Il FabLab Reggio Calabria apre le porte ai makers reggini

(973) L’1 ottobre il FabLab Reggio CalabriA ha aperto le porte agli appassionati "Makers" reggini con la propria sede in via Possidonea 32 a Reggio Calabria. Il FabLab è un laboratorio per la fabbricazione digitale, luogo ideale dove le idee sviluppate su un computer in maniera virtuale possono prendere vita e diventare realtà sotto forma di prototipi realizzati con materiali plastici, legno o metallo.

 

Tutto questo grazie all'utilizzo delle tecniche di stampa 3d con cui è possibile riprodurre fedelmente un’idea digitale in un oggetto fisico. Il FabLab fornisce alla comunità dei makers (creatori e creativi) ed alla cittadinanza locale, la possibilità di apprendere e condividere metodologie e conoscenze di natura tecnica e tecnologica in un luogo fisico che mette a disposizione sapere, saper fare e macchinari idonei. Il FabLab riveste il ruolo importante di "facilitatore" del passaggio dall'idea al prototipo, collaborando all'interno della rete di contatti e risorse professionali distribuite in ogni FabLab nel mondo, contribuendo alla realizzazione di oggetti personalizzati ed unici. Il FabLab Reggio Calabria ha tra i suoi scopi quello di promuovere e divulgare la cultura maker. A tal fine il FabLab svolge corsi e workshop in autonomia o in partnerariato con istituzioni per investire nelle idee e nella la crescita culturale della persona. Il valore della condivisione della conoscenza occupa un posto di rilievo all'interno del FabLab e della comunità maker. Con la condivisione è possibile divulgare la conoscenza al fine di sviluppare dei progetti liberi, aperti e fruibili da tutta la comunità. Per chi volesse contattare il FabLab-RC sono disponibili tutte le informazioni necessarie sul sito internet dell'associazione: www.fablabreggiocalabria.org o su Facebook https://www.facebook.com/profile.php?id=100011337298409&fref=ts.

 

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Tropea (VV): il Fronte della notizia, la Calabria raccontata dai giornalisti e dai nuovi mezzi di comunicazione

(928) La Calabria conquista le pagine delle testate nazionali soprattutto per la cronaca. Morti, mafia e delinquenza. Eppure la regione ha molto da offrire, oltre a deprecabili fatti di nera.

 

Maurizio Bonanno, Filippo Veltri e Arcangelo Badolati si sono confrontati sul tema dell’informazione al Sud. Nelle sale di Palazzo Gagliardi, nell'ambito del Tf “Leggere&Scrivere”, si è discusso del modo di raccontare i fatti da parte degli addetti ai lavori: «Come la notizia si presenta, – specificherà Bonanno – può fare la differenza». Colpa dei giornalisti? Veltri ha specificato: «Le positività ci sono sempre state. Il punto è che queste ultime faticano a reggere il quadro perché non fanno “rete”. Il racconto delle cose deve essere onesto, non enfatico. A fianco di queste positività, abbiamo una terra contrassegnata da tante negatività». Il giornalista ha quindi parlato di “Etica della responsabilità e del dovere che sta prima del racconto”. Un valore che si tende a considerare dopo, a cui non siamo abituati. Ma non solo. Attualmente, le prospettive dei giovani, appaiono inesistenti : «Tre generazioni – ha aggiunto Veltri – sono tagliate fuori dal mercato del lavoro. E in più tratti della società calabrese non sono garantiti i diritti essenziali, a partire dal diritto alla salute». Onestà intellettuale nel raccontare le notizie, “raccontare le cose per come stanno”, questa la ricetta per poter fare correttamente informazione. Altra parentesi, suggerirà Bonanno, ha riguardato i nuovi mezzi di comunicazione. La notizia in queste circostanze viene “depurata” nel giro di pochissimo tempo: «Oggi l’informazione si muove in tempo reale – ha rimarcato Badolati – non possiamo fare a meno di rapportarci ai nuovi mezzi di comunicazione. Importantissimi, veloci, mondiali ma a volte senza alcun controllo». Emerge la complessità di una regione fuori dagli stereotipi e dai luoghi comuni: «Le notizie vanno date fino in fondo, la verità – conclude Badolati – è sacrosanta».

 

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Tropea (VV): presentato al TF 2016 il libro di Franco Cardini “L’iPhone e il paradiso di Allah”

(927) Davanti una platea di giovanissimi studenti, a Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia, lo storico fiorentino Franco Cardini ha presentato oggi il suo libro “L'iPhone e il paradiso di Allah” (Castelvecchi, 2016). E' entrato così nel vivo il ricco programma del Tropea Festival Leggere&Scrivere 2016, giunto quest'anno alla quinta edizione.

 

Il libro di Cardini analizza, anche in maniera provocatoria, il difficile confronto dell'Occidente con l'Islam: dalla geopolitica alla minaccia terroristica fino all'identità della nostra civiltà. “Appartengo ad una generazione che ha tradito la propria identità attraverso due strumenti: il denaro e il progresso”, dice Franco Cardini ai giovani studenti invitati alla giornata inaugurale del TF Leggere&Scrivere 2016.

L'Unesco e la FAO, di cui Cardini è membro, calcolano che duemila persone, tra lobbisti e multinazionali, detengono le ricchezze del mondo. “Vi abbiamo ingannato facendovi credere che tutti fossimo allo stesso livello – continua Cardini –. Il 15% della popolazione gestisce e detiene il 90% delle risorse mondiali. Imparatevi, mi rivolgo agli studenti, che la realtà è diversa da come sembra e chi ha il potere non si fa vedere”.

 

Conclude Cardini: “L'Iphone e il chattare fanno parte delle nuove generazioni. Noi abbiamo la colpa di non avervi allevato con la responsabilità personale. La raccolta differenziata, un motorino lasciato in seconda fila, sono comportamenti che ledono le libertà altrui. Abbiamo rubato in tutto il mondo per mezzo millennio ma questo non viene detto nelle scuole”.

 

La prima giornata del Festival continua nel pomeriggio con interessanti dibattiti e incontri, sempre a Palazzo Gagliardi. Tra gli ospiti: Filippo Veltri, Arcangelo Badolati, Alessandro D'Alessio, Marco Revelli, Demetrio Paolin. Si conclude la giornata alle 21 con lo spettacolo su Piero Ciampi del cantautore Bobo Rondelli. Tutte le info del Tropea Festival Leggere&Scrivere 2016 su www.tropeafestival.it.

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Tropea (VV): dal 3 all’8 ottobre il “Tropea Festival Leggere&Scrivere”

(926) Si è ufficialmente alzato il sipario sulla sei giorni dedicata alla parola scritta, la quinta edizione del Tropea Festival Leggere&Scrivere che, dal 3 all'8 ottobre, si svolgerà nello storico Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia.

 

