TMA (Terapia Multisistemica in Acqua): se n’è parlato in un incontro organizzato dall’ANFASS di Reggio di Calabria

di Giorgio Neri. E’ conosciuta con l’acronimo di TMA, ma definisce la cosiddetta Terapia Multisistemica in Acqua. E’ un trattamento che utilizza l’acqua come attivatore relazionale nella cura dei bambini diversamente abili. Se ne è parlato sabato scorso nella sede ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità intellettiva e/o relazionale) di Reggio Calabria, nel corso di un incontro organizzato dalla Presidente ANFFAS di Reggio Calabria dr.ssa Maria Anna Quero, in cui è  intervenuta, in qualità di esperta, la dr.ssa Angela Foti, terapista della TMA.

Frutto di più di sedici anni di esperienza  con bambini diversamente abili, il metodo è stato ideato ed elaborato in Italia, da tre psicologi  il dott. Giovanni Ippolito,  il dott. Giovanni Caputo  e il dott. Paolo Maietta. Il primo psicologo e psiconcologo, è specializzando in Psicoterapia sistemico-relazionale;  è da anni impegnato in progetti per l’integrazione sociale dei bambini diversamente abili. È anche autore insieme a Maria Lucia Ippolito e Michela Gambatesa della favola Calimero e l’amico speciale, racconto didattico per l’integrazione nella scuola dei bambini autistici, che ha ricevuto tre premi letterari. È curatore della sezione “Autismo” della rubrica “Infanzia e Adolescenza” della rivista AP Magazine. Giovanni Caputo, psicologo, specializzando in Psicoterapia cognitivo-comportamentale, è da anni impegnato in progetti per l’integrazione dei diversamente abili. È curatore della rubrica “Infanzia e Adolescenza” della rivista AP Magazine. Paolo Maietta, psicologo, specializzando in Psicoterapia cognitivo-comportamentale, è da anni impegnato in progetti per l’integrazione dei diversamente abili. È curatore della sezione “Autismo” della rubrica “Infanzia e Adolescenza” della rivista AP Magazine. La  TMA  è una terapia che utilizza  l'acqua come  attivatore relazionale, la paura o il piacere di stare in acqua vengono usati come attivatori emozionali e relazionali, capaci ad avviare ad una primordiale richiesta di sostegno e poi  successivamente di accudimento. Nel corso del suo intervento la dr.ssa Angela Foti ha illustrato le potenzialità della “Terapia Multisistemica in acqua”. “Essa – ha affermato – rappresenta un nuovo approccio terapeutico per soggetti con disturbi della comunicazione della relazione o comunque con altre patologie,  quali autismo, disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, fobia specifica dell’acqua, disturbo della condotta ,sindrome di Down, ritardi motori. E’ una terapia  multisistemica  perché valuta ed interviene sui diversi  sistemi funzionali  del bambino, ossia sul sistema relazionale, cognitivo, comportamentale, emotivo, senso motorio”. “Nata con l’obiettivo  di inserirsi in un progetto riabilitativo globale, la TMA – ha spiegato Angela Foti – permette di  utilizzare le capacità acquisite durante l’intervento individualizzato come veicolo per raggiungere specifici obiettivi: favorire l’interazione e l’intersoggettività, migliorare l’attenzione congiunta, creare opportunità  per la comunicazione verbale e non verbale, favorire la capacità imitativa, favorire il contatto visivo , il contatto oculo-manuale, rispettare le regole e il proprio turno, controllare le stereotipie nei soggetti autistici, potenziare autonomie personali e sociali”. “Posso confermarvi – ha rivelato la dr.ssa Foti rivolta all’uditorio – che dall’esperienza che ho avuto a RC e provincia con numerosi bambini diversamente abili i risultati raggiunti sono stati buoni, anzi, oserei dire molto incoraggianti, dimostrandosi molto efficace anche nei casi di bambini con disturbi di attenzione, concentrazione e di linguaggio”. “Il  risultato finale  per i bambini trattati – ha ancora detto la dr.ssa Angela Foti –  è un significativo  miglioramento della qualità della vita del soggetto e della sua famiglia. Le piccole cose, che a noi possono sembrare banali, diventano per questi bambini esperienze  straordinarie, che  possono diventare ordinarie. Ed è questo il più grande successo, permettere ad ogni bambino non di avere il massimo, ma di raggiungere il suo massimo con impegno, disciplina ma anche un po’ di sano divertimento”.

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Messina: dal 15 al 17 giugno IX° Congresso Nazionale dell’ACP dal titolo “Nuove prospettive dell’Approccio Centrato sulla Persona Strumenti efficaci di intervento in ambito clinico e sociale”

La sezione italiana dell'ACP (Associazione Europea dell’Approccio Centrato sulla Persona) in collaborazione con la sede di Messina dello IACP (Istituto dell’Approccio Centrato sulla persona) organizza presso il Centro Congressi Palacultura “Antonello da Messina” il IX Congresso Nazionale dal titolo “Nuove prospettive dell'Approccio Centrato sulla Persona Strumenti efficaci di intervento in ambito clinico e sociale”.

L’incontro si terrà dal 15 al 17 giugno, con il Patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Messina, dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, del Coordinamento Nazionale Scuole di Psicoterapia (CNSP), della Federazione Nazionale Associazioni di Psicoterapie (FIAP) e del Comune di Messina. Aprirà i lavori venerdì 15 giugno alle ore 14:30 il prof. Alberto Zucconi presidente dello IACP e dell’ACP, membro dell’Accademia Mondiale dell’Arte e della Scienza (World Academy of Arts and Sciences). Seguirà una Tavola Rotonda dal titolo “La salute mentale: interventi in ambito clinico e sociale” alla presenza di relatori dell’Università di Messina, dell'Università della Calabria,   della Società Italiana di Psichiatria e della Società Italiana di Psicoterapia. La riunione sarà moderata dal dott. Giuseppe Dattola, direttore della sede di Messina dello IACP. Sabato 16 sono previsti, a partire dalle ore 9:00  gli interventi di Graziella Tribulato (Messina) – “L’Approccio Centrato sulla Persona nell’utilizzo delle competenze di psicologia giuridica”, di Gianni Sulprizio (Roma) – “Un’ipotesi di lavoro: il Counselling Centrato sulla Persona come soluzione operativa per la Promozione della Salute” e di Giuseppe Crisafulli (Messina) – “Un’ipotesi teleologica del cambiamento in psicoterapia: il progetto del Sé”. Seguiranno le relazioni in sessioni parallele. Domenica 17, sempre con inizio alle ore 9:00, il Congresso si aprirà con gli interventi di Gianni Andrea Belgrano (Genova) e Fabrizio Bracco (Genova) – “Favorire il cambiamento nelle organizzazioni: una rivoluzione silenziosa”, Fortunata Arena (Messina) – “Il Segreto e la sua incidenza sulla Struttura del Sé” e Giuseppe Dattola (Messina) – “La Terapia Centrata sul Cliente e l’integrazione del Sé in clienti con psicopatologia”. Seguiranno le relazioni in sessioni parallele e la chiusura del prof. Alberto Zucconi. L'ACP Italia è un’associazione professionale  a cui aderiscono psicologi, medici, insegnanti, assistenti sociali, manager, operatori sociali che hanno completato i percorsi formativi realizzati dall’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (IACP) fondato nel 1979 da Carl Rogers e da due suoi stretti collaboratori, Charles Devonshire e Alberto Zucconi, attuale presidente. L’Istituto è riconosciuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (oggi Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) quale scuola di specializzazione in psicoterapia. Dal 1994 lo IACP è Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la ricerca, la formazione e la consulenza  nella  promozione della salute nei luoghi di lavoro in Italia. Lo IACP è inoltre Focal Point per l’Italia dell’International Labour Organization (ILO) – International Labour Office per l’area “SafeWork – InFocus Programme on Safety and Health at Work and the Environment” per la promozione e lo sviluppo dei programmi SOLVE orientati ad affrontare e gestire le problematiche psicosociali nei luoghi di lavoro. L’ American Psychological Association (APA) ha conferito  nel 2012 ad Alberto Zucconi e all’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (IACP) il prestigioso riconoscimento della Charlotte and Karl Bühler Award per i loro contributi nel campo della Psicologia Umanistica. Daniela Gangemi.

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Reggio di Calabria: dal 13 al 16 giugno la V^ edizione delle “Giornate Cardio-Metaboliche reggine”

Giunte alla quinta edizione, le “Giornate Cardio-Metaboliche Reggine” rappresentano ormai un appuntamento  particolarmente atteso dai medici di tutto il comprensorio che vedono in questo, per certi aspetti “particolare” evento, uno dei pilastri di quel grande edificio di ricerca e informazione scientifica che la Calabria sta realizzando nel tentativo di valorizzare le proprie risorse. L'idea stessa di affiancare, in un momento comune di dialogo e approfondimento, due discipline diverse che troppo spesso corrono parallele come diabetologia e cardiologia, era al suo nascere innovativa se non rivoluzionaria e considerata quasi una sorta di scommessa.

Ma i numeri crescenti dei partecipanti uniti ai commenti sulla qualità dei contenuti delle varie edizioni, hanno sancito una lusinghiera vittoria. Ne sono convinti i responsabili dell’evento, Enzo Amodeo ( Cardiologo presso l’Unità Operativa di cardiologia dell’Azienda Ospedaliera di Reggio Calabria) e Giovanni Perrone  (Responsabile del Servizio Territoriale dei Diabetologia del Polo Sanitario Reggio Calabria Sud)   che, con sempre crescente impegno ed entusiasmo, lo ripropongono all’attenzione della classe medica e della società civile. La Sanità moderna evolve proprio così, mettendo cioè al centro la persona e abbattendo gli steccati fra le discipline, mettendole al servizio del paziente “Cardiometabolico”: la persona con diabete, pressione alta o troppi grassi nel sangue, o viceversa la persona che analizzando le cause di un problema cardiaco ha scoperto di avere il diabete.  "Saperi diversi devono trovare un linguaggio comune e una comunione di intenti, per declinare in termini concreti il concetto chiave di Centralità della Persona", spiegano gli organizzatori. Con la presenza di esperti del settore, si affronteranno infatti, temi di attualità e di assoluta importanza per la vita di tutti i cittadini quali : il fumo, l’alcool, la nutrizione e l’ attività fisica,  per arrivare alle ultime novità in tema di terapia farmacologica e chirurgica. La scelta  di tali temi è finalizzata alla prevenzione, intesa come identificazione dei soggetti a rischio a cui “consigliare” un corretto stile di vita e al trattamento precoce, con cui si gioca  gran parte del destino dei soggetti sofferenti di patologie cardio-metaboliche o destinate a diventarlo nel tempo. A tal riguardo, come fatto nelle precedenti edizioni, gran  parte del programma iniziale tratterà il problema dell’alimentazione, indirizzando l’attenzione su alimenti che costituiscono la base della nostra tavola calabrese, trattando in maniera particolare di due prodotti  forse tra i più rappresentativi della nostra regione : il bergamotto e il pesce azzurro, analizzandone per ognuno le numerose proprietà benefiche sull’organismo umano. Del Comitato scientifico  fanno parte oltre al Prof. Pasquale  Lanucara ( nella veste di presidente), il Prof. Maurizio Averna, il Prof. Mauro Cassese, il Prof. Domenico Cucinotta, il Prof. Carmine Zoccali, il Prof. Maurizio Averna, il Prof. Francesco Violi, il Prof. Carlo Gaudio e il Dott. Edoardo Lamberti Castronuovo.  Il congresso, vedrà il coinvolgimento e la partecipazione di oltre 230 medici (cardiologi, diabetologi, medici di Medicina generale e specialisti di altre branche) provenienti da tutta Italia, di oltre 150 infermieri, di 15 dietisti, 15 farmacisti e dei giovani talenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, coordinati dalle Prof.sse Domenica Galluso e Giovanna Mandalari. Faranno  da cornice alle quattro giornate congressuali , gli splendidi locali del salone “Nicola Calipari” del Consiglio Regionale della Calabria, gentilmente concesso dal Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, On. Francesco Talarico. Nino Neri.

