Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC): preso il terzo ed ultimo componente della banda che ha rapinato una gioielleria

Nella giornata di ieri i militari della Compagnia Carabinieri di Villa San Giovanni hanno tratto in arresto Samine Ali (nella foto) 19enne di origine marocchina residente a Reggio Calabria in esecuzione di una ordinanza custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palmi Dott. Fulvio Accurso, terzo ed ultimo rapinatore componente della banda responsabile della rapina aggravata alla gioielleria “Due P” di Sant’Eufemia d’Aspromonte (nelli due fotogrammi).

Le attività d’indagine, condotta dei Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Villa san Giovanni e della Stazione di Sant’Eufemia d’Aspromonte, coordinati dalla Dott.ssa Giulia Pantano della Procura della Repubblica di Palmi, erano partite nelle fasi immediatamente successive alla rapina a mano armata avvenuta nel pomeriggio del 19 Aprile 2011. Obiettivo dei malviventi la gioielleria “DueP” sita nel centro della cittadina aspromontana; tre individui con il volto coperto da passamontagna ed armati di fucile e pistole, avevano fatto irruzione all’interno dell’esercizio e, minacciando proprietari e clienti presenti all’interno, si erano impossessati di numerosi gioielli e preziosi e si erano dileguati a bordo di autovettura, risultata successivamente rubata e rinvenuta a pochi chilometri di distanza. Le attività investigative finora condotte, partite dalla fase di sopralluogo sulla scena del reato nell’immediatezze dell’evento criminoso, hanno consentito di raccogliere inconfutabili elementi di reità nei confronti del Foti Gabriele già tratto in arresto il 24 maggio 2011, del minorenne L.A. arrestato il 04 giugno e di Samine Ali arrestato ieri, supportati anche da accertamenti tecnici del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche di Messina. Gli inquirenti hanno così ricostruito l’intero gruppo armato autore della rapina e le modalità operative di consumazione del reato. In particolare i tre hanno fatto irruzione all’interno dell’esercizio armati e con il volto travisato da passamontagna; il Foti armato di Pistola verosimilmente cal. 765 e il Samine armato di fucile canne mozzate parallele. Dopo aver minacciato proprietari e clienti, si impossessavano di preziosi  e gioielli, e fuggivano a bordo di una Fiat Panda risultata rubata in Reggio Calabria il giorno precedente, rinvenuta poco tempo dopo dai carabinieri nel territorio di Sinopoli. In fase di esecuzione della prima misura coercitiva emessa dall’Autorità giudiziaria i carabinieri hanno eseguito perquisizioni delegate a carico degli indagati raccogliendo ulteriori elementi per delineare le modalità di consumazione della rapina. Gravissimi i reati contestati al gruppo armato: rapina aggravata in concorso, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi comuni da sparo ovvero pistola semiautomatica verosimilmente calibro 7.65 e fucile a canne parallele mozzate, ricettazione, in quanto acquistava o comunque riceveva l’autovettura utilizzata nella rapina risultata oggetto di furto. Al termine del formalità di rito, anche per Samine Ali si sono aperte le porte della casa circondariale di Palmi dove resterà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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Cosoleto (RC): armato al banchetto, arrestato noto pregiudicato di Delianuova (RC)

Proseguono incessantemente i servizi di controllo del territorio attuati dai Carabinieri della Compagnia di Palmi che vede l’impiego di numerosi uomini e mezzi ed il supporto dei Carabinieri dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di stanza a Vibo Valentia. L’attenzione degli uomini dell’Arma non si è solamente indirizzata verso i centri abitati ma anche alle zone rurali, spesso teatro di attività criminose. Nel corso di uno di questi servizi svolto nella mattinata di ieri 05.06.2011, i militari dell’Arma, individuavano, nella località “Moio”, ricadente nel comune di Cosoleto, un casolare rurale al cui interno era presente un gruppo composto da circa trenta persone.

I militari, insospettiti dalla numerosa presenza, valutata anche la possibilità che tra di essi potesse esservi l’eventuale presenza di latitanti, provvedevano inizialmente ad una attenta osservazione dell’obiettivo individuato e successivamente all’attuazione di un  dispositivo volto alla cinturazione e messa in sicurezza dei luoghi. Avuto il pieno controllo della situazione e con un’azione coordinata e tempestiva, i Carabinieri della Stazione di Cosoleto ed i militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori, con grande stupore degli astanti, irrompevano all’interno del casolare intimando di tenere le mani bene in vista e di rimanere ciascuno al proprio posto. In tale contesto gli uomini dell’Arma procedevano ad un meticoloso ed accurato controllo delle persone presenti (grazie anche all’ausilio della Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi) nonché alla perquisizione sia delle persone che dei locali. L’attenzione veniva subito rivolta, in particolare, nei confronti di un uomo il quale dava evidenti segni di nervosismo; per tale ragione veniva immediatamente e preventivamente bloccato e perquisito fulmineamente: aveva addosso una pistola beretta calibro 6.35 con matricola abrasa – nella foto – (con colpo in canna ed altri 8 nel serbatoio). L’uomo veniva identificato in Macrì Giuseppe – nella foto – (classe ’68) bracciante agricolo di Delianuova, pregiudicato, già noto agli operanti, nonché proprietario della tenuta in cui era in corso il pranzo. Le ulteriori perquisizioni eseguite, sia delle altre persone presenti, che del casolare, delle zone limitrofe e dei veicoli dava esito negativo. Il Macrì, dopo le formalità di rito, veniva dichiarato in arresto in flagranza di reato per detenzione abusiva di arma clandestina e ricettazione della stessa e ristretto presso la Casa Circondariale di Palmi a disposizione del P.M. di turno presso la Procura della Repubblica di Palmi, Dott. Ponzetta.

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Reggina Calcio: “Oltre il risultato, fieri di voi che avete lottato”

“Oltre il risultato, fieri di voi che avete lottato”. Un’etichetta che racchiudeva in poche parole il senso di una stagione che per chi ama la Reggina è già storia. La Curva Sud, con uno striscione accolto da un’ovazione del pubblico del Granillo, aveva anticipato il tempo, privilegiando l’intensità delle emozioni vissute al responso del campo. I 90’ del Piola di Novara non erano ancora andati in scena. Il senso di quella frase prescindeva i playoff, la serie A, il pallone stesso. Focalizzava l’obiettivo su una maglia, quella amaranto, sudata ed onorata da un gruppo di ragazzi capaci di far riscoprire l’essenza dei sogni ad una città, un’intera provincia. Che questa sia stata una stagione straordinaria lo certifica la partecipazione, l’emozione del popolo amaranto, tornato a riconoscersi nella Reggina.

Così come la Reggina si è riconosciuta in loro. Una squadra che ha fatto propria l’identità calabrese, vivendo quest’esperienza visceralmente, difendendo qualcosa che ha avvertito come proprio. Giovani di grande qualità ed elementi di determinante esperienza, figli del Sant’Agata e non, uomini veri che hanno ricucito ed esaltato quella simbiosi tra squadra e territorio che è sempre stata centrale ed essenziale nei successi della Reggina. La squadra, il club e la tifoseria in un’unica anima amaranto. Il ritorno dal Piemonte con il cuore gonfio di lacrime ed orgoglio non scalfisce questo piccolo miracolo. La Reggina riparte da qui. Dalla cultura del lavoro. Dalla voglia di sognare. Dai 20.000 del Granillo. Dallo sguardo di chi, al Piola di Novara, in casa davanti alla tv, alla radio, con il buio negli occhi ed il frastuono nel cuore guardava già avanti senza dimenticare ciò che era appena stato. Un gol, fantastico ed irripetibile, quello di Rigoni, non cambia la sostanza di un evento. Un pallone che incontra la rete bagnata segna l’esito sportivo ma lascia intatta una passione: Reggio ha vinto, Reggio è unita e ricomincia nel segno della continuità.

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Reggio Calabria: VIII^ Giornata Nazionale dello Sport

Ecco il testo della lettera di presentazione che il Presidente Regionale del C.O.N.I., Mimmo Praticò (nella foto), ha inviato alle testate giornalistiche in occasione della Giornata Nazionale dello Sport avvenuta il 5 giugno scorso. Come è ormai consuetudine, il Coni Nazionale, da alcuni anni, indice, nella prima domenica di giugno, la Giornata Nazionale dello Sport. Tale avvenimento, si realizza in tutte le province d’Italia e  vuole essere un riconoscimento a tutti i Dirigenti, Tecnici e Atleti che operano nello Sport. In tale giornata, in tutt’Italia, vengono coinvolti migliaia di bambini, giovani ed adulti per praticare sport in libertà ed all’aria aperta. Tale evento è anche particolarmente importante perché permette a tutte le Federazioni di mettere in vetrina la loro disciplina e la loro attività sportiva.

Pertanto, in funzione di questo forte messaggio che il Coni Nazionale, ed in particolar modo il Presidente Petrucci, invia a tutto il Paese, in Calabria si realizzeranno, oggi, tutte le manifestazioni 2011 sotto l’egida di una unica bandiera che è l’ottava Giornata Nazionale dello Sport. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i dirigenti i tecnici e tutti coloro che operano per lo Sport per l’impegno che, come sempre, mettono, con spirito di servizio, a favore del Prossimo, con l’augurio che la Giornata Nazionale dello Sport sia anche la Giornata Nazionale dell’Amicizia e del Rispetto tra le persone. Mi preme evidenziare che Il CONI attraverso i propri Comitati Regionali e Provinciali, con la collaborazione delle Federazioni Sportive Nazionali e gli Enti di Promozione Sportiva, coinvolge numerose amministrazioni comunali nell'organizzazione di eventi e manifestazioni aperte a tutti: tornei giovanili, gare ciclistiche, regate, esibizioni ginniche, gare di nuoto, maratone, partite di calcio, basket, pallavolo,  etc. L'iniziativa, sostenuta da ANCI, UPI e Coordinamento delle Regioni, coinvolge 1500 Comuni. Il tema scelto quest'anno per celebrare l'ottava edizione della Giornata Nazionale dello Sport, richiamerà il progetto promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: "Identità e Incontro". Cultura, musica ed in questo caso soprattutto lo sport come strumenti per far incontrare cittadini di diversa origine e provenienza nel segno del rispetto e della solidarietà. Il 5 giugno, quindi, lo slogan della giornata sarà: "LO SPORT CI UNISCE". Con l'occasione il CONI, lo sport giovanile e territoriale, festeggeranno ancora una volta anche i 150 anni dell'Unità d'Italia. Sarà un modo per ricordare anche ai più giovani i valori di libertà ed unione di questa importante ricorrenza insieme a quelli che da sempre contraddistinguono lo sport: l'amicizia, la tolleranza, la solidarietà, l'autodisciplina e la responsabilità. Lo sport, infatti, rimane senza dubbio il contesto all'interno del quale si possono sperimentare situazioni e dinamiche che successivamente saranno affrontate nel contesto più ampio della società civile, come il confronto, la socializzazione, il rispetto delle regole e dell'avversario, l'accettazione del diverso, l'incontro con le difficoltà e il loro superamento. La Calabria Sportiva “sposando” appieno il messaggio del Presidente Petrucci ha lavorato, nei giorni scorsi con ritmi frenetici per preparare la Festa dello Sport Calabrese. Le piazze di tutti i Capoluoghi delle 5 Province Calabresi si riempiranno di impianti “volanti” dove bambini, giovani ed adulti faranno sport in libertà. Lo Sport, nella ricorrenza della Sua Festa Nazionale sarà presente anche in tantissimi piccoli comuni della Calabria che con grande entusiasmo hanno aderito a partecipare organizzando l’attività in ogni spazio possibile per regalare un sorriso ai propri cittadini piccoli ed adulti. Grazie,quindi,  allo Sport per questa bellissima giornata di sano divertimento ed a tutti porgo il mio più caloroso “in bocca al lupo”.

