TMA (Terapia Multisistemica in Acqua): se n’è parlato in un incontro organizzato dall’ANFASS di Reggio di Calabria
di Giorgio Neri. E’ conosciuta con l’acronimo di TMA, ma definisce la cosiddetta Terapia Multisistemica in Acqua. E’ un trattamento che utilizza l’acqua come attivatore relazionale nella cura dei bambini diversamente abili. Se ne è parlato sabato scorso nella sede ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità intellettiva e/o relazionale) di Reggio Calabria, nel corso di un incontro organizzato dalla Presidente ANFFAS di Reggio Calabria dr.ssa Maria Anna Quero, in cui è intervenuta, in qualità di esperta, la dr.ssa Angela Foti, terapista della TMA.
Frutto di più di sedici anni di esperienza con bambini diversamente abili, il metodo è stato ideato ed elaborato in Italia, da tre psicologi il dott. Giovanni Ippolito, il dott. Giovanni Caputo e il dott. Paolo Maietta. Il primo psicologo e psiconcologo, è specializzando in Psicoterapia sistemico-relazionale; è da anni impegnato in progetti per l’integrazione sociale dei bambini diversamente abili. È anche autore insieme a Maria Lucia Ippolito e Michela Gambatesa della favola Calimero e l’amico speciale, racconto didattico per l’integrazione nella scuola dei bambini autistici, che ha ricevuto tre premi letterari. È curatore della sezione “Autismo” della rubrica “Infanzia e Adolescenza” della rivista AP Magazine. Giovanni Caputo, psicologo, specializzando in Psicoterapia cognitivo-comportamentale, è da anni impegnato in progetti per l’integrazione dei diversamente abili. È curatore della rubrica “Infanzia e Adolescenza” della rivista AP Magazine. Paolo Maietta, psicologo, specializzando in Psicoterapia cognitivo-comportamentale, è da anni impegnato in progetti per l’integrazione dei diversamente abili. È curatore della sezione “Autismo” della rubrica “Infanzia e Adolescenza” della rivista AP Magazine. La TMA è una terapia che utilizza l'acqua come attivatore relazionale, la paura o il piacere di stare in acqua vengono usati come attivatori emozionali e relazionali, capaci ad avviare ad una primordiale richiesta di sostegno e poi successivamente di accudimento. Nel corso del suo intervento la dr.ssa Angela Foti ha illustrato le potenzialità della “Terapia Multisistemica in acqua”. “Essa – ha affermato – rappresenta un nuovo approccio terapeutico per soggetti con disturbi della comunicazione della relazione o comunque con altre patologie, quali autismo, disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, fobia specifica dell’acqua, disturbo della condotta ,sindrome di Down, ritardi motori. E’ una terapia multisistemica perché valuta ed interviene sui diversi sistemi funzionali del bambino, ossia sul sistema relazionale, cognitivo, comportamentale, emotivo, senso motorio”. “Nata con l’obiettivo di inserirsi in un progetto riabilitativo globale, la TMA – ha spiegato Angela Foti – permette di utilizzare le capacità acquisite durante l’intervento individualizzato come veicolo per raggiungere specifici obiettivi: favorire l’interazione e l’intersoggettività, migliorare l’attenzione congiunta, creare opportunità per la comunicazione verbale e non verbale, favorire la capacità imitativa, favorire il contatto visivo , il contatto oculo-manuale, rispettare le regole e il proprio turno, controllare le stereotipie nei soggetti autistici, potenziare autonomie personali e sociali”. “Posso confermarvi – ha rivelato la dr.ssa Foti rivolta all’uditorio – che dall’esperienza che ho avuto a RC e provincia con numerosi bambini diversamente abili i risultati raggiunti sono stati buoni, anzi, oserei dire molto incoraggianti, dimostrandosi molto efficace anche nei casi di bambini con disturbi di attenzione, concentrazione e di linguaggio”. “Il risultato finale per i bambini trattati – ha ancora detto la dr.ssa Angela Foti – è un significativo miglioramento della qualità della vita del soggetto e della sua famiglia. Le piccole cose, che a noi possono sembrare banali, diventano per questi bambini esperienze straordinarie, che possono diventare ordinarie. Ed è questo il più grande successo, permettere ad ogni bambino non di avere il massimo, ma di raggiungere il suo massimo con impegno, disciplina ma anche un po’ di sano divertimento”.