Questa mattina, la cerimonia di inaugurazione, a cui hanno preso parte Gilberto Floriani, direttore artistico del Festival e responsabile del Sistema Bibliotecario Vibonese, il sindaco di Vibo Valentia Elio Costa, Giuseppe Condello, presidente del Sistema Bibliotecario Vibonese, Antonio Viscomi, vice presidente della Giunta Regionale della Calabria, Federica Roccisano, assessore regionale alla Scuola, Lavoro, Welfare e Politiche giovanili, Rosanna Barbieri, USR ambito di Vibo Valentia, Pasquale Anastasi, dirigente Dipartimento 10 Regione Calabria, Romano Montroni, presidente del Centro per il libro e la lettura, ed altre autorità locali e dirigenti scolastici. «Questa è una creatura complessa – ha esordito il direttore artistico Gilberto Floriani, nel presentare l'ampio a vario programma del TF 2016 -, che conferma il nostro impegno civico culturale portato avanti con tanta passione e volontariato». Parole che trovano conferma nell'imponente numero di incontri: 180 appuntamenti per oltre 300 ospiti. All’interno delle sezioni tematiche “Una Regione per leggere”, “Carta Canta”, “Calabria, Fabbrica di Cultura” e “Nutri-Menti (cibo, culture e identità)”, intellettuali, scrittori, giornalisti, attori, incontreranno e dialogheranno direttamente con il pubblico. Unitamente agli artisti, che in questa lunga settimana culturale, hanno deciso di arricchire il festival mostrando le loro opere. «Abbiamo dato vita a questo storico palazzo – ha proseguito Floriani- anche grazie al contributo di alcuni tra i nomi più interessanti del panorama artistico della Regione; le sale del palazzo ospiteranno una serie di artisti che esprimeranno, ognuno con la propria sensibilità e utilizzando le tecniche più diverse, dalla pittura, alla scultura, dalla video installazione alla performance audiovisiva, la loro idea di Calabria e di Mediterraneo. Inoltre sarà presente una selezione di ceramiche di Gerocarne che raccontano la natura, la leggenda, l’arte, la storia e le tradizioni di quei posti. Molte delle opere sono realizzate appositamente per questa manifestazione, altre vengono da Collezioni private.
Tra gli artisti che saranno presenti citiamo: Giuseppe Barilaro, Pietro Colloca, Italo Cosenza, Celeste Fortuna, Antonio La Gamba, Tonino Gaudioso, Antonio Giannini, Beniamino Giannini, Giuseppe Giannini, Vincenzo Idà, Francesco Luccisano, Andrea Mandara, Mario Pititto, Grazia Savelli, Paola Siciliano, Grazia Varone». Un grande evento, dunque, di portata nazionale che ha ricevuto l'apprezzamento anche del vicepresidente della Giunta regionale Antonio Viscomi: «Vibo Valentia è una realtà complessa, come lo è tutta la Calabria. A questi eventi contribuiscono a ricomporre il senso di orgoglio di appartenere ad una comunità civile. Serve un cambiamento interno, un cambiamento di sistema del nostro egoismo narcisista. Per questa ragione il Sistema Bibliotecario vibonese è da considerarsi una eccellenza calabrese. Perchè opera in questa direzione, e dà a questa provincia la possibilità di mostrare quanto sia fertile anche dal punto di vista della proposta culturale». Cultura che al TF Leggere&Scrivere passa attraverso la lettura, che va incentivata, come ha voluto sottolineare Romano Montroni, presidente del Centro per il libro e la lettura, rivolgendosi particolarmente ai bambini, citando di Italo Calvino: «“Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà”. In Italia non c'è consapevolezza politica nei confronti della promozione della lettura. Negli ultimi anni il mondo è diventato digitale, tutto passa da uno schermo. Leggere significa vivere nella società della conoscenza e aiuta a vagliare le esperienze. Il libro, infatti, accresce la curiosità e la meraviglia. I dati evidenziano purtroppo che il 42% degli italiani legge un solo libro l'anno, nel Sud il 29 % (uno su tre). Nel Paese abbiamo molti analfabeti strumentali: dimenticano cioè le nozioni apprese durante l'istruzione, si limitano spesso solo alla lettura dei titoli e non comprendono i testi più complessi. Il Centro per il libro e la lettura ha promosso durante l'anno oltre 3mila iniziative: “Nati per leggere”, rivolto ai bambini 0-6 anni; “Leggiamoci” e “Scriviamoci”. Per la prima volta nella storia italiana abbiamo ideato il progetto “In vitro”, che è un accordo siglato tra i ministeri della Salute, dell'Istruzione e della Cultura per promuovere la lettura infantile». A fargli eco è stata l'assessore regionale Roccisano «Per me è complicato parlare in veste istituzionale, perché sono una grande lettrice – ha sostenuto -. L'organizzazione Save the children evidenzia che la Calabria è l'ultima regione nel leggere e nella diffusione della lettura. Ci siamo attivati per superare questo dato negativo. Siamo partiti dalla Locride e a San Luca inaugureremo il nuovo anno scolastico per celebrare i sessant'anni dalla morte dello scrittore Corrado Alvaro. La scuola, come diceva il presidente Montroni, è importante per sviluppare la conoscenza e la lettura, ma anche i genitori e la famiglia sono molto importanti: vederli leggere serve tanto. Umberto Eco diceva: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni”. Faccio i complimenti ai direttori artistici Gilberto Floriani e Maria Teresa Marzano per aver invitato le scuole e per investire in maniera decisiva nella lettura. Il lavoro svolto dal Sistema bibliotecario vibonese e dal Tropea Festival sviluppa concretamente il territorio, rafforza e fa crescere la comunità». Territorio vibonese, e soprattutto la Calabria avranno naturalmente un posto di rilievo all’interno del festival. A raccontare le diverse facce di questa terra, nei prossimi giorni ci saranno scrittori come Mimmo Cangemi, Gioacchino Criaco, Nuccio Ordine, Vito Teti, l’orafo Gerardo Sacco, il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. A questi, si uniranno alcuni degli scrittori più interessanti del panorama nazionale come Demetrio Paolin, Tommaso Pincio, Emanuele Trevi, Domenico Dara e Giorgio Vasta.

 

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Acri (Cs): il MACA aderisce alla Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo di domenica 9 ottobre 2016

(925) Per il secondo anno consecutivo, il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) prende parte alla Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo (FAMu), che conta oltre 700 soggetti aderenti, a livello nazionale, tra spazi pubblici e privati dedicati all’arte.

 

Nella giornata di domenica 9 ottobre 2016, lo staff del museo, composto da guide ed educatori, accompagnerà le famiglie in un percorso che si snoda attraverso le 30 sale del settecentesco Palazzo Sanseverino-Falcone che ospitano il MACA, la collezione permanente di oltre 200 opere donate dall’artista e maestro del vetro Silvio Vigliaturo alla Città di Acri, e l’importante mostra temporanea dedicata a Mimmo Rotella, protagonista rivoluzionario della scena artistica italiana e internazionale degli anni ’60, e a suoi compagni del movimento del Nouveau Réalisme.

Al termine del percorso, i bambini potranno trasformarsi in artisti partecipando ai laboratori didattici mirati che, da sempre, costituiscono una delle attività di primaria importanza del museo alle pendici della Sila Greca. Oltre a questi, ogni piccolo ospite del MACA potrà partecipare, con un disegno o un elaborato testuale, al concorso I Bambini di FAMu per i Bambini di Amatrice. I destinatari dei disegni e dei testi realizzati saranno molto speciali, ovvero i bambini di Amatrice, che non potranno partecipare alla giornata FAMu di questa edizione nel loro Museo, inaccessibile perché parzialmente distrutto dal terremoto del 24 agosto scorso. Il comune di Amatrice provvederà poi ad esporre tutti i disegni che perverranno.

 

Parallelamente, alle Famiglie che visiteranno i Musei il 9 di Ottobre, saranno indicate le modalità per compiere, per chi lo desidera, una donazione per la ricostruzione del Museo di Amatrice. Le donazioni andranno direttamente al Comune di Amatrice e nella causale verrà specificato che la finalità della ricostruzione del Museo. Questo progetto di raccolta fondi è stato organizzato con l'accordo dei dirigenti del Museo di Amatrice.

 

L’ingresso al MACA, come sempre, è totalmente gratuito sia per i bambini, che per gli adulti.

 

Prenotazione gruppi:        

 

Dott. Massimo Garofalo, responsabile didattica MACA

 

didattica@museomaca.it | tel. 339 6935464

 

Per informazioni:

 

Ufficio stampa MACA

 

www.museomaca.it | info@museomaca.it | tel. 011 9422568

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Scilla Fest 2016. L’incanto di Itaca. #noifunder35

(919) "Voglio iniziare questo racconto con le parole di Barbara Innamorati, di ArtistiAquilani onlus, che ha incontrato il Teatro Proskenion proprio a Scilla: “Il teatro ha la grande dote di aprire le sue porte ad ogni viandante disposto a sperimentare quella poliedricità tipica della sua natura

 

e che proietta sé stessa anche nel concetto di viaggio, parola anch’essa multiforme e difficile da ingabbiare “Teatro come Terra degli incontri. Quaderni di Scilla. Scilla editrice 2003.”)”. Per il secondo anno consecutivo il nostro “viaggio” riparte da Scilla, comune che ha fortemente voluto e sostenuto lo Scilla Fest, rassegna internazionale di teatro, musica e danza organizzato dal Teatro Proskenion con la direzione artistica di Vincenzo Mercurio, Nino Racco, Giovanni Gangemi e Nando Brusco. Le note della Piccola Orchestra Popolare c.o. Panzillo, unite al carisma e alla superba voce della “leonessa” Nuccia Paolillo, riempiono Piazza San Rocco nella serata inaugurale del Festival.

La qualità viene premiata: una piazza gremita di famiglie e anziani signori e signore del paese hanno preso posto per godersi un magnifico concerto di musica tradizionale napoletana. Ciò che colpisce nel lavoro dei Panzillo è la ricerca filologica che sta dietro ogni pezzo che propongono: ogni brano viene, infatti, eseguito nel rigore degli stili e delle originarie intenzioni dell'epoca, pur non rinunciando alle loro personali ma rispettose interpretazioni.

 

Quest’anno grazie all’ottima relazione che si è instaurata con la parrocchia S. Maria dell’Arco di Bovetto-Croce Valanidi (RC) e al progetto Sguardi di strada (selezionato nell’ambito del bando bando Funder 35 promosso da 18 fondazioni e, da quest’anno, anche nel Mezzogiorno grazie a Fondazione CON IL SUD) è stata fatta una scelta importante: svolgere una parte delle attività presso il bene confiscato gestito dall’Osservatorio sulla ndrangheta coinvolgendo l’intera comunità del quartiere di Croce Valanidi. I giovani hanno partecipato alle attività e le madri hanno preparato una parte delle cene presso la sala della parrocchia: un modo per contribuire al buon esito della manifestazione e per barattare buon cibo con spettacoli di teatro di strada.

 

Il programma, quindi, è stato sapientemente costruito per far sì che la mattina si svolgessero le attività laboratoriali presso il Castello di Scilla e che i pomeriggi a Croce Valanidi fossero dedicati alla condivisione delle esperienze degli artisti che hanno partecipato al Festival, per poi ritornare la sera a Scilla ed assistere agli spettacoli musicali e teatrali. Il lunedì mattina al Castello ci attende Valerio Apice. Pulcinella fa il suo gran ritorno al “paese”. Chiunque si sia avvicinato al Teatro Proskenion avrà sentito parlare del “Pulcinella a pezzi”, spettacolo ispirato alla Commedia dell’arte nato da un’idea di Nicola Savarese, Mirella Schino e Ferdinando Taviani. Quest’ultimo ha ben descritto alcuni elementi fondanti di questo modo di far teatro dove “la differenza tra spettacolo e prove scompare, ma non come avviene di solito, e cioè che le prove siano già uno spettacolo – ma all’opposto: nel senso che lo spettacolo è sempre nulla più d’una prova”. Quello spettacolo, a cui hanno per tre anni contribuito tutti gli artisti del gruppo, è stato, come ricorda Pierluigi di Stefano con le sue evocative parole: “distrutto, frantumato e reinventato dalle sue stesse ceneri”.

