Carcere e informazione

di Santo Della Volpe. Gia’ e’ difficile accettare che si possa andare in carcere a 79 anni. Ma il punto veramente inaccettabile della vicenda di Francesco Cangemi, pubblicista di Reggio Calabria condannato a scontare 2 anni di pena per diffamazione, e’ il carcere stesso, ancora previsto dalla nostra legge, nonostante gli esempi e le “raccomandazioni” europee.

 

Il problema non e’ quindi la richiesta o non richiesta degli arresti domiciliari: ne’ interessa entrare nel merito delle diffamazioni delle quali si e’ reso colpevole il giornalista Cangemi, che pure hanno  bisogno di una sanzione per tutelare chi e’ stato diffamato. Il vero punto della questione e’ il carcere come forma puramente punitiva per un reato che per quanto odioso ( perché’ la diffamazione  colpisce le persone nella loro onorabilità’ ) resta pur sempre nell’ambito dell’espressione delle idee e delle opinioni. Altre sono le forme per  sanzionare la diffamazione che abbiamo proposto da tempo, ,anche nella formulazione delle modifiche della legge attualmente in discussione in Parlamento:  sanzioni riconducibili alla professione, alla sospensione dalla attività’ giornalistica, risarcimenti attraverso una piena  rettifica che ridia onorabilità’ alla persona offesa,sanzioni deontologiche sino alla proposta di un giuri’ composto non solo da giornalisti, che intervenga nel sanzionare opportunamente chi diffama o, come spesso capita in questi anni, mette in moto la cosiddetta “macchina del fango” a comando. Ma il carcere no. Quella sanzione va abolita perche’ non e’ accettabile che si colpisca con la privazione della liberta’ chi lavora per la liberta’ di opinione e di critica, per dare notizie che possono piacere o non piacere, ma che comunque fanno parte della sfera delle liberta’ democratiche e costituzionali del nostro paese. E’ un discorso a difesa del cittadino: che ha il diritto sacrosanto,anch’esso costituzionale , di non essere infangato e diffamato, ma ha anche il diritto ad essere informato senza reticenze e nella massima liberta’. Per questo, come ha giustamente fatto la Federazione Nazionale della Stampa, chiediamo che siano approvate al piu’ presto le modifiche alla legge sulla diffamazione in discussione alla Camera dei Deputati, calendarizzate per la meta’ di questo mese. Modifiche che devono innanzitutto eliminare il carcere per i giornalisti accusati di diffamazione, ma devono contenere tutte quelle altre norme piu’ volte discusse e affrontate a fondo , che rendono attuale e applicabile in questo secolo norme ideate nel lontano dopoguerra. A cominciare dalla sanzione per le Querele Temerarie che colpiscono i giornalisti che fanno inchieste ed affrontano temi scomodi, intimiditi con richieste di risarcimento milionarie da potentati economici, politici e mafiosi, quando affrontano inchieste su questioni  ed interessi scottanti. Aspettiamo  ora non piu’ solo segnali, ma provvedimenti di riforma in tempi brevi. Per eliminare il carcere per i giornalisti, dare loro piu’ libertà’ di informazione e, contemporaneamente ,piu’ sicurezza ai cittadini di non essere diffamati o sbattuti in prima pagina arbitrariamente.

 

 

Fonte:

http://www.articolo21.org/2013/10/carcere-e-informazione/

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Carcere per diffamazione a un giornalista di 79 anni. Francesco Gangemi dovrà scontare due anni di reclusione. Fra il 2007 e il 2012 ha subito otto condanne

di Gianpaolo Iacobini. Ancora galera per i giornalisti italiani. Francesco Gangemi, direttore del mensile Il dibattito, edito a Reggio Calabria, dietro le sbarre c'è finito sabato. Per diffamazione a mezzo stampa. All'ora di pranzo tre funzionari della Questura gli hanno notificato un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Catania.

 

Di fronte agli agenti, «garbati, cordiali ed imbarazzati», racconta il figlio di Gangemi, Maurizio, egli pure giornalista, «papà non ha battuto ciglio. Li ha seguiti portando via con sé solo qualche indumento e le medicine». E qualche minuto dopo è diventato uno dei detenuti della casa circondariale di «San Pietro». Nonostante le sue 79 primavere, a dispetto del suo stato di salute: invalido al 100% per un aneurisma che lo ha reso fragile e per il tumore che gli ha divorato prostata e parte dello stomaco. Consigliere comunale (per la Dc, tra il 1989 ed il 1992) e nel 1992 sindaco nelle tre settimane seguite alla decapitazione giudiziaria della giunta Licandro, Gangemi sr ha visto diventare definitive la condanna riportata per non aver voluto svelare le fonti che all'epoca lo avevano portato a denunciare il malaffare imperante in Comune e quelle prese per essersi occupato, in 30 anni di attività giornalistica, della Reggio dei colletti bianchi, del crimine e delle ombre della magistratura. «E difatti lo hanno arrestato di sabato, quando i tribunali sono chiusi e non si può che aspettare il lunedì», punge Gangemi jr., tradendo la sensazione che proprio gli attriti col potere giudiziario possano avere avuto un ruolo nei guai del genitore. Che già nel 2004 era stato ospite delle patrie galere: la Dda lo accusava di essere la penna armata di un gruppo di potere che per affermare il proprio dominio in riva allo Stretto non esitava a gettare schizzi di fango sui magistrati attraverso editoriali al fulmicotone. Tre settimane al fresco, un anno ai domiciliari. Poi, nel 2009, l'assoluzione. Con formula piena. Per quell'ingiusta detenzione lo Stato lo risarcirà, ma nessuno s'è mai scusato. Neanche l'Ordine dei giornalisti, che al tintinnar delle manette lo aveva sospeso per qualche tempo. «Ci siamo abituati. Mio padre è un giornalista scomodo», ragiona il figlio, commentando il silenzio calato attorno al nuovo arresto, rotto solo dalla Fnsi, che col suo segretario Franco Siddi ieri lo ha definito «una mostruosità: sorprende che la magistratura, pur in presenza d'una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, perciò giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle riconosciute a fior di delinquenti per crimini efferati di ben altra natura». Quindi l'appello, lanciato invano già nei giorni del caso del direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti, e delle condanne a carico del direttore di Panorama, Giorgio Mulè, e del giornalista Lino Jannuzzi: «Ci rivolgiamo al Parlamento perché voglia con urgenza riformare la legge sulla diffamazione, come di recente si è impegnata a fare la Camera». Già oggi, intanto, i legali del giornalista reggino depositeranno al Tribunale di sorveglianza istanza di assegnazione ai domiciliari per motivi di salute. Poi si vedrà. "Non lo fermeranno", dice orgoglioso Maurizio Gangemi: "Non si può fermare la forza dei sogni: me lo immagino a prendere appunti in cella. Tornerà, più combattivo di prima". Magari per raccontare la storia di un giornalista, un altro ancora, arrestato come fosse un criminale.

