Roma: Guardia di Finanza e Polizia di Stato, operazione “Sherwood”. Truffe nel settore delle compravendite immobiliari, 13 arresti (video)

(18) Personale del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e della Questura di Roma hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del locale Tribunale, su richiesta della Procura delle Repubblica capitolina, nei confronti di 13 persone, appartenenti a due distinte associazioni per delinquere dedite alla commissione di reati di truffa, possesso e fabbricazione di documenti falsi nonché sostituzione di persona ai danni di istituti di credito e ignari cittadini mediante fittizie compravendite immobiliari e illecite richieste di finanziamento.

Le indagini, svolte congiuntamente dalle Sezioni di Polizia Giudiziaria – aliquote Guardia di Finanza e Polizia di Stato – e dal Gruppo Tutela Mercato Beni e Servizi del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, sono scaturite dalle denunce presentate da alcuni proprietari di immobili, casualmente venuti a conoscenza della vendita (a loro insaputa) delle rispettive proprietà, e da direttori di varie banche, allarmati dagli insoluti delle rate di rimborso dei prestiti erogati a soggetti resisi improvvisamente irreperibili.

Pur variando gli enti creditizi, il modus operandi era comune e ben definito. Dopo l’individuazione di immobili realmente in vendita nella Capitale, i membri della gang ingaggiavano “figuranti” che, muniti di documenti falsi e utenze telefoniche intestate a soggetti inesistenti, si sostituivano al reale proprietario per stipulare “regolari” contratti di compravendita dinanzi a notai, anch’essi all’oscuro dell’attività̀ criminosa, e conseguenti atti di concessione di mutui a nome di – altrettanto fittizi – acquirenti. Ottenuto l’accredito della somma su un conto corrente acceso a nome del “finto” venditore, il denaro veniva prelevato pochi giorni dopo l’atto di vendita.

Tra la fine del 2018 e la prima metà del 2020, gli investigatori hanno ricostruito cinque episodi per un totale di oltre 600.000 euro di somme richieste, di cui due portati a compimento, uno interrotto con l’arresto in flagranza di 5 persone e i restanti due non conclusi per il diniego dell’erogazione del mutuo da parte delle banche.

Il G.I.P. ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 soggetti al vertice delle due organizzazioni, che agivano in modo autonomo, una nella zona est e l’altra nella zona ovest della Capitale.

Per 8 persone, che, a vario titolo, hanno preso parte alle varie truffe perpetrate e hanno fornito i documenti d’identità e fiscali contraffatti, sono stati disposti gli arresti domiciliari.

L’operazione odierna rientra nell’alveo delle attività svolte dalla Procura della Repubblica, dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato di Roma a tutela dei cittadini contro le condotte fraudolente che possono arrecare gravi danni ai loro patrimoni.

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Latina: operazione “Anni 2000”, 19 arresti e 30 perquisizioni nel Sud Pontino. I Carabinieri sgominano un’orgazione di tipo mafioso e due associazioni dedite al traffico di stupefacenti (video)

(31) Nella mattinata odierna, in SS Cosma e Damiano, Castelforte e comuni limitrofi, circa 200 Carabinieri del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina, con l’ausilio di elicotteristi e di unità cinofile dell’Arma, Continue reading “Latina: operazione “Anni 2000”, 19 arresti e 30 perquisizioni nel Sud Pontino. I Carabinieri sgominano un’orgazione di tipo mafioso e due associazioni dedite al traffico di stupefacenti (video)” →

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Gioia Tauro (RC): contrasto al “caporalato”, i Carabinieri denunciano i titolari di 3 aziende agricole e contestano sanzioni fino a 11.550 euro

(30) A San Ferdinando e Laureana di Borrello, i Carabinieri insieme alle unità specializzate del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria, nell’ambito di controlli – volti a contrastare il fenomeno del caporalato -, Continue reading “Gioia Tauro (RC): contrasto al “caporalato”, i Carabinieri denunciano i titolari di 3 aziende agricole e contestano sanzioni fino a 11.550 euro” →

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Arma dei Carabinieri: il Generale di Divisione Mario Cinque è il nuovo Capo di Stato Maggiore

(29) Nella giornata odierna, il Generale di Divisione Mario Cinque si è insediato nella carica di Capo di Stato Maggiore dell’Arma dei Carabinieri, lasciata il 15 gennaio u.s. dal Gen. C.A. Teo Luzi contestualmente Continue reading “Arma dei Carabinieri: il Generale di Divisione Mario Cinque è il nuovo Capo di Stato Maggiore” →

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Brescia: Carabinieri NAS, arrestato medico per omicidio. Avrebbe indotto la morte di 2 pazienti “Covid”

(28) Un medico in servizio al pronto soccorso di un ospedale pubblico della provincia bresciana è stato tratto in arresto, nella mattinata odierna, dai Carabinieri del locale Nucleo Antisofisticazioni e Sanità. I militari Continue reading “Brescia: Carabinieri NAS, arrestato medico per omicidio. Avrebbe indotto la morte di 2 pazienti “Covid”” →

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Crotone: i Carabinieri, su ordine della D.D.A di Catanzaro, eseguono 12 fermi nei confronti di altrettanti indagati per associazione di tipo mafioso ed altri reati

(27) Il 25 gennaio 2021, in Petilia Policastro (KR) e Bussolengo (VR), i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Crotone, con il supporto di personale del Comando Provinciale Carabinieri di Verona, dello Continue reading “Crotone: i Carabinieri, su ordine della D.D.A di Catanzaro, eseguono 12 fermi nei confronti di altrettanti indagati per associazione di tipo mafioso ed altri reati” →

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Savona: Guardia di Finanza, arrestate 3 O.S.S. per maltrattamenti presso una RSA di Varazze

(16) Militari del Comando Provinciale Guardia di Finanza di Savona, in data odierna hanno dato esecuzione a tre ordinanze di custodia cautelare (arresti domiciliari) emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Savona, nei confronti di altrettante operatrici socio sanitarie in servizio presso una R.S.A. di Varazze.