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Drapia-Tropea (VV): tutto pronto per il VII° Premio “Valentia”

Torna con la settima edizione il Premio Sportivo Nazionale Valentia. La manifestazione organizzata da Vibosport e Cultura, in collaborazione con i comitati regionale e provinciale di Alleanza Sportiva Italiana e sotto l'egida della Regione Calabria, si svolgerà venerdì 10 giugno al Teatro La Pace di Drapia, con inizio alle ore 21,30. Un evento che sarà un vero e proprio gran galà dello sport con momenti di spettacolo grazie alla presenza di ospiti musicali e di momenti di cabaret e danza.

In questa edizione si darà spazio soprattutto ai calabresi protagonisti dello sport a livelllo nazionale ed internazionale. La commissione premi, composta da Tino Scopelliti, dirigente nazionale Asi, Michele La Rocca, direttore del settimanale Vibosport, Mimmo Bulzomì, presidente Fci Calabria, Giosi Cretella, consigliere regionale Fin, Carmelo Regolo, componente comitato regionale Asi e Nino Girella, presidente regionale Asi, sta ancora lavorando sull'elenco dei premiati di tutte le categorie, che sarà reso noto al più presto. Il Premio Valentia di quest'anno consiste in una targa d'argento e oro realizzata dall'artista orafo vibonese Michele Lo Bianco. Una vera e propria opera d'arte relaizzata in edizione numerata, come è tradizione ormai per il premio Valentia. Per questa edizione non si svolgeranno in contemporanea il Premio Giornalistico Salvatore Massara e il Premio Valentia Letteratura e Sport che, d'accordo con il presidente di giuria, il giornalista di Repubblica Gianni Mura ed il vice presidente Nello Governato, si è deciso di rinviare di qualche mese, facendoli diventare riconoscimenti autonomi da mantenere come sede fissa a Vibo Valentia. Nell'albo d'oro del Premio Valentia sono stati scritti in questi anni nomi prestigiosi come quelli die giornalisti Candido Cannavò, Domenico Morace, Gianni Mura e Franco Fava, degli atleti Luca Cantagalli, Giusy Malato, Sergio Floccari, Francesco Moser, Simone Rosalba, Alessandra Lucchino ed altri ancora, del tecnico del setterosa olimpico ad Atene Pierluigi Formiconi, del presidente nazionale Asi on. Claudio Barbaro, del direttore generale del Coni Maurizio Romano e dell'attuale Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti premiato nel 2009 quale sindaco di Reggio Calabria.

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Serie Bwin, gara di ritorno semifinale playoff: Novara-Reggina: 2-2

Novara-Reggina: 2-2. Novara (4-3-1-2): Fontana; Morganella, Lisuzzo, Ludi (c) (dal 60° Centurioni) e Gemiti; Marianini (all’80° Rubino), Porcari e Rigoni; Motta (all’80° Pinardi); Bertani e Gonzalez. In panchina: Strukelj, Coubronne, Drascek, e Parola. All.: Tesser. Reggina (3-5-2): Puggioni; Adejo, Costa ed Acerbi; Colombo, Rizzo (dal 71° Sarno), Tedesco, Castiglia (dal 60° De Rose) e Rizzato; Campagnacci (dal 77° Cosenza) e Bonazzoli (c). In panchina: Kovacsik,  Barillà, N. Viola e Danti. All.: Atzori. Arbitro: Tommasi di Bassano del Grappa. Assistenti: La Rocca di Ercolano e Chiocchi di Foligno. Quarto uomo: Candussio di Cervignano. Marcatori: Bertani all’8°, Bonazzoli al 32° ed al 75° e Rigoni al 90°. Ammoniti: Colombo al 62°, Morganella all’83°, Rigoni al 90° e Gonzalez al 94°. Espulsi: Bertani e Colombo al 76°. Corner: 6-8. Recupero: 0’ (p.t.) e 5’ (s.t.).

Note. La Reggina deve vincere! Non c’è altro risultato possibile per andare ad affrontare il Padova (vittorioso nella doppia sfida contro il Varese – 1-0 a Padova e 3-3 poco fa a Varese -) nella finale playoff che assegnerà il terzo ed ultimo posto utile per la promozione in A. E’ importante anche, molto importante, arrivare in finale per piazzarsi, quindi, al quarto posto assoluto al termine del torneo. E’ cronaca di questi giorni, infatti, l’interessamento piuttosto serio dell’Atalanta (classificatasi prima in classifica e, quindi, promossa direttamente) per “merito” del suo capitano Doni nel cosiddetto scandalo scommesse tant’è che la voce secondo cui i bergamaschi potrebbero essere penalizzati e privati della promozione è sempre più insistente e plausibile. Ne conseguerebbe che non andranno in A prima, seconda e terza ma, escludendo l’Atalanta appunto, seconda (Siena, salvo anche suo interessamento nello scandalo scommesse), terza (Padova o Novara o Reggina) e quarta (idem). Atzori cambia rispetto alla gara d’andata: dentro Rizzo e Castiglia e fuori N. Viola e De Rose. Alessio Viola non va nemmeno in panchina a vantaggio di Sarno. A Novara piove, ma il terreno di gioco in erba sintetica pare in buone condizioni seppur più veloce. Circa 750 i tifosi amaranto provenienti da tutta Italia. Cronaca e commento. Primo tempo. Parte bene il Novara che, per prerogativa, è squadra più votata all’attacco che al controllo della gara ed alla gestione del risultato (pur bastandogli il pari per arrivare in finale). Al 7° il primo tiro verso la porta amaranto è di Rigoni che calcia alto su punizione. Un minuto dopo, è l’ 8°, il Novara passa in vantaggio. Cross da destra di Morganella al centro dell’area, arriva Bertani che colpisce di testa ed indirizza a rete. La palla tocca Adejo e batte Puggioni, in verità non certo impeccabile seppur la deviazione del compagno. Peggio di così, per gli amaranto, non poteva iniziare. Adesso non servirà segnare un solo goal, ma almeno due. Il primo tiro amaranto verso la porta piemontese, piuttosto pretenzioso e velleitario arriva al 15° con Tedesco che, su calcio di punizione, prova a sorprendere Fontana piuttosto che metterla al centro in un’area affollata. A prescindere dalla sin’ora partita opaca della Reggina, onestamente il Novara appare più forte in ogni settore e se è stato gran parte del torneo primo in classifica (tanto da far pensare ad una sua promozione diretta) o, comunque, mai oltre il terzo posto un motivo ci sarà. Al 20° occasione per gli amaranto. Calcio di punizione da destra per fallo di Ludi su Colombo, palla al centro dell’area dove arriva Castiglia che colpisce di testa ma manda alto. Al 26° azione in velocità del Novara. Bertani conquista palla sulla propria trequarti e s’invola. Palla a Gonzalez sulla sinistra che calcia a rete con Castiglia a deviare in corner e con Tommasi che, invece, non lo assegna. Al 28° occasione per gli amaranto. Cross da destra in area, arriva Campagnacci che viene evidentemente sbilanciato da Ludi (per noi, impedendogli di calciare a rete, è fallo da rigore) ma senza sanzione alcuna né di Tommasi né dell’assistente Chiocchi (forse meglio piazzato). La Reggina ci prova ma mai come in questa occasione si mostrano evidenti almeno due lacune: la mancanza di attaccanti di peso (vedansi Bertani e Gonzalez dall’altra parte) e l’atavica incapacità di penetrare centralmente essendo costretta a giocare solo ed esclusivamente sulle fasce. Al 32° la Reggina pareggia. Cross di Rizzato da sinistra e gran colpo di testa di Bonazzoli che batte inesorabilmente Fontana. La Reggina torna a sognare. Al 34° la Reggina va vicinissima al raddoppio. Palla vagante al limite dell’area su cui arriva Rizzato che calcia di sinistro mandando la palla non di molto al lato alla destra di Fontana. Dai Reggina, dai! La Reggina, dopo lo svantaggio, non si è disunita ed ha iniziato a macinare gioco ed occasioni seppur non particolarmente pericolose sino ad arrivare al meritato pareggio. Il Novara, fortissimo nelle sue veloci ripartenze, è adesso chiuso nella sua metà campo. Atzori è una furia. Incita i suoi ragazzi a credere fino in fondo all’impresa che, adesso, non è impossibile. Basta un goal per passare in vantaggio ed ipotecare la finale. Al 38°, però, al vantaggio ci va vicino il Novara. Bertani, ancora lui, riceve palla al centro dell’area e calcia di prima intenzione. Puggioni respinge d’istinto, nega la doppietta all’attaccante piemontese e si rifà della grave indecisione in occasione del goal all’8°. In sostanza, ci sarà da soffrire fino alla fine. Al 40° ancora Novara vicinissimo al raddoppio. Rigoni calcia in diagonale da sinistra, Puggioni devia ma sui piedi di Gonzalez. Un attimo prima che il bomber di casa batta a rete a colpo sicuro, arriva da dietro Castiglia che mette in corner provvidenzialmente. La partita è equilibrata ed avvincente con entrambe le squadre capaci di passare in vantaggio da un attimo all’altro. La Reggina adesso soffre chiusa nella propria trequarti da un Novara forte e determinato. La squadra di mister Atzori, come detto, soffre ma c’è! Il carattere dimostrato è quello del suo allenatore che incita i suoi incessantemente. Il primo tempo finisce senza recupero. Le due squadre vanno negli spogliatoi a riordinare le idee o a studiare altro atteggiamento tattico. Atzori e la Reggina devono vincere, non hanno altra scelta e, sostanzialmente, non avendo nulla da perdere stando così le cose, devono osare, osare, osare. Memento audere semper! Secondo tempo. Lo sguardo di Atzori al rientro in campo dopo l’intervallo, indica tensione e concentrazione ma anche determinazione. La Reggina deve vincere e colmare il gap, evidente a dire il vero, dei 9 punti di differenza tra la due squadre alla fine della stagione regolare. Ma, come si sa, non sempre i più forti vincono e la Reggina, da non favorita, può confermare l’eccezione che conferma la regola. Al 47° ci prova Tedesco da fuori area (finalmente, Atzori deve aver spronato i suoi a cercare il tiro da fuori), Fontana para a terra. Al 59° lo stesso Tedesco prova a complicarsi la vita con un retropassaggio che mette in difficoltà Adejo contrastato da Motta. Fortuna vuole che Tommasi fischi un fallo a favore del difensore amaranto. Al 50° occasionissima per la Reggina. A squadra di Atzori riparte in superiorità numerica (4 contro 3), palla a Campagnacci sulla sinistra che si accentra e batte a rete mandando la palla sul fondo. A Reggina sembra determinatissima. Gioca e crea azioni su azioni, ma presta il fianco alle pericolosissime ripartenze dei padroni di casa. L’adrenalina è a livelli pazzeschi. E’ una gara avvincente e bella. Nessuna delle due formazioni in campo si risparmiano. Il Novara perché, come detto, non sa controllare e gestire ma solo attaccare e la Reggina, invece, semplicemente perché non ha nulla da perdere e deve vincere per continuare a sognare la A. Al 55° l’occasione più nitida di tutta la gara. Cross da sinistra al centro dell’area dove arriva Bertani che, in tuffo, colpisce di testa ma manda alto sulla traversa. Che occasione, ma anche che gravissima indecisione della difesa dimenticatasi di Bertani che ha potuto, così, colpire indisturbato. Che emozioni. Al 57° ci prova Motta da fuori area, palla sul fondo. In campo non c’è tregua. Al 60° Motta ci riprova ma con lo stesso risultato. Sempre al 60° i primi due cambi da parte di entrambi gli allenatori: Atzori esclude Castiglia per De Rose e Tesser fa uscire il capitano Ludi per Centurioni. Non cambia nulla dal punto di vista tattico, ma si rinfrescano le idee. La Reggina è padrona delle manovre in campo. Il Novara attende pronto a ripartire. Siamo a metà della ripresa, a 23 minuti dalla fine del sogno amaranto (se la partita finisse così). E’ necessario dare tutto, fino all’ultima goccia di sudore, fino all’ultimo istante della gara. Dai Reggina, dai. Osa! Osa! Osa! Al 70° occasione per Bonazzoli che, complice il terreno di gioco che fa slittare il pallone, non riesce a battere a rete ma solo a conquistare un corner. Al 71° Atzori cambia ancora: esce Rizzo ed entra Sarno a dare vivacità e forze fresche. Sarno, preferito ad Alessio Viola in panchina, si rende subito protagonista con una discesa sulla destra e relativo cross troppo sui piedi di Colombo che non riesce a controllare conquistando, però, l’ennesimo corner. 17 alla fine, dai Reggina! Al 75° la Reggina passa in vantaggio. Sarno porta palla avanti e serve Bonazzoli che, di prima intenzione, batte a rete e supera un impotente Fontana. Si! Si! Si! Al 76° il Novara perde la testa. Bertani, a gioco fermo, tocca con la fronte Tedesco che stramazza al suolo e viene espulso. Colombo, già ammonito, stupidamente, si butta nella mischia spingendo Motta. Espulso anche lui. Atzori corre ai ripari: entra Cosenza ed esce Campagnacci. Tesser lo segue: dentro Pinardi e Rubino e fuori Motta e Marianini. La partita riprende. Che Reggina! Che allenatore! Che carattere! Dai Reggina, dai. All’84° ci prova ancorala Reggina con Adejo servito da Sarno e con Fontana che devia in corner. 5 alla fine, dai Reggina. All’88° Sarno ha sul piede la palla del terzo goal. Bonazzoli lo assiste e Sarno batte a rete, è bravo Fontana a deviare in corner. Goal sbagliato, goal subito. E’ il 90° e Rigoni ha la palla sul destro da fuori area. Destro al volo e gran goal. Pazzesco! Semplicemente pazzesco! 5 saranno i minuti di recupero. 300 secondi per provarci ancora. Incredibile partita. Incredibile finale: dal possibile 3-1 per gli amaranto e relativo accesso in finale al 2-2 e qualificazione per i padroni di casa. La partita finisce qui e, con essa, il campionato degli amaranto. Avevamo detto e scritto, comunque vada sarà stata una stagione straordinaria. Lo confermiamo anche adesso, delusi ed amareggiati per la finale svanita ad un passo dal realizzarsi del sogno. Grande Reggina e grande Atzori. Grazie lo stesso! Ad maiora!