Fonte:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/carcere-diffamazione-giornalista-79-anni-956258.html

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Caso Gangemi, parla il figlio Maurizio: «Mio padre è malato. Non si può finire in prigione per reati d’opinione»

di Chiara Rizzo. «A questa età nemmeno chi commette omicidio colposo finisce in carcere. Mio padre ha subìto tre interventi per la rimozioni di tumori, ha un’ischemia cerebrale, ha un aneurisma all’aorta». La mattinata di sabato 5 ottobre di Francesco Gangemi, 79 anni, storico giornalista e direttore del quotidiano di Reggio Calabria Il dibattito, è cominciata alle 9.30 quando alla porta si sono presentati gli uomini della squadra mobile con un’ordinanza di arresto.

 

«Mio padre ora è in carcere. E per quale terribile delitto un uomo di quasi 80 anni, e molto malato, finisce in cella? Non omicidio, furto o rapina, spaccio: no, semplicemente per “delitti” d’opinione, per la diffamazione a mezzo stampa» spiega a tempi.it il figlio Maurizio, giornalista e direttore del sito ilreggino.news. L’ordinanza di arresto è stata firmata dal sostituto procuratore generale di Catania, Elvira Tafuri, in esecuzione di 9 condanne a Francesco Gangemi dei tribunali di Reggio, di Catanzaro e – ultimo in ordine cronologico, quindi responsabile dell’esecuzione della condanna – di Catania. Maurizio, cos’è accaduto sabato? Intorno alle 9.30 si sono presentate le forze dell’ordine con il provvedimento. Sono stati educatissimi, pieni di tatto umano, quasi si sono scusati di dover adempiere al loro dovere. Hanno aspettato che mio padre mi chiamasse, facesse una doccia e si preparasse, poi l’hanno portato alla casa circondariale di San Pietro. Per che cosa è stato condannato? Mio padre è stato condannato otto volte per diffamazione a mezzo stampa dal 1990 ad oggi. Nell’ordinanza di carcerazione è poi aggiunta una nona condanna, per il reato di falsa testimonianza, con sentenza definitiva dal marzo 1997. Il singolo episodio in questione risale al 1992, quando mio padre era consigliere comunale di Reggio. All’epoca ci fu lo “scandalo delle fioriere”, una “tangentopoli” in salsa reggina: la giunta comunale aveva acquistato delle fioriere per 90 milioni di lire, e per questo acquisto vennero pagate delle mazzete. Mio padre, proprio in aula a Palazzo San Giorgio, pubblicamente ha denunciato di sapere che a Palazzo entravano delle valigette piene di denaro che poi uscivano vuote. Poco dopo sono stati arrestati il sindaco Licandro, che si pentì, e l’intera giunta. Quando si è aperto il processo mio padre è stato interrogato dai giudici su quella denuncia pubblica, ma lui ha invocato la segretezza delle fonti. I pubblici ministeri lo hanno citato a giudizio per falsa testimonianza, e poi, appunto, è stato condannato. In un editoriale lei ha scritto che «le sentenze si rispettano. Si discutono e si commentano ma si rispettano, anche questa. Ma ci sono ancora cose da discutere sulla condanna di mio padre». Quali? A 79 anni, nemmeno chi commette omicidio colposo, un reato decisamente più grave, finisce in carcere. Il problema è che mio padre non solo ha la sua età, ma ha subìto tre interventi per la rimozioni di tumori, ha un’ischemia cerebrale, ha un aneurisma all’aorta. Ogni giorno deve prendere 30 medicine salvavita. Come si fa a lasciarlo dietro le sbarre? Per la procura generale di Catania suo padre ha omesso di presentare la richiesta di una misura alternativa, l’affidamento ai servizi sociali, e quindi è scattato il provvedimento. In realtà proprio in queste ore sta emergendo qualcosa di più complesso. Mio padre aveva già incontrato i servizi sociali, il tribunale di Catania dice di non aver mai ricevuta la sua richiesta ma il nostro difensore ci ha spiegato che è lui a non aver mai ricevuto la notifica dal Tribunale della sentenza definitiva, per cui non poteva avviare nessuna altra pratica per l’affidamento ai servizi. Adesso faremo ricorso al tribunale del Riesame e si vedrà. A me non interessa dire se l’ordinanza di arresto sia legalmente giusta o sbagliata: dico solo che mio padre deve rimanere a casa, tutto il resto è un aspetto secondario. Ha già incontrato suo padre, dopo l’arresto? No, devo attendere l’interrogatorio di garanzia che non c’è ancora stato. Oggi è il terzo giorno in carcere per mio padre, e io in cuore speravo davvero che fosse già fuori, per incompatibilità delle sue condizioni di salute con il carcere.

