Palermo: Guardia di Finanza, 9 arresti e maxi sequestro di oltre 2 tonnellate di sigarette di contrabbando provenienti dal Nord Africa

(4) Militari della Guardia di Finanza di Palermo e della componente aeronavale del Corpo, nell’ambito di un articolato dispositivo di contrasto ai traffici illeciti via mare, hanno portato a termine una rilevante operazione di servizio che si è conclusa con l’arresto di 9 soggetti – italiani, tunisini, libici ed egiziani – e il sequestro di 2 imbarcazioni, 2,2 tonnellate di tabacchi lavorati esteri (T.L.E.) di contrabbando provenienti dal Nord Africa e 60.000 euro in contanti.

L’intervento, condotto con l’impiego di numerosi mezzi aerei e navali – costieri e alturieri – del Comando Operativo Aeronavale di Pratica di Mare (RM) e del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo, in coordinamento con gli investigatori del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Palermo, ha interessato il tratto di mare prospiciente le coste del trapanese.

In particolare, nella serata di venerdì scorso – su segnalazione del Comando Generale della Guardia di Finanza – un elicottero del Comando Operativo Aeronavale, in servizio di ricognizione nel canale di Sicilia, rilevava e documentava la rotta di un peschereccio di circa 20 metri al largo di Lampedusa che si dirigeva verso Mazara del Vallo (TP).

Veniva quindi predisposto uno strutturato dispositivo di polizia, con l’impiego di ulteriori mezzi aerei e navali in forza al Gruppo Aeronavale di Messina, al Gruppo Esplorazione Aeromarittima e al Reparto Operativo Aeronavale di Palermo e con il supporto investigativo degli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziario di Palermo.

In esito a tale azione di coordinamento, era così possibile avvistare un secondo natante (un motoscafo di 9 metri) che, nonostante le condizioni meteo avverse, era diretto in maniera sospetta verso il peschereccio.

Lo sviluppo dello scenario operativo portava ad accertare che la “nave madre” stazionava ai limiti delle acque territoriali ove aspettava il motoscafo proveniente dalla costa, verosimilmente per un trasbordo illecito.

Il dispositivo di intervento si attivava nel momento in cui il motoscafo faceva rientro all’interno delle acque territoriali (12 miglia), ove veniva fermato dalle imbarcazioni del Corpo che, rilevata la presenza a bordo del natante di t.l.e., si ponevano prontamente all’inseguimento

del peschereccio che nel frattempo stava cercando, senza successo, di riprendere il largo in direzione Nord Africa.

Le imbarcazioni contrabbandiere abbordate venivano quindi condotte nel porto di Mazara del Vallo (TP).

L’operazione si è conclusa con l’arresto dei 6 membri dell’equipaggio (di nazionalità egiziana, tunisina e libica) dell’imbarcazione nordafricana e di 3 italiani, acquirenti del TLE di contrabbando, originari della provincia di Palermo, che si trovavano a bordo del motoscafo ove erano stati trasbordati i t.l.e. di contrabbando.

Uno dei tre cittadini italiani è risultato percepire da marzo 2020 il reddito di cittadinanza per un ammontare di 900 euro mensili, beneficio che verrà immediatamente sospeso, così come previsto dalla normativa vigente.

La perquisizione effettuata a bordo del peschereccio libico ha poi consentito di rivenire, abilmente occultati dietro un pannello della sala macchine, 60.000 euro in contanti, sottoposti a sequestro in quanto ritenuti il provento illecito dell’avvenuta cessione del TLE.

Le oltre 2 tonnellate di sigarette sequestrate, destinate a rifornire i mercati siciliani e in particolare la piazza di Palermo, avrebbero fruttato all’organizzazione criminale introiti per circa 300.000 euro.

I soggetti tratti in arresto sono stati tradotti presso le case circondariali di Trapani e Palermo, a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, competente per territorio in considerazione dell’area in cui si sono svolte le operazioni di servizio.

Il Mar Mediterraneo si conferma, in definitiva, uno dei bacini mondiali maggiormente interessati dai traffici illeciti.

In questo scenario, la Guardia di Finanza svolge il suo ruolo esclusivo di “polizia del mare”, potendo sfruttare le potenzialità di un dispositivo integrato tra la componente investigativa territoriale e quella aeronavale, costiera e di proiezione, tanto per il controllo delle frontiere esterne, quanto per la difesa degli interessi economico-finanziari del Paese e dell’Unione Europea.

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Rosarno (RC): Carabinieri, arrestato 20enne per detenzione di arma clandestina

(5) Nei giorni scorsi, a Gioia Tauro e Rosarno, i carabinieri a seguito di continue segnalazioni relative all’ utilizzo improprio di armi da fuoco Continue reading “Rosarno (RC): Carabinieri, arrestato 20enne per detenzione di arma clandestina” →

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Palmi (RC): Carabinieri, controlli duranti i “giorni rossi”. 2 denunce per tentata rapina e ricettazione; rintracciato ed espulso un cittadino di origini tunisine

(4) Nei giorni “rossi”, durante le ultime festività appena trascorse, i Carabinieri hanno intensificato l’attività di controllo del territorio al fine di Continue reading “Palmi (RC): Carabinieri, controlli duranti i “giorni rossi”. 2 denunce per tentata rapina e ricettazione; rintracciato ed espulso un cittadino di origini tunisine” →

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Carabinieri per la Tutela della Salute degli anziani: durante le festività, controllate dai Carabinieri NAS 1848 strutture

(3) In concomitanza con il periodo delle Festività natalizie e fino al 6 gennaio, il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ha realizzato, in stretta intesa con il Ministro della Salute, On. Roberto Speranza, una campagna di verifiche condotta dai 38 NAS nell’intero territorio nazionale che ha portato all’ispezione di 1.848 strutture sanitarie e socio-assistenziali, quali Residenze Sanitarie Assistite e di lungodegenza, case di riposo, comunità alloggio, rilevando irregolarità presso 281 di esse, pari al 15% degli obiettivi ispezionati.

L’intensificazione dei controlli da parte dei Carabinieri NAS è stato finalizzato ad assicurare la corretta erogazione dei servizi di cura ed assistenza a tutela delle persone indifese. Infatti proprio nel periodo delle Festività si rileva un aumento della domanda di ospitalità di persone anziane presso strutture ricettive, a cui non sempre corrisponde il mantenimento del livello assistenziale, sia in termini di numero di operatori, anche connesso con il godimento di ferie in concomitanza del periodo festivo, che di qualità del servizio fornito. Il possibile decadimento assistenziale può inoltre ripercuotersi anche sulla corretta attuazione delle misure di prevenzione del COVID, con gravi conseguenze sulla incolumità di soggetti particolare vulnerabili per età e stato di salute.

Complessivamente, le verifiche hanno portato alla contestazione di 109 violazioni penali e 373 amministrative, con l’applicazione di sanzioni per un valore di 111 mila euro, deferendo all’Autorità giudiziaria 83 persone e segnalandone ulteriori 287 alle Autorità amministrative.

Le irregolari più gravi emerse nel corso dei controlli sono rappresentate da condotte riconducibili a:

– assenza o carente attuazione di protocolli interni per la prevenzione anti-COVID e mancata gestione e comunicazione all’Autorità sanitaria dei casi di positività, confluite anche in contestazione del reato di diffusione colposa di epidemia in situazioni nelle quali la maggioranza di ospiti e operatori delle strutture è risultata positiva al virus SARS-Co-2;

– episodi di maltrattamento e di abbandono di persone impossibilitate ad accudirsi autonomamente.

Ulteriori frequenti irregolarità hanno interessato:

– carenze strutturali ed igieniche dei locali, a volte associate a strutture totalmente abusive;

–  inadeguato livello di assistenza fornito agli ospiti, per presenza di operatori privi di qualifica professionale e in numero insufficiente, nonché mancanza di programmi riabilitativi e di mantenimento motorio;

–  sovraffollamento di anziani rispetto ai posti previsti ed al personale presente;

–  carenze nella somministrazione dei pasti e dei farmaci, mal conservati e/o scaduti di validità.