I reati contestati alle tre donne arrestate dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Savona, tutte italiane di 48, 58 e 64 anni, riguardano diversi episodi di violenza e maltrattamenti nei confronti di più ospiti della struttura.

I provvedimenti restrittivi sono stati disposti al termine di una complessa indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Savona – P.M. Dr.ssa Chiara Venturi, e durata alcuni mesi, durante la quale sono stati documentati numerosi e reiterati episodi di violenze fisiche e verbali.

Dall’attività investigativa svolta, sono emersi bruschi strattonamenti dei pazienti durante le operazioni di pulizia personale e cambio degli abiti, fino ad arrivare a veri e propri schiaffi, accompagnati da insulti, minacce e imprecazioni proferiti dalle tre operatrici, cui corrispondono grida di dolore, pianti e implorazioni delle vittime.

Molto spesso, durante l’orario di lavoro, gli anziani pazienti erano lasciati incustoditi, senza che venissero soddisfatte le loro reiterate richieste di assistenza, attivate dagli ospiti anche attraverso i campanelli posti nelle vicinanze dei letti.

Gli inermi anziani venivano anche minacciati di essere lasciati senza i pasti, fino al rischio di essere legati al letto e percossi, solo per aver “disturbato” le operatrici con le loro richieste di assistenza, peraltro più che legittime e pienamente rientranti nei doveri lavorativi delle tre arrestate.

Le condotte contestate alle arrestate sono di assoluta gravità e durezza, prive dei più elementari sentimenti di umana compassione. Comportamenti per i quali l’A.G. ha contestato altresì

l’aggravante dell’abuso di prestazione d’opera e della minorata difesa delle vittime, molte delle quali non autonome a causa delle infermità che le affliggono.

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, oltre ai locali della R.S.A., sono in corso, altresì, le perquisizioni delle abitazioni in Genova, Varazze e Savona delle tre operatrici, per ricercare ulteriori elementi di prova ed acquisire le cartelle cliniche di alcuni ospiti della struttura, anche in previsione di possibili ulteriori sviluppi investigativi.

L’attività svolta testimonia, ancora una volta, il forte impegno degli uomini del Comando Provinciale di Savona a difesa delle fasce più deboli della società, soprattutto in un periodo come quello attuale, in cui l’emergenza epidemiologica ha spesso posto in evidenza la necessità di tutelare e salvaguardare coloro che non sono in grado di provvedere autonomamente a sé stessi.

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Taurianova (RC): i Carabinieri denunciano un agricoltore 63enne, nascondeva in un casolare 72 ghiri catturati illegalmente

(14) Nei giorni scorsi, a Taurianova, i Carabinieri, nel corso di mirati servizi nel territorio aspromontano volti a prevenire e reprimere il fenomeno del bracconaggio di specie protette, hanno denunciato in stato di Continue reading “Taurianova (RC): i Carabinieri denunciano un agricoltore 63enne, nascondeva in un casolare 72 ghiri catturati illegalmente” →

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Rivoli (To): i Carabinieri del NOE sequestrano un capannone con all’interno 700 t di rifiuti plastici e tessili

(13) Proseguono incessantemente le attività volte a prevenire il fenomeno degli incendi di rifiuti attraverso la ricerca ed il sequestro di capannoni adibiti a discarica abusiva nel territorio, esercitate tramite lo sforzo Continue reading “Rivoli (To): i Carabinieri del NOE sequestrano un capannone con all’interno 700 t di rifiuti plastici e tessili” →

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Taurianova (RC): i Carabinieri arrestano 43enne trovato in possesso di oltre 1,8 kg di marijuana nascosta dietro tende da campeggio

(12) Non si arresta la più ampia e diffusa azione di contrasto dei carabinieri, nella piana di Gioia Tauro, per prevenire e reprime i reati connessi allo smercio di sostanze stupefacenti, particolarmente diffusi anche nel Continue reading “Taurianova (RC): i Carabinieri arrestano 43enne trovato in possesso di oltre 1,8 kg di marijuana nascosta dietro tende da campeggio” →

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Magma”. Estradato dall’Albania Ardjan Cekini, tratto in arresto lo scorso maggio nell’ambito del progetto I-Can (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta)

(12) Quest’oggi, all’aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci, finanzieri dello Scico di Roma e del Gico di Reggio Calabria, con il supporto del Gruppo di Fiumicino, hanno concluso la procedura di estradizione dell’indagato CEKINI Ardjan, colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale reggino in data 5 dicembre 2019, non eseguito in quanto resosi irreperibile all’estero e successivamente arrestato in data 26 maggio 2020, in esecuzione del mandato di cattura internazionale, in riferimento al procedimento 5398/16.

CEKINI,accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti, è stato indagato nell’ambito dell’operazione Magma, coordinata dal Procuratore Capo, dott. Giovanni Bombardieri, dal Procuratore Aggiunto, dott. Gaetano Paci e dal Sost. Proc. Francesco Ponzetta condotta dalla Sezione G.O.A. del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dallo S.C.I.C.O. di Roma, conclusa nel novembre 2019 con l’esecuzione di 45 misure cautelari per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, detenzione illegale di armi.