Fonte:

http://www.tempi.it/caso-gangemi-parla-il-figlio-maurizio-mio-padre-e-malato-non-si-puo-finire-in-prigione-per-reati-dopinione#.UlotEhC9I4L

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Diffamazione, arrestato giornalista 79enne. Siddi e Parisi (Federazione): “Atto mostruoso. Parlamento approvi subito legge”. Spampinato (Ossigeno): “Italia pecora nera della Ue”

Giornalista pubblicista, 79 anni, arrestato sabato scorso a Reggio Calabria per falsa testimonianza e diffamazione a mezzo stampa. E’ questa la storia di Francesco Gangemi, direttore del mensile “Dibattito News”. Il figlio, Maurizio, scrive oggi sul sito del “Reggino” che il padre è stato condannato “perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti”.

 

“Gli ultraquarantenni come me – aggiunge Maurizio Gangemi – ricorderanno certamente il cosiddetto ‘scandalo delle fioriere’ o ‘tangentopoli reggina’ che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani ‘La città dolente’) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire”. Ebbene, prosegue: “mio padre, all’epoca consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre”. Il figlio di Gangemi però aggiunge: “Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’”. Dura, e non poteva essere diversamente, la reazione della Fnsi che, in una dichiarazione congiunta del segretario generale Franco Siddi e del vicesegretario nazionale Carlo Parisi, scrive a chiare lettere: “È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere”. “Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi in coro – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più ‘forti’ hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico ‘Il Dibattito’. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza – concludono Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”. “Ci auguriamo che tutti i i tg vogliano dedicare grande attenzione allo sconcertante arresto del giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, deciso in seguito ad una condanna per diffamazione e per essersi rifiutato di rivelare le sue fonti” afferma, dal canto suo, il portavoce dell’Associazione Articolo 21, Beppe Giulietti. “Guai se passasse il singolare principio che l’indignazione politica e mediatica si esercita a seconda del grado di notorietà del cronista coinvolto o, peggio, come in questo caso, arrestato. Per molteplici ragioni sarà ora il caso di sollecitare la liberazione di Gangemi e l’immediata approvazione della norma che, recependo le indicazioni dell’Europa, elimini dai codici il carcere -conclude Giulietti – e rafforzi ed estenda il diritto del cronista a non rivelare le sue fonti”. “La Camera dei Deputati tiri fuori, dalla secca in cui si è arenato, il disegno di legge di riforma della diffamazione che prevede proprio la cancellazione della pena detentiva che per questo reato è  universalmente considerata eccessiva. Anche il Governo si faccia carico di questa esigenza, perché a causa di questa legislazione arcaica in Italia la libertà di stampa è parziale” rincara la dose il direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato. “Ad agosto – ribadisce – c’è stata la discussione generale in aula. Da allora la riforma non ha fatto passi avanti. La Camera deve trovare il tempo per discutere e approvare questo breve disegno di legge che, oltre a togliere il carcere, offre l’occasione per impedire l’uso intimidatorio della querela per diffamazione, divenuto troppo frequente e limitativo del diritto di cronaca. I problemi del mondo dell’informazione non sono meno importanti di quelli dell’economia e del lavoro. I solenni impegni presi un anno fa, di fronte all’indignazione generale per la detenzione di Alessandro Sallusti, ma non sono stati mantenuti. Non dimentichiamo che lo scorso dicembre, per sopperire alle inadempienze legislative, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ritenne opportuno commutare la pena in una sanzione pecuniaria e rivolse un severo richiamo al Parlamento, ricordando le numerose raccomandazioni del Consiglio d’Europa e dell’OSCE e le condanne della Corte Europea di Giustizia sempre cadute nel vuoto. Da allora sono arrivati altri richiami e altre condanne, l’ultima poche settimane fa. Non c’è più tempo da perdere”. “A causa di queste e altre norme che limitano il pluralismo e la libertà di informazione – conclude Spampinato – da dieci anni l’Italia è la pecora nera fra i Fondatori dell’Europa unita”.

Fonte:

http://www.editoria.tv/editoria/diffamazione-giornalista-carcere-la-fnsi-allucinante/

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Caso GangemI: Baldelli “Necessario modificare legge”; Santelli (Pdl) “Vergogna assoluta”; De Cristofaro (Sel): “Atto aberrante e inquietante”

GIORNALISTI: BALDELLI, NECESSARIO MODIFICARE LEGGE DIFFAMAZIONE. "Quest'ultimo episodio che ha portato all'arresto del giornalista Francesco Gangemi, conferma quanto sia necessario e ormai indifferibile un intervento del Parlamento per modificare la legge che disciplina la diffamazione a mezzo stampa.

