
(segue) Molti parlano di percentuali da dividere tra società, allenatore e giocatori a seconda dei risultati che si ottengono. Tu sei d’accordo con questo tipo di ragionamento aritmetico? “Sono assolutamente d’accordo. Oggi, le grandi cose, le si fanno tutte insieme. Non è mai una sola componente a determinare, per esempio, il verificarsi di un campionato straordinario come quello nostro di quest’anno. Questo è successo perché, ad inizio stagione, la società è stata attenta nella scelta dell’allenatore e dei giocatori. Di conseguenza, poi, l’allenatore ed il suo staff tecnico sono stati attenti nel prendere delle decisioni che hanno portato ai risultati che sono sotto gli occhi di tutti. I giocatori, dal canto loro, hanno messo in campo la volontà e le motivazioni per ottenere questi risultati. Quindi come vedi è partito tutto dall’alto: dal presidente che ha avuto tutte le attenzioni nello scegliere lo staff tecnico e nel costruire la squadra, dall’allenatore che l’ha gestita e sino ai giocatori che hanno interpretato tutto al meglio.
Io mi ricordo, e Gianpiero (Versace, n.d.r.) ne è testimone, dell’astio che c’era all’inizio tra i giornalisti e la Reggina. Dissi a lui che mi sarebbe piaciuto che anche voi giornalisti vi riavvicinaste e riinnamoraste di nuovo della Reggina e vedere le conferenza stampa, di volta in volta, sempre più affollate di giornalisti mi ha fatto molto piacere anche perché in quello che mi comunicavate nel farmi le domande c’era la vostra felicità per quanto sino a quale momento ottenuto. Ecco, quella sinergia che c’è stata in questa sala stampa mi è piaciuta ed è stato un altro obiettivo che sono riuscito a raggiungere così come avevo anticipato di voler fare proprio a Gianpiero anche perché ero consapevole che anche l’apporto di chi scrive, di voi giornalisti che trasferite alla gente cosa succede nella Reggina, era importante ai fini del risultato sportivo da raggiungere. Come vedi, quando si ottengono dei risultati è l’insieme dell’energie spese tutte in un’unica direzione a renderli possibili. Questa è stata, ed è, la chiave che ha caratterizzato questa stagione. Anche quello relativo al pubblico, al suo ritorno allo stadio, era un obiettivo che ci eravamo prefissati e ci siamo riusciti riempiendo lo stadio per una partita importante come quella di ieri sera. Certo, capisco anche che lo scetticismo iniziale fosse naturale per chi ha vissuto soffrendo le stagioni precedenti. Avrete pensato “adesso arriva Atzori e ci racconta la solita storia”, giusto? Non per me, nuovo arrivato, ma per il recente passato, sicuramente. Ho trovato un ambiente abbastanza represso e che necessitava della volontà di ricominciare, di far pulizia e ripartire con il nuovo. Ripeto, la scelta iniziale è stata del presidente che ha avuto il coraggio di far piazza pulita seguendo le esigenze economiche, le esigenze tecnico-tattiche, quelle comportamentali. Tutto è iniziato da là.” Qual è stato il periodo più difficile dei tuoi quasi 11 mesi da allenatore amaranto? “Il momento più difficile è stato quando siamo venuti a conoscenza della malattia di Jack, vero Maurizio (Cacozza, grande amico di Simone Giacchetta n.d.r.)? Devo essere sincero, è stato un duro colpo per me perché è stato Jack che mi ha voluto qua e perché a Jack sono legato. Quando abbiamo vissuto quel dramma, con notizie che arrivavano non certo belle, è stato durissimo perché a me è mancato molto e mi sono immedesimato nel papà Jack e non nel direttore. Ho pensato alla sua famiglia, ai suoi figli, a quello che poteva succedere e che fortunatamente non è successo. Lui ha avuto una grande forza di volontà, anche un pizzico di fortuna che ci vuole sempre in questi casi perché quel genere di malattie di solito non ti lasciano scampo. Emotivamente per me il periodo più difficile è stato quello. Ecco, mi ha scosso. Parecchio.” Hai raggiunto tutti gli obiettivi che ti erano stati chiesti: il far bene in campionato, il valorizzare i giovani ed il riportare la gente allo stadio. Hai comunque qualche rimpianto o qualcosa da rimproverarti? “Si, sicuramente. Qualche decisione è stata