Reggio di Calabria: Confesercenti “Credito: rivedere i requisiti di accesso e dei rating bancari”

(29) Permangono ancora le pesanti difficoltà che le Micro e Piccole imprese devono affrontare per arrivare a tagliare, ancora in vita, il difficile traguardo di fine crisi. In particolare non si placa la preoccupazione per le sofferenze bancarie che, su base annua, negli ultimi mesi del 2015 hanno fatto registrare un +11%,

 

quantificabile con un volume assoluto che supera i 200 miliardi di euro. Ad aggravare ulteriormente la situazione fiduciaria tra correntisti e istituti di credito si è poi aggiunta la delicata situazione che ha visto coinvolte 4 banche che, è vero che rappresentano appena lo 0,9% degli attivi bancari totali, ma meritava certamente un’attenzione maggiore di chi preposto al controllo, con l’adozione di meccanismi non punitivi verso i risparmiatori anche per evitare l’inasprimento di rapporti fiduciari già tesi, in valori assoluti, tra le varie parti in causa.  Una, seppur contenuta, boccata d’ossigeno per l’aziende di piccola e media dimensione, arriva dalla presenza del Fondo di Garanzia e dei Confidi verso le quali, anche grazie all’apporto di professionisti e associazioni di categoria come Confesercenti, gli imprenditori, con un +14,1% di erogato, stanno ricevendo quel supporto a medio termine senza il quale le loro realtà, costruite e sviluppate negli anni con sacrificio, senso di responsabilità e abnegazione, probabilmente non avrebbero avuto futuro. Malgrado il prezioso strumento messo al servizio delle imprese a garanzia degli istituti di credito, è assolutamente necessario rivedere ulteriormente i requisiti di accesso e, al contempo, uniformare e allargare le maglie dei vari rating bancari, troppo spesso freddi numeri incapaci di dare realmente un effettivo valore all’azienda che necessita di assistenza finanziaria, correndo paradossalmente in rischi maggiori rispetto a quelli che potrebbero avere finanziando un’azienda fuori parametri, ma con possibilità di restituire il credito e crescere sotto ogni profilo. La breve analisi delle dinamiche di accesso al credito, consentono quindi di confermare, come già fatto nei mesi scorsi, che è ancora presto per dichiarare la fine del credit crunch (cioè la stretta del credito da parte degli istituti bancari verso chi fa richiesta di finanziamento) nei confronti delle imprese italiane, specie per quelle minori dell’area Obiettivo 1, in particolare delle piccole imprese e di quella artigiane che, rappresentando il 90% delle imprese italiane, sono certamente il vero motore del nostro Paese e in particolare della sua parte meridionale, ma allo stesso tempo si vedono costrette a prestare sempre più crescenti garanzie in quanto ritenute meno affidabili. Il tutto avviene nonostante le recenti statistiche sulla rischiosità media indichino esattamente il contrario. Sarà quindi compito di chi vuol far ripartire il Paese soffermarsi, in modo serio e finalmente efficace, sul percorso da seguire per facilitare concretamente l’accesso al credito da parte di questi piccoli imprenditori e artigiani, che, negli anni, hanno ampiamente dimostrato di conoscere a fondo il modo di fare impresa, riuscendo ad andare avanti senza l’aiuto delle banche, ancora sorde alle loro richieste.

 

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San Roberto (RC): Vizzari “Solidarietà al Procuratore Nicola Gratteri”

(28) “Esprimo piena e forte solidarietà a Nicola Gratteri, a suo figlio e alla sua famiglia". Così il Sindaco di San Roberto e Presidente dell’Associazione dei Comuni dell’area dello Stretto, Roberto Vizzari, parlando a nome dei suoi colleghi,

 

dopo i recenti episodi che hanno visto protagonista, sfortunatamente, il figlio del procuratore reggino. “Nicola Gratteri è il volto pulito della Calabria, il simbolo del popolo calabrese onesto e perbene, ed uno dei magistrati più esposti nella lotta alla 'ndrangheta. Tocca allo Stato, e alle istituzioni, proteggere lui, e chi come lui, ogni giorno vive nella paura per poter operare per il bene comune, incidendo sugli interessi della criminalità, dei mafiosi, dei narcotrafficanti. Ci auguriamo che si possa fare al più presto luce su quanto accaduto – aggiunge Vizzari – e invitiamo Nicola Gratteri a non arretrare nemmeno di un millimetro. Noi tutti, amministratori e cittadini, siamo al suo fianco e crediamo nel grande lavoro che compie quotidianamente per una terra migliore”.

 

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Reggio di Calabria: Forza Italia Giovani, martedì 19 la presentazione della bozza di convenzione “SPORTello per Tutti”

(27) Il Coordinamento Città Metropolitana Forza Italia Giovani Reggio Calabria è lieta di invitare la stampa e la cittadinanza alla presentazione della bozza di Convenzione trilaterale "SPORTello per Tutti",

 

tra Comune di Reggio Calabria, Comitato Paralimpico Italiano Delegazione Calabria e Special Olympics Calabria, che avrà luogo in data 19.01.2016, alle ore 10:30, presso la Pinacoteca Civica. "La proposta di Convenzione – afferma il Coordinatore Arcadi – verrà avanzata, grazie all'imprescindibile cooperazione del Consigliere Comunale Mary Caracciolo, in seno alla Commissione Politiche Sociali e del Lavoro del Comune di Reggio Calabria, nel corso della prima seduta utile. Il fine che intendiamo perseguire è quello di rimuovere tutti quelli ostacoli e barriere strutturali, economiche e sociali che rendono più difficoltoso, se non addirittura impossibile, l'accesso allo sport per i nostri concittadini affetti da disabilità; per riuscirvi è necessaria ed auspicabile un'unità di intenti tra le istituzioni che, anche solo con un piccolo sforzo, possono garantire un servizio essenziale per agli atleti e le rispettive famiglie". Al tavolo dei relatori, di fianco ai promotori dell'iniziativa (Arcadi e Caracciolo), siederà la Responsabile Regionale Special Olympics Calabria, Prof.ssa Luisa Elitro, la quale, nel evidenziare le maggiori criticità della realtà reggina, concernenti l'accesso allo sport per i disabili, prospetterà le eventuali soluzioni adottabili.

 

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Reggio di Calabria: UIL Scuola, giovedì 28 il I° Convegno provinciale dei servi educativi e delle scuole dell’infanzia

(26) La UIL Scuola di Reggio Calabria, sezione paritaria e privata, con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale e l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, in un momento strategico della storia dei diritti dei bambini e della vita dei servizi pubblici e privati,

in cui la recente Legge 107/2015 sancisce finalmente i livelli essenziali e definisce l’unitarietà del percorso curricolare 0/6, organizza il I° Convegno Provinciale del servizi Educativi e delle scuole dell'infanzia. La legge sulla "Buona scuola" ha assegnato al Governo una delle principali deleghe per la definizione di un sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni che coinvolgerà in un percorso comune i nidi e le scuole dell’infanzia pubblici e privati. Il convegno rappresenta un'occasione qualificata di confronto, di ripensamento e di rilancio dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia, tra l'Ufficio scolastico regionale, l’Amministrazione Comunale e Provinciale, dirigenti scolastici, gestori dei servizi educativi, coordinatori, insegnanti ed educatori, pedagogisti, esperti tematici, insomma una valida opportunità per approfondire quesiti e nodi sensibili sul prossimo futuro dei “servizi per l'infanzia pubblici e privati” e per adottare un atteggiamento di ricerca dialogante che potrà aiutare a individuare possibili prospettive e orizzonti di sviluppo ed evoluzione dei servizi dell’infanzia del sistema pubblico-privato. In particolare sarà affrontata l’attuale situazione del territorio calabrese per cogliere l’esigenza di obiettivi programmatici per garantire una diffusa promozione ed uniformità in tutta la Regione del diritto dei bambini all’educazione fin dai primi anni di vita. Il Convegno, inoltre, vuole essere un luogo di produzione di cultura pedagogica ed educativa, di esperienze e buone prassi, con l’illustrazione del metodo E.D.I. (educazione didattica innovativa) quale tematica centrale, che sarà approfondita durante la tavola rotonda, per ripensare una metodologia educativa quale modalità educativa e di istruzione nei servizi per l’infanzia. Il convegno è promotore della nascita del sistema integrato di educazione ed istruzione, pubblico-privato, attraverso l’unione delle competenze positive del sistema, esistenti sul territorio regionale, per creare nuove opportunità educative ai bambini calabresi attraverso l’implementazione di servizi di qualità. La partecipazione al convegno è gratuita e sarà attestata ai partecipanti quale attività di aggiornamento professionale di 4 ore, a valere ai sensi della normativa regionale vigente in merito all'obbligatorietà dell'aggiornamento professionale nei servizi educativi della Regione Calabria, autorizzati e accreditati. Per partecipare al convegno è preferibile inviare all’indirizzo scuolenonstatalirc@uilscuola.it il modulo di registrazione scaricabile dal sito: www.scuolenonstatalirc.wix.com/uilscuola.

 

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Villa San Giovanni (RC): il 23 gennaio veglia delle Sentinelle in Piedi

(25) Le Sentinelle in Piedi tornano a vegliare e questa volta lo fanno a Villa San Giovanni sabato 23 gennaio dalle ore 17 in piazza Rosario.

