Reggio di Calabria: Anassilaos, martedì 23 conversazione su “La percezione visiva da Giotto a Dalì. Come leggere un quadro”

(51) “La percezione visiva da Giotto a Dalì. Come leggere un quadro” è il tema di una serie di conversazioni promosse dall’Associazione Culturale Anassilaos, Sezione Arte Figurativa “Mintom”,

 

che saranno tenute dalla Prof.ssa Elvira Leuzzi Calveri, già docente pressi l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria  e studiosa d’arte e accompagneranno l’intero anno 2018, con cadenza mensile. Il primo incontro dedicato a Giotto, da cui prende le mosse la grande arte figurativa occidentale, si terrà martedì 23 gennaio alle ore 17,30 presso la Sala di San Giorgio al Corso. Il percorso artistico proposto dalla relatrice non ha solo l'intento di semplice conversazione sui singoli esempi  “classici” della storia  della pittura. Ma vuole indagare sul più vasto problema dell'arte come momento conoscitivo, come presa di coscienza della storia  e  come impegno umano, seguendo, attraverso le opere, la dialettica uomo-realtà concretata nella creazione pittorica, ed assunta a valore onnipresente ed atemporale.   Così accade  che l'opera nasca si da una visione convenzionale ma combina dati estratti arbitrariamente dal reale con altri dettati da tradizioni, esigenze rituali, norme sociali, rinnovate realtà culturali. Tipico esempio è la nascita della “prospettiva”, concezione dello spazio che si afferma nel Quattrocento, domina l'arte europea per quattro secoli e si dissolve infine con le esperienze dell'impressionismo e l'arte contemporanea. Nasce spontanea la domanda: perché muta il linguaggio artistico se la realtà intorno a noi è immutabile? Accade esattamente ciò che è accaduto per la lingua parlata. I mutamenti dei linguaggi scritti e parlati subiscono variazioni in funzione della cultura, del momento storico, dei costumi, delle norme comportamentali. Vedremo, quindi, il cambiamento sia iconografico che iconologico della storia dell'arte attraverso una lettura pittorica delle opere da Giotto fino a Salvator Dalì.                                           

 

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Villa San Giovanni (RC): il Club Kiwanis “Fata Morgana – Città di Villa San Giovanni” aiuta le famiglie bisognose con bambini

(52) Continuano le attività di servizio dei volontari del Kiwanis Club “Fata Morgana  – Città di Villa San Giovanni”. Giunge alla 4° edizione l’iniziativa benefica “Buoni a Natale”, l’attività annuale

 

sponsorizzata da Caronte&Tourist spa in collaborazione con l’amministrazione comunale di Villa San Giovanni e le parrocchie cittadine. Il supermercato che quest’anno ha risposto positivamente al bando che ogni anno il Club propone è il CONT’E’ di VERDUCI a Campo Calabro. “Buoni a Natale 2016” prevede l’emissione di buoni spesa per le famiglie indigenti con bambini sulla base di elenchi ufficiali comunali e dei gruppi caritatevoli delle parrocchie villesi, grazie alla donazione di Caronte&Tourist spa e alla collaborazione degli uffici dei Servizi sociali del comune di Villa San Giovanni. “Anche per quest’anno siamo riusciti a supportare un centinaio di famiglie indigenti – dichiara Ninni Messina presidente del Club Kiwanis cittadino – con un buono spesa da 55 euro. Un buono spesa – continua la Presidente –  che offriamo annualmente grazie alle risorse derivanti per gran parte dalla compagnia di navigazione che è lo sponsor principale, del supermercato che aderisce alla nostra proposta, dalle nostre attività di raccolta fondi annuali. Ringrazio a nome del Club il presidente di  Caronte&Tourist spa Antonino Repaci il quale, con la società che rappresenta contribuisce alla risoluzione delle problematiche della cittadinanza, soprattutto in questo caso per quanto concerne il crescente numero di famiglie indigenti con minori. Il nostro Club service ha collaborato anche con la onlus “Ora di Agire” la quale con ulteriori fondi di Caronte&Tourist spa, ha provveduto a soddisfare le richieste di altre famiglie e persone indigenti e con la quale associazione condividiamo il lavoro, non semplice, di selezione e individuazione dei casi di maggiore bisogno con il supporto dei parroci. L’analisi dei dati, dopo cinque anni di attività in tal senso, dimostra che aumentano le famiglie di origine extra-nazionale e al contempo si avverte positivamente l’effetto del Reddito di Inclusione Sociale”. Prosegue pertanto con successo l’attività del Kiwanis “Fata Morgana – Città di Villa San Giovanni” a favore dell’infanzia e dell’adolescenza così come avviene per tutti gli altri club regionali, italiani e del mondo in forte crescita.

 

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Affidamento condiviso o diviso? Il diritto alla bigenitorialità. A Cosenza una tavola rotonda sul tema con avvocati, magistrati, pscicologi e psichiatri

(18) “Affidamento condiviso o diviso?” è l’evento formativo organizzato dalla presidente dell’associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani della Sezione Distrettuale di Catanzaro, avvocato Margherita Corriere, e dal presidente della Società Italiana di Scienze Forensi, dottore Marco Pingitore, con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza. La tavola rotonda, a cui prenderanno parte illustri magistrati, avvocati, mediatori familiari, psicologi e psichiatri, si terrà venerdì 12 gennaio 2018, alle ore 15.30, presso la Biblioteca “Arnoni” del Tribunale di Cosenza. Il delicato quanto attuale tema sarà introdotto dai saluti dell’avvocato Vittorio Gallucci, presidente dell’Ordine degli Avvocati del Foro di Cosenza. All’introduzione dei lavori seguirà la tavola rotonda moderata dal giornalista Valerio Caparelli, addetto stampa regionale dell’AMI. Si parlerà dell’affidamento condiviso e di quello che è lo stato dell’arte oggi con: Filomena De Sanzo, giudice del Tribunale di Cosenza; Vincenzo Di Pede, giudice del Tribunale di Castrovillari; Alessandra Angiuli, giudice del Tribunale di Crotone; Fiorella Palazzo, giudice del Tribunale di Brindisi e coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Linee guida del Tribunale di Brindisi”; Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani; Mariella Fanuli, mediatrice familiare e componente del Gruppo di Lavoro “Linee guida del Tribunale di Brindisi”, come il prof. Marino Maglietta, presidente dell’associazione “Crescere Insieme”; Giovanni Battista Camerini, neuropsichiatra infantile e psichiatra, nonché presidente della SISF di Bologna; Margherita Corriere, presidente AMI della Sezione Distrettuale di Catanzaro; Marco Pingitore, psicologo-psicoterapeuta e presidente della Società Italiana di Scienze Forensi. La partecipazione all’evento formativo è aperto a tutti, gratuito e dà diritto a 3 crediti formativi per gli avvocati. “Oggi, è veramente attuato un serio e autentico affidamento condiviso, oppure si cela, sotto mentite spoglie, un affidamento che di fatto esclude dalla vita della prole la figura genitoriale, che non è la collocataria prevalente dei figli?”. Questa una delle principali domande cui daranno delle risposte gli illustri ospiti. Ma saranno poste anche domande come: “che differenza c’è tra l’Italia e il resto d’Europa in tema di affidamento condiviso? In Italia esiste ancora la maternal preference? Quale dev’essere la condotta del legale dei genitori al fine di favorire un autentico affidamento condiviso? E infine, quali strategie si devono attuare nelle coppie molto conflittuali a tal fine?” Il diritto alla bigenitorialità è un diritto fondamentale dei minori, riconosciuto non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. La bigenitorialità rappresenta quel diritto di ogni bambino, di ogni adolescente, di avere sempre rapporti continuativi e significativi con entrambi i genitori, sebbene costoro siano separati o divorziati. I minori hanno bisogno di iniziare a percepire il rapporto tra i genitori non più come conflittuale ma come un rapporto dove il conflitto lascia pian piano spazio a una relazione che, se non è più quella di amore tra i coniugi, almeno possa essere quella di un rapporto civile ed equilibrato, nell’ambito del quale possano essere assistiti, curati, educati, amati da entrambi i genitori. Madre e padre, nella loro peculiarità, hanno importanti compiti per una crescita equilibrata della prole. E infatti, l’amore materno viene considerato il punto di partenza per la formazione di una personalità sana. D’altra parte il professore Giovanni Bollea, grande neuropsichiatra infantile, affermava che il bambino porta avanti il suo continuo lavoro di adattamento al mondo esterno prevalentemente attraverso il padre e che l’instaurarsi di una relazione significativa, sicura e costante con il padre permette un adeguato sviluppo sociale ed emotivo della prole. Insomma, i bambini per una loro armoniosa crescita hanno bisogno della presenza di entrambe le figure genitoriali: deprivarli di una delle due significa strappare loro un punto di riferimento fondamentale per il loro equilibrio affettivo-relazionale. Ecco perché occorre salvaguardare ai minori un autentico e serio affidamento condiviso, al fine di farli crescere tutelando il loro equilibro psicofisico e un sano relazionarsi affettivo.

