Comune di Reggio Calabria: sostegno alle imprese, al via il bando da 3,2 milioni – Il Reggino

(219) E’ stato presentato nel salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio il bando da 3,2 milioni del Comune di Reggio Calabria destinato al sostegno del tessuto imprenditoriale cittadino. Una misura fortemente Continue reading “Comune di Reggio Calabria: sostegno alle imprese, al via il bando da 3,2 milioni – Il Reggino” →

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Comune di Reggio Calabria: si insedia la Commissione Toponomastica, Domenico Cappellano è il nuovo presidente – Il Reggino

(218) Il Dottor Domenico Cappellano, su indicazione dell’amministrazione comunale, è stato eletto all’unanimità presidente della Commissione Toponomastica che, questa mattina, si è insediata a Palazzo San Giorgio. Continue reading “Comune di Reggio Calabria: si insedia la Commissione Toponomastica, Domenico Cappellano è il nuovo presidente – Il Reggino” →

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Autorità portuale di Gioia Tauro (RC): istituito il comprensorio ferroviario del porto – Il Reggino

(217) Passo dopo passo l’attività ferroviaria ed intermodale del porto di Gioia Tauro diventa sempre più strutturale. Questa mattina, in video conferenza, si è tenuta la riunione del Comitato portuale guidata dal Continue reading “Autorità portuale di Gioia Tauro (RC): istituito il comprensorio ferroviario del porto – Il Reggino” →

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Venezia: Guardia di Finanza, operazione “Wooden heads”. Maxi frode fiscale internazionale, 4 arresti e sequestri per 10 milioni – Il Reggino

(125) La Guardia di Finanza di Venezia ha dato esecuzione all’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Pordenone, su richiesta della Procura della Repubblica di Pordenone, con la quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere di 3 soggetti ed una misura domiciliare per un ulteriore indagato, tutti responsabili dei reati di riciclaggio ed emissione ed utilizzo di fatture false nell’ambito di una maxi frode fiscale internazionale nel settore del commercio di rottami di ferro e di bancali di legno.

Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro, anche per equivalente, di denaro, beni mobili e immobili degli indagati per un ammontare di circa 10 milioni di euro, quale provento delle condotte illecite.

Sono altresì in corso 11 perquisizioni nelle provincie di Venezia, Padova, Treviso e Udine, eseguite dai militari della Compagnia di Portogruaro e dei Reparti della Guardia di Finanza competenti per territorio.

L’indagine è scaturita degli esiti di una perquisizione locale disposta dalla Procura della Repubblica di Pordenone nell’ambito di un procedimento penale a carico di uno degli indagati. Durante le operazioni, eseguite dalla Compagnia di Portogruaro, l’interessato aveva tentato di disfarsi, lanciandoli oltra la siepe di recinzione della propria abitazione, di un hard disk e di uno smartphone.

Il gesto non è tuttavia sfuggito ai finanzieri che, recuperati prontamente i dispositivi, hanno proceduto all’estrazione e all’analisi forense del loro contenuto, con l’ausilio di un consulente tecnico nominato dalla Procura di Pordenone.

I dati così estrapolati hanno permesso di individuare un sodalizio criminale radicato nel portogruarese e dedito al riciclaggio di denaro frutto di evasione fiscale, con la compiacenza della criminalità cinese in Veneto.

Articolato e insidioso il sistema fraudolento utilizzato dal gruppo. I membri dell’organizzazione si rendevano disponibili a ricevere ingenti quantità di denaro da imprenditori italiani su conti correnti esteri intestati a società dell’est d’Europa intestate a prestanome.

A questo scopo, le cartiere emettevano fatture di comodo nei confronti delle aziende nazionali per giustificare formalmente e contabilmente i trasferimenti di fondi all’estero come pagamenti di operazioni commerciali, in realtà del tutto fittizie.

Una volta accreditati sui conti esteri di destino, i capitali venivano immediatamente trasferiti con bonifico presso una banca di Shangai, in conti correnti di fiancheggiatori dell’organizzazione.

L’avvenuto accredito delle somme in Cina era successivamente comunicato ai referenti in Italia dell’organizzazione che, sulla base dei contatti con esponenti della criminalità cinese della provincia di Padova, si recavano in specifici luoghi di incontro per l’incasso in contanti delle somme bonificate, depurate di una percentuale per il servizio illecito reso.