 

Proprio lì, nelle sale del castello di Scilla. Valerio si guarda attorno e nelle sue parole sentiamo l’emozione di quando si mise la maschera per la prima volta, di quando Pulcinella cominciava a prendere forma. E lo immaginiamo mentre analizza ogni minimo gesto, per farlo proprio e dominarlo per trovare alla fine “il suo Pulcinella”, personaggio che ancora oggi lo accompagna nel suo percorso artistico. Oggi Valerio dirige l’Associazione- Laboratorio Isola di Confine assieme a sua moglie Giulia Castellani e sta realizzando il suo sogno di costruire il “Villaggio del teatro”, un teatro che vive e si nutre del rapporto con le scuole e con le istituzioni del territorio.

 

Incontriamo, successivamente, Fabio Butera, artista di Lamezia Terme, che ci tiene a precisare che il Teatro “è solo quello in maschera” e ci parla dell’innovatività e testardaggine del lavoro di Meyerchold mentre estrae dalla valigia i suoi gioielli, le maschere del teatro NO e quelle della commedia dell’arte, e lentamente le sveste dai foulard che le avvolgono per mostrarci come siano vive, come ci parlino, come cambia la voce e il corpo di un attore quando indossa la maschera creando con gli spettatori l’“incanto sottile”.

 

Il lunedì sera ci facciamo trasportare da voci, musiche e immagini del reading “Da questa terra” a cura del Gruppo artistico Labyrintho di Reggio Calabria. Bellezza, contraddizioni, tradizioni calabresi unite a sentimenti di nostalgia, malinconia, rabbia e amore contraddistinguono i brani scelti dal gruppo, “Da questa terra” non accenna a nessun discorso ideologico, sociologico, racconta, semplicemente quel che i poeti sanno fare da secolo: dire verità meglio e più della protesta politica, meglio dei cortei con alla testa chi si ribella ad ogni potere. 

 

Il Gruppo Artistico Labyrintho nasce nel 2008 ed è composto da Vincenzo de Salvo, Carlo Ernesto Menga, Cinzia Aurelia Messina, Daniela Pericone, Caterina Scopelliti (voci recitanti) e Tania Filippone (audio e video). In questi anni ha realizzato letture sceniche che interpretano grandi temi come la follia, la violenza dell’uomo sull’uomo, la povertà, il confronto tra le religioni, l’enigma della morte.

 

Il martedì pomeriggio gli amici dell’Associazione Nuova Carini – Giuseppe Zito, Davide Torre e Fabio Costa – ci raccontano la loro esperienza di resistenza culturale. Attraverso foto e video-reportage ci portano a scoprire i messaggi che vogliono lanciare con la loro arte: inclusione, rispetto per l’ambiente, impegno civico, il tutto avvolto da una tagliente ironia e dal desiderio di incontrare persone motivate con cui intraprendere nuove avventure artistiche. Anche in questa occasione hanno saputo regalarci scatti d’autore che ritraggono alcuni dei volti e dei momenti più significativi del Festival.

 

Poi tocca a Giulio Votta, di ArtistiAquilani onlus, parlarci di come ha intrapreso il suo percorso teatrale, dal teatro ragazzi fino alla scoperta e la faticosa ma appassionante scelta di fare teatro di strada. Anche per lui Scilla ha rappresentato un punto di non ritorno. Dalle sue parole traspare quanto la sua vita sia profondamente intrecciata con la dimensione artistica tanto che in alcuni momenti non riusciva più a distinguere Giulio da “Pongo”. Un’arte, la sua, fatta di impegno nel sociale, di un “fare ridere” che vuole andare a riparare le ferite più profonde di terre e anime terremotate.  Il teatro può divenire talune volte destabilizzante poiché inevitabilmente va a toccare le corde più intime e delicate della personalità. Mirella Schino a tal proposito dice “È come se facessero arte sull’orlo dei burroni. Davanti ai burroni, loro per primi hanno sgranato gli occhi. L’arte e il mestiere vengono dopo. Burroni sociali e personali. Se non si percepisce questo odore delle macerie – sottile, segreto, ma essenziale – del Teatro Proskenion non si capisce niente.”

 

Ecco perché ci stringiamo attorno a Giulio, che con la sua voce profonda e rotta dall’emozione, ci recita la poesia di Totò dove scorgiamo tutte le domande, le risposte e i desideri più intimi dei teatranti al margine: “……..C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.”

 

Il Festival 2016 verrà anche ricordato come il festival dei cantastorie. È nata addirittura una sorta di competizione a chi sarebbe il primo e migliore cantastorie calabrese.

 

E allora non poteva mancare uno spettacolo musicale in omaggio a Rosa Balistreri dal titolo “L’ultima cantastorie” con Manuela Cricelli, Peppe Platani e Vincenzo Oppedisano. La ricerca di Manuela trae spunto dalla vita di Rosa Balistreri, indimenticabile artista del movimento folk degli anni ’70, vera interprete della musica popolare di Sicilia e si ispira ad un articolo scritto da Maria Ficara nel 2003 che alterna versi di canzoni a momenti fondamentali della vita dell’artista, a sottolineare quanto, col suo canto, Rosa parli, ancora oggi di una moltitudine di donne e uomini.

 

Mercoledì sera, poi, ci facciamo trasportare dalle vibrazioni della voce di Matilde Politi nel suo spettacolo “A Tirannia”. La cantastorie ci propone il suo variegato repertorio che va dalle canzoni d’amore, alle ninne nanne della tradizione orale siciliana ad una vicenda di odierna lotta alle sopraffazioni: la battaglia NO MUOS.

 

È un teatro che produce una trasformazione nel mondo esterno. Non solo chi è in scena ma anche lo spettatore partecipa allo spettacolo con tutto il corpo. E allora poco importa se non si comprende il significato di tutte le parole in dialetto siciliano. Il messaggio che vuole portare Matilde, il suo “teatro politico” arriva forte e chiaro. “La storia nostra è scritta cu lu sangu
di cu ha luttatu cu curaggio e 'ncegnu, sutta la china 'un si calau ddu juncu e contra la tirannia sempri appi sdegnu.”

 

Con la sua ricerca vocale, il ritmo della chitarra, le sonorità mediterranee, il tintinnio del sonaglio alla caviglia e la forza dei personaggi femminili che ci fa conoscere, ci ipnotizza per più di un’ora nella sala del Teatro Primo di Villa San Giovanni, realtà che ha appoggiato lo Scilla Fest.

 

Quando, il giorno dopo lo spettacolo, Nino Racco ci presenta il lavoro di questa determinata e irriverente cantastorie siciliana, percepiamo una forte stima reciproca sia pur nella diversità del loro modo di interpretare la figura del “cantastorie”. Nel dialogo tra i due artisti riviviamo la storia del teatro dagli anni ’70, e le scelte difficili di una donna che confessa di litigare tutt’oggi con la madre per aver scelto di fare l’artista, la cantastorie. Voleva partire per l’Irlanda con la sua chitarra e andare a suonare per locali, ma sua madre, terrorizzata all’idea della partenza della figlia, trovò la locandina del centro di sperimentazione teatrale di Pontedera, e Matilde dovette arrendersi. Fu lì che incontrò Jerzy Grotowski, il suo grande maestro che era convinto che il teatro dovesse mettere al centro l'attore con il suo corpo e la sua voce senza aiuti, unicamente con l'esperienza viscerale con il pubblico. L’incontro con Matilde finisce sulle note di una canzone di Joan Baez. Suo figlio seduto a terra in prima fila non le stacca gli occhi di dosso e noi vorremmo continuare ad ascoltarla suonare ancora per ore e ore.

 

Quella sera stessa gli artisti del festival e i ragazzi di Croce Valanidi mettono in scena il primo spettacolo –scambio “Storie, canti e paradossi” presso il parco dove ha sede l’Associazione “In…….cammino”. Uno spettacolo articolato e dove ognuno ha dato tutto sé stesso: dai ragazzi sui trampoli alle bolas, dal dolce stupore per le magie di Mr. Mu (il clown interpretato da Emilio Ajovalasit) al mangiafuoco-presentatore (Giulio Votta), dai minuziosi movimenti, suoni e dolci espressioni del mimo (Martin Curletto) fino alla storia della Baronessa di Carini (interpretata da uno sfavillante Nino Racco) e alle angeliche voci delle “Quattro A”. E come in ogni festa “calabrisi” che si rispetti, il mastro di ballo del quartiere ha, infine, dettato le regole di una lunga e scatenata tarantella a ritmo di tamburi e organetti.

 

Il giovedì pomeriggio è dedicato alle esperienze di Giovanni Gangemi e di Nando Brusco.

 

Nando è un percussionista di Belmonte Calabro, uno che i tamburi li fa parlare attingendo all’inquietudine che rappresenta il pozzo profondo della creatività, quell’abisso dove si perde la sua immaginazione e dove ritroviamo memorie antiche ma che tanto hanno da insegnare alle nuove generazioni. Un talento che Enzo Ruffolo aveva riconosciuto in lui fin da quando era una piccola peste e quasi per gioco aveva provato a suonare davanti a lui uno di quei tamburelli colorati che solitamente si appendono ai muri. “Lu poti sonari”, lo puoi suonare.