 

L’appuntamento, in concomitanza con altre 100 piazze in tutta Italia, nasce per bloccare il ddl Cirinnà sulle unioni civili che andrà in Senato il prossimo 28 gennaio. Una proposta di legge che attacca direttamente la famiglia perché crea un vero e proprio matrimonio gay. Infatti, in discussione non ci sono i diritti dei singoli all'interno di una coabitazione, o diritti di visita in ospedale, piuttosto che eredità da trasmettere a chi si crede più prossimo. Tutto questo è già regolamentato dal diritto privato. Dietro la pressione delle lobby Lgbt, anche il Parlamento sta per cedere alla pressione di una piccola minoranza. Ma una legge non renderà uguali due realtà differenti, poiché non è lo Stato a rendere unite due persone, non è l'uomo a decidere l'ordine della realtà. Esiste infatti la legge naturale che viene prima di ogni legge statale a cui il diritto civile di un governo democratico dovrebbe piegarsi per evitare il prevalere dell'opinione del più forte. Questa legge, riconoscibile nella realtà da ogni uomo di buona volontà con cuore e ragione, prevede che solo la donna e l'uomo siano complementari e potenzialmente fecondi. Dunque, qualunque cosa si opponga a ciò, fosse anche lo Stato, non può cambiare la realtà per cui nessuna relazione omosessuale porta a un'unione potenzialmente procreativa che esige un impegno permanente ed esclusivo per raggiungere il suo scopo. Illudere che una legge possa rendere uguali due realtà differenti in nome di un “sentimento” è una presa in giro innanzitutto di chi crede, in questo modo, di trovare la felicità, ma soprattutto di chi comincerà a pensare che il matrimonio sia un istituto basato sulle emozioni o le preferenze sessuali, perdendo il senso dell’impegno permanente, della fedeltà e della responsabilità, vero scopo del matrimonio a garanzia della continuità delle generazioni. Questo, dunque, è un dibattito su un bene fondamentale della nostra società: la famiglia. La nostra Costituzione riconosce la famiglia (ovvero prende atto che esiste da prima della Carta) come cellula primaria della società poiché la stessa è l’unica che può educare, in un nucleo stabile, cittadini capaci di contribuire al bene comune e di accogliere la diversità, all’interno di un'unione fondata sulla differenza sessuale. La prova lampante che il ddl Cirinnà scardina il matrimonio e quindi la famiglia, è che la stessa apra la strada alla concezione del figlio come un diritto, come un oggetto. Se questo testo diventasse legge due persone adulte avrebbero il diritto, in funzione unicamente di un desiderio, di fabbricare un bambino con ovuli, utero e seme esterni, sfruttando e pagando il corpo di donne straniere di tornare in Italia e di vedersi riconosciuto quel bambino come figlio, quando figlio non è. Tutto questo avverrebbe ai danni dei più piccoli che non solo sarebbero strappati ai loro genitori biologici, ma verrebbero cresciuti in assenza della necessaria bipolarità sessuale del padre e della madre. Come abbiamo già detto, è chiaro che non basterebbe eliminare dal DDL la stepchild adoption, perché qualora il nostro paese varasse una legge sulle cosiddette “unioni civili”, anche senza adozione, l’Europa ce la imporrebbe (vedi la sentenza contro l’Austria) o lo farebbe la magistratura a colpi di sentenze. Inoltre, anche senza figli, queste unioni indebolirebbero l'istituto matrimoniale, svilendone il significato, facendo passare l'idea che il compito procreativo ed educativo sono solo delle opzioni. Ecco perché bisogna scendere in piazza. Se il ddl Cirinnà, come abbiamo detto, disintegra la società partendo dalla famiglia, la società intera è chiamata a dire no ed è chiamata a farlo nello spazio pubblico poiché questa legge riguarda chiunque sia figlio, fratello, padre, madre, amico. La famiglia non è una delle tante opzioni possibili per costruire la società, il matrimonio non è “una modalità di vivere l’amore”, il figlio non è mai un oggetto. Il matrimonio è una reciproca donazione, esclusiva, di un uomo e una donna che si compiono nell'apertura alla generazione ed educazione di Da Nord a Sud il popolo è pronto per ritrovarsi in piazza a Roma il prossimo 30 gennaio per il nuovo grande family day. * Portavoce "Sentinelle in piedi" Reggio Calabria.

 

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Il TAR conferma la regolarità delle elezioni alla Camera di Commercio di Cosenza

(17) Con le sentenze gemelle 5 e 6 del 2016 appena depositate il TAR Calabria, SEZ. 2 (composta dai magistrati Schillaci, Anastasi, Sidoti) ha ribadito quanto già aveva statuito con la sentenza 1333/2015 dello scorso mese di luglio

 

(decidendo quella volta su una serie di ricorsi promossi da Confindustria contro Confcommercio e CCIAA): “le elezioni alla Camera di Commercio di Cosenza sono regolari.” Il principio questa volta è stato affermato dai giudici amministrativi decidendo sul secondo e sul terzo blocco di ricorsi presentati rispettivamente da Confagricoltura e da Confartigianato (contro, tra le altre, Coldiretti, Confcommercio CNA, CASA e Camera Commercio), avverso il complesso procedimento elettorale che aveva condotto alla guida della CCIAA di Cosenza il dott. Klaus Algieri sostenuto dalla contrapposta maggioranza. Le presunte irregolarità denunciate dalle organizzazioni degli imprenditori rimaste in minoranza nel Consiglio della Camera di Commercio, si sono dimostrate tutte infondate, al pari delle censure sui dati erronei e “gonfiati” ad arte – su cui le contrapposte associazioni avrebbero ottenuto la maggioranza – che avevano addirittura condotto le organizzazioni ricorrenti alla presentazioni di esposti avanti al Giudice Penale, poi tutti archiviati. Nell’articolata motivazione, il Tribunale Amministrativo catanzarese ha analizzato approfonditamente tutti i motivi di doglianza sollevati da Confartigianato e Confagricoltura ha statuito ancora una volta e perentoriamente la correttezza delle operazioni di rinnovo degli organi camerali e la correttezza della nomina del presidente della CCIAA di Cosenza. “Il TAR mette la parola fine alla stagione dei sospetti e conferma la correttezza di tutte le procedure che hanno condotto alla odierna guida della CCIAA di Cosenza, che sta improntando la sua azione alla cultura del fare e del fare insieme alle imprese e per le imprese, senza divisioni di sorta” E’ quanto riferisce il Presidente Algieri all’unisono con i rappresentanti delle associazioni che sostengono la maggioranza. Grande soddisfazione esprimono i legali delle associazioni di maggioranza (CONFCOMMERCIO, coldiretti, CNA, Casa Artigiani ecc.) uscite vincitrici dalla estenuante contesa avanti al giudice amministrativo, avv. Giancarlo Pompilio ed avv. Alfredo Gualtieri, nonché l’avv. Giancarlo Gargione legale della CCIAA che sottolineano come nella mirabile decisione i giudici abbiano sposato in pieno le tesi difensive illustrate nel corso del complesso procedimento giudiziario.

 

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Unioni civili/Generazione Famiglia: ddl Cirinnà bomba a orologeria. Il Senato respinga la “colonizzazione ideologica”

(16) “Il ddl Cirinnà è una bomba a orologeria piazzata nell’ordinamento giuridico perché esploda nei Tribunali al momento giusto, portando anche l’Italia alla deriva che ha colpito i Paesi che hanno approvato le ‘unioni civili’ anni fa:

 

dal matrimonio gay all’utero in affitto, fino alla poligamia di cui già si discute negli USA”. Lo afferma Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia, tra le associazioni promotrici del Family Day del 20 giugno e a lavoro per una nuova, imminente manifestazione a Roma in vista dell’inizio del dibattito in Senato sulle unioni civili. “La storia insegna che ogni scelta ipocrita di compromesso è destinata ad essere spazzata via – continua Savarese. Se non si protegge l’unicità assoluta del matrimonio tra un uomo e una donna come mezzo di riconoscimento della famiglia, con gli specifici diritti e doveri, si consegnano le future generazioni a quella ‘colonizzazione ideologica’ denunciata con forza da Papa Francesco”. Generazione Famiglia lancia un appello ai senatori di tutti gli schieramenti parlamentari affinché non cedano alle pressioni di segmenti potenti ma ideologici dell’opinione pubblica, mettendo al sicuro il diritto di tutti i figli che nasceranno di sapersi figli di un padre e una madre e non frutto di una perversa alchimia tra desiderio, tecnica e denaro.

 

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Rapporto del Partito Radicale in visita nelle carceri calabresi. Amnistia per la Repubblica e Garante dei diritti dei detenuti per la Calabria. Così Candido e Ruffa a conclusione delle visite nelle carceri calabresi effettuate come delegazione del Partito

(9) “Come ogni anno a Natale e Capodanno Marco Pannella e i Radicali – che con l'associazione Nessuno Tocchi Caino si occupano di abolire la pena di morte nel mondo e la pena fino alla morte in Italia – hanno visitato le carceri italiane.