I contanti venivano poi distribuiti tra gli imprenditori italiani che, all’inizio del giro illecito, avevano ricevuto e pagato le fatture emesse dalle società cartiere estere, anche in questo caso con la trattenuta di una percentuale come pagamento del servizio ricevuto.

Plurimi i vantaggi della frode individuata. Gli indagati hanno lucrato consistenti percentuali di guadagno grazie alle transazioni finanziarie, nascondendosi dietro prestanome inconsapevoli.

Gli imprenditori italiani utilizzatori delle false fatture, oltre a contabilizzare costi inesistenti, si sono precostituiti fondi neri da impiegare per fini personali o per alimentare altri circuiti di evasione fiscale, tramite acquisti in nero e l’utilizzo di manodopera non regolare.

La criminalità cinese ha potuto esportare, senza rischi e con vantaggiosi meccanismi di compensazione, ingenti quantità di capitali verosimilmente frutto di evasione fiscale e di altre condotte illecite.

Il giro d’affari al momento ricostruito dai finanzieri della Compagnia di Portogruaro supera i 60 milioni di Euro.

A comprova della falsificazione delle fatture e alla estero-vestizione delle società, sono stati ritrovati nelle abitazioni degli indagati, tra Portogruaro e San Michele al Tagliamento, tutti i timbri relativi alle citate società dell’est nonché dei trasportatori esteri. Nessuno dei trasporti documentato era mai stato realmente eseguito.

A margine dell’indagine sono stati ricostruiti a carico di uno degli indagati 2 ulteriori meccanismi di evasione delle imposte. Il primo è stato realizzato con lo spostamento, solo cartolare, dei dipendenti di aziende al medesimo riconducibili in una società con sede formale a Malta creata ad hoc per favorire l’evasione contributiva.

Il secondo è stato perpetrato attraverso la creazione di un sistema di false fatturazioni volto alla creazione di costi e crediti IVA fittizi, con un’evasione ai fini delle imposte dirette per circa 4 milioni di euro e di I.V.A. per ulteriori 800.000 euro.

Le indagini dei finanzieri della Compagnia di Portogruaro sono state dirette dal Procuratore della Repubblica di Pordenone, dott. Raffaele Tito e dal Sostituto Procuratore, dott.ssa Monica Carraturo.

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Messina: Guardia di Finanza, operazione “Last bet”. Confiscati beni per oltre 10 milioni ad un mafioso operante nel settore delle scommesse illegali – Il Reggino

(124) I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione, questa mattina, ad un decreto di confisca di beni per un valore di oltre 10 milioni di euro nei confronti di LA VALLE Domenico cl. 60 e della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. per la durata di anni cinque.

Nel dettaglio, la complessa attività investigativa – disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia peloritana – trae origine da mirati approfondimenti sviluppati dagli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Messina, con specifico riferimento al redditizio settore del gioco e delle scommesse illegali.

Proprio in tale ambito, le Fiamme Gialle messinesi acquisivano come il citato LA VALLE Domenico, noto imprenditore locale, risultasse tra gli elementi apicali di un’importante quanto strutturata consorteria mafiosa, egemone nella zona sud di Messina, dedita al sistematico ricorso a metodi violenti per imporre, anche con atti estorsivi, la propria posizione di monopolio nello specifico settore, notoriamente di interesse delle mafie.

Nel merito, dopo una minuziosa ricostruzione storica del profilo soggettivo del LA VALLE, anche valorizzando i numerosi procedimenti penali in cui risultava coinvolto sin dalla fine degli anni ’90 (da cui invero usciva assolto), venivano rilette in un’ottica nuova le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, attestando come il medesimo avesse acquisito il ruolo di riferimento del clan TROVATO del rione “Mangialupi” di Messina nella gestione delle bische clandestine, nonché nella distribuzione dei videopoker. Dopo la disgregazione dell’originaria compagine associativa per via della carcerazione dei capi e del percorso di collaborazione con la giustizia intrapreso da altri, il LA VALLE assumeva un controllo pressoché esclusivo delle attività illegali della famiglia, costituendone il punto di riferimento “imprenditoriale” e facendo da contraltare al ruolo “operativo” ricoperto dai fratelli TROVATO.

