria ed il commercio, al fine di appropriarsi di ingenti risorse pubbliche costituite dai fondi comunitari (P.I.S.U.), i quali, piuttosto che essere destinati ad una riqualificazione del waterfront di Gioia Tauro, hanno consentito un ingente lucro ai danni degli enti pubblici interessati.

Il ruolo di imprenditori “collusi” dei BAGALA’, era già emerso in maniera chiara dalle risultanze del procedimento cd. “Cumbertazione”, conclusa nel 2017 dal G.I.C.O. con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 27 persone, per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere semplice e aggravata, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici, nonché di provvedimenti cautelari reali su decine di imprese.

Anche il MORABITO, da diverse concordanti dichiarazioni – ampiamente riscontrate – in considerazione del suo spessore criminale, aveva rapporti di “vicinanza” con i referenti della cosca sulla marina di Gioia Tauro.

Invero, per l’esecuzione dei lavori di cui agli appalti banditi dal quel comune, MORABITO Giorgio, quale imprenditore “colluso” e procuratore speciale delle ditte romane e siciliane appartenenti al cartello illecito, ha consentito l’assunzione – nei cantieri dal medesimo gestiti e/o alle dipendenze delle imprese aggiudicatarie – di maestranze segnalate dal referente dei “Piromalli”, nonché l’utilizzazione di mezzi meccanici e di un deposito riconducibili ad altri imprenditori vicini ad ambienti criminali mafiosi.

Le indagini eseguite nell’ambito dell’odierna operazione hanno riguardato anche le condotte “a valle” delle gare di appalto sopra descritte, focalizzando l’attenzione sull’esecuzione materiale delle opere, permettendo di disvelare:

  • una sistematica frode in pubbliche forniture relative a lavori nel comune di Gioia Tauro ed in quello di Rosarno in cui erano stati stanziati fondi comunitari;
  • la percezione di somme non dovute, per importi quantificati complessivamente in circa 6 milioni di euro.

A tal riguardo, le indagini hanno riscontrato diffuse irregolarità di carattere contabile e amministrativo – quali, a titolo esemplificativo, la liquidazione all’appaltatore di spese non dovute, distorto utilizzo delle cc.dd. “varianti in corso d’opera”, difformità rispetto ai progetti approvati nell’esecuzione dei lavori e nell’utilizzo dei materiali, omessi collaudi statici, consegne parziali, polizze fidejussorie irregolari, prove non eseguite sulla qualità e sullo spessore degli asfalti bituminosi – nell’esecuzione degli appalti per la realizzazione – tra le altre – di importanti opere da destinare alla pubblica utilità quali il Palazzetto dello Sport, il Parcheggio interrato e il Centro Polifunzionale di Gioia Tauro, nonché il Centro Polisportivo di Rosarno.

Fondamentale, in tale contesto, è risultata l’acclarata complicità, a vario titolo, di pubblici ufficiali – dirigenti e direttori dei lavori/collaudatori, tecnici/progettisti e/o responsabili unici pro tempore dei procedimenti relativi agli appalti – all’uopo incaricati dalle relative stazioni appaltanti.

È stato, infatti, accertato il ruolo svolto dal dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Gioia Tauro, Ing. NICOLETTA Angela, nonché dall’Architetto Francesco MANGIONE che insieme hanno rivestito la qualifica di direttore dei lavori e responsabile unico del procedimento per la maggioranza degli appalti relativi al waterfront ed alle altre opere pubbliche indetti con i fondi P.I.S.U., consentendo ai legali rappresentanti delle ditte aggiudicatarie, di poter lucrare ingenti profitti ai danni della Regione Calabria e della Comunità Europea che ha cofinanziato i progetti di riqualificazione strutturale.

Oltre ai suddetti, con riferimento agli appalti indetti dal Comune di Gioia Tauro, sono risultati coinvolti, a vario titolo, anche RISOLA Pierluigi, CREA Antonino, GABRIELE Michele e BRESSI Vincenzo quali direttori dei lavori/collaudatori tecnici/progettisti e/o responsabili unici pro tempore dei procedimenti relativi agli appalti, nonché CAMPISI Alessandra e ALATI Maria quali, rispettivamente, RUP e Segretario Comunale, pro tempore del comune di Rosarno.