In particolare, 143 violazioni hanno riguardato le misure di contenimento alla diffusione da COVID-19, pari al 38% delle irregolarità complessivamente riscontrate, come il mancato uso di dispositivi di protezione da parte degli operatori e la loro corretta formazione alla mancata individuazione di percorsi e aree dedicati, la programmazione delle fasi di pulizia e sanificazione.

Sono state 18 le strutture che, a causa di criticità particolarmente gravi o per lo stato di abusivismo in cui operavano, sono state oggetto di provvedimenti di sospensione e/o chiusura dell’attività assistenziale, il cui valore economico ammonta ad oltre 11 milioni di euro. Gli interventi di cessazione delle attività irregolari hanno determinato il conseguente ricollocamento degli anziani ospiti presso le abitazioni dei propri familiari o il trasferimento in altre strutture idonee.

Tra gli episodi più rilevanti si segnalano i seguenti:

NAS di Catania
Il legale responsabile di una comunità alloggio della provincia etnea è stato deferito all’Autorità Giudiziaria poiché ritenuto responsabile di aver lasciato 16 anziani ospiti – tra l’altro 6 in più rispetto al numero previsto dall’autorizzazione sanitaria -, incapaci di provvedere a sé stessi e accuditi solamente da 2 operatrici abilitate presenti, ma in assenza di personale in possesso di qualifica per l’assistenza infermieristica e socio-ricreativa. È stato riscontrato inoltre che il documento di valutazione del rischio biologico da Covid-19 non era stato aggiornato né erano stati comunicati i nominativi degli ospiti all’Autorità di Pubblica Sicurezza. Anche gli alimenti somministrati agli anziani della struttura non erano idonei al consumo poiché conservati all’interno di frigoriferi inadatti, arbitrariamente congelati e scaduti di validità, con sequestro di 25 kg di prodotti irregolari. L’attività socio-residenziale è stata sospesa e gli anziani sono stati trasferiti presso le famiglie di origine o presso altre idonee strutture ricettive.

NAS di Salerno
Nel corso di ispezioni presso una comunità tutelare per persone non autosufficienti e una casa albergo per anziani rispettivamente ubicate nelle province di Avellino e Salerno, sono state rilevate per entrambe l’inosservanza delle misure finalizzate al contenimento della diffusione del Covid-19, quali la mancata separazione della stanza di isolamento dal resto delle aree di frequentazione e l’assenza dei percorsi differenziati sporco/pulito. I due gestori delle strutture sono stati sanzionati e segnalati all’Autorità Amministrativa.

NAS di Roma
L’Autorità amministrativa ha disposto la chiusura immediata di una comunità alloggio in provincia di Roma a seguito delle risultanze acquisite dal NAS che accertava lo svolgimento dell’attività in condizione di totale abusivismo. Gli anziani sono stati ricollocati in altri plessi limitrofi regolarmente autorizzati.

NAS di Viterbo
Disposta la sospensione dell’attività di due comunità alloggio, ospitanti rispettivamente 15 e 9 anziani, attivate in assenza di autorizzazione. Gli anziani ospiti sono stati trasferiti in altre strutture idonee. Comminate sanzioni amministrative per 9 mila euro all’unico gestore di entrambe le attività.

NAS di Torino
Denunciati alla competente Autorità Giudiziaria due responsabili di una RSA per non aver eseguito la valutazione del rischio biologico presso la struttura sanitaria, nè l’attività di formazione e addestramento del personale dipendente e per l’omessa predisposizione di adeguate procedure organizzative delle attività. Le predette mancanze, rilevate in fase ispettiva, hanno determinato o comunque favorito la diffusione epidemiologica da Covid-19 che ha comportato, il contagio di 23 lavoratori su 32 e 37 ospiti su 44.
Lo stesso NAS, nel corso di un’ulteriore ispezione presso una residenza assistenziale di Torino, ha individuato significative criticità nelle procedure di contenimento infettivo da Covid-19 mancanza di cartellonistica preventiva e di percorsi sporco/pulito nonché assenza della corretta formazione a favore del personale dipendente. L’attività è stata sospesa in attesa del ripristino dei requisiti minimi.

NAS di Pescara
Accertamenti condotti presso due strutture assistenziale in Abruzzo hanno evidenziato gravi violazioni commesse dai gestori, anche riconducibili all’abbandono a se stesse persone bisognose di assistenza ed aver favorito, per colpa, il contagio del virus COVID-19, determinando il decesso di diverse persone anziane, peraltro ospitate in numero superiore a quello consentito. In uno dei due interventi è stata rilevata l’omessa comunicazione alla A.S.L. circa casi di positività al test diagnostico per il COVID-19, che avrebbe ulteriormente contribuito all’estensione del contagio di tutti i 20 ospiti presenti e di 8 dipendenti su 12.

NAS di Alessandria
Segnalato all’Autorità Amministrativa il legale rappresentate di una struttura residenziale per anziani interessata da gravi carenze strutturali e igienico-sanitarie che richiedevano un intervento immediato di manutenzione e sanificazione radicale per ripristinare le condizioni di sicurezza della struttura. I 13 anziani, di cui 10 risultati positivi al Covid-19, sono stati trasferiti in parte nei reparti COVID degli ospedali della provincia di Cuneo e i restanti in altra struttura ricettiva per anziani. Nella circostanza è stata disposta l’immediata cessazione dell’attività in attesa delle opere di adeguamento.

NAS di Bologna
Lo scorso novembre, il NAS, a conclusione di un’indagine, ha dato esecuzione a 4 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti della titolare di una struttura ricettiva per anziani e di 3 collaboratrici, ritenute responsabili di maltrattamento, omissione di soccorso ed esercizio abusivo della professione sanitaria.
L’attività investigativa ha consentito di individuare la sistematica e continuata modalità vessatoria, violenta, minacciosa e ingiuriosa con cui gli indagati si rapportavano ai 9 anziani ospiti ultraottantenni della struttura, provvedendo altresì a somministrare terapie in assenza di prescrizione medica e di propria iniziativa.
Inoltre, gli accertamenti hanno rilevato che la struttura ricettiva era stata trasferita arbitrariamente presso un albergo in altra località al fine di eludere possibili controlli ispettivi in materia di obblighi di impiego di operatori qualificati e di prevenzione dal contagio epidemico da COVID-19.

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Vicenza: Guardia di Finanza, operazione “Dimenticatoio”. Sequestrati circa 6 milioni a società rea di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e bancarotta fraudolenta patrimoniale

(1) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il locale Tribunale per l’importo di oltre 4,2 milioni di euro, in relazione al reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sul conto di due amministratori di una società vicentina, avente una cospicua parte della clientela rappresentata, tramite appalti, da Enti pubblici o da società riconducibili al settore pubblico, e per l’ulteriore cifra di oltre 1,7 milioni di euro in capo a tre amministratori della stessa impresa, due dei quali già attinti dalla precedente misura, in relazione al delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale.

L’operazione di polizia economico-finanziaria trae origine dalla metodologia operativa “Dimenticatoio”, basata sull’utilizzo dell’informatica operativa per l’individuazione degli indici di rischio economico-finanziario e finalizzata al contrasto del fenomeno rilevato, in numerosi casi di frode fiscale, per il quale gli amministratori e/o titolari di quote di società con rilevanti debiti tributari provvedono a cedere le proprie quote a soggetti “nullatenenti”, a far nominare una “testa di legno” quale nuovo amministratore e, soprattutto, a trasferire la propria sede legale dalla provincia berica in un’altra, spesso in una grande città metropolitana, al fine di evitare o attenuare il rischio in capo agli ideatori della frode, ossia i reali beneficiari del profitto illecito da evasione fiscale, di incorrere in controlli erariali.

