Foti-Reggina: la solita minestra riscaldata… e stantìa!
Non c’è che dire, al Presidente Foti (a cui tutto sembra essere concesso ed a cui nulla si può chiedere di “non consono” e/o di “scomodo” – entrambi secondo il suo di lui parere – senza essere additati, considerati “extraterrestri” o perfino essere accusati di vilipendio), nonostante le possibilità economiche non sembrano certo mancargli, piace sempre di più la minestrina riscaldata ma, anche, a dire il vero, ormai stantìa più che la scoperta di nuove “pietanze”.
A cosa ci riferiamo? E’ presto detto! E’ di tre giorni addietro la notizia-non notizia dell’esonero del proprio dipendente Angelo Gregucci (che, ci chiediamo, da quale cilindro avrà mai tirato fuori ad inizio gennaio, fatto tanto strabiliante che nemmeno il miglior Silvan avrebbe saputo fare) per tornare indietro nel tempo (ma non nello spazio considerato che il sesto posto di fine girone d’andata sembra essere un lontano ricordo al cospetto del decimo attuale) e riaffidarsi a quel Roberto Breda per la terza volta accomodatosi sulla panchina amaranto. Era già successo, infatti, al termine della sciagurata (ma per fortuna non culminata in tragedia) stagione 2009/2010 dopo Novellino e Iaconi (altra “magia” degna di Silvan e frutto della premiata ditta “Foti&Rosati”), era risuccesso ad inizio della stagione in corso dopo la parentesi Atzori nella stagione 2010/2011 ed è successo ancora domenica 15 aprile scorso dopo l’iniziale esonero e le 14 gare sotto la gestione Gregucci. Foti, con la succitata mossa, consegna al tecnico veneto il non sappiamo se invidiabile record di “andate e ritorni” raggiungendo in cima alla speciale classifica nientepopòdimenoche un “mito” amaranto: Franco Colomba. Infatti la storia ci insegna, se la memoria non ci inganna, che a quota 3 ci sono i soli Breda e Colomba mentre a quota 2 si sono fermati (ma c’è sempre tempo, non disperate), cronologicamente: Aldo Cerantola, che iniziò da titolare la stagione 1990/1991 salvo far spazio a Ciccio Graziani per poi tornare infine titolare all’inizio di quella successiva 1991/1992; Giancarlo Ansaloni, subentrato proprio a Cerantola nel corso della stagione 1991/1992 prima di far spazio a Gabriele Geretto salvo poi ritornare ancora in auge al posto dello stesso Geretto nella stagione 1992/1993 (prima di cedere definitivamente lo scettro ad Enzo Ferrari); Bruno Bolchi, titolare nella stagione 1989/1990 e “riesumato” quasi 10 anni dopo (stagione 1998/1999) per concludere trionfalmente con le ultime 6 giornate di quel campionato straordinario culminato con la prima promozione in A ed iniziato da Elio Gustinetti; Nevio Orlandi (ancora sotto contratto), “salvatore” della Reggina in A nella stagione 2007/2008 dopo essere subentrato a Massimo Ficcadenti ed a Renzo Ulivieri e poi sostituito nella stagione successiva da Giuseppe Pillon salvo poi essere richiamato per fare “scopa” con la salvezza di un anno prima conducendo in B la Reggina al termine della stagione 2008/2009. Breda, oggi, come detto, è ex-aequo con Colomba la cui carriera in amaranto ebbe inizio con la stagione 1997/1998, poi “il ritorno” nel triennio 1999/2000, 2000/2001 e 2001/2002 con una salvezza tranquilla, una retrocessione dalla A ed una immediata promozione dalla B e l’ultimo atto targato stagione 2003/2004 prima di essere esonerato e sostituito da Giancarlo Camolese. Riepilogando, quindi: Breda raggiunge Colomba a quota 3 e Cerantola, Ansaloni, Bolchi ed Orlandi fermi a 2! Evviva la minestrina! Aggiungiamo altri dati numerici e, quindi, scientifici ed inoppugnabili? Il “Breda ter” dice che, nelle ultime 5 stagioni, l’attuale è la quarta stagione in cui la Reggina di sua maestà Foti effettua 2 esoneri: stagione 2007/2008 Ulivieri per l’esonerato Ficcadenti ed Orlandi per l’esonerato Ulivieri; stagione 2008/2009 Pillon per l’esonerato Orlandi ed Orlandi per l’esonerato Pillon; stagione 2009/2010 Iaconi per l’esonerato Novellino e Breda per l’esonerato Iaconi (se volete, in questo calderone stagionale, ci mettiamo anche il valzer dei DS con Rosati per l’esonerato Martino); stagione 2011/2012, infine, Gregucci per l’esonerato Breda e lo stesso Breda per l’esonerato Gregucci. In una cosa Breda, pur essendo in cima alla classifica con Colomba, gli è superiore ma pareggia con Orlandi: loro due, Breda ed Orlandi, sono i soli che hanno iniziato una stagione (Orlandi quella 2008/2009 e Breda quella in corso), sono stati esonerati ma sono riusciti a concludere comunque la stagione da loro