Saint Christophe (AO): Reggina stamane sempre di corsa (senza sosta)

Dopo l’intera giornata di ieri dedicata al riposo assoluto e, per chi lo ha preferito, allo shopping in quel di Courmayeur, la seduta mattutina è stata dedicata esclusivamente alla corsa, con ripetute e scatti, ed a qualche esercizio defaticante a terra per smaltire la fatica. Nello splendido scenario della cosiddetta “area verde” (come se di verde qui ce ne fosse poco) di Saint Christophe, la "bellezza" di 16 giri di 400 m ciascuno (pari a 6,400 km) sono stati effettuati dalla truppa amaranto agli ordini di Carlo Simionato con Gianluca Atzori (nella foto) ad assistere più distaccato ed il suo secondo Aldo Bergamo e Ciccio Cozza (nella foto mentre parla con l'attaccante francese Sy) ad a coadiuvare lo stesso Simionato in maniera più diretta.

Sotto un sole caldo nella straordinaria Valle che ci ospita, il nutrito gruppo amaranto (nelle foto durante le fasi della seduta di allenamento) ha sudato con abnegazione e costanza non risparmiando le proprie energie ma anche qualche mugugno. L’unica nota stonata, che riportiamo per dovere di cronaca, è l’evidente scissione nel gruppo da parte di chi vuole e/o deve andar via e di chi non si vuol muovere da qui mantenendo il salario intatto e non invece, come richiesto dal presidente, con un adeguamento verso il basso. La Reggina, è notorio, non naviga in acque tranquille per via di una situazione economica precaria (ma non ci è stato sempre propinato che “la Reggina è una Società florida, in salute?”, n.d.r.), di una rosa ampia ben oltre il lecito e, soprattutto, di una serie di contratti lunghi temporalmente ed onerosi economicamente. Fare i nomi degli “scissionisti” non crediamo sia il caso, ma sono nomi noti che circolano già da un po’ e che, quindi, non sorprendono più nessuno. Alle note stonate fanno, per fortuna, da contraltare, la professionalità, la puntualità, la dedizione e fors’anche quello che una volta si chiamava “attaccamento alla maglia” del giovanissimo messinese Giuseppe Rizzo (davvero lodevole la sua abnegazione e costanza), dei reggini Simone Missiroli, Antonino Barillà, Alessio e Nicolas Viola e di Francesco Cosenza ma anche di Simone Rizzato sempre in testa al gruppo così come Carlos Tello Carmona. Altra nota piacevole è, per quel che ci riguarda, proprio il mister Atzori: schietto e diretto, con una mimica facciale di facile interpretazione che completa le parole dette, appare una sorta di sergente di ferro che, come lui stesso sostiene, ha il dovere di tenere unito il gruppo, farlo lavorare con profitto e dare ai suoi giocatori quelle nozioni di tecnica e di tattica affinché tutti insieme si arrivi all’obiettivo finale che, come in altra parte del sito, indica nel “far bene” e “far tornare l’entusiasmo” verso la sua squadra ai tifosi reggini decisamente distaccatisi fors’anche perché “traditi” da un paio di stagioni a questa parte. Di lavoro ce n’è tanto da fare, ma nessuno (o quasi) qui ha voglia di oziare.

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Saint Christophe (AO): dopo la gara parla mister Atzori

E’ finita da qualche minuto la gara tra Reggina e Spezia di cui trattiamo in altra parte. Ovviamente non si possono trarre conclusioni, ma qualche indicazione certamente si. La Reggina è un cantiere aperto e lo si capisce guardando giocare alcuni calciatori. C’è chi ci mette l’anima (o almeno ci prova) e chi, invece, gioca con apparente sufficienza vuoi perché sa che la Società intende cederlo vuoi anche perché egli stesso ha chiesto di esser ceduto. Appena ha un attimo di tregua, ci avviciniamo a mister Atzori (nella foto) e scambiamo quattro chiacchiere con lui anche per capire, perché appena arrivati in terra valdostana, come stanno andando le cose dopo 10 giorni di lavoro a prescindere dalla gara di oggi. Eccolo.

Mister, partiamo dalle indicazioni che ha avuto da questi 90 minuti di gioco. “Io preferisco partire da quelle positive, da ogni gara inizio da quest’ultime. Credo che oggi, in mezzo al campo, Missiroli, Nicolas Viola e Rizzo mi hanno dato delle buone indicazioni attraverso un ottimo equilibrio dimostrato in quella zona del terreno di gioco. Tutto questo soprattutto in considerazione del fatto che era la prima volta che davo a Rizzo la responsabilità di partire dall’inizio. Il ragazzo si è comportato molto bene, mi è piaciuto molto il suo dinamismo, mi è piaciuta molto la sua grinta ed lo spirito con cui ha giocato. Poi, per il resto, per quanto riguarda la difesa e l’attacco sinceramente c’è molto, molto, molto da lavorare perché oggi non ho visto niente di tutto quello che avrei voluto vedere sia dalla prima che dal secondo”. Sappiamo che la Società sta vivendo un periodo di evidente difficoltà, lei che al comando dell’espressione massima della Società stessa ne subisce le ripercussioni oppure continua ad allenare più o meno tranquillamente tenendo conto però che il suo è un vero e proprio cantiere aperto? “Indubbiamente l’avere a disposizione 34-35 giocatori e riuscire ad organizzare il lavoro per tutti loro è cosa certamente difficile ma anche inevitabile per la situazione in cui ci troviamo. Però devo anche dire che fino ad oggi le cose sono andate abbastanza bene anche perché ho la piena disponibilità da parte dei ragazzi ai quali ho chiesto che, in campo, si dimentichino quelli che sono le singole problematiche. Se così non avvenisse, sarei costretto a prendere delle decisioni ed a farli allenare in maniera differente da come voglio. La risposta in campo, per quello che mi riguarda, sotto il profilo dell’impegno, sono state positive. E’ fuori dubbio che, finito l’allenamento, ognuno ritorna a pensare ai propri problemi e chi vuole andar via sicuramente non può avere la stessa testa di chi invece crede in questo progetto, crede in questa stagione, crede in questa Reggina. Le difficoltà stanno soprattutto nei tempi morti, in albergo, dopo cena, ognuno porta il suo umore non dei migliori se non lo è a priori. Credendo che in situazioni come quelle che sta vivendo la Reggina ci siano molte altre squadre penso che sia l’allenatore a dover sapere gestire anche queste situazioni che, pur ammettendo non sia affatto facile, deve andare avanti lo stesso. Basta volerle le cose ed alla fine ci si riesce sempre”. Il rapporto con il presidente Foti e con due grandi ex capitani della Reggina del passato (Giacchetta e Cozza, oggi in Società con ruoli ben diversi che allora) supponiamo sia costante e continuo. Alla luce di tutto questo lei è ottimista per il prosieguo della preparazione e, cosa ben più importante, per la prossima stagione 2010/2011? “Certo che sono ottimista, assolutamente si! A mio avviso ho un buon gruppo formato da ottimi giocatori. Naturalmente con il presidente e con Giacchetta sono in costante e giornaliero per quello che riguarda quello che succede qui e c’è collaborazione reciproca e rispetto dei ruoli. In campo decido io e mi prendo tutte le responsabilità, per quello che riguarda poi l’assemblaggio di questa squadra, su chi va via, su chi resta e su chi arriva, è giusto che se ne occupino loro in collaborazione con il sottoscritto”. Questa stagione è iniziata in maniera diametralmente opposto rispetto a quella disastrosa conclusasi a maggio scorso (ovviamente non possiamo che compiacercene), ma un obiettivo comunque questa Reggina l’avrà. “Certo che ce l’ha ed è quello di far bene. Non è un obiettivo da poco, glielo garantisco. L’obiettivo è quello di ridare entusiasmo ad una piazza che lo merita. E’ chiaro che questo dipenderà esclusivamente da noi. Entrambi gli obiettivi (far bene ed infondere entusiasmo) sono entrambi importanti e non saranno facili da raggiungere perché il campionato di B avete visto che è lungo e difficile ed un campionato dove devi essere sempre concentrato perché si deve creare quell’equilibrio tra gli umori dopo le vittorie e dopo le sconfitte. Non bisogna entusiasmarsi troppo quando vinceremo, ma non bisogna nemmeno deprimersi troppo quando perderemo. Ed il primo ad avere questo equilibri dev’essere proprio l’allenatore che rappresenta la guida dei suoi ragazzi. Ripeto, noi siamo qui per lavorare e poter esser certi che lo facciamo con il massimo dell’impegno. Questa è l’unica promessa che posso fare e cioè che io ed i ragazzi ci impegneremo fino all’ultima energia per questa maglia perché è assolutamente giusto che sia così. Poi, proclami non ne faccio primo perché non è mio costume e poi perché, avete visto tutti, come si è rimasti delusi dopo la scorsa stagione in cui Società e tifosi si erano creati delle aspettative tradite dai fatti. Partiamo con l’umiltà di chi vuol fare bene in questo campionato, questo vuol dire tanto e credo che tolga eccessive responsabilità a questi giovani calciatori”. Il presidente ha coniato un nuovo binomio per questa Reggina, “giovane ed ambiziosa”. In questi primi 10 giorni di ritiro ha visto dei giovani ambiziosi? “Si, questo posso sicuramente dirlo. Ho dei ragazzi che hanno una gran voglia di fare bene. Sicuramente dovranno ancora crescere, dovranno ancora lavorare, non dovranno mai smettere di dosso l’entusiasmo che caratterizza i giovani. Naturalmente, in questa squadra, c’è anche chi deve portare l’esperienza che ha in dote. Questo è il giusto mix, entusiasmo ed esperienza sperando che leghino tra di loro e ci portino al raggiungimento dei risultati.