Le attività investigative hanno, altresì, certificato lo stabile rapporto corruttivo insistente tra il funzionario dell’A.N.A.S. Compartimento di Reggio Calabria, Ing. Giovanni FIORDALISO e il noto imprenditore Domenico GALLO – dominus di numerose società fornitrici di bitume e calcestruzzo – finalizzato alla frode nell’esecuzione di svariati contratti di fornitura (che celavano tra l’altro subappalti non autorizzati), nonché svariati lavori in regime di somma urgenza indebitamente affidati ad imprese riconducibili al GALLO – per un valore complessivo pari a 3,5 milioni di euro – nell’ambito di n. 4 gare per lavori di ammodernamento di tratti dell’Autostrada A2 Salerno – Reggio Calabria, indette – tra il 2009 e il 2016 – da A.N.A.S. S.p.a. – ricevendo da costui beni di lusso, altre indebite utilità e promesse di incarichi redditizi nelle sue imprese.

Al riguardo, è emerso che, per il tramite delle imprese a lui risultate riconducibili, e con l’ingerenza del FIORDALISO, GALLO Domenico ha potuto effettuare forniture di bitume in diversi tratti autostradali della SA-RC, attraverso contratti di subfornitura o nolo a caldo e nolo a freddo che celavano, in realtà, subappalti non autorizzati e utilizzando materiali di qualità inferiore rispetto ai parametri imposti dai capitolati di appalto.

Nel dettaglio, a fronte delle utilità derivanti dalle omissioni poste in essere da FIORDALISO Giovanni, il citato imprenditore – tra l’altro – attraverso bonifici bancari recanti quale causale la retribuzione per prestazioni di lavoro mai effettuate – faceva percepire somme di denaro, per circa euro 94.000, a DE GIUSEPPE Caterina coniuge del predetto funzionario A.N.A.S. alla quale sono state contestate operazioni di riciclaggio volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro ricevuto.

L’attività in rassegna testimonia il costante impegno della Guardia di Finanza nel delicato settore del contrasto alle organizzazioni criminali di matrice ‘ndranghetistica, nonché alle proiezioni ed infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici e nell’economia legale in genere.

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Salerno: Guardia di Finanza, scoperta falsa cieca. Dal 2013 percepiva 700€ al mese, sequestrati beni e liquidità per oltre 73.000 euro (video)

(257) La Guardia di Finanza, su disposizione della Procura della Repubblica di Salerno, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca, emesso dal Tribunale di Salerno, per un importo complessivo di oltre 73 mila euro, relativo a beni e denaro nella disponibilità di V.C., di anni 66, indagata per il reato di truffa aggravata ai danni dell’INPS.

L’attività investigativa dei militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Salerno, con pedinamenti, appostamenti e videoriprese, ha permesso, infatti, di riscontrare che V.C. conduceva in realtà una vita del tutto normale, incompatibile con la patologia a lei riconosciuta e che quindi la donna aveva percepito indebitamente per oltre sette anni l’indennità di accompagnamento pari a 700 euro mensili riservata ai ciechi assoluti.

 

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Napoli: Guardia di Finanza, smantellata associazione per delinquere dedita al traffico di abbigliamento contraffatto prodotto in Turchia e Cina (video)

(256) Dalle prime ore di questa mattina, i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, nei confronti di 10 soggetti (9 italiani e uno straniero), di cui 4 destinatari di arresti domiciliari, 2 di divieto di dimora nella Regione Campania e 4 di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I destinatari del provvedimento sono ritenuti gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla produzione e commercializzazione di prodotti contraffatti, frode nell’esercizio del commercio, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e ricettazione.

Le attività di indagine, coordinate dalla locale Procura della Repubblica – D.D.A., hanno permesso di raccogliere gravi indizi di reità nei confronti di un’articolata organizzazione criminale, strutturata secondo una definizione di ruoli e incarichi puntualmente determinati, in grado di contare su canali di approvvigionamento anche stranieri (Turchia e Cina) e su una fitta rete distributiva sia fisica che on-line, dislocata in maniera capillare nelle province di Napoli, Bologna, Caserta, Salerno e Roma.

I prodotti, identici agli originali, venivano commercializzati in negozi e outlet multi brand (unendoli ad articoli genuini), ovvero venduti on-line, truffando in tal modo gli ignari consumatori sia in Italia che all’estero.

Per l’approvvigionamento della merce dall’estero l’associazione poteva disporre di un proprio diretto referente, con precedenti specifici, stabilmente domiciliato a Istanbul, da dove curava i rapporti con i fornitori di quel Paese, oramai divenuto punto di riferimento internazionale per il rifornimento di capi contraffatti.

