Reggio di Calabria: processo “Alta Tensione”, lettera aperta dell’ing. Demetrio Cento “Il sistema giudiziario è all’affannata ricerca di rappresentanti dell’ormai nota zona grigia”

(124) Riceviamo e pubblichiamo. "Accecato dalla volontà di sostenere il tema dell’infanzia, che per oltre venti anni, è stato l’argomento principale del mio tempo libero e di cui mi sono occupato e a cui ho dedicato, con passione prima, e con competenza poi, ho continuato a proporre azioni positive e concertate nelle sedi istituzionali, insieme ai tanti attori di un processo lecito di crescita,

 

di confronto per fornire il mio contributo ad un tema importante per inseguire la crescita qualitativa dei servizi e delle proposte da garantire ai bambini di questa città. Ma in questo percorso sociale sono imbattuto in una vicenda giudiziaria, che definire grottesca é certamente limitativo rispetto alla realtà occorsa, che mi ha visto in attesa per ben 40 mesi trascorsi in religioso silenzio, senza annotazioni sulla prospettazione dei fatti raccontati, senza commenti su decine di articoli di stampa relativi alla mia persona in una gogna mediatica senza precedenti. Ho atteso comunque sereno, da imputato a piede libero, la sentenza di primo grado del processo “Alta Tensione”, attendevo che i soggetti deputati legittimassero la mia incolpevolezza, prima di esprimere la mie personali considerazioni, ma così non è stato. Ero affrancato dalla convinzione che il giudizio finale, si dovesse maturare attraverso tutti i riscontri emersi nel dibattimento, i dati fattuali e quelli probatori, i testi dell’accusa, ma anche quelli della difesa. Ho atteso tutto questo tempo nel convincimento che la giustizia si esprimesse esclusivamente sulle risultanze emerse nel corso del processo, e che le eventuali responsabilità penali fossero acclarate, oltre ogni legittimo dubbio, sulla base di ciò che fosse risultato nel dibattimento e non da ciò che si è raccontato, da ciò che si è documentato e si dimostrato e non in base a ciò che si è solo ipotizzato; ho atteso tre lunghi anni nell’augurio di trovarmi al cospetto di una sentenza di giustizia e non di giustizialismo. Ma alla fine la sentenza è stata emessa, e non ho ritrovato nulla di quanto attendevo, se non l’impressione della necessità di un sistema giudiziario all’affannata ricerca di rappresentanti della ormai nota “zona grigia”, che possano divenire facili surrogati di ciò che non appare o forse non si è in grado di colpire. Ed invece nel silenzio della mia condanna ho avuto l’impressione che si sia celato “l’opinionismo del giudizio”, il “potere della conoscenza” di un metodo giudiziario che caratterizza a volte la magistratura; un modello di applicazione del codice di procedura penale, che consente di legittimare ogni condanna, pur non ritrovando in essa alcuna certezza oltre ogni ragionevole dubbio, così come sostiene il nostro sistema giudiziario. E allora, quando questo accade, vi è il rischio che le condanne diventino una pura e semplice “opinione” e non una “decisione giusta”, che in quanto tale dovrebbe essere assunta a garanzia del principio di equità e di congruenza della ricostruzione storica dei fatti, rispetto alle prove legittimamente acquisite. La condanna dovrebbe giungere quando risulta provata, oltre ogni ragionevole dubbio la colpevolezza; in ogni altro caso dovrebbe essere consequenziale il proscioglimento, dato che la colpevolezza e non  l’innocenza dovrebbe essere il tema del processo. E allora da questa esperienza ho tratto un consiglio da rivolgere agli altri, a chi soprattutto svolge una qualunque attività in questo territorio, perché conosca cosa può succedere, in una città come la nostra, in un’aula di giustizia, quando un cittadino qualsiasi comprende che aver messo a disposizione, rispettando le regole e le modalità delle leggi vigenti le proprie competenze e professionalità, a sostegno della programmazione di azioni positive delle stesse Istituzioni, diventa un problema. E occorre sapere che in una città come la nostra, quando metti a disposizione le tue competenze, il tuo tempo, le tue risorse e lo fai in maniera gratuita, volontaria, allora tutto questo diventa non solo un problema, ma per quanto sostenuto dalla sentenza di primo grado, diventa addirittura un reato, ma non un reato amministrativo, non un reato qualunque, ma diventa uno dei più grevi reati che possono essere imputati ad un soggetto: il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. E allora è utile conoscere che in un contesto come quello di Reggio Calabria, si corre il rischio di fomentare ipotesi relative ad un patto scellerato di ‘ndrangheta, per il solo fatto di scendere in campo e mettersi in gioco; per il solo fatto di esporsi pubblicamente ad una visione probabilmente anche politica della vicenda; per il solo fatto di mantenere un rapporto e un amicizia, con un soggetto che, pur non essendo mai stato coinvolto in procedimenti di ‘ndrangheta possa, per rapporti familiari, essere associato e ricondotto ad un’appartenenza di ‘ndrangheta; per il solo fatto di avere affidato delle forniture ad un impresa, regolarmente operante nel territorio cittadino, senza avergli fatto lo screening familiare, pur se quella stessa impresa forniva regolarmente anche speciali corpi di polizia e tante altre Istituzioni Pubbliche ed organismi privati. E ancora è opportuno che noi tutti cittadini, di questa città sempre più triste, ci poniamo qualche domanda, su quale sia il sottile filo e la linea di demarcazione tra il giusto sospetto da mantenere e la verità dei fatti; su quanto sia necessario selezionare i nostri fornitori, non sulla base dei normali criteri qualitativi, ma in base ai loro eventuali collegamenti con soggetti che possono gravitare in sistemi criminali. Dovremmo chiederci tutti quanti come potremmo difenderci da quei rapporti che potendo celare pseudo appartenenze mafiose, rischiano di coinvolgerci a nostra insaputa. E cosa dovremmo richiedere ad un nostro fornitore, per essere certi che nessuna circostanza possa ricondurlo mai all’ipotesi di appartenenza o di aggregazione ad una cosca mafiosa? E come dovremmo tutelarci, non conoscendo personalmente i soggetti che possono gravitare attorno gli stessi fornitori, forse richiedendo il certificato del casellario giudiziario di tutti i soggetti che, anche lontanamente, potrebbero entrare in contatto con il nostro fornitore, o indagando sulle relazioni e sui rapporti che mantiene con altri eventuali fornitori, e cosi via? E allora i reati degli altri soggetti, quando esistono, possono diventare i nostri reati, e a nulla vale se la nostra condotta dimostra altro; non importa se non abbiamo mai partecipato consapevolmente a rafforzare questi soggetti, non importa se il nostro comportamento è stato indirizzato in un’altra direzione, non importa se non conosciamo neanche gli altri soggetti, e se addirittura non conosciamo nulla del loro percorso di vita e giudiziario, e non importa neanche tutto quello che è stato documentato e comprovato in una sorta di inversione dell’onere della prova, perché qualunque sia il nostro comportamento, per i giudicanti potrebbe diventare conseguenza di un patto di ‘ndrangheta. Ma nulla importa di tutto questo; dopo la sentenza ognuno dei giudicanti tornerà alla propria famiglia; sono certo che oltre ogni ragionevole dubbio, penseranno di aver fatto sino in fondo il loro dovere, di avere con coscienza espresso un giudizio di colpevolezza esente da ogni pregiudizio e basato sulla certezza di avere condannato un sicuro colpevole. Ma se tutto ciò non avverrà, se tutto ciò non sarà nella loro mente, o se tutto ciò nel tempo sarà smentito da altri giudicanti, chi risponderà alla propria coscienza, chi risponderà al potere dei giusti? E’ vero, ci sono tre gradi di giudizio poiché la possibilità di commettere un errore giudiziario, è insita nello stesso sistema, ma dovrebbe essere sempre individuata la vera motivazione che ha innescato l’errore, per diversificarla nettamente da quella che, invece, potrebbe essere solo la diretta conseguenza dell’applicazione inesatta di un modello giudiziario predefinito. Non è possibile la consequenziale applicazione di un “giudizio” di colpevolezza, quale mera conversione di una semplice ”opinione” di colpevolezza; occorre una “decisione giusta”. E’ una valutazione che rimetto a tutti voi, a voi che acclarate un giudizio di colpevolezza, a voi comuni cittadini che giudicate senza conoscere gli atti processuali, a voi organi di stampa che a volte invece che cronisti siete narratori di una sola parte, non esercitando la funzione di storici del presente e dimenticandovi che se volete giungere alla verità, di regola, dovreste ascoltare le “due campane” e non credere a nessuno delle due; ma è anche una valutazione che rimetto a chi, dopo di voi, dovrà confermare o smentire quello che è stato già acclarato, nella speranza che ciò non avvenga su una semplice “opinione” ma su un “giudizio” maturato nel rispetto dei canoni e delle procedure del codice penale a cui, ogni magistrato, a suo tempo ha prestato certamente giuramento. Aspetterò le motivazioni della sentenza di primo grado e dovrò purtroppo attendere ancora altro tempo, ci vorranno altri gradi di giudizio, affinché la mia “non colpevolezza” possa finalmente essere legittimata oltre ogni ragionevole dubbio". Ing. Demetrio Cento.

