Guardia di Finanza: operazione “Teledark”. Oscurati 6 canali Telegram che vendevano on-line sostanze stupefacenti (video)

(37) Il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, a seguito di un attento monitoraggio e attività di analisi svolte nel mondo del Dark Web e delle piattaforme di messaggistica online, ha individuato, sul social media “Telegram”, un canale dedicato alla vendita di sostanze stupefacenti e documenti falsi. Sulla base di apposite tecniche di Open Source Intelligence (Os.Int.), è stato isolato un network, denominato “Teledark”, costituto da vari gruppi e canali Telegram che contavano circa 20.000 utenti iscritti e quindi potenziali acquirenti.

Più in dettaglio, è stato appurato che il canale @Teledark_net consentiva la navigazione verso ulteriori 5 risorse Telegram e precisamente @Wwcandyshop, gruppo con foto, video, listino prezzi ed aggiornamenti relativi alla merce disponibile, @Teledark2020bot, bot (applicazione automatica di esecuzione comandi predefiniti) che restituisce i link di accesso alle risorse Telegram correlate e funzionali al network Teledark, @Teledark_adsbot, bot utilizzato per la pubblicazione degli annunci di vendita all’interno di @wwcandyshop, @worldwidecandyshop, gruppo con foto e video delle sostanze stupefacenti in vendita, @Teledark_italia, canale del network rivolto ad utenti italiani. Tali risorse consentivano la vendita di sostanze stupefacenti o psicotrope (Cocaina, Eroina, Hashish, Marijuana, Ketamina, MDMA, Ecstasy, LSD, Funghi allucinogeni) e documenti falsi (documenti di identità e patenti di guida europee).

Tenuto conto della possibilità che i canali Telegram individuati potessero continuare a svolgere i traffici illeciti e sussistendo il pericolo, concreto ed attuale, che i potenziali acquirenti continuassero a trovare l’opportunità di approvvigionarsi della merce illegale posta in vendita, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma, sono state avviate le procedure tendenti alla chiusura delle risorse informatiche coinvolte.

Sulla base degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica di Roma ha quindi richiesto il sequestro preventivo dei canali Telegram individuati, sequestro che è stato disposto dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Roma. I canali illegali in argomento sono stati dunque posti sotto sequestro mediante oscuramento e resi pertanto inoperativi, ponendo termine all’attività delittuosa.

Il mondo delle piattaforme di messaggistica istantanea e del Dark Web, anche grazie all’utilizzo di “nickname” e tecnologie che mascherano la reale identità degli utenti, può celare anche comunicazioni o scambi di natura illecita. Considerando la peculiarità della merce posta in vendita, tale semplicità di utilizzo rende estremamente pericolosa la risorsa in questione, poiché si rivolge ad una vastissima platea di acquirenti e venditori, essendo accessibile da soggetti di qualsiasi età provenienti da tutto il mondo.

Peraltro, gli investigatori delle Fiamme Gialle hanno potuto appurare come durante la crisi pandemica, che ha imposto limitazioni agli spostamenti delle persone, si sia registrato un notevole aumento dell’acquisto on-line di sostanze stupefacenti, con incrementi superiori anche del 30% rispetto alla situazione precedente.

L’attività svolta conferma l’impegno della Guardia di Finanza nella salvaguardia della legalità in rete e nel contrasto al pericoloso commercio di sostanze stupefacenti.

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Polizia di Stato: domani il “Safer Internet Day” 2021, attesi oltre 200.000 studenti alla diretta streaming di #cuoriconnessi

(12) Straordinario record di adesioni per l’evento di Polizia di Stato e Unieuro dedicato alla lotta contro il cyber bullismo. Polizia di Stato e Unieuro domani martedì 9 febbraio a partire dalle ore 10.00 saranno in Continue reading “Polizia di Stato: domani il “Safer Internet Day” 2021, attesi oltre 200.000 studenti alla diretta streaming di #cuoriconnessi” →

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Reggio di Calabria: Polizia di Stato, arrestato dalle Volanti un uomo responsabile di maltrattamenti nei confronti della moglie convivente.

(11) Il tempestivo intervento degli Agenti della Polizia di Stato in servizio di controllo del territorio ha consentito di porre fine ai maltrattamenti perpetrati da un uomo nei confronti della moglie, all’interno delle mura Continue reading “Reggio di Calabria: Polizia di Stato, arrestato dalle Volanti un uomo responsabile di maltrattamenti nei confronti della moglie convivente.” →

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Rovigo: truffa e riclicaggio. Sequestrati immobili e quote societarie per 14 milioni, 17 gli indagati (video)

(36) Il Nucleo Polizia Economico-finanziaria di Rovigo ha dato esecuzione, con la collaborazione di vari reparti del Corpo attivati a livello nazionale, ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Rovigo, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Sost. dr. Mammucci e Sost. dr. Bigiarini – di un rilevante patrimonio immobiliare illecitamente accumulato con una serie di truffe milionarie perpetrate attraverso falsi finanziamenti.

Sono così stati sequestrati 23 fabbricati e 22 terreni per un valore complessivo di 13.523.000 euro, dislocati nei Comuni di Roma, Torino, Venezia, Trapani, Schio, Vercelli, Treviso nonché le quote societarie di 6 società per un valore di euro 536.100.

Diciassette i soggetti indagati a vario titolo per truffa, riciclaggio ed autoriciclaggio, di cui cinque di nazionalità estera.

Il Tribunale di Rovigo ha nel contempo provveduto alla nomina di un amministratore giudiziario che si occuperà della gestione dei numerosi beni e delle quote sottoposte a vincolo ablativo.