In particolare, le indagini in materia fallimentare svolte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Vicenza, avevano portato a rilevare che l’attivo patrimoniale della predetta azienda, nel corso del 2014, era stato fraudolentemente trasferito ad un’altra impresa, riconducibile ai primi due amministratori citati, mediante una strumentale operazione di scissione societaria avvenuta in pieno stato di dissesto della società – all’epoca già indebitata verso l’Erario per oltre 6 milioni di euro e successivamente dichiarata fallita nel 2016 – così svuotandola delle risorse necessarie per rientrare dall’ingente debito verso l’Amministrazione finanziaria, individuabili nel valore dell’attivo societario illecitamente trasferito di oltre 4,2 milioni di euro.

Nel contempo, dalle investigazioni è emersa la responsabilità dei due predetti amministratori, unitamente ad un terzo, per la distrazione di liquidità, pari al citato importo di oltre 1,7 milioni di euro, nel periodo antecedente al fallimento, in danno del ceto creditorio.
Nel caso di specie, l’operazione di scissione si è rivelata volutamente depauperatoria ed idonea ad ostacolare l’attività di riscossione coattiva da parte del Fisco, nonché di tutti gli altri creditori sociali i quali, nell’intento di recuperare le somme dovute, si trovano a dover ricercare i beni trasferiti e la società beneficiaria degli stessi, con il rischio di lungaggini ed eventualità della prescrizione del debito, tenendo presente che la nuova “good company” indagata ha poi cambiato numerose sedi e denominazioni.

L’intento distrattivo e fraudolento dell’intera operazione di scissione appare, altresì, esser avvalorato dal fatto che, dall’anno 2012 la società esposta con l’Erario ha trasferito più volte la propria sede legale tra le province di Vicenza, Roma e Cosenza, al fine di sfuggire ai controlli fiscali essendo più facile farlo in città metropolitane ove si contano molte più “partite IVA” rispetto a quelle operanti in territori di provincia.

La ricostruzione investigativa effettuata, condivisa dal G.I.P. presso il locale Tribunale, ha portato all’emissione dei menzionati provvedimenti magistratuali, in esecuzione dei quali i militari hanno sottoposto a sequestro, nel complesso, disponibilità finanziarie e quote societarie nei confronti di T.M., 52enne di Roma, D.V.M., 47enne di San Giovanni in Persiceto (BO) e G.M., 60enne di Roma, amministratori della fallita, per un totale di oltre 117.000 euro, nonché beni immobili in capo al predetto T.M., costituiti da un’abitazione ed una pertinenza ubicati a Villaga (VI), per un valore di circa 290.000 euro.

Tali immobili erano stati simulatamente alienati, nel 2013, in favore del coniuge con lo scopo di evitare l’apprensione patrimoniale degli stessi da parte dell’Amministrazione finanziaria; tuttavia, le investigazioni ne hanno dimostrato la piena riconducibilità all’indagato.
L’operazione di polizia economico-finanziaria del Corpo svolta si inquadra nella costante azione di contrasto alle diverse forme di criminalità economica ed è stata sviluppata trasversalmente, facendo leva sulle peculiari funzioni di polizia giudiziaria, tributaria e valutaria, nella prospettiva di assicurare all’Erario ed ai creditori, attraverso il sequestro preventivo eseguito, il soddisfacimento delle legittime pretese creditorie.

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Isola di Capo Rizzuto (KR): un morto e un intossicato da esalazione da fumo

(2) Militari della Tenenza Carabinieri sono intervenuti in via Napoli, in un’abitazione ove, verosimilmente a causa d’intossicazione dovuta ad Continue reading “Isola di Capo Rizzuto (KR): un morto e un intossicato da esalazione da fumo” →

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Reggio di Calabria: “Epifania in divisa” al GOM. I Carabinieri del Reparto Biodiversità consegnano doni ai piccoli ricoverati in Pediatria

(1) Ieri mattina, in occasione della festività dell’Epifania, nonostante il periodo difficile che tutti stiamo attraversando, dovuto all’emergenza Continue reading “Reggio di Calabria: “Epifania in divisa” al GOM. I Carabinieri del Reparto Biodiversità consegnano doni ai piccoli ricoverati in Pediatria” →

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Reggio Calabria: in manette il Consigliere comunale Castorina ed il Presidente di seggio Giustra. Avrebbero fatto votare (anche) i morti

(58) Alle prime ore di oggi, in esito a complesse ed articolate indagini effettuate dalla Digos di Reggio Calabria e coordinate dal Procuratore Continue reading “Reggio Calabria: in manette il Consigliere comunale Castorina ed il Presidente di seggio Giustra. Avrebbero fatto votare (anche) i morti” →

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Teramo: Guardia di Finanza, eseguito decreto di sequestro preventivo per oltre 26 milioni. Indagati i vertici della società Strada dei Parchi spa

(358) A conclusione di complesse indagini di Polizia Giudiziaria coordinate dalla Procura della Repubblica di Teramo, militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo – ex art. 321 c.p.p. – di disponibilità finanziarie, beni mobili, immobili, per un ammontare complessivo di euro 26.714.224,94, nei confronti dei sei soggetti indagati che nel tempo hanno assunto cariche apicali della “Strada dei Parchi S.p.a.” nonché di altre 2 società collegate.

Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Teramo, che ha accolto le richieste dei PP.MM. titolari delle indagini, Dott.ssa Laura Colica e Dott.ssa Silvia Scamurra, al termine delle complesse investigazioni originate da alcune segnalazioni (successive ai tragici fatti riconducibili al crollo del “ponte Morandi” di Genova) che denunciavano lo stato di evidente degrado delle pile dei viadotti della A24, e in particolare di quelli ricadenti nel territorio teramano.

I preliminari sopralluoghi e rilievi fotografici delegati al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Teramo, effettuati alle pile del Viadotto Casale San Nicola del Comune di Isola del Gran Sasso, evidenziavano lo stato di grave degrado (ossidazione dei ferri dovuta anche a cedimento strutturale dei copriferri). Le indagini, sono state quindi estese anche ad altri viadotti della stessa tratta autostradale (Cretara, S. Nicola 1 e 2, Le Grotte, Cerchiara), sempre insistenti sui territori dei Comuni di Isola del Gran Sasso e Colledara.

Le ispezioni svolte, anche con l’ausilio di appositi Consulenti Tecnici nominati dai PP.MM. titolari delle indagini hanno permesso un approfondimento tecnico delle infrastrutture, rilevando criticità su alcune delle pile e degli impalcati costituenti le opere d’arte oggetto di indagine, ovvero: “ammaloramento” evidente dello strato di calcestruzzo posto a protezione dei ferri d’armatura (c.d. strato copriferro); danneggiamento delle canaline di raccolta e dei discendenti che convogliano le acque di dilavamento provenienti dalla sede autostradale; grave stato di ossidazione dei ferri delle armature esposti agli agenti atmosferici a causa della mancanza dello strato copriferro.

Numerose le acquisizioni documentali effettuate presso i competenti uffici del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti di Roma, la sede della società Concessionaria Strada dei Parchi Spa, e la Magistratura Amministrativa (Tar Lazio e Consiglio di Stato).

Le molteplici audizioni di Dirigenti e Funzionari del citato Ministero e dei responsabili della società oltre che le preziose consulenze tecniche eseguite dal Prof. Berardino Chiaia del Politecnico di Torino, hanno condotto a contestare plurimi gravi fatti di reato di “Inadempimento di contratti di pubbliche forniture” (art. 355 co. 1 e 2 n. 1 c.p) e di “Attentato colposo alla sicurezza dei trasporti e disastro colposo” (art. 432 co. 1 c.p.).