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Messina: ACP, IX° Congresso Nazionale “Nuove prospettive dell’Approccio Centrato sulla Persona Strumenti efficaci di intervento in ambito clinico e sociale”

La sezione italiana dell'ACP (Associazione Europea dell’Approccio Centrato sulla Persona) in collaborazione con la sede di Messina dello IACP (Istituto dell’Approccio Centrato sulla persona) organizza presso il Centro Congressi Palacultura “Antonello da Messina” il IX Congresso Nazionale dal titolo “Nuove prospettive dell'Approccio Centrato sulla Persona Strumenti efficaci di intervento in ambito clinico e sociale”.

L’incontro si terrà dal 15 al 17 giugno, e ha il Patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Messina, dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, del Coordinamento Nazionale Scuole di Psicoterapia (CNSP), della Federazione Nazionale Associazioni di Psicoterapie (FIAP) e del Comune di Messina. Aprirà i lavori venerdì 15 giugno alle ore 14:30 il prof. Alberto Zucconi presidente dello IACP  e dell’ACP,  membro dell’Accademia Mondiale dell’Arte e della Scienza (World Academy of Arts and Sciences). Seguirà una Tavola Rotonda dal titolo “La salute mentale: interventi in ambito clinico e sociale” alla presenza di relatori dell’Università di Messina, dell'Università della Calabria, della Società Italiana di Psichiatria e della Società Italiana di Psicoterapia. La riunione sarà moderata dal dott. Giuseppe Dattola, direttore della sede di Messina dello IACP. Sabato 16 saranno effettuati  in sequenza dalle ore 9:00  gli interventi di Graziella Tribulato (Messina) – “L’Approccio Centrato sulla Persona nell’utilizzo delle competenze di psicologia giuridica”, di Gianni Sulprizio (Roma) – “Un’ipotesi di lavoro: il Counselling Centrato sulla Persona come soluzione operativa per la Promozione della Salute” e di Giuseppe Crisafulli (Messina) – “Un’ipotesi teleologica del cambiamento in psicoterapia: il progetto del Sé”. Seguiranno le relazioni in sessioni parallele. Domenica 17, sempre con inizio alle ore 9:00, il Congresso si aprirà con gli interventi di Gianni Andrea Belgrano (Genova) e Fabrizio Bracco (Genova) – “Favorire il cambiamento nelle organizzazioni: una rivoluzione silenziosa”, Fortunata Arena (Messina) – “Il Segreto e la sua incidenza sulla Struttura del Sé” e Giuseppe Dattola (Messina) – “La Terapia Centrata sul Cliente e l’integrazione del Sé in clienti con psicopatologia”. Seguiranno le relazioni in sessioni parallele e la chiusura del prof. Alberto Zucconi. L'ACP Italia è un’associazione professionale  a cui aderiscono psicologi, medici, insegnanti, assistenti sociali, manager, operatori sociali che hanno completato i percorsi formativi realizzati dall’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (IACP) fondato nel 1979 da Carl Rogers e da due suoi stretti collaboratori, Charles Devonshire e Alberto Zucconi, attuale presidente. L’Istituto è riconosciuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (oggi Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) quale scuola di specializzazione in psicoterapia. Dal 1994 lo IACP è Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la ricerca, la formazione e la consulenza  nella  promozione della salute nei luoghi di lavoro in Italia. Lo IACP è inoltre Focal Point per l’Italia dell’International Labour Organization (ILO) – International Labour Office per l’area “SafeWork – InFocus Programme on Safety and Health at Work and the Environment” per la promozione e lo sviluppo dei programmi SOLVE orientati ad affrontare e gestire le problematiche psicosociali nei luoghi di lavoro. L’ American Psychological Association (APA) ha conferito  nel 2012 ad Alberto Zucconi e all’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (IACP) il prestigioso riconoscimento della Charlotte and Karl Bühler Award per i loro contributi nel campo della Psicologia Umanistica. Daniela Gangemi.

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Il Centro regionale di neurogenetica di Lamezia Terme è una struttura di alta specializzazione dell’ASP di Catanzaro

Il Centro regionale di neurogenetica (nella foto) è oggi una struttura di alta specializzazione dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Un centro clinico e di ricerca, operante nel presidio ospedaliero di Lamezia Terme, che lavora in sinergia – è scritto in un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta regionale – con l’Associazione per la Ricerca Neurogenetica della stessa città. “Eccellenza della sanità calabrese e Centro d’eccellenza europea – ha detto il direttore generale dell’Asp di Catanzaro Gerardo Mancuso – per la quale questa direzione ha molto investito per consentire all’equipe della direttrice del Centro, dottoressa Amalia Bruni (nella foto), di lavorare nella piena tranquillità.

Nello specifico – ha evidenziato Mancuso –, grazie anche all’impegno del commissario ad acta della sanità e presidente della Regione Giuseppe Scopelliti,  abbiamo dato al Centro Regionale di Neurogenetica una sistemazione logistica più adeguata all’interno dell’ospedale lametino, ristrutturando un reparto che oggi è nuovo e più accogliente, con standard qualitativo elevato, consentendo di esprimere al meglio le capacità professionali di chi ci lavora e di offrire un servizio migliore ai cittadini. Non solo, ma abbiamo anche affidato alla Bruni il compito di riorganizzare e coordinare la rete delle demenze sul territorio provinciale, sia dal punto di vista diagnostico che assistenziale”. La Bruni costituisce per l'Azienda un vero punto di riferimento poiché collabora attivamente con il direttore generale nei progetti clinici che prevedono l'applicazione della Evidence Based Medicine. Il malato e la sua famiglia rappresentano la centralità del percorso clinico-assistenziale e di ricerca del Centro nel campo delle patologie neurodegenerative, in particolare ereditarie. Il laboratorio di genetica formale e molecolare, in cui operano biologi genetisti, patologi, biochimici e tecnici, attraverso metodologie e tecnologie di ultima generazione, procede allo studio molecolare di fattori di rischio genetici e dei geni noti per diverse malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, le demenze fronto-temporali, il Parkinson, malattie da Prioni, atassie, eccetera. Il Centro eroga oltre cinquemila prestazioni specialistiche assistenziali per cittadini provenienti da tutta la regione e da quelle limitrofe, con attività ambulatoriali, strumentali, di analisi si genetica e entro quest'anno di degenza diurna. La prolifica popolazione calabrese è stata negli ultimi tre secoli relativamente stabile. Si sono verificate molte emigrazioni ma poche immigrazioni. Questo fenomeno ha favorito una sostanziale omogeneità del patrimonio ereditario e dunque un aumento di  malattie genetiche, anche molto rare in altri contesti, che qui possono essere studiate  grazie alla numerosità dei casi e alla ricchezza di archivi storici antichi (comunali antichi; parrocchiali all’incirca dai primi del ‘600; medici, relativi all’ospedale psichiatrico di Girifalco aperto nel 1881) che consentono l’applicazione della metodologia genealogica e dunque della ricostruzione delle famiglie e delle popolazioni. Nel 2002, insieme all’Associazione per la Ricerca Neurogenetica, il Centro ha promosso la nascita di “Casa Alzal”, punto di accoglienza diurno, sede di sperimentazione di una nuova e ritrovata socialità per persone con demenza e loro familiari. Tra i riconoscimenti al Centro regionale di neurogenetica per i contributi alla ricerca scientifica ricordiamo: l’isolamento della presenilina 1 (gene causale l’Alzheimer ereditaria), l’identificazione della demenza frontotemporale del Medio Ionio, gene Sortilina come fattore di rischio nella malattia di Alzheimer ad  esordio tardivo, e, nel 2007 l’isolamento della nuova proteina delle membrane neuronali chiamata “Nicastrina”, molto importante per lo studio dell'Alzheimer.

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Reggio di Calabria: presentata la campagna nazionale di prevenzione “Androlife 2012”

La Campagna Nazionale di Prevenzione andrologica è stata presentata presso la sala conferenze della Reggina calcio al Centro Sportivo Sant’Agata. All’incontro  erano presenti: la dott.ssa Rosanna Squillacioti – Direttore Generale ASP 5 Reggio Calabria, il dottor Vincenzo Putortì – Staff Direzione Generale ASP 5, il dottor Nicola Ilacqua – Segretario Regionale SIAMS; Ambulatorio Andrologia ASP 5, Nicola Amoruso – Responsabile settore giovanile Reggina calcio, la dott.ssa Giuseppina Cuzzocrea – Commissario del Comitato Provinciale CRI di R.C, la dott.ssa Monica Falcomatà – consigliere comunale delegato alla cultura, turismo e grandi eventi e Presidente del Comitato, Mimmo Praticò – Presidente CONI Regionale Calabria e Giovanni Filocamo – Presidente CONI Provinciale Reggio Calabria (nella foto, da sinistra, Ilacqua, Falcomatà, Amoruso e Laurendi).

