Tradire

altaltalt“Tradire”. Questo sembra essere diventato il nostro hobby preferito: tradire il partner, tradire gli amici, tradire i propri affetti e, perché no, tradire persino anche noi stessi! Solitamente, quando si affronta l’argomento siamo, o tendiamo ad apparire agli altri, tutti come “Santi discesi dal Paradiso”, si tende, cioè, a nascondere ed, a volte soffocare, la nostra potenziale indole al “tradimento”. Ma chi di noi potrebbe sostenere di non aver mai, nell’arco della propria vita, “messo in piedi” anche solo un piccolo tradimento o, comunque, qualcosa di pressoché simile? Orbene, in questa sede, non ci occuperemo dei “traditi” com’è quasi usuale consuetudine, ma dei “traditori” e, più precisamente, di come si possa sentire chi tradisce un amore, un amico, chiunque altro. Diciamo pure che spesso i “traditori” vengono definiti come i “senza cuore” della situazione, ma in realtà crediamo che alla base di un tradimento in generale ci sia quasi sempre un’insaziabile necessità di conferme nonché, al contrario di ciò che naturalmente si è portati a pensare di un traditore, tanta fragilità.

Il termine “tradimento” deriva dal latino “tradere”, che significa “dare, affidare, consegnare”. In generale, indica il venir meno alla fiducia che qualcuno ha riposto in noi, in altre parole è un venir meno alle aspettative di qualcuno nei nostri confronti. Esistono varie forme di “tradimento” che, eventualmente, possono anche coesistere: è tradimento il venir meno ad una promessa, il deludere la fiducia di un amico, l’infrangere un accordo preso, il mancare di rispetto al proprio compagno di vita. In ogni caso, il tradimento è sempre un comportamento che muta l’andamento di un rapporto deludendo le aspettative di chi si tradisce ed infrangendone la regolare continuità. Per ciò che concerne le relazioni di coppia, ad esempio, moltissimi psicologi sostengono la tesi che il concetto di “tradimento” sia completamente differente se lo si rapporta all’uomo o alla donna. Più precisamente, secondo questi ultimi, la donna tradisce nel momento in cui si sente trascurata o, comunque, quando la relazione è in parabola discendente al contrario dell’’uomo che tradirebbe, pur amando la propria partner, anche per il semplice gusto della conquista o fors’anche per il suo naturale bisogno di sentirsi virile. Riteniamo però sia riduttivo ed oltremodo comodo pensare che l’uomo traditore, rispetto alla donna, goda di alcune “attenuanti” concesse e perpetuate nel tempo da tradizioni, permettetecelo, probabilmente anche un tantino maschiliste. Partendo, infatti, dal presupposto che un sentimento sia vero e provenga da tutte “le arterie del cuore”, allora perché “tradire”? Questo dovrebbe farci riflettere sul fatto che, quando si ama con i requisiti ut supra, sia assolutamente impensabile essere infedele soltanto per sesso o qualsivoglia debolezza legata ad un momento od occasione. E’ noto come, quando si è di fronte ad un amore totalizzante gli/le altri/e, aldilà della loro avvenenza, diventino come “invisibili” ragion per cui, in presenza di tali condizioni, è quasi impossibile dover decidere di infliggere una sofferenza alla persona amata semplicemente perché ciò equivarrebbe a tradire, anche, una parte di se stessi. Sarebbe tempo forse di credere ed accettare che, quando un individuo, uomo o donna che sia, si lascia andare ad un tradimento, lo faccia con la consapevolezza che non si tratti soltanto di una trasgressione dovuta alla eccessiva routine o quant’altro, ma il motivo andrebbe ricercato, piuttosto, nel mutamento del nostro sentimento. Anche se  a molti piace convincersi che “può capitare”, nello stesso istante in cui si decide di essere infedeli si spezza quel filo indissolubile che ci lega alla persona amata. Ciò avviene, senza andare a cercare troppe ragioni, poiché, probabilmente, “crediamo” di amare il nostro partner ma in realtà è proprio l’approssimarsi di quel “momento” in cui si ha la consapevolezza che si sta per tradirlo il momento opportuno in cui dovremmo meditare sulla fondatezza o meno del nostro sentimento verso il “tradito”. Dunque, con giustezza, possiamo addurre come il tradimento in amore serva solo a creare distanze e non di certo, come molti sostengono, a fonderlo o a renderlo più solido. Distaccandoci per un attimo dal concetto classico di “tradimento”, potremmo anche credere che il traditore non sia di regola un “falso” privo di coscienza. Difatti, spesso egli, assalito dai sensi di colpa, si redime. Spetterà poi a chi ha subito il torto la decisione di voler concedere o meno una seconda possibilità. Senza per questo voler essere classificati come “pro-tradimento”, siamo dell’opinione che si diventi infedeli nel momento in cui la persona che si ha accanto non ci basta più, non ci completa più, non ci da più quelle emozioni di cui abbiamo bisogno per proseguire un cammino insieme. Ma, adesso procediamo argomentando il “tradimento per eccellenza” e cioè quello dell’amicizia, giustamente considerato da tutti come la forma di infedeltà più ingiusta e cattiva. Prima di spiegare perché il tradimento dell'amicizia sia l'atto moralmente più grave fra quanti caratterizzano la vita quotidiana, è necessario accennare a cosa realmente sia “l'amicizia”. Anche se tutti amano “riempirsi la bocca” usando ed abusando questo termine, autodefinendosi “amici” di qualcuno, pochi ne conoscono la sua vera essenza e meno ancora sono quelli che la vivono in maniera autentica e fedele. Innanzitutto, si può dire che l’amicizia non è un sentimento, ma una vera e propria “relazione”. “Sed hoc primum sentio nisi in bonis amicitiam esse non posse” (scrive Cicerone): “In primo luogo penso che l'amicizia non possa sussistere se non tra buoni”. Collegandoci a quest'ultima concezione, l’amicizia è da considerare come un rapporto di stima reciproca, affetto e, perché no, amore. Così intesa, però, essa è una cosa davvero assai rara. Volendo fare un paragone tra amore ed amicizia quest’ultima è la relazione più pura e disinteressata. Infrangere la fiducia di un amico corrisponde, dunque, a compiere un atto profondamente scorretto che provocherebbe un dolore imperdonabile. Quando si ha la fortuna di vivere un’amicizia vera, infatti, il rapporto tra “amici” diviene con il tempo così simbiotico da giungere al punto tale da farci “abbassare la guardia” ancor più che in amore. In pratica, colui che sceglie di ingannare e ferire un amico è da “etichettare” come “Il” traditore per antonomasia. Tirando le fila del discorso, possiamo dire che essere vittima di un tradimento in generale è devastante sino al punto da poter innescare un circolo vizioso con i “traditi”, cioè, che a loro volta tradiscono per vendetta innescando e scatenando così una sorta di “reazione a catena”. Ordunque, se è vero com’è vero che “chi trova un amico trova un tesoro” è anche vero che tradire un amico equivale a dissipare nella maniera più subdola “quel” tesoro che poche volte nella vita si ha la fortuna di possedere.