Il meccanismo fraudolento, attuato dal 2018 ad oggi in modo reiterato e sistematico, prevedeva l’avvicinamento di imprenditori o privati bisognosi di finanziamenti, prospettando ad essi la stipula di contratti di finanziamento in Bulgaria, difficilmente reperibili in Italia visti i rigorosi protocolli bancari.

Successivamente le vittime venivano condotte fisicamente in Bulgaria in compagnia dei broker ove venivano indotte frettolosamente a sottoscrivere tali contratti (spesso in lingua bulgara o inglese) o a firmare cambiali e stipulare atti presso notai.

In realtà, la sottoscrizione di tali documenti afferiva procure speciali a vendere tramite cui gli autori del reato potevano alienare i beni delle vittime attraverso “regolari” atti di vendita presso notai italiani e avveniva previa acquisizione di quote societarie di società inglesi o bulgare, ove venivano conferiti i beni oggetto di truffa, prospettando finalità di investimento e di accrescimento del proprio valore immobiliare; i beni confluivano poi in un GEIE (Gruppo Europeo di interesse economico) con sede nel bolognese.

In sostanza, attraverso vari passaggi negoziali, le vittime perdevano sia la titolarità delle società alle quali venivano conferite le proprietà che dei beni stessi. All’esito della spoliazione, perpetrata mediante queste condotte mascherate da raffinate operazioni finanziarie venivano poi operate ulteriori alienazioni dei beni ovvero delle quote societarie delle società interessate, in modo da frapporre ostacoli all’identificazione della provenienza delittuosa dei beni medesimi e di evitare che le proprietà rimanessero sempre sotto la sfera di influenza degli artefici della frode.

E’ proprio il passaggio dei beni provento di truffa nei vari GEIE e trust a configurare in capo a taluni dei partecipi la grave condotta di riciclaggio ed autoriciclaggio.

L’attività rappresenta il coronamento e l’epilogo di lunghi mesi di indagine e si colloca nel quadro delle funzioni di polizia economico finanziaria del Corpo finalizzate al contrasto dei meccanismi di frode più dannosi che generano danni alla collettività e agli imprenditori onesti attraverso l’inquinamento dell’economia legale.

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Varese: imprenditore di Busto Arsizio, con un residuo pena di oltre 6 anni, usava i social per “sfidare” le FF.OO.. Localizzato in Svizzera dai Carabinieri ed arrestato dalla Polizia Cantonale di Mendrisio

(62) Lo scorso 21 gennaio i carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Varese hanno ricevuto da parte della Procura della Repubblica di Busto Arsizio (VA) un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti a carico di un 46enne imprenditore della provincia, attivo nel settore della compravendita di oro, il quale dovrà scontare un cumulo totale di oltre 6 anni di pena residua complessiva poiché ritenuto colpevole, in più sentenze, dei reati di truffa, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, uccisione di animali, riciclaggio, pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, simulazione di reato e resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

I militari, accertata la sua irreperibilità sul territorio nazionale, si sono subito messi sulle sue tracce e, coordinati dalla stessa Procura della Repubblica di Busto Arsizio, ne hanno monitorato i movimenti, che lo hanno visto spostarsi in diversi Paesi dell’Unione Europa, prima di trovare rifugio in territorio elvetico.

Nonostante egli stesse usando un suo profilo “social” per tentare di far credere di trovarsi altrove e per pubblicare numerosi video nei quali oltraggiava le forze di polizia impegnate nelle sue ricerche e le “sfidava” a trovarlo, ai carabinieri del Reparto Operativo di Varese è bastato attendere che il provvedimento di cattura venisse internazionalizzato dall’Autorità Giudiziaria e, non appena ottenuto un Mandato d’Arresto Europeo, grazie anche alla determinante collaborazione della Divisione S.I.R.E.N.E. del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) che ha attivato il collaterale svizzero, a far sì che venisse rintracciato ed arrestato dalla Polizia Cantonale di Mendrisio (Svizzera)

Nei suoi video social, l’uomo, inneggiava anche lo stato albanese ed il “Kanun”, codice orale di diritto consuetudinario albanese che disciplina tra i vari aspetti anche l’onore, il giuramento e la vendetta.

Dopo essere stato condotto presso gli uffici della caserma della Polizia cantonale svizzera, sarà ristretto presso il carcere preventivo “la Farera” di Lugano, in attesa delle procedure per l’estradizione.

Sono tuttora in corso le attività d’indagine dei carabinieri, tese a ricostruire il circuito relazionale dell’arrestato ed a valutare eventuali responsabilità e coinvolgimenti di terze persone che possano averne favorito l’allontanamento e la breve latitanza, in questi pochi giorni.

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Rotondella (Mt): i Carabinieri arrestano il presunto assassino di Cristian Tarantino (video)

(61) Nel primo pomeriggio di oggi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Matera e della Compagnia di Policoro, a conclusione di indagini coordinate dalla Procura di Matera, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Matera nei confronti di 1 indagato, ritenuto responsabile dell’omicidio di Cristian TARANTINO, ingegnere 45enne, avvenuto nella mattinata del 23 gennaio a Rotondella (MT).

Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Procura della città dei Sassi, grazie ad un lavoro meticoloso e senza sosta, hanno portato rapidamente ad individuare l’autore del terribile delitto nei confronti dell’ingegnere 45enne. Sono, infatti, stati raccolti gravi indizi di colpevolezza nei confronti di FAVALE Antonio, classe 76, residente a Rotondella, dipendente dell’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti nel paesino lucano ed amico di vecchia data della vittima.

Per la sua identificazione sono state molto importati le attività condotte sulla scena del crimine, fondamentale è stata infatti l’individuazione di una telecamera di videosorveglianza privata posta nelle vicinanze del luogo dove è avvenuto il delitto. Le immagini hanno infatti catturato i drammatici momenti in cui il FAVALE, con il coltello in pugno, in seguito rinvenuto sulla scena del crimine, inseguiva, braccandola, la vittima lungo le vie che scendevano verso la via Panoramica.

