Menzogne: inganni o mezze verità?

altDiffidiamo di tutti coloro che sostengono di dire sempre la verità, poiché, probabilmente nello stesso istante in cui lo affermano, mentono spudoratamente. Esistono, infatti, situazioni in cui per motivi di “cortesia”, piuttosto che utilitaristiche o di “pietà”, non possiamo fare a meno di “raccontare balle”. Le bugie vengono riferite sempre allo scopo di ingannare il nostro interlocutore nascondendogli la verità. Esse possono avere motivazioni differenti: a volte si mente per mascherare i nostri veri sentimenti, altre per non urtare la sensibilità di qualcuno ovvero ancora per proteggere se stessi. Si rende pertanto utile, qui, stilare una sorta di catalogazione delle menzogne che permetta, quindi, di instradarci meglio all’interno di questo argomento che, indubbiamente, interesserà un po’ tutti.

Esistono, dunque, le cosiddette "bugie bianche" che si utilizzano per educazione e per non ferire la sensibilità altrui (ad esempio “Quest’abito ti sta d’incanto”). Esistono, poi, le “bugie pedagogiche” che spesso la madre racconta al bimbo per premiarlo quando, ad esempio, quest’ultimo le presenta davanti un disegno tutt’altro che grazioso inducendo ella a rispondere “Ma è meraviglioso tesoro!”. Ci sono anche le “bugie di presentazione” e cioè a dire quella piccola “forzatura” della realtà per apparire meritevoli di stima come “Ho attraversato il Sahara senza bere una goccia d’acqua”. Le “bugie di difesa”, alle quali si ricorre quando non si vuole far scoprire un tradimento al partner, “Ero uscita a comprare le sigarette”, ad esempio. Esistono, infine, le “pseudologie” che si nutrono esclusivamente della fantasia di coloro che le raccontano ed alle quali lo stesso autore finisce per crederci (quest’ultima è una vera e propria patologia da trattare in psicanalisi). Nondimeno interessante è, tuttavia, il concetto di omissione o reticenza che dir si voglia. E’ infatti opinione comune che tale condotta non coincida col concetto di menzogna perché trattasi semplicemente di una “verità taciuta”. Orbene, sarà accaduto a molti di noi di aver nascosto qualche “piccolo” particolare in circostanze che lo richiedessero, nientemeno allo scopo “nobile” di non far del male a qualcuno! Forse soltanto perché ci è comodo pensare, errando, che tacere su un fatto di cui si è perfettamente a conoscenza non sia sempre un qualcosa di subdolo. Certo è che dire sempre la verità è ben lungi dall’essere una cosa semplice, poiché essa richiede coraggio e spessore. Ma se prima di mentire pensassimo alle conseguenze che l’inganno possa avere sulle persone che amiamo, ci renderemmo conto come una verità, seppur “scomoda”, sia preferibile ad una accomodante bugia. Ed inoltre è sbagliato credere che in tal modo si possa in qualche modo tutelare chi si ama, perché costui, proprio in quanto tenuto all’oscuro della verità, è disarmato nonché messo nell'impossibilità di combattere con i propri mezzi. La bugia, perciò, altro non è che da considerare un comportamento strategico se la si utilizza sporadicamente. Viceversa si rischia di innescare un circolo vizioso dal quale non è più possibile uscirne: menzogne sempre più “grosse”, usate magari a copertura delle precedenti. E da qui il via a quelle che si possono definire come vere e proprie sceneggiature da “premio Oscar” che finiranno inevitabilmente per estenuarci al punto di crollare e, dulcis in fundo, essere scoperti. Anche se raccontare qualche “frottola” qua e là non è da considerare un comportamento poi così grave, siamo certi del fatto che non è mai troppo tardi per cominciare ad essere sinceri perché “La verità rende liberi” (Gandhi).

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Reggio Calabria: 29 anni dopo “Riferimenti” ricorda Gennaro Musella con il rifiorire della “Gerbera Gialla”

Il 3 maggio 1982, alle 8.20 del mattino, la città di Reggio Calabria fu scossa da un tremendo boato. In prima istanza si pensò ad una scossa sismica, ma era invece l'esplosione di un'enorme carica di tritolo che in pieno centro aveva disintegrato con il corpo, la vita di un uomo e di un'intera famiglia. Quell'uomo si chiamava Gennaro Musella e la sua morte fu sancita da una scellerata associazione tra la 'ndrangheta calabrese di Paolo De Stefano e la mafia catanese di Nitto Santapaola a causa del costruendo porto di Bagnara Calabra. Musella, ingegnere salernitano, moriva in una terra non sua ma di cui si era innamorato e per la quale aveva grandi progetti. Voleva fare di Bagnara una seconda Positano ed aveva progettato un villaggio a terrazze sul mare proprio a ridosso dello spazio in cui fu decisa la costruzione del porto. Il suo sogno fu spezzato a causa di un esposto da lui presentato che denunciava le irregolarità della prima gara d'appalto del porto.

Quella gara era stata vinta dall'impresa “Costanzo” di Catania, uno dei quattro famosi "Cavalieri del Lavoro" di quella città e fu annullata proprio a causa di quella denuncia. La seconda gara espletata cinque giorni dopo l'uccisione di Musella, venne vinta non più da “Costanzo”, ma da un altro dei quattro famosi "Cavalieri": Gaetano Graci (lo stesso Graci che la storia ritroverà nei delitti Dalla Chiesa e Fava). In ricordo della morte di Gennaro Musella è nato un fiore: la gerbera gialla che viene dedicata a tutte le vittime della violenza mafiosa e che oggi è diventato il fiore simbolo dell'antimafia. La “Gerbera Gialla” è nata a Reggio Calabria a dieci anni da quel tremendo delitto per ricordare alle coscienze della gente una morte ingiusta che lo Stato aveva dimenticato e a cui non era stata data nessuna risposta. Dopo ben ventisei anni, il Ministero dell'Interno riconosce con decreto Gennaro Musella vittima di mafia. A Reggio Calabria la via Apollo, in ricordo di quell'orrenda strage di cui è stata teatro, ha cambiato nome diventando via Gennaro Musella. Ogni anno, la “Gerbera Gialla” rifiorisce a maggio nelle mani di migliaia di ragazzi del Sud e del Nord del Paese portando il suo messaggio di memoria, ma anche di speranza in una collettiva volontà di rinascita. Domani 3 maggio, nel ventinovesimo anniversario della morte di Gennaro Musella, il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso aprirà (nella foto con la figlia di Gennero Musella, Adriana, presidente di "Riferimenti") a Reggio Calabria il percorso nazionale della "Gerbera Gialla" alla presenza di tantissimi studenti provenienti da tutte le provincie della regione e di delegazioni nazionali. Nel corso dell'incontro con il Procuratore Nazionale Piero Grasso, che si terrà alle ore 17.00 presso la sala "Giuditta Levato" del Consiglio Regionale, verranno consegnati i premi territoriali "Gerbera Gialla 2011" per la lotta alla 'ndrangheta in Calabria al Comandante Provinciale dell'Arma dei Carabinieri Col. Pasquale Angelosanto (nella foto) ed al Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Col. Alberto Reda.

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Limbadi (VV)-Catanzaro-Reggio Calabria: “Riferimenti” e le giornate della “Gerbera Gialla”

Lunedì 2 Maggio il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso guiderà la manifestazione della "Gerbera Gialla" a Limbadi (VV). All'iniziativa parteciperanno istituzioni e scuole dell'intera provincia vibonese; presente anche una delegazione di studenti della Campania in rete nel progetto "Gerbera Gialla 2011" provenienti in duecento da: Castellammare, Salerno, Agropoli, Contursi, Paestum e Scampia. La "Gerbera Gialla" giunge a Limbadi per segnare l'avvio dei lavori dell'Università dell'Antimafia che, proprio su iniziativa di "Riferimenti", sorgerà nelle case dei Mancuso assegnate all'associazione. Si tratta di due fabbricati e una villa al centro del paese da cui parlerà il Procuratore Piero Grasso (nella foto con la Presidente di "Riferimenti", Adriana Musella), e che sarà aperta quel giorno in anteprima alla visita degli studenti.

