Domenica 29 settembre Giornata Mondiale del Cuore al Campus di Germaneto (CZ)

(20) Domenica prossima al Campus di Germaneto si svolgerà la  Giornata mondiale del Cuore organizzata dal Prof. Ciro Indolfi, direttore della U.O. di cardiologia Interventistica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Mater Domini ed ordinario della Cattedra di Cardiologia dell’ Università degli Studi Magna Graecia.

 

La manifestazione è organizzata dal Prof. Indolfi in collaborazione con la World Heart Federation, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'UNESCO, la United Nations Sport for Development and Peace initiative e l’International Year of Sport and Physical Education , e l’evento prevede la partecipazione dell’UO di Malattie del Metabolismo, diretta dal Prof. Agostino Gnasso. Questo importante evento, è stato ideato con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica ed aumentare la consapevolezza di tutti sul tema della salute in ambito cardiologico, con particolare riferimento alla prevenzionemprevenzione di una buona parte delle patologie cardiovascolari. Il Prof. Indolfi sostiene che le malattie cardiovascolari  sono la prima causa di morte in Italia con oltre 220.000 casi di morti per malattie cardiache ed ictus, di cui oltre la metà sono donne, e molte di queste si verificano prima dei 60 anni di età. Ma le buone notizie non mancano : il Prof. Indolfi conferma che l’innovazione tecnologica, ha consentito di curare meglio le malattie del cuore, ed in Calabria, proprio nella Mater Domini di Germaneto (CZ), moderna struttura ospedaliera integrata con l’Università degli Studi Magna Graecia, oggi si è in grado di curare con tecniche sofisticate l’infarto miocardico impiantando, ad esempio, protesi che scompaiono dopo aver riparato la coronaria o, ancora, vengono effettuati di routine sia l’impianto percutaneo, senza l’uso del bisturi, della valvola aortica, sia la riparazione percutanea della valvola mitrale. Si tratta certamente di interventi delicati e di altissima tecnologia, ma l’obbiettivo più ambizioso è però quello di prevenire, e non quello di curare : la maggior parte delle malattie cardiovascolari è, infatti, causata da fattori di rischio che possono essere controllati e modificati con una educazione dei propri comportamenti che determinano poi l’insorgere di alcune gravissime patologie cardio-vascolari. Una alimentazione scorretta e la sedentarietà  sono la causa di quei fattori di rischio che portano a degenerazioni cardiovascolari quali la pressione alta, il colesterolo elevato, l’elevato tasso di zuccheri nel sangue, il sovrappeso e l’obesità. Un’attenzione particolare poi deve essere riservata al fumo di sigarette che uccide “per via diretta”, nel mondo, circa 7 milioni di persone all’anno. Ed il dato più allarmante è che in Italia il 23% delle donne e il 33 % degli uomini fuma ! Ed ancora più allarmante è il primato che purtroppo la nostra Nazione vanta nella crescita percentuale di fumatori tra i giovani di 15 anni: a questa giovane età già il 23 % delle ragazze e il 22% dei ragazzi sono fumatori abituali. La Giornata Mondiale del Cuore è stata dunque organizzata con l’Unesco e le altre Società internazionali proprio perché molti dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari possono essere modificati ed il principale intento è quello di informare i cittadini sui rischi effettivi spingendoli ad impegnarsi in prima persona per proteggere la propria salute, quella della propria famiglia e della loro comunità. Quest’anno l’attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è dedicata soprattutto alle donne e ai ragazzi, infatti secondo uno studio promosso dal Ministero della Salute, nel nostro Paese, un bambino di 8-9 anni su tre è particolarmente grasso o in sovrappeso. Il triste primato dell’obesità infantile spetta all’area centro-meridionale:  Abruzzo, Basilicata, Campania, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia e le principali cause di tale fenomeno risiedono in diversi fattori che agiscono da soli o in combinazione esponenziale tra loro;  i fattori genetici, una cattiva alimentazione e la mancanza di esercizio fisico sono concause che insieme sono in gado di generare, quasi nella inconsapevolezza dei soggetti,  una leva di rischio micidiale che facilmente può diventare l’anticamera di malattie cardio-vascolari di importanza notevole. E basti pensare che il 36% dei bambini  trascorre oggi più di 2 ore al giorno davanti alla TV o ai videogiochi per comprendere quanto sia importante il controllo delle loro abitudini : verificare con costanza l’insorgere del sovrappeso nei bambini risiede nel fatto che l’obesità predispone i ragazzi al diabete e alle malattie cardiovascolari. E’  per questo motivo che è stata organizzata, per iniziativa del Prof.Indolfi, la giornata dedicata a queste problematiche presso l’Azienda Mater Domini e l’Università Magna Graecia, la mattina del 29 Settembre a Germaneto, nell’University Club del 3 piano.

 

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Presunto caso di malasanità al reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Polistena: ammessa dal tribunale la costituzione di parte civile dei genitori, dell’associazione Codici Onlus e dell’associazione Codici Salute

dell'avv. Antonino Napoli. Nel processo che si sta celebrando presso la sezione distaccata di Cinquefrondi del Tribunale di Palmi contro i dottori Pietro Interdonato e Francesco Romeo accusati di lesioni gravissime nei confronti del piccolo D. S. A. il Giudice Monocratico, dott. Giuseppe Ramondino ha ammesso la costituzione di parte civile dei genitori Rosanna Laruffa e Francesco De Salvo, in proprio e nella qualità di genitori esercenti la potestà parentale sul minore, assistiti dall’avvocato Antonino Napoli e delle associazioni Codici Onlus e Codici Salute, rappresentati dagli avvocati Ivano Giacomelli e Concetta Polifrone.

 

I difensori degli imputati, a fronte delle richieste di ammissione di parte civile, nulla hanno osservato in merito alla costituzione dei genitori, in proprio e nella qualità di genitori esercenti la potestà parentale, mentre si sono opposti alla costituzione delle associazioni Codici Onlus e Codici Salute. Il Giudice ha ammesso la costituzione sia dei genitori che delle associazioni Codici Onlus e Codici Salute ritenendo che entrambe rappresentano interessi collettivi stante gli scopi sociali di tutela e promozione della salute in ogni suo aspetto anche nei confronti delle vittime della sanità. Il processo è stato rinviato all’udienza del 22 ottobre 2013 davanti al Tribunale di Palmi in ragione della soppressione della sezione distaccata di Cinquefrondi. Il dott. Pietro Interdonato, difeso dagli avvocati Antonio Strangi e Vincenzo Borgese, ed il dott. Francesco Romeo, difeso dall’avvocato Antonio Romeo, sono accusati, per come si legge dal capo di imputazione, di non aver effettuato tempestivamente un taglio cesareo alla sig.ra Rosanna Laruffa – che, alla 36a settimana di gravidanza ad alto rischio, caratterizzata da rilevanti problemi di ipertensione, versava in una condizione di travaglio pre–partum con sofferenza fetale – e non aver assicurato una sollecita ed adeguata terapia neonatale al piccolo A., determinando l’aggravamento di un’encefalopatia ipossico-ischemica insorta a livello fetale negli ultimi giorni della gravidanza e così concorrendo a cagionare al piccolo A. D. S., nato alle ore 8.45 del 31.08.2010, lesioni gravi e gravissime. Più in particolare, la sera del 30.08.2010 la sig.ra Laruffa, avvertendo contrazioni che progressivamente aumentavano e si facevano dolorose, contattava telefonicamente il dott. Romeo, suo ginecologo di fiducia, senza però ricevere indicazioni di recarsi in ospedale. Successivamente, avvertendo dolori ancora più forti, si recava di propria iniziativa presso il presidio ospedaliero di Polistena, da dove suo marito Francesco De Salvo contattava telefonicamente più volte il Dott. Romeo, il quale però non acconsentiva alla richiesta del De Salvo di recarsi in ospedale, affermando che avrebbe seguito la situazione da casa tenendosi in contatto con l’ospedale. Nonostante la situazione di travaglio fetale e benché già alle ore 2.30/2.50 lo stato ipertensivo della sig.ra Laruffa fosse stato ricondotto a livelli compatibili con un taglio cesareo, il Dott. Interdonato, ginecologo di turno quella notte, non attivava le procedure per l’effettuazione del parto cesareo, ma manteneva la paziente in osservazione sino alle ore 8.30 del mattino, quando, dopo che alle 7.30 un esame cardiotocografico aveva evidenziato un tracciato anormale e dopo che alle 8.25 un’ecografia effettuata dal Dott. Romeo, frattanto giunto in ospedale per l’inizio del suo turno intorno alle ore 8, aveva rivelato la riduzione del liquido amniotico ed una flussimetria alterata, si procedeva agli atti preparatori del taglio cesareo, che veniva posto in essere intorno alle ore 8.45. Al momento del parto, inoltre, non veniva predisposto quanto necessario per l’immediato trasferimento del nascituro in una struttura ospedaliera dotata di terapia intensiva neonatale, a ciò si provvedeva solo dopo più di un’ora dal parto, dapprima cercando infruttuosamente disponibilità di posti presso la TIN di Reggio Calabria e poi rivolgendosi alla TIN di Lamezia Terme, dove, peraltro, il piccolo A. doveva essere portato mediante elisoccorso a seguito dell’accertata difficoltà  di reperire un’ambulanza in sede. In questo modo il Dott. Romeo ed il Dott. Interdonato, per colpa consistita in imprudenza, imperizia e negligenza, sottovalutando la gravità della situazione di travaglio pre-partum della Sig.ra Laruffa e di sofferenza fetale del nascituro, non avviando la partoriente ad una struttura ospedaliera adeguata, dotata di reparto di terapia intensiva neonatale, ritardando di cinque-sei ore l’effettuazione del taglio cesareo rispetto al momento in cui questo era necessario e praticabile ed inoltre provvedendo con ulteriore ritardo al trasferimento del neonato presso un ospedale dotato di TIN, concorrevano ad aggravare nel piccolo A. D. S. un’encefalopatia (leucoencefalomalacia periventricolare) ipossico-ischemica insorta a livello fetale negli ultimi giorni della gravidanza e così cagionandogli una compromissione della funzione neuro-psichica foriera di lesioni gravi e gravissime. In sostanza per la Procura della Repubblica di Palmi, per i periti del Tribunale ed il consulente dei genitori del piccolo A. vi sarebbe stata colpa grave consistita in negligenza e/o imperizia da parte dei medici ginecologi imputati per il mancato monitoraggio di gravidanza ad alto rischio, per non aver trattato adeguatamente o ignorato lo stato di ipossia fetale, nell'aver eseguito il parto cesareo in ritardo, nel non aver attuato i protocolli del caso, per mancata, ritardata o errata diagnosi durante la gravidanza, per aver somministrato farmaci non appropriati al trattamento della patologia.