 

Grazie alle autorizzazioni del DAP avute per l'interessamento di Rita Bernardini, nell'ambito dell'iniziativa Spes contra Spem, abbiamo deciso di visitare tutte, una per una, le dodici carceri calabresi con un tour iniziato la vigilia di Natale con la visita alla circondariale di Castrovillari (CS) e terminato il 5 gennaio alla casa di reclusione Luigi Daga di Laureana di Borrello. Il 26 dicembre mattina siamo stati a Palmi e il pomeriggio a Vibo Valentia. Il 27 sono state visitate le due case circondariali di Reggio Calabria, Panzera ed Arghillà. Il 29 dicembre siamo ritornati, dopo averci passato capodanno 2015, alla casa circondariale Ugo Caridi di Catanzaro e il 30 abbiamo visitato quella di Crotone. Capodanno – mentre Marco Pannella visitava Rebibbia – noi lo abbiamo passato con i detenuti del carcere di Rossano Calabro, il 2 gennaio con i ristretti nel carcere di Locri e il 3 a Paola la mattina e a Cosenza il pomeriggio. Abbiamo infine concluso il giro delle carceri calabresi con la visita il 5 gennaio ai detenuti della casa di reclusione di Laureana di Borrello (RC)”. È quanto si legge in un comunicato di Rocco Ruffa membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e Giuseppe Candido militante del Partito Radicale, segretario dell'associazione Non Mollare capo delegazione delle visite effettuate nelle dodici carceri calabresi. Oltre a Giuseppe Candido e Rocco Ruffa, per alcune visite erano presenti militanti e simpatizzanti del Partito Radicale: a Castrovillari: Claudio Scaldaferri, Emilio Quintieri, Gaetano Massenzo ed Ernesto Biondi; a Palmi: Gianpaolo Catanzariti; a Reggio C.: Gianpaolo Catanzariti, Giuseppe Mazza, Santo Cambareri e Gernando Marasco; a Catanzaro: Antonio Giglio ed Emilio Quintieri; a Crotone si è aggiunto – con funzione ispettiva – il Senatore Francesco Molinari di Alternativa Libera ed Emilio Quintieri quale suo accompagnatore; a Rossano C. Emilio Quintieri; a Paola Sabrina Mannarino, Carmine Curatolo, Emilio Quintieri, Claudio Scaldaferri ed Ernesto Biondi; a Cosenza Gaetano Massenzo, Emilio Quintieri, Claudio Scaldaferri, Ernesto Biondi e Valentina Moretti; a Laureana di Borrello Luca La Gamba e Gernando Marasco. “Le visite – si legge nel comunicato che è un'anticipazione di un rapporto delle visite effettuate che sarà pubblicato a breve comprensivo dei dati raccolti – hanno avuto lo scopo, in primo luogo, di verificare le condizioni di detenzione e di incontrare i detenuti per portare il messaggio del Partito Radicale con il quale è stato titolato il congresso di Nessuno Tocchi Caino svoltosi nel carcere di Opera il 18 e il 19 dicembre: "spes contra spem", essere speranza contro ogni speranza, come Abramo ebbe fede "sperando contro ogni speranza". Durante le visite abbiamo provveduto alla raccolta dei dati con un questionario carceri elaborato da Rita Bernardini, riguardante agenti e detenuti detenuti presenti distinti per grado di giudizio. Ciò ha reso possibile calcolare, per ogni istituto, percentuale di sovraffollamento, di detenuti in attesa di giudizio, di quelli che hanno la possibilità di lavorare evidenziando le principali carenze. "Ch'altri l'appella antro di Polifemo, palazzo altri d'Atlante e chi di Creta il labirinto e chi l'Inferno estremo, io ti so dir, del resto tutto tremo, ch'è rocca sacra a tirannia segreta" … scriveva Tommaso Campanella nella poesia filosofica dedicata "Al Carcere". Noi potremmo chiamarlo "carcere Calabria": palazzo d'Atlante senza direttore, un dedalo di "labirinti" di dodici carceri sparse tra le "Calabrie" di cui solo dieci hanno direttori effettivi perché due delle carceri visitate non hanno un direttore e sono affidatiti a direttori "reggenti" che devono perciò dirigere più di un istituto; un dedalo di labirinti in cui lavorano – ristretti pure loro, spesso ignorati dalla famosa quanto assente società civile – 1342 tra agenti e graduati della polizia penitenziaria, oltre educatori, personale medico sanitario, direttori; tutti senza un provveditore regionale la cui reggenza, anche questa a scavalco, è affidata al provveditore regionale della Basilicata, dott. Salvatore Acerra (dopo il suicidio del dott. Quattrone). Dovrebbero esserci 1473 agenti di polizia penitenziaria ma in realtà assegnati sono 1342 di cui 198 impegnati nel nucleo traduzioni. Con 2.385 persone detenute presenti al momento delle visite (di cui 60 donne) ed una capienza regolamentare di 2.692 posti (2.519 i posti effettivamente disponibili; alcune celle sono inagibili e il carcere di Arghillà ha due intere sezioni chiuse per carenza di personale) nel carcere "Calabria" il problema del sovraffollamento sembra superata (il valore medio si attesta al 95% rispetto alla capienza regolamentare). Ci sono però istituti sottoutilizzati come quelli di Crotone e Laureana ed altri, invece, che hanno superato la capienza regolamentare: Palmi (169 detenuti su 135 posti realmente disponibili – sovraff. 124%), Locri (92 detenuti su 89 posti), il Panzera (249 detenuti in 186 posti – sovraff. 134%) e Arghillà (178 detenuti in 176 posti) a Reggio Calabria. Quest'ultimo, in particolare, avrebbe una capienza regolamentare di 306 posti ma due intere sezioni sono chiuse (in realtà non sono mai state aperte) per mancanza di personale e i posti realmente disponibili sono 176. La cosa che fa specie è che di 2.386 detenuti presenti solo 1.414 (il 59,3 %) hanno una sentenza definitiva di condanna. Gli altri, il 40,7% circa della popolazione detenuta nelle calabre galere sta lì in attesa di giudizio. Ma questo è il dato "regionale" medio e la media se riguarda le persone non sempre è adatta a fotografare una realtà: nel carcere di Palmi, ad esempio, le persone detenute in attesa di giudizio sono il 75% della popolazione carceraria, il 68% ad Arghillà. Persino in una casa di reclusione come Rossano, dove in teoria dovrebbero starci solo detenuti con condanne definitive, più del 10% dei ristretti è in attesa di giudizio. "In molti casi appare urgente" – ha scritto Papa Francesco nel messaggio inviato in occasione della giornata mondiale della pace – "adottare misure concrete per migliorare le loro condizioni di vita nelle carceri, accordando un'attenzione speciale a coloro che sono privati della libertà in attesa di giudizio avendo a mente la finalità rieducativa della sanzione penale e valutando la possibilità di inserire nelle legislazioni nazionali pene alternative alla detenzione carceraria". Noi diciamo che l'irragionevole durata dei processi per la quale l'Italia è condannata da trent'anni dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per violazione dell'articolo 6 della Convenzione EDU, per i detenuti in attesa di giudizio si traduce spesso in irragionevole durata di una ingiusta detenzione considerato che, come nota l'avvocato Deborah Cianfanelli nel dossier giustizia del Partito Radicale inviato al Presidente della Repubblica, i processi per ingiusta detenzione o errore giudiziario sono oltre 2000 all'anno e, nel 2011, lo Stato ha pagato risarcimenti per 46 milioni di euro. Altra problematica delle carceri calabresi è quella dei mediatori culturali: assenti in ben nove dei dodici istituti visitati. Hanno un mediatore solo il carcere di Arghillà (dove però c'è è un volontario) di Reggio Calabria, il Caridi di Catanzaro dove ci sono 136 detenuti stranieri e un solo mediatore e quello di Paola in provincia di Cosenza. Ma il mediatore non c'è – ad esempio – a Rossano C. dove i detenuti stranieri sono 44 e dove c'è un'intera sezione di imputati per terrorismo internazionale unica nel suo genere in tutta Italia. Anche dal punto di vista sanitario le cose non vanno bene da quando la sanità in carcere è passata dalle dipendenze del DAP alle Regioni e, di conseguenza, da queste alle Aziende Sanitarie Provinciali. Innanzitutto in molte carceri visitate non c'è il servizio medico H24; c'è a Rossano C ma in alcuni istituti, come Laureana di Borrello, il medico è presente solo tre ore al dì. Nonostante nelle carceri calabresi ci siano 108 tossicodipendenti per lo più da cocaina visto che solo diciotto sono in terapia con metadone, 138 persone sono affette da epatite C, 11 disabili motori e 513 casi psichiatrici trattati per lo più con ansiolitici. Il diritto alla salute – in Calabria già poco tutelato fuori dal carcere – per le persone private della libertà diventa un miraggio. A Laureana di Borrello per un banale mal di denti si passa la nottata: detenuti e agenti; bisogna chiamare il 118; l'ambulatorio odontoiatrico e gli altri ambulatori della struttura sono lasciati senza materiale di consumo. E per una visita odontoiatrica esterna può capitare che il detenuto debba aspettare oltre sette mesi per avere l'autorizzazione del magistrato di sorveglianza. Perché il magistrato di sorveglianza è stracarico di lavoro e spesso non gira tra le celle come dovrebbe. Emblematico il caso di Biagio, detenuto a Palmi, che essendo stato operato al colon-retto vive con un pannolone e soffre per non potersi lavare adeguatamente in cella dove non c'è bidè né doccia, soprattutto i giorni del processo quando deve essere portato fuori dal carcere prima dell'ora delle docce comuni. Sempre a Palmi – solo per citare un altro esempio – non c'è uno specialista cardiologo e non hanno nemmeno la possibilità del tele consulto cardiologico. Un qualunque sintomo deve perciò essere preso come 'caso grave' e tradotto in ospedale. In alcuni istituti – come in particolare quelli di Palmi e Castrovillari – le condizioni strutturali degli ambienti detentivi sono mediocri, con umidità sia nelle celle sia nei corridoi; le docce, in violazione del Regolamento penitenziario del 2000, sono docce comuni alla sezione ed esterne alle celle con tre posti doccia e il soffitto e le pareti verdi dalla muffa. Si riesce a garantire una doccia giornaliera ma l'acqua calda, in molti istituti non viene erogata tutto il giorno. Come a Palmi e Castrovillari pure a Vibo Valentia, dove le celle hanno il bagno con doccia, l'acqua calda arriva mezz'ora al giorno. A questo quadro generale vanno aggiunti 161 atti di autolesionismo in due anni: 99 nel 2014, 62 nel 2015, nove agenti vittime di aggressioni, due detenuti e un agente suicidi nel 2014 e nel 2015. Dovrebbero esserci 56 educatori in pianta organica ma assegnati effettivamente in servizio nel "carcere Calabria" sono solo in 42. Pure per ciò che attiene la finalità rieducativa e di reinserimento sociale dei detenuti nelle carceri calabresi si è lontani dal dettato costituzionale: come il diritto alla salute anche il lavoro in carcere resta un miraggio. Di 2.385 persone detenute solo 587 (il 24,6%) lavoravano alle dipendenze del DAP facendo, tra l'altro, mestieri come scopino e porta vitto poco spendibili all'esterno del carcere. Altri dieci soltanto lavorano in carcere per imprese o cooperative esterne e solo sedici lavorano all'esterno in condizioni di semi libertà: quattro per conto proprio e dodici dipendenti da datori di lavoro esterni. Solo 75 detenuti hanno permessi premio e ben 661 di loro non effettuano regolari colloqui: oltre gli stranieri ci sono persone totalmente abbandonante anche dalle loro famiglie. Numeri che tradotti in percentuale stanno allo zero virgola e che palesano il fallimento della funzione rieducativa e di reinserimento sociale della pena detentiva. Un ultimo aspetto riguardante i diritti dei detenuti è che, in molti istituti, manca il regolamento (spesso è in fase di approvazione da parte del DAP, dicono) ma in tutti c'è una carta dei diritti e dei doveri disponibile anche nelle lingue di appartenenza quando ci sono detenuti stranieri. La sensazione che rimane al termine di queste visite è che, sebbene vi sia un miglioramento nelle condizioni di sovraffollamento (che comunque permane in alcune carceri) ed alla buona volontà di direttori, comandanti ed educatori, molto resti ancora da fare per porre termine alle violazioni del diritto e dei diritti umani. In particolare, oltre ai problemi infrastrutturali di molti istituti, restano insufficienti – marginali – le misure volte alla formazione e al reinserimento dei detenuti rendendo così le carceri luoghi dove spesso si impara o si consolida la tradizione criminale. Il carcere è un luogo dove ci si può perdere per sempre o dove, invece, ci si può ritrovare per sempre. Dovrebbe almeno in teoria essere un luogo dove rieducarsi e reinserirsi a pieno titolo nella società. È necessario ripensare il carcere, rendendo effettive ed incentivando misure alternative alla detenzione. Come Partito Radicale anche dalla Calabria ribadiamo però che una riforma strutturale della giustizia in Italia deve necessariamente partire da un provvedimento di amnistia ed indulto come aveva suggerito Napolitano nel messaggio inviato alle Camere nell'ottobre 2013 rimasto inascoltato; amnistia e indulto che sarebbero in grado – da soli – di creare le condizioni affinché, grazie all'alleggerimento dei carichi giudiziari ed alla deflazione penitenziaria, che consentano di ripensare la funzione stessa del carcere come istituzione formativa piuttosto che solo punitiva o afflittiva, un carcere dove la detenzione in cella sia prevista quando vi è reale necessità di non nuocere ad altri e per il minor tempo possibile; carceri in cui la maggior parte del tempo è impiegato per migliorare sé stessi e non perduto nell'ozio forzato della cella. Quello che invece la politica regionale subito potrebbe e dovrebbe fare è evidente: istituire anche in Calabria la figura del garante dei diritti delle persone private della libertà personale”. (Nella foto in alto: Camabreri, Mazza, Comandante Paino, Marasco, Candido, Catanzariti e Ruffa).