L'Università verrà realizzata sul modello dei Campus americani, i fabbricati diventeranno residence per l'ospitalità dei ragazzi e nella villa invece, satranno realizzate le aule, alcune di esse multimediali, per le lezioni. L'Università dell'Antimafia, che è la prima a livello nazionale, si avvarrà anche della collaborazione di istituti americani, con il coordinamento di Antonio Nicaso. La manifestazione avrà inizio alle ore 15:30 con un corteo di studenti che partirà dal Municipio di Limbadi. La giornata del 2 a Limbadi anticipa la manifestazione regionale che aprirà il percorso nazionale della "Gerbera Gialla" il 3 Maggio a Reggio Calabria. Di seguito il programma della due giorni della “Gerbera Gialla”. Il 2 maggio: a Limbadi (VV) alle ore 15.30 in Piazza Municipio, Piero Grasso nelle case confiscate alla “cosca Mancuso”, da il via ai lavori dell'Università Nazionale dell'Antimafia; a Catanzaro alle ore 20.15 al Teatro Politeama, il Concerto della Gerbera Gialla a cura della Banda Musicale Polizia di Stato (la Banda, composta da oltre cento elementi, è una vera e propria orchestra e sarà diretta dal Maestro Maurizio Billi). Il 3 maggio, a Reggio Calabria: alle ore 9.30 presso la sede del Consiglio Regionale della Calabria, concentramento delle rappresentanze istituzionali e delle consulte degli studenti con il Presidente del Consiglio Regionale, Talarico, a guidare le delegazioni; alle ore 10.20, manifestazione regionale presso la sede di Riferimenti sita in via XXV luglio 1/A durante la quale il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso scoprirà la Targa al bene confiscato ed aprirà il Corteo degli Studenti; alle ore 11.30 a Piazza Duomo, la maratona di podisti proveniente da Archi incontrerà il Corteo ed avverrà la consegna delle gerbere al Procuratore; alle ore 12.00 a Piazza Castello, interventi del Governatore della Calabria, Scopelliti, del Presidente del Consiglio Regionale, Talarico, e del Procuratore Nazionale, Grasso; alle ore 17.00 presso il Consiglio Regionale, incontro su "’Ndrangheta" in cui Grasso e Pignatone risponderanno alle domande dei giornalisti.

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Reggio Calabria-Catanzaro: il 2 ed il 3 maggio “Riferimenti” celebra le giornate della “Gerbera Gialla”

Anche quest’anno come avviene da più di un decennio, “Riferimenti”, coordinamento fondato da Antonino Caponnetto, si appresta a celebrare le giornate della “Gerbera Gialla”, pilastri di un ponte ideale che unisce varie regioni in un percorso di memoria,  fatto di lutti sconosciuti e  famosi ma anche  in una collettiva volontà di rinascita. Dall’esigenza di non archiviare la memoria, nell’affermazione del diritto alla vita,nasce la “Gerbera Gialla”,testimone di rinascita e riscatto che viene dedicata alle vittime della violenza criminale, quelle vittime troppo spesso dimenticate dai tribunali e dalle coscienze,vittime senza voce, ma ciascuna con la propria storia,alle cui morti ingiuste si ha il dovere di dare un senso per non renderle vane.

La gerbera, nonostante i lutti, la violenza, le guerre, ritorna a fiorire nei mesi che ricordano la rinascita della vita ma anche tante stragi da Portella delle Ginestre a Capaci, ai Georgofili, da Impastato a Musella, da Scaglione a Falcone, dagli agenti di scorta della Polizia di Stato Montinaro, Schifani, Di Cillo, al Capitano dei Carabinieri Basile. Il 3 Maggio 1982 a Reggio Calabria veniva disintegrato con un’autobomba mafiosa, l’imprenditore Gennaro Musella, in ricordo di quella strage è nata la “Gerbera Gialla”, diventato negli anni il fiore simbolo della lotta alla mafia. La “Gerbera” torna a fiorire a Maggio ogni anno, nelle mani di migliaia di ragazzi in segno di memoria, ma anche di riscatto perché siano essi a costruire una nuova storia. Il 3 maggio Reggio Calabria ospiterà come ogni anno la Giornata Regionale Antimafia della “Gerbera Gialla” che aprirà il percorso nazionale in ricordo di Gennaro Musella e di tutte le vittime delle stragi mafiose di maggio. Il percorso si chiuderà il 28 maggio sul Lago di Garda, tappe intermedie sono quella di Salerno in Campania, Firenze, Roma, e Palermo. Come sempre alle giornate ,si accompagna il concerto della “Gerbera Gialla” dedicato alle vittime delle stragi di maggio ed eseguito dalla Banda Musicale della Polizia di Stato che quest’anno si esibirà al Teatro Politeama di Catanzaro il 2 maggio p.v. aprendo gli eventi del mese di maggio alla presenza del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso. Il programma del 3 p.v, prevede una maratona che partirà da Archi CEP alle ore 9:00, quartiere simbolo della mafia per arrivare al centro di Reggio Calabria. In contemporanea muoverà dalla sede di “Riferimenti” un corteo di studenti provenienti dalle cinque provincie della Calabria, con delegazioni da Campania, Puglia, Veneto, Lombardia e Toscana. A Piazza Castello, davanti alla Procura, preceduto dai saluti istituzionali del Presidente della Regione Scopelliti e  quello del Consiglio Regionale Talarico, interverrà il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso che nel pomeriggio a Palazzo Campanella, insieme al Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, affronterà il tema della ‘ndrangheta. Di seguito il programma completo. Il 2 maggio 2011: a Limbadi (VV) alle ore 15.00 Piero Grasso all'Università dell'Antimafia (ex casa dei Mancuso); a Catanzaro, presso il Teatro Politeama, alle ore 20,30 il Concerto Gerbera Gialla Banda Musicale Polizia di Stato. Il 3 maggio: a Reggio Calabria, la Maratona con partenza dal quartiere di Archi Cep alle ore 9,00; sempre a Reggio Calabria, alle ore 10,00 in via XXV Luglio presso la sede di “Riferimenti”, l’apposizione della targa “bene confiscato” e, di seguito, la partenza del corteo; alle ore 11.30, a Piazza Castello sempre di Reggio Calabria, arrivo del corteo ed interventi dal palco; a Palazzo Campanella, alle ore 17,00 discussione sul tema “’Ndrangheta” con relatori Piero Grasso e Giuseppe Pignatone. Per informazioni: www.riferimenti.org, presidenza@riferimenti.org e segreteria@riferimenti.org oppure mobile phone 334.6839617 e segreteria organizzativa 0965.312841.             

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La (maledetta) polvere bianca

altaltCocaina (nelle foto la pianta da cui viene estratta ed i possibili modi di assunzione). In premessa, diciamo che il nostro unico intento è quello di voler trattare l’argomento esclusivamente come fenomeno sociologico in continua espansione volendo, così, appositamente prendere le distanze dal modo in cui solitamente esso viene trattato ed evitando il voler apparire a tutti i costi dei moralisti. In altre parole, non si tratta dell’ennesima “tesina” sulla droga, ma, molto più semplicemente, altro non è che una personale riflessione sull’argomento. Viviamo in piena ”era dello sballo”, così come viene definita da ogni dove. Un’”era” in cui, per essere (o apparire?) sempre “in tiro” ed all’altezza di ogni situazione, pare ci si debba necessariamente per utilizzare un linguaggio  consono,“sostenere” attraverso l’utilizzo di tali artifizi. La commistione tra lavoro e vivere sociale viene, poi, da alcuni percepita come un tram-tram “devastante” che, in fondo, se ci pensate bene, non fa altro che renderli sudditi di tutto ciò che si suole realizzare con più o meno passione.

Orbene, avendo tutta questa frenesia di vivere, e sottolineando la necessità del dover (?) essere sempre tonici e brillanti, è facile che si cominci a far uso di cocaina, magari casualmente, vista come espediente e giusto per “starci dentro” e sentirsi “migliori”. Coloro che ne fanno uso, notoriamente, avvertono sin dalla prima assunzione una sensazione di “onnipotenza” che difficilmente si riesce a scordare e che, non appena l’effetto della sostanza va scemando, li fa testualmente sprofondare in uno stato di assoluta depressione detta anche fase “down”. Per non parlare, poi, delle conseguenze che la cocaina può provocare sull’umore di coloro che la usano e, forse, ne abusano. Fungendo essa da acceleratore di tutti gli stati d’animo esistenti ed alternando, con estremo disordine, momenti di totale felicità a momenti di incolmabile angoscia, i “cocainomani” credono di stare “un gradino più su” rispetto ai “comuni mortali”, non rendendosi invece conto di essere tutti omologhi ed omologabili: occhi sbarrati, movimenti sconnessi, tic vari, secchezza delle fauci, oratoria frenetica tanto da rasentare la dislessia per via di una logorroica parlantina e, ove possibile, da un bicchiere di prosecco in mano che non guasta mai. Questo è, brevemente, il loro “ritratto”, a parer nostro, tutt’altro che lusinghiero. Oltretutto, il loro sistema nervoso, messo a dura prova dagli stimoli derivanti dall’uso abituale di cocaina, ne rimane assolutamente inficiato in maniera permanente. Da non trascurare, poi, è di certo il grado di dipendenza psicologica che dall’uso di essa ne può derivare. Ma come mai, oggi, il suo uso è così comune? Come mai, oggi, il suo uso è esteso a tutte le fasce sociali e non è più ritenuta, come un tempo, la “droga dei ricchi”? E, soprattutto, perché per affrontare la vita quotidiana per taluni soggetti (certamente deboli ed incapaci) pare sia necessario ricorrere a tale espediente (e non soluzione)? Non saranno forse diventati incapaci di reagire con lucidità alle difficoltà che la vita preserva? Orbene, non essendo in grado di suggerire leggi morali in merito, né tantomeno di saper dispensare rimedi medici per affrontare il problema, manifestiamo, come sempre, il nostro pensiero sostenendo che l’assunzione di droghe in genere altro non fa che deformare l’essenza del soggetto che ne fa uso rovinandogli in maniera definitiva i rapporti interpersonali nonché quelli lavorativi. E’ tutt’altro che un mistero, il fatto che l’uso di cocaina, come d’altra parte quello di ogni altra sostanza stupefacente, non aiuti i consumatori a migliorare le proprie condizioni di vita, ma serve semplicemente ad illuderli per tutta la durata degli effetti ad essa connessi, di poter essere chi in realtà non saranno mai. “Sfumato” come d’incanto tale effetto, cadere nel precipizio della solitudine è cosa certa. Diffidiamo, pertanto, del mondo patinato che la droga, da brava bugiarda ed ottima ammaliatrice, ci offre concludendo con uno spot  da noi ideato ad hoc: “Sveglia! Sballarsi non è affatto fashion!”