Dopo una lotta furibonda che ha visto soccombere il 45enne, il FAVALE ha tentato di togliersi la vita con lo stesso coltello utilizzato per l’omicidio del suo amico ed ha atteso lì l’arrivo dei primi soccorsi, alcuni vicini di casa che avevano notato i due sulla via panoramica del paese. Al momento non è ancora stato chiarito il movente alla base del gesto criminale.

Il reato contestato all’indagato è quello di omicidio aggravato dalla premeditazione.

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Treviso: arrestati i 3 responsabili delle aggressioni violente ai danni di anziani con la “tecnica dell’abbraccio” (video)

(60) I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Treviso, all’esito di un’articolata attività d’indagine svolta con il coordinamento della Procura della Repubblica di Treviso (Sost. Proc. Dott. Davide Romanelli), in collaborazione con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e i collaterali organismi di polizia esteri interessati, hanno posto fine all’attività criminale di un sodalizio dedito ad aggressioni a scopo di rapina in danno di anziani con la cosiddetta “tecnica dell’abbraccio”. I componenti della banda, tre rumeni (due donne e un uomo) senza fissa dimora con svariati alias, legati da vincoli di parentela e già noti alla giustizia, erano infatti destinatari di un mandato di arresto europeo conseguente a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 19 novembre scorso dal GIP del Tribunale di Treviso per i reati di furto aggravato, rapina aggravata, omicidio preterintenzionale e lesioni personali volontarie aggravate, in concorso.

Nei giorni scorsi, la 27enne STAN Monica è stata intercettata dalla polizia rumena nella località di Nadlac, principale valico di confine tra Romania e Ungheria, mentre i suoi correi STAN David, 21enne e STAN Manuela, 26enne, sono stati bloccati a quasi 500 km di distanza, nella località slovena di Pince, vicina al confine con l’Ungheria.

Il provvedimento restrittivo eseguito a carico dei citati stranieri ha recepito integralmente le risultanze delle meticolose investigazioni dei militari dell’Arma che hanno consentito di accertare le responsabilità del trio, in particolare, in ordine a due aggressioni perpetrate nella mattinata del 2 agosto scorso, in provincia di Treviso, ai danni di due anziani.

Nel primo “colpo”, ad Arcade (TV), i malfattori avevano avvicinato in strada un 84enne del posto, quindi, per sottrargli una collana ed un bracciale che questi indossava, lo avevano fatto cadere rovinosamente a terra procurandogli gravi lesioni. Il 27 settembre successivo il malcapitato, dopo un lungo ricovero ospedaliero, era deceduto a causa dell’aggravamento delle sue condizioni generali di salute.

Nello stesso giorno, solo un paio di ore più tardi, in Motta di Livenza (TV), gli STAN si erano resi protagonisti di un’ulteriore azione criminosa: i malfattori, dopo aver avvicinato con un pretesto una donna 70enne, l’avevano “abbracciata” strappandole il monile in oro che questa indossava al collo e si erano dati alla fuga.

Con l’odierna operazione gli investigatori dell’Arma sono riusciti a portare alla luce quella che il GIP ha definito “…una convulsa attività seriale posta in essere dai tre indagati” e di disvelare una struttura organizzativa con chiara suddivisione dei ruoli, con capacità di movimento su tutto il territorio nazionale – l’autovettura in uso agli indagati era stata infatti segnalata, oltre che nella Marca trevigiana, nelle provincie di Parma e Firenze – e anche all’estero, dove i malviventi sono stati infine rintracciati e arrestati in attesa di essere consegnati alla giustizia italiana.

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Palma di Montechiaro (Ag): in casa senza cibo da giorni, i Carabinieri fanno loro la spesa ed evitano le intenzioni suicide del capo famiglia

(37) La chiamata alla Centrale Operativa non lasciava dubbi ed i Carabinieri della Stazione di Palma di Montechiaro (AG) erano già pronti ad intervenire immediatamente: una donna aveva bisogno di aiuto perché il Continue reading “Palma di Montechiaro (Ag): in casa senza cibo da giorni, i Carabinieri fanno loro la spesa ed evitano le intenzioni suicide del capo famiglia” →

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Reggio di Calabria: Polizia di Stato, arrestato 55enne per il reato di evasione dagli arresti domiciliari

(6) Nei giorni scorsi, in Arghillà di Reggio Calabria, nell’ambito dell’attività di controllo dei soggetti sottoposti a misure restrittive, disposta dal Questore di Reggio Calabria Bruno Megale, il personale della Polizia di Continue reading “Reggio di Calabria: Polizia di Stato, arrestato 55enne per il reato di evasione dagli arresti domiciliari” →

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Locride: su ordine della D.D.A. di Reggio Calabria, i Carabinieri arrestano 10 affiliati alla ‘ndrangheta (video)

(36) Nella mattinata di oggi 28 gennaio 2021, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal Tribunale di Locri su richiesta della Continue reading “Locride: su ordine della D.D.A. di Reggio Calabria, i Carabinieri arrestano 10 affiliati alla ‘ndrangheta (video)” →

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Comando Regione Carabinieri Forestale “Calabria”: un’azione costante a tutela del patrimonio boschivo, fauna e flora. 2020: il bilancio

(35) Controllare il territorio con l’obbiettivo di prevenire e reprimere gli illeciti ma soprattutto tutelare il patrimonio ambientale di cui la Calabria e la Sicilia sono esempi di ricchezza. E’ questo il principale obiettivo dei militari a disposizione del Comando Regione Carabinieri Forestale Calabria, che ha competenza su Calabria e Sicilia.