Per il secondo anno consecutivo Reggio Calabria ha l'occasione di promuovere questo importante progetto nato principalmente per avvicinare i ragazzi ai problemi riguardanti la sfera sessuale e riproduttiva. L’obiettivo della Campagna è di sensibilizzare i giovani sulle patologie e l’importanza della prevenzione. E’ questo che la campagna “ANDROLIFE 2012” si prefigge di fare. Oggi, secondo i dati forniti dalla SIAMS, un maschio su tre è a rischio di infertilità, come ha evidenziato nel suo intervento il dottor Nicola Ilacqua, Segretario Regionale Siams: “E’ necessario  informare i giovani sull’importanza della figura dell’andrologo e sui problemi riguardanti la sfera sessuale e riproduttiva. Un tempo, la visita andrologica era obbligatoria con il servizio militare. Con il venir meno della visita di leva, dobbiamo far capire ai giovani futuri papà di domani che con la prevenzione si potrebbe intervenire in tempo su determinate patologie, evitandone conseguenze future”. Il dottor Nicola Ilacqua ha ringraziato la Reggina calcio per aver partecipato attivamente anche quest’anno  al progetto “Androlife” dando la possibilità di coinvolgere Nicola Amoruso, Responsabile del settore giovanile e il difensore Francesco Cosenza, nella realizzazione di uno spot. Il video della durata di 40” sarà trasmesso nel corso della partita Reggina–Livorno, in programma sabato  17  marzo allo stadio “O.Granillo”. Nell’occasione la società amaranto ha messo a disposizione i biglietti gratuiti per gli alunni delle scuole reggine. Anche quest’anno presidente del comitato organizzativo è la dott.ssa Monica Falcomatà, consigliere comunale delegato alla cultura, turismo e grandi eventi che ha parlato dell’interesse rivestito dal progetto: “Grazie ai risultati ottenuti lo scorso anno si è riusciti ad organizzare una seconda edizione. Sono contenta di farne ancora parte, perché credo nel progetto e sono sicura che servirà a far capire ai ragazzi quanto la prevenzione sia importante.” Presente alla conferenza la dott.ssa Rosanna Squillacioti che ha accolto il progetto dando la massima disponibilità per un lavoro sinergico: “Vorrei sottolineare l’importanza del lavoro di diffusione nelle scuole reggine, perché è proprio nel contesto scolastico che la prevenzione deve necessariamente avere inizio con l’immancabile supporto dei presidi. Stiamo cercando di finanziare diversi progetti riguardanti la prevenzione perché è da qui che dobbiamo  porre le basi per il futuro dell’ azienda ospedaliera. Sono contenta del supporto all’iniziativa delle istituzioni”. “E’ un iter lunghissimo, un lavoro che va dosato goccia a goccia creando una sinergia di squadra – ha dichiarato Mimmo Praticò, Presidente CONI Regionale Calabria. E’ un investimento nel tempo in cui credo moltissimo. Se non aiutiamo i giovani adesso forse non avremo i campioni di domani. L’incontro di oggi serve a far comprendere  l’importanza dell’andrologo e della visita andrologica per ridurre i problemi d’infertilità. Alla fine di questi incontri sono certo che il calendario delle visite ci darà soddisfazione per il lavoro svolto.” Nel corso della conferenza stampa è stato presentato lo spot “ Androlife 2012” città di Reggio Calabria. Testimonial dello spot sono stati Nicola Amoruso, Responsabile del settore giovanile della Reggina calcio, papà di due bimbe e il difensore Francesco Cosenza papà di una bimba di quasi un mese. Due uomini, ma anche due papà che hanno voluto testimoniare la gioia di essere padri, lanciando un messaggio di prevenzione inserito nello spot: “genitori si diventa non si nasce, però non sempre le cose sono così semplici.” Francesca Laurendi, addetto stampa “Androlife 2012”.

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“Progetto Androlife 2012”, campagna nazionale per la salvaguardia della fertilità maschile. Reggio Calabria, assieme ad altre 23 città italiane, anche quest’anno ha aderito all’iniziativa

La campagna, patrocinata dal Ministero della Salute, organizzata dall’Università la Sapienza di Roma in collaborazione con la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) e con la Fondazione per il Benessere in Andrologia- Amico Andrologo Onlus – , parte dall’analisi dei dati secondo cui in Italia un maschio su tre è a rischio di infertilità, il 15% della popolazione maschile – tra i 13 e i 55 anni – è sterile e i ragazzi risultano meno fertili dei loro padri. Il “Progetto Androlife”, si propone di stimolare la precoce individuazione delle condizioni che alterano il potenziale di fertilità e di promuovere la ricerca scientifica al fine di preservare inalterata la potenzialità riproduttiva naturale dell’uomo eliminandoi fattori di rischio, quando possibile, oppure, intervenendo con adeguate terapie, per evitare che l’alterazione progredisca fino all’infertilità.

Un tempo, la visita andrologica era obbligatoria con il servizio militare. Oggi, con il venir meno della visita di leva, che in passato costituiva l’unica forma di screening su larga scala, non è prevista nessuna valutazione andrologica nei giovani di sesso maschile. Proprio per questo motivo è importante creare una rete di divulgazione informativa per comunicare ai giovani i problemi riguardanti la sfera sessuale e riproduttiva dell’uomo adulto che originano proprio nell’età dello sviluppo puberale. Lo scopo del progetto è principalmente avvicinare ed informare i giovani a questo tipo di patologie che spesso vengono trattate con superficialità. Dal 16 al 25 Marzo è possibile prenotare una visita gratuita. Gli operatori telefonici indicheranno la struttura andrologica di riferimento più vicina. Il numero gratuito è 800 100 122. Chiedo a tutti i colleghi di partecipare attivamente al progetto “Androlife” divulgando il più possibile quest’iniziativa che mira al miglioramento della qualità della vita cercando di prevenire quei mali che magari verranno alla luce troppo tardi per intervenire. In occasione dell’incontro verrà presentato lo spot “ Androlife “città di Reggio Calabria realizzato in collaborazione con la Reggina Calcio e con la presenza di Nick Amoruso e Francesco Cosenza . Lo spot verrà trasmesso allo stadio “Oreste Granillo”  durante la 31° giornata ( Reggina-Livorno ). La Reggina Calcio metterà a disposizione dei ragazzi di diverse scuole superiori dei biglietti gratuiti. Venerdì  09 Marzo 2012 alle ore 10,30 presso la sala Conferenze della Reggina Calcio al Centro Sportivo S.Agata , si terrà la conferenza stampa di presentazione  della campagna Androlife. In occasione vi forniremo tutto il materiale informativo riguardante il progetto e una copia dello spot “Androlife 2012” che vi chiediamo gentilmente di divulgare. In merito a questo chiedo di darmi risposta della vostra presenza per poter  assicurare a tutti una copia del DVD che verrà consegnato in occasione della conferenza stampa. Relatori che interverranno alla conferenza stampa di presentazione del progetto “Androlife 2012”: dott.ssa Squillacioti Rosanna (Direttore Generale ASP 5 Reggio Calabria), dottor Vincenzo Putortì ( Staff Direzione Generale ASP 5), dottor Nicola Ilacqua (Segretario Regionale SIAMS; Ambulatorio Andrologia ASP 5), dott.ssa Monica Falcomatà (Consigliere comunale delegato alla cultura,turismo e grandi eventi. Presidente del Comitato), Nick Amoruso (Responsabile settore giovanile Reggina Calcio), dott.ssa Giuseppina Cuzzocrea (Commissario del Comitato Provinciale CRI di R.C), Mimmo Praticò (Presidente CONI Regionale Calabria), Giovanni Filocamo (Presidente CONI Provinciale Reggio Calabria) e dott.ssa Squillace Maria (Responsabile Servizio per la Salute Sessuale ASP 5). Ufficio stampa Androlife.

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Regione Calabria: il reparto di Neurochirurgia del “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro si è dotato di un sofisticato apparecchio per la navigazione tridimensionale nell’area cerebrale

Il moderno reparto di Neurochirurgia del “Pugliese-Ciaccio”  di Catanzaro – informa una nota dell’ufficio stampa della Giunta regionale – si è dotato di un “neuronavigatore”: un sofisticatissimo apparecchio che consente la navigazione tridimensionale nell’area cerebrale. Si tratta di una macchina biomedica computerizzata grazie alla quale è possibile ottenere informazioni sull’anatomia strutturale di ciascun individuo in tempo reale.  Quello del Pugliese-Ciaccio è un neuronavigatore “Brain-Lab” di ultima generazione gestito dall’ingegnare biomedico Luigi Santaguida. “La divisione di Neurochirurgia – sottolinea il direttore generale dell’Azienda ospedaliera ‘Pugliese-Ciaccio’ Elga Rizzo – è una delle più produttive dell’intera Azienda,  un centro di alta specializzazione che  fa del ‘Pugliese-Ciaccio’ un punto di riferimento non solo per il bacino d’utenza del capoluogo, ma anche per l’intera Calabria. Negli ultimi anni – rileva la Rizzo – ha, infatti, incrementato progressivamente il numero degli interventi chirurgici (circa 800 all’anno), l'attrazione extraprovinciale, la complessità delle patologie trattate, riducendo di pari passo la migrazione dei pazienti verso altre regioni”.  Il primario del reparto Claudio Ceccotti, che guida una equipe di professionisti molto qualificati, afferma che “nel corso del 2011 sono stati effettuati circa 60 interventi neurochirurgici con navigazione cerebrale assistita, un 20% in più rispetto all’anno precedente.

Grazie all’aggiornamento del sistema – evidenzia Ceccotti – il livello tecnologico si è innalzato notevolmente ed ora è interfacciale con quello di Neuroendoscopia e costituisce un elevato supporto negli interventi in microchirurgia con utilizzo del microscopio operatorio neurochirurgico”. Il reparto di Neurochirurgia si trova al primo piano dell’ospedale “Pugliese” ed è stato completamente ristrutturato nel giugno scorso quando lo stesso governatore della Regione e commissario per la sanità, Giuseppe Scopelliti, lo ha inaugurato. Oggi il settore dispone di 14 posti letto per degenza ordinaria e day hospital e 4 posti per la semintensiva. “Un lavoro di riordino eccezionale per tempi e risparmio di costi – rimarca la manager Elga Rizzo – che ci ha consentito di migliorare in senso assoluto l’offerta sanitario del presidio ospedaliero, allineandoci ai requisiti imposti dal Piano Sanitario  e nel pieno rispetto dei parametri voluti dal presidente Scopelliti nella sua veste di commissario regionale”. Nella struttura operativa complessa di Neurorochirurgia vengono trattati tutti i tipi di patologie del sistema nervoso centrale, sia in elezione che in urgenza, e molto importante per i pazienti affetti da patologie neurochirurgiche è il rapporto di collaborazione che si è riusciti ad instaurare tra il neurochirurgo e le altre figure professionali dei vari reparti. Oltre alle attività operatorie programmate settimanalmente, la struttura è attiva per le emergenze 24 ore al giorno. Prestazioni sanitarie trattate. Patologia tumorale cerebrale e del midollo spinale, patologia vascolare, patologia della ghiandola ipofisi,  patologia degenerativa della colonna vertebrale (ernie discali cervicali e lombari, stabilizzazioni della colonna ecc), l’idrocefalo del bambino e dell'anziano, traumi cranici e traumi vertebro midollari. In molte procedure chirurgiche, fondamentale è l’uso delle più avanzate tecnologie, numerosissime sono quelle attualmente in dotazione alla Neurochirurgia dell’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio. Detto della “Neuronavigazione”  un altro campo in cui si utilizzano le moderne tecnologie è quello del trattamento di alcune particolari patologie della colonna vertebrale. Si tratta di procedure mini-invasive percutanee, come la cifoplastica con palloncino e con stent per il trattamento delle fratture vertebraliche o dei crolli osteoporotici nei pazienti anziani. Tale procedura consente la deambulazione e quindi la dimissione del paziente il giorno successivo all’intervento percutaneo. L’intervento di cifoplastica viene effettuato, in stretta collaborazione con gli anestesisti in  M.A.C. (Monitored Anesthesia Care) detta anche sedazione cosciente, una condizione medica controllata che normalmente non comporta la perdita dei riflessi protettivi ed ha lo scopo di fornire una condizione di rilassamento, amnesia e\o controllo del dolore durante la procedura chirurgica. Tale metodica anestesiologica viene effettuata tramite pompe da infusione specifiche di ultima generazione che permettono la somministrazione combinata di farmaci con metodo  T.C.I. (Target Controlled Infusion). Nella struttura operativa complessa di Neurochirurgia viene effettuata anche la “Cranioplastica Custom Made” (la  ricostruzione è effettuata al computer ) in  PMMA o in idrossiapatite porosa. I casi  che portano alla realizzazione di una cranioplastica custom made sono la craniectomia post-traumatica, la craniectomia demolitiva per trattamento chirurgico di tumori destruenti che interessano l’osso, le lacune ossee secondarie a sindromi di tipo mal formativo, casi in cui vi sono perdite più o meno estese di teca cranica.

