Regione Calabria: i comunicati stampa del 20 marzo 2015

(147) La Giunta ha nominato i commissari nelle aziende sanitarie ed ospedaliere. La Giunta regionale si è riunita – informa una nota dell’Ufficio Stampa – sotto la presidenza del Presidente Mario Oliverio.

 

Su proposta del Presidente Oliverio è stata approvata una proposta di legge che prevede l’istituzione dell’azienda sanitaria unica regionale. La proposta passa ora all’approvazione del Consiglio regionale. *E’stato approvato il nuovo bando per  i direttori generali delle aziende del sistema sanitario regionale e sono stati nominati i commissari nelle aziende sanitarie ed ospedaliere calabresi che sono: ASP di Catanzaro: Giuseppe Perri; ASP di Cosenza: Gianfranco Filippelli; ASP  di Reggio: Santo Gioffrè; ASP di Crotone: Sergio Arena; AO “Pugliese Ciaccio”  di Catanzaro: Domenico Pingitore; AO di Cosenza: William Auteri; AO “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio: Frank Benedetto. *E’stato approvato l’aggiornamento del  Piano triennale per la prevenzione della corruzione  2015-2017 ed il Programma per la trasparenza e l’integrità 2015-2017. *E’ stato deliberato il finanziamento, sul  Fondo Unico “Pac” di interventi destinati alla valorizzazione dell’area archeologica  “antica  Kroton” per un importo di circa sessantadue milioni di euro. Con tale intervento economico, oltre alla riqualificazione del parco urbano, saranno realizzati, nell’area ex “montedison”, opere di bonifica del suolo, scavi archeologici, il museo archeologico ed interventi tendenti alla valorizzazione del parco archeologico stesso. *E’ stato anche deliberato il  riconoscimento d’ interesse locale della biblioteca del Conservatorio di musica “Torrefranca” di Vibo e della “biblioteca delle donne” di Soverato. Le due proposte passano ora all’esame della Commissione consiliare competente. Su proposta dell’Assessore al Lavoro Carlo Guccione è stato deliberato di nominare Commissario straordinario dell’Azienda “Calabria Lavoro” e Fondazione “Field” il Dirigente generale reggente del Dipartimento “Lavoro” Antonio De Marco. Su proposta dell’Assessore al Bilancio ed al Personale Vincenzo Ciconte, sono state approvate una serie di variazioni di bilancio. *Sono state anche approvate le direttive generali per la disciplina delle modalità di conferimento degli incarichi di funzione dirigenziale. o.m. (148) La Giunta regionale ha costituito una “task forse”  per la revisione del Piano anticorruzione. La Giunta regionale, nella seduta odierna, ha deciso di costituire –informa una nota dell’Ufficio stampa –  una “task force”, coordinata dal Capo di Gabinetto della Presidenza e composta dal Responsabile della “prevenzione corruzione”, da altri tre dirigenti regionali interni, due avvocati dell’Avvocatura regionale e dal professore universitario Antonio Viscomi, al fine di supportare ed orientare  l’attività di revisione del Piano anticorruzione, ritenendo che occorra dare un forte segnale di cambiamento nella riorganizzazione burocratica amministrativa già avviata. Occorre, infatti, formulare un Piano stringente per la prevenzione della corruzione nella Regione Calabria. In particolare, si ritiene indispensabile adottare misure di prevenzione idonee in attività particolarmente sensibili perché potenzialmente esposte al rischio di corruzione, quali  autorizzazioni, concessioni; procedure di appalto per l’affidamento di lavori, servizi e forniture, ivi comprese le procedure in economia e gli affidamenti d’urgenza;  erogazioni a contenuto liberale sotto forma di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati; concorsi e prove selettive per l’assunzione di personale anche a tempo determinato e per la progressione di carriera; attività di pianificazione urbanistica ed attuativa; attività di accertamento e di verifica della elusione ed evasione tributaria ed extratributaria; materie oggetto di incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi (art. 53 D.lgs. n. 165/2001 e s.m.i., così come modificato dalla Legge n. 190/2012); transazioni stragiudiziali;  proroghe e rinnovi di un servizio o di una fornitura; nomine in società pubbliche; affidamenti diretti; procedimenti sanzionatori; pagamenti in genere;  alienazione di beni immobili e costituzione di diritti reali minori su di essi o concessione in uso di beni appartenenti al patrimonio disponibile dell’ente; gestione del patrimonio immobiliare e così via. Entro il venti aprile, il gruppo di lavoro presenterà alla Giunta il Piano anticorruzione che sarà sottoposto al confronto con le OO.SS. per il piano di rotazione dei dirigenti. Entro il trenta aprile, verrà approvato dalla Giunta e reso operativo. o.m. (150) Il Presidente della Regione Oliverio sulla proposta di legge dell'Azienda ospedaliera unica regionale. Il Presidente della Regione Mario Oliverio, in relazione all'approvazione, da parte della Giunta, nella riunione di oggi, della proposta di legge per la costituzione dell'Azienda ospedaliera unica regionale ha dichiarato: "ora su di essa apriremo un confronto con le forze sociali, i sindaci e gli amministratori locali, le organizzazioni professionali, a partire dagli operatori sanitari. Un confronto aperto a suggerimenti, osservazioni, proposte che troveranno ascolto e saranno recepite nella direzione della  riqualificazione dei servizi sanitari, nel taglio degli sprechi e della razionalizzazione delle risorse. Questa proposta va nella direzione dell'accelerazione della fuori uscita dalla condizione di straordinarietá in cui versa il sistema sanitario regionale. L'Azienda Unica deve significare Centrale Unica degli acquisti, articolazione organizzativa per aree della rete ospedaliera ed area dei servizi territoriali. Gli ambiti territoriali dovranno avere un'adeguata considerazione  e gli amministratori locali essere protagonisti e soggetti attivi.Nel necessario processo parteciperanno alla costruzione di servizi qualificati". o.m.