Le attività investigative hanno consentito di destrutturare completamente la cosca di ‘ndrangheta riconducibile ai Bellocco di Rosarno (RC) e le sue articolazioni extra regionali, traendo in arresto tutti i membri apicali della prefata famiglia, appartenente al “mandamento tirrenico” e operante nella piana di Gioia Tauro, in Emilia Romagna, in Lazio e in Lombardia. Il gruppo criminale, articolato su più livelli e dotato di elevatissime disponibilità finanziarie, allo scopo di importare la cocaina, individuava in Sudamerica, in particolare in Argentina e Costarica, fonti di approvvigionamento di ingenti partite di quella sostanza stupefacente da inviare in Italia via mare occultate in appositi borsoni all’interno di container.

Per tali finalità, uomini della cosca Bellocco si sono serviti di alcuni emissari che hanno effettuato diversi viaggi all’estero – al fine di visionare lo stupefacente e contrattare con i referenti in loco per organizzare gli aspetti logistici dell’importazione – e, tra questi, CEKINI Ardjan, avamposto della ‘Ndrina “Bellocco” nell’area balcanica, il quale partecipava – insieme ad altri sodali – ad organizzare l’acquisto in Spagna di circa 20 kg di cocaina e forniva all’organizzazione apparati per comunicazioni telematiche criptate.

L’estradizione di oggi giunge al termine di serrate indagini condotte dal Nucleo P.E.F. di Reggio Calabria e dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, con il determinante supporto del II Reparto del Comando Generale del Corpo, della Direzione Centrale della Polizia Criminale, guidata dal Prefetto Rizzi, dal Segretariato

Generale dell’OIPC-INTERPOL di Lione e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con il supporto operativo della Polizia di Stato albanese, nell’ambito del più ampio progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), promosso dall’Italia insieme ad Interpol che ha consentito, tra l’altro, di rintracciare e catturare in contemporanea, oltre al menzionato, ulteriori 5 soggetti in tre diversi Stati esteri: Albania – Argentina e Costarica.

 

 

 

 

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Napoli: Guardia di Finanza, operazione “Gemma”. Maxi frode carosello nel settore hi-tech, eseguiti sequestri di beni del valore di 16 milioni

(11) Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, all’esito di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Terza Sezione criminalità economica ed informatica, ha eseguito, tra le regioni Campania, Lazio, Molise e Lombardia, un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni del valore di circa 16 milioni di euro.

La misura cautelare patrimoniale è stata adottata dal GIP del Tribunale di Napoli al termine di una complessa attività investigativa, anche di natura tecnica, nel settore del commercio di prodotti tecnologici ed informatici, che ha portato il 1° Nucleo Operativo Metropolitano al sequestro di disponibilità finanziarie presenti su conti correnti, beni immobili, automezzi, quote e partecipazioni societarie, considerati profitto illecito della frode fiscale.

Gli accertamenti di natura economico-finanziaria hanno preso le mosse dall’approfondimento di una richiesta di mutua assistenza amministrativa in materia fiscale pervenuta dall’Organo collaterale olandese, tramite il Comando Generale – II Reparto del Corpo, ed hanno documentato l’esistenza di un sodalizio criminale che ha ideato una complessa frode nel settore della compravendita di prodotti informatici ed elettronici (smartphone e tablet Apple/Samsung/Huawei, personal computer e relativa componentistica, console Xbox 360/One, Sony Ps4, Nintendo Wii e connessi accessori/videogiochi, smart TV Samsung/LG, sistemi di memorizzazione esterna USB/SSD/microSD ecc.), mediante la creazione e l’interposizione fittizia di svariati soggetti economici (società cartiere), finalizzata all’evasione dell’imposta sul valore aggiunto nazionale e comunitaria, secondo il notorio meccanismo delle “frodi carosello”.

Nello specifico, gli acquisti intracomunitari sono stati effettuati da fornitori con sede in Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna ed Ungheria.

Complessivamente, sono stati denunciati 19 soggetti responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ed omessa dichiarazione.

Sedici le società che hanno preso parte alla maxi evasione fiscale, avente come protagonisti indiscussi un imprenditore e un commercialista partenopei, che risultano avere creato dal 2015 al 2018 un giro di fatture per operazioni inesistenti, in emissione ed utilizzo, per un ammontare superiore ai 200 milioni di euro.

Infine, dalle indagini è emerso come il libero professionista promotore della frode carosello si dedicasse anche alle indebite compensazioni di crediti inesistenti, che ammontavano a circa mezzo milione di euro e venivano effettuate attraverso modelli di pagamento F24 presentati direttamente in banca oppure utilizzando i servizi di home banking.

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Reggio di Calabria: Polizia di Stato, costante la presenza delle Volanti sul territorio ed intensificati i controlli contro la criminalità predatoria

(2) Il tempestivo intervento da parte degli Agenti della Polizia di Stato dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico consente di incidere in maniera significativa sui reati di criminalità predatoria, per la Continue reading “Reggio di Calabria: Polizia di Stato, costante la presenza delle Volanti sul territorio ed intensificati i controlli contro la criminalità predatoria” →

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Guardia di Finanza: pubblicato il bando di concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento di 571 allievi finanzieri – anno 2020

(10) Sulla Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – n. 100, del 29 dicembre 2020, è stato pubblicato il bando di concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento di 571 allievi finanzieri (510 del contingente ordinario e 61 del contingente di mare) così ripartiti:

  • n. 315 riservati ai volontari in ferma prefissata delle Forze armate;
  • n. 256 rivolti ai cittadini italiani (18 posti sono riservati a coloro in possesso dell’attestato di bilinguismo di cui all’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752).