Sul punto, quindi, dopo circa due anni di indagini, nel febbraio 2018, poi confermata in appello a gennaio 2019, interveniva sentenza di condanna a 13 anni di reclusione per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, violenza privata, gioco d’azzardo, reati fiscali, usura e lesioni.

In altre parole, le investigazioni disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ed eseguite dai militari del G.I.C.O. documentavano come, nonostante le diverse assoluzioni, il LA VALLE risultasse figura di rilievo nel panorama mafioso cittadino, in grado, da un lato, di imporre la collocazione delle apparecchiature presso gli esercizi commerciali della zona, dall’altro, garantire agli esercenti accondiscendenti di poter godere della connessa protezione mafiosa del clan.

Emergevano, in altri termini, una pluralità indefinita di comportamenti criminali indicativi di un profilo del LA VALLE Domenico di soggetto socialmente pericoloso, ma anche una significativa disponibilità di risorse finanziarie, anche rese accessibili agli esponenti del clan, in assolvimento del suo ormai accertato ruolo di “cassiere”.

Proprio tali qualificazioni consentivano ai Finanzieri, quindi, su delega della Procura della Repubblica di Messina, di avviare mirate investigazioni economico – patrimoniali, tese a quantificare e conseguentemente aggredire l’enorme patrimonio riferibile al LA VALLE, non giustificato dai redditi leciti dichiarati al fisco, anche avvalendosi dell’apporto di fidati prestanome, ovvero schermando la proprietà immobiliari attraverso propri familiari.

In sintesi, le investigazioni complessivamente svolte – abbraccianti un periodo di un trentennio – restituivano una situazione di assoluta assenza di uniformità nel rapporto reddito/patrimonio, consentendo al Tribunale di Messina – Sezione Misure di Prevenzione, di disporre l’odierno provvedimento di confisca relativamente a 6 aziende, operanti nel settore del noleggio delle apparecchiature da gioco, della rivendita di generi di monopolio e del settore della produzione e vendita di prodotti dolciari, 19 unità immobiliari, 2 autovetture, 1 gommone e svariati conti correnti, per un valore complessivo di stima di oltre dieci milioni di euro.

L’attività svolta, in conclusione, testimonia il grande impegno dell’Autorità Giudiziaria e della Guardia di Finanza messinese nel delicato settore del contrasto alle organizzazioni criminali, vieppiù di matrice mafiosa, con conseguente aggressione degli enormi illeciti patrimoni accumulati, prima sottoposti a sequestro ed ora sottoposti a confisca, così restituendo alla collettività e all’imprenditoria onesta significativi spazi di legalità.

 

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Latina: Carabinieri NAS, smantellata associazione per delinquere dedita al traffico internazione di farmaci di provenienza illecita – Il Reggino

(160) Nelle prime ore della mattinata odierna, i Carabinieri del Nas di Latina, a conclusione di un’articolata indagine, convenzionalmente denominata “farmaco viaggiante”, hanno dato esecuzione a 18 misure cautelari Continue reading “Latina: Carabinieri NAS, smantellata associazione per delinquere dedita al traffico internazione di farmaci di provenienza illecita – Il Reggino” →

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Palmi (RC): madre e figlia raggirano una congiunta e le prosciugano il conto corrente, sequestrati gli immobili delle donne – Il Reggino

(159) A Palmi, i Carabinieri hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Palmi su richiesta della locale Procura nei confronti di S.R. cl ’67 e della figlia L.A. cl ’98, ritenute Continue reading “Palmi (RC): madre e figlia raggirano una congiunta e le prosciugano il conto corrente, sequestrati gli immobili delle donne – Il Reggino” →

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Gioiosa Jonica (RC): rubano generi alimentari e cosmetici, arrestate 3 donne – Il Reggino

(158) Ieri, a Gioiosa Jonica, i Carabinieri hanno arrestato 3 donne, in particolare, una 37enne, una 34enne e una 21enne, di origine romena, tutte residenti a Reggio Calabria per furto aggravato in concorso.