 

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Reggio di Calabria: il 28 giugno convegno sulla riabilitazione vascolare arteriosa e linfedema organizzato da “Venosart-Reggio”

di Daniela Gangemi. La riabilitazione vascolare arteriosa e linfedema sarà il tema del congresso nazionale “Venosart – Reggio” promosso dalla Società Italiana di Flebologica Clinica e Sperimentale – Sezione Calabria. L’evento è organizzato dal Dott. Francesco Lione, Presidente Regionale S.I.F.C.S., in collaborazione con la Società Italiana di Patologia Vascolare – Sezione Calabria, presieduta dal Dott. Agostino Talerico e la Società Italiana di Flebologia – Sezione Calabria, presieduta dal Dott. Enzo Strati.

 

Al congresso parteciperanno illustri relatori nazionali, tra i quali il prof. Sandro Michelini, organizzatore del Convegno Mondiale di Linfologia, il prof. Domenico Corda, massimo esperto nel campo del linfedema e il prof. Manlio Prior, specialista della riabilitazione vascolare. Inoltre, sono previsti gli interventi di diversi professionisti calabresi. Porterà i saluti, collegato in video conferenza, il prof. Augusto  Orsini, Presidente Nazionale SIFCS. Il linfedema, sia nelle sue forme primarie che secondarie, ha rappresentato una patologia disabilitante cronica in costante crescita nella popolazione. La comparsa dell’arteriopatia obliterante cronica (AOCP) degli arti inferiori ha visto fra le cause più frequenti l’aterosclerosi, il diabete, le malattie infiammatorie, specie quelle del tessuto connettivo. L’arteriopatia può manifestarsi in modi differenti, dalla sintomaticità alla claudicatio intermittens (disturbo che causa dolore alle gambe e/o alle cosce, durante la marcia e che scompare con il riposo, dal dolore a riposo sino al grado estremo caratterizzato dalla comparsa di ulcere trofiche fino all’evoluzione in cancrena). L’elevata incidenza delle patologie, ha imposto una più capillare divulgazione informativa e la definizione di alcune regole fondamentali che hanno consentito di assicurare un’assistenza qualificata sul territorio: “Il nostro obiettivo – ha dichiarato il Dott. Lione – è di diffondere la cultura della flebo-linfologia e delle patologie vascolari, sensibilizzando la popolazione. Il lavoro sinergico che stiamo portando avanti, è diretto alla divulgazione della prevenzione tra i giovani, tramite la realizzazione di progetti che concretizzeremo nei prossimi mesi negli Istituti scolasti della Provincia di Reggio Calabria. L’intento è di creare degli ambulatori o un centro di riferimento per la cura di tali malattie e garantire la massima qualità del servizio sanitario ai pazienti, nonché i presidi sanitari necessari per un’adeguata assistenza, evitando così verso l’emigrazione verso ospedali fuori dalla regione”. Il congresso  si svolgerà il 28 (inizio ore 14.00) e 29 giugno (8.30 – 13.30) presso l’E’ Hotel. 

 

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Crotone: Istituto Sant’Anna, il convegno “L’ictus in Calabria dalla fase acuta alla riabilitazione intensiva: up date” dedicato ai 5000 calabresi colpiti ogni anno da ictus

Cinquemila persone l’anno colpite da ictus in Calabria, numeri significativi che inducono a una profonda riflessione sulla necessità di costruire per questi pazienti un percorso riabilitativo efficace che preveda ricoveri appropriati.

 

Ad accoglierli dopo la fase emergenziale dovrebbero essere i reparti post acuzie, come del resto ribadito dall'ordinamento vigente, e non le terapie estensive, come invece spesso accade. C'è bisogno per loro di una riabilitazione intensiva. L'Istituto Sant'Anna di Crotone prende in carico questa tipologia di pazienti direttamente dagli ospedali, accompagnandoli lungo un percorso riabilitativo che si dipana in un continuum terapeutico, che va dal ricovero nella fase post acuzie per la riabilitazione intensiva al completamento della riabilitazione in day hospital. È questo il focus dell'importante convegno scientifico "L’ictus in Calabria dalla fase acuta alla riabilitazione intensiva: up date" tenutosi nella struttura crotonese nelle giornate del 7 e 8 giugno, in collaborazione con Abbot Nutrition. Relatori di chiara fama, provenienti da diverse parti d'Italia, hanno presentato gli studi più recenti sull'ictus e sulla sua riabilitazione, dibattendone con medici ospedalieri e terapisti nel corso delle tavole rotonde che hanno concluso le due giornate di lavoro. Direttore del corso, valido come evento formativo ECM, è stato il professor Giuliano Dolce, responsabile scientifico dell'Istituto Sant'Anna, che ha relazionato sulla riabilitazione dell’emiplegico tra passato e presente. Di particolare interesse la lezione magistrale tenuta in apertura da Antonio Carolei, professore ordinario di neurologia all'Università degli Studi dell’Aquila, che ha trattato "La fase acuta dell’ictus cerebri”, sottolineando la grande rilevanza di una patologia che rappresenta la principale causa di disabilità. Lectio magistralis anche da Domenico Consoli, direttore U.O. di Neurologia e Stroke Unit P.O. di Vibo Valentia, che ha trattato "La terapia trombolitica nell’ictus cerebrale ischemico. Quali regole? Quali evidenze? Quale organizzazione hic et nunc?". Per Consoli è opportuno creare in Calabria un modello operativo in rete che riesca a ridurre sensibilmente i casi di morte di un numero elevato di pazienti colpiti da ictus. L’appropriatezza del percorso riabilitativo è stata quindi trattata dal professor Maurizio Iocco, direttore dell’U.O. di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’A.O.U. Mater Domini di Catanzaro che ha posto l'accento sulla difficile situazione della Calabria, dove un percorso unico riabilitativo dall'ictus viene da lontano, ma dove c'è ancora molto da lavorare per raggiungerlo. Il progetto riabilitativo deve avere un continuum, tra strutture che si coordinano tra loro per raggiungere il miglior risultato. È molto grave, secondo Iocco, che un paziente rimanga per lunghissimo tempo nell'ospedale che l’ha preso in carico nell'immediatezza dell'evento e non sia trasferito nei tempi giusti in un reparto di post acuzie capace di offrire il trattamento più adeguato per il suo recupero. Infine, gli aspetti metodologici e applicativi relativi all’appropriatezza organizzativa sono stati approfonditi da Quinto Tozzi, dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali di Roma.

 

 

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“Farmaforesi elettrodica”: la nuova frontiera per la cura senza invasione farmacologica la si deve al dottor Nino D’Africa

Si chiama “farmaforesi elettrodica” il metodo moderno e innovativo che permette ai pazienti di essere curati senza invasione farmacologica. Artrosi, tunnel carpale, fratture vertebrali, osteoporosi e altre patologie localizzate possono essere curate secondo uno schema diverso rispetto a quello che generalmente i pazienti si aspettano.

 

Nessun ago, nessuna compressa e soprattutto nessuna distribuzione di molecole in tutto l’organismo al fine di colpire il bersaglio. Tra l’altro non ci sono effetti collaterali né  controindicazioni. L’ideatore di questo rivoluzionario metodo è il dottore Antonino D’Africa, medico da anni impegnato nel campo della ricerca tanto da brevettare il sistema oggi diffuso in molti paesi europei e non. Di fatto, il metodo  D’africa riesce a trasferire anche le macromolecole nel corpo umano direzionandole nell’area interessata. Per essere pratici, nel caso di dolori articolari o muscolari, il paziente non assumerà nessun farmaco per via sistemica bensì per via transdermica ossia attraverso la via della pelle e dei tessuti. Il “farmateb”, così si chiama  lo strumento brevettato dal medico reggino trasferisce ad un rullo l’energia necessaria per spingere le macromolecole nei tessuti sottostanti fino alla profondità desiderata. D’Africa, infatti, studia l’anatomia della parte interessata prima di prima di trattare il paziente e questo proprio al fine di stabilire il raggio di azione. Il metodo non cura solo i dolori muscolari o articolari bensì patologie molto più complesse come artrosi, degenerazioni delle cartilagini, dolore neuropatico cronico,  cicatrici, aderenze, stenosi vertebrali, dito a scatto, neuroma di Morton, ernie discali e così via. Nel caso dell’artrosi, significativo è il raffronto “prima-dopo” poiché attraverso farmaci specifici veicolati in situ le cellule vengono stimolate fino al punto di renderle capaci di rigenerare le eventuali aree necrotizzate.  D’Africa precisa che il suo metodo ha avuto le approvazioni da parte del Ministero della Sanità e che tra l’altro, oltre ai numerosi pazienti trattati presso il suo studio e in sedi decentrate sparse in Italia, interessanti risultati provengono anche dalla Russia, dalla Colombia e dalla Germania  dove il suo metodo e il suo brevetto hanno riscosso elevato interesse e successo per i risultati ottenuti. Un metodo che porta, con orgoglio la firma della Calabria in tutto il mondo e che riesce a dare ai pazienti risultati eccellenti senza traumi o azioni invasive. Nello specifico, se il paziente affetto da artrosi giunge al “metodo D’Africa” riesce ad evitare l’intervento chirurgico e a risolvere il suo problema attraverso applicazioni settimanali. Tutto su un lettino e in uno studio senza bisturi e senza siringhe: questa il metodo che riesce a conquistare la fiducia di chi in medicina intende portare avanti la firma dell’innovazione. Ufficio Stampa FarmaT.e.b..