Per il commercio via internet, l’associazione poteva contare su una sede operativa in Nocera Inferiore dove disponeva di uffici attrezzati con strumenti informatici, un vero e proprio call center per i contatti telefonici con i clienti e un annesso deposito e show-room, da dove veniva gestito il traffico di abbigliamento e accessori contraffatti, venduti in Italia e all’estero attraverso un apposito sito internet, sfruttando altresì piattaforme di vendita di prodotti on- line. Sono state monitorate vendite a clienti ubicati oltre che in Italia, anche in Germania, Slovenia, Francia, Grecia e Danimarca.

Tra i destinatari dell’odierno provvedimento figurano anche alcuni commercianti al dettaglio che dopo essersi riforniti di abbigliamento contraffatto dai promotori dell’organizzazione lo univano ad altri articoli regolari proponendolo per la vendita

GENERALITÀ DEI SOGGETTI DESTINATARI DEL PROVVEDIMENTO:

Arresti domiciliari:

  1. CALIFANO Aniello, nato a Pagani (SA) il 22 gennaio 1978, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; frode nell’esercizio del commercio; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.
  2. GRAMMATICA Mario, nato a San Marcellino (CE) il 20 gennaio 1972, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; frode nell’esercizio del commercio; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.
  3. OZENC Ahmet, nato in Turchia il 2 dicembre 1950, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.
  4. PANNULLO Dario, nato a Nocera Inferiore (SA) il 8 ottobre 1986, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; frode nell’esercizio del commercio; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.

Obbligo di divieto di dimora nella Regione Campania:

  1. MELE Vincenzo, nato a Napoli il 7 gennaio 1977, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; frode nell’esercizio del commercio; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.
  2. VITOLO Gianfranco, nato a Pagani (SA) il 27 febbraio 1976, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; frode nell’esercizio del commercio; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.

Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria:

  1. BIANCO Massimo, nato a San Giuseppe Vesuviano (NA) il 29 novembre 1970, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; frode nell’esercizio del commercio; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.
  2. NACCHIA Fabrizio, nato a Pagani (SA) il 15 aprile 1986, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; frode nell’esercizio del commercio; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.
  3. GARZILLO Catello, nato a Nocera Inferiore (SA) il 30 aprile 1990, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; frode nell’esercizio del commercio; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.
  4. RUGGIERO Tripoli Giovanni, nato a Nocera Inferiore (SA) il 20 marzo 1991, indagato per: associazione per delinquere; introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi; frode nell’esercizio del commercio; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; ricettazione.

 

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Brindisi: Guardia di Finanza, operazione “San Silvestro 2018”. Esecuzione di misura cautelare nei confronti di 9 soggetti per traffico internazionale di sostanze stupefacenti (video)

(255) Questa mattina, i Finanzieri del Comando Provinciale di Brindisi, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, nei confronti di 9 indagati (di cui 5 in carcere e 4 ai domiciliari) residenti nelle province di Brindisi, Lecce e Bologna.

Le indagini hanno svelato l’operatività di un’organizzazione criminale radicata nel territorio brindisino, dedita al traffico internazionale di ingenti quantitativi di marijuana proveniente dall’area balcanica.

Le attività, avviate dai militari della Compagnia di Brindisi nel 2017, hanno consentito di ricostruire l’intera filiera dell’illecito traffico, dall’approvvigionamento presso le consorterie criminali balcaniche sino alla ricezione dello stupefacente lungo il litorale pugliese ad opera di soggetti residenti.

Una volta giunte sulle coste italiane, le partite di stupefacente venivano temporaneamente stoccate sino al successivo trasferimento verso acquirenti finali dislocati su tutto il territorio nazionale.

Al termine delle investigazioni, alla luce degli elementi di prova raccolti, la D.D.A. di Lecce nella persona del Sostituto Procuratore – Dott.ssa Giovanna CANNARILE – richiedeva al competente G.I.P. l’emissione di un’Ordinanza di Custodia Cautelare eseguita, oggi, nei confronti di n. 9 indagati.

L’attività odierna, nel confermare la perfetta sinergia operativa attuata tra i Comandi territoriali e il Reparto Operativo Aeronavale di Bari, nonché la stabile e consolidata collaborazione con le Autorità di Polizia albanesi, per il tramite del Nucleo di Frontiera Marittima della Guardia di Finanza di stanza a Durazzo ha permesso di sgominare il sodalizio criminale e, in sintesi, di:

  • denunciare 24 soggetti, appartenenti all’organizzazione;
  • arrestare 15 responsabili in flagranza di reato;
  • sequestrare, complessivamente: 3.750 kg. circa di marijuana, 50 kg. di hashish, oltre 1 kg. di cocaina, 1 kg. di eroina, 6 imbarcazione e 3 autovetture.

