Siddi e Parisi (Fnsi): “L’arresto di Gangemi è allucinante”. Appello per l’immediata scarcerazione del giornalista e per riformare con urgenza la legge sulla diffamazione a mezzo stampa

REGGIO CALABRIA – “E’ allucinante che a 79 anni un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie delle notizie, venga arrestato e portato in carcere”.

 

E’ quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi. “Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più «forti» hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico «Il Dibattito». Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza, – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso, che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”.

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/siddi-e-parisi-fnsi-%E2%80%9Cl%E2%80%99arresto-di-gangemi-e-allucinante%E2%80%9D/

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Arresto giornalista: “Una storia grottesca”

REGGIO CALABRIA. di Maurizio Gangemi*. “Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Stamane, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. C.P.P.) (in basso) emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.). Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l’opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!!” *Direttore “il Reggino”.

 

 

Fonte:

http://www.yeslive.it/yes/commenti-arresto-giornalista-storia-grottesca/

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Fermi tutti, ho fatto uno scoop, hanno arrestato… mio padre

di Domenico Salvatore. Disse un notissimo giornalista della piazza: "Se ammazzassero mio padre, prima darei la notizia e poi  andrei a piangere sul suo cadavere". Come dire, che quando ci sia la notizia, bisogna darla. Questo è anche il "Credo" di Luigi Palamara, che i suoi maestri gli hanno trasmesso. Le fonti nostre, in questo caso, sono state due. Quella della Questura di Reggio Calabria, diretta dal dottor Guido Nicolò Longo e l'articolo che Maurizio Gangemi, ha scritto sul suo blog. Da cui tracima l'amore, l'affetto e la stima se non l'ammirazione per il suo caro genitore.

 

Atipico rispetto ai tempi post moderni, dove i papà, giocano in media solo quindici minuti al giorno con i propri figli. Quando tornano a casa, si siedono davanti alla tv, anziché dedicarsi alla prole; giocano al computer o  smanettano con l'i phone e con l'i-pad.  Maurizio Gangemi, invece, ritiene che il suo papà abbia svolto bene  la funzione educativa;  i padri sono il simbolo dell'autorità; padri capaci di essere buoni modelli. Capaci di ascoltare un figlio per comprenderne gli interessi, le passioni e le caratteristiche personali; per dare al figlio autostima e sicurezza. Formare le strutture che daranno forma alla personalità. Dapprima mente assorbente, poi mente cosciente. I padri, devono essere autorevoli, ma non autoritari; amici-confidenti, non  padri-padrone. Fermo restando, che nell'età adolescenziale, i padri,  debbano premiare o punire, ma mai giudicare; e fornire regole e valori. Molto importante il buon esempio, perchè i figli imparano da quello che i padri fanno… "Stamane, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un "Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione" (artt. 663 segg. C.P.P.) (in basso) emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale "San Pietro", il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d'ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all'aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.).  Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato "veniale" come potrebbe essere l'omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l'effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l'abuso d'ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors'anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura "diffamazione a mezzo stampa" durante la propria direzione de "Il Dibattito". Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all'art. 372 C.P. ("falsa testimonianza"). A proposito di quest'ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto "scandalo delle fioriere" o "tangentopoli reggina" che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell'epoca, l'intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani "La città dolente") per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all'epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre.  Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po'. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E' una vicenda grottesca Fonte: Il Reggino.IT quella che vede protagonista mio padre. E' così tanto grottesca, che solo in Italia poteva verificarsi". Il giornalista Francesco Gangemi, direttore de "Il Dibattito", ex sindaco di Reggio Calabria; ex presidente dell'Usl 31, pure di Reggio Calabria, per giunta avvocato, non ha bisogno della nostra difesa. Lo facemmo già sebbene non richiesto, molti anni fa, su altro periodico; bastian contrario,  rispetto al coro di molti giornali e giornalisti, "cacasotto e piscialetto", che invece di difendere la libertà di stampa, opinione ed informazione, sancita dall'art. 21 della Costituzione, gli diedero grottescamente e subdolamente, la croce addosso. Appiattiti, sottomessi e soggiogati, se non servi del potere; utili idioti e servi sciocchi, funzionali alla schiavitù del sistema, doppiogiochisti e voltagabbana. Per quell'articolo avemmo i nostri grattacapi. Proprio così. Prosit! Così impari a scrivere certe cose…scribacchino, pennivendolo, intruso, ficcanaso, pettegolo, impiccione ed intrigante, che altro non sei. Amen! Lo chiamano "inconveniente del mestiere". Di quello che scriviamo, daremo sempre conto alla deontologia professionale; intanto, alla nostra coscienza. A difendere Gangemi, ci pensano i suoi legali di fiducia. Il direttore de "Il Dibattito", è stato coinvolto in varie inchieste giudiziarie. Di recente, è stato assolto dal Tribunale di Catanzaro con formula piena, "perché il fatto non sussiste". Scriveva l'Avv.Gregorio Viscomi(Brillante legale di fiducia del Direttore de "Il Dibattito" ) su uno dei tanti numeri del periodico in questione, giugno 2009…". Quando, circa cinque anni fa,appresi che Francesco Gangemi era stato arrestato perché facente parte di un'associazione mafiosa rimasi attònito. Gli si può rim-proverare un'esagerazione nella dosimetria delle parole usate in alcuni suoi scritti giornalistici, ma accusarlo di essere mafioso è, richiamando un istituto di diritto penale,un reato impossibile!La formula assolutoria utilizzata dal GUP del Tribunale di Catanzaro in occasione della pronuncia della sentenza dello scorso27 maggio non lascia spazio a dubbi circa l'assoluta inconsistenza dell'ipotesi di accusa. Il fatto reato non sussiste. Gli articoli pubblicati su "Il Dibattito" non miravano a delegittimare la magistratura reggina e, nel contempo, a favorire la'ndrangheta. Rimandando a dopo il deposito della motivazione della sentenza l'analisi più dettagliata delle singole contestazioni, quel che in questo momento non può essere sottaciuto è quel lungo anno di privazione della libertà personale che Francesco Gangemi ha dovuto subìre per un'accusa rivelatasi destituita del benché minimo fondamento. Chi, cosa potrà mai ricucire le ferite inferte da quell'ordinanza di custodia cautelare? Il danno è ancor più irreparabile perché quelle ferite sono state inflitte a chi si è sempre battuto per la Giustizia attraverso la denunzia di fatti che la sentenza del GUP Battaglia ha stabilito non essere nè falsi né calunniosi. " Non concordiamo con i forcaioli, lecchini che per i loro reconditi ed inconfessabili fini, strisciano ai piedi della Giustizia, architettano e manovrano. Ma nemmeno con i giustizialisti, che danno la croce addosso ai giudici, tanto per; a prescindere da. Siamo sempre convinti che la Giustizia in Italia funzioni. Poi, si potrà pur sempre dire, in caso contrario, che ci siamo sbagliati e chiediamo scusa. Lasciamo stare i giudici corrotti, collusi, traviati, depravati e traditori della toga e del giuramento; peraltro, regolarmente perseguiti a termini di legge, arrestati, processati, condannati ed incarcerati. Scripta manent, verba volant. Od anche questo è falso? Alcuni giornali, qualche redazione, se la memoria non c'inganni ("Memoria minuitur nisi eam exerceas"), sono stati sequestrati, questo è innegabilmente vero. Ma da qui a dire, che la libertà di stampa (dapprima a macchia di leopardo ed ora a macchia d'olio, sia minacciata dalla Magistratura, ce ne passa. Intanto stavolta la Magistratura reggina non c'azzecca. Il "papello" è partito dalla Procura di Catania. Eseguito dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta da Gennaro Semeraro. Inevitabile il "chiacchiericcio" (collegato con la notizia) che se ne sta facendo su internet e la pubblicità involontaria che "Il Dibattito" ne trarrà, ancora una volta. Il giornale, non era molto diffuso, a suo tempo, ma la vicenda giudiziaria, paradossalmente, lo fece diventare uno dei colossi dell'informazione locale di un certo tipo. Anche perché alla vicenda, s'interessarono addirittura giornali e Paesi esteri. Va da sé, che non tutte le inchieste siano azzeccate, questa non è solo la nostra opinione. Ma molte, anzi moltissime sì. Per queste, Gangemi, non fu mai arrestato, né processato o condannato. A parte le assoluzioni catanzaresi.