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L’Ordine dei Giornalisti della Calabria: “Grottesco taglio all’Ufficio stampa del Consiglio regionale” – Il Reggino

(76) Quando si tratta di vicende surreali la Calabria riesce sempre a mettersi in primo piano. L’Ufficio stampa del Consiglio regionale della Calabria è stato nei giorni scorsi decapitato ex abrupto e quattro giornalisti, Continue reading “L’Ordine dei Giornalisti della Calabria: “Grottesco taglio all’Ufficio stampa del Consiglio regionale” – Il Reggino” →

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Coldiretti Calabria: servizio prenotazione vaccinazioni agli ultraottantenni. Solo lo 0,3% i contagi da Covid in campagna dove le distanze si misurano in ettari e non in metri – Il Reggino

(75) Insieme ad aver dato la disponibilità delle nostre 23 sedi per effettuare le vaccinazioni – dichiara Francesco Cosentini direttore Regionale di Coldiretti Calabria –  abbiamo irrobustito i servizi a favore delle Continue reading “Coldiretti Calabria: servizio prenotazione vaccinazioni agli ultraottantenni. Solo lo 0,3% i contagi da Covid in campagna dove le distanze si misurano in ettari e non in metri – Il Reggino” →

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Città Metropolitana, Comune e Reggina 1914 insieme per il rilancio delle strutture sportive cittadine: si lavora allo sviluppo del Centro Sant’Agata e dello Stadio “Oreste Granillo” – IL REGGINO

(209) Città Metropolitana, Comune di Reggio Calabria e Reggina 1914 insieme per lo sviluppo delle strutture sportive cittadine. Si è svolto questa mattina a Palazzo San Giorgio l’incontro tra il sindaco metropolitano di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e i vertici della società amaranto. Presente il responsabile delle relazioni esterne del Club Fabio De Lillo insieme al nuovo Direttore Generale Giuseppe Mangiarano. Al tavolo di lavoro anche il consigliere delegato allo Sport della Città Metropolitana Carmelo Versace, l’assessora comunale allo Sport Giuggi Palmenta e il consigliere comunale, già delegato allo Sport per il Comune di Reggio Calabria, Giovanni Latella.

Un incontro proficuo, che è servito ai rappresentanti del Comune e della Città Metropolitana a fare il punto sulle prospettive di sviluppo, immaginate di concerto con la Reggina, per le più importanti strutture sportive del territorio cittadino. Oggetto dell’incontro infatti sono stati i rapporti tra gli Enti territoriali e la Reggina 1914 per le prospettive di sviluppo sullo Stadio Oreste Granillo e sul Centro Sportivo Sant’Agata, oggi quartier generale della Società amaranto.

“Un incontro molto importante – ha commentato il sindaco Falcomatà a margine della riunione – che ha consentito di approfondire due punti fondamentali per lo sviluppo delle principali strutture sportive cittadine: la firma della convenzione tra la Reggina e la Città Metropolitana  per l’utilizzo del Centro Sportivo Sant’Agata, che già da qualche tempo è nella disponibilità della società amaranto, ma soprattutto quello che sarà il futuro dello Stadio Oreste Granillo, sul quale ci accomuna l’idea di uno sviluppo che punti ad una generale rifunzionalizzazione degli spazi esistenti, non solo per le manifestazioni sportive, ma per attività culturali, artistiche, commerciali, capaci di dare una sostenibilità al progetto e che vada oltre l’idea sportiva. Abbiamo la fortuna di avere a disposizione una struttura moderna, sul modello degli stadi inglesi che si integrano perfettamente nel tessuto urbano cittadino e diventano un polo attrattivo non solo la domenica durante gli eventi agonistici ma per tutta la settimana. Continueremo a camminare fianco a fianco con il Presidente Luca Gallo – ha aggiunto Falcomatà – per quelli che sono gli sviluppi futuri per la rigenerazione non solo dello Stadio Granillo, ma anche di tutta l’area circostante, nell’ottica di un programma armonico che vede insieme le istituzioni territoriali e la società, al servizio della comunità sportiva reggina”.