Su richiesta del Pdl questo argomento è stato inserito già da qualche tempo all'interno del calendario dei lavori dell'assemblea di Montecitorio, e il seguito dell'esame, in Aula, del testo di legge su questo tema è previsto per la prossima settimana", annuncia Simone Baldelli, vicepresidente Pdl della Camera. "È necessario e auspicabile – rileva – che tutte le forze politiche si impegnino per varare al più presto questa nuova disciplina, e per superare questa situazione ormai intollerabile". (ROMA, 7 OTTOBRE – AGI). GIORNALISTI: SANTELLI (PDL), CASO GANGEMI E' VERGOGNA ASSOLUTA. "Una vergogna assoluta che un giornalista di 79 anni finisca in carcere a causa di una condanna per diffamazione". Lo afferma la deputata del Pdl, Jole Santelli. "Non conosco le motivazioni giuridiche che hanno portato a questa scelta, ma non ce ne possono essere di ordine logico e morale. Un totale controsenso", aggiunge. (ROMA, 7 OTTOBRE – AGI). GIORNALISTI: SEL, SUBITO RIFORMA DIFFAMAZIONE E GANGEMI LIBERO. "L'arresto di un giornalista è un atto aberrante oltre che inquietante, tanto più quando avviene in una nazione civile come la nostra che dovrebbe garantire, Costituzione alla mano, la libertà di pensiero e non dovrebbe perseguire i reati di opinione". Lo dice Peppe De Cristofaro vicecapogruppo di Sel al Senato commentando l'arresto del giornalista calabrese Francesco Gangemi. "La carcerazione di Francesco Gangemi, giornalista di 79 anni condannato per diffamazione e per falsa testimonianza per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie – prosegue De Cristofaro – è un fatto gravissimo e sconcertante al quale si deve porre subito rimedio. Intanto, restituendo la libertà a Gangemi e subito dopo modificando la legge sulla diffamazione che giace da mesi in Parlamento". (ROMA, 7 OTTOBRE – AGI).

 

 

Fonte:

http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=15834

 
 
 
 

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Gangemi non è Sallusti: giornalista in carcere a 79 anni per diffamazione

REGGIO CALABRIA – Francesco Gangemi non è Alessandro Sallusti. Innanzitutto perché Gangemi, classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, di anni ne ha 79 e ha collezionato ben otto condanne per diffamazione a mezzo stampa. Il giornalista è stato arrestato su disposizione della Procura generale di Catania per scontare 2 anni per diffamazione aggravata a mezzo stampa.

 

Nonostante la veneranda età e le gravi patologie, Gangemi, a differenza di Sallusti, in carcere ci è finito per davvero: dovrà scontare due anni. Il direttore del periodico mensile Il Dibattito News che esce a Reggio Calabria, dopo l’arresto, è stato condotto prima in Questura e, successivamente, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. Gli avvocati Lorenzo Gatto e Giuseppe Lupis, legali di Gangemi, hanno presentato al Tribunale misure di sorveglianza un’istanza di scarcerazione per il loro assistito per motivi di salute. Gangemi è invalido civile al 100% ed è stato malato di cancro. Sallusti, come è noto, dopo alcuni giorni di arresti domiciliari, ottenne dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la commutazione della pena detentiva in una multa. Ma prima c’erano stati l’ostinazione del direttore, la “evasione” e la polizia nella sede del giornale. E giù fiumi di inchiostro a difendere il diritto di espressione in Italia: da Giovannino Guareschi, querelato nel 1954 da De Gasperi, fino ai giorni nostri. Sessant’anni di giornalisti condannati ma poco noti per poter godere del giusto spazio sulle pagine di cronaca, come l’ha avuto invece la clamorosa condanna a 14 mesi di reclusione del direttore del Giornale. La decisione di Napolitano, all’epoca fu accompagnata da un forte richiamo al Parlamento a cambiare finalmente quella benedetta legge punitiva del 1948. Nei mesi precedenti il Senato aveva discusso per settimane la riforma partendo dalla cancellazione del carcere, ma strada facendo il testo si era riempito di norme paradossalmente più punitive per i giornalisti ed era stato accantonato. Ora, si auspica, che anche per Cangemi Napolitano torni ad esercitare il suo potere e che la diffamazione torni ad essere materia di dibattito parlamentare. Cangemi non è Sallusti anche e soprattutto perché sopra i 70 anni il carcere è considerato illegale, tranne che per pochi e assai gravi reati.L’arresto di Cangemi, firmato del sostituto procuratore generale di Catania, Elvira Tafuri, giunge dopo l’ultima sentenza, passata in giudicato che lo riguarda, del 21 novembre 2012 emessa dal tribunale della città etnea. In tutto, però, sono otto le condanne emesse, dal 2007 al 2012, a carico del direttore del mensile nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. In un solo caso, Gangemi, è stato condannato anche per falsa testimonianza: la vicenda è relativa all’attività politica svolta dal giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria, per poche settimane, agli inizi degli anni ’90 in un periodo molto travagliato per la città calabrese dello Stretto. Nel provvedimento di arresto si legge che il ”condannato” Gangemi ”ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. A dare notizia dell’arresto di Gangemi è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d’informazione on line che, dopo avere definito ”grottesco” il provvedimento, ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il padre che, ha aggiunto, si è visto assegnare una ”invalidità al 100%”. Immediata la reazione della Federazione della stampa. “E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”. Poi l’appello, lanciato invano già nei giorni del caso Sallusti, e delle condanne a carico del direttore di Panorama, Giorgio Mulè, e del giornalista Lino Jannuzzi. Siddi e Parisi fanno appello al Parlamento ”perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione” e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere ”una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”. A favore dell’appello si è schierata anche l’Unione cronisti.

 

 

Fonte:

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/gangemi-non-sallusti-giornalista-carcere-79-anni-diffamazione-1685005/

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Giornalisti in carcere, la parola a Napolitano: Pirovano (ODG) e Gallizzi (FNSI): arresto Gangemi, intervenga Napolitano

Riportiamo un appello più che doveroso rivolto direttamente al Capo di Stato. Una situazione che imbruttisce una volta di più il curriculum dell’Italia l’indomani di un appello della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha ribatito che diffamazione e carcere non sono concetti conciliabili.