 

 

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Lamezia Terme (Cz): Forza Nuova e Cantiere Laboratorio, sabato 21 aperitivo elettorale “Turismo, risorsa economica per la città”

(142) Forza Nuova e l’associazione culturale Cantiere Laboratorio organizzano per sabato 21 marzo alle ore 18:30 presso il Caffè letterario del Bar del Popolo su via Eroi dei Sapri a Lamezia, un aperitivo elettorale dal titolo: “Turismo, risorsa economica per la città”,

 

interverrà l’Avv. Armando Chirumbolo candidato a sindaco di Lamezia. L’evento che sarà aperto a tutti i cittadini sarà occasione per spiegare come questo strategico settore possa finalmente fungere da autentico volano economico per Lamezia col quale ottenere crescita, sviluppo ed occupazione. Punto fermo del programma politico che da qui a poco sarà presentato alla città da parte del nostro candidato sindaco, vuole concretamente rompere con la consuetudine di un triste passato amministrativo per Lamezia nel quale tutte le nostre bellezze naturali non sono mai state effettivamente sfruttate, pur essendo sempre puntuale argomento da campagna elettorale dei tradizionali partiti. Forza Nuova insieme col contributo di quel mondo dell’associazionismo politico e culturale come appunto Cantiere Laboratorio vicino a noi e con tutte le altre forze che compongono la nostra coalizione, è intenzionata a mettere in atto politiche che vadano nella direzione di attrarre grosse quote di flussi turistici con tutto un indotto collegato nell’intero tessuto sociale ed economico cittadino, fornendo linfa vitale all’intero territorio attraverso la valorizzazione delle nostre ricchezze naturali e paesaggistiche, metodologie di comunicazione e propaganda, adottando politiche fiscali che favoriscano insediamenti turistici e quindi possibilità concreta di offrire lavoro ai soli cittadini lametini. Una città dunque quella pensata da noi baricentro della regione e modello ricettivo del settore, asset strategico in stretta connessione con l’altro dell’agricoltura per dare finalmente una giusta identità sociale ed economica alla nostra Lamezia Terme. Forza Nuova Lamezia Terme ed Ass. Culturale Cantiere Laboratorio.

 

 

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Calabria: sanità pubblica, MDC “Lo smantellamento un preciso disegno”

(143) "Stiamo assistendo da qualche tempo a movimenti inquietanti nel mondo della sanità regionale pubblica e privata da anni tra l’altro feudo dei potentati politici locali.

 

La sanità regionale soffre da anni questa incurabile patologia, serbatoio di voti prima, vedi anche le ultime assunzioni preelettorali, luogo di faide per i posti di primariato e dirigenza poi. Il cocktail con tali ingredienti è imploso, nomine clientelari, assenza di meritocrazia, appalti milionari a cooperative con manager spesso già con esperienze fallimentari. In sintesi questo è il quadro, il futuro? Servizi scadenti e sempre meno disponibili, liste di attesa lunghissime, strutture fatiscenti, l’emigrazione sanitaria in forte aumento. E in questo quadro abbastanza chiaro che si innestano le operazioni in atto nella sanità privata cosentina? Fallimenti, passaggi di proprietà, commissariamenti, concordati preventivi, in un contesto che si fronteggiano politici, imprenditori, faccendieri di comprovata immoralità. L’obiettivo? Alla fine di questo caos primordiale probabilmente uscirà uno o due poli sanitari privati che monopolizzeranno i servizi per la nostra salute nel futuro. Noi tra l‘altro membri del consiglio nazionale consumatori ed utenti presso il MEF, alla luce delle continue denunce di semplici cittadini per disservizi legati al servizio sanitario abbiamo il dovere di richiamare al senso di responsabilità tutti coloro che in questa filiera agiscono, invitando le autorità preposte ad approfondire alcune circostanze oscure, dimostrando tra l’altro di non essere conniventi o organici con questo progetto finalizzato a privatizzare l’intero settore". Movimento difesa del Cittadino.

 

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Regione Calabria: Nucera (La Sinistra) “Eliminiamo i danni della Riforma Fornero: favoriamo il pensionamento di chi ne ha diritto e creiamo nuove opportunità di lavoro per i giovani calabresi”

(144) “Con la Riforma delle pensioni voluta dalla Fornero nel 2011 a partire dal 2012, abbiamo avuto la sostanziale abolizione delle pensioni di anzianità e la rimodulazione delle pensioni di vecchiaia fissando a 66 anni per le donne e 67 per gli uomini l’età minima

 

per uscire dal mondo del lavoro. Il ministro Poletti assicura che attraverso un intervento del Parlamento si rimedierà nelle prossime settimane alle storture che questa riforma ha creato, passando ad  un  sistema flessibile in cui l’uscita anticipata comporterà una riduzione della pensione, e quella posticipata invece una maggiore entrata per il pensionato. In attesa della nuova normativa, al fine di arginare i difetti della Riforma delle pensioni della Fornero e di creare nuovi posti di lavoro per i giovani, vogliamo proporre un intervento in favore dei dipendenti a tempo indeterminato della Regione Calabria. Con la Legge Regionale 34 del 2010, valida per gli anni 2011-2013, si era proposto un meccanismo di scivolo fino alla pensione che consisteva nell’accompagnare il dipendente regionale fino al raggiungimento dell’età pensionabile prevista dalla legge con un’indennità supplementare, pari a sette mensilità della retribuzione lorda risultante dalla media degli ultimi dodici mesi di servizio, per ciascuno degli anni necessari al raggiungimento dei limiti di età previsti dalla normativa. L’indennità veniva erogata in base alla richiesta diretta del lavoratore, comportando inoltre l’immediata risoluzione del rapporto di lavoro. L’approvazione della Riforma delle pensioni della Fornero ha fatto sì che i dipendenti pronti a utilizzare lo scivolo nel 2012, abbiano perso l’opportunità di tale finestra di uscita. Per consentire a tutti di godere del medesimo diritto e arginare fattori discriminativi generati dalla miopia dell’ultima Riforma, si chiede, sulla base della Legge Regionale 34, che venga fatta una nuova legge sullo scivolamento rimodulando semplicemente i criteri di accompagnamento, fino al raggiungimento dell’età pensionabile prevista dalla legge, così da permettere finalmente l’uscita dall’amministrazione di chi, di fatto, aveva toccato con mano la possibilità del pensionamento – e con loro garantire la stessa opportunità per il triennio 2015-2017 a chi ne avesse i requisiti. Sui posti lasciati liberi chiediamo che vengano attivati i concorsi. Il nostro intento è anche quello di favorire una riorganizzazione degli uffici con l’inserimento di personale giovane, motivato, in grado di far fare il salto di qualità all’Amministrazione senza un sostanziale aggravio per le casse regionali. * On.le Giovanni Nucera Consigliere regionale Capogruppo de La Sinistra.

 

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Roma: il relatore, sen. D’Ascola ha illustrato il testo proposto dalla Commissione circa il DDL Anticorruzione

(145) La prima parte del provvedimento, che riguarda i reati contro la pubblica amministrazione, inasprisce le pene principali e accessorie per i reati di corruzione, indebita induzione e peculato.