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Oristano: Guardia di Finanza, maxi confisca di beni appartenenti all’ing. Pinna in applicazione della normativa antimafia. Il Tribunale di Nuoro dispone la definitiva requisizione di un patrimonio di quasi 9 milioni (video)

(254) Importantissimo risultato conseguito dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della G. di F. di Oristano a tutela del buon andamento del mercato dei beni e servizi e del bilancio della Regione Sardegna e degli Enti locali.

Le Fiamme Gialle, al termine di complesse indagini di natura patrimoniale durate quattro anni, coordinate dalla Procura della Repubblica di Oristano, hanno eseguito il decreto di confisca emesso dal Tribunale di Nuoro (divenuto esecutivo con sentenza della Suprema Corte di Cassazione) su un significativo patrimonio appartenente o riconducibile al PINNA e ai suoi familiari.

Gli accertamenti di natura economico-finanziaria fatti dagli uomini della Guardia di Finanza di Oristano, anche attraverso mirate indagini bancarie e patrimoniali, hanno consentito di dimostrare come il PINNA abbia, nel tempo, accumulato ricchezze e tenuto un tenore di vita sproporzionati rispetto ai suoi profili reddituali.

L’articolata opera di analisi e la certosina ricostruzione delle dinamiche relative al patrimonio dell’intera famiglia, infatti, hanno permesso di delineare compiutamente l’esistenza di una netta sproporzione tra le “entrate” ufficiali e le “uscite” dei suoi componenti, a fronte dell’effettivo tenore di vita manifestato (al netto, pertanto, dei redditi derivanti da fonti lecite).

Gli atti di confisca riguardano beni, quali, tra gli altri, conti correnti, quote sociali di n. 3 società, terreni e immobili di pregio nel territorio dei comuni di Cagliari, Aglientu, Palau e San Teodoro nonché n. 4 autovetture e n. 1 motoveicolo, per un valore stimato complessivo di oltre 8,6 milioni di euro.

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Le Piramidi”. Maxi truffa per oltre un centinaio di risparmiatori, disarticolata associazione per delinquere ed eseguiti sequestri di beni immobili, disponibilità finanziare e preziosi per 1,5 milioni in Italia ed all’estero (video)

(253) Questa mattina è stata data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso, su richiesta della Procura della Repubblica, di Reggio Calabria diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, dal G.I.P. presso il locale Tribunale, per un valore complessivo di circa 1.500.000 di euro nei confronti di n.3 soggetti appartenenti ad una associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti di truffa aggravata mediante la raccolta e gestione di risparmi, la vendita di strumenti finanziari fasulli ed a struttura piramidale, in assenza delle prescritte autorizzazioni in danno di oltre un centinaio di risparmiatori dislocati su tutto il territorio nazionale.

Tra gli indagati anche un funzionario – ora in pensione – di un Istituto di credito che ha fornito il proprio supporto ai membri dell’associazione nell’individuazione dei potenziali clienti.

Le complesse indagini eseguite dal Comando Provinciale della Guardia di Finanzia di Reggio Calabria e dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno consentito, tra l’altro, di tracciare le ricchezze illecitamente accumulate dagli indagati, e pertanto sono stati sottoposti a sequestro disponibilità finanziarie detenute su conti corrente ubicati in Italia e nell’isola di Tenerife (Spagna), terreni siti in Reggio Calabria e 127 oggetti preziosi tra cui diamanti, collane, bracciali, anelli in oro, orologi di alto valore altre pietre preziose e 241 monete di argento.

La citata misura cautelare reale deriva dalla convergenza di più attività investigative coordinate dal Dott. Gerardo Dominijanni, Procuratore Vicario, e dal sostituto procuratore Marco Lojodice, che hanno consentito di rilevare come gli indagati, agendo sotto lo schermo di società finanziarie appositamente costituite in Italia e all’estero, si facessero consegnare somme di denaro dai malcapitati clienti prospettandogli il reinvestimento in fondi di risparmio promettendo tassi di interesse particolarmente allettanti, talvolta anche fino al 40%.

I membri dell’associazione incameravano, quindi, le somme e – successivamente al fine di rendere più credibile lo schema truffaldino – provvedevano al rimborso, ancorché solo parziale delle stesse, in piccole “tranche” e mediante ricariche su carte prepagate.