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“Riferimenti”: la “Giornata Regionale Antimafia della Gerbera Gialla” il 3 maggio di ogni anno

Siglato oggi presso l'Assessorato Regionale alla Cultura un Protocollo d'Intesa tra il Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti" (nella foto la presidente Adriana Musella) e la Regione Calabria. Il Protocollo approvato con delibera n. 28 della Giunta Regionale il 24 Gennaio 2011 si affianca a quello già stipulato con il Consiglio Regionale della Calabria il 30 Novembre 2010, ed è finalizzato alla diffusione dei principi di legalità democratica e convivenza civile nelle scuole calabresi, soprattutto nelle zone ad alto rischio criminalità della regione, in un'opera di sensibilizzazione e sollecitazione sul tema della lotta alla mafia.

ll Protocollo s'inserisce nell'azione di contrasto alla criminalità, prevenzione e recupero di fenomeni di devianza che la Regione Calabria promuove attraverso politiche finalizzate al miglioramento delle condizioni di sicurezza dei cittadini e che, in particolare, l'Assessorato alla Cutura sta portando avanti in una specifica ed innovativa azione di educazione alla legalità nelle scuole calabresi, d'intesa con varie istituzioni. Il Protocollo della Giunta Regionale, come quello del Consiglio, riconosce la Giornata Regionale Antimafia della Gerbera Gialla, tradizione della nostra regione, il 3 Maggio di ogni anno.

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Reggio Calabria: l’ “Antimafia Day” sbarca alla “Vittorino da Feltre”

Giovedì 3 Marzo p.v. l'”Antimafia Day” del Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti" approda alla Scuola Media "Vittorino Da Feltre" di Reggio Calabria. Ospiti della giornata il testimone di Giustizia G. Saffioti, il Procuratore della Repubblica Aggiunto di Reggio Calabria Michele Prestipino, Simona Dalla Chiesa ed il Comandante Provinciale dei Carabinieri Col. Angelosanto (nella foto).

Nel pomeriggio alle 16:30 si aggiungeranno a colloquio con i genitori la Dott.ssa Maria Paola Rosace – Dirigente dell'Ufficio Minori della Questura di Reggio Calabria – e il Maggiore Cavallaro del Comando Provinciale della Guardia di Finanza.

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Tra vizi & virtù

altaltaltaltaltaltaltEsiste una linea sottile tra vizi e virtù. Invero, chi si dichiara virtuoso sovente lo fa per acquisire una sorta di prestigio che prima o poi sconfinerà, suo malgrado, ineccepibilmente nel vizio. Si può quindi asserire che, il più delle volte, le virtù servono a mascherare i vizi che sono, inevitabilmente, radicati in ognuno di noi. In altre parole, se è vero che le virtù si potrebbero definire come la capacità di eccellere in qualcosa, un modo perfetto di essere, è altrettanto vero che i vizi ci divertono, ci rendono meno noiosi e sicuramente più interessanti agli occhi di chi ci osserva. Orbene, dal momento che noi de Il Reggino facciamo parte di coloro i quali ritengono di possedere in dote quantomeno un briciolo di coraggio – tra l’altro, permettetecelo, rarissima virtù (e scusate s’è poco!) – ci soffermeremo sui vizi quale argomento indubbiamente più stuzzicante. E, più precisamente, tratteremo brevemente di: superbia, accidia, lussuria, ira, gola, invidia, avarizia universalmente riconosciuti come “i sette vizi capitali”. Ma procediamo con ordine anticipando, per i più “attenti”, che, come sempre, non si tratta di un esposto sulla concezione tradizionale di vizio e/o peccato.