Un’azione constante, intensa e ramificata quella dell’Arma Forestale, che si concentra su più fronti finalizzati alla tutela del patrimonio boschivo, della fauna selvatica, degli animali da affezione, alla repressione dello smaltimento illecito dei rifiuti e dell’inquinamento delle acque, con particolare attenzione alla tutela e sicurezza agro-alimentare. Un presidio del territorio composto da circa 300 uomini e 53 Stazioni in Calabria e 63 unità in Sicilia suddivise nei Centri Anticrimine Natura di Agrigento, Catania e Palermo, che hanno registrato una crescita dell’attività preventiva rispetto agli anni precedenti ma anche una importante “è fondamentale la collaborazione dei cittadini che identificano i carabinieri della specialità Forestale come custodi e protettori dell’ambiente che ci circonda” afferma il Comandante della Regione Carabinieri Forestale Calabria, Colonnello Giorgio Maria Borrelli, che plaude al lavoro svolto dai militari sul complesso e vasto territorio calabro-siculo.

A consuntivo dell’attività svolta dai Reparti in Calabria e Sicilia nel corso del 2020, si citano i 44.346 controlli effettuati, di cui 42.177 in Calabria e 2.169 in Sicilia, le 22.275 persone controllate ed i 6434 veicoli. Controlli questi che hanno generato la denuncia per varie violazioni ambientali di 1397 persone, 635 sequestri, di cui 505 in Calabria, e 27 arresti, dei quali 22 effettuati in Calabria. Gli illeciti amministrativi riscontrati e sanzionati sono stati 2530, di cui 2295 in Calabria, che hanno portato ad elevare sanzioni amministrative, nel solo territorio calabrese, per circa 4.000.000 di euro con 87 sequestri amministrativi e oltre 2500 persone sanzionate.

Particolarmente attivi sono stati i Nuclei Investigativi dell’Arma Forestale (NIPAAF), che hanno svolto importanti e complesse attività di indagine, disvelando numerosissime attività illegali legate all’inquinamento ambientale e al traffico di rifiuti. Particolare attenzione i Carabinieri Forestale pongono anche alle specie di flora e fauna in via di estinzione il cui commercio internazionale è regolato dalla convenzione di Washington e messa in atto dai Nuclei CITES presenti a Reggio Calabria, Palermo e Catania che svolgono un’incessante attività investigativa e di controllo sia sul territorio che presso gli esercizi commerciali, quali negozi di animali ed antiquari.

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Reggio di Calabria: arrestato dalle Volanti un 46enne reggino per reiterati maltrattamenti nei confronti della compagna convivente

(5) La tempestività dell’intervento degli Agenti della Polizia di Stato, con particolare riguardo agli episodi di maltrattamenti in famiglia, è fondamentale per scongiurare effetti più gravi alle vittime che, spesso Continue reading “Reggio di Calabria: arrestato dalle Volanti un 46enne reggino per reiterati maltrattamenti nei confronti della compagna convivente” →

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Polizia di Stato: bilancio settimanale dei controlli in ambito ferroviario in Calabria

(4) Settimana di controlli intensificati da parte della Polizia Ferroviaria calabrese che ha messo in campo  240 pattuglie di cui 19 a bordo treno e 26 lungo la linea ferroviaria.  L’attività svolta ha portato Continue reading “Polizia di Stato: bilancio settimanale dei controlli in ambito ferroviario in Calabria” →

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Cirò Marina (KR): in auto con un’arma clandestina, arrestato dai Carabinieri

(34) A riprova della consistente intensificazione dei controlli messa in atto dalla Compagnia Carabinieri di Cirò Marina dal mese di novembre 2020, l’altra sera, in Via Brisi, nel bel mezzo del traffico quotidiano Continue reading “Cirò Marina (KR): in auto con un’arma clandestina, arrestato dai Carabinieri” →

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Brindisi, Napoli e Latina: traffico illecito di rifiuti, i Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale e del NIPAF di Lecce eseguono 7 provvedimenti cautelari (video)

(33) In data odierna, i Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale e del Comando Gruppo Carabinieri Forestali di Lecce, supportati dai Comandi Provinciali dell’ Arma di Brindisi, Lecce, Latina, Roma e Napoli, Continue reading “Brindisi, Napoli e Latina: traffico illecito di rifiuti, i Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale e del NIPAF di Lecce eseguono 7 provvedimenti cautelari (video)” →

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Gioia Tauro (RC): appartamento abbandonato nascondeva un vero e proprio arsenale. Maxi sequestro di armi e droga dei Carabinieri

(32) A Gioia Tauro, i Carabinieri, nei giorni scorsi, insieme alle unità specializzate dello Squadrone Eliportato dei Cacciatori di Calabria di Vibo Valentia, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio, hanno Continue reading “Gioia Tauro (RC): appartamento abbandonato nascondeva un vero e proprio arsenale. Maxi sequestro di armi e droga dei Carabinieri” →

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Pavia: Guardia di Finanza, scoperta maxi truffa nel settore delle energie rinnovabili. 11 persone colpite da misure cautelari, sequestrati beni per oltre 140 milioni (video)

(22) A seguito delle indagini condotte da questo Ufficio con il coordinamento del Procuratore Aggiunto dott. Mario Venditti e del Sostituto Procuratore Paolo Mazza, la Guardia di Finanza e i Carabinieri di Pavia stanno eseguendo, dalle prime luci dell’alba, n. 11 misure cautelari personali (6 arresti domiciliari e 5 obblighi di firma) e oltre cinquanta perquisizioni in diverse Regioni del Centro-Nord (Trentino – Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emila Romagna, Sardegna, Lazio). L’operazione che vede impegnati più di 200 militari, di Pavia, sta sradicando un’organizzazione criminale che dal 2012 ad oggi ha frodato oltre 143 milioni di Euro di contributi pubblici.