    Per la prima volta, sono stati destinati 120 posti all’arruolamento di personale da avviare al conseguimento della specializzazione “Anti Terrorismo e Pronto Impiego (A.T.P.I.)”.
    Al concorso possono partecipare coloro che abbiano, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda, compiuto il 18° anno e non abbiano superato il giorno di compimento del 26° anno di età. Il limite anagrafico massimo così fissato è elevato di un periodo pari all’effettivo servizio militare prestato e, comunque, non superiore a tre anni per coloro che, alla data del 6 luglio 2017, svolgevano o avevano svolto servizio militare volontario, di leva o di leva prolungato.

    Ai fini della presentazione della domanda di partecipazione é necessario essere in possesso del diploma di istruzione secondaria:

  • di primo grado, per i posti riservati ai volontari delle Forze armate;
  • di secondo grado che consenta l’iscrizione ai corsi per il conseguimento della laurea, per i restanti posti.

La domanda di partecipazione al concorso, da presentare entro le ore 12.00 del 29 gennaio 2021, dovrà essere compilata esclusivamente mediante la procedura telematica disponibile sul portale attivo all’indirizzo https://concorsi.gdf.gov.it, seguendo le istruzioni del sistema automatizzato.
I concorrenti, che devono essere in possesso di un account di posta elettronica certificata (“P.E.C.”), dopo aver effettuato la registrazione al portale, potranno accedere, tramite la propria area riservata, al form di compilazione della domanda di partecipazione.
Sul predetto sito internet e tramite l’APP Mobile “GdF Concorsi” è possibile acquisire ulteriori e più complete informazioni di dettaglio sul concorso e prendere visione del bando.

 

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Senigallia (An): Guardia di Finanza, operazione “Domino”. 68 denunciati per l’evasione di 23 milioni ed il riciclaggio da parte di imprenditori cinesi

(9) Le Fiamme Gialle della Tenenza di Senigallia (AN) hanno portato a compimento, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Ancona, una vasta attività investigativa che ha permesso d’individuare, nell’ambito di ben 15 procedimenti penali, una complessa ed estesa frode nel settore del confezionamento di prodotti tessili all’interno del distretto di Senigallia- Ostra-Mondolfo, che ha portato alla denuncia, per reati fiscali, riciclaggio ed autoriciclaggio di proventi illecitamente accumulati di 68 soggetti di etnia cinese, che hanno gestito cinquantasette imprese che operavano nello specifico settore.

Le indagini sono state avviate nel 2016 attraverso una attenta analisi d’intelligence di dati finanziari, tra cui quelli relativi alle persone e società che presentavano posizioni debitorie per centinaia di migliaia di euro nei confronti del Fisco e degli enti previdenziali nella provincia di Ancona per mancati versamenti di imposte e contributi.

I finanzieri sono riusciti così a individuare numerose ditte individuali, localizzate all’interno del citato distretto industriale della manifattura tessile, riconducibili a persone di origine orientale, le quali, attraverso sistematiche condotte di evasione fiscale e contributiva riuscivano a offrire prezzi concorrenziali per le commesse ricevute da imprenditori italiani del comparto tessile.

Il sistema di frode scoperto veniva ripetutamente realizzato da ben cinquantasette imprese e consentiva il metodico mancato versamento all’Erario delle imposte dirette, dell’I.V.A. nonché dei contributi fiscali e assicurativi attraverso una programmata anomala “breve vita” della singola realtà aziendale, la quale veniva appositamente fatta cessare, solo in via formale, dopo appena due o tre anni, accumulando ingenti debiti verso lo Stato.

In realtà, veniva garantita la prosecuzione dell’attività industriale in “continuità aziendale” grazie al preordinato utilizzo delle precedenti sedi, dei medesimi capannoni, avvalendosi delle identiche risorse umane e beni materiali, dello stesso tenutario delle scritture contabili e a favore dei precedenti clienti committenti dei lavori.

I militari dipendenti dal Comando Provinciale di Ancona hanno eseguito, nel corso delle complesse investigazioni, numerose perquisizioni durante gli orari notturni mentre venivano confezionati i capi di abbigliamento, sia presso gli opifici che le abitazioni degli indagati sequestrando disponibilità finanziarie, copiosa documentazione contabile e extra-contabile.

I numerosi e gravi indizi così acquisiti hanno consentito di rilevare come ciclicamente il titolare e un dipendente della ditta di turno coinvolta, che veniva fatta appositamente cessare, procedevano strumentalmente a “invertire” i loro ruoli diventando, rispettivamente, dipendente e titolare di una neo-costituita impresa, la quale subentrava alla precedente, che invece non aveva intenzionalmente onorato i suoi debiti fiscali e contributivi.

Tale ciclo si ripeteva con cadenza quasi biennale e la cessazione della partita IVA rappresentava, pertanto, un mero strumento di dissimulazione della continuità aziendale, consentendo al dominus di turno di sottrarsi, in modo fraudolento, al pagamento delle imposte

In determinati casi gli uomini delle Fiamme Gialle sono riusciti a scoprire che gli imprenditori indagati per evitare il pagamento delle imposte, abbattendo la base imponibile da dichiarare, facevano uso di fatture per operazioni inesistenti, emesse da altre aziende cinesi per un totale di quattro milioni di euro.

