Arrestato per diffamazione giornalista Gangemi. Fnsi: Allucinante

Reggio Calabria, 7 ott. (LaPresse) – Giornalista, 79 anni, arrestato sabato a Reggio Calabria per falsa testimonianza e diffamazione a mezzo stampa. E' la storia di Francesco Gangemi, direttore del mensile 'Dibattito News'. Il figlio, Maurizio, scrive sul sito del 'Reggino' che il padre è stato condannato "perchè non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto "scandalo delle fioriere" o "tangentopoli reggina" che investì la Città della Fata Morgana nel 1992.

 

In quell'epoca, l'intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani "La città dolente") per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all'epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre". Il figlio di Gangemi però aggiunge: "Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po'". Dura la reazione dell'Fnsi che, in una dichiarazione congiunta del segretario generale Franco Siddi e del vicesegretario nazionale Carlo Parisi, scrive: "È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere". "Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più 'forti' hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico 'Il Dibattito'. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura". "Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza – concludono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere".

Fonte:

http://www.lapresse.it/cronaca/arrestato-per-diffamazione-giornalista-gangemi-fnsi-allucinante-1.404313

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Reggio, giornalista in carcere per diffamazione. Spampinato: “riforma urgente”

di Ilaria Calabrò. “La Camera dei Deputati tiri fuori, dalla secca in cui si e’ arenato, il disegno di legge di riforma della diffamazione che prevede proprio la cancellazione della pena detentiva che per questo reato e’ universalmente considerata eccessiva. Anche il Governo si faccia carico di questa esigenza, perche’ a causa di questa legislazione arcaica in Italia la liberta’ di stampa e’ ‘parziale’”.

 

Lo dice il direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato, a commento dell’arresto del giornalista di Reggio Calabria Francesco Gangemi, finito in carcere per scontare due anni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa. “Ad agosto- spiega Spampinato- c’e’ stata la discussione generale in aula. Da allora la riforma non ha fatto passi avanti. La Camera deve trovare il tempo per discutere e approvare questo breve disegno di legge che, oltre a togliere il carcere, offre l’occasione per impedire l’uso intimidatorio della querela per diffamazione, divenuto troppo frequente e limitativo del diritto di cronaca. I problemi del mondo dell’informazione non sono meno importanti di quelli dell’economia e del lavoro. I solenni impegni presi un anno fa, di fronte all’indignazione generale per la detenzione di Alessandro Sallusti, ma non sono stati mantenuti. Non dimentichiamo che lo scorso dicembre, per sopperire alle inadempienze legislative, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ritenne opportuno commutare la pena in una sanzione pecuniaria e rivolse un severo richiamo al Parlamento, ricordando le numerose raccomandazioni del Consiglio d’Europa e dell’OSCE e le condanne della Corte Europea di Giustizia sempre cadute nel vuoto. Da allora sono arrivati altri richiami e altre condanne, l’ultima poche settimane fa. Non c’e’ piu’ tempo da perdere. A causa di queste e altre norme che limitano il pluralismo e la liberta’ di informazione- conclude- da dieci anni l’Italia e’ la pecora nera fra i Fondatori dell’Europa unita’”.

Fonte:

http://www.strettoweb.com/2013/10/reggio-giornalista-carcere-diffamazione-spampinato-riforma-urgente/96410/

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Il caso Francesco Gangemi: in carcere per diffamazione giornalista di 79 anni… di Reggio Calabria. Fnsi: “Mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione”

REGGIO CALABRIA – In carcere a 79 anni con una condanna per diffamazione a mezzo stampa. E’ quanto accaduto a Francesco Gangemi, classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, direttore del periodico mensile Il Dibattito che esce Reggio Calabria.

 

Gli agenti della squadra mobile della città calabrese hanno notificato al giornalista un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri. Alla base del provvedimento c’è l’ultima sentenza, passata in giudicato che lo riguarda, del 21 novembre 2012 emessa dal tribunale della città etnea. In tutto, però, sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a carico del direttore del mensile nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. In un solo caso, inoltre, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza: la vicenda è relativa all’attività politica svolta dal giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria, per poche settimane, agli inizi degli anni ’90 in un periodo molto travagliato per la città calabrese dello Stretto. L’arresto. Gangemi, dopo l’arresto, è stato portato prima in Questura e, in seguito, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto della magistratura si legge anche che il “condannato” Gangemi “ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. A dare notizia dell’arresto di Gangemi è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d’informazione on line che, dopo avere definito “grottesco” il provvedimento, ha ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il padre che, ha aggiunto, si è visto assegnare una “invalidità al 100%”. Fnsi. Il provvedimento di carcerazione ha provocato l’immediata reazione della Federazione della stampa. “E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”. Siddi e Parisi, nella dichiarazione, hanno fatto appello al Parlamento “perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione” e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere “una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”. A favore dell’appello si è schierata anche l’Unione cronisti. Da Repubblica.

 

 

Fonte:

http://www.stampalibera.it/2013/10/il-caso-francesco-gangemi-de-il-dibattito-in-carcere-per-diffamazione-giornalista-di-79-anni-condanna-definitiva-per-un-pubblicista-di-reggio-calabria-fnsi-mostruosita-difficilmente-concep/

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Un giornalista in carcere per diffamazione. Anche se ha 79 anni. Fnsi: “Una mostruosità”

Nella Repubblica delle banane, si finisce in carcere per diffamazione a mezzo stampa. Anche se si hanno 79 anni e non si è proprio in ottime condizioni di salute. E’ successo al  giornalista Francesco Gangemi, direttore del mensile Il Dibattito di Reggio Calabria ed ex sindaco della città.

 

Classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, a Gangemi è stato notificato un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania a firma del Sostituto procuratore generale Elvira Tafuri. L’arresto è scattato  in seguito alla sentenza  emessa il 21 novembre 2012. Non è la prima condanna a carico di Gangemi. Il reato è sempre quello. Un reato che in una democrazia sana, non dovrebbe mai portare al carcere. A dare la notizia è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d’informazione on line che, dopo avere definito “grottesco” il provvedimento, ha ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il genitore che, ha aggiunto, si è visto assegnare una invalidità al 100%. Il caso ricorda quello di Alessandro Sallusti, direttore de il Giornale che ha avuto una grossa eco sui media. C’è da dire che nel provvedimento di arresto è scritto anche che Gangemi “ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. Il provvedimento di carcerazione ha provocato l’immediata reazione della Federazione della stampa. “E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”. Fnsi  ha poi rivolto un appello al Parlamento “perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione” e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere “una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”.