Soddisfatto anche il responsabile dei rapporti istituzionali della Reggina Fabio De Lillo. “Un importante momento per la nostra Società per condividere i progetti che abbiamo in mente per lo sviluppo delle strutture sportive che sono oggi in uso alla Reggina, che hanno una grande valenza per ciò che riguarda l’aspetto amministrativo e la vita quotidiana dei reggini. Noi vogliamo che queste strutture siano sempre più a disposizione delle città, prevedendo un ammodernamento ed uno sviluppo affinchè possano essere fruibili dal punto di vista sociale e diventare un punto di riferimento per i cittadini, soprattutto per i più giovani, attraverso degli investimenti programmati dalla società”.

Massima disponibilità è stata espressa durante l’incontro anche dai due delegati del Comune e della Città Metropolitana per il settore sportivo.

“Un incontro che rientra in un processo più ampio di sviluppo che sta interessando la Reggina a livello societario e naturalmente sportivo, in termini di prospettiva di crescita e di sinergia con gli Enti territoriali, soprattutto per ciò che riguarda gli impianti sportivi. Per ciò che riguarda le strutture del Sant’Agata – ha spiegato il delegato Versace – stiamo ragionando per rendere sempre più funzionale il centro sportivo, nell’ottica di un utilizzo che valorizzi anche le aree adiacenti”.

“La nostra amministrazione è al fianco della Reggina in questo percorso di crescita che deve riportare il circuito sportivo reggino ai massimi livelli – ha commentato l’assessora Palmenta – Oggi abbiamo parlato di futuro, abbiamo immaginato insieme lo sviluppo dello Stadio Granillo, inteso non solo come struttura sportiva ma per le importanti funzioni che può rivestire in prospettiva nel contesto del nostro tessuto urbano. L’ottica deve essere quella di una città che vive di sport, con un progetto di sviluppo dello Stadio, che lo trasformi in un centro pulsante ed attivo non solo per le partite, ma disponibile per 365 giorni l’anno per incontri, manifestazioni, attività culturali, spettacoli. In questo senso siamo ben lieti di poter programmare insieme alla Reggina una visione differente di ciò che sarà lo Stadio Granillo per la nostra Città”.

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Gioia Tauro (RC): Carabinieri, sempre più serrati i controlli del territorio. Arresti, denunce e sanzioni in contrasto ai reati predatori – IL REGGINO

(152) Intensificata l’azione di controllo del territorio, messa in atto nei giorni scorsi dai Carabinieri nel comune di Gioia Tauro e comprensorio, nell’ambito di mirati servizi, finalizzati principalmente alla prevenzione e Continue reading “Gioia Tauro (RC): Carabinieri, sempre più serrati i controlli del territorio. Arresti, denunce e sanzioni in contrasto ai reati predatori – IL REGGINO” →

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Arma dei Carabinieri: il Generale di Corpo d’Armata Bernardini assume la carica di Vice Comandante Generale – IL REGGINO

(151) Nella mattinata odierna, presso la Sala di Rappresentanza del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, si è svolta la cerimonia di avvicendamento nella carica di Vice Comandante Generale, fra il Generale di Continue reading “Arma dei Carabinieri: il Generale di Corpo d’Armata Bernardini assume la carica di Vice Comandante Generale – IL REGGINO” →

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Torino: Carabinieri, operazione contro le truffe in danno del SSN. Accertato danno per oltre un milione – IL REGGINO

(150) Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Torino hanno eseguito 3 misure cautelari, a seguito di un’ordinanza emessa dal Gip del capoluogo piemontese su richiesta del Gruppo reati contro la P.A. Continue reading “Torino: Carabinieri, operazione contro le truffe in danno del SSN. Accertato danno per oltre un milione – IL REGGINO” →

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Modena: Guardia di Finanza, maxi sequestro di beni per 2 milioni a carico di un 50enne di Vignola

(120) Sequestrati beni per 2 milioni di euro nel modenese. Questa mattina, i militari della Guardia di Finanza di Modena hanno sottoposto a sequestro, a Modena, Reggio Emilia e relative province, i beni e i rapporti finanziari e bancari, per un valore stimato di circa 2 milioni di euro, riconducibili a F.S., vignolese classe 1970, con precedenti penali per ricettazione, reati fiscali e fallimentari.

L’esecuzione del sequestro dei beni rappresenta l’epilogo della complessa e articolata attività investigativa svolta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Modena, finalizzata alla ricostruzione del profilo di pericolosità sociale del proposto e all’individuazione degli asset patrimoniali e finanziari acquisiti illecitamente dallo stesso e dal suo nucleo familiare.