 

 

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La Cassazione annulla senza rinvio il sequestro subito dal giornalista Consolato Minniti de “L’Ora della Calabria”, sancendo un fondamentale precedente nell’ambito della libertà di stampa e della tutela della segretezza delle fonti

(122) Storica sentenza della VI Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione (Carribba Presidente – Iacoviello PG) che, in accoglimento dei motivi di ricorso elaborati dall’avvocato Aurelio Chizzoniti, in difesa di Piero Sansonetti già Direttore dell’Ora di Calabria e Consolato Minniti Capo Servizio della redazione di Reggio Calabria, ha annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale della libertà di Reggio Calabria,

 

con la quale in data 30 settembre 2013 era stata rigettata la richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e controfirmato, oltre che dal Procuratore Capo, dagli Aggiunti e da tre Sostituti. Il predetto provvedimento oltre a ordinare il sequestro di tutti i computer, le pen drive, hardware, telefoni cellulari, e dispositivi magnetici, rinvenibili presso la redazione dell’Ora e nella disponibilità del dottor Minniti, disponeva anche la perquisizione della sede della stessa estesa anche all’abitazione, all’autovettura ed alle pertinenze riconducibili al giornalista ed alla famiglia dello stesso. La vicenda trae origine dalla pubblicazione in data 12 settembre 2013 di un articolo a firma Consolato Minniti con il quale l’Ora di Calabria informava di una riunione riservata avvenuta a Roma presso la sede della DNA alla quale avevano partecipato alti Magistrati della Procura Nazionale Antimafia per un approfondimento sullo status investigativo afferente le stragi di mafie, preannunciando a conclusione del pezzo incriminato, un ulteriore articolo sull’argomento. Proprio per impedire il seguito e soprattutto per l’evidente tentativo di individuare la fonte genetica della informazione riservatissima, la Procura della Repubblica reggina emetteva il prefato decreto di sequestro e di perquisizione nel contesto di  diversi  ipotesi di reato quali 416 bis cp (nei confronti d’ignoti), 326 cp, 648 cp e 684 cp., tutti con l’aggravante di cui all’art. 7 Legge 203/91. Il TDL adito, con  provvedimento del 30 settembre 2013, rigettava la richiesta di riesame evidenziando che  «nella vicenda devoluta sussistono in modo evidente assai stringenti esigenze investigative che impongono il mantenimento del sequestro probatorio, atteso che quanto posto sotto sequestro non  solo risulta indispensabile al fine di accertare i fatti di reato oggetto di contestazione ma anche necessari ad impedire che vengano commessi ulteriori ed analoghi delitti», richiamando anche l’art. 253 c. 1. cp, che statuisce che “l’autorità giudiziaria dispone il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato per l’accertamento dei fatti”. Avverso detto provvedimento insorgeva l’avvocato Aurelio Chizzoniti, che eccepiva e motivava la violazione degli art. 252-253-370-256 e 200 cpp in funzione del «ruolo delicatissimo dell’informazione tutelato sia sul versante costituzionale (art. 21) che dalla Convezione europea dei diritti dell’uomo e della salvaguardia della libertà fondamentale (art. 10)». Secondo l’avvocato Chizzoniti ne derivava «l’insequestrabilità di computer, agende dei giornalisti, pc, cellulari, hardware e di ogni altro dispositivo magnetico, anche se il sequestro è stato disposto ed eseguito al fine di individuare la fonte anonima di notizie segrete che, nel caso di specie, non poteva che essere stata un “intraneus” alla pubblica amministrazione e che tali certamente non erano né il direttore responsabile dottor Piero Sansonetti, né il capo servizio dottor Consolato Minniti». Richiamando, altresì, l’ineludibile esigenza di controllare la cautela reale o probatoria al fine di consentire «una pronta tutela contro atti processuali invasivi di rilevanti posizioni, presidiate costituzionalmente, quali il diritto di proprietà e, per un giornalista, anche la libertà d’informazione ex art.21 della Carta Costituzionale», alla quale sono connessi la garanzia del segreto professionale e la riservatezza delle fonti di informazione, sottolineando come gli strumenti informatici operanti in redazione ed in possesso del giornalista siano indispensabili per l’esercizio della professione. In quest’ottica l’avvocato Chizzoniti ha dedotto anche che, ai fini della contestazione esplorativa di cui all’art 326 cp, «non basta che il pubblico ufficiale esponga al rischio della rilevazione notizie aventi la caratteristica della segretezza», ma è indispensabile che si provi l’istigazione alla rilevazione assumendo così anche “l’extraneus” lo status di concorrente nella consumazione del predetto reato. Il difensore ha inoltre eccepito che «il modus operandi degli investigatori ha messo in essere una ricerca esplorativa fuori da ogni controllo, condotta ad libitum, eludendo scolasticamente il principio di cui all’art. 200 c. 3 cpp e della funzionale disciplina ex art. 326 cpp», opinando che il rafforzamento della tutela delle fonti giornalistiche «non è un semplice privilegio concesso al cronista ma caso mai un diritto indispensabile alla libertà di stampa affinché la collettività sia informata su questioni importanti con precisi limiti per le autorità inquirenti, le quali non possono intervenire con mezzi invasivi utili a scoprire l’autore di fughe di notizie». Queste argomentazioni sono state condivise dal PG dottor Iacoviello che ha chiesto l’annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato stigmatizzando anche l’uso improprio dell’aggravante di cui all’art. 7 legge 203/91 alla quale spesso si ricorre per giustificare tutto e il contrario di tutto. La Corte, dopo le conclusioni dell’avvocato Chizzoniti che ha insistito per l’accoglimento dei motivi di ricorso, esaltando un importantissimo principio di diritto volto alla doverosa tutela della libertà d'informazione e della segretezza delle fonti, ha disposto l’annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato nonché del decreto di sequestro e di perquisizione disponendo la restituzione delle cose in sequestro ai legittimi proprietari. Ovviamente, eccezion fatta per i verbali della Direzione Nazionale Antimafia, fra l’altro, spontaneamente consegnati dal giornalista Consolato Minniti.

 

 

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Reggio di Calabria: D’Agostino (MEDA) “Problematiche strutture per disabili: i Commissari ciechi come talpe e sordi come le campane. L’arroganza e la tracotanza simil-mafiosa della triade supera ogni limite”

(121) di Demetrio Malara*. Riceviamo e pubblichiamo. "Certo che Reggio è una città strana, in questi  giorni abbiamo letto un pò dappertutto dello sdegno e dell’indignazione per la chiusura del campo CONI nel rione Modena, entro fine mese si prospetta invece la chiusura quasi certa di tutte le strutture per disabili mentali della città. Siamo venuti a conoscenza in modo casuale di questa notizia, oltremodo grave ed assurda.