Fonte:

http://www.linksicilia.it/2013/10/un-giornalista-in-carcere-per-diffamazione-anche-se-ha-79-anni/

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Arresto Gangemi: L’indignazione della FNSI, dell’Unci e di Articolo 21

“E’ allucinante che a 79 anni un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie delle notizie, venga arrestato e portato in carcere”. E’ quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi.

 

“Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più «forti» hanno diritto di esistere.Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico «Il Dibattito».Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza, – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso, che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”. “Condividiamo la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria per l’arresto del giornalista Francesco Gangemi, in carcere per una condanna per diffamazione e per non aver voluto rivelare le sue fonti”. Lo afferma il portavoce di “Articolo 21”, Giuseppe Giulietti, sottolineando che “Gangemi ha 79 anni e il suo arresto arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione”. “La nuova legge – ricorda Giulietti – è ancora ferma alle Camere in attesa di approvazione. Ci auguriamo che anche per lui si possa registrare quella indignazione e quella reazione che ha accompagnato analoghi provvedimenti, sino a sollecitare, come nel caso di Sallusti, l’intervento del Quirinale.Non ci vuole, infine, molta immaginazione per prevedere che un simile episodio non contribuirà certo a migliorare la giá precaria posizione dell’Italia in materia di libertà di informazione”. A sottoscrivere l’appello del sindacato dei giornalisti c’è anche l’Unci, l’Unione Nazionale Cronisti Italiani, secondo la quale “superata la crisi istituzionale del caso Sallusti, la politica si è acquietata e cincischia sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Intanto i giornalisti in carcere ci vanno davvero”. Citando il caso di Francesco Gangemi, il presidente dell’Unci, Guido Columba, sottolinea che “il reato che lo ha fatto rinchiudere in carcere, ad una età che è vietata dalla legge, è la diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico «Il Dibattito» e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie”. “Comportamenti – sottolinea l’Unci – tutti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di «cane da guardia della democrazia» dei giornalisti”. Da qui la sottoscrizione dell’appello della Fnsi al Parlamento “perché, superando tatticismi e veti incrociati, si decida a varare una normativa in linea con i principi di civiltà giuridica europea”.

Fonte:

http://www.cmnews.it/notizie/calabria/reggio-calabria/84721-arresto-gangemi-lindignazione-della-fnsi-dellunci-articolo-21/

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Calabria. In carcere giornalista condannato per diffamazione

Francesco Gangemi, 79 anni ha otto condanne a suo carico. Arrestato perché non ha presentato istanza per le misure alternative. La diffamazione a mezzo stampa è ancora un reato in Italia per cui è previsto il carcere: dopo la recente condanna del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, a finire proprio in un istituto di pena è Francesco Gangemi, direttore di 79 anni del mensile Dibattito News ed ex sindaco di Reggio Calabria, arrestato il 5 ottobre in esecuzione di un provvedimento di carcerazione della Procura generale della Repubblica di Catania.

 

Gangemi è stato infatti condannato a due anni di reclusione per diffamazione e falsa testimonianza. Ad annunciare l’arresto è stato il figlio, Maurizio, anche lui giornalista, direttore della testata online Il Reggino. Gangemi è stato portato nel carcere di Reggio Calabria. A firmare l’ordine il Sostituto Procuratore Generale di Catania Elvira Tafuri. Il giornalista, fra il 2006 e il 2013 (Leggi l’articolo di Michele Inserra su Il Quotidiano della Calabria), è stato condannato in totale otto volte, una delle quali per falsa testimonianza – in questo caso non nell’ambito dell’attività giornalistica, ma in riferimento alla passata attività politica: in quell’occasione si rifiutò di rivelare le fonti di quanto aveva denunciato nel Consiglio comunale reggino a proposito di alcuni abusi -, dai tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania. La pena è diventata esecutiva solo ora dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, poiché, si legge nel provvedimento di arresto, Gangemi “ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. I COMMENTI – “È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere”, commentano in un comunicato il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. “Quanto accaduto”, continuano, “appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più ‘forti’ hanno diritto di esistere. […] Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Superata la crisi istituzionale del caso Sallusti la politica si è acquietata e cincischia sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Intanto i giornalisti in carcere ci vanno davvero”, afferma in una nota l’UNCI (Unione dei cronisti italiani). “Sia il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a risolvere questo caso del giornalista Gangemi così come ha giustamente fatto recentemente per il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, commutando la pena detentiva in pecuniaria”, chiede il leader del movimento Diritti civili Franco Corbelli. L’arresto di Gangemi, ricorda in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti, “arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione”. “Non ci vuole”, continua, “molta immaginazione per prevedere che un simile episodio non contribuirà certo a migliorare la già precaria posizione dell’Italia in materia di libertà di informazione”.

Fonte:

http://www.ossigenoinformazione.it/2013/10/calabria-in-carcere-giornalista-condannato-per-diffamazione-32353/

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Carcere e informazione

di Santo Della Volpe. Gia’ e’ difficile accettare che si possa andare in carcere a 79 anni. Ma il punto veramente inaccettabile della vicenda di Francesco Cangemi, pubblicista di Reggio Calabria condannato a scontare 2 anni di pena per diffamazione, e’ il carcere stesso, ancora previsto dalla nostra legge, nonostante gli esempi e le “raccomandazioni” europee.

 

Il problema non e’ quindi la richiesta o non richiesta degli arresti domiciliari: ne’ interessa entrare nel merito delle diffamazioni delle quali si e’ reso colpevole il giornalista Cangemi, che pure hanno  bisogno di una sanzione per tutelare chi e’ stato diffamato. Il vero punto della questione e’ il carcere come forma puramente punitiva per un reato che per quanto odioso ( perché’ la diffamazione  colpisce le persone nella loro onorabilità’ ) resta pur sempre nell’ambito dell’espressione delle idee e delle opinioni. Altre sono le forme per  sanzionare la diffamazione che abbiamo proposto da tempo, ,anche nella formulazione delle modifiche della legge attualmente in discussione in Parlamento:  sanzioni riconducibili alla professione, alla sospensione dalla attività’ giornalistica, risarcimenti attraverso una piena  rettifica che ridia onorabilità’ alla persona offesa,sanzioni deontologiche sino alla proposta di un giuri’ composto non solo da giornalisti, che intervenga nel sanzionare opportunamente chi diffama o, come spesso capita in questi anni, mette in moto la cosiddetta “macchina del fango” a comando. Ma il carcere no. Quella sanzione va abolita perche’ non e’ accettabile che si colpisca con la privazione della liberta’ chi lavora per la liberta’ di opinione e di critica, per dare notizie che possono piacere o non piacere, ma che comunque fanno parte della sfera delle liberta’ democratiche e costituzionali del nostro paese. E’ un discorso a difesa del cittadino: che ha il diritto sacrosanto,anch’esso costituzionale , di non essere infangato e diffamato, ma ha anche il diritto ad essere informato senza reticenze e nella massima liberta’. Per questo, come ha giustamente fatto la Federazione Nazionale della Stampa, chiediamo che siano approvate al piu’ presto le modifiche alla legge sulla diffamazione in discussione alla Camera dei Deputati, calendarizzate per la meta’ di questo mese. Modifiche che devono innanzitutto eliminare il carcere per i giornalisti accusati di diffamazione, ma devono contenere tutte quelle altre norme piu’ volte discusse e affrontate a fondo , che rendono attuale e applicabile in questo secolo norme ideate nel lontano dopoguerra. A cominciare dalla sanzione per le Querele Temerarie che colpiscono i giornalisti che fanno inchieste ed affrontano temi scomodi, intimiditi con richieste di risarcimento milionarie da potentati economici, politici e mafiosi, quando affrontano inchieste su questioni  ed interessi scottanti. Aspettiamo  ora non piu’ solo segnali, ma provvedimenti di riforma in tempi brevi. Per eliminare il carcere per i giornalisti, dare loro piu’ libertà’ di informazione e, contemporaneamente ,piu’ sicurezza ai cittadini di non essere diffamati o sbattuti in prima pagina arbitrariamente.