 

 

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Reggio di Calabria: dal 5 all’8 giugno la VI^ edizione delle “Giornate Cardio-Metaboliche”

di Daniela Gangemi. L’attenzione nei confronti delle patologie che colpiscono l’anziano, ma anche verso il bene fisico, essenziale per lo sviluppo della persona, sono alcuni temi trattati nel corso delle sessioni che scandiranno le "Giornate Cardio-Metaboliche".

 

L’evento medico–scientifico si svolgerà dal 5 all’8 giugno, presso Palazzo Campanella – Auditorium “N. Calipari”. Giunto alla VI^ edizione, il congresso organizzato da Enzo Amodeo, cardiologo presso l’Unità di Cardiologia degli Ospedali Riuniti e Giovanni Perrone, responsabile del servizio di Diabetologia del Polo sanitario Reggio Calabria sud,  offrirà un momento di confronto, di riflessione e di informazione sulle tematiche cardiologiche e metaboliche che riguardano in particolar modo l’anziano. Si discuterà anche della malattia  diabetica, con gli interventi dedicati alla prevenzione del diabete mellito di tipo 2, alle interazioni e interferenze farmacologiche nel trattamento dell’anziano diabetico e ai percorsi sinergici tra ospedale e territorio al fine di garantire la migliore assistenza ai malati diabetici, spesso anche cardiopatici. L’idea nasce dalla necessità di coinvolgere non solo cardiologi e diabetologi, ma tutte le figure professionali interessate alla cura del paziente cardiometabolico. Una formula che nel tempo ha ottenuto grandi successi, consensi e  conferme, con  l’incremento sempre crescente dei partecipanti all’evento formativo. “Oggi abbiamo raggiunto oltre 475 presenze, tra medici, infermieri, biologi, dietisti e odontoiatri – afferma Giovanni Perrone. Il nostro intento negli anni è stato di allargare la possibilità di partecipazione al congresso di coloro che si occupano di patologie cardiometaboliche. Un’idea che si è rivelata vincente, poiché ha consentito il confronto su temi di estrema attualità e praticità. La Calabria è  tra le  regioni d’Italia in cui la prevalenza di pazienti diabetici è superiore rispetto al resto del Paese. Le cifre si attestano attorno al 7-8 % e a ciò occorre aggiungere il numero di pazienti   che pur non avvertendone i sintomi e continuando a vivere normalmente, sono affetti da tale patologia. Spesso, inoltre, la malattia diabetica viene diagnosticata non dal medico di base o dallo specialista diabetologo, ma dal cardiologo o dall’oculista, che la imputano come responsabile dei danni d’organo evidenziati dopo una visita specialistica. Questo a conferma che la presenza eccesso di zuccheri nel sangue, può sviluppare delle complicanze, che minano la qualità e la durata della vita stessa: come il piede diabetico che può esitare nell’amputazione, la coronaropatia che può evolvere verso l’infarto miocardico, la nefropatia diabetica che si complica fino al trattamento emodialitico, la retinopatia spesso complicata da cecità, ecc. L’iperglicemia inoltre, causa  il declino cognitivo nei pazienti anziani diabetici”. Una costante che ha caratterizzato le edizioni delle "Giornate Cardio-Metaboliche" è stata la discussione, accanto a temi prettamente scientifici, anche di argomenti inerenti l’alimentazione e il benessere dei pazienti cardiometabolici, infatti, si parlerà anche di cibi e bevande utili per una vita sana, come il latte, elemento cardine della nutrizione sin dalla prima infanzia e il cioccolato, una sostanza che consumata con moderazione ha effetti benefici sul cuore, il vino rosso, il caffè ed un protagonista del benessere che rappresenta una risorsa identitaria del nostro territorio: il bergamotto.  Per l’occasione è stato coinvolto il professore Pietro Antonio Migliaccio, nutrizionista di fama nazionale che parlerà della dieta mediterranea per la terza e quarta età e Rosanna Lambertucci che ha legato la sua attività a illustrare l’importanza di una sana alimentazione e promuovere la diffusione dei concetti di salute e benessere. Un’intera sessione sarà poi, dedicata all’acqua e alla sua struttura e composizione, per capire come utilizzarla e come scegliere il prodotto migliore in relazione ai bisogni dietetici, alimentari e salutistici.

 

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Reggio di Calabria: al “da Vinci” l’incontro conclusivo del progetto “Un donatore moltiplica la vita” organizzato dal Centro Regionale Trapianti

di Daniela Gangemi. Si è svolto presso il Liceo Scientifico “L. Da Vinci” , l’incontro conclusivo del progetto “Un donatore moltiplica la vita”. L’iniziativa è stata organizzata dal Centro Regionale Trapianti dell’Azienda Bianchi Melacrino Morelli,

 

nell’ambito della campagna nazionale di sensibilizzazione alla donazione degli organi, promossa dal Ministero della Salute. La finalità del progetto è stata di informare sulla tematica, sensibilizzando, gli studenti delle quinte classi dei quattro presidi scolastici coinvolti: Liceo Classico “T. Campanella”, Liceo Scientifico “A. Volta”, Istituto Tecnico “R. Piria”, Liceo Scientifico “L. Da Vinci”. Gli incontri hanno fornito lo spunto per avviare un confronto diretto ed esplicativo tra i relatori ed i ragazzi, che sono stati coinvolti in prima persona tramite un dibattito che di volta in volta si è tenuto sull’argomento. La disponibilità, inoltre, riscontrata nei dirigenti scolastici degli istituti, per l’importanza di diffondere una corretta informazione sulla donazione degli organi, ha consentito di porre le basi per progetti di educazione alla salute che saranno realizzati nel prossimo anno scolastico. Pellegrino Mancini, Direttore del Centro Regionale Trapianti, ha sottolineato l’importanza del percorso intrapreso:“Il nostro intento è stato di fornire un’informazione chiara e corretta, dando le giuste conoscenze per maturare una scelta consapevole. E’ importante essere a conoscenza di cosa significhi donare e  come si può diventare un donatore a scopo di trapianto. Ci sono degli organi come i reni che in caso di un cattivo funzionamento, devono essere trapiantati. Il paziente ammalato è inserito in una lista di attesa, ma possono trascorrere degli anni sino a quando ci sarà una disponibilità e compatibilità. Nel frattempo, il paziente per continuare a vivere dovrà sottoporsi a dialisi, un trattamento extracorporeo che si effettua a giorni alterni, particolarmente pesante.  La Calabria purtroppo è il fanalino di coda nella donazione degli organi. L’indice nazionale per le singole regioni  è di 20 donatori   per ogni milione di abitanti. La  percentuale più alta di donatori è concentrata nelle regioni del centro – nord, dove il dato si attesta su circa 40 donatori per milione di abitanti ogni anno. Nelle regioni del centro – sud, al contrario, il dato è sceso sensibilmente, fermandosi attorno ai 8 – 12 donatori l’anno per ogni milione di popolazione. A questo è necessario aggiungere  il numero di opposizioni che spesso si sono ricevute alla donazione degli organi di un familiare deceduto. La finalità, dunque, è stata di dare un’ adeguata informazione sulla tematica che non si fermasse alla sola conoscenza didattica, ma fosse accompagnata da un confronto diretto con gli studenti, le loro famiglie e i rappresentanti della scuola”. Italia Albanese, coordinatore ospedaliero e rianimatore dell’Azienda Bianchi Melacrino Morelli, ha spiegato la differenza tra coma e morte celebrale: “In  Calabria possiamo effettuare solo il trapianto di reni e l’innesto di cornee. Il processo che dalla donazione arriva al trapianto, è composto da diversi step, l’individuazione del potenziale donatore, la valutazione di idoneità, la diagnosi di morte, la richiesta della donazione, il trattamento del donatore, l’accertamento della morte.  Il coma è un sintomo, è una perdita temporanea e reversibile dello stato di coscienza. Dal coma ci si può risvegliare, in alcuni casi il paziente può avere dei danni neurologici, non ha  riacquistato la coscienza, ma ha ripreso  l’autonomia delle principali funzioni. La morte, invece, è un danno celebrale totale, gravissimo, diffuso, irreparabile, in cui la respirazione è resa possibile dalle macchine ed il controllo del circolo ha richiesto una continua somministrazione di farmaci”.  Giuseppina Princi, preside del Liceo Scientifico “L.Da Vinci” , nel porgere i saluti ai relatori, ha evidenziato che: “La campagna di sensibilizzazione alla donazione degli organi si è inserita in un percorso virtuoso che ha coinvolto altri presidi scolastici della città. Abbiamo scelto come scuola, di puntare molto sui giovani,sulle famiglie e sugli insegnanti che in qualità di educatori hanno un ruolo fondamentale nelle scelte dei ragazzi. La donazione degli organi è un argomento che ha coinvolto tutti, una corretta informazione ha consentito di avvicinarsi alla tematica con un approccio cosciente e preciso. Un evento luttuoso come la morte può essere legato ad un gesto di solidarietà, di altruismo e di grande umanità e di amore per il prossimo . L’incontro promosso dal Centro Regionale Trapianti, sarà inserito nell’ambito delle iniziative di educazione alla salute  previste dalla nostra scuola per il prossimo anno scolastico, affinchè si possa dare continuità al percorso intrapreso”. Salvatore Laiacona, responsabile attività di base Reggina Calcio, ha raccontato la sua esperienza diretta sulla tematica: “Sono all’interno della Reggina calcio da 21 anni. Una realtà che ha consentito nel tempo di vedere crescere tanti atleti, come uomini prima e poi come calciatori. All’interno del Sant’Agata, abbiamo parlato spesso di donazione, poichè è parte integrante dei nostri percorsi formativi. Il percorso intrapreso dal CRT  è  importane perché ha consentito un confronto attivo tra tutti i soggetti coinvolti. Sono un donatore. Ho fatto la mia scelta,subito dopo aver smesso di giocare a calcio. Ho ancora in mente un episodio, di tanti anni fa, che ha coinvolto un nostro compagno di squadra per cui era necessario un trapianto. Per tutti noi dell’ambiente amaranto, è stata una tappa fondamentale che ci ha permesso di riflettere sul senso della vita”.

 

 

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Reggio di Calabria: Centro Regionale Trapianti, domani mattina ultimo incontro del progetto “Un donatore moltiplica la vita”

di Daniela Gangemi. Domani mattina l'ultimo incontro del progetto “Un donatore moltiplica la vita”. L’iniziativa è stata organizzata dal Centro Regionale Trapianti, nell’ambito della campagna nazionale di sensibilizzazione alla donazione degli organi promossa  dal Ministero della Salute.