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Vibo Valentia: “Riferimenti” incontra le istituzioni scolastiche della città

Il 2 maggio p.v. il Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti" dedicherà a Vibo Valentia un'intera giornata all'insegna della "Gerbera Gialla", che il giorno seguente aprirà il suo percorso nazionale a Reggio Calabria. La giornata prevede un incontro presso la Scuola di Polizia di Vibo Valentia organizzato dal Liceo Classico "Morelli", che in collaborazione con le Istituzioni Scolastiche della città, consegnerà il premio "L'operatore d'oro" al Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso (nella foto con la presidente di "Riferimenti" Adriana Musella).

Alle ore 15.00 la "Gerbera" farà tappa a Limbadi (VV) dove sono previste le delegazioni di studenti dell'intera provincia di Vibo. n corteo sfilerà attraverso le vie del centro cittadino, facendo tappa presso i beni confiscati alla famiglia Mancuso e consegnati al Coordinamento "Riferimenti" che li ha destinati alla realizzazione dell' Università dell'Antimafia. Il corteo sarà guidato dal Procuratore Grasso, il cui intervento è programmato proprio nell' ex "Villa Mancuso", futura sede dell' Università. All'evento parteciperanno i sindaci e i rappresentati istituzionali della provincia di Vibo Valentia.

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Vendetta o indifferenza?

altaltLa “vendetta”, o perlomeno il desiderio che essa si consumi presto, è l’emozione che, solitamente, a primo acchito, segue il risentimento. In tal modo, avvertendo la necessità di "pareggiare i conti" con colui/colei che è stato appunto causa della propria tribolazione, il soggetto “colpito”, volendo diventare “colpente”, intende riscattarsi per aver subito un torto, sia esso reale o presunto non importa, per quest’ultimo l’importante è, quantomeno, contraccambiare in egual misura. L’individuo che ha patito, quindi, ambisce a far provare a colui/colei che l'ha fatto soffrire, la stessa sensazione, in alcuni casi semplicemente per “regolare i conti”, mentre in altri, invece, per fargli comprendere il dolore provato. E’ così che s’innescano una sequela di atteggiamenti caratterizzati da un unico comune denominatore: la ripicca. Questi, a volte, diventano assai difficili da arrestare se si travalica arrivando a ben oltre quella che può essere la legittima reazione della “vittima” divenuta, adesso, “carnefice”. La ripicca altro non è che il piacere cerebrale di conferire, a coloro che precedentemente lo hanno fatto con noi, tormento e sofferenza.

La vendetta, come si suol dire, è un “piatto che va servito freddo” e, volendo fare un paragone calzante, facciamo riferimento al modo in cui agì Edmond Dantès, protagonista del “Il Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas, che, dopo aver subito anni di ingiusta prigionia, si trasformò in spietato giustiziere, vendicandosi, uno alla volta, di tutti coloro che avevano trasformato la sua esistenza in un vero e proprio inferno. Parecchi studiosi di scienze, avendo misurato in laboratorio il livello di attivazione delle aree del cervello interessate, ci insegnano come, durante la progettazione della penitenza per coloro che ci hanno fatto del male, godiamo di un’incredibile sensazione di appagamento e di ricompensa. Ecco perché, in sostanza, ci si vendica. Orbene, è noto come il vendicarsi di un torto subito non è sicuramente la miglior soluzione per risolvere un problema. Procurare, di fatto, del male a chi precedentemente ce lo ha inflitto potrebbe apparire “giusto” secondo la logica “ferita”, ma fare del male è pur sempre una scelta scorretta e che non ci fa di certo onore. Oltretutto, se è vero che “farsi giustizia da soli” è sbagliato, è altrettanto vero che per evitare delle ritorsioni/reazioni sia necessario ricorrere a delle precauzioni creando, magari, la giusta distanza con coloro che, potenzialmente, potrebbero arrecarci del dolore. Ma, certi del fatto che non si possano prevedere tutte le situazioni sgradevoli e che l’effetto sorpresa è sempre dietro l’angolo, sarebbe probabilmente più opportuno adottare, nei confronti dei (sospetti) “cattivi soggetti”, un atteggiamento di assoluta indifferenza. C’è da chiedersi, però, se quest’ultima sia da considerare un’arma sottile o piuttosto solamente un meccanismo di autodifesa che si innesca inconsapevolmente nel momento in cui subiamo un qualsivoglia “attacco”. Ed ecco che quando attraversiamo dei momenti particolari, l’indifferenza è tutto ciò che vorremmo provare anche se si tratta di un atteggiamento tutt’altro che pianificabile atteso che essa sia legata ad uno stato mentale privo di volontà o rifiuto. Di contro, bisogna ammettere che non ci auspicheremmo mai di essere proprio noi a suscitare indifferenza. Anche perché, onestamente, essere indifferenti a qualcuno non è che sia così tanto lusinghiero (ovviamente se questo qualcuno è una persona a cui teniamo per vari motivi). “Indifferenza”, poi, è un termine da impiegare con estrema cautela e che, lungi dall’essere in questa sede un’esortazione a non “guardarsi intorno”, non significa nemmeno non agire dinanzi ad un qualsivoglia problema. Vendetta ed indifferenza sono da considerare, forse, due volti della stessa medaglia essendo, probabilmente, entrambi adoperabili nella medesima circostanza piuttosto che essere intercambiabili. Tuttavia, nel momento in cui la situazione lo dovesse richiedere, ci domandiamo se non sarebbe meglio forse ritornare alle vecchie maniere adottando un pizzico di non curanza o, per voler impiegare un termine più “vintage”, tanta e tant’altra ancora sana strafottenza!

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Catanzaro (RC): il 2 maggio consegnati i premi “Gerbera Gialla 2011” di “Riferimenti”

Saranno consegnati il 2 maggio p.v. al Teatro Politeama di Catanzaro i riconoscimenti "Gerbera Gialla 2011". Il premio "Gerbera Gialla", nato nel 2002 alla morte di Antonio Caponnetto fondatore del Coordinamento "Riferimenti", è destinato a personalità che si sono particolarmente distinte nella lotta alla criminalità organizzata. Nel corso degli anni sono stati premiati magistrati come Grasso, Gratteri, Pignatone, uomini delle forze dell'ordine come Renato Cortese, Gennaro Niglio, giornalisti come Francesco La Licata. Per il 2011 i riconoscimenti andranno: al prefetto Paola Basilone (vice capo della Polizia di Stato), alla d.ssa Luisa Latella (Prefetto di Vibo Valentia), al magistrato Pierpaolo Bruni, al testimone di giustizia Gaetano Saffioti ed al giornalista Arcangelo Badolati.

Al colonnello dei Carabinieri Pasquale Angelosanto (nella foto) e a quello della Finanza Alberto Reda è stato assegnato il premio territoriale Calabria per l'impegno profuso nella lotta alla 'ndrangheta in provincia di Reggio Calabria. La cerimonia di consegna avverrà nel corso del concerto della "Gerbera Gialla" che la Banda Musicale della Polizia di Stato, unitamente al Coordinamento “Riferimenti", dedicherà alla memoria delle vittime delle stragi mafiose di maggio.

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Competizione professionale: arma d’attacco o di difesa?

 altaltMolti ind ividui, soprattutto nell’ambito professionale, avvertono la competizione tra colleghi come un evento pressoché destabilizzante e/o difficile da gestire. Questo perché, sovente, la competizione lavorativa ci induce a screditare gli altri, evidenziandone magari i cosiddetti “punti deboli” e non facendoci invece rendere conto che nello stesso istante in cui si entra in urto con dei colleghi/e non si fa altro che mettere in risalto le proprie incertezze od insicurezze. In altre parole, costoro, per emergere, avvertono la necessità di “aiutarsi” utilizzando, ahiloro, tutt’altro che la propria professionalità ed il proprio sapere come se fosse vera – e non lo è – quell’equazione secondo la quale screditando gli altri automaticamente si accredita se stessi. Allo stesso modo, nel mondo delle professioni di un certo prestigio, accade di assistere a fenomeni di pura emulazione realizzati “ad arte” da chi possiede la presunzione di saper fare meglio e che noi, con non poca audacia, collocheremmo volentieri nella categoria degli “scorretti”. “Scopiazzare” o “emulare”, in tutti i settori considerabili, quindi simulando, altro non è che sinonimo di assenza di estro, di originalità, di capacità proprie.