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L’alluce rigido

Per alluce rigido (foto 1) si intende la patologia a carico della prima articolazione metatarso falangea su base degenerativa ed artrosica che determina una notevole limitazione articolare dolorosa di detta articolazione  fino ad arrivare in alcuni casi alla completa rigidità. Le cause dell’alluce rigido sono: primitive: primo metatarso più lungo del secondo, microtraumi ripetuti del primo dito con la calzatura specie se questa è usata frequentemente troppo stretta e con piede egizio (primo dito più lungo del secondo); secondarie: infiammatorie (gotta, artrite reumatoide, spondilite anchilosante, psoriasi), post-infettive, post-necrotiche, post-traumatiche. La clinica. Nelle forme iniziali non è presente una evidente deformazione della prima articolazione metatarso-falangea, nelle fasi successive invece tale articolazione appare discretamente aumentata di volume ed al tatto si apprezzano le salienze ossee. Nei casi gravi infine la deformità articolare è ben visibile con gonfiore (foto 2). Dato clinico molto importante sia soggettivo che oggettivo è la progressiva limitazione articolare sia in flessione che in estensione del primo dito e la sensazione di “scroscii” ossei al seppur minimo movimento. Tale limitazione nel tempo diventa sempre più progressiva fino ad arrivare quasi alla rigidità totale dell’alluce. Indubbiamente è il dolore il sintomo più importante. Dapprima il dolore si  presenta lieve, a riposo ed aumenta nel carico prolungato, ma diventa progressivamente più intenso sia nella stazione eretta ed ancor più nella deambulazione ed in particolare nella fase di propulsione del passo. Il dolore è legato alla gravità della patologia e nei casi avanzati diventa molto acuto fino a determinare una evidente zoppia.

Esami strumentali. L’esame radiologico permette di fare la diagnosi e di valutare la gravità della patologia. In fase iniziale è evidente solo una diminuzione della rima articolare metatarso-falangea; progressivamente si verifica un deformazione con appiattimento della testa metatarsale (foto 3) e la formazione di becchi osteofitosici articolari  sia a carico della falange che del metatarso. L’esame Risonanza Magnetica Nucleare conferma la degenerazione e la deformità articolare. L’esame podoscopico e l’esame barapodometrico sono utili in fase iniziale onde poter effettuare un trattamento preventivo. Con essi si può evidenziare l’iniziale presenza di sovraccarico del primo raggio ed in particolare in fase dinamica, alla deambulazione, servono per valutare l’efficienza dello stacco dell’alluce nell’ultima fase propulsiva del passo. Trattamento. Se la diagnosi viene posta precocemente è possibile iniziare un trattamento con plantari morbidi, costruiti su calco, con scarico della prima articolazione metatarso falangea, onde rallentare l’aggravarsi della deformità (foto 4). E’ indispensabile inoltre l’uso di calzature con punta ampia e suola rigida. Nella fasi più avanzate della patologia, valutando bene le esigenze del paziente, la sua attività lavorativa o sportiva, la sintomatologia dolorosa e la evolutività progressiva della deformità, si rende necessario l’intervento chirurgico. Numerosi sono gli interventi proposti dai vari autori e ciò perchè si tratta di una patologia in cui non sono infrequenti gli insuccessi. I più frequentemente eseguiti sono gli interventi di artroplastica, di osteotomia del primo metatarso, di protesi della prima articolazione metatarso-falangea. Tutti questi interventi purtroppo hanno una alta percentuale di recidiva ed insuccesso pertanto, a mio giudizio, nei casi gravi, sintomatici, invalidanti, l’intervento che risolve definitivamente la patologia è l’intervento di artrodesi dell’articolazione metatarso-falangea (foto 5). L’intervento viene eseguito in regime di ricovero ospedaliero convenzionato. L’anestesia è loco-regionale, spinale o generale, valutata da caso a caso dal medico anestesista. La degenza ospedaliera è di circa quattro giorni. Il primo giorno di ricovero si eseguono tutti gli esami clinici, gli esami strumentali e le visite specialistiche (cardiologica ed anestesiologica). In seconda giornata viene eseguito l’intervento chirurgico. L’intervento consiste nella rimozione dei becchi osteofitosici (foto 6), nella cruentazione delle superfici articolari e nella stabilizzazione dell’articozazione con viti o fili di Kirschner. In terza giornata il paziente inizia a compiere esercizi di opposizione con l'ausilio di una tavoletta posta ai piedi del letto, tali gesti infatti simulano un carico parziale ed inizia la deambulazione con scarpa “talus”. In quarta giornata si esegue medicazione ed esami radiografici di controllo. Generalmente vengono utilizzate per l’osteosintesi delle viti metalliche,  nei casi in cui si rende necessario l’utilizzo dei fili metallici questi richiedono delle medicazioni periodiche e la loro rimozione avviene dopo otto settimane circa. L’intervento di artrodesi, se ben eseguito, risulta risolutivo sul dolore e non presenta effetti negativi sulla dinamica del passo (foto 7). Per ulteriori informazioni www.dottorelorenzo.com.

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La mia storia

Ho ritenuto opportuno inserire periodicamente in questo spazio che il caro amico Maurizio Gangemi mi offre sul suo “Il Reggino” (sono stati già pubblicati “Il piede: straordinario prodigio architettonico e biomeccanico”, “Il piede: uno strumento straordinariamente unico ed indispensabile: consigli utili”, “Il piede nel bambino: deambulazione e calzature” ed “Il piede piatto valgo: diagnosi e trattamento”) degli articoli riguardanti patologie ortopediche frutto della mia pratica giornaliera ambulatoriale e chirurgica. Ritengo che questo potrà servire come fonte di informazioni per tutti i pazienti affetti dalle varie patologie e sicuramente rappresentare un valido aiuto per medici di base, pediatri, giovani ortopedici, fisiatri e fisioterapisti. Ritengo opportuno però, prima di iniziare a trattare le varie patologie, di ringraziare da subito i miei “maestri”. Primo fra tutti, in ordine di tempo e di importanza, è il dottor Salvatore Aloisio (nella foto). E’ lui che mi ha fatto “innamorare” dell’ortopedia; è lui che mi ha insegnato le basi cliniche e chirurgiche; è lui che mi ha insegnato il modo di porsi di fronte al malato ed il rispetto per il malato; è lui che mi ha messo il bisturi in mano per la prima volta dicendomi “comincia a operare”; le mani tremavano sicuramente ma sapevo che c’era lui accanto a me e mi sentivo sicuro, mi infondeva fiducia, tranquillità.

Con lui ho iniziato i primi interventi chirurgici ed averlo accanto al tavolo operatorio per me era una sicurezza, non potevo sbagliare perché c’era lui subito pronto a correggermi ancor prima che lo facessi. Lo ammiravo quando operava e cercavo di strappargli tutti i segreti, gli ho voluto bene ed in qualche occasione non mi nascondo ancora nel chiamarlo “papà”. E’ stato per me anche un maestro di vita e sicuramente devo a lui gran parte del mio successo professionale. Tra i miei maestri non posso non ricordare il prof. Luciano Novellino (nella foto), mio direttore fino a qualche anno addietro ed adesso purtroppo scomparso. Mi ricordo chiaramente quando nel 1982 mi chiamò nella sua stanza e mi disse, da napoletano autentico, “a Lorè  tu taggi a ‘nteressà delle patologie du piede”. Subito rimasi molto confuso in quanto allora non ritenevo il piede un organo tanto importante. Invece aveva ragione lui, aveva capito con abbondante anticipo, che l’ortopedia si stava suddividendo in tante branche super-specialistiche ed aveva capito che la patologia del piede era una delle branche più importanti. Fu allora che girovagai in Italia ed all’estero per seguire, corsi, seminari e congressi per imparare i segreti del piede, ma la mia formazione di base la devo sicuramente al prof. Giacomo Pisani (a sinistra nella foto) che mi accolse al Alba (Cuneo) dove iniziai le prime esperienze e capii l’importanza del piede e di tutte le sue patologie. Rimasi per parecchio tempo a seguire il reparto, ad assistere agli interventi chirurgici, a seguire le visite del professore: fu un’esperienza bellissima ed indimenticabile e fu allora che mi “innamorai” definitivamente del piede. Fu in quella occasione e nelle mie successive visita al Alba che conobbi il dottor Gigi Milano (a destra nella foto), mio coetaneo, allievo prediletto del professore. Con lui abbiamo avuto modo da allora di confrontarci nelle nostre continue frequentazioni, scambiandoci consigli, aggiornandoci sulle nuove metodiche chirurgiche. E’ per la nostra amicizia e per la stima profonda che ho in lui che ho voluto mi dedicasse la presentazione del mio libro “Manuale pratico illustrato delle patologie del piede e della caviglia”. I successi della mia attività professionale non posso non condividerli con il mio più stretto collaboratore il dottor Michele Marrara (a sinistra nella foto), che è stato ed è tuttora un valido aiuto nella mia attività chirurgica. Per ulteriori informazioni www.dottorelorenzo.com.

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Il piede piatto valgo, diagnosi e trattamento

Diagnosi. Per piede piatto si intende un’alterazione per difetto di direzione e di curvatura dei vari componenti della volta plantare (foto 1), fino alla inversione delle curve stesse, con conseguenti modifiche morfologiche, statiche e dinamiche. Nella genesi del piede piatto c’è una sicura predisposizione congenita ereditaria spesso associata a componenti ambientali scorretti quali prolungata deambulazione a piedi scalzi, calzature inadeguate, sovrappeso e scarsa attività fisica. All’esame clinico, guardando il paziente posteriormente, si evidenzia il valgismo di retropiede e medialmente l’abbassamento della volta plantare con la presenza della protrusione astragalica. Non deve mai omettersi alla visita l'esame della calzatura ed il controllo clinico dei genitori. Indispensabile per la diagnosi è l’esecuzione dell’esame podoscopico a trans-illuminazione che consente la visualizzazione dell’impronta plantare (foto 2). Trattamento. Il trattamento del piede piatto lasso non deve mai iniziare al di sotto dei 3 anni, poiché è solo dopo questa età che la volta plantare comincia a rendersi visibile per la scomparsa del cuscinetto adiposo.