Durante queste ore le Fiamme Gialle stanno sequestrando, come disposto dal GIP del Tribunale di Pavia, 69 rapporti bancari, 22 quote societarie di altrettante società del gruppo del valore di circa 19 milioni di euro, 147 fra veicoli, immobili e terreni del valore di oltre 12 milioni di euro, tra cui un prestigioso appartamento nel cuore di Milano, una villa di pregio con piscina vista mare sita in Portobello di Gallura (SS) e una villa in collina sita in Galbiate (LC) oltre all’intera centrale elettrica del valore di circa 70 milioni.

Tutto nasce quando, nel 2011, per aderire al protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici e per rispettare gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, sono stati introdotti specifici incentivi economici per l’uso di energia da fonti rinnovabili, tra cui, le biomasse legnose.

La legge, però, subordina tale incentivo economico all’utilizzo di legname proveniente da un razionale e corretto sfruttamento dei boschi che assicuri di preservare il loro naturale ciclo vitale e, per tale motivo, impone rigide regole sulla provenienza e sulla tracciabilità delle biomasse bruciate. Ma la nobile finalità di contribuire alla riduzione dell’emissione dei gas serra, pur preservando il patrimonio boschivo nazionale, non sembrava interessare i vertici della BIOLEVANO che, invece, erano proiettati ad accaparrarsi fraudolentemente gli ingenti incentivi statali. E si trattava di contributi estremamente allettanti!

Per dare un ordine di grandezza basti osservare che per ogni milione di euro di energia venduta, la BIOLEVANO percepiva dal Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) oltre 3 milioni di euro di contributi, ovvero, il massimo degli incentivi possibili! Questo cospicuo incentivo, come risulta dall’accordo siglato nel 2012 tra la BIOLEVANO e il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAF), era possibile solo perché la BIOLEVANO si era impegnata a utilizzare esclusivamente legname tracciato, certificato e proveniente da zone limitrofe all’impianto (max 70 Km).

Ma era un impegno solo sulla carta, poiché, attraverso una fitta rete di complici, i vertici della BIOLEVANO acquistavano qualunque tipo di legname ovunque reperibile (a volte anche all’estero) purché al minor prezzo possibile! Assicuratasi la materia prima ad un prezzo nettamente inferiore ai propri competitors (dal 30% al 50% in meno) per far risultare il legname di provenienza locale e tracciato ai vertici della BIOLEVANO bastava falsificare le carte, cioè, falsificare i documenti di trasporto e le fatture. Con tali artifizi e raggiri gli odierni arrestati sono riusciti a frodare negli ultimi cinque anni contributi per oltre 143 Milioni di Euro. Soldi erogati dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ma in ultima analisi prelevati dalle tariffe delle bollette elettriche pagate da tutti noi cittadini, attraverso una specifica voce in bolletta a sostegno delle energie rinnovabili.

L’indagine partita nell’ottobre del 2019, sulla base di un’attività di intelligence della locale Sezione di P.G. presso la Procura, poi sviluppata insieme alla Compagnia Guardia di Finanza Pavia, ha consentito di disvelare questo sistema di frode impernato, in ultima analisi, sulla falsificazione di documenti di trasporto e fatture. E’ stato dimostrato come la centrale elettrica, appena raggiunto il pieno regime di funzionamento, abbia sistematicamente ed illegalmente acquistato legname e biomasse non tracciate e ubicate ben oltre i 70 km di distanza previsti dalla normativa di settore, approvvigionandosi da fornitori non abilitati a certificare il prodotto, da aziende di trasformazione del legno non rientranti negli accordi quadro e da commercianti anche esteri.

Tra le centinaia di carichi attenzionati in fase di indagine i militari della Guardia di Finanza, a solo titolo esemplificativo, hanno accertato come parte del legname “falsamente tracciato ed a km zero” provenisse dalla Svizzera e come, molti degli autisti di biomassa, viaggiassero persino con due documenti di trasporto: uno vero con provenienza non incentivabile che veniva distrutto non appena il carico arrivava nei pressi dell’impianto e uno falso redatto ad hoc che veniva conservato agli atti per dimostrare agli ispettori del ministero che tutto era regolare.

Il ruolo di principale promotore di tale frode lo ha avuto T.P.F. cl. 1949 al quale si sono affiancati, C.F.B. cl. 1951 per la gestione amministrativa della centrale energetica e C.A. per quella commerciale. Sul fronte dei fornitori di legname, le attività investigative, durate circa 1 anno, hanno permesso di individuare, per gli anni che vanno dal 2012 al 2019, altri tre soggetti, amministratori di società che, in associazione tra loro e con i vertici della centrale elettrica, si sono adoperati affinché la stessa potesse ottenere fraudolentemente il massimo contributo statale disponibile.

Le perquisizioni e i sequestri della copiosa documentazione e dei supporti informatici che le fiamme gialle stanno eseguendo in queste ore, potrebbero portare ad ulteriori sviluppi investigativi in relazione ad aspetti ancora da chiarire circa la reale provenienza e qualità di alcune partite di materiale conferite presso gli impianti della Biolevano. Parimenti saranno eseguiti mirati accertamenti sia di natura documentale che attraverso l’acquisizione di informazioni, al fine di individuare ulteriori figure, fisiche e giuridiche che, nel corso degli anni si sono occupate di eseguire perizie agronomiche finalizzate alla quantificazione della biomassa presente nella c.d. “filiera corta” locale.

La Guardia di Finanza ed i Carabinieri, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, confermano così il costante e incisivo impegno a tutela del mercato, dei cittadini e degli imprenditori onesti in linea con le strategie d’azione del Corpo della Guardia di Finanza, volte a rafforzare il contrasto ai fenomeni illeciti più gravi e insidiosi, integrando le funzioni di polizia economico-finanziaria con le indagini di polizia giudiziaria e garantendo il perseguimento degli obiettivi di aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività criminose, al fine di assicurare l’effettivo recupero delle somme frutto, oggetto o provento delle condotte illecite.