La finalità del progetto è di promuovere la donazione degli organi, come gesto di solidarietà, ma anche come scelta giusta. Dopo gli incontri svoltisi presso l’Istituto Tecnico “R. Piria”,il Liceo Scientifico “A. Volta”, il Liceo Classico “T. Campanella”, il momento conclusivo del progetto, vedrà il coinvolgimento del Liceo Scientifico “L. Da Vinci”. Interverranno Pellegrino Mancini, Direttore del Centro Regionale Trapianti, Italia Albanese,medico rianimatore degli OO.RR. di Reggio Calabria, Giuseppina Princi, Preside del Liceo Scientifico e Salvatore Laiacona, responsabile attività di base Reggina calcio. L’inizio è fissato alle ore 10:00.  

 

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Crotone: Istituto Sant’Anna, il resoconto della XVII^ Giornata di Crotone

"La robotica è una sfida, un confronto tra civiltà evolute, extraeuropee, europee, ma anche italiane. Il corso che qui teniamo è utile per aprire la mente". Con queste parole Il professor Maurizio Iocco, dell'Università Magna Grecia di Catanzaro, ha aperto la diciassettesima edizione delle Giornate di Crotone, evento scientifico proposto ogni anno dall'Istituto Sant’Anna di Crotone, struttura di riferimento regionale per l’alta specializzazione riabilitativa.

 

Gli operatori del settore riabilitazione si sono quindi ritrovati, nella mattinata di sabato 27 aprile 2013, presso la sede di Poggio Pudano dell'Istituto per seguire un corso a loro dedicato, dal titolo "La robotica in neuro riabilitazione". La casa di cura crotonese ha infatti ideato, sviluppato e applicato sui pazienti un robot dal nome Aramis, acronimo di Automatic Recovery Arm Motility Integrated System, uno strumento innovativo per la riabilitazione dell’arto superiore che rappresenta il trattamento più avanzato dell’intero ciclo riabilitativo offerto ai pazienti colpiti da ictus. Il  professor Giuliano Dolce, responsabile scientifico del Sant'Anna e direttore del corso, così si è espresso su Aramis: "Si tratta di un doppio esoscheletro per il quale i movimenti del braccio sano si replicano per quello ammalato, garantendo il recupero della totalità dei movimenti. Aramis, inoltre, permette di applicare una forza gradualmente maggiore, essendo possibile programmarlo per le diverse esigenze dei pazienti. È un progetto con brevetto europeo, uno strumento avanzatissimo che permette un ottimo recupero. Lo stiamo sperimentando da due anni con buonissimi risultati". Le Giornate di Crotone hanno quindi preso il via con un excursus sulla storia della robotica in riabilitazione illustrata dal professor Iocco che ha anche affrontato il tema delle nuove frontiere che si stanno esplorando in questo settore. È seguita la lezione magistrale del dottor Franco Molteni dell'ospedale Villa Beretta di Costa Masnaga, in provincia di Lecco che ha svolto il tema "La robotica tra medicina, neuro scienza e filosofia". Per Molteni: "la robotica è un sistema di interazione, non di azione. La tecnologia va inserita in un trattamento che prevede la programmazione del movimento. Il robot è qualcosa che fa con il fisioterapista delle cose complesse che il fisioterapista da solo non può fare. Gli oggetti devono comunicare, passare dal movimento alla emozioni, ripetere esercizi  per imparare attraverso il robot. L'approccio è neurofenomenologico. La robotica rappresenta non una evoluzione, ma una rivoluzione della riabilitazione". È stato quindi il turno dell'ingegner Stefano Mazzoleni della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa che nella sua lezione magistrale ha relazionato su: "Lo stato dell'arte della robotica in riabilitazione". Mazzoleni ha descritto i sistemi robotici: "Questi possono migliorare la riabilitazione motoria e cognitiva.  C'è l'interazione tra il paziente, la macchina e il terapista, che rimane comunque una figura fondamentale". Nel prosieguo si sono succeduti gli interventi della dottoressa Lucia Lucca, dell'ingegnere Loris Pignolo, del dottor Sebastiano Serra, della dottoressa Maria Punzo e del terapista occupazionale Francesco Arcuri, tutti dell'Istituto Sant'Anna. In chiusura  le relazioni dei fisioterapisti Christian Geroin dell'Universitá di Verona e Corrado Melegari dell'ELIAS Neuroriabilitazione di Parma. Il corso è stato un Evento Formativo ECM rivolto a tutte le professioni sanitarie.

 

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Crotone: Istituto Sant’Anna, il 27 aprile la XVII^ edizione delle “Giornate di Crotone” sul tema “La robotica in neuro riabilitazione”

"La robotica in neuro riabilitazione", questo il tema scelto per la diciassettesima edizione delle Giornate di Crotone, evento scientifico proposto ogni anno dall'Istituto Sant’Anna di Crotone, struttura di riferimento regionale per l’alta specializzazione riabilitativa. L'appuntamento è per sabato 27 aprile 2013 presso la sede di Poggio Pudano dell'Istituto, al km 243 della S.S. 106.

 

In programma un Evento Formativo ECM, un corso rivolto a tutte le professioni sanitarie, per un totale di 100 partecipanti, diretto dal professor Giuliano Dolce, responsabile scientifico del Sant'Anna. I lavori prenderanno il via alle 9,30 con la presentazione del corso da parte del professor Maurizio Iocco dell'Università Magna Grecia di Catanzaro. Due lezioni magistrali saranno curate dal dottor Franco Molteni dell'ospedale Villa Beretta di Costa Masnaga in provincia di Lecco e dall'ingegner Stefano Mazzoleni della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Previsti, inoltre, gli interventi dello stesso professor Dolce, della dottoressa Lucia Lucca, dell'ingegnere Loris Pignolo, del dottor Sebastiano Serra, della dottoressa Maria Punzo e del terapista occupazionale Francesco Arcuri, tutti dell'Istituto Sant'Anna. Relazioneranno, inoltre, i fisioterapisti Christian Geroin dell'Universitá di Verona e Corrado Melegari dell'ELIAS Neuroriabilitazione di Parma. Le Giornate di Crotone saranno l'occasione per porre all'attenzione degli operatori del settore l’approccio robotico alla riabilitazione. L’Istituto Sant’Anna può vantare in questo ambito una presenza forte, il robot Aramis (acronimo di Automatic Recovery Arm Motility Integrated System), uno strumento per la riabilitazione dell’arto superiore interamente ideato, sviluppato e applicato sui pazienti, all’Istituto Sant’Anna e che rappresenta il trattamento più avanzato ed innovativo dell’intero ciclo riabilitativo offerto ai pazienti colpiti da ictus.

 

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Reggio di Calabria: al “Volta” terzo incontro progetto “Un donatore moltiplica la vita”

di Daniela Gangemi. Si è svolto il terzo incontro del progetto “Un donatore moltiplica la vita”, organizzato dal Centro Regionale Trapianti, nell’ambito della campagna nazionale di sensibilizzazione alla donazione degli organi. All’incontro, tenutosi nell’Aula Magna del Liceo Scientifico “A. Volta”, hanno partecipato gli alunni delle quinte classi, che hanno rivolto domande agli interlocutori presenti.

 

Nel suo intervento Pellegrino Mancini, direttore del Centro Regionale Trapianti, ha evidenziato l’importanza di una corretta comunicazione sul tema:“Il nostro intento è di informare in maniera semplice e chiara sul significato della donazione degli organi dopo la morte a scopo di trapianto. Gli organi trapianti, da un paziente ormai deceduto, possono salvare la vita ad altre persone che sono in lista d’attesa. La rete regionale dei trapianti ha svolto un lavoro sinergico che ha coinvolto diversi professionisti del settore, impegnati affinchè tutte le procedure vengano rispettate in modo preciso ed efficiente. La rete regionale, nell’espletamento dei compiti, ha garantito l’assoluta sicurezza degli organi per i pazienti in attesa di trapianto, essendo responsabile di quello che viene effettuato in qualunque ospedale della regione. Gli organi sono persi, solo nel momento in cui le famiglie si sono opposte alla donazione degli organi dei loro familiari. Oggi in Calabria i dinieghi sono ancora tanti e questo ha comportato la necessità di doverci rivolgere ai centri di trapianto di altre regioni, per chiedere la disponibilità ad un’eventuale donazione”. Italia Albanese, coordinatore ospedaliero e dell’U.O.C. di rianimazione degli Ospedali Riuniti, ha spiegato gli aspetti tecnici della donazione:“Innanzitutto dobbiamo distinguere tra il coma e la morte celebrale. Il coma è una perdita temporanea di coscienza,reversibile,da cui ci si può svegliare. La morte celebrale è un danno totale, diffuso, irreparabile, in cui la respirazione è resa possibile solo dai macchinari e il controllo del circolo ha  richiesto la costante somministrazione di farmaci”. La dirigente scolastica del Liceo Scientifico, Angela Maria Palazzolo rivolgendosi ai ragazzi,  ha parlato dell’impegno a garantire il successo scolastico anche tramite momenti di riflessione che possano dare spunti utili alla crescita: “La donazione è una scelta importante ed individuale. Come dirigente scolastico, unitamente al collegio dei docenti, stiamo lavorando in sinergia per diffondere gli strumenti della conoscenza, affinchè possiate compiere scelte libere, autonome e responsabili. Tali scelte passano attraverso un approccio sistemico e la conoscenza dei processi. Donare ha sempre rappresentato la parte più bella della vita. Per costruire il proprio futuro, è necessario che si rifletta sul senso della vita e l’importanza di aiutare il prossimo”. Gaetano Gebbia, coordinatore del settore giovanile della Reggina calcio, ha sottolineato la necessità di sostenere e diffondere progetti di solidarietà in sinergia con il mondo dello sport: “Negli oltre 40 anni di attività sportiva che ho svolto in vari ruoli, sono stato soprattutto a contatto con i giovani. Lo sport è entusiasmo, passione, solidarietà, rispetto dei valori che si sono sposati perfettamente con il progetto della donazione. Lo sport ha delle responsabilità, perché ha contribuito all’eduzione dei ragazzi, sostenendo progetti che hanno incentivato la loro crescita umana. Gli sportivi nel nostro Paese, sono circa 7 milioni, tutti potenziali donatori. Lo sport ha un ruolo fondamentale anche nel post –trapianti. L’attività di riabilitazione, è realizzata anche attraverso l’attività motoria, fisica e sportiva. In questo ambito, è importante che lo sport diffonda un senso di responsabilità e consapevolezza, per  lo sviluppo della personalità dei  giovani”.