E’, insomma, la prova schiacciante che si è incapaci di lasciare un’impronta personale nello svolgimento della propria professione. Tale comportamento si potrebbe paragonare al concetto di “concorrenza” che, però, come tutti sappiamo, può essere leale o piuttosto sleale. A noi, volendo utilizzare un termine da social network, “ci piace” la competitività nel senso più agonistico del termine tant’è vero che saremo sempre i primi a raccogliere il “guanto di sfida” chiunque esso lo lanci e da chiunque provenga, ma contrasteremo sempre con vigore tutti coloro che, credendo di essere “the best”, si sentano minimamente autorizzati ad invadere l’altrui campo “rubacchiando” idee e pensieri di qua e di là. Le reazioni conseguenti a situazioni di sfida lavorativa possono poi essere, indubbiamente, aggravate dal grado di stress che accompagna il soggetto “colpito”, provocando frequentemente in quest’ultimo situazioni sgradevoli ed inattese. Tuttavia, è opinione comune che un po’ di sana competizione tra professionisti dello stesso livello possa essere parte integrante del normale svolgimento dell’attività lavorativa ed, anzi, questa potrebbe servire a far crescere la nostra voglia di migliorare. Lo spirito di competizione, in più, se messo in atto con correttezza, potrebbe essere in grado di rappresentare un elemento di confronto leale tra colleghi. Ecco che la presenza di uno o più soggetti che ci “punzecchiano” dal punto di vista professionale, utilizzando questo termine per non voler essere troppo irriverenti, potrebbe servirci da stimolo per dimostrare “sul campo” – perciò ad armi pari – quanto valiamo davvero. C’è da aggiungere poi, che ognuno di noi possiede delle peculiarità caratteriali che non possono essere colte appieno da chi ci circonda e, per tali ragioni, conferiscono al nostro modo di operare una traccia singolare e giammai simile a quella di chiunque altro. Cari lettori, concluderemo questa volta senza alcun riferimento a citazioni d’autore e senza nessun “latinismo”, ma soltanto con la nitidezza di pensiero che ci contraddistingue e che, purtroppo o per fortuna, non può, in alcun modo, essere imitata.

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Reggio Calabria: “Gerbera Gialla 2011” il 14 aprile al Consiglio Regionale

Nell’ambito del progetto “Gerbera Gialla 2011” inserito nell’apposito Protocollo d’Intesa siglato tra il Coordinamento Nazionale Antimafia “Riferimenti” e il Consiglio Regionale della Calabria, il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria dott. Giuseppe Pignatone, incontrerà gli studenti della città inseriti in progetto.  L’iniziativa si svolgerà giovedì 14 aprile alle ore 10:30 presso l’Auditorium “Nicola Calipari” del Consiglio Regionale e vedrà la partecipazione del Presidente del Consiglio Regionale on. Francesco Talarico e della Presidente di “Riferimenti” Adriana Musella.

A mezzogiorno seguirà la conferenza stampa sugli eventi della “Gerbera Gialla” in programma, che apriranno il percorso nazionale e che interesseranno la Calabria il 2 e 3 maggio p.v.. L’incontro del 14 Aprile chiuderà gli appuntamenti curriculari per l’anno scolastico in corso, anticipando la manifestazione regionale della “Gerbera Gialla” prevista per il 3 Maggio, che concluderà il percorso didattico con la partecipazione del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso.

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“I tuoi diritti”, l’informazione indipendente a Reggio Calabria

Una nuova avventura ha inizio oggi. A un anno dall’apertura ufficiale, suggellata da un servizio Rai, della Biblioteca “Migrant Writers”, l’unica in Italia che raccoglie le opere degli scrittori immigrati che hanno scritto in italiano, l’AISF OnLus – Associazione Immigrati Senza Frontiere – di Reggio Calabria, si fa promotrice di una nuova iniziativa. L’instancabile operosità dedicata fino a oggi alle attività di volontariato, formazione e assistenza, si riversa ora sulla esordiente testata giornalistica, di cui l’Associazione è editrice. “I tuoi diritti” è una rivista periodica a cadenza mensile e a distribuzione gratuita, ed è possibile visionarla anche online. Come diceva Arthur Miller “un buon giornale è una nazione che parla a se stessa”. “Senza pretese ma con un forte spirito di servizio, ponendoci a disposizione del lettore-fruitore – afferma il Direttore responsabile Giuseppe Tedesco – cominciamo quello che, almeno nelle nostre intenzioni, vuole essere un viaggio in una particolare e variegata realtà come è proprio quella della città reggina e della sua provincia“. La comunità reggina ha caratteristiche a tratti atipiche e, quindi, necessita di maggiore attenzione su ogni fronte e davanti a ogni tipo di situazione.

“Se Tolstoj ripeteva spesso che per conoscere davvero un paese bisognava visitarne le prigioni – continua il presidente AISF OnLus – noi approviamo le parole di Pavolini che sosteneva, invece, fosse sufficiente (e più agevole) scorrerne i giornali, e siamo persuasi che, in una società che minimamente abbia la pretesa di funzionare, la comunicazione finalizzata al miglioramento della qualità della vita è basilare.“ Ecco uno dei cardini della futura azione di tutti coloro hanno collaborato alla redazione di questo giornale e hanno creduto fermamente nella sua realizzazione. “Chi sarà il nostro lettore noi non lo sappiamo perché non siamo un giornale di parte, e tanto meno di partito, e nemmeno di classi o di ceti. In compenso, sappiamo benissimo chi non lo sarà. Non lo sarà chi dal giornale vuole soltanto la "sensazione" […] Non lo sarà chi crede che un gol di Riva sia più importante di una crisi di governo. E infine non lo sarà chi concepisce il giornale come una fonte inesauribile di scandali fine a se stessi. Di scandali purtroppo la vita del nostro Paese è gremita, e noi non mancheremo di denunciarli […]. Ma non lo faremo per metterci al rimorchio di quella insensata e cupa frenesia di dissoluzione in cui si sfoga un certo qualunquismo, non importa se di destra o di sinistra […] ”. Condividiamo l’affermazione di Indro Montanelli, sciaguratamente tanto attuale oggi quanto al momento della sua stesura nel 1974. “Le righe che il lettore troverà qui – conclude Tedesco – avranno lo scopo precipuo di rendere un servizio al cittadino, informandolo sui suoi diritti di cui spesso neanche lui è a conoscenza. Portatori sani di informazione quindi e, solo, degli interessi di chi avrà la voglia ed il tempo di leggerci”. Per ulteriori informazioni visitate il sito www.ituoidiritti.info, inviate una mail a redazione@ituoidiritti.info o contattate la sede di Via Cardinale Portanova 119, al numero 0965/22478 – Fax 0965/1870455.

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Inquinamento acustico: Reggio non ne è esente

altaltNon c’è dubbio alcuno che il traffico automobilistico della nostra città con i suoi imperanti clacsons potrebbe essere snellito da mirati provvedimenti sempre in fase progettuale o in fieri, ma mai realizzati (riferisce così, infatti, l’ingegnere addetto ai trasporti che sui tavoli  della relativa facoltà universitaria giacciono molti progetti per migliorare la viabilità). In attesa che questo avvenga, abbiamo ripetutamente esposto fuori di casa i lenzuolini di Legambiente e li abbiamo visti diventare già grigi subito dopo qualche giorno. Quindi, pur considerandoci parzialmente salvi dall’inquinamento atmosferico grazie al provvidenziale vento dello Stretto, non possiamo purtroppo dire altrettanto dell’inquinamento acustico. Sembra che questa voce non sia neppure contemplata  fra le priorità della nostra amministrazione e, soprattutto nel centro storico, si agogna la domenica e le altre giornate festive, come anche il silente mese di agosto, per godere di un legittimo silenzio. Si potrà obiettare che il problema non è solo reggino, ma della maggioranza delle città che in nome del “ progresso”  subiscono molteplici effetti collaterali.