 

Sono previsti obblighi di riparazione e attenuanti in caso di collaborazione utile alle indagini. In un'ottica di prevenzione, è previsto lo scambio di informazione tra autorità anticorruzione, procure e tribunali amministrativi regionali. La seconda parte del provvedimento riguarda i delitti di falsa comunicazione sociale. E' prevista un'area di non punibilità per fatti di lieve entità riguardanti società non quotate. L'attuale disegno di legge si compone sostanzialmente di due parti. La prima parte riguarda i reati contro la Pubblica amministrazione e tutta una serie di disposizioni connesse al trattamento punitivo in materia di delitti dei pubblici ufficiali contro lo Pubblica amministrazione. La seconda parte è incentrata sui delitti di false comunicazioni sociali. Per quanto riguarda la prima categoria di delitti, si prevede un inasprimento sanzionatorio generalizzato, che riguarda cioè non soltanto le pene principali ma anche quelle accessorie. In particolare, si interviene sul delitto di corruzione per l'esercizio delle funzioni di corruzione per atto contrario ai doveri dell'ufficio, di corruzione in atti giudiziari, di indebita induzione e di peculato. Da questo punto di vista si è allargato l'inasprimento del trattamento sanzionatorio in virtù della necessità di armonizzare e riequilibrare detto trattamento all'interno delle figure che compongono i delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica amministrazione in quanto l'inasprimento sanzionatorio, prevalentemente incentrato sull'articolo 319 del codice penale (corruzione per atto contrario ai doveri di un pubblico ufficiale) ha determinato la necessità di un più generale coordinamento sanzionatorio volto, per l'appunto, ad armonizzare l'inasprimento sanzionatorio tra le figure che compongono l'intera categoria. Tanto per dare facile esemplificazione al problema, una volta inasprito il trattamento sanzionatorio sul versante dell'articolo 319, è sembrato necessario prevedere una pena ancora più aspra per il più grave – per me lo meno per come ritenuto dalla Commissione – delitto di corruzione in atti giudiziari. Si è detto che l'inasprimento sanzionatorio non si giustifica in relazione all'obiettivo di una prevenzione generale ossia all'obiettivo che si individua nel presunto decremento di fatti concernenti i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione in corrispondenza dell'incremento sanzionatorio. Sul punto deve essere chiaro che se pure non si trova una regola scientifica volta ad individuare una chiara relazione tra l'incremento sanzionatorio e la dissuasione nel commettere delitti di questo genere, è però indubbiamente vero che la giustificazione di questo trattamento sanzionatorio più aspro si individua sul versante, potremmo dire classico, della retribuzione. Infatti, più cresce nella società la disapprovazione per tali delitti, più si registra la natura plurioffensiva di tali fatti di reato. È notorio come i delitti contro la pubblica amministrazione abbiano degli effetti lesivi nei confronti, per esempio, dell'economia nazionale, dell'immagine internazionale dell'Italia, dalla quale ovviamente discendono anche conseguenze in campo economico. Più si registra tale natura offensiva, più si giustifica un incremento sanzionatorio con riferimento agli aspetti classici di un sistema penale che si regge sul principio retributivo, ossia al crescere del danno si giustifica un accrescimento dell'intervento sanzionatorio. Devo poi dire che non ci sono soltanto misure di natura repressiva, ma anche volte a incentivare il versante preventivo. Si inseriscono in questo filone legislativo gli obblighi di informazione funzionali a determinare un coordinamento tra l'Autorità internazionale anticorruzione, la procura della Repubblica e i tribunali amministrativi regionali, i quali ovviamente hanno il polso di situazioni disfunzionali che possono e debbono, per la convinzione della Commissione, essere riferite a quell'Autorità, che poi ha il compito di coordinare l'intervento preventivo in materia di anticorruzione. Con la giustificata finalità di conoscere una maggior quota di fatti concernenti i reati contro la pubblica amministrazione, si prevede l'attenuante della collaborazione nel contesto di una disposizione che utilmente grava l'accento sull'avverbio "efficacemente", volto a sottolineare che l'attenuante è riconosciuta soltanto a soggetti che abbiano reso una collaborazione che abbia dato un risultato utile per le indagini. Sul piano patrimoniale, l'articolo 322-ter prevede la sanzione patrimoniale con una pluralità di funzioni, delle quali in maniera più dettagliata si potrà riferire in occasione delle fasi del dibattito e della votazione in Aula. Si prevede, ad esempio, la riparazione del danno che corrisponde a una entità pari a quanto indebitamente ricevuto, ma da pagarsi a vantaggio dell'amministrazione di appartenenza; in tale disposizione si intravede non soltanto una sanzione per la infedeltà del pubblico ufficiale e per il danno cagionato all'amministrazione di appartenenza, ma soprattutto una sorta di funzione ulteriormente dissuasiva. Si sottolinea cioè il fatto che, qualsivoglia possa essere l'abilità adoperata nell'occultare il provento e il profitto di tali reati, comunque quel vantaggio ingiusto sarà sanzionato da un obbligo di riparazione che corrisponde esattamente alla somma indebitamente ricevuta. Gli incrementi sanzionatori nell'ambito del disegno di legge, per effetto di emendamenti da attribuirsi al Governo, non riguardano soltanto il versante che potremmo definire originario del disegno di legge n. 19, ossia i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, ma si prevedono anche norme, come l'articolo 416-bis (associazione di stampo mafioso), rispetto alle quali si è inteso intervenire con sanzioni – e qui l'avverbio ha un significato – ulteriormente aggravatrici di un trattamento sanzionatorio già cospicuo. Qui, tuttavia, l'argomento giustificativo, nel senso ovviamente di spiegare il perché di questa decisione approvata dalla Commissione, sta nell'ulteriormente crescente gravità del fenomeno associativo per come per l'appunto controllato da recenti e – potremmo dire – incessanti fatti di cronaca. Vi è poi il versante delle false comunicazioni sociali. Sul punto c'è una chiara connessione tra i delitti contro la pubblica amministrazione e i delitti di false comunicazioni sociali, soprattutto allorquando essi si connettono alla possibilità di creare quel nero poi funzionale al pagamento delle tangenti. La disciplina si rende comunque necessaria, quanto alla sua modificazione, per tutta una serie di obiezioni che sono già state fatte proprie dalla Corte costituzionale con quella nota sentenza dell'anno 2004, con la quale è vero che è stata salvata la costituzionalità delle ipotesi di cui agli articoli 2621 e 2622 per come riformulate dalla riforma del 2002, ma è anche vero che con quella sentenza furono evidenziati tutti quegli aspetti che hanno fatto di queste due norme penali incriminatrici delle fattispecie che potremmo definire blindate, usando questo participio passato per evidenziare la rarefazione quanto al campo di applicazione di norme costruite funzionalmente ad un'applicazione rarissima, tanto ricche erano quelle disposizioni di componenti volte, per l'appunto, a rendere scarsamente applicative quelle due disposizioni. Insomma, quali sono state le scelte di fondo del disegno di legge per un verso, della Commissione, nella fase lunga della elaborazione di un testo evidentemente complesso e difficile, e soprattutto le scelte del Governo? C'è da dire infatti, che se è vera l'accusa di blindatura (potrei ripetere questo termine) rivolta alle due disposizioni nate con la riforma dell'anno 2002, è anche vero d'altra parte che sul piano degli interessi contrapposti, soprattutto in un momento di gravi difficoltà economiche e finanziarie per il Paese, si poneva la necessità di una tutela delle società e quindi della ripresa economica, volte, per l'appunto, a determinare una riduzione del rischio di interventi penalistici in settori che, salvi casi comprovati di falsificazioni, dovevano ritenersi protetti. Si trattava quindi di un gioco delicato di equilibri, nella necessità di rispettare sul punto il relatore, che è anche autore di un testo sul delitto di cui all'articolo 2621 e su quello complementare di cui all'articolo 2622, che ha insistito reiteratamente nel corso dei lavori in Commissione sul fatto che i delitti di falso hanno una struttura unitaria e il falso in bilancio non è altro che una ipotesi particolare di manifestazione dei reati di falso. Insomma, noi dovevamo concepire, pur rispettosi di queste esigenze, la ricostruzione di una speciale, particolare ipotesi di falso che fosse però, ciò nonostante, concepita in un contesto unitario, razionale e coordinato rispetto alla sua disciplina generale. La Commissione crede di poter presentare all'attenzione e all'autorità dell'Assemblea un testo che si fa carico di questi problemi e che