Sulla base della richiesta del magistrato inquirente il Tribunale di Ancona ha disposto a carico degli indagati il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni nella disponibilità degli stessi fino alla concorrenza di euro 5.489.338.

I finanzieri hanno, pertanto, sottoposto a sequestro disponibilità finanziarie rinvenute sui conti correnti per settecentotrentasettemila euro, crediti presso terzi per un valore di oltre 1.493.000,00 euro, cinque opifici per oltre tremila metri quadrati, 342 macchinari e sei autovetture.

I sequestri, effettuati anche nei confronti di prestanome, sono stati confermati in più occasioni dal Tribunale del riesame che ha condiviso le ipotesi di reato prospettate dalla Procura della Repubblica e convalidate dal G.I.P..

Il Tribunale di Ancona, negli ultimi due anni, ha emesso sentenze, passate in giudicato, con cui ha confermato le condanne richieste dal Pubblico Ministero nei confronti di diversi imprenditori cinesi e dei loro prestanome nonché disposto la confisca di beni mobili ed immobili loro riconducibili per un valore di euro 1.151.896,00. In tale contesto i finanzieri di Senigallia hanno sottoposto a confisca disponibilità finanziarie e n.3 degli opifici già sottoposti a sequestro per un ammontare complessivo di euro 1.038.471,00.

Parallelamente sono state sviluppate apposite verifiche fiscali nei confronti degli imprenditori coinvolti, di cui ventiquattro sono risultati evasori totali (in quanto non hanno presentato le dichiarazioni fiscali), che hanno portato a constatare complessivamente ricavi non dichiarati per 23 milioni di euro, IVA dovuta per 5 milioni di euro e fatture per operazioni inesistenti per un imponibile di quattro milioni di euro.

Significativi i ruoli degli imprenditori cinesi noti come “Luisa”, “Linda”, “Francesco”, “Mike”, “Romeo”, “Marco” e “Marcello” formalmente residenti nella provincia di Ancona, che sono risultati essere le “menti” del sistema illecito in quanto, ognuno di essi, sovrintendeva in ogni opificio individuato, alla propria filiera di lavorazione, operando nell’ombra grazie all’utilizzo di “prestanome” o propri familiari, proseguendo nel tempo l’esercizio della propria attività, creando veri e propri “filtri” con meccanismo di scatole sovrapposte, costituendo un reale ostacolo per il successivo recupero della pretesa erariale.

Gli ulteriori approfondimenti eseguiti in materia di lavoro hanno permesso di rilevare la presenza nei predetti stabilimenti di ventisei lavoratori in nero che, anche a causa dei prolungati turni, venivano fatti dormire negli stessi luoghi di lavoro in aree non idonee, allestite come veri e propri “dormitori”, prive di via di fuga, senza idonee misure di sicurezza e con la presenza di materiali ad elevato rischio di incendio. Tali dipendenti utilizzavano delle zone improvvisate per la cottura dei cibi in precarie condizioni igieniche.

Per salvaguardare l’incolumità fisica dei dipendenti e prevenire i gravi rischi è, quindi, proceduto al sequestro preventivo dei predetti immobili, in ossequio alle direttive dettate dalla Procura della Repubblica.

I proventi riciclati e/o autoriciclati dopo un’attenta azione di ripulitura confluivano nei conti correnti dei dominus e trasferiti in Cina ovvero utilizzati per l’acquisto di altre attività commerciali, di beni di lusso in note boutique milanesi site in via Montenapoleone ovvero utilizzati in case da gioco on-line assiduamente frequentate.

Nel corso delle indagini sono state segnalati all’Unità d’Informazione Finanziaria della Banca d’Italia n. 4 istituti di credito, n. 7 direttori di filiale e n. 2 commercialisti per aver omesso di segnalare operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio.

Le ragioni della proliferazione di tali imprese è derivata, grazie ai ripetuti illeciti, dai prezzi competitivi che queste sono state in grado di assicurare ad alcuni operatori del primario settore marchigiano del tessile, segmento ad alta incidenza di capitale umano, abbattendo indebitamente i costi di produzione, danneggiando gli operatori corretti e conseguendo ingiustificate performance sul mercato, tali da alterare le dinamiche della libera concorrenza nonché determinare, in modo indiretto, gravi danni sia al gettito erariale, nazionale e locale, che agli altri imprenditori onesti.

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Firenze: Guardia di Finanza, operazione “Minerva”. Eseguite 34 misure cautelari e sequestri antimafia per oltre 8 milioni

(7) I militari del Comando Provinciale di Firenze e dello S.C.I.C.O. di Roma della Guardia di Finanza, alle prime luci dell’alba di mercoledì 20 gennaio 2021, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, hanno dato esecuzione a un provvedimento del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze, Dott. Federico Zampaoli, che ha disposto 34 misure cautelari, di cui 4 in carcere, 6 ai domiciliari, 9 obblighi di dimora e 15 misure di interdizione personale con divieto di svolgimento di tutte le attività inerenti l’esercizio di imprese ed il sequestro preventivo agli indagati di beni e disponibilità, anche per equivalente, fino alla concorrenza di circa 8.300.000 euro.

I plurimi reati contestati sono l’associazione per delinquere (416 c.p.), il riciclaggio, l’autoriciclaggio e il reimpiego (art. 648 bis, 648 bis -1, 648 ter c.p.), l’intestazione fittizia di beni (512 bis c.p.), l’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (2 e 8 D.lgs 74/2000), con l’aggravante di cui all’art 416 bis – 1 c.p., per aver favorito l’associazione camorristica clan dei “Casalesi”.