 

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Cosenza: disponibili all’Istituto Tecnico Industriale “A. Monaco” posti per il corso gratuito IePF di Operatore Grafico Multimediale

(17) L’attività formativa prevista per il corso di Operatore Grafico Multimediale, non ha costi di iscrizione e sarà usufruita gratuitamente da 15 giovani con meno di 18 anni, che non frequentano la scuola, che non hanno conseguito alcun diploma scolastico e che hanno assolto

almeno all’obbligo d’istruzione, anche se poi sono fuoriusciti dal sistema scolastico (quindi, nella fascia di età 16-18 anni, ndr). Vista l’allettante opportunità e, soprattutto, in virtù della data di scadenza prevista per la presentazione delle domande, che dovranno pervenire entro il prossimo sabato 20 gennaio 2018, le lezioni del percorso sperimentale di Istruzione e Formazione Professionale (IePF), che si svolgeranno presso l’ITI “A. Monaco” di Cosenza, partiranno in brevissimo tempo. Per ricevere maggiori informazioni o per iscriversi al corso, è possibile consultare il bando e scaricare il modulo di domanda dal sito della scuola http://www.itimonaco-cosenza.gov.it, ma anche recandosi presso la sede dell’Istituto Tecnico Industriale “A. Monaco” di Cosenza in via Giulia, n. 9 oppure, in alternativa, telefonando allo 0984.411881 o scrivendo all’indirizzo: cstf01000c@istruzione.it. Il materiale didattico per i corsisti sarà fornito gratuitamente dall’Istituto e le spese di viaggio (solo autobus e treno) degli studenti per giungere alla sede di formazione saranno a carico dell’Ente formatore. I partecipanti del corso, che ha una durata di 2.000 ore, da svolgersi in due anni tra attività teorico-pratiche in aula e con stage formativi aziendali, saranno impegnati da lunedì a venerdì, con attività formative in orario mattutino nei laboratori multimediali e con attività di stage in azienda in orari pomeridiani. A fine percorso, l’Operatore Grafico sarà in grado di occuparsi di stampati e multimedia, grazie alle competenze tecniche acquisite con l’ausilio di software professionali per il trattamento immagini, ma anche di impaginazione e allestimento di stampati, per l’editoria su cd e dvd. Inoltre, il corsista sarà in grado di collaborare a tutte le fasi di realizzazione di prodotti pre-stampa digitali 2D e 3D, sia con agenzie pubblicitarie e imprese industriali e artigianali di stampa, sia con testate di riviste e periodici e con case editrici. I contenuti principali previsti nel programma del corso sono: Comunicazione; Informatica; Tecniche per l’editoria; Tecniche per la Grafica; Tecniche di elaborazione immagini; Tecniche per la grafica online; Tecniche video; Pianificazione Pubblicitaria; Sicurezza; Qualità; Cittadinanza; Fare Impresa; Orientamento. È prevista una sperimentazione di azioni tese a promuovere e favorire l’autoimprenditorialità, attraverso l’accesso a fondi di finanziamento pubblici e al collocamento in azienda con tirocini e contratti, grazie anche alla possibilità di fruire di agevolazioni previste da Garanzia Giovani.

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Reggio di Calabria: sabato 13 Open Day all’ I.T.E. “G. Ferraris-A. Da Empoli”

(16) Nell’ambito delle iniziative di Orientamento, il Dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Economico “G. Ferraris – A. Da Empoli” di Reggio Calabria, informa che nella giornata di Sabato 13 Gennaio dalle ore 15:00 alle ore 18:00 si terrà l’Open Day presso la scuola ubicata in Via

Pio XI, nel rione Modena. L’Open day è fortemente voluto dal Dirigente scolastico Rina Pasqualina Manganaro e dai docenti della scuola per dare visibilità ai percorsi didattici che caratterizzano la scuola, in particolare gli indirizzi Amministrazione Finanza e Marketing (AFM) e Sistemi Informativi Aziendali (SIA) che sono orientati all’acquisizione di competenze per le figure professionali in ambito Aziendale ed Informatico, maggiormente richieste dal mondo del lavoro, per consentire una scelta consapevole e motivata della scuola Secondaria di II grado. Gli utenti avranno la possibilità di visitare l’Istituto nelle sue singole strutture e di visionare i numerosi laboratori, le aule dotate di tecnologie avanzate, gli uffici, i servizi nonché di conoscere alcuni dei docenti che risponderanno volentieri alle domande sull’ampia offerta formativa e progettuale. Un’occasione, dunque, per visitare “dall’interno” una realtà educativa che funziona bene, una scuola del “saper fare” in linea con i parametri europei e che coinvolge i ragazzi della scuola Secondaria di II grado, offrendo loro una formazione di cittadinanza attiva valida per affrontare le nuove sfide dell’era tecnologica. La Dirigenza, inoltre, fa presente che il termine ultimo per l’iscrizione on line alle prime classi è il 06 febbraio p.v., e che, a tal proposito, sia nella giornata dell’Open Day del 13 gennaio, che  presso la segreteria didattica dell’Istituto, fino al 06 febbraio, in orario scolastico, è possibile ricevere assistenza per la registrazione, la compilazione e l’inoltro delle domande di iscrizione.


 

 

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Reggio di Calabria: mercoledì 10 l’inaugurazione della grande mostra “Water Warriors” Lynn Johnson National Geographic

(15) La grande mostra internazionale “Water Warriors” di Lynn Johnson, icona della fotografia internazionale, sarà inaugurata il 10 gennaio a Reggio Calabria alle ore 17.00, presso le Sale del Castello Aragonese dove rimarrà visitabile fino al 8 febbraio. L’evento sarà fruibile