ovviamente è costruito nelle forme dei reati cosiddetti propri, ossia dei reati che sono previsti nel senso di ipotizzare l'autorità tipica soggettiva in capo a determinati soggetti particolarmente qualificati. Questo è nella storia dei delitti di falso in bilancio, questo è quello che è avvenuto dinanzi alla Commissione ed è chiaro che, a prescindere dalla previsione di un autore proprio, tipico, la norma di cui all'articolo 110 del codice penale, che disciplina il concorso di più persone nel reato, rende applicabile queste norme a chiunque sia stato, ciò nonostante, concorrente nel fatto proprio e tipico del soggetto espressamente evocato dalla disposizione legislativa. Per dire qualcosa di molto sintetico sulla struttura della norma, riferendomi all'articolo 2621, ma le stesse cose si potrebbero dire con riferimento all'articolo 2622, si caratterizza per una componente di dolo specifico, caratteristica di reati che, a prescindere da una struttura di pericolo, sono comunque eventualmente funzionali ad offendere interessi patrimoniali.Tanto che c'è un dolo specifico: «al fine di conseguire per sé o per altri un giusto profitto». Esso si caratterizza col fatto che le informazioni e le comunicazioni sociali non possono essere qualsivoglia informazioni, ma soltanto quelle tipicamente previste dalla legge. Questo nel rispetto di quel principio di tassatività e di determinatezza che contrassegna il volto costituzionale dell'illecito penale. La norma è poi costruita nella doppia forma dell'azione o dell'omissione perfettamente equivalente: «espongono ovvero omettono». E cosa devono esporre ovvero omettere di esporre? Dice la legge: «fatti materiali rilevanti». Questa espressione del legislatore potrebbe sembrare enfatica e caratterizzata, sostanzialmente, da superfetazioni. Si potrebbe dire che il fatto è inevitabilmente materiale, e forse questa obiezione potrebbe meritare una contro obiezione.Ma si dice: «rilevanti», e il relatore si permette di dare una sua interpretazione funzionale, essendo il termine "rilevanti" volto a garantire il profilo di offensività. Sappiamo che l'offesa si costruisce in relazione al danno, come anche al pericolo. Quindi, un fatto materiale è rilevante allorquando non è un fatto inidoneo ad offendere l'interesse giuridicamente protetto, ancorché formalmente corrispondente al tipo. In ciò permettendosi il relatore di evocare una questione storica, tradizionale, che fa parte della esperienza di ogni penalista: il problema, trattato reiteratamente anche dalla Corte costituzionale, della necessaria offensività delle condotte di rilevanza penalistica, da determinarsi anche in presenza di una loro apparente corrispondenza al tipo. Quindi, il legislatore, attraverso questa formula vuole sottolineare che i fatti inoffensivi, le valutazioni, i fatti che non sono in grado neanche di innescare la categoria del pericolo, sono fatti che si pongono al di fuori dell'ambito della punibilità. La Commissione (ma anche il Governo, prima della Commissione) ha pensato ad una circostanza attenuante: il fatto di lieve entità punito con una pena che va da uno a tre anni di reclusione, al contrario della ipotesi tipica, punita con una pena che va da uno a cinque anni di reclusione. Questa scelta legislativa non è una scelta casuale. Essa gioca un ruolo specifico (potremmo definirlo insostituibile), perché lega il delitto di cui all'articolo 2621 al problema della tenuità del fatto e, quindi, a quella causa di non punibilità. Io qui uso un termine atecnico, generalizzante, sotto il quale, storicamente, si pongono tutta una serie di fenomeni caratterizzati dalla non punibilità, ma nettamente diversificati l'uno dall'altro.La causa di non punibilità è prevista, per come noi sappiamo (e anche questa sarà una questione che verrà trattata in Aula), ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica proprio ieri. La ammissibilità di tale causa di non punibilità è prevista, sostanzialmente, solo per i delitti puniti con una pena compresa fino ai cinque anni di reclusione.Pertanto, la previsione sanzionatoria e l'effetto diretto di quell'articolo 2621-ter – del quale il relatore non ha ancora detto, ma del quale parlerà immediatamente – prevede, in una maniera che potremmo dire "speciale" (e uso quest'aggettivo per sottolineare la connessione della causa di non punibilità della tenuità del fatto con la specifica materia delle false comunicazioni sociali), tutte le volte in cui questo fatto di false comunicazioni sociali sia caratterizzato dalle componenti storiche della tenuità del fatto, una valutazione che guardi però in maniera prevalente al danno che sia stato arrecato. Abbiamo quindi una disciplina complessa: l'articolo 2621, nella sua dimensione che potremmo dire generalista; la circostanza attenuante della lieve entità, per com'è prevista nell'articolo 2621-bis; la previsione ulteriore che sono di lieve entità tutti quei fatti che ricadano nell'ambito delle società di cui al comma 2 dell'articolo 1 del regio decreto n. 267 del 1942, la cosiddetta legge fallimentare, tutte le volte in cui quindi quelle società ricadano entro i limiti quantitativi di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2 dell'articolo 1 del regio decreto in questione; e poi, questa speciale ipotesi di tenuità del fatto, tutte le volte in cui per l'appunto, trattandosi dell'articolo 2621 – quindi di società non ammesse ad un mercato regolamentato: questa è la discriminazione e la linea di separazione tra gli articoli 2621 e 2622 – questo fatto appaia particolarmente tenue, con quella speciale previsione di tenuità che impone al giudice una particolare e più attenta valutazione, con riferimento alle componenti del danno che già caratterizzano per l'appunto quella speciale tenuità di cui all'articolo 131-bis del nostro codice penale. Lo ribadisco: quest'ultima è una norma non ancora entrata in vigore, ma vigente nel nostro ordinamento giuridico, perché pubblicata nella Gazzetta Ufficiale di ieri.Con riferimento all'articolo 2622, perché, allorquando mi sono permesso di illustrare la struttura del fatto di reato di cui all'articolo 2621, ho detto che essa è sostanzialmente sovrapponibile a quella di cui all'articolo 2622. Pertanto, se illustrassi questa seconda struttura del fatto, altro non farei che ripetere quanto ho già avuto modo di dire con riferimento alla figura del 2621. Ho detto però, che l'elemento differenziale è quello storico: insomma, fintanto che si tratta di società non quotate, con titoli non diffusi e non ammesse ad un mercato regolamentato italiano o dell'Unione europea, ovvero alle situazioni ritenute equivalenti dal secondo comma dell'articolo 2622, si tratta di fatti che possono essere sussunti nello schema dell'articolo 2621. Quando invece questi fatti riguardano le ben più gravi vicende che si connettono alle società le quali operano all'interno di mercati regolamentati, ovvero che si trovano in quelle quattro situazioni ritenute equivalenti da quella che noi riteniamo sarà la futura legge penale, quindi dal capoverso dell'articolo 2622, allora non v'è dubbio che il fatto sia di maggiore gravità. Infatti, non soltanto la pena come indice maggiore del disvalore è superiore, perché qui arriviamo ad un massimo edittale di otto anni, ma le ipotesi previste dagli articoli 2621-bis e 2622-ter – sulle quali, convinto di averne lungamente riferito, non intendo attardarmi ulteriormente – non sono nemmeno applicabili per l'appunto al delitto di cui all'articolo 2622.L'articolo 2621 si caratterizza, come abbiamo visto, per un'area di non punibilità, che sta nel 2621‑ter, e per un'attenuante che rende il reato di molto limitata gravità e che riguarda i fatti di lieve entità, come ad esempio i fatti che avvengano nel contesto di società che non sono sottoponibili né al concordato preventivo, né al fallimento. Insomma, a noi è sembrato razionale che, se queste società non possono essere assoggettate a procedure concorsuali, ovviamente meritassero un trattamento di favore anche sul complementare e correlativo versante del trattamento penalistico, trattandosi quindi di un trattamento certamente differenziato rispetto a quello di natura fallimentare, ma che pur sempre deve tener conto delle valutazioni favorevoli che il legislatore, con la riforma del diritto fallimentare, ha ritenuto di dedicare a queste società. Ciononostante, questi trattamenti di favore non sono previsti e alcuni addirittura non potevano essere previsti. Non si può ritenere strutturalmente un fatto di lieve entità o un fatto non punibile per la tenuità dell'offesa un fatto che avvenga nel contesto di società che hanno dimensioni e, sostanzialmente, struttura e funzioni delle società che sono ammesse al mercato regolamentare. Con questa ultima e forse ripetitiva considerazione, credo di aver assolto ad un obbligo, sia pur sintetico, di informazione, ritenendomi ovviamente a disposizione dell'Aula per dare tutte le ulteriori e successive informazioni che eventualmente verranno ritenute necessarie.