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Io sono Gianluca Atzori! (intervista “non convenzionale” con il tecnico amaranto, parte III^ ed ultima)

(segue) Molti parlano di percentuali da dividere tra società, allenatore e giocatori a seconda dei risultati che si ottengono. Tu sei d’accordo con questo tipo di ragionamento aritmetico? “Sono assolutamente d’accordo. Oggi, le grandi cose, le si fanno tutte insieme. Non è mai una sola componente a determinare, per esempio, il verificarsi di un campionato straordinario come quello nostro di quest’anno. Questo è successo perché, ad inizio stagione, la società è stata attenta nella scelta dell’allenatore e dei giocatori. Di conseguenza, poi, l’allenatore ed il suo staff tecnico sono stati attenti nel prendere delle decisioni che hanno portato ai risultati che sono sotto gli occhi di tutti. I giocatori, dal canto loro, hanno messo in campo la volontà e le motivazioni per ottenere questi risultati. Quindi come vedi è partito tutto dall’alto: dal presidente che ha avuto tutte le attenzioni nello scegliere lo staff tecnico e nel costruire la squadra, dall’allenatore che l’ha gestita e sino ai giocatori che hanno interpretato tutto al meglio.

Io mi ricordo, e Gianpiero (Versace, n.d.r.) ne è testimone, dell’astio che c’era all’inizio tra i giornalisti e la Reggina. Dissi a lui che mi sarebbe piaciuto che anche voi giornalisti vi riavvicinaste e riinnamoraste di nuovo della Reggina e vedere le conferenza stampa, di volta in volta, sempre più affollate di giornalisti mi ha fatto molto piacere anche perché in quello che mi comunicavate nel farmi le domande c’era la vostra felicità per quanto sino a quale momento ottenuto. Ecco, quella sinergia che c’è stata in questa sala stampa mi è piaciuta ed è stato un altro obiettivo che sono riuscito a raggiungere così come avevo anticipato di voler fare proprio a Gianpiero anche perché ero consapevole che anche l’apporto di chi scrive, di voi giornalisti che trasferite alla gente cosa succede nella Reggina, era importante ai fini del risultato sportivo da raggiungere. Come vedi, quando si ottengono dei risultati è l’insieme dell’energie spese tutte in un’unica direzione a renderli possibili. Questa è stata, ed è, la chiave che ha caratterizzato questa stagione. Anche quello relativo al pubblico, al suo ritorno allo stadio, era un obiettivo che ci eravamo prefissati e ci siamo riusciti riempiendo lo stadio per una partita importante come quella di ieri sera. Certo, capisco anche che lo scetticismo iniziale fosse naturale per chi ha vissuto soffrendo le stagioni precedenti. Avrete pensato “adesso arriva Atzori e ci racconta la solita storia”, giusto? Non per me, nuovo arrivato, ma per il recente passato, sicuramente. Ho trovato un ambiente abbastanza represso e che necessitava della volontà di ricominciare, di far pulizia e ripartire con il nuovo. Ripeto, la scelta iniziale è stata del presidente che ha avuto il coraggio di far piazza pulita seguendo le esigenze economiche, le esigenze tecnico-tattiche, quelle comportamentali. Tutto è iniziato da là.” Qual è stato il periodo più difficile dei tuoi quasi 11 mesi da allenatore amaranto? “Il momento più difficile è stato quando siamo venuti a conoscenza della malattia di Jack, vero Maurizio (Cacozza, grande amico di Simone Giacchetta n.d.r.)? Devo essere sincero, è stato un duro colpo per me perché è stato Jack che mi ha voluto qua e perché a Jack sono legato. Quando abbiamo vissuto quel dramma, con notizie che arrivavano non certo belle, è stato durissimo perché a me è mancato molto e mi sono immedesimato nel papà Jack e non nel direttore. Ho pensato alla sua famiglia, ai suoi figli, a quello che poteva succedere e che fortunatamente non è successo. Lui ha avuto una grande forza di volontà, anche un pizzico di fortuna che ci vuole sempre in questi casi perché quel genere di malattie di solito non ti lasciano scampo. Emotivamente per me il periodo più difficile è stato quello. Ecco, mi ha scosso. Parecchio.” Hai raggiunto tutti gli obiettivi che ti erano stati chiesti: il far bene in campionato, il valorizzare i giovani ed il riportare la gente allo stadio. Hai comunque qualche rimpianto o qualcosa da rimproverarti? “Si, sicuramente. Qualche decisione è stata sbagliata, qualche scelta non l’ho azzeccata, qualcosa mi è sfuggita. Ma è normale, credo. Quando dico che la perfezione non esiste questo vale anche per me. Cerco di dare il meglio di me stesso nella vita, ma qualche cosa l’ho sbagliata anch’io sicuramente.” Carlo Simionato – preparatore atletico – ed i due Andrea (Bergamo – suo vice – e Sardini – preparatore dei portieri -) costituiscono la tua “famiglia” a Reggio. Il risultato ottenuto è sempre frutto di una programmazione o ci si può arrivare anche per caso? “Io che sono l’allenatore, e quindi capo dello staff tecnico, credo tutto dipenda dall’importanza che do al mio team. Per capirlo bisogna essere stato un collaboratore. I miei cinque anni da collaboratore di Silvio Baldini mi hanno insegnato quanto sia importante questa figura per il tecnico. Ho la fortuna di avere con me tre persone preparatissime, tutte insieme legate da profonda amicizia e da rispetto e stima reciproche. Con i due Andrea ho condiviso partite, campionati e vita fuori dal terreno di gioco. Con Carlo ho condiviso, prima, il piacere di essere allenato da lui in quanto calciatore e, dopo, il piacere di averlo come collaboratore e la mia fortuna è l’aver trovato con tutti loro quelle sinergie tanto che basta uno sguardo per capirci sul come muoverci e sul come comportarci. Tra noi c’è feeling, c’è intesa, e questo è importante perché quello che c’è tra di noi lo trasferiamo alla squadra, alla società, a tutti quanti. I miei collaboratori sono anche la mia forza.” Allenatori e giocatori, in fondo, vanno e vengono. Cosa ti piacerebbe lasciare in eredità alla Reggina, a noi della Stampa, ai tifosi reggini? “Si, certo. Chi mi ha conosciuto intimamente vorrei si ricordasse di Gianluca Atzori come uomo. Come allenatore so che non posso essere gradito a tutti quanti, ma sta nel gioco delle parti. Mi piacerebbe essere ricordato come uomo attraverso quello che ho trasferito a chi ho conosciuto.” Ti faccio notare che le oltre 18000 persone presenti ieri allo stadio non si vedevano ad una partita della Reggina dalla stagione 2007/2008 (l’ultima di Mazzarri a Reggio, per intenderci). A prescindere da tutto, comunque andrà a finire questa stagione, questo è un risultato assolutamente eccelso. “Si, è un eccellente risultato così come eccellente è stata tutta la stagione. Così come anche eccellenti siano state la società, i giocatori ed anche, con il tempo, anche voi giornalisti che con le vostre critiche costruttive ci avete spronati facendo sì che questi ragazzi disputassero un campionato così importante. Indico, come obiettivo raggiunto più bello, quello di ieri sera perché è stato straordinario giocare con una cornice di pubblico meravigliosa. Perché è stata una bellissima partita, emozionante, e dopo la quale, per strada, dalla gente comune che m’incontrava, ho ricevuto, nonostante non fosse arrivata la vittoria, la loro riconoscenza per essersi divertiti, per essere stati tutti insieme lì a rivedere quel pubblico grazie alla Reggina per essere tornati ad essere protagonisti come qualche stagione fa e come non succedeva da tempo. Questa per me è stata la cosa più bella.” Ad ogni fine stagione, da qualche anno a questa parte, scoppia uno scandalo. Tu, da addetto ai lavori, ti poni il dubbio su che tipo di calcio insegni e reclamizzi alla gente se, poi, succedono cose del genere a riempire le pagine di cronaca e non quelle riservate allo sport? “Dico sempre che sono problemi loro, dal canto mio continuo sempre a fare il mio lavoro con serietà ed onestà. Sono certo che nella mia fin qui brevissima carriera da allenatore non ho mai avuto problemi del genere da affrontare. Se un domani, visto che non finisco oggi di fare l’allenatore ma mi auguro che duri almeno per un ventennio, quello che è successo ai miei colleghi, all’oscuro di tutto di quello che pare facessero i propri giocatori, succederà a me io sarò comunque sereno perché non saranno fatti che potranno mai interessare la mia persona.” In un calcio “malato” come quello che abbiamo sotto gli occhi, che ruolo hanno i tifosi? Sono o no l’anello più debole della catena? “No, affatto. Non sono né l’ultimo né il più debole anello della catena. Noi siamo lì per loro. Noi, ieri, potevamo giocare anche senza tutta quella gente, ma la cosa straordinaria è proprio che c’era tutta quella gente a guardarci, a sostenerci, ad incitarci, ad applaudirci. Oggi credo che il male del calcio, oltre a tutto il resto di cui abbiamo detto prima, siano quei teppisti che si spacciano per tifosi. Come il marciume del calcio è quello che stiamo leggendo in questi giorni, il marciume tra i tifosi sono i teppisti che si spacciano per tali ma non tifosi non essendolo affatto.” Nel calcio attuale c’è posto per i sentimentalismi o “comanda” tutto il dio denaro? “Il denaro la fa da padrone nel 90% dei casi. Per fortuna, però, c’è ancora quel 10% che resiste e che, fortunatamente, mi consente di avere determinati rapporti con persone che vanno ben oltre il denaro e guardano ai valori veri: al rispetto, all’amicizia, a tutto quello in cui credo. Poi, sai, io cerco di non sbagliare mai ma se sbagliassi in quanto uomo non perfetto non avrei alcuna difficoltà a chiedere scusa.” Dici tutto quello che vuoi, a cuore aperto, ai reggini, ai tifosi, a noi della Stampa (anche per toglierti qualche sassolino dalla scarpa, se ne hai). “Sassolini non ne ho e quindi non necessito tirarne fuori. Innanzitutto devo dire grazie ai tifosi perché anche loro hanno contribuito affinché questa stagione sia stata così bella. Quando sono arrivato il primo giorno a Reggio ho detto loro che l’unica cosa certa su cui avrebbero potuto scommettere sarebbe stata quella che avrei dato tutto me stesso per il raggiungimento del miglior risultato possibile per la Reggina e per i miei ragazzi. Continuerò a far questo fino all’ultimo secondo di questo campionato che sono convinto vinceremo, così come sono convinto che vinceremo a Novara per 3-1 e così come sono convinto che vinceremo la finale con il Padova. Maurizio, ti do appuntamento alla solita conferenza stampa il giorno prima della gara, ci vediamo qui mercoledì prossimo (giovedì 9 e domenica 12 si giocano andata e ritorno della finale, n.d.r.)!” Spento il registratore, continuiamo la nostra chiacchierata nel mentre, alla spicciola, arrivano a centro sportivo tutti i giocatori per un l’imminente seduta di allenamento. Arriva il presidente Foti (“Ciao Pres! Ha bisogno di me? Sto rilasciando un’intervista…”, dice Gianluca, e lui “Ehhh… Ehhh… No, no, continui pure!), passa il medico sociale Favasuli (“Toglietemi tutti ma non Pasqualino”, dice il mister) ed, alla spicciolata, tutti gli altri protagonisti di questa stagione, comunque, lo ricordiamo, straordinaria. Il nostro incontro si conclude con Atzori che racconta ai “supervisori” come ci siamo conosciuti a Saint Christophe ed il nostro approcciarci a lui che, evidentemente, gli è sembrato “strano” e lo ha colpito. Racconta che eravamo tra i pochi spettatori della seconda amichevole della Reggina (contro lo Spezia, n.d.r) e che, finita la partita, scendemmo dalla tribuna sul terreno di gioco e, presentatici, esordimmo con un semplice: “Mister, mi piacerebbe capire…”. Nulla di trascendentale, per intenderci, ma forse lo colpì la nostra volontà di apprendere per comprendere a che cosa erano mirati determinati esercizi e/o prove. Insomma, solo la curiosità di un neofita che non ha fatto mille e passa chilometri per pettinare bambole od incartare torroni ma che vuole imparare. L’intervista finisce con una stretta di mano, un sorriso ed una strizzatina d’occhio quando accenniamo alla gara di domenica sera. E’ tempo che lo lasciamo al suo lavoro. Ha ancora almeno una gara da preparare, ha ancora qualcosa da dire ai suoi ragazzi, ha ancora da raggiungere un obiettivo, ha ancora qualcosa da regalarsi e regalarci. P.S.: a proposito mister, io quella scommessa (legale e legittima, di questi tempi è meglio precisare) l’ho giocata: risultato esatto ed accesso in finale. Ma non ti preoccupare se il risultato sarà diverso: vincere 1-0, 2-0, 2-1 o in qualunque altro modo diverso dal pronosticato sarà per me (per noi) lo stesso una straordinaria vittoriA! Ad maiora! (intervista realizzata il 3 giugno 2011)