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Saint Christophe (AO): Reggina – Spezia 1-1

 Reggina – Spezia: 1-1. Reggina (3-5-2): Kovacsik (Puggioni dal 46°), Cosenza (dall’85° Camilleri), Burzigotti, Acerbi (Verruschi dal 46°), N. Viola (Montiel dal 46°), Rizzato (Barillà dal 46°), Adejo (Vigiani dal 46°), Rizzo, A. Viola (Sy dal 46°), Missiroli (c) e Zizzari. In panchina: Puggioni, Verruschi, Camilleri, Barillà, Sy, Montiel, Vigiani e Szatmari. All.: Atzori. Spezia (4-4-2): Aprea (Conti dal 46°), Comazzi (Cintoi dal 46° e Del Padrone dal 56°), Milone (c) (Buscaroli dal 46°), Enow (Scantaburlo dal 46°), Musto (Toppan dal 46°), Pedrelli (Capuano dal 46°), Chianese (Grieco dal 46°), Herzan (Lollo dal 46°), Lazzaro (Ferrarese dal 46°), Cesarini (Cisterni dal 46°) e Casoli (Beretta dal 46°). In panchina: Conti, Buscaroli, Scantamburlo, Cintoi, Toppan, Capuano, Lollo Cisterni, Ferrarese, Beretta, Grieco, Del Padrone e Ciarramitaro. All.: D’Adderio. Arbitro: Penno di Nichelino (TO). Assistenti: Crimaldo e Castano di Nichelino (TO). Marcatori: Missiroli al 40° e Beretta al 60° (rig.).

Cronaca e commento . Seconda uscita stagionale per la Reggina targata Atzori (nelle foto una fase di gioco e la lunghissima panchina amaranto con il mister ultimo a destra) dopo il 10-0 a dilettanti di casa. Una squadra in piena “emergenza”, quella amaranto, frutto delle note traversie societarie di cui abbiamo riferito in altra parte del giornale e non risolte dalla presenza lampo del presidente Foti qui a Saint Christophe. Si affrontano una nobile decaduta (la Reggina) ed una neo promossa in Prima Divisione (lo Spezia in ritiro a Chatillon ed oggi seguito da una cinquantina di tifosi). Atzori schiera un 3-5-2 così composto: da destra a sinistra Cosenza, Burzigotti ed Acerbi, Adejo, Missiroli, N. Viola, Rizzo e Rizzato e le due punte A. Viola e Zizzari. Mancano, come si nota, tutti i pezzi da "90": Tedesco, Vigiani, Brienza, Carmona, Bonazzoli ed altri evidentemente non ancora in condizione ideale per iniziare la gara ma, probabilmente, per subentrare in corso. Ritmi ovviamente molto lenti per la mole di lavoro che entrambe le squadre hanno sinora sulle gambe, idee confuse alla ricerca dei meccanismi da utilizzare quando le partite varranno qualcosa in più che una semplice sgambatura. E’ lo Spezia a rendersi per primo pericoloso (è l’8°) in area con Cesarini che dribbla Acerbi e mette al centro dove sbroglia il capitano amaranto Missiroli. Il primo tiro in porta, invece, è della Reggina ed arriva al 13° con Alessio Viola che, dal limite dell’area di rigore, impegna Aprea costretto a distendersi a terra ed a deviare in corner. Al 17° torna ed essere pericoloso lo Spezia. Cross da sinistra di Chianese, palla pericolosamente ad un metro dalla linea di porta e Cosenza che la spizzica creando qualche patema a Kovacsik fino a che Acerbi la spazza via definitivamente. La Reggina si rifà viva dalle parti di Aprea con un tiro di Rizzo che termina alto sulla traversa. Il predominio del gioco è, senza dubbio, dello Spezia che appare più avanti nella preparazione o, più semplicemente, la differenza la fa l’entusiasmo spezzino per la promozione piuttosto che la confusione detta dai molteplici dubbi che parrebbero regnino sovrane tra gli amaranto. C’è molto da lavorare e lo si capisce sin da subito. L’obiettivo non è più sbandierato ai quattro venti, ma appare lontano anni luce. Lo Spezia ci riprova al 32° con Casoli che manda alto. Nicolas Viola agisce da playmaker, sono infatti moltissimi i palloni che gioca e distribuisce ai compagni palloni su palloni senza, però, fortuna alcuna. E’ proprio lui, insieme a Rizzo, una delle (poche) note positive della gara a cui assistiamo. Ad onor del vero, dobbiamo aggiungere che il trio difensivo Cosenza-Burzigotti-Acerbi non dispiace affatto nonostante qualche incomprensione con Kovacsik. Con un vero e proprio flash nella monotonia generale, al 40°, capitan Missiroli trova un gran destro da fuori area che sorprende Aprea e s’insacca nel “sette” alla destra del portiere ligure. Il primo tempo si chiude così e con la ripresa inizia anche la messe di cambi per entrambe le formazioni. Il secondo tempo inizia con una buona occasione per la formazione in maglia bianca, Cisterni manda al lato da buona posizione. Al 60° lo Spezia beneficia di un calcio di rigore, Cosenza ferma fallosamente Cisterni e Beretta, poi, trasforma la massima punizione. La seconda frazione di gioco scivola stancamente verso l’epilogo della gara e, francamente, i nuovi entrati non riescono ad accelerare il ritmo facendo sì che la noia la faccia da padrone. La gara finisce, poche le indicazioni ricevute, molto il lavoro da fare. Buon lavoro mister!

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Reggina: “Se…

…non vi riducete gli ingaggi, la Reggina fallirà e la responsabilità sarà vostra!” E’ questa l’inquietante esclamazione che, Dio mai non voglia, potrebbe aleggiare in questi giorni in quel di Saint Christophe. Sappiamo, e qui non usiamo certo il condizionale, che il presidente Foti è giunto ieri sera nella sede del ritiro valdostano per sciogliere quei dubbi, con annesse problematiche, relativi ad un organico numericamente e, soprattutto, onerosamente eccessivo. Sappiamo, anche qui senza dubbio alcuno, che 36 giocatori sul groppone la Reggina non può permetterseli. Sappiamo anche che, di conseguenza, la Società è principalmente impegnata su due fronti: il primo è certamente quello di vendere i suoi pochi uomini che hanno mercato (Carmona, Brienza, Bonazzoli, Missiroli e Barillà, per esempio) ed il secondo è quello di ridurre drasticamente sia il tetto che il monte ingaggi.

Per quel che riguarda il primo impegno, quello che ovviamente darebbe linfa alle presumibilmente (quasi) vuote casse societarie, nulla può farci la Reggina se non sperare in qualcuno che voglia e possa comprare i suoi “gioielli”. Se la domanda non c’è, in sostanza, che ci sia l’offerta è comprensibilmente inutile. Per il secondo dei due impegni, invece, la riduzione del tetto ingaggi è, ovviamente, strettamente legata alla riduzione del monte ingaggi. E su questo non c’è dubbio, pur non essendo noi guru della finanza. Orbene, dove sta il problema? I nodi vengono al pettine allorquando la Società propone ai suoi dipendenti (i calciatori altri non sono) di ridursi lo stipendio. Ma, ci chiediamo, perché questi ultimi dovrebbero farlo? Certo, potrebbero visto le cifre a cui viaggiano lontane dai salari medi di qualunque “mortale”. Ma “perché” dovrebbero atteso che ognuno di loro è stato acquistato proponendogli un contratto che, conoscendo il modus operandi della Società Reggina, ci pare assai difficile che le condizioni degli stessi contratti siano stati dettati dagli stessi calciatori o dai loro procuratori? Togliamoci di dosso almeno una trentina d’anni e, invece che al gioco dei soli “perché”, giochiamo un pò a quello dei “perché” unitamente a quello dei “se”. Il primo “se” lo abbiamo sciorinato sin da subito a partire dal primo rigo di questa “riflessione”. Il secondo potrebbe essere: se viene chiesta ai giocatori contrattualmente più costosi la riduzione del loro ingaggio, allora vuol dire che le premesse contrattuali vengono a mancare, giusto? E se quest’ultimo fatto è verosimile, perché agli stessi giocatori sono stati proposti contratti così onerosi (magari) sapendo che non si sarebbero potuti rispettare? Se è presumibile si conoscesse a priori, l’anno scorso di questi tempi per intenderci, l’esistenza (in non sappiamo quale percentuale) della possibilità che la Reggina non avesse vinto il campionato di B ritornando immediatamente in A e, quindi, non avrebbe fatto parte della spartizione della torta circa i cospicui introiti spettanti alle 20 Società della massima serie, perché e, soprattutto, “chi” ha ingaggiato questi giocatori dai contratti onerosi? Davvero, se non si auto-riducessero gli ingaggi la Reggina fallirebbe? E se così fosse, davvero le responsabilità sarebbero (esclusivamente) dei giocatori? Onestamente, qualora qualcosa del genere accadesse non crederemmo proprio ad una “giustificazione” del genere. La Società Reggina sapeva o non sapeva che, qualora non si fosse tornati subito in A, con il venir meno del cosiddetto “paracadute” (la congrua somma che, una tantum, spetta alle neo-retrocesse quasi come “risarcimento” per una stagione finita male), si sarebbero prospettati tempi duri nella successiva stagione (questa)? Se non lo sapeva allora la considerazione è una ed una sola: l’incoscienza non solo aleggia ma pullula a josa dalle parti del Sant’Agata. Se lo sapeva, invece, la considerazione da fare è simile alla prima ma con l’aggravante della consapevolezza che potesse succedere quello che sta accadendo oggi e cioè sapere e vedere una Reggina alle prese con grosse difficoltà economiche. Ribadiamo, “chi” e “perché” ha proposto a molti contratti lunghi ed onerosi? Non lo sappiamo con certezza, ma lo immaginiamo tornandoci in mente alcuni giudizi non certo lusinghieri espressi da fonti societarie verso qualche ex dipendente. Di certo, però, sappiamo che chiunque l’abbia fatto l’ha potuto fare grazie all’avallo del presidente che, su ogni singolo contratto, ha apposto la propria firma in calce rendendolo perfettamente esecutivo. In sostanza, seppur “tradito” dai suoi collaboratori il peso della “croce”, adesso, è tutto sulle sue di spalle (del presidente, ovviamente). Noi, nel nostro essere umilmente onesti e limpidi, un dubbio del genere lo avevamo esternato sempre durante le famigerate ospitate a “La Tribuna del Lunedì” su TeleReggio. Dicemmo, in sostanza, quando le vicende del campionato scorso lasciavano presagire quello che molti negavano, che, qualora la Reggina non fosse tornata in A nel breve volgere di una stagione, avremmo avuto serie difficoltà a pensare che la stessa Reggina sarebbe riuscita ad iscriversi al secondo consecutivo campionato di B. Ok, il nostro dubbio è stato fugato e la Reggina si è iscritta (non senza, però, il deferimento del presidente per non aver onorato gli impegni economici con alcuni suoi tesserati circa la stagione scorsa), ma se le cose stanno come sembrano stare, ancora Dio non voglia, il futuro non appare assai roseo. Vedremo l’evolversi degli eventi ed, ovviamente, ve ne daremo conto come sempre scevri da simpatie e/o antipatie, amicizie e/o inimicizie. Umilmente vostri, ci accingiamo a volare in quel di Saint Christophe vestendoci da San Tommaso affinché vedendo crederemo e, dunque, riporteremo su queste pagine.