La Superbia. Per superbia si intende la ipervalutazione della propria persona e delle proprie capacità, correlata ad un atteggiamento "di superiorità" verso gli altri considerati inferiori. Il superbo, quindi, è una persona saccente, innamorata di se stessa che si pone sempre un gradino più in alto rispetto a tutto il resto del mondo. A tal proposito verrebbe naturale chiedersi se dietro questa vera o presunta superiorità non si nasconda, invece, una grande insicurezza tipica di chi ha necessità di continui riconoscimenti. Che tristezza però! Fanno certamente parte di questa categoria coloro i quali amano circondarsi soltanto di persone che li adulino, ovverosia di rapporti poco autentici ed, a nostro modesto parere, anche molto monotoni perché fondati quasi esclusivamente sulla convenienza sia degli uni che degli altri. Non tollerando il contraddittorio, dunque, “superbo” è sinonimo di noioso, infelice e, perché no, anche un pò antipatico. E’ “regola” pressoché matematica (ampiamente dimostrabile anche senza enunciati e/o teoremi), inoltre, che chi soffre di tale “patologia” (secondo noi la superbia altro non è che una “patologia” vera e propria), ovviamente, ama circondarsi di persone e personaggi per svariati motivi che lui in qualche modo ritiene essergli “inferiori” per un unico e semplice motivo: come potrebbe mai dimostrare la “grandiosità del proprio ego” se tra le sue frequentazioni ci fosse qualcuno oggettivamente più capace, più intelligente, più scaltro o, peggio ancora, più colto?. L’ Accidia, invece, si manifesta con l’indifferenza, la predisposizione “congenita” all’ozio e con l’autoconvincimento che tale atteggiamento non comporti conseguenze gravi. L’accidioso si identifica con una persona che detesta tutto ciò che ha, che vive nella più profonda svogliatezza, vedendo tutti gli accadimenti della propria vita come un compito insormontabile. Chi è “affetto” da tale vizio è instabile nei rapporti interpersonali e prova, ad esempio, a fuggire dal proprio lavoro, a cambiare dimora, ad evadere, insomma, verso situazioni da egli ritenute ideali. Cerca, ancora, invano, di colmare gli “spazi vuoti” come se riempirli fosse la cura a quella esistenza così priva di senso. Il rimedio? Sarebbe, forse, quello di ritrovare il gusto per la propria vita. Ed eccoci al vizio modaiolo per eccellenza, la Lussuria, che denota il lasciarsi dominare completamente dall’istinto e dal piacere sensuale spesso accostato a quello sessuale. Quale tema è più attuale, soprattutto alla luce di ciò che sta accadendo negli ultimi mesi in Italia? Il lussurioso è colui che si lascia letteralmente rapire dalle fantasie sensuali/sessuali al punto da influenzare il normale svolgimento della propria vita. Si tratta, assurdamente, di un vizio che quasi “fa tendenza”, un vizio non considerato come tale e tipico di coloro che, per “essere avanti” – come si suol dire – sono sempre alla continua ricerca di emozioni nuove che li facciano sentire sempre "vivi". Indubbiamente, si tratta una ricerca irrequieta che, prima o dopo, porta a sentire il vuoto dietro le cose, quasi come se la vita non trovasse un suo compimento. E così, per i lussuriosi il corpo diviene oggetto e la persona spersonalizzata. Ad una avventura erotica ne segue un'altra, un'altra e un'altra ancora. L'ansia che porta molti a ricercare nuove gratificazioni in un sesso “malato”, si dissolve nel momento in cui s’incomincia a riconoscere ed apprezzare il vero senso della vita: cerchiamo sempre qualcosa di eccitante e travolgente senza però renderci conto che per ottenere tutto ciò nella nostra la vita basta viverla. L’ Ira. L’iracondo è colui che per delle inezie scatena istantaneamente una furia selvaggia. Non si può dire che anche questo vizietto non faccia parte dello stile di vita moderna.  Ma come si fa a reprimere la rabbia? E’ impensabile poiché essa è, come tutte le passioni (da passionalità, n.d.r.), incontrollabile ed, anche se non la si può giustificare, in talune situazioni la si può comprendere. A questo punto spontaneamente viene da chiedersi: “la calma” resta sempre “la virtù dei forti” o, invece, degli asettici? Procediamo adesso argomentando sul peccato di Gola o golosità che dir si voglia. Si tratta di un desiderio irrefrenabile, di un'incapacità di moderarsi nell'assunzione di cibo. E’ noto come un tale rapporto col cibo possa rappresentare un problema serio, che investe certamente anche degli aspetti legati all'esistenza in quanto va alla radice dell'accettazione o del rifiuto di sé stessi. Allora ci sentiamo di dire: mangiare con gusto si, strafogarsi no. Tema non di meno attuale rispetto gli altri è l’ Invidia. L’invidioso soffre per i successi altrui e non fa altro che attribuirli alla fortuna o fors’anche alle ingiustizie. Quasi nessuno ammette di essere invidioso, perché svelare questo sentimento è come rivelare la parte più meschina e vulnerabile di sé stessi. Spesso l'invidia rappresenta un sentimento lacerante, che si prova nel vedere qualcun altro avere successo nel campo in cui noi non riusciamo ad averne. A volte essa corrisponde ad una forma di emulazione: si cerca di somigliare puntualmente al modello vincente snaturalizzando la propria essenza per apparire come ci piacerebbe essere ma non siamo. O, peggio ancora, come vorrebbero gli altri che fossimo ma, ancora, non siamo. La nostra opinione è che l’invidioso provi gusto nel vivere all’ombra di qualcun altro, ma non sarebbe più stimolante essere fieri protagonisti della propria di vita? Concludiamo il nostro “viaggio” attraverso i vizi con l’ Avarizia, detta anche cupidigia o, ancora, “brama smoderata dell’avere”. Come il superbo è “posseduto” da se stesso, l’avaro lo è dai suoi averi. Esso accumula ma non investe, conserva ma non consuma, possiede ma non condivide: condividere per lui equivarrebbe ad un inutile spreco. L’avaro non ammetterà mai di esserlo, egli si descrive piuttosto come prudente e oculato. Ma quando mai? Sarà capitato un pò a tutti di entrare al bar e notare che un amico o un conoscente faccia fatica ad offrirci un caffè adducendo delle scuse del tipo “Non ho monete” o, peggio ancora, facendo finta di non vederci ed allontanandosi dalla cassa. Ed a chi, a quel punto, non è balenato il sospetto che sia soltanto un pò spilorcio? Ordunque, essendo protagonisti di un’era in cui si fa della promiscuità in genere uno stile di vita, risulta pressoché impossibile anche solo pensare di poter tirare una linea di demarcazione tra ciò che è vizio e ciò che è virtù. E’ un po’ come barcamenarsi tra due stati d’animo opposti, tra bianco e nero, tra coraggio e timore, tra istinto e raziocinio, tra bene e male. Inesatto è, però, credere che le virtù siano legate al bene ed i vizi  al male perché sarebbe troppo semplicistico e scontato, diremmo banale. Forse, con un pizzico di spudoratezza, possiamo affermare come quest’ultima non sia una concezione speculare alla realtà attuale. Viziosi o virtuosi poco importa. Forse ciò che più conta, anche se apparrà come l’ennesimo “luogo comune”, è riuscire nell’impresa di rimanere sempre se stessi per non farsi schiacciare e/o contaminare dai “modelli” che ci vengono incessantemente propinati e, per certi versi, anche imposti. In fondo, come recitava una frase estrapolata dal film L’ultimo Bacio di Gabriele Muccino “E’ la normalità la vera rivoluzione”.

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Il Progetto Z.E.P. di Riferimenti conclude a Vibo Valantia ed a Locri (RC)

Si conclude sabato 26 Febbraio il Progetto Z.E.P. (Zone Educazione Prioritaria) promosso dal Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti" e dalla Regione Calabria nelle zone a rischio. Le manifestazioni di chiusura si terranno a Vibo Valentia e a Locri dove gli studenti hanno seguito degli specifici seminari sul tema della lotta alla 'ndrangheta; seminari di: educazione all'immagine, fotografia e regia. Saranno realizzate mostre con l'esposizione degli elaborati prodotti presso l'Istituto Magistrale "V.Capialbi" di Vibo e la Scuola Media "Sorace-Maresca" di Locri.

Nel corso delle manifestazioni conclusive del 26 saranno anche proiettati e presentati alla stampa i tre spot prodotti dagli studenti contro la mafia. Le scuole partecipanti al progetto Z.E.P. (Zone Educazione Prioritaria) saranno premiate con apposite targhe dalla Regione Calabria nella persona dell'Assessore Regionale alla Cultura On. Mario Caligiuri. Le iniziative in programma si svolgeranno sabato 26 a Vibo Valentia alle ore 10:00 presso l'Istituto Magistrale "V.Capialbi" alla presenza di tutte le autorità civili,militari e religiose della provincia. A Locri alle ore 16:00 presso la Scuola Media "Sorace-Maresca" con la partecipazione dell'Assessore Mario Caligiuri.

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Amare è rischiare!

altaltAlla luce della trascorsa festa di San Valentino, viene naturale interrogarsi sui Sentimenti (quelli con la S maiuscola, intendiamo). Esistono ancora? E’ vero che si trasformano col tempo? Ma soprattutto, siamo ancora disposti ad amare qualcun altro oltre noi stessi? Quante volte abbiamo sentito parlare di amore “d’altri tempi” , ovvero di quel sentimento genuino, puro, donato senza pretenderne necessariamente reciprocità e senza alcun interesse. Orbene, tutte le volte che sentiamo sfiorare l’argomento da qualcuno che abbia qualche anno in più di noi, non facciamo altro che dire “Per carità l’amore eterno non esiste!”.  O, ancora, chi di noi, dopo aver avuto una delusione amorosa, non ha mai pronunciato la frase “Io con gli uomini (con le donne) ho chiuso”?. 