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Serra San Bruno (VV): Genovese incanta tutti al I° “Circuito Ciclistico Parco delle Serre”

Sul rettilineo che conduce alla Certosa di Serra San Bruno, lo juniores siracusano Nicola Genovese (nella foto al traguardo), portacolori della Dinatek Sicilia, si è alzato sui pedali ed in volata ha fulminato tutti, incantando il pubblico ed aggiudicandosi il primo “Circuito Ciclistico Parco delle Serre”. “Dedico questa vittoria – ha dichiarato Genovese sul podio – ai miei compagni, li ringrazio per avermi aiutato a vincere, comportandosi, così, da vera squadra”. Genovese ha coperto i 70 km del percorso, prevalentemente pianeggianti, in 1h47’34” alla media di 42 km/h. Alle sue spalle, beffato a pochi metri dal traguardo, il pescarese Francesco Pedante, della Caffè Mokambo Acqua e Sapone, che ha preceduto Marco Chianese dell’Atellana Cycling.

L’evento è stato organizzato dallo Sporting Club Città di Mileto del presidente Elio Carolei, con la collaborazione della Federciclismo Calabria, presieduta da Mimmo Bulzomì, con il patrocinio del Parco delle Serre, della Regione Calabria e del Comune di Serra San Bruno. Ottanta sono stati gli atleti in gara e numeroso il pubblico lungo il percorso che si snodava sulle strade di questa incantevole località dell’entroterra calabrese. Dopo metà gara, una ventina di atleti ha impresso un elevato ritmo della corsa, operando la selezione che ha tagliato il grosso del gruppo dalla volata finale. Il presidente Mimmo Bulzomì, soddisfatto per la riuscita della manifestazione, evidenzia la mancanza totale, in tutta la regione, di infrastrutture per la pratica del ciclismo. “Senza piste ed anelli ciclabili – afferma il presidente della Fci – i ragazzi calabresi non potranno svolgere attività su strada a causa dei comprensibili timori dei loro genitori, preoccupati dai pericoli che, negli ultimi anni, hanno fatto registrare tragici incidenti”. “Vogliamo creare – ha detto – un grosso vivaio e ci sono tutte le condizioni per farlo, ma le amministrazioni pubbliche devono ascoltarci ed attivarsi, altrimenti, continuando così, il ciclismo in Calabria è finito”. A consegnare a Nicola Genovese la maglia di campione del circuito Parco delle Serre è stato il consigliere regionale Nazzareno Salerno (nella foto a sinistra con Bruno Rosi, sindaco di Serra San Bruno, ed il vincitore) . “È uno sport bellissimo – ha dichiarato Salerno – che si sposa perfettamente con il paesaggio calabrese. Mi auguro che l’anno prossimo si possa realizzare un Giro che coinvolga tutti i 26 comuni del Parco delle Serre, che comprendono tre province, in modo tale da creare un momento di attenzione particolare, in Calabria, per il ciclismo e rilanciarlo”. “Come Consiglio regionale – ha aggiunto – abbiamo approvato la Legge sullo Sport che mancava da venticinque anni. È un fatto importantissimo che crea le condizioni per fare una programmazione molto più seria”. Il sindaco di Serra San Bruno, Bruno Rosi, si è dichiarato orgoglioso di aver ospitato, per il secondo anno, una gara ciclistica giovanile. “Il nostro sogno – ha detto – è quello di ospitare una tappa del Giro d’Italia. Il posto è incantevole, ci sono le condizioni ottimali per poter fare un evento importante e sappiamo, inoltre, che il presidente regionale della Federciclismo, Mimmo Bulzomì, non è nuovo a concretizzare questo tipo di sogni”. Il giovanissimo assessore comunale allo sport di Serra San Bruno, il ventunenne Carmine Franzè, dal canto suo, si dichiara “al servizio della comunità e dello sport come attività salutare e possibilità di sviluppo territoriale”. Alla manifestazione hanno, inoltre, partecipato il commissario del Parco Nazionale del Comune delle Serre, Antonino Carchidi, il direttore Francesco Petitto ed il commissario tecnico giovanile della Federciclismo, Fausto Scotti. Ordine d’arrivo: 1. Nicola  Genovese (Team Dynatek Sicilia) in 1h47’34”; 2. Francesco Pedante (Caffè Mokambo – Acqua e Sapone); 3. Marco Chianese (U.C. Atellana); 4. Francesco Sodano (G.S. Imperiale Grumese); 5. Antonio Giaconella (Terra di Puglia); 6. Maria D’Ambrosio (Promo Ciclo Sezione Campania); 7. Antonio Zullo (Guazzolini Coratti – Fassa Bortolo); 8. Alessio Calabrese (Giampi Clan Celetrasporti); 9. Alessandro Sulpizi (Caffè Mokambo – Acqua e Sapone); 10. Lorenzo Luisi (Stabbia Iperfinish FM Plastic).

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Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC): finisce in manette il secondo dei tre rapinatori della rapina nella gioielleria “DueP”

Nella giornata di ieri i militari della Compagnia Carabinieri di Villa San Giovanni hanno tratto in arresto L. A., classe 1993, di Reggio Calabria in esecuzione di una ordinanza coercitiva di custodia cautelare in istituto di pena minorile emessa dal GIP del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, responsabile di una rapina aggravata in concorso. Le attività d’indagine, condotta dei Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Villa San Giovanni e della Stazione di Sant’Eufemia d’Aspromonte, coordinati dalla dott.ssa Giulia Pantano della Procura della Repubblica di Palmi, erano partite nelle fasi immediatamente successive alla rapina a mano armata avvenuta nel pomeriggio del 19 Aprile 2011 in Sant’Eufemia d’Aspromonte.