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, confiscato l’ingente patrimonio di 4 imprenditori appartenenti al medesimo contesto familiari indiziati di contiguità alla ‘ndrangheta. Il valore complessivo dei beni supera i 124 milioni (video)

(21) Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata con il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Capo Dr. Giovanni Bombardieri confisca di un ingente patrimonio, costituto da 4 società di capitali e relativo patrimonio aziendale, 1 Impresa individuale e relativo patrimonio aziendale, quote societarie relative a 6 società di capitali, 67 fabbricati, 91 terreni, 7 autoveicoli, 20 rapporti bancari/assicurativi, 4 orologi di pregio e denaro contante, per un valore complessivo di oltre 124 milioni di euro, nei confronti degli imprenditori, BAGALA’ Luigi, cl.’46, BAGALA’ Francesco, cl.’77, BAGALA’ Giuseppe cl.’57 e BAGALA’ Francesco cl.’90 – indiziati di intraneità alla cosca “PIROMALLI” di Gioia Tauro.

Il provvedimento conferma quanto già disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale reggino – presieduto dalla D.ssa Ornella Pastore – su richiesta del Procuratore Capo Dott. Giovanni Bombardieri, del Procuratore Aggiunto Dott. Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Gianluca Gelso, con cui era stata applicata la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni intestati/riconducibili ai medesimi soggetti.

Gli odierni destinatari del provvedimento di confisca emergono dalle indagini svolte nell’ambito delle operazioni “Ceralacca”, “Cumbertazione”, “Martingala” e “Waterfront” condotte dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata di Reggio Calabria e dallo SCICO, sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria – che hanno portato all’esecuzione di:

– provvedimenti restrittivi di natura personale, per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, riciclaggio e autoriciclaggio, associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, associazione per delinquere, finalizzata alla turbata libertà degli incanti, alla frode nelle pubbliche forniture, alla corruzione e al falso ideologico in atti pubblici, tutti aggravati dal metodo mafioso;

– provvedimenti cautelari reali, ex art. 321 c.p.p., su un patrimonio costituito dai compendi aziendali di imprese/società, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per svariati milioni di euro.

A seguito di detti provvedimenti, la locale D.D.A. delegava il G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria e lo S.C.I.C.O, all’effettuazione di indagini economico-patrimoniali, volte all’individuazione dell’intero patrimonio dei proposti e del loro nucleo familiare, al fine di avanzare proposta per l’applicazione di una misura di prevenzione personale e patrimoniale.

A conclusione di tali investigazioni veniva accertata la sussistenza di una significativa sproporzione tra il profilo reddituale e quello patrimoniale del nucleo familiare dei “proposti”.

Le relative risultanze sono confluite in una proposta formulata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, che veniva accolta dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale reggino, mediante l’emissione nel 2018 di appositi provvedimenti di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro, finalizzati alla successiva confisca.

La stessa Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, condividendo la ricostruzione economico-patrimoniale e le argomentazioni formulate anche in sede di complesse controdeduzioni alle memorie e perizie tecniche rassegnate dal collegio difensivo dei proposti, con l’odierno provvedimento ha disposto – oltre all’applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di P.S. per anni 3 – per tutti i proposti – la confisca dell’ingente patrimonio precedentemente cautelato.

L’attività di servizio in rassegna testimonia, ancora una volta, l’elevata attenzione della Guardia di Finanza che, nel solco delle puntuali indicazioni dell’Autorità Giudiziaria reggina, continua a essere rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e della sana imprenditoria, con l’intento di ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e sicurezza pubblica.

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Viareggio (Lu): Guardia di Finanza, varo dell’unità navale P.V. 10 “Tenente Petrucci” (video)

(20) Nella mattina del 26 gennaio 2021 presso il porto di Viareggio, alla presenza del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Giuseppe Zafarana, è stato varato il nuovo Pattugliatore Veloce della Guardia di Finanza P.V.10 “Tenente Petrucci”.

Il Tenente Franco Petrucci, vittima del terrorismo, fu ucciso nell’attentato dinamitardo di “Malga Sasso”, nel comune di Brennero (BZ), il 9 settembre 1996, unitamente ad altri due finanzieri.

Il Pattugliatore è stato realizzato dal Cantiere Effebì Overmarine di Carrara – Avenza, secondo un innovativo progetto sviluppato in collaborazione con la Guardia di Finanza la quale, grazie a questa nuova unità navale, sarà in grado di integrare il proprio dispositivo di contrasto ai traffici illeciti e migliorare il contributo nelle operazioni di cooperazione internazionale sotto l’egida dell’European Border and Coast Guard Agency – Frontex, nel cui ambito il Corpo ricopre il ruolo esclusivo del coordinamento tattico.

Il Petrucci è:

  •  la prima unità di una nuova e modernissima classe la cui realizzazione è cofinanziata dall’Unione Europea nell’ambito del Fondo Sicurezza Interna;
  • un concentrato di innovative tecnologie ed esprime lo stato dell’arte nelsettore, connotandosi per elevata sicurezza e versatilità di impiego.

Dal punto di vista tecnico, l’unità è lunga 44 metri e sviluppa una velocità massima di 45 nodi, grazie ad una propulsione ad idrogetti e a 4 motori “MTU” da 2600 HP. Ha un equipaggio composto da 22 membri, un’autonomia di circa 700 miglia alla massima velocità, può ospitare a bordo personale di collegamento Frontex nonché eventuali naufraghi con una capienza massima di 150 persone.

