KC Reghion 2007 ed “Arte per la vita” siglano l’impegno a favore dei progetti umanitari delle suore di S. Maria Centurione Bracelli, in aiuto dei bambini africani

Quadri d’autore da donare in beneficenza. Questo, il cuore del progetto che l’Associazione “Arte per la vita” propone, in collaborazione col Kiwanis Club “Reghion 2007”, per sostenere  l’impegno di Suor Agnese delle Suore di Santa Virginia Centurione Bracelli in Roma, a favore dei bambini africani.  I quadri sono stati esposti, il 16 dicembre scorso, nel contesto del recital che il Teatro dei Semplici  ha organizzato a Villa Zerbi in Reggio Calabria, e preludono ad una seconda mostra che si terrà a Roma nell’ultima decade di gennaio 2012. In occasione dell’evento tenutosi a Villa Zerbi,  il  Presidente del “Reghion2007”, Vincenzo Malacrinò (nella foto Pizzi),  ha spiegato il senso dell’impegno del Club service per tale iniziativa umanitaria. “Tutto nasce – ha asserito Malacrinò – dall’attenzione che l’associazione “Arte per la vita” ha mostrato verso il Kiwanis e, nello specifico, dalla forte sensibilità di due donne straordinarie che hanno sposato i principi kiwaniani in modo concreto”. Si tratta di Minella Bellantonio e Marilena Licandro, rispettivamente Presidente e Vicepresidente dell’Associazione “Arte per la vita” che, da una semplice idea, hanno costruito una concreta realtà di aiuto umanitario partendo dall’arte, ossia dalla parte più intima dell’espressione umana.

Malacrinò, nel salutare i presenti e nel ringraziare la delegata ai grandi eventi del Comune di Reggio, Monica Falcomatà, l’associazione “Arte per la vita” e tutti coloro che hanno contribuito per la buona riuscita della serata, ha ricordato l’importanza del progetto precisando che Kiwanis ed “Arte per la vita” hanno trovato un solido punto di incontro basato sui principi dell’amicizia e del sostegno alla vita. “La vita è arte – ha detto il presidente del Kiwanis “Reghion 2007” –  e non c’è arte senza vita poiché quest’ultima rappresenta la vera grande opera capace di arricchire il mondo con i colori dei sentimenti”. Nella sala, le opere offerte da Gianni Aiossa, Minella Bellantonio, Nino Calarco, Francesca Fedele, Emily Pietropaolo, Vincenza Iriti, Marilena Licandro, Gabriele Nicolò, Marilia Pietropaolo, Mariarosa Tredici e Carlo Volpicella hanno regalato ai presenti il calore di un’arte che vive per la vita rendendo, così, la serata sponsorizzata anche dalla ditta “Hidroruggeri” di Francesco Ruggeri,  ricca di emozione. “L’intento, ha detto Vincenzo Malacrinò, è quello di donare agli altri una piccola parte di noi stessi ed in questo caso, attraverso l’Associazione “Arte per la Vita”,  costruire un “ponte” capace di raccogliere energie ed esperienze al fine di sostenere progetti a favore dei bambini. È necessario vivere ogni giorno la regola d’oro del Kiwanis, ha proseguito Malacrinò, che consiste nel fare agli altri ciò che noi vogliamo gli altri facessero a noi. Una regola del Kiwanis ma, ancora prima, una regola del Vangelo.” Alla manifestazione ha presenziato anche il Luogotenente Governatore della Divisione Calabria 2 del Kiwanis,  Francesca Pizzi, la quale dopo aver salutato e ringraziato i presenti ha posto l’accento sulla necessità di far uscire dal cuore il bambino che vive nell’uomo. Un concetto, ha detto, che diventa sempre nuovo nella misura in cui lo si scopre nella vita di ogni giorno. La Pizzi ha inoltre elogiato il Kiwanis “Reghion 2007” per aver sposato questa importante iniziativa così come tutti gli altri club per le attività che stanno portando avanti nella città. “Sono questi momenti, ha detto, che rendono la vita più bella, ricca e viva. Sono questi momenti che inducono l’uomo a cercare la vera libertà, quella che nasce con la stessa dignità umana e che a volte è ristretta dall’egoismo e dall’incapacità di amare se stessi”. Minella Bellantonio, Presidente dell’Associazione “Arte per la vita”, ha affermato di aver risposto con grande piacere all’invito del presidente Malacrinò, “perché siamo certi di fare, insieme, un percorso umano e sociale tale da poter dare un valido contributo alla vita”. Dello stesso avviso è Marilena Licandro, vicepresidente della stessa associazione e persona impegnata nel sociale ormai da tanti anni. “Ritengo che con il Kiwanis porteremo avanti altri progetti – ha dichiarato la Licandro – con l’intento di far sorridere molti bambini che hanno bisogno di poco per gustare la serenità al pari di altri. Noi dobbiamo invertire il mondo pur essendo solo delle piccole gocce”. I quadri partiranno alla volta di Roma per un’altra mostra che si terrà dal 20 al 30 gennaio. “Ora è il momento di intensificare il progetto, ha chiosato Malacrinò,  e per questo chiedo a tutti gli artisti reggini di unirsi al nostro intento perché più opere saranno donate, più service si potranno realizzare”.

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“La filatelia religiosa tra storia e cultura”, il nuovo volume di Iiriti editore

La presente pubblicazione di Maria Cristina Brancatisano costituisce certamente una novità nella cultura filatelica di impronta religiosa. Il francobollo a soggetto religioso è uno strumento che informa sull’esistenza di luoghi, di personaggi importanti nella vita della Chiesa, di Santi e costituisce un minuscolo, ma significativo metodo di comunicazione di un’informazione religiosa. Direi che, in certo qual modo, il francobollo a carattere religioso è il primo tassello dell’informazione religiosa attraverso il quale il mittente e il destinatario sono legati da un sottile filo rosso che è la figura del santo effigiato nel francobollo e che tiene uniti tra di loro i due interlocutori postali. Infatti, nella scelta del francobollo vi è già in embrione un messaggio religioso che si decide di far recapitare all’interlocutore. In un’epoca in cui le persone si trasmettono le informazioni attraverso la posta elettronica, il francobollo sembra aver perso tanta parte della sua specificità.

Tuttavia il fascino che il francobollo conserva ancora oggi, per molti appassionati filatelici rimane immutato. Quante volte, ad alcuni di noi, sarà capitata tra le mani una busta con su un francobollo di una località religiosa o di un santo del tutto sconosciuti e alla domanda su chi fosse colui raffigurato abbiamo risposto di non saperlo. Il libro di Maria Cristina Brancatisano intende rispondere a questa carenza, fornendo informazioni sintetiche ma complete sulla vita dei santi raffigurati sui francobolli italiani e pontifici. Così il cultore di filatelia potrà coniugare assieme all’arte filatelica, anche la conoscenza del soggetto religioso che vi è impresso. Avviene in questo modo quello che si potrebbe chiamare una forma di comunicazione religiosa, sia pure elementare e tuttavia completa che introduce il destinatario nel vasto mondo religioso, suscitando anche quella sana curiosità che spesso è fonte di inaspettate scoperte culturali e religiose. Il libro della Brancatisano mentre costituisce una novità nel campo della cultura religiosa e filatelica per la sua metodologia, intende anche offrire un utile strumento di primo approccio alla vita dei Santi, molto spesso difficile da comprendere per via della complessità delle vicende e degli accadimenti di natura spirituale che solo gli addetti ai lavori riescono a conoscere a fondo. L’augurio che desidero formulare all’autrice è quello che, attraverso questo agile volume, molti lettori attratti dal solo iniziale interesse filatelico, si accostino alla vita dei Santi, per conoscerLi e imitarLi nelle virtù.

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Vibo Valentia: “Alternativamente Solidale… una serata speciale”

Sulla scia e visto il successo dell’esordio la neo compagnia alternativa, costituita dall’Associazione I Fiori nel deserto e dagli ospiti di Villa Arcobaleno,  ha deciso di proporre, per natale, una serata speciale denominata Alternativamente solidale. La serata progettata e coordinata da R.Spinelli (scrittrice e addetto stampa Comune Vibo Valentia) e da Caterina Macrì(consigliere comunale di maggiorana), promossa dal Comune di Vibo Valentia, Assessorato Politiche Giovanili, diretto dall’assessore al ramo Nicola Manfrida, si è avvalsa, anche in questa occasione, dello chef di fama nazionale Enzo Cardamone,  dell’orafo vibonese Michele Lo Bianco e dei gestori del locale “Vicolo Cieco” che domenica 18dicembre hanno contribuito al successo della serata alternativamente solidale. Un momento di  incontro e integrazione che, ancora una volta e proseguendo la mission del progetto, ha inteso valorizzare le diverse abilità dei protagonisti che, in questa occasione, si sono trasformati in esperti chef e splendide modelle. Ad aprire la serata un momento di condivisione e la realizzazione dell’albero di natale alternativamente solidale, che ha visto partecipare tutti i presenti fino all’accensione delle luci e l’inserimento della stella di natale con il logo del progetto, che l’orafo Michele Lo Bianco ha realizzato solo per l’albero speciale.