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Regione Calabria: i comunicati stampa del 19 marzo 2015

(146) È stata consegnata oggi al presidente della Regione Mario  Oliverio una petizione popolare per l'istituzione a Nicotera di un servizio di emergenza territoriale 118.

 

Sottoscritta da circa 3mila cittadini del territorio interessato che, oltre Nicotera, ricomprende Limbadi, Joppolo, Rombiolo e San Calogero, per una popolazione di più di  20mila residenti, presenza raddoppiata in estate, la petizione è stata portata al presidente Oliverio da Enzo Comerci, coordinatore del " Comitato pro 118" e Gian Maria Lebrino  che ne è componente. I delegati del comitato hanno sottolineato la necessità  di avere un servizio per le emergenze presente in un comprensorio che dista oltre 30 km dagli ospedali più vicini, quelli di Vibo Valentia e Tropea, con  soccorsi che impiegano più di 40 minuti per arrivare, tempo da considerare anche  nel ritorno verso i nosocomi. Un servizio, dunque, quello richiesto nella petizione, indispensabile ed urgente, anche vista l'orografia del territorio. "Condividiamo le ragioni che hanno spinto tanti cittadini a richiedere ciò che rappresenta una giusta tutela del proprio diritto  alla salute" ha detto il presidente Oliverio che ha chiesto al dirigente generale del Dipartimento Tutela della Salute Bruno Zito, presente all'incontro, di contattare il direttore dell'ASP di Vibo Valentia al fine di  attivare le procedure necessarie all'istituzione del servizio. I rappresentanti del "Comitato pro 118", hanno per questo voluto ringraziare il presidente della Regione, rimarcando la disponibilità e l'impegno mostrati. mdv.

 

 

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Cara Crotone: Dieni (M5S) “Fare chiarezza su motivi rivolte”

(139) “Ogni volta che scoppia una rivolta al Cara S. Anna sembra che le motivazioni vengano sbrigativamente archiviate.

 