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Iiriti Editore presenta “La Città Metropolitana per la Regione dello Stretto”, volume di Enzo Tromba e Josè Gambino

Si distingueranno Reggio Calabria e Messina, attivando processi di una trasformazione urbana virtuosa trainati da eventi straordinari, come quello della creazione della Città-Regione dello Stretto? Per i curatori del testo, Enzo Tromba e Josè Gambino, la risposta a questo interrogativo è affermativa. Nel volume, suddiviso in due parti vengono esposte le ragioni di questa convinzione. Nella prima sezione vengono analizzate le normative e le strutture geografiche delle aree metropolitane, nella seconda si sottolineano i positivi scenari che la conurbazione istituzionalizzata delle due regioni porterebbe con sé.

Per superare cliché datati e radicati nelle coscienze dell’opinione pubblica le due città «hanno il dovere – come scrive Enzo Tromba nell’introduzione della pubblicazione ristampata per il 2010 – d’essere ambiziose e di dimostrare che sono capaci di realizzare progetti importanti.» Supportate da idee innovative, voglia di fare ed entusiasmo le due zone urbane potranno diventare la Città-Regione dello Stretto creando un ambiente favorevole per la crescita economica delle stesse. Creare una rete di strutture ed uomini capaci di proporsi in maniera credibile sui mercati internazionali, questo l’obbiettivo primario della governante della strategia che Reggio e Messina dovranno creare. Per i due autori affinché questi ambiziosi progetti potranno diventare una feconda realtà occorre “un metodo di coordinamento” basato sulle linee guida di protocolli d’intesa già siglati dalle istituzioni, sui piani nazionali, sulla peer review, sui benchmark per mettere a punto quei motori che condurranno le due realtà alla nascita della Città-Regione dello Stretto. All’evento parteciperanno: Igino Postorino – Presidente circolo del Tennis “R. Polimeni”; Giuseppe Raffa – Sindaco f.f. di Reggio Calabria;  Rocco La Valle – Sindaco di Villa San Giovanni;  Giuseppe Giordano – Presidente Consiglio provinciale di Reggio Calabria;  Amedeo Canale – Assessore Trasporti e Polizia Municipale Comune di Reggio Calabria;  Michele Bisignano  – Assessore Area Regionale integrata dello Stretto ed Area Metropolitana Provincia di Messina; Josè Gambino – Professore Ordinario di Geografia Economica Università di Messina (autore); Enzo Tromba – Giornalista (autore); Leo Iiriti – Editore e Edoardo Mollica – Direttore LaborEst Dipartimento PAU Università Mediterranea Reggio Calabria. Coordinerà i lavori la giornalista Antonella Chirico.

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La struttura societaria del Team Basket Viola prende forma aspettando la squadra che sarà

altGiornata importante in casa Viola. L’inizio della terza settimana di luglio coincideva con una riunione in cui erano presenti quasi tutti i soci della compagine neroarancio. Tutti, vecchi e nuovi con Gian Cesare Muscolino alla prima vera uscita da presidente. E durante l’incontro del Pianeta Viola, si sono definite le prime cariche all’interno del sodalizio reggino; Muscolino, fuori negli ultimi giorni per impegni di lavoro, aveva messo come priorità al suo rientro questa riunione che ha dato i frutti sperati. Quello che è uscito fuori è che, come detto, l’imprenditore reggino sarà il nuovo presidente del team Basket Viola, l’uomo che ha la maggioranza delle azioni e che dirà la parola finale su tutte le operazioni che riguarderanno il mondo neroarancio.

Avrà un ruolo molto importante in questo progetto Gaetano Condello, nominato direttore generale e personaggio che avrà grandi responsabilità sia per quanto riguarda il settore giovanile sia nei rapporti con Gioia Tauro, l’altra città coinvolta in questa sinergia che avrà un ruolo importante nel progetto. Entrano nel direttivo anche altre figure importanti di Gioia Tauro come il dottore Quattrone e lo stimato Campisi che avrà il ruolo di dirigente responsabile del sodalizio neroarancio  mentre Domenico Comandè dovrebbe essere nominato nuovo vicepresidente. Roberto Aloisio rimarrà presidente della Scuola Basket Viola mentre il fratello Claudio sarà l’uomo che curerà il settore marketing del Team Basket Viola. Ma l’altra importante notizia emersa dalla riunione del Pianeta Viola. E’ la nomina come capo allenatore di Alessandro Fantozzi. La notizia era nell’aria da tempo ma, subito dopo l’incontro fra i soci, il primo annuncio di Condello come nuovo DG è stato quello relativo all’ex playmaker di Livorno che prenderà l’eredità di Massimo Bianchi che, in questi giorni, ha trovato l’accordo con il Massafra. Prende dunque forma la nuova struttura della Viola che si affida al nuovo ma non rinnega il vecchio dato che i soci dello scorso anno avranno tutti dei ruoli importanti all’interno di una realtà che ha scelto di rilanciarsi affidandosi ad una sinergia che sta cercando di rinforzarsi giorno dopo giorno.

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“Il Reggino” va in ritiro a trovare una Reggina “giovane ed ambiziosa”

E’ quest’ultimo il binomio ex novo coniato per definire la Reggina (Società e squadra). La “paternità” è del presidente Foti (nella foto con Gianluca Atzori) che, abbandonato lo stucchevole “simpatica ed importante”, ha definito così (ovviamente con la stampa che conta (?) a farne da risonanza) la squadra che via via prende forma e, speriamo, sostanza. La prima cosa che è balzata agli occhi, stupendo i più, è che la Reggina (Società e, di conseguenza, squadra) versione 2010-2011 non fa proclami, non promette, non spreca saliva conservandosela, speriamo, per tempi migliori. Ricordate il “Sono qui per vincere” di Novelliniana memoria? Quello slogan che ha campeggiato ovunque, tessere di abbonamento e maglie comprese? Ecco! Non esiste più e ce ne compiacciamo.