A seguire, grazie alla presentazione affidata a Francesco Contartese, il pubblico ha assistito alla sfilata di gioielli realizzati dall’orafo vibonese che, credendo fortemente nel progetto, non solo ha dato piena disponibilità, ma per incentivare e dare un contributo maggiore ha realizzato, per l’occasione, un gioiello che sarà al centro dell’asta di beneficenza dal titolo “il valore di un sorriso” , alla quale tutti potranno partecipare anche attraverso FaceBook, sul profilo dell’orafo e del gruppo Alternativamente solidale. Salutate con un fragoroso applauso si è passati alla rapida, ma significativa, consegna dei riconoscimenti alla prof.ssa Caterina Macrì “per l’impegno profuso e la sensibilità dimostrata”, allo chef Cardamone “Per aver dato gusto alla serata alternativamente solidale e per essersi fatto parte integrante di un progetto in cui tutto credono”, ed infine ai gestori del Locale Vicolo Cieco, Carcione e Callipo, il cui locale è stato nominato “alternativamente solidale”. Ultimo riconoscimento all’assessore Manfrida per “l’impegno politico e per aver contribuito a dimostrare che le prime barriere da abbattere sono quelle sociali e culturali prima che architettoniche”. <L’idea- ha spiegato Spinelli- è quella di realizzare un duplice incontro non solo generazionale ma anche e soprattutto culturale. Con Alternativamente solidale invertiamo la logica che vede i cosiddetti Disabili, essere i destinatari passavi di beneficenza e, nei casi estremi, compassione . Sono stati invece i componenti di questo neogruppo Alternativo che , con la propria abilità ed energia, hanno regalato una serata speciale a tutti i presenti, grazie anche alle splendide composizioni che lo chef Cardamone ha realizzato solo per la serata: dalle due zucche che si sono trasformate in fiori, ai nidi con le patate novelle, fino ai dolci tipici della tradizione calabrese, tutti preparati al momento. Sono certa che la serata in compagnia di “portatori sani di positività” è stata utile a tutti i presenti, che oltre a gustare i prelibati cibi, ad ascoltare buona musica dal vivo, sono diventati  parte integrante di un progetto sociale, in cui iniziano a credere sempre più persone. E’ importante – ha concluso la Spinelli-soprattutto in un periodo di crisi di valori umani e spirituali, sapere che esistono, a Vibo Valentia come in altre città d’Italia, piccole realtà in cui ci si prodiga per chi è più debole ed è piu’ bisognoso. Una splendida serata cui va dato merito ai ragazzi che hanno partecipato, agli assistenti e ai familiari che hanno, con noi, voluto condividere un momento di crescita sociale. Una serata resa possibile, grazie anche alla sensibilità dell’Assessore Nicola Manfrida che, ancora una volta, ha fatto il possibile per realizzare la serata>. Grazie alla sensibilità dei presenti e di coloro che hanno inteso partecipare, pur non fisicamente, anche lunedì 20 dicembre la compagnia alternativa è riuscita a portare un po’ di serenità alle ospiti della Casa di Marta, cui è stato donato un ricco cesto natalizio e a tutte le persone che, quotidianamente, vengono aiutate da Don Fiorillo attraverso il Samaritano.

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Vibo Valentia: con una festa straordinaria si chiude il “Calabria Film Festival” con premiazioni degli ospiti ed Asia Argento in versione dj

Finale col botto per la quarta edizione del Calabria film festival: parterre de roi per la cerimonia di premiazione, e poi tutti a ballare con un dj d’eccezione come Asia Argento (nella foto). Per una notte Vibo Valentia si è trasformata nella capitale del cinema. Le stelle del festival tutte insieme, nella stessa sala – l’auditorium della scuola di Polizia – con un pubblico entusiasta per avere assistito ad una sfilata che raramente si vede in Calabria. Un red carpet che ha proiettato la regione nel firmamento del cinema nazionale. La serata finale si è aperta con la premiazione dei protagonisti del festival. Sul palco, a presentare la serata, Lucrezia Lante della Rovere (nella foto), la quale ha chiamato gli ospiti a ricevere i premi con i quali il Calabria film festival ha voluto omaggiare il mondo del cinema. I riconoscimenti sono andati a Claudia Cardinale (premio alla carriera, consegnatole il primo giorno), Federico Zampaglione (premio “cinema e musica”, consegnatogli giovedì sera), Felice D’Agostino e Arturo Lavorato (premio “panorami doc”).

In sala ieri hanno ricevuto direttamente il riconoscimento Marina Spada (premio regia “panorami italiani”), Enrico Loverso (premio “Calabria cult”), Vinicio Marchioni (premio miglio attore “panorami italiani”), Isabella Ragonese, (premio attrice dell’anno), Pierfrancesco Favino (premio attore dell’anno), Asia Argento (premio speciale festival cinematografico della Calabria), e Vera Dragone, nipote del grande regista recentemente scomparso Vittorio De Seta, la quale ha ricevuto un riconoscimento proprio in omaggio all’artista nato in Sicilia ma adottato dalla Calabria. Infine vi è stata anche la premiazione del concorso dedicato ai “Corti Calabria”. La giuria presieduta da Fabio Mollo ha decretato vincitore “Il ladro” di Vincenzo Caricari, al quale è andato un premio produzione di 2500 euro da reinvestire in un’altra opera; al secondo posto “Macchie di sole” di Stella Di Tocco, alla quale è andato il premio di 2000 euro; e al terzo posto “Ciao tesoro” di Amedeo Procopio, che ha ottenuto un premio di 500 euro. La giuria, inoltre, ha assegnato una menzione speciale a “Evolution” di Emanuele Taglieri e a “In my prison” di Alessandro Grande. Ma la serata, durante la quale la sala dell’auditorium non è riuscita a contenere tutti i presenti, non è finita qui. In attesa, fuori da palazzo Gagliardi, centinaia di persone ansiose di assistere ad un’esibizione di una delle star principali del festival, Asia Argento, nella insolita veste di dj. La notte vibonese è stata irradiata dalla stella dell’attrice, che non si è risparmiata e ha offerto la sua passione al servizio di giovani e adulti che per una volta hanno potuto ballare una musica diversa. Proprio su questo la stessa Argento è stata entusiasta: «Per la prima volta – ha confessato – ho potuto mettere la musica che volevo io. Nessuno mi ha detto fai questo o quell’altro. È stata una possibilità per me di esprimermi in questo campo con libertà». Visibilmente soddisfatto anche il direttore artistico del festival, Alessandro Russo: «E’ stato un piacere vedere tutta questa gente ballare, divertirsi. Lo scopo della manifestazione era anche questo: cinema, cultura, legalità e divertimento. Crediamo di esserci riusciti e di avere dato il nostro contributo alla Calabria». Le luci della serata si sono spente quando quelle dell’alba si stavano affacciando. Facce stanche e felici. Il Calabria film festival, per la quarta volta, ha regalato emozioni alla gente della sua terra.

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Vibo Valentia: “Calabria Film Festival”, inaugurata la mostra dedicata agli “Spaghetti Western”

Inaugurata questo pomeriggio a Palazzo Gagliardi (Vibo Valentia) la mostra “Il Western italiano, Sergio Leone, Clint Eastwood, e gli Spaghetti Western”. Il taglio del nastro è stato effettuato da Claudia Cardinale, madrina dell’evento nonché assoluta protagonista in Italia e nel mondo del genere, Gianluca Curti, presidente della  Fondazione “Calabria Film Commission”, Alessandro Russo, direttore della 4° edizione del “Calabria Film Festival. Presenti all’evento inoltre, il sindaco di Vibo Valentia, Nicola D’Agostino, l’assessore al Turismo, Spettacolo e Grandi Eventi del Comune di Vibo Valentia, Pasquale La Gamba, nonché il consigliere regionale Alfonsino Grillo e Giuseppe Agliano, in rappresentanza della Regione Calabria. La mostra è stata ideata e curata da Michele Pingitore ed è stata progettata e sarà  realizzata in stretta collaborazione con l’Archivio Storico del Cinema Italiano (Roma), che ha fornito tutti i materiali da esporre.

L’ allestimento è a cura dell' Architetto Francesco de Rose (La Centrale dell'Arte). Attraverso un percorso espositivo  si è tracciato la storia del western italiano in un periodo che abbraccia circa un decennio (1964 – 1974), e sono stati messi in risalto soprattutto tutti i film western di Sergio Leone, non solo quelli da lui diretti ma anche quelli prodotti. Tra fotografie inedite, fotografie di scena, fotobuste, locandine e manifesti sarà complessivamente articolato in 80 esemplari : 40 fotografie in bianco e nero e 40 tra locandine, fotobuste e manifesti originali (tutti a colori).  Per illustrare maggiormente l’importanza di questo genere  all’epoca, nel quale pur essendo diretto ad un pubblico popolare si cimentavano registi, attori e attrici di notevole prestigio, la mostra ha come protagonisti alcuni degli attori e autori più importanti del cinema italiano e internazionale. Oltre ai materiali riguardanti Sergio Leone in esposizione ci sono material dei films diretti da Sergio Corbucci, Sergio Sollima, Riccardo Freda, Tinto Brass, Duccio Tessari, Tonino Valerii,  Lucio Fulci, Giulio Petroni, Ferdinando Baldi ecc. Per gli attori e le attrici invece la mostra avrà i volti di  Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Charles Bronson, Henry Fonda, Eli Wallach, Gian Maria Volontè, Thomas Milian, Klaus Kinski, Orson Welles, Franco Nero, Giuliano Gemma, Bud Spencer, Terence Hill, Lea Massari, Rita Pavone, e naturalmente di Claudia Cardinale.

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Vibo Valentia: “Calabria Film Festival”, incontro con Mimmo Calopresti ed Enrico Loverso

Un viaggio nel cinema e nel Sud. Il cinema riesce ad aprire mondi quando si è di fronte a grandi opere, come accade in “Lamerica” di Gianni Amelio. Un film epico. Per Mimmo Calopresti (regista di origini calabresi che ha presentato al festival il suo “L’abbuffata”) – nella foto – intervenendo all’incontro che si è tenuto nell’ultimo giorno della IV edizione del festival Cinematografico che si è svolto a Vibo Valentia. Nell’auditorium della scuola di polizia con la presenza degli allievi del liceo scientifico “Giuseppe Berto” di Vibo. Molti gli argomenti affrontati suscitati dalla visione del film girato oltre 20 anni fa all’indomani della caduta del muro di Berlino e del regime comunista di Enver Oxa, sul valore e la funzione del cinema, ma anche su cosa significa fare cinema per un calabrese e un meridionale. Molteplici le tematiche emerse, sia di carattere cinematografico che storiche e culturali. Alla discussione poi si è aggiunto in corso d’opera anche Enrico Loverso (nella foto). Particolare sensibilità hanno dimostrato i ragazzi dello scientifico di fronte alle suggestioni del film di Gianni Amelio “Lamerica”.  Un’occasione importante per parlare della condizione del sud, del fenomeno migratorio e delle scelte esistenziali che dovranno fare.