 

I Commissari hanno deciso che tali servizi, secondo la loro opinione non sono ritenuti essenziali, per cui oltre non pagare gli arretrati per l’anno 2013, sono venuti  meno alla parola data, di pagare almeno le prime due mensilità del 2014. Tale situazione che ormai si protrae da tempo ha portato gli operatori a livelli minimi di sopravvivenza creando nuove sacche di povertà ed emarginazione. Tale decisione appare oltremodo arrogante ed con una tracotanza simil-mafiosa stanno creando dei danni irreversibili in tutta la nostra città. Il danno è perpetuato non soltanto ai disabili, agli anziani ma quindi ed anche soprattutto agli operatori del terzo settore ai quali viene negato il minimo diritto di vivere in modo dignitoso. Strutture che hanno fatto la storia dei servizi sociali a Reggio essendo l’unica e vera ancora di salvezza e di rieducazione dei molti soggetti  con disabilità varia, dopo tanti anni di sacrifici e di duro lavoro, dovranno necessariamente chiudere i battenti, ed i disabili ed anziani saranno segregati in casa agli arresti domiciliari. Questa situazione è inaccettabile e chiediamo con gran voce ai Commissari di uscire dai loro uffici e di rendersi conto una volta per tutte che Reggio non può sopportare in modo quotidiano mortificazioni e frustrazioni. Da parte nostra li vediamo ciechi come le talpe e sordi come le campane, non è più possibile continuare in tale situazione ormai che rasenta il paradosso e la follia. Tutto il Movimento Diversamente Abili da noi rappresentato, che in ogni caso non ha interessi economici direttamente legati a questa situazione, ma, che comunque lede la nostra coscienza di cittadini e professionisti impegnati nel disagio sociale. Questi comportamenti stanno instaurando nel cittadino sempre più una sfiducia nello Stato e negli organismi che lo rappresentano, cristallizzando stereotipi e modelli comportamentali antisociali. Noi non ci stiamo a questo massacro dei bisogni quotidiani e gridiamo a gran voce ai Commissari di tornarsene a casa per evitare  dei danni ancor più irreversibili. Reggio deve tornare ai cittadini". La Segretaria Regionale del MEDA sig.ra Rosy D’Agostino. *Responsabile della Comunicazione.

 

 

 

 

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Reggio di Calabria: INPS, Annunziato Azzarà nuovo Presidente del Comitato Provinciale

(120) Venerdì 11 aprile 2014 si è svolta la riunione di insediamento del nuovo Comitato Provinciale INPS di Reggio Calabria. Il nuovo organismo, il cui numero dei membri è stato recentemente ridotto per legge da venti a quattordici, è attualmente composto da: sette rappresentanti dei lavoratori dipendenti; due rappresentanti dei datori di lavoro; due rappresentanti dei lavoratori autonomi;

 

il Direttore della Direzione Provinciale del Lavoro di Reggio Calabria; il Direttore della Ragioneria Territoriale dello Stato di Reggio Calabria; il Direttore della Sede Provinciale I.N.P.S. di Reggio Calabria. Nel corso della seduta, convocata dal componente anziano, Antonino Pedà, si è proceduto all’elezione di Annunziato Azzarà, dirigente sindacale UIL, alla carica di presidente e di Antonino Pedà, rappresentante della Confcommercio, a quella di vicepresidente. Il Comitato, ricostituito con decreto n. 5 del 25.03.2014 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, svolgerà i propri compiti istituzionali per i prossimi quattro anni.

 

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Rende (CS): la lista Tsipras all’Unical mercoledì 16 aprile

(118) Presso la Aula ssp1 – nel cubo 0 del Ponte dell’Università della Calabria – in data 16 aprile, alle ore 18.00, si terrà l’incontro politico di studenti, docenti e lavoratori delle Università e del territorio con alcuni candidati della lista “L’altra Europa con Tsipras” per la circoscrizione dell’Italia del Sud.

 

Il Comitato UniCal “L’altra Europa con Tsipras” ha infatti organizzato un primo incontro-dibattito pubblico con il candidato calabrese Tonino Perna (Economista e sociologo) ed il candidato campano Franco Arminio (Maestro elementare, poeta e fondatore della ‘paesologia’), noti entrambi come meridionalisti sinceri, originali e controcorrente. Le elezioni del 25 maggio  sono le prime vere elezioni europee, non solo perché si vota per la prima volta per indicare il presidente della Commissione, ma in quanto si scontrano visioni fra loro distinte e contrapposte. La prima visione è quella della “grande coalizione” incarnata dal candidato socialdemocratico, Martin Schultz che dopo aver sostenuto le politiche di austerity che hanno impoverito i paesi del Sud Europa per salvare le banche tedesche, ora rinnega tutto e parla di cambiare rotta. La seconda visione, la più pericolosa, è la uscita dall’Euro, con ritorno e svalutazione della moneta nazionale in un quadro di  nazionalismo xenofobo. C’è infine la  terza visione – la nostra – del futuro europeo ed italiano ed è quella legata ad un cambiamento radicale delle politiche economiche europee e quindi nazionali, rimanendo nell’Euro e dando più peso ai paesi del Sud Europa che più hanno subito le conseguenze dell’austerity. Essa si fonda su proposte radicali ma precise: ristrutturare il debito dei nostri paesi che è diventato impagabile, offrire a tutti i cittadini europei un diritto ad una vita dignitosa che significa un reddito minimo di cittadinanza, una scuola e sanità per tutti. Non si può giustificare in alcun modo una Europa Unita con cittadini di serie A , B e C. come le dottrine liberisti stanno a tutti imponendo! Per le prime vere elezioni europee, in definitiva, il Comitato UniCal ritiene che sia giunto il momento di impegnarsi, con la Lista Tsipras, per un’altra Europa, diversa e migliore da quella che abbiamo fin qui avuto o subito: per una Europa dell’innovazione e della riconversione ecologica dell’economia, oltre i dogmi dello sviluppo e della crescita ad ogni costo; per una Europa della redistribuzione delle ricchezze e delle opportunità; per una Scuola e una Università europee che riformino radicalmente il “processo di Bologna” e le pseudo-riforme Berlinguer-Moratti-Gelmini dell’istruzione pubblica, che deve essere di massa e di qualità per tutti. Comitato UniCal “L’altra Europa con Tsipras”.

 

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Reggio di Calabria: Nuova Solidarietà, sabato scorso la colletta alimentare. Quando gli individui diventano comunità

(119) di Francesco G. Scopelliti*. Sabato 12 Aprile, l’Associazione Nuova Solidarietà di Salice Calabro, in collaborazione con i supermercati Conad e Simply di Catona, ha organizzato una colletta alimentare a favore della “Casa della Solidarietà Pasquale Rotatore”, centro di ascolto e pronta accoglienza.

 

La “Casa” sita in via Romana, a Catona, oltre ad offrire otto posti letto per la pronta accoglienza, dispensa in media oltre 30 pasti al giorno con il servizio Mensa, e sostiene con il centro d’ascolto 220 famiglie residenti nel territorio dell’ Ottava Circoscrizione. Il servizio si svolge con soluzione di continuità per 365 giorni l’anno ed è sostenuto esclusivamente dal “lavoro” volontario e dalla generosità della comunità e di alcuni esercizi commerciali locali. Ancora una volta la comunità e il territorio hanno dimostrato grande sensibilità e attenzione per l’iniziativa di Nuova Solidarietà e favore degli ultimi e dei dimenticati. Trenta volontari si sono avvicendati nei tre supermercati informando e invitando la clientela a dare il proprio contributo, acquistando un bacco di pasta, piuttosto che un cartone di latte o altri prodotti per l’infanzia. L’iniziativa, in questo periodo di crisi, ha assunto un valore aggiunto, quello di rendere la comunità intera consapevole e partecipe delle esigenze di tutti coloro non hanno voce, e che con il loro silenzioso grido di aiuto si presentano sulla soglia della Casa della Solidarietà, per ricevere accoglienza, ristoro, fraternità. Grazie ai viveri raccolti questi “ospiti” troveranno tutto questo nei mesi futuri. Si ringraziano dunque, i volontari per l’impegno profuso, i titolari ed il personale dei supermercati coinvolti nell’iniziativa, e quanti, con la propria generosità, hanno contribuito alla buona riuscita dell’iniziativa. Segno tangibile di solidarietà, condivisione e partecipazione alla vita sociale del territorio. *Ufficio Stampa Nuova Solidarietà.