E’ giunto il momento di domandarsi se dietro le scuse di facciata non ci sia di più” è con questo interrogativo che la deputata del Movimento 5 Stelle Federica Dieni commenta la notizia dell’ultima rivolta presso il Centro di accoglienza crotonese. “Il settimanale l’Espresso solo un paio di settimane fa con un’inchiesta ha scoperchiato la questione della gestione, spesso molto remunerativa , di questi  centri. Nello specifico di questo argomento si è occupata anche l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Laura Ferrara che si è concentrata sul sistema del cosiddetto pocket money, un contributo erogato dallo Stato ma che è valida solo all’interno delle strutture di accoglienza per acquistare i beni che vengono venduti dallo stesso ente gestore. Quando leggo quindi le dichiarazioni del vicepresidente della Misericordie Leonardo Sacco secondo il quale la rivolta è scoppiata perché gli immigrati chiedono ‘il wi-fi libero nella struttura, denaro in luogo dei pocket money e avanzano lamentele per la presenza nel menu di portate, come le lasagna, a loro non gradite’ la prima domanda che mi pongo è se le motivazioni elencate non siano, nei fatti, un modo per spingere l’opinione pubblica ad un sentimento di indignazione, senza andare più in profondità. La prima impressione, infatti, è che si tratti di richieste esigenze, se non addirittura arroganti. Se consideriamo però che il wi-fi diventa l’unico modo per comunicare con casa, che i prezzi delle uniche merci acquistabili vengono definite dai gestori e che le problematiche in materia di cibo possono discendere anche da motivazioni religiose, il comportamento dei richiedenti asilo appare assai meno esigente. L’attenzione sulle strutture di accoglienza” continua la deputata calabrese “ va mantenuta alta. L’inchiesta Mafia capitale ci ha dimostrato che l’immigrazione può essere un business. Fermo restando che nessuno mette in dubbio il fatto che il caso di Crotone sia lontano anni luce dagli scandali romani, è tuttavia indispensabile vigilare affinchè la gestione dei centri come quello di Isola Capo Rizzuto resti sempre e anzitutto un servizio e non un facile sistema di guadagno”.

 

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Calabria: Nucera (La Sinistra) “Solidarietà a Gianni Speranza, Sindaco di Lamezia Terme”

(140) "Continuano a susseguirsi in questi giorni drammatiche notizie di minacce rivolte alle nostre Istituzioni democratiche.

 

Da un colloquio telefonico intercettato dalle Forze dell’Ordine nel 2012 e reso noto solo da alcuni giorni emergono intimidazioni e minacce di morte rivolte dal boss di Cutro, Francesco Grande Aracri, al Primo Cittadino di Lamezia Terme. Insieme  a tutto il gruppo regionale de La Sinistra esprimo al sindaco Gianni Speranza – baluardo di buona politica ed efficiente amministrazione – la mia più sentita vicinanza e solidarietà. È di vitale importanza che le Autorità preposte si adoperino  per garantire la sicurezza del Sindaco e che la Prefettura, il Governo e la Commissione Antimafia non spengano i riflettori su quanto sta accadendo in Calabria, a tutela e salvaguardia delle nostre Istituzioni civili e democratiche affinché la loro attività sia scevra da soggezioni e possa continuare nella strada intrapresa della legalità e trasparenza, presupposti irrinunciabili dell’attività pubblica e politica. Condanno ogni vile attacco e forma intimidatoria il cui fine sia quello di condizionare la serena prosecuzione dell’attività delle nostre Istituzioni; medesime parole di condanna per qualsiasi forma di violenza perpetrata ai danni di tutti i nostri cittadini, dal più indifeso esercente fino alle più alte cariche pubbliche. Opponiamo con fermezza ad una cultura barbara che intende alimentare la  “dittatura” della paura, la cultura della legalità, oggi più che mai necessaria". * On.le Giovanni Nucera, Consigliere regionale Capogruppo de La Sinistra.

 

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Il Programma Operativo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2007/2013 (POR FESR 2007/2013): stato di attuazione e prospettive. Relazione del Presidente della Giunta Regionale della Calabria Mario Oliverio al Consiglio Regionale della Calabria

(123) Signor Presidente, Signori Consiglieri,

 

 

ho proposto che questa seduta del Consiglio fosse specificatamente dedicata a una tematica di fondamentale importanza per la Calabria, che riguarda l’attuazione e le prospettive della Programmazione.

 

 

Ogni Programma, per l’ampiezza delle politiche, la rilevanza strategica, il quadro delle implicazioni e le problematiche gestionali e attuative, merita una trattazione ampia e più partecipata possibile.

 

Per queste ragioni, dedicherò questa esposizione, in particolare, al principale strumento che, com’è noto, è costituito dal Programma Operativo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (POR FESR 2007/2013). Naturalmente, proporrò di dedicare, sempre in tema di fondi europei, le prossime sedute del Consiglio all’analisi degli altri Programmi, relativi al Fondo Sociale Europeo (FSE) – a cui peraltro farò rapidi cenni anche oggi -, al Fondo Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (FEASR) e al Fondo Europeo della Pesca (FEP).

 

Il tema che ci accingiamo a discutere è fondamentale per la nostra economia e la nostra società. Per questo, avverto il dovere di fornire al massimo organo di rappresentanza democratica della Regione una fotografia dettagliata e oggettiva dello stato della situazione. Naturalmente, esporrò le mie valutazioni e argomentazioni in merito, anche in riferimento alla situazione economico-sociale della regione.

 

Nel contempo, illustrerò quelle che sono le decisioni già adottate e le azioni operative che il Governo regionale intende mettere in atto per gestire efficacemente e con efficienza la fase di chiusura del POR. Fase che, com’è noto, si concluderà alla fine di quest’anno, nel quale occorrerà, innanzitutto, tentare di minimizzare il rischio di disimpegno delle risorse, che pure sussiste, in ragione dei gravi problemi gestionali, operativi e di spesa che abbiamo ereditato dall’Amministrazione che ci ha preceduti nel governo della Calabria.

 

Proprio perché avverto l’esigenza di porre all’attenzione e alla discussione del Consiglio informazioni precise della situazione che abbiamo trovato e delle azioni che abbiamo – da subito – messo in atto, in questa relazione tratteggerò il quadro generale, con riferimento ai principali indicatori, e mi soffermerò sulle problematiche principali, rimandando all’appendice tecnica allegata, predisposta dagli uffici regionali, l’analisi e l’approfondimento di tutti gli elementi specifici e di dettaglio.

 

Lo stato di attuazione della Programmazione 2007/2013 e le prime misure adottate

 

In Europa, la Calabria è tra le regioni più in ritardo di sviluppo. I Fondi Europei dovrebbero servire per aiutare i territori come il nostro a recuperare terreno e favorire la crescita e l’occupazione.

 

Come a tutti noto, anche in considerazione dei pesanti vincoli regolamentari, dalle ristrettezze del bilancio ordinario e dello stato dell’economia regionale, gli strumenti comunitari – il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), il Fondo Sociale Europeo (FSE), il Fondo Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (FEASR), il Fondo Europeo per la Pesca (FEP) – così come il Fondo Nazionale di Sviluppo e Coesione, costituiscono, di fatto, gli unici strumenti per gli investimenti sullo sviluppo, la crescita e l’occupazione.

 

Per questa ragione, l’efficienza gestionale, operativa e di spesa dei Fondi è cruciale, costituendo la precondizione per il loro efficace utilizzo.

 

Al 31 ottobre scorso, che è la data a cui fanno riferimento tutti i dati ufficiali anteriormente al mio insediamento, la Calabria era tra le ultime nella spesa dei Fondi della Programmazione 2007/2013.