A illustrare il rapporto con il cinema degli allievi da un punto di vista didattico e formativo, la docente Eleonora Cannatelli, che soffermandosi sul messaggio che si coglie nel film, ha sottolineato la condizione di precarietà che si vive e3 che rispecchia la stretta attualità storica contemporanea. Nelle sue riflessioni Calopresti ha cercato di centrare che cos’è il cinema, “un luogo in cui si produce l’immaginario, che riesce ad andare al di là del tempo, a oltrepassare la cronaca e racconta, come accade nel film di Gianni Amelio, come eravamo venti anni fa e che adesso non lo siamo più”. Per Caloperesti il cinema “ha il senso dell’avventura, di un sogno che si realizza, capace di entrare nel flusso della vita e di oltrepassare la realtà”. E l’immagine del sogno è ritornata spesso nel discorso di Calopresti e nelle domande degli allievi del “Berto”. Ad esempio, ha spiegato il regista, “la trasformazione di un’epoca” si può raccontare con il cinema e il suo desiderio è raccontare la grande trasformazione che è avvenuta attraverso l’emigrazione dal Sud verso il Nord, “un viaggio anch’esso epico che ha cambiato la storia della società e l’antropologia di tanti paesi del Sud e del Nord”. Lui ama ritornare in Calabria, e quello che gli piace portare avanti è un discorso sulla formazione, venire in Calabria per lasciare il proprio lavoro. Poi sul perché non ha pensato di restare in Calabria per produrre cinema, ha spiegato che bisogna “inseguire il sogno”, perché al centro “c’è l’uomo con le sue aspirazioni, con i suoi desideri, e quindi in determinate situazioni e condizioni è importante vivere la vita come una sfida, un’avventura e disposti a combattere per poter realizzare i nostri desideri”. Ma il sogno è anche “fare attenzione a tutto quello che accade alla società”, a quello che ci viene “raccontato, alle finzioni con la quale ci viene presentata la realtà”. Basti pensare “agli anziani che pagano le conseguenze di tutto questo sistema che dimentica l’uomo; invece in una grande civiltà gli anziani dovrebbero rappresentare una sacralità, e non un peso come sta accadendo”. “Il cinema ha rappresentato un sogno che mi ha trascinato – ha ribadito Calopresti – che mi ha portato in un altro mondo. Un’altra opera che rappresenta il suo sogno “è raccontare la sua infanzia in Calabria fino ai 6 anni”, con uno stile realistico ed epico, come emerge dal film “Lamerica”. L’età dell’infanzia “rappresenta un momento così potente, determinante, in cui sei prigioniero della grande storia”. Grande emozione anche per il regista Tonino De Bernardi (presente in sala), ritenuto dal regista calabrese un maestro. Bernardi, che ha presentato il suo ultimo lavoro “Ed è così. Circa. Più o meno” ha ricordato come Calopresti sia andato nel lontano 1985 si sia presentato a casa sua per raccontare la sua storia. Maestro del cinema underground, ha sottolineato Bernardi, “è stato importante che sia venuto da me, perché è stato indicativo della direzione che avrebbe intrapreso”. Al discorso aperto sulle possibilità del cinema per raccontare il sogno e la realtà, si inserisce Enrico Loverso, giovane protagonista de “Lamerica”, stimolato dalle domande degli allievi, ha osservato che il suo essere meridionale si misura con i 3 mila anni di storia. Cresciuto a Siracusa, immerso nella cultura classica delle tragedie greche è stato proprio l’”Edipo Re” ha illuminarlo, a creare una grande suggestione e a spingerlo verso il teatro; ma ha confidato che ha  trovato degli ostacoli sulla via di Damasco del teatro per via del suo accento siciliano, aggirato attraverso il cinema. Con Amelio il suo successo, prima con “Ladri di Bambini” e poi con “Lamerica”, un film che ogni volta che lo vede gli causa una grande emozione per il legame con la gente che ha incontrato in Albania durante il periodo in cui è stato girato il film. La chiave di lettura della grande carica epica e poetica di un’opera è rappresentato, fa notare Calopresti, dal vecchio che crede di vivere nella sua mitica Sicilia, e crede ancora di avere vent’anni: ecco la poesia, la macchina del tempo che si mette in moto, che diventa fondamentale.

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Vibo Valentia: “Calabria Film Festival”, covegno su “Benefici fiscali alle imprese che investono nel cinema”

Un’occasione per gli imprenditori di entrare a far parte del mondo del cinema, investendo nella produzione di un film, promuovendo la propria azienda e spalancando le porte ad una ricaduta per sé e per il proprio territorio che comporta benefici sia sul piano economico che dell’immagine. Si tratta del tax credit, o credito d’imposta, che è una normativa con la quale si dà la possibilità a singole aziende di entrare a far parte della produzione di un film investendo un capitale a scelta, ed ottenendo un finanziamento pari al 40% col quale si coprono le spese di Iva, Irpef, Irap, previdenza e assicurazione. I dettagli sono stati illustrati nel corso del secondo e ultimo convegno organizzato all’interno del Calabria film festival al quale hanno preso parte gli assessori regionali Mario Caligiuri (Cultura) e Antonio Caridi (Attività produttive), il presidente della Fondazione Calabria film commission, Gianluca Curti, l’assessore comunale allo Spettacolo, Pasquale La Gamba, i componenti dell’Anica Rossella Mercurio e Ludovica Baldan. Hanno partecipato all’incontro, portando la propria testimonianza, anche il produttore romano Cristiano Bortone, il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Cosenza, Maurizio Napolitano, e l’imprenditore calabrese Giampaolo Rizzo.

L’incontro è stato moderato da Pasquale Gallo, dell’ufficio legale della Fondazione. Bortone, Napolitano e Rizzo sono stati i protagonisti di un riuscito esempio di sfruttamento del tax credit, producendo il film “10 regole per far innamorare”, con Vincenzo Salemme. Il dibattito si è avvalso anche dei contributi di Antonio Gentile, presidente di Confindustria Vibo, e di Giuseppe Pedà, vicepresidente nazionale Giovani Confcommercio. Ad aprire i lavori l’introduzione dell’assessore Caligiuri: «Basarsi sulla cultura – ha detto – non è un vezzo, ma una necessità economica. In questo campo siamo i primi a livello mondiale, la Calabria è un museo a cielo aperto. La politica che è stata intrapresa dal governatore Giuseppe Scopelliti – ha proseguito – va nella direzione della valorizzazione del nostro patrimonio culturale, così come l’opera della Fondazione che ha portato la nostra regione a festival internazionali come Roma e Venezia». L’assessore La Gamba ha ringraziato per l’occasione «offerta alla città e agli studenti che hanno così potuto affrontare i temi della legalità e del cinema confrontandosi con artisti di calibro internazionale». Rossella Mercurio, dell’ufficio tax credit Anica (Associazione nazionale industria cinematografica e audiovisiva), ha spiegato il lavoro che stanno svolgendo per divulgare alle aziende questa grossa opportunità per investire, arricchire il mondo del cinema e spalancare la porta ad entrate che, tra l’altro, verrebbero tassate al 5% e non al 45. Ludovica Baldan è andata nel dettaglio: «Il tax credit è uno strumento col quale si entra in una produzione e se ne sfruttano i benefici che ne conseguono». Ecco qualche esempio: se si investono 100mila euro, 40mila sono di credito d’imposta, quindi l’esborso per un privato imprenditore è di 60mila euro. Più il film incassa in sala e nelle pay tv, più, in proporzione a quanto contrattualizzato, l’investitore esterno introita. Anche se l’incasso totale del film dovesse essere meno del suo costo di produzione, l’investitore rimarrebbe comunque al sicuro perché la buona parte del suo investimento verrebbe garantita, appunto, dal tax credit. Senza contare, poi, la possibilità per l’imprenditore di vedere il suo marchio in ogni proiezione del film fino a quando verrà trasmesso da ogni mezzo di comunicazione. Ogni informazione dettagliata è possibile richiederla direttamente all’Anica, con sede a Roma, tramite telefono e internet, oppure facendo riferimento alla Fondazione Calabria film commission. Il presidente Curti ha tenuto a sottolineare l’importanza dei fondi alla cultura e l’investimento nel settore: «E’ provato – ha ribadito più volte – che ogni euro speso su un territorio ha una ricaduta pari a 5/6. Prima di tutto si agevolano commercianti e imprenditori del luogo dove un film, in questo caso, viene realizzato. Poi c’è un grandissimo ritorno di immagine, perché i turisti che vedono i luoghi ripresi nei film hanno poi la curiosità di andare a visitarli. È un processo virtuoso che, se innescato, è in grado di rilanciare l’economia di un determinato territorio». Infine l’intervento dell’assessore Caridi: «Questi che ruotano intorno al cinema sono scenari diversi che creano economia e immagine. La Calabria ha convissuto con la crisi, quindi può essere uno sprone per ripartire e farlo meglio di altri». A questo incontro, come agli altri e a tutte le proiezioni e i dibattiti della mattina, hanno preso parte anche i ragazzi delle scuole vibonesi. In questa occasione è stata presente la quinta AL del liceo “Capialbi”, accompagnata dalla professoressa Daniela Rotino. A loro sono andati i ringraziamenti, oltre che di Curti, anche di Rosanna Gambardella, responsabile del coordinamento tra il festival e le scuole, la quale ha voluto ringraziare anche l’assessorato provinciale alla Cultura per la disponibilità dimostrata sia nel rapporto con gli istituti che nella logistica, in questi quattro entusiasmanti giorni di manifestazione.