 

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Reggio di Calabria: mercoledì 17 terzo incontro del progetto “Un donatore moltiplica la vita”, organizzato dal Centro Regionale Trapianti

di Daniela Gangemi. Continua con il terzo incontro il progetto “Un donatore moltiplica la vita”, organizzato dal Centro Regionale Trapianti, nell’ambito della campagna nazionale di sensibilizzazione alla donazione degli organi promossa  dal Ministero della Salute. La finalità del progetto è di promuovere la donazione degli organi, come gesto di solidarietà, ma anche come scelta giusta. Essere favorevoli alla donazione consente di aumentare gli organi disponibili per trapianto e garantire l’unica possibilità di terapia  per tutti i pazienti affetti da gravi insufficienze terminali di organo.

 

Il prossimo incontro si svolgerà, mercoledì 17 aprile alle ore 11.00, presso l’Aula Magna del Liceo Scientifico “A.Volta”. Interverranno Pellegrino Mancini, Direttore del Centro Regionale Trapianti, Italia Albanese, medico rianimatore degli OO.RR. di Reggio Calabria, Angela Maria Palazzolo, dirigente scolastico del Liceo Scientifico, e Gaetano Gebbia, coordinatore settore giovanile Reggina calcio.

 

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Reggio di Calabria: secondo appuntamento ieri del Progetto Progetto “Un donatore moltiplica la vita”

di Daniela Gangemi. Secondo appuntamento del Progetto “Un donatore moltiplica la vita”. Presso l’Aula Magna del Liceo Classico “T.Campanella”, si è tenuto l’incontro per la campagna di sensibilizzazione alla donazione degli organi, promossa dal Ministero della Salute. Nel corso dell’incontro è stato proiettato il cortometraggio “E la vita continua” di Pino Quartullo. Una storia intensa e carica di emozioni, in cui le vite dei due personaggi principali, un ragazzo, laureato in filosofia e disoccupato ed un attore di teatro si sono incrociate in una situazione drammatica che nel finale ha reso il senso pieno della donazione come gesto di solidarietà e come scelta giusta.

 

Pellegrino Mancini, Direttore Unità Operativa Complessa del Centro Regionale Trapianti, ha illustrato i dati relativi alla donazione:“In Calabria è necessario implementare il numero delle donazioni – ha dichiarato Mancini. L’informazione non corretta, inerente alla possibilità di diventare donatore di organi o di tessuti a scopo di trapianto, dopo la morte, ha indotto a ricevere spesso un diniego da parte dei familiari dei pazienti deceduti e dunque la mancanza di opportunità di salvare altre vite umane. La media nazionale di donatori, ogni anno, è di circa  20 per milione di popolazione,la Calabria, che ha quasi due milioni di abitanti, dovrebbe avere circa 40 donatori l’anno al contrario sono circa 20. E’ presente una percentuale consistente di opposizione alla donazione degli organi o dei tessuti. Ciò ha comportato spesso la necessità di doversi rivolgere ad altri presidi ospedalieri di altrettante regioni, per chiedere l’inserimento di un paziente nella lista di attesa  per un’eventuale donazione. Aver effettuato la dichiarazione di volontà ha significato prendere la responsabilità della decisione di donare gli organi, nel caso di morte celebrale, senza derogarla ai propri familiari”. “Ospitare un’iniziativa come quella di oggi, ha una rilevanza assoluta – ha aggiunto Giovanni Mollica, Vicepreside del Liceo Classico. Potersi impegnare, per ridurre la sofferenza e il dolore, ha comportato di rendere più umana la vita. I filosofi nell’antichità si sono confrontati con la tematica del dono, mettendo in evidenza l’impossibilità di comprendere la dimensione essenziale dello stesso. Quello che chiamiamo dono, intenso come regalo, è legato ad  un meccanismo di scambio e di reciprocità. Un significato differente ha il  donare,  non come imperativo morale. La dimensione della donazione ha rappresentato l’elezione totale, piena e assoluta, legata al rispetto, alla considerazione e all’amore per la vita, rappresentandone la sacralità. La scuola ha un ruolo formativo fondamentale nell’educare ad una cultura della donazione e non del pregiudizio”. Intenso e carico di significato l’intervento di Dario Bergamelli, difensore della Reggina calcio, che ha raccontato la sua esperienza:“Sono un donatore ADMO, di midollo osseo. Il pensiero di poter essere chiamato ed aiutare una persona affetta da leucemia, ha rappresentato una grande emozione e responsabilità. E’ importante riflettere sull’importanza di salvare la vita ad  altre persone che riceveranno gli organi. Nella mia famiglia, abbiamo sofferto a causa di problemi di salute avuti da alcuni familiari, sapere dunque di essere aiutati è di grande supporto”.Italia Albanese, coordinatore ospedaliero e dell’U.O.C. di Rianimazione degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria,  rivolgendosi agli studenti, ha evidenziato : “Siete nell’età della maturazione. Una fase di passaggio e di transizione, in cui è importante essere informati sulle scelte che potete compiere, prendendo consapevolezza di come si può diventare e cosa vuol dire essere donatori. Per questo è necessario distinguere tra il coma e la morte celebrale. Il donatore di organi non è in coma. Quest’ultimo è una sindrome, una perdita temporanea e reversibile dello stato di coscienza, da cui è possibile svegliarsi, magari in uno stato vegetativo. Il soggetto ha mantenuto le funzioni vitali autonome. Differente invece è la morte celebrale. La cessione irreversibile dell’attività dell’encefalo, è un danno grave, irreparabile, diffuso, dove il respiro è reso possibile dalle macchine e il paziente è tenuto in vita con la somministrazione continua di farmaci, per far battere il cuore e mantenere in funzione gli organi. Nella Gazzetta Ufficiale, la legge del 1991,ha definito il concetto di morte, ossia la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo. In questo caso, il paziente può diventare un donatore, previo consenso”.

 

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Reggio di Calabria: mercoledì 10 secondo incontro del progetto “Un donatora moltiplica la vita”

di Daniela Gangemi. Proseguono gli incontri del progetto “Un donatore moltiplica la vita”, organizzati dal Centro Regionale Trapianti nell’ambito della campagna nazionale di sensibilizzazione alla donazione degli organi promossa  dal Ministero della Salute. La finalità del progetto è di promuovere la donazione degli organi, come gesto di solidarietà, ma anche come scelta giusta. Essere favorevoli alla donazione consente di aumentare gli organi disponibili per trapianto e garantire l’unica possibilità di terapia  per tutti quei pazienti affetti da gravi insufficienze terminali di organo.

 

Il secondo incontro si svolgerà, mercoledì 10 aprile alle ore 11.00, presso l’Aula Magna del Liceo Classico “T. Campanella”. Interverranno Pellegrino Mancini, Direttore del Centro Regionale Trapianti, Italia Albanese, medico rianimatore degli OO.RR. di Reggio Calabria, Maria Rosaria Rao, dirigente scolastico del Liceo Classico e Dario Bergamelli, difensore della Reggina calcio.

 

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Reggio di Calabria: primo incontro del Progetto “Un donatore moltiplica la vita”

di Daniela Gangemi. Si è svolto il primo incontro del Progetto “Un donatore moltiplica la vita” organizzato dal Centro Regionale Trapianti, nell’ambito della campagna nazionale di sensibilizzazione alla donazione degli organi, promossa dal Ministero della Salute. Presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico “R.Piria, i relatori si sono alternati,  rispondendo alle domande degli alunni delle quinte classi del presidio scolastico sui temi della donazione, della responsabilità e della solidarietà.

 

Il Direttore del Centro Regionale Trapianti, Pellegrino Mancini, ha evidenziato l’importanza della donazione degli organi:“Il Centro Regionale Trapianti, gestisce  una lista d’attesa unica regionale per i trapianti di rene e gli innesti corneali. Inoltre, il CRT è responsabile dei rapporti con l’Organizzazione Centro Sud Trapianti che ha sede presso il Policlinico Umberto I di Roma, per l’assegnazione in eccedenza degli organi  donati e prelevati dal donatore che non sono stati trapiantati in Calabria, a causa della mancanza di un programma di trapianto specifico per alcuni organi (cuore, polmone, fegato,pancreas, intestino). Abbiamo una media di 20 donatori l’anno, con il 40% di opposizione alla richiesta di donazione degli organi. Permane una forte resistenza, anche se nel 2012, siamo riusciti in Calabria a raccogliere 11 mila adesioni, con l’inserimento dei nomi sul sito del Ministero della Salute. Oggi i pazienti che sono in attesa di un trapianto di rene, nella nostra regione, sono 144 e l’intervento è necessario per i soggetti al fine di lasciare la dialisi e riprendere  una vita normale. L’incontro odierno è servito ad informare sul problema della donazione e sulle modalità di procedura per effettuare la dichiarazione di volontà. La legge italiana è stata definita ultragarantista per il donatore”. Italia Albanese,coordinatore ospedaliero Azienda “Bianchi Melacrico Morelli” – U.O.C. Rianimazione ha spiegato gli aspetti tecnici della donazione: “Il coma è la perdita di coscienza temporanea, dunque reversibile. La morte celebrale è un danno grave, diffuso e irreparabile, dove il paziente viene mantenuto in vita attraverso la somministrazione di farmaci e la macchina per respirare. In questo caso, dopo un processo lungo e complesso, con l’inserimento di un’apposita commissione formata da tre specialisti, nominati dalla Direzione Sanitaria, viene certificata la morte celebrale. E’importante sottolineare che una donazione multiorgano  coinvolge circa 300 persone che vengono attivate ognuno per la propria parte, con spirito di solidarietà e collaborazione”. Gaetano Gebbia, ha portato la sua testimonianza di rappresentante del mondo dello sport: “Lo sport si inserisce in queste iniziative su tre livelli.  Innanzitutto per la partecipazione con un’adeguata informazione. In Italia gli sportivi sono 20 milioni, 7 milioni tesserati con le Federazioni, un’atleta è identificato come un potenziale donatore,  tutti coloro che hanno la fortuna di essere stati trapianti e poter riprendere una vita normale, hanno bisogno di un’attività sportiva adeguata. Lo sport ha una grande responsabilità ed un impegno importante nei confronti della donazione”. Il Dirigente scolastico dell’Istituto, Francesco Barillà ha spiegato l’importanza dell’incontro: “La donazione è una scelta giusta e difficile. Un problema che potrebbe coinvolgere ognuno di noi. Comporta un sacrificio, ma anche la certezza di fare un gesto di solidarietà che può salvare un’altra vita. E’ un dono che facciamo al prossimo”. Michel Ciano, paziente trapiantato, ha parlato della sua esperienza: “Ho subito un trapianto di rene nel 2003 a Cosenza. Ho iniziato a fare dialisi nel 1986 ed ancora si parlava poco di donazione. E’ stata un’esperienza terribile ed un dramma per la famiglia. Mi ritengo fortunato, perché grazie al trapianto ed al gesto di amore di un ragazzo e della sua famiglia, sono tornato ad una vita normale”.