L’uomo, infatti, è stato riconosciuto come soggetto connotato da una pericolosità sociale generica alla luce del suo coinvolgimento in diversi procedimenti penali, incardinati presso la Procura della Repubblica di Modena, che hanno permesso di individuare e ricostruire un’organizzazione criminale che, tramite la sistematica creazione di falsi crediti I.V.A., ha generato una rilevante evasione da “riscossione”, utilizzando il sistema della compensazione, causando all’Erario un danno quantificato in decine di milioni di euro a partire dal 2015.

Il soggetto colpito oggi dalla misura di prevenzione era il dominus del sodalizio criminale smascherato dall’attività investigativa dei finanzieri modenesi, che ha posto in evidenza una serie di operazioni rivelatrici di capacità contributiva, quali l’acquisito di quote societarie, beni mobili ed immobili che, oltre ad essere state perfezionate con capitali illeciti, non trovano riscontro con i redditi dichiarati. Tale quadro fattuale è aggravato dalla sistematica interposizione fittizia operata tramite prestanome e familiari, che rende ancora più rilevante la “sproporzione” tra i redditi censiti ed il compendio patrimoniale posseduto.

Le indagini hanno permesso di ricostruire la rete dei prestanome tramite la quale il cinquantenne vignolese ha realizzato quell’apparente spostamento di ricchezza. Si sono, così, raccolti elementi utili per ascrivere a tali soggetti la mera formalità e non il reale possesso di quote societarie, di immobili e delle risorse finanziarie necessarie per concretizzare i plurimi negozi giuridici individuati, viziati ab origine nell’intento e simulati sotto il profilo soggettivo, in quanto privi di reali vincoli tra le parti contraenti.

Alla luce degli elementi raccolti, il Nucleo di polizia economico-finanziaria di Modena segnalava alla locale Procura della Repubblica di valutare la richiesta a carico del soggetto sopracitato di applicazione della misure di prevenzione personale della “sorveglianza speciale” ex art. 6 del D.Lgs. nr. 159/2011 nonché l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale volta ad attingere i beni, che per gli elementi compendiati, si è ritenuto essere stati acquistati con i proventi dell’attività illecita, in ossequio al c.d. requisito di “correlazione temporale” tra acquisizione e pericolosità, fino alla concorrenza dell’importo sproporzionato pari a oltre 2 milioni di euro.

La Procura della Repubblica di Modena – nella persona del Sost. Proc. dott. Giuseppe Amara – avanzava al Tribunale di Bologna proposta di applicazione di misure di prevenzione a carattere personale e patrimoniale ex art. 4 e 16 D. Lgs. n. 159/2011, sulla base della quale la competente Sezione Misure di Prevenzione, in accoglimento della proposta avanzata, ha emesso il provvedimento di sequestro anticipato ex art. 20 D. Lgs. 159/2011 di beni riconducibili, anche per interposta persona, nei confronti del proposto e dei suoi familiari, per un valore complessivo di euro 2.014.393,45.

L’attività odierna conferma l’impegno profuso dalla Guardia di Finanza, con il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, nel campo delle investigazioni patrimoniali e la conseguente applicazione di misure ablative anche nei confronti di soggetti c.d. “fiscalmente pericolosi”, cioè di coloro che, per condotta e tenore di vita, si ritiene vivano abitualmente, anche in parte, con proventi derivanti da delitti di natura economico-finanziaria. Oggi, infatti, il contrasto alla criminalità appare sempre più in linea con la lotta a tutte quelle manifestazioni economiche che scaturiscono da condotte illecite connesse alla commissione di reati finanziari di particolare spessore.

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Persone scomparse: nuovi strumenti a disposizione grazie all’intesa con la Guardia di Finanza firmata dal Commissario Straordinario Silvana Riccio che prevede l’impiego anche degli aeromobili per raggiungere le zone più impervie

(119) Il Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse, Prefetto Silvana Riccio e il Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza – Gen. C.A. Umberto Sirico, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa finalizzato a consolidare la collaborazione istituzionale nelle attività di ricerca delle persone scomparse.