Un sì tale atteggiamento, questo porsi dinnanzi all’argomento, è tipico della società odierna. Ormai esiste solo e soltanto un mix di emozioni fugaci che all’inizio di una relazione ci appaiono come dei sentimenti profondi ma che, dettati dalla passione, in breve si sciolgono come neve al sole lasciando posto ad una insanabile sensazione di vuoto. E poi non c’è tempo per dar sfogo ai sentimenti, abbiamo troppo altro da fare! E per di più è necessario razionalizzare sempre, non  è concesso lasciarsi andare, potrebbe essere molto “pericoloso”! Non sarà che in tutta questa ansia di vivere “free” stiamo perdendo la voglia di rischiare ed investire nei sentimenti? Diventiamo ogni giorno più aridi, giustificando il nostro deserto interiore con la paura di amare rimanendone, poi, feriti. Ma lo stato di frustrazione in cui si precipita alla fine di una relazione dovrebbe servirci a comprendere come quel “vuoto” dentro l’anima si colmerà unicamente quando incontreremo la “persona giusta”, quella che appena si incontra ci fa venire le cosiddette “farfalle allo stomaco”; quella che ci manda subito in confusione; quella che sentiamo dentro e che senza volerlo ci manda in uno strano “tilt”; quella che inevitabilmente pensiamo ogni istante della nostra giornata; quella che, se e quando finirà, ci avrà graffiato l’anima lasciandoci ferite profonde; quella che,  anche se lo volessimo, non potremo mai dimenticare. Ma esiste un’età giusta per amare? Siamo sicuri di essere tutti concordi nell’affermare che l’innamoramento non abbia scadenza e che, indubbiamente, esistono diversi modi di accostarsi ai sentimenti in base alla maturità di ognuno di noi, ma l’intensità con la quale essi si vivono non viene assolutamente sminuita o influenzata dal fattore anagrafico. Esistono, però, diverse forme di amore e diversi modi di renderlo manifesto: è amore quello che si prova per un genitore, per un figlio, per un amico, ma certamente quello con la “A” maiuscola si fa riconoscere con i suoi segnali inconfutabili e destabilizzanti. Esso è incontaminato da tutto ciò che è raziocinio e, quindi, privo di limiti. E’ necessario, però, giusto per non cadere in trappola, saper distinguere sin dai “primi sintomi” l’infatuazione dall’amore vero. In una fase iniziale si potrebbe, infatti, prendere un clamoroso abbaglio. Notoriamente durante la fase “acuta” dell’innamoramento  tutti i difetti della persona amata svaniscono come per incanto: si potrebbe dire che essa in quel momento rappresenti l’ideale della nostra vita. Nessuno è più desiderabile ed attraente dell’oggetto del nostro amore sino al punto da lasciarci come smarriti. L’idea che nel tempo questo stato d’animo possa evolversi, lasciando una grande delusione o un grande vuoto o più semplicemente tanta indifferenza, sembra inaccettabile a chi è veramente innamorato. Ma la vita insegna che nessun grande amore si mantiene costante nel tempo anzi, forse, si potrebbe dire che più si è trattato di un grande sentimento e più facilmente ne avverrà il crollo.  Ordunque, anche se non c’è più concesso di credere alle favole, a noi, inguaribili romantici, piace pensare che i sentimenti, quelli viscerali, esistano ancora e che il non voler dimostrare ciò che si prova in realtà sia sinonimo di superficialità e fragilità. Ciò accade sicuramente perché ognuno di noi ha al proprio attivo delle delusioni amorose ma, altresì, a causa della nostra distrazione da tutto ciò che potrebbe minare il nostro ego. Riusciamo a gestire perfino la nostra sfera affettiva quasi come fossimo dotati di interruttore on/off al punto di credere il poter essere in grado di stabilire ex ante di non volersi più innamorare. Ma perché precludersi di vivere due, tre o infiniti amori? Ed allora abbandoniamoci ai sentimenti, lasciamoci emozionare da uno sguardo, da un sorriso, da tutto ciò che circonda, accogliendo così il nostro destino.

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Reggio Calabria e Cosenza: l’Antimafia Day di “Riferimenti” prosegue il progetto “Gerbera Gialla 2011”

Nell'ambito del percorso "Gerbera Gialla 2011" del Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti" (nella foto la presidente Adriana Musella), continua l'Antimafia Day nelle scuole della Calabria. Giovedì 24 p.v. è la volta dell'Istituto Comprensivo "De Amicis-Spanò Bolani" di Reggio Calabria, cui seguirà il 31 Marzo il Liceo "E. Fermi" di Cosenza. Il 24 a Reggio Calabria la mattina sarà dedicata agli studenti con gli interventi del Prefetto di Reggio Calabria e del Capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria Dott. Renato Cortese.

Nel corso della mattinata alle ore 10:30 nel cortile della scuola, i giovani alunni assisteranno all'esibizione dei cani poliziotto della Questura di Reggio Calabria. Il pomeriggio invece, alle ore 16:00 sarà dedicato ai genitori che incontreranno il Procuratore Aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, dott. Ottavio Sferlazza, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria Col. Alberto Reda e il comandante della Polizia Provinciale di Reggio Calabria Dott. Domenico Crupi.

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Il pettegolezzo, “un’arte” o un becero “passatempo”?

altaltInizia tutto con un semplice “Hai saputo che?”  o, ancora, con “Ma non lo sai cos’è successo a Tizio?”, e potremmo continuare così. All’infinito. Un pò come un “virus” di cui tutti siamo portatori sani, il pettegolezzo è una voce infondata che si divulga velocemente all'interno di una qualsivoglia società. Non si distingue per religione, razza o ceto sociale. Molto spesso le “dicerie” sono leggende (quelle che qualcuno definisce “leggende metropolitane”), cose bizzarre che accadono quasi sempre ad “amici degli amici” ed, anche se buona parte di esse possono manifestarsi come infondate e calunniose, bisogna riconoscere che spesso possono contenere una parte di verità.