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Vibo Valentia: chiusa la quarta edizione del “Calabria Film Festival”

Piccolo o grande passo per una rivoluzione culturale. In sintesi questo il senso e il valore che lascia la quarta edizione del IV festival cinematografico della Calabria, che si è svolto a Vibo Valentia, e che avrà la scena finale all’auditorium della Scuola della Polizia in serata. A tirare le somme ma anche a delineare il suo futuro percorso, alla luce degli esiti, è stato il presidente della  fondazione “Calabria Film Commission”, Gianluca Curti. Ringraziando i presenti e tutti gli organizzatori, ha esordito nel sottolineare come sono stati quattro giorni intensi, importanti. Allo spettacolo, agli artefici del mondo del cinema, un discorso improntato all’impegno per la rinascita della cultura. Il cinema quindi come catalizzatore per veicolare un messaggio di crescita nelle nuove generazioni, che non può essere disgiunto con quello della consapevolezza di un progetto basato su alcuni valori che affondano le radici sulla civiltà di una società. “Lavorare – ha spiegato – per gettare semi che diano frutti per costruire il futuro”. Un motivo caro questo, al presidente della Film Commission, che ha ribadito nelle diverse occasioni, ricordando tutti gli artisti, attori, registi che si sono succeduti, a partire dalla madrina del festival Claudia Cardinale che ha aperto il festival con la mostra sul Sergio Leone. Inoltre ha fatto presente come la cultura significa economia, ricordando ancora che un euro investito nel cinema ha una ricaduta – provata statisticamente – di sei euro sul territorio.

La crescita di una società quindi non può prescindere dalla cultura, che deve raccontare la società, che fotografa le condizioni culturali e economiche.  Tanti le star che hanno partecipato alla conferenza conclusiva che si è svolta nel pomeriggio nei locali del 501 hotel. A presentarli il direttore artistico del festival Alessandro Russo, a partire da colei che presenterà la cerimonia di premiazione, Lucrezia Lante della Rovere. La sua è una prima volta. Non ha mai vestito i panni di presentatrice, ma è ben contenta di potersi misurare in questo ruolo. A seguire Paola Barale, protagonista di un cortometraggio; Mimmo Calopresti, che ha ricordato l’esperienza molto positiva dell’incontro con gli studenti dopo la proiezione del film di Gianni Amelio “Lamerica”, germe di un sud che vuole essere protagonista attraverso la formazione delle coscienze e la necessità di lasciare il proprio lavoro in questa che è anche la sua terra. Investire quindi sul futuro, sui giovani, il suo leit-motiv. Poi ancora Saverio Vallone, figlio del grande e indimenticabile Raf; Enrico Loverso, siciliano, protagonista del film di Amelio. Il suo monito: affrontare il viaggio senza paura ed ad andare avanti; Pier Francesco Favino, anche lui di origini meridionali, ha ricordato che il cinema fa parte della società e non è un mondo a parte; Asia Argento, che sarà protagonista di una chiusura all’insegna della musica non commerciale, ricordando che è stato proprio Curti a credere nel suo lavoro di regista “quando nessuno credeva in me in Italia”. Ancora Vinicio Marchioni, protagonista in “Romanzo criminale”; Giuseppe Gagliardi che ha presentato il suo “Tatanka” al Complesso penitenziario di Vibo; Luca Lucini che dichiara il suo amore per il sud da nordico; i registi Marina Spada; Fabrizio Cattaneo, Tonino De Bernardi, e tanti altri presenti in sala.

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Vibo Valentia: al “Calabria Film Festival” Paola Barale, Stefania Bivone, Valentina Cervi e Marina Spada

Prima l’incontro con una delle regine dello spettacolo italiano, poi il confronto tra un’attrice e una regista italiane. La terza giornata del Calabria film festival ha offerto al pubblico calabrese giunto a Vibo Valentia la possibilità di un dibattito aperto con Paola Barale prima, e con Valentina Cervi e Marina Spada dopo. Ad allietare la serata di palazzo Gagliardi la presenza incantevole di Stefania Bivone, la miss Italia orgoglio della regione. Paola Barale, reduce dal film tutto in salsa calabrese “Vorrei vederti ballare” ancora non uscito in sala e ambientato a Cosenza, è la protagonista del videoclip “Battle on ice” della band cosentina dei Miss Fraulein. Proprio sul video si è incentrata la parte iniziale del dibattito, moderato dal direttore artistico Alessandro Russo. «La Calabria mi ha sempre sostenuto – ha esordito la Barale – ed ho avuto modo di conoscerla bene in occasione del film che ho girato a Cosenza. Un film in cui questa regione viene rappresentata senza criminalità». Dopodiché ha raccontato i dettagli del video, la costruzione, l’entusiasmo col quale ha accettato la sfida: «I Miss Fraulein sono una band da considerare in un panorama ricco ma che purtroppo ha poca visibilità.

Loro si mettono in gioco, e mi piacciono per questo». Alla discussione ha preso parte anche il vocalist della band, Giulio Ancora, con il batterista Davide Imbrogno. Subito dopo in sala è giunta Stefania Bivone (nella foto), accompagnata dal suo agente Beniamino Chiappetta. La reginetta ha accolto con un sorriso gli auguri di Russo e della Barale di una carriera brillante nel mondo del cinema, mettendo in risalto, però, la sua passione per la musica. «Sono felicissima di essere qua – ha detto – perché l’ambiente del festival mi affascina molto, anche se il mio desiderio è riuscire a realizzarmi nel mondo della musica». La sala 2 di palazzo Gagliardi, gremita per l’occasione, ha quindi ospitato un interessante incontro offrendo la possibilità a tutti di apprezzare da vicino due bellezze di primo piano del panorama artistico nazionale. Ma i dibattiti – momento tra i più importanti del festival – non si sono fermati qui. Dopo poco, infatti, la saletta del prestigioso palazzo che ospita gran parte delle proiezioni e i corti in concorso ha accolto due esponenti di spicco del cinema italiano che portano il nome del Belpaese nel mondo. Valentina Cervi, bellissima attrice figlia di Tonino Cervi e nipote del grande Gino, è reduce da un viaggio a Los Angeles dove ha concluso i dettagli di una sua prossima partecipazione ad un film. La Cervi ha parlato del suo lavoro con Spike Lee, che l’ha diretta in “Miracolo a Sant’Anna”, definendo il regista «una persona esigente, complessa. A lui – ha chiosato – sarò sempre grata per avermi scelto». Il dibattito si è animato grazie al confronto tra la Cervi e la regista de “Il mio domani” (proiettato alle 21.30), Marina Spada, sull’evoluzione del cinema, sui risvolti futuri e sulla salute dell’industria cinematografica nel suo complesso. Fortemente pessimistica la visione della giovane attrice, per la quale «il cinema italiano oggi non c’è. Fuori non si vede. Ci sono grandi attori, grandi attrici, ma nel complesso si stenta molto». Concorde sull’ultimo concetto, ma di parere opposto sulla salute dell’industria italiana di settore, la Spada, che ha portato i suoi film in concorso ai festival più prestigiosi, tra cui Venezia e Roma, si è detta certa che «un futuro c’è, si tocca. È necessario – ha aggiunto – che vi sia da parte di chi deve farlo un sostegno a questo mondo, non un taglio netto che impedisce ai giovani autori di farsi anche solo conoscere». La regista milanese, poi, si è soffermata sulle ambientazioni dei suoi film, spesso girati a Milano, «che non è uno sfondo, ma la protagonista. Nelle mie pellicole – ha spiegato – cerco di fare emergere il vero volto della città, che non è quello di corso Como, veline, calciatori e alcool; ma è quello di gente che lavora, e tanto, per potersi mantenere. Se non lavori, a Milano non puoi vivere». Si è così chiusa la terza serata del Calabria film festival, che ha portato, ancora una volta, i pezzi pregiati del panorama artistico e cinematografico a confrontarsi con la gente, per discutere di cinema ma anche di attualità. Un modo, insomma, per diffondere la cultura in maniera capillare.

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Vibo Valentia: “Calabria Film Festival”, tra cinema e musica l’incontro con Federico Zampaglione

Un genere che ha conosciuto un forte declino, ma che, «come il resto dell’arte, non muore mai». È stato l’horror il filo conduttore dell’incontro tra il nutrito pubblico che alla spicciolata è accorso in sala numeroso e il cantante-regista Federico Zampaglione. Era lui l’ospite più atteso, ieri giovedì 15 dicembre, della seconda giornata del Calabria film festival, conclusasi a tarda serata dopo il dibattito con l’autore – moderato dal direttore artistico Alessandro Russo e dal presidente della Fondazione Calabria film commission Gianluca Curti – al quale è seguita una sua esibizione con chitarra e microfono che ha entusiasmato i presenti con brani tratti dal suo nuovo album, pezzi storici dei Tiromancino ed anche un omaggio al grande maestro del blues Robert Johnson. Al termine, la proiezione del suo “Shadow”, «un horror che ha anche un risvolto drammatico», e racconta una storia di soldati in una guerra che li cambierà. Il dibattito si è incentrato proprio sul genere, grande passione di Zampaglione da sempre. «Con questo film ho voluto dare un piccolo contributo per far riparlare dell’horror».