Se la deformità permane oltre i 3 anni di vita, con la presenza del valgismo del calcagno e l’assenza della volta plantare, si rende necessario un trattamento correttivo ortesico. Questo comprende l’uso di calzature correttive e di plantari ortopedici. Sia le calzature ortopediche con i forti rigidi posteriori che i plantari tendono a migliorare il valgismo del retropiede e la supinazione dell’avampiede, i plantari in particolare agiscono per mezzo dei cunei correttivi. La scelta del tipo di calzature (più o meno rigida o più o meno alta), del tipo di plantare (morbido, rigido o avvolgente) e l’altezza dei cunei correttivi viene stabilita in base alla gravità delle deformità ed all’evoluzione della patologia valutata con l’esame clinico e l’esame podoscopico e baropodometrico. E’ importante sempre associare alla correzione passiva con le ortesi una correzione attiva con esercizi di ginnastica per potenziare i muscoli plantari (foto 3). Tali esercizi consistono nel fare camminare il bambino sulle punte, su pedane con sabbia e ghiaia, sul bordo esterno del piede e di fargli afferrare degli oggetti. L’uso di calzature rigide non va protratto oltre i sei anni di età ed a tale età è utile iniziare uno svezzamento progressivo dalle ortesi ed intensificare gli esercizi di correzione attiva. La valutazione dell’efficacia del trattamento ortesico e del suo svezzamento va monitorata con controlli periodici clinici e strumentali. In adolescenza (generalmente intorno ai 13 anni di età) se il risultato del trattamento effettuato è risultato insufficiente, ed in particolare se ne residua un valgismo di retropiede importante, si rende necessario il trattamento chirurgico comunemente chiamato calcaneo-stop (foto 4). L’intervento consiste nella infissione nel calcagno di una vite metallica che ha lo scopo di correggere la deformità impedendo all’astragalo  (cavaliere) di “scendere” dal calcagno (cavallo). L’intervento viene eseguito in regime di ricovero ospedaliero convenzionato tipo Day-Hospital. Il paziente esegue, nella struttura ospedaliera, qualche giorno prima dell’intervento gli esami di laboratorio, l’elettrocardiogramma, la visita cardiologica e la visita anestesiologica. Si ricovera quindi nella data concordata con il chirurgo e viene sottoposto ad intervento chirurgico nella stessa giornata. L’intervento è di breve durata (generalmente 10 minuti circa), l’anestesia è generale breve, ed il paziente permane da ricoverato per un giorno. Il giorno seguente all’intervento viene dimesso istruendolo sugli esercizi da eseguire da solo di mobilizzazione della caviglia. Le deambulazione è consentita da subito con l’ausilio di due stampelle e per la prima settimana è vietato il carico sull’arto operato. Dalla seconda settimana si concede il carico progressivo sull’arto operato e l’appoggio con stampelle viene protratto per un mese dall’intervento. Generalmente la guarigione avviene dopo due mesi dall’intervento ed è in rapporto alla gravità della deformità. L’intervento, semplice e di facile esecuzione, consente sempre di correggere la deformità e di evitare quindi conseguenze future patologiche sia sul piede e sia sulle strutture articolati sovrastanti il piede quali il ginocchio e la colonna vertebrale. I risultati positivi, in oltre 25 anni che eseguo questa metodica, mi  stimolano a proseguire questo trattamento nel piede calcaneo valgo dell’adolescente (foto 5). Per ulteriori informazioni www.dottorelorenzo.com.

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Il piede nel bambino: deambulazione e calzature

Il piede nel bambino (nella foto) rappresenta sia un organo di senso che di moto. La sua importanza è evidenziata già nei primi giorni di vita: il piede, infatti, rappresenta la struttura con la quale il neonato realizza i primi contatti con il mondo esterno. È gesto comune del bambino nella culla tendere i piedini e non le mani, verso la mamma china su di lui. Una domanda molto comune da parte dei genitori è come e quando fare camminare il bambino e che calzature usare. E’ assolutamente necessario astenersi dal forzare il bambino a camminare precocemente. Egli inizierà a farlo non appena “sentirà”che le sue gambe sono capaci di permetterglielo. La deambulazione e’ un atto fisiologico molto complesso legato alla coordinazione dell’apparato muscolo-scheletrico e neurologico: sono impegnati in essa tutti i gruppi muscolari degli arti superiori ed inferiori in fasi ritmiche di contrazione e rilasciamento. E’ importante quindi che la stazione eretta e la deambulazione il bambino lo “conquisti” gradatamente da solo con i suoi tempi fisiologici: dapprima sta supino , dopo sta seduto, quindi piano piano comincia a camminare a quattro zampe (a cagnolino), successivamente si alza in piedi tenendosi dagli oggetti, infine deambula prima tenendosi dagli oggetti e dopo poco inizia la deambulazione libera.

Sconsiglio assolutamente l’uso del girello e di forzare ed aiutare il bambino a stare in piedi o a camminare precocemente. Un precoce inizio della deambulazione è spesso la concausa di patologie quali il ginocchio valgo, il ginocchio varo (nelle foto), la deambulazione sulle punte e la deambulazione a punte in dentro. Ulteriori consigli utili sono: non fare camminare mai il bimbo scalzo in casa, né fargli calzare delle pantofole: il piede nei primi anni di vita è prevalentemente un organo di senso, quindi cerca si “sentire” con la pianta del piede il pavimento e se esso è completamento liscio sicuramente favorisce l’appiattimento della volta plantare; è utile invece fare camminare il bambino, quando è possibile, scalzo su terreno incerto (sabbia, prato, terra) in quanto gli stimoli plantari prodotti dal terreno accidentato hanno effetti tonificanti su tutto il piede in particolare sulla volta plantare; evitare che il bambino vada incontro ad un eccessivo aumento ponderale. Nella primissima infanzia la grande maggioranza dei bambini ha un piattismo del piede dovuto alla presenza di abbondante tessuto adiposo sottocutaneo a livello dell’arco plantare. È intorno ai tre anni che si completa il processo di formazione dell’arco plantare.  Il peso corporeo influisce molto su tale processo. Un bambino in soprappeso ha molte più possibilità di avere un piede piatto e/o un ginocchio valgo (nella foto), sia per il peso eccessivo, che per la minore attività fisica. Esiste inoltre una predisposizione familiare alle alterazioni morfologiche del piede del bambino, specie il piede piatto. Buona norma è quella di controllare i piedi di entrambi i genitori per evidenziare eventuali anomalie. Un attenzione particolare merita anche la calzatura che il bambino utilizza. Essa non deve risultare troppo stretta, perché potrebbe favorire l’insorgenza di piede cavo, né troppo grande, perchè potrebbe provocare il piede piatto. Una calzatura troppo corta determina nel bambino una deformità ad uncino delle dita del piede ed incava la superficie plantare in modo esagerato. Spesso si acquistano delle calzature senza tenere conto che nel bambino il piede aumenta le proprie dimensioni rapidamente. Se la calzatura diventa piccola precocemente le dita urtando contro l’estremità anteriore della scarpa possono ripiegarsi “a martello” e determinare irritazioni cutanee. La valutazione del consumo della suola assume notevole importanza. Essa può dipendere sia da patologie del piede che di altri distretti anatomici come anca, ginocchio, tibia e collo-piede che vanno accuratamente studiati. Consiglio di non fare portare calzature al bambino se non all’inizio della deambulazione, fino ad allora è sufficiente una calzatura di morbida pelle che ha solo una funzione protettiva. E’ all’inizio della deambulazione che è importante la scelta delle calzature. Esse devono avere i seguenti requisiti: contrafforti rigidi posteriori, per sostenere bene il retropiede; suola di cuoio e tomaia abbastanza flessibile; punta della scarpa abbastanza ampia per consentire alle dita del piede una sufficiente libertà di movimento. Per ulteriori informazioni www.dottorelorenzo.com.

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Il piede: straordinario prodigio architettonico e biomeccanico

altaltaltaltIl piede e’ un meraviglioso strumento deputato alla stazione eretta, alla deambulazione, al salto ed alla corsa. Per molto tempo e’ stato un elemento del nostro corpo troppo trascurato nonostante fosse chiara a tutti la sua funzione di sostegno e quella altrettanto importante di consentire il movimento. Il piede e’ una struttura estremamente complessa, composto da 26 ossa articolate tra loro in modo da costruire una volta plantare trasversale ed una longitudinale (nelle foto), così da ottimizzare la distribuzione del carico e sopportare durante la stazione eretta tutto il peso del corpo, trasportandolo su qualsiasi terreno durante la deambulazione e lanciandolo nel salto per riceverlo ed ammortizzarlo nella ricaduta. Ogni condizione patologica che crea una variazione dell’appoggio statico e dinamico del piede alterandone le sue funzioni crea un quadro clinico più o meno grave. Il ruolo dinamico svolto dal piede può essere distinto in quattro funzioni: la funzione motoria che consente la propulsione attiva del corpo durante il passo, la corsa, la salita e discesa delle scale, il salto e la ricaduta; la funzione stabilizzante che consente un adattamento di tutto il corpo ad ogni tipo di terreno; questa  complessa funzione è assicurata sia dall’articolazione sotto-astragalica (nella foto);

“pivot” centrale tra piede astragalico e piede calcaneare, sia da un perfetto ed armonioso equilibrio muscolare; la funzione ammortizzante delle pressioni, assicurata in particolare dalle 31 articolazioni di cui è composto e dalla spessa imbottitura cellulo-adiposa plantare che agisce da “pneumatico del piede”; la funzione “tecnica specifica” in particolare nello sport: quale ad esempio il calcio nel footboll, la stazione eretta prolungata sulle punte nella danza, l’oscillazione ritmica nel nuoto, ecc. Il piede non si limita però a sopportare solamente il peso del corpo, bensì svolge anche due importanti funzioni fisiologiche non locomotorie: la funzione di pompa periferica del sistema venoso e quella di trasmettitore di preziose informazioni al cervello. La “soletta venosa plantare” di Lejars riveste un ruolo fondamentale nell’ambito del sistema venoso degli arti inferiori. Il sangue, dopo essere stato “spinto” dal cuore verso le estremità del corpo, per poter essere riossigenato, deve “ritornare” al muscolo cardiaco attraverso il circolo venoso. Il ritorno venoso dagli arti inferiori al cuore, evento che avviene in direzione antigravitaria, è favorito dalla contrazione muscolare che agisce a mò di pompa sia durante la stazione eretta e sia durante la deambulazione. Durante la marcia, infatti, la compressione delle vene plantari che si svuotano ad ogni passo facilita il ritorno venoso e, per tale motivo, la pianta del piede è considerata come un vero e proprio “cuore periferico”; la funzione di adattamento: per mezzo della sua fitta rete nervosa, trasmette al cervello tutte le informazioni recepite dalla cute, dai tendini, dalle articolazioni, nonchè le sensazioni termiche, tattili, vibratorie e spaziali. È proprio grazie a queste informazioni che il cervello, anche nelle condizioni di precario equilibrio statico-dinamico del corpo, è sempre in grado di affrontare tali problematiche situazioni “ordinando” un immediato ed adeguato adattamento del piede al suolo. Per ulteriori informazioni www.dottorelorenzo.com.