stessi iniziata. Come dicevamo, se nelle ultime 5 stagioni in 4 di queste si sono verificati ribaltoni in panchina fa da contraltare la stagione scorsa iniziata e finita da Gianluca Atzori (senza “andata e ritorno”) con il “solo” esonero di Rosati da DS e con il subentro di Simone Giacchetta già Responsabile del settore giovanile. Beh, una stagione che oseremmo definire tranquillissima quella terminata a maggio del 2011 se confrontata con le precedenti e l’attuale, o no? Ma oltre all’elencazione di queste “perle” made in Foti una domanda, una sola, ci attanaglia la mente: perché esonerare un allenatore salvo poi richiamarlo? Conoscendo il modus operandi fotiano la risposta è: perché è già sotto contratto, lo continua a pagare anche se esonerato e tanto vale riconvocarlo senza pagarne un altro ancora (ad oggi, ricordiamo, sono comunque 3 gli allenatori contrattualizzati con la Reggina: ovviamente Breda e Gregucci a cui si aggiunge, qualora l’aveste dimenticato, anche Orlandi). Ma cosa significa, ancora, richiamare un allenatore? Secondo noi, senza il benché minimo dubbio, significa l’ammettere aver sbagliato (e di grosso anche): se si esonera Breda perché non si è contenti o, peggio, si è costretti (i giocatori ne sanno qualcosa, Bonazzoli in particolare?) e si chiama Gregucci salvo poi non essere contenti neanche di quest’ultimo e si richiama Breda cos’altro significa se non tornare sui propri passi ed ammettere l’errore? Il problema non è l’errore in se stesso, la cosa grave è che questo genere di errore si ripete a cadenza (quasi) annuale e che ogni errore di questo, ovviamente, implica un dispendio economico ed un fallimento dei (presunti) progetti iniziali. E’ vero che alla Reggina tanto gli allenatori quanto i giocatori viaggiano con ingaggi sotto la media (e su questo, onestamente, per tante ragioni – non ultima la sopravvivenza – siamo concordi con la politica societaria), ma 2 o 3 allenatori a stagione costano sicuramente più che uno solo se scelto bene ed aiutato allestendo una rosa di rispetto. Già, la rosa. Più volte abbiamo detto e scritto che l’attuale ha degli evidentissimi limiti tecnici. Ce li aveva con entrambi i portieri con cui ha iniziato il campionato (Pietro Marino ed Adam Kovacsik) tanto che Breda per l’intero girone d’andata (e Gregucci fino all’arrivo di Giovanni Zandrini) ha praticamente giocato “a porta libera” esattamente come giocavamo noi da bambini nei cortili. Ce li aveva in difesa dove Antonio Marino e Daniel Adejo non hanno mai convinto salvo poi migliorarla (non molto purtroppo, con l’arrivo di Gianluca Freddi e Gabriele Angella ma continua ad averli con Romas Borges Emerson e Francesco Cosenza. Ce li aveva e ce li ha (soprattutto dopo la cessione a scopo di lucro di Missiroli) a centrocampo con Giuseppe Rizzo assolutamente sopravvalutato ma in campo perché vendibile “sul mercato” spesso in campo (soprattutto con Gregucci) al posto di un, secondo noi, più utile Ivan Castiglia. Ce li ha in attacco con un Bonazzoli particolarmente nervoso (gravissimo l’episodio culminato con la sua espulsione contro il Crotone e non degno né di un calciatore della sua esperienza né tantomeno di un capitano) e con Ceravolo e Ragusa (il primo accantonato da Gregucci ed il secondo relegato a tornante destro sempre dallo stesso allenatore appena esonerato dopo la valanga di gol che entrambi avevano realizzato nel corso del “Breda bis”). Insomma, le visibili carenze non sono da poco e si fanno vedere e sentire. Ma torniamo a noi ed all’esonero di Gregucci. Lo stesso allenatore, intervistato dai colleghi del Corriere dello Sport e di “Tribuna Amaranto” e “Fuorigioco” ha detto, tra l’altro almeno un paio di cose su cui sarebbe interessante soffermarci. La prima è: “Purtroppo l'extracalcio conta sempre più di chi lavora dentro il movimento. C'è gente approssimativa e poco qualificata che poi incide più di chi ci mette la faccia e suda in campo”. La seconda è: “Penso che il mio sia stato un esonero "ideologico" e che sarei andato via anche se il Crotone non avesse pareggiato nel recupero". Ordunque, appare chiaro ed ancora più evidente che Gregucci si riferisca a Simone Giacchetta (atteso che Foti si occupa più del versante economico-aziendale che sportivo). Non è il primo tecnico che subisce le “attenzioni” del Responsabile dell’area tecnica giacché anche Gianluca Atzori, a suo tempo, magari senza urlarlo, se ne lamentò. L’equivoco, se di equivoco si tratta e non di altro, è: il Responsabile dell’area tecnica, oltre