Chi nella scorsa stagione ha avuto modo di seguirci con pazienza e lungimiranza durante le nostre ospitate a “La Tribuna del lunedì” su TeleReggio, ha certamente ascoltato i nostri personalissimi inviti, diretti in primis al presidente, di scendere dal piedistallo su cui era salito (motu proprio ed altrui) e di (ri)tornare a parlare con la gente, con i tifosi, con coloro i quali, seppur vessati e spesso dimenticati, sono e saranno sempre l’anima della squadra e, di conseguenza, di una Società che opera nel settore calcio. Al termine di una stagione, la scorsa, che definire disastrosa equivarrebbe a darle un qualcosa di positivo, noi de “Il Reggino” consigliammo al suo massimo dirigente di riacquisire quei valori che avevano contribuito in maniera determinante a fare grande la Reggina stessa ed a consentirle di raggiungere risultati straordinari. Lo abbiamo fatto perché, notando da anni un ben distinto distacco tra la Reggina e la sua gente, pensavamo che in una città di provincia come Reggio Calabria le sinergie tra la stessa e le sue espressioni solchi così macroscopici non solo non potevano esistere ma, qualora esistessero, non potevano portare a nulla di positivo. Il presidente Foti, dall’alto della notorietà acquisita per via dei successi sportivi raggiunti, aveva acquisito, negli anni sempre maggiormente, quella sorta di spocchia che senza alcun problema definiremmo disdicevole se non addirittura inopportuna e controproducente. Chi ci conosce sa bene che non abbiamo peli sulla lingua e che facciamo della schiettezza e della risolutezza le nostre principali prerogative, ed è proprio per questo che in quell’ultima trasmissione della stagione scorsa ancora una volta parlammo apertamente additando il Foti alle maggiori responsabilità per la seconda disgraziata stagione calcistica ed, al contempo, invitandolo a restituire la Reggina alla sua gente cancellando con un colpo di spugna quell’arroganza, quell’altezzosità e quella presunzione assai evidenti che lo avevano purtroppo caratterizzato negli anni tanto da renderlo più che antipatico a molti e, di concerto, tirando nel calderone dell’antipatia (e dell’apatia) la Reggina stessa. Certo, Foti ci passerebbe il testimone della presunzione se ci arrogassimo il merito del “cambiamento” registrato, ma i fatti dicono che noi glielo abbiamo suggerito e che lui ha adottato un comportamento diverso ed un atteggiamento più umano e non da dio in terra. Preferiamo dire, allora, che qualcuno tra i suoi più stretti ed influenti collaboratori avrà pensato come noi e glielo avrà suggerito facendo presa. Ok? Di questa “mutazione”, ovviamente, ne siamo ben lieti. Durerà? Non durerà? E’ un fuoco di paglia o c’è davvero la consapevolezza di una maggiore opportunità a cambiare registro? Non lo sappiamo, di solito si dice che “chi nasce tondo non muore quadrato” ma, non conoscendo Foti appena nato, gli concediamo quantomeno il beneficio del dubbio e staremo ad osservare. D’altro canto, dopo due stagioni come detto disastrose nemmeno la più fervida mente “criminale” avrebbe potuto partorire il perseverare sulla stessa lunghezza d’onda. Vedremo cosa succederà e ve ne daremo conto. Passando all’aspetto più tecnico che societario, invece, tutti sapete che, dato il benservito a Roberto Breda (utile alla causa stagionale, ma non ad altro), il nuovo allenatore è Gianluca Atzori (chissà se, nel frattempo, dalla presentazione ad oggi intendiamo, il presidente ha metabolizzato l’accoppiata “t”-“z” ed eliminato una “r” di troppo, non chiamandolo più facilmente Azzorri?). Giovane allenatore di belle speranze (e non più quindi una scelta sulla scia del vetusto e decaduto Novellino), ha una carriera corta e senza particolari successi ma, al contempo, pare portare sulla carta d’identità alla voce “segni particolari” entusiasmo, motivazioni e grinta. Sapete anche della promozione di Simone Giacchetta da responsabile del settore giovanile a direttore dell’area tecnica della prima squadra e del ritorno a casa di Ciccio Cozza nelle vesti di… non sappiamo, o non ricordiamo, di cosa (ce ne scusi l’ultimo grande capitano amaranto) ma comunque collaborerà a qualsivoglia titolo direttamente con Atzori e lo stesso Giacchetta. A primo acchito, una sola considerazione abbiamo fatto conoscendo Giacchetta e Cozza e disconoscendo Atzori: i primi due, Simone e Ciccio, sono stati gli ultimi due grandi capitani amaranto, due uomini-Società che anche in questo ruolo tanto hanno fatto e tanto hanno dato alla Reggina. Partendo da questo presupposto e conoscendo le loro “attitudini”, con tre galli in un pollaio (Atzori è a pieno titolo il primo tra i tre visto il ruolo) non c’è il rischio che…? Anche in questo caso, ci auto-concediamo il beneficio del dubbio. Passando alla cronaca, la Reggina è da una settimana in quel di Saint Christophe in Val d’Aosta per il suo ritiro pre-campionato. Un gruppo piuttosto consistente di giocatori si allena con dovizia agli ordini di Atzori e dei suoi collaboratori. Qualche movimento di mercato è stato fatto, probabilmente qualche altro si farà ancora ma all’insegna dell’austerity e del fare necessità virtù. E’ notorio come la crisi abbia attanagliato anche il dorato mondo pallonaro e sappiamo che, in effetti, ci sono delle evidenti difficoltà a piazzare chi tra gli amaranto ha mercato per via della scarsa propensione altrui ad acquistare a maggior ragione chi ha contratti onerosi economicamente. Carmona, Brienza, Bonazzoli e qualcun altro viaggiano con ingaggi a cifre importanti e non sarà facile trovargli una collocazione gradita ed, al contempo, gradevole per la Reggina. Lo stesso problema la Reggina, lo ricorderete, l’ebbe anche qualche anno fa: una rosa numerosissima e, soprattutto, onerosissima dal punto di vista contrattuale. La domanda, banalissima a dire il vero, che ci ponemmo allora e ci poniamo oggi fu quella del “chi” e del “perché” furono proposti contratti così lunghi ed altrettanto “pesanti” dal punto di vista economico. Di certo, affinché tutto questo accadesse e si ripetesse, ci fu l’avallo del presidente, ma, altrettanto certamente, le proposte arrivarono da chi era deputato a questo ruolo e che, certamente, adesso non c’è più. A proposito, la “cessione” più importante, a nostro modesto ed umile modo di vedere, è stata quella del saccente ed egocentrico Gianni Rosati (a lui si deve la “perla” Iaconi e l’annebbiamento delle capacità di intendere e di volere – già peraltro esiguamente ridotte al lumicino – di qualche altrettanto saccente ed egocentrico “collega” che, odiando il predecessore, s’invaghì del nuovo arrivato “a prescindere” mandando a farsi strabenedire l’imparzialità, la terzietà, l’obiettività e la libertà di pensiero che ogni giornalista dovrebbe avere nel proprio d.n.a.). Magari, e sottolineiamo magari, da semplice consulente di mercato qual’era, tornerà a consigliare a Foti altri buoni giocatori così come in passato, secondo le sue parole durante l’auto-incensimento televisivo, ha o avrebbe già fatto. Avendo a cuore la Reggina e nessun altro personaggio che consideriamo sempre e comunque pro tempore, ce lo auguriamo di tutto cuore. Messo da parte il passato, accantonato ma non dimenticato, adesso c’è da tirar su la Reggina del paventato “nuovo corso”. Non più cariatidi in panchina, non più nomi altisonanti in campo, ma solo ragazzi che hanno davvero voglia, oseremmo dire smania, di raggiungere degli obiettivi (la parola “promozione” è stata fortunatamente messa al bando) per se e per la Società per cui lavorano. Per chi non ha le palle non c’è più posto, per chi sta controvoglia solo per onorare il contratto non c’è più posto, per chi è venuto in pre-pensionamento non c’è più posto, per chi ha voglia di cazzeggiare la notte in giro non c’è posto! L’assai ben remunerata (oltre il lecito, se ci consentite) professione del calciatore ha delle regole troppo spesso dimenticate ma da ristabilire al più presto e determinati atteggiamenti o comportamenti non possono essere consentiti perché cozzano con la professionalità necessaria affinché si ottengano risultati: chi vuole fare il calciatore, serio, puntuale e via dicendo, deve necessariamente abbandonare il resto e dedicarsi alla sua professione, come detto, oltre il legittimo remunerata. Chi, invece, preferisce fare il puttaniere lo faccia liberamente pure ma si “dimetta” da atleta. Facile, no? Detto questo, per la prima volta nella sua ventennale “carriera”, “Il Reggino” da sabato prossimo e per cinque giorni sarà a fianco della Reggina in quel di Saint Christophe a seguire parte della prima fase del suo ritiro. Da lì, quotidianamente, vi daremo conto di ciò che succede, daremo voce ai protagonisti della prossima stagione e, crediamo, avremo una visione più completa dell’insieme fidandoci molto più dei nostri che degli altrui occhi e punti di vista.

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Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC): tenta di estorcere 5000 € ad un imprenditore ma, in flagranza di reato, viene arrestato dai militari dell’Arma

Nella scorsa notte, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Villa San Giovanni, hanno tratto in arresto in flagranza di reato Fedele Antonino, 36 anni, originario di S. Eufemia. L’accusa è di estorsione ai danni di un imprenditore della zona. Proprio dalla denuncia di M.O. era scaturita l’attività investigativa degli uomini dell’Arma. L’imprenditore aveva denunciato infatti di aver ricevuto una missiva anonima nella quale gli veniva richiesta una somma pari a 5000 euro al fine di evitare spiacevoli e gravi conseguenze.

Venivano indicate le modalità di cessione della somma consistenti nel mettere il danaro in un sacco di plastica nero all’esterno degli uffici dell’impresa in orario di chiusura. L’imprenditore a questo punto, in accordo con i Carabinieri, collocava il sacco nel luogo e all’ora prestabilita. Quando il malcapitato malfattore, alcune ore dopo, passava per ritirare il denaro, veniva bloccato dai militari, dopo un breve quanto rocambolesco inseguimento nelle campagne circostanti dove aveva invano tentato di trovare rifugio. Per lui si aprivano le porte del carcere. Gli inquirenti continuano la loro attività per chiarire da un lato l’eventuale vicinanza dello stesso alla locale criminalità organizzata, dall’altro verificare la presenza di mandanti e fiancheggiatori. Legittima soddisfazione veniva espressa dall’imprenditore taglieggiato per il quale finiva un vero e proprio incubo.

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Polistena (RC): canapa indiana coltivata tra i pomodori, tre arresti

Continua incessante il monitoraggio delle zone extraurbane effettuato dai Carabinieri della Compagnia di Taurianova per contrastare il fenomeno delle coltivazioni illecite di Canapa Indiana. L’arrivo della stagione calda ha portato, infatti, anche le condizioni ideali per far germogliare le redditizie piante dalle quali si ricava lo stupefacente della “marijuana”. Le iniziative dell’Arma, in questo contesto, non sono state concepite con una chiave esclusivamente repressiva, ma tendono anche a scoraggiare quanti hanno deciso di condurre piccole coltivazioni che, nel loro complesso, vanno ad alimentare uno dei maggiori introiti della criminalità organizzata.

Nell’ambito di queste attività i Carabinieri hanno scoperto, a cavallo tra i Comuni di Polistena e San Giorgio Morgeto, due piantagioni coltivate in altrettanti appezzamenti contigui. I fondi erano delimitati da un’alta recinzione, che metteva le piante, complessivamente una trentina alcune delle quali alte oltre i due metri, al riparo da occhi indiscreti. Per questa ragione è stato arrestato S. G. (classe 61), che appena arrivato nel suo orto per accudire le piante ha trovato i militari ad attenderlo, G. D. (classe 1960) ed il figlio di questo, un minorenne (classe 1993) che frequenta le scuole superiori. La cosa che accomuna queste piantagioni con quelle scoperte di recente è la modalità di coltivazione. Infatti sembra che nella stragrande maggioranza dei casi siano state abbandonate le vaste ed estese piantagioni del passato, soppiantate da quelle più piccole coltivate a “macchia di leopardo”, che seppur meno redditizie sono più difficili da individuare con le ricognizioni aeree, anche perché coltivate tra le piante di pomodoro ed occultate dagli alberi di agrumi. Tutti le persone arrestate, parenti tra loro, hanno immediatamente riconosciuto le proprie responsabilità, attribuendo i loro comportamenti antigiuridici alla necessità di attutire il loro disagio economico. Prima di distruggere le piante di “cannabis indica” gli operatori hanno provveduto a documentare lo stato dei luoghi, indispensabile per attribuire le singole mansioni e, quindi, per calibrare le eventuali pene. Dalle piante Sono stati prelevati alcuni campioni, sui quali dovranno essere effettuati gli esami di laboratorio, allo scopo di appurare il c.d. THC (tetraidrocannabinolo), il principio attivo dello stupefacente e di conseguenza le dosi droganti che potenzialmente potevano essere ricavate dalla coltivazione, dopodiché  i Magistrati competenti, cioè quello di Turno della Procura della Repubblica di Palmi e quello della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, hanno autorizzato la distruzione dello stupefacente. Le due persone maggiorenni sono state trattenute presso le camere di sicurezza della Compagnia CC di Taurianova, in attesa del giudizio direttissimo, mentre il minorenne è stato associato al Centro di Prima Accoglienza di Reggio Calabria.

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Reggio Calabria: presentata l’opera “La rivolta di un popolo, immagini di una città insorta” edito da Iiriti Editore e con le foto di Silvio Mavilla

altaltRaccontare a distanza di quarant’anni i “fatti di Reggio” tramite una serie di fotografie artistiche orientate a suscitare emozioni per chi li ha vissuti e, nel contempo, lasciare tracce di memoria storica per le nuove generazioni. Da tali premesse nasce il volume della casa editrice Iiriti “La rivolta di un popolo – immagini di una città insorta” (nelle foto la copertina del primo fascicolo e il palco con gli intervenuti), presentato al Circolo del Tennis “R. Polimeni”. Nutrito il numero di reggini che hanno partecipato all’incontro aperto dai saluti di Igino Postorino, presidente del Circolo, e dall’Assessore comunale Enzo Sidari. L’idea di utilizzare una raccolta fotografica, secondo quanto dichiarato dall’editore Leo Iiriti, scaturisce dalla volontà di svuotare il racconto di quei giorni da ogni schieramento ideologico e basarsi esclusivamente su ciò che le immagini sono in grado di trasferire a chi le osserva.