A tal proposito, potremmo provare a stilare un vasto elenco sulle diverse tipologie di “dicerie”. Abbiamo, infatti, quei pettegolezzi aventi uno stile a dir poco “fiabesco”, oppure pettegolezzi che nascono da verità “romanzate” ed arricchite dal cosiddetto “passaparola” o, dulcis in fundo, i tanto deprecabili pettegolezzi “malsani”. Ordunque, nel primo stile di diceria, quello “fiabesco”, possiamo posizionare le frasi che si dicono per un conversare futile e distensivo, al bar o dal parrucchiere. Esse non dovrebbero avere alcuna finalità se non quella di farci trascorrere qualche ora in spensieratezza con amici,  “sparlando” dei non presenti (ovviamente). Il secondo, da noi denominato quale vero e proprio “romanzo”, è da catalogare come una maldicenza nata da una base di verità che, però, durante il “passaggio” da una persona ad un’altra, perde completamente fondamento divenendo filtrata, modificata e deformata. Infine, l’ultima categoria è quella del pettegolezzo “malsano”. Esso è fortemente calunnioso ed infamante al punto da divenire addirittura davvero pericoloso per l’ equilibrio psicologico di chi lo subisce e che, presto o tardi, ne verrà a conoscenza (un “anello” della catena, prima o poi, incontrerà il protagonista e, magari candidamente, dirà “Sai cosa dicono (loro, gli altri) di te?” e, poi, che il turpiloquio abbia inizio. A chi non è mai capitato, di essere vittima di un pettegolezzo che, quantomeno inizialmente, ci ha fatto tribolare? E chissà quante volte, invece, siamo stati  noi i “carnefici” più o meno volontariamente?Fin qui abbiamo giocato a collocare i vari tipi di chiacchiere, dando loro un ordine differenziato in base all’intenzione con cui lo si racconta. Ma se è vero che le dicerie nella maggior parte dei casi sono innocue, vi sono situazioni in cui possono diventare davvero deleterie in quanto, trovando la loro genesi nell’invidia, sono in grado di arrivare ad intaccare le relazioni sociali di una persona sino a portarla addirittura all’emarginazione. In casi del genere possiamo menzionare, ad esempio, i cantanti Marco Masini e Mia Martini. Quest’ultima, in particolare, esiliata dallo show business addirittura si è suicidata perché qualcuno aveva messo in giro la voce che portasse sfortuna. Dati gli strepitosi effetti della diceria e del pettegolezzo sulla credulità popolare, non è escluso che molte persone o gruppi sociali interessati, possano mettere in giro delle dicerie “ad arte” al fine, ad esempio, di screditare un avversario politico ovvero di ottenere crescita di consenso rispetto ad una determinata idea. La chiacchiera sociale è, perciò, da considerare come una “verità” non verificabile, la cui infondatezza esercita addirittura un fascino per la possibilità che offre di immaginare. Sergio Benvenuto, psicologo presso il Cnr di Roma e autore di un saggio intitolato “Dicerie e pettegolezzi”, spiega come essi siano “espressione di paure e desideri inconsci. E più che da intenzioni malevole, spesso i pettegoli sono spinti dal desiderio di sentirsi e mostrarsi vicini alla persona oggetto della curiosità”. Possiamo, dunque, affermare che il pettegolezzo da bar, pertanto non nocivo, può rappresentare un modo per soddisfare una momentanea smania di protagonismo, un modo per  “occuparsi di” senza “preoccuparsi degli effetti” sicuramente non in modo amorevole e benevolo della gente di cui si “sparla”. Addentrarsi nel labirinto del pettegolezzo, è “un’arte” (seppur nell’accezione negativa del termine) o, assai peggio, un “passatempo” irrinunciabile e, finanche, come abbiamo visto, pericoloso? Chi di questo spasso ne fa quasi un modus vivendi,  è ossessionato dallo spessore del soggetto che, magari, con la sua ombra lo copre oppure, per esempio, quest’ultimo è, “semplicemente”, ciò che il primo vorrebbe essere? Dice bene chi afferma che “Se parlano di me in questi termini, la verità è che la mia vita è assai più interessante della loro”. O no?

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La ricerca della Felicità

altalt"La felicità è già qui e ora. Qualunque cosa ti sia accaduta la felicità prescinde da te, tu sei come una goccia del mare che si guarda intorno in cerca dell’oceano, ti senti separato da esso perché la mente ha un enorme potere su di te. Il giorno in cui tu, goccia, capirai di essere oceano, ti sveglierai dal sonno e dalle illusioni in cui sei immerso e proverai la vera felicità". (Osho – nella foto –, 11 dic 1931-19 gen 1990). “Felicità”. Siamo dinanzi ad un tema trattato e ritrattato infinite volte da scrittori, filosofi, poeti  e psicologi ragion per cui  il nostro lungi dall’essere un ulteriore trattato bensì è solo un voler affrontare l’argomento cercando di dare ad esso la giusta valenza senza per questo scadere in concetti scontati.

La società odierna, soprattutto quella del mondo occidentale, basata quindi su uno stile di vita molto frenetico e consumistico, lega la “felicità” ad uno stato di benessere, o appagamento, dettato dal raggiungimento di qualsivoglia obiettivo. La sua intensità varia, pertanto, in base al numero ed all’intensità di emozioni che ciascuno di noi esperimenta. Molti fattori emersi da studi mettono in evidenza come la felicità non dipenda tanto da variabili  come l’età, il sesso, la bellezza o la cultura, quanto da fattori connessi all’indole di ogni individuo quali, ad esempio, la fiducia in se stessi o l’estroversione. Ma cos’è la “felicità”? Come si riconoscono le persone “felici”? E, soprattutto, quante volte ci saremo posti queste domande? Ad esse potremmo rispondere in mille modi diversi, basandoci sulle nostre emozioni, sulle nostre ambizioni e sui nostri obiettivi. Ma, indubbiamente, essa è strettamente collegata al nostro modus vivendi, dunque ognuno di noi possiede un tipico modello di “felicità” che, quindi, varia da soggetto in soggetto. Quest’ultima si cerca spasmodicamente e, una volta raggiunta, ci appaga. Ma attenzione! E’ proprio qui che si nasconde la trappola in cui spesso cadiamo e cioè il fatto di dover ciclicamente ricominciare la ricerca innescando in tal modo una pericolosa spirale dalla quale non se ne esce incolumi. Ed è così che lo stato di gioia profonda si trasforma in infelicità. Si, perché la società odierna quasi ci impone di essere sempre “in tiro”, sorridenti, efficienti sul lavoro, buoni genitori, ottimi amanti e tutti questi fattori, messi insieme, fanno si che tale smaniosa ricerca dell’immagine “felice” ci porti ad essere invece estremamente malinconici ed a racchiuderci in una gabbia caratterizzata dallo stato d’animo opposto a quello verso cui eravamo proiettati e verso il quale il nostro impegno, la nostra rincorsa, il nostro vivere, era profuso: l’infelicità. I mass media tendono a proporre un’idea di “felicità” preconfezionata, ovvero quella “pseudo-felicità” che spesso finisce per forzare l’idea di “felicità” personale facendola apparire, ai più attenti, assolutamente effimera.  Essere “felici” diviene, quindi, quasi un “obbligo”. Si diventa capaci di rincorrere delle vere e proprie utopie e ciò non può che comportare angoscia e depressione. Serve, allora, comprendere quale possa essere il modo per essere soddisfatti di ciò. Magari, prima di tutto, accettare se stessi ed abbozzare un sentimento di condivisione con gli altri in maniera tale da ovviare a quel senso di individualità che ci porta a soddisfare soltanto i nostri capricci. A questo punto ci rendiamo conto di come sia inutile porsi continui obiettivi da raggiungere allo scopo di riempirci la vita e, soprattutto, del  come poter godere delle emozioni che viviamo ogni giorno tanto che, questo, possa rappresentare la chiave di lettura giusta per rilassare la mente e non far si che un’eccitazione passeggera si possa confondere con la conquista della “felicità”. "Legare la felicità ad una meta esterna vuol dire essere schiavi degli accadimenti e dunque della mente che li interpreta come positivi o negativi. Ciò che conta non è tanto la meta, ma il viaggio." (Osho).

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“Riferimenti”: “Gerbera Gialla 2010-2011” a Lamezia Terme

Nell'ambito del progetto "Gerbera Gialla 2010-2011 – Memoria e Futuro", che è alla base del Protocollo d'Intesa con il Consiglio Regionale della Calabria, venerdì 28 Gennaio p.v. alle ore 10:30 presso il Teatro Grandinetti di Lamezia Terme, si terrà un incontro con gli studenti del comprensorio Lametino dedicato alla memoria. Nel corso dell'iniziativa verrà ricordata, con la testimonianza dei figli Walter e Giulia, la figura del Commissario Salvatore Aversa, ucciso a Lamezia Terme con la moglie il 4 Gennaio 1992.