sbagliata, qualche scelta non l’ho azzeccata, qualcosa mi è sfuggita. Ma è normale, credo. Quando dico che la perfezione non esiste questo vale anche per me. Cerco di dare il meglio di me stesso nella vita, ma qualche cosa l’ho sbagliata anch’io sicuramente.” Carlo Simionato – preparatore atletico – ed i due Andrea (Bergamo – suo vice – e Sardini – preparatore dei portieri -) costituiscono la tua “famiglia” a Reggio. Il risultato ottenuto è sempre frutto di una programmazione o ci si può arrivare anche per caso? “Io che sono l’allenatore, e quindi capo dello staff tecnico, credo tutto dipenda dall’importanza che do al mio team. Per capirlo bisogna essere stato un collaboratore. I miei cinque anni da collaboratore di Silvio Baldini mi hanno insegnato quanto sia importante questa figura per il tecnico. Ho la fortuna di avere con me tre persone preparatissime, tutte insieme legate da profonda amicizia e da rispetto e stima reciproche. Con i due Andrea ho condiviso partite, campionati e vita fuori dal terreno di gioco. Con Carlo ho condiviso, prima, il piacere di essere allenato da lui in quanto calciatore e, dopo, il piacere di averlo come collaboratore e la mia fortuna è l’aver trovato con tutti loro quelle sinergie tanto che basta uno sguardo per capirci sul come muoverci e sul come comportarci. Tra noi c’è feeling, c’è intesa, e questo è importante perché quello che c’è tra di noi lo trasferiamo alla squadra, alla società, a tutti quanti. I miei collaboratori sono anche la mia forza.” Allenatori e giocatori, in fondo, vanno e vengono. Cosa ti piacerebbe lasciare in eredità alla Reggina, a noi della Stampa, ai tifosi reggini? “Si, certo. Chi mi ha conosciuto intimamente vorrei si ricordasse di Gianluca Atzori come uomo. Come allenatore so che non posso essere gradito a tutti quanti, ma sta nel gioco delle parti. Mi piacerebbe essere ricordato come uomo attraverso quello che ho trasferito a chi ho conosciuto.” Ti faccio notare che le oltre 18000 persone presenti ieri allo stadio non si vedevano ad una partita della Reggina dalla stagione 2007/2008 (l’ultima di Mazzarri a Reggio, per intenderci). A prescindere da tutto, comunque andrà a finire questa stagione, questo è un risultato assolutamente eccelso. “Si, è un eccellente risultato così come eccellente è stata tutta la stagione. Così come anche eccellenti siano state la società, i giocatori ed anche, con il tempo, anche voi giornalisti che con le vostre critiche costruttive ci avete spronati facendo sì che questi ragazzi disputassero un campionato così importante. Indico, come obiettivo raggiunto più bello, quello di ieri sera perché è stato straordinario giocare con una cornice di pubblico meravigliosa. Perché è stata una bellissima partita, emozionante, e dopo la quale, per strada, dalla gente comune che m’incontrava, ho ricevuto, nonostante non fosse arrivata la vittoria, la loro riconoscenza per essersi divertiti, per essere stati tutti insieme lì a rivedere quel pubblico grazie alla Reggina per essere tornati ad essere protagonisti come qualche stagione fa e come non succedeva da tempo. Questa per me è stata la cosa più bella.” Ad ogni fine stagione, da qualche anno a questa parte, scoppia uno scandalo. Tu, da addetto ai lavori, ti poni il dubbio su che tipo di calcio insegni e reclamizzi alla gente se, poi, succedono cose del genere a riempire le pagine di cronaca e non quelle riservate allo sport? “Dico sempre che sono problemi loro, dal canto mio continuo sempre a fare il mio lavoro con serietà ed onestà. Sono certo che nella mia fin qui brevissima carriera da allenatore non ho mai avuto problemi del genere da affrontare. Se un domani, visto che non finisco oggi di fare l’allenatore ma mi auguro che duri almeno per un ventennio, quello che è successo ai miei colleghi, all’oscuro di tutto di quello che pare facessero i propri giocatori, succederà a me io sarò comunque sereno perché non saranno fatti che potranno mai interessare la mia persona.” In un calcio “malato” come quello che abbiamo sotto gli occhi, che ruolo hanno i tifosi? Sono o no l’anello più debole della catena? “No, affatto. Non