 

gratuitamente. Saranno presenti i vertici di Bluocean, società produttrice della mostra, Emiliano Mancuso fotogiornalista e docente presso Officine fotografiche Roma, l’On. Domenico Battaglia, Irene Calabrò Assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria. L’evento, è frutto della partnership tra Bluocean e National Geographic di cui Lynn Johnson è tra le più importanti e storiche collaboratrici. L’allestimento della mostra, progetto cofinanziato dal PAC CALABRIA 2014/2020 Azione 1 – tipologia B, presso i saloni del Castello Aragonese segue i canoni delle grandi mostre prodotte da Bluocean; quasi 50 opere stampate  in grande formato con dimensioni che arrivano a raggiungere anche i 2,20 metri x 2,00. Lynn Johnson è considerata una delle personalità più importanti del mondo della fotografia contemporanea, storica photoreporter e componente della redazione centrale di National Geographic Washington, nonché apprezzata insegnante; al suo lavoro è stato dedicato un volume de “I Grandi Fotografi”, collezione riservata solo ai grandi della fotografia del nostro tempo. La tematica di grande attualità e interesse globale è riferita all’acqua, ai cambiamenti climatici e alla guerra giornaliera che numerosi popoli devono affrontare giornalmente per procacciarsi il prezioso liquido. Water Warriors documenta così la vita di alcune comunità africane, puntando l’attenzione sulle donne e il bene primario qual è l’acqua. Il visitatore si troverà immerso in un mondo lontano, dove povertà e sofferenza sono raccontante con sensibilità e maestria. Senza acqua si muore. “Sappiamo da quando siamo nati che questa sarà la nostra vita”, dice Gale Deyknto, mentre si china a issare una tanica di acqua del peso di 80 chili sulla schiena. Per trovare l’acqua si può camminare anche più di due ore o due giorni, su e giù per montagne, deserti, rischiando di essere aggredite da uomini interessati al loro corpo e non all’acqua. Le donne ritratte in queste fotografie vivono in Kenya, Tanzania ed Etiopia, ma condividono lo stesso destino con le donne di tutto il mondo in via di sviluppo. Le donne e le ragazze sono i portatori d’acqua, bestie da soma e per questo sono a rischio di lesioni, malattie e violenze; i loro fratelli sono studenti e futuri lavoratori. “Abbiamo la responsabilità di essere sia educatori che giornalisti, il nostro compito consiste nel non manipolare le persone, ma onorare le loro storie per condividere una visione della vita. Dobbiamo aiutare le persone a guardare le cose che non potrebbero o non vogliono vedere. Quando il reportage affronta un tema complesso si cerca sempre un soggetto che possa simboleggiarne gli aspetti cruciali“. Della fotografia, Lynn Johnson dice ancora: “Non credo possiate capire: io devo farlo”. E lo fa da più di trent’anni.  Che documenti la vita del popolo Dong in Cina, quella degli agricoltori in Zambia o le vittime dell’influenza aviaria, trova sempre il momento più adatto per scattare. “Fotografare vuol dire saper ascoltare e cogliere la ricchezza delle storie“, dice. “Il mio compito è condividere quelle storie con onestà e forza”.

Comincia a lavorare a metà degli anni settanta, quando nel campo della fotografia le donne erano una minoranza. Prima di laurearsi al Rochester institute of technology, nel 1975, lavora come assistente del primo fotografo presidenziale, Yoichi R. Okamoto, il fotografo di Lyndon Johnson, in occasione di un suo incarico a  Rochester. Quando Lynn arriva per il suo primo giorno di lavoro, Okamoto resta sconvolto. “Una ragazza! Io non lavoro con una ragazza. Non sarà mai in grado di portare la mia attrezzatura”, esclama il fotografo. “Ovviamente da quel momento ho fatto di tutto per dimostrargli che aveva torto”, racconta Johnson, che è rimasta amica di Okamoto fino alla sua morte. Dopo il college lavora per sette anni come fotografa per il quotidiano Pittsburgh Press, incarico che lascia per partecipare al progetto di un documentario sulla vita dei pescatori di Long Island commissionato dall’ereditiera Adelaide de Menil. L’esperienza la spinge a intraprendere una carriera nel campo della fotografia documentaristica. Di lì a poco le sue immagini appaiono su Life, Newsweek, Sports Illustrated e, nel 1989, National Geographic. Sono in molti nel settore a dire che Lynn Johnson – che fa parte dell’associazione di giornalisti John S. Knight e ha ottenuto il Robert F. Kennedy Journalism Award per i suoi straordinari reportage sulle persone svantaggiate – ha aperto la strada alle giovani generazioni di fotografe, benché lei noti ancora un divario di genere. “E’ un problema a tutti i livelli: sia per quello che decidi di fotografare che per il modo in cui vieni accolta. Poi sei tu che devi decidere se vuoi farne un problema”. Johnson, che vive vicino a Pittsburgh, dice di non avere altra scelta che fare la fotoreporter. “E’ come una droga”, confessa, ammettendo di non riuscire a resistere al richiamo delle emozioni forti. “E’ un risveglio di cellule e fibre nervose. E’ il mio corpo sprofondato in poltrona a gambe incrociate che si distende e si protende in avanti. Un senso di allerta che mi riempie dal di dentro. E mi ritrovo sul bordo della poltrona a combattere l’impulso di alzarmi. Spero sempre che le fotografie spingano le persone all’azione. E’ questo il motivo per cui faccio quello che faccio”. La mostra proseguirà il proprio percorso coinvolgendo le città di Catanzaro (4 febbraio – 18 marzo) per poi proseguire a Messina e Milano, cui seguiranno altre prestigiose sedi. Ogni grande evento sarà accompagnato da attività correlate. Talk e Workshop con prime firme della fotografia contemporanea all’insegna dei più alti confronti e dibattiti sulla più varie tematiche riferite alla fotografia d’autore e di reportage. A seguire links: Video lancio mostra https://goo.gl/6z1Wu5

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Reggio di Calabria: venerdì 5, visita al Presepe meccanico di Ninì Sapone a cura di Agiduemila

(4) In occasione del Natale il Museo diocesano rinnova la proposta della visita al Presepe meccanico del maestro reggino Ninì Sapone, esposto nella chiesa del Santo Cristo o dell’Arciconfraternita dei Bianchi in via Miraglia (di fronte alle Poste centrali), restituendo alla città il piccolo

 

grande capolavoro di Ninì, l’opera che per anni ha affascinato bambini e uomini di ogni età. Ispirandosi a un bozzetto del presepista reggino, il nipote Maurizio De Marco lo ha riallestito con l’impiego di avanzate tecnologie elettroniche: il Presepe meccanico continua, così, a raccontare, nell’alternarsi delle fasi del giorno, il passaggio della Cometa, la nascita del Salvatore, le quotidiane attività del popolo, ispirate alla tradizione calabrese, tra mirabili giochi di luce ed effetti scenici. In attesa di una sede definitiva nella quale allestire l’intera Collezione di presepi “Ninì Sapone”, donata dai figli del maestro presepista al Museo diocesano nel 2012 e parzialmente esposta presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose (Seminario Pio XI nel rione Modena), si rinnova la realizzazione di un mandato che il Museo ha ricevuto da Adriana e Gianni Sapone: far rivivere il “sogno” del padre, “la magia del Santo Natale”. Venerdì 5 gennaio dalle 16,30 alle 20 sarà possibile visitare il Presepe meccanico guidati da “padroni di casa” d’eccezione, i volontari e gli straordinari ragazzi dell’associazione Agiduemila, dal 1991 attiva sul territorio reggino per offrire opportunità di supporto a persone con disabilità fisica e/o mentale: sarà occasione preziosa per ammirare il piccolo grande capolavoro di Ninì, restituito grazie all’iniziativa del Museo diocesano.

 

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Reggio di Calabria: mercoledì 3 “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupéry sbarca al Planetario Pythagoras. La pièce a cura della compagnia “Il Teatro del Viaggio” e dello Sky Skan di Bari

(3) Torna al Planetario Pythagoras di Reggio Calabria il teatro-scienza: dopo la rappresentazione della vera storia del “Pifferaio di Hamelin” a cura di Spazio Teatro, domani, 3 gennaio, alle ore 18.30, al Planetario andrà in scena: “Il piccolo Principe tra le stelle del Planetario”. Lo