 

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Reggio di Calabria: venerdì 5 la presentazione del progetto Progetto “Un donatore moltiplica la vita”

di Daniela Gangemi. Nell’ambito della campagna nazionale di sensibilizzazione alla donazione degli organi promossa dal Ministero della Salute, il Centro Regionale Trapianti organizza il progetto “Un donatore moltiplica la vita”. L’iniziativa vede coinvolte quattro scuole del comprensorio della Provincia di Reggio Calabria: l’Istituto Tecnico “R.Piria”, il Liceo Classico “T. Campanella”, il Liceo Scientifico “L. Da Vinci” ed il Liceo Scientifico “A.Volta”. Nel corso degli incontri sarà proiettato il cortometraggio “E la vita continua” di Pino Quartullo.

 

A seguire si svolgerà il dibattito con i relatori, alla presenza degli alunni delle quinte classi dei quattro presidi scolastici interessati. La finalità del progetto è di promuovere la donazione degli organi come gesto di solidarietà, ma anche come scelta giusta. Essere favorevoli alla donazione consente di aumentare gli organi disponibili per trapianto e garantire l’unica possibilità di terapia  per tutti quei pazienti affetti da gravi insufficienze terminali di organo. Il primo incontro si svolgerà, venerdì 5 aprile alle ore 11.00, presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico “R. Piria”. Interverranno Pellegrino Mancini, Direttore del Centro Regionale Trapianti, Italia Albanese, medico rianimatore degli OO.RR. di Reggio Calabria, Michele Ciano che porterà la sua testimonianza di paziente trapiantato, Francesco Barillà, preside dell’Istituto e Gaetano Gebbia, coordinatore settore giovanile Reggina calcio.

 

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Il dispositivo Farma t.e.b. ®: le nuove frontiere dell’innovazione applicata alla medicina

Si tratta dell’unico sistema terapeutico medico non invasivo in grado di veicolare farmaci, cosmeceutici e nutriceutici di alto peso molecolare (es.: acidi nucleici, elastina, acido ialuronico, collagene) soprattutto in medicina rigenerativa. E’ attualmente la più realistica prospettiva di cura in medicina estetica, in medicina umana e veterinaria e di supporto alla radiologia. Il sistema (nella foto il dispositivo) contribuisce a risolvere definitivamente tutte le forme loco-regionalizzate aggredibili dall’esterno: inestetismi: smagliature, cicatrici, invecchiamento viso,  ma anche patologie degene-rative o lesioni parziali dei tessuti cartilaginei, ossei e muscolari (per es.: artrosi, dolore cronico, lesioni di menisco, dito a scatto, tunnel carpale, osteoporosi, fratture, stenosi vertebrali, lussazioni). Permette di somministrare piccole dosi di farmaco (1-2%) direttamente sulla lesione, con effetti terapeutici notevolmente maggiori rispetto alla somministrazione  sistemica, con un impatto sistemico  quasi nullo (0,04%), senza effetti collaterali e con un notevole contenimento della spesa sanitaria.

Il farmaco attiva i recettori specifici del tessuto leso. Le concentrazioni efficaci si possono mantenere costanti con pochi trattamenti frazionati. L’APPORTO DI SOSTANZE ATTIVE RIGENERANTI. Collagene, elastina, acido jaluronico ed acidi nucleici si concentrano, in modo mirato e selettivo, sulle aree danneggiate. Grazie alle loro proprietà intrinseche, queste sostanze, normalmente presenti nell’organismo in condizioni fisiologiche, incrementano le risorse carenti. Le cellule dei tessuti, stimolate e riattivate, dispongono così di un substrato modificato, indispensabile per il normale metabolismo rigenerante, per rimuovere la causa del danno e restituire ai tessuti struttura e funzione originaria. CAMPI DI APPLICAZIONE. Il sistema trova applicazione in quasi tutte le branche specialistiche, soprattutto in tutte le forme patologiche non trattabili con altre metodiche. TERAPIA CAUSALE DEL DOLORE ACUTO E CRONICO: ORTOPEDICO (grande traumatologia, stenosi vertebrale, tunnel carpale, dito a scatto, lesioni tendine e meniscali e processi degenerativi, fratture vertebrali, osteoporosi, ritardata formazione di callo osseo); NEUROLOGICO (nevralgie del trigemino e paresi facciale); PNEUMOLOGICO (fibrosi polmonare); SENOLOGICO (mastopatia fibrocistica); ODONTOIATRICO (artrosi articolazione temporo-mandibolare, osteopenia mascellare-mandibolare; ritardata cicatrizzazione da impianto); OTORINOLARINGOIATRICO (fibrosi delle corde vocali); GASTROENTERICO (colite spastica); VASCOLARE (insufficienza venosa); CHIRURGICO (cicatrici e cheloidi); UROLOGICO-ANDROLOGICO (induratio penis plastica, ipertrofia prostatica, incontinenza urinaria, disturbi erettili da fuga venosa). Risulta particolarmente efficace nella terapia del dolore, poichè consente la scom-parsa del sintomo già nel corso del primo trattamento, ma anche dell'edema e del-l'impotenza funzionale con 'restitutio ad integrum' dell'organo leso, senza le contro-indicazioni e gli effetti collaterali propri delle altre modalità di somministrazione. NUOVA METODICA TERAPEUTICA. E’ un modo di pensare nuovo per un radicale e significativo cambiamento nell’atteg-giamento del terapeuta con mutamenti decisivi nel modo di affrontare le patologie. I VANTAGGI: la semplicità, l’innocuità e la rapidità di esecuzione: un flusso direzionale, inducendo il fenomeno della “reptation”, trasferisce larghi complessi molecolari; la minima quantità di farmaco necessario alla terapia; l’elevata concentrazione locale; la cer- tezza che il farmaco, nella concentrazione sufficiente,  arrivi direttamente al tessuto leso, senza reazioni locali, senza esposizione di tutto l’organismo e senza inconveni-enti da manualità; l’estrema rapidità d'azione; l’assenza di controindicazioni;  l'asso-luta assenza di effetti collaterali o complicanze; la riduzione significativa di ospeda-lizzazione; la riduzione drastica del numero di guarigioni incomplete. La risoluzione netta delle lesioni dermatologiche: smagliature, cicatrici, invecchia- mento viso, ritenute sempre “impossibili”,può essere determinante nella destagio-nalizzazione delle strutture alberghiere e dei centri benessere. MODALITA’ DIVERSE DI TRATTAMENTO CON E SENZA OPERATORE. Un modo alternativo che ha destato notevole interesse tra gli operatori della riabili-tazione e del benessere è il trattamento che può essere effettuato direttamente sulla cute mediante un applicatore-dispencer a rullo o mediante guanti conduttivi  (senza elettrodo  neutro) o con piastra senza operatore. L’uso dei guanti conduttivi è di notevole interesse allorchè si voglia eseguire un massaggio o un linfodrenaggio, o si voglia far ricorso a manovre che richiedano l’uso delle mani e delle dita per movi- menti classici o sincroni fino alla completa penetrazione del prodotto. INFUNGIBILITA’DEL DISPOSITIVO. La realizzazione del dispositivo Farma t.e.b.® ha avuto, fin dalle origini del progetto, l’obiettivo di mettere a punto un dispositivo medico tale da essere ineguagliabile in funzionalità e che il principio di funzionamento fosse talmente perfezionato da esal-tare al massimo i risultati finali e tali da essere risolutivi in medicina rigenerativa in confronto ad altri dispositivi similari ma non uguali al suddetto dispositivo UNICO nel suo genere.

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Reggio di Calabria: domani il corso “Dal trattamento del neuroleso alla donazione di organi (la donazione di organi come indicatore di qualità del management del grave neuroleso)

di Daniela Gangemi. Il Centro Regionale Trapianti, in collaborazione con il Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria ed il Centro Nazionale Trapianti, organizza un incontro per operatori di area critica dal titolo: “Dal trattamento del neuroleso alla donazione di organi (la donazione di organi come indicatore di qualità del management del grave neuroleso). Il corso si terrà il 19 febbraio con inizio alle ore 9:00, presso l’Aula Spinelli dell’Azienda Ospedaliera “Bianchi Melacrino–Morelli” di Reggio Calabria.