Ed è proprio dall’intervento dell’autore degli scatti inediti dell’epoca Silvio Mavilla, che la presentazione moderata dal giornalista Tonino Raffa entra nel vivo, coinvolgendo gli animi dei presenti nel ripercorrere quei tragici momenti vissuti dal popolo reggino. Inevitabilmente il dibattito porta a ricercare a distanza di anni, in un quadro di insieme, le ragioni che hanno sottratto la dignità ad un intero popolo che protestava per il riconoscimento dei propri diritti. Incapacità della classe politica locale, macchinazioni e collusioni del potere centrale sono stati gli argomenti al centro degli interventi della serata. Dopo la rievocazione di esperienze sul campo raccontate dal giornalista Franco Bruno e dall’Arcivescovo di Cosenza-Bisignano Mons. Salvatore Nunnari, il confronto si è spostato sulla contropartita offerta dal Governo racchiusa nel “pacchetto Colombo”. Il contenuto di quest’apparente misura di sviluppo avrebbe dovuto fare emergere industrialmente la provincia reggina in particolare con la realizzazione del Quinto Centro Siderurgico a Gioia Tauro e la Liquichimica di Saline Joniche. La delicatezza dell’argomento ha acceso da subito una diatriba a tre, fra il vice caporedattore della Gazzetta del Sud Tonio Licordari, il primo Direttore della Liquichimica Enrico Benedetto e il Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino. Quest’ultimo ha posto poi l’accento sul ruolo poco deontologico svolto da alcuni giornalisti “filogovernativi”, i quali, nei giorni di protesta non provvedevano ad informare adeguatamente l’opinione pubblica o peggio ancora mistificavano l’informazione. Eloquente nei contenuti l’intervento conclusivo del Governatore della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, che ha puntato l’accento sull’opportunità di cogliere i segnali che i moti del ‘70 hanno dato al popolo reggino, con l’obiettivo di utilizzarli al fine di progettare un processo di sviluppo futuro che vada oltre i campanilismi. In particolare il Governatore ha rimarcato a più riprese la necessità di avviare un processo di aggregazione che il nuovo scenario politico-economico richiede per una crescita concreta. Solo con una Calabria dinamica e coesa, ha proseguito Scopelliti, sarà possibile sfruttare al meglio le opportunità che si presenteranno. Il 14 luglio è stato scelto come giorno della prima uscita del volume, in ricordo dell’inizio della protesta di un’intera città. Sarà distribuito per diciassette settimane a fascicoli come inserto del quotidiano “Gazzetta del Sud”. Ad accompagnare i lettori in questo viaggio sarà uno dei primi cronisti “settentrionali” a giungere sul posto, il giornalista Alfonso Madeo, all’epoca dei fatti inviato del Corriere della Sera.

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Reggio Calabria: a Villa Zerbi chiude tra i successi l’esposizione “Egitto Mai Visto”

altOltre tremila anni di storia egizia raccontata attraverso 400 reperti inediti che narrano la vita, i costumi, le usanze e il regno d’oltretomba di faraoni e gente comune. Un “Egitto Mai Visto” quello in mostra a Villa Zerbi che si appresta, purtroppo, a chiudere i battenti domenica 18 luglio dopo quasi cinque mesi di onorato servizio raccogliendo la gratificazione di oltre 25.000 visite. Numerose in particolare quelle scolastiche, attraverso le quali giovani studenti hanno potuto conoscere una cultura che, seppur vecchia cinquemila anni, sembra aver intersecato la linea del progresso per gli standard dell’epoca. I reperti, provenienti dai depositi del Museo Egizio di Torino e per lo più mai esposti in passato, furono scoperti tra il 1908 ed il 1920 dall’egittologo italiano Ernesto Schiaparelli durante le sue missioni archeologiche nelle necropoli di Assiùt e Gebelèin, due cittadine di provincia a ridosso del Nilo fra il Medio e l’Alto Egitto.

All’interno di Villa Zerbi otto suggestive sale ricreano in parte l’ambiente e l’atmosfera tipica di quella terra e di una storia così lontana. Mummie, utensili, armi, sarcofagi sono solo alcuni dei 400 reperti che accompagnano il visitatore in un viaggio mistico attraversando miti, divinità, leggende e momenti di vita reale. Una cultura, quella egizia, che conserva intatto il suo fascino a distanza di migliaia di anni. Siamo di fronte ad un’affascinante parentesi storica che trova il suo principio nel Periodo Predinastico (3.200-3.000 a.C.) con il primo faraone di nome “Ka”, seguito dal successivo “Re Scorpione”, da cui trae spunto anche l’omonimo film. Il punto d’arrivo di quest’epoca remota è invece segnato dall’Età Greco-Romana (332-30 a.C.). Una fase temporale che passa attraverso trenta dinastie. Tra queste anche la lunga diciottesima dinastia del Nuovo Regno che conobbe 14 faraoni, fra cui il famoso Tutankhamon (1.332-1323 a.C.). Una vita sociale che trova la sua massima espressione negli incantevoli geroglifici che raccontano in modo originale e fascinoso le credenze e gli usi di un popolo straordinario. Raffinate capacità artigianali nella lavorazione del legno, dell’alabastro, della pietra. Uno stile nel dipingere che fa rabbrividire per precisione ed espressività. Infine la sibillina cultura dell’aldilà intrisa di un connubio di elementi apotropaici che la rendono a tutti gli effetti una vita parallela a quella appena trascorsa. Una considerazione così riguardosa del defunto che, analizzando l’intero procedimento di mummificazione e sepoltura, fa disperdere per un attimo, o se si vuole per l’eternità, il concetto stesso di morte. Un patrimonio culturale da una struttura apparentemente complessa ma così semplice nel segnare le tappe di ogni singolo individuo, che dalla nascita fonda la sua stessa identità e forza in un’interazione incessante ed inesauribile con gli dei, riuscendo a tramutare quel piccolo grande mondo egizio di cinquemila anni fa in una sorta di “Olimpo” del Nilo.

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Il Team Basket Viola presenta i nuovi soci ed i nuovi programmi ed intenzioni

altLunedì sera, al Pianeta Viola, c’è stato il primo incontro con la città da parte dei nuovi soci del Team Basket Viola. Il neo entrato gruppo che avrà in mano la maggioranza delle azioni ha voluto far conoscere ai tifosi neroarancio le proprie intenzioni ed i programmi a breve e lungo termine. Il patron della compagine dello stretto Gian Cesare Muscolino si è dimostrato carico e pronto a realizzare qualcosa di importante con la realtà che ha scritto pagine indimenticabili della storia dello sport calabrese: “Siamo orgogliosi e carichi per l’inizio di questa nuova avventura – dice Muscolino – tutto è nato per caso grazie all’interessamento del mio amico e prezioso braccio destro Gaetano Condello, ma, una volta che abbiamo cominciato a parlare con i soci del team Basket Viola, abbiamo immediatamente capito che c’era una grande unità d’intenti e questo è stato il fattore decisivo per raggiungere l’accordo e lo sarà anche in futuro.”

Dunque comincia una nuova era per il team neroarancio in una conferenza che ha visto la presenza di tanta gente interessata ad ascoltare le prime impressioni della nuova compagine societaria. Muscolino ha parlato di ambizioni concrete nel senso che è stato già stanziato un budget per la costruzione della prima squadra ma sarà importantissimo il lavoro che verrà fatto nel settore giovanile che dovrà diventare il serbatoio della formazione dei grandi. L’imprenditore reggino ha ribadito più volte che, senza un vivaio produttivo, non si può costruire nulla di positivo nell’evo moderno dello sport, quindi si cercherà di trovare uomini e mezzi che possono aiutare il team Basket Viola a raggiungere questo obiettivo. La società spera nell’aiuto di tutto il territorio ed anche negli Enti dai quali non vorrà miracoli o promesse che non si possono mantenere ma chiede soltanto di definire le leggi e le possibilità reali sulle quali le realtà calabresi possono contare senza ovviamente farne la base su cuoi partire ma piuttosto considerle come un’aggiunta alla previsione del bilancio, un bilancio che, quest’anno, risentirà delle pendenze della passata stagione e Muscolino ed il suo staff stanno già parlando con i vari procuratori per  transare alcune situazioni non definitive relative all’annata 2009-10. Come detto più volte in questi giorni, Muscolino non dimenticherà mai Gioia Tauro e questa unione non vuol dire l’abbandono della piazza che ha aiutato a crescere in questi ultimi anni ma piuttosto si darà vita ad una fusione fra due realtà che vogliono camminare insieme lo stesso percorso: “tutto quello che verrà fatto a Reggio, lo faremo anche a Gioia Tauro”, sono le parole di un Gian Cesare carico più che mai nella sua prima uscita ufficiale da azionista di maggioranza del team Basket Viola. La nuova versione della società neroarancio si è presentata, adesso ci sarà la fase della costruzione della squadra e dell’organigramma societario che vedrà la presenza di alcuni dei soci che hanno fatto parte dei quadri nell’ultimo campionato. Due realtà che si uniscono dunque e che mettono la loro competenza a disposizione di un marchio che vuole tornare a far breccia sul popolo reggino, stanco di delusioni ma pronto a entusiasmarsi nuovamente per questi colori che hanno fatto sognare.

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Operazione “Il Crimine”: congiuntamente Carabinieri e Polizia di Stato infliggono un duro colpo alla ‘ndrangheta su tutto il territorio nazionale

I Carabinieri e la Polizia di Stato hanno eseguito numerosi arresti di esponenti della ‘ndrangheta, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Milano su richiesta della Direzione distrettuale antimafia milanese, e di un provvedimento di fermo emesso dalla DDA di Reggio Calabria. Contestualmente sono stati eseguiti due provvedimenti di sequestro di beni emessi dalle autorità giudiziarie di Milano e Reggio Calabria per un valore complessivo di oltre 60 milioni di euro. Le due Procure Distrettuali hanno coordinato la più imponente ed articolata operazione contro la ‘ndrangheta degli ultimi anni, che ha visto l’impegno degli investigatori dell’Arma e della Polizia di Stato per oltre due anni, interessando le province di Reggio Calabria, Milano, Monza Brianza, Como, Varese, Lecco, Genova e Torino, raggiungendo soprattutto gli esponenti di vertice delle principali cosche della ‘ndrangheta.