 

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Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte: il Presidente Bombino esprime il proprio cordoglio per la scomparsa dello scrittore Saverio Strati

(117) di Vincenzo Ielacqua*. Il presidente del Parco Nazionale d'Aspromonte Giuseppe Bombino esprime dolore e rimpianto per il grave lutto che in questi giorni ha colpito la comunità d'Aspromonte, poiché l'ultimo dei suoi più cari figli, letterati e scrittori, si è spento rendendola spoglia della fama e della bellezza del suo genio compositivo.

 

Questa terra che si faceva onore di essere natia del suo travagliato spirito e della sua tragica esistenza, rimane ora povera di quel talento e di quell'ingegno. Sicuri che la sua lezione non possa e debba cadere negli abissi della dimenticanza, confidiamo che la forza generatrice e creatrice di questa nostra Montagna faccia riemergere e produrre ancora quella energia che diviene percorso narrativo, fascino della prosa, angoscia e talento del vivere la società meridionale. Ci auguriamo di ritrovare in altre pagine e scritture il carattere e lo spessore di questo illustre Uomo che con il suo accanito amore generò la più alta delle opere umane: il racconto della verità e della speranza oltre il più umano pianto che bagna i dolori della vita. *Ufficio Stampa EPNA.

 

 

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Europee 2014: Candido (Partito Radicale) “Marco Pannella capolista al Sud nelle liste per Scelta Europea”

(116) “La visione degli Stati Uniti d'Europa, la visione della Patria europea contro l'Europa delle patrie nazionale e dei nazionalismi, un'europa dei cittadini e dei diritti, è una scelta assolutamente condivisa dai Radicali”. È quanto si legge nella nota di Giuseppe Candido, direttore del periodico online “Abolire la miseria della Calabria” e attivista calabrese del Partito Radicale Nonviolento, in risposta a quanto affermato da Michele Boldrin, leader di “Fare per fermare il declino” che, lo scorso 12 aprile, ha fatto appello ai Radicali libertari “con cui tante volte”- ha scritto testualmente – “abbiamo condiviso battaglie, idee e proposte – ad esserci!

 

Ad esserci in questa decisiva battaglia per una vera Europa, quella dei cittadini e non delle lobby e dei burocrati. Quella che da sempre auspichiamo, quella degli Stati Uniti d'Europa”. “Un appello per gli Stati Uniti d'Europa” che, in questi tempi di deriva populista anti europea, per Giuseppe Candido, “i Radicali non possono ignorare". "Le prossime elezioni europee” – prosegue Candido nella sua nota – “non saranno una competizione elettorale democratica poiché – come dimostreremo in sede di giurisdizioni internazionali coi dati del centro di ascolto – ai cittadini italiani, a causa dell'occupazione dei media da parte dei due maggiori partiti, non sarà consentito di conoscere egualmente tutte le diverse proposte politiche in campo. Per questo i Radicali, dopo trent'anni, hanno deciso di non essere neanche presenti alle prossime europee con proprie liste”. Poi Candido prosegue ringraziando Boldrin per la sua apertura ai Radicali nelle liste di Scelta Europea esplicitamente esternata scrivendo che “Fare per fermare il declino, è aperta a supportare una presenza radicale e libertaria in questa lista che non riusciamo ad immaginare completa senza una vostra partecipazione”. In questo senso, aggiunge Candido in conclusione della nota, “la presenza di Marco Pannella e/o di Emma Bonino nelle liste di Fare per fermare il declino potrebbero essere utile, quanto meno, ad ottenere spazi televisivi con cui si possa spiegare la posizione politica di chi, oggi, in lotta nonviolenta contro un sistema partitocratico sempre più illegale ed anti democratico prevede di non candidarsi per non rendersi complice di una farsa e non ingannare gli italiani”. 

 

 

 

 

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Reggio di Calabria: D’Agostino (MEDA) “Si alla chiusura del campo Coni”

(115) di Demetrio Malara*. Riceviamo e pubblichiamo. "Sembra un titolo strano, che va controcorrente ma è esattamente quello che pensiamo. Nel pomeriggio di oggi, dopo aver letto alcuni titoli di giornali online la segretaria regionale del Movimento Europeo Diversamente Abili Calabria si è recata al campo coni di Rione Modena per rendersi conto della reale situazione della inagibilità dei servizi igienici.

 

Ai suoi occhi è apparsa una scena a dir poco raccapricciante, con bagni da terzo mondo tipo lager, docce inagibili, mura scostate dall'umidità e tutto lasciato al degrado più assoluto. Chiaramente assenza di bagni per disabili e cosa ancor piu' grave per accedere ad essi tre gradini senza alcuna rampa. Situazione assurda ed ancora più assurda che i tre commissari hanno inteso far pagare per accedere al campo Coni. Di cosa ci lamentiamo allora, i NAS hanno fatto soltanto il loro lavoro e mi meraviglio che ci abbiano messo tanto tempo per farlo. Da più parti si levano voci di sdegno per la chiusura, ma coloro che scrivono si rendono conto dello stato delle cose e delle malattie che potevano contrarre i ragazzini che frequentavano tali strutture. Qualcuno ha scritto che anche i disabili frequentavano il campo Coni, certamente adesso è facile tirarci in ballo ma i gestori si sono mai presi cura dei disabili, si sono mai chiesti che se un disabile in carrozzina doveva andare in bagno se la sarebbe fatta di sopra? Adesso basta utilizzare il termine ed i soggetti disabili per puro scopo populista ed elettorale La realtà del campo Coni è solo la punta dell'iceberg della nostra città ove i diritti più semplici vengono negati al disabile, anche quello di poter andare in un bar e prendersi un caffè. C'è solo un termine che possiamo utilizzare: vergogna! Vergogna per i commissari fanno pagare per accedere a questa struttura; Vergogna Per chi vuol far riaprire il campo Coni in queste condizioni, magari sistemando i servizi igienici alla meno peggio; Vergogna per i politici che utilizzano i disabili come bandiera per la campagna elettorale. Noi, statene certi vigileremo giornalmente sull'adeguamento dei servizi igienici e se non saranno costruiti anche i bagni per disabili denunceremo il tutto alla Procura della Repubblica". La Segretaria Regionale, sig.ra Rosy D'Agostino. *Responsabile Comunicazione.