 

”Bisogna restituire subito la libertà al giornalista Francesco Gangemi e fare in modo che tutti i mezzi di informazione evidenzino la gravità di quanto sta accadendo in queste ore”. Il Movimento Liberi Giornalisti, attraverso Paolo Pirovano, segretario nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e Pierfrancesco Gallizzi, consigliere nazionale della FNSI, interviene così sull’arresto a Reggio Calabria del giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, che ha fatto seguito a una condanna per diffamazione. “Un Paese civile e democratico – prosegue il Movimento Liberi Giornalisti – non può accettare situazioni di questo genere. Per questo ci appelliamo al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perchè si attivi immediatamente per cancellare la vergogna di un atto che l’Italia e la storia italiana non meritano. Tutto ciò senza dimenticare che, qualche giorno fa, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ribadito che un giornalista non deve essere arrestato per il reato di diffamazione”.

Fonte:

http://www.ilfeedback.it/2013/10/07/giornalisti-carcere-la-parola-napolitano/

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Giornalisti: Giulietti, media non ignorino arresto Gangemi

“Ci auguriamo che tutti i i tg vogliano oggi dedicare grande attenzione allo sconcertante arresto del giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, deciso in seguito ad una condanna per diffamazione e per essersi rifiutato di rivelare le sue fonti.

 

Guai se passasse il singolare principio che l’indignazione politica e mediatica si esercita a seconda del grado di notorietà del cronista coinvolto o, peggio, come in questo caso, arrestato. Per molteplici ragioni sarà ora il caso di sollecitare la liberazione di Gangemi e la immediata approvazione della norma che, recependo le indicazioni dell’Europa, elimini dai codici il carcere e rafforzi ed estenda il diritto del cronista a non rivelare le sue fonti”. Lo afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti.

Fonte:

http://www.articolo21.org/2013/10/giornalisti-giulietti-media-non-ignorino-arresto-gangemi/

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Il Direttivo ASR solidale con il collega Gangemi

Il Direttivo della Associazione Stampa Romana protesta vibratamente per il trattamento riservato al collega Francesco Gangemi, 79 anni,  arrestato ieri mattina su disposizione della Procura Generale della Repubblica di Catania e portato nella Casa Circondariale "San Pietro”"dove deve scontare due anni di pena residua.

 

Il collega, secondo l’ordinanza della Procura Generale della Repubblica di Catania, a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, sarebbe colpevole di  diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico "l Dibattito" e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie. Ancora una volta, sottolinea il Direttivo Asr, si colpisce la libertà di informazione applicando una norma che punisce comportamenti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di "cane da guardia della democrazia" dei giornalisti. Il Direttivo esprime solidarietà al collega Gangemi e chiede a tutti gli organismi di Categoria di mobilitarsi a difesa dell’autonomia dei giornalisti e del diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati.

Fonte:

http://www.stamparomana.it/

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Il Parlamento abolisca subito il carcere per i giornalisti. L’allucinante arresto di Francesco Gangemi provoca una valanga di legittime proteste dentro e fuori Montecitorio

ROMA –  “Quest ’ultimo episodio, che ha portato all’arresto del giornalista Francesco Gangemi, conferma quanto sia necessario e ormai indifferibile un intervento del Parlamento per modificare la legge che disciplina la diffamazione a mezzo stampa”.

 

Simone Baldelli, deputato del Pdl e vicepresidente della Camera dei deputati, ricorda infatti che “su richiesta del Pdl questo argomento è stato inserito già da qualche tempo all’interno del calendario dei lavori dell’assemblea di Montecitorio, e il seguito dell’esame, in Aula, del testo di legge su questo tema è previsto per la prossima settimana”. “È necessario ed auspicabile – sottolinea Baldelli – che tutte le forze politiche si impegnino per varare al più presto questa nuova disciplina, e per superare questa situazione ormai intollerabile”. Per la deputata Jole Santelli (Pdl), è “una vergogna assoluta che un giornalista di 79 anni finisca in carcere a causa di una condanna per diffamazione”. “Non conosco le motivazioni giuridiche che hanno portato a questa scelta – sottolinea Jole Santelli – ma non ce ne possono essere di ordine logico e morale. Un totale controsenso”. (Agenparl). Il presidente del Gruppo Misto alla Camera e vicepresidente di Centro Democratico, Pino Pisicchio, dal suo spara “che la Camera riesca ad approvare nei prossimi giorni il provvedimento che abolisce il carcere per i giornalisti. La carcerazione di Francesco Gangemi, un pubblicista di 79 anni, francamente rappresenta un non senso e, insieme, un allarme al Parlamento che non riesce a chiudere il provvedimento”. (Asca). Il vicepresidente del Gruppo Sel al Senato, Peppe De Cristofaro, riiene che “l’arresto di un giornalista è un atto aberrante oltre che inquietante, tanto più quando avviene in una nazione civile come la nostra che dovrebbe garantire, Costituzione alla mano, la libertà di pensiero e non dovrebbe perseguire i reati di opinione”. De Cristofaro, commentando l’arresto del giornalista, afferma che “la carcerazione di Francesco Gangemi, giornalista di 79 anni condannato per diffamazione e per falsa testimonianza per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, è un fatto gravissimo e sconcertante al quale si deve porre subito rimedio. Intanto, restituendo la libertà a Gangemi e subito dopo modificando la legge sulla diffamazione che giace da mesi in Parlamento”. Intanto, dopo la denuncia del segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e del vicesegretario nazionale Carlo Parisi, che hanno chiesto l’intervento del Parlamento, anche il Direttivo dell’Associazione Stampa Romana “protesta vibratamente per il trattamento riservato al collega Francesco Gangemi, 79 anni,  arrestato su disposizione della Procura Generale della Repubblica di Catania e portato nella Casa Circondariale «San Pietro» dove deve scontare due anni di pena residua”. Il collega, secondo l’ordinanza della Procura Generale della Repubblica di Catania, a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, sarebbe colpevole di  diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico “Il Dibattito” e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie. “Ancora una volta – sottolinea il Direttivo Asr – si colpisce la libertà di informazione applicando una norma che punisce comportamenti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di «cane da guardia della democrazia» dei giornalisti”. Il Direttivo esprime “solidarietà al collega Gangemi e chiede a tutti gli organismi di categoria di mobilitarsi a difesa dell’autonomia dei giornalisti e del diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati”.