Su “Nero bifamiliare”, suo primo film, ha spiegato che lui aveva in mente un giallo, mentre i produttori qualcosa di più leggero: «Alla fine abbiamo trovato un punto d’incontro, ma non era quello che volevo. Amo il cinema duro ed estremo, per questo “Shadow” per me è rappresentativo». Non poteva non parlare del grande maestro del genere, quel Mario Bava che «ha riaggiornato il linguaggio, è stato tra i più innovativi, aveva tecniche di ripresa inverosimili, ha ispirato maestri come Dario Argento. Su questo – ha sottolineato – noi italiani siamo stati, e lo siamo ancora, primi della classe». Sulla fine del genere, incalzato dal presidente Curti, Zampaglione ha spiegato che a suo parere «nell’arte, e quindi nel rock come nel cinema, non c’è mai una vera fine. Arriva il pezzo giusto, il film giusto, e tutto riparte». L’ex leader dei Tiromancino giudica il cinema «immortale, anche se ha pagato lo scotto della tv». Di divo o antidivo non vuole sentirne parlare: «Quello sulla popolarità è un discorso assurdo, maturato anche da certa televisione, che ha finito per mettere sullo stesso piano grandi artisti e gente del Grande fratello, con tutto il rispetto per loro». Curti, dal canto suo, ha spostato l’attenzione sul festival, dovendo constatare, però, come la città di Vibo Valentia «sia leggermente distratta. Abbiamo qui un artista di livello internazionale – ha rimarcato – ma forse si è ancora in un letargo invernal-culturale. Auspichiamo maggior partecipazione, e siamo sicuri che sarà così». Zampaglione, stuzzicato anche da pubblico e giornalisti, ha poi parlato delle sue radici calabresi: «Mio nonno era di Melito Porto Salvo, e quindi metà della mia vita, per tre mesi all’anno, l’ho passata a godermi lo splendido mare di questa regione». Poi ha annunciato la lavorazione del suo nuovo film, che dovrebbe partire a marzo, e «sarà un giallo, per certi versi anche molto violento e molto italiano», svelando anche di avere pensato, in passato, di girare un horror in uno «scenario incredibile, che si presta benissimo a questa ambientazione: il paesino abbandonato di Pentedattilo», e non escludendo di farlo in un futuro, anche in qualche altra zona della Calabria come la Sila. Quanto alla violenza nel suo horror, su domanda esplicita, ha spiegato che a fargli paura «non sono tanto i vampiri, frutto di fantasia, quanto certi individui in Parlamento, che hanno le nostre vite in mano». Infine, Federico Zampaglione è stato insignito del premio “Cinema e musica”, consegnato per conto del festival direttamente dal presidente Gianluca Curti, ed ha ricevuto anche un omaggio dal Comune ospitante, una fedele riproduzione di cinque monete dell’antica Hipponion, come un tempo si chiamava la città di Vibo Valentia. La proiezione di “Shadow” ha quindi chiuso la seconda giornata del Calabria film festival.

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Vibo Valentia: “Calabria Film Festival”, incontro con Valentina Cervi

Il red carpet del “Calabria Film Festival” si arricchisce di un’altra stella del cinema: Valentina Cervi. L’attrice italiana, appena reduce dal set americano della serie tv “True Blood”  giunta alla sua 5° edizione, presenzierà questo pomeriggio alle ore 19.00 in un incontro con la stampa organizzato a Palazzo Gagliardi (Vibo Valentia). Valentina Cervi debutta in televisione nel 1986 nella pellicola “Portami la Luna”mentre, quello sul grande schermo, avviene dodici mesi più tardi nella commedia di Francesca Archibugi, “Mignon è partita”. Nel 1996, la cineasta neozelandese Jane Campion la “dipinge” nel suo raffinato “Ritratto di signora”. L'anno seguente è protagonista del biografico “Artemisia – Passione estrema” di Agnès Merlet. Successivamente, Valentina Acerbi incarna la giovane bolognese innamorata dell'amore ne “La via degli angeli”.

Nel 2005, indossa i panni della sciagurata moglie di Stefano Accorsi in “Provincia Meccanica”. Reduce dalle riprese di ”Miracle at St. Anna”, film di Spike Lee che racconta l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema nell'agosto del '44, l'attrice si cala nel difficile ruolo di Daniela Perrone, compagna del boss mafioso Tonio Perrone.La Cervi adora la presenza scenica di Charlotte Gainsbourg, Guillame Depardieu, nonché le pellicole firmate da Neil Jordan, Marco Bellocchio e Jonathan Demme. In televisione invece è star di “Distretto di Polizia n° 11”. Altri suoi importanti film sono: “Il resto della notte” di Francesco Munzi; “Donne Assassine” di Alex Infascelli e Francesco Patierno, con Martina Stella e Violante Placido; “Sleepless”, opera prima di Maddalena De Panfilis”.

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Vibo Valentia: al “Calabria Film Festival” una nuova star a sorpresa, Pier Francesco Favino

Dopo Valentina Cervi, c’è una new entry alla quarta edizione del “Calabria Film Festival”, che si sta a svolgendo a Vibo Valentia:  Pierfrancesco Favino. L’attore romano infatti, arriverà domani, sabato 17 dicembre, per l’ultima giornata dell’importante kermesse cinematografica.  L'esordio cinematografico di Favino avviene nel 1995, quando Lino Capolicchio lo inserisce nel film “Pugili”, con Antonella Attili. Da quel momento in poi comincerà a recitare per diversi registi, molti dei quali anche alla loro opera prima. Per Stefano Reali interpreta “In barca a vela contromano” (1997), passa poi al cinema d'autore di Marco Bellocchio con “Il principe di Homburg” (1997). Recita perfino in un film tv americano “Bonanno: A Godfather's Story” (1999) di Michel Poulette, accanto a Martin Landau. Ricky Tognazzi lo sceglie per “I giudici – Vittime eccellenti” (1999), poi passa alla fiction, quella religiosa, entrando nel cast di “Padre Pio” (2000) di Carlo Carlei, che vede Sergio Castellitto nei panni del frate con le stigmate. Dopo essere entrato nel cast de “La carbonara” (2000) di Luigi Magni, sceglie “L'ultimo bacio” (2000) di Gabriele Muccino.

Seppur brevissima, la sua recitazione è intensa e illuminante. Bersagliere nella miniserie tv “Cuore” (2001), re-indossa i panni del soldato nel bellico “El Alamein” (2002) di Enzo Monteleone. “Da zero a dieci” (2002) di Luciano Ligabue e il film tv “Gli insoliti ignoti” (2003) arricchiscono la sua filmografia, come del resto “Le chiavi di casa” (2004) di Gianni Amelio. E dopo “Mariti in affitto” (2004) con Maria Grazia Cucinotta, fa incetta di premi con “Romanzo criminale” (2005) di Michele Placido nel ruolo de Il libanese, criminale della banda della Magliana. Impossibile non premiarlo con il David per il miglior attore non protagonista e il Nastro d'Argento come miglior attore protagonista.Fra i fondatori dell'Actor's Center di Roma, torna alle origini, diretto ancora una volta da Negrin per la fiction “Gino Bartali – L'intramontabile” (2006) e cerca la strada americana, all'inizio nella piccola parte di un bronzeo Cristoforo Colombo in “Una notte al museo” (2006) di Shawn Levy e poi nella parte dell'oscuro Lord Glozelle ne “Le Cronache di Narnia – Il principe Caspian” (2008). Ma non dimentica l'Italia, e dopo aver recitato per Giuseppe Tornatore ne “La sconosciuta” (2006), interpreta un intenso omosessuale in lutto in “Saturno contro” (2006) di Ferzan Ozpetek. Nel 2008 lo vediamo ne “L'uomo che ama” di Maria Sole Tognazzi, in “Pane e libertà” di Alberto Negrin e nel film di Spike Lee che racconta la tragedia dei soldati americani nel paesino toscanao di S.Anna di Stazzema durante la Seconda Guerra Mondiale, “Miracolo a Sant' Anna”. Nel 2009 torna in America per recitare nel thriller diretto da Ron Howard e basato sull'omonimo romanzo best-seller di Dan Brown, “Angeli e Demoni”. Nel 2010 è ancora protagonista con ben tre film: “Figli delle stelle” di Lucio Pellegrini, “Cosa voglio di più” di Silvio Soldini e con il sequel de “L'ultimo Bacio” di Gabriele Muccino, “Baciami ancora”. Poi Lucio Pellegrini ne fa il cardine delle proprie creazioni, rendendolo protagonista dei suoi ultimi due film: “Figli delle stelle” (2010) e la commedia “La vita facile” (2011).

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Vibo Valentia: gli studenti protagonisti del convegno “Cinema e legalità” al “Calabria Film Festival”

Rispetto delle regole, cultura, lavoro, formazione del senso critico. Sono questi i cardini sui quali si è incentrato il dibattito al polo culturale Santa Chiara di Vibo Valentia, scaturito all’interno del convegno “Cinema e legalità” organizzato dalla Fondazione Calabria film commission quale perno del Calabria film festival. L’importanza dei quattro concetti è stata riassunta dal presidente della Fondazione, Gianluca Curti, che ha presieduto l’incontro affiancato dal procuratore generale di Roma, e già sindaco di Vibo Valentia, Elio Costa, dall’attuale primo cittadino Nicola D’Agostino e dal direttore artistico della manifestazione Alessandro Russo. Il presidente Curti ha portato i saluti degli illustri relatori che non hanno potuto partecipare direttamente per sopraggiunti impegni istituzionali: dal magistrato Ferdinando Imposimato, «un eroe che per combattere le brigate rosse ha subito anche la perdita del fratello per mano dei terroristi», alla direttrice del carcere di Reggio Calabria Maria Carmela Longo, con la quale la Fondazione ha improntato un percorso di collaborazione all’insegna della cultura e della legalità, per finire con il prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella, impossibilitata a partecipare per un imprevisto dell’ultimo minuto.