 

Fonte:

http://www.mnews.it/2013/10/fermi-tutti-ho-fatto-uno-scoop-hanno.html

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Giornalista Francesco Gangemi in carcere per diffamazione. Fnsi: “Allucinante”

REGGIO CALABRIA – Il giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, è stato condannato a due anni di carcere per diffamazione e falsa testimonianza. Al giornalista, direttore di Dibattito News, è stato arrestato su ordine della Procura di Catania il 6 ottobre.

 

Le sentenze emesse contro Gangemi sono otto, di cui sette per diffamazione e una per falsa testimonianza. Franco Siddi, segretario della Fnsi, e Carlo Parisi, vice segretario della Fnsi, hanno commentato in una nota congiunta: “E’ allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere”. Gangemi, dopo l’arresto, è stato condotto in Questura e successivamente, nel carcere di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto si legge che Gangemi ”ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. Da qui la sospensione della revoca e la carcerazione. La Fnsi ha commentato in una nota: “Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più ‘forti’ hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico ‘Il Dibattito’. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”.  Siddi e Parisi hanno poi aggiunto: “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”.

Fonte:

http://www.blitzquotidiano.it/media/giornalista-francesco-gangemi-in-carcere-per-diffamazione-fnsi-allucinante-1684586/

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Il giornalista Francesco Gangemi in galera per diffamazione! A darne la notizia è il figlio Maurizio, che denuncia: “Mio padre, 79 anni, arrestato per non avere rivelato le proprie fonti”

REGGIO CALABRIA – Arrestato il pericolosissimo giornalista Francesco Gangemi. Era inserito nell’elenco dei 5 giornalisti più pericolosi d’Italia stilato da tutti i Ministeri del Bel Paese. Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Ieri mattina, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in città del loro Capo, dott. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. c.p.p.), emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 c.p.). Minchia, signor tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 c.p. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo quasi come qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel dna la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Maurizio Gangemi.

 

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/99601/

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Reggio Calabria, su arresto giornalista Francesco Gangemi, il presidente Antonio Eroi oppone questione di principio indicata da Corte Strasburgo

di Tiziana Primozich. Roma, 6 ottobre – Che il lavoro di giornalista spesso sia scomodo, soprattutto quando sfiora poteri forti, è risaputo a tal punto che anche la Corte di Giustizia europea di Strasburgo ultimamente è stata più volte sollecitata ad esprimere sentenze su casi specifici, in tema di reato di diffamazione a mezzo stampa.