 

È visibilmente emozionato mentre ci racconta di come è nato il suo primo CD, di quanto sia stato importante per lui il sostegno del Teatro Proskenion e di alcuni suoi cari amici tra cui Luca de Simone, il percussionista che ne ha curato la prefazione e Fabrizio Basciano, giornalista de Il Fatto Quotidiano che ne ha curato di recente una recensione.

 

“Tamburo È voce” ci fa navigare tra ciclopi, pescatori, rivendicazioni di contadini e battiti di una terra che non smette di “sanguinare” ma che ha tanta voglia di riscatto, di ritrovarsi e di ripartire nell’arte, con l’arte.

 

Giovanni Battista Gangemi, invece, è un danzatore, insegnante di danza, esperto in danceability, coreografo e counselor rogersiano gestaltico di Reggio Calabria.

 

Giovanni è molto più che un danzatore, è un professionista che insegna alle sue allieve ad amare la danza, a far sì che in ogni singolo passo mettano un pezzo delle loro anime. Insegna loro ad amarsi e ad andare oltre l’immagine stereotipata della ballerina anoressica e mera esecutrice di una volontà esterna. Le sue ragazze imparano che nella danza la disciplina è fondamentale: la regola numero uno è “soffrire in silenzio”, ma dai loro sorrisi traspare l’amore per la danza e per la vita che come educatore non smette nemmeno un attimo di trasmettere loro.

 

Con orgoglio Giovanni afferma che ognuna di loro, approfondisce il significato dei testi delle canzoni su cui preparano le coreografie. Conoscono la musica e suonano strumenti musicali, e questo le aiuta moltissimo nel lavoro di improvvisazione. Quando Nando inizia a suonare, le danzatrici sanno come dar forma alla voce del tamburo, come farlo danzare assieme a loro.  

 

Durante l’incontro, oltre a raccontarci la sua esperienza, Giovanni danza per noi, e per la prima volta anche lui indossa la maschera e ci regala una straordinaria performance che vede protagonisti lui e Giulio Votta. La professionalità sta nella continua sperimentazione, nel superamento dei propri limiti e nella generosità di mettersi continuamente in gioco per stupire sé stessi e gli spettatori.

 

La sera in piazzetta Spirito Santo ci aspettano la fisarmonica e il cartellone di Daniele Mutino, un altro cantastorie. Occhi grandi e azzurri e capelli bianchi coperti da un cilindro nero. Nel suo lavoro “San Giorgio e il Drago” si intrecciano la Leggenda Aurea e modernità. Parte dalla nota vicenda per raccontarci storie moderne di abusi e sopraffazioni che si susseguono nelle periferie romane piene di “draghi avvelenatori e divoratori di futuro”. Li vediamo nella discarica di Malagrotta e nel campo rom dove una coppia di giovani rom, Sascia e Lili muoiono abbracciati mentre il fuoco distrugge la loro abitazione. Mentre la tragedia si consuma nelle note della fisarmonica, tra le nostre mani scorre il ritratto dei due ragazzi. Sorridevano, sognavano un futuro diverso, una vita senza guai.

 

Il drago alla fine viene ucciso, ma la sensazione di liberazione non riesce a vincere la rabbia per tutti quei draghi che riempiono quotidianamente le cronache dei nostri giornali.

 

Il giorno dopo sono Preziosa ed Emilio Ajovalasit a condividere con noi le emozioni dei primi dieci anni di R-esistenza del Teatro Atlante di Palermo, dieci anni che nel mese di ottobre hanno deciso di festeggiare con il Teatro Proskenion e con tutti i gruppi teatrali che hanno viaggiato con loro in questi anni.

 

Mirella Schino dice “Se qualcosa caratterizza la rete di relazioni teatrali e culturali che si intreccia attorno a Scilla, questo qualcosa potrebbe definirsi arte di scavalcare i confini, negare o sfumare i contorni.” E Preziosa ed Emilio di confini ne hanno superati molti. Persone che nel teatro hanno creduto fino in fondo, che hanno “scavalcato” i muri del carcere e hanno lavorato con scuole di ogni ordine e grado, migranti, ragazzi dei quartieri a rischio di Palermo coinvolgendo musicisti e teatranti da ogni parte d’Italia e oltre. È un teatro che ha oltrepassato mille ostacoli e che grazie alla loro tenacia in questi anni è cresciuto nutrendosi delle reti di scuole e associazioni che li hanno appoggiati e dell’affetto del loro pubblico. Un lavoro enorme basato sulle contaminazioni artistiche ed umane. E tutto ciò traspare dai loro sguardi, dall’entusiasmo con cui parlano del loro lavoro.

 

Le due serate finali sono state dedicate agli spettacoli di strada. Un lavoro in cui si sono susseguiti gli interventi degli artisti con la straordinaria interpretazione della leggenda di Colapesce da parte di Nino Racco accompagnato dal tamburo di Nando Brusco e dalla fisarmonica di Daniele Mutino, le performance del clown Vincenzino (il nostro Vincenzo Mercurio), il gruppo dei trampolieri e giocolieri, il gruppo del mimo (preparati da Martin Curletto – poliedrico e generoso attore e direttore della Compagnia teatrale La Secreta Cia di Barcellona) e le due pièce realizzate dai partecipanti. Il gruppo che ha lavorato con Emilio e Preziosa ha messo in scena una performance con le maschere, liberamente ispirata alla storia de “Il lupo e l’agnello” L’altro gruppo guidato da Nino Racco e Martin Curletto ha messo in scena una performance che voleva rappresentare l’assurdo viaggio della vita e che si è chiusa con un omaggio al viaggio di Ulisse: “Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada.”

 

Durante la parata per le vie di Scilla, mentre Vincenzo Mercurio passa davanti alla prima sede del Teatro Proskenion e saluta vecchi amici, ci vengono alla mente le parole di Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.” 

 

Com’è andata? Bene. Molto bene.  Ma come fa notare Nando Taviani: “L’importanza di un’esperienza si vede dalle sue conseguenze, non dalle parole con cui la vivisezioniamo.”

 

E allora come Ulisse noi proseguiamo il nostro vagabondare, ci abbondoniamo al rumore incessante delle onde e, senza ascoltare le Sirene, vi diamo appuntamento all’anno prossimo. Scilla Fest 2017. Arte, emozioni, vita".

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Reggio di Calabria: dal 25 settembre al via “Rizomata”, la mostra di Kreszenzia Gehrer

(912) Il 25 settembre si è inaugurata presso lo studio fotografico di Giovanna Catalano la mostra di Kreszenzia Gehrer, curata da Eduardo Grillo, dottore di ricerca in semiotica, e allestita da Valentina Tebala, curatrice indipendente.

 

La mostra, intitolata “Rizomata” sarà visitabile fino al 27 settembre e apre una mini rassegna artistica che indagherà, con i mezzi propri delle varie forme d’arte, il tema delle radici. “Il Rizoma è nozione cardine della filosofia e della semiotica contemporanee; la linea di sviluppo labirintica e inclusiva che caratterizza la nostra cultura. Dei principi che guidano l’espansione rizomatica, uno è quello della ‘Molteplicità’; il Rizoma è un sistema aperto e mobile, infinitamente percorribile, che a ogni nodo consente nuove associazioni, nuove interpretazioni. Il Rizoma assorbe così il suo Ospite, colui che lo percorre, incorporando nel suo svolgimento le nuove interpretazioni, le mappe che egli disegna per orientarsi nel cammino. La cifra di Kreszenzia Gehrer è il Rizoma. Ogni opera è un passo ulteriore che insegue la dinamica di accumulazione del senso, un costante incremento semantico e formale, di cui la mostra tenta di restituire la derivata. Se il percorso eidetico-formale di Kreszenzia è rizomatico, lo è anche la cornice tematica. Il punto di partenza è infatti ‘Die Erde’, la Terra, il terreno sul quale si cresce e in cui rimangono le ‘radici’, sempre attive ma nascoste, seppellite. La Terra è il luogo da cui si proviene e al quale non si cessa di tornare; ‘Heimat’, il luogo-Madre sempre vagheggiato, il posto in cui si parla la lingua degli affetti. Ma non si tratta di una reminiscenza idilliaca. Il passo successivo è infatti il non-familiare, il Perturbante, che sempre incombe su ogni ritorno alle radici. Il Perturbante è ciò che spaventa, l’esperienza emotiva che scuote le certezze, ogni volta che emerge la natura ambigua degli oggetti consueti. ‘Das Unheimliche’ è il luogo dell’ambiguità, dell’indecidibilità emotiva. E l’indecidibilità caratterizza anche i giochi dei bambini. Non sorprende allora che l’ultimo passo sia ‘Die Seele des Spielenden Kindes’, l’anima pura ma sempre in pericolo dei bambini che giocano i loro giochi, in cui l’innocenza si espone ai rischi dell’esperienza”.

 

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Reggio di Calabria: Giornate Europee del Patrimonio, sabato 24 la presentazione del libro di Caridi “San Francesco di Paola”

(899) In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2016 l’Archivio di Stato di Reggio Calabria e la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Calabria presentano agli studiosi reggini l’ultimo libro del professor Giuseppe Caridi "San Francesco di Paola".