 

spettacolo, con ingresso gratuito, è a cura della compagnia “Il teatro del viaggio” e il Planetario Sky-Skan di Bari. L'iniziativa si inerisce all’interno del primo Festival dell’Astronomia in Calabria, nell'ambito della valorizzazione del sistema dei beni culturali e il rafforzamento dell’offerta culturale presente in Calabria, Azione 1 tipologia D Dipartimento Turismo e Beni Culturali, Istruzione e Cultura della Regione. Il progetto presentato intende coinvolgere tutte le fasce della cittadinanza, dalle famiglie, ai giovani, e agli adulti in genere, con un particolare riguardo alle fasce meno protette culturalmente. «Divulgare la scienza è una necessità, un’esigenza di democrazia, un bisogno profondo della nostra società per cui il compito delle Istituzioni deve esser quello di stimolare un interesse reale affinché ognuno possa stare nel processo di trasformazione indotto dal progresso scientifico nel modo più consapevole possibile. Il fine è quello di rendere la meraviglia della scienza – dichiara la responsabile del Planetario, Angela Misiano». Nella magica cupola stellata del Planetarium Pythagoras, guidati dall'attore Gianluigi Belsito, da Pierluigi Catizone, adulti e bambini saranno trasportati fra sogno e realtà, alla scoperta dell'universo. Un viaggio interplanetario che avrà come ospite d'eccezione il Piccolo Principe, di Antoine de Saint-Exupéry. Assieme al curioso viaggiatore dai capelli dorati, il pubblico partirà alla scoperta del sistema solare e della Via Lattea, alla scoperta di nuovi mondi e di ciò che con gli occhi non si riesce a veder incontrando, di tanto in tanto, i buffi e misteriosi personaggi della nota e celebre favola. Attraverso l’incantamento del cielo stellato e avvolgenti videoproiezioni a trecentosessanta gradi lo spettacolo racconterà di un viaggio nell’universo sia fisico che allegorico per un evento di grande impatto didattico e visivo. Una storia per bambini, ma che parla agli adulti poiché, accanto alla narrazione scientifica, affronta temi importanti quali il senso della vita, il significato dell’amicizia.

 

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Reggio di Calabria: Accademia del Tempo Libero, sabato 6 “Il Rigoletto”

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"Il Rigoletto" chiuderà le festività natalizie dell’Accademia del Tempo Libero di Reggio Calabria. Affidata alla celeberrima opera di Verdi, per la regia di Mario De Carlo, la conclusione in grande stile del periodo festivo, dopo il successo riscosso lo scorso anno da "La Traviata". E

diviene quasi una tradizione per l’Accademia proporre un grande allestimento all’interno dell’Auditorium Zanotti Bianco arricchendo la proposta culturale cittadina con un’opera molto amata che, insieme proprio a La traviata e a Il trovatore, dà vita alla cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi. Una serata aperta a tutta la città, non solo ai soci dell’Accademia, sabato 6 gennaio, alle ore 20 e 30, per assistere alla pièce del buffone “deforme e infelice, ed internamente appassionato e pieno d’amore”, così come descritto dallo stesso Verdi. Un allestimento quello di De Carlo che dà grande voce ai colori facendone un uso “eloquente e metaforico”, e che mette in evidenza la duplicità dei personaggi, che “mi sembra il più interessante in assoluto, perché fa da traino ad altre valenze e connotati”, come spiega nelle note di regia *. La prevendita dei titoli d’ingresso si svolgerà presso la segreteria dell’associazione, Auditorium Zanotti Bianco di via Melacrino, mercoledì 3, giovedì 4 e venerdì 5 gennaio, dalle ore 16 e 30 alle ore 18 e 30.

* Giuseppe Verdi era affascinato dai personaggi dalla doppia personalità. Rigoletto, Azucena, Violetta, le figure cardine della cosiddetta Trilogia popolare verdiana, sono creature tormentate, dal percorso psicologico bipolare, sospese tra grandi vette e grandi abissi. Verdi amava profondamente queste sue creazioni. Per questa sua inclinazione, il Maestro amava con passione il teatro di Victor Hugo, in cui le figure principali sono personaggi con forti contrasti di luci e ombre. Dal dramma “Le Roi s’amuse” di Victor Hugo Verdi ha preso ispirazione per il suo “Rigoletto”. Presentata in Francia nel 1832, la pièce teatrale del grande letterato francese era stata blindata dalla censura austriaca. In modo coraggioso e rivoluzionario, Hugo ritraeva senza pietà né addolcimenti le dissolutezze della corte francese, ponendo al centro il libertinaggio di Francesco I, re di Francia. Verdi, acceso patriota, fu evidentemente soggiogato da una trama che, metaforicamente, rappresentava le ingiustizie e le prevaricazioni del potere. Ma forse Verdi fu ancor più colpito dalla figura del buffone di corte, il gobbo Triboulet, tanto da attribuire a lui il ruolo di protagonista, sottraendolo alla testa coronata. La propensione di Verdi per l’ambiguità dei personaggi e le dinamiche a tinte forti emerge dalle lettere che sono rimaste e che possiamo leggere tuttora. “Io trovo bellissimo rappresentare questo personaggio estremamente defforme e ridicolo, e, internamente, appassionato e pieno d’amore”. Nella mia regia ho cercato di approfondire questo aspetto, cioè la duplicità dei personaggi, che mi sembra il più interessante in assoluto, perché fa da traino ad altre valenze e connotati. Spesso si assiste alla figura di Rigoletto resa troppo “nobile” fin dall’inizio dell’opera, quando è un buffone di corte alla festa del Duca, perdendo così un coté fondamentale del gobbo e semplificandone la complessità.  Troppo spesso si dimentica che l’animo di Rigoletto è nero, che lui sa essere molto crudele nei confronti dei cortigiani, verso cui indirizza scherzi feroci e volgari; senza il lato cattivo e indisponente del buffone deforme non si potrebbe comprendere l’odio e il desiderio di vendetta che i cortigiani nutrono nei suoi confronti. La trasformazione di quell’essere abbietto, però, è quasi improvvisa: basta che egli si avvicini alla casa dove vive la figlia per dimostrare quanta umanità ferita si nasconda dietro la sua maschera tragicomica. Ancora spietato e crudele si dimostrerà quando prenderà la decisione di sopprimere il Duca, in modo freddo e calcolato, senza nessuna esitazione o pentimento. E ancora la sua anima tornerà a piangere, di fronte alla tragedia dell’assurda morte dell’unica figlia, uccisa proprio dalla sua sete di vendetta. Il tema del “doppio”, così centrale e presente nella storia, mi ha suggerito di trovare una analoga connotazione per il Duca di Mantova, quasi che l’ambivalenza e il contrasto fra luci e ombre che caratterizzano la figura del protagonista si spandono anche su quella del suo blasonato padrone. Ciò costituisce dunque l’elemento di novità di questa regia. Ho visto tanti Duchi che assomigliano piuttosto a giovanotti imbelli e senza spina dorsale, che sono lì sul palcoscenico solo per cantare “Questa o quella…” e “La donna è mobile…”, senza altro senso o spessore drammaturgico. Il mio Duca, invece, è un personaggio molto più interessante, pieno di slancio ma anche di ombre, di vitalità ma anche di chiusure in se stesso. Tra i regnanti storici di riferimento, mi sono dunque ispirato non a Francesco I di Francia, noto per la sua spavalderia e la sua vita gaudente, ma piuttosto a Rodolfo II d’Asburgo, l’Imperatore del Sacro Romano Impero che viveva nell’incubo delle congiure e degli intrighi di palazzo. Per tale motivo aveva trasferito la sede del trono da Vienna a Praga. Nel suo immenso castello si era riservato un suo intimo rifugio nascosto, una piccola stanza privata in cui collezionava oggetti strani e introvabili, alcuni preziosamente veri, altri spudoratamente falsi: la cosiddetta Wunderkammer, ossia Stanza delle Meraviglie. Si era circondato di alchimisti, astrologi e una serie di altri strani personaggi. L’ambientazione dell’opera “profuma” di Rinascimento, il momento della storia culturale italiana in cui l’interesse principale si focalizza sull’uomo e sulla visione laica del mondo, dopo i secoli del Medio Evo in cui aveva predominato l’elemento divino e religioso. Altro elemento che caratterizza questa messinscena è l’uso eloquente e metaforico dei colori. La scelta della gamma fondamentale (il bianco, il rosso e, soprattutto, il nero) costituisce già di per sé un linguaggio. I personaggi, oltre che con il loro acting, si manifestano attraverso la simbologia legata al colore. Se, dunque, il candore virginale di Gilda è reso con il bianco, secondo una consolidata tradizione, ancor più interessante è l’attribuzione dello stesso identico colore e foggia del costume alla cameriera Giovanna (che siamo abituati a vedere vestita di scuro), a incarnare l’ambiguità del personaggio: ufficialmente è “doppio” di Gilda, nella misura in cui il suo ruolo è quello della nutrice che dovrebbe dedicarsi a preservare l’integrità fisica e morale della ragazza, in realtà si rivela allo spettatore quale campionessa del “doppio-gioco”. Perfino essa, dunque, pur nelle esigue proporzioni del personaggio, partecipa della natura bifronte che caratterizza tutti i protagonisti di quest’opera. Il rosso, colore tradizionalmente attribuito alla sfera delle passioni, si lega dunque sia all’amore ostentato e volgare delle cortigiane alla festa del Duca, sia a quello mercenario di Maddalena, sia a quello puro e incondizionato di Gilda, tanto incendiario da spingerla fino all’estremo sacrificio di se stessa. Rossa è Maddalena, la puttana-santa, la prostituta di strada che, da sempre avvezza all’amore prezzolato, si innamora adesso del giovane sconosciuto che “somiglia a un Apollo” e, per salvarlo da morte certa, determina il cambiamento del corso degli eventi. Rossi sono i costumi delle cortigiane, che ridono sguaiatamente e sciupano un fascio di rose rosse usandolo per sedurre i maschi, coinvolgendo nel loro gioco anche un compiaciuto Rigoletto. Quest’ultimo, però, proprio nel momento stesso in cui partecipa al girotondo delle cortigiane – perfettamente integrato nell’ambiente cinico e perverso della corte – custodisce nel profondo del suo animo il pensiero costante della figlia: accetta e raccoglie le rose rosse delle cortigiane, ma le conserva per donarle a sua figlia quando, come ogni sera, riuscirà a togliersi di dosso i panni del buffone per correre a visitarla. E proprio il rosso di quelle rose, così cariche di sensualità nel primo quadro, è qui usato per rendere palese come l’amore si accende nel cuore di Gilda. Stringendo al seno quelle rose rosse, che fiammeggiano contro il suo candido abito, la fanciulla canterà il suo amore per il bel Duca, che le si è appena presentato come il povero studente Gualtier Maldè, affidando al rosso di quei fiori il compito di tracciare un percorso che la conduce verso il letto, quel letto che nei suoi sogni rappresenta il talamo nuziale e invece da lì a poco diventerà il palcoscenico della vergogna. Il nero, con il suo bagaglio emozionale di sotterranee perdizioni e di insondabili baratri, domina nei momenti salienti e ammanta di sé il resto della corte, quei Cortigiani, “vil razza dannata”, personaggi che in altre messe in scena sono spesso rappresentati in pieno sole. Degno di nota il rapporto tra la Contessa di Ceprano e il Duca. La nobildonna, spesso declassata al ruolo di bambolona inerte, è qui una dark lady che tiene in scacco il Duca, è l’arbitra dei suoi sensi e la padrona dei suoi più inconfessabili desideri. Lui è completamente soggiogato, forse proprio per il fatto che lei è l’unica donna che gli resista: come un bambino viziato che potrebbe avere tutto ciò che desidera, smania unicamente per ciò che non riesce ad avere. Ciò che vediamo nel loro breve incontro è solo la punta dell’iceberg di un rapporto fatto di lussuria e trasgressione, che si consuma da sempre oltre le nere quinte. Fissati lì al proscenio assumono una statura da tragedia greca, staccando e isolando il loro incontro dalla massa della corte banalmente festante e proiettandone le sagome come ombre lugubri, vivificate solo da un brivido freddo e perverso. Il Duca finirà ai piedi della Contessa, lui che è abituato ad avere il mondo ai propri piedi, compiendo ancora una volta quel rito di ribaltamento che si compie ogniqualvolta mettiamo in scena “Rigoletto”, la sua musica sublime, la sua perfetta macchina drammaturgica e il suo inquietante lato oscuro.