 

Ultima in ordine di tempo quella sul ricorso presentato da Maurizio Belpietro, ex direttore de ‘Il Giornale’ ed attualmente del quotidiano ‘Libero’, condannato per tale reato a quattro mesi di detenzione, caso su cui la Corte ha stabilito pochi giorni fa che “a causa della misura e della natura della sanzione imposta l’ingerenza nel diritto alla libertà d’espressione non era proporzionata ai fini perseguiti”. Senza voler commentare ma ricordando che proprio la Ue ci indica da tempo la strada della depenalizzazione su un reato che in maniera controversa sembra oltraggiare la libertà di stampa e di pensiero costituzionalmente tutelata, si riportano le dolorose parole del figlio di Gangemi , Maurizio, anch’egli giornalista e direttore de ‘Il Reggino’ che dalla sua  testata scrive: “Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l’opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel Dna la sete di Giustizia, che ognuno di noi dovrebbe avere, è recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di Mio Padre!!!”. “Malgrado non sia mai stato trattato con benevolenza dal direttore Gangemi, anzi più volte apparso in prima pagina nelle foto che indicavano ai lettori i ‘mostri’ della politica reggina, – ha dichiarato a seguito dell’arresto di Gangemi, il presidente del consiglio Provinciale di Reggio Calabria Antonio Eroi, – “ tuttavia , per essere uomo di istituzioni e per il ruolo ricoperto in Consiglio d’Europa come rappresentante delle autonomie locali ai tavoli in difesa dei Diritti Umani, chiedo l’immediata scarcerazione di Francesco Gangemi. La libertà di stampa è diritto essenziale e base della democrazia in Europa, così come più volte la stessa corte di Strasburgo ha stabilito. Unica sanzione possibile quando un giornalista offende l’altrui reputazione è quella pecuniaria. Considerare in termini penali il lavoro giornalistico può condurci a non realizzare più una corretta opinione personale sugli accadimenti della vita politica e sociale. ‘L’opinione  è una libertà alla stregua dell’aria, – affermava Cesare Beccaria, giurista e filosofo italiano del periodo illuminista – bene primordiale ed insostituibile’, e questa è anche la convinzione di chi persegue i Diritti dell’Uomo che dall’Illuminismo in poi vengono affermati” conclude Eroi al nostro giornale. Benchè giornalista ‘scomodo’ Francesco Gangemi prima d’ora non era mai stato condannato per diffamazione a mezzo stampa, nonostante i numerosi procedimenti affrontati, nei quali era sempre stato assolto. Il procedimento che ha portato all’arresto di oggi è in “esecuzione ad un ‘Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione’ emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri

Fonte:

http://www.dailycases.it/?p=4656

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In carcere per diffamazione giornalista di 79 anni

REGGIO CALABRIA – In carcere a 79 anni con una condanna per diffamazione a mezzo stampa. E' quanto accaduto a Francesco Gangemi, classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, direttore del periodico mensile Il Dibattito che esce Reggio Calabria.

 

Gli agenti della squadra mobile della città calabrese hanno notificato al giornalista un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri. Alla base del provvedimento c'è l'ultima sentenza, passata in giudicato che lo riguarda, del 21 novembre 2012 emessa dal tribunale della città etnea. In tutto, però, sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a carico del direttore del mensile nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. In un solo caso, inoltre, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza: la vicenda è relativa all'attività politica svolta dal giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria, per poche settimane, agli inizi degli anni '90 in un periodo molto travagliato per la città calabrese dello Stretto. L'arresto. Gangemi, dopo l'arresto, è stato portato prima in Questura e, in seguito, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto della magistratura si legge anche che il "condannato" Gangemi "ha omesso di presentare l'istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti". A dare notizia dell'arresto di Gangemi è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d'informazione on line che, dopo avere definito "grottesco" il provvedimento, ha ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il padre che, ha aggiunto, si è visto assegnare una "invalidità al 100%". Fnsi. Il provvedimento di carcerazione ha provocato l'immediata reazione della Federazione della stampa. "E' allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee". Siddi e Parisi, nella dichiarazione, hanno fatto appello al Parlamento "perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione" e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere "una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". A favore dell'appello si è schierata anche l'Unione cronisti.

 

 

Fonte:

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/10/06/news/in_carcere_per_diffamazione_giornalista_di_79_anni-68040902/?ref=HREC1-2

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In cella nonostante la malattia: giustizia inflessibile con giornalista di 79 anni condannato per diffamazione

di Michele Inserra. E’ stato arrestato e rinchiuso nel carcere “San Pietro” il direttore responsabile del mensile di Reggio Calabria “Il dibattito”, Francesco Gangemi, 79 anni. Nonostante le sue precarie condizioni di salute e l’età avanzata il giornalista è finito dietro le sbarre.

 

Ieri tre poliziotti hanno bussato alla sua porta di casa e lo hanno arrestato a seguito di un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania e a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri. Molte le reazioni all'arresto di Gangemi con diverse sollecitazioni alle istituzioni perché possano essere affrontati sia il caso specifico di Gangemi sia, più in generale, le posizioni dei giornalisti nella legge sulla diffamazione a mezzo stampa. OTTO CUMULI DI PENA. Il direttore è stato prima condotto alla Questura di Reggio e successivamente trasferito alla casa circondariale “San Pietro”.  Il giornalista deve scontare due anni di reclusione per otto sentenze definitive emesse in diverse procure calabresi e siciliane per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Tra i cumuli pene spunta anche una condanna ad un anno di reclusione per falsa testimonianza emessa dal tribunale di Reggio Calabria il primo marzo del 1997. I fatti, in questa unica circostanza, non riguardano l’attività giornalistica, ma quella politica. I fatti risalgono al 1992 quando un terremoto giudiziario investì la giunta comunale reggina guidata dal sindaco democristiano Agatino Licandro per un presunto abuso amministrativo riguardante l'arredo urbano: il processo si risolse con una generale assoluzione per gli assessori. L’allora primo cittadino (finito in manette per l’accusa di aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire) decise di collaborare con la giustizia e  rendere delle dichiarazioni che consentirono ai magistrati di far luce su questioni importanti della vita politica e cittadina. All’epoca Gangemi era consigliere comunale e dopo le dimissioni di Licandro fu sindaco per sole tre settimane nel  corso del mese di luglio del 1992. Prima della tangentopoli reggina aveva denunciato nell’aula consiliare di Palazzo San Giorgio che in qualche stanza del comune le valigette entravano piene di soldi e ne uscivano vuote. Al processo che ne scaturì, interrogato dal giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare le fonti di quanto aveva denunciato in consiglio. Il giudice lo condannò a un anno di reclusione per falsa testimonianza. Da 35 anni Gangemi è direttore de “Il dibattito”. Nel corso della sua attività ha incassato otto condanne definitive: dalla Corte d’Appello di Reggio (l’8 febbraio del 2006; il 28 novembre del 2006, il 18 febbraio del 2010; il 17 novembre del 2010); dalla Corte d’Appello di Catania (il 10 gennaio del 2011; il 10 luglio del 2013), dal Tribunale di Cosenza (il 28 settembre del 2012). Gangemi è stato rinchiuso in carcere per aver omesso «di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti». Il cumulo delle pene risulta essere pari a sei anni di reclusione a cui vanno sottratti tre anni per i benefici dell’indulto (ex legge n.241 del 2006) e un anno dedotto per i periodi riconosciuti fungibili (aveva espitato dal 9 novembre del 2004 al 9 novembre del 2005) una condanna emessa il 3 novembre del 2004 dal Gip di Catanzaro. «Le sentenze si rispettano – scrive Maurizio, il figlio di Gangemi sul sito ilreggino.news di cui è responsabile – Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntargli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel Dna la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di mio padre».