 

 

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/07/il-parlamento-abolisca-subito-il-carcere-per-i-giornalisti/

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Pirovano (Odg) e Gallizzi (Fnsi): “Per l’arresto di Francesco Gangemi, intervenga Napolitano”

Nei giorni scorsi una notizia proveniente da Reggio Calabria ha scosso il mondo giornalistico italiano: l’arresto del pubblicista Francesco Gangemi, direttore del mensile “Il Dibattito” per diffamazione a mezzo stampa.

 

Molti colleghi hanno espresso la loro solidarietà ad un uomo che finisce in galera a 79 anni, tra questi il Movimento Liberi Giornalisti che ha emesso il seguente comunicato: "Bisogna ridare subito la libertà al giornalista Francesco Gangemi e fare in modo che tutti i mezzi di informazione evidenzino la gravità di quanto sta accadendo in queste ore". Il Movimento Liberi Giornalisti, attraverso Paolo Pirovano, segretario nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, e Pierfrancesco Gallizzi, consigliere nazionale della FNSI, interviene così sull'arresto a Reggio Calabria del giornalista Francesco Gangemi, che ha fatto seguito a una condanna per diffamazione e che ha portato all'arresto di Gangemi. "Un Paese civile e democratico – prosegue il Movimento Liberi Giornalisti – non può accettare situazioni di questo genere. Per questo ci appelliamo al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perchè si attivi immediatamente per cancellare la vergogna di un atto che l'Italia e la storia italiana non meritano. Tutto ciò senza dimenticare che, qualche giorno fa, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ribadito che un giornalista non deve essere arrestato per il reato di diffamazione". 

Fonte:

http://www.stampa-libera.it/notizia/GIORNALISMO/Pirovano_%28Odg%29_e_Gallizzi_%28Fnsi%29%3A_Ig%3D%3DPer_l%27arresto_di_Francesco_Gangemi,_intervenga_NapolitanoIg%3D%3D.html

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Reggio, giornalista in carcere da 3 giorni: presentata istanza di scarcerazione

di Ilaria Calabrò. Gli avvocati Lorenzo Gatto e Giuseppe Lupis, legali del direttore de ”Il dibattito” Francesco Gangemi, arrestato sabato scorso, hanno presentato al Tribunale misure di sorveglianza un’istanza di scarcerazione per il loro assistito per motivi di salute.

 

Gangemi, 79 anni, è invalido civile al 100% ed è stato malato di cancro. Il giornalista è stato arrestato su disposizione della Procura generale di Catania per scontare 2 anni per diffamazione aggravata a mezzo stampa.

Fonte:

http://www.strettoweb.com/2013/10/reggio-giornalista-carcere-3-giorni-presentata-istanza-scarcerazione/96518/

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Reggio, giornalista in carcere per diffamazione. Spampinato: “riforma urgente”

di Ilaria Calabrò. “La Camera dei Deputati tiri fuori, dalla secca in cui si e’ arenato, il disegno di legge di riforma della diffamazione che prevede proprio la cancellazione della pena detentiva che per questo reato e’ universalmente considerata eccessiva. Anche il Governo si faccia carico di questa esigenza, perche’ a causa di questa legislazione arcaica in Italia la liberta’ di stampa e’ ‘parziale’”.

 

Lo dice il direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato, a commento dell’arresto del giornalista di Reggio Calabria Francesco Gangemi, finito in carcere per scontare due anni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa. “Ad agosto- spiega Spampinato- c’e’ stata la discussione generale in aula. Da allora la riforma non ha fatto passi avanti. La Camera deve trovare il tempo per discutere e approvare questo breve disegno di legge che, oltre a togliere il carcere, offre l’occasione per impedire l’uso intimidatorio della querela per diffamazione, divenuto troppo frequente e limitativo del diritto di cronaca. I problemi del mondo dell’informazione non sono meno importanti di quelli dell’economia e del lavoro. I solenni impegni presi un anno fa, di fronte all’indignazione generale per la detenzione di Alessandro Sallusti, ma non sono stati mantenuti. Non dimentichiamo che lo scorso dicembre, per sopperire alle inadempienze legislative, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ritenne opportuno commutare la pena in una sanzione pecuniaria e rivolse un severo richiamo al Parlamento, ricordando le numerose raccomandazioni del Consiglio d’Europa e dell’OSCE e le condanne della Corte Europea di Giustizia sempre cadute nel vuoto. Da allora sono arrivati altri richiami e altre condanne, l’ultima poche settimane fa. Non c’e’ piu’ tempo da perdere. A causa di queste e altre norme che limitano il pluralismo e la liberta’ di informazione- conclude- da dieci anni l’Italia e’ la pecora nera fra i Fondatori dell’Europa unita’”.

Fonte:

http://www.strettoweb.com/2013/10/reggio-giornalista-carcere-diffamazione-spampinato-riforma-urgente/96410/

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Un giornalista in carcere per diffamazione. Anche se ha 79 anni. Fnsi: “Una mostruosità”

Nella Repubblica delle banane, si finisce in carcere per diffamazione a mezzo stampa. Anche se si hanno 79 anni e non si è proprio in ottime condizioni di salute. E’ successo al  giornalista Francesco Gangemi, direttore del mensile Il Dibattito di Reggio Calabria ed ex sindaco della città.