 

 

 

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Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte: finalmente San Luca avrà il Centro Visita ed il Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato

(113) di Vincenzo Ielacqua*. A distanza di sedici anni dalla sua pianificazione, mai attuata, il Comune di San Luca avrà finalmente il Centro Visita del Parco Nazionale d'Aspromonte. Ieri, presso il centro "Falcone-Borsellino", i vertici del Parco Nazionale d'Aspromonte, il Presidente Giuseppe Bombino ed il Direttore Tommaso Tedesco, assieme alla dott.ssa Rosaria Giuffrè, Presidente della Commissione Straordinaria del Comune di San Luca,

 

hanno illustrato i dettagli della convenzione che prevede la valorizzazione dell'immobile denominato "Casa Fera", sito nel Comune di San Luca, per la realizzazione del "Centro Visita" dell'Ente Parco Nazionale d'Aspromonte. "L'intervento – spiega il presidente Bombino – la cui progettazione è stata realizzata grazie ad una proficua intesa istituzionale, rappresenta un importante segnale per il territorio e la comunità sanluchese che, grazie alla presenza di specifici, quando non esclusivi, attrattori paesaggistici, ambientali e antropologici, può finalmente avviare un processo di sviluppo del turismo naturalistico e religioso. Una parte del fabbricato di Casa Fera – continua Bombino – nel prossimo futuro ospiterà anche il Comando stazione del CFS, da anni assente dal Comune di San Luca. Si invera, quindi, una alleanza ed una fusione di intenti tra Stato, Comunità e Territorio fondata su una creativa collaborazione tra soggetti che operano nella promozione, diffusione, tutela e salvaguardia della natura e delle attività umane che in essa devono esaltare dignità e cultura. La presenza congiunta all'interno della medesima struttura dei due presidi, l'uno di tutela e controllo, l'altro di divulgazione, informazione e accoglienza, rappresenta – conclude Bombino – la vera sintesi di una comunità che si spende e investe sul proprio futuro guardando se stessa e mostrandosi con il suo vero volto agli altri". "Stiamo lavorando per rendere presto fruibile il Centro Visita – ha esordito la dott.ssa Rosaria Giuffrè. Con questo progetto inizia a concretizzarsi la nostra idea di aprire San Luca ad un itinerario turistico con specifico riferimento al turismo religioso. San Luca è un punto di riferimento fondamentale del Parco dell'Aspromonte perché costituisce una porta naturale di ingresso all'Area protetta. La sigla di questa Convenzione, che attua una importante intesa istituzionale, valorizza e pone al centro delle sane politiche del territorio un Comune che vuole guardare avanti basando il proprio cammino sui percorsi della valorizzazione delle risorse naturali e sui principi della legalità". "Casa Fera" nasce in uno dei punti più strategici e suggestivi dell'intero Aspromonte – ha spiegato il direttore dell'Ente Parco, arch. Tommaso Tedesco – e permetterà ai turisti che sceglieranno questa meta di addentrarsi in un itinerario incantevole dove si intersecano alcuni tra i sentieri più caratteristici della montagna. Nella superficie esterna alla struttura dell'edificio che oggi destiniamo a Centro Visita e a Comando Stazione del CFS, la cui estensione è pari a circa 1800 mq, realizzeremo un boschetto di Leccio e di Farnetto che riproporrà in un ambito di contatto tra tessuto urbanizzato e territorio rurale la storica serie forestale che ha sempre caratterizzato l'ambiente e il paesaggio della zona jonica aspomontana". *Ufficio Stampa EPNA.

 

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Reggio di Calabria: Stefano Princi riconfermato all’unanimità Segretario Generale Provinciale della UilTemp

(112) Si è svolto lo scorso 4 aprile presso i locali dell'Hotel Regent di Catona il Secondo Congresso Provinciale della Uil Temp di Reggio Calabria. I delegati, provenienti da tutta la provincia, hanno riconfermato all'unanimità il Segretario provinciale uscente Stefano Princi (nella foto), che rimarrà alla guida della forza sindacale nei prossimi anni.

 

All'importante assise congressuale erano presenti anche il Segretario Generale UilTemp Calabria Gianvincenzo Benito Petrassi, il Segretario Generale provinciale della Uil di Reggio Calabria Pino Zito, i componenti della Segreteria provinciale Uil Santo Biondo e Valerio Romito, Francesco Criaco della Segreteria Regionale Uil-Fpl e Nuccio Azzarà in qualità di Segretario Provinciale della Uil-Fpl. Un incontro che ha dato modo ai presenti di confrontarsi sulla fase attraversata in questi anni dal mondo del lavoro in Calabria e sulle linee guida che animeranno l'azione sindacale nel prossimo futuro. ''Certamente la nostra regione sta attraversando un momento molto particolare – ha dichiarato il Segretario Princi citando i dati sull'occupazione diffusi dalla Svimez – in questi anni i diritti dei lavoratori hanno subito attacchi violentissimi. Il nostro compito, come Sindacato, è quello di continuare a rimanere vigili per evitare ulteriori problematiche sia nel comparto pubblico che in quello privato. La vertenza sugli Lsu-Lpu e quella sugli ammortizzatori sociali in deroga sono due fronti ancora aperti sui quali non intendiamo fare alcun passo indietro''. ''Nei prossimi mesi – ha spiegato ancora Princi –  continueremo a lavorare sia in Calabria che a Roma affinché il processo di stabilizzazione vada avanti fino all'assorbimento dell'intero bacino dei precari. Inoltre intendiamo proporre una serie di progetti e tirocini formativi per l'utilizzo dei lavoratori in mobilità presso gli Enti territoriali. Una soluzione che rappresenterebbe un'importante boccata d'ossigeno per migliaia di famiglie calabresi ed al contempo consentirebbe alle Istituzioni di continuare ad erogare importanti servizi per i cittadini. Da parte nostra – ha concluso il Segretario UilTemp – continueremo ad operare al fianco dei lavoratori con l'obiettivo di costruire insieme una prospettiva di ripresa per il futuro della nostra terra''.

 

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Castrovillari (CS): TSIPRAS Calabria, Forenza e Perna – candidati della lista “L’altra Europa” – fanno tappa in città

(110) “Il Mediterraneo e l’Europa” il tema centrale dell’incontro svoltosi presso il Circolo Cittadino di Castrovillari (CS). L’iniziativa, moderata dal giornalista Luigi Pandolfi, è stata organizzata dal Circolo “La Sinistra” al fine di presentare alla città Eleonora Forenza e Tonino Perna, candidati locali alle elezioni europee del prossimo maggio per la lista “L’altra Europa conTsipras”.

L’intervento di Eleonora Forenza, ricercatrice precaria presso l’Università di Napoli, è stato caratterizzato da un’attenta analisi della questione meridionale dove si è rimarcata l’esigenza di dover ripartire dal Sud dell’Europa attraverso un ripensamento del rapporto lavoro-ambiente e maggiori incentivi alla cultura, rivendicando il diritto di riscatto per i paesi quali Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, che risentono maggiormente dell’attuale crisi economica. Subito poi ha preso parola Tonino Perna, ordinario di sociologia economica all’Università di Messina, che ha fatto un raffronto tra i “compagni” greci e spagnoli che si battono quotidianamente per dare delle risposte concrete ai problemi della gente, e un sud Italia fermo, incapace di opporsi e reagire ad un sistema fallito. Un blocco probabilmente – ha proseguito Perna – causato da una mancanza o meglio dall’incapacità di lavoratori, studenti e disoccupati di creare fra loro una rete solidale che gli permetta di scendere in campo e quindi di reagire, un dettaglio fondamentale che deve accompagnarsi ad un azzeramento del debito pubblico, ad una riduzione delle spese militari e ad investimenti sempre più cospicui nel campo dell’Università e della ricerca. “Oggi si sente tanto parlare di rinnovamento – ha concluso Perna – io, invece propongo di puntare alla conservazione: dei diritti, dell’ambiente, dei cittadini, al fine di salvare il pianeta, le relazioni sociali, il valore della vita”. Il tavolo è stato inoltre arricchito dalla presenza dell’On. Mario Brunetti, esperto meridionalista che ha parlato di un Sud dimenticato e di una questione meridionale di cui non si parla quasi più, inserendola nella prospettiva più ampia della questione mediterranea che può essere superata dando voce ed attenzione alle fasce più deboli.