Alla fine anche l’intervento del delegato del presidente Scopelliti, Giuseppe Agliano, il quale ha portato al dibattito una visione sia da appassionato che da rappresentante istituzionale, con idee e proposte. L’incontro, dopo l’introduzione di Curti, è stato aperto da un collegamento in videoconferenza dell’assessore regionale alla Cultura, Mario Caligiuri, grande sostenitore, insieme al presidente Giuseppe Scopelliti del quale ha portato i saluti, delle iniziative della Fondazione. Caligiuri ha parlato del festival come di «un’occasione straordinaria per Vibo e la Calabria di affacciarsi ad un mondo capace di arrivare alla gente, mettendo in vetrina le bellezze di questa terra e la sua storia millenaria». Entrando nell’argomento del convegno, l’assessore ha spiegato che la lotta alla criminalità si muove su tre livelli: «La repressione, per dimostrare che lo Stato è più forte dell’antistato; lo sviluppo economico, strumento col quale si può togliere l’ossigeno alla mafia; e soprattutto la cultura, la prima arma di difesa dai poteri criminali. Su questo – ha evidenziato – il lavoro che sta facendo la Film commission è straordinario». Nell’occasione ha ricordato che a Nicotera, in un bene confiscato alla mafia, verrà realizzato un centro di cinematografia, ed ha proposto al presidente di fare lo stesso in altre due strutture confiscate a Gioia Tauro; proposta, questa, accolta subito con favore da Gianluca Curti. Proprio per promuovere la cultura della legalità, Mario Caligiuri è stato lieto di annunciare che il bando col quale è stato proposto alle scuole dei comuni della regione maggiormente oppressi, di prolungare il tempo didattico, è stato addirittura finanziato con 9 milioni di euro tante erano le richieste. «La Calabria – ha concluso – guarda con grande interesse a ciò che fa la Film commission, perché si prodiga tantissimo per promuovere la nostra regione». Dopo la proiezione di un breve filmato per esplicitare gli scopi che si propone di raggiungere la fondazione – con l’incipit: “Porteremo la Calabria nel mondo e il mondo in Calabria” – la parola è passata al sindaco D’Agostino. Il quale ha spiegato che «parlare di cinema e legalità è anche un modo per avvicinare le generazioni», parlando di un cinema capace di «mostrare a tutti storie che altrimenti in pochi conoscerebbero, storie come quella di Impastato o di altri grandi personaggi d’Italia». Ma l’aspetto che più di tutti è stato caratterizzante del convegno è rappresentato dalla partecipazione degli alunni di due classi – la seconda e terza F del liceo Scientifico “Giuseppe Berto” di Vibo Valentia – che con le loro domande hanno innescato un dibattito incentrato sui più diversi aspetti legati proprio a cinema e legalità. Particolarmente sentito è stato il discorso del presidente Curti: «E’ importante – ha detto rivolgendosi agli studenti presenti e attenti – pretendere il rispetto dei nostri diritti. In un mondo in cui si vogliono far passare i diritti come una regalia, sappiate che dovrete lottare con tutte le vostre forze per imporvi. Non arrendetevi mai, può capitare che arrivi un momento in cui bisognerà scegliere da che parte stare. Scegliete di stare con i buoni, la legalità ci ripagherà di tutto. La cultura ci ripagherà di ogni cosa». Per spiegare il concetto ha riportato l’esempio di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra ad appena 25 anni perché aveva deciso di fare il suo mestiere, di raccontare ciò che vedeva senza distorsioni: «Lui era un giornalista-giornalista, uno che raccontava ciò che vedeva. Per questo era scomodo, per questo è stato ucciso. Ma è grazie a gente come lui, ad eroi come i magistrati che combattono tutti i giorni contro il malaffare, che possiamo dirci liberi». Vivace e pertinente è stato il dibattito con i ragazzi, che hanno posto agli ospiti domande incalzanti sui temi del convegno. Curti, Costa, D’Agostino, Russo non si sono sottratti. Hanno spiegato ai ragazzi – in risposta a domande precise – che sì, a volte il cinema porta in primo piano eventi spiacevoli che accadono in Calabria come al Sud in generale, ma che compito dei film «non è cambiare il mondo – ha detto il giudice Elio Costa -, ma offrire gli strumenti per leggerlo e comprenderlo da diverse angolature». Che a volte sì, è difficile lavorare in Calabria, ma la gente perbene alla fine trionfa, che la cultura trionferà sempre sull’ignoranza, che la mafia, di ignoranza, si ciba. E che l’ignoranza provoca soltanto danni al tessuto economico e sociale di un territorio. Un dibattito intenso, uno scambio di vedute con chi rappresenta il futuro, i giovani appunto, che dovranno trovare la forza – è stato ribadito – di imporsi al cospetto di una società apatica, che spesso non privilegia la meritocrazia. E’ uscito fuori, alla fine, un messaggio importante, fondamentale: il cinema, come altre arti, è cultura. La cultura è alla base di ogni civiltà, e l’Italia è fortunata ad avere un patrimonio che rappresenta il 65% del totale in tutto il mondo. Per questo bisogna lavorare e investire nel settore. Infine anche l’intervento della professoressa Eleonora Rombolà, accompagnatrice dei ragazzi e sostenitrice del progetto che ha portato la III F a vincere il concorso nazionale “Legalità nel quotidiano”, con la premiazione avvenuta a Roma qualche giorno fa. Un contributo importante, come gli altri, per dire che la Calabria c’è. E del processo di rivoluzione culturale vuole essere la principale protagonista.

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Vibo Valentia: al “Calabria Film Festival” incontro con Tonino De Bernardi

Un viaggio in orizzontale e in verticale, tra generazioni, culture e geografie. “Ed è così. Circa. Più o meno” l’opera presentata dal regista Tonino De Bernardi, questo pomeriggio durante quindi l terzo giorno della IV edizione del festival cinematografico della Calabria presso l’auditorium della Scuola di Polizia. De Bernardi, sia prima che dopo, ha voluto raccontarsi e raccontare il suo lavoro, sottolineare la sua poetica informale e sperimrntale, così come il suo modo di essere. Il suo lavoro rispecchia in profondità il suo sentimento rivelando un mondo che è destinato a scomparire, quello contadino, presente nella sua autenticità, ma destinato a morire, perché i personaggi che ancora lo incarnano, come dei sopravvissuti, sono anziani. L’innesto con il mondo dell’infanzia sembra presagire ad una speranza, negli sguardi vivi e meravigliati dei bambini a contatto con la natura. L’indefinitezza del titolo sembra rievocare l’uomo in crisi di Luigi Pirandello, nel dramma “Così è se vi pare”. Al contrario però De Bernardi non indossa nessuna maschera.

Nella sua opera è visibile una ricerca, una rievocazione di un mondo lontano ma anche vivo, come le campagne piemontesi, in cui la simbiosi tra animali, natura e persone non conosce confini, ma anche nel rapporto tra le generazioni (anziani/bambini) in cui sembra identificarsi la catarsi del parto finale di una mucca in presa diretta. Sette capitoli come sette tessere di un mosaico in cui si vivono i contrasti di culture ed esperienze diverse, con una struttura ciclica e una climax: dagli ambienti indefiniti immersi nella nebbia del primo capitolo, ai paesaggi soleggiati con i bambini, in cui i contorni della realtà sono nitidi, e il leit-motiv della campagna e del mondo contadino ritornano e scandiscono il ritmo del film, che diventa poi il messaggio forte, nella incerta del resto, così come il canto finale in lingua portoghese (richiamando il fado) e in italiano. De Bernardi non ama definire il suo lavoro come documentarista, ma opera personale, originale, di testimonianza, con un messaggio sociale e spirituale, contrassegnata dal canto patetico di una cantante professionista che è sempre presente nei suoi lavori; una sorta di linguaggio universale che possa liberare l’uomo dalle sovrastrutture e dal dramma della vita disperata di un ragazzo brasiliano e di una ragazza nigeriana usciti dal mondo della prostituzione e della morte nell’episodio della sepoltura in Grecia, con il rito ortodosso. Il suo viaggio nei mondi, dalla sua terra natia, il Piemonte, all’India, alla Grecia, per ritornare infine con l’atto finale della nascita e del canto. Un crescendo che vuole mandare un messaggio di vita e di speranza, ma dal suo personale punto di vista, come ritorno alla semplicità di un mondo che ha un legame profondo con la terra, da cui si puoi rigenerare l’uomo nuovo. Senza queste radici, non ci può essere salvezza per le generazioni future, come ha avuto modo di spiegare, alla luce anche della sua attività pedagogica con i ragazzi della scuola media come docente. Tra i suoi lavori pregressi , si ricorda “Il mostro verde” (1967), e diversi lavori informali e sperimentali, che entrano nel circuito underground italiano ed europeo. Nel 1999 realizza “Appassionate”, una storia di amore e morte ambientata a Napoli degli anni ’30 e scandite da canzoni dell’epoca. Con “Rosatigre” (2000) riconferma il suo amore per l’Italia meridionale.

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Vibo Valentia: “Calabria Film Festival”, domani occhi puntati su Donatella Finocchiaro. In programma anche gli incontri con Paola Barale e Andrea Purgatori, e la partecipazione di Miss Italia Stefania Bivone

La femminilità italiana a portata di mano. Al Calabria film festival domani, venerdì 16 dicembre, è attesa Donatella Finocchiaro (nella foto), artista di primo piano nel panorama del cinema nazionale e internazionale. Reduce dal viaggio a Los Angeles, dove ha ultimato i dettagli in vista della cerimonia degli Oscar alla quale parteciperà con il film “Terraferma” di Emanuele Crialese, la Finocchiaro è una delle ospiti più attese della quarta edizione del festival. All’apice del successo, con una serie di interpretazioni che l’hanno fatta scoprire al grande pubblico – tra le quali si ricordano “Galantuomini” (2008) di Edoardo Winspeare, “Baarìa” (2009) di Giuseppe Tornatore, “Prove per una tragedia siciliana” (2009) di John Turturro, “Manuale d’amore 3” (2011), di Giovanni Veronesi con Robert De Niro – sarà a Vibo Valentia a disposizione dei calabresi e del festival. L’appuntamento con la stampa e il pubblico che vorrà incontrare Donatella Finocchiaro e discutere, curiosare e confrontarsi con lei, è fissato sempre per domani alle ore 19 nella sala 2.