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Il piede: uno strumento straordinariamente unico ed indispensabile: consigli utili

altCONSIGLI UTILI PER UN CORRETTO SVILUPPO DEL PIEDE NEL BAMBINO ED UN CORRETTO INZIO DELLA DEAMBULAZIONE. Una domanda molto comune da parte dei genitori è come e quando fare camminare il bambino e che tipo di calzature usare. E’ assolutamente necessario astenersi dal forzare il bambino a camminare precocemente. Egli inizierà a farlo non appena “sentirà”che le sue gambe sono capaci di permetterglielo. La deambulazione e’ un atto fisiologico molto complesso legato alla coordinazione dell’apparato muscolo-scheletrico e neurologico: sono impegnati in essa tutti i gruppi muscolari degli arti superiori ed inferiori in fasi ritmiche di contrazione e rilasciamento. E’ importante quindi che la stazione eretta e la deambulazione il bambino lo “conquisti” gradatamente da solo con i suoi tempi fisiologici: dapprima sta supino , dopo sta seduto, quindi piano piano comincia a camminare a quattro zampe (a cagnolino), successivamente si alza in piedi tenendosi dagli oggetti, infine deambula prima tenendosi dagli oggetti e dopo poco inizia la deambulazione libera. Sconsiglio quindi assolutamente l’uso del girello e di forzare ed aiutare il bambino a stare in piedi o a camminare precocemente.

Un precoce inizio della deambulazione e’ spesso la concausa di patologie quali il ginocchio valgo il ginocchio varo, la deambulazione sulle punte e la deambulazione a punte in dentro. Ulteriori consigli utili sono: non fare camminare mai il bimbo scalzo in casa, né fargli calzare delle pantofole: il piede nei primi anni di vita e’ prevalentemente un organo di senso, quindi cerca si “sentire” con la pianta del piede il pavimento e  se esso e’ completamento liscio sicuramente favorisce l’appiattimento della volta plantare; e’ utile invece fare camminare il bambino, quando è possibile, scalzo su terreno incerto (sabbia, prato, terra) in quanto gli stimoli plantari prodotti dal terreno accidentato hanno effetti tonificanti su tutto il piede in particolare sulla volta plantare; evitare che il bambino vada incontro ad un eccessivo aumento ponderale. Nella primissima infanzia la grande maggioranza dei bambini ha un piattismo del  piede dovuto alla presenza di abbondante tessuto adiposo sottocutaneo a livello dell’arco plantare. È intorno ai tre anni che si completa il processo di formazione dell’arco plantare.  Il peso corporeo influisce molto su tale processo. Un bambino in soprappeso ha molte più possibilità di avere un piede piatto e/o un ginocchio valgo, sia per il peso eccessivo, che per la minore attività fisica. Esiste inoltre una predisposizione familiare alle alterazioni morfologiche del piede del bambino, specie il piede piatto. Buona norma è quella di controllare i piedi di entrambi i genitori per evidenziare eventuali anomalie. Un attenzione particolare merita anche la calzatura che il bambino utilizza. Essa non deve risultare troppo stretta, perché potrebbe favorire l’insorgenza di piede cavo, né troppo grande, perchè potrebbe provocare il piede piatto. Una calzatura troppo corta determina nel bambino una deformità ad uncino delle dita del piede ed incava la superficie plantare in modo esagerato. Spesso si acquistano delle calzature senza tenere conto che nel bambino il piede aumenta le proprie dimensioni rapidamente. Se la calzatura diventa piccola precocemente le dita urtando contro l’estremità anteriore della scarpa possono ripiegarsi “a martello” e determinare irritazioni cutanee. La valutazione del consumo della suola assume notevole importanza. Essa può dipendere sia da patologie del piede che di altri distretti anatomici come anca, ginocchio, tibia e collo-piede che vanno accuratamente studiati. Consiglio di non fare portare calzature al bambino se non all’inizio della deambulazione, fino ad allora è sufficiente una calzatura di morbida pelle che ha solo una funzione protettiva. E’ all’inizio della deambulazione che e’ importante la scelta delle calzature. Esse devono avere i seguenti requisiti: contrafforti rigidi posteriori, per sostenere bene il retropiede; suola di cuoio e tomaia abbastanza flessibile; punta della scarpa abbastanza ampia per consentire alle dita del piede una sufficiente libertà di movimento. CONSIGLI UTILI PER UN CORRETTO APPOGGIO DEL PIEDE. È importante, per prevenire alcune delle più frequenti patologie del piede quali l’alluce valgo, le meta tarsalgie, le dita a martello, il neuroma di Morton, il piede cavo, le tendiniti e la fascite plantare, ribadire alcuni concetti di prevenzione. I soggetti con un'avampiede predisposto all'alluce valgo, ed in particolare con familiarita’, con avampiede "egizio"con il primo dito più lungo del secondo, è indispensabile che portino delle calzature con un tacco non troppo alto (massimo 3 centimetri) e con la parte anteriore abbastanza larga in modo tale che le dita non prendano contatto con la punta della calzatura. Sono assolutamente da evitare, invece, le calzature cosiddette "a punta stretta" che costringono il primo dito ad una obbligata posizione in valgismo ed il quinto dito ad una obbligata posizione in varismo. Anche nei pazienti con ereditarietà di dita a martello è assolutamente sconsigliato l’uso di calzature a punta stretta, la tomaia delle calzature deve essere alta, la punta quadrata ed ampia e devono avere la possibilità le dita di potersi muovere liberamente. In quasi tutte le patologie del piede è importante consultare subito lo specialista non appena iniziano i primi sintomi quali il dolore, la deformità delle dita, la formazione di callosità e duroni. Spesso in una fase iniziale delle patologia è sufficiente l’uso di tutori o di plantari personalizzati fatti su calco o di particolari calzature per migliorare il quadro clinico ed evitare una evoluzione clinica che può portare al trattamento chirurgico. CONSIGLI UTILI PER IL PAZIENTE DIABETICO. L'istruzione del paziente diabetico è indispensabile onde evitare comportamenti scorretti, potenzialmente capaci di provocare lesioni spesso gravi ed irreparabili ai piedi. Opportunamente, quindi, sono state codificate le cose da evitare e le cose da fare. Tra le cose da evitare abbiamo: astenersi dal portare ogni tipo di giarrettiera, calzettoni o qualsiasi cosa che possa comprimere le estremità e quindi peggiorale la circolazione che nel piede diabetico è compromessa; camminare a piedi nudi; accorciare le unghie con strumenti da taglio o forbici appuntite; evitare pediluvi o bagni con acqua troppo calda o troppo fredda;  scaldare i piedi appoggiandoli a fonti dirette di calore, quali termosifoni o stufe; usare creme grasse per ammorbidire la cute; calzare scarpe nuove per più di una o due ore al giorno; utilizzare scarpe inadatte. Tutte queste cose sono da evitare nel paziente diabetico in quanto la sensibilità e quindi lo stato di percezione del calore e del dolore sono decisamente alterati. Quindi sono possibili facili lacerazione della pelle o ustioni che possono evolvere con ulcerazion ed infezioni. Tra le cose da fare abbiamo: ispezionare giornalmente i piedi ed intervenire subito se si evidenziano piccole lesioni o duroni; lavare ogni giorno i piedi delicatamente con acqua tiepida, o acqua di colonia o alcool; asciugarli dolcemente e con cura; cambiare quotidianamente le calze, scelte senza cuciture; accorciare le unghie con forbici a punte rotonde, arrotondare gli angoli con lima di cartone; curare subito callosità e duroni con plantari adeguati; scegliere calzature con tomaia molto morbida e alternare l'uso delle calzature. Molta cura va fatta nelle operazioni di pediluvio: l'acqua deve essere tiepida, il tempo di immersione non eccessivo (5-10 minuti), l'asciugatura morbida. L'acqua troppo calda, non avvertita per la neuropatia, può provocare ustioni, I'immersione prolungata macerazioni, un asciugamano ruvido o usato troppo energicamente può provocare abrasioni. Vi è poi una diffusa abitudine di usare creme molto grasse che rischiano di macerare la cute del piede, deve essere usata invece lanolina o una crema acquosa specifica. È sconsigliato infine l'uso del talco perchè può rendere la pelle troppo secca. Altro caposaldo della prevenzione è, ai primi sintomi, un controllo specialistico con lo studio delle pressioni plantari per intervenire precocemente eliminando le zone di sovraccarico plantare. Per qualunque altra informazione www.dottorelorenzo.com.

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“Attualità in Gastroenterologia”: il Centro Internazionale Scrittori della Calabria sul tema “I disordini acido-correlati”

altStili di vita e regimi alimentari disordinati possono diventare cause di disturbi all’esofago. Su questo filone principale si è svolto in questi giorni il convegno presso i locali della biblioteca comunale “De Nava” organizzato dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria sul tema “I disordini acido – correlati”. Un’iniziativa che rientra nell’ambito del programma “Attualità in Gastroenterologia” e che ha visto l’intervento del dott. Angelo Lauria, dirigente dell’unità gastroenterologia e endoscopia digestiva dell’azienda ospedaliera “Bianchi Melacrino Morelli”. I disturbi dell’apparato gastroesofageo (nella foto), secondo quanto spiegato a chiare lettere dal dott. Angelo Lauria, hanno un’elevata percentuale di incidenza nella popolazione occidentale. Sono disturbi legati alla secrezione acida dello stomaco riconducibile principalmente al problema del reflusso gastroesofageo con o senza ernia iatale. A questo tipo di problematica si vanno ad aggiungere altre patologie come la malattia ulcerosa, l’ulcera duodenale, l’ulcera gastrica, le gastriti e le duodeniti, tutte legate all’aumento o comunque alla secrezione acida gastrica.

La malattia da reflusso nei Paesi occidentali colpisce una persona su quattro, circa il 25 % della popolazione; quindi una malattia con un alto impatto sia da un punto di vista socio-economico, sia sotto il profilo della qualità di vita dei pazienti. Uno smoderato stile di vita e alimentare sono tra le cause del reflusso gastroesofageo. Alto consumo di sigarette, alcol, sovrappeso e obesità rappresentano i principali capi d’imputazione di questo genere di disturbi. A ciò si aggiunge anche il consumo di farmaci che inibiscono lo sfintere esofageo inferiore, cioè quella valvola che separa l’esofago dallo stomaco. Questa valvola si apre per far passare il cibo – spiega Lauria –  e si richiude immediatamente dopo che questo è passato nello stomaco. Se il meccanismo non funziona bene, cioè si apre quando non dovrebbe, può capitare che parte del cibo ingerito torni indietro e i succhi gastrici provenienti dallo stomaco ritornano nell’esofago provocando dolore, infiammazione e ferite, essendo quest’ultimo privo di protezione dagli acidi. Un fenomeno che può essere causato anche dalla presenza di un batterio (helicobacter), il quale può colonizzare la mucosa gastrica producendo sostanze che causano danni alle cellule e con il tempo possono sopraggiungere gastrite ed ulcera. Fra i consigli più utili per contrastare i disturbi da reflusso gastroesofageo, rientrano ovviamente quelli di natura alimentare. Evitare le abbuffate o l’assunzione smoderata di grassi, cioccolato, succhi d’agrumi, pomodoro, fritti, noci e arachidi, bevande gassate e alcolici.