Detenuti presenti nelle dodici carceri al momento delle visite,distinti tra detenuti con sentenza definitiva e detenuti in attesa di giudizio

Tassi di sovraffollamento-percentuale detenuti presenti rispetto alla capienza regolamentare effettivamente disponibile

 

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Unione Nazionale Consumatori: canone RAI in bolletta elettrica, “Tutto chiaro? Neanche per idea”

(8) A partire dal 2016 pagheremo il canone Rai pari a 100 euro, in bolletta elettrica e rateizzato, però a causa dei tempi tecnici necessari all’adeguamento dei sistemi di fatturazione, le rate scadute verranno addebitate nella prima fattura successiva al 1° luglio 2016.

 

Tutto chiaro? Neanche per idea, sostiene l’Avv. Saverio Cuoco, responsabile regionale dell’Unione Nazionale Consumatori Calabria, se è vero che i cittadini stanno chiamando di continuo l’associazione con richieste di chiarimenti. Si tratta di “preoccupazioni fondate”, considerato che, come previsto dalla Legge di stabilità 2016, dovranno essere incrociate le banche dati  dell’Anagrafe tributaria, dell’Authority per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, dell’Acquirente Unico,  Ministero dell’Interno, Comuni e quant’altro e con l’introduzione del pagamento del canone Rai insieme alla bolletta della luce, senza le necessarie e preventive verifiche, ma addebitandolo indistintamente a tutti gli utenti, il rischio di errori è elevato ed attribuirà ad essi l’onere di dover dimostrare il contrario, ovvero l’esenzione per vari motivi della corresponsione di tale imposta. Insomma, prosegue l’Avv. Cuoco, il solito gioco del fisco italiano che “presume” la debenza dell’imposta e poi scarica sul contribuente l’onere di dimostrare il contrario. I maggiori errori si potrebbero riscontrare in maniera elevata in due casi: quando l’intestatario del contratto di fornitura elettrica è diverso da chi ha pagato fino ad oggi il canone Rai, e quello di chi paga la tariffa D3, che viene applicata sia ai residenti con impegno di potenza superiore a 3 kW sia ai non residenti, che il canone, invece, non devono pagarlo. La “furbata” inoltre, consiste che, con l’addebito del canone RAI nella bolletta elettrica, chi non lo pagava potrà essere chiamato da Equitalia a corrispondere gli arretrati degli  ultimi 10 anni maggiorati di 5 volte il canone stesso, a meno che non si dimostri con scontrino alla mano, ben leggibile e con data ben visibile, che il televisore è stato acquistato regolarmente soltanto nell’anno 2016. Numerose intanto sono le domande che si stanno ponendo in questi giorni gli utenti RAI e che rivolgono all’associazione e precisamente: esiste la possibilità di dover pagare gli ultimi dieci anni per chi effettua il pagamento della bolletta della luce, trattandosi di una sorta di “autodenuncia” e di ammissione del debito? chi non paga il canone Rai o qualche rata dello stesso, potrà subire l’interruzione della fornitura del servizio elettrico? Nel caso in cui il contratto della luce è intestato ad uno dei coniugi, ma il canone l’ha sempre corrisposto l’altro, cosa accade, arriveranno due richieste di pagamento? Chi paga il canone tra inquilino e proprietario dell’appartamento? Se l’immobile è occupato da piu’ studenti, chi dovrà corrispondere il canone Rai? Dopo quanto tempo si prescrive il canone RAI?  Se in casa si convive con una persona di almeno 75 anni con un reddito basso si puo’ evitare il pagamento del canone Rai? Sono solo alcune delle domande che si pongono gli utenti Rai in questi giorni, ai quali ricordiamo che il pagamento dell’abbonamento Rai è obbligatorio per il solo fatto di essere possessori di un apparecchio Tv indipendentemente dall’utilizzo dello stesso e che dopo l’approvazione della legge di stabilità, non è più possibile chiedere la cessazione dell'abbonamento per suggellamento del televisore. Chi ritiene di non dover pagare il Canone Rai inserito nella bolletta della luce deve attivarsi effettuando un’apposita comunicazione (come da relativo fac-simile che potrà essere scaricato dal sito internet dell’associazione) che andrà spedita, con raccomandata a.r., all’Agenzia delle Entrate di Torino o in alternativa consegnandola direttamente all’Ufficio delle Entrate più vicino al luogo di propria residenza. Nella dichiarazione andrà indicata la causa per cui non si è tenuto al versamento del Canone Rai, causa che potrebbe consistere, per esempio, in una delle seguenti ipotesi: soggetto titolare di esenzione dal pagamento del Canone Rai (persona con almeno 75 anni di età e un reddito, sommato a quello del proprio coniuge, non superiore a 8.000,00 euro annui, non convivente con altri soggetti); versamento già eseguito dall’altro coniuge o convivente; nelle case date in locazione qualora l’utenza dell’energia elettrica sia intestata al proprietario, la disponibilità degli apparecchi televisivi è soltanto degli inquilini; in caso di seconda casa poichè, anche se il canone sarà addebitato solo sulle bollette dell’energia elettrica dell’abitazione principale del nucleo familiare, il tributo è dovuto una sola volta indipendentemente dagli immobili posseduti e dal numero di apparecchi televisivi in possesso. L’Unione Nazionale Consumatori Calabria infine,chiede impegni più precisi per il contratto di servizio, che stabilisce gli obblighi  della Rai verso l’utenza e precisamente: maggiore rispetto dei diritti dei minori, divieto della pubblicità ingannevole, divieto di promozione del gioco d’azzardo, cessazione dell’innalzamento del volume durante gli spot pubblicitari  e qualità della programmazione, con la fine delle continue repliche estive di vecchi programmi televisivi e con l’aumento di programmi di informazione e di servizio per i cittadini. Per ulteriori chiarimenti o informazioni è possibile consultare il sito internet dell’associazione www.uniconsum.it o contattare telefonicamente la stessa allo 0965/24793. Il Presidente Regionale, Saverio Cuoco.