Oltre alle responsabilità penali delle persone fisiche, vengono contestati illeciti per fatti dipendenti da reato a 23 persone giuridiche, ai sensi dell’art 5 decreto legislativo 231/2001, che disciplina la responsabilità degli enti.

Le attività sono state eseguite nelle province di Firenze, Lucca, Pistoia, Treviso, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Roma, Isernia e Caserta, con la collaborazione dei Reparti del Corpo competenti per territorio e del R.O.A.N. di Napoli.

La complessa ed articolata attività di indagine, svolta dal G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Firenze con la collaborazione dello S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza, fondata anche sulla sistematica ricostruzione dei movimenti bancari e finanziari, nonché su minuziosi accertamenti economico-patrimoniali, è stata diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Firenze – Procuratore Capo Dott. Giuseppe Creazzo e Sostituto Procuratore Dott. Giulio Monferini, che ha operato con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la collaborazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Le indagini hanno tratto origine dallo sviluppo di informazioni afferenti a numerosi investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nella provincia di Siena da due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario del casertano, ritenuti contigui ad ambienti di criminalità organizzata che facevano riferimento al clan dei “Casalesi”.

Gli approfondimenti e le investigazioni hanno permesso di rilevare che soggetti collegati al clan, attraverso molteplici società operanti nei settori immobiliari e commerciali, avevano reimpiegato ingenti disponibilità finanziarie di provenienza delittuosa in attività imprenditoriali ubicate anche sul territorio toscano.

Partendo dal flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione dei lavori appaltati, le Fiamme Gialle hanno disvelato un complesso sistema di false fatturazioni posto a copertura di cospicui e continui bonifici in uscita dalle aziende di costruzione e disposti a vantaggio di società “cartiere”. I conti correnti di queste venivano poi svuotati attraverso un’organizzata squadra di “bancomattisti prelevatori”, persone prossime alla soglia della povertà e alcune delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza (RdC, sostegno economico introdotto nel 2019) o di emergenza (REM, misura introdotta a seguito dell’emergenza epidemiologica), remunerate dal sodalizio con commissioni pari al 2 – 3% delle somme monetizzate.

Nel dettaglio, è stato rilevato un sofisticato sistema fraudolento, fondato su diverse società, ritenute riconducibili agli indagati e formalmente gestite da prestanome, che hanno svolto diversi lavori edili sul territorio nazionale, operando perlopiù in subappalto. L’esecuzione dei lavori e la successiva fatturazione da parte dei committenti dava corso ad una prima serie di fatture per operazioni inesistenti a favore di società di comodo che attestavano falsamente la collaborazione nei lavori. L’ulteriore fase prevedeva altre fatturazioni per operazioni inesistenti a favore di altre “cartiere”, i cui amministratori, anch’essi meri prestanome, operavano il prelievo di contanti delle somme di denaro a titolo di pagamento di prestazioni in realtà mai rese. Dedotti i compensi ai prestanome, le somme prelevate finivano poi ai promotori dell’associazione a delinquere per essere successivamente riciclate attraverso investimenti immobiliari nelle province di Pistoia, Lucca, Modena, Roma, Isernia e Caserta.

Nel corso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, alcune delle attività imprenditoriali coinvolte nel sistema fraudolento hanno anche chiesto ed ottenuto contributi a fondo perduto previsti dal “Decreto Rilancio” e finanziamenti garanti dallo Stato ex “Decreto Liquidità”.

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia istituzionale di contrasto alle infiltrazioni criminali, realizzata sul territorio dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della DDA fiorentina.

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Torino: traffico di sostanze dopanti. 3 arresti, 12 denunce e 38 perquisizioni dei Carabinieri NAS su tutto il territorio nazionale

(11) Nella giornata di ieri, all’esito di articolate indagini sotto la direzione della Procura della Repubblica di Torino, i militari del N.A.S. di Torino hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di 3 misure cautelari personali (provvedimenti restrittivi agli arresti domiciliari) emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino e a 38 decreti di perquisizione locale e personale.

L’operazione – convenzionalmente denominata “Davide & Golia” e scattata all’alba di ieri – si è sviluppata nell’ambito delle province di Alessandria, Arezzo, Avellino, Brescia, Catania, Cuneo, Frosinone, Imperia, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Salerno, Torino, Vercelli e Verona, con epicentro principale nel pinerolese, e ha interessato, per la collaborazione in fase esecutiva, tutti i N.A.S. competenti per i rispettivi territori e i locali Comandi Provinciali dell’Arma territoriale, ha consentito di disarticolare un consolidato sistema finalizzato al traffico di sostanze dopanti e anabolizzanti, anche a effetto stupefacente, operativo in tutto il territorio nazionale e con legami commerciali anche all’estero.

Le indagini sono state avviate nel 2019 a seguito di un sequestro di farmaci anabolizzanti (steroidi a base di oxandrolone, stanozololo e metenolone) rinvenuti in possesso di un soggetto gravitante nel mondo del culturismo, impiegati dallo stesso in funzione di alcuni concorsi agonistici del settore.
Il GIP, condividendo l’impianto investigativo delineato dalla Procura di Torino che ha diretto i militari del NAS, ha ritenuto sussistenti nei confronti dei 3 principali indagati – figure cardine del traffico illecito – i reati ipotizzati di “utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti” ed “esercizio abusivo della professione medica”.