All’incontro interverranno, Carmelo Bellinvia (Direttore A.O. Reggio Calabria), Pellegrino Mancini (Direttore Centro Regionale Trapianti), Renzo Pretagostini (Coordinatore Centro Interregionale “Organizzazione Centro Sud Trapianti”), Francesco Procaccio (Direttore Area Medica – Centro Nazionale Trapianti). Il programma è articolato in tre sessioni. Nella prima, “Il percorso di diagnosi e cura del grave cerebroleso: criticità in ambito provinciale”, relazioneranno: Giuseppe Doldo (Direttore Dipartimento Emergenza – A.O. Reggio Calabria), Domenico Forte (Direttore U.O.C. Anestesia e Rianimazione – P.O. Polistena – Asp Reggio Calabria), Franco Adamo (Direttore U.O. Anestesia e Rianimazione – P.O. Locri – Asp Reggio Calabria). La dott.ssa Italia Albanese (U.O.C. Rianimazione – Coordinatore  Ospedaliero A.O. Reggio Calabria) interverrà sul “Management nel Dipartimento d’Emergenza e in Area Critica: il triage del grave neuroleso”. La seconda sessione avrà come argomento “Il trattamento del cerebroleso nella pratica clinica”. Sul tema relazioneranno Francesco Procaccio (CNT), Renzo Pretagostini (CIR OCST), la dott.ssa Margherita Gentile, Mauro Campello (Direttore U.O.C. Neurochirurgia A.O. Reggio Calabria) e Umberto Aguglia (Direttore U.O.C. Neurologia  A.O. Reggio Calabria). La terza sessione sarà incentrata sulla tematica “Dal coma alla morte encefalica: criticità nell’identificazione del potenziale donatore di organi”. Interverranno: Pellegrino Mancini (Direttore CRT, Italia Albanese – Coord. Osp.) e Francesco Procaccio (CNT). Le conclusioni, con una discussione multidisciplinare, verteranno  sui “Casi clinici critici: presentazione e finalità”.

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L’Istituto “Sant’Anna” di Crotone alla Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi con un progetto della Regione Calabria

Parte dalla Calabria un modello all'avanguardia per l'assistenza ai pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza. Il progetto per la sperimentazione di tale modello, proposto dalla Regione Calabria e approvato dal Ministero della Salute, insiste sugli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale. Oberon, questo il nome del progetto, si propone di ottimizzare e migliorare l'assistenza di questa particolare tipologia di pazienti nei reparti di lungodegenza specializzata, attraverso l'utilizzo di nuove procedure e l'applicazione di nuove tecnologie e, soprattutto, con l'ospedalizzazione a domicilio fatta con un servizio di telemedicina avanzata e l'utilizzo di un’equipe di assistenza integrata domiciliare debitamente coordinata (medico, infermiere, terapista della riabilitazione e badante).

Ad attuare le attività previste da Oberon ci sono le cinque Asp calabresi, con quella di Crotone quale capofila e l'Istituto Sant'Anna di Crotone come soggetto attuatore. Sant'Anna ė una casa di cura che da molti anni si occupa del trattamento dei pazienti in stato vegetativo e che ė molto attiva nella ricerca applicata per questa tipologia di pazienti. Il progetto della Regione Calabria rappresenta un modello esportabile in tutta Italia e permetterà, attraverso l'esperienza pratica, d'individuare la tariffa applicabile a tale nuova tipologia di prestazione sanitaria domiciliare. Di tutto questo si è discusso, venerdì 8 febbraio a Roma, durante la celebrazione della "III Giornata nazionale degli stati vegetativi", organizzata dal Ministero della Salute e dal Tavolo di lavoro per l'assistenza alle persone in stato vegetativo e di minima coscienza. I lavori sono stati aperti dal ministro Balduzzi al quale ha fatto seguito l'intervento del professor Giuliano Dolce, direttore scientifico della casa di cura crotonese. Nella sua relazione, dal titolo "Dalle parole ai fatti" ha descritto quale esempio emblematico di tale asserzione il progetto Oberon della Regione Calabria e dell'Istituto Sant'Anna, ricevendo unanime apprezzamento.  Assume quindi particolare importanza che in una manifestazione nazionale di grande valenza scientifica e sociale, il lavoro di una regione del Sud e di una struttura quale il Sant'Anna sia stato assunto come modello da seguire. La Regione e il Sant'Anna stanno quindi programmando a breve un evento, da tenersi in Calabria, che riproponga questo delicatissimo tema. L'auspicio di tutte le famiglie dei pazienti con gravi patologie cerebrali ė che le istituzioni regionali possano continuare a sostenere adeguatamente queste prestazioni. Oberon rappresenta una nuova e concreta risposta alle esigenze di tanti pazienti e delle loro famiglie che finalmente potranno fruirne facendone semplicemente richiesta.

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Farmaforesi Elettrodica: da Reggio di Calabria la tecnica innovativa nelle fratture vertebrali senza chirurgia

Le lesioni scheletriche della colonna vertebrale da trauma o secondarie a osteoporosi, neoplasie o altre cause sono patologie di frequente riscontro con costi molto elevati in termini economici e sociali. Dopo esame clinico e radiografico (TAC e/o RMN) e dopo classificazione, ci si avvale di consueto: del trattamento conservativo con busti e gessi; del trattamento chirurgico mini-invasivo con intervento di cifoplastica evoluzione della vertebroplastica; del trattamento chirurgico tradizionale con riduzione e stabilizzazione della o delle fratture con impianto di viti peduncolari e barre di titanio. Il trattamento classico prevede immobilizzazione del paziente per diverse settimane con risultati spesso scadenti e appesantimento di una eventuale osteoporosi, lasciando scoperte le conseguenze secondarie dovute ad alterazioni della biomeccanica.