 

 

Fonte:

http://www.articolo21.org/2013/10/carcere-e-informazione/

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Carcere per diffamazione a un giornalista di 79 anni. Francesco Gangemi dovrà scontare due anni di reclusione. Fra il 2007 e il 2012 ha subito otto condanne

di Gianpaolo Iacobini. Ancora galera per i giornalisti italiani. Francesco Gangemi, direttore del mensile Il dibattito, edito a Reggio Calabria, dietro le sbarre c'è finito sabato. Per diffamazione a mezzo stampa. All'ora di pranzo tre funzionari della Questura gli hanno notificato un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Catania.

 

Di fronte agli agenti, «garbati, cordiali ed imbarazzati», racconta il figlio di Gangemi, Maurizio, egli pure giornalista, «papà non ha battuto ciglio. Li ha seguiti portando via con sé solo qualche indumento e le medicine». E qualche minuto dopo è diventato uno dei detenuti della casa circondariale di «San Pietro». Nonostante le sue 79 primavere, a dispetto del suo stato di salute: invalido al 100% per un aneurisma che lo ha reso fragile e per il tumore che gli ha divorato prostata e parte dello stomaco. Consigliere comunale (per la Dc, tra il 1989 ed il 1992) e nel 1992 sindaco nelle tre settimane seguite alla decapitazione giudiziaria della giunta Licandro, Gangemi sr ha visto diventare definitive la condanna riportata per non aver voluto svelare le fonti che all'epoca lo avevano portato a denunciare il malaffare imperante in Comune e quelle prese per essersi occupato, in 30 anni di attività giornalistica, della Reggio dei colletti bianchi, del crimine e delle ombre della magistratura. «E difatti lo hanno arrestato di sabato, quando i tribunali sono chiusi e non si può che aspettare il lunedì», punge Gangemi jr., tradendo la sensazione che proprio gli attriti col potere giudiziario possano avere avuto un ruolo nei guai del genitore. Che già nel 2004 era stato ospite delle patrie galere: la Dda lo accusava di essere la penna armata di un gruppo di potere che per affermare il proprio dominio in riva allo Stretto non esitava a gettare schizzi di fango sui magistrati attraverso editoriali al fulmicotone. Tre settimane al fresco, un anno ai domiciliari. Poi, nel 2009, l'assoluzione. Con formula piena. Per quell'ingiusta detenzione lo Stato lo risarcirà, ma nessuno s'è mai scusato. Neanche l'Ordine dei giornalisti, che al tintinnar delle manette lo aveva sospeso per qualche tempo. «Ci siamo abituati. Mio padre è un giornalista scomodo», ragiona il figlio, commentando il silenzio calato attorno al nuovo arresto, rotto solo dalla Fnsi, che col suo segretario Franco Siddi ieri lo ha definito «una mostruosità: sorprende che la magistratura, pur in presenza d'una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, perciò giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle riconosciute a fior di delinquenti per crimini efferati di ben altra natura». Quindi l'appello, lanciato invano già nei giorni del caso del direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti, e delle condanne a carico del direttore di Panorama, Giorgio Mulè, e del giornalista Lino Jannuzzi: «Ci rivolgiamo al Parlamento perché voglia con urgenza riformare la legge sulla diffamazione, come di recente si è impegnata a fare la Camera». Già oggi, intanto, i legali del giornalista reggino depositeranno al Tribunale di sorveglianza istanza di assegnazione ai domiciliari per motivi di salute. Poi si vedrà. "Non lo fermeranno", dice orgoglioso Maurizio Gangemi: "Non si può fermare la forza dei sogni: me lo immagino a prendere appunti in cella. Tornerà, più combattivo di prima". Magari per raccontare la storia di un giornalista, un altro ancora, arrestato come fosse un criminale.

Fonte:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/carcere-diffamazione-giornalista-79-anni-956258.html

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Caso Gangemi, parla il figlio Maurizio: «Mio padre è malato. Non si può finire in prigione per reati d’opinione»

di Chiara Rizzo. «A questa età nemmeno chi commette omicidio colposo finisce in carcere. Mio padre ha subìto tre interventi per la rimozioni di tumori, ha un’ischemia cerebrale, ha un aneurisma all’aorta». La mattinata di sabato 5 ottobre di Francesco Gangemi, 79 anni, storico giornalista e direttore del quotidiano di Reggio Calabria Il dibattito, è cominciata alle 9.30 quando alla porta si sono presentati gli uomini della squadra mobile con un’ordinanza di arresto.

 