A seguito delle perquisizioni eseguite dai militari, sono state denunciate, in stato di libertà, altre 12 persone per possesso di sostanze non commercializzabili sul territorio nazionale, per detenzione di stupefacenti (nandrolone) e per averne fatto uso in funzione di gare agonistiche.
Dall’inizio dell’attività d’indagine sono complessivamente 26 le persone indagate a vario titolo per i medesimi reati ma anche per aver commercializzato tali sostanze e per aver esercitato senza averne titolo la professione medica prescrivendo programmi alimentari e terapie mediche a numerosi atleti.

Nel dettaglio, le complesse investigazioni, condotte mediante tradizionali servizi di pedinamento, intercettazioni telefoniche ed ambientali, analisi delle movimentazioni finanziarie, hanno consentito di ricostruire il modus operandi degli indagati rilevando che le sostanze dopanti, una volta illecitamente importate dall’estero in Italia, venivano commercializzate su tutto il territorio nazionale attraverso ignari corrieri all’interno di plichi anonimi o recanti intestatari fittizi, per essere poi destinate a sportivi e atleti che le assumevano per migliorare le proprie prestazioni in occasione delle gare agonistiche di livello sia nazionale che internazionale, cui partecipavano dopo aver seguito il “metodo” di preparazione fisica prescritto dai principali indagati, leader dei rispettivi “team”.

Ingenti le sostanze sottoposte a sequestro nel corso delle indagini e nell’ambito dell’operazione odierna:

  • 58 confezioni;
  • 210 fiale;
  • 1722 compresse;
  • 13 blister;
  • 51 dispositivi per l’inoculamento,

tutte particolarmente dannose per la salute – sia sotto il profilo medico per la capacità di alterare i regolari processi biologici dell’organismo, sia sotto il profilo psicologico – e dal cui commercio è stato quantificato un ricavo netto di circa 15.000 euro annui per ciascuno dei tre soggetti sottoposti agli arresti domiciliari.

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Catania: Carabinieri, operazione “Concordia”. 22 arresti per associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti

(10) Questa mattina, su delega di questa Procura Distrettuale, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati dell’Arma (Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia”, Nucleo Elicotteri e Nucleo Cinofili), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 22 persone indagate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine, denominata Concordia (dall’omonima via cittadina dove si sono principalmente concentrate le indagini), coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Catania Piazza Dante, ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale che gestiva una fiorente “piazza di spaccio” radicata nello storico quartiere catanese di San Cristoforo, nonché di sgominare un secondo gruppo criminale specializzato, invece, nella vendita di stupefacente del tipo cocaina e crack (cocaina in cristalli) “a domicilio” e “su ordinazione” che riforniva, in particolare, gli ambienti della movida catanese.

La “piazza di spaccio”, con sede nell’intersezione fra via Concordia e via Cordai,  monitorata dagli investigatori nel corso dell’indagine, protrattasi da novembre 2019 a marzo 2020, attraverso un sistema di videoripresa, era diretta da Michele BALSAMO, che con l’aiuto della moglie SAPUPPO Angela (ripresa dalle telecamere mentre con un bambino in braccio collabora attivamente il marito nel recupero di una busta contenente stupefacente), del suocero, SAPUPPO Francesco, e degli altri soldali con i classici compiti di pusher e di vedette, si occupava della gestione del traffico di stupefacenti, principalmente cocaina, garantendo centinaia di cessioni giornaliere per un introito medio stimato intorno ai 10.000 euro al giorno.

Durante le indagini, supportate da attività tecniche di intercettazione, l’attenzione degli investigatori si è focalizzata anche sulla figura del taxista FARINELLA Eugenio, assiduo frequentatore della “piazza” di via Concordia, il quale insieme all’amico e collega CARNAZZA Agatino, svolgeva, parallelamente all’ordinaria attività lavorativa, un’attività illecita di spaccio di cocaina rivendendo lo stupefacente – a prezzo maggiorato – ai clienti di un locale notturno (night), oppure facevano da tramite per gli acquirenti che preferivano non esporsi all’acquisto della droga.

Le indagini si sono poi appuntate sulla figura di GRILLO Mario, posto agli arresti domiciliari in via D’Amico, nei pressi della stazione ferroviaria di Catania, ideatore ed organizzatore di un traffico di stupefacenti del tutto innovativo, che prevedeva la consegna di cocaina e crack esclusivamente “a domicilio” o “su ordinazione” servendosi di due corrieri, i quali si muovevano a bordo di scooter e con al seguito solo i piccoli quantitativi di droga richiesti dai clienti, eliminando così i rischi connessi ad un eventuale controllo delle forze dell’ordine e più in generale alla gestione di una piazza di spaccio all’aperto. Le cessioni avvenivano infatti in tempi brevissimi, grazie ad un collaudato sistema di “ordinazione telefonica e consegna” che prevedeva la possibilità di ricevere lo stupefacente sia direttamente a casa oppure in qualsiasi altro luogo d’incontro della città.

I tempi di intervento sono stati particolarmente brevi in attuazione di un consolidato protocollo di indagini seguito dalla Direzione Distrettuale Antimafia per contrastare il fenomeno delle piazze di spaccio a Catania e che ha consentito di eseguire l’ordinanza cautelare nei confronti dei 22 indagati solo dopo pochi mesi rispetto alla condotta contestata (l’informativa finale è stata depositata a fine maggio 2020 mentre la richiesta di misura cautelare è stata depositata nel giugno 2020).

Dieci degli odierni indagati  sono risultati percettori del “reddito di cittadinanza” e pertanto verranno segnalati all’autorità competente per valutare la sospensione del beneficio.