 

Fonte:

http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/717599/In_cella_nonostante_la_malattia__giustizia__inflessibile__con_giornalista_di____anni_condannato_per_diffamazione.html

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Incredibile a Reggio: giornalista 79enne arrestato come se fosse il peggiore dei criminali

di Maurizio Gangemi* – Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Ieri mattina, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. C.P.P.)  emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.). Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l’opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!! *Maurizio Gangemi, giornalista, direttore responsabile de http://www.ilreggino.news/

 

 

Al collega Francesco Gangemi, arrestato come se fosse il peggiore dei criminali, e a tutta la sua famiglia, la Redazione di StrettoWeb esprime la più sentita solidarietà e vicinanza.

Fonte:

http://www.strettoweb.com/2013/10/incredibile-reggio-giornalista-79enne-arrestato-se-fosse-il-peggiore-dei-criminali/96259/

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Francesco Gangemi: tutta la storia del giornalista in galera per diffamazione

di Alessandro D’Amato. Sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a carico del giornalista di 79 anni, Francesco Gangemi nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione.

 

Lo scrive l’Ansa, ricordando che solo in un caso, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza, ed è la vicenda fa riferimento all’attività politica del giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria con l’appoggio della Democrazia Cristiana per poche settimane, agli inizi degli anni ’90 in un periodo travagliato per la città calabrese dello Stretto. L’ARRESTO DI FRANCESCO GANGEMI – L’arresto di Gangemi è stato eseguito dagli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria, città dove il giornalista risiede, su provvedimento emesso dalla Procura generale di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri perché l’ultima sentenza, passata in giudicato, è quella del 21 novembre del 2012 emessa dal tribunale della città etnea. Gangemi, dopo l’arresto, è stato condotto in Questura e successivamente, nel carcere di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto si legge che Gangemi ”ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. Da qui la sospensione della revoca e la carcerazione. LA NOTIZIA DELL’ARRESTO –  A dare la notizia dell’arresto di Francesco Gangemi, avvenuto ieri, è stato il figlio Maurizio che dirige il sito di informazione on line Il Reggino. In un articolo Maurizio Gangemi scrive, fra l’altro, che: Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100%; posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntargli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi”. LA STORIA DELLA FALSA TESTIMONIANZA – Molto importante è ricordare anche perché è stato condannato per falsa testimonianza: Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Gangemi, dopo l’arresto, è stato condotto prima in Questura e, successivamente, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. «E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosita’ difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla liberta’ di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee».

Fonte:

 

http://www.giornalettismo.com/archives/1148071/francesco-gangemi-tutta-la-storia-del-giornalista-in-galera-per-diffamazione/comment-page-1/?replytocom=1087621

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Reggio, Siddi e Parisi (Fnsi): “Arresto Gangemi è allucinante”

"E' allucinante che a 79 anni un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie delle notizie, venga arrestato e portato in carcere".

 

E' quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi. "Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più «forti» hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico «Il Dibattito». Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura". "Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza, – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso, che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". (Ansa)

Fonte:

Reggio, Siddi e Parisi (Fnsi): "Arresto Gangemi è allucinante"

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“Sull’arresto di Francesco Gangemi intervenga il Quirinale”. Giuseppe Giulietti e l’Unci condividono la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria

ROMA – “Condividiamo la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria per l’arresto del giornalista Francesco Gangemi, in carcere per una condanna per diffamazione e per non aver voluto rivelare le sue fonti”.

 

Lo afferma il portavoce di “Articolo 21”, Giuseppe Giulietti, sottolineando che “Gangemi ha 79 anni e il suo arresto arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione”. “La nuova legge – ricorda Giulietti – é ancora ferma alle Camere in attesa di approvazione. Ci auguriamo che anche per lui si possa registrare quella indignazione e quella reazione che ha accompagnato analoghi provvedimenti, sino a sollecitare, come nel caso di Sallusti, l’intervento del Quirinale. Non ci vuole, infine, molta immaginazione per prevedere che un simile episodio non contribuirà certo a migliorare la giá precaria posizione dell’Italia in materia di libertà di informazione”. A sottoscrivere l’appello del sindacato dei giornalisti c’è anche l’Unci, l’Unione Nazionale Cronisti Italiani, secondo la quale “superata la crisi istituzionale del caso Sallusti, la politica si è acquietata e cincischia sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Intanto i giornalisti in carcere ci vanno davvero”. Citando il caso di Francesco Gangemi, il presidente dell’Unci, Guido Columba, sottolinea che “il reato che lo ha fatto rinchiudere in carcere, ad una età che è vietata dalla legge, è la diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico «Il Dibattito» e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie”. “Comportamenti – sottolinea l’Unci – tutti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di «cane da guardia della democrazia» dei giornalisti”. Da qui la sottoscrizione dell’appello della Fnsi al Parlamento “perché, superando tatticismi e veti incrociati, si decida a varare una normativa in linea con i principi di civiltà giuridica europea”.