Interverranno: il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria  F. Talarico che aprirà i lavori unitamente alla Presidente di "Riferimenti" Adriana Musella (nella foto assieme ad Aldo Grasso) e al Sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza, il Direttore dell'Ufficio Scolastico Provinciale Dottor F. Mercurio, il Questore di Catanzaro Dottor Vincenzo Roca,il Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Dottor S. Vitello, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Dottor A. Lombardo.

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Tutti “pazzi” per (o con?) la virtualità

altaltaltSiamo nell’era del web, un’ era in cui tutto è a portata di click. Sempre più sovente capita di non aver voglia di uscire da casa, di annoiarsi, di non voler interagire con il mondo ”reale” quasi come si avesse una strana forma di repulsione verso i rapporti interpersonali. Allora che si fa? Ci si connette a “Facebook”, così, tanto per ammazzare il tempo. E, magari, si fa a gara a chi ha più amici, come se il numero di questi ultimi possa in qualche modo esser legato alla popolarità di ciascuno di noi. E si passa sempre più tempo “on line” a controllare se sono arrivati messaggi fino al punto di rimanerne quasi intrappolati.

Si, perché attraverso i famigerati social network alla cui famiglia “Facebook” appartiene a pieno titolo, milioni di persone, e non solo giovani, pubblicano i loro profili, le loro foto, organizzano eventi, creano gruppi e restano sempre collegati all’account di posta spesso distratti ognuno dalle proprie attività principali rendendoli, così, “schiavi” di inviti o messaggi di presunti “amici” (ahinoi, spesso non si conosce veramente neppure il 10% delle persone presenti nel proprio profilo). Per non parlare poi della privacy che assume uno status inversamente proporzionale all’aumentare degli “amici” accettati (per nostra o altrui iniziativa). Questa, però, altra non è che una scelta ben precisa che ognuno di noi ha fatto, più o meno coscientemente dipende, al momento dell’iscrizione ed a cui, comunque, “Facebook” consente di ovviare in corsa attraverso vari restrizioni e limitazioni in sede di “impostazioni”. Il vero rischio, comunque, è la dipendenza che ne può derivare se di questo straordinario “mezzo” (e non “fine”) si abusa o, peggio ancora, non lo si impara ad utilizzare per il vero scopo per cui è nato: socializzare con persone che, probabilmente, assai difficilmente si sarebbero potute incontrare nella vita di ogni giorno e con le quali si sarebbe potuto stringere rapporti anche se di sola semplice conoscenza. Il social network più diffuso al mondo, è stato creato nel 2004 dallo studente Mark Zuckerberg ed ha superato in pochissimo tempo il precursore “MySpace” o il successivo “Twitter” adorato dai Vip del jet-set a stelle e striscie. Ad oggi, il “faccia-libro” più famoso al mondo, vanta versioni in più di 20 lingue ed il considerevole numero di 125 milioni di iscritti. In Italia è un fenomeno esploso nell’autunno 2008 con oltre 16 milioni di iscritti (all’epoca), pari quasi al 25% dell’intera popolazione nazionale. In tal modo non si rischia di inficiare i tradizionali ed ormai quasi ritenuti superati rapporti umani? Gli amici non s’incontrano quasi più, un po’ perché si è divenuti sempre più pigri ed un po’ perché pare non ci sia più tempo assoggettati ad una vita che va sempre più di corsa. Ad onor del vero, bisogna però ammettere che questo “fenomeno” ha i suoi lati positivi.  Stiamo, infatti, assistendo ad una trasformazione epocale, un mutamento prezioso del modo di farsi conoscere, di trovare perfino lavoro e, magari, assistenza e contatti utili. Ed anche se tale fenomeno non sarà gradito ai nostalgici ed ai tradizionalisti, legati sicuramente ad altre forme di comunicazione, crediamo che lo stesso sia da far rientrare nell’ottica di una  forma di libertà di espressione in tutti i settori. La soluzione sarebbe semplice: mondo reale supportato (e non surrogato) da quello virtuale.

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Reggio Calabria: “Riferimenti” inizia da qui “Gerbera Gialla 2010-2011” con l’ “Antimafia Day”

E' l' “Antimafia Day” la novità del progetto "Gerbera Gialla 2010-2011" del Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti". E' questo il titolo che caratterizza intere giornate dedicate al tema della lotta alla mafia nelle varie scuole della regione che aderiscono al progetto. L'iniziativa prevede un susseguirsi di incontri istituzionali e testimonianze che coinvolgeranno la mattina gli alunni  e a seguire le famiglie. A dare il via all' Antimafia Day” sarà la città di Reggio Calabria, martedì 25 gennaio p.v., con l'Istituto "Galileo Galilei", capofila dell'intero percorso.

L'”Antimafia Day” inizierà alle ore 10:00 per terminare alle ore 19:00. I lavori saranno aperti dal Prefetto di Reggio Calabria Dottor Luigi Varratta e dalla Presidente di "Riferimenti" Adriana Musella (nella foto); si proseguirà con il Comandante Provinciale dell'Arma dei Carabinieri Dottor Pasquale Angelosanto (nella foto). Nel pomeriggio si alterneranno: il Questore Dottor Carmelo Casabona (nella foto), il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Colonnello Alberto Reda, il Procuratore Aggiunto Michele Prestipino che chiuderà l'iniziativa. Il progetto 2011 della Gerbera Gialla infatti,che  ha come sottotitolo "Memoria e Futuro", è destinato agli studenti dell'intera regione e agli adulti nelle persone dei genitori, e coinvolgerà sia le scuole che le parrocchie dell'intero territorio. Lo stesso percorso progettuale rientra nel Protocollo d'Intesa che il Coordinamento ha siglato con il Consiglio Regionale.

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Reggio Calabria: i giornalisti calabresi celebrano il loro patrono

La Calabria celebra San Francesco di Sales (1567-1622), patrono dei giornalisti. Ad ospitare la cerimonia religiosa, domenica 30 gennaio alle ore 10, sarà il suggestivo Santuario di San Francesco di Paola, protettore della Calabria. Una scelta densa di significati, quella dell’Ucsi, l’Unione Stampa Cattolica della Calabria, che annovera ben sei vescovi tra i suoi iscritti (Salvatore Nunnari, Vittorio Mondello, Giuseppe Fiorini Morosini, Giancarlo Bregantini, Santo Marcianò e Luigi Renzo), e organizza la manifestazione in collaborazione con l’Ordine e il Sindacato dei Giornalisti della Calabria.