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San Luca (RC): Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, giovedì 10 sarà illustrata la convenzione per l’utilizzo di “Casa Fera”

(109) di Vincenzo Ielacqua*. Giovedì 10 Aprile alle ore 10 e 30 a San Luca, presso il centro “Falcone-Borsellino” in contrada Giardino, il Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, Giuseppe Bombino,

 

la dott.ssa Rosaria Giuffrè, Presidente della Commissione Straordinaria del Comune di San Luca e il Direttore dell’Ente Parco dell’Aspromonte, arch. Tommaso Tedesco, illustreranno in conferenza stampa i dettagli della convenzione relativa all’utilizzo dell’immobile denominato “Casa Fera” nel Comune di San Luca da destinare a sede temporanea del “Centro Visita”. *Ufficio Stampa Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte. 

 

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MEDA: autogol di Massimo Giletti sui falsi invalidi

(106) di Demetrio Malara*. Riceviamo e pubblichiamo. Riceviamo questa lettera da parte di un'amica del MEDA e concordiamo in tutto e per tutto in quello che dice. Giletti nella sua ultima trasmissione si è rivelato solo un conduttore nazional popolare, che mira allo share e all'ascolto del suo programma, gestendo in modo poco oculato tutta la sua trasmissione, chiedendo a tutti gli ospiti, in modo quasi inquisitore, se un cieco potesse guidare una bicicletta.

 

Non è questo il modo di affrontare i problemi in modo serio, serve competenza ed oculatezza e non utilizzare certi toni. *Responsabile Comunicazione.

 

 

Buongiorno,
è da ieri pomeriggio che ho lo stomaco, la mente, l'intestino e la mia anima in subbuglio. Purtroppo, spinta dalla curiosità di vedere un servizio degno di tale nome, ho visto l'Arena di Giletti dove si parlava dei falsi invalidi. Avendo io la retinite pigmentosa dall'età di 12 anni, e avendo visto l'evento sponsorizzato da molti ipovedenti su Facebook, ho deciso di accendere la tv. A distanza di ore mi chiedo solo una cosa: perché? Perché cercare il marcio e insinuare che la legge 138 del 2001 sia una legge "cattiva" che regala soldi a chi in realtà vede? Perché si manipolano le informazioni? Perché si spegne il microfono agli invitati? Perché si producono testimonianze video e si chiede a due persone non vedenti di commentarlo? Perché in trasmissione nessuno ha spiegato cosa è questa malattia? Questo sarebbe giornalismo? Vi chiedo a nome mio e di tutte le persone affette da retinite pigmentosa di dare voce a noi. il servizio andato in onda ci umilia più di quanto non lo abbia già fatto la vita. E' vero, io ho un visus di 10/10 ma ho un residuo visivo del 3% del campo visivo. Qualcuno può spiegare che anche se vedo perfettamente le immagini la quantità di immagine è così limitata che non mi permette di essere autonoma? Molti malati vogliono rivolgersi a programmi come “Le Iene" che rispetto, ma qui ci vorrebbe qualcosa di più perché domenica 6 aprile, su un canale pubblico è passato un messaggio veramente sconcertante e cioè che la legge che ci tutela è una legge sbagliata. Se io non avessi questa malattia e mi fossi imbattuta in quelle immagino avrei sicuramente dato ragione all'impianto accusatorio della trasmissione. Ma non c'era nessuno che replicava e che spiegava a cosa servono i 200 € dell'indennità speciale o degli 820 € dell'accompagnamento. Nessun servizio che faceva vedere cosa vede un cieco assoluto anche se ha 10/10 di visus. Le associazioni non esistono più forse anche loro troppo prese dalla politica. Vi chiedo di andare su Facebook e di dare un'occhiata al gruppo "L'arena di Giletti contro i falsi invalidi: ecco cos'è retinite pigmentosa" troverete tutti noi, impiegati, casalinghe, disoccupati, ostetriche, studenti, neolaureati. Noi siamo ciechi anche se vediamo perché un 3% o un 1% di campo visivo non fanno di te una persona normale. Per favore fate in modo che si possa ancora credere ad una tv pubblica che faccia del vero giornalismo. Cristina Tasso. 

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Rende (CS): Rende cambia Rende “Sorpresi dalla decisione di Toteda si va avanti con più determinazione”

(107) La scelta di Mario Toteda di ritirasi dalla corsa per la carica di  sindaco di Rende ci ha colto di sorpresa. Siamo molto amareggiati per una decisione che, a nostro avviso, non trova giustificazione a meno di venti giorni dalla presentazione delle liste, stante anche alla massima fiducia che ciascuno di noi aveva riposto nella sua candidatura.

 

Non ci stupiremmo, in ogni caso, se la scelta di Mario Toteda fosse stata indotta da “consigli amichevoli” più o meno interessati. Siamo invece preoccupati  del clima che anche in questa campagna elettorale si respira, ma ribadiamo con maggiore forza e determinazione la nostra volontà di offrire una proposta politica alternativa, convinti ancor di più che Rende abbia bisogno di una svolta. Nei prossimi giorni daremo il nome del prossimo candidato a sindaco. I candidati delle liste a sostegno di Mario Toteda sindaco: Vincenzo Pezzi, Carlo Rinaldo, Pierpaolo Iantorno, Simona Florio, Massimiliano De Rose, Giovanni Russo, Giuseppe Gallo.

 

 

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Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte: Fiumara “Bonamico”, il Presidente Bombino ha partecipato al Tavolo tecnico-scientifico interistituzionale promosso dalla Commissione Straordinaria di San Luca

(108) di Vincenzo Ielacqua*. Il rischio idrogeologico connesso ai fenomeni in atto all’interno del bacino della fiumara “Bonamico” è stato l’argomento all’ordine del giorno affrontato nell’ambito del Tavolo Tecnico-Scientifico interistituzionale promosso dalla Amministrazione comunale di San Luca.

 

I lavori, che si sono tenuti in contrada Giardino presso il centro “Falcone-Borsellino”, sono stati coordinati dalla dott.ssa Rosaria Giuffrè nella qualità di Presidente della Commissione Straordinaria del Comune di San Luca. Sulla problematica sono intervenuti il Sindaco di Bovalino, Tommaso Mittiga, il Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, Giuseppe Bombino, il Dott. G.D. Caridi (Consorzio di Bonifica Basso Jonico), il Dott. Moscato (in rappresentanza dell’AFOR) e i geologi Mollica e Dominici (rispettivamente in rappresentanza dell’Autorità di Bacino e dell’Università della Calabria). L’obiettivo del tavolo tecnico è quello di “individuare le più appropriate soluzioni tecniche per affrontare la problematica” – ha spiegato in apertura dei lavori la dott.ssa Giuffrè – “e di individuare ogni possibile fonte di finanziamento per la loro attuazione”. E’ necessario, inoltre, ha continuato la Commissaria Giuffrè, che gli interventi siano in grado di convertire il problema su cui oggi dibattiamo in opportunità, allo scopo di realizzare ogni iniziativa utile alla creazione di occasioni per un corretto sviluppo economico del comprensorio”. Il dott. Caridi ha spiegato come “il Consorzio di Bonifica sia disponibile a mettere a disposizione risorse umane e mezzi propri per interventi di modesta entità per il rimboscamento”, mentre il sindaco di Bovalino ha rappresentato la necessità di sopperire non solo al problema costiero ma di guardare alla protezione del territorio. L’Afor, così come ha spiegato il rappresentante al Tavolo, il dott. Moscato, è “disponibile a mettere a disposizione la manodopera per ogni intervento utile”. L’importanza di un approccio multidisciplinare ed integrato nell’affrontare la problematica del dissesto idrogeologico è stato evidenziato dal Presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte Giuseppe Bombino, che ha suggerito di “coniugare la mitigazione dei fenomeni e con la valorizzazione naturalistica e turistica della fiumara e dei suoi ambienti; per far ciò – ha proseguito Bombino – è necessario promuovere interventi che associno alla sicurezza idrogeologica anche l’opportunità di “infrastrutturare” l’area per consentirne, con modalità compatibili e sostenibili, la sua fruizione e creare, quindi, le premesse per uno sviluppo socio-economico del territorio”. La Dott.ssa Giuffrè, acquisito l’ordine delle priorità e delle iniziative da avviare, ha quindi dettato e scandito l’agenda dei lavori che condurrà il Tavolo Tecnico-Scientifico a valutare e porre in essere gli interventi individuati.  Il Tavolo si è autoconvocato per il prossimo 4 Giugno, giorno in cui sarà vagliato lo studio di fattibilità preparato dai tecnici. *Ufficio Stampa Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte.