 

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Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uil Temp sulla vertenza precari: «Contratti 2016 ottimo risultato, un altro passo avanti verso la stabilizzazione»

(7) «La lotta paga, le battaglie portano frutti importanti, finalmente gli lsu lpu calabresi possono tirare un sospiro di sollievo.

Dopo lunghi mesi di vertenza siamo riusciti a garantire anche quest'anno le risorse e deroghe per il 2016. Continueremo a vigilare, sollecitando l'intera classe politica regionale e nazionale affinché si possano realizzare le condizioni che portino all'avvio del percorso di stabilizzazione del bacino del precariato calabrese». E' quanto dichiarano in una nota i segretari generali regionali della Uil Temp Gianvincenzo Benito Petrassi, della Nidil Cgil Antonio Cimino e della Felsa Cisl Carlo Barletta. «Già nel 2014 la lunga lotta dei lavoratori, affiancati dai sindacati confederali, aveva ottenuto l'importante risultato di garantire i contributi e la contrattualizzazione. Un risultato niente affatto scontato – visto che per ottenere il rifinanziamento e la conferma delle deroghe, proseguono i segretari generali di categoria – nel corso dell'ultimo anno siamo stati costretti a tornare più volte in piazza, arrivando a bloccare i principali nodi  viari ed aeroportuali della regione nella grande manifestazione del 28 luglio di quest'anno. Una battaglia vinta, possiamo dire oggi, grazie alla grande tenacia dei lavoratori che, a fianco ai sindacati confederali, hanno chiesto a gran voce ed ottenuto il loro sacrosanto diritto al lavoro. Un risultato ottenuto grazie al grande spirito di unità e di partecipazione evidenziato da tutti i precari calabresi. E proprio su questa strada bisogna continuare, promuovendo azioni di lotta collettive, sotto le insegne delle OOSS confederali, che spesso lavorando in silenzio, fuori dal clamore mediatico, hanno ottenuto i risultati più importanti grazie al sostegno ed alla coesione fra lavoratori che in una fase storica come quella attuale così difficile è ancora più importante». «Dispiace registrare che di tutta la delegazione parlamentare calabrese, composta da numerosi deputati e deputate, solo pochi hanno inteso sostenere in modo continuo e costante la battaglia dei precari calabresi. Ciò a fronte di una vertenza che interessa un bacino di circa 5 mila persone e che per numeri ed importanza va considerata come una delle vertenze più importanti in Italia. Auspichiamo che da ora in avanti gli altri rappresentanti politici eletti in Calabria affianchino questa vertenza affinché si possa giungere ad un risultato definitivo. Basta con il lavoro nero legalizzato, ai precari calabresi va riconosciuto il diritto ad un lavoro stabile e definitivo». «Nonostante i risultati fino a qui prodotti – aggiungono Cimino, Barletta e  Petrassi e  – siamo comunque costretti a stigmatizzare il comportamento di alcuni Sindaci calabresi, di vecchia e nuova memoria , che ancora si ostinano a non sottoscrivere i contratti, nonostante le indicazioni di legge siano chiarissime, e di altri Sindaci che, con atteggiamenti che con atteggiamenti che appaiono furbeschi e discrezionali, e che non vorremmo fossero in realtà anche espressione di pratiche clientelari di antico retaggio, hanno proceduto alla contrattualizzazione di una parte dei lavoratori, lasciandone fuori altri».

 

 

 

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Crea allarme sociale l’annunciata liquidazione di Banca Brutia BCC. Costituito a Cosenza un comitato di soci e risparmiatori

(6) Lo scandalo Banche non è solo quello alla ribalta sui media nazionali, ma anche in Calabria si sta consumando una vicenda simile nel silenzio generale, “per ovvi motivi di riservatezza”

 

per come ha scritto l’attuale commissario di nomina Banca Italia, Angelo Pio Gallicchio, più volte sollecitato ad un confronto dai numerosi soci. Viene spontaneo dire che sono facilmente comprensibili ed “ovvi” i motivi della richiesta riservatezza. Certo ai circa 1800 soci non va bene di non poter conoscere e intervenire sul proprio destino e sul destino dei propri risparmi. Nell’opacità più assoluta si sta consumando l’ennesima espropriazione di quote sociali a favore di altri soggetti “ovviamente” ben identificati. I soci a tutto questo non ci stanno, non accettano di vedersi pretestuosamente revocati affidamenti e prestiti, non ci stanno all’assoluta segretazione di ogni atto che si sta compiendo in loro pregiudizio, non ci stanno al silenzio del Governo e della Banca d’Italia. Per queste ragioni si è costituito a Cosenza promosso dal Movimento difesa del Cittadino un comitato di soci e risparmiatori che vede aderire oltre 250 persone, nei prossimi giorni saranno presentati in procura i primi esposti e le prime interrogazioni parlamentari. Il comitato denuncia e rifiuta quello che è stato il destino di altre decine di Banche Cooperative, guarda caso per le BCC Calabresi non c’è quasi mai una soluzione che salva i soci che per definizione sono piccoli risparmiatori, e gli sportelli passano di mano quasi sempre agli stessi soggetti a prezzo di svendita. Negli ultimi quattro anni c'è stata un incremento del fenomeno dei commissariamenti “indotti”, finiti quasi tutti nella “confisca” delle quote dei soci risparmiatori, e così, mentre i grandi gruppi creditizi nazionali e le banche vicino ai membri del governo vengono salvate, alla periferia del sistema bancario del nostro paese sono apparse alcune a dir poco preoccupanti zone d'ombra. C'è chi dice che la recente escalation di commissariamenti, in gran parte decisi negli ultimi 4 anni, sia l'effetto di un giro di vite voluto da Stefano Mieli, direttore centrale banca d'Italia che guida il servizio di vigilanza sugli intermediari finanziari, quindi prima raccolgono il danaro, autorizzano l’apertura degli sportelli, e in qualche anno attraverso il commissariamento fanno sparire tutto,  anzi attraverso consolidati meccanismi le partite cattive vanno in rottamazione mentre quelle buone e solo quelle vanno in regalo, cioè ad un euro, alla solita Banca che fa subito plusvalenze. Ci si chiede se il citato direttore è lo stesso Stefano Mieli che insieme ad altri alti funzionari, tutti insieme, argomenta il pm di Trani Ruggiero, “con condotte reiterate, in tempi diversi in esecuzione di un medesimo disegno criminoso (consistente nella previsione e volontà di far conseguire alle banche la maggiore quantità  di moneta), adottavano consapevolmente e deliberatamente … determinazioni amministrative (istruzioni, circolari, note, decreti ministeriali, il ministero del Tesoro), in contrasto/violazione della legge in materia di usura … così consapevolmente fornendo un contributo morale necessario ai fatti-reato di usura materialmente commesse dalle banche”, se così fosse siamo non solo preoccupati ma pure di fronte ad una vera e propria organizzazione che rappresenta l’ennesimo coacervo di poteri forti, che di fatto governano il sistema creditizio Italiano e non solo. Questa è la preoccupazione dei 1800 tra pensionati, impiegati, commercianti ed imprenditori, di essere finiti in un tritacarne ed in meccanismi più grandi di loro, con la conseguenza che stanno per essere privati dei propri risparmi in barba alla trasparenza, al dettato costituzionale di tutela del risparmio ed alla decenza. Movimento difesa del Cittadino – Membro CNCU presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

 

 

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Reggio di Calabria: Mondoconsumatori, arrivano i saldi

(4) Quadro non roseo in vista dei saldi invernali che partiranno oggi  in Calabria. Secondo i primi dati elaborati, la spesa si attesterà a 179,00 Euro a famiglia, esattamente come lo scorso anno, ciò viene dichiarato da Antonio Merenda, Segretario Generale di Mondoconsumatori.

Emerge che quest'anno quasi una famiglia su due (il 45%) approfitterà dei saldi, ma con acquisti mirati e un budget che resterà sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno. Alla base della mancata ripresa delle vendite, c'è l'eccessiva vicinanza tra le feste e la partenza dei saldi per cui "i cittadini arrivano all'avvio degli sconti di fine stagione con i portafogli già svuotato dalle spese per le feste natalizie e di fine anno". Per invogliare anche i consumatori più reticenti agli acquisti, i negozianti sono pronti a sconti da record, secondo la previsione. Nel periodo di riferimento, per tutte le voci di spesa coinvolte nelle vendite di fine stagione, dall'abbigliamento alle calzature, si registrano sconti in continuo rialzo. I commercianti, insomma, secondo l'associazione Mondoconsumatori, sono stati indotti dalla crisi a ridurre sensibilmente i prezzi. Anche nel 2016 gli sconti continueranno a salire. Il record è per i vestiti che saranno scontati del 31,1%, dal 25,4% del gennaio 2015, con un incremento dello sconto del 14,38%. Il secondo capitolo di spesa più scontato saranno le calzature: i prezzi scenderanno del 27,35%, con un ribasso record, rispetto al gennaio 2015, del 15,89%. Il calo minore, come sempre, spetta agli accessori, con uno sconto stimato del 15,37%, dal -13,7% del gennaio 2015. Dall'indagine dell'associazione Mondoconsumatori, conclude Merenda, emergono in modo chiaro due cose. In primo luogo, che durante la recessione gli sconti sono progressivamente saliti. In secondo luogo che gli sconti solitamente pubblicizzati in vetrina (70%, 50%) sono gonfiati.