«Mio padre ora è in carcere. E per quale terribile delitto un uomo di quasi 80 anni, e molto malato, finisce in cella? Non omicidio, furto o rapina, spaccio: no, semplicemente per “delitti” d’opinione, per la diffamazione a mezzo stampa» spiega a tempi.it il figlio Maurizio, giornalista e direttore del sito ilreggino.news. L’ordinanza di arresto è stata firmata dal sostituto procuratore generale di Catania, Elvira Tafuri, in esecuzione di 9 condanne a Francesco Gangemi dei tribunali di Reggio, di Catanzaro e – ultimo in ordine cronologico, quindi responsabile dell’esecuzione della condanna – di Catania. Maurizio, cos’è accaduto sabato? Intorno alle 9.30 si sono presentate le forze dell’ordine con il provvedimento. Sono stati educatissimi, pieni di tatto umano, quasi si sono scusati di dover adempiere al loro dovere. Hanno aspettato che mio padre mi chiamasse, facesse una doccia e si preparasse, poi l’hanno portato alla casa circondariale di San Pietro. Per che cosa è stato condannato? Mio padre è stato condannato otto volte per diffamazione a mezzo stampa dal 1990 ad oggi. Nell’ordinanza di carcerazione è poi aggiunta una nona condanna, per il reato di falsa testimonianza, con sentenza definitiva dal marzo 1997. Il singolo episodio in questione risale al 1992, quando mio padre era consigliere comunale di Reggio. All’epoca ci fu lo “scandalo delle fioriere”, una “tangentopoli” in salsa reggina: la giunta comunale aveva acquistato delle fioriere per 90 milioni di lire, e per questo acquisto vennero pagate delle mazzete. Mio padre, proprio in aula a Palazzo San Giorgio, pubblicamente ha denunciato di sapere che a Palazzo entravano delle valigette piene di denaro che poi uscivano vuote. Poco dopo sono stati arrestati il sindaco Licandro, che si pentì, e l’intera giunta. Quando si è aperto il processo mio padre è stato interrogato dai giudici su quella denuncia pubblica, ma lui ha invocato la segretezza delle fonti. I pubblici ministeri lo hanno citato a giudizio per falsa testimonianza, e poi, appunto, è stato condannato. In un editoriale lei ha scritto che «le sentenze si rispettano. Si discutono e si commentano ma si rispettano, anche questa. Ma ci sono ancora cose da discutere sulla condanna di mio padre». Quali? A 79 anni, nemmeno chi commette omicidio colposo, un reato decisamente più grave, finisce in carcere. Il problema è che mio padre non solo ha la sua età, ma ha subìto tre interventi per la rimozioni di tumori, ha un’ischemia cerebrale, ha un aneurisma all’aorta. Ogni giorno deve prendere 30 medicine salvavita. Come si fa a lasciarlo dietro le sbarre? Per la procura generale di Catania suo padre ha omesso di presentare la richiesta di una misura alternativa, l’affidamento ai servizi sociali, e quindi è scattato il provvedimento. In realtà proprio in queste ore sta emergendo qualcosa di più complesso. Mio padre aveva già incontrato i servizi sociali, il tribunale di Catania dice di non aver mai ricevuta la sua richiesta ma il nostro difensore ci ha spiegato che è lui a non aver mai ricevuto la notifica dal Tribunale della sentenza definitiva, per cui non poteva avviare nessuna altra pratica per l’affidamento ai servizi. Adesso faremo ricorso al tribunale del Riesame e si vedrà. A me non interessa dire se l’ordinanza di arresto sia legalmente giusta o sbagliata: dico solo che mio padre deve rimanere a casa, tutto il resto è un aspetto secondario. Ha già incontrato suo padre, dopo l’arresto? No, devo attendere l’interrogatorio di garanzia che non c’è ancora stato. Oggi è il terzo giorno in carcere per mio padre, e io in cuore speravo davvero che fosse già fuori, per incompatibilità delle sue condizioni di salute con il carcere.

Fonte:

http://www.tempi.it/caso-gangemi-parla-il-figlio-maurizio-mio-padre-e-malato-non-si-puo-finire-in-prigione-per-reati-dopinione#.UlotEhC9I4L

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Diffamazione, arrestato giornalista 79enne. Siddi e Parisi (Federazione): “Atto mostruoso. Parlamento approvi subito legge”. Spampinato (Ossigeno): “Italia pecora nera della Ue”

Giornalista pubblicista, 79 anni, arrestato sabato scorso a Reggio Calabria per falsa testimonianza e diffamazione a mezzo stampa. E’ questa la storia di Francesco Gangemi, direttore del mensile “Dibattito News”. Il figlio, Maurizio, scrive oggi sul sito del “Reggino” che il padre è stato condannato “perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti”.

 

“Gli ultraquarantenni come me – aggiunge Maurizio Gangemi – ricorderanno certamente il cosiddetto ‘scandalo delle fioriere’ o ‘tangentopoli reggina’ che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani ‘La città dolente’) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire”. Ebbene, prosegue: “mio padre, all’epoca consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre”. Il figlio di Gangemi però aggiunge: “Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’”. Dura, e non poteva essere diversamente, la reazione della Fnsi che, in una dichiarazione congiunta del segretario generale Franco Siddi e del vicesegretario nazionale Carlo Parisi, scrive a chiare lettere: “È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere”. “Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi in coro – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più ‘forti’ hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico ‘Il Dibattito’. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza – concludono Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”. “Ci auguriamo che tutti i i tg vogliano dedicare grande attenzione allo sconcertante arresto del giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, deciso in seguito ad una condanna per diffamazione e per essersi rifiutato di rivelare le sue fonti” afferma, dal canto suo, il portavoce dell’Associazione Articolo 21, Beppe Giulietti. “Guai se passasse il singolare principio che l’indignazione politica e mediatica si esercita a seconda del grado di notorietà del cronista coinvolto o, peggio, come in questo caso, arrestato. Per molteplici ragioni sarà ora il caso di sollecitare la liberazione di Gangemi e l’immediata approvazione della norma che, recependo le indicazioni dell’Europa, elimini dai codici il carcere -conclude Giulietti – e rafforzi ed estenda il diritto del cronista a non rivelare le sue fonti”. “La Camera dei Deputati tiri fuori, dalla secca in cui si è arenato, il disegno di legge di riforma della diffamazione che prevede proprio la cancellazione della pena detentiva che per questo reato è  universalmente considerata eccessiva. Anche il Governo si faccia carico di questa esigenza, perché a causa di questa legislazione arcaica in Italia la libertà di stampa è parziale” rincara la dose il direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato. “Ad agosto – ribadisce – c’è stata la discussione generale in aula. Da allora la riforma non ha fatto passi avanti. La Camera deve trovare il tempo per discutere e approvare questo breve disegno di legge che, oltre a togliere il carcere, offre l’occasione per impedire l’uso intimidatorio della querela per diffamazione, divenuto troppo frequente e limitativo del diritto di cronaca. I problemi del mondo dell’informazione non sono meno importanti di quelli dell’economia e del lavoro. I solenni impegni presi un anno fa, di fronte all’indignazione generale per la detenzione di Alessandro Sallusti, ma non sono stati mantenuti. Non dimentichiamo che lo scorso dicembre, per sopperire alle inadempienze legislative, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ritenne opportuno commutare la pena in una sanzione pecuniaria e rivolse un severo richiamo al Parlamento, ricordando le numerose raccomandazioni del Consiglio d’Europa e dell’OSCE e le condanne della Corte Europea di Giustizia sempre cadute nel vuoto. Da allora sono arrivati altri richiami e altre condanne, l’ultima poche settimane fa. Non c’è più tempo da perdere”. “A causa di queste e altre norme che limitano il pluralismo e la libertà di informazione – conclude Spampinato – da dieci anni l’Italia è la pecora nera fra i Fondatori dell’Europa unita”.