 

Classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, a Gangemi è stato notificato un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania a firma del Sostituto procuratore generale Elvira Tafuri. L’arresto è scattato  in seguito alla sentenza  emessa il 21 novembre 2012. Non è la prima condanna a carico di Gangemi. Il reato è sempre quello. Un reato che in una democrazia sana, non dovrebbe mai portare al carcere. A dare la notizia è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d’informazione on line che, dopo avere definito “grottesco” il provvedimento, ha ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il genitore che, ha aggiunto, si è visto assegnare una invalidità al 100%. Il caso ricorda quello di Alessandro Sallusti, direttore de il Giornale che ha avuto una grossa eco sui media. C’è da dire che nel provvedimento di arresto è scritto anche che Gangemi “ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. Il provvedimento di carcerazione ha provocato l’immediata reazione della Federazione della stampa. “E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”. Fnsi  ha poi rivolto un appello al Parlamento “perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione” e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere “una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”.

Fonte:

http://www.linksicilia.it/2013/10/un-giornalista-in-carcere-per-diffamazione-anche-se-ha-79-anni/

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In carcere per diffamazione giornalista di 79 anni

REGGIO CALABRIA – In carcere a 79 anni con una condanna per diffamazione a mezzo stampa. E' quanto accaduto a Francesco Gangemi, classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, direttore del periodico mensile Il Dibattito che esce Reggio Calabria.

 

Gli agenti della squadra mobile della città calabrese hanno notificato al giornalista un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri. Alla base del provvedimento c'è l'ultima sentenza, passata in giudicato che lo riguarda, del 21 novembre 2012 emessa dal tribunale della città etnea. In tutto, però, sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a carico del direttore del mensile nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. In un solo caso, inoltre, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza: la vicenda è relativa all'attività politica svolta dal giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria, per poche settimane, agli inizi degli anni '90 in un periodo molto travagliato per la città calabrese dello Stretto. L'arresto. Gangemi, dopo l'arresto, è stato portato prima in Questura e, in seguito, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto della magistratura si legge anche che il "condannato" Gangemi "ha omesso di presentare l'istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti". A dare notizia dell'arresto di Gangemi è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d'informazione on line che, dopo avere definito "grottesco" il provvedimento, ha ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il padre che, ha aggiunto, si è visto assegnare una "invalidità al 100%". Fnsi. Il provvedimento di carcerazione ha provocato l'immediata reazione della Federazione della stampa. "E' allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee". Siddi e Parisi, nella dichiarazione, hanno fatto appello al Parlamento "perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione" e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere "una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". A favore dell'appello si è schierata anche l'Unione cronisti.

 

 

Fonte:

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/10/06/news/in_carcere_per_diffamazione_giornalista_di_79_anni-68040902/?ref=HREC1-2

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In cella nonostante la malattia: giustizia inflessibile con giornalista di 79 anni condannato per diffamazione

di Michele Inserra. E’ stato arrestato e rinchiuso nel carcere “San Pietro” il direttore responsabile del mensile di Reggio Calabria “Il dibattito”, Francesco Gangemi, 79 anni. Nonostante le sue precarie condizioni di salute e l’età avanzata il giornalista è finito dietro le sbarre.

 

Ieri tre poliziotti hanno bussato alla sua porta di casa e lo hanno arrestato a seguito di un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania e a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri. Molte le reazioni all'arresto di Gangemi con diverse sollecitazioni alle istituzioni perché possano essere affrontati sia il caso specifico di Gangemi sia, più in generale, le posizioni dei giornalisti nella legge sulla diffamazione a mezzo stampa. OTTO CUMULI DI PENA. Il direttore è stato prima condotto alla Questura di Reggio e successivamente trasferito alla casa circondariale “San Pietro”.  Il giornalista deve scontare due anni di reclusione per otto sentenze definitive emesse in diverse procure calabresi e siciliane per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Tra i cumuli pene spunta anche una condanna ad un anno di reclusione per falsa testimonianza emessa dal tribunale di Reggio Calabria il primo marzo del 1997. I fatti, in questa unica circostanza, non riguardano l’attività giornalistica, ma quella politica. I fatti risalgono al 1992 quando un terremoto giudiziario investì la giunta comunale reggina guidata dal sindaco democristiano Agatino Licandro per un presunto abuso amministrativo riguardante l'arredo urbano: il processo si risolse con una generale assoluzione per gli assessori. L’allora primo cittadino (finito in manette per l’accusa di aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire) decise di collaborare con la giustizia e  rendere delle dichiarazioni che consentirono ai magistrati di far luce su questioni importanti della vita politica e cittadina. All’epoca Gangemi era consigliere comunale e dopo le dimissioni di Licandro fu sindaco per sole tre settimane nel  corso del mese di luglio del 1992. Prima della tangentopoli reggina aveva denunciato nell’aula consiliare di Palazzo San Giorgio che in qualche stanza del comune le valigette entravano piene di soldi e ne uscivano vuote. Al processo che ne scaturì, interrogato dal giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare le fonti di quanto aveva denunciato in consiglio. Il giudice lo condannò a un anno di reclusione per falsa testimonianza. Da 35 anni Gangemi è direttore de “Il dibattito”. Nel corso della sua attività ha incassato otto condanne definitive: dalla Corte d’Appello di Reggio (l’8 febbraio del 2006; il 28 novembre del 2006, il 18 febbraio del 2010; il 17 novembre del 2010); dalla Corte d’Appello di Catania (il 10 gennaio del 2011; il 10 luglio del 2013), dal Tribunale di Cosenza (il 28 settembre del 2012). Gangemi è stato rinchiuso in carcere per aver omesso «di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti». Il cumulo delle pene risulta essere pari a sei anni di reclusione a cui vanno sottratti tre anni per i benefici dell’indulto (ex legge n.241 del 2006) e un anno dedotto per i periodi riconosciuti fungibili (aveva espitato dal 9 novembre del 2004 al 9 novembre del 2005) una condanna emessa il 3 novembre del 2004 dal Gip di Catanzaro. «Le sentenze si rispettano – scrive Maurizio, il figlio di Gangemi sul sito ilreggino.news di cui è responsabile – Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntargli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel Dna la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di mio padre».