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Foti (FI): “Commessi tanti errori, ora ripartire dalla nostra base”

(5) L'accorato appello al cambiamento lanciato dal Presidente della Provincia Raffa deve trovare immediato riscontro in chi di dovere, non possiamo permetterci di disperdere il contributo di chi è costantemente a lavoro per il territorio.

 

Se ci deve essere, nel nostro Partito, una fase di rinnovamento è chiaro che non può prescindere proprio da chi conosce i problemi della nostra gente, non può essere diversamente. È quanto dichiara in una nota il Vice Coordinatore di Forza Italia in Calabria Nino Foti. Condivido e comprendo, continua Foti, l'amara riflessione di Peppe Raffa, con il quale mi sono confrontato a lungo in questi giorni. Nel corso di questi anni abbiamo lavorato tanto, insieme ai nostri dirigenti, ai nostri rappresentanti presenti in tutti i comuni della Provincia, per fare di Forza Italia quel grande movimento capace di ascoltare ed offrire risposte concrete. Insieme ai tanti sostenitori, portando avanti anche l'importante lavoro di chi mi ha preceduto nel ruolo di Coordinatore Provinciale, abbiamo ottenuto, grazie ad un'azione di coinvolgimento e radicamento capillare, tantissimi successi elettorali. Ci siamo sacrificati allora, quando in pochi ci credevano, e non abbiamo esitato a farlo anche di recente, quando in tanti hanno preferito virare verso altri lidi. È chiaro quindi che adesso dispiace vedere che tutto sta prendendo un'altra direzione rischiando di vanificare i nostri sforzi. Come ho avuto più volte occasione di dire, sono stati commessi tanti errori negli ultimi tempi. Tante risorse preziose per il nostro movimento non sono state valorizzate, tante storie di successi sono state quasi dimenticate e si è preferito affidare responsabilità senza considerare i reali meriti, infrangendo quelle regole basilari che hanno costituito da sempre la struttura portante del nostro movimento. Il paradosso purtroppo è che nonostante ci siano state tante, troppe discussioni, è mancato un reale confronto sia interno al Partito che con la nostra gente, e i risultati, in termini di crescente disaffezione, sono sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, aggiunge Foti, ritengo che sia necessario rispettare quanto costruito in questi anni e credo pertanto che abbiamo il dovere, prima di prendere qualsiasi decisione, di confrontarci con tutti i nostri amministratori e con i nostri sostenitori e verificare se questo movimento sia ancora in grado di offrire le risposte necessarie specialmente su quei temi che riguardano lo sviluppo del Sud e della Calabria. Nei prossimi giorni quindi avvieremo un percorso di ascolto del territorio e a tal proposito invito sin da ora tutti gli amministratori, i dirigenti e i rappresentanti storici del nostro Partito, a partecipare offrendo il proprio contributo a quello che auspico possa essere un confronto serio e costruttivo. Di fronte all'assenza del Governo Nazionale, conclude Foti, che sembra aver abbandonato la Calabria, di fronte alla confusione con la quale si muove l'azione della nostra amministrazione regionale, non possiamo assolutamente permettere che, in un territorio già in estrema difficoltà come il nostro, non vi sia una forza politica che tuteli i cittadini e si batta a gran voce a loro fianco. Forza Italia ha da sempre incarnato questo ruolo, ma se vuole continuare a farlo, come io mi auguro, certamente deve ripristinare quei valori e quei principi che per lungo tempo l'hanno resa vincente”. Nino Foti, Vice Coordinatore regionale Forza Italia Calabria.

 

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Motta San Giovanni (RC): immediate le operazioni di soccorso dell’Associazione Giada Medical Onlus alle prime luci dell’alba del nuovo anno

(1) Il terribile incidente stradale verificatosi sulla SS 106 a Lazzaro alle prime luci dell’alba del nuovo anno, e che ha visto coinvolte più autovetture e 5 feriti, ha richiamato la presenza dei volontari dell’Associazione Giada Medical Onlus

 

e del suo Presidente Paolo Giovanni Minniti che, appurato il verificarsi dell’evento, non ha esitato a recarsi sul luogo dell’incidente con l’automedica attrezzata per lanciare i primi soccorsi e rendersi subito operativo; altresì la presenza della stessa automedica ha evitato, grazie all’uso dei lampeggianti, il verificarsi di ulteriori collisioni. Una volta verificata la gravità dei soggetti lesi, le ambulanze del 118 hanno provveduto a trasportare, in ordine di priorità i soggetti più a rischio mentre una delle persone coinvolte che riportava lesioni meno gravi, è stata immobilizzata con apposita attrezzatura medica e trasferita in ospedale con la stessa automedica messa a disposizione dall’Associazione Giada Medical che, a sirene spiegate ha raggiunto in poco tempo il pronto soccorso degli Ospedali Riunuti di Reggio di Calabria. Questo è uno dei tanti interventi che i Volontari dell’associazione effettuano da tempo sul territorio reggino mettendosi al servizio degli altri. E’ necessario che i volontari, colminino i clamorosi vuoti della sanità pubblica mettendo a disposizione parte del proprio tempo, perchè basta un piccolo gesto per regalare sorrisi…

 

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Oppido Mamertina(RC): cena di beneficenza organizzata da Croce Rossa, Caritas, Azione Cattolica e Amministrazione Comunale

(2) “Questi sono gli eventi che rendono un paese migliore. Questa è stata una fantastica iniziativa e so già che il Sindaco Giannetta vuole riproporla al più presto."

 

Con queste parole il diacono Vincenzo Alampi, presidente della Caritas della diocesi Oppido – Palmi, ha commentato la cena di beneficenza che si è tenuta nel refettorio della Scuola Elementare di Oppido Mamertina. Alla serata, organizzata dalla Croce Rossa, dall’Amministrazione Comunale guidata da Domenico Giannetta, dalla Caritas diocesana e di Oppido e dall’Azione Cattolica, hanno partecipato molte persone residenti nel comune preaspromontano. Tutti hanno contribuito alla buona riuscita dell’iniziativa.  Grandi quantità di cibo sono state offerte dai cittadini. Gli amministratori comunali e i dipendenti comunali, oltre ad aver partecipato alla fase organizzativa, si sono dilettati ai fornelli per preparare pietanze prelibate da offrire agli ospiti. I membri della Caritas, della Croce Rossa e dell’Azione Cattolica hanno provveduto all’organizzazione della sala, al servizio, e all’intrattenimento post cena. Le istituzioni militari e religiose hanno offerto la propria collaborazione in fase organizzativa e il proprio supporto nella realizzazione della serata. Ma i veri protagonisti della serata sono stati gli ospiti. Famiglie italiane e di immigrati di diverse etnie, che sono arrivati in Italia in cerca di fortuna, ed hanno trovato in Oppido Mamertina il luogo ideale in cui cominciare la loro nuova vita. Tutti seduti a tavola, insieme alle istituzioni, insieme alle associazioni, insieme a coloro che tutti i giorni si occupano di loro e delle loro difficoltà, insomma, per dirlo con le parole del Sindaco Giannetta “Oppido Mamertina insieme a tavola, con gioia e spirito di solidarietà, senza alcuna distinzione tra chi fa la beneficenza e chi la riceve”. Ogni gruppo etnico ha voluto contribuire alla serata portando alcuni cibi tipici della propria terra di origine e, dopo la cena, ha intonato canzoni popolari nella propria lingua. C’erano rappresentanti del Burkina Faso, del Marocco, dell’Ucraina, della Bulgaria, della Romania e dell‘Egitto che hanno reso l’atmosfera ancora più gioviale. Nel clima festoso, allegro e cordiale, i commensali dopo aver cenato hanno partecipato al karaoke e alla tombolata organizzata dall’Azione Cattolica.  Tutti sono rimasti davvero contenti dell’evento e Oppido ha dimostrato ancora una volta il suo grande cuore e il suo grande spirito di accoglienza.

 

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Facile.it: Calabria, rallenta il calo dei premi RC auto (-3,61% in tre mesi). Il premio medio pagato resta più alto della media nazionale: prezzi addirittura in aumento a Crotone, la provincia più cara

(318) Negli ultimi tre mesi in Calabria i premi RC auto sono calati del 3,61%, poco più della media italiana fermatasi al -2,42%;

 

nonostante ciò gli automobilisti calabresi continuano a pagare cifre tra le più alte d’Italia, con una media di 632,07 euro l’anno (quella nazionale è pari a 512,40 euro). Questo è quanto emerso sulla regione nell’Osservatorio RC Auto di Facile.it (http://www.facile.it/assicurazioni-auto.html) e Assicurazione.it: secondo i dati relativi a novembre 2015, negli ultimi mesi, in alcune province calabresi i premi sono addirittura saliti. È possibile consultare l’indagine integrale sulla Calabria – che è stata effettuata monitorando i prezzi praticati dalle compagnie assicurative italiane e i preventivi degli utenti – visitando la pagina http://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-calabria.html.  

Le variazioni provinciali

 

Analizzando il quadro delle province, si nota come sia la provincia di Crotone quella che incide negativamente sulla media regionale: qui i premi annuali per chi deve assicurare l’auto sono pari a 771,73 euro e risultano addirittura cresciuti del 2,43% nell’ultimo trimestre. Di contro, nella provincia di Cosenza si è registrato il calo più evidente del periodo, pari al -6,75%: in virtù di ciò è proprio questa l’area della Calabria in cui si paga di meno, con un premio di 527,14 euro, molto vicino a quello nazionale. Tra i più fortunati della regione ci sono anche i cittadini che vivono in quel di Catanzaro, dove i costi delle polizze RC auto si sono fermati a 581,80 euro.Guardando ai numeri degli ultimi sei mesi, emerge una situazione tutt’altro che felice per i calabresi: su cinque province, ben tre registrano costi in salita, con il record a Crotone dove i premi sono aumentati di quasi il 14%. Le uniche che resistono nel trend di calo sono Cosenza e Catanzaro. Proprio quest’ultima è la provincia in cui, in un anno, i costi delle polizze auto sono scesi maggiormente (-32,92%). Nel confronto annuale la Calabria ha comunque registrato cali ben più elevati della media nazionale (-27,44% contro il -18,41%).