Diverse controindicazioni, d’altronde, limitano il ricorso all’intervento chirurgico: osteomielite della vertebra interessata da frattura; coagulopatia non correggibile; allergia ai componenti utilizzati; infezioni sistemiche o locali (spondilodiscite). In caso di traumi minori, cioè in quelle lesioni della colonna vertebrale che non determinano instabilità acuta (in genere senza compromissione neurologica), quindi lesioni di un singolo livello con: 1) perdita di altezza di un corpo  vertebrale < del 50%; 2) cifotizzazione con angolazione di un segmento < di 40°; 3) canale spinale residuo < 50% del normale o nei casi in cui le lesioni interessano max due livelli senza deficit neurologici, senza associazioni con gravi lesioni della colonna posteriore e/o della colonna media(tranne le lesioni stabili sopra D8 o sotto L4), senza progressiva cifotizzazione del segmento interessato (soprattutto nel tratto lombare), le strutture anatomiche danneggiate, oggi, possono essere riparate senza chirurgia  con il sistema medico-terapeutico della farmaforesi elettrodica che si basa sulla somministrazione atraumatica sottocute, mediante correnti pulsate applicate sul derma, dei farmaci della F.U. alla profondità  necessaria, fino ai recettori cellulari dei tessuti interessati dall’evento lesivo. Supportati, dal 1999 ad oggi, da una ricerca scientifica e tecnologica fondamentale sempre in evoluzione, validata da numerosissime pubblicazioni scientifiche universitarie italiane ed estere che ne confermano l’efficacia terapeutica nelle patologie distrettuali, oggi il sistema medico-terapeutico della farmaforesi elettrodica, del tutto privo di effetti sistemici, viene considerato come unica soluzione incruenta nelle fratture vertebrali. I risultati clinici sono decisamente efficaci anche in soggetti in grave stato di salute o con controindicazioni assolute all’uso di farmaci, con rapida remissione della sintomatologia  dolorosa, recupero veloce della mobilità, miglioramento della qualità di vita. Le strutture anatomiche danneggiate, oggi, possono essere riparate senza chirurgia. Si basa sulla somministrazione atraumatica sottocute, mediante correnti pulsate applicate sul derma, dei farmaci della F.U. alla profondità necessaria, fino ai recettori cellulari dei tessuti interessati dall’evento lesivo. CASO CLINICO – RIASSUNTO. Già al centro di una serie molto consistente di osservazioni approfondite in studi pre-clinici e clinici in caso di mancata formazione di callo osseo, osteoporosi, cisti e sclerosi ossee sub-condrali,  lesioni odontogene, atrofia ossea mascellare e mandibolare, fratture degli arti superiori e inferiori, fratture costali, vertebrali, lesioni da metastasi ossee, trova oggi una ulteriore conferma in corso di frattura traumatica completa alla base del dente dell’epistrofeo. Il lavoro riporta il caso di una frattura vertebrale cervicale (C2) con marcata accentuazione della lordosi in un soggetto affetto da spondiloartrosi del rachide con reazioni intraspongiose sclerotiche D2-D4 di tipo riparativo per lesioni traumatiche recenti, avvallamenti di tipo osteoporotico D11-D12-L3, cifosi dorsale molto accentuata e metameri di aspetto intraspongioso di tipo angiomatoso. In questi soggetti la frattura vertebrale può essere il risultato anche di un minimo trauma. La diagnosi è agevole sia per l’entità dell’evento traumatico riferito che per le marcate alterazioni osteoarticolari all’esame radiografico standard. Parole chiave: frattura, dente dell’epistrofeo, spondiloartrosi osteofitosica cervicale. INTRODUZIONE. L’incidenza di lesioni traumatiche, maggiore che nel rachide normale nel paziente spondiloartrosico per via della rigidità della colonna, presenta un’elevata frequenza di complicazioni neurologiche e la mortalità è elevata. La gravità del trauma e l’importanza della sintomatologia riferita di cervicalgia grave e impossibilità funzionale dei movimenti del collo, rende facile la diagnosi immediata e quindi il trattamento d’urgenza delle gravi lesioni osteo-legamentose. MATERIALI E METODI. Un soggetto (A.Z.) di sesso femminile dell’età di 76 anni, affetta  da esiti di craniotomia con ipodensità focali periventricolari bilaterali, da esiti ischemici e da spondiloartrosi del rachide cervicale, cade accidentalmente in ascensore (non al piano), battendo la testa violentemente contro la parete frontale. Trasportata immediatamente al Pronto Soccorso di Scilla, veniva sottoposta ad accertamenti diagnostici. L’indagine radiografica standard e tomografica computerizzata (TAC) del tratto cervicale del rachide, in un primo esame negativa per lesioni fratturative, risultava positiva al controllo TAC eseguito a distanza di 30 giorni per la presenza di frattura della base del processo odontoideo. Veniva tempestivamente eseguita l’immobilizzazione temporanea con collare bivalve tipo philadelphia, e sottoposta a terapia medica, non sussistendo le condizioni minime essenziali per effettuare, senza un rischio elevato, l’intervento classico di osteosintesi intraframmentaria del dente dell’epistrofeo, indispensabile per la risoluzione del complesso caso clinico. Giungeva alla nostra osservazione in data 04.08.12, cioè dopo circa 200 giorni dal trauma. La paziente che indossava il collare rigido bivalve, riferiva l’accaduto e la storia dei disturbi rachidei di vecchia data, lamentandosi soprattutto perchè costretta da tanto  tempo e per tutta la vita senza speranze, a tenere al collo quell’ anello  indeformabile che le condizionava l’alimentazione, la messa a fuoco degli oggetti e l’equilibrio e non le consentiva una qualità di vita accettabile. Rimossa temporaneamente la valva posteriore del collare, l’esame obiettivo rilevava la contrattura dolente paravertebrale del tratto cervico-brachiale e una marcata accentuazione della lordosi cervicale con disfonia (alterazione qualitativa e quantitativa della voce parlata), mentre il quadro neurologico era negativo. Valutato il grave quadro clinico complessivo si provvedeva quindi, previo ottenimento del consenso informato, a sottoporre la paziente ad un ciclo di trattamenti terapeutici farmacologici mediante il sistema della farmaforesi elettrodica. Il protocollo terapeutico ha previsto la somministrazione trans-dermica (con approccio posteriore) di bifosfonati (neridronato, clodronato), rivascolarizzanti (troxerutina), antiossidanti e vasoattivi (resveratrolo, esperidina) con frequenza bi-trisettimanale  fino ad un massimo di n°20 (venti) trattamenti alla profondità graduale crescente tra 8 e 9 cm. valutata e concordata con medici radiologi interventisti, neurochirurghi e specialisti di varie branche. La TC di controllo del tratto cervicale del rachide del 23.08.12  confermava il progressivo consolidamento della frattura(di circa il 50%) ed una riduzione della accentuazione lordosica. Il successivo controllo TC del 13.10.12 comprovava l’ulteriore risoluzione con ricostruzione  e con ripristino delle condizioni ottimali fino al 97% della lesione fratturativa e dell’artrosi atlo-epistrofea con attenuazione importante della marcata lordosi cervicale. I risultati raggiunti, grazie all’impiego mirato dei farmaci, hanno consentito la rimozione definitiva del collare. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI. I fattori di rischio che espongono maggiormente il rachide spondilo-artrosico-anchilotico alle lesioni traumatiche sono la riduzione della mobilità fino all’abolizione della stessa, la postura ipercifotica cervicale che rendono più facili le cadute accidentali. La rigidità posturale è causata dall’ossificazione dei legamenti longitudinali, dall’anchilosi interapofisaria e dalla calcificazione del disco intervertebrale. Queste alterazioni anatomo-patologiche,  trasferendo posteriormente l’asse meccanico di estensione, modificano la dinamica del rachide, causando, per traumi anche minimi, la convergenza  delle sollecitazioni nei punti di minor resistenza. Il meccanismo piuttosto frequente dell’iperestensione per brusca retro-versione ed iperestensione del capo, spesso è causa di danno midollare. I traumi in flessio-ne, meno frequenti, sono invece responsabili delle lesioni ossee a carico dei corpi vertebrali. La lesione scheletrica, generalmente in iperflessione, può essere sostenuta sia dall’entità del trauma pur in assenza di complicazioni neurologiche acute. In questi casi, l’orientamento diagnostico non può essere sviato dall’importanza della storia riferita di cervicalgia e limitazione fun-zionale di vecchia data, legate all’affezione spondilo-artrosica. In ragione di tali considerazioni la traumatizzata, affetta da tale patologia spoindiloartrosica deve essere sempre valutata con attenzione e studiata con numerosi radiogrammi al fine di poter escludere la presenza di fratture. Lo studio radiografico standard della colonna può non essere sufficiente per dimostrare la presenza di fratture o di fratture-lussazioni a carico del tratto cervicale inferiore e di quello toracico superiore per le marcate deformità prodotte dalla malattia. A tale scopo spesso è necessario ricorrere a radiogrammi seriati, proie-zioni oblique e scansioni TC o immagini RMN. Per ottenere una diagnosi tempestiva e un trattamento idoneo a evitare complicazioni neurologiche anche letali, particolare attenzione deve essere posta nei confronti delle lesioni più rare, come quelle del processo odontoideo o comunque del tratto cervicale superiore. La colonna rachidea artrosica e anchilotica, divisa in due segmenti rigidi ma ipermobili, dalla frattura completa trasversale,  è soggetta a un danno di tipo instabile. Difatti le strutture capsulo-ligamentose che  partecipano alla stabilità segmentaria, vulnerabili per le alterazioni anatomo-patologiche citate, anch’esse interessate dall’evento lesivo sono potenzialmente in grado di recare insulto al  tessuto nervoso e a complicanze neurologiche che compromettono l’integrità del midollo spinale con frequente alto indice di mortalità. Il trattamento conservativo minimo (Collare cervicale  o Minerva) viene ormai considerato come del tutto inefficace. La riduzione della lesione e l’immobilizzazione con Halo + Vest (per 8-13 settimane) deve essere riservata alle lesioni stabili, come quelle generate da traumi in flessione, mentre non è considerata efficace nelle forme instabili, di solito conseguenti a traumi in iperestensione, per le quali trova indicazione il trattamento chirurgico. Tale modalità  presenta però un’alta mortalità operatoria, peraltro accentuata dalle necessarie manovre anestesiologiche d’intubazione, dalle condizioni generali spesso scadenti e dalle ridotte capacità respiratorie dei soggetti affetti da spondiloartrosi e anchilosi. Il caso in oggetto, inoltre è stato caratterizzato da un riscontro diagnostico lesionale ritardato essendo il primo esame risultato negativo per lesioni traumatiche. Il caso da noi presentato ci appare interessante, poiché si tratta di un soggetto anziano (76 anni) affetto da spondiloartrosi per un periodo prolungato, in considerazione della cronicità della malattia, che per un trauma accidentale non certo banale subiva una frattura atipica instabile complessa, con marcata accentuazione della lordosi cervicale senza segni di compromissione neurologica, ma ad elevato rischio di mortalità o di invalidità permanente e qualità di vita decisamente scadente. Questa esperienza ci permette di sottolineare ulteriormente come il traumatizzato, affetto da spondiloartrosi debba essere attentamente visitato e indagato con numerosi radiogrammi, al fine di poter escludere la presenza di fratture vertebrali, talvolta talmente gravi da metterne a repentaglio la sopravvivenza. Nel nostro caso, l’attenzione all’esame clinico specialistico, raffrontato con quello radiografico di controllo eseguito nonostante la negatività del primo esame, hanno comunque permesso una diagnosi precoce e un terapia efficace atta a prevenire complicanze, essendo ormai improponibile il trattamento cruento. Il ricorso al trattamento chirurgico, nei casi in cui non sia possibile ottenere o mantenere la riduzione con halo + vest per un congruo numero di settimane (quindi con rischio di comminuzione per mancato consolidamento), avrebbe previsto, come nel caso in oggetto, una stabilizzazione posteriore di C2 con strutture a base di cavi e viti, ad altissimo indice di mortalità, particolarmente nei soggetti anziani e per le difficoltà notevoli di pertinenza anestesiologica. L’accesso al trattamento farmacologico per via trans dermica, in caso di frattura alla base del processo odontoideo, non era mai stato preso in considerazione in precedenza perché “inconcepibile”. E’ stata data, tuttavia, una ulteriore dimostrazione  di come sia possibile curare in equipe, attraverso la via più breve ma anche la più logica e naturale, con la risoluzione definitiva di patologie loco-regionalizzate “definite impossibili”, in modo incruento e privo di rischi. BIBLIOGRAFIA. 1) Manuale di mesoterapia – Jean Pierre Multedo – Stefano Marcelli, Edizioni Minerva Medica; 2) La mesoterapia in medicina dello sport, R.Gallo, Editore Piccin; 3) M. Materia, A. Aloisi, G. Mangano, N. Longo: "Studio valutativo del trasporto transdermico di principi attivi ionizzabili mediante crioelettroforesi"; 4) Hadgraft J, Guy RH. Transdermal drug delivery. Voi 35, Drugs and the Pharmaceutica. Sciences, Marcel Dekker, 1998; 5) D'Africa A., Sartori M., Hydroelettroforesi. Reggio Calabria,  Jason Ed. 2001; 6) Salvino A, Morabíto F, Tassone P, Tagliaferri P, Venuta S., Successful control of localized oppioid resistant acute in accidental pain by hydroelectrophoresis in cancer patients with bone metastases. Blood 2001; 98: 1804 (abs); 7) D’Africa A, Misefari M, Sartori M, Morabito F., Transdermal transport by hydroelectrophoresjs: a novel method for delivering molecules. Journal of biological regolators and homeostatic Agents 2001 Oct-Dec; 15(4):38 1-2. 8) Arcuri E. “Resistenza” e scarsa responsività agli oppioidi. Atti del TI Convegno Area Culturale Dolore SIAARTI, Napoli, 5-8 Dicembre 2003; 9) Transdermal transport by hydroelectrophoresis, a novel method for delivering molecule; 10) V. lorno, A. D'Africa,  G. Donarini, M. Sartori  Effetti del trasporto transdermico nel dolore cronico  Centro di Terapia del dolore Istituti Clinici Perfezionamento Univ.Milano 2002; 11) Veicolazione transdermica con dispositivo Farma T.e.b.quale valida alternativa nella terapia del tunnel carpale-A.d’Africa.G.Tringali- Fondazione Gioenia Univ.Catania-2010; 12) A.Gattuso, A. d'Africa – Valutazione sperimentale dell’azione di carriage della metodica della “Farmaforesi Elettrodica” nel trattamento topico di patologie loco-regionali e per la cosmesi, 2011; 13) A.d'Africa-Trattamento dell’osteoporosi con il Sistema terapeutico della Farmaforesi Elettrodica, XXI Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica, Reggio Calabria 17-23 Ottobre 2011. Dr. Antonino d’Africa (Docente Master A.S.P.E.M. Milano), Dr. Ernesto Giordano (Endocrinologo Ospedale “Scillesi d’America” ASP. Reggio Calabria) e Dr. Antonino Zema (Neurochirurgo Reggio Calabria). (N.B.: le immagini utilizzate a corredo NON si riferiscono al caso analizzato ma sono state scelte in maniera assolutamente casuale).

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