I numerosi procedimenti penali collegati, originati da distinte indagini condotte dai Comandi provinciali di Milano (indagine Infinito) e Reggio Calabria (indagine Patriarca), nonché dal Ros (indagini Tenacia, Hera, Solare e Reale), dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria diretta dal primo dirigente Renato Cortese, dalla sezione Criminalità organizzata della Squadra Mobile reggina diretta dal vice questore aggiunto Diego Trotta, dal Commissariato di Siderno diretto dal vice questore aggiunto Luigi Silipo e dal Servizio Centrale Operativo (indagine ‘Ndrangheta), hanno consentito di raccogliere elementi utili a tratteggiare un quadro complessivo ed unitario degli assetti organizzativi della ‘ndrangheta. Le indagini hanno documentato, come in territorio lombardo sia avvenuta una “mutazione genetica” della ‘ndrangheta, che ha portato al passaggio dalle tradizionali manifestazioni dell’agire ‘ndranghetistico (omicidi, sequestri di persona, grandi traffici di droga) a forme di controllo di settori economici (il movimento terra, la concessione di finanziamenti a soggetti in difficoltà) e di infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche, a livello locale. Il passaggio a questa nuova forma di “mafia imprenditrice” è avvenuto a cavallo degli anni 2000; l’ultima manifestazione della ‘ndrangheta “tradizionale” in Lombardia è rappresentato dal sequestro in danno di Alessandra Sgarella. A questo proposito è da osservare che in pieno sequestro, il 30 maggio 1998, si davano convegno agli “orti” di Novate Milanese, ancora luogo di ritrovo degli affiliati della locale di Bollate, inseriti oggi ne la “Lombardia”. Tra i partecipanti al summit si è registrata la presenza di uno dei sequestratori, che pochi giorni prima aveva formulato alla famiglia Sgarella la richiesta di riscatto. Lo spaccato che emerge è quello di soggetti (spesso incensurati e insospettabili) “a disposizione” degli altri affiliati, “lombardi” o di provenienza calabrese, in una sorta di “mutuo soccorso”. Ciò spiega l’impegno di tutti per dare assistenza ai latitanti, per raccogliere soldi per le famiglie dei detenuti, per occultare le armi, per mettere a disposizione le proprie conoscenze e competenze nell’interesse dell’organizzazione. Tipico esempio è quello di Carlo Chiriaco che, in virtù del proprio ruolo istituzionale (direttore dell’Asl di Pavia), assicurava l’assistenza sanitaria, ma anche l’interessamento per investimenti immobiliari e coltivava e sfruttava per i “fini comuni” i legami con gli esponenti politici locali. Significativo in proposito un colloquio tra Giuseppe Neri e Giorgio De Masi, esponente della “Provincia”, nel corso del quale il primo propone al secondo il reimpiego di capitali, illeciti, attraverso Chiriaco. Da alcune intercettazioni ambientali tra Neri e Mandalari è emersa altresì l’appartenenza di alcuni affiliati a logge massoniche coperte. È stata inoltre per la prima volta documentata, proprio mentre era in corso di svolgimento, “la riunione” annuale cui prendono parte i maggiori esponenti della ‘ndrangheta, in occasione della festa della Madonna di Polsi, in Aspromonte, uno dei momenti più rilevanti per tale associazione, che sancisce l’investitura delle cariche apicali, definendo la composizione organica del vertice della ‘ndrangheta, indicato alternativamente con l’espressione “Provincia” o “Crimine”: sono stati così anche identificati i nuovi titolari di tali cariche. È stato possibile registrare in diretta le complesse operazioni di ratifica delle nuove cariche – in realtà già decise nei giorni precedenti, il 19 agosto, ma formalizzate soltanto a Polsi con effetti dal mezzogiorno del 2 settembre, che hanno ridisegnato gli attuali assetti della ‘ndrangheta. Di lì a poco, il 31 ottobre 2009, questa volta in Lombardia, veniva documentato, con una eccezionale videoripresa e intercettazione audio, un summit nel corso del quale, i capi delle locali lombarde, all’unanimità, eleggevano quale nuovo “Mastro generale” in Lombardia Pasquale Zappia. Durante tale summit, avvenuto presso un centro intitolato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si è ribadito il fatto dell’assoluta sovranità delle locali nelle loro azioni, sebbene comunque inserite nella sovraordinata struttura de la “Lombardia”. Questo è stato uno degli oltre 40 summit di ‘ndrangheta documentati in Lombardia nelle indagini condotte dalla DDA di Milano. Le indagini hanno fatto emergere ulteriori elementi di indubbia novità: l’esistenza della ‘ndrangheta come organizzazione di tipo mafioso unitario, insediata sul territorio della provincia di Reggio Calabria e articolata in tre mandamenti; l’esistenza di un organo di vertice che ne governa gli assetti, assumendo o ratificando le decisioni più importanti; l’esistenza de “La Lombardia” e di una “Camera di Controllo” deputata al raccordo tra strutture lombarde e calabresi. Si tratta di passaggi che costituiscono il punto di emersione di una complessa realtà criminale sulla quale – in modo del tutto corrispondente – è intervenuto il legislatore con il d.l. 4 febbraio 2010 n.4 che ha modificato il testo dell’art. 416 bis codice penale, accingendo al novero delle organizzazioni di tipo mafioso anche la ‘ndrangheta, in precedenza confinata nel concetto di “altre organizzazioni comunque localmente denominate”. Sono stati riscontrati dalle indagini condotte dalla DDA di Reggio Calabria incontri in una lavanderia di un centro commerciale di Siderno, gestita dal “boss” Giuseppe Commisso, le cui attività hanno fatto comprendere l’elaborazione delle strategie criminali e delle conseguenti decisioni operative della società di Siderno, una delle componenti più autorevoli e potenti di tutta la ‘ndrangheta. Da ciò ne consegue il controllo delle attività realizzate sull’interno territorio nazionale ed anche oltre i confini nazionali. Sul punto, le indagini hanno permesso di individuare anche infiltrazioni della ‘ndrangheta in Canada e in Australia, in corso di approfondimento. Nove i locali individuati a Toronto ed 1 a Thunder Bay, controllati dalla provincia di Reggio Calabria, sui quali il locale di Siderno esercita una sorta di coordinamento. La Provincia ha il compito di stabilire e mantenere gli equilibri dell’intera organizzazione, autorizzare l’apertura di nuovi locali, dirimere le controversie sorte all’interno dell’organizzazione, stabilire nuove cariche e nomine, intervenire nei casi di situazioni instabili. Tale organismo sovraordinato, pur garantendo ai singoli sodalizi ampi margini di autonomia, si assicura l’ordine gerarchico attraverso i tradizionali gradi e ruoli dei diversi livelli dell’organizzazione, emersi con chiarezza nel corso delle attività investigative unitamente ai conseguenti riti di affiliazione, come documentato dalle immagini della DDA di Reggio Calabria e di Milano. Quanto all’omicidio Novella, capo della Lombardia, avvenuto in San Vittore Olona il 14.7.2008, il movente è da ricercarsi nel disegno “politico” perseguito dalla vittima, che era quello di rendere le locali lombarde più indipendenti delle “locali madre” in Calabria. La decisione di eliminare Carmelo Novella è stata presa a livello “provinciale”. La fine del “disegno autonomista” di Carmelo Novella rinsalda i legami con la terra d’origine e per ciascuna locale si facevano più stretti i rapporti con gli esponenti delle ‘ndrine di riferimento in Calabria. La “Provincia” controllava la “Lombardia” propugnando la creazione di una “Camera di Controllo” che traghettasse la struttura lombarda alla fase successiva. L’uomo di raccordo tra la Calabria e la Lombardia è stato individuato in Giuseppe Neri. Sotto il profilo dell’infiltrazione nel tessuto economico si sono potuti documentare una serie di incontri avvenuti presso l’abitazione di Giuseppe Pelle, figlio del “Gambazza” e reggente dell’omonima cosca, con Michele Oppedisano, emissario di Domenico Oppedisano, nonché con Pasquale Varca e Francesco Ietto, titolari di imprese del nord Italia attive nel settore edile. Dalle attività tecniche è emerso che le riunioni erano finalizzate a dirimere controversie tra i due imprenditori e Salvatore Strangio, nell’ambito delle ripartizioni di commesse di lavoro da svolgere in Lombardia. In particolare, è emerso come quest’ultimo, espressione dei “Gambazza”, gestisse per conto della ‘ndrangheta l’infiltrazione di imprese calabresi nell’ambito dei lavori pubblici e, in tale veste, operasse all’interno della “Perego Gereral Contractor S.r.l.”, importante azienda milanese del settore. L’approfondimento investigativo, condotto dalla DDA di Milano, in Italia settentrionale è stato inizialmente condotto in direzione di Pasquale Varca, del quale è stata documentata l’affiliazione alla cosca “Arena” di Isola Capo Rizzuto (Crotone), nonché la carica di capo del locale di Erba (Como), inserito nell’organo ‘ndranghetistico denominato Lombardia. Gli ulteriori sviluppi investigativi hanno poi permesso di documentare il condizionamento del “Gruppo Perego” da parte di Salvatore Strangio e del coindagato Andrea Pavoni, che hanno operato occultamente all’interno della struttura aziendale per garantire la ripartizione degli appalti affidati al “Gruppo Perego” a favore di numerose imprese controllate dai locali della Lombardia, nonché per garantire queste ultime nella liquidazione di pregressi crediti vantati nei confronti della stessa “Perego”. È stato inoltre ricostruito il tentativo di assorbire nel “gruppo” altre importanti aziende lombarde del settore, che versavano in condizioni di difficoltà economiche, allo scopo di costituire appositi A.T.I. (associazioni temporanee di imprese) in grado di partecipare direttamente all’affidamento degli appalti per la Expo 2015. Tale ambizioso progetto, tuttavia, non si è concretizzato a causa del mancato risanamento economico della stessa “Perego”, attualmente sottoposta a procedura fallimentare. Oltre all’esistenza della “Provincia” della Lombardia, le indagini hanno permesso l’identificazione di soggetti di vertice dei singoli locali lombardi, piemontesi e liguri, documentando al contempo il coordinamento per i settori criminali di maggiore interesse, dall’infiltrazione negli appalti, al traffico internazionale di stupefacenti, con le decisioni assunte dai vertici della ‘ndrangheta reggina, in particolare da Domenico Oppedisano, “capo crimine” della Provincia e responsabile del mandamento tirrenico, e da Giuseppe Pelle, responsabile del mandamento jonico. Sono state confermate le regole che sovrintendono al funzionamento dell’intera organizzazione, al conferimento di gradi, cariche e alla suddivisione territoriale delle cosche in locali. In tale ambito è stata inoltre documentata la dialettica sviluppatasi per la nomina del capo locale di Roghudi (RC), area di cerniera tra i mandamenti jonico e del capoluogo, che ha visto l’importante opera di mediazione tra i rispettivi rappresentanti. Nel complesso gli interventi hanno inflitto un duro colpo alla ‘ndrangheta, privando gli organismi di vertice dei rispettivi esponenti apicali e scompaginando numerose articolazioni territoriali. Vengono infatti colpite dai provvedimenti: nella provincia di Reggio Calabria: le cosche Alampi, Gattuso, Ficara-Latella del capoluogo, Oppedisano, Pesce-Bellocco, Lamari-Chindamo, Gattellari della tirrenica; Pelle, Aquino-Coluccio, Mazzaferoo, Focà-Bruzzese, Giampaolo, Marvelli, Iamonte, Pangallo-Maesano-Favasuli, Zavettieri-Stelitano e Ietto della jonica; nella provincia di Vibo Valentia: esponenti delle cosche locali, poiché emerge un inedito di assoluta novità nel corso delle indagini, e cioè la dipendenza di tale “provincia” da quella di Reggio Calabria; nel nord Italia i locali di Milano, Pavia, Bocllate (Mi), Cormano (Mi), Bresso (Mi), Limbiate (Mb), Solaro (Mb), Pioltello (Mi), Corsico (Mb), Desio (Mb), Seregno (Mb), Rho (Mi), Legnano (Mi), Mariano Comense (Co), Erba (Co), Canzo (Co), per un numero complessivo di circa 160 persone, anche se a detta degli stessi indagati sarebbero operativi in Lombardia circa 500 unità; sempre nel nord Italia, i locali di Genova e Torino. In definitiva, le diverse attività investigative, complessivamente denominate “Il Crimine”, opportunamente raccordate dalle DDA di Reggio Calabria e Milano, hanno consentito di ricondurre ad un quadro unitario vicende ed articolazioni solo apparentemente isolate. Dagli esiti delle attività investigative, emerge infatti come la ‘ndrangheta, pur garantendo l’autonomia dei singoli sodalizi nei rispettivi ambiti territoriali, si sia evoluta verso modelli organizzativi più idonei al proseguimento di interessi strategici comuni nell’infiltrazione del tessuto economico, istituzionale, periferico e centrale, e nei tradizionali settori illeciti, quali il traffico di armi, stupefacenti, le estorsioni e l’usura.