Il vero progresso, comunque, non può essere disgiunto dalla compatibilità ambientale e non occorrono gli ingenti capitali di cui dispongono le mega-metropoli per attuare sic et simpliciter dei rimedi anche nella nostra città. Quali? E’ presto detto (a cui, purtroppo, non corrisponde un altrettanto presto fatto): fare operare, per esempio, gli autocarri della nettezza urbana sempre allo stesso orario e possibilmente non nel cuore della notte ed attuare un minimo di sorveglianza per quegli esercizi notturni (bar, paninoteche,tavole calde, ristoranti,ecc.) che non rispettano i legali orari di chiusura arrecando disturbo sia direttamente con musica ad altissimo volume, ma anche indirettamente. Infatti, la maggior parte di essi, situati nel centro storico, non disponendo di ampi locali attrezzati per ospitare la clientela all’interno, diventano la base di appoggio per gli avventori che si riversano nella strada assordando i residenti con schiamazzi ed urla, quando non con chitarre e traballanti cori perforanti negli acuti. Come se non bastasse, giunto l’orario (facoltativo) di chiusura, c’è la raccolta da parte dei gestori dell’innumerevole numero di bottiglie e lattine che vengono scaricati in un colpo solo (manco a dirlo) nei bidoni dell’immondizia. Rumori assordanti che distruggono il nostro udito di giorno e il nostro sistema nervoso di notte. La soglia di rischio è di 80 decibel, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda di rimanere al di sotto dei 65 di giorno e dei 55 di notte e in Italia raggiungiamo in media i 70 decibel di giorno e i 65 di notte. Martelli pneumatici e motociclette causano danni psico-fisici tantoché, secondo recenti sondaggi, un italiano su dieci soffre di ipertensione, alterata frequenza cardiaca, ansia e insonnia proprio a causa dei rumori molesti, perché secondo reiterati studi scientifici il traffico intenso interessa meno l’orecchio di quanto causi  disturbi emotivi (il CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche – ha evidenziato aumento dell’aggressività sugli animali usati come cavie quando questi venivano sottoposti a una forte stimolazione da eccessivo rumore). Per non parlare di gastrite, inappetenza e interferenze sulla fase rem del sonno, cioè quella onirica. Dovremmo munire le nostre case di pannelli di sughero spessi almeno 2 cm  collocati nelle pareti e nel soffitto per evitare di acuire malattie già preesistenti tipo per esempio l’acufene. In pratica, dobbiamo fare i conti con un vocabolo di nuova coniazione, la socioacusia, cioè il danno da esposizione che è la causa principale della presbioacusia. Intanto la competenza sull’inquinamento acustico scivola dallo Stato alle Regioni, dalle Province ai Comuni. Lo Stato stabilisce i limiti acustici per le varie sorgenti di rumore, le regioni stabiliscono i criteri per far rispettare i limiti ed ai Comuni (solo 543 su 8100 ne hanno fatto ricorso) spetta il compito, completamente inevaso, di farli rispettare con il Piano di Zonizzazione acustica secondo un decreto ministeriale del 14 novembre 1997. Questo contempla una divisione del territorio dalle zone a maggior tutela, come ospedali, scuole (quelle più esposte ai rumori hanno totalizzato una ingente difficoltà di apprendimento degli alunni), residenze per anziani e quelle zone prive di insediamenti abitativi. Le zone intorno agli ospedali dovrebbero, per esempio, essere dotate di asfalti fonoassorbenti e di barriere antirumore assorbenti o riproducenti una copertura tipo galleria. Non venendo preso in considerazione il monitoraggio di alcune zone critiche, occorre pertanto che siano i cittadini a segnalare situazioni di disturbo. Pervenuta la segnalazione, il Comune dovrebbe fare l’accertamento con i fonometri per verbalizzare se il rumore supera la soglia di tollerabilità e,in caso positivo, non solo infliggere una pena pecuniaria al responsabile, ma anche stabilire che questi provveda al più presto e in modo definitivo all’eliminazione della fonte di eccessivo rumore. Purtroppo le norme sulla limitazione dei rumori prevedono modeste multe e, quel che è peggio, raramente trovano l’appoggio della classe politica. In varie parti d’Italia sono perciò sorti Comitati Antirumore composti dai cittadini che si fanno portavoce presso le sedi competenti dei singoli problemi. Niente di più semplice perché ovviamente l’inquinamento acustico viene avvertito dalla popolazione molto più di quello atmosferico: il fastidio con relativo disagio fisico e al contempo psicologico vengono percepiti all’istante con conseguenze subito riscontrabili. Comunque continuano a sussistere notevoli differenze nella sensibilità al problema. In Europa, per esempio, si attribuisce il danno da rumore all’energia emessa dalla sorgente, mentre in America, addirittura, lo si attribuisce al livello di sensazione percepita. E nella nostra città? Molti Reggini lamentano che, avendo chiamato più volte le forze dell’ordine nelle ore notturne per far cessare rumori molesti e intervenute queste tempestivamente, i rumori si affievolivano temporaneamente per poi ricominciare la sera stessa o in quelle successive. Ai malcapitati abitanti non è rimasto altro da fare che ricorrere alle aule di giustizia sobbarcandosi gli oneri delle varie spese processuali. In attesa della sentenza avevano, altresì, escogitato di ricorrere a infissi  con doppi vetri per l’isolamento acustico. Inutile dire che alcuni di loro hanno dovuto rinunciare a quella sembrata a priori una brillante idea, per ovvi motivi di bilancio familiare continuando a logorarsi i nervi non tutelati in alcun modo da opportune norme comunali. Risalendo la penisola è di pochi mesi fa una sentenza che a Roma ha condannato il proprietario di un locale ritenuto responsabile anche dei rumori di motorini e degli schiamazzi provenienti dalla strada antistante il locale stesso. Verrebbe quindi da far presente ai nostri amministratori che al centro di Reggio non ci sono solamente esercizi commerciali, musei o quant’altro e che, nonostante la presunta vocazione turistica della città, non possiamo trasformare un’intera zona in un parco divertimenti. Non possiamo, altresì, sorvolare sulle gare pirotecniche sul Lungomare (botti che scuotono i vetri delle finestre) sempre e solo dopo orari canonici mentre tra le priorità dovrebbe esserci quella di salvaguardare in tutti i modi  le famiglie che hanno il diritto di poter vivere in  tranquillità. Non occorre comunque leggere le più recenti norme in materia di tutela ambientale per mettere in pratica accorgimenti lapalissiani. Perfino i Sabini nel 600 a.C. allontanavano la lavorazione dei metalli dai centri cittadini e la confinavano dove non arrecasse disturbo. E ricordiamo, infine, con Ludwig van Beethoven che la “tranquillità e libertà sono i beni maggiori” e con Jean- Baptiste Lacordaire che “la libertà è il diritto di fare quel che non danneggia gli altri”.

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Ipocrisia ed incoerenza: un’ “alchimia” tutta da schivare

altaltIl nostro intento è quello di voler azzardare, dando una nostra definizione al termine “ipocrisia”. Ci proveremo da subito dicendo che, essa, si potrebbe identificare con l’attitudine, presente in ognuno di noi, a simulare buoni sentimenti ed intenzioni lodevoli allo scopo, becero, di ingannare qualcuno. Fermamente convinti che, sovente, l’atto d’essere se stessi, non paghi, il tema “ipocrisia ”, nella sua ovvietà e nel suo più tipico concetto, va trattato con ampia lealtà, premettendo che originariamente tale termine veniva ricondotto all’azione di un attore che, una volta appresa l’arte teatrale, portava in giro per il mondo storie inverosimili di sciagure e di sventure, in modo da interessare gli uditori che, all’epoca, com’è noto, non possedevano altri “canali mediatici”. Certamente, oggi, quando si parla di ipocrisia ci si riferisce alla naturale predisposizione dell’uomo ad ingannare. Il mondo occidentale è, come noto, un mondo lezioso, nel quale si fa di tutto per piacere a chi ci circonda; in tal modo non si fa altro che alimentare comportamenti pregni di incoerenze ed ipocrisie.