che per definizione, è giusto che s’intrometta nelle scelte tecniche proprie di un allenatore? E, s’è giusto che lo faccia, perché egli stesso non si accomoda in panchina e, come dice Gregucci, ci mette la faccia piuttosto che incidere da dietro le quinte come colui il quale “tira ‘a petra e ‘muccia ‘a manu” (“scaglia la pietra e nasconde la mano”)? Ci chiediamo, allora, perché all’ “extracalcio” ed alla “gente approssimativa” è dato adito di fare/disfare a piacimento ciò che vuole? Perché Foti, a cui riconosciamo certamente delle gravi responsabilità ma, allo stesso tempo, non crediamo faccia piacere la situazione corrente, permette che la “gente approssimativa” abbia un peso oltre il consentito? In sostanza, se Giacchetta s’intromette lo fa per proprio conto o ha il beneplacito di Foti? Se lo fa, Giacchetta agisce per il bene dell’azienda Reggina Calcio o per altro? Che il buon Simone, che ovviamente conosciamo da sempre ed a cui riconosciamo anche grandi meriti da giocatore, abbia un carattere particolare ed un modo d’agire tutt’altro che condivisibile è un dato certo. Che interferisca direttamente o indirettamente (tramite i giocatori), ammesso che lo faccia, non ci pare rispettoso né dei ruoli né delle attribuzioni dei rispettivi compiti. Altrimenti, se lo è e noi ci sbagliamo, coniughi il ruolo di Responsabile dell’area tecnica (o Direttore Sportivo che dir si voglia) con quello di allenatore e vada lui in panchina a dirigere la squadra. Che problema ci sarebbe se, comunque, ufficiosamente, fa già entrambe le cose? Il nostro pensiero coincide con quello di Gregucci e non lo abbiamo mai nascosto anche se, per noi, il responsabile primo è il Presidente Foti e, quindi, abbiamo criticato direttamente quest’ultimo seppur includendo nei nostri pensieri Giacchetta. In conclusione ci viene da riflettere su un fatto certo: non è un caso che i suoi migliori risultati sportivi la Reggina li abbia raggiunti con l’accoppiata Foti-Martino e che con le altre accoppiate succedutesi negli anni, Foti-Rosati e Foti-Giacchetta, i risultati sono stati e sono a dir poco deludenti. Gabriele Martino un santo non era ma quantomeno i risultati gli hanno dato ragione seppur ci ricordiamo ancora le nostre personali e durissime critiche anche nei suoi confronti. Pasquale “Lillo” Foti è un tipo passionale e come tutti i passionali si innamora e si disinnamora delle persone che gli ronzano attorno con la stessa rapidità. Probabilmente una maggiore lucidità aiuterebbe lui e la Reggina perché, ve lo garantiamo, la sua attuale ed evidente confusione nonché il caos generale che ne deriva sono i veri “padroni” della Reggina da qualche anno a questa parte (ovviamente ci riferiamo ai risultati sportivi, quelli economici ci pare che, invece, continuino ad andare mediamente bene).
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Sono sette gli arresti operati dai carabinieri nell’ambito del controllo del territorio in città nei giorni scorsi. Nella prima operazione i carabinieri della Stazione Rosario Valanidi hanno tratto in arresto Mallamaci Antonino, classe ‘82 per detenzione illegale di stupefacenti. Nella sua abitazione, a seguito di perquisizione domiciliare i militari hanno rinvenuto 20 dosi da un grammo cadauna in confezioni di carta stagnola, occultate dietro un
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Santo Salvatore Vazzano è stato eletto nuovo presidente di Confcooperative Calabria, per acclamazione, al termine dell’assemblea di rinnovo degli organi sociali, che si è svolta questa mattina presso la Cooperativa agricola Statti a Lamezia Terme. “Coloriamo il 2012 di cooperazione” questo il titolo dell’assemblea aperta da Piero Franco Mendicino, direttore di Confcooperative Calabria: «La nostra associazione nasce nel 1949 e, dopo 63 anni, è arrivato il momento di un rinnovamento vero e dell’inizio di nuovo percorso di vitalità di un mondo associativo in grado di dare ricchezza e professionalità al territorio». Quello in corso è l’anno
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In occasione della partita prevista per domenica 22 aprile contro il Moncada Agrigento è stata indetta la “Giornata nero arancio”. Per la particolare giornata, quindi, sono sospese tutte le tessere e le entrate di favore (Autorità – abbonamenti omaggio e tessere staff) fissando il biglietto unico d'ingresso al prezzo di 10,00 euro con ingresso gratuito per i ragazzi fino ai 12 anni. Unica eccezione è riservata agli abbonati nero arancio che, previa