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Operazione “Il Crimine”, le foto di alcuni degli arrestati

Operazione “Il Crimine”, gli arrestati: Alampi Giovanni, Belcastro Giuseppe Rocco classe 1961, Boschetto Saverio, Chilà Domenico, Chilà Stefano, Flachi Pietro, Focà Domenico classe 1935, Foti Saverio Trento, Gattellari Antonino classe 1948, Gattuso Andrea classe 1937, Gattuso Antonino, Gattuso Carmelo, Gattuso Domenico, Gattuso Francesco classe 1931, Iamonte Remingo classe 1958, Iaria Giuseppe Romeo, Maesano Antonio classe 1940, Maesano Giovanni classe 1949, Maisano Filiberto classe 1932,

Mazzaferro Rocco classe 1940, Meniti Demetrio, Modaffari Leone classe 1945, Nesci Bruno classe 1951, Nucera Antonio, Oppedisano Domenico classe 1930, Oppedisano Raffaele classe 1967, Pisano Bruno classe 1978, Praticò Sebastiano classe 1952, Prestopino Giuseppe, Romeo Salvatore Pietro classe 1921, Siviglia Giuseppe classe 1970, Stelitano Sebastiano classe 1928, Tavernese Vincenzo classe 1955, Trapani Giuseppe classe 1951, Tripodi Giovanni classe 1950 e Zavettieri Annunziato (rispettivamente nelle foto).

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Sullo Stretto, vento d’Europa: Coni-Praticò “abbiamo risorse naturali perfette per creare turismo sportivo, sfruttiamole!”

Dal 15 al 18 luglio, le acque antistanti il lungomare di Reggio Calabria, ospiteranno il “Campionato Europeo wind-surf freestyle 2010” (come meglio dettagliato in altro articolo) per le categorie juniores femminili e maschili. La competizione internazionale rientra nell’evento “Reggio four life”, organizzato dal circolo “Widsurf dello Stretto” di Roberto Raffa, e consiste in una quattro giorni di sport, salute, cultura, musica e sano divertimento che si svolgerà in mezzo allo splendido e leggendario scenario dello Stretto. “Sarà – ha dichiarato il presidente regionale del Coni Calabria, Mimmo Praticò (nella foto) – un fine settimana all’insegna (e alla scoperta) di sport acquatici spettacolari che riscuotono successo e tanto pubblico nelle più famose località balneari del mondo”.

Alla cerimonia di presentazione hanno presieduto, per il Comune di Reggio Calabria, l’assessore alle politiche sociali, Tilde Minasi, ed il delegato allo sport, Giuseppe Agliano, il presidente della VI Zona Fiv Calabria-Basilicata, Fabio Colella, il consigliere nazionale dell’Asi, Tino Scopeliti, il presidente dell’associazione “Il delfino blu”, Valeria Pellegrino, l’organizzatore e presidente del circolo “Windsurf dello Stretto”, Roberto Raffa, il responsabile della pianificazione strategica dell’evento, Giancarlo De Vivo ed il responsabile del marketing, Ivor De Stefano. “Reggio Calabria – ha continuato Praticò – è stata scelta perché possiede le condizioni di mare e di vento perfette per questa disciplina. Ciò consentirebbe, quindi, una maggiore spettacolarità. Voglio evidenziare questi aspetti perché non è la prima volta che vengono assegnati eventi di carattere internazionale a località calabresi. Ciò testimonia non solo la qualità del nostro territorio come ideale campo di gara per numerose discipline, ma anche la quantità di lavoro prezioso di molte realtà associative sportive presenti e produttive. Investiamo, dunque, in queste risorse, utili per lo sport, per il turismo e per il lavoro”.

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A 40 anni esatti dai “moti di Reggio”, Iiriti presenta il volume “La rivolta di un popolo – immagini di una città insorta”

Indro Montanelli afferma che “un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. Per dare testimonianza concreta di ciò che è stato, la casa editrice Iiriti presenta “La rivolta di un popolo – immagini di una città insorta”. Il volume sarà distribuito a fascicoli come inserto del quotidiano “Gazzetta del Sud”. A partire dal 14 luglio, ogni mercoledì i reggini potranno rivivere tramite le fotografie di Silvio Mavilla la speranza, il senso di appartenenza e la dignità di un intero popolo che urlava il riconoscimento dei propri diritti. La rivolta di Reggio Calabria degli anni ’70 raccontata da scatti inediti, che incastonano attimi infiniti ricchi di tensione, di desiderio di affermazione, di smania di appropriarsi di un capoluogo scippato ingiustamente.

Ad accompagnare i lettori in questo viaggio ci sarà un giornalista del calibro di Alfonso Madeo, all’epoca dei fatti inviato del Corriere della Sera, uno dei primi cronisti “settentrionali” a giungere sul posto. Tramite la sua testimonianza, raccolta dal giornalista Franco Bruno, si analizzeranno i fatti di quei giorni, si punterà l’accento sulle motivazioni di tanta partecipazione e si sottolineeranno le immediate conseguenze. Attraverso la voce e gli occhi dei protagonisti di quei lunghi mesi, la Iiriti Editore consegna alla città il suo passato…per non dimenticare. All’evento, in programma domani sera alle ore 21.00 al Circolo del Tennis "Rocco Polimeni", parteciperanno: Igino Postorino, Presidente del Circolo del Tennis “R. Polimeni”; Giuseppe Raffa, Sindaco f.f. di Reggio Calabria; Silvio Mavilla, fotografo; Franco Bruno, giornalista; Alfonso Madeo, giornalista inviato del Corriere della Sera dell’epoca; Leo Iiriti, editore; Enzo Iacopino, Presidente  Nazionale dell’Ordine dei Gionalisti; Enrico Benedetto, primo Direttore della Liquichimica di Saline Joniche; Mons. Salvatore Nunnari, Arcivescovo di Cosenza-Bisignano e Giuseppe Scopelliti, Governatore della regione Calabria. Coordinerà i lavori il giornalista Tonio Licordari.

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Reggio Calabria: tutto pronto per il Campionato Europeo Windsurf Freestyle

La città di Reggio Calabria è pronta ad ospitare il Campionato Europeo Windsurf Freestyle dal 15 al 18 luglio 2010 (nelle foto la locandina ed un'immagine d'archivio), per l’organizzazione del Circolo Sportivo Dilettantistico "Windsurf dello Stretto” presieduto da Roberto Raffa. La straordinaria bellezza delle Coste Calabresi farà da cornice a "Reggio For Life, 4 giorni di eventi europei" e senza precedenti a Reggio nel windsurf, all' "European Freestyle Pro Kids Tour", unico evento Juniores di tale spessore organizzato in Italia. Ci saranno 4 categorie di età, suddivise in maschi e femmine, per un totale di 8 titoli europei di tappa in palio. La gara si svolge con un tabellone in stile tennistico a eliminazione diretta.