sono né l’ultimo né il più debole anello della catena. Noi siamo lì per loro. Noi, ieri, potevamo giocare anche senza tutta quella gente, ma la cosa straordinaria è proprio che c’era tutta quella gente a guardarci, a sostenerci, ad incitarci, ad applaudirci. Oggi credo che il male del calcio, oltre a tutto il resto di cui abbiamo detto prima, siano quei teppisti che si spacciano per tifosi. Come il marciume del calcio è quello che stiamo leggendo in questi giorni, il marciume tra i tifosi sono i teppisti che si spacciano per tali ma non tifosi non essendolo affatto.” Nel calcio attuale c’è posto per i sentimentalismi o “comanda” tutto il dio denaro? “Il denaro la fa da padrone nel 90% dei casi. Per fortuna, però, c’è ancora quel 10% che resiste e che, fortunatamente, mi consente di avere determinati rapporti con persone che vanno ben oltre il denaro e guardano ai valori veri: al rispetto, all’amicizia, a tutto quello in cui credo. Poi, sai, io cerco di non sbagliare mai ma se sbagliassi in quanto uomo non perfetto non avrei alcuna difficoltà a chiedere scusa.” Dici tutto quello che vuoi, a cuore aperto, ai reggini, ai tifosi, a noi della Stampa (anche per toglierti qualche sassolino dalla scarpa, se ne hai). “Sassolini non ne ho e quindi non necessito tirarne fuori. Innanzitutto devo dire grazie ai tifosi perché anche loro hanno contribuito affinché questa stagione sia stata così bella. Quando sono arrivato il primo giorno a Reggio ho detto loro che l’unica cosa certa su cui avrebbero potuto scommettere sarebbe stata quella che avrei dato tutto me stesso per il raggiungimento del miglior risultato possibile per la Reggina e per i miei ragazzi. Continuerò a far questo fino all’ultimo secondo di questo campionato che sono convinto vinceremo, così come sono convinto che vinceremo a Novara per 3-1 e così come sono convinto che vinceremo la finale con il Padova. Maurizio, ti do appuntamento alla solita conferenza stampa il giorno prima della gara, ci vediamo qui mercoledì prossimo (giovedì 9 e domenica 12 si giocano andata e ritorno della finale, n.d.r.)!” Spento il registratore, continuiamo la nostra chiacchierata nel mentre, alla spicciola, arrivano a centro sportivo tutti i giocatori per un l’imminente seduta di allenamento. Arriva il presidente Foti (“Ciao Pres! Ha bisogno di me? Sto rilasciando un’intervista…”, dice Gianluca, e lui “Ehhh… Ehhh… No, no, continui pure!), passa il medico sociale Favasuli (“Toglietemi tutti ma non Pasqualino”, dice il mister) ed, alla spicciolata, tutti gli altri protagonisti di questa stagione, comunque, lo ricordiamo, straordinaria. Il nostro incontro si conclude con Atzori che racconta ai “supervisori” come ci siamo conosciuti a Saint Christophe ed il nostro approcciarci a lui che, evidentemente, gli è sembrato “strano” e lo ha colpito. Racconta che eravamo tra i pochi spettatori della seconda amichevole della Reggina (contro lo Spezia, n.d.r) e che, finita la partita, scendemmo dalla tribuna sul terreno di gioco e, presentatici, esordimmo con un semplice: “Mister, mi piacerebbe capire…”. Nulla di trascendentale, per intenderci, ma forse lo colpì la nostra volontà di apprendere per comprendere a che cosa erano mirati determinati esercizi e/o prove. Insomma, solo la curiosità di un neofita che non ha fatto mille e passa chilometri per pettinare bambole od incartare torroni ma che vuole imparare. L’intervista finisce con una stretta di mano, un sorriso ed una strizzatina d’occhio quando accenniamo alla gara di domenica sera. E’ tempo che lo lasciamo al suo lavoro. Ha ancora almeno una gara da preparare, ha ancora qualcosa da dire ai suoi ragazzi, ha ancora da raggiungere un obiettivo, ha ancora qualcosa da regalarsi e regalarci. P.S.: a proposito mister, io quella scommessa (legale e legittima, di questi tempi è meglio precisare) l’ho giocata: risultato esatto ed accesso in finale. Ma non ti preoccupare se il risultato sarà diverso: vincere 1-0, 2-0, 2-1 o in qualunque altro modo diverso dal pronosticato sarà per me (per noi) lo stesso una straordinaria vittoriA! Ad maiora! (intervista realizzata il 3 giugno 2011)