La sezione italiana dell'ACP (Associazione Europea dell’Approccio Centrato sulla Persona) in collaborazione con la sede di Messina dello IACP (Istituto dell’Approccio Centrato sulla persona) organizza presso il Centro Congressi Palacultura “Antonello da Messina” il IX Congresso Nazionale dal titolo “Nuove prospettive dell'Approccio Centrato sulla Persona Strumenti efficaci di intervento in ambito clinico e sociale”.
Giunte alla quinta edizione, le “Giornate Cardio-Metaboliche Reggine” rappresentano ormai un appuntamento particolarmente atteso dai medici di tutto il comprensorio che vedono in questo, per certi aspetti “particolare” evento, uno dei pilastri di quel grande edificio di ricerca e informazione scientifica che la Calabria sta realizzando nel tentativo di valorizzare le proprie risorse. L'idea stessa di affiancare, in un momento comune di dialogo e approfondimento, due discipline diverse che troppo spesso corrono parallele come diabetologia e cardiologia, era al suo nascere innovativa se non rivoluzionaria e considerata quasi una sorta di scommessa.
La sezione italiana dell'ACP (Associazione Europea dell’Approccio Centrato sulla Persona) in collaborazione con la sede di Messina dello IACP (Istituto dell’Approccio Centrato sulla persona) organizza presso il Centro Congressi Palacultura “Antonello da Messina” il IX Congresso Nazionale dal titolo “Nuove prospettive dell'Approccio Centrato sulla Persona Strumenti efficaci di intervento in ambito clinico e sociale”. 
Il Centro regionale di neurogenetica (nella foto) è oggi una struttura di alta specializzazione dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Un centro clinico e di ricerca, operante nel presidio ospedaliero di Lamezia Terme, che lavora in sinergia – è scritto in un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta regionale – con l’Associazione per la Ricerca Neurogenetica della stessa città. “Eccellenza della sanità calabrese e Centro d’eccellenza europea – ha detto il direttore generale dell’Asp di Catanzaro Gerardo Mancuso – per la quale questa direzione ha molto investito per consentire all’equipe della direttrice del Centro, dottoressa Amalia Bruni (nella foto), di lavorare nella piena tranquillità.
La Campagna Nazionale di Prevenzione andrologica è stata presentata presso la sala conferenze della Reggina calcio al Centro Sportivo Sant’Agata. All’incontro erano presenti: la dott.ssa Rosanna Squillacioti – Direttore Generale ASP 5 Reggio Calabria, il dottor Vincenzo Putortì – Staff Direzione Generale ASP 5, il dottor Nicola Ilacqua – Segretario Regionale SIAMS; Ambulatorio Andrologia ASP 5, Nicola Amoruso – Responsabile settore giovanile Reggina calcio, la dott.ssa Giuseppina Cuzzocrea – Commissario del Comitato Provinciale CRI di R.C, la dott.ssa Monica Falcomatà – consigliere comunale delegato alla cultura, turismo e grandi eventi e Presidente del Comitato, Mimmo Praticò – Presidente CONI Regionale Calabria e Giovanni Filocamo – Presidente CONI Provinciale Reggio Calabria (nella foto, da sinistra, Ilacqua, Falcomatà, Amoruso e Laurendi).
La campagna, patrocinata dal Ministero della Salute, organizzata dall’Università la Sapienza di Roma in collaborazione con la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) e con la Fondazione per il Benessere in Andrologia- Amico Andrologo Onlus – , parte dall’analisi dei dati secondo cui in Italia un maschio su tre è a rischio di infertilità, il 15% della popolazione maschile – tra i 13 e i 55 anni – è sterile e i ragazzi risultano meno fertili dei loro padri. Il “Progetto Androlife”, si propone di stimolare la precoce individuazione delle condizioni che alterano il potenziale di fertilità e di promuovere la ricerca scientifica al fine di preservare inalterata la potenzialità riproduttiva naturale dell’uomo eliminandoi fattori di rischio, quando possibile, oppure, intervenendo con adeguate terapie, per evitare che l’alterazione progredisca fino all’infertilità. 