Altresì, la nave ha una zona dedicata all’utilizzo di sistemi a pilotaggio remoto (S.A.P.R.) per implementare la capacità di scoperta. Altra particolarità è il battello pneumatico per le attività di boarding, il quale sarà movimentato da un innovativo sistema di lancio e recupero a mezzo “scivolo poppiero”, adottato per la prima volta sul naviglio della Guardia di Finanza, che ne permette la veloce messa in acqua e il recupero anche in condizioni meteo marine avverse.

Il pattugliatore è dotato di quattro sistemi principali, rispettivamente per la navigazione, il comando e controllo, le comunicazioni e l’armamento, con elevato standard tecnologico. L’unità dispone, tra l’altro, di due radar allo stato solido che assicurano una maggiore risoluzione e definizione dei bersagli acquisiti e di un sistema optronico per la sorveglianza dell’ambiente operativo.

Come sottolineato dal Comandante Generale, il “Petrucci” è il primo di una serie complessiva di 7 mezzi che andranno a consolidare la presenza istituzionale in mare ed in particolare il dispositivo di proiezione destinato ad operare nell’ambito della collaborazione internazionale. La realizzazione di questa nuova classe di unità, altresì, si inserisce in un ampio, strategico progetto di ammodernamento e potenziamento della flotta navale che consentirà alla Guardia di Finanza di assolvere in maniera ancora più efficace alle funzioni di polizia del mare, per la vigilanza delle frontiere marittime nazionali e comunitarie e per il contrasto dei traffici illeciti, con particolare riferimento al contrabbando, al traffico internazionale di stupefacenti ed al traffico illegale di esseri umani.

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Matera: Guardia di Finanza, operazione “La terra”. Indagine nei confronti di organizzazione criminale dedita ai danni dell’I.S.M.E.A. mediante acquisto di terreni agricoli in regime di finanziamento agevolato erogato dall’U.E. (video)

(19) E’ stata condotta, sotto la direzione e il coordinamento della Procura della Repubblica di Matera, una articolata attività di indagine nel settore degli illeciti in materia di spesa pubblica da parte del Nucleo di Polizia Economico – Finanziario della Guardia di Finanza di Matera. Le investigazioni hanno consentito di rilevare plurime anomalie nelle procedure attuate da una serie di imprenditori agricoli e non della provincia di Matera nei confronti dell’Ente pubblico economico ISMEA che provvede a concedere specifiche agevolazioni finanziarie trentennali, finalizzate al primo insediamento in agricoltura, a giovani imprenditori che non abbiano superato il 40° anno d’età.

Chi è l’ISMEA (Istituto di Servizi per il mercato Agricolo Alimentare)? E’ un ente pubblico economico istituito con l’accorpamento dell’Istituto per Studi, Ricerche e Informazioni sul mercato agricolo e della Cassa per la Formazione della Proprietà Contadina, con D. L. vo 29/10/1999 n. 419, concernente il “riordinamento del sistema degli enti pubblici nazionali” e, per ultimo, con l’accorpamento dell’istituto sviluppo agroalimentare (ISA) S. p. a. e la società gestione fondi per l’agroalimentare (SGFA) s. r. l. con Legge 28/12/2015 n. 208. Nell’ambito delle sue funzioni istituzionali l’ISMEA realizza servizi informativi, assicurativi e finanziari e costituisce forme di garanzia creditizia e finanziaria per le imprese agricole e le loro forme associate, al fine di favorire l’informazione e la trasparenza dei mercati, agevolare il rapporto con il sistema bancario e assicurativo, favorire la competitività aziendale e ridurre i rischi inerenti alle attività produttive e di mercato.

L’ISMEA affianca le Regioni nelle attività di riordino fondiario, attraverso la formazione e l’ampliamento della proprietà agricola e favorisce il ricambio generazionale in agricoltura in base ad uno specifico regime di aiuto approvato dalla Commissione Europea.
Nello svolgimento delle sue attività istituzionali, l’ISMEA opera solo ed esclusivamente per mezzo dei propri funzionari e dirigenti ed in virtù del relativo potere di rappresentanza organica. In nessun caso e ad alcun titolo l’ISMEA si avvale di intermediari esterni.

Relativamente a tale ultimo aspetto, l’ISMEA ha predisposto uno specifico regime di aiuto denominato “agevolazioni per l’insediamento di giovani in agricoltura”, che prevede l’erogazione di un premio in conto interessi nell’ambito di interventi fondiari riservati a coloro che si insediano nelle aziende nel ruolo di capo ed in presenza di determinati requisiti (età, esercizio dell’attività agricola, cittadinanza, residenza, possesso di adeguate capacità e competenze professionali, insediamento aziendale entro tre mesi dalla data di comunicazione dell’ammissione alle agevolazioni).

Gli incentivi sono applicati su tutto il territorio nazionale e possono essere richiesti sia nel caso di una ditta individuale (un giovane agricoltore) e sia nel caso di società di persone, di capitali o cooperative, anche a scopo consortile (con maggioranza assoluta e numerica e delle quote di partecipazione dei soci).
I fatti e le situazioni ipotizzati nei capi di accusa sono esclusivamente riferibili all’aspetto innanzi indicato.

In particolare, nel corso delle indagini, anche tecniche, è emersa l’esistenza di sodalizio criminoso, composto da cinque soggetti (promosso, organizzato e diretto da due di questi) con lo scopo di vanificare, a proprio illecito vantaggio, le positive finalità della legge sull’imprenditorialità giovanile in agricoltura attraverso la commissione di diverse e numerose tipologie di reato.