E’ qui che monsignor Salvatore Nunnari, vescovo giornalista iscritto all’Ucsi e al Sindacato dei Giornalisti della Calabria, come i suoi cinque colleghi, presiederà la funzione religiosa, che sarà concelebrata con gli altri vescovi ed il Padre Provinciale dei Frati Minimi, Padre Rocco Benvenuto, e vedrà la partecipazione, tra gli altri, del segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, appena riconfermato, con ampio consenso, dal Congresso della Stampa di Bergamo. “Sono felicissimo e grato dell’invito”, ha detto Siddi, ricordando le battaglie a difesa dei giornalisti che lo hanno visto protagonista insieme a mons. Salvatore Nunnari, per dodici anni consigliere nazionale della Fnsi. Presenti anche Carlo Parisi, presidente dell’Ucsi e segretario del Sindacato, Giuseppe Soluri, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, il padre spirituale dell’Ucsi Calabria, don Pippo Curatola, ed i consiglieri regionali e nazionali di Ucsi, Ordine, Sindacato dei Giornalisti, Inpgi e Casagit. Dunque, dopo la Messa dello scorso anno, nella cappella della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime di Paravati, non poteva esserci altro luogo “santo e santificante”, che il monastero dei frati minimi, tanto caro alla mistica Natuzza Evolo, che lo chiamava “amico mio” riconoscendogli la particolare funzione di guida e sostegno, fin  dall’infanzia, del cammino spirituale e condividendone l’amore per Dio e per la povera gente. Natuzza, cui l’Ucsi Calabria consegnò il 7 giugno del 2008 la tessera di socio onorario, assieme al Premio “L’Affabulatore d’oro” del Sindacato dei Giornalisti della Calabria, quale “straordinaria comunicatrice di Verità”, una o due volte l’anno si recava al Santuario di Paola e “prima ancora che i Frati del Santuario si accorgessero della sua presenza – racconta don Pasquale Barone – trovava sempre ad accoglierla San Francesco, che per la verità non le risparmiava mai il suo paterno rimprovero: «Tu sei  sempre la stessa! … Pensi sempre agli altri e mai a te stessa!»”. All’appuntamento di Paola, che prevede anche un momento di incontro e di riflessione al termine della funzione religiosa, sono, naturalmente, invitati a partecipare tutti i giornalisti calabresi.
La manifestazione regionale di Paola, in onore del Santo protettore del mondo dell’informazione, sarà preceduta dalle Messe diocesane. Si comincia da Reggio Calabria, dove, sabato 22 gennaio, alle ore 10, sarà monsignor Vittorio Mondello, arcivescovo della diocesi di Reggio-Bova, ad officiare la Messa, nella Cappella Maggiore del Seminario Arcivescovile Pio XI. Al termine della cerimonia religiosa, un incontro, aperto a tutti i giornalisti, promosso dall’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, dall’Unione Cattolica Stampa Italiana della Calabria, dal Sindacato e dall’Ordine dei Giornalisti regionali. Domenica 23 gennaio, le celebrazioni per la ricorrenza di San Francesco di Sales si sposteranno a Spezzano Albanese, dove sarà l’arcivescovo Santo Marcianò, che guida la diocesi di Rossano-Cariati, ad officiare la Santa Messa, alle ore 18, nella Chiesa di San Pietro e Paolo. San Francesco di Sales, nato il 21 agosto 1567 in Savoia nel castello di Sales presso Thorens, di nobile famiglia, studiò giurisprudenza a Parigi e a Padova, divenne avvocato, ma sin dagli anni accademici, iniziarono ad emergere i suoi preminenti interessi teologici, che culminarono, poi, nella vocazione sacerdotale. Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1593, visti gli scarsi frutti ottenuti dal pulpito, si diede alla pubblicazione di fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto gli usci delle case o affiggeva ai muri, meritandosi, per questa originale attività pubblicitaria, il titolo di Santo patrono dei giornalisti e di quanti diffondono il cristianesimo, servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Ma anche quei foglietti, che egli cacciava sotto le porte delle case, ebbero scarsa efficacia. Proverbiali divennero, comunque, i suoi insegnamenti, pervasi di comprensione e di dolcezza («Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore») e permeati dalla ferma convinzione che, a supporto delle azioni umane, vi sia sempre la provvidenziale presenza divina. Francesco di Sales fu anche vescovo di Ginevra e grande dottore della Chiesa. Considerato padre della spiritualità moderna, ci ha lasciato numerose opere scritte. Morì a Lione il 28 dicembre 1622, mentre il suo cuore “incorrotto” si trova nel Monastero della Visitazione a Treviso. (A cura della collega Nicoletta Giorgetti dell'ufficio stampa del Sindacato dei Giornalisti Calabresi).

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“Riferimenti” plaude all’iniziativa dell’assessore Caligiuri

Il Coordinamento Nazionale Antimafia "Riferimenti" (nella foto la presidente Adriana Musella) esprime il proprio apprezzamento per la proposta avanzata dall' Assessore Regionale alla Cultura Mario Caligiuri a sostegno della cultura antimafia nelle università della Calabria.  La storia della 'ndrangheta è storia contemporanea non riportata dai libri di testo. Occorre farne patrimonio culturale nello studio del fenomeno. 

A tal proposito il Coordinamento "Riferimenti" propone all'Assessorato alla Cultura della Regione Calabria e alle università calabresi il proprio progetto "Quaderni di Mafia", il cui percorso prevede lo studio della 'ndrangheta sia dal punto di vista storico che sociale, nonché l'approfondimento delle norme che regolano la legislazione antimafia. All' Assessore Caligiuri il merito di aver compreso l'importanza della cultura e della conoscenza della lotta al fenomeno mafioso e la conseguente politica di sostegno all'impegno antimafia.

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Vibo Valentia: “Riferimenti” presenta il calendario 2011

Alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni e delle Forze dell'Ordine, sabato 18 Dicembre p.v. alle ore 10:30 presso la Sala Conferenze della Provincia di Vibo Valentia, sarà presentato alle scuole il calendario 2011 di "Riferimenti" (nella foto la presidente Musella). Il calendario è uno strumento didattico inserito nel progetto ZEP (Zone Educazione Prioritaria), da distribuire nelle scuole, ed ha ottenuto l'Adesione e una speciale medaglia di bronzo dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

I mesi del 2011 sono dedicati alla memoria delle vittime della mafia e rappresentano una base di ricerca e approfondimento per gli studenti. All'iniziativa interverranno delegazioni di scuole di Vibo.

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Locri (RC): “Riferimenti”, Angelosanto e l’Arma incontrano gli studenti locresi

Giovedì 18 p.v., alle ore 10 presso l'Istituto Magistarle "G.Mazzini" di Locri, il Coordinamento "Riferimenti", in collaborazione con l'Arma dei Carabinieri, organizza un incontro con le scuole di Locri nell'ambito del progetto ZEP (Zone Educazione Prioritaria). Il progetto, già in svolgimento dai primi mesi del 2010, viene promosso nelle zone a maggior rischio di criminalità e rientra nella legge Regionale  n.5/2007 sulla promozione dei  sistemi integrati di sicurezza.

Capofila del progetto per la locride la Scuola Media "Sorace-Maresca", impegnata anche in specifici laboratori di fotografia e illustrazione con esperti messi a disposizione da "Riferimenti". All'incontro interverranno: il Comandante Provinciale dell'Arma dei Carabinieri, Colonnello Pasquale Angelosanto (nella foto), la presidente di "Riferimenti" Adriana Musella, il Comandante gruppo Carabinieri di Locri, Colonnello Valerio Giardina, la giornalista Nerina Gatti, i testimoni di giustizia Luca Rodinò e Rocco Rispoli. Nel corso dell'incontro sarà proiettato il video della cattura di Attilio Cordì, figlio del boss di Locri.