 

 

 

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Reggio di Calabria: il 6 gennaio al “Cilea” il Gran Galà di “Facce da Bronzi” con Pisu, Batta e la nipote di Totò, Elena

(1) Per concludere al meglio le festività natalizie con tante sane risate, ci ha pensato l’associazione culturale arte e spettacolo “Calabria dietro le quinte” con il Gran Galà del Festival nazionale del cabaret “Facce da Bronzi”  V edizione winter che, nel giorno dell’epifania, allieterà

grandi e piccini al teatro “Francesco Cilea” alle ore 21. Tanta comicità, in uno spettacolo esilarante che, presentato dal duo comico reggino “I non ti regoli” (Giuseppe Mazzacuva e Giuseppe Scorza) affiancati dal corpo di ballo “Le divine”, vedrà alternarsi sul palco alcuni dei migliori comici italiani distintisi nelle cinque edizioni del festival “Facce da Bronzi” a partire dal 2013. Tra sketch, monologhi e parodie si sfideranno a colpi di battute: la comica ragusana Mariuccia Cannata in arte Pipitonella volto noto della trasmissione “Insieme”, il milanese Roberto De Marchi con numerose partecipazioni a “Bulldozer” e “Colorado Cafè”, il comico reggino Aldo Zumbo in arte Jo Kattolo reduce dal programma di La7 “Eccezionale veramente”, il casertano Michele Ventriglia dallo “Zelig lab” di Salerno, il catanzarese Piero Procopio dalla trasmissione “Eccezionale veramente” e il genovese Gianluca Macrì dai laboratori “Zelig”. Lo spettacolo, con la direzione artistica di Alessio Tagliento, noto autore della trasmissione “Zelig” e dello staff autoriale del programma di Giorgio Panariello “Panariello sotto l’albero” recentemente in onda su RaiUno, prevede la presenza di noti ospiti comici televisivi da Max Pisu con il personaggio di Tarcisio direttamente da “Zelig” e da Guida al campionato, dalla sit-com “Belli dentro” e “Zelig Circus” il comico Claudio Batta con la sua intramontabile Nimmistica e infine, Vincenzo Albano da “Zelig Event”. Una serata celebrativa dedicata alla figura dell’attore comico Totò che rappresenta un punto di riferimento per la comicità italiana e non solo, impreziosita dalla presenza in qualità di ospite d’onore della nipote Elena Anticoli De Curtis, figlia di Liliana, che consegnerà il premio “Totò, il principe della risata” al comico più brillante distintosi nel corso dell’evento. Non solo comicità ma tanta solidarietà caratterizza il festival che, anche quest’anno, aderisce alla campagna di raccolta fondi dell’Unicef “Bambini in pericolo” e per l’occasione assegnerà il premio “Un sorriso per l’Unicef” attribuito da una giuria costituita da bambini. Lo spettacolo conclude il programma d’iniziative culturali e artistiche ideate da “Calabria dietro le quinte” con la direzione organizzativa di Giuseppe Mazzacuva, avviate dal 2 dicembre 2017 nella città di Reggio Calabria per il 50° anniversario dalla scomparsa dell’attore comico Antonio De Curtis, in arte Totò. Il progetto è patrocinato dal Comune di Reggio Calabria, dalla Città metropolitana di Reggio Calabria, dall’associazione Antonio De Curtis, in arte Totò e rientra negli “eventi di rilievo regionale e nazionale” della Regione Calabria – Azione 1 – Annualità 2017  – PAC 2014 -2020. Per assistere allo spettacolo è possibile prenotare o acquistare i biglietti presso il botteghino del teatro “Cilea” di Reggio Calabria o consultare il sito o la pagina Facebook – www.festivalfaccedabronzi.it.