La grave situazione accertata a partire da settembre 2018 ad oggi delle opere d’arte dei 7 viadotti teramani è stata evidentemente causata dalla totale inadempienza – dal 2009 ad oggi – da parte della concessionaria autostradale degli obblighi di manutenzione ordinaria sulle opere d’arte discendenti dall’atto concessorio.

Le uniche opere di manutenzione ordinaria svolte dalla concessionaria Strada dei Parchi spa hanno riguardato negli anni la pavimentazione, il verde, le segnaletiche e non le parti strutturali dei viadotti (cassoni, pile e appoggi e ritegni antisismici). I citati interventi di manutenzione ordinaria sulle opere d’arte sono stati effettuati a partire dal 2018 e neppure a spese della concessionaria perché sono stati utilizzati contributi statali, erogati in base ai provvedimenti successivi i fatti di Genova.

Grave poi è risultata anche l’inottemperanza agli obblighi di manutenzione straordinaria che gravavano sulla concessionaria dal 2009 relativamente al Viadotto Temperino, da eseguirsi entro il 2013 ma anch’essi omessi fino al 2018/2019, quando sono stati eseguiti con contributi dello Stato.

Ciò ha comportato la contestazione alla concessionaria delle gravi inadempienze agli obblighi derivanti dall’incarico pubblico di gestione dell’autostrada A24 nel tratto teramano e la contestazione dell’attentato colposo ai pubblici trasporti, poiché le prolungate omissioni dal 2009 al 2018 (e in parte ancora fino all’attualità) non hanno assicurato la funzionalità e l’esercizio in sicurezza della tratta autostradale e hanno messo in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti.

Le Fiamme Gialle teramane hanno esaminato lo stato del consistente contenzioso amministrativo in materia di obblighi gravanti sulla Strada dei Parchi spa derivanti dalle Convenzioni di affidamenti infragruppo, sono stati sentiti in atti Dirigenti e Funzionari del citato Ministero e i responsabili della società, sono state accertate a carico dei vertici della concessionaria anche plurime condotte di abuso d’ufficio poiché, abusando della loro qualità di “incaricato di pubblico servizio” pur avendo da Concessione e da legge la facoltà di affidare i lavori connessi all’autostrada ad imprese collegate nella misura massima del 60% del valore della concessione, hanno superato detta percentuale già dal 2015 e – nonostante le varie diffide del Ministero – hanno continuato ad affidare i lavori infragruppo alla Toto spa Costruzioni Generali anche violando costantemente i dettami del Codice degli Appalti.

Tali condotte illecite hanno comportato il sequestro diretto e per equivalente nei confronti di tre degli indagati e il sequestro diretto nei confronti delle società collegate alla Concessionaria, per circa 21 milioni di euro.

In data odierna presso il Tribunale di Teramo si è svolta l’udienza camerale per l’esame delle istanze di riesame presentate dai soggetti nei cui confronti è stato operato il sequestro.

L’importante attività investigativa portata a termine, indica la Guardia di Finanza come il principale referente operativo nella lotta agli illeciti nel settore degli appalti, alla non corretta gestione dei servizi pubblici e alla tutela della collettività, su cui inevitabilmente grava la cattiva gestione della cosa pubblica.

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Taurianova (RC): tenta la precipitosa fuga in monopattino dopo aver acquistato cocaina da due rosarnesi. Arrestato dai Carainieri assieme ai due spacciatori

(297) Tenta di sfuggire all’arresto a bordo del suo monopattino dopo aver comprato della cocaina, ma la fuga di LAROSA Antonio, 38enne di Continue reading “Taurianova (RC): tenta la precipitosa fuga in monopattino dopo aver acquistato cocaina da due rosarnesi. Arrestato dai Carainieri assieme ai due spacciatori” →

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Catania: operazione “Skanderbeg”. Su delega della Procura Distrettuale i Carabinieri ne arrestano 99 accusati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale e porto di armi da fuoco

(296) Su delega di questa Procura Distrettuale, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati dell’Arma (Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia”, Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia”, Nucleo Elicotteri e Nucleo Cinofili), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 99 persone indagate, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo e della finalità mafiosa, e per detenzione illegale e porto di armi da fuoco.

Contestualmente è stato eseguito un altro provvedimento cautelare emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale per i Minorenni di Catania, su richiesta della competente Procura della Repubblica, nei confronti di 2 soggetti, di cui uno tuttora minorenne, in ordine al reato di associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine, denominata “SKANDERBEG”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Catania Fontanarossa, ha consentito di disarticolare i diversi sodalizi criminali che gestivano 12 imponenti “piazze di spaccio” radicate nel popolare quartiere di San Giovanni Galermo roccaforte storica del traffico e della vendita di stupefacenti nel capoluogo etneo.

Le diverse organizzazioni che gestivano le piazze di spaccio godevano di una chiara autonomia sotto il profilo della competenza territoriale e della gestione organizzativa, ma agivano comunque sotto il diretto controllo del gruppo Nizza della famiglia di “Cosa Nostra” catanese, clan Santapaola – Ercolano, che imponeva ai “capi piazza” il rifornimento esclusivo dello stupefacente dal clan NIZZA, nonché i costi e i quantitativi di stupefacente da acquistare.

Ciascuna piazza di spaccio veniva, infatti, gestita da un responsabile (il c.d. capo piazza) operante sotto la supervisione del noto pluripregiudicato SCHILLACI Lorenzo Michele, personaggio di notevole caratura criminale e già condannato per associazione mafiosa, il quale oltre ad imporre in modo esclusivo e continuativo la fornitura della sostanza stupefacente per conto del citato gruppo Nizza, dirimeva i contrasti interni ai gruppi (ad esempio in casi di “concorrenza sleale” per aver protratto l’attività di spaccio oltre l’orario consentito o per aver dirottato i clienti presso altra piazza di spaccio).

Le attività di video ripresa eseguite per ciascun gruppo consentivano di volta in volta di registrare centinaia e centinaia di cessioni giornaliere all’interno delle piazze di spaccio, ubicate in siti prestabiliti generalmente corrispondenti ai numeri civici delle vie di San Giovanni Galermo e organizzate imprenditorialmente con precisi orari di lavoro e turnazioni che coprivano l’intero arco della giornata.

L’indagine ha altresì permesso di accertare la disponibilità di armi da fuoco, anche da guerra, in capo ai gruppi organizzati pronte ad essere utilizzate in caso di richiesta di spedizioni punitive da parte del clan NIZZA.

Inoltre in occasione dei festeggiamenti del 31 dicembre 2018, sono stati video ripresi i momenti in cui proprio SCHILLACI Lorenzo Michele, con CALABRETTA Mario Maurizio e SPAMPINATO Giambattista (entrambi responsabili dell’importante piazza sita al civico 81 della via Capo Passero), esplodevano diversi colpi di arma da fuoco sia con kalashnikov che con una pistola, noncuranti, tra l’altro, della presenza di più persone, tra le quali un bambino, mentre il pusher della piazza continuava a spacciare ai clienti incuranti degli spari.

Le indagini sono state condotte dall’ottobre 2018 al maggio 2019, avvalendosi di attività tecniche di intercettazione e di videoripresa, e sono state riscontrate dalle dichiarazioni di due recenti collaboratori di giustizia: CARUANA Dario e CORRA Silvio. Il CORRA, in particolare, è il soggetto che ha sostituito lo SCHILLACI come responsabile del clan NIZZA e ha quindi fornito un rilevante contributo alla ricostruzione delle dinamiche mafiose. Lo SCHILLACI veniva poi tratto in arresto in data 8 novembre 2019 per porto abusivo di arma, ma nel corso della perquisizione venivano rinvenuti e sequestrati 60.000 euro provento dell’attività delle piazze di spaccio, la “carta degli stipendi”, la “carta delle estorsioni”, e la “carta delle piazze di spaccio”, tutte detenute dallo SCHILLACI in qualità di responsabile del clan NIZZA.