Sappiamo già che la prima reazione a tale nostra asserzione sarà quella di risultare faziosi e provocatori. Ma, ammettiamo da subito, si tratta proprio di ciò che desideriamo suscitare! Ci si è mai chiesti, ad esempio, se siamo davvero in grado di non cadere mai in contraddizioni tra parole e fatti? Ahinoi, sarà capitato un po’ a tutti di attuare comportamenti contraddittori ed incoerenti. E, solitamente, chi è incoerente è altresì ipocrita. Diciamo pure che, queste due sfaccettature del modo di agire di molti, fondano le loro radici in un feeling “tutto da evitare”; una strana sintonia che li rende l’una dipendente dall’altra. L’ipocrisia, il moralismo, l’incoerenza, rappresentano tutto ciò che, noi, con animo “liberista”, contrastiamo con fermezza in quanto legati ad un modus vivendi che mette in evidenza soltanto l’atto vile di un animo inadeguato a manifestare le proprie idee, il proprio pensiero. Ordunque, cosa si può fare se, però, si fa parte di quella minoranza che non ha nulla a che vedere con la falsità e la scorrettezza? O meglio, come riuscire nell’arduo compito di rimanere indenni da quello che si potrebbe tranquillamente definire come un "circolo vizioso"? Innanzitutto, potremmo cominciare col pensare al modo in cui emergere all’interno di un qualunque contesto senza l’affanno di "dover", al fine di raggiungere il proprio scopo, necessariamente screditare o infangare chi si frappone tra noi e l’obiettivo da raggiungere. E qui ci aspettiamo, da parte vostra, un’esclamazione di tipo corale del tipo “Facile scrivere tali banali ovvietà”, oppure “Vorrei vedere te!”, o ancor'anche “Non si deve generalizzare, perché non siamo tutti uguali”. Esatto. Non siamo tutti uguali ed è proprio questa perifrasi che ci porterà al passo successivo: quello di rimanere sempre in linea con le nostre idee, eludendo dunque l’assillo del dover apparire come “gli altri” vorrebbero che fossimo. Ed ancora, abbiamo mai considerato il fatto che essere commedianti e/o “doppioni”, alla lunga ci possa “affaticare”? Si, perché con tale condotta non si fa altro che ostentare mostrando il contrario di ciò che in realtà si è. Risultato? Stanchezza mentale, stress, esaurimento. Orbene, volendo fare un ragionamento di tipo opportunistico, ci converrebbe forse, cercare di non esagerare con le falsità, sostituendole “al bisogno” ad esempio, con un pizzico di diplomazia. Non a caso quest’ultima virtù, viene spesso utilizzata, come una vera e propria “arte”, da chi della diplomazia (o, fors’anche, demagogia) ne ha fatto un’arma a proprio vantaggio e cioè dai politici. Ciò non significa, che non esitano politici che raccontano mere falsità! Anzi! Volendo fare sull’argomento trattato un’ulteriore analisi “costi-benefici”, ci si può rendere agevolmente conto di come l’utilità che si raggiunge “fregando il prossimo”, sia paragonabile alla curva di Laffer (curva che in economia, per la sua forma, viene denominata anche “a campana”). Ovvero, il beneficio dell’ipocrita cresce fino ad un punto massimo fino a quando, raggiunto quest’ultimo, inizia a decrescere vorticosamente. Allora, senza troppi giri di parole, vi lasciamo con una citazione di John Fitzgerald Kennedy il quale sosteneva che ”Il massimo della stupidità si raggiunge non tanto ingannando gli altri ma sé stessi, sapendolo. Si può ingannare tutti una volta, qualcuno qualche volta, mai tutti per sempre.” Dunque, “svegliamoci”, dando ampio spazio a noi stessi e liberandoci dai fantasmi di chi potrebbe essere migliore di noi e che, forse, migliore di noi non lo è affatto.

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L’ “Antimafia Day” di “Riferimenti” approda a Verona

Approda a Verona l'Antimafia Day, intere giornate dedicate al tema della lotta alla criminalità organizzata. E' questa un'iniziativa del Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti" inserita nel progetto "Gerbera Gialla 2011"che, in collaborazione con il Ministero dell' Istruzione, tende a promuovere su tutto il territorio nazionale la cultura dei diritti e la sensibilizzazione all'impegno antimafia. Recenti indagini ed arresti hanno dimostrato quanto sia radicata al Nord la criminalità organizzata, in special modo 'ndrangheta. Se la mafia ha la sua testa al Sud, è vero anche che predilige concludere  affari nelle regioni del Nord; da questo l'esigenza di produrre informazione e sensibilizzazione in materia su tutto il territorio nazionale.

Venerdì 8 aprile due iniziative vedranno coinvolti al mattino gli studenti veronesi presso il polo universitario "Zanotto" ed al pomeriggio gli adulti nell’aula consiliare del Comune di Verona. Ospiti partecipanti saranno: Michele Prestipino (Procuratore Aggiunto della Repubblica di Reggio Calabria), Renato Cortese (Capo della Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria), Arcangelo Badolati (giornalista e scrittore autore di numerosi saggi sul fenomeno 'ndrangheta), Gaetano Saffioti (testimone di giustizia), Adriana Musella (presidente del coordinamento nazionale antimafia "Riferimenti") ed Andrea Bolla (Presidente dell'Associazione Industriali di Verona). Agli studenti si parlerà di mafia al nord ma si mostrerà anche il video originale della cattura di Bernardo Provenzano (di cui Prestipino e Cortese sono stati gli artefici). Nel pomeriggio, invece, un confronto con la politica e con gli industriali sulle connivenze, infiltrazioni e sui fenomeni del racket e dell'usura in città. L'evento è organizzato in collaborazione con il Comune di Verona.

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“Riferimenti”: il 4 ed il 5 aprile l’incontro con gli studenti a Cosenza e Rogliano (CS)

Nell'ambito del Protocollo d'Intesa siglato tra il Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti" e il Consiglio Regionale della Calabria continua il Progetto “Gerbera Gialla 2011” e le iniziative dell’Antimafia Day nelle scuole della Calabria. Sono queste intere giornate dedicate alle scuole della regione sul  tema della lotta alla mafia, che coinvolgono sia gli studenti che gli adulti. E’ una no-stop in cui si alternano mattina  e pomeriggio nelle scuole  rappresentanti istituzionali e testimoni. L’Antimafia Day fa tappa a Cosenza nei giorni 4 aprile al Liceo Scientifico “E. Fermi” e il 5 aprile all’Istituto d’Istruzione Superiore “A. Guarasci” di Rogliano.

Il programma prevede una due giorni coordinata  dai giornalisti Annamaria Terremoto, Arcangelo Badolati e Attilio Sabato. Lunedì 4 Aprile ore 10:30 presso il Liceo S. ”E. Fermi” incontro con gli studenti al quale interverranno il Generale Adelmo Lusi Comandante Regionale dell’Arma dei Carabinieri, il dott. Vincenzo Luberto, e Adriana Musella presidente di “Riferimenti” Coordinamento Nazionale Antimafia. Nel pomeriggio invece, alle 16:30, il Prefetto di Cosenza dott. Raffaele Cannizzaro e il Questore di Cosenza Dott. Alfredo Anzalone incontreranno le famiglie in un appuntamento riservato agli adulti. Il 5 aprile alle ore 10:30all’Istituto “A. Guarasci” di Rogliano, invece, sarà di scena il magistrato Eugenio Facciolla.

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Diversità

altQualche tempo fa ha attirato la mia attenzione un trafiletto di giornale, all’apparenza marginale e “innocuo” come spesso lo sono le notizie a latere, rivelatosi invece, ad una più attenta analisi, tutt’altro che insignificante e scontato. In breve la notizia  evidenziava che a Roma in un negozio di via Borgo Santo Spirito, a due passi da San Pietro, era entrata  una clochard e, fin qui, nulla di strano. Prima però che il personale addetto all’esercizio se ne rendesse conto, si era comodamente messa a dormire in vetrina. La titolare del negozio aveva provato a farla uscire senza ottenere risultati e quindi si era decisa a chiamare la polizia. Solo l’intervento degli agenti era riuscito a sortire l’esito sperato. Come scrisse Torquato Tasso nella “Gerusalemme liberata”: “E’ il sonno, ozio de l’alme, oblìo de’ mali” e come ha detto un grande psicologo americano, S. Asch,: “Noi cerchiamo la compagnia degli altri… perché cerchiamo di metterci in rapporto significativo con il mondo che ci circonda… Il bisogno di comunicare con gli altri, di parlare, di divertirsi con loro e di partecipare le nostre impressioni è reale ed imperioso come la fame e la sete”.