 

Garanzie aggiuntive e parco auto in Calabria

 

Per quanto riguarda il confronto delle scelte dei cittadini calabresi con quelle registrate mediamente in Italia per ciò che concerne le tipologia di copertura aggiuntiva, spicca l’assistenza stradale, richiestissima in fase di sottoscrizione della polizza. Oltre un calabrese su due (il 53,89% del campione) vuole questa ulteriore protezione, forse per via di un parco auto circolante piuttosto datato (l’età media in Calabria è di 9,94 anni).

 

Una curiosità: il 69% degli automobilisti calabresi dichiara, in fase di preventivo, di essere virtuoso e di trovarsi in prima classe di merito.

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Reggio di Calabria: vicenda Sporting Locri, Confesercenti “No alle minacce”

(317) Sulle recenti minacce al dirigente e presidente della squadra di calcio a cinque femminile dello Sporting di Locri, Ferdinando Armeni,

 

deciso a lasciare e quindi a cedere anche a titolo gratuito la società perché particolarmente scosso dal fatto, nonostante la vicinanza di tutto il mondo sportivo, compreso quello nazionale, il presidente di Confesercenti Calabria, Antonino Marcianò, nell’esprimere la propria vicinanza e quella di tutta la categoria che rappresenta, si esprime così. “Noi che facciamo della legalità una ragione d’essere, vorremmo dare il nostro contributo, il nostro sostegno. Ci auguriamo che la befana, nella calza, porti il regalo della tranquillità, del ritorno sui suoi passi del presidente della squadra di calcio femminile”. “Vogliamo testimoniare ed essere vicini a questa squadra – aggiunge il presidente di Confesercenti Calabria – e, partendo da questo triste episodio, vorremmo trasformarlo in positivo utilizzando queste ragazze come segno di riscossa e di opposizione a questi fenomeni di intolleranza”. Nell’evidenziare la necessità di non generalizzare, ne scherzare con questo tipo di fenomeni, che non giovano all’intera Calabria, il presidente Antonino Marcianò, nel ricordare anche le recenti minacce ai giornalisti Alessia Candito del Corriere della Calabria, Francesco Mobilio, giornalista de Il Quotidiano, e Pietro Comito, direttore dell’emittente LaC,  ritiene sia utile “un confronto ed un dibattito aperto con tutti. Se ci sarà un consiglio comunale aperto, ben venga. Ma – mette in guardia il Presidente – occorre andare oltre gli impegni formali, servono azioni concrete. Perché se anche lo sport viene colpito da un fenomeno per il quale tutti in questi anni ci stiamo battendo per sconfiggerlo, allora è finita per la Locride e per la Calabria. Perché questo testimonia che a nulla valgono i proclami, gli impegni. Bisogna essere fermi e decisi al di là delle formalità e dei proclami – conclude il presidente Antonino Marcianò – perché altrimenti resteranno vani anche gli appelli del vescovo che ha fatto a Natale, quando raccomandava di superare lo stato di povertà e di disagio che coinvolgono tantissime famiglie. Speriamo si tratti solo di una bravata ma resteremo sempre vigili e pronti a dare un contributo concreto affinché questa vergogna venga cancellata da azioni che possano dare il senso del riscatto di una intera popolazione”.

 

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Marò: flash mob di AN presso l’ambasciata indiana, Orsomarso “Teniamo alta l’attenzione del Paese su questa vicenda”

(319) Oltre cento militanti di Azione Nazionale hanno manifestato questa mattina fuori la sede dell'Ambasciata dell'India a Roma per chiedere a gran voce la liberazione dei due fucilieri della Marina Italiana, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

 

Gli esponenti del nuovo movimento di destra hanno aperto uno striscione con su scritto "Marò Subito Liberi" e sei di loro si sono incatenati per protesta fuori la sede diplomatica indiana per chiedere la liberazione dei due militari italiani. La manifestazione si è sciolta dopo oltre un'ora, con l'intervento delle Forze dell'Ordine che hanno rimosso le catene ai manifestanti. Per il portavoce di Azione Nazionale, Fausto Orsomarso, quella dei marò "è una vicenda tragica che sta segnando la vita umana e personale dei nostri soldati colpevoli soltanto di aver svolto il loro lavoro. Il silenzio dei governi italiani che si sono succeduti in questi quattro anni è assordante e la dice lunga sull'assoluta mancanza di dignità e sovranità nazionale e di mancanza di rispetto verso le Forze Armate impegnate ogni giorni in centinaia di missioni di pace in tutto il mondo". "La nostra iniziativa oggi – prosegue Orsomarso – vuole tenere alta l'attenzione di tutto il Paese sulla vicenda dei marò in un momento in cui il governo Renzi è chiaramente impegnato nell'opera di autocompiacimento e ha deciso di abbandonare a se stessi il destino dei nostri due connazionali".

 

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Reggio di Calabria: Generazione Famiglia contro la barbarie dell’utero in affitto

(316) “Gli uteri non si affittano! I figli non si comprano!” è il messaggio sulle locandine affisse in tutta la città dal circolo reggino di Generazione Famiglia per denunciare la barbarie dell’utero in affitto.

 

Secondo alcuni, l’uso del termine “utero in affitto” sarebbe offensivo e da sostituire con i preferiti “gestazione per altri” oppure “maternità surrogata”, termini sati per nascondere un atto di compravendita vergognoso condannato anche dall’UE. Recentemente, infatti, il Parlamento europeo ha approvato un emendamento al Rapporto sui diritti umani che «condanna la pratica della maternità surrogata, che mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come una merce; considera che la pratica della maternità surrogata, che implica lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per profitti finanziari o di altro tipo, in particolare il caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo, debba esser vietato e trattato come questione di urgenza negli strumenti per i diritti umani». Generalmente sono donne povere e bisognose quelle che si lasciano sfruttare da questo odioso mercato ma l’utero in affitto è un’arma a doppio taglio, da una parte costringe la donna a fattrice di figli per conto terzi, dall’altra riduce i figli allo stato di merce. L’utero in affitto è una violazione dei diritti umani anche quando non implica lo sfruttamento economico e sociale della donna perché comunque un essere umano viene trattato come merce e non come soggetto di diritto, il figlio. Ultimamente anche in Italia si è acceso il dibattito intorno a questa pratica, addirittura le femministe di SNOQ (Se Non Ora Quando) hanno lanciato un appello contro l’utero in affitto sottoscritto da numerosi intellettuali e gente dello spettacolo. Eppure, c’è chi in Italia vorrebbe legittimare questa pratica attraverso l’approvazione del ddl Cirinnà, la proposta di legge sulle unioni civili. Con l’articolo 5 di questa legge, infatti, è previsto il meccanismo della stepchild adoption, che di fatto renderebbe legittima questo commercio anche in Italia pur praticandolo all’estero. È bene, quindi, che il dibattito su queste tematiche sia sempre il più ampio ed approfondito possibile affinché il Parlamento non assecondi spinte ideologiche da parte di piccoli gruppi. La donna non è un oggetto, non è il macchinario di una fabbrica, e il bambino non è un prodotto commerciale, non è un bene di consumo! * Portavoce Generazione Famiglia, circolo di Reggio Calabria.

Generazione Famiglia (La Manif Pour Tous Italia)

“Generazione Famiglia” è movimento apartitico ed aconfessionale che nasce per ribadire l’unicità della famiglia fondata sull’unione tra un uomo ed una donna, riconosciuta con il matrimonio, ed il diritto di ogni bambino di avere un padre ed una madre. I benefici sociali dati dalla loro tutela e promozione sono per tutti e non ledono la dignità personale di nessuno.

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Candido (AlmCalabria) “La pena perpetua che uccide la speranza e ci pone fuori dalla costituzione”

(313) Riceviamo e pubblichiamo. "Gentile direttore, tra qualche giorno saremo costretti a pagare il canone alla TV concessionaria per il sevizio pubblico radiotelevisivo.