L’attrice catanese, inoltre, verrà insignita di un riconoscimento nell’ambito della sezione “Calabria set”, per la sua interpretazione nel film “L’abbuffata”, di Mimmo Calopresti, che tra l’altro verrà proiettato proprio domani mattina all’auditorium della Scuola di Polizia alle ore 10, introdotto dallo stesso regista e dal direttore artistico Alessandro Russo, appena terminata la proiezione del corto dello stesso Calopresti, “Una bellissima bambina”. Ci sarà anche Paola Barale, artista di punta del mondo dello spettacolo e protagonista del videoclip del nuovo singolo dei Miss Fräulein, “Battle on Ice”, che incontrerà il pubblico e la stampa alle ore 18.30 (mezz’ora prima della Finocchiaro), subito dopo la proiezione del video della band cosentina, nella sala 2 di palazzo Gagliardi, e sarà a disposizione per domande e curiosità da parte di chi vorrà intervenire. La intensa giornata di incontri con gli autori di primo piano del cinema e dell’informazione continua con il dibattito tra il pubblico e la stampa calabrese e il giornalista Andrea Purgatori, sceneggiatore del film “Fortapasc”, che si intratterrà proprio sul connubio tra cinema e legalità, tema portante del festival e argomento trattato nel film di Marco Risi incentrato sulla vita del giornalista Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra negli anni ’80. Ad allietare l’intera giornata vi sarà anche la partecipazione della bellissima Stefania Bivone, calabrese incoronata reginetta nell’ultima edizione di miss Italia.

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Vibo Valentia: cinema e legalità, domani mattina il convegno. Interverranno, tra gli altri, Luisa Latella, Ferdinando Imposimato, Maria Carmela Longo, Mario Caligiuri

La Fondazione “Calabria Film Commission”, presieduta da Gianluca Curti, ha organizzato all`interno della quarta edizione del “Calabria film festival”, che si sta svolgendo a Vibo Valentia e durerà in città fino a sabato 17 dicembre, il convegno “Cinema e legalità”. L’evento si svolgerà domani, venerdì 16 dicembre, a Palazzo Santa Chiara con inizio alle ore 11.30. Al tavolo dei lavori: Gianluca Curti, presidente Fondazione “Calabria Film Commission”, Luisa Latella, Prefetto di Vibo Valentia, Nicola D`Agostino, sindaco Vibo Valentia. Interverranno successivamente, Elio Costa, ex Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Ferdinando Imposimato, magistrato, Maria Carmela Longo, direttrice della casa circondariale di Reggio Calabria e Mario Caligiuri, Assessore alla Cultura della Regione Calabria.

Concluderà l`incontro Giuseppe Scopelliti, Presidente della Giunta Regionale della Calabria. Modererá Gianvito Casadonte.

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Vibo Valentia: al “Calabria Film Festival” Nicola D’Agostino annuncia l’uscita di un nuovo film

“In attesa dell’avvento”, cortometraggio vincitore della sezione “Orizzonti” alla biennale di Venezia 2011, è stato proiettato nel pomeriggio all’auditorium della scuola di Polizia nell’ambito della IV edizione del “Calabria Film Festival”. Subito dopo la visione dell’ opera si è tenuto l’ incontro con uno dei registi, Felice D’Agostino, il quale ha annunciato che si tratta di un lavoro preparatorio ad un prossimo lungometraggio sul brigantaggio con una coproduzione italo-francese. “In attesa dell’avvento” focalizza la realtà storica della regione, con una rilettura critica dei 150 anni della storia unitaria, mettendo in primo piano la “questione meridionale” e le condizioni di una parte della Calabria, come specchio di tutta la duplicità storica sull’Unità d’Italia, raccontata con enfasi retorica. Una storia negata o ancora da raccontare in 150 anni, dall’Unità d’Italia ad oggi, con tanta traboccante retorica e profonde ferite nell’anima. Un’identità da ricostruire o da ritrovare è quella che viene fuori dal cortometraggio.

I fotogrammi che in alcuni momenti si fissano in una sorta di immobilità estatica, fanno sentire tutta la problematicità e il dramma che si cela dietro i volti e le immagini del paesaggio. Sullo sfondo c’è Nicotera Marina, luogo di elezione e di ispirazione dei due autori, Felice D’Agostino e Arturo Lavorato, con il suo mare, con la sua gente, con il suo degrado nelle facciate delle case e vicino, e a due passi dal porto di Gioa Tauro, decantato come l’avvento di un futuro riscatto e dello sviluppo di una regione prigioniera di se stessa, o imprigionata dalla retorica che è stata costruita per renderla sempre più emarginata. Una doppia lettura, con il duplice linguaggio che caratterizza una terra in attesa, che si dibatte tra la speranza e la fatalità, che prepara un nuovo lavoro sul Risorgimento – o come ha spiegato Felice D’Agostino nell’incontro che si è svolto dopo la visione del corto – “contro l’apologia del Risorgimento”. “In attesa dell’avvento” in effetti è stato un piccolo studio preparatorio per un lungo metraggio sul brigantaggio, a cavallo tra documentario e fiction con una coproduzione italo-francese. I due registri hanno già strutturato la storia.   D’Agostino durante il dibattito con il direttore artistico Alessandro Russo e il giornalista Nicola Rombolà, dopo la visione del cortometraggio vincitore della sezione “Orizzonti” alle biennale di Venezia, ha spiegato la poetica che informa questo lavoro e l’opera in preparazione: “un’opera deve colpire, deve interrogare, deve creare conflitti e tensioni dialettiche”. I due giovani registi hanno alle spalle un’importante esperienza di documentaristi. Si ricorda lo struggente documentario dedicato al poeta morto suicida Franco Costabile, “Canto dei nuovi emigranti”, in cui si ricostruisce la vicenda del poeta di San Biase, che ha deciso di togliersi la vita come atto estremo di fronte alla disperazione di una terra senza speranza, come canta nei suoi versi. Il lavoro di ricostruzione della memoria di questa terra continua con questo nuovo lavoro. E non a caso l’opera è dedicata a Nicola Zitara, economista, scrittore e giornalista che ha vissuto per tanto tempo a Siderno, che ha speso la sua vita per smascherare le cause sociali, storiche e politiche che hanno prodotto la famigerata “questione meridionale”, raccontata in diverse opere, al cui pensiero e ricerca sono debitori molti intellettuali e storici, come “Terroni” di Pino Aprile.

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Vibo Valentia: al “Calabria Film Festival” Claudia Cardinale annuncia «In Calabria il mio prossimo film»

Si è alzato il sipario sulla quarta edizione del Calabria film festival. E ad irradiare la città di Vibo Valentia e la regione intera con il suo carisma è stata Claudia Cardinale, madrina di questo evento che punta sulla Calabria i riflettori del cinema internazionale. Dopo la proiezione delle ore 10 del film “L’ultimo terrestre” di Gian Alfonso Pacinotti, con a seguire il dibattito con l’attore protagonista Gabriele Spinelli, l’attenzione dei media si è concentrata sull’ospite d’eccezione di questo festival, la Claudia Cardinale protagonista di oltre cento film, alcuni dei quali – “C’era una volta il west” su tutti – vere pietre miliari di quel genere che, come affermato dal direttore artistico Alessandro Russo, è il «cuneo culturale dell’evento». Nei locali di palazzo Santa Chiara a Vibo Valentia si è tenuta alle ore 12 la conferenza stampa dell’attrice, affiancata, oltre che da Russo, anche dal sindaco della città, Nicola D’Agostino, e dall’assessore allo Spettacolo Pasquale La Gamba. L’incontro con i giornalisti si è aperto con i saluti del primo cittadino, il quale si è detto «emozionato di stare vicino ad un mito», ricordando anche alcune delle pellicole «che hanno segnato la storia del cinema e pure – ha aggiunto D’Agostino – della mia generazione».

L’assessore La Gamba, dopo avere ringraziato la Fondazione Calabria film commission e il suo presidente Gianluca Curti per avere scelto Vibo quale vetrina dell’evento, si è augurato che la «madame Cardinale abbia gradito le bellezze della città e della regione». Ad entrare nel vivo del dibattito ci ha pensato il direttore artistico. Alessandro Russo ha “duettato” con la Cardinale, madrina e ospite che «dà lustro a questo festival». E la «madame» non si è sottratta alle domande e al dibattito. Ha annunciato che l’anno prossimo girerà interamente in Calabria “Piccolina Bella”, film prodotto dalla “Betapictures” che sarà diretto dalla calabrese Anna Scaglione e che vedrà come protagonista proprio la Cardinale. La quale ha criticato una parte dell’industria del cinema vista dalla sua Parigi, dove «si assiste a pochissimi film italiani a causa della mancanza di coproduzioni». E sugli spaghetti western, tema portante della mostra e dell’intera manifestazione, ha spiegato che «nei principali festival europei, da Berlino a Cannes, tutti mi chiedono – ha detto – come mai non si facciano più film di questo genere». Poi, stuzzicata da Russo e dai giornalisti presenti, ha ricordato il suo rapporto con i principali autori con i quali ha lavorato, da Luchino Visconti a Sergio Leone. «In “C’era una volta il west” – ha sottolineato – ero l’unica donna nel cast. Un’esperienza bellissima». Sul rapporto con Visconti: «Con lui ho iniziato nel ’59: nel primo film avevo una piccola parte, e in particolare in una scena molto movimentata Luchino disse: non mi fate male la Cardinale. Da lì capii che l’avevo conquistato». Dopo ha illustrato le sue attività attuali, di attrice teatrale e anche cinematografica, ma anche di donna impegnata nel sociale, in particolare come ambasciatrice Unesco. «Il cinema – ha detto – deve far sognare, deve far pensare. E su questo – ha rimarcato – il festival della Calabria è un evento straordinario». Dopo aver sottolineato il suo rapporto con la Calabria, adorabile soprattutto per la «natura e per i luoghi antichi e intatti, su tutti il mare», ha parlato delle difficoltà che i giovani di oggi incontrano nel realizzare film. Su questo Claudia Cardinale è parsa molto stizzita, tanto da chiedere al governo di «intervenire per dare un futuro ai giovani», indipendentemente dalla professione e dall’impiego. Considerazioni sul mondo del cinema, aneddoti, differenze tra passato e presente. La madrina del festival non ha tradito le aspettative.