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Vibo Valentia: “Riferimenti”, Spagnuolo incontra gli studenti

Martedì 16 p.v, alle ore 10:30 presso L'istituto Magistrale " Vito Capialbi" di Vibo Valentia, il Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Dott. Mario Spagnuolo (nella foto), incontrerà gli studenti delle scuole aderenti al Progetto ZEP (Zone di Educazione Prioritaria) che il Coordinamento "Riferimenti" promuove nelle zone a maggior rischio criminalità.

Il progetto rientra nella legge Regionale  n.5/2007 sulla promozione dei  sistemi integrati di sicurezza ed è in svolgimento già dai primi mesi del 2010. Gli studenti sono stati interessati da specifici questionari e frequentano dei laboratori pomeridiani di educazione all'immagine, fotografia e regia aventi come oggetto il tema della legalità e della lotta al crimine organizzato. A chiusura del progetto saranno esposti i lavori prodotti dai ragazzi nei laboratori e tra questi anche un video. Scuole pilota sono: l'Istituo Magistale "V.Capialbi" di Vibo Valentia,l' I.C. "A. Vespucci" di Vibo Marina,la scuola Media "Sorace-Maresca" di Locri, e l'Istituto Professionale di Stato per i Servizi Turistici,Sociali e della Pubblicità "N. De Filippis" Di Vibo Valentia.

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Reggio Calabria: “Riferimenti”, al via il progetto “Gerbera Gialla 2010/2011”

Parte il  progetto "Gerbera Gialla 2010/2011" con incontri che coinvolgeranno gli studenti delle varie provincie della Calabria. Lunedì 15 p.v. il Questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona farà visita alla sede di "Riferimenti" a Reggio Calabria (nella foto la presidente Adriana Musella), bene confiscato alla famiglia Lo Giudice. Nell'occasione incontrerà gli studenti di alcune scuole cittadine, aderenti al progetto. Martedì 16, invece, sarà la volta di Vibo Valentia dove gli studenti incontreranno il Procuratore della Repubblica  Mario Spagnuolo.

Il 18 p.v. a Locri in collaborazione con l'Arma dei Carabinieri avrà luogo un'iniziativa con la partecipazione del Colonnello Pasquale Angelosanto, Comandante Provinciale dell'Arma. Giovedì 25 Novembre, a Bagnara, gli studenti della tirrenica incontreranno il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palmi Giuseppe Creazzo, il Questore Casabona, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Colonnello Angelosanto. Martedì 30, infine, una grande Manifestazione coinvolgerà tutte le scuole della città di Reggio Calabria sul tema della lotta alla 'ndrangheta e sul difficile momento che sta attraversando la città. All'incontro sono previste le presenze di : Salvatore Di Landro, Giuseppe Pignatone, Carmelo Casabona, Col. Pasquale Angelosanto. L'iniziativa avrà luogo presso l'Auditorium "Nicola Calipari" di Palazzo Campanella alle ore 10:00. Il progetto di "Riferimenti" ha  come sottotitolo:"Memoria e futuro". Agli studenti verrà rappresentata la storia e l'evoluzione della criminalità organizzata, gli innumerevoli delitti compiuti dalla 'ndrangheta con le testimonianze dei familiari delle vittime, soprattutto quelle di cui meno si parla. Il tema della mafia verrà affrontato dal punto di vista storico-sociologico. Il progetto fa seguito ad un protocollo d'intesa che "Riferimenti" ha siglato col Ministero dell'Istruzione e prevede collaborazioni specifiche anche con gli Enti Locali Territoriali.

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Reggio Calabria: sabato prossimo la conferenza stampa dell’on. Angelo Bonelli

Sabato 13 novembre 2010, alle ore 10.30, presso la Sala “Giuditta Levato” del Consiglio Regionale della Calabria, il Presidente Nazionale dei Verdi, on. Angelo Bonelli, incontrerà la stampa, gli attivisti e i simpatizzanti del movimento ambientalista per presentare ufficialmente la “Costituente ecologista” e le iniziative politiche dei “Verdi” in vista delle prossime elezioni amministrative.

L’incontro sarà moderato dai coordinatori regionali de “I verdi verso la costituente ecologista”, Franco Criaco, Mario Giordano, Aurelio Morrone.

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Bastia Umbra (PG): ecco il manifesto di Futuro e libertà per l’Italia

Dal consigliere della VI^ Circoscrizione "Sbarre" di Reggio Calabria, Daniele Canale (nella foto), che recentemente ha aderito a Futuro e Libertà per l'Italia, il nuovo soggetto politico ideato e creato da Gianfranco Fini, riceviamo, direttamente da Bastia Umbra (PG) dov'è in corso la Convention del partito, e pubblichiamo. "Il documento richiama i valori della solidarietà, del patriottismo, fissa obiettivi ambiziosi, come le battaglie da condurre per la cultura, l'università, la ricerca, l'ambiente, la meritocrazia, la lotta agli sprechi, ai parassitismi, l'orgoglio di essere italiani". 

Eccone il testo integrale. "Noi amiamo l’Italia, la nostra Patria e la vogliamo orgogliosa e consapevole, unita nelle sue differenze, civile e generosa, tollerante ed accogliente; una Nazione di cittadini liberi, che credono nell’etica della responsabilità. Noi vogliamo un’Italia in cui i cittadini che fanno il loro dovere godano di diritti certi, garantiti da uno Stato più efficiente e meno invadente, senza burocrazia e clientele. Un’Italia protagonista e competitiva nel mondo, aperta al mercato e alla concorrenza. Un’Italia intransigente contro la corruzione e contro tutte le mafie, che promuova la legalità, l’etica pubblica e il senso civico. Un’Italia del merito, senza privilegi, caste e rendite di posizione, dove tutti abbiano uguali opportunità e vengano premiati i più capaci. Un’Italia solidale, attenta ai più deboli e agli anziani, fondata sulla sussidiarietà, che valorizzi l’associazionismo e il volontariato. Un’Italia rispettosa della dignità di ogni persona, cosciente della funzione educativa e sociale della famiglia, garante dei diritti civili di ognuno. Un’Italia che difenda e valorizzi l’ambiente, il paesaggio, le bellezze naturali, il suo straordinario patrimonio culturale e storico. Un’Italia che rimetta in moto lo sviluppo economico puntando sulle imprese, sui giovani e sulle donne, sull’economia verde, sullo sviluppo della rete, un’Italia che produca più ricchezza e garantisca una maggiore qualità della vita. Un’Italia che investa nella cultura, nella formazione e nella ricerca, nella scuola e nell’università: un’Italia che promuova l’innovazione, le infrastrutture immateriali e dove arte, cinema, musica e teatro siano motore della crescita. Un’Italia severa con chi vìola le leggi, attenta alla sicurezza dei cittadini; un’Italia con un fisco equo, che sanzioni l’abusivismo e l’evasione fiscale, che combatta parassiti e furbi e premi la dignità del lavoro. Un’Italia in cui la politica non sia solo scontro e propaganda, ma si ispiri a valori e programmi per garantire l’interesse nazionale e il bene comune. La nostra Italia".

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