Soggetti destinatari di misura cautelare in carcere:

  1. BALSAMO Michele, classe 1965, già detenuto agli arresti domiciliari
  2. CALTABIANO Alessandro, classe 1994, già detenuto agli arresti domiciliari
  3. CALTABIANO Carmelo, classe 1968
  4. FUSELLI Orazio, classe 1991, già detenuto agli arresti domiciliari
  5. MANFREDI Giancarlo, classe 1992 già detenuto agli arresti domiciliari
  6. MOTTA Alessandro, classe 1991
  7. RAIA Massimo, classe 1971
  8. SAPUPPO Francesco, classe 1945, già detenuto agli arresti domiciliari
  9. GRILLO Mario, classe 1991
  10. FARINELLA Eugenio, classe 1971

Soggetti destinatari di misura cautelare degli arresti domiciliari:

  1. SAPUPPO Angela, classe 1972
  2. DI GUARDO Antonino Valentino, classe 1987
  3. MINUTOLA Giuseppe, classe 1972
  4. PANDETTA Carmelo, classe 1987
  5. BASILE Carmelo, classe 1994
  6. BARBERA William, classe 1997
  7. CARNAZZA Agatino , classe 1961

Soggetti destinatari di misura cautelare dell’obbligo di dimora:

  1. CALTABIANO Salvatore, classe 1988
  2. FUSELLI Antonino, classe 1970
  3. MUNZONE Francesco, classe 1989
  4. STRANO Arturo, classe 1992
  5. TESTA Vincenzo, classe 1961

 

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Agrigento: Carabinieri, operazione “Oro bianco”. Eseguiti 35 provvedimenti giudiziari per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso

(7) Alle prime luci dell’alba i Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia Continue reading “Agrigento: Carabinieri, operazione “Oro bianco”. Eseguiti 35 provvedimenti giudiziari per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso” →

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Catania: Procura della Repubblica e Guardia di Finanza, sequestro patrimoniale a ditta individuale per un valore di 60.000 euro

(5) Nell’ambito di articolate attività di indagine coordinate da questa Procura della Repubblica, i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito un provvedimento di sequestro patrimoniale in materia antimafia – emesso dal Tribunale etneo, Sezione Misure di Prevenzione – relativo a una ditta individuale, operante nel settore della coltivazione agricola e della ristorazione, e il relativo terreno, per un valore complessivo di circa 60 mila euro.

Si tratta dell’esito di ulteriori accertamenti patrimoniali, svolti dal GICO del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catania e dalla Compagnia della Guardia di finanza di Caltagirone, nei confronti di GIOVANNI PAPPALARDO (Catania, 1974) e dei suoi familiari, tutti residenti a Palagonia (CT), già destinatari, a ottobre 2020, di un provvedimento di sequestro relativo a terreni, una villa e conti correnti per circa 270 mila euro.

In particolare, le indagini hanno consentito di:

– da un lato, confermare la pericolosità sociale del predetto PAPPALARDO, condannato, tra l’altro, per associazione a delinquere di tipo mafioso e molteplici “reati fine” (estorsioni a danno di imprenditori del catanese), nonché, con sentenza definitiva, per gravissimi reati quali rapina e omicidio;

– dall’altro, la sproporzione tra il profilo reddituale del nucleo familiare del citato PAPPALARDO, che in alcune annualità ha dichiarato redditi pari a zero, e il complesso patrimoniale.

Nel dettaglio, le indagini svolte dalla Guardia di finanza di Catania hanno posto in luce, in primo luogo, la pericolosità sociale del citato PAPPALARDO al fine dell’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali. Sotto questo aspetto – in aggiunta alla condanna definitiva per rapina e omicidio – di rilievo è risultata l’appartenenza di PAPPALARDO all’associazione a delinquere di tipo mafioso denominata “Cosa nostra” e, in particolare, alla “famiglia” di Caltagirone.

Al riguardo, è emerso che il proposto – condannato dal GIP di Catania a 13 anni e 6 mesi di reclusione – ha partecipato ad almeno quattro summit tra esponenti di punta delle famiglie catanesi e calatine di “Cosa nostra” (clan Santapaola, Ercolano e Floridia per il clan Nardo di Lentini), nell’ambito dei quali, tra l’altro, è stata discussa la nomina del “rappresentante provinciale” dell’associazione criminale e la ripartizione dei proventi delle estorsioni (7 episodi di estorsione nei confronti di imprenditori catanesi, operanti nel settore delle costruzioni, del movimento terra e delle onoranze funebri).

Le investigazioni condotte dal GICO della Guardia di finanza di Catania e dalla Compagnia di Caltagirone si sono poi concentrate sul profilo economico-finanziario del proposto e, soprattutto, del suo nucleo familiare (moglie e figlie): Giovanni PAPPALARDO infatti non risulta direttamente intestatario di beni immobili.

Le indagini, estese pertanto ai restanti componenti della famiglia, hanno posto in luce che la presenza di ulteriori particelle di terreno – acquisite nel tempo da Pappalardo – e di una ditta individuale, formalmente intestata alla moglie del proposto, attiva nel settore della coltivazione agricola e della ristorazione.

Anche questo patrimonio è stato realizzato da PAPPALARDO a fronte di una significativa sproporzione rispetto al reddito dichiarato: infatti, per ciascuno degli anni nel periodo dal 2002 al 2018, il nucleo familiare del proposto ha presentato dichiarazioni di redditi minimali e, in un anno, anche pari a zero.

Al termine delle attività di indagine, su richiesta di questo Ufficio, il Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione ha così disposto il sequestro, finalizzato alla confisca, della ditta individuale e dei terreni agricoli.

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