Fonte:

http://www.editoria.tv/editoria/diffamazione-giornalista-carcere-la-fnsi-allucinante/

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Caso GangemI: Baldelli “Necessario modificare legge”; Santelli (Pdl) “Vergogna assoluta”; De Cristofaro (Sel): “Atto aberrante e inquietante”

GIORNALISTI: BALDELLI, NECESSARIO MODIFICARE LEGGE DIFFAMAZIONE. "Quest'ultimo episodio che ha portato all'arresto del giornalista Francesco Gangemi, conferma quanto sia necessario e ormai indifferibile un intervento del Parlamento per modificare la legge che disciplina la diffamazione a mezzo stampa.

Su richiesta del Pdl questo argomento è stato inserito già da qualche tempo all'interno del calendario dei lavori dell'assemblea di Montecitorio, e il seguito dell'esame, in Aula, del testo di legge su questo tema è previsto per la prossima settimana", annuncia Simone Baldelli, vicepresidente Pdl della Camera. "È necessario e auspicabile – rileva – che tutte le forze politiche si impegnino per varare al più presto questa nuova disciplina, e per superare questa situazione ormai intollerabile". (ROMA, 7 OTTOBRE – AGI). GIORNALISTI: SANTELLI (PDL), CASO GANGEMI E' VERGOGNA ASSOLUTA. "Una vergogna assoluta che un giornalista di 79 anni finisca in carcere a causa di una condanna per diffamazione". Lo afferma la deputata del Pdl, Jole Santelli. "Non conosco le motivazioni giuridiche che hanno portato a questa scelta, ma non ce ne possono essere di ordine logico e morale. Un totale controsenso", aggiunge. (ROMA, 7 OTTOBRE – AGI). GIORNALISTI: SEL, SUBITO RIFORMA DIFFAMAZIONE E GANGEMI LIBERO. "L'arresto di un giornalista è un atto aberrante oltre che inquietante, tanto più quando avviene in una nazione civile come la nostra che dovrebbe garantire, Costituzione alla mano, la libertà di pensiero e non dovrebbe perseguire i reati di opinione". Lo dice Peppe De Cristofaro vicecapogruppo di Sel al Senato commentando l'arresto del giornalista calabrese Francesco Gangemi. "La carcerazione di Francesco Gangemi, giornalista di 79 anni condannato per diffamazione e per falsa testimonianza per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie – prosegue De Cristofaro – è un fatto gravissimo e sconcertante al quale si deve porre subito rimedio. Intanto, restituendo la libertà a Gangemi e subito dopo modificando la legge sulla diffamazione che giace da mesi in Parlamento". (ROMA, 7 OTTOBRE – AGI).

 

 

Fonte:

http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=15834

 
 
 
 

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Gangemi non è Sallusti: giornalista in carcere a 79 anni per diffamazione

REGGIO CALABRIA – Francesco Gangemi non è Alessandro Sallusti. Innanzitutto perché Gangemi, classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, di anni ne ha 79 e ha collezionato ben otto condanne per diffamazione a mezzo stampa. Il giornalista è stato arrestato su disposizione della Procura generale di Catania per scontare 2 anni per diffamazione aggravata a mezzo stampa.

 

Nonostante la veneranda età e le gravi patologie, Gangemi, a differenza di Sallusti, in carcere ci è finito per davvero: dovrà scontare due anni. Il direttore del periodico mensile Il Dibattito News che esce a Reggio Calabria, dopo l’arresto, è stato condotto prima in Questura e, successivamente, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. Gli avvocati Lorenzo Gatto e Giuseppe Lupis, legali di Gangemi, hanno presentato al Tribunale misure di sorveglianza un’istanza di scarcerazione per il loro assistito per motivi di salute. Gangemi è invalido civile al 100% ed è stato malato di cancro. Sallusti, come è noto, dopo alcuni giorni di arresti domiciliari, ottenne dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la commutazione della pena detentiva in una multa. Ma prima c’erano stati l’ostinazione del direttore, la “evasione” e la polizia nella sede del giornale. E giù fiumi di inchiostro a difendere il diritto di espressione in Italia: da Giovannino Guareschi, querelato nel 1954 da De Gasperi, fino ai giorni nostri. Sessant’anni di giornalisti condannati ma poco noti per poter godere del giusto spazio sulle pagine di cronaca, come l’ha avuto invece la clamorosa condanna a 14 mesi di reclusione del direttore del Giornale. La decisione di Napolitano, all’epoca fu accompagnata da un forte richiamo al Parlamento a cambiare finalmente quella benedetta legge punitiva del 1948. Nei mesi precedenti il Senato aveva discusso per settimane la riforma partendo dalla cancellazione del carcere, ma strada facendo il testo si era riempito di norme paradossalmente più punitive per i giornalisti ed era stato accantonato. Ora, si auspica, che anche per Cangemi Napolitano torni ad esercitare il suo potere e che la diffamazione torni ad essere materia di dibattito parlamentare. Cangemi non è Sallusti anche e soprattutto perché sopra i 70 anni il carcere è considerato illegale, tranne che per pochi e assai gravi reati.L’arresto di Cangemi, firmato del sostituto procuratore generale di Catania, Elvira Tafuri, giunge dopo l’ultima sentenza, passata in giudicato che lo riguarda, del 21 novembre 2012 emessa dal tribunale della città etnea. In tutto, però, sono otto le condanne emesse, dal 2007 al 2012, a carico del direttore del mensile nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. In un solo caso, Gangemi, è stato condannato anche per falsa testimonianza: la vicenda è relativa all’attività politica svolta dal giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria, per poche settimane, agli inizi degli anni ’90 in un periodo molto travagliato per la città calabrese dello Stretto. Nel provvedimento di arresto si legge che il ”condannato” Gangemi ”ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. A dare notizia dell’arresto di Gangemi è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d’informazione on line che, dopo avere definito ”grottesco” il provvedimento, ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il padre che, ha aggiunto, si è visto assegnare una ”invalidità al 100%”. Immediata la reazione della Federazione della stampa. “E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”. Poi l’appello, lanciato invano già nei giorni del caso Sallusti, e delle condanne a carico del direttore di Panorama, Giorgio Mulè, e del giornalista Lino Jannuzzi. Siddi e Parisi fanno appello al Parlamento ”perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione” e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere ”una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”. A favore dell’appello si è schierata anche l’Unione cronisti.