Nello specifico, l’obiettivo dell’accordo è di condividere sul territorio, su richiesta dei prefetti, procedure di coordinamento per l’impiego del Soccorso Alpino della Guardia di finanza (S.A.G.F.) e degli aeromobili – ad ala fissa, rotante e a pilotaggio remoto – del Corpo, dotati di moderne tecnologie, in attività di ricerca con particolare riferimento alle zone montuose, non antropizzate o impervie.

Al fine di rendere più celeri gli interventi, è stata prevista la possibilità di trasportare, su tutto il territorio nazionale, gli operatori militari e civili del soccorso mediante i mezzi aerei in dotazione alla Guardia di finanza.

Gli interventi saranno condotti, inoltre, con l’ausilio di unità cinofile addestrate nella ricerca di persone, anche quelle non più in vita, in superficie, in valanga e in macerie, utilizzando sensori all’avanguardia per la geo-localizzazione di telefoni cellulari e apparati satellitari.

“In base a tale Protocollo – spiega poi il Commissario Riccio – anche i Prefetti, attraverso i Comandi provinciali, potranno chiedere la collaborazione della Guardia di Finanza tramite l’impiego di risorse umane, mezzi e strumentazioni da utilizzare per le attività di ricerca. Un accordo di notevole rilevanza, che andrà ad implementare in maniera sostanziale le risorse già a disposizione delle prefetture, per contrastare in maniera sempre più efficace il fenomeno delle persone scomparse”.

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Milano: Guardia di Finanza, 16 arresti per frode fiscale, riciclaggio ed abusivismo finanziario con il metodo “Hawala”

(118) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Milano, su delega della locale Procura della Repubblica (Proc. Agg. dott.ssa Laura Pedio, Sost. Procuratore dott.ssa Francesca Crupi e Sost. Procuratore dott. Adriano Scudieri), stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di 16 soggetti e un sequestro preventivo, in via d’urgenza emesso dal Pubblico Ministero, su beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 1,7 milioni di euro.

I citati provvedimenti rappresentano l’epilogo di una maxi-operazione condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Milano (convenzionalmente denominata “CASH AWAY”), che ha consentito di disarticolare uno strutturato sodalizio criminale, con base a Milano e nell’hinterland, operante in Italia e all’estero, promosso ed organizzato da due broker hawala di origini egiziane e dedito alla raccolta ed al trasferimento di ingenti risorse finanziarie di origine illecita, al riciclaggio del denaro oggetto della abusiva prestazione di servizi di pagamento, all’emissione e all’utilizzo di fatture di operazioni inesistenti emesse da società create ad hoc.

Le investigazioni, originariamente avviate dalle Fiamme Gialle per accertare infiltrazioni della criminalità di origine straniera nel tessuto economico lombardo, hanno consentito di ricostruire due distinti modus operandi di raccolta e trasferimento di denaro di provenienza illecita.

Innanzitutto, è emerso che i citati broker, mediante la c.d. “hawala” classica, in violazione della normativa finanziaria vigente nel nostro Paese ed in assenza delle previste autorizzazioni, per conto dei clienti raccoglievano e trasferivano in Italia e all’estero – Egitto, Spagna, Malesia – ingenti somme di provenienza illecita; la descritta operatività avveniva attraverso la compensazione di partite finanziarie e l’utilizzazione di “codici”, noti solo ai soggetti interessati, che i clienti dovevano comunicare ai broker per dare corso alle operazioni; a fronte di tali prestazioni, i broker percepivano una commissione variabile tra il 2 e il 5 per cento.

Inoltre, l’attività investigativa ha consentito di disvelare un ulteriore modus operandi, c.d. “hawala” complessa, in base al quale:

– i broker consegnavano le somme di denaro, ricevute in contanti dai clienti, a imprenditori italiani compiacenti;

– questi ultimi provvedevano a disporre bonifici per importi equivalenti a terze società, italiane o estere, indicate dagli stessi clienti, sovente giustificando, sul piano contabile, le movimentazioni finanziarie in uscita annotando fatture risultate riferite ad operazioni inesistenti, essendo emersa l’inconsistenza dei sottostanti rapporti economici.