Obiettivo dei malviventi la gioielleria “DueP” sita nel centro della cittadina aspromontana; tre individui con il volto coperto da passamontagna ed armati di fucile e pistole, avevano fatto irruzione all’interno dell’esercizio e, minacciando proprietari e clienti presenti all’interno, si erano impossessati di numerosi gioielli e preziosi e si erano dileguati a bordo di autovettura, risultata successivamente rubata e rinvenuta a pochi chilometri di distanza. Le attività investigative finora condotte, partite dalla fase di sopralluogo sulla scena del reato nell’immediatezze dell’evento criminoso, hanno consentito di raccogliere inconfutabili elementi di reità nei confronti del Foti Gabriele già tratto in arresto il 24 maggio 2011 e del minorenne arrestato oggi, supportati anche da accertamenti tecnici del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche di Messina. Per ricostruire l’intero gruppo armato autore della rapina manca l’ultimo tassello. Infatti proseguono le indagini per individuare il terzo rapinatore che aveva fatto irruzione con fucile a canne parallele mozzate all’interno della gioielleria. In fase di esecuzione delle misure coercitive i carabinieri hanno eseguito perquisizioni delegate al fine di raccogliere ulteriori elementi per delineare le modalità di consumazione della rapina. Gravissimi i reati contestati al gruppo armato: rapina aggravata in concorso, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi comuni da sparo ovvero pistola semiautomatica verosimilmente calibro 7.65 e fucile a canne parallele mozzate, ricettazione, in quanto acquistava o comunque riceveva l’autovettura utilizzata nella rapina risultata oggetto di furto in Reggio Calabria. Proseguono le indagini al fine di individuare l’ultimo componente ed anche eventuali favoreggiatori. Al termine del formalità di rito, il minorenne è stato associato presso l’Istituto penale minorile di Catanzaro a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.

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Reggio Calabria: tutto pronto per il Reggio Pop Music Festival

Arriva il “Reggio Pop Music Festival” dedicato alle proposte emergenti che, da quest’anno, sarà gemellato con il “Superfantastico”, il più grande contest di musica italiana del Nord America. La rassegna nazionale che si svolgerà in riva allo Stretto celebra la sua seconda edizione ed è organizzata dall’Associazione culturale “Viva” con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria. Il successo ottenuto lo scorso anno, che ha visto vincitore il giovane Luca Janovitz (nella foto) con il brano “Morirò a settembre” ha portato all’interscambio musicale e socioculturale con il festival di Montreal, in Canada, dove risiede una comunità di circa 1,5 milioni di italocanadesi.

Chi si aggiudicherà la rassegna italiana volerà, dunque, oltreoceano per esibirsi al teatro “Place des Arts” di Montreal nell’edizione 2012 del contest canadese, mentre, a sua volta, Nadia Ricci, vincitrice del “Superfantastico” 2011, si esibirà sul palco di Reggio Calabria. Chi trionferà in riva allo Stretto avrà, inoltre, la possibilità di aprire il concerto di un artista di livello nazionale, accedere alle selezioni per la 62^ edizione del “Festival di Sanremo sezione giovani”, vedere il suo brano inserito su numerose piattaforme digitali (iTunes, Mondadori shop, etc.), oltre ad una promozione radiofonica, per un mese, su CFMB Radio Montreal. Gli altri riconoscimenti in palio per il Reggio Pop sono il Premio Speciale Fonopoli, istituito dall’omonima associazione culturale che annovera come presidente onorario Renato Zero, il Premio della Critica, il Premio della Stampa ed il Premio Radio. Quest’anno è stata istituita anche la categoria Editi interamente dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Non finiscono qui i riconoscimenti: chi accederà in semifinale, infatti, avrà la possibilità di partecipare ad uno stage gratuito con Vincenzo Incenzo, autore di canzoni di successo (Cinque giorni, L’impossibile vivere, L’elefante e la farfalla, etc.), interpretate da artisti tra i più grandi della musica italiana. Mentre tutti i finalisti della Sezione Inediti verranno inseriti in una compilation distribuita su tutte le piattaforme digitali. Le iscrizioni, che in questi giorni hanno raddoppiato quelle dello scorso anno, saranno aperte fino al 15 giugno. Per partecipare (cantanti, interpreti e gruppi) basta aver compiuto i 16 anni di età e presentarsi con un brano, edito o inedito, esclusivamente cantato in lingua italiana. Per effettuare l’iscrizione, gratuita per il primo turno, e ulteriori informazioni, contattare il sito www.reggiopopmusicfestival.it.

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Reggio Calabria: domani il 197° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri

Il 6 giugno, presso la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria, sarà celebrato il 197° annuale della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Il 13 luglio 1814 Vittorio Emanuele Istituì, con le Regie Patenti,   "…un Corpo di Militari per buona condotta, e saviezza distinti col nome di Corpo de’ Carabinieri Reali"…"colle speciali prerogative, attribuzioni ed incombenze analoghe al fine che ci siamo preposti per sempre più contribuire alla maggiore felicità dello Stato, che non può andare disgiunta dalla protezione e difesa dei buoni", con la duplice funzione di difesa militare dello Stato e di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Per celebrare l’annuale il Comando Provinciale di Reggio di Calabria ed il Comando della Scuola Allievi della città hanno organizzato una cerimonia che  prevede: alle ore 16.30 la deposizione corona d’alloro alla lapide intitolata agli Appuntati Fava e Garofalo* ed alle ore 17.15 schieramento di un Battaglione di formazione, la Banda della Brigata “Aosta” di Messina**. Durante la cerimonia il Comandante Provinciale Colonnello Pasquale Angelosanto terrà un’allocuzione ove traccerà un bilancio dell’attività nell’Arma della Provincia. Il Comando Provinciale di Reggio di Calabria – che ha assunto tale denominazione nel 1991 con elevazione al rango di Colonnello, e che trae le proprie origini dal “Comando Carabinieri” che il 21 luglio 1870 venne costituito alle dipendenze della “Legione Carabinieri Reali” di Catanzaro con giurisdizione sulle “Calabrie”, evolvendosi quindi nel 1900 in “Divisione Carabinieri di Reggio di Calabria” ed in Gruppo 35 anni più tardi – consta attualmente del Gruppo Carabinieri di Locri, istituito nell’aprile 2006, 9 Comandi di Compagnia 1 Tenenza e 91 Comandi di Stazione, e si avvale del supporto di reparti ad elevata specializzazione, quali il Reparto Anticrimine, il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, il Nucleo Operativo Ecologico ed il Nucleo Ispettorato del Lavoro, operando sul territorio della provincia con l’apporto di componenti specialistiche con competenza regionale, quali il Gruppo Operativo “CALABRIA”, composto da una Compagnia Speciale e dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori”, nonché dal Nucleo Cinofili e dal Nucleo Elicotteri. * Entrambi in servizio presso il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Palmi, furono barbaramente uccisi il 18.01.1994, lungo l’autostrada A3 – direzione sud,  durante il servizio. In data 27.05.1994 vennero decorati di Medaglia d’Oro alla memoria al Valor Militare, con la seguente motivazione: “…Capo equipaggio e conduttore di autoradio di Nucleo Radiomobile in area ad elevata densità mafiosa, nel corso di predisposto servizio di controllo del territorio, intimavano in movimento l’alt ad autovettura sospetta. Fatti segno a reiterata azione di fuoco da parte dei malviventi che non arrestavano la marcia, li affrontavano con insigne coraggio e grande determinazione replicando con l’arma in dotazione finchè, colpiti in più parti del corpo, si accasciavano esanimi. Le successive indagini consentivano di arrestare gli autori, identificati in cinque pericolosi pregiudicati appartenenti ad agguerrita organizzazione criminosa, e di recuperare le armi e l’autovettura di illecita provenienza utilizzate dai mafiosi. Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere spinto fino all’estremo sacrificio”. ** La Banda della Brigata Meccanizzata “Aosta” di Messina è stata costituita nel 1977 con  la denominazione di “Musica d’Ordinanza” ed era inizialmente composta  da un Maresciallo Capo Musica, un mazziere e 28 militari musicanti. Nel 1988, assunse l’attuale denominazione di “Banda musicale della Brigata Meccanizzata “AOSTA”, con l’organico attuale che è di circa quaranta elementi, un Sergente vice Capo Musica ed un Maresciallo Capo Musica.

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Serie Bwin, gara di ritorno semifinale playoff: Novara-Reggina, probabili formazioni e note

Novara (4-3-1-2): Fontana; Morganella, Lisuzzo, Ludi (c) e Gemiti; Marianini, Porcari e Rigoni; Motta; Bertani e Gonzalez. In panchina: Strukelj, Gigliotti, Centurioni, Drascek, Pinardi, Parola e Rubino. All.: Tesser. Reggina (3-5-2): Puggioni; Adejo, Costa ed Acerbi; Colombo, Rizzo, Tedesco, Barillà e Rizzato; Campagnacci e Bonazzoli (c). In panchina: Kovacsik, Cosenza, De Rose, Castiglia, N. Viola, Danti ed A. Viola. All.: Atzori. Arbitro: Tommasi di Bassano del Grappa. Assistenti: La Rocca di Ercolano e Chiocchi di Foligno. Quarto uomo: Candussio di Cervignano.

Note. Il Novara in casa. In stagione, ha collezionato 11 vittorie, 9 pareggi ed una sola sconfitta (all’ultima di campionato contro il Modena) realizzando 38 goal (meglio di lui solo il Siena con 45) e subendone soli 14 goal. In casa realizza con Gonzalez (nella foto, fonte novaracalcio.com) 7 volte (su un suo totale di 15), mentre 11 volte (su un totale di 17) ha segnato Bertani (nella foto, fonte novaracalcio.com) (capocannoniere di casa) e 4 volte (su 8) è andato a segno Motta. Sulle 56 partite disputate negli ultimi 3 campionati ha perso solo in 5 occasioni (il 9% del totale). Nella stagione regolare per 20 turni è  rimasto imbattuto. Massimo periodo senza subire goal 378 minuti ed il massimo periodo senza segnare goal 271 minuti. I precedenti tra Novara e Reggina. A Novara la Reggina non vince da  44 anni e 5 mesi dopo la vittoria per 4-1 del 09.01.1966 con tripletta di Rigotto e quarta rete di Baldini. Dopo quella vittoria solo sconfitte, ben 7 (3-2 il 12.02.1967 – Florio e Rigotto i marcatori amaranto -, 3-1 il 19.11.1967 – Florio per i reggini -, 2-0 il 23.05.1971, 1-0 il 03.10.1971, ancora 1-0 l’08.04.1973, 2-0 il 19.05.1974 ed il recente 3-1 del 22.11.2010 con goal Scavone, Bertani e Gonzalez per i padroni di casa e di Cosenza per gli amaranto per il temporaneo 2-1), per un totale di 15 goal subiti e soli 4 realizzati. Novara e Reggina si sono affrontate sempre e solo in serie B: nel 1966/1967 con Reggina 9^ e Novara 15°, nel 1967/1968 con Reggina ancora 9^ e Novara 20 (retrocesso), nel 1970/1971 con Reggina 8^ e Novara 12°, nel 1971/1972 con Novara 13° e Reggina 16^, nel 1972/1973 con Novara 9° e Reggina 16^, nel 1973/1974 con Novara 8° e Reggina 18^ (con retrocessione per differenza reti negativa nei confronti di Perugia, Reggiana e Brindisi tutte a quota 34) e quello ancora in corso con Novara 3° e Reggina 6^ alla fine della stagione regolare. Il Novara in casa. E’ quinto in classifica con 26 punti frutto di 7 vittorie (meglio di lui, tra le mura amiche, solo l’Atalanta), 5 pareggi e 9 sconfitte con 25 reti segnate e 29 subite. In 5 occasioni ha mantenuto inviolata la propria porta e per 6 volte non è riuscita a segnare. Ha ottenuto 4 rigori a favore e 5 contro. L’arbitro. Dirigerà il sig. Tommasi di Bassano del Grappa, con lui gli assistenti La Rocca di Ercolano e Chiocchi di Foligno ed il quarto uomo Candussio di Cervignano (autore di una prestazione disastrosa in Reggina-Cittadella 0-1 con goal regolare annullato a Sarno e rigore netto negato a Castiglia). L’osservatore sarà l’esperto Rosetti. Tommasi ha diretto 14 gare in A (2 nella stagione da poco conclusasi) e 72 partite in B (21 nella stagione in corso). La Reggina vanta sotto la sua direzione una sola vittoria (nella partita prima sospesa e poi recuperata a Bergamo contro l’Albinoleffe), 2 pareggi a Grosseto e Cagliari e 2 sconfitte ad Ascoli e, nel 2009, ad Empoli. Il Novara, invece, ha ottenuto con lui 3 pareggi. (Dati statistici in collaborazione con Domenico Durante).