 

Un santo europeo degli umili e dei potenti. Quest’opera storica, trattata con il consueto rigore dal professore Caridi, rivisita le fonti archivistiche unitamente alla letteratura agiografica e traccia la biografia del Santo inquadrandola nel contesto politico, culturale e religioso italiano e europeo del Quattrocento. Ai saluti del Direttore dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria, Maria Giuseppina Marra, e del Soprintendente archivistico e bibliografico, Maria Luisa Storchi, seguiranno le relazioni di mons. Antonino Denisi e del professor Enzo Cataldo, entrambi deputati della Deputazione di Storia Patria della Calabria, di cui il professore Caridi è Presidente. Per l’evento l’Archivio di Stato reggino e la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica calabrese hanno allestito un percorso documentario relativo al culto di San Francesco a Reggio e Catona dal titolo Il culto di San Francesco di Paola nel Reggino. Testimonianze storiche (secc. XVIII – XX). In particolare sono stati presentati due percorsi: il primo, curato dall’Archivio di Stato, afferente la Chiesa e la Congrega di San Francesco di Paola a Reggio; il secondo, a cura della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica, relativo ad alcune testimonianze documentarie pertinenti la Chiesa e la Congrega di San Francesco a Catona.

 

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Reggio di Calabria: Pino Insegno vuole riabbracciare Reggio “Anch’io sono riggitano”

(898) “Non vedo l’ora di riabbracciare Reggio, pure io sono riggitano”. Entusiasta di portare il suo spettacolo “C’era una volta…Signore e Signori buonasera”, one man show inserito nella nuova stagione teatrale della compagnia reggina Officina dell’arte diretta dall’attore Peppe Piromalli al teatro “Francesco Cilea”,

 

il noto interprete e doppiatore Pino Insegno è pronto a catapultare il pubblico in un passato televisivo commovente. Anche quest’anno, da sola e con la caparbietà di chi ha l’arte nelle vene,  l’Officina dell’arte ha messo su un cartellone teatrale pronto a partire il prossimo 22 Ottobre e sino ad Aprile in riva allo Stretto, arriveranno big del cabaret, televisione e compagnie teatrali della Penisola. Sicuramente, da non perdere, lo show di Insegno che mostrerà tutte le sue doti di attore, comico e intrattenitore ma soprattutto, sarà una buona occasione per riabbracciare Reggio Calabria che ha dato i natali al padre. “Sono nato a Roma ma Reggio è nel mio cuore – afferma Insegno -. Mio padre viveva a Sbarre Centrali e nonno faceva il capostazione. Ricordo con affetto le vacanze trascorse al Sud dove ho ancora alcuni parenti e amici. La tappa teatrale sarà quindi, un’ottima scusa per tornare a casa. “Signori  e signore buonasera” è uno spettacolo sulla memoria della televisione, del cinema che non c’è più paragonata a quello che c’è oggi. Tutto questo visto con occhi romantici di chi lo ha vissuto in quegli anni, quando c’era la televisione che ti lasciava un ricordo importante, quando c’era tanto da vedere e la tv non era solo un elettrodomestico, era qualcosa che ti accompagnava, che riuniva la famiglia sul divano. Era davvero un amico di famiglia”. Quello al “Cilea” sarà un viaggio con effetti speciali tra i miti, gli sceneggiati e i personaggi  degli anni ’60, ’70 e ’80 “che hanno fatto la storia del cinema italiano e non solo, e chiedendo aiuto al Dio dello spettacolo che mi risponderà con la voce di Baudo  grazie alla voce fuori campo di Massimo Lopez – continua Insegno – duetterò con Renato Rascel e interagirò con i grandi della tv stringendo idealmente la mano all’indimenticabile Massimo Troisi, Marcello Mastroianni, Gino Bramieri, Walter Chiari e poi ballerò il “Tuca Tuca” con Raffaella  Carrà. Sarà una serata romantica, magica e divertente”. Insegno si definisce come “un bravo artigiano” e quando parla di arte ci tiene a precisare che “il petrolio italiano è la cultura, lo spettacolo, l’arte in tutte le sue forme  e chiunque viene a governare il nostro Paese deve pensare che la nostra vera ricchezza è questa. Qui, dovrebbero fare come fanno in Arabia Saudita che trovano i pozzi per il petrolio: noi abbiamo tanti e raffinati pozzi di arte come l’Officina che ha investito e creduto in un progetto condiviso da tanti attori e professionisti che vogliono davvero far riemergere una città come Reggio Calabria intrisa di buona cultura”.

 

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Palmi (RC): fino al 4 ottobre la mostra “Lo sguardo oltre. Reggio Calabria visioni metropolitane”

(897) Particolare successo di pubblico sta riscontrando la mostra, allestita presso la suggestiva location della Casa della Cultura “Leonida Repaci” di Palmi, “Lo sguardo oltre. Reggio Calabria visioni metropolitane”, fruibile liberamente fino al prossimo 4 ottobre.

 

In occasione dell’entrata in vigore della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Bluocean presenta la mostra collettiva con scatti di grandi fotoreporter italiani, assidui collaboratori di National Geographic (di cui Bluocean è partner ufficiale), e giovani talenti emergenti che hanno posato il loro sguardo sul territorio calabrese. L’evento, ideato e prodotto da Bluocean, dopo Gerace e Palmi coinvolgerà, dal 6 ottobre, Reggio Calabria. Dal percorso formativo del Bluocean’s Workshop, evento didattico di rilievo nazionale patrocinato da National Geographic, nasce l’incontro tra i giovani autori e i maestri della fotografia. Così, dagli appuntamenti dedicati al territorio reggino inizia un viaggio artistico e allo stesso tempo documentario della Città Metropolitana di Reggio Calabria, attraverso le visioni – specchio delle variegate sensibilità degli autori – di paesaggi contemporanei, allo stesso tempo estàtici, stereotipati o sopraffatti dall’illegalità; arti e tradizioni che caratterizzano questo territorio ai margini d’Italia, al centro del Mediterraneo.  24 le opere fotografiche, riprodotte in grande formato, che coinvolgeranno il visitatore in un percorso suggestivo e inedito del territorio. L’evento gode del patrocinio scientifico dell’INU Istituto Nazionale di Urbanistica e dell’Ordine degli Architetti della provincia di Reggio Calabria.

Espongono:

 

I docenti del Bluocean’s Workshop e photoreporter di National Geographic:

 

Giancarlo Ceraudo, Alessandro Gandolfi, Emiliano Mancuso, Antonio Politano, Sergio Ramazzotti, Bruno Zanzottera.

 

I fotografi:

 

Cosimo Calabrese, Davide Crea, Alessandro Falcone, Nadia Giovinazzo, Valentina Giovinazzo, Daniele Ligato, Edoardo Lio, Andrea Mandara, Gianluca Meduri, Adele Sergi, Giuseppe Vizzari.

 

Nota sul Bluocean’s Workshop

 

Il Bluocean’s Workshop, evento patrocinato da National Geographic Italia e giunto alla 7° edizione, ha registrato negli anni la direzione di grandi maestri della fotografia contemporanea tra cui Carsten Peter ed Erika Larsen. Considerato un appuntamento di assoluto rilievo nel panorama didattico e formativo, non solo nazionale, si caratterizza per l’originale metodologia applicata all’insegnamento. I partecipanti sono impegnati in sessioni full immersion, d’aula o shooting sul campo, durante le quali, lavorando gomito a gomito con i maestri fotografi, si impegnano a realizzare un reportage fotografico seguendo i dettami di National Geographic. Le diverse edizioni interessano tutto il territorio nazionale; diversi moduli del Bluocean’s Workshop sono stati ambientati in Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto, Toscana, Calabria e Sicilia e hanno consentito, oltre ad un più ampio confronto didattico, la documentazione delle straordinarie diversità che rendono unico il territorio nazionale.

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Reggio di Calabria: Stanza 101, ieri sera dibattito su “Gioventù Tradita”

(896) La neonata associazione “Stanza 101” si apre alla città di Reggio Calabria con un ricco e partecipato dibattito che si è tenuto ieri (21 settembre) sera presso il Caffè Malavenda.

 