 

Anzi, da quest'anno lo pagheremo direttamente con la bolletta della luce, e chi si è visto si è visto. Ma se è e deve essere pubblico servizio radiotelevisivo, allora mi domando perché ai cittadini non sia consentito di poter conoscere (e quindi di poter deliberare, di scegliere) sulle diverse proposte e le diverse iniziative politiche presenti in "campo". Mentre le TV i telegiornali e i giornali, che pur dovrebbero svolger il loro servizio nell'ottica di servizio pubblico quando macinano carta grazie ai contributi che lo stato finanzia loro, erano pieni di titoli, di servizi e di approfondimenti sul fatto che il ministro Maria Elena Boschi avesse ottenuto la fiducia dei suoi (come si poteva dubitarne?), nulla si è detto invece ai cittadini di un congresso svoltosi, nei giorni del 18 e del 19 dicembre, nella casa circondariale di Opera organizzato da un'associazione politica radicale che si chiama "Nessuno Tocchi Caino". Un congresso al quale hanno partecipato oltre che esponenti Radicali di livello nazionale e di spicco come Emma Bonino, Marco Pannella, Sergio D'Elia, Rita Bernardini da sempre ostracizzati dall'informazione, anche esponenti di istituzioni importanti come il Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo che, tra l'altro ha portato un messaggio importante e inedito (se non fosse che si può riascoltare sul sito di radio radicale) del Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Un congresso organizzato dall'associazione Nessuno Tocchi Caino impegnata col Partito Radicale da decenni, anche con successi importanti per l'Italia alle Nazioni Unite come quella per la moratoria capitale, e che si batte per l'abolizione della pena di morte nel mondo ma anche contro la pena fino alla morte nel nostro Paese. Il titolo del congresso a cui hanno partecipato – seduti accanto – il capo del DAP, il Presidente emerito della Corte Costituzionale Gianni Maria Flick e più di un centinaio di detenuti ed ergastolani provenienti dalle carceri di tutta Italia; un congresso di cui gli italiani non hanno potuto sapere nulla. Un titolo che da solo poteva esser già notizia: "spes contram spem", in riferimento esplicito al passaggio di Paolo di Tarso, l'Apostolo delle genti, che sulla incrollabile fede di Abramo disse che "ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre dei nostri popoli". E pure l'argomento stesso era notizia: perché si parlava di abolizione della pena di morte e della pena fino alla morte, di abolire cioè l'ergastolo ostativo, quello che porta la dicitura: "fine pena mai" e che è stato più volte detto durante il congresso è contrario alla finalità rieducativa e di reinserimento sociale prevista dall'articolo 27 della nostra Costituzione per la pena detentiva. Quello che mi chiedo è se sia giusto che i cittadini non possano saper nulla di ciò che è avvenuto nel carcere di Opera durante quella due giorni congressuale, di ciò che si sia detto e, soprattuto, chi ha detto cosa. Perché se lo dice il Papa, o se lo dice Marco Pannella che l'ergastolo è sia inumano sia anticostituzionale, anche questa, come quella della Boschi che trova i numeri per non esser sfiduciata, sono delle "non notizie". Nel giornalismo, la regola dovrebbe essere che non è il cane che morde l'uomo la notizia ma, al contrario, l'uomo che morde il cane. Quindi, se il capo del DAP dice che l'ergastolo ostativo ci porta fuori dalla costituzione, questa dovrebbe diventare subito notizia. In un Paese normale ci sarebbero stati titoli, ultim'ora, approfondimenti, e in un Paese democratico si dovrebbe quantomeno aprire un dibattito. Un'intervista almeno a chi queste affermazioni le ha fatte. Invece c'è il silenzio. Un silenzio così assordante di notizie inesistenti, spesso trovate apposta per coprire, magari, qualcosa che non deve esser detto, che non deve esser comunicato. Non si dice nulla del fatto che il direttore di un carcere come quello di Opera con presenti oltre 150 ergastolani, il dott. Giacinto Siciliano abbia detto che è possibile cambiare e conciliare il rispetto della sicurezza con quello dei diritti umani. Nulla si fa conoscere ai cittadini delle parole contenute nel messaggio del Presidente Mattarella inviato a Marco Pannella, agli organizzatori e ai congressisti tutti, un messaggio letto da Rita Bernardini udito solo dai congressisti e gli abituali di radio radicale; né delle parole contenute nel messaggio del Ministro Andrea Orlando che ha affidato il suo scritto a Santi Consolo. Nulla si è saputo di un congresso che ha per titolo quello che, lo stesso Sergio D'Elia segretario riconfermato specifica non essere solo un titolo, ma un vero e proprio progetto, qualcosa che, dice, "allo stesso tempo, è metodo e merito, forma e sostanza, mezzo e fine, cioè un obbiettivo: spes contram spem. Un obbiettivo nel quale c'è anche a fondamento un metodo di lotta politica e civile che è quello di essere noi stessi speranza contro l'avere speranza, contro le tante speranze". Una cosa dirompente detta a dei detenuti con fine pena mai: Pannella dice agli ergastolani e ai detenuti: dovete voi esser speranza non solo per voi stessi, ma anche per i vostri familiari, per chi vi ama. Speranza per lo Stato che diventi Stato di diritto rispettoso della sua stessa Costituzione. Essere speranza contro quello che è stato definito "un marchio indelebile col quale lo Stato dice: tu non cambierai mai". Nulla di tutto ciò è stato raccontato ai cittadini, e nulla delle parole del capo del DAP Santi Consolo sono filtrate dalla cortina di ferro dell'informazione di regime: sull'ergastolo ostativo, dice Santi Consolo, "la mia posizione è nota perché ho già dato parere favorevole a questa abolizione" aggiungendo che "molte cose stanno cambiando in positivo". Il titolo del congresso, dice ai Radicali che l'hanno scelto, "vi rende vicini e sostenitori dell'opera di cambiamento che la Polizia penitenziaria sta portando avanti" ricordando che anche la Polizia penitenziaria ha cambiato motto: despondere spem munus nostrum. Assicurare la speranza, questo è il ruolo, la missione della nostra amministrazione". Poi Consoli, saltando indietro nel tempo, ricorda ai presenti come nacque in Italia l'ergastolo ostativo che ci porta fuori dalla nostra costituzione. "L'articolo 176 del Codice penale era compatibile con l'articolo 27 della Costituzione e nel nostro sistema, noi per primi, l'Italia, abbiamo concepito un articolo che parla di umanità. E che significa umanità? Significa speranza e lo esplicita l'articolo 27 laddove dice che la pena deve tendere alla rieducazione e se non si ha speranza come si può migliorare?". "Perché è successo tutto questo?", si chiede. "Perché abbiamo avuto gli anni di piombo e ricordo i dibattiti: la collaborazione, l'incentivare la legislazione premiale. Perché? Perché eravamo impreparati a comprendere un fenomeno" – spiega Santi Consolo – "perché non lo sapevamo contrastare e, allora, dovevamo premiare chi ci dava informazioni. E poi," – aggiunge ancora – "c'è stato il trionfalismo: abbiamo vinto e, su quella scia, abbiamo utilizzato gli stessi moduli, le stesse strategie per contrastare la criminalità organizzata" e "non ci siamo resi conto che la società aveva bisogno di opportunità, di modelli di vita alternativa che tenessero lontani i nostri consociati dal delitto, dal delitto che non paga mai. Ci siamo calati, da un lato, in un regime differenziato, il 41bis, e dall'altro in una accentuazione, in un'incentivazione della legislazione premiale che è giunta, ed è lì il vulnus dell'intero sistema, lì la violazione della nostra Costituzione che ci porta ad essere incostituzionali". È lì, a quel punto, che scoppia l'applauso degli ergastolani al capo del DAP. "Siamo arrivati ad affermare" – dice ancora il capo del DAP – "che c'è uno sbarramento all'accesso alla liberazione condizionale laddove non c'è collaborazione utile che si deve sostanziare in: o un contributo per evitare che il reato sia portato avanti ad ulteriori conseguenze, ovvero, ma questo si può fare nell'immediatezza, ci deve essere un ravvedimento immediato; e se questo ravvedimento immediato non c'è? Se l'autore del reato viene perseguito dopo molto tempo dalla commissione del reato? O il reato di per sé non offre questa opportunità? Allora bisogna dare un contributo utile o per l'individuazione degli autori o per perseguire nuovi autori". Poi aggiunge che nel legiferare "bisogna essere consapevoli di che cosa è la criminalità organizzata o la criminalità terroristica". E ancora: "Se l'organizzazione è stata sgominata. Quando tutti gli appartenenti a quell'organizzazione sono stati perseguiti, quale possibilità è data al singolo di collaborare. … Ad impossibilia nemo tenetur". "Non si può esigere un comportamento collaborativo", dice il capo del DAP, "da chi, de facto e de iure, non può oggettivamente darlo. E, allora, trasformiamo la pena detentiva in pena perpetua che uccide la speranza". La pena perpetua che uccide la speranza e che ci pone fuori dalla nostra costituzione. Parole del capo del DAP cui fanno eco quelle del presidente emerito della Corte costituzionale Flick. Riflessioni importanti su temi importanti cui non solo i cittadini dovrebbero poter conoscere attraverso giornali e telegiornali, ma su cui si dovrebbe fare approfondimento. Argomenti che dovrebbero discutersi persino nelle scuole perché "Riflessioni" con la R maiuscola a cui i giovani cittadini, in primis i giovani, avrebbero diritto di conoscere per comprendere quei valori fondanti della nostra Carta. Un congresso come quello di Nessuno Tocchi Caino dovrebbe essere approfondito da trasmissioni televisive e persino fatto conoscere ai ragazzi delle scuole, trascritto in atti da studiare come si fa per i convegni importanti e non invece dimenticato, ignorato così come si sta facendo, lasciato negli archivi a futura memoria. La televisione avrebbe il compito fondamentale di far conoscere ed educare i cittadini al rispetto dei diritti e a conoscere temi come l'abolizione della pena di morte o della pena fino alla morte; l'abolizione di quell'ergastolo ostativo che uomini dello Stato del calibro di Consoli ci dicono essere anticostituzionale. Meritoriamente qualche giornale è stato attento a non censurare del tutto, ma è qualche mosca bianca in mezzo al mare nero dell'informazione radiotelevisiva e non basta. Servirebbe una TV interamente dedicata ai diritti umani, un TV che aiutasse, assieme alla scuola, a formare cittadini consapevoli e non semplici sudditi. E servirebbe una TV in grado di far conoscere tutte le alternative. Altrimenti i populismi forcaioli trionferanno". * www.almcalabria.org.

 

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