 

 

Fonte:

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/gangemi-non-sallusti-giornalista-carcere-79-anni-diffamazione-1685005/

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Giornalisti in carcere, la parola a Napolitano: Pirovano (ODG) e Gallizzi (FNSI): arresto Gangemi, intervenga Napolitano

Riportiamo un appello più che doveroso rivolto direttamente al Capo di Stato. Una situazione che imbruttisce una volta di più il curriculum dell’Italia l’indomani di un appello della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha ribatito che diffamazione e carcere non sono concetti conciliabili.

 

”Bisogna restituire subito la libertà al giornalista Francesco Gangemi e fare in modo che tutti i mezzi di informazione evidenzino la gravità di quanto sta accadendo in queste ore”. Il Movimento Liberi Giornalisti, attraverso Paolo Pirovano, segretario nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e Pierfrancesco Gallizzi, consigliere nazionale della FNSI, interviene così sull’arresto a Reggio Calabria del giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, che ha fatto seguito a una condanna per diffamazione. “Un Paese civile e democratico – prosegue il Movimento Liberi Giornalisti – non può accettare situazioni di questo genere. Per questo ci appelliamo al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perchè si attivi immediatamente per cancellare la vergogna di un atto che l’Italia e la storia italiana non meritano. Tutto ciò senza dimenticare che, qualche giorno fa, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ribadito che un giornalista non deve essere arrestato per il reato di diffamazione”.

Fonte:

http://www.ilfeedback.it/2013/10/07/giornalisti-carcere-la-parola-napolitano/

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Giornalisti: Giulietti, media non ignorino arresto Gangemi

“Ci auguriamo che tutti i i tg vogliano oggi dedicare grande attenzione allo sconcertante arresto del giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, deciso in seguito ad una condanna per diffamazione e per essersi rifiutato di rivelare le sue fonti.

 

Guai se passasse il singolare principio che l’indignazione politica e mediatica si esercita a seconda del grado di notorietà del cronista coinvolto o, peggio, come in questo caso, arrestato. Per molteplici ragioni sarà ora il caso di sollecitare la liberazione di Gangemi e la immediata approvazione della norma che, recependo le indicazioni dell’Europa, elimini dai codici il carcere e rafforzi ed estenda il diritto del cronista a non rivelare le sue fonti”. Lo afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti.

Fonte:

http://www.articolo21.org/2013/10/giornalisti-giulietti-media-non-ignorino-arresto-gangemi/

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Francesco Suraci nuovo Luogotenente Governatore del Kiwanis Divisione Calabria 2

(528) di Angela Latella*. E’  l’ing. Francesco Suraci il nuovo Luogotenente Governatore del Kiwanis Divisione Calabria 2. Il rituale passaggio delle consegne con l’uscente, ing. Natale Praticò, è avvenuto alla presenza del Governatore del Distretto Italia – San Marino, Carlo Turchetti, alla prima uscita ufficiale dopo la sua elezione.

 

Il Luogotenente outgoing Natale Praticò, nel discorso di commiato, ha ringraziato la Divisione e i suoi componenti per "l'ottimo lavoro svolto al servizio dei bambini. Sono orgoglioso – ha affermato – di aver contribuito con il nostro operato a salvare tante giovanissime vite. I risultati ottenuti sono andati oltre ogni previsione, grazie anche a una squadra vincente che ha lavorato seriamente al servizio della comunità e dei bambini di tutto il mondo". Il Luogotenente incoming Francesco Suraci da parte sua ha esaltato il lavoro svolto dal suo predecessore: "I traguardi raggiunti ci hanno proiettati tra le prime Divisioni in Italia. Adesso il nostro obiettivo è riuscire a far diventare ‘Club modello’ tutti i club della nostra Divisione". Secondo Suraci, "l'anno sociale appena iniziato ci vedrà lavorare in sintonia con le linee del Distretto e del neo governatore Carlo Turchetti. Ci muoveremo in modo da sviluppare il nostro lavoro in maniera uniforme a quanto farà il Kiwanis su tutto il territorio nazionale. Questa Divisione – ha spiegato ancora Suraci nel corso del suo intervento di insediamento – sarà da supporto e sostegno a tutti i club, otto senior e tre junior, nel portare avanti le attività di service, sia a livello internazionale che a livello locale. In particolare vogliamo fornire un nuovo importante contributo non solo al progetto Eliminate ma anche ai service locali, con eventi quali 'Kiwi for Kiwanis', ' Mamma due volte', 'Una gomma per cancellare il tetano' e 'Un uovo per la vita'. Progetti nati nella nostra Divisione, fatti propri dal Distretto, che incrementano, nel rispetto dei valori Kiwaniani,  i service per i bambini e che nel nostro territorio hanno portato ottimi risultati nella raccolta dei fondi grazie alla sensibilità e all’impegno dei cittadini della nostra città e della nostra provincia. Progetti – ha concluso il Luogotenente incoming- che nella Divisione Calabria 2 si realizzano grazie ai Presidenti ed i Soci dei Kiwanis Club  'Reggio Calabria', Andrea Guerriero; 'Città dello Stretto', Guido De Caro;  'Villa San Giovanni', Giuseppe Marra; 'Reghion 2007', Raffaella Crucitti;  'Magna Grecia',  Giuseppe Serranò; 'Città del Mediterraneo', Rosa Calabrò ; 'Fata Morgana' , Rosario Previtera; e 'Juppiter',  Francesco Caraffa”. Suraci ha presentato la squadra che lo affiancherà nell'anno sociale 2013-2014. Il gruppo sarà composto dall'immediato Past Luogotenente Governatore Natale Praticò, dal Luogotenente Governatore Eletto Antonio Ielo, dal Segretario Demetrio Fiordaliso, dal Segretario aggiunto e Tesoriere, Francesco Cardile, dal Cerimoniere Francesca D'Elia, dal Kiar Deborah Politi, dall'Advisor KJ Antonio Borrello, dal Chairman web ed Archivio Divisionale Antonio Rotella, e dai vari Chairmen Divisionali, Fortunato Tripodi, R. Messina, Arturo Occhiuto, Giuseppe Morabito, Giuseppe Cherubino, Giuseppe Luciano, Rosario Focà, Giuseppe Gentile. Sono impegnati nell’attività della Divisione anche i Past Luogotenenti Governator mediante il loro Comitato consultivo. Il Governatore Carlo Turchetti ha sottolineato il valore dei giovani che militano all'interno del Kiwanis: “E' su di loro che dobbiamo puntare perché con le loro idee, con la capacità che hanno di reinventare un sistema associativo nell'interesse dei bambini, rappresentano un importante punto di riferimento sociale. La nostra esperienza si deve confrontare con quella dei ragazzi  in modo da avviare un processo di osmosi tale che le nostre idee vengano concretizzate da loro. In questa Divisione – ha proseguito Turchetti – ci sono giovani in grado di dare un impulso nuovo alla nostra organizzazione. Valorizzando e dando concreta attuazione alle loro idee sono riusciti a far promuovere la Divisione, rendendosi da esempio per tutto il Distretto". Alla cerimonia del passaggio delle consegne, alla quale hanno preso parte le più alte cariche kiwaniane distrettuali, nonché autorità civili e religiose della città, è seguita quella del  passaggio della campana del Club Reggio "Città del Mediterraneo". Alla presidente uscente Deborah Politi è subentrata Rosa Calabrò. Dopo il saluto di commiato della Politi, la neo Presidente ha delineato il programma del club per il nuovo anno evidenziando che “l’impegno sarà profuso con attenzione ai service locali della nostra città”. E nel corso della serata, è stata realizzata la prima raccolta fondi dell’anno sociale Kiwaniano del club presieduto da Rosa Calabrò,  devoluta in buona parte alla Caritas della Parrocchia di San Leo, guidata da don Roberto, presente alla cerimonia, e parte al progetto “Eliminate”, dedicato alla lotta contro il tetano neonatale, progetto mondiale del Kiwanis International. *Addetto Stampa Kiwanis Divisione Calabria 2. (Nella foto, da sinistra, Francesco Suraci Natale Praticò e Carlo Turchetti).