Oggetto della discussione è stata la “Gioventù Tradita”, titolo tratto dall’omonimo libro del giovane studente reggino Francesco Marrara, uno dei protagonisti ospiti del dibattito insieme a Marika Pizzi, giovane assistente sociale, Pasquale Oronzio, membro dell’associazione universitaria New Deal, e Luigi Iacopino, socio fondatore di Stanza 101. È proprio Iacopino a presentare Stanza 101, nome preso dal celebre romanzo ‘1984’ di G. Orwell per rappresentare l’attuale società totalitaria e la volontà di reagire ad essa. Secondo il rappresentate di Stanza 101, oggi bisogna costruire una reazione alla società nichilista ed al pensiero unico imposto da chi gestisce l’economia. L’impressione è quella di vivere un epoca di “cretinismo economico”, citando Gramsci, il quale ammoniva il pericolo che tutta l’esistenza dell’Uomo si potesse ridurre alla sua capacità di produrre e creare. A questa deriva bisogna opporre la forza delle identità e le identità possono riemergere solo creando momenti di dibattito e di pensiero critico come Stanza 101 in questa serata si è sforzato di organizzare. Nel romanzo di Orwell, la Stanza 101 è la camera in cui vengono torturati tutti i dissidenti del regime sottoponendoli alle proprie fobie. Qui a Reggio, e prima ancora sul blog ufficiale dell’associazione, la volontà è quella di aprire questa Stanza per superare ogni critica impertinente e politicamente scorretta che non deve più corrispondere ad una fobia sociale (razzismo, xenofobia, omofobia, etc…) ma deve essere l’opportunità per far incontrare visioni alternative. La discussione è proseguita in un serrato confronto con domande poste dal moderatore Giuseppe D’Agostino, direttore della testata on-line cmnews.it, ed a giro le risposte dei giovani ospiti relatori. A dettare la traccia però sono gli argomenti del libro “Gioventù Tradita” di Francesco Marrara: lavoro, istruzione, università, famiglia, manipolazione delle masse. È proprio il giovane scrittore a presentare il suo primo lavoro nato per dare un messaggio positivo ai giovani e spingerli alla riflessione sui temi importanti e su quei valori che devono diventare punti di riferimento per la propria vita. Cardine valoriale deve essere la realtà della famiglia naturale, cellula della società e prima agenzia educativa dell’Uomo. La famiglia è quel nucleo affettivo dove l’Uomo comincia a relazionarsi all’altro ed a strutturare la propria persona per affrontare la quotidianità e per costruire, insieme all’altro, il vero progresso di una società. Ma accanto alla famiglia fondamentale è il supporto sussidiario dell’istruzione e dell’università, due mondi oggi in crisi perché non formano coscienze critiche ma uniformano l’individuo attraverso un semplicistico sistema nozionistico. L’individuo, così, diventa un soggetto debole in preda alla manipolazione sociale ed al lavoro capitalistico che estranea l’Uomo per immetterlo in una logica mercantilistica ed utilitaristica. In questo quadro il lavoro non è più al centro di un progetto di vita ma diventa un mero strumento di alienazione. Sono questi riflessioni importanti, a volte anche un po’ grezze e banali, ma necessarie per suscitare interrogativi in una gioventù che ha bisogno di mettersi in gioco. Molto interessante è anche la prospettiva di Marika Pizzi, giovane assistente sociale secondo la quale il problema della gioventù è la carenza di veri punti di riferimento sociali. La società oggi non c’è, è assente se non in speranze illusorie di benessere che poi vengono riempite da alcol, droghe ed anche mafia. Pasquale Oronzio, rappresentante del mondo universitario, mette in risalto il ruolo dell’associazionismo come arma per combattere il nichilismo della società attuale. Le associazioni sono una grande opportunità per creare contatto fra diversità e di conseguenza aiutare nel confronto a sviluppare un pensiero critico e libero. Oronzio fa anche un giusto mea culpa dei giovani che si cullano sulle grosse difficoltà che questa epoca offre perché il futuro non si può ereditare ma bisogna costruirlo. Se sull’attuale gioventù gravano grosse responsabilità dei propri padri è ancora maggiore il tradimento che i giovani compiono verso se stessi nel loro disimpegno. Una prospettiva questa coraggiosa e leale ma soprattutto di riscatto e determinazione. Il dibattito è proseguito anche con un ricco confronto con il pubblico intervenuto numeroso a questo primo appuntamento di Stanza 101. Si è parlato di famiglia come barricata rispetto al livellamento del mercato perché offre valori, quali l’identità, la solidarietà e la comunità, assolutamente inconciliabili con quelli dell’efficienza e del consumismo. Si è parlato di meccanizzazione della vita, della precarietà dell’esistenza e soprattutto si è saldato un costruttivo confronto generazionale. Giovani e anziani non devono essere più in conflitto come lo furono nel ’68 ma devono insieme partecipare, su ruoli e posizioni diverse ma comunicanti, a ricostruire la società sui valori che armonizzino la società.

 

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Reggio di Calabria: venerdì 16 l’incontro “Referendum Costituzionale: Cosa cambia?”

(890) Venerdì 16 settembre presso il saloncino “Emiliano Vecchietti” della Parrocchia Santa Maria della Candelora di Reggio Calabria si è tenuto l’incontro dal titolo “Referendum Costituzionale: Cosa cambia?”.

 

L’evento è stato promosso dal gruppo “Laboratorio di politica” della Parrocchia ed è stato tenuto dal Prof. Antonino Spadaro, ordinario di diritto costituzionale dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria. Obiettivo principale dell’incontro è stato quella di trasmettere alla cittadinanza gli elementi per maturare consapevolmente la scelta di voto, con cui si confermerà o respingerà il nuovo testo costituzionale. “Che sia un sì o che sia un no, entrambe le scelte sono rispettabilissime, purché ragionate” ha ricordato il prof. Spadaro durante l’incontro, dopo aver delineato le novità della riforma, in termini di vantaggi, difetti e difetti apparenti, che sono stati individuati secondo un approcci tecnico e a-partitico. Per questa ragione, sono stati tanti i temi toccati tra cui: il ruolo del nuovo Senato, il destino della legge elettorale, il nuovo ruolo delle regioni ed il rafforzamento dell’esecutivo, che si creerebbe con il nuovo sistema. Alla relazione è seguito un dibattito, cittadini e studenti sono intervenuti, esternando i loro dubbi nel merito, le loro considerazioni, attraverso un approccio critico. L’incontro si è concluso con i saluti di don Luigi Cannizzo, parroco della Candelora. “E’ dovere di buoni cristiani informarsi e partecipare attivamente alla vita sociale come cittadini. Questo è in fondo il messaggio della dottrina sociale della Chiesa”, sottolinea il padrone di casa, facendo menzione dei lavori del Concilio Vaticano II. L’evento ha ufficialmente aperto il ciclo di incontri in cui lo stesso si inserisce. Pertanto, seguirà una seconda iniziativa e sarà incentrata sempre sul referendum costituzionale, in cui i cittadini si confronteranno direttamente con i politici, esponenti del comitato del sì e del comitato del no. Secondo la attuale programmazione, il secondo evento si svolgerà a fine ottobre. Se ne darà comunicazione alla cittadinanza attraverso il sito ufficiale della Parrocchia della Candelora ed i media locali.

 

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Reggio di Calabria: giovedì 15 convegno “Un genitore quasi perfetto: essere genitori tra aspettative, fantasie e realtà”

(871) Quali politiche per la famiglia, oggi istituzione messa in discussione tra crisi di valori e congiuntura economica? Quali soluzioni offrire alle famiglie, a fronte di una sempre più scarsa risposta delle istituzioni, e di un welfar sempre meno efficace?

 

Una risposta forte viene dall’associazionismo sociale, attraverso l’opera di numerose associazioni ed enti che si occupano di sostegno alle famiglie. Un tema più che mai attuale che sarà al centro, giovedì 15 settembre, a palazzo Campanella, di un convegno dal titolo: “Un genitore quasi perfetto: essere genitori tra aspettative, fantasie e realtà”, organizzato da “Obiettivo Infanzia”, dall’Associazione “Don Cosciotti senza Mancia”, e dall’ “Istituto Mediterraneo di Piscologia”. L’appuntamento è per le ore 16.00 nella sala “Federica Monteleone” di palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria. L’incontro è patrocinato dal Consiglio regionale della Calabria e dall’Ordine degli psicologi della Calabria”. Sarà l’occasione per presentare i nuovi servizi gratuiti alla genitorialità promossi da un gruppo di cooperative, associazioni ed enti che operano nel sociale. Un ciclo di seminari gratuiti, riservati ai genitori, con l’obiettivo di restituire competenze, strumenti di lavoro, per affrontare al meglio le sfide cui sono oggi chiamate le famiglie. Un servizio ancor più utile in Calabria, dove è alta la carenza di servizi di sostegno, di affiancamento ai genitori da parte delle istituzioni pubbliche. Si parlerà dei corsi di massaggio infantile, di ginnastica post-partum, ma anche cicli di lezioni riguardanti la preparazione al parto, ed al post-parto, al primo soccorso pediatrico, al servizio di baby sitter professionali. Argomenti che riguardano periodi particolari della vita di una famiglia, in cui i genitori, spesso, si sentono ‘soli’. Saranno questi i temi del convegno. Presentare la rete di associazioni e di servizi per aiutare ogni coppia a diventare famiglia. “E’ fondamentale, nel nostro territorio, carente spesso di servizi pubblici , garantire una rete per il sostegno dei genitori, che favorisca la crescita equilibrata dei bambini – ha affermato lo psicologo Alberto Polito, vice presidente dell’Associazione Don Cosciotti senza Mancia – Come associazione ci poniamo a servizio delle famiglie, affiancandole, aiutandole, e sostenendole nel ruolo di genitori”. Giovedì 15 settembre, al convegno moderato dalla dr.ssa Anna Portolese, interverranno, per i saluti istituzionali, il Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, il Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, il consigliere e capogruppo Pd in Consiglio regionale, Seby Romeo. Aprirà i lavori, Antonio Marziale, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria. Seguiranno gli interventi tematici. La psicologa Francesca Adornato, dell’Istituto Mediterraneo di Psicologia tratterà il tema: La coppia diventa triade: nascita ed evoluzione dei partner che diventano genitori”. La psicologa Roberta Laganà, di obiettivo infanzia, interverrà su: “Generare crescita: tra abilità innate e tecniche apprese”. Lo psicologo Alberto Polito dell’Associazione Don Cosciotti senza Mancia tratterà il tema: “Nuovi servizi a sostegno della genitorialità a Reggio Calabria”. Concluderà i lavori, l’on. Maria Grazia Laganà Fortugno, Deputato della XVI Legislatura, componente  della IV Commissione (Difesa) della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali della Camera dei Deputati.

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Reggio di Calabria: Anassilaos, giovedì 1 incontro su “Bail in e Brexit: momenti topici ed emblematici del sogno infranto di un’Europa dei popoli”

(828) Si terra giovedì 1 settembre alle ore 20,30 presso il Chisotro di San Giorgio al Corso l’incontro sul tema “Bail in e Brexit: momenti topici ed emblematici del sogno infranto di un’Europa dei popoli” promosso congiuntamente dall’ ’Associazione Culturale Anassilaos e dall’ Unione Sindacale Forense del Distretto della Corte di Appello di Reggio Calabria (USF).