Peraltro, a fronte delle somme ricevute a titolo di investimento, gli indagati facevano in modo che i soggetti truffati stipulassero polizze assicurative fittizie a garanzia degli investimenti, riuscendo così ad incamerare indebitamente ulteriori somme di denaro. Tali falsi piani assicurativi, gestiti da uno dei sodali mediante una società nel padovano, oltrea dare una parvenza di garanzia all’investimento, incoraggiavano i potenziali clienti a stipulare i predetti strumenti finanziari.

Le articolate indagini esperite hanno consentito altresì di rilevare che gran parte degli investimenti avveniva mediante la stipula di contratti di associazione in partecipazione all’interno di strutture piramidali (c.d. “Multi level marketing”), tra le quali i networks “Adamax”, “Unetenet”, “TelexFree” e “Lirbertagià”, gestiti dal principale indagato.

In particolare si tratta di tipologie di reti il cui core business è il sistema di pacchetti di affiliazioni e di vendite, tipico del c.d. “Schema Ponzi”, che prospetta agli investitori un rendimento proporzionale alla capacità di reclutamento di nuovi sottoscrittori dei piani di investimento. I clienti venivano, pertanto, posti di fronte ad una allettante possibilità di conseguire guadagni mediante il loro inserimento a titolo oneroso in una c.d. “Catena di Sant’Antonio”, facendo credere loro che, per ottenere maggiori compensi, avrebbero dovuto far inserire e dunque “reclutare” nuovi soggetti. In realtà, gli indagati hanno rimborsato i malcapitati clienti solo parzialmente, trattenendo gran parte delle somme investite.

Anche in questa vicenda è stata determinante la ricostruzione dei flussi finanziari, agevolata dal supporto informativo contenuto in alcune segnalazioni di operazioni sospette pervenute al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria per fini di prevenzione antiriciclaggio. Lo sviluppo investigativo di tali preziose informazioni ha costituito, come spesso capita in questo tipo di indagini, un imprescindibile strumento di supporto utile ad orientare le investigazioni ed aggredire i patrimoni di provenienza illecita.

Il provvedimento cautelare eseguito costituisce la conclusione di un complesso iter investigativo che dimostra – ancora una volta – la costante azione della Guardia di Finanza nella ricerca e repressione dei più gravi crimini di matrice economico – finanziaria e nell’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati.

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Bologna: Guardia di Finanza, scoperte oltre 150 richieste irregolati per l’erogazione dei buoni spesa (video)

(243) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, nell’ambito del dispositivo di vigilanza predisposto per far fronte all’emergenza sanitaria, economica e sociale in atto, hanno avviato specifici controlli nei confronti dei percettori dei c.d. “buoni spesa”, di valore fino a 600 euro, erogati dai Comuni alle famiglie in difficoltà e destinati all’acquisto di generi alimentari e di prima necessità.

Le attività di verifica, svolte con riferimento ai dati acquisiti presso i Comuni di Bologna, Imola e San Lazzaro di Savena, a favore dei quali il Governo ha stanziato specifiche risorse per complessivi 2,6 milioni di euro, hanno finora riguardato le posizioni contraddistinte da maggiori criticità, corrispondenti a circa 360 istanze, mediante il riscontro delle informazioni dichiarate in sede di autocertificazione da parte dei richiedenti, con riferimento sia ai medesimi che a ciascun componente del relativo nucleo familiare.

I controlli, condotti nello specifico dalle fiamme gialle del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, hanno finora permesso di accertare la presentazione di 154 false autocertificazioni da parte di nuclei familiari che hanno fraudolentemente dichiarato di non aver fonti di sostentamento finanziario e di trovarsi in condizione di difficoltà economica ed indigenza, tali da non consentire nemmeno il minimale approvvigionamento di generi alimentari e di prima necessità.

In realtà dall’attività ispettiva svolta è emerso come uno o più componenti, dei nuclei familiari destinatari dei controlli, nei mesi di marzo ed aprile u.s. abbiano regolarmente percepito lo stipendio, anche per cospicui importi, a fronte di rapporti d’impiego regolarmente in essere, ovvero siano risultati percettori di Reddito di Cittadinanza o di indennità di disoccupazione, ovvero già beneficiari di altre prestazioni sociali agevolate, così come risultante dalle informazioni fornite dall’I.N.P.S.