E non consideriamo inoltre le varie leggende metropolitane i cui protagonisti sono quei barboni che  dimorano a lungo nello stesso luogo e, loro malgrado, diventano, prima nei pettegolezzi di qualcuno e poi nell’immaginario collettivo, dei veri e propri nababbi con tanto di case a iosa e di ingenti patrimoni bancari. Il pregiudizio e l’intolleranza, quand’anche non si trasformino in scherno, tendono a stabilire una mortificante gerarchia tra gli uomini. Basterebbe un sorriso, un gesto di comprensione o un’elemosina non gettata in tutta fretta per porre riparo a tanti disagi e alla vera povertà costituita sopratutto dalla solitudine. Parecchi anni fa, un noto giornalista della R.A.I., Paolo Frajese, si travestì da barbone e incominciò a chiedere l’elemosina per potere filmare le reazioni della gente che gli si avvicinava. Nessuno lo riconobbe, molti lo schivarono, alcuni gli diedero qualche spicciolo e forse uno soltanto si fermò a parlare con lui. E gli esempi potrebbero continuare all’ infinito. A tal proposito mi sovviene alla mente un episodio occorso ad una mia amica nella civilissima Milano. Mentre si recava su un mezzo pubblico presso la scuola in cui era insegnante, colta da malore, non è stata soccorsa da alcun passeggero. Tutti probabilmente timorosi di dover toccare una drogata (nonostante l’ineccepibile aspetto della signora), rimasero inchiodati ai loro posti finché un volenteroso non si prese la briga di cercare nella borsa della malcapitata i documenti che, attestanti generalità e professione, tranquillizzarono (chissà poi per quale distorta interpretazione della realtà) i presenti. Solo a quel punto i terrorizzati samaritani l’aiutarono ad alzarsi non tenendo conto per loro magnanimità che la stessa aveva anche l’aggravante di essere di Reggio Calabria. La diversità ci incute paura, non vogliamo avvicinarci agli alcolizzati o ai drogati, ma ipocritamente li vorremmo guariti. Vogliamo solo sottolineare che, al di là del credo religioso e dei propri principi etici, tutti siamo chiamati, prima o poi, a confrontarci con un forestiero o ad esserlo noi stessi. E per forestiero intendiamo, nel senso strettamente etimologico del termine, colui che viene da fuori o è fuori sia dalla cosiddetta normalità sia  da rigidi schemi che imprigionano la società il cui grado di civiltà peraltro si misura anche dalla solidarietà dimostrata a chi è più sfortunato e vive lontano da casa e dagli affetti più cari. In antropologia culturale, che  studia anche l’evoluzione dei vari gruppi umani, si definisce “etnocentrismo” l’atteggiamento di chi giudica gli altri gruppi etnici in base alla propria cultura ed ai valori che da essa derivano. Da ciò, per estensione, nasce la “paura del diverso”, un vero e proprio senso di smarrimento che coglie chi si relaziona con atteggiamenti o culture diverse dai propri. Il discorso si potrebbe senza alcuno sforzo estendere agli emigranti che pullulano nelle nostre città. I più sensibili dovremmo essere proprio noi Calabresi che fino a poco tempo fa emigravamo in massa in Alta Italia per trovare lavoro  e venivamo quasi sempre trattati in malo modo. Aggiungerei a tal proposito che purtroppo la discriminazione si perpetua tutt’oggi perché non è cosa rara che qualificatissimi ragazzi del Sud, già convocati da aziende del Nord proprio per i loro eccellenti curricula, si vedano letteralmente sbattere le porte in faccia allorquando declinano la loro provenienza geografica ( la Benetton ne è stata lampante esempio) Ci pare altresì giusto sottolineare che le suddette aziende dichiarano come loro responsabilità sociale quella di aiutare le popolazioni africane con campagne ad hoc (senza alcun dubbio perché queste hanno un immediato riscontro pubblicitario). “Siamo veramente tutti uguali, lo giuro”, è quanto dichiara Luigi Luca Cavalli-Sforza, genetista di fama mondiale e dal 1992 Professore Emerito di genetica all’Università di Stanford in California, il quale ha dedicato tutta la vita a ricostruire la mappa storico- geografica delle popolazioni per precisare le vie lungo le quali sono avvenute le migrazioni umane. Il risultato è la verità, ormai incontrovertibile, che le razze umane non esistono e che la distinzione era esclusivamente basata sulle caratteristiche estetiche e non su quelle genetiche, le uniche che potrebbero evidenziare delle diversità. I geni dei fenotipi sono quindi variati esclusivamente in risposta all’ambiente e al clima come hanno dimostrato le recenti ricerche sul DNA e sul genoma umano. Quindi, crollato per questi recenti studi il “mito della razza”,  vengono meno le teorie razziali genitrici irrazionali e giustificatrici di tante sanguinose guerre avvenute in realtà solo per l’odio verso il “diverso” e il folle desiderio di alcuni  popoli di imporre l’egemonia sugli altri. E’ più giusto quindi parlare di etnie diverse solo ad evidenziare l’importanza delle diversità culturali sedimentate durante i percorsi storici dei popoli. Nonostante la rivoluzione digitale abbia reso il mondo un “villaggio globale”e abbia quindi contribuito ad avvicinare tutti i popoli, rimane imperante la paura del diverso “Le cose ignote fanno più paura che le conosciute” scrisse Giacomo Leopardi e “la sola cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa” secondo Franklin Delano Roosevelt. L’incontro con il diverso dovrebbe essere un fattore di arricchimento e non di disprezzo dell’altro, in particolar modo di coloro che si incontrano tutti i giorni. In questa direzione è nata e almeno teoricamente si va affermando una nuova concezione della democrazia in cui la differenza pluriculturale è considerata un valore. La stessa storia infatti ci indica come esempi di società dinamiche quelle in cui si è verificato l’incontro di più culture: l’antica Roma, per esempio, crogiuolo di etnie provenienti da tutte le sue province e oggi, per eccellenza, la società americana dove l’accelerazione del progresso è stata favorita dalla mescolanza di tante genti  sopraggiunte  attraverso le ondate migratorie. Non dovrebbe essere poi tanto difficile mettere in pratica il principio cristiano dell’accoglienza visto che l’intelletto umano è naturalmente pieno di curiosità per tutto ciò che è nuovo e sottolineiamo “diverso”.

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Egoismo: modalità d’uso

Sin da bambini, ci viene quasi imposto il concetto del “prima il dovere e poi il piacere”. In tal modo, però, non si fa altro che dare maggiore importanza alle rinunce rispetto alle gioie, incanalandoci così a non seguire il nostro istinto ed a reprimere le nostre emozioni. Ed impariamo, sempre in base a ciò che ci è stato inculcato come ci sia “quello che si fa e quello che non si fa” secondo delle regole non scritte ma che si tramandano nel tempo. Purtroppo, tale tipo di moralità che la famiglia, la scuola e la società ci propinano tende solamente ad omologarci facendoci addirittura sopprimere l’unicità e il talento che contraddistingue ogni individuo. Oltretutto, c’è da dire che, per esempio, genitori troppo apprensivi non aiutano i propri figli a crescere, ma al contrario, li caricano di ansie e di paure che, nel tempo, possono sfociare in ansia, attacchi di panico, anoressia, tutti disturbi legati alla necessità di affetto ed a “vuoti” da colmare; e tutto ciò si verifica, probabilmente, per il non aver avuto la forza di agire con la propria testa ma “violentando” la propria indole.

Il dover poi, necessariamente, “marchiare” come presuntuoso e vanitoso chi si piace e sta bene con se stesso, è indice di come la nostra società sia protesa verso modelli di falsa modestia nei quali pensare prima a se stessi viene ritenuto un becero atto di egoismo. Ma quest’ultimo non è certo da associare a coloro che, non preoccupandosi delle aspettative altrui, seguono la propria strada, nonché la propria identità. Si può, invece, utilizzare il termine “egoismo” qualora, cercando un qualsivoglia successo personale, si danneggino spietatamente altre persone. Quante volte negli anni, abbiamo ascoltato frasi del tipo “Non puoi amare gli altri se non ami prima te stesso”. Vero! Tuttavia, che genere di amore possiamo donare se siamo individui che hanno soffocato nel tempo la vera essenza del loro modo di essere? Talvolta, poi, vengono dispensati  dei consigli che, pur essendo espressi “a fin di bene”, rischiano di comportare disorientamento nonché allontanamento dal centro del nostro “io”. Ne consegue che, anche a costo di risultare cinici, dobbiamo liberare il nostro reale modo di essere, manifestando appieno la nostra unicità, facendo ciò che desideriamo fare, ciò che ci fa stare bene e non curandoci troppo delle apparenze. In più, resistere alle nostre reali passioni e ai nostri reali desideri al fine di risultare più gradevoli agli altri, ci crea inevitabilmente sofferenza. Preferendo, infatti, di soddisfare delle aspettative che non sono nostre pur di non dispiacere o per assecondare qualcuno, non facciamo altro che minare il nostro spazio vitale. Ci siamo mai chiesti perché, per ognuno di noi, sia così essenziale ottenere il consenso di chi ci circonda? E perché si cade nei sensi di colpa, qualora non agissimo come qualcuno a noi vicino desidererebbe? A questi quesiti, istintivamente, ci verrà da rispondere con frasi del tipo: “Ma quando mai? Io faccio sempre di testa mia!” In verità, se ci fermassimo un istante a riflettere, ci renderemmo conto di come quanto detto non corrisponda sempre alla realtà. Spesso, difatti, anche chi vanta di possedere una spiccata personalità, agisce per far “piacere” agli altri, mettendo in secondo piano la propria individualità. Ma tutti noi sappiamo bene quanto sia sbagliato ostacolare le nostre passioni o sentirci in colpa quando le esperimentiamo. Uscire dalla “gabbia d’oro” che le istituzioni ci impongono è di vitale importanza per riuscire a realizzare i propri reali desideri ed orientarci verso tutto ciò che per noi stessi sia la strada giusta. Come scrive il grande Oscar Wilde “L'egoismo non consiste nel vivere secondo i propri desideri, ma nel pretendere che gli altri vivano nel modo che noi vogliamo. L'altruismo consiste nel vivere e lasciar vivere”. Ricordandoci che gli altri ci danno dell’egoista nel momento in cui non realizziamo un loro desiderio, possiamo affermare che un pizzico di “sano egoismo” serve a farci capire chi siamo veramente, a misurarci per arrivare in profondità e capire in realtà quanto valiamo. In sostanza, il “sano egoismo” di cui parliamo non è prevaricazione, ma molto più semplicemente un’ “autogratificazione terapeutica” che non nuoce ad alcuno e giova a noi stessi. E voi, cari lettori, cosa ne pensate? Meglio agire con un atteggiamento pregno di perbenismo al fine di salvaguardare la tanto importante apparenza? O, fors’anche, è meglio essere etichettati come “egoisti” assecondando, però, il nostro “trend” naturale?