 

Ospite della serata il Prof. Avv. Luciano Maria Delfino, Direttore Scientifico di FIABA International Corporate – Roma, Coordinateur Scientifique de la Délégation Italienne de la Cour Européenne d’Arbitrage de Strasbourg nonché Referente Scientifico del prefato Sindaco Forens. Ad introdurre i lavori saranno i Presidenti delle due Associazioni: il Dr. Stefano Iorfida per Anassilaos e l’Avv. Alfonso Mazzuca per l’USF. L’analisi della materia oggetto dell’incontro viene effettuata dal Prof. Delfino, studioso e professionista che opera a livello internazionale, con gli occhi del giurista che ormai da decenni opera con costanza di presenza scientifica in Italia ed in Europa.  Lo studioso offrirà al pubblico presente l’idea della crisi dell’attuale modello dell’UE a trazione tedesca inopportunamente incentrato sulla linea di un’inconcepibile rigore  fondato su una politica di austerity e su una moneta unica che ha prodotto disastri alle economie di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea eccezion fatta per la Germania, nonché ha decretato la morte della democrazia a vantaggio di una plutocrazia demagogica e di eurocrati, ossia di quel ceto tecnico composto da ricchi speculatori che hanno abiurato agli ideali del liberismo economico e del rispetto delle libertà fondamentali. Il recente divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea costituisce in tal senso un significativo campanello di allarme e di indebolimento delle istituzioni europee come oggi noi le conosciamo ed evidenzia il rischio di un effetto domino che potrebbe portare,  in un tempo non lontano,  allo sfaldamento della stessa Unione. Non ci troviamo dinanzi a problemi astratti o meramente giuridici e/o  politici ma a questioni fondamentali perché la loro soluzione, in un senso o nell’altro, coinvolgerà l’esistenza di milioni di cittadini come è avvenuto di recente per  il Bail in che ha travolto tanti piccoli risparmiatori e che in Italia – a partire dal Governatore di Bankitalia – tutti criticano dimenticandosi però  di spiegare  all’opinione pubblica, sempre più smarrita e sfiduciata, per quale ragione il nostro Paese lo abbia sostenuto ed approvato in sede europea. Questo alimenta anche il sospetto che il nostro Paese, a Bruxelles, non disponga di  politici ed esperti capaci di comprendere se un provvedimento adottato possa danneggiare gli interessi italiani.

 

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Rggio di Calabria: domenica 5° raduno “Party in 500”

(830) Il Club Fiat 500 di Reggio Calabria organizza il 5° Raduno “Party in 500”. La manifestazione si svolgerà questa domenica 4 settembre, con partenza alle ore 8.00, sul primo tratto del Lungomare Falcomatà.

 

Il presidente del sodalizio reggino, Angelo Amaddeo fa sapere che “in questo grande evento i cinquecentisti del Club Fiat 500, assieme a quelli provenienti da tutta la Calabria e parte della Sicilia, metteranno in mostra le loro mitiche autovetture e riempiranno la città strombazzando con i loro clacson e la loro musica”. Alle 11.00 il corteo di auto storiche sfilerà per le strade del centro proseguendo, successivamente, verso Lazzaro dove, all’interno di un locale, avverranno le premiazioni con spettacolo e divertimento per tutti i partecipanti. Sarà, quindi, una giornata di festa e di coinvolgimento anche per i cittadini che potranno riammirare le mitiche utilitarie, apprezzate per anni sulle strade. Il Club Fiat 500 è impegnato con successo in eventi ludici ma anche culturali. Il presidente Amaddeo e tutti i componenti il sodalizio intendono sempre coniugare l’aspetto legato al divertimento con la cultura. Anche quest'anno il Club Fiat 500, infatti, farà coincidere raduno, orari e location con l'apertura del Nuovo Museo Archeologico di Reggio Calabria. Tutti i Cinquecentisti provenienti da fuori città avranno quindi modo di poterlo visitare.

 

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Il “Bosco Parlante”, affascinante progetto di educazione ambientale dell’Associazione “Pro Polis” con il contributo dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte

(831) Nel silenzio della natura, gli alberi e le foglie raccontano la loro storia e l’importanza della propria genesi. Il “Bosco Parlante”, è l’affascinante quanto vincente progetto di educazione ambientale attraverso il quale l’Associazione Pro Polis con il contributo dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte,

 

si propone di avvicinare i partecipanti alla scoperta degli alberi, in generale, e degli alberi tipici del Parco Nazionale dell’Aspromonte, in particolare, che, con la loro varietà, da sempre affascinano adulti e bambini e sollecitano la loro curiosità. La giornata naturalistico-culturale, che si è svolta domenica scorsa nel comprensorio di Gambarie, si è sviluppata prima con un’escursione a piedi lungo il Sentiero Terreni Rossi – Bosco delle Fate, dove il poliedrico artista Giacomo Battaglia, vestito da mago, in piena sintonia con l’ambiente circostante, si è cimentato nella rappresentazione animata delle storie de “Il Bosco parlante”. I turisti hanno raggiunto il bosco delle fate a piedi accompagnati, nel percorso, dalle guide ufficiali del Parco. Al termine della lettura è stata offerta ai partecipanti una degustazione dell’aperitivo del “Parco” con prodotti tipici aspromontani, sempre più apprezzati. Folta la partecipazione all’evento che, ormai come tradizione, rappresenta un momento di educazione ambientale e di sperimentazione socio-culturale per tutti. Presenti anche alcuni soci dei circoli Rotary di Calabria e Sicilia.

 

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Intervista a Beatrice Lento, giurata dell’Accademia degli Affaticati e Dirigente Scolastica dell’IS Tropea

(832) Nell’attesa che precede ogni anno le serate finali del Premio Tropea, continuano le interviste ai vari protagonisti. È la volta di Beatrice Lento, Dirigente dell’Istituto d’Istruzione Superiore di Tropea, socio-fondatore dell’Accademia degli Affaticati e membro del comitato tecnico-scientifico dell’X edizione del Premio Nazionale Letterario “Città di Tropea”. Che c

osa rappresenta per lei un libro e quali influenze ha l’amore per la lettura sulla società? Un buon libro è una finestra spalancata dentro il tuo cuore, ti aiuta a conoscerti meglio, ti fa crescere, ti guida e ti conforta. Un buon libro è un amico che non ti delude, ti dà una mano nei momenti difficili e condivide le tue gioie. Se l’amore per i libri si diffondesse si spianerebbe la strada verso un mondo migliore. In quest’oggi così complesso e tormentato la lettura è un’ottima psicoterapia, ci fa sentire meglio e ci concilia col mondo.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo.” La frase di Paulo Freire, educatore brasiliano, potrebbe racchiudere il senso del legame tra Premio e scuola? Il nostro legame col Premio è profondo così come è intenso il nostro desiderio di crescere insieme. Siamo una scuola “Milaniana”, crediamo nella Pedagogia dell’Aderenza e nell’Educativa Territoriale perché da soli si è condannati all’inaridimento ed è grazie alla condivisione che si va lontano. Il senso profondo della cultura è proprio questo: un patrimonio di valori che unisce e alimenta un popolo e sta proprio qui il significato viscerale del nostro amore per il Premio Tropea.

L’Istituto d’Istruzione Superiore di Tropea è partner del Premio Tropea. I nostri giovani come accolgono la possibilità di far parte della giuria popolare e contribuire così alla scelta del vincitore? Essere partner del Premio ci riempie di gioia perché le provocazioni culturali che l’evento ci offre sono insostituibili. Scegliere gli Studenti per la giuria popolare è sempre un’impresa perché sono in tanti a candidarsi e non è facile escludere alcuni. Contrariamente ai luoghi comuni, sono tanti i giovani appassionati di lettura e di scrittura e tra i nostri ragazzi c’è anche chi si cimenta nella stesura di libri. Io credo che l’esperienza, ormai decennale, del Premio sia stata un’ottima palestra per i nostri giovani che ne hanno tratto importanti insegnamenti… soprattutto di vita.

Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I care”. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”. “I care”, il manifesto di Don Lorenzo Milani, è questa la chiave per tenere sempre viva la curiosità e la motivazione dei giovani verso la cultura e verso la società? Quando si entra nella nostra scuola, qualunque sia l’Indirizzo e quindi l’edificio scelto tra i quattro che la compongono, la prima immagine che si incontra è quella del grande Don Lorenzo. L’I care è l’emblema del patto educativo tra la nostra scuola e gli studenti. Se non c’è investimento affettivo la relazione è solo formale e nell’educativo il sapere langue se non passa attraverso il cuore. In questo impegno sentimentale noi ci crediamo molto e siamo convinti che senza tale presupposto, che non è gratuito ma ha un costo elevatissimo, il processo educativo si esaurisca e non generi crescita autentica, si logora nella routine sterile e ansiogena senza suscitare entusiasmo e voglia di aprirsi al sapere e al mondo.