Tra le irregolarità rilevate sono emerse anche richieste presentate distintamente da due componenti appartenenti al medesimo nucleo familiare (es. marito e moglie), al fine di addivenire fraudolentemente all’ottenimento del contributo per un importo raddoppiato rispetto a quello spettante, ovvero autocertificazioni in cui è stata omessa l’indicazione di familiari coabitanti, risultati dallo stato di famiglia, regolarmente retribuiti o già percettori di sussidi, allo scopo di simulare una condizione di indigenza.

Oltre alle citate posizioni, saranno in seguito oggetto di ulteriore approfondimento quelle relative ad alcuni richiedenti il beneficio in parola che sono risultati proprietari di più fabbricati o più autovetture ovvero contraenti in negozi giuridici recenti, per importi anche rilevanti, condizioni, queste, rappresentative di un tenore di vita sproporzionato rispetto alle condizioni economiche dichiarate.

Le irregolarità riscontrate saranno oggetto di segnalazione alla locale Autorità Giudiziaria per le ipotesi di mendace autocertificazione ed indebita percezione di erogazioni pubbliche, nonché ai competenti Comuni per il recupero dei contributi erogati.

Le attività di controllo, che proseguiranno con l’ausilio dei succitati Enti locali, testimoniano l’impegno della Guardia di Finanza nell’azione di contrasto ad ogni forma di illecito nel settore della spesa pubblica, a tutela dell’economia nazionale, nell’ottica di prevenire distrazioni di risorse e garantirne un più efficace indirizzamento verso famiglie, soprattutto in tale momento, realmente bisognose di sostegno economico.

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Guardia di Finanza, Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche: operazione “Alphacapital”. Piattaforme abusive dedite al trading online, smascherati 4 responsabili che garantivano falsi guadagni, facili ed immediati (video)

(241) Offrivano facili guadagni proponendo di investire somme di denaro in titoli, azioni, obbligazioni, derivati e valute proponendo un bonus di ingresso fino al 200% della somma versata. Una organizzazione criminale composta da 4 soggetti ha ricavato ingenti profitti a danno di numerosi risparmiatori, abusando della loro inesperienza e buona fede, mediante l’utilizzo di innovative piattaforme di trading online.

Dopo il versamento iniziale da effettuare su un IBAN danese intestato ad una società londinese, i risparmiatori potevano accedere alle piattaforme ed usufruire dei servizi di consulenza per effettuare investimenti sul mercato finanziario che promettevano allettanti guadagni facili ed immediati. Quasi subito, però, il cliente veniva contattato dai sedicenti esperti del mercato ed informato che le negoziazioni erano in perdita, spingendolo sistematicamente al deposito di ulteriori somme di denaro, senza alcuna possibilità di recupero di quelle versate né di altra forma di effettiva remunerazione.

Le indagini, condotte dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma – Pool Reati Informatici, hanno avuto origine dalla denuncia di un risparmiatore italiano vittima della truffa attuata mediante l’utilizzo di piattaforme informatiche online prive di autorizzazione allo svolgimento di attività finanziarie da parte della Consob.

Peculiari le tecniche di occultamento adottate dall’organizzazione criminale: i portali erano localizzati su server in Germania e indicavano come ‘Registrant’ una Società con sede nelle Isole Marshall. Le modalità di contatto da parte dei falsi promotori avvenivano da utenze telefoniche ed account di posta elettronica intestati a soggetti ucraini non identificabili e facenti capo a connessioni effettuate dall’Albania e dagli Emirati Arabi.

Gli approfondimenti investigativi svolti dai militari del Nucleo Speciale hanno analizzato le transazioni finanziarie effettuate tramite la società di intermediazione del Regno Unito, nonchè contatti effettuati mediante un servizio di tipo V.o.IP. (Voice Over IP, con una numerazione telefonica “virtuale”).

Specifiche attività di monitoraggio della rete ed ulteriori accertamenti effettuati alle banche dati in uso alla Guardia di Finanza hanno permesso di appurare che il volume di affari del raggiro ammonta a centinaia di migliaia di euro.

E’ stato così possibile ricostruire la rete di rapporti e risalire ai componenti dell’organizzazione, deferendo all’Autorità Giudiziaria 4 soggetti di origine albanese di cui 3 residenti sul territorio nazionale nelle città di Torino e Siena, per truffa aggravata ed esercizio abusivo di attività finanziaria, di cui agli artt. 640 – 61, n. 5 c.p. e all’art. 166 del DL.vo 24 febbraio 1998, n. 58. Su richiesta della Procura, il GIP di Roma emetteva decreto di sequestro preventivo, mediante oscuramento, dei quattro portali riconducibili ad Alphacapital.

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