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Reggio di Calabria: Pino Insegno ritorna al “Cilea” il prossimo 13 gennaio con “58 sfumature di Pino”

 

(955)) “Sarà uno spettacolo divertente, due ore di pura energia, una scarica di adrenalina per Reggio Calabria”. Parola di Pino Insegno, di ritorno in riva allo Stretto il prossimo 13 Gennaio alle ore 21 al teatro “Francesco Cilea” con il suo spettacolo “58 sfumature di Pino”. Terzo

 

appuntamento del cartellone teatrale dell’Officina dell’Arte, lo show racconterà la vita artistica dell’attore romano accompagnato in scena dal bravissimo Federico Perrotta e dal gruppo vocalist I Baraonna. “Sarà un viaggio attraverso il cinema, la televisione, la musica e i nuovi media, il tutto scandito dalle varie stazioni della vita – racconta Insegno – I passeggeri di prima classe saranno gli spettatori mentre io sarò il capotreno. In maniera divertente, ironica, racconterò la mia vita passando attraverso il mondo dell’arte: dal doppiaggio al cinema, dalla televisione al teatro. Un varietà musicale , pieno di sketch esilaranti e momenti di musica”. L’istrionico attore ritorna al “Cilea” dopo il successo della scorsa stagione con uno spettacolo nuovo dal “sapore” antico e lo fa sostenendo la compagnia teatrale Officina dell’Arte di Peppe Piromalli perché “non possiamo permettere che il teatro muoia, dobbiamo aiutare chi si spende e lavora per far risorgere questa città. L’arte – continua Pino Insegno – è vita, è teatro, musica, cinema, valorizzazione dei territori. Tutte componenti che insieme, costituiscono il nostro patrimonio. Torno a Reggio Calabria e sono felicissimo di riabbracciare la mia città, la città dei miei nonni e dei miei genitori. Vi sembrerà strano, ma quando sono al Sud mi sento a casa mia”. Lo spettacolo “58 sfumature di Pino” (è ancora possibile acquistare i biglietti presso il botteghino del teatro Cilea” e usufruire del pacchetto natalizio offerto dall’Officina dell’Arte) farà decisamente ridere ma emozionerà chi ha vissuto la tv come lo strumento di aggregazione familiare. La musica dei Baraonna e i racconti degli attori ricorderanno un passato straordinario, a cui un po’ tutti noi siamo legati. “Perdere questo spettacolo sarebbe davvero un peccato inespiabile – scherza l’artista Insegno – e poi per due ore, vi regaleremo tante risate e qualche momento di riflessione per non dimenticare i tempi andati ma anche, per costruire insieme un futuro radioso che questo Paese e per la nostra Reggio Calabria che merita uomini e donne come i ragazzi dell’Officina dell’Arte che stanno dimostrando di amare davvero questa splendida città”.

 

 

 

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Reggio di Calabria: grande successo per “Se ti sposo mi rovino”, di Marco Cavallaro con l’Officina dell’Arte

(929) “Se ti sposo mi rovino” è davvero una commedia d’autore, un testo che strappa tantissime risate ma soprattutto è una pièce che mette in evidenza l’unione di un gruppo di attori abili a catalizzare l’attenzione del pubblico, eccellenti nei tempi e nelle continue entrate in scena. Marco Cavallaro insieme all’Officina dell’arte di Peppe Piromalli e Antonio Malaspina, hanno siglato un altro sold-out ieri sera nella rassegna teatrale messa in programma al teatro “Cilea”, dimostrando agli addetti ai lavori che “il teatro può vivere se si riescono a creare sinergie atte a preservare tutto ciò che di bello e buono ha questa città”. Lo ribadisce a fine spettacolo il “guru” della compagnia Oda, Piromalli entusiasta di aver inserito nel suo cartellone il team di Cavallaro che, con una frizzante commedia, ha davvero inchiodato gli spettatori per oltre due ore.  E’ una commedia assai divertente, ricca di battute anche raffinate e profonde. Una serata all’insegna della risata ma anche della riflessione perché Cavallaro, Valentina Tramontana (nei panni della sportiva Amalia), Alberto Barbi (il dongiovanni Franco), Ramona Gargano (la prorompente Melissa), Olimpia Alvino (la golosona Luisa), Ludovica Bei (la manager rampante Camilla) hanno dimostrato quanto amore ci sia dietro un lavoro di scrittura e produzione che non fa venire assolutamente l’idea di eventuali paragoni con altre brillanti e famosi testi. Tutti gli attori in scena, tra continue entrate e forzate uscite, sono sublimi nella loro performance. Il pubblico ride di continuo e si lascia andare in applausi frenetici perché sul palco ci sono davvero “cavalli di razza pura”. Marco Cavallaro si conferma bravissimo e valido nel triplice ruolo di autore, regista e protagonista, vestendo brillantemente i panni del povero maggiordomo Ugo, costretto a sbrogliarsi in un turbinio di bugie e in un divertente gioco di porte che si aprono e si chiudono, da dove compaiono e scompaiono a turno le quattro aspiranti spose che,  in realtà, si scoprirà che più che dall’uomo sono attratte dai suoi soldi. In scena,  la travolgente Valentina Tramontana che, dalla Capitale, riabbraccia la sua Reggio Calabria e lo fa lasciando trasparire una sana emozione ma anche una bravura di chi il palco lo sa davvero “domare”. Originalità, ironia, astuzia, dinamicità, tempestivi scambi di battute precise ma mai spinte, sono i punti cardini di una sceneggiatura che è riuscita a stregare il Paese da Nord a Sud.  Gli attori sono calati nella parte e incorniciano le personalità caratteristiche dei loro personaggi con esilarante espressività. Il pubblico del “Francesco Cilea” è letteralmente stregato da un’esibizione assolutamente perfetta e lo dimostra partecipando al selfie di rito a fine spettacolo con tutto il cast che all’unisono gridano: “Grazie Reggio Calabria, grazie Officina dell’Arte”.

 

 

 

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Cosenza: martedì 12 Premio “Agapanto 2017”, Fondazione Mediolanum Onlus e Gruppo Citrigno insieme in una manifestazione di solidarietà e impegno sociale

(901) Due solide realtà, che si ritrovano accomunate sotto un importante emblema: la prima edizione del premio “Agapanto 2017”, che si svolgerà martedì 12 dicembre 2017, nella splendida cornice del Teatro Alfonso Rendano di Cosenza. L’importante riconoscimento sarà

 