Talvolta, gli imprenditori ripetevano, specularmente, le stesse operazioni di trasferimento verso società facenti capo a soggetti cd. “terzi terminali”, conferendo loro denaro contante, a fronte della disposizione, da parte di questi ultimi, di bonifici, anche in tal caso formalmente giustificati, a catena, mediante l’annotazione di fatture per operazioni inesistenti.

Le somme trasferite illecitamente venivano riciclate in varie parti del mondo attraverso rimesse finanziarie destinate a società estere, localizzate in Repubblica Ceca, Malesia, Francia, Danimarca e Belgio.

La complessiva attività investigativa ha consentito:

–  di ricostruire circa 100 milioni di Euro di flussi finanziari movimentati su 193 rapporti utilizzati dai membri dell’associazione criminale;

–  attraverso l’analisi forense di dispositivi sequestrati dalla polizia giudiziaria, di far emergere che gli indagati avevano stipulato accordi di fatturazione fittizia per oltre 3 milioni di Euro.

Attualmente circa 100 Finanzieri sono impegnati nell’esecuzione di oltre 20 perquisizioni locali e domiciliari, con il supporto dei Reparti della Guardia di Finanza territorialmente competenti, in Lombardia, Veneto e Toscana.

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Treviso: Guardia di Finanza, operazione “Giallo oro”. 2 arresti e 33 denunce per contrabbando di gasolio; sequestri per 1,7 milioni

(117) I finanzieri del Comando Provinciale Treviso, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno concluso una vasta operazione, denominata convenzionalmente “Giallo Oro”, nel settore del contrasto al traffico internazionale di prodotti petroliferi, prelevati da raffinerie dell’Est Europa e destinati a essere immessi in consumo in Italia, in evasione d’imposta, come gasolio per autotrazione di scarsa qualità.

Le fiamme gialle trevigiane, nel corso di diversi interventi, eseguiti negli ultimi mesi lungo le arterie autostradali che collegano il confine orientale al resto del Paese, hanno denunciato 35 persone (31 stranieri e 4 italiani, questi ultimi residenti tra le province di Mantova, Napoli e Catania), arrestandone due in flagranza di reato. I reati contestati sono il contrabbando di gasolio e l’irregolarità nella circolazione di veicoli dedicati al trasporto di prodotti petroliferi sottoposti ad accise.

Sono stati inoltre sequestrati beni per un valore di 1,7 milioni di euro, tra cui 8 motrici, 15 semirimorchi, 1 distributore clandestino e 345.000 litri di olio minerale.

I successivi sviluppi delle indagini hanno poi consentito di accertare il consumo in frode, sul territorio nazionale, di 1.800.000 litri di gasolio e l’omesso versamento di accise per un milione di euro.

II gasolio, trasportato all’interno di cisterne e autoarticolati (spesso privi dei requisiti minimi di sicurezza previsti per il trasporto di merci pericolose), proveniva da raffinerie ubicate in Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Austria. Qualora fossero stati elusi i controlli della Guardia di Finanza, sarebbe stato immesso in consumo, senza pagamento delle accise, in diverse aree del territorio nazionale, tra cui le province di Milano, Roma, Latina, Frosinone, Foggia, Napoli, Ancona, Mantova, Caserta e Catania, dove sarebbe stato stoccato in depositi abusivi e successivamente miscelato prima della vendita al dettaglio.

Il prodotto petrolifero, allo scopo di eludere i controlli delle pattuglie su strada, veniva dichiarato cartolarmente come solvente o liquido anticorrosivo: dalle analisi chimiche è emerso invece che era composto per il 70% da gasolio e per la parte residua da olio vegetale, idoneo comunque a garantire la carburazione in motori diesel. Era inoltre accompagnato da documenti sui quali figuravano destinazioni finali fittizie, come Grecia, Malta e Spagna. Su autorizzazione della Procura della Repubblica di Treviso, il prodotto sequestrato è stato assegnato ai Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco di Treviso, Belluno e Verona.

L’operazione, volta a tutelare gli operatori onesti e i cittadini, costituisce un ulteriore tassello del dispositivo di controllo economico, da parte della Guardia di Finanza, del territorio provinciale e regionale, con particolare riferimento ai flussi di veicoli provenienti dalla cosiddetta “rotta balcanica”, in un’area caratterizzata da traffici illeciti diretti verso l’intero territorio nazionale.

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