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Io sono Gianluca Atzori! (intervista “non convenzionale” con il tecnico amaranto, parte II^)

(segue) Dopo un’esperienza difficile alla corte di Pulvirenti sei stato contattato dalla Reggina passando, così, da ex giocatore amaranto (nella stagione 1995/1996, n.d.r.) ad allenatore. Cosa ti ha spinto ad accettare la sfida (tua personale ma anche della Reggina stessa reduce da due stagioni che definire negative è un eufemismo) riducendoti, per altro considerevolmente, l’ingaggio? “Catania è stata un’esperienza negativa solo dal punto di vista dei risultati. Per tutto il resto, quello che concerne la vita di un allenatore, invece, la considero un’esperienza positiva. Da Catania ne sono venuto fuori cresciuto, ancor più motivato. Mi ha fatto sicuramente capire tutto quello che devo fare per ottenere dei risultati. Detto questo, cosa mi ha spinto a Reggio? Innanzitutto la Reggina e la storia di questa società e, poi, in seconda battuta, il fatto che Simone (Giacchetta n.d.r.) mi ha convinto.

Jack è stato colui che mi ha portato a Reggio, Jack è stato colui che mi ha convinto a rinunciare a parte del mio stipendio per sposare il progetto-Reggina. Sicuramente io rappresentavo una scommessa per la Reggina così come la Reggina rappresentava una scommessa per me visto e considerato che mi aveva preannunciato che saremmo partiti con una squadra giovane, da valorizzare, con l’obiettivo di fare un discreto campionato e di riportare la gente allo stadio ma senza alcun’altra velleità.” L’allenatore dev’essere “aziendalista” o, comunque, può mantenere quell’autonomia tanto da decidere “chi” avere e “chi non” avere in squadra? “L’allenatore oggi deve avere sia chi vuole sia chi non vuole, come dici tu. Dev’essere libero di scegliere a prescindere da quelli che sono i discorsi societari. E’ fuori dubbio che un allenatore, ad inizio stagione, deve avere subito chiaro qual è l’obiettivo della società: se è quello di valorizzare i giovani o di vincere il campionato (atteso che non si può vincere un campionato esclusivamente valorizzando i giovani giacché sono due cose che non posso coesistere). Basta essere chiari sin dall’inizio. Posso essere un allenatore “aziendalista”, com’è successo quest’anno, per valorizzare una squadra. Posso non essere un allenatore “aziendalista” e far liberamente le mie scelte sui giocatori a prescindere se essi provengano dal settore giovanile o meno. Ripeto, basta essere chiari dall’inizio da entrambe le parti.” La “costruzione” di una squadra quanto realmente è opera di un allenatore e quanto, invece, è legata alle esigenze societarie? “Quando c’è lo spirito di collaborazione tra allenatore e società, l’allenatore avalla delle richieste ma questo non vuol dire che la società sia tenuta a soddisfarle. Perché ci sono le esigenze economiche. Posso senza dubbio chiedere un giocatore alla società e magari la società sarebbe ben predisposta ad accontentarmi, ma poi non è detto che la trattativa vada a buon fine perché la cifra da spendere non è consona a quella che può essere sostenuta. L’allenatore, di concerto con la società – anche questo si fa molto prima, in sede di contatto tra i due (come detto giusto per esser chiari da subito) -, stila una lista con quelle che sono le preferenze del primo che devono coincidere, però, con quelle che sono le esigenze e le possibilità per l’altra. Si cerca, insomma, di venirsi incontro nello scegliere questo o quel giocatore più indicato per il tipo di atteggiamento tattico che l’allenatore vuole sviluppare. Ad oggi, per quel che concerne i miei soli tre anni di allenatore, non ho mai chiesto espressamente un giocatore. Le mie società mi hanno sempre proposto un giocatore che, magari, non conoscevo per la mia poca esperienza di allenatore ma che ho sempre accettato perché credo che un allenatore debba sempre e comunque tirar fuori il meglio da chiunque abbia davanti e debba allenare. Per cui, in questi primi tre anni da allenatore, non ho mai avanzato alcuna richiesta se non come quest’anno a gennaio sempre d’accordo con la Reggina. Non mi sono mai permesso di chiede la Luna né credo lo farò mai perché non voglio mettere in difficoltà il club per cui lavoro. La politica che ha scelto la Reggina l’ho condivisa sin dall’inizio ed è stato giusto, è giusto, che io la porti avanti.” Il ritiro in Val d’Aosta con i “separati in casa” che comunque hai dovuto gestire sino alla loro cessione. E’ difficile iniziare a lavorare gestendo questo tipo di problematiche? “Facile non lo è sicuramente anche perché quei ragazzi vivevano due stati d’animo totalmente differenti pur stando tutti insieme nello stesso albergo, mangiando sulla stessa tavola, vivendo nello stesso spogliatoio. Non è piacevole come situazione, insomma. Io con loro ho parlato chiaro in quanto erano giocatori della Reggina e che io allenavo e rispettavo soprattutto come uomini. Li ho allenati tutti quanti ma, ovviamente, fino al momento in cui la squadra doveva studiare la tattica e, per forza di cose, non poteva stare con 35 giocatori in campo. E’ allora che ho parlato chiaro dicendo che avrei proprio rinunciato a loro. Certo non è stato facile, ma credo che quei ragazzi, i “separati in casa”, possano confermare che li ho trattati come fossero dei miei giocatori a tutti gli effetti con le limitazioni che la situazione imponeva.” Quella che sta per concludersi è la prima stagione in cui, a Reggio, non si sente vociferare su presunti malumori all’interno dello spogliatoio. Affinché questo accada, secondo te, basta ottenere buoni risultati o c’è qualche “segreto” per mantenere un’intera rosa tranquilla? “Ho instaurato con i miei ragazzi, con tutti, un rapporto bellissimo. Sin dal primo giorno, ho detto ad ognuno di loro che non avrei regalato niente a nessuno. Ogni scelta che avrei fatto e che ho fatto erano frutto del lavoro che loro mi avrebbero ed mi hanno mostrato e devo dire che loro hanno meritato quello che hanno avuto. Tutti quanti. Allorquando ho reputato che uno di loro meritasse di giocare rispetto ad un altro l’ho scelto e l’ho fatto giocare. Quello che avevo detto poi l’ho fatto in pratica godendo di credibilità da parte loro. Ho sempre detto loro che la prima cosa alla quale tenevo era il rispetto, partendo da me stesso che dovevo rispettare loro (se non fosse stato così pretenderlo sarebbe stato difficile se non impossibile). Gli “uomini” prima di tutto, perché per me vengono prima gli “uomini” e poi i giocatori. Dopodiché, quando devo fare delle scelte tecniche non guardo in faccia nessuno. Considera che, per esempio, spesso ho lasciato a casa un giocatore del calibro di Giacomo Tedesco non convocandolo semplicemente perché qualcuno dei suoi compagni mi dimostrava che stava meglio di lui. Fin quando Giacomo non mi ha dimostrato di essere Giacomo Tedesco – uso lui come esempio per farti capire che vado oltre il blasone, la carriera, il nome – è rimasto a casa dimostrandomi, poi, di essere ancora un grandissimo calciatore. Qualche tuo collega ha provato ad innescare la bomba dicendo che io ce l’avessi con Giacomo, che noi due avessimo litigato ed altre fantasticherie dello stesso tenore messe in giro a Reggio e che io ho ascoltato. Tutto questo non è mai successo, sono certo del rapporto che mi lega a questi ragazzi così come credo che nessuno di loro si possa lamentare per come li ho trattati dando a tutti le stesse possibilità di potersi esprimere sul campo. Poi, certo, qualcuno l’ha colta al volo ed ha continuato ad indossare la maglia da titolare e qualcun altro non l’ha fatto andando fuori di nuovo.” In che modo gli allenatori (per definizione “capri espiatori” perché i primi a pagare se le cose non vanno) sono “ostaggi” dei giocatori che, così, possono decidere il loro futuro? “Il fatto che i giocatori possano decidere il presente od il futuro di un allenatore avviene perché, prima, l’allenatore si è mostrato debole al loro cospetto e nei loro confronti. In sostanza, se l’allenatore arriva al punto tale di mettere il proprio destino nelle mani dei giocatori vuol dire che assolutamente ha sbagliato prima. Io, dovunque sono andato, mi sono sempre preso le responsabilità di quello che facevo perché ho sempre deciso io (anche perché se decidono gli altri io responsabilità non me ne prendo). Perlomeno in questi tre anni di carriera (perché ho iniziato ieri a fare l’allenatore), posso dire che ho sempre deciso io e che non ho mai lasciato che i giocatori decidessero al posto mio ciò che sarebbe stato del mio futuro o del mio destino di guida tecnica. Tu mi ha sentito in tantissime volte in conferenza stampa prendermi le responsabilità di un errore o di una sconfitta, ecco questo è successo perché quelle scelte, magari sbagliate, erano le mie e di nessun altro. Quando un allenatore lascia che a decidere per lui siano i giocatori, vuol dire che ha sbagliato tutto prima.” Quale il giocatore che è cresciuto di più e quale quello che non è cresciuto come credevi potessi fare? “Il giocatore che è cresciuto di più credo sia stato Nicolas (Viola). Di lui, ad inizio anno, tutti ne dicevano un gran bene però credo che quest’anno sia stato determinate per lui con la crescita definitiva evidente a tutti. Invece, il ragazzo non che mi ha deluso ma da cui mi aspettavo molto di più per quello che mi aveva fatto vedere all’inizio è stato Lorenzo Laverone. Lorenzo ha avuto, non so per quale motivo o forse ho sbagliato qualcosa anch’io, una pausa dopo le cose eccellenti che mi aveva mostrato nei primi due-tre mesi qui a Reggio. Dopodiché la sua crescita si è interrotta, anzi è regredita. Sicuramente ho sbagliato qualcosa anch’io che dovrò rivedere e capire perché l’esperienza con lui non deve più verificarsi giacché voglio portare al massimo tutti i giocatori che ho a disposizione facendoli rendere al meglio ognuno di loro. Ecco, penso che con Lorenzo potevo gestire la situazione in maniera differente.” (intervista realizzata il 3 giugno 2011, continua)

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La Viola organizza un pullman per Cado d’Orlando

La Società comunica che ha predisposto un pullman per il trasporto dei propri sostenitori a Capo d’ Orlando. Tutti i sostenitori che intendono aderire devono contattare il nostro dirigente preposto Pasquale Favano (cell. 333/2938794).