consegnato a un soggetto pubblico che, attraverso l’impegno sociale, morale e concreto, si è posto al fianco della sofferenza e del disagio fisico. La manifestazione si articolerà in due momenti. Uno di carattere informativo-conoscitivo, l’altro di spettacolo. Il primo appuntamento, previsto alle ore 17.30, sarà un workshop che ha l’ambizione di portare a conoscenza di un pubblico vasto un tema di grande rilevanza sociale: “L’evoluzione dell’assistenza domiciliare ai pazienti affetti da patologie neuromuscolari e terminali”. I lavori, che si terranno nella Sala Quintieri del Teatro, saranno aperti dal saluto di benvenuto del Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. Sarà Giorgio Bartolomucci, medico-editore dell’Università Tor Vergata di Roma, a moderare gli interventi scientifici di: Carola Magni, Dirigente del Ministero della Salute; Massimo Scura, Commissario ad acta per la Sanità della Regione Calabria; Giovambattista De Sarro, Rettore dell’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro; Bruno Zito, Dirigente Generale del Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria; Massimo Mauro, Presidente nazionale dell’AISLA; Giuseppe Perri, Direttore Generale dell’ASP di Catanzaro; Rosalbino Cerra, Vice Segretario Regionale della FIMMG; Vito Barbieri, Coordinatore Regionale AIOM; Giampaolo Malomo, Presidente Regionale AIPO. All’interessante impegno pomeridiano, seguirà sul palco del teatro Rendano uno speciale evento serale, che avrà inizio alle ore 20.30. Lo spettacolo è stato affidato all’ironica comicità del partenope Biagio Izzo. Un vero mattatore in scena che, con le sue esilaranti battute, riuscirà a far sorridere il pubblico che interverrà per sostenere un tema tanto delicato. Il Premio “Agapanto 2017” è stato realizzato dal maestro orafo crotonese Michele Affidato, che spesso ha rappresentato la terra di Calabria nel mondo con le sue preziose opere. “È nostra intenzione perseguire un premio così prestigioso – afferma con orgoglio Alfredo Citrigno, presidente del Gruppo –, colmo di motivazioni, emotivamente interessante e, soprattutto, rivolto a chi si è impegnato e ha investito con abnegazione sulla ricerca, affinché ognuno possa vivere una qualità della vita migliore. La finalità della nostra manifestazione è quello di porre l’attenzione su un tema molto delicato: le patologie muscolari degenerative. In Italia i minori con sclerosi multipla pediatrica sono 7.410, mentre quelli affetti da atrofia muscolare spinale (SMA) sono 1.500: quando patologie così gravi colpiscono i bambini non si ha a che fare solo con la malattia, ma col fatto che essa impatta sulla formazione dei bambini, sulla loro crescita, sulla personalità e sulle relazioni interpersonali, che interviene proprio in un momento topico dello sviluppo dell’individuo”. In Calabria i bambini coinvolti sono 25. Per questo motivo fino al prossimo 31 dicembre, attraverso la campagna di raccolta fondi “Insieme per vivere meglio”, la Fondazione Mediolanum Onlus sosterrà l’AISM Onlus e Wamba e Athena Onlus, impegnate a dare assistenza a bambini e ragazzi affetti da sclerosi multipla e atrofia muscolare spinale, per garantire il loro diritto a una vita completa e soddisfacente. “L’obiettivo è quello di aiutare 190 bambini e le loro famiglie, in tutta Italia. Fondazione Mediolanum Onlus raddoppierà i primi 30.000 euro raccolti. Tutti insieme, per non farli sentire soli”. È quanto afferma Ugo Lombardi, responsabile commerciale di Bancamediolanum S.p.A. Calabria e Basilicata.

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Il direttore del CNR-Isafom in campo per la candidatura del Parco della Sila a Patrimonio dell’UNESCO

(900) E’ in programma per il prossimo 7 dicembre, alle ore 9,30 presso la Casa della natura-CIPR di Rende (CS), un incontro a sostegno della candidatura del Parco Nazionale della Sila a patrimonio mondiale dell’Unesco, al quale parteciperà anche il direttore del CNR – Isafom

 

(Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo), dott. Giorgio Matteucci. «Tra il CNR-Isafom e il Parco Nazionale della Sila – ha dichiarato il dott. Matteucci – si è venuta a stabilire un’utile collaborazione in quest’ultimo periodo, diretta al raggiungimento di importanti obiettivi negli ambiti di comune attività, da quello ambientale a quello forestale, fino al paesaggio. Tale collaborazione incrocia, per di più, le attività del laboratorio pubblico-privato Alforlab, che vede come ente capofila il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) – Dipartimento di Scienze BioAgroalimentari, di cui l’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo di Rende (CS) è articolazione in Regione Calabria. Un’esperienza che, crediamo, possa dare molto in termini di know how alla filiera foresta-legno». «Il laboratorio Alforlab – spiega il direttore del CNR-Isafom – ha come obiettivo, infatti, lo sviluppo e l’integrazione di tecnologie innovative per la valorizzazione delle risorse ambientali e forestali della regione Calabria, e prioritariamente del legno, attraverso azioni di ricerca industriale e sviluppo sperimentale in tutte le diverse fasi della filiera foresta-legno-energia, dalla produzione, alla trasformazione, all’impiego delle nanotecnologie. La sua attività, quindi, che comprende anche studi e sperimentazioni in ambito idrologico, è finalizzata alla valorizzazione sostenibile del bosco, in linea con la missione del Parco, oggi anche riserva della biosfera, dove natura e attività economiche ecocompatibili camminano di pari passo». «Siamo in campo anche noi – conclude – a sostegno della candidatura del Parco a patrimonio mondiale dell’Unesco, perché crediamo che il conseguimento di questo obiettivo sia funzionale oltre che alla conservazione dell’area protetta anche allo sviluppo dei territori e dei borghi che vi gravitano intorno».

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Reggio di Calabria: Teatro della Girandola, sabato 9 e domenica 10 “Una storia di Natale”

(899) Il Teatro della Girandola presenta, sabato 9 dicembre alle ore 18:00 e domenica 10 dicembre alle ore 18:00, nell’ambito della terza stagione della rassegna “Approdi” dedicata ai più piccoli, lo spettacolo “Una storia di Natale” liberamente tratto e ispirato a “A Christmas Carol”

 

di Charles Dickens, con Achille Veltri e Alessandra Chiarello, regia Marco Silani, Compagnia Artpatachipi. Lo spettacolo. Una storia quella del vecchio avaro Srooge, che appassiona da sempre bambini e adulti, facendo riassaporare la magia di questa festa così speciale: il Natale. Presi dal tram tram quotidiano, spesso ci si dimentica della magia che si può creare in questo periodo dell’anno e questo spettacolo., adatto sia a bambini che ad adulti, vi farà rientrare nel vero spirito di questa festa , sperando che lo stesso vi possa accompagnare per tutto l’anno. Ingresso con tessera, la stessa potrà essere sottoscritta in teatro gratuitamente. Per ulteriori informazioni sulle attività e programmazione del Teatro della Girandola (via D. Muratori 2/c) è possibile contattare il numero 3927496676 o scrivere all'indirizzo e-mail info@pagliacciclandestini.it

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Reggio di Calabria: lunedì 4 la presentazione di “Come le foglie d’autunno” di Monica Laurendi

(894) Si svolgerà giorno 4 dicembre alle ore 10,30 presso la sala Levato di Palazzo Campanella, la presentazione del libro “Come le foglie d’autunno” dell’autrice Monica Laurendi. Una travolgente raccolta di poesie attraverso le quali l’autrice reggina cerca di trasmettere al lettore

 

“l’emozione di un’anima nuda di fronte all’impercettibile sussurro delle foglie cadenti”. All’incontro prenderanno parte insieme alla scrittrice Laurendi, il consigliere regionale Francesco Cannizzaro, il consigliere città metropolitana Reggio Calabria Eduardo Lamberti Castronuovo, la Dirigente del liceo scientifico "Leonardo Da Vinci” Giusy Princi e il dirigente del liceo scienze umane e linguistiche "Gulli” Alessando De Santi.

 

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Reggio di Calabria: presentata stamane la V edizione “winter” del Festival Nazionale “Facce da Bronzi” dedicata a Totò

(893) Presentata questa mattina nel salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio la V edizione winter del festival nazionale "Facce da Bronzi" ideato dall'associazione Culturale Arte e Spettacolo “Calabria dietro le quinte” con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria, della Città

 

metropolitana di Reggio Calabria e dell’associazione Antonio De Curtis in arte Totò. Un’edizione celebrativa del Festival Nazionale del cabaret evento inserito negli “eventi di rilievo regionale e nazionale” della Regione Calabria – Azione 1 – Annualità 2017  – PAC 2014 -2020. "Da domani, 2 dicembre al 6 gennaio, si svolgeranno incontri letterari, laboratori per bambini, proiezioni, performance teatrali ed una significativa mostra fotografica – afferma l'organizzatore Giuseppe Mazzacuva – Questa edizione invernale è dedicata al 50°anniversario della morte dell’attore comico partenopeo Antonio De Curtis in arte Totò. Reggio Calabria in questo modo, rende il giusto omaggio ad un grande attore del Sud ripercorrendo un affascinante viaggio nel cinema, nel teatro e nella comicità italiana". Il tutto si aprirà domani al Castello Aragonese con una mostra sulla vita di Totò con immagini inedite concesse dall’archivio di Giuseppe Palmas, il fotografo che raccontò la "Dolce Vita" per poi seguire con una rassegna di film per ricordare Totò anche attraverso i film conosciuti al grande pubblico nelle incantevoli location del Castello Aragonese, nella Galleria di Palazzo San Giorgio e al Miramare.Il 9 dicembre nelle sale del castello, sarà realizzato lo spettacolo “Totò che Padre!” tratto dai ricordi della figlia Liliana, interpretato dall’attore del quartiere Sanità di Napoli Roberto Giordano e Federica Aiello. Il Festival concluderà le iniziative con la significativa presenza della nipote di Totò Elena De Curtis, il 6 gennaio al teatro "Cilea" in occasione del Gran Galà “Facce da Bronzi” presentato da "I Non ti regoli", con i comici delle scorse edizioni e gli attori Max Pisu, Claudio Batta e Vincenzo Albano. Particolare apprezzamento per la kermesse è stata espressa dal presidente del consiglio comunale Demetrio Delfino, dal delegato alla cultura per il Comune Franco Arcidiaco e dal consigliere città metropolitana Demetrio Marino. 