 

I dati, presentati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri lo scorso 4 novembre 2014, fotografavano una situazione così sintetizzabile: la Calabria era, dopo la Campania, l’ultima Regione d’Italia per la spesa sul FESR certificata al 31 ottobre.

 

Il POR FESR era giunto ad appena 872,7 milioni di euro di spesa, corrispondente al 43,7 % del totale (1,998 milioni di euro). Totale che, peraltro, a seguito del Piano di Azione e Coesione (PAC) del 2011, era stato ridotto di circa un miliardo rispetto alla dotazione iniziale. Senza questa riprogrammazione, la capacità effettiva di spesa certificata a ottobre scorso sarebbe stata ancora peggiore in percentuale, riducendosi al 29,1%.

 

Per inciso, anche il Fondo Sociale Europeo (FSE) presentava – sempre al 31 ottobre – una situazione critica, collocandosi, la Calabria, all’ultimo posto in Italia, con 505,3 milioni di euro spesi, pari al 63,1%.

 

Quindi, a ottobre scorso, cioè a poco più di un anno dalla chiusura dei Programmi, la Regione Calabria:

 

1. aveva speso meno della metà delle risorse del POR FESR;

 

2. aveva speso meno dei due terzi delle risorse del POR FSE.

 

In particolare, per il POR FESR, dovendo rendicontare tutta la spesa programmata (1,998 milioni di euro) entro dicembre 2015 per evitare la perdita definitiva delle risorse, lo scenario che si presentava ad ottobre 2014 era questo: nei successivi 14 mesi, il POR FESR avrebbe dovuto spendere 1 miliardo e 126 milioni di euro, cioè molto di più del totale dei sei anni precedenti.

 

In altre parole, per spendere tutte le risorse rimanenti, a partire da ottobre 2014 e per i successivi 14 mesi, la spesa avrebbe dovuto viaggiare ad una velocità dieci volte superiore a quella realizzata fino a quella data.

 

Dal canto suo, per inciso, il POR FSE avrebbe dovuto spendere, negli stessi 14 mesi, quasi 300 milioni di euro, cioè viaggiare ad una velocità quattro volte superiore a quella media dei sei anni precedenti.

 

È ovvio che il raggiungimento di questi obiettivi implicava, quindi, non solo un’eccezionale capacità di accelerazione e rendicontazione della spesa da parte della Regione, ma anche una corrispondente e straordinaria capacità di risposta del sistema calabrese (imprese, sistemi produttivi, enti locali).

 

Questa la situazione che ho trovato all’atto del mio insediamento, il 10 dicembre 2014.

 

Questa è la situazione che il governo regionale di questi anni ci ha lasciato in eredità.

 

Con questi numeri, al momento del mio insediamento, salvare le risorse dal disimpegno appariva una missione quasi impossibile.

 

A questa prospettiva generale, si legava una situazione di estrema emergenza, che occorreva affrontare subito ed era direttamente legata al basso livello della spesa a ridosso della prima scadenza comunitaria, quella del 31 dicembre 2014, rispetto alla quale incombeva il grave rischio di perdita di risorse: entro tale termine, difatti, la Regione avrebbe dovuto rendicontare 305,6 milioni di euro sul FESR e 96 milioni di euro sul FSE.

 

Una situazione drammatica, molto difficile, al limite del collasso.

 

Si imponeva, dunque, un intervento di emergenza, per scongiurare il rischio di perdere le risorse da rendicontare entro il 31 dicembre. Intervento che bisognava scandire con una tabella di marcia forzata, dall’esito incerto, per tentare di salvare il salvabile ricorrendo a tutti gli strumenti di accelerazione e rendicontazione della spesa consentiti dai Regolamenti comunitari.

 

Per questa ragione, siamo intervenuti mettendo in atto un’azione straordinaria di accelerazione e rendicontazione e siamo riusciti a raggiungere il target di spesa, rendicontando in poche settimane un volume straordinario di risorse: alla fine abbiamo portato la spesa del POR, per l’annualità 2014, a 463,1 milioni di euro.

 

Si tratta del massimo valore in tutto il periodo di spesa, che parte dal 2009, addirittura superiore alla somma delle spese complessivamente certificate nel 2011, 2012 e 2013.

 

Grazie a questo piano straordinario di rendicontazione, la spesa complessiva del Programma da 868,8 milioni di euro (che era l’ultimo dato di spesa disponibile, aggiornato al 31 ottobre) è salita a 1.192,5 milioni di euro al 31 dicembre.

 

Quest’attività, fra personale dell’Amministrazione regionale (Autorità di Gestione, responsabili di linea, unità di monitoraggio e controllo), strutture di assistenza tecnica, revisori contabili e task torce ministeriali, ha visto in campo circa 220 unità che hanno intensamente operato fino al dicembre 2014 per raggiungere tale obiettivo.

 

Non è finita. Oltre all’emergenza sulla spesa, abbiamo dovuto fronteggiare un’altra situazione paradossale. E’, infatti, dal 2011 che la Commissione Europea ha interrotto i pagamenti sul FESR, avendo rilevato, a più riprese, una perdurante e seria insufficienza del sistema dei controlli.

 

Il tema della sospensione dei pagamenti rappresenta una criticità estremamente rilevante, che ha gravi effetti non solo sull’attuazione del Programma ma anche sulla stessa gestione del bilancio regionale, con conseguenze sia sul raggiungimento dei target di spesa sia sulla disponibilità finanziaria in termini di cassa.

 

Di fatto, l’interruzione del flusso dei pagamenti da parte della Commissione Europea impatta direttamente sul bilancio della Regione, che è costretta, per compensare il mancato incasso dei rimborsi comunitari, a fare leva sulle sole risorse ordinarie per realizzare gli investimenti programmati.

 

Una situazione che, evidentemente, se protratta per lungo tempo, come sta avvenendo in Calabria, può indurre gravi criticità nella gestione del bilancio e costringere l’Amministrazione, di fatto, a ricorrere massicciamente ai cosiddetti “progetti retrospettivi” per rispettare gli obiettivi di spesa dei POR.

 

La vicenda, la cui cronistoria è riportata nell’allegato tecnico alla presente relazione, presenta aspetti di particolare gravità.

 

La Commissione Europea, sin da febbraio 2011, aveva notificato alla Regione l’interruzione dei rimborsi delle domande di pagamento e richiesto l’adozione di misure correttive ai sensi del Regolamento (CE) 1083/2006. Nonostante le controdeduzioni formulate, a più riprese, dall’Autorità di Gestione, unitamente all’informativa sull’adozione di misure correttive e strutturali per rispondere alle carenze evidenziate – evidentemente giudicate insufficienti o inadeguate in sede comunitaria – la Commissione ha comunque disposto, a gennaio 2012, la sospensione dei pagamenti intermedi del POR Calabria FESR 2007-13 e ha prescritto l’adozione di appropriate misure migliorative del funzionamento del sistema di gestione e controllo. Sospensione che è ancora in essere, dopo che sono trascorsi ormai più di tre anni.

