Roma: i Carabinieri arrestano commerciante per usura

(171) I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma E.U.R. hanno arrestato nella flagranza di reato per usura L.F., ex-pugile Continue reading “Roma: i Carabinieri arrestano commerciante per usura”

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Roma: Guardia di Finanza, sequestrato il patrimonio milionario accumulato da 3 persone dedite ad usura, estorsione e truffa (video)

(186) Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo il sequestro di beni del valore di oltre 5 milioni di euro, disposto dal locale Tribunale – Sezione Specializzata Misure di Prevenzione su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina.

I destinatari della misura sono LICENZIATO Mario (classe 1947), il figlio Mauro (classe 1981) e HUDOROVICH Elvis (classe 1977), tutti residenti a San Cesareo (RM), arrestati dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma nel luglio 2018 per fatti di usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni.

L’indagine, denominata “Terza età”, aveva consentito di ricostruire una serie di prestiti a tassi usurari – tra il 90% e il 180% annuo, con punte del 570% – erogati, per lo più, a imprenditori in gravi difficoltà economiche. L’attività veniva svolta in modo continuativo e professionale: “compà voi dovete capire una cosa io, cioè io, cioè chi fa per me, che con i soldi ci lavoriamo”, affermava in una telefonata intercettata Mauro LICENZIATO.

Quando le vittime non effettuavano i pagamenti alle scadenze imposte scattavano le minacce. Mario LICENZIATO così diceva a una persona incaricata della riscossione: “chiama subito … gli devi dire «la cambiale non è stata pagata» … dici «che aspetti che viene Mario lì sopra e ti rompe la testa a te e a tuo figlio» … se no devo chiamare a … e lo devo mandare là, lo devo mandare a rompergli la testa”.

I proventi venivano poi reinvestiti in imprese operanti nei settori alberghiero, della ristorazione e del commercio di autoveicoli, intestate a familiari o compiacenti “prestanome”.

Una società, in particolare, era stata costituita per gestire una casa di riposo per anziani ad Artena (RM). Il business si era rivelato talmente redditizio che Mario LICENZIATO si stava organizzando per aprire un’altra analoga struttura a San Cesareo.

Partendo dalle risultanze dell’operazione “Terza età”, gli specialisti del G.I.C.O. hanno eseguito meticolosi accertamenti economico-patrimoniali, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, con l’obiettivo di aggredire, attraverso gli strumenti della normativa antimafia, le ricchezze illecitamente accumulate dal gruppo criminale.

In una conversazione con Pasquale ZAZA, nipote del boss di camorra Michele ZAZA inteso “Michele o’ pazz”, Mario LICENZIATO, che non risulta aver mai svolto alcuna attività lavorativa, dichiarava: “io e te guadagniamo da un miliardo a un miliardo e mezzo l’anno”. Mauro LICENZIATO e Elvis HUDOROVIC, con redditi dichiarati modesti o addirittura nulli, mantenevano un tenore di vita particolarmente agiato, fatto di ville di pregio, auto di lusso, frequenti vacanze e beni voluttuari di particolare valore economico.

Sussistendo i presupposti soggettivi – pericolosità sociale dei 3 proposti – e oggettivi – disponibilità di beni in misura sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati – il Tribunale di Roma ha emesso il decreto di sequestro in corso di esecuzione, che ha ad oggetto il patrimonio milionario accumulato in pochi anni, così composto:

  • –  quote societarie di maggioranza di un’impresa che gestisce una casa di riposo per anziani ad Artena, ora affidata ad un amministratore giudiziario;
  • –  19 immobili ubicati nei comuni di San Cesareo, Palestrina e Anzio;
  • –  4 automezzi, tra cui una Porsche;
  • –  11 rapporti finanziari per circa 180.000 euro e denaro contante per quasi 230.000 euro;
  • –  5 polizze assicurative vita per circa 150.000 euro;
  • –  11 orologi di pregio, tra cui numerosi Rolex, nonché un lingotto d’oro e preziosi del valore complessivo di oltre 170.000 euro.

L’odierna operazione testimonia il costante impegno della Procura della Repubblica, del Tribunale e della Guardia di Finanza di Roma volto a individuare le ricchezze illecitamente accumulate dalla criminalità, al fine di restituirle alla collettività.