Il ritrovo è previsto alle ore 14.45 in Piazza Duomo e la partenza avverrà alle ore 15.00.

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Io sono Gianluca Atzori! (intervista “non convenzionale” con il tecnico amaranto, parte I^)

Lo abbiamo conosciuto in occasione della prima fase del ritiro pre-campionato in quel di Saint Christophe (AO). Era la prima volta che destinavamo una parte delle nostre tanto agognate ferie al seguire di persona come la “nostra” Reggina si stesse preparando e, soprattutto, cosa le avessero lasciato due stagioni calcistiche che, a voler essere buoni, potremmo definire disastrose e fallimentari (sotto ogni punto di vista). Non sappiamo il “perché” della nostra scelta non dettata da esigenze lavorative ma solo dal “piacere” di esserci: forse l’allenatore giovane; forse il capire di trovarsi in un momento topico perché difficile; forse la nostra personale voglia di rivalsa dopo la stagione 2008/2009 culminata con la retrocessione dalla A e quella 2009/2010 iniziata in pompa magna e terminata con una mesta salvezza all’ultima giornata; fors’anche il nostro voler essere in qualche modo “protagonisti” dei primi giorni di vita della “nuova” Reggina in cui, inconsciamente, credevamo già da allora senza che, apparentemente, ve ne fosse un motivo tangibile.

In fondo, pensavamo che "peggio di come si è fatto negli ultimi due anni non si può fare" ed eravamo desiderosi, tutti (ma il “tutti” lo abbiamo capito pian piano), di sfatare quel detto secondo cui “non c’è due senza 3”. Il “3” non c’è stato. Anzi. La Reggina di Atzori è, oggi, impegnata nella semifinale playoff che potrebbe (ri)portarla nel calcio che conta. Gianluca, condottiero dell’armata amaranto giunta al sesto posto in classifica (ultimo utile per tentare la scalata alla A), ha contribuito in maniera importante a (ri)posizionare quella corona che compete ad una Reg(g)ina che sembrava ormai sul punto di abdicare. Certo, siamo consapevoli che, ad oggi, nonostante un campionato straordinario ed andato ben oltre le più rosee previsioni, l’obiettivo di lasciare la cadetteria non è raggiunto, ma “stiamo (stanno) lavorando per voi (noi)” La Reggina, oggi, c’è ed è anche, o forse soprattutto, merito suo. A testimonianza del nostro credere in lui sin dalle prime impressioni raccolte, riportiamo qui alcuni stralci dei nostri articoli dal ritiro. Il 26 luglio 2010, sulle pagine de “il Reggino” scrivevamo: “Altra nota piacevole è, per quel che ci riguarda, proprio il mister Atzori: schietto e diretto, con una mimica facciale di facile interpretazione che completa le parole dette, appare una sorta di sergente di ferro che, come lui stesso sostiene, ha il dovere di tenere unito il gruppo, farlo lavorare con profitto e dare ai suoi giocatori quelle nozioni di tecnica e di tattica affinché tutti insieme si arrivi all’obiettivo finale che, come in altra parte del sito, indica nel “far bene” e “far tornare l’entusiasmo” verso la sua squadra ai tifosi reggini decisamente distaccatisi fors’anche perché “traditi” da un paio di stagioni a questa parte. Di lavoro ce n’è tanto da fare, ma nessuno (o quasi) qui ha voglia di oziare.”  Il 27 luglio 2010 (ancora dal ritiro): “Sta facendo lavorare i suoi uomini con rettitudine ed impegno dimostrando in primis entrambi lui stesso ed il suo staff. In perfetta sinergia con il suo secondo Andrea Bergamo, il preparatore atletico Carlo Simionato, il preparatore dei portieri Andrea Sardini e Ciccio Cozza, ha stilato un programma duro e faticoso con un solo obiettivo: essere pronti il 22 agosto allorquando inizierà il suo primo campionato di B. Gianluca Atzori ha le idee chiare e lo dimostra ad ogni istante vestendo i panni di quel “sergente di ferro” che abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare in questi giorni di nostra presenza in ritiro. E’ un tipo che non usa fronzoli ed alchimie particolari per trasferire il suo “credo”. E’ stato molto sfortunato a Catania e non vuole perdere più tempo o terreno, segue gli allenamenti come pochi ed è legittimamente pretenzioso.”  E poi, ancora, il 16 ottobre 2010: “Nessun entusiasmo spropositato, ma andiamo avanti con i piedi per terra partita dopo partita annotando i progressi che questa squadra fa di volta in volta e constatando che, non ce ne voglia nessuno, la vera forza di questo gruppo è Gianluca Atzori. Un uomo che sa quel che vuole, determinato, ambizioso e che ha imparato tanto dall’esperienza negativa di Catania. Accanto a lui, ovviamente, un gruppo di giovani giocatori che lo seguono, da lui imparano e, soprattutto, assimilano nozioni e carattere. Questi ragazzi meritano di avere con se il pubblico allo stadio, stanno lavorando sodo e stanno raccogliendo risultati probabilmente non immaginati e che l’anno scorso erano solo un miraggio. Quest’anno, piuttosto che sparare proclami, …, piuttosto che essere ed apparire presuntuosi ed arroganti senza che ne sia ravvisata l’opportunità o che ne si abbia titolo per esserlo, piuttosto che tutto il resto a cui abbiamo assistito nelle ultime due stagioni, questi giovani calciatori, questo giovane allenatore, questo “giovane” modo di agire da parte della Società (che pure ha moltissime responsabilità sulla retrocessione nel 2009 e sulla stagionale fallimentare terminata a maggio), sta dimostrando con i fatti che merita i risultati che sta ottenendo con fatica, sudore e, soprattutto, umiltà. Brava Reggina, così Reggio ti vuole, così Reggio (ri)tornerà ad AmArti AncorA!” Il 9 novembre 2010: “La Reggina, come detto, è evidentemente molto stanca ma regge grazie al carattere trasferitogli dal proprio allenatore. Adejo è colpito dai crampi, l’arbitro lo invita ad uscire dal campo per farsi soccorrere ma Atzori lo ributta dentro a soffrire come gli altri ed a lottare con gli altri. Gli amaranto sono distrutti, barcollano ma non mollano. E sabato al “Granillo” c’è il match-clou della XV^ giornata contro il Toro. La gara, finalmente, finisce! La Reggina esulta andando a salutare la ventina di tifosi che l’hanno seguita in terra veneta e lo fa legittimamente per via di questo risultato importantissimo soprattutto in proiezione futura. Brava Reggina! Bravo Atzori!” Questi alcuni stralci del nostro pensare su di lui senza andare oltre perché vi annoieremmo. Potremmo continuare ancora, è vero, ma vi “graziamo” perché fortunatamente lontani anni luce da qualsivoglia volontà o desiderio di auto-incensarci anche perché la Dea bendata vuole che i nostri scritti manent e non amiamo il vezzo di coloro i quali preferiscono usare parole che volant così tanto che, a seconda di scirocco o tramontana, possono cambiare, rivoltarsi, essere negate o confermate perché determinate da eventi momentanei. Abbiamo scelto questi tre esempi nel nostro archivio sol perché esaustivi e non certo per l’insana abitudine ‘rriggitana dell’ “io l’avevo detto”. Lo incontriamo per una chiacchierata a quattr’occhi, ma sotto lo sguardo vigile di almeno altri sei (il collega Gianpiero Versace – responsabile area comunicazione – e gli amici Paolo Frascati – responsabile area marketing e commerciale – e Maurizio Cacozza – team manager -), prima dell’allenamento pomeridiano a 24 ore di distanza dal match con il Novara valido per la gara d’andata della semifinale playoff. E’ un incontro richiesto da noi che, a dir la verità, siamo poco avvezzi al solito clichè di domande preconfezionate a cui corrisponde lo stantio ripetersi di risposte troppo spesso scontate. Vogliamo di più, molto di più, e sappiamo che con Gianluca possiamo ottenere il risultato sperato. Smaltiti i convenevoli di turno ed approfondito un tantino in più quando detto nella conferenza post-gara di ieri sera, possiamo iniziare la nostra amabile chiacchierata “a viso aperto”. Iniziamo a raccontare il Gianluca uomo. Di certo ti è mancata la tua famiglia, come sei riuscito a gestire quei momenti in cui avevi voglia di averla accanto? “E’ stato ed è difficile star lontano dalla mia famiglia, dai miei figli. E’ questa la faccia della medaglia del mio lavoro che proprio non sopporto perché mi porta lontano da loro. Oggi so che l’età che hanno i miei figli non tornerà più, perciò mi sto perdendo la loro crescita. Ho una bimba di 4 anni che, l’ultima volta che sono stato a casa, mi ha nascosto la valigia sperando che servisse per non farmi ripartire. Queste cose sono state difficili da mandare giù e, se ci penso, mi viene da piangere e non nascondo che in alcuni momenti, in quelli in cui mi sono mancati di più, qualche lacrima l’ho versata. Lo posso dire tranquillamente perché la mia famiglia è la mia forza e sapere che loro stanno bene per me è importante. Ho scelto di fare un lavoro che, come in questo caso, mi porta lontano dalla mia famiglia e siccome ho deciso di farlo senza che mi obbligasse nessuno, il sacrificio – l’unico che faccio perché è il lavoro più bello del mondo per me, quello che ho sempre sognato di fare – mi pesa tantissimo ed a cui sopperisco sapendo che stanno bene e che sono sereni. Vado avanti, insomma.” (intervista realizzata il 3 giugno 2011, continua)

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Generazione “astratta”

altaltIl titolo non è scelto a caso. Con esso vogliamo far riferimento a coloro che, tra la fine degli anni ottanta e primi anni novanta, avevano tra i 16 ed i 22 anni e che sono cresciuti senza troppi ideali, distaccati dalla politica e da ogni genere di protesta collettiva, argomenti questi difficili da discernere per loro perché troppo impegnati a confondersi con l'ambiente di cui facevano parte. Insomma, una generazione che da sempre ha preferito non esibire differenze e che perciò definiremo “astratta”.