In sostanza il “pactum sceleris” era preordinato:

  1. a monetizzare i terreni dei venditori, normalmente privi di una appetibilità commerciale e con una sopravvalutazione degli stessi, pur restando gli immobili nella disponibilità diretta/indiretta dei venditori/offerenti mediante l’intestazione fittizia a terzi acquirenti utilizzati come “teste di legno” aventi, solo formalmente, i requisiti per accedere alle agevolazioni finanziarie, (solitamente braccianti agricoli sottoccupati presso le stesse aziende riconducibili agli autori delle truffe, giovani disoccupati o occupati in altri settori (di solito privi di qualsivoglia conoscenza o competenza in materia agricola) o società fittizie create “ad hoc”).
  2. a non provvedere al pagamento delle rate di restituzione del finanziamento ricevuto da ISMEA, con conseguente perdita delle relative risorse erogate, nell’inerzia da parte dello stesso ente pubblico erogante che non provvedeva ad attivare azioni recuperatorie ovvero risolutive dei contratti stipulati con patto di riservato dominio.
  3. ad attuare il collaudato sistema con la complicità di funzionari pubblici infedeli appartenenti agli stessi Enti deputati ai preliminari accertamenti dei requisiti, alla valutazione degli immobili offerti ed alla successiva erogazione dei fondi pubblici;

consentendo, sostanzialmente, agli indagati di ottenere finanziamenti agevolati non dovuti in almeno 5 pratiche di primo insediamento giovanile ISMEA per un ammontare complessivo di circa 6 milioni di euro.

Una sesta pratica, comportante un finanziamento di 900.000,00 euro circa, non veniva portata a compimento a causa di un errore di carattere contabile commesso dai partecipi al suddetto sodalizio che omettevano di allegare alla stessa la “certificazione bancaria attestante il debito residuo del mutuo per il quale era stata accesa ipoteca volontaria”.

Si riporta, in maniera schematica, il sistema di frode attuato:

  1. il proprietario di un compendio composto da terreni e fabbricati veniva individuato al fine di richiedergli la cessione della proprietà degli stessi, di dubbia commerciabilità, ad un giovane soggetto, anche in veste di legale rappresentante di società (prestanome fittizio), che, esclusivamente sulla carta, si proponeva di insediarsi in agricoltura usufruendo dello specifico regime di aiuto;
  2. il proprietario ed il potenziale acquirente, supportati dal medesimo tecnico/agronomo, presentavano congiuntamente ad ISMEA apposita domanda nella quale il primo dava la disponibilità alla vendita e il secondo, ad insediarsi in agricoltura prospettando un progetto agricolo connotato da una pluralità di migliorie, in termini sia fondiari che di produttività, così da rendere credibile la redditività dell’intervento;
  3. una volta conclusa favorevolmente l’istruttoria da parte di ISMEA, anche grazie alla compiacenza di funzionario infedele che avallava sia una stima non congrua del compendio che la sostenibilità economica del progetto, il prefato Ente pubblico acquistava il compendio medesimo liquidando il valore stimato al venditore e contestualmente lo rivendeva, con patto di riservato dominio, al giovane che si era proposto di intraprendere l’attività agricola con l’obbligo da parte di quest’ultimo di restituire in trent’anni il prezzo pagato da ISMEA;
  1. il giovane imprenditore fittizio, talvolta prestanome del venditore ed in altro caso prestanome di professionista, gestore occulto di un affare prettamente finanziario, non provvedeva a condurre il compendio agricolo né, tantomeno, a pagare le rate di ammortamento del mutuo agrario contratto con l’ISMEA, consentendo la continuazione della gestione agli organizzatori della truffa.
  2. tutto quanto sopra è stato reso possibile anche perché ISMEA, dopo aver compravenduto il compendio, rimaneva inattivo nelle verifiche sulla realizzazione del piano di investimento prospettato in sede di domanda di aiuto, ma soprattutto non avviava alcuna azione nei confronti del “prestanome” resosi moroso nel pagamento delle rate di ammortamento del mutuo agrario. Fattispecie sicuramente anomala se si considera che la normativa regolante tale particolare regime di aiuto prescrive la risoluzione di diritto dell’atto di compravendita, ai sensi anche dell’art. 1456 c.c., qualora l’obbligato non avesse versato le prime 2 rate del prezzo pattuito.

I cardini del processo delittuoso erano costituiti da un infedele funzionario ISMEA e da un imprenditore agricolo- zootecnico di Montescaglioso, il primo con la funzione di calibrare i progetti agricoli presentati mediante l’aggiustamento di parametri creati “ad hoc” e di sostenerli presso ISMEA, il secondo con quella di procacciatore d’affari con il precipuo compito di individuare i soggetti interessati alla vendita dei terreni e gli acquirenti fittizi. Il tutto con la collaborazione di due tecnici agronomi di fiducia del Funzionario Ismea e di un impiegato della Regione Basilicata deputato a convalidare i valori di stima e l’attendibilità del progetto.

All’esito delle attività di indagine la Procura ha ritenuto esistente un grave quadro indiziario nei confronti di 22 persone tra cui anche un libero professionista di Matera resosi parte attiva attraverso la moglie (socia maggioritaria e legale rappresentante di una società creata “ad hoc”) di un acquisto simulato rientrante nelle ipotesi contestate al fine di lucrare circa 280.000 dall’operazione illecita, nonché nei confronti di cinque imprese ai sensi della normativa sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni.

Il Giudice delle indagini preliminari, sulla base delle richieste avanzate dall’ Ufficio Inquirente, ha ritenuto la gravità delle fonti di prova prospettate, disponendo la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di 11 persone e il sequestro preventivo di oltre 4,5 milioni di euro agli indagati, nonché il sequestro preventivo dei beni relativi a 5 aziende, ai sensi della normativa dettata dal D. L. vo 08/06/2001 n. 231, per un valore di circa 3,7 milioni di euro per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa nei confronti dello Stato, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, riciclaggio, autoriciclaggio, ricettazione, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, favoreggiamento personale, emissione di fatture per operazioni inesistenti.

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