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La Sindrome del tunnel carpale: nuovo metodologia d’intervento non chirurgico

altE’ una sindrome canalicolare che si determina in caso di conflitto tra contenuto e contenente in determinate situazioni anatomiche. Comunemente detta “mano morta”, interessa il 4 % della popola¬zione e in 9 casi su 10 si tratta di donne. I pazienti con diabete sono particolarmente predisposti. Eziopatogenesi. La compressione diretta del nervo mediano al polso rappresenta il fattore principale ma la trazione e la pressione possono compromettere l'apporto ematico. Le principali cause di tale compressione, sono di tipo: 1) locale, come tenovaginiti di tipo aspecifico, posizione viziata del polso in traumi o fratture o nell'uso inadeguato delle stampelle, con edema delle strutture connettivali quali le guaine sinoviali peri-nervose e fasce muscolo-tendinee; 2) sistemiche, quali artrite reumatoide, amiloidosi primitiva e secondaria, mixedema, acromegalia, disfunzioni ormonali (gravidanza, menopausa, uso di contraccettivi); 3) idiopatiche (fattori di probabile origine immunitaria). Una pressione transitoria può produrre una disfunzione temporanea che recede se la compressione viene rimossa. Una compressione prolungata determina invece una degenerazione walleriana fino alla fibrosi intraneurale che determina una perdita permanente della funzione. Determinante un corteo di sintomi quali acroparestesia del pollice, indice e medio, a riacerbazione notturna (che migliorano con il movimento del polso e delle dita stesse), deficit alla prensione ed atrofia dell'eminenza thenar nelle fasi avanzate.

Valutazione clinica. Il tunnel può essere ridotto nelle dimensioni  per effetto di una frattura dell'epifisi distale del radio, ma più spesso è il risultato di patologie connesse  al contenuto che può incrementare il proprio volume in caso di sinovite reumatoide (per es.) e patologie correlate: edema, gangli, lipomi, e neuromi o altri tumori, diabete (che aumenta la vulnerabilità del nervo alla compressione) e gravidanza (secondaria a ritenzione idrica). Più raramente può verificarsi nell'ipotiroidismo, nell'amiloidosi, nell'acromegalia, nella gotta (con deposito di acido urico nel canale). I pazienti affetti da insufficienza renale, con fistole artero-venose all'avambraccio, sono esposti a questa patologia, anche se il meccanismo non è ancora chiaro. Caratteristiche cliniche. La sintomatologia è caratterizzata essenzialmente da tre tipi di turbe: a) sensitive; b) motorie; c) trofiche. All'inizio, in una prima fase, si hanno solo dei disturbi irritativi; in una seconda fase esiste la compressione con deficit nervoso. Nello stadio terminale, esiste una vera e propria paresi o paralisi del nervo. Appare importante determinare correttamente la fase clinica di questa sindrome, in quanto tale determinazione consente di stabilire il tipo di trattamento, curativo o chirurgico. Si hanno tre fasi: 1) irritativa; 2) sensitiva; 3) paralitica. Fase irritativa. E’ dominata dalla sintomatologia dolorosa, prevalentemente notturna. Sono riferite anche disestesie che spesso si accompagnano al dolore, distribuite solo in parte nel territorio d'innervazione del nervo mediano. la sintomatologia, prevalentemente notturna, è d'intensità tale da impedire il sonno. Fase sensitiva. In questa fase il quadro clinico è sovrapponibile a quello della fase irritativa. L'unica differenza soggettiva è che i disturbi sono presenti anche durante il giorno e, quindi, continui. Fase paralitica. Nella fase tardiva o paralitica il quadro è caratterizzato da riduzione o scomparsa del dolore, con persistenza delle parestesie o segni di paralisi motoria. Obiettivamente, all’ispezione, si rileva pressochè costantemente la scomparsa della muscolatura dell'eminenza thenar, dovuta all'ipotrofia muscolare più o meno marcata. Predilige molto più frequentemente (quattro volte) il sesso femminile, con una maggiore incidenza tra la quarta e la quinta decade. Tipica la parestesia nel territorio del mediano. Il paziente spesso si sveglia dopo 3-4 ore di sonno e riferisce un miglioramento dopo aver scosso ripetutamente il braccio. Il quadro sintomatologico può essere scatenato da una compressione della regione volare del polso, anche se di solito si evidenzia spontaneamente. Il deficit motorio riguarda in prevalenza i muscoli dell'eminenza tenar e i due lombricali laterali. Molti pazienti, per lo più, presentano  sintomi atipici, spesso con alterazioni sensoriali che riguardano l'intera mano o l'avambraccio. A sintomatologia conclamata si deve ricorrere ad un trattamento urgente. Diagnosi. La prova dello sfigmomanometro va interpretata con particolare attenzione e cautela, il bracciale viene mantenuto per 1-2 minuti al di sopra della pressione sistolica. Comunque, la diagnosi va confermata dai test di conduzione nervosa (esame elettromiografico del nervo), e la classificazione della sindrome si può ottenere solo mediante la attenta valutazione. Si tratta di un accertamento che valuta la capacità del nervo di trasmettere deboli impulsi  elettrici. Se la velocità di conduzione di uno stimolo elettrico risulta rallentato il nervo è sofferente. Si può in questo modo individuare il tratto del nervo sofferente e dare la corretta indicazione al trattamento clinico. La sindrome neurologica è, quindi caratterizzata dalla perdita progressiva della sensibilità delle dita della mano. Il nervo mediano viene compresso nel tunnel carpale del polso che, nella donna,  per fattori ormonali particolari, riduce ulteriormente il suo spazio, intrappolando il nervo.  I fastidi, prima lievi, con formicolio alla punta delle dita e solo di notte, diventano gradatamente più importanti, con dolori che provocano frequenti risvegli. Nel tempo i disturbi si aggravano, finchè le parestesie alla mano  persistono anche di giorno, gli oggetti scivolano dalla mano e la presa fine diventa impossibile. Nei casi più gravi e nelle forme croniche, si presenta anche un deficit muscolare e l'opposizione del pollice per la presa risulta debole. Di solito, nei casi gravi, si ritiene come inevitabile l'intervento chirurgico per liberare il nervo mediano compresso e restituire alla mano la sua funzione. E’ importante, difatti, giungere in tempi rapidi  alla riduzione del quadro sintomatologico doloroso, alla detensione del muscolo, alla risoluzione della limitazione dei movimenti articolari. Nuova metodica terapeutica loco-regionalizzata. Grazie ad un dispositivo innovativo, oggi esiste una valida alternativa alla chirurgia: il sistema Farma t.e.b. (Trans epidermal barrier) per “bio-electrodic reptation”. Naturale evoluzione dell’ hydroelettroforesi (1999), primo brevetto dello stesso ricercatore è stato ripetutamente vagliato dalle maggiori organizzazioni scientifiche che ne hanno sancito l’efficacia. Si tratta di una metodica terapeutica di veicolazione transcellulare che trasferisce, nel caso specifico, farmaci antiinfiammatori, decontratturanti, antidolorifici, anestetici, antifibrotici, antinevritici, rivascolarizzanti, antiedemigeni. Il trattamento loco-regionalizzato, è privo di effetti sistemici, per cui non esistono controindicazioni o effetti collaterali ed è sempre ben tollerato dal paziente. Viene prescritto non solo nelle sindromi del tunnel carpale di grado lieve o moderato, ma soprattutto in quelli di grado medio e nei casi di maggior severità. Può diventare, eventualmente, complementare all’intervento chirurgico nel periodo post-operatorio. La metodica deve essere considerata come un intervento di completamento e di supporto rispetto alle forme della terapia tradizionale (chirurgica, (come nella foto). Trattamento. Se dunque, il quadro sintomatologico della sindrome è talmente grave da richiedere l'intervento operatorio, ma si preferisce optare per questa opportunità terapeutica dolce, si procede ad un trattamento terapeutico localizzato alla piega del polso. Si veicolano pertanto, in rapida successione, senza lesione di cute, fino al canale del carpo, i farmaci della F.U. ritenuti più idonei,a cui si è fatto cenno a come descritto di seguito più dettagliatamente. Questi farmaci, somministrati per questa via breve, riescono a raggiungere il tessuto muscolare sottostante grazie all'azione degli elettroni che “agganciano”le molecole farmacologiche: ciò è ampiamente convalidato da numerosissime ricerche, nel corso di un decennio, sulla veicolazione dei farmaci veicolati per via transdermica. Casistica. Il trattamento è stato riservato a tutte e tre le fasi: la irritativa, quella sensitiva e la paralitica. Sono stati inseriti nello studio 32 pazienti di età compresa tra i 28 e i 55 anni, di sesso femminile, con diagnosi neuro-fisiologica di tunnel carpale, compresi i casi in cui era già presente atrofia dell'eminenza thenar, già sottoposti a terapia fisica e farmacologica senza alcun beneficio, positivi ai test di Tinel e di Phalen. Sono stati esclusi soggetti affetti dalle patologie sistemiche sopra descritte. Prima del trattamento è stato chiesto consenso informato al paziente. Le applicazioni terapeutiche si sono svolte a cadenza trisettimanale, per un totale di sei applicazioni, utilizzando in modo differenziale i punti scelti, a seconda della sintomatologia iniziale del dolore e della sua evoluzione o modificazione durante il trattamento. La tecnica terapeutica è stata eseguita in conformità alle modalità d’uso del sistema con profondità in range variabile tra 0,3 e 27 mm. La valutazione della forza di presa è stata eseguita con il bracciale dello sfigmomanometro a pressione di 40 mmHg a riposo. Risultato e discussione. Nei 32 casi trattati non sono emerse complicanze nè intolleranze ai farmaci utilizzati. I parametri considerati sono stati: dolore con scala analogica visiva SAD; parestesie notturne/diurne;   risvegli notturni; valutazione della forza di presa. Il confronto è stato effettuato tra la valutazione iniziale (T°) ed il controllo eseguito a distanza di un mese dalla conclusione del trattamento (T'). La SAD ha evidenziato una remissione completa del dolore in n°28 pazienti; in n°4 pazienti il dolore si è ridotto di due unità. Le parestesie diurne si sono modificate in maniera considerevole con scomparsa definitiva nel 87,5% dei casi; mentre in quattro pazienti (12,5%) si sono ridotte in modo significativo. Le parestesie notturne con i risvegli si sono modificate in tutti i pazienti trattati, in modo importante. La valutazione della forza di presa, che a T° nei ventotto pazienti era compresa tra 150 e 100 mmHg, a T' è risalita in 3 pazienti mediamente di 50 mmHg, e in 1 caso di 30 mmHg. La terapia conservativa nel trattamento della STC consiste, tradizionalmente, nella infiltrazione di corticosteroide con anestetico locale al di sotto del legamento trasverso del carpo, con una percentuale di successo riferita intorno al 50%. La nostra osservazione, anche se basata su criteri prevalentemente soggettivi, ci fa ritenere che l'efficacia del trattamento non sia, in nessuno dei casi trattati, mai inferiore allo standard della terapia infiltrativa tradizionale, con un vantaggio fondamentale non  trascurabile, dal momento che la stragrande maggioranza degli  Autori ritiene assolutamente negativa la metodica infiltrativa con cortisone, che, se ripetuto più volte; è responsabile di aderenze tendinee che si evidenziano costantemente in caso di sinoviectomia. Bisogna inoltre considerare che, nel caso si dovesse ricorrere all'intervento chirurgico per aggravamento della sindrome, il cortisone rende più difficile la guarigione della ferita operatoria. Con il sistema Farma t.e.b. la risposta è  l’allentamento progressivo del ligamento traverso che contiene e comprime il contenuto del tunnel. Richiede, in mani esperte, quindici-venti minuti senza anestesia locale e va ripetuto ogni due giorni per un ciclo medio di 5-6 trattamenti terapeutici. Dopo un breve ciclo di terapia farmacologica, assolutamente indolore, lascia gradatamente liberi i movimenti del polso e della mano. Il sistema è altresì in grado di attivare il sistema del «gate control» di Melzack e Wall a livello delle corna posteriori del midollo spinale. Tale effetto antalgico può essere poi rafforzato mediante la somministrazione locale di un anestetico (carbocaina, xylocaina,  naropina,  rupivacaina, chirocaina, in grado di bloccare le afferenze dolorifiche direttamente a livello periferico. Il protocollo dovrà prevedere farmaci quali il ketoprofene o l’indometacina che realizzano un effetto antiinfiammatorio ed eparina, arnica, escina,  mannitolo, clorproetazina, che hanno un'azione an¬tiessudativa mediata da tre meccanismi, cioè fibrinolitico, e di ripulitura» locale. Infine vengono impiegati il xantinolo-nicotinato e il dantrolene: il primo esercitando una positiva azione emocinetica, aumen¬ta l'afflusso ematico alla regione muscolare interessata e quin¬di migliora l'apporto d'ossigeno e consente la rimozione del¬l'acido lattico. Vengono così favoriti il riassorbimento dell’edema, la  «disinfiltrazione e la ripulitura» tissutale, ed infine, per l'azione proteico-metabolica, vengono accelerati i processi riparativi. L'emocinetico ha un suo ruolo, anche, in quanto adegua il microcircolo alle aumentate richieste dei tessuti, pertanto in questa fase, tutti i farmaci ad azione flebotonica, sono complementari e importanti. Il dantrolene, decontratturante periferico, ha un'azione antalgica giacché rimuove lo spasmo muscolare, di per se stesso fonte di dolore, ma nel contempo, risolvendo tale spasmo. esercita una azione emocinetica indiretta nel senso che consente ai vasi, posti nel contesto del muscolo non più contratturato. di dispiegarsi, consentendo e accentuando l'azione del farmaco emocinetico. L’azione decontratturante determina la decontrazione dei  muscoli lombricali che vengono richiamati fuori dal tunnel carpale, mentre  i legamenti del tunnel si aprono gradatamente per  effetto degli antifibrotici e degli antiedemigeni. L’azione an¬tiedemigena riduce difatti l’imbibizione del connettivo mediante depolimerizzazione dei proteoglicani, responsabili dell’idrofilia tessutale. I proteoglicani causano una viscosità della sostanza fondamentale e la loro depolimerizzazione determina una maggiore fluidità di essa e di conseguenza una facilitazione alla circolazione sanguigna, nell'interstizio, nonché del riassorbimento dell'edema. Le vitamine B1 e B6 (le sostanze devono essere attive subito e non dopo trasformazione metabolica, come avviene con la vit.B12 il cui uso non trova alcuna giustificazione), il Pregabalin (Lyrica) e la dipalmitoiletanolamide (Normast), sono da aggiungersi al protocollo terapeutico, qualo¬ra si rilevi, dalla sintomatologia e dall'obiettività, la presenza di compromissioni nevritiche, o radicolo-nevritiche. I trattamenti terapeutici farma t.e.b. con l’uso di medicamenti (eparinoidi, flebotonici)  consentono la ripresa dell’attività fisica che fa aumentare la velocità del sangue, la portata circolatoria distrettuale e, a livello degli arti superiori, il drenaggio veno-linfatico: per azione della pompa muscolare e  del movimento articolare. Ciò contribuisce ad incrementare l’attività fibrinolitica, il riassorbimento più rapido dell’edema, la disinfiltrazione più rapida di eventuali residui necrotici e un  incremento dell'apporto di ossigeno e di sostanze nutritizie in generale. La migliore ossigenazione, il ripristino dei meccanismi di produzione energetica in aereobiosi e l'allontanamento di acido lattico, restituiscono un pH fisiologico,  e quindi la riacquisizione della normale contrattilità della fibra muscolare. Si restituisce in questo modo lo spazio al nervo  mediano nel suo passaggio nel polso che può pertanto riprendere a funzionare. Tanto basta per recuperare in breve tempo (10-12 gg.), nei casi medio-gravi, la sensibilità alle dita e far regredire i disturbi dolorosi e invalidanti. I tempi di guarigione sono direttamente proporzionali ai danni causati dalla compressione, alla tempestività d’intervento, all’entità dell’edema, alla quantità di fibre muscolari e nervose interessate dall’evento lesivo. Medicina preventiva. Con l'età i tessuti non ricevono più, un adeguato ricambio cellulare e perdono progressivamente la capacità di funzionare in modo adeguato. Anche le cellule staminali invecchiano assieme all'organismo. Per questo diminuisce la capacità rigenerante dei tessuti e si innesca un processo generalizzato di senescenza a carico delle cellule dei tessuti e delle cellule staminali ivi localizzate. A ciò si unisce la perdita della capacità di rispondere allo stress ossidativo e ai danni ambientali. D’altra parte la molecola del temprenone che, in condizioni normali, protegge i telomeri, contribuendo ad aumentare la longevità cellulare, interferisce con la riduzione della lunghezza dei telomeri cellulari ed è quindi causa di minore vitalità e di degrado dei tessuti. L’apporto di  proteine, di lipidi, di carboidrati, di minerali e di antiossidanti specifici  possono contribuire a proteggere le cellule staminali (e tutte le cellule della pelle) e a svolgere un'azione di natura rigenerante e riattivante la longevità  cellulare a beneficio dei tessuti degli organi lesi. Per ovviare a tali possibili ostacoli che si verificano naturalmente in una serie infinita di eventi patologici, è importante la prevenzione, facendo ricorso, anche a trattamenti loco-regionalizzati (la via più breve perché i principi attivi giungano ) con antiossidanti, “radical scavenger”, neurotrofici, drenanti e rivascolarizzanti, e di ginnastica passiva, atti a ritardare, per quanto possibile, i danni dell’età e degli errori alimentari e di postura, sopratutto mediante un’efficiente ossigenazione e nutrimento dei tessuti e l’eliminazione delle scorie. La notevole efficacia del trattamento, è l’unico mezzo di fatto, atto a garantire una pronta ripresa dell'attività fisica. La semplicità e l’agevolezza del trattamento e la totale conferma del sistema, in tutti i casi trattati, sono tali da consigliare di praticare la metodica anche a domicilio (deospedalizzazione), grazie all'impiego di dispositivi portatili muniti di batteria. Tali risultati si protraggono per un periodo indefinito di tempo se non si rinnovano, nel medio-lungo periodo, le medesime condizioni che ne hanno provocato precedentemente la sindrome. REFERENCES: “Manuale di mesoterapia”, Jean Pierre Multedo – Stefano Marcelli, Edizioni Minerva Medica; “Riabilitazione e ricerca 1997-1998”, Edizioni Tosinvest sanità; “Terapia reumatologica”, Aggiornamenti in medicina, C. Cervini – W. Grassi – E. Paolinelli – A. Pauri – G. Piergiacomi, Società Editrice Universo – Roma; “Manuel de Pharmacotherapie” I e II Vol., Kamel Bouraoui, Editore AKB Tunis; “Atlante di anestesia”, Ronald D. Miller, Edizione Italiana a cura di Gianpiero Giron, Editore Piccin; “La malattia articolare infiammatoria”, R. N. Maini G. Weissmann, Conti tipo color S.p.A. – Firenze; “Endocrinologia dell’esercizio fisico”, M. Cappa, Editore Utet; “Traumatologia sportiva”, Editore Guna; “Manuale terapia fisica”, C. Menarini, M. Menarini; Editore Aulo Gaggi Bologna; “Trattato di fisiologia medica”, Guyton, Editore Piccin; “Manuale di neurologia clinico-pratica”, E. R. Bickerstaff; “Medicina clinica per il medico pratico”, S. W. Hurst, Editore Masson; “Biochimica. Aspetti medico biologici”, Montgomery; “Le basi farmacologiche della terapia”, Goodman, Gilman; “Metodologia  Biochimica: le tecniche biochimiche in laboratorio”, K. Wilson J. Walker; “Physical Biochemistry Ionic channels of excitable membranes”, Hill Bertil; “Biophysical chemistry”, Cantor, Schimmel; “Fisiologia e biofisica medica”, F. Baldiserra; “Farmacologia generale e clinica”, Katzung; “Quaderni di terapia del dolore”, Tiengo, Vecchiet, L. Pizzigallo, E. Iezzi, S. Affaitati, G. Vecchiet J. Giamberardino M. A.: “Differentation of sensitivity in different tissues and its clinical significance”, J. Musculoske. 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Martin A. S. Fauci R. K. Root, Mc Graw-Hill Libri Italia SRL Milano. 