Desideriamo riflettere proprio su coloro i quali oggi hanno tra i 30 ed i 40 anni. E’ la generazione di transizione da parecchi punti di vista. Quella che ha più sofferto di crisi d’identità, quella che tutti, proprio tutti, criticano aspramente ma che, nonostante tutte le difficoltà incontrate nel corso degli anni, resiste con dignità. Premettendo che ognuno di noi non viene segnato esclusivamente dalle esperienze personali, ma anche dal periodo storico che ha vissuto, tentiamo adesso di ripercorrere gli avvenimenti che negli anni presi in considerazione hanno influito, in maniera decisiva, alla formazione di una mentalità disfattista nonché rinunciataria. Ripercorrendo alcuni avvenimenti del passato ci chiediamo se ed in che misura quest’ultimi abbiano potuto contribuire alla formazione di tale forma mentis negli adulti di oggi. Questa generazione ha assistito alla caduta del muro di Berlino (avvenuta nel 1989) riuscendo così a guardare ben oltre quel confine penalizzante eretto per “dividere”. Si tratta di quella generazione che ha voluto con convinzione che l’Italia entrasse a far parte dell’Europa. Negli anni che vanno dal 1992 a seguire hanno assistito allo scandalo “Tangentopoli”, nonché alla morte di quei giudici, Falcone e Borsellino su tutti, che tanto hanno lottato contro la mafia e la corruzione fino a morire per i propri ideali. Ed ancora, nell’intervallo di tempo considerato abbiamo visto scomparire dei grandi partiti politici e nascerne, invece, altri che hanno accresciuto l’astio nei confronti della maggior parte delle istituzioni dello Stato nonché l’evidente disinteresse, fino ad arrivare ad una sorta di apatia oseremmo dire, per l’attuale “politica”. La generazione di mezzo o “invisibile”, così come “i più” amano definirla, è quella che ha vissuto e vive ancora le conseguenze della crisi economica che si sposa bene con la precarietà nel lavoro (anche se molti amano chiamarla “flessibilità”). Da qui il non poter essere indipendenti dalla famiglia di origine e, come “ciliegina” sull’ormai andata a male “torta”, il doversi sorbire il nomignolo, tutt’altro che simpatico, di “bamboccioni” coniato da un Ministro della Repubblica che, di certo, non ha alcun problema ad arrivare alla fine del mese! Questi “ragazzi” del ‘60/’70, sono, inoltre, i primi che nel corso della storia hanno avuto minori possibilità e prospettive rispetto a quelle avute dai propri genitori. Ma c’è anche da dire, “spezzando una lancia” in loro favore, che la generazione “astratta” è quella che, arrivata a 30-35 anni, è ancora pronta umilmente a rimboccarsi le maniche ed a ricominciare daccapo mettendosi in discussione. E’, indubbiamente, una generazione stanca di dover subire supinamente ciò che gli viene propinato dalla società ed, in particolare, da coloro che stanno ai vertici e che, probabilmente, meriterebbero di stare “altrove”. Si tratta, quindi, della prima generazione che potrebbe ancora azzardarsi a guardare al futuro del nostro Paese senza il rimpianto o la tentazione di doversi voltare indietro.

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Reggio Calabria: il Concorso Internazionale di bellezza “La Venere del Mediterraneo” entra nel vivo

Organizzato dall’Associazione Nuovi Orizzonti di Reggio Calabria, è in piena fase di pianificazione il prestigioso Concorso Internazionale di Bellezza, Bravura ed Intelligenza “La Venere del Mediterraneo” che vedrà protagoniste le donne italiane e del bacino del Mediterraneo di età compresa tra i 18 ed i 28 anni (nella foto tutte le miss della passata edizione). Il gentil sesso vuole farsi conoscere non solo per la bellezza ma anche per le enormi capacità intellettive, culturali e pratiche. Le rappresentanti delle città o degli enti partecipanti, gareggeranno e animeranno le giornate e le serate della manifestazione, destreggiandosi nel ricco programma a loro destinato.

Le fasce che saranno assegnate sono: Miss Venere (vincitrice assoluta del concorso, nella foto la vincitrice dell'edizione 2010), Miss Giunone (per il sorriso più bello), Miss Diana (per l’eleganza), Miss Minerva (per la simpatia) e Miss Athena (per la migliore prova disputata). Le iscrizioni scadono improrogabilmente il 15 giugno 2011. E’ importante non attendere l'ultimo momento per le adesioni, meglio provvedere ora! Sul sito www.nuovi-orizzonti.eu è reperibile il bando completo del Concorso nonché il modulo (http://www.nuovi-orizzonti.eu/concorso_iscrizione.php) per le iscrizioni. Il Concorso è incastonato nel più vasto evento che si svolgerà sullo splendido, e ricco di storia,  Lungomare di Reggio Calabria dal 27 al 31 luglio 2011 denominato “I Tesori del Mediterraneo”. La manifestazione è organizzata dall'Associazione "Nuovi Orizzonti" cha da molti anni lega le sue iniziative alla promozione ed alla valorizzazione del territorio coniugando alla perfezione sport, cultura, turismo, commercio e spettacolo. Si tratta di un evento originale, che coinvolge realtà nazionali ed internazionali, in un'iniziativa che ha lo scopo di coniugare aggregazione, promozione, scambio culturale e dialogo, tra tutti i suoi protagonisti. L'obiettivo principale è creare momenti di promozione per tutti gli enti e le città che aderiscono alla manifestazione e partecipano, come parte integrante, a questa grande iniziativa. Lo stretto che divide Calabria e Sicilia, il più bel chilometro d'Italia, il calore del clima e della sua gente, l'ospitalità del popolo reggino, l'accoglienza degli amministratori pubblici, hanno – già nelle predenti edizioni – conquistato tutti i partecipanti entusiasti della manifestazione,  che si è contraddistinta per l'autenticità e per l'enorme ritorno d'immagine. Teatro della manifestazione – ancora una volta – sarà lo Stretto di Messina, dove si allestiranno tutte le iniziative utilizzando al meglio le risorse dei luoghi bagnati da questo splendido specchio d'acqua. L'edizione 2011 è ancora più ricca di idee ed iniziative innovative tendenti a migliorare ed ampliare il programma: sport, cultura, turismo, commercio, spettacolo, attività sociali e produttive. Il Progetto è cofinanziato dall'Unione Europea, dal Governo Italiano nel quadro dei POR Calabria 2007/2013.

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Reggio Calabria: la Viola condanna, senza alcuna riserva, qualsiasi forma di violenza

Dalla collega Federica Morabito, dell'ufficio stampa della Team Basket Viola Liomatic, riceviamo e pubblichiamo. Una precisazione doverosa che la Società NeroArancio sente la necessità di fare, in riferimento a qualche articolo pubblicato su una testata online di Capo d’Orlando, dove si afferma che, al termine della gara Liomatic – Upea, si sarebbero verificati episodi poco edificanti per la nostra tifoseria. La Viola, dunque, stigmatizza con forza e censura tali episodi, condannando senza riserve chi avrebbe commesso questo tipo di azioni dissociandosi completamente da atteggiamenti che nulla hanno a che fare con la cultura sportiva né, tantomeno, possono associarsi all’immagine di una società che, al contrario, ha sempre voluto esaltare i valori del rispetto e della lealtà sportiva.

Ecco che i dirigenti NeroArancio intervengono per esprimere la propria solidarietà a chiunque sia stato oggetto dei succitati episodi, nella convinzione che si sia trattato del gesto di pochi facinorosi, restando convinti che  tali comportamenti non facciano parte della cultura dei propri tifosi, che supportano la squadra con passione, calore, sacrifici e correttezza. La Viola rinnova, inoltre, ai dirigenti, ai tecnici e agli atleti dell’Orlandina Basket i propri sentimenti di amicizia e stima, ed augura a tutti gli appassionati di poter assistere alla partita decisiva, in programma domenica, come una vera e propria giornata di sport, sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco. E’ proprio in campo, infatti, che la squadra migliore deve prevalere, nel rispetto delle regole di correttezza all’insegna della sana competizione sportiva.

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Scilla (RC): estorsione nei cantieri, scillese arrestato in flagranza di reato

I Carabinieri del Comando Provinciale hanno tratto in arresto in flagranza di reato Fulco Giuseppe (nelle foto), 40enne pluripregiudicato di Scilla. L’accusa è di estorsione aggravata ai danni di un imprenditore. I lavori sono quelli di consolidamento dei costoni  rocciosi per conto di A.N.A.S. SPA  sulla S.S. 18, nel tratto compreso tra il centro abitato di Scilla e la sua frazione di Favazzina. L’attività, condotta dai Carabinieri è scaturita da due danneggiamenti effettuati di recente ai danni della stessa ditta a distanza di pochi giorni; in particolare il 18 e il 28 marzo scorsi la ditta subiva prima l’incendio di un macchina da lavoro motocompressore del valore di 10.000 euro e successivamente il danneggiamento mediante incendio di circa 1000 metri di rete utilizzata per consolidare i costoni adiacenti alla carreggiata stradale.

Un atto criminale di chiara matrice intimidatoria nei confronti delle tante ditte che lavorano nel territorio. L’attività investigativa dei carabinieri si è conclusa con l’arresto in flagranza di reato del citato Fulco il quale, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis del c.p.,  richiedeva all’imprenditore la somma di 6.000 euro corrispondente a circa il 3% dell’intero importo dei lavori. L’estorsore, si era recato più volte sui cantieri, presentandosi come emissario della locale consorteria criminale, quindi avvalendosi della forza intimidatrice e della condizione di assoggettamento che ne deriva, e motivando la richiesta di denaro come condizione assolutamente necessaria alla prosecuzione dei lavori. Non aveva però fatto i conti con i carabinieri che da tempo controllavano i cantieri oggetto dei danneggiamenti. Così, quando nella tarda mattinata di mercoledì il Fulco si è presentato per l’ennesima volta, per incassare l’illegittimo compenso, ha trovato ad attenderlo una sorpresa; infatti, sul posto, c’erano proprio gli uomini dell’Arma che, mimetizzati nelle vicinanze, hanno filmato e fotografato le fasi della trattativa (nelle foto). Quando il malvivente si è allontanato dal cantiere, i militari sono usciti allo scoperto, circondando ed immobilizzando il malcapitato che non ha avuto neanche il tempo di rendersi conto di cosa gli stava accadendo e non ha opposto la benché minima resistenza. Nella tasca del pantalone è stata rinvenuta l’intera somma estorta, nonché  un coltello a serramanico, per cui dovrà rispondere altresì del reato di porto illegale di arma da taglio e punta atto ad offendere ai sensi della normativa sulle armi legge nr. 110/1975. L’intero importo recuperato è stato “scippato” alla criminalità e restituito al legittimo proprietario. Sono scattate ai polsi del giovane scillese le manette; lo stesso, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso la casa circondariale di Reggio Calabria a disposizione dell’autorità giudiziaria. Gravissimo il reato di cui dovrà rispondere, cioè di estorsione aggravata, reato che prevede pesanti condanne.

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Locri (RC): i QuartAumentata in concerto per Pepè Lombardo

Saranno i QuartAumentata (nella foto) ad animare, sabato prossimo, alle 21, in piazza dei Martiri a Locri, l’evento, organizzato da componenti e sostenitori della lista “Civica Solidale”, come ringraziamento alla Città per il massiccio sostegno alla recente tornata elettorale, con particolare dedica ai tanti ragazzi e ragazze che hanno collaborato in maniera attiva alla vittoria e dato fiducia alla coalizione. Sarà il sindaco neo-eletto Pepè Lombardo a salutare la piazza con un breve discorso, prima del’inizio del concerto.

Un momento di festa centrato sull’esibizione dal vivo della band etno-pop, che per l’affezionato pubblico locrese ripercorrerà un decennio di successi, con una nuova tappa del fortunato tour “A storia è glià”, omaggio al centocinquantenario dell’unità d’Italia visto da sud. Salvatore Gullace alle corde, Peppe Platani al basso, Massimo Cusato alle percussioni e il frontman Paolo Sofia proporranno, tra l’altro, canzoni storiche come “Non mi vogghiu maritari”, “L’occhiu du passanti” e “Santu nzertu”, fino alla hit simbolo “Abballamu cu ventu”. La serata è stata resa possibile grazie ad una volontaria sottoscrizione interna alla lista “Civica Solidale”.

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