Parte dei proventi delle piazze di spaccio servivano, infatti, anche al mantenimento delle famiglie degli affiliati detenuti. In particolare nella “carta” venivano indicate le iniziali di 43 soggetti detenuti con accanto la somma spettante alla famiglia per un importo totale mensile di circa 42.000 euro.

I tempi di intervento sono stati particolarmente brevi in attuazione di un consolidato protocollo di indagini seguito dalla Direzione Distrettuale Antimafia per contrastare il fenomeno delle piazze di spaccio a Catania e che ha consentito di eseguire l’ordinanza cautelare nei confronti di 99 indagati solo dopo pochi mesi rispetto alla condotta contestata (l’informativa finale è stata depositata a fine giugno 2019 mentre la richiesta di misura cautelare è stata depositata nel novembre 2019).

Soggetti destinatari di misura cautelare in carcere:

  1. BARBAGALLO Giuseppe, classe 1998, già detenuto
  2. BARBAGALLO Vincenzo, classe 1980
  3. BARBATO Christian, classe 1996
  4. BATTAGLIA Marco, classe 1969
  5. BELGIORNO Giuseppe Emanuele, classe 1977
  6. BELLANTI Salvatore, classe 1983
  7. BELLIA Letizia, classe 1972
  8. BIAZZO Giuseppe, classe 1994, già agli arresti domiciliari
  9. BIAZZO Simone, classe 1999, già agli arresti domiciliari
  10. BONACETO Antonino, classe 1994, già agli arresti domiciliari
  11. CALABRETTA Andrea, classe 1992, già agli arresti domiciliari
  12. CALABRETTA Mario Maurizio, classe 1988, già agli arresti domiciliari
  13. CALÌ Antonio, classe 1984
  14. CALÌ Gianluca, classe 1988
  15. CASTAGNA Orazio, classe 1993
  16. CAUDULLO Domenico, classe 1998
  17. CELANO Salvatore, classe 1990
  18. CIPRIANO Hermann, classe 1996
  19. CONSOLI Concetto Renato, classe 1968
  20. DANUBIO Orazio, classe 1983
  21. DE LUCA Antonino, classe 1994
  22. DE LUCA Damiano, classe 1990
  23. DI BENEDETTO Luciano, classe 1977, già agli arresti domiciliari
  24. DI MAURO Simone, classe 1998
  25. DI PASQUALE Alessandro, classe 1970
  26. DI PASQUALE Dario, classe 1995
  27. DI PASQUALE Francesco, classe 1995
  28. FICHERA Giuseppe Benedetto Simone, classe 1993, già agli arresti domiciliari
  29. FINOCCHIARO Francesco, classe 1993, già agli arresti domiciliari
  30. FRANCESCHINO Antonino Silvestro, classe 1997
  31. FURNARI Fabio, classe 1990
  32. FURNARI Gabriele, classe 1992
  33. GENNARO Filippo, classe 1971, già detenuto
  34. GIUDICE Simone, classe 2000
  35. GRASSO Giovanni, classe 1996
  36. GRASSO Ignazio, classe 1960
  37. GRECO Lucia, classe 1998
  38. ILARDO Alessandro, classe 1999
  39. LA CHINA Salvatore, classe 1998, già agli arresti domiciliari
  40. LANZAFAME Natale, classe 1988, già agli arresti domiciliari
  41. LA PIANA Antonino Andrea, classe 1986
  42. LA PIANA Vincenzo, classe 1961
  43. LA ROSA Carlo Giovanni, classe 1992
  44. LONGO Antonio, classe 1973, già detenuto
  45. MAIURI Raffaele Ferdinando, classe 1990
  46. MARCANZÒ Antonio, classe 1990
  47. MASCI Pietro, classe 1982, già agli arresti domiciliari
  48. MASOTTA Felice, classe 1972
  49. MIRABELLA Giuseppe, classe 1998
  50. MUSUMECI Alessandro, classe 1986, già agli arresti domiciliari
  51. MUSUMECI Salvatore, classe 1996
  52. NICIFORO Concetto, classe 1996
  53. PATTI Fabio, classe 1984
  54. PLATANIA Giovanni, classe 1994, già agli arresti domiciliari
  55. PREVITE Massimiliano, classe 1994, già agli arresti domiciliari
  56. PRIVITERA Carmelo, classe 1962
  57. PRIVITERA Ignazio, classe 1964
  58. PRIVITERA Stefano, classe 1987
  59. RAINERI Graziella, classe 1964
  60. RAINERI Pietro Alessio, classe 1995
  61. RAPISARDA Giuseppe Paolo, classe 1982
  62. RAPISARDA Nazzareno, classe 1958
  63. RAPISARDA Piero, classe 1980, già detenuto
  64. SANFILIPPO Antonino, classe 1976
  65. SAPUPPO Giuseppe, classe 1962
  66. SAPUPPO Santo, classe 1966, già detenuto
  67. SCALIA Carmelo, classe 1992, già detenuto
  68. SCHILLACI Lorenzo Michele, classe 1968, già agli arresti domiciliari
  69. SPAMPINATO Carmelo, classe 1971, già agli arresti domiciliari
  70. SPAMPINATO Giambattista, classe 1990, già detenuto
  71. STRANO Natale, classe 1995.
  72. TOMASELLI Alessandro, classe 1976, già detenuto
  73. TROVATO Antonino, classe 1988
  74. TUDISCO Francesco, classe 1980
  75. VACCALLUZZO Maurizio, classe 1989, già agli arresti domiciliari
  76. VALASTRO Dario, classe 1984
  77. VECCHIO Alessandro, classe 1988, già agli arresti domiciliari
  78. ZUCCARO Samuele, classe 1996

Soggetti destinatari di misura cautelare degli arresti domiciliari:

  1. COPPOLA Orazio Salvatore, classe 1973
  2. GUERRERA Eugenio, classe 1998
  3. LANZAFAME Giovanni Michele, classe 1995
  4. NUCCIO Emmanuel, classe 1998
  5. PRIVITERA Maurizio, classe 1973
  6. RUSSO Christian, classe 1999
  7. SCALIA Giuseppe Samuele, classe 1975
  8. SQUILLACI Oreste, classe 1972
  9. VINCIGUERRA Domenico, classe 1991

Soggetti destinatari di misura cautelare dell’obbligo di dimora:

  1. ALLEGRA Cirino Nicola, classe 1977
  2. IERNA Marianna, classe 1988
  3. MAIURI Vanessa Sheila, classe 1995
  4. RIVOLI Giuseppe, classe 1991

Soggetti destinatari di obbligo di presentazione alla P.G.:

  1. AIELLO Concetto, classe 1970, già agli arresti domiciliari
  2. FRANCESCHINI Nicola, classe 1947
  3. ILARDO Giuseppe, classe 1962
  4. MAIURI CARMELO, classe 1963
  5. MARCANZÒ Salvatore, classe 1972
  6. MINNELLA Eugenio, classe 1991, già detenuto
  7. RAINERI Giuseppe Santo, classe 1968
  8. SPERANZA Ignazio Christian, classe 1991

Soggetti destinatari di misura cautelare in istituto Penitenziario Minorile:

  1. LA ROCCA Pietro Michael, classe 2001
  2. K., classe 2003

 

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Crotone e provincia: Carabinieri, continuano le attività di soccorso

(295) Continuano le attività di soccorso poste in essere dai carabinieri del Comando Provinciale di Crotone, coadiuvati dal Nucleo Carabinieri Continue reading “Crotone e provincia: Carabinieri, continuano le attività di soccorso” →

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L’Arma celebra la Patrona “Virgo Fidelis” nel LXXI anniversario della proclamazione ma anche il LXXIX della Battaglia di Culqualber e la “Giornata dell’Orfano” (video)