 

 

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Testamento biologico a Lamezia e le ossessioni medioevali

(103) Riceviamo e pubblichiamo. In attesa che il parlamento discuta la proposta di legge popolare su Eutanasia Legale, sui registri dei testamenti biologici continuano le ossessioni.

 

Anche se non ancora vincolanti per l'assenza di una normativa che li regolamenti, i registri dei testamenti biologici consentono al cittadino di esprimere anticipatamente, qualora si trovi in stato d'incoscienza sopraggiunto, di veder garantite le proprie volontà di accettare o meno i trattamenti sanitari di mantenimento invita, in caso di specifiche malattie incurabili. Facoltà garantita alla persona cosciente dall'articolo 32 della nostra Costituzione, come divenne chiaro dopo la battaglia politica, non personale, di Piergiorgio Welby, ma che in caso di perdita della capacità di intendere e volere, come avvenne per la povera Eluana Englaro, necessità di una stremante battaglia giudiziaria, lunghissima, che fu possibile superare, in quel caso, solo grazie alla tenacia del padre di vedere rispettate le volontà della figlia. L'aver registrato le proprie volontà, dopo averle espresse davanti ad un notaio che ne certifichi l'autenticità, rappresenta per il cittadino una garanzia in più di veder rispettate le proprie volontà. Una garanzia che non lede il diritto, a chi vuol sperare nel miracolo, di lasciarsi sopravvivere attaccato ad una macchina. Non è una battaglia tra chi è a favore della vita e chi, secondo alcuni, sarebbe portatore di una cultura di morte. Quella per i registri dei testamenti biologici e per l'eutanasia legale contro quella clandestina, come fu nel caso dell'aborto clandestino che drasticamente diminuì proprio dopo l'approvazione dell'aborto legale, sono battaglie dei Radicali e dell'Associazione Luca Coscioni, che promuovono la vita, non la morte. La vita in cui si è liberi di scegliere fino alla fine, secondo l'autodeterminazione che anche il Signore c'ha dato. In Italia esiste, oggi, l’eutanasia clandestina e la rinuncia alle cure avviene spesso nel silenzio delle mura domestiche, quando, come si dice, “non c’è più niente da fare”. Il nostro Si all’eutanasia legale contro quella clandestina, il nostro Sì ai registri dei testamenti biologici, è un Si alla vita, alla tutela della vita e delle libertà proprio quando si è nelle condizioni di massima fragilità, affinché nessuno decida per noi. La decisione del consesso civico di Lamezia Terme, perciò, come quella del consiglio Comunale di Botricello, primo in provincia di Catanzaro ad adottare i testamenti, tra le pochissime amministrazioni d'Italia, rappresenta un barlume di conquista di libertà. Ricordo che, depositata in Parlamento, esiste una proposta di legge d'iniziativa popolare sottoscritta anche da migliaia di calabresi, anche della città lametina. A Monsignor Cantafora, vescovo di Lamezia, che commenta la decisione del Consiglio Comunale della città della Piana dicendo che “non siamo padroni della vita” e che tale decisione sarebbe, addirittura, "portatrice di una preoccupante cultura di morte", vorrei pacatamente ricordare le parole di San Tommaso, quel Tommaso Moro canonizzato quale martire da Pio XI nel 1935, che nell'Utopia di una città ideale scriveva testualmente: “Nella migliore forma di repubblica i malati incurabili sono assistiti nel miglior modo possibile. Ma se il male non solo è inguaribile, ma dà al paziente continue sofferenze allora sacerdoti e magistrati, visto che il malato è inetto a qualsiasi compito, molesto agli altri, gravoso a sé stesso, sopravvive insomma alla propria morte, lo aiutano a morire liberandosi, lui stesso, da quella vita amara, ovvero consenta di sua volontà a farsi aiutare dagli altri. Sarebbe –aggiunge– un atto religioso e santo”. E anche Papa Francesco, ha chiesto agli alti prelati di smetterla con quelle che ha definito “ossessioni”. “Basta con queste ossessioni”, ha detto. Voler impedire un normale trapasso imponendo alimentazione, idratazione e persino ventilazione artificiali, se non volute dal paziente perché utili solo al prolungamento della sua sofferenza, ci sembrano davvero ossessioni medioevali. Giuseppe Candito.

 

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Bova (RC): Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, il Presidente Bombino si mobilita per evitare il trasferimento della Caserma del Corpo Forestale dello Stato

(102) La caserma del cfs di Bova resterà operativa. Il Presidente dell’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte, Giuseppe Bombino, raccogliendo le preoccupazioni provenienti dal territorio di Bova in relazione al trasferimento del Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato al Comune di Bagaladi, si è immediatamente attivato

 

– nei limiti delle proprie competenze e nel rispetto di una decisione che appartiene ad altra Amministrazione dello Stato – per acquisire ogni utile informazione al fine di risolvere le istanze della comunità bovese. “Ho evidenziato – ha dichiarato Giuseppe Bombino – al Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stato, dott. Giuseppe Graziano, come fosse necessario mantenere un presidio di Polizia presso l'attuale struttura di Bova il cui comprensorio, come è noto, è fortemente rappresentativo, per caratteristiche territoriali, ambientali (tra cui quelle agro-forestali) e paesaggistiche, dell'intera area protetta. La collaborazione intrapresa da diversi anni tra il Cfs e la Città di Bova ha generato positive ricadute non solo sulla salvaguardia del patrimonio naturale nelle sue diverse espressioni, ma anche sulla comunità locale, che ha accresciuto la propria consapevolezza sull'importanza della valorizzazione del territorio anche in relazione agli aspetti socio-economici”. Dopo le continua interlocuzione con l’Amministrazione comunale di Bova e il Comandante Regionale del Cfs,  nei giorni scorsi  “ho ricevuto formali rassicurazioni – ha continuato il Presidente Giuseppe Bombino-  circa il mantenimento della caserma di Bova che resterà nella disponibilità operativa in quanto costituirà uno sportello aperto alla comunità locale per almeno due giorni alla settimana. Così come prontamente illustratomi dal Comandante Graziano, l'apertura del CFS di Bagaladi non vuole rappresentare un disimpegno del controllo sul territorio di Bova in quanto la giurisdizione rimane immutata, vale a dire coincidente tra i due comandi. In particolare, mi é stato garantito che la caserma di Bova sarà mantenuta anche come presidio antincendio per tutta la stagione estiva, base logistica per alcuni mezzi CFS, e centrale di controllo e comando per le operazioni antibracconaggio, repressione pascolo abusivo e repressione degli illeciti ambientali.  Rivestirà quest’ultimo ruolo oltre che per il comando di Bagaladi, anche per quelli limitrofi di San Luca e Gambarie ai quali sarà data la possibilità di accedere anche autonomamente. Sono certo che tali rassicurazioni – ha concluso il Presidente dell’Ente Parco Giuseppe Bombino – soddisferanno l’intera comunità di Bova con la popolazione che non subirà alcun disagio pratico per lo spostamento del personale a Bagaladi, con il territorio di Bova che, ne sono certo, non vedrà diminuito il tradizionale impegno del Corpo Forestale dello Stato per garantire l’efficacia del controllo a garanzia della legalità”.

 

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Eutanasia: Candido (Radicali) “Bene il Consiglio di Lamezia Terme che approva registro testamento biologico. Esilaranti le dichiarazioni circolate sulla stampa”

(99) "Con la soddisfazione di chi questa battaglia di libertà ha cominciato a sostenerla, in Calabria, dal 2006 sin dalla vicenda nazionale, di Piergiorgio Welby, apprendo dalla stampa che il Consesso Civico lametino guidato dal Sindaco Speranza, ha inteso adottare all'unanimità il registro dei testamenti biologici".