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Lamezia Terme (CZ): ieri il meeting della gioventù “Next, epidemia giovanile”

altaltLavoro, imprenditoria giovanile e patrimonio storico culturale. I giovani calabresi sembrano avere le idee chiare verso quale rotta indirizzare la politica regionale. Questo è quanto emerso al Meeting della Gioventù tenutosi sabato mattina a Lamezia Terme in un Centro Agroalimentare gremito da circa diecimila ragazzi, provenienti da tutta la Calabria per confrontarsi col Governatore Giuseppe Scopelliti. Un evento che conferma il successo dell’anno precedente aprendo la seconda edizione con una novità. Migliaia di ragazzi, tra i 15 ed i 35 anni, attraverso una forma di democrazia diretta hanno potuto votare le priorità dell’azione di governo su alcuni progetti che la Regione si impegnerà a finanziare. Una partecipazione attiva che spiega il titolo della manifestazione “Next – Epidemia Giovanile”, il cui significato, come dichiarato dallo stesso Governatore, vuole rappresentare una contaminazione positiva di idee e programmi per il futuro.

Un’apertura dell’evento improntata sull’esibizione di un’orchestra di giovani musicisti diretti dal maestro Roberto Caridi. A seguire le performance del duetto Misefari-Battaglia e del comico Gennaro Calabrese. A condurre il lavori del meeting sul palco il noto conduttore televisivo Francesco Facchinetti affiancato dallo speaker radiofonico Angelo Baiguini. Numerose le scuole che hanno preso parte alla manifestazione. Agli alunni presenti sono stati illustrati da subito gli impegni della Regione in tema di politiche giovanili (lavoro e occupazione, scuola, università e cultura), sui quali i ragazzi con un particolare sistema di voto ha potuto esprimere le loro priorità di intervento sul territorio. Al voto si è registrata una netta prevalenza femminile col 69% rispetto al 31% maschile. In relazione invece all’età dei votanti ha dominato col 62% la fascia di ragazzi compresa tra i 15 e 18 anni. I risultati ottenuti in tempo reale hanno chiaramente confermato in primis l’esigenza giovanile, col 52% dei votanti, di ottenere diversificati sbocchi lavorativi e maggiori opportunità imprenditoriali. Seguito da un 28% di coloro che hanno chiesto maggiori interventi per scuola e università. Il secondo blocco di domande ha messo in luce la necessità per i ragazzi (33%) di un maggiore intervento della politica regionale a sostegno di percorsi formativi e scolastici per accedere rapidamente al mondo del lavoro. Mentre col 26% ed il 22% è stata chiesta rispettivamente una migliore valorizzazione di giovani laureati (borse di studio, dottorati, master, ecc.), e una serie di incentivi a coloro che intendono intraprendere la strada dell’imprenditoria. Il terzo ed ultimo blocco di domande ha evidenziato infine il desiderio tra i giovani (40%) di incentivare la conoscenza del patrimonio storico-culturale della Calabria. Mentre per il 30% dei votanti resta una priorità le misure indirizzate a diffondere sul territorio una cultura della legalità. La mattinata si è poi conclusa con l’intervento del Governatore Giuseppe Scopelliti che ha commentato con soddisfazione la partecipazione dei giovani presenti, dichiarando che “si deve instaurare per tutti i giovani calabresi un nuovo modello culturale, creando un rapporto intenso e costante con loro, poiché essi rappresenteranno la Calabria del futuro ed è giusto che diventino realmente protagonisti nella vita della regione e artefici del proprio futuro”.

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“Riferimenti”: il 3 maggio la “Maratona Antimafia”

Nell'ambito della giornata della "Gerbera Gialla 2011" organizzata dal Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti",istituzionalizzata come Giornata Regionale Antimafia e prevista per il 3 Maggio p.v. a Reggio Calabria con la partecipazione del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, si comunica che sono aperte le iscrizioni per la maratona contro la mafia che si correrà dal rione Archi attraversando le vie del Centro di Reggio.

Tutti potranno comunicare la propria adesione a correre contro la mia mafia  tutte le mattine dalle 9:00 alle 13:00 alla sede di "Riferimenti" in Via XXV Luglio 1/A, al numero di telefono 0965-312841 o all'indirizzo e-mail segreteria@riferimenti.org.

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Stati d’animo

altaltVi sono giorni in cui veniamo completamente travolti da mille stati d’animo, spesso contrastanti, che rimbalzano e si alternano dentro di noi all’impazzata e senza un’apparente motivazione. Riflettendo, ci si può render conto di come quasi tutto ciò che desideriamo, sia strettamente collegato ad un qualcosa che si definisce, appunto, “stato d'animo”. E così che, alternandosi, confusione, depressione, paura, inquietudine, nostalgia, frustrazione ma anche fiducia in se stessi, forza interiore, estasi, ci pervadono condizionando spesso, i nostri comportamenti. Alcuni stati d’animo, come ad esempio la depressione e la paura, potremmo definirli come “paralizzanti”, in quanto difficili da governare. Di sicuro, chi si trova in un simile stato non ha cognizione di come poter affrontare ed allontanare i cosiddetti “cattivi pensieri”. Ne deriva che il nostro modo di fare rispecchia perfettamente il nostro stato d’animo.

Difatti, a qualunque emozione, di qualsiasi natura essa sia, reagiamo osservando ed affrontando la vita in maniera più o meno ottimistica. Gli stati d’animo sono, come molti studiosi sostengono, tutto ciò di cui prendiamo coscienza quando usciamo dai nostri automatismi quotidiani e ci lasciamo andare all’osservazione di quanto accade dentro di noi. Si, perché, guardarsi dentro è per molti un’impresa ardua. Ma l’interrogativo è: gli stati d’animo descrivono ciò che abbiamo vissuto o ciò che vorremmo vivere? Cari lettori, è difficile dare una risposta indiscutibile a questa domanda. E’ indubbio, però, che spesso il cosiddetto “magone” irrompe in noi nel momento in cui non si riesce a raggiungere un sogno o, comunque, quando un obiettivo cui si ambisce ci scivola tra le dita per una causa qualunque. E poi, chi potrebbe dire di non essere mai stato attraversato da quella strana forma di malinconia di cui non se ne conosce, e di cui probabilmente mai se ne conoscerà, la vera origine? Ecco perché è fondamentale riconoscere, gestire ed affrontare gli stati d’animo negativi, proprio allo scopo di poterli mutare. In realtà, c’è da dire che spesso colleghiamo e confondiamo i sogni con i bisogni materiali (ad es. avere una bella casa, la moto, l’iPhone o altro ancora). In tal modo non facciamo altro che alimentare, nel caso in cui non dovessimo riuscire ad ottenere ciò che desideriamo, inquietudine e tristezza per il mancato raggiungimento dell’obiettivo prefissatoci. Forse, tutto andrebbe collegato a questo mondo “di plastica”, dove tutto sembra confezionato alla perfezione, dove in ogni campo c’è un iter preconfezionato o predeterminato da seguire e perseguire. Ed ancora, all’aver smesso di sognare l’accessibile, al voler ad ogni costo inseguire ciò che per gli altri è giusto, alle inutili apparenze. Facciamo, infatti, spesso e volentieri confusione  tra ciò che servirebbe a saziare la nostra anima e tutto ciò che, invece, ha a che vedere con i bisogni materiali. Quanto detto, non vuole atteggiarsi, ne essere scambiata con “la ricetta” del giusto modo di porsi gli obiettivi da perseguire, ma piuttosto un modo per rammentare ad ognuno di noi, che forse gli stati d’animo nonché l’umore, dipendono dal nostro modo di affrontare gli eventi, positivi e negativi, della vita. Lasciare spazio alla libera immaginazione, alla magia, alla profondità dell’anima, invece di barricarci nelle granitiche leggi del raziocinio, ecco ciò che servirebbe ad innescare quegli stati d’animo che noi tutti vorremmo provare. Quel “batticuore” per una gioia improvvisa, il godere di una sorpresa inaspettata, l’emozione nel guardare dentro gli occhi di chi si ama, il rendersi conto di valere tanto e di non voler sprecare neppure un istante della propria vita dietro inutili utopie. Quest’ultima, per inciso, regola fondamentale. Come scriveva Ludovico Geymonat “L’amore e la morte hanno (…) in comune quello stato d’animo di ebrezza per cui l’individuo rinuncia totalmente a voler apparire ciò che non è e, quindi, comprende l’inutilità di persistere nella finzione e nella vanità di ogni giudizio che non sia fondato sulla pura realtà”. In altre parole, riuscire nell’impresa di rimanere se stessi è sempre la strada migliore da percorrere al fine di alimentare deliziosi stati d’animo nei quali tuffarci, magari stanchi dopo una giornata di lavoro intenso, e dai quali farci piacevolmente coccolare.

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