(294) Nella giornata odierna si celebra la “Virgo Fidelis” Patrona dell’Arma dei Carabinieri ed in tale data ricorre anche la “Giornata Continue reading “L’Arma celebra la Patrona “Virgo Fidelis” nel LXXI anniversario della proclamazione ma anche il LXXIX della Battaglia di Culqualber e la “Giornata dell’Orfano” (video)” →

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Reggio di Calabria: i Carabinieri intervengono a Sbarre per identificare un uomo che si era barricato all’interno di un’abitazione per evitare un controllo

(293) L’intervento, condotto dal personale specializzato dell’Aliquota di Primo Intervento, ha consentito di identificare l’uomo, un giovane Continue reading “Reggio di Calabria: i Carabinieri intervengono a Sbarre per identificare un uomo che si era barricato all’interno di un’abitazione per evitare un controllo” →

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Carabinieri: presentato il Calendario CITES 2021

(292) La valorizzazione del ruolo dei Carabinieri a protezione della flora e fauna a rischio di estinzione e del loro impegno a contrasto dei reati ai danni di queste specie. E’ il tema del Calendario CITES di quest’anno. Le specie “bandiera” presentate nel calendario sono in pericolo di estinzione per fattori molto spesso legati alle attività umane: alimentazione, commercio, collezionismo, ecc.. e rappresentano tasselli importanti della biodiversità del nostro pianeta.

Ogni mese, la specie protetta è stata associata ad una specifica attività operativa assicurata dai Carabinieri a tutela della stessa, come ad esempio:

il Gorilla di montagna, specie ad elevato rischio di estinzione, che sopravvive con circa 1.000 esemplari sui Monti Virunga, tra Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda e nel Parco Nazionale impenetrabile di Bwindi in Uganda. Ogni anno decine di ranger sacrificano la loro vita a difesa di questa meravigliosa specie. Negli ultimi anni l’Arma dei Carabinieri ha contribuito ad addestrare le forze di polizia di Uganda, Ruanda, Zambia e Namibia, impiegando carabinieri forestali e altri reparti specializzati, con interventi formativi anche sull’antibracconaggio e la CITES;

il Leopardo delle nevi scoperto all’inizio del secolo scorso, è stato cacciato per la sua stupenda pelliccia e ancora oggi è vittima del bracconaggio, non solo per il vello ma anche per le parti del corpo che, come avviene per gli altri grandi felini, sono molto richieste dalla medicina tradizionale cinese. I Reparti CITES hanno svolto in passato numerose operazioni di contrasto al traffico illegale di ossa di leopardo e tigre, cistifellea di orsi e cervi, corni di rinoceronti, scaglie di tartarughe e pangolino, sostanze che, secondo alcune credenze, dovrebbero garantire una guarigione con soli metodi naturali in contrasto alla medicina convenzionale.

Nel calendario, realizzato anche con il contributo del Ministero dell’economia e delle finanze e stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, vengono riportate dodici specie animali e vegetali rare raffigurate da spettacolari fotografie.

Quella del calendario CITES è una storia recente ma ormai consolidata che nasce dalla necessità di trovare uno strumento semplice e immediato capace di veicolare la bellezza e la complessità del mondo delle specie in via d’estinzione troppo spesso oggetto di commerci, legali e illegali, in Italia e nel mondo. L’idea di fondo è quella di offrire una panoramica che possa proporre immagini di animali e piante con informazioni scientifiche, normative e “pillole” curiose legate alla specie minacciata.

Giunto ormai alla sua quattordicesima edizione, il primo infatti è stato edito nel 2008, il Calendario CITES dei Carabinieri è un appuntamento consueto per il mondo scientifico, ambientalista e scolastico, e deve essere considerato come un importante ed efficace strumento di divulgazione e di educazione alla legalità ambientale.

Testimonial d’eccezione di quest’anno Licia Colò, da sempre vicina alle tematiche ambientali, la quale ha offerto gratuitamente la propria immagine per un video realizzato dall’Arma dei Carabinieri. Il biologo Francesco Petretti, Presidente della Fondazione Bioparco di Roma, ha invece moderato la presentazione del Calendario, pubblicato sul sito e sui canali social istituzionali, che si è tenuta presso il Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari Carabinieri alla quale ha partecipato il Gen. B. Massimiliano Conti, Comandante del Raggruppamento Carabinieri Cites. E proprio Licia Colò nel video si rivolge direttamente ai giovani: “Siete voi i nuovi custodi di questi habitat così meravigliosi e multicolori, ricchi di vita” invitandoli a conoscere e a rispettare la Natura.

La CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora ) siglata a Washington da oltre 180 Stati tutela le specie di flora e fauna in via di estinzione, oltre 35.000, mediante la regolamentazione del commercio di esemplari vivi, loro parti e prodotti derivati, attraverso il principio dell’uso sostenibile delle risorse e con un articolato meccanismo di certificazioni, controlli e sanzioni.

Il traffico di specie selvatiche in via d’estinzione è stimato in 23 miliardi di dollari l’anno. Insieme a quello del legname tropicale, 100 miliardi dollari, è tra i più fiorenti commerci criminali dopo droga, armi ed esseri umani, unitamente a quelli delle opere d’arte e dei beni storico-archeologici.

Il Raggruppamento Carabinieri CITES è il reparto competente per l’applicazione in Italia della Convenzione di Washington, svolge attività di certificazione, attraverso il rilascio di circa 70.000 certificati all’anno, esegue una capillare e costante attività di controllo investigativo e di polizia giudiziaria, in applicazione della vigente normativa con i suoi 35 Nuclei, 11 Distaccamenti in area doganale ed una Sezione Operativa Centrale nell’ambito del Reparto Operativo.

Nell’ambito delle attività di prevenzione e repressione delle condotte illecite compiute ai danni delle specie CITES e di altre specie protette da trattati e convenzioni internazionali i Carabinieri hanno eseguito più di 5.000 controlli, elevato 211 verbali amministrativi, notificato ai trasgressori un importo complessivo di circa 1.500.000 euro di sanzioni, hanno inoltre deferito all’Autorità Giudiziaria 232 persone, eseguito 51 perquisizioni e 235 sequestri.

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Pubblicità ed offerta in vendita on-line di farmaci anti-Covid, i Carabinieri NAS oscurano 20 siti web

(291) Continua l’attività del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute in relazione all’emergenza sanitaria connessa con la diffusione dell’epidemia di COVID-19 e volta, in particolare, al monitoraggio dell’offerta in vendita sul web di medicinali.
Il mercato virtuale veicolato dalla rete internet, infatti, come già emerso in precedenti controlli, è diventato un’importante fonte di commercio e approvvigionamento di farmaci ad uso umano, molto spesso non autorizzati, con claim accattivanti e asseritamente vantanti proprietà in grado di prevenire e curare diverse patologie, tra le quali il COVID-19.

In tale contesto, i Carabinieri della Sezione Analisi del Reparto Operativo, nell’ambito di una collaudata collaborazione tra la Specialità e il Ministero della Salute finalizzata al contrasto al cybercrime farmaceutico, hanno dato esecuzione a ulteriori 20 provvedimenti d’inibizione all’accesso (cd. “oscuramento”) emessi dalla Direzione Generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del Dicastero, su proposta del citato Reparto, nei confronti di altrettanti siti web collocati su server esteri e con riferimenti di gestori fittizi, sui quali venivano effettuate la pubblicità e l’offerta in vendita, anche in lingua italiana, di medicinali sottoposti a particolari restrizioni all’utilizzo clinico.

L’attività di monitoraggio telematico, che prosegue incessantemente, ha consentito di individuare piattaforme on line che mettevano in vendita illegalmente una molteplicità di medicinali soggetti a obbligo di prescrizione e vendibili solo in farmacia da parte di farmacista abilitato, recanti varie indicazioni terapeutiche e contenenti principi attivi ad azione dopante, antibiotica, antidolorifica e per il trattamento della disfunzione erettile.