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/%E2%80%9Csull%E2%80%99arresto-di-francesco-gangemi-intervenga-il-quirinale%E2%80%9D/

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ASR, ARTICOLO 21, FNSI: “Allucinante che vada in galera un collega di 79 anni”

IL DIRETTIVO DELLA ASR SOLIDALE COL COLLEGA GANGEMI: “GIU’ LE MANI DALLA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE”. Il Direttivo della Associazione Stampa Romana protesta vibratamente per il trattamento riservato al collega Francesco Gangemi, 79 anni, arrestato ieri mattina su disposizione della Procura Generale della Repubblica di Catania e portato nella Casa Circondariale “San Pietro” dove deve scontare due anni di pena residua.

 

Il collega, secondo l’ordinanza della Procura Generale della Repubblica di Catania, a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, sarebbe colpevole di diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico “Il Dibattito” e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie. Ancora una volta, sottolinea il Direttivo Asr, si colpisce la libertà di informazione applicando una norma che punisce comportamenti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di “cane da guardia della democrazia” dei giornalisti. Il Direttivo esprime solidarietà al collega Gangemi e chiede a tutti gli organismi di Categoria di mobilitarsi a difesa dell’autonomia dei giornalisti e del diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati. (ROMA, 6 OTTOBRE). ARTICOLO21 GIULIETTI: CONDIVIDIAMO L’INDIGNAZIONE DELLA FNSI. Condividiamo la protesta e l'indignazione della Fnsi e del sindacato calabrese dei giornalisti per l'arresto del giornalista Francesco Gangemi arrestato per una condanna per diffamazione e per non aver voluto rivelare le sue fonti. Gangemi ha 79 anni e il suo arresto arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione. La nuova legge é ancora ferma alle Camere in attesa di approvazione. Ci auguriamo che anche per Lui si possa registrare quella indignazione e quella reazione che ha accompagnato analoghi provvedimenti, sino a sollecitare, come nel caso di Sallusti, l'intervento del Quirinale. Non ci vuole, infine, molta immaginazione per prevedere  che un simile episodio non contribuirá certo a migliorare la giá precaria posizione dell'Italia in materia di libertà di informazione. Beppe Giulietti, articolo 21. GIORNALISTA DI 79 ANNI IN CARCERE PER DIFFAMAZIONE. Il giornalista Francesco Gangemi, di 79 anni, è stato arrestato a Reggio Calabria dalla polizia in esecuzione di un provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania. Gangemi, direttore responsabile del mensile ''Dibattito News'' di Reggio Calabria, secondo quanto riporta la stampa locale, deve scontare due anni di carcere per una serie di condanne per falsa testimonianza e diffamazione diventate definitive. Gangemi è stato portato nel carcere di Reggio Calabria. (REGGIO CALABRIA, 6 OTTOBRE – ANSA). SIDDI: “ALLUCINANTE CHE VADA IN GALERA UN COLLEGA DI 79 ANNI”. "È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere''. È quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. ''Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più 'forti' hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico 'Il Dibattito'. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura''. ''Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". (CATANZARO, 6 OTTOBRE ANSA).

 

 

Fonte:

http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=15834

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Reggio di Calabria: arrestato il pericolosissimo giornalista Francesco Gangemi. Era inserito nell’elenco dei 5 giornalisti più pericolosi d’Italia stilato da tutti i Ministeri del Paese

(01) Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre! 

 

Stamane, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. C.P.P.) (in basso) emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.). Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!!

 

 

 

 

 

 

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Pallacanestro, DNC: domani esordio casalingo per la VIS che affronterà la Green Basket Palermo

(385) di Federico Strati*. Sarà la Green Basket Palermo domani (PalaBotteghelle ore 18,30) a battezzare l’esordio della Vis Reggio Calabria nel campionato nazionale Dnc di pallacanestro, che i reggini del presidente Demetrio Barreca disputano per il terzo anno consecutivo.

 

I bianco/amaranto di coach D’Arrigo (confermatissimo in panchina) vogliono ben figurare in  un girone, quello meridionale, che si preannuncia molto equilibrato, composto da 7 siciliane e 3 calabresi, pronte a darsi battaglia a suon di canestri per conquistare l’agognato salto di categoria. La squadra si presenta ai nastri di partenza del girone G con un organico quasi completamente rinnovato: partiti i vari Zampogna, Pellicanò, Gjinaj, Scaffidi, Vazzana, Marseglia, Semerano e Stracuzzi, sono rimasti solo capitan Grasso, bandiera e simbolo della Vis, insieme al giovane promettente pivot Cedro. A completare il roster il blocco proveniente dalla Nuova Jolly composto dall’esperto  Tramontana, Vozza, i fratelli Dario e Riccardo Costa e Ielo, oltre al three pointer messinese Carnazza, Arena e il “baby” Barrile (quest’ultimo in prestito dal settore giovanile della Viola). “Nonostante le tante problematiche dovute alla ristrutturazione del palazzetto che, gioco forza, ci hanno sottratto tempo prezioso – ha detto il direttore generale della società, Luigi Di Bernardo – siamo ugualmente riusciti ad allestire un organico competitivo che può dare filo da torcere a tutti e potenzialmente in grado di regalare soddisfazioni ai nostri tifosi. Se possibile, vogliamo migliorare il risultato della scorsa stagione, senza porci limiti, guardando di partita in partita”. *Ufficio Stampa.

 

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Pugilato: il 12 e 13 ottobre i campionati regionali con 12 pugili reggini sul ring

(386) di Carmelo Regolo. Continuano senza sosta a Reggio Calabria i preparativi per i Campionati regionali di pugilato Schoolboys, Junior e Youth, organizzati dal team Amaranto Boxe RC-Shanti Vibo in collaborazione con il promoter Carmelo Regolo, con la palestra TechnoFitness, con il ristorante Naos, con l'Asi ed il supporto della FPI.