 

Fonte:

http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/717599/In_cella_nonostante_la_malattia__giustizia__inflessibile__con_giornalista_di____anni_condannato_per_diffamazione.html

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Incredibile a Reggio: giornalista 79enne arrestato come se fosse il peggiore dei criminali

di Maurizio Gangemi* – Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Ieri mattina, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. C.P.P.)  emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.). Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l’opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!! *Maurizio Gangemi, giornalista, direttore responsabile de http://www.ilreggino.news/

 

 

Al collega Francesco Gangemi, arrestato come se fosse il peggiore dei criminali, e a tutta la sua famiglia, la Redazione di StrettoWeb esprime la più sentita solidarietà e vicinanza.

Fonte:

http://www.strettoweb.com/2013/10/incredibile-reggio-giornalista-79enne-arrestato-se-fosse-il-peggiore-dei-criminali/96259/

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Francesco Gangemi: tutta la storia del giornalista in galera per diffamazione

di Alessandro D’Amato. Sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a carico del giornalista di 79 anni, Francesco Gangemi nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione.

 

Lo scrive l’Ansa, ricordando che solo in un caso, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza, ed è la vicenda fa riferimento all’attività politica del giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria con l’appoggio della Democrazia Cristiana per poche settimane, agli inizi degli anni ’90 in un periodo travagliato per la città calabrese dello Stretto. L’ARRESTO DI FRANCESCO GANGEMI – L’arresto di Gangemi è stato eseguito dagli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria, città dove il giornalista risiede, su provvedimento emesso dalla Procura generale di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri perché l’ultima sentenza, passata in giudicato, è quella del 21 novembre del 2012 emessa dal tribunale della città etnea. Gangemi, dopo l’arresto, è stato condotto in Questura e successivamente, nel carcere di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto si legge che Gangemi ”ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. Da qui la sospensione della revoca e la carcerazione. LA NOTIZIA DELL’ARRESTO –  A dare la notizia dell’arresto di Francesco Gangemi, avvenuto ieri, è stato il figlio Maurizio che dirige il sito di informazione on line Il Reggino. In un articolo Maurizio Gangemi scrive, fra l’altro, che: Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100%; posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntargli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi”. LA STORIA DELLA FALSA TESTIMONIANZA – Molto importante è ricordare anche perché è stato condannato per falsa testimonianza: Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Gangemi, dopo l’arresto, è stato condotto prima in Questura e, successivamente, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. «E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosita’ difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla liberta’ di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee».

Fonte:

 

http://www.giornalettismo.com/archives/1148071/francesco-gangemi-tutta-la-storia-del-giornalista-in-galera-per-diffamazione/comment-page-1/?replytocom=1087621

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Reggio, Siddi e Parisi (Fnsi): “Arresto Gangemi è allucinante”

"E' allucinante che a 79 anni un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie delle notizie, venga arrestato e portato in carcere".

 

E' quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi. "Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più «forti» hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico «Il Dibattito». Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura". "Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza, – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso, che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". (Ansa)

Fonte:

Reggio, Siddi e Parisi (Fnsi): "Arresto Gangemi è allucinante"

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“Sull’arresto di Francesco Gangemi intervenga il Quirinale”. Giuseppe Giulietti e l’Unci condividono la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria

ROMA – “Condividiamo la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria per l’arresto del giornalista Francesco Gangemi, in carcere per una condanna per diffamazione e per non aver voluto rivelare le sue fonti”.

 

Lo afferma il portavoce di “Articolo 21”, Giuseppe Giulietti, sottolineando che “Gangemi ha 79 anni e il suo arresto arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione”. “La nuova legge – ricorda Giulietti – é ancora ferma alle Camere in attesa di approvazione. Ci auguriamo che anche per lui si possa registrare quella indignazione e quella reazione che ha accompagnato analoghi provvedimenti, sino a sollecitare, come nel caso di Sallusti, l’intervento del Quirinale. Non ci vuole, infine, molta immaginazione per prevedere che un simile episodio non contribuirà certo a migliorare la giá precaria posizione dell’Italia in materia di libertà di informazione”. A sottoscrivere l’appello del sindacato dei giornalisti c’è anche l’Unci, l’Unione Nazionale Cronisti Italiani, secondo la quale “superata la crisi istituzionale del caso Sallusti, la politica si è acquietata e cincischia sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Intanto i giornalisti in carcere ci vanno davvero”. Citando il caso di Francesco Gangemi, il presidente dell’Unci, Guido Columba, sottolinea che “il reato che lo ha fatto rinchiudere in carcere, ad una età che è vietata dalla legge, è la diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico «Il Dibattito» e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie”. “Comportamenti – sottolinea l’Unci – tutti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di «cane da guardia della democrazia» dei giornalisti”. Da qui la sottoscrizione dell’appello della Fnsi al Parlamento “perché, superando tatticismi e veti incrociati, si decida a varare una normativa in linea con i principi di civiltà giuridica europea”.

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/%E2%80%9Csull%E2%80%99arresto-di-francesco-gangemi-intervenga-il-quirinale%E2%80%9D/

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