 

 

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Il Direttivo ASR solidale con il collega Gangemi

Il Direttivo della Associazione Stampa Romana protesta vibratamente per il trattamento riservato al collega Francesco Gangemi, 79 anni,  arrestato ieri mattina su disposizione della Procura Generale della Repubblica di Catania e portato nella Casa Circondariale "San Pietro”"dove deve scontare due anni di pena residua.

 

Il collega, secondo l’ordinanza della Procura Generale della Repubblica di Catania, a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, sarebbe colpevole di  diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico "l Dibattito" e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie. Ancora una volta, sottolinea il Direttivo Asr, si colpisce la libertà di informazione applicando una norma che punisce comportamenti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di "cane da guardia della democrazia" dei giornalisti. Il Direttivo esprime solidarietà al collega Gangemi e chiede a tutti gli organismi di Categoria di mobilitarsi a difesa dell’autonomia dei giornalisti e del diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati.

Fonte:

http://www.stamparomana.it/

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Pallacanestro, DNC, I^ gironata: Vis Reggio Calabria-Green Basket Palermo 60-54

(388) di Federico Strati*. Cuore, carattere, grinta, determinazione, freddezza nei momenti decisivi del match. Con questi ingredienti la Vis ha esordito nel migliore dei modi nel campionato nazionale di Dnc, superando il Green Basket Palermo 60-54 dopo un testa a testa appassionante che ha entusiasmato il pubblico presente al PalaBotteghelle.

 

Gli uomini di coach D’Arrigo, seppur non brillantissimi e ancora appesantiti dalla preparazione precampionato, hanno comunque interpretato bene la gara, nonostante pessime percentuali di tiro in tutti i settori del campo. Trascinati da un super Tramontana (autore di 16 punti) i bianco/amaranto si sono dimostrati più lucidi dei palermitani nell’ultimo quarto, piazzando sul 54 pari un parziale decisivo di 5-0 grazie ad una penetrazione vincente di Dario Costa e un gioco da tre punti di capitan Grasso. È stata certamente una vittoria di squadra quella dei reggini (i punti sono stati ben distribuiti fra i vari Tramontana, Grasso, Carnazza, Vozza, Dario e Riccardo Costa), mentre i siciliani hanno risposto solo con le individualità del devastante Terrasi (32 punti) e dell’ottimo Bontempo (17 punti), senza trovare alternative valide dal perimetro e sotto le plance. Grande la soddisfazione al termine dell’incontro in casa Vis per una vittoria che aiuta ad affrontare con maggiore serenità il prosieguo del campionato, a cominciare dalla trasferta di Porto Empedocle di sabato prossimo. “Era importante cominciare bene la stagione – ha detto il presidente Demetrio Barreca – e ci siamo riusciti con una prestazione tutto cuore contro una buona squadra che ci ha dato filo da torcere fino alla fine. Ancora dobbiamo migliorare tanto, ma la squadra nel complesso mi è piaciuta per impegno e determinazione”. *Ufficio Stampa Vis.

 

 

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Il Parlamento abolisca subito il carcere per i giornalisti. L’allucinante arresto di Francesco Gangemi provoca una valanga di legittime proteste dentro e fuori Montecitorio

ROMA –  “Quest ’ultimo episodio, che ha portato all’arresto del giornalista Francesco Gangemi, conferma quanto sia necessario e ormai indifferibile un intervento del Parlamento per modificare la legge che disciplina la diffamazione a mezzo stampa”.

 

Simone Baldelli, deputato del Pdl e vicepresidente della Camera dei deputati, ricorda infatti che “su richiesta del Pdl questo argomento è stato inserito già da qualche tempo all’interno del calendario dei lavori dell’assemblea di Montecitorio, e il seguito dell’esame, in Aula, del testo di legge su questo tema è previsto per la prossima settimana”. “È necessario ed auspicabile – sottolinea Baldelli – che tutte le forze politiche si impegnino per varare al più presto questa nuova disciplina, e per superare questa situazione ormai intollerabile”. Per la deputata Jole Santelli (Pdl), è “una vergogna assoluta che un giornalista di 79 anni finisca in carcere a causa di una condanna per diffamazione”. “Non conosco le motivazioni giuridiche che hanno portato a questa scelta – sottolinea Jole Santelli – ma non ce ne possono essere di ordine logico e morale. Un totale controsenso”. (Agenparl). Il presidente del Gruppo Misto alla Camera e vicepresidente di Centro Democratico, Pino Pisicchio, dal suo spara “che la Camera riesca ad approvare nei prossimi giorni il provvedimento che abolisce il carcere per i giornalisti. La carcerazione di Francesco Gangemi, un pubblicista di 79 anni, francamente rappresenta un non senso e, insieme, un allarme al Parlamento che non riesce a chiudere il provvedimento”. (Asca). Il vicepresidente del Gruppo Sel al Senato, Peppe De Cristofaro, riiene che “l’arresto di un giornalista è un atto aberrante oltre che inquietante, tanto più quando avviene in una nazione civile come la nostra che dovrebbe garantire, Costituzione alla mano, la libertà di pensiero e non dovrebbe perseguire i reati di opinione”. De Cristofaro, commentando l’arresto del giornalista, afferma che “la carcerazione di Francesco Gangemi, giornalista di 79 anni condannato per diffamazione e per falsa testimonianza per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, è un fatto gravissimo e sconcertante al quale si deve porre subito rimedio. Intanto, restituendo la libertà a Gangemi e subito dopo modificando la legge sulla diffamazione che giace da mesi in Parlamento”. Intanto, dopo la denuncia del segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e del vicesegretario nazionale Carlo Parisi, che hanno chiesto l’intervento del Parlamento, anche il Direttivo dell’Associazione Stampa Romana “protesta vibratamente per il trattamento riservato al collega Francesco Gangemi, 79 anni,  arrestato su disposizione della Procura Generale della Repubblica di Catania e portato nella Casa Circondariale «San Pietro» dove deve scontare due anni di pena residua”. Il collega, secondo l’ordinanza della Procura Generale della Repubblica di Catania, a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, sarebbe colpevole di  diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico “Il Dibattito” e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie. “Ancora una volta – sottolinea il Direttivo Asr – si colpisce la libertà di informazione applicando una norma che punisce comportamenti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di «cane da guardia della democrazia» dei giornalisti”. Il Direttivo esprime “solidarietà al collega Gangemi e chiede a tutti gli organismi di categoria di mobilitarsi a difesa dell’autonomia dei giornalisti e del diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati”.