 

La manifestazione è programmata per i giorni 12 e 13 Ottobre presso la palestra TechnoFitness ubicata a Reggio Calabria nel  viale A. Moro trav. Soccorso a mare (subito dopo il passaggio a livello)con inizio alle ore 16:30. L’evento iniziera' con le semifinali che si svolgeranno giorno 12 ottobre, mentre il giorno successivo (Domenica 13 ottobre) si disputeranno le Finali. Oltre ai match di Campionato sono in programma altri combattimenti “fuori torneo” che vedranno impegnati ben 12 pugili reggini (9 tesserati con l’Amaranto Boxe e 3 con la Reggio Boxe) unitamente a pugili di altre societa' provenienti dalla Calabria e dalla Sicilia. Nei Campionati Junior, per l’Amaranto Boxe salirà sul ring nei Kg. 63 Francesco Arena che troverà sul suo cammino, per il titolo regionale e per l’accesso alle Fasi Nazionali in programma in Piemonte dal 23 al 27 ottobre, Luca De Masi della Kroton Boxe e Riccardo Bova della Boxe popolare Cosenza; mentre – sempre per l’Amaranto Boxe – nella categoria youth 64 Kg Stanislav Bragutsa, nato in Ucraina ed ora cittadino italiano, tenterà di conquistare il titolo calabrese e l’accesso alle Finali in programma dal 6 al 10 novembre in Umbria, ma troverà sul suo cammino Alessandro Mazzotta della Boxe Popolare Cosenza e Giuseppe Pullia della pugilistica Eagles Catanzaro. Nella categoria SchoolBoys il giovanissimo cosentino dell’Amaranto Boxe Giuseppe Osnato, preparato del maestro Raffaele Destefano, è già qualficato per la fase Finale della sua categoria (School Boys Kg. 48) dal 23 al 27 ottobre. Oltre agli incontri valevoli per i Campionati regionali saliranno sul ring altri 10 pugili reggini: Rocco Calabrò Kg. 128 – Amaranto Boxe, Angelo Trimboli Kg. 110- Amaranto Boxe, i vibonesi Lorenzo Sisinni Kg. 91- Amaranto Boxe e Filippo Corello Kg. 75 – Amaranto Boxe, entrambi allenati dal tecnico Aldo Facciolo, il messinese Mario Argento Kg 69 – Amaranto Boxe, Antonino Vazzana kg. 69 – Amaranto Boxe e Giuseppe Osnato Kg 48 – Amaranto Boxe; mentre calcheranno il ring per la Reggio Boxe: Sagar Kumar Kg. 60 – Reggio Boxe, Francesco Di Giorgio Kg 105 – Reggio Boxe e Giovanni Arfuso Kg. 75 – Reggio Boxe. E’ di notevole importanza l’impegno dei pugili nelle due giornate per affinare l’esperienza in vista del Campionati Italiani ASSOLUTI, le cui fasi regionali sono previste nel mese di Novembre e le fasi nazionali sono programmate nel mese di Dicembre. In definitiva saranno due grandissime giornate di gare con oltre 20 combattimenti e con la presenza di ben 14 Società calabresi e siciliane a Reggio Calabria. Notevolo lo sforzo tecnico in casa Amaranto Boxe del Maestro Peppe Fedele ben coadiuvato dal tecnico Salvatore Pace per allestire una due giorni di Pugilato & Galà dello Sport. Oltre a Campionati Regionali di pugilato, nella giornata di domenica ci saranno spettacolari esibizioni di altre discipline sportive, saranno impegnati gli atleti della Società Dekaju Kombat & Fitness che proporranno attraverso delle scenette che riproducono delle situazioni di pericolo reali e quotidiane non solo le tecniche di Difesa Personale per difenersi ma puntualizzando le circostanze. Tra le “scenette” citiamo: Rapina al Bancomat, il  Drogato, il Bullo, Borseggiatore sul Tram, Una coppia la Bar, Fare amicizia in Chat, il valore della Vita, momenti di Sport che vedranno impegnati oltre agli allievi anche l’istructor Demetrio Rosace ed il trainer Gianclaudio Aiossa. Ci sarà anche un momento in cui saranno impegnati gli allievi della Società Judo Yamashita con i tecnici Francesco Foti e Maurizio Crea che proporranno tematiche di Judo, Krav Maga e Difesa Personale. Ancora spettacolari esibizioni con alcuni atleti della Società Kichaly Boxe Fight Club e Karate Club Melto Porto Salvo, impegnati in Bunkay di Karate, incontro di Kick Light, incontro di Chanbarà ed performance di Nuncha Ku, con le direttive dell’istruttore Carlito la Russa. Sul sito www.amarantoboxe.it è possibile trovare tutti gli aggiornamenti.

 

 

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Calcio a 5, serie A girone C, II^ giornata: domenica 6 Pro Reggina-Cus Potenza

(387) di Daniela Gangemi. Concetti chiari e fiducia nell’attesa. La Pro Reggina ’97, si appresta all’esordio al Botteghelle, affrontando nel secondo turno del campionato di serie A di calcio a 5, il Cus Potenza.