Tra questi, gli accertamenti hanno individuato l’offerta in vendita di medicinali a base degli antimalarici clorochina e idrossiclorochina, nonché degli antivirali lopinavir e ritonavir, tutti principi attivi per i quali l’Agenzia Italiana del Farmaco, con note del luglio 2020, ha confermato la sospensione dell’autorizzazione all’utilizzo off label per il trattamento del COVID-19 al di fuori degli studi sperimentali clinici.

In taluni casi, i medicinali venivano presentati sui siti web oscurati facendo riferimento a non meglio indicati studi scientifici asseritamente dimostranti l’efficacia degli stessi nella cura del COVID-19.

Presenti anche farmaci contenenti l’antibiotico azitromicina, in relazione al quale l’AIFA ha fornito ai clinici elementi utili a orientare la prescrizione e a definire un rapporto fra i benefici e i rischi sul singolo paziente.

Con i provvedimenti ora eseguiti, salgono a 112 i siti oscurati dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute dall’inizio dell’emergenza pandemica.

Nella circostanza, nel rinnovare l’invito ad attenersi solo alle indicazioni fornite dagli Organi ufficialmente preposti, consultando i relativi siti istituzionali, in merito alla presenza di offerte sul web di farmaci non autorizzati o di dubbia provenienza, è opportuno ribadire che la vendita e l’acquisto di “medicinali con obbligo di prescrizione” attraverso internet non solo sono sempre vietati dalla normativa italiana, ma sono soprattutto estremamente pericolosi per la salute, non essendovi affatto contezza né della reale composizione degli stessi, né delle corrette modalità di produzione e conservazione, né degli effetti che la loro assunzione può cagionare. È, altresì, importante ricordare che l’offerta in vendita e la pubblicità dei “medicinali senza obbligo di prescrizione” (SOP/OTC) possono essere effettuati on line solo attraverso i siti di farmacie ed esercizi espressamente autorizzati secondo quanto previsto dal decreto legislativo 24 aprile 2006 n. 219, il cui elenco è consultabile sul sito del Ministero della Salute (www.salute.gov.it), riconoscibili attraverso il previsto Logo Identificativo Nazionale che deve essere chiaramente visibile su ciascuna pagina del sito web dedicata ai medicinali.

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Mantova: Guardia di Finanza, sequestrati beni mobili ed immobili a 2 imprenditori evasori fiscali per circa 1,3 milioni

(357) Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Mantova, all’esito di specifiche attività di polizia giudiziaria dirette e coordinate dalla Procura della Repubblica di Mantova a contrasto dell’evasione e delle frodi fiscali, nei giorni scorsi ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, anche nella forma “per equivalente”, per un importo complessivo di circa 2,5 milioni di euro.

Si tratta di un provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Mantova su richiesta della medesima Procura della Repubblica, nei confronti di un professionista operante nel campo dell’ingegneria edile. In particolare, a seguito di due verifiche fiscali effettuate dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, è stata contestata una consistente evasione fiscale realizzata utilizzando ed emettendo fatture per operazioni inesistenti e non versando l’Iva che egli stesso aveva dichiarato come dovuta al Fisco. Le attività investigative, basate sul riscontro dei rapporti economici con clienti e fornitori, hanno portato a ritenere sussistente la fittizietà delle operazioni intercorse con numerose società “cartiere” (cioè imprese prive di vera operatività, utilizzate anche per emettere fatture false) per gli anni d’imposta dal 2012 al 2016.

L’attività cautelare, finalizzata alla confisca, ha interessato n. 7 unità immobiliari dislocate tra Mantova e la vicina Verona; ingenti disponibilità finanziarie e tre auto sportive di valore.

Ma non è la sola attività che, nell’ultimo mese, ha caratterizzato l’impegno sinergico di Guardia di Finanza e Procura della Repubblica a contrasto dell’evasione attuata con illeciti penali. Non più tardi di due settimane fa, altro analogo provvedimento è stato eseguito a carico di un soggetto operante in provincia di Mantova, che, secondo l’accusa, aveva compensato propri debiti tributari e previdenziali con crediti inesistenti, incorrendo nel reato previsto dall’art. 10 quater («indebita compensazione») del D.Lgs 74/2000. In questo caso sono state sequestrate ingenti disponibilità bancarie per oltre 600 mila euro.

In definitiva, grazie ai due provvedimenti di sequestro eseguiti nelle ultime settimane dai finanzieri mantovani nell’azione coordinata dalla Procura della Repubblica di Mantova, sono stati sottratti alla disponibilità degli indagati beni per un valore complessivo di oltre 3,1 milioni di euro, che rappresentano, in ipotesi accusatoria, il profitto di reati tributari e, come detto, all’esito del giudizio di merito, potranno essere definitivamente acquisiti al patrimonio dello Stato con la confisca. I contribuenti denunciati possono fare acquiescenza ed estinguere il debito prima del giudizio, ottenendo sconti di pena o la non punibilità.

Tali azioni investigative confermano, ancora una volta, l’importanza di un efficace raccordo fra l’attività di verifica fiscale finalizzata al contrasto all’evasione e alle frodi fiscali, che costituisce uno degli obiettivi strategici della Guardia di Finanza quale Corpo di Polizia economico- finanziaria, e l’adozione, da parte dell’Autorità Giudiziaria, di provvedimenti di sequestro dei patrimoni degli indagati corrispondenti alle imposte evase per reati tributari, che favoriscono il recupero di risorse per il Paese e per la collettività, utili soprattutto nell’attuale scenario di crisi generato dalla pandemia da Covid-19.

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Latina: Guardia di Finanza, operazione “δοῦλος”. Contrasto al fenomeno del “caporalato”, eseguite 6 misure cautelari personali per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

(356) I militari della Guardia di Finanza di Latina, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, a eseguito di indagini, svolte sotto la direzione del Procuratore Aggiunto, Dottor Carlo Lasperanza e dei Sostituti Procuratori, Dottor Giuseppe Miliano e Dottor Valerio De Luca, hanno eseguito una serie di misure cautelari personali emesse dal G.I.P. presso il tribunale pontino, Dottor Mario LA ROSA, per le ipotesi di reato di cui agli articoli 110 e 603bis C.p, mettendo fine ad una collaudata attività criminale dedita al sistematico sfruttamento dei braccianti agricoli di nazionalità prevalentemente indiana.

L’operazione di polizia economico-finanziaria – denominata “δοῦλος” (dal greco antico “servo”, “schiavo”), iniziata da un controllo in materia di lavoro sommerso, eseguito dai Finanzieri della Tenenza di Sabaudia nei confronti un’importante azienda agricola pontina, ha permesso di accertare come la società, grazie all’opera dell’amministratore e di altri soggetti in posizione direttiva abbia impiegato nel lavoro agricolo nelle unità locali operative in provincia di Latina, nel corso degli ultimi due anni, complessivamente oltre 290 lavoratori in condizioni di assoluto sfruttamento e prevaricazione.

Nel corso delle indagini, è emerso – grazie alla documentazione extracontabile acquisita all’esito di mirate perquisizioni locali disposte dall’A.G. pontina – che gli indagati, approfittando dello stato di bisogno di numerosi lavoratori stranieri, hanno proceduto non solo alla corresponsione di retribuzioni orarie sensibilmente inferiori a quelle previste dai contratti collettivi di categoria, ma anche all’impiego effettivo della manodopera per un numero di ore di lavoro settimanale di gran lunga superiore a quello formalmente risultante nella documentazione aziendale “ufficiale” (formalmente ineccepibile) concernente i relativi rapporti di lavoro subordinato (contratti di lavoro, buste paghe, registro presenze, etc.).

Le condizioni di lavoro e i metodi di sorveglianza pressanti e degradanti, attuati dai responsabili dell’area amministrativa e di controllo del personale, sono stati tali da generare nei lavoratori stranieri – costantemente provati da un profondo stato di bisogno e dalla necessità, spesso, di mantenere economicamente le famiglie d’origine – anche un totale assoggettamento psicologico al “datore di lavoro”. In alcuni casi, infatti, i lavoratori sono stati costretti a rinunciare al riposo settimanale e/o alla fruizione di ferie.