 

E' quanto si legge in una nota di Giuseppe Candido, militante del Partito Radicale e dell'Associazione Luca Coscioni che, in Calabria, da anni porta avanti la battaglia sui registri dei testamenti biologici assieme all'associazione di cui Mina Welby è coo-presidente onoraria. "Trovo davvero esilaranti", afferma senza mezzi termini Giuseppe Candido, "alcune dichiarazioni circolate sulla stampa del coordinatore regionale dell'associazione “Alleanza Cattolica Calabria”, Dr. Elia Sgromo, secondo il quale tale sacro santa decisione del Consiglio di Lamezia Terme, tra l'altro non la prima in Italia e nemmeno per la Calabria essendo stato istituito persino nel piccolo comune di Botricello, sarebbe stata presa “senza alcuna necessità e urgenza sociale” e che i registri dei testamenti biologici rappresenterebbero, addirittura, una sorta di “cedimenti ad una mentalità radicale, libertaria e ideologica”. Per il dott. Sgromo, – prosegue Candido nella sua nota – un registro che consente di annotare le proprie volontà di fine vita, servirebbero solo a pubblicizzare una prospettiva anti-vita. Contrariamente a quanto dice il dott. Elia, però, esiste un forte fondamento costituzionale che ci da' il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari per malattie inguaribili, unicamente finalizzati al proseguimento del mantenimento in vita". L'articolo 32 della nostra costituzione, che il dott. Elia, forse appositamente, dimentica nel suo ragionamento per dire che non c'è niente che giustifichi il registro, c'è eccome, ed è in esso che è contenuto quel principio inviolabile che ha visto far garantire dalla magistratura il diritto di porre fine alle sofferenze e alle cure inutili di Piegiorgio Welby che ha potuto farsi staccare il suo ventilatore che lo teneva invita artificiale venendo contemporaneamente sedato da un medico che, per quel gesto, però, proprio perché una legge non c'è, dovette subire un processo uscendone completamente scagionato da tutte le accuse. Lo stesso principio costituzionale che Elia forse finge di dimenticare, ha consentito al sig. Beppino Englaro, dopo anni, anni e quattro gradi di giudizio, di poter vedere rispettate le volontà della figlia Eluana in coma vegetativo permanete. Volontà che, non essendo state registrate da nessun notaio né da nessun altra "registro", furono difficili da dimostrare. Se vi fosse stato un registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento, i casi possibili potevano essere due: Eluana poteva aver fatto registrare il proprio testamento biologico oppure no. Ecco a che servono i registri dei testamenti biologici. Ad evitare che a scegliere sia qualcun altro. Da laici credenti cui ci sentiamo appartenere, ci sentiamo vicini ad una chiesa cattolica dell'accoglienza e della misericordia che questo Papa Francesco sta dimostrando poter essere rappresentata anche dai suoi massimi vertici; ci sentiamo vicini ad una chiesa vicina alle persone, agli umili, vicina ai bisognosi di misericordia, ma siamo assai distanti ad una chiesa degli integralismi, che vuol imporre l'attesa di un miracolo anche a chi nel miracolo non ci vuole credere e, come Piergiorgio Welby cerca una “morte opportuna”. Ecco perché ribadiamo, invece, il nostro fermo SI ai registri sul testamento biologico e a una legge che regolamenti l’eutanasia legale contro quella di massa e clandestina. In parlamento c'è già una proposta di legge depositata dall'associazione Luca Coscioni e sottoscritta anche da migliaia di cittadini calabresi, tra cui sindaci e amministratori locali. Oggi in Italia esiste l'eutanasia clandestina e la rinuncia alle cure viene effettuata nel silenzio e nella solitudine di mura domestiche, quando “non c'è più niente da fare”. Per il suicidio assistito bisogna andare in Svizzera o in Belgio. Il nostro Si all'eutanasia legale contro quella clandestina, il Sì ai registri dei testamenti biologici, come fu per l'aborto che legalizzato da una legge, cui tra l'altro i Radicali si opposero, consentì la drastica riduzione del fenomeno e delle morti per prezzemolo o sotto i ferri della cucina, anche in questo caso, sia ben inteso, è un Si alla vita, che è amore e libertà. Un "Sì" deciso, forte, alla tutela della vita e delle libertà proprio quando si è nelle condizioni di massima fragilità.

 

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Reggio di Calabria: “Stop barriere. Il coraggio di affrontare le avversità”, il convegno organizzato dal MEDA

(96) di Demetrio Malara*. Il 28 marzo u.s., presso la sala Moneteleone del Consiglio Regionale si è tenuto un convegno dal titolo: “Stop barriere. Il coraggio di affrontare le avversità”. Organizzato dal Movimento  Europeo Diversamente Abili – Calabria, moderato da Emilia Condarelli, Direttore Responsabile di Yeslive, ha visto come partecipanti: il Presidente Commissione Regionale Pari Opportunità, Giovanna Cusumano; la consigliera Nazionale e Provinciale di Parità, Daniela De Blasio; il Segretario Regionale MEDA, Rosy D'Agostino; il Responsabile Comunicazione MEDA, Demetrio Malara; il segretario cittadino MEDA, Nino Cervino.

 

Dopo una breve introduzione della giornalista Emilia Condarelli, che ha sottolineato il grande interesse da parte della sua testata editoriale nei confronti del mondo dei diversamente abili ha preso la parla il segretario regionale Meda, sig.ra Rosy D'Agostino, che oltre a portare i saluti del Presidente nazionale meda sig.ra Maria Riccelli ha definito la mission del movimento. La creazione di una squadra di professionisti che in modo volontaristico offriranno la loro collaborazione per dare delle risposte concrete ed esaustive alle varie problematiche che affrontano in modo giornaliero i nostri concittadini meno fortunati. La dott.ssa Cusumano si è soffermata su suo impegno per l'abbattimento delle barriere architettoniche anche all'interno delle istituzioni per rendere fruibili da tutti gli spazi che di fatto sono stati costruiti senza pensare ai soggetti in carrozzina. Il dott. Malara si è soffermato sulla metamorfosi linguistica che negli anni ha caratterizzato il modo e la percezione del disabile. Negli anni 80 era piu' comunemente chiamato handicappato, che nell'immaginario collettivo rappresenta un modo non elegante di etichettare i meno fortunati, per passare ogni al termine edulcorato diversamente abili. Tale modifica culturale non è stata seguita da un reale cambiamento degli ambienti, e dopo tanti anni ancora moltissimi uffici pubblici ed attività commerciali non sono stati costruiti o adattati per l'utilizzo di tutti. Altro momento importante è la mission del movimento, come già ribadito, che deve porsi come collettore ed indotto delle tantissime realtà gia presenti sul territorio. Emozionate l'intervento di Nino Cervino che ha raccontato la sua storia, che per una fatalità nefasta in seguito ad un incidente stradale si ritrova oggi ad aver perso la propria autonomia personale, dovendo utilizzare una carrozzina per spostarsi giornalmente. Interessante l'intervento della Dott. De Blasio che ha parlato di pari opportunità, e come spesso e sovente anche la donna, in molte occasioni può ritenersi una persona diversamente abile nella sua eccezione più larga, e chiaramente si è resa  disponibile ad una collaborazione propositiva all'interno del Movimento. La Dott.ssa Veccia ha illustrato le caratteristiche  tecniche e modulari per la costruzione di una rete tra le varie associazioni presenti di territorio. Ha concluso l'incontro la Segretaria Regionale, sig,ra Rosy D'agostino che esternato tutto il suo entusiasmo per la grande partecipazione di pubblico all'evento ed alla professionalità degli interventi dei relatori. *Responsabile Comunicazione MEDA.

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