 

Per Enzo Tramontana, un banco di prova, dopo l’ottima vittoria ottenuta contro il Molfetta: “Sarà una partita in cui potremmo verificare l’efficacia del lavoro svolto in settimana. Mi aspetto che le ragazze, come sempre, mettano la giusta grinta,determinazione, carattere ed applicazione dei concetti tattici. Dobbiamo fare bene. Sarà necessario rimanere concentrati sino alla fine, per non sottovalutare i nostri avversari e conquistare un risultato pieno. Ho grande fiducia nei singoli e nel collettivo. Dobbiamo ancora crescere e dare le risposte che società e tifosi attendono”. Le valutazioni della preparazione della partita, sono più che positive, le indicazioni tecniche, atletiche e la qualità dell’organico, inducono il tecnico ad aggiungere che: “Tutte le ragazze si allenano con dedizione massima e abnegazione, consentendo di assimilare schemi, organizzare il gioco e ridurre i margini di errore. Analizzati i diversi aspetti, abbiamo lavorato cercando i movimenti migliori per dare consistenza e continuità al nostro gioco”. Un organico giovane che sicuramente sarà rinforzato con l’arrivo di elementi di esperienza che consentiranno di migliorarne lo spessore qualitativo e tecnico: “Questa squadra – dichiara il presidente Caridi – che dimostra di avere carattere e potenzialità nei singoli, deve essere aiutata. Il campionato è lungo, molte compagini sono attrezzate e l’intensità agonistica delle partite, richiede di avere a disposizione una rosa lunga e competitiva. Stiamo effettuando gli ultimi passaggi per il tesseramento della spagnola Marin, una giovane promessa del calcio a 5 femminile e intanto, lavoriamo per aggiungere altre giocatrici più esperte. E’ importante che le nuove siano in possesso delle qualità tecniche e delle motivazioni necessarie per concorrere alla crescita del gruppo, condividendone la filosofia dell’impegno e del lavoro”. La partita tra la Pro Reggina ’97 e il Cus Potenza, si disputerà domani alle ore 15:00, con ingresso gratuito.

 

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ApindustriaCalabria: l’Alitalia e il territorio reggino

(309) ApindustriaCalabria, associazione delle Piccole e Medie Imprese di Reggio Calabria, si unisce al coro di proteste ed esprime il pensiero degli Imprenditori in merito alla polemica di questi giorni sui collegamenti Alitalia dallo scalo reggino.

 

Da quello che leggiamo, appena ricevuta notizia dell’ennesimo stillicidio dei voli cancellati dalla Compagnia di bandiera, la società di gestione del nostro Aeroporto ha lanciato un immediato grido di dolore che era una legittima richiesta di aiuto alle Istituzioni e alla politica. Le uniche risposte che ne ha ricevuto sono state la rassicurazione che la situazione è sotto controllo, che i rapporti con la Compagnia sono ottimi e che, dopotutto, la pugnalata che Reggio ha ricevuto, volo più, volo meno, è uguale a quella ricevuta l’anno scorso, gli anni passati, e sempre. Cioè, l’aeroporto di Reggio viene per l’ennesima volta mortificato gratuitamente e, invece di fare il muso veramente duro con Alitalia, l’ENAC, e tutto il sistema italiano che ha ghettizzato e ghettizza sempre più il nostro territorio, chi ci dovrebbe rappresentare si profonde in genuflessioni verso il più forte, rimproverando chi ha osato ribellarsi ?? Ma quali interessi ci sono dietro tutto questo, chiede ApindustriaCalabria? Giusto per inciso, per il pari volo di ieri, venerdì, il primo del mattino e l’ultimo della sera, prenotato nei medesimi tempi, quello da Reggio è costato oltre € 600,00, mentre quello da Lamezia € 250,00 c.a. Con la differenza che quello di Reggio era pieno come un uovo, mentre quello di Lamezia lo era a metà. E allora, oltre ad ogni altra considerazione, la verità è questa : Reggio ha fame di volare, e riempie gli aerei anche a 600 euro, alla faccia dell’ipocrisia e della falsità di chi sostiene che Reggio non ha passeggeri. E’ legittimo chiedersi, a questo punto: Alitalia non dovrebbe abbassare i prezzi, visto che la richiesta c’è ? No, ha tutto l’interesse, invece, a che rimanga l’unica compagnia aerea sullo scalo, utilizzando anche la contribuzione, statale o regionale che sia. Ed ecco spiegati, secondo quanto si comprende dalle comunicazioni di stampa, il freno di ENAC su concessione e limitazioni, l’autogestione del servizio a terra (unico caso in Italia), il bluff del forzato annullamento del Reggio/Torino, e chissà cos’altro ancora, al fine di evitare l’ingresso di altre compagnie, ottenere ulteriori sovvenzioni pubbliche giustificate da inesistenti perdite, limitare i ricavi della società di gestione, appesantirne i costi e attuare di fatto un monopolio nello scalo. E tutto ciò, alla fine, determina anche il mancato intervento di eventuali concreti investitori per la privatizzazione dello scalo. ApindustriaCalabria lo ha detto in passato e continua a ribadirlo : quello di Reggio è un aeroporto di vero servizio e supporto al territorio e soprattutto alle sue attività economiche. Tutto ciò che accade a riguardo il nostro scalo si è sempre tradotto e continua a tradursi in reali limitazioni all’utenza, e all’economia locale, assolutamente penalizzata e disincentivata a produrre. Tanto va visto, sostiene Apindustriacalabria, nell’unica ottica dell’emarginazione delle nostre aziende, della mancata realizzazione di infrastrutture sul territorio, dell’incentivazione all’economia dei grandi gruppi, segnatamente non meridionali. Basta. Il Meridione, con Reggio che rappresenta il Meridione del Meridione, non può più essere utilizzato da polmone per vendere i servizi e i prodotti della parte ricca e produttiva del resto d’Italia, e ammortizzatore e paravento di sperperi fatti e fruiti altrove. Non possiamo più guardare inermi che il sistema Italia continui ad emarginare il nostro territorio e la sua economia, con il risultato voluto di spingere i giovani ad andarsene per sperare di dare valore alla loro esistenza, ovvero a restare chinando la testa e cadendo nell’anonimato, se non nelle mani della criminalità. Tutte le forze sane di Reggio, ribadisce ApindustriaCalabria, devono fare fronte comune e esprimere, anche, se del caso, attraverso nuovi Rappresentanti e Istituzioni, azioni di forte civile protesta, al fine di ridare dignità all’intero territorio. Cominciamo da una chiara, univoca, sinergica e vera posizione mirata ad incrementare i collegamenti aerei da Reggio. Non abbiamo il diritto di subire le derisioni dei voli cancellati e di quelli artatamente prima inviati qui e poi dirottati su altri scali, i disagi dei prezzi spropositati, le ingiustizie dei mancati investimenti, le assurdità delle limitazioni. Chi non è d’accordo su queste legittime aspettative abbia la correttezza e l’onestà di farsi da parte, e stare zitto. ApindustriaCalabria.