Lei ama definire la sua scuola “sconfinata”, perché e quali pregi ha una scuola sconfinata? Una scuola sconfinata non limita, non soffoca, non mortifica, non decurta l’espansione del sé. Una scuola sconfinata non prospetta un’unica soluzione corretta, ma tante possibili risposte egualmente degne e apprezzabili. Una scuola sconfinata non accoglie maestri che insegnano e discepoli che apprendono ma traccia un cerchio magico che unisce dialetticamente gli uni e gli altri. Una scuola sconfinata non stigmatizza l’errore che diventa il punto di partenza della ricerca del vero. Una scuola sconfinata non smarrisce la sua funzione di guida ed educatore ed educando si tengono per mano lungo la strada che conquista il sapere. Questo è il nostro sogno ed è per questo che mi piace definire sconfinata la nostra scuola.

Qual è l’importanza del Premio Tropea per una città che è conosciuta principalmente per le sue bellezze naturali e paesaggistiche? Tropea è tra i siti più affascinanti del mondo perché le sue enormi bellezze naturali si fondono con il suo notevole patrimonio culturale, il Premio Tropea è un momento significativo di questa ricchezza multiforme della nostra città e per alcuni aspetti potrebbe diventarne il simbolo.

In una parola qual è la mission dell’Accademia degli Affaticati che promuove il Premio? L’Accademia degli Affaticati ha una mission in divenire che, a distanza di dieci anni dalla sua nascita, muove ancora i suoi passi nel campo della ricerca d’identità. Di certo l’Associazione si propone di promuovere Tropea nella dimensione letteraria ed il Premio Tropea è l’espressione più luminosa di quest’impegno. Ma credo che i nostri obiettivi siano anche altri e si giochino sul terreno della cittadinanza. Purtroppo, la partecipazione alla vita comunitaria, il senso civico, l’amore per i propri luoghi, il senso d’appartenenza, l’orgoglio della propria terra si attestano a livelli decisamente meritevoli di miglioramento. Credo che sia anche questo il senso dell’Accademia degli Affaticati ed in questa direzione garantisco il mio impegno massimo, sia come socia dell’Associazione sia come dirigente dell’Istituto Superiore di Tropea che ambisce ad essere partner dell’Accademia e non solo del Premio.

Perché non bisogna perdersi questa edizione del Premio Tropea? Perché è la decima edizione ed un decennio di vita significa molto per un evento, vuol dire stabilità di intenti, costanza di interessi, condivisione con la comunità, ricerca del nuovo, in una parola: progetto. Il Premio Tropea non si muove nella dimensione della casualità e dell’improvvisazione ma è frutto di impegno, di passione e di convinzione. Ecco perché vale la pena seguire anche questa decima edizione che offrirà emozioni indimenticabili, atmosfere magiche e provocazioni culturali intense e inebrianti. Il tre e il quattro settembre, vieni anche tu in Largo Galluppi per sognare, sotto le stelle, col Premio Tropea!

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Mendicino (Cs): “Radicamenti 2016”, secondo giorno

(833) Secondo giorno di eventi a Mendicino per il festival Radicamenti nel segno di Mimmo Calopresti ed Eugenio Bennato ma non solo. Dopo lo spettacolo di Anna Mazzamauro e i concerti di Coram Populo e Mario Scarpelli band, il secondo giorno riparte da Piazza Municipio.

 

Il secondo giorno di Radicamenti 2016 inizia alle 9 al Museo della Seta dove, fino alle 18, si terranno i laboratori artistici di “Per le vie della Seta”. Anche per la giornata numero due del festival saranno tre gli appuntamenti in Piazza Municipio. Alle 17.30 via alle visite guidate nel centro storico; a seguire, dalle 18.30, “Ritmi e suoni della nostra terra, le radici della tarantella”, corsi di danza tradizionale calabrese e, alle 19.30, l'esibizione degli artisti di strada. Alle 19.30 workshop “Mimmo Calopresti incontra Mendicino” che vede il regista protagonista a Palazzo Campagna. Con lui gli attori Rita De Donato e Carlo Gallo che hanno recitato per il regista nel film “Uno per tutti”. In Piazzetta San Giuseppe, a partire dalle 20.30, ci sarà la proiezione del film “Uno per tutti” per la regia di Mimmo Calopresti con Fabrizio Ferracane, Giorgio Panariello, Thomas Trabacchi, Isabella Ferrari, Lorenzo Baroni e la cosentina Rita De Donato. Il teatro ritorna anche nella seconda giornata di Radicamenti con “Se son rose… Una storia che s-confina delicatamente” di Teresa Bruno che andrà in scena dalle 21.30 all'Anfiteatro San Giuseppe. Lo spettacolo, prodotto da Zahir, vede protagonisti ragazzi italiani, ragazzi degli Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati), e persone diversamente abili, dando vita ad uno spettacolo poetico frutto dell’incontro e dello scambio tra diverse identità. Nella splendida Piazza Duomo, alle 22.30, si balla con il concerto del grande Eugenio Bennato e il secondo giorno del festival si chiude con l'esibizione live dei 911 band al Parco Fluviale.

 

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Grande successo per la mostra “Lo sguardo oltre. Reggio Calabria visioni metropolitane”

(826) Particolare successo di pubblico sta riscontrando la mostra, ideata e prodotta da Bluocean, “Lo sguardo oltre. Reggio Calabria visioni metropolitane”, fruibile liberamente presso la suggestiva location del Chiostro di San Francesco a Gerace fino al prossimo 14 settembre.

 

In occasione dell’entrata in vigore della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Bluocean presenta la mostra collettiva con scatti di grandi fotoreporter italiani, assidui collaboratori di National Geographic (di cui Bluocean è partner ufficiale),  e giovani talenti emergenti che hanno posato il loro sguardo sul territorio calabrese. L’evento coinvolgerà, oltre al Comune di Gerace, i Comuni di Palmi e Reggio Calabria. Dal percorso formativo del Bluocean’s Workshop, evento didattico di rilievo nazionale patrocinato da National Geographic, nasce l’incontro tra i giovani autori e i maestri della fotografia. Così, dagli appuntamenti dedicati al territorio reggino inizia un viaggio artistico e allo stesso tempo documentario della Città Metropolitana di Reggio Calabria, attraverso le visioni – specchio delle variegate sensibilità degli autori – di paesaggi contemporanei, allo stesso tempo estàtici, stereotipati o sopraffatti dall’illegalità; arti e tradizioni che caratterizzano questo territorio ai margini d’Italia, al centro del Mediterraneo.  24 le opere fotografiche, riprodotte in grande formato, che coinvolgeranno il visitatore in un percorso suggestivo e inedito del territorio. L’evento gode del patrocinio scientifico dell’INU Istituto Nazionale di Urbanistica e dell’Ordine degli Architetti della provincia di Reggio Calabria.

 

 

Esporranno:

 

I docenti del Bluocean’s Workshop e photoreporter di National Geographic: Alessandro Gandolfi, Giancarlo Ceraudo, Antonio Politano, Sergio Ramazzotti, Bruno Zanzottera.

 

I fotografi: Cosimo Calabrese, Davide Crea, Alessandro Falcone, Nadia Giovinazzo, Valentina Giovinazzo, Daniele Ligato, Edoardo Lio, Emiliano Mancuso, Andrea Mandara, Gianluca Meduri, Adele Sergi, Giuseppe Vizzari.

 

Nota sul Bluocean’s Workshop.

 

Il Bluocean’s Workshop, evento patrocinato da National Geographic Italia e giunto alla 7° edizione, ha registrato negli anni la direzione di grandi maestri della fotografia contemporanea tra cui Carsten Peter ed Erika Larsen. Considerato un appuntamento di assoluto rilievo nel panorama didattico e formativo, non solo nazionale, si caratterizza per l’originale metodologia applicata all’insegnamento. I partecipanti sono impegnati in sessioni full immersion, d’aula o shooting sul campo, durante le quali, lavorando gomito a gomito con i maestri fotografi, si impegnano a realizzare un reportage fotografico seguendo i dettami di National Geographic. Le diverse edizioni interessano tutto il territorio nazionale; diversi moduli del Bluocean’s Workshop sono stati ambientati in Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto, Toscana, Calabria e Sicilia e hanno consentito, oltre ad un più ampio confronto didattico, la documentazione delle straordinarie diversità che rendono unico il territorio nazionale.  

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Reggio di Calabria: “Le Muse” vicine a Mons. Giorgio Costantino per la sospensione delle feste Mariane causa atti vandalici

(827) Il presidente prof. Giuseppe Livoti a nome del Consiglio Direttivo e di tutta il gruppo dell’associazione culturale “Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria sono vicine al parroco di Santa Maria del Divin Soccorso di Reggio Calabria Mons. Giorgio Costantino

 

ed alla comunità parrocchiale per la scelta di sospendere le Feste Mariane per gli accadimenti di stanotte, che hanno condotto ignoti ad atti vandalici contro le strutture parrocchiali. La scelta di mons. Costantino vuole essere un monito e un momento di riflessione per l’intera città, Reggio non può continuare a produrre uomini che vanno contro la comunità intera attraverso un imbrutimento di ciò che di sano e giusto vi è nella società. Giuseppe Livoti invita così la città a partecipare alla messa alle ore 19 presso la Piazza del Soccorso, messa che sostituisce le processioni in giro per il quartiere di questa settimana ed anche la visita solenne al Cortile delle Muse. “Noi operatori culturali – continua Livoti – facciamo tanto per la città e per animare le nostre zone e sarà un segno stasera essere presenti e sostenere il nostro parroco, le sue scelte e la sua operosità che da sempre è volto per il bene comune, per gli ultimi, la parte sana di una Reggio che volge sempre di più verso un declino morale anche in un momento importante sacro come questo”.

 

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