Per alluce rigido (foto 1) si intende la patologia a carico della prima articolazione metatarso falangea su base degenerativa ed artrosica che determina una notevole limitazione articolare dolorosa di detta articolazione fino ad arrivare in alcuni casi alla completa rigidità. Le cause dell’alluce rigido sono: primitive: primo metatarso più lungo del secondo, microtraumi ripetuti del primo dito con la calzatura specie se questa è usata frequentemente troppo stretta e con piede egizio (primo dito più lungo del secondo); secondarie: infiammatorie (gotta, artrite reumatoide, spondilite anchilosante, psoriasi), post-infettive, post-necrotiche, post-traumatiche. La clinica. Nelle forme iniziali non è presente una evidente deformazione della prima articolazione metatarso-falangea, nelle fasi successive invece tale articolazione appare discretamente aumentata di volume ed al tatto si apprezzano le salienze ossee. Nei casi gravi infine la deformità articolare è ben visibile con gonfiore (foto 2). Dato clinico molto importante sia soggettivo che oggettivo è la progressiva limitazione articolare sia in flessione che in estensione del primo dito e la sensazione di “scroscii” ossei al seppur minimo movimento. Tale limitazione nel tempo diventa sempre più progressiva fino ad arrivare quasi alla rigidità totale dell’alluce. Indubbiamente è il dolore il sintomo più importante. Dapprima il dolore si presenta lieve, a riposo ed aumenta nel carico prolungato, ma diventa progressivamente più intenso sia nella stazione eretta ed ancor più nella deambulazione ed in particolare nella fase di propulsione del passo. Il dolore è legato alla gravità della patologia e nei casi avanzati diventa molto acuto fino a determinare una evidente zoppia. 



Ho ritenuto opportuno inserire periodicamente in questo spazio che il caro amico Maurizio Gangemi mi offre sul suo “Il Reggino” (sono stati già pubblicati “Il piede: straordinario prodigio architettonico e biomeccanico”, “Il piede: uno strumento straordinariamente unico ed indispensabile: consigli utili”, “Il piede nel bambino: deambulazione e calzature” ed “Il piede piatto valgo: diagnosi e trattamento”) degli articoli riguardanti patologie ortopediche frutto della mia pratica giornaliera ambulatoriale e chirurgica. Ritengo che questo potrà servire come fonte di informazioni per tutti i pazienti affetti dalle varie patologie e sicuramente rappresentare un valido aiuto per medici di base, pediatri, giovani ortopedici, fisiatri e fisioterapisti. Ritengo opportuno però, prima di iniziare a trattare le varie patologie, di ringraziare da subito i miei “maestri”. Primo fra tutti, in ordine di tempo e di importanza, è il dottor Salvatore Aloisio (nella foto). E’ lui che mi ha fatto “innamorare” dell’ortopedia; è lui che mi ha insegnato le basi cliniche e chirurgiche; è lui che mi ha insegnato il modo di porsi di fronte al malato ed il rispetto per il malato; è lui che mi ha messo il bisturi in mano per la prima volta dicendomi “comincia a operare”; le mani tremavano sicuramente ma sapevo che c’era lui accanto a me e mi sentivo sicuro, mi infondeva fiducia, tranquillità. 



Diagnosi. Per piede piatto si intende un’alterazione per difetto di direzione e di curvatura dei vari componenti della volta plantare (foto 1), fino alla inversione delle curve stesse, con conseguenti modifiche morfologiche, statiche e dinamiche. Nella genesi del piede piatto c’è una sicura predisposizione congenita ereditaria spesso associata a componenti ambientali scorretti quali prolungata deambulazione a piedi scalzi, calzature inadeguate, sovrappeso e scarsa attività fisica. All’esame clinico, guardando il paziente posteriormente, si evidenzia il valgismo di retropiede e medialmente l’abbassamento della volta plantare con la presenza della protrusione astragalica. Non deve mai omettersi alla visita l'esame della calzatura ed il controllo clinico dei genitori. Indispensabile per la diagnosi è l’esecuzione dell’esame podoscopico a trans-illuminazione che consente la visualizzazione dell’impronta plantare (foto 2). Trattamento. Il trattamento del piede piatto lasso non deve mai iniziare al di sotto dei 3 anni, poiché è solo dopo questa età che la volta plantare comincia a rendersi visibile per la scomparsa del cuscinetto adiposo. 