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Vibo Valentia: con Gabriele Spinelli si apre il “Calabria Film Festival”

Il cinema compie miracoli, come nel caso di Gabriele Spinelli. L’attore è stato il primo protagonista della IV edizione del Festival cinematografico della Calabria che si è aperta questa mattina nell’auditorium della Scuola di Polizia di Vibo Valentia. A introdurre la il festival il direttore artistico Alessandro Russo, alla presenza degli allievi dell’Istituto tecnico commerciale di Vibo Valentia (le IV classi), il quale ha illustrato il programma della rassegna cinematografica e il significato artistico, sociale e culturale dell’evento, che per la prima volta sbarca in quella che un tempo fu l’antica Ipponion. Rivolgendosi agli allievi, il direttore artistico ha voluto sottolineare il legame che gli organizzatori del festival hanno inteso stringere con il mondo della scuola e dei giovani, in quanto rappresentate “il nostro presente, ma soprattutto il nostro futuro”. Un’occasione importante, ha ribadito Russo, “per avvicinarsi a questo mondo e viverlo da vicino, non solo come spettacolo ma anche come espressione artistico-culturale”. Inoltre Russo si è soffermato sul valore della pellicola, “una storia molto umana ma anche ironica, che mette in scena temi e motivi che hanno suscitato un intenso dibattito tra i critici” dopo che il film è stato presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia ed è stato insignito del premio Mimmo Rotella (il noto artista originario di Catanzaro scomparso di recente).

Il film, ha spiegato ancora Russo, è ispirato ad un fumetto. Infatti Gian Alfonso Pacinotti, alla sua opera prima come regista, così come aveva fatto anche Federico Fellini, comincia la sua esperienza artistica come vignettista e inventore di storie per fumetti. Ma anche per il protagonista Gabriele Spinelli, “L’ultimo terrestre” è la sua prima uscita come attore protagonista. Nell’incontro con il pubblico, che si è svolto subito dopo la visione del film, Spinelli si è intrattenuto a lungo su questa sua importante esperienza cinematografica, raccontando il suo incontro con il regista, il suo retroterra sociale e culturale, e svelando alcuni retroscena tecnici nella realizzazione del film. Ma il protagonista de “L’ultimo terrestre”, si è intrattenuto in particolare sui messaggi contenuti nella storia e del suo personaggio, Luca Bertacci. Molto interessante, anche per i giovani che volessero accostarsi al cinema, è stato il racconto con il cinema, un incontro casuale, inaspettato, e letteralmente “sparato nel mondo del cinema” senza rendersi conto. Ma Spinelli rimane con i piedi ben piantati a terra, sa quanto questo mondo sia ancora lontano dai suoi progetti, e ritorna al suo lavoro di portiere. Il film giocato sulla psicologia dei suoi interpreti, racconta la storia di un uomo che ha problemi di relazione soprattutto con il mondo femminile, perché abbandonato da piccolo dalla madre. Uno sguardo quasi allucinato sul mondo che lo circonda. La realtà viene fotografata con sguardo deformato (c’è una insistenza nei primi piani e con una fotografia dai colori sgranati) in un’atmosfera surreale, ma che entra in modo crudo nella problematica del rapporto con la diversità, sia con il mondo della prostituzione e dei trans, e poi con quello degli alieni, vissuto come una sorta di presenza messianica e catartica. Un messaggio forte, con scene intense di trasfigurazione poetica e di impatto estraniante, in particolare nel rapporto che il padre di Luca ha con un extraterrestre, con sullo sfondo una profonda crisi esistenziale della società attuale. Il culmine drammatico è nella scena in cui viene fuori una violenza inaudita contro un suo amico trans e Luca rimane come inebetito, anestetizzato, incapace di reagire: uno specchio forse dell’indifferenza che segna il mondo attuale di fronte alla violenza che ormai ci ha alienati. Paradossalmente gli alieni sono gli umani, come è stato sottolineato nel corso del dibattito, al quale ha partecipato anche l’attore Maurizio Comito.

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Vibo Valentia: al “Calabria Film Festival” va in onda lo “Spaghetti Western”

Il western italiano, o più notoriamente chiamato lo “Spaghetti Western”, è stato un genere cinematografico che si è  imposto, anche a livello mondiale, per circa dieci anni: dal 1964, anno d’uscita del film “Per un pugno di dollari”, fino a circa metà  degli anni ‘70, ha sfornato a livello produttivo circa 800 films, la maggior parte dei quali risulta ancora sconosciuta in quanto all’ epoca spesso non approdavano neanche nelle sale. Era un genere molto popolare che spesso riempiva le sale cinematografiche, ma completamente ignorato e snobbato dalla critica italiana per decenni. Soltanto negli ultimi anni fans e studiosi hanno riscoperto il genere che ha avuto un ampio rilancio, prima attraverso la valorizzazione di molti film pubblicati in DVD, spesso da editori giapponesi o americani (e grazie anche alla rete web), poi tramite  un giusto contributo critico da parte di molti studiosi, ma anche di rinomati Festival come la retrospettiva completa promossa nel 2007 alla Mostra del Cinema di Venezia, lasciandosi così scoprire nelle sue variegate ramificazioni e facendo maggiormente emergere registi, interpreti e sceneggiatori.

E’ stato una fucina per autori e interpreti di origine internazionale che si sono misurati con questo genere: molte personalità hanno fatto il loro tirocinio nel Cinema lavorando proprio sui set dei western italiani, come Pier Paolo Pasolini in qualità di attore e Gianni Amelio quale aiuto regista (giusto per citare due nomi insospettabili che vi hanno interagito). Senza citare l’interesse che numerosi registi americani e non, hanno dichiarato verso questo genere, come ad esempio Quentin Tarantino con le testuali parole: “Leone e altri autori del genere, come Sergio Corbucci, hanno fatto una cosa straordinaria: hanno ucciso il vecchio western e nello stesso momento lo hanno riportato in vita”. Lo spaghetti western  si colloca all’interno dei generi cinematografici italiani tra gli anni ‘60 e ‘70,  dei quali se  andiamo ad analizzare la loro struttura narrativa sono pochissime le variazioni e le tematiche passando da un genere all’ altro. Su questo genere si sono riversati faccendieri, registi senza talento, personaggi oscuri facendo spesso lavori futili e inutili, in quanto all’epoca produrre un film spaghetti western  era un business redditizio per molti, tuttavia al suo interno possiamo trovare anche opere interessanti e accattivanti. Il western italiano è il genere della perdizione. Rispetto al western epico americano si contraddistingue per la violenza, la desolazione e il lato oscuro delle cose che vi emergono. I paesaggi diventano desolati e vuoti, mentre i personaggi sono tutti rappresentati al negativo. Questo generalizzando sul filone, ma esiste all’interno dello stesso genere un sottofilone in cui questi aspetti vengono esasperati alla massima potenza. Films dove niente è gratuito ma tutto diventa esagerazione, per descrivere un mondo dove predomina la violenza e una desolazione totale, dove la legge è quella del piombo delle pistole e la giustizia si applica con la prevaricazione. In queste opere non ci sono vinti o vincitori, i protagonisti sono tutti dei perdenti: l’eroe è definitivamente morto. Un film poliziesco italiano (genere che si è diffuso dagli anni 70’ dopo la morte dello western italiano) non è molto dissimile dallo spaghetti western nella sua composizione filmica. In entrambi i casi abbiamo spesso personaggi solitari e perdenti che devono combattere contro tutto e tutti. Ma soprattutto quello che emerge in questi film di genere è la completa disfatta della società civile come essa viene rappresentata. Non c’è più spazio ormai per le leggi, le istituzioni e le tradizioni. Alla fine questi film sembrano anticipare di decenni una situazione che oggi da finta è diventata terribilmente reale, in cui non esistono più regole morali o sociali condivisibili all’interno delle strutture della società civile. Attraverso un percorso espositivo  si cercherà  di tracciare la storia del western italiano in un periodo che abbraccia circa un decennio (1964 – 1974), mettendo in risalto soprattutto tutti i film western di Sergio Leone, non solo quelli da lui diretti ma anche quelli prodotti. Tra fotografie inedite, fotografie di scena, fotobuste, locandine e manifesti sarà complessivamente articolato in 80 esemplari: 40 fotografie in bianco e nero e 40 tra locandine, fotobuste e manifesti originali (tutti a colori). Per illustrare maggiormente l’importanza di questo genere  all’epoca, nel quale pur essendo diretto ad un pubblico popolare si cimentavano registi, attori e attrici di notevole prestigio, la mostra avrà come protagonisti alcuni degli attori e autori più importanti del cinema italiano e internazionale. Oltre ai materiali riguardanti Sergio Leone in esposizione ci saranno materiali dei films diretti da Sergio Corbucci, Sergio Sollima, Riccardo Freda, Tinto Brass, Duccio Tessari, Tonino Valerii,  Lucio Fulci, Giulio Petroni, Ferdinando Baldi ecc. Per gli attori e le attrici invece la mostra avrà i volti di  Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Charles Bronson, Henry Fonda, Eli Wallach, Gian Maria Volontè, Thomas Milian, Klaus Kinski, Orson Welles, Franco Nero, Giuliano Gemma, Bud Spencer, Terence Hill, Claudia Cardinale, Lea Massari, Rita Pavone ecc.. La mostra è stata ideata e curata da Michele Pingitore ed è stata progettata e sarà  realizzata in stretta collaborazione con l’Archivio Storico del Cinema Italiano (Roma), che fornirà tutti i materiali da esporre. Allestimento a cura dell' Architetto Francesco de Rose (La Centrale dell'Arte).

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