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Torino: operazione “Shyloc”. La Guardia di Finanza esegue un’ordinanza di misura cautelare a carico di una coppia di Caluso e ne sequestra l’intero patrimonio (video)

(9) Nella mattinata odierna, nel corso dell’operazione “Shylock”, militari della Guardia di Finanza di Torino, coordinati dalla Procura della Repubblica di Ivrea, hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di una coppia di Caluso (TO), dedita all’usura, provvedendo al sequestro dell’intero patrimonio accumulato.

Si tratta di FERRANTI Antonio, nativo di Carini e abitante a Caluso dal 2004, tratto in arresto e condotto in carcere e della convivente MEZZO Maria, nata a Chivasso, colpita dal divieto di avvicinarsi alle vittime di usura.
Le indagini, condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Torino, sono state avviate nel 2017 all’esito di un’autonoma attività informativa rafforzata dallo sviluppo di una segnalazione di operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio, che permetteva fin da subito di individuare alcune vittime della coppia, tutte del Canavese.

Le vittime erano pensionati che non riuscivano a pagare l’affitto mensile, piccoli imprenditori in difficoltà, familiari di soggetti in precarie condizioni economiche, che avevano richiesto alla coppia prestiti nell’ordine di poche migliaia di euro.
Ricevuto il denaro, le vittime, che si sono trovate costrette a dover restituire somme ingenti, con tassi d’usura anche del 300% annuo, sono risultate ancora indebitate per la maggior parte, mentre la coppia si assicurava così una costante illecita fonte di profitto.

I prestiti venivano effettuati in contanti e il denaro veniva scambiato sia “a domicilio”, sia in luoghi aperti e di passaggio: fuori da esercizi pubblici e anche nei pressi di caselli dell’autostrada A4 Torino – Milano. Oltre che a Caluso, la coppia operava a Chivasso, Borgaro Torinese, Mazzé, Val della Torre, Verolengo, Vinovo e Rondissone.

FERRANTI, cinquantenne privo di stabile occupazione, si faceva spesso accompagnare agli incontri dalla compagna MEZZO Maria, operatrice in una casa di riposo di Brandizzo, che lo supportava costantemente nella conduzione degli affari illegali.
La coppia è risultata particolarmente accorta nel condurre le proprie attività illecite, ricorrendo a sotterfugi sia per sottrarsi alle indagini, sia per legittimare apparentemente il patrimonio a disposizione, del tutto ingiustificato rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta.

Le prime perquisizioni effettuate durante le indagini permettevano di sequestrare migliaia di euro in contanti, assegni e cambiali, abilmente occultati anche dietro un doppiofondo della cucina degli indagati. Per nulla intimorito, FERRANTI ha quindi indotto talune vittime a riferire falsamente che i rapporti con lo stesso fossero riconducibili a compravendite di olio o legname, per eludere le investigazioni e giustificare i titoli sequestratigli.

Non pago di ciò, FERRANTI aveva anche imposto ad un usurato di essere assunto fittiziamente per 2 anni nella propria attività commerciale – un’agenzia di viaggi – così da disporre di apparenti redditi leciti.
Unitamente all’esecuzione delle misure restrittive, è stato disposto il sequestro dell’intero patrimonio della coppia, costituito da 5 immobili ubicati a Caluso (TO) e Carini (PA), conti correnti e di deposito, per un valore di oltre 300.000 euro.

In tal modo sono stati applicati, così come la normativa consente per il reato di usura, sia l’istituto del sequestro per equivalente, in misura pari agli interessi usurari percepiti, sia quello del sequestro per sproporzione, che colpisce tutti i beni di valore non giustificabile rispetto al reddito o all’attività economica svolta.

Nel caso in esame, gli indagati hanno dichiarato redditi talmente esigui da non poter sostenere nemmeno le spese per il loro stesso sostentamento.
FERRANTI e MEZZO non sono risultati soli nella conduzione delle proprie attività illecite. Le indagini, infatti, hanno consentito agli inquirenti di portare alla luce un grave quadro indiziario, con il coinvolgimento di complici, la cui posizione è attualmente al vaglio dell’Autorità Giudiziaria e superando peraltro la reticenza di diversi testimoni.

Gli Organi investigativi restano a disposizione di coloro che intendessero fornire ulteriori elementi informativi.

L’indagine svolta si inserisce nel quadro delle attività della Guardia di Finanza a contrasto dell’usura, un’odiosa pratica criminale che tende ad ottenere ingenti guadagni, sfruttando lo stato di bisogno di soggetti in grave difficoltà e nel novero delle iniziative volte a colpire l’illecito accumulo di ricchezza, nella prospettiva di restituzione alla collettività.

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