Il piede nel bambino (nella foto) rappresenta sia un organo di senso che di moto. La sua importanza è evidenziata già nei primi giorni di vita: il piede, infatti, rappresenta la struttura con la quale il neonato realizza i primi contatti con il mondo esterno. È gesto comune del bambino nella culla tendere i piedini e non le mani, verso la mamma china su di lui. Una domanda molto comune da parte dei genitori è come e quando fare camminare il bambino e che calzature usare. E’ assolutamente necessario astenersi dal forzare il bambino a camminare precocemente. Egli inizierà a farlo non appena “sentirà”che le sue gambe sono capaci di permetterglielo. La deambulazione e’ un atto fisiologico molto complesso legato alla coordinazione dell’apparato muscolo-scheletrico e neurologico: sono impegnati in essa tutti i gruppi muscolari degli arti superiori ed inferiori in fasi ritmiche di contrazione e rilasciamento. E’ importante quindi che la stazione eretta e la deambulazione il bambino lo “conquisti” gradatamente da solo con i suoi tempi fisiologici: dapprima sta supino , dopo sta seduto, quindi piano piano comincia a camminare a quattro zampe (a cagnolino), successivamente si alza in piedi tenendosi dagli oggetti, infine deambula prima tenendosi dagli oggetti e dopo poco inizia la deambulazione libera. 


Il piede e’ un meraviglioso strumento deputato alla stazione eretta, alla deambulazione, al salto ed alla corsa. Per molto tempo e’ stato un elemento del nostro corpo troppo trascurato nonostante fosse chiara a tutti la sua funzione di sostegno e quella altrettanto importante di consentire il movimento. Il piede e’ una struttura estremamente complessa, composto da 26 ossa articolate tra loro in modo da costruire una volta plantare trasversale ed una longitudinale (nelle foto), così da ottimizzare la distribuzione del carico e sopportare durante la stazione eretta tutto il peso del corpo, trasportandolo su qualsiasi terreno durante la deambulazione e lanciandolo nel salto per riceverlo ed ammortizzarlo nella ricaduta. Ogni condizione patologica che crea una variazione dell’appoggio statico e dinamico del piede alterandone le sue funzioni crea un quadro clinico più o meno grave. Il ruolo dinamico svolto dal piede può essere distinto in quattro funzioni: la funzione motoria che consente la propulsione attiva del corpo durante il passo, la corsa, la salita e discesa delle scale, il salto e la ricaduta; la funzione stabilizzante che consente un adattamento di tutto il corpo ad ogni tipo di terreno; questa complessa funzione è assicurata sia dall’articolazione sotto-astragalica (nella foto);
CONSIGLI UTILI PER UN CORRETTO SVILUPPO DEL PIEDE NEL BAMBINO ED UN CORRETTO INZIO DELLA DEAMBULAZIONE. Una domanda molto comune da parte dei genitori è come e quando fare camminare il bambino e che tipo di calzature usare. E’ assolutamente necessario astenersi dal forzare il bambino a camminare precocemente. Egli inizierà a farlo non appena “sentirà”che le sue gambe sono capaci di permetterglielo. La deambulazione e’ un atto fisiologico molto complesso legato alla coordinazione dell’apparato muscolo-scheletrico e neurologico: sono impegnati in essa tutti i gruppi muscolari degli arti superiori ed inferiori in fasi ritmiche di contrazione e rilasciamento. E’ importante quindi che la stazione eretta e la deambulazione il bambino lo “conquisti” gradatamente da solo con i suoi tempi fisiologici: dapprima sta supino , dopo sta seduto, quindi piano piano comincia a camminare a quattro zampe (a cagnolino), successivamente si alza in piedi tenendosi dagli oggetti, infine deambula prima tenendosi dagli oggetti e dopo poco inizia la deambulazione libera. Sconsiglio quindi assolutamente l’uso del girello e di forzare ed aiutare il bambino a stare in piedi o a camminare precocemente.