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“Sport & Benessere: l’importanza della ricerca medica applicata allo sport”

“Sport & Benessere: l’importanza della ricerca medica applicata allo sport” è il tema di un interessante convegno che si terrà sabato 16 gennaio p.v. alle ore 10.30 presso l’auditorium Cipresseto sito a Reggio Calabria in via Giuseppe Melacrino 34. Con il patrocinio del Gruppo Consiliare del PdL della Città di Reggio Calabria e dell’A.S.I. (Alleanza Sportiva Italiana) e sostenuto dall’AD Biomedical Innotech (importante realtà operante nello studio e nell’innovazione della medicina applicata non solo allo sport), il convegno si snoderà attraverso gli interventi di illustri relatori nazionali. I saluti saranno di Nino Girella e Tino Scopelliti (rispettivamente presidente regionale e dirigente azionale dell’A.S.I.), Mimmo Praticò e Giovanni Filocamo (presidente regionale e presidente provinciale del C.O.N.I.), Giuseppe Trieste (presidente nazionale F.I.A.B.A.) e di Antonino D’Africa (responsabile della ricerca scientifica AD Biomedical Innotech).

A moderare i lavori ci sarà Giuseppe Agliano (vice presidente del consiglio direttivo nazionale A.S.I. e consigliere comunale di Reggio Calabria). Le relazioni tratteranno: i “Sistemi Transdermici in medicina (a cura di Paolo Bergamelli, responsabile nord Italia dell’AD Biomedical Innotech proveniente da Bergamo); la “Medicina rigenerativa nelle lesioni dei tessuti molli” (a cura di Mario Loi, neurofisiologo di Cagliari) ed i “Trattamenti incruenti pseudoartrosi” (a cura di Mirko Parabita, responsabile medicina fisica e riabilitazione Fondazione San Raffaele di Taranto). Interverrà Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria, e chiuderà i lavori Claudio Barbaro, presidente nazionale A.S.I..

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