 

 

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/07/il-parlamento-abolisca-subito-il-carcere-per-i-giornalisti/

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Calcio a 5, serie A girone C, II^ giornata: Pro Reggina-Cus Potenza 6-3

(328) di Daniela Gangemi. Pro Reggina–Cus Potenza: 6-3. Pro Reggina: Cacciola, Romeo, Vadalà, Napoli, Imbesi, Mezzatesta, Politi, Assumma, Macrì A., Cannizzaro, Cacciola, Mendolia. All.: Tramontana. CUS Potenza: Merlenghi, Campaniello, Gresia, Casiero, Napolillo, Gerardi, Carbonari. All.: Brindisi. Arbitri: Francesco Virga di Enna, Nicolò Leanza di Acireale. Crono: Demetrio Conti. Marcatori: 4’4’’ pt Cannizzaro (PR), 4’18’’ pt Gresia (P), 4’ 27’’ pt  Napolillo (P), 13’56’’  pt Mezzatesta (PR); 6’54’’ st Napoli (PR), 7’ 25’’ st Mezzatesta (PR), 9’39’’ st Gresia (P), 12’ 45’’ st Politi (PR), 19’ 57’’ st Napoli (PR). Ammonita: Macrì (PR). Espulsa: 10’ 33’’ st Napolillo per doppia ammonizione.

 

Entusiasmante Pro Reggina. Dopo un primo tempo equilibrato, le calabresi nella ripresa, hanno confezionato la seconda vittoria consecutiva, esaltando il pubblico del Botteghelle. Un successo per la squadra di Tramontana, conquistato con impegno e determinazione, ritrovando concretezza e incisività nella seconda parte della gara, per battere il Cus Potenza con un significativo 6 a 3. Complicato il compito della Pro Reggina, più di quanto abbia indicato lo stesso punteggio, costretta a subire il maggiore dinamismo e l’aggressività di Gresia e compagne, è riuscita a risollevarsi, ricompattandosi e trovando l’equilibrio giusto per ottenere un’altra importante vittoria. Le fiammate con cui le calabresi, hanno provato a riattivare la vivacità delle avversarie, non hanno sortito effetti nella ripresa, a causa del calo di ritmo e di punti di riferimento della squadra di Brindisi. Eppure la Pro Reggina, ha creato diverse occasioni per ottenere il vantaggio, sbagliando però, nella fase conclusiva e subendo le ripartenze della formazione ospite. Il Cus Potenza, è stato aggressivo e dinamico, sfruttando la rapidità di Gresia, abile ad inserirsi tra le linee e la praticità di Napolillo, espulsa però, nella ripresa, per un fallo su Cacciola, dopo essere stata in precedenza già ammonita. Il vantaggio per le calabresi è stato siglato da Cannizzaro, che ha raccolto la respinta dell’estremo difensore avversario, insaccando con un preciso destro. I repentini cambi di fronte hanno consentito prima a Gresia, di trovare un varco per il pareggio e poi a Napolillo, di trafiggere Cacciola. La manovra insistita della Pro Reggina, ha prodotto l’opportunità migliore per Mazzatesta, lasciata sola dalla retroguardia avversaria, la giocatrice ha superato con un tiro potente ed angolato Merlenghi. L’intermezzo musicale curato dalla scuola di danza Real Dance, vice campioni d’Italia di danza sportiva, ha ulteriormente entusiasmato i tanti tifosi accorsi per sostenere la squadra del presidente Caridi.  La reazione della Pro Reggina, nella ripresa, è stata innescata da Napoli e Mezzatesta che in rapida successione hanno aumentato il vantaggio. L’intraprendenza del Cus Potenza, ha condotto ad un ulteriore spinta della squadra a non demordere e trovare la rete con Gresia, che ha approfittato di un errore della retroguardia reggina. Nel finale, le altre due reti di Politi e Napoli, hanno siglato il successo della compagine calabrese.

 

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Pirovano (Odg) e Gallizzi (Fnsi): “Per l’arresto di Francesco Gangemi, intervenga Napolitano”

Nei giorni scorsi una notizia proveniente da Reggio Calabria ha scosso il mondo giornalistico italiano: l’arresto del pubblicista Francesco Gangemi, direttore del mensile “Il Dibattito” per diffamazione a mezzo stampa.

 

Molti colleghi hanno espresso la loro solidarietà ad un uomo che finisce in galera a 79 anni, tra questi il Movimento Liberi Giornalisti che ha emesso il seguente comunicato: "Bisogna ridare subito la libertà al giornalista Francesco Gangemi e fare in modo che tutti i mezzi di informazione evidenzino la gravità di quanto sta accadendo in queste ore". Il Movimento Liberi Giornalisti, attraverso Paolo Pirovano, segretario nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, e Pierfrancesco Gallizzi, consigliere nazionale della FNSI, interviene così sull'arresto a Reggio Calabria del giornalista Francesco Gangemi, che ha fatto seguito a una condanna per diffamazione e che ha portato all'arresto di Gangemi. "Un Paese civile e democratico – prosegue il Movimento Liberi Giornalisti – non può accettare situazioni di questo genere. Per questo ci appelliamo al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perchè si attivi immediatamente per cancellare la vergogna di un atto che l'Italia e la storia italiana non meritano. Tutto ciò senza dimenticare che, qualche giorno fa, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ribadito che un giornalista non deve essere arrestato per il reato di diffamazione". 

Fonte:

http://www.stampa-libera.it/notizia/GIORNALISMO/Pirovano_%28Odg%29_e_Gallizzi_%28Fnsi%29%3A_Ig%3D%3DPer_l%27arresto_di_Francesco_Gangemi,_intervenga_NapolitanoIg%3D%3D.html

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