 

 

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Roma: il 6 ottobre Luca Scorziello & Tamburi del Sud sul palco internazionale di “Batterika 2013” allo “Sgm Conference center”

(526) La Capitale balla con I “Tamburi del Sud”, protagonisti assoluti della maratona internazionale delle percussioni e del ritmo. Si chiama “Batterika”  il tempio della batteria che, per la quarta edizione, apre le sue porte ai più grandi maestri del settore, questa volta nella nuova location del grande “Sgm Conference center” di Roma.

 

Sul proscenio dell’evento finale, il 6 ottobre alle ore20.45, i riflettori saranno tutti per i Tamburi del Sud del Maestro Luca Scorziello. A far ballare e stupire il grande pubblico internazionale della kermesse più prestigiosa del settore. Da Reggio Calabria in Capitale per raccogliere l’alloro di un anno d’esordio da incorniciare. Un tour calabrese che ha gremito piazze “ballanti”, da un capo all’altro della regione e del Sud Italia. Adesso, dopo le acclamate tappe al fianco di Antonella Ruggero, Dj Francesco e tantissimi artisti calabresi e italiani, il palcoscenico delle grandi occasioni sarà tutto per loro: i guerrieri del ritmo. Quindici percussionisti guidati dal maestro Luca Scorziello, con la voce leader di Paolo Sofia alla direzione dei cori. “L’appuntamento romano di Batterika del 6 ottobre ci riempie di orgoglio – commenta il direttore dell’Orchestra dei Tamburi del Sud, Luca Scorziello – si tratta del vero tempio delle percussioni, che per il quarto anno consecutivo Lucrezio de Seta, Mirella Murri e Augusto Cherubini allestiscono con grandissima professionalità. Un evento gratuito che avvicina tantissimi giovani al meraviglioso mondo del ritmo e delle percussioni. Una filosofia che appartiene all’Orchestra dei Tamburi del Sud, tanti giovani musicisti del Sud Italia accomunati dall’amore per la buona musica e dalla energia positiva che vogliamo portare nelle piazze e presto anche nei teatri”. Batterika apre dunque i battenti: concerti a ingresso libero, seminari sempre gratuiti e demo strumentali allestiti in aree dedicate. Quest’anno anche la sezione Elettrika dedicata a basso e chitarra che contribuirà ad arricchire l’esposizione e il parterre di artisti italiani e internazionali del calibro di Todd Sucherman –portato da FBT- eletto nel 2009 miglior batterista rock del mondo da Modern Drummer Magazine che si succederanno sui palchi per poi mescolarsi tra la folla per un contatto diretto con i visitatori. Artisti e musica internazionale, con una new entry d’eccezione “made in Calabria”: la grande potenza di trenta mani sulle pelli dei “Tamburi del Sud”.

 

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Velasco Vitali approda a Scilla

(527) Velasco Vitali è approdato a Scilla per ultimare la sua opera “Medi Terraneo: “Il mare in mezzo alle terre”, per un viaggio sospeso, come lui stesso lo definisce, di grande suggestione: “(…) dal castello di Scilla si incomincia a intravedere la sagoma della barca che il maestro sta realizzando con l’aiuto di 20 studenti dell’Università Mediterranea e dell’Accademia di Belle Arti.

 

L’opera è il simbolo del coraggioso progetto Viartis – sulle Rotte Mediterranee – che vede coinvolti il Dipartimento dArTe, l’Accademia delle Belle Arti, il Conservatorio e l’Associazione onlus Borghi Solidali. Un’idea complessa che ha scelto come palcoscenico 7 località  della Provincia di Reggio Calabria, per la realizzazione di percorsi di arte contemporanea, allo scopo di animare e valorizzare un territorio struggente ma spesso degradato che non può permettersi di rinunciare all’arte e alla bellezza. Il progetto Viartis prosegue non deludendo le aspettative del maestro Velasco dei suoi collaboratori – Valentina Ronzoni e Francesco Clerici. Velasco Vitali, conosciuto in tutto il mondo, incarna lo spirito dell’artista viaggiatore che ama perdersi nei luoghi, assalito da mille dubbi e dalla curiosità della sua perenne ricerca. Tutt’altro che autoreferenziale, affabile e molto didattico, ha subito creato il contatto con la gente, sorridendo e sdrammatizzando, sempre alla ricerca d’ispirazione. Centinaia di tronchi fissati con cordame vegetale, intrecciati tra loro per simulare il fitto fogliame di una foresta, saranno il suggestivo corridoio  attraverso il quale il visitatore godrà dello scenario dello stretto; mentre dalla piazza si intravede la sagoma rossa dei legni di un barca, il cui profilo arricchisce l’orizzonte Mediterraneo. L’opera, seppur ancora in corso, lancia messaggi di una forza straordinaria. Ci fa viaggiare nel tempo, ci commuove e ci scuote, e non può non far pensare a quello che in questi giorni la drammatica cronaca racconta di quanto succede nel Mediterraneo. Certo, verrebbe voglia di odiarlo il nostro mare, ma l’arte è speranza, la rivincita della cultura sulla quotidianità, un urlo che ci ammonisce a non arrenderci mai… e l’urlo e la passione di Vitali sono un irrinunciabile privilegio per la nostra terra.

 

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