Lo sfruttamento dei braccianti agricoli ha consentito all’azienda agricola non solo di risparmiare sensibilmente sul costo della manodopera – a discapito delle fasce più deboli – ma anche di attuare una grave concorrenza sleale a danno degli altri operatori economici “onesti” del settore, grazie al mancato pagamento alle casse dell’INPS dei maggiori contributi previdenziali e assistenziali ammontanti ad oltre 110.000,00 euro.

L’intervento delle Fiamme Gialle pontine s’inquadra nell’ambito dei compiti di polizia economico-finanziaria attribuiti alla Guardia di Finanza a tutela del mercato del lavoro – per contrastare, in particolare, le più gravi forme di prevaricazione e sfruttamento – degli interessi erariali, nonché dell’ordine pubblico economico e della leale concorrenza tra imprese rispettose delle regole e dei diritti dei lavoratori.

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Ravenna: Guardia di Finanza, operazione “Duty free”. Sequestrati oltre 2,5 milioni di DPI importati illecitamente dalla Cina in esenzione di dazi ed IVA. Denunciato per contrabbando aggravato il legale rappresentante della società importatrice

(355) Sulla base di una preventiva attività di analisi delle operazioni doganali di importazione di merci destinate al contrasto della diffusione del COVID 19 poste in essere dall’inizio della pandemia da parte di imprese con sede nella provincia di Ravenna, nei giorni scorsi i finanzieri del Comando Provinciale di Ravenna hanno effettuato una serie di controlli a campione finalizzati a verificare la qualità dei materiali sotto il profilo delle necessarie certificazioni di sicurezza e, nel contempo, la regolarità, anche sotto il profilo fiscale, delle procedure attuate.

In questo ambito l’attenzione investigativa delle Fiamme Gialle si è concentrata – tra gli altri – su un’azienda del faentino che risultava aver importato via aerea dispositivi di protezione personale di vario genere (mascherine FFP2 e FFP3, mascherine chirurgiche, tute protettive, occhiali protettivi, calzari e visiere) per decine di milioni di euro, usufruendo in molti casi dello svincolo doganale diretto, in esenzione di dazi e IVA.

Tale procedura, di carattere del tutto eccezionale, è stata prevista da un’apposita ordinanza del Commissario Straordinario per l’emergenza sanitaria di fine marzo scorso, e poi prorogata nel tempo, proprio al fine di agevolare al massimo la distribuzione sul territorio nazionale di beni utili alla lotta alla pandemia e prevede la possibilità di importare la merce con il beneficio della totale esenzione di dazi all’importazione e di IVA, purché la merce sia destinata ad enti pubblici o aziende sanitarie accreditate per l’impiego diretto o la distribuzione gratuita alla collettività, escludendo quindi da ogni agevolazione tributaria le importazioni di beni invece destinati alla rivendita.

Nel caso specifico, dai preliminari accertamenti emergevano alcuni indicatori di rischio di frode, in quanto la società controllata, operante già nel settore del commercio di dispositivi paramedicali, anche se di altro tipo, e con un limitato giro d’affari, dall’inizio dell’emergenza sanitaria risultava aver incrementato esponenzialmente i propri acquisti dall’estero, superando i 20 milioni di euro di valore della merce acquistata, dei quali ben 12 milioni riguardavano DPI importati dalla Cina in totale esenzione d’imposta in quanto destinati, così come attestato nelle autocertificazioni presentate dall’impresa in dogana, a diverse strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate, ovvero ad altri organismi pubblici per fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto.

A fronte di tali evidenze i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Ravenna decidevano di approfondire gli accertamenti attraverso un’ispezione diretta presso la sede aziendale, in modo da verificare se quanto dichiarato in dogana avesse poi trovato concreta attuazione nelle successive operazioni commerciali e se effettivamente la merce fosse poi stata destinata alle strutture pubbliche indicate quali destinatari finali dei beni.

In realtà, fin da subito il controllo non è risultato semplice, atteso che l’azienda aveva approntato tre magazzini di grandi dimensioni dove aveva stipato nel tempo la grande quantità di beni importati, che in gran parte non erano stati affatto consegnati alle strutture sanitarie, ma giacevano accantonati, evidentemente in attesa di trovare altri acquirenti.

In effetti, a dimostrazione dell’intento speculativo e commerciale delle operazioni, dal controllo è stato appurato come la merce importata non venisse poi ceduta direttamente agli enti pubblici come dichiarato, bensì ad un’altra società commerciale collegata alla venditrice e riconducibile al medesimo assetto proprietario, alla quale veniva venduta con un ricarico stimato pari a circa il 18% del prezzo di acquisto. Quest’ultima impresa, poi, rivendeva a sua volta la merce a enti pubblici e/o a altre imprese private applicando un ulteriore ricarico del 20%.

Inoltre, è stato anche accertato come molte delle dichiarazioni che avrebbero dovuto essere sottoscritte dagli enti pubblici quali destinatari finali dei beni e presentate in dogana dall’importatore privato per lo svincolo diretto, fossero state invece predisposte (ed in alcuni casi addirittura vistate) dalla stessa impresa importatrice beneficiaria dell’esenzione fiscale.

E’ stata quindi analiticamente ricostruita la reale destinazione dei dispositivi di protezione di ogni singola importazione, riscontrando anche casi eclatanti di frode quali, ad esempio, la commercializzazione di 8.400 calzari, cartolarmente destinati ad una azienda ospedaliera emiliana, in realtà ceduti ad una impresa privata polacca.

Il responsabile aziendale, che aveva sottoscritto le autocertificazioni false necessarie alla particolare procedura di sdoganamento nonché molte delle dichiarazioni degli enti pubblici, anch’esse predisposte ad arte per aggirare i vincoli doganali, è ora accusato di contrabbando aggravato ed è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Ravenna.

Nel contempo, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno passato al setaccio i tre magazzini aziendali, riscontrando tutte le giacenze di beni riconducibili alle operazioni doganali eseguite beneficiando illecitamente dell’esenzione di dazi e IVA e quindi oggetto del sistema fraudolento adottato.

Al termine delle operazioni sono stati rinvenuti 2.527.516 DPI di vario tipo, tra cui 1.677.306 mascherine FFP2, 680.230 mascherine chirurgiche a tre strati, 154.327 tute, 14.947 occhiali e 706 visiere protettive, per un valore commerciale complessivo di circa 6.200.000 euro.

Tutta la merce contrabbandata è stata quindi sottoposta a sequestro cautelare, già convalidato dalla competente Autorità Giudiziaria.

La società, inoltre, dovrà versare circa 1.000.000 di euro di dazi all’importazione e circa 1.700.000 euro di Iva, pari a quanto evaso, a fronte dei 12.000.000 di euro di merce acquistata dalla Cina.

Questo ingente sequestro e l’intera attività di analisi da cui è scaturito s’inquadra nell’ambito dei servizi di prevenzione e repressione degli illeciti legati all’emergenza sanitaria da Covid-19, avviati sin dall’inizio della pandemia dalle Fiamme Gialle ravennati, con l’ausilio dei Reparti Speciali del Corpo, con particolare attenzione alla corretta importazione dei dispositivi di protezione personale, sia dal punto di vista fiscale che della sicurezza dei prodotti, soprattutto per quella parte di dispositivi di protezione individuale (D.P.I.) che necessitano di specifiche certificazioni per la loro commercializzazione.

In questo senso l’attività svolta testimonia la costante attenzione operativa dei Reparti territoriali della Guardia di Finanza affinché imprenditori senza scrupoli non sfruttino le agevolazioni normative connesse alla necessità di fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto, al solo scopo di ottenere a titolo personale illeciti vantaggi economici.

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