Le gare si svolgeranno con la formula tipo “Mach Race”che prevede la sfida agonistica per numero due o quattro atleti per volta. Un grande palcoscenico, all'interno del quale l’energia del vento  avvolgerà di volta in volta i  windsurfisti  che, in una gara di grande abilità,  con le loro coloratissime vele si incroceranno  compiendo  velocissime manovre sull’acqua e non molto distante dalla spiaggia, consentendo così  un elevato coinvolgimento emotivo del pubblico. Il Tour europeo di windsurf toccherà i paradisi del surf di Olanda, Germania, Gran Bretagna, Turchia, Francia e, immancabilmente, il chilometro più bello d’Italia: il Lungomare di Reggio Calabria! Lo Stretto è una palestra naturale per questo sport, che ha tutte le caratteristiche per essere un punto di riferimento per questa disciplina. Con venti costanti, spiagge che formano una arena naturale per gli spettatori ed eccellenti infrastrutture ed ospitalità, Reggio Calabria grazie a questa manifestazione, ha la potenzialità di diventare uno dei più grandi teatri di eventi di windsurf nel mondo. Faranno da corollario una serie di eventi, che allieteranno sia gli atleti e sia il pubblico che certamente accorrerà numeroso per assistere alla manifestazione. Sul sito www.windsurfdellostretto.it e su http://www.facebook.com/event.php?eid=105027282868978&ref=ts potrà essere consultato il programma completo con le relative date, nonché gli aggiornamenti in tempo reale. E’ previsto il Torneo Red Bull Jump e Fly di acrobazie in acqua,   la sesta edizione del “Circuito del Sole” di beach volley, lezioni gratuite di Windsurf, vela e kite. Nell’area nord della Stazione Lido, sarà allestito per l’occasione l’entrata del “WDS Village” che si svilupperà per  circa 6.000 mq. con diversi stand per l’esposizione di Aziende Locali, e Nazionali. Il WDS Village si svilupperà lungo l’incantevole passeggiata panoramica del Lido Comunale, in prossimità del circolo. Mentre per gli eventi a terra è previsto Il quiz game interattivo e multimediale che ti metterà alla prova con tutti gli argomenti dello scibile umano. Il Genio è un divertente e sofisticato quiz creato sullo stile dei più famosi quiz televisivi. Avvalendosi di sofisticate tecnologie multimediali il sistema consiste in un vero e proprio gioco a quiz con domande a risposta multipla. Nello scenario dei gruppi di musica popolare calabrese, Mimmo Cavallaro, e i vari gruppi che impersona, in base ai musicisti che lo accompagnano nelle varie serate, rappresenta la più alta espressione dei sentimenti e degli ideali della gente Calabrese. Reggio Calabria, nel corso dell’ European Freestyle Pro Kids Tour, sarà tappa di selezione nazionale per il grande evento mondiale di “Miss World”. Il quadro degli eventi si va sempre più completando con la partecipazione del cabarettista, Daniele Vizzini, del gruppo musicale Bad Chili, e la Concentrazione Harley del Motoclub i Re-Gitani. Ma si va oltre l’evento prettamente sportivo, in quanto la Mission  di Wind Surf dello Stretto-Novissi Onlus For Children che si occupa anche di organizzare il sostegno a distanza per gli orfani del nord del Togo, ospitati nelle strutture di Novissi, provvederà con i proventi a  finanziare l’acquisto di macchinari necessari alla panificazione nel villaggio di Yeguè (Togo), le capre da latte e le galline da uova.

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Fumata bianca in casa “Viola”

altLa tanto attesa fumata bianca è finalmente arrivata. Martedì, il Team Basket Viola vede entrare all’interno della società Cesare Muscolino, patron della Cestistica Gioiese nelle ultime stagione ed imprenditore che vuole portare avanti un importante progetto legandosi al simbolo cestistico più prestigioso della Calabria. Dopo giorni di trattative e colloqui, nella splendida location di Gioia Tauro, è stato trovato il tanto sospirato accordo che darà un impulso positivo a tutto il movimento cestistico regionale. Muscolino rileverà la maggioranza delle quote del Team Basket Viola ed avrà anche un ruolo fondamentale nella gestione della Scuola Basket Viola, la società satellite a cui è legata tutta l’attività del settore giovanile della società neroarancio.

Era molto importante quest’ultimo aspetto della trattativa perché è stato detto più volte da Muscolino e dal suo staff di voler partecipare in maniera attiva ad ogni aspetto dell’ambito Viola anche perché è già stato stilato un programma ambizioso che ha come obiettivo principale quello di ricreare un vivaio produttivo e che coinvolga tante realtà presenti nel territorio. La Viola dei grandi ripartirà dalla Serie B Dilettanti ma avrà un settore giovanile florido e competitivo; l’idea è quella di iscrivere una squadra in Serie C Dilettanti e farla giocare a Gioia. I motivi di questa decisione sono due: in primis, Muscolino non vuole dimenticare la piazza che gli ha dato tantissime soddisfazioni in questi ultimi anni e farla diventare il parquet di casa di una selezione formata dai migliori prospetti del vivaio neroarancio che avranno la possibilità di misurarsi e crescere in un campionato competitivo come la quarta serie nazionale. Il progetto è ambizioso e dispendioso sotto tanti punti di vista, per questo si cercherà di affidarsi a persone competenti e professionisti del settore. Intanto, dopo aver firmato l’accordo, in questi giorni vanno sistemate le pendenze della passata stagione e va regolarizzata l’iscrizione del Team Basket Viola al prossimo campionato di Serie B Dilettanti e Muscolino ha già garantito di risolvere in prima persona queste situazione. Dopodichè si penserà ai passi successivi che sono quelli di definire l’organigramma societario e la costruzione della squadra ed, in quest’ottica, dovrebbe avere un ruolo importante Alessandro Fantozzi, l’uomo che ha guidato la Cestistica Gioioese ad un passo dalla promozione in quarta serie.  Infine, un pensiero ed un grande ringraziamento ai soci del Team Basket Viola: senza l’aiuto ed il supporto dei vari Mazzitelli, Comandè, Smorto, Aloisio e compagnia, la mitica formazione neroarancio non sarebbe rinata e non avrebbe avuto la possibilità di essere l’oggetto dei desideri di nessun imprenditore, né di Muscolino, l’uomo che si è preso in mano la grande responsabilità di rilanciare la Viola.

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La “Nuovo Teatro Aquila” presenta “PrunellaTeatro 2010”, rassegna nazionale di Teatro amatoriale

L’Associazione culturale Nuovo Teatro Aquila anche per questo 2010 presenta la quarta edizione della Rassegna di Teatro amatoriale “PRUNELLATEATRO2010”. La manifestazione si svolgerà dal 19 al 24 Luglio 2010 a Melito Porto Salvo, presso la Frazione Prunella, in Piazza Canonico Margiotta, con inizio spettacoli alle ore 21:45  con ingresso libero, posti a sedere ed ampio parcheggio. L’evento è patrocinato dal Comune di Melito Porto Salvo e dall’ Unione Italiana Libero Teatro. Anche quest’anno la Rassegna vedrà l’esibizione di Compagnie amatoriali provenienti da diverse Regioni del Sud Italia.

Questo il calendario: 19 Luglio 2010: la Compagnia Teatrale “Blu Sky Cabaret” di Reggio Calabria in “Me soggira voli maritu”, commedia brillante di Lucio Galvano, adattamento e regia di Mimmo Raffa; 20 Luglio 2010: l’Associazione culturale “Nuovo Teatro Aquila” di Prunella – Melito di Porto Salvo (RC) in “ I Bracciali miraculusi”, commedia brillante di Roberto Mandica con la regia di Pino Carella; 21 Luglio 2010: la Compagnia teatrale “Ma chi m’o ffa fà” di Giugliano (NA) in “Agenzia investigativa”, commedia brillante di  Samy Fayad con la regia di Ciro Cirillo e Alfredo Scarpato; 22 Luglio 2010: la Compagnia teatrale “Teatro Stabile Nisseno” di Caltanissetta in “Io non sono così”, commedia brillante di Antonello Capodici con la regia di Giuseppe Speciale; 23 Luglio 2010: l’Associazione culturale “Hercules” di Catanzaro in “Troni e Lampi”, commedia brillante di Piero Procopio con la regia dello stesso; 24 Luglio 2010: l’Associazione culturale “Krimisa” di Cirò Marina (KR) in “I Gemelli di Krimisa”, liberamente tratto da “Menekmi" di Tito M. Plauto, con traduzione, adattamento e regia di Giovanni Malena. Quest’anno la Nuovo Teatro Aquila, con la quarta rassegna Prunellateatro, ha allargato gli orizzonti coinvolgendo tre Regioni del Mezzogiorno, collocando la manifestazione melitese come evento di portata nazionale. Per ulteriori informazioni rivolgersi alla segreteria della Nuovo Teatro Aquila ai seguenti recapiti: tel. Cell. 331/3773151 ed email nuovoteatroaquila@vodafone.it. La manifestazione verrà preceduta da una conferenza stampa di presentazione il 12 Luglio c.m. alle ore 12:00 presso la Sala consiliare del Comune di Melito Porto Salvo. La conferenza stampa sarà presieduta dal Sindaco Giuseppe Iaria, dall’Assessore allo Sport Turismo Spettacolo, Beniamino Pulitanò, dal Presidente dell’Associazione  Nuovo Teatro Aquila Mariolina Romeo, da Roberto Mandica, da Filippo Calabrò e moderata dal Direttore Editoriale di Melitoonline.it Luigi Palamara.

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Siderno (RC): due arresti per violenza sessuale su minore aggravata e continuata in concorso

I Carabinieri della compagnia di Locri sono stati impegnati negli ultimi giorni a comprendere i contorni di una bruttissima storia di continue violenze sessuali su una minore di meno di quattordici anni, vittima per mesi di atti di pedofilia. A conclusione delle indagini, coordinate dalla Procura di Locri (dott.ssa R. Sgueglia) è stata richiesta ed ottenuta l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due protagonisti della turpe storia, indagati per “violenza sessuale su minore aggravata e continuata, in concorso” (artt. 81, 110 609 bis e ter c.p.).

Con questa gravissima accusa, i Carabinieri della compagnia di Locri, in particolare quelli del Nucleo Operativo e della Stazione di Siderno, hanno arrestato:  l’operaio trentaseienne Cherubino Rocco (nella foto), di Siderno, coniugato e  la settantenne Quattrone Carmela (nella foto), anch’essa di Siderno, pregiudicata specifica, in quanto già condannata per violenza sessuale pluriaggravata su minori commessa nel 1999 in concorso anche con il marito Barranca Domenico, in atto detenuto perché condannato a pena più grave per il medesimo reato. Per i due si sono subito aperte le porte delle carceri di Locri e di Reggio Calabria come disposto dal G.I.P. di Locri dott.ssa Capitò.

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