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Reggio di Calabria: Anassilaos, il resoconto dell’incontro dedicato alla poesia basca ed al Bertsolarismo

(892) “L'identità basca è esclusivamente culturale, non politica. È basco chi si sente basco, chi vuole esserlo, chi condivide i valori e le tradizioni dei baschi. Da noi si dice che dove c'è un basco, c'è il popolo basco, ed ogni basco è chiamato ad essere ambasciatore della propria

 

cultura”. Così Marie Antoinette Goicolea nel corso dell’incontro che l’Associazione Culturale Anassilaos ha dedicato alla poesia basca e al Bertsolarismo. Introdotta da Giacomo Marcianò, Coordinatore dell’Associazione, la studiosa si è particolarmente soffermata sulla lingua e sulla letteratura basca, con particolare attenzione alla letteratura orale ricchissima che continuò ad essere prodotta anche dopo l'invenzione della stampa. Il Bertsolarismo, ha rilevato la relatrice, di tale letteratura,  rappresenta l'espressione più alta e popolare.  Il bertsolari è un poeta che compone versi improvvisando e cantando, senza accompagnamento musicale. Ha uno spirito vivo e reattivo, grande fiducia in se stesso, grande cultura, memoria prodigiosa, rapidità mentale senza eguali, padronanza assoluta della lingua euskara, grande creatività, capacità di contare le sillabe automaticamente in base alla metrica richiesta. Gli aspetti tecnici del bertso sono infatti metrica, rima e tonalità, ma la qualità del bertso si riflette nella forza del ragionamento e nel valore poetico-retorico. Al giorno d'oggi – ha proseguito la relatrice – esistono le bertso-eskolas, scuole di bertsolarismo, corsi estivi nelle varie università, nonché corsi nella scuola dell'obbligo perché comporre versi allo stile dei bertsolari è considerato un ottimo strumento didattico per un miglior apprendimento della lingua basca, per sviluppare la memoria e l'immaginazione, nonché per abituarsi a parlare in pubblico. Il “bertsolarismo è una tradizione molto popolare e molto seguita. La fama dei più grandi bertsolari supera quella degli artisti baschi di ogni altro ambito. I nomi dei più famosi rimane nella memoria collettiva: si ricordano i bertsos di Zabala, Amezketarra, Xenpelar, Txiki. Mentre Andoni Egaña rappresenta il bertsolarismo moderno con nuovi temi e nuove metriche. Esiste un campionato assoluto dei bertsolari, che viene celebrato ogni quattro anni – il prossimo appuntamento è fissato per domenica 17 dicembre al Bilbao Exhibition Centre di Barrakaldo (Bizkaia), il più grande centro fieristico del nord della Spagna. Al vincitore va simbolicamente in premio una txapela, il noto copricapo che  in Italia si chiama, non a caso, basco. La cultura basca resiste tra le culture maggioritarie che tentano o vorrebbero farla sparire. Rappresenta un modello alternativo e controcorrente in un mondo uniformato e globalizzato, uno sguardo unico sul mondo.

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Reggio di Calabria: “Fiumi d’oro” alla Banca d’Italia, sabato 2 Gratteri e Nicaso presentano il libro

(891) Domani, sabato 2 dicembre, alle ore 18.30 nel Salone della Banca d’Italia di Reggio Calabria, sarà presentato il nuovo libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso: “Fiumi d’oro – come la ‘ndrangheta investe i soldi della cocaina nell’economia legale”. L’evento organizzato dalla

 

Libreria Nuova Ave avrà inizio con i saluti di Antonio Signorello, direttore della Banca d’Italia, e sarà moderato dalla giornalista e scrittrice Paola Bottero. Il volume di Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro e tra i magistrati più conosciuti a livello internazionale, e Antonio Nicaso, scrittore, giornalista e docente universitario, spiega come la ‘ndrangheta, che secondo le stime fattura ogni anno circa 43 miliardi di euro, reinvesta nell’economia legale almeno il 75 per cento di questi veri e propri fiumi d’oro. La mafia calabrese li investe nell’edilizia, nel settore immobiliare, nel terziario, nell’eolico, nei rifiuti, ma anche nel turismo, nel lusso, e persino nei centri di accoglienza. E lo fa grazie a una miriade di alleanze strategiche con funzionari pubblici, bancari, avvocati, commercialisti, broker senza scrupoli. Perché la corruzione continua a essere l’ossatura del potere mafioso. Nell’era della tecnologia più avanzata, poi, le nuove leve della ‘ndrangheta si scambiano informazioni grazie ai social e WhatsApp, e dal Canada spediscono in Italia BlackBerry con sofisticati software che impediscono le intercettazioni. Combattere contro il riciclaggio su scala planetaria diventa ogni giorno più faticoso: la differenza dei sistemi giuridici, la mancanza di reati associativi e la difficoltà di globalizzare l’azione di contrasto favoriscono tutte le mafie che, invece, riescono sempre più a collaborare a livello internazionale. Il libro di Gratteri e Nicaso ci spiega, però, che non è impossibile farlo. 

 

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Reggio di Calabria: venerdì 1, all’Università della Terza Età, la proiezione di “Uscirai Sano – Sanus Egredieris”

(890) “Uscirai Sano – Sanus Egredieris”. Con questa frase scolpita nella pietra, nel 1881 viene inaugurato l’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Girifalco (CZ). In un piccolo paese del Mezzogiorno nasce una grande struttura in grado di produrre, nell'arco di decenni, una rivoluzione

 

nella cura della malattia mentale. Qui i pazienti ritenuti idonei usufruiscono del sistema open door: possono cioè uscire e vivere il paese, generando una contaminazione unica tra il mondo interno dell’ospedale e quello esterno della comunità. Un ambiente complesso dove convivono solidarietà, paura, amicizia e solitudine. Insomma, Girifalco come prodromo di quella vera e propria rivoluzione nella psichiatria che, anni dopo, prenderà corpo nella legge Basaglia. Attraverso gli occhi del protagonista Angelo (l’attore Antonio Marinaro), questo film documentario, affidato alla regia di Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino, racconta i cento anni dell'Ospedale psichiatrico di Girifalco, ripercorrendone la storia, i progressi scientifici ma soprattutto le tante vicende umane dei pazienti che lo hanno abitato con le loro speranze. Perché dietro quella frase c'è una promessa da mantenere: Uscirai Sano. Il lavoro di Rosanò e Pellegrino si è già imposto all’attenzione della critica, valga per tutti la selezione ufficiale ai David di Donatello 2017. Ma il vero successo lo ha decretato il pubblico, che finora ha fatto segnare molti sold out in vari cinema e teatri della Calabria, nell’auspicio che accada la stessa cosa anche fuori dai confini regionali, dove il docufilm è atteso nelle prossime settimane, a cominciare da Napoli (6 dicembre). “Uscirai Sano – Sanus Egredieris”, che è prodotto dall’associazione Kinema, verrà proiettato venerdì 1 dicembre a Reggio, a cura dell’Università della Terza Età, nella sede del sodalizio, in via Willermin 12, con inizio alle ore 17:00, alla presenza di una parte del cast.

 

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