Stili di vita e regimi alimentari disordinati possono diventare cause di disturbi all’esofago. Su questo filone principale si è svolto in questi giorni il convegno presso i locali della biblioteca comunale “De Nava” organizzato dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria sul tema “I disordini acido – correlati”. Un’iniziativa che rientra nell’ambito del programma “Attualità in Gastroenterologia” e che ha visto l’intervento del dott. Angelo Lauria, dirigente dell’unità gastroenterologia e endoscopia digestiva dell’azienda ospedaliera “Bianchi Melacrino Morelli”. I disturbi dell’apparato gastroesofageo (nella foto), secondo quanto spiegato a chiare lettere dal dott. Angelo Lauria, hanno un’elevata percentuale di incidenza nella popolazione occidentale. Sono disturbi legati alla secrezione acida dello stomaco riconducibile principalmente al problema del reflusso gastroesofageo con o senza ernia iatale. A questo tipo di problematica si vanno ad aggiungere altre patologie come la malattia ulcerosa, l’ulcera duodenale, l’ulcera gastrica, le gastriti e le duodeniti, tutte legate all’aumento o comunque alla secrezione acida gastrica.
E’ una sindrome canalicolare che si determina in caso di conflitto tra contenuto e contenente in determinate situazioni anatomiche. Comunemente detta “mano morta”, interessa il 4 % della popola¬zione e in 9 casi su 10 si tratta di donne. I pazienti con diabete sono particolarmente predisposti. Eziopatogenesi. La compressione diretta del nervo mediano al polso rappresenta il fattore principale ma la trazione e la pressione possono compromettere l'apporto ematico. Le principali cause di tale compressione, sono di tipo: 1) locale, come tenovaginiti di tipo aspecifico, posizione viziata del polso in traumi o fratture o nell'uso inadeguato delle stampelle, con edema delle strutture connettivali quali le guaine sinoviali peri-nervose e fasce muscolo-tendinee; 2) sistemiche, quali artrite reumatoide, amiloidosi primitiva e secondaria, mixedema, acromegalia, disfunzioni ormonali (gravidanza, menopausa, uso di contraccettivi); 3) idiopatiche (fattori di probabile origine immunitaria). Una pressione transitoria può produrre una disfunzione temporanea che recede se la compressione viene rimossa. Una compressione prolungata determina invece una degenerazione walleriana fino alla fibrosi intraneurale che determina una perdita permanente della funzione. Determinante un corteo di sintomi quali acroparestesia del pollice, indice e medio, a riacerbazione notturna (che migliorano con il movimento del polso e delle dita stesse), deficit alla prensione ed atrofia dell'eminenza thenar nelle fasi avanzate. 
“Sport & Benessere: l’importanza della ricerca medica applicata allo sport” è il tema di un interessante convegno che si terrà sabato 16 gennaio p.v. alle ore 10.30 presso l’auditorium Cipresseto sito a Reggio Calabria in via Giuseppe Melacrino 34. Con il patrocinio del Gruppo Consiliare del PdL della Città di Reggio Calabria e dell’A.S.I. (Alleanza Sportiva Italiana) e sostenuto dall’AD Biomedical Innotech (importante realtà operante nello studio e nell’innovazione della medicina applicata non solo allo sport), il convegno si snoderà attraverso gli interventi di illustri relatori nazionali. I saluti saranno di Nino Girella e Tino Scopelliti (rispettivamente presidente regionale e dirigente azionale dell’A.S.I.), Mimmo Praticò e Giovanni Filocamo (presidente regionale e presidente provinciale del C.O.N.I.), Giuseppe Trieste (presidente nazionale F.I.A.B.A.) e di Antonino D’Africa (responsabile della ricerca scientifica AD Biomedical Innotech).