 

Anche su questo fronte abbiamo dovuto mettere in campo un intervento risolutore.

 

Abbiamo, per questo, risposto alle ultime osservazioni della Commissione sul sistema dei controlli, che sollevavano dubbi rispetto alle scelte organizzative operate dalla precedente Giunta Regionale sull’attribuzione di funzioni dell’Autorità di Gestione.

 

La missione di Audit, che la Commissione ha svolto nel mese di gennaio, ha avuto esito positivo.

 

Per queste ragioni, ci attendiamo, nei prossimi giorni, la conferma ufficiale dello sblocco dei pagamenti da parte della Commissione Europea.

 

Le principali criticità

 

Come dettagliato nel documento tecnico allegato a questa relazione, il Programma Operativo sconta un ritardo generalizzato su quasi tutti gli Assi prioritari.

 

Le performance finanziarie più rilevanti, che si registrano nei settori ambiente e trasporti, sono state ottenute prevalentemente grazie al ricorso ai progetti retrospettivi. Oppure, come nel caso del settore dei sistemi produttivi, grazie ai fondi di ingegneria finanziaria, che consentono di certificare spesa al momento della loro attivazione, fermo restando che la rendicontabilità finale dipenderà dall’utilizzo delle suddette risorse da parte del sistema produttivo.

 

Le criticità sull’attuazione del Programma sono di diversa natura, in alcuni casi di carattere generale, in altri connesse alle singole misure.

 

Un aspetto critico tra i più evidenti riguarda l’eccessiva numerosità e l’estrema frammentazione degli interventi, con una prevalenza degli interventi di importo inferiore a 5 milioni di euro (pari al 58% del totale), seguiti dagli interventi di importo superiore a 5 milioni (32%) e dagli strumenti di ingegneria finanziaria (10%).

 

Anche sulla governance del POR, emergono problematiche e criticità rilevanti. La maggior parte delle operazioni sono a “regia regionale” ovvero attuati da beneficiari diversi dall’amministrazione regionale. A parte lo scollamento tra le misure a titolarità e quelle a regia regionale, la cui calibratura va attentamente rivista, nel caso degli interventi a regia, oltre ai tempi di avvio delle procedure e selezione dei beneficiari, in questi casi, sia aggiungono i tempi per progettazione, l’acquisizione dei pareri di legge, l’indizione e l’aggiudicazione delle gare.

 

Nell’ambito dell’Asse I – Ricerca Scientifica e Società dell’Informazione, la scarsa capacità di coordinamento tra gli attori e la debolezza della governance hanno inciso significativamente sulla performance degli interventi per il sostegno alla ricerca e all’innovazione, un tema cruciale per la competitività dei sistemi produttivi e per l’innovazione sociale. 

 

Considero le politiche per la ricerca e l’innovazione degli ultimi anni come un evidente fallimento e un’occasione persa, che ha comportato, tra l’altro, il mancato rafforzamento del sistema regionale dell’innovazione. Se disponessimo di una infrastruttura sistemica per la messa in rete e il rafforzamento dei diversi attori del sistema (università, centri di ricerca e trasferimento tecnologico, ecc.), potremmo oggi affrontare in modo molto diverso il nuovo Programma Operativo 2014/2020, con migliori prospettive di implementazione della strategia di specializzazione intelligente che dovrà non solo accompagnare e indirizzare le misure per l’innovazione ma anche costituire il cuore strategico della nuova programmazione, in coerenza con gli indirizzi comunitari e nazionali.

 

Tuttavia, va detto che, tra le poche iniziative di rilievo avviate nel Programma, sempre nell’Asse I sono compresi anche gli interventi per la creazione dell’infrastruttura della banda ultra larga, che coprirà, entro il 2016, l’intero territorio regionale e costituirà un elemento di grande potenzialità per la nostra regione.

 

L’Asse II Energia, nonostante registri una delle migliori performance del Programma, si compone di un numero molto elevato di interventi: tale frammentazione è uno degli aspetti più complessi della fase gestionale e attuativa. Ciò nonostante, è probabile che questo al settore vengano assegnate ulteriori risorse nell’ambito della rimodulazione del Programma che dovremo effettuare entro l’estate.

 

Le misure per il sistema ambientale comprese nell’Asse III fanno registrare una buona performance finanziaria, garantita, tuttavia, soprattutto dai progetti promossi nell’ambito degli APQ. Le misure più rilevanti (difesa del suolo, sistema idrico, il sistema dei rifiuti e le bonifiche) scontano la debolezza delle strategie di settore, l’assenza di coordinamento delle diverse componenti delle filiere, l’incertezza del quadro normativo regionale regolamentare e pianificatorio. Si pensi, ad esempio, ai rifiuti, dove la componente infrastrutturale non è mai partita e solo con i provvedimenti che la nuova Giunta Regionale ha definito, è stato dato impulso agli interventi di rinnovo e manutenzione degli impianti esistenti.

 

L’Asse IV – Qualità della vita ed inclusione sociale, promuove soprattutto interventi per l’adeguamento infrastrutturale e tecnologico delle scuole e gli interventi per la sicurezza e la legalità. Il primo gruppo, la cui attuazione è affidata al Ministero dell’Università e della Ricerca, non registra particolari criticità e dovrebbe essere portato a termine nel corso del Programma.

 

L’Asse V – Risorse naturali, culturali e turismo sostenibile, che avrebbe dovuto promuovere e valorizzare i più importanti asset di questo territorio, ha completamente fallito. Le misure per il turismo e la cultura mostrano un gravissimo ritardo attuativo. Secondo le previsioni, la spesa al 31 dicembre 2015 non consentirà di coprire l’intera dotazione e probabilmente l’Asse subirà una decurtazione nella rimodulazione del Programma. Le criticità sono imputabili principalmente alle misure che sono ricomprese nei PISL – sui quali mi soffermerò in seguito – e agli interventi di riqualificazione e valorizzazione dei beni culturali, avviati con grande ritardo solo a seguito di una lunghissima fase di pianificazione settoriale. In linea generale, è evidente che la strategia di sviluppo turistico sostenibile e di valorizzazione del patrimonio culturale va completamente rivista e rifondata su nuovi modelli e d una nuova visione strategica.

 

L’Asse VI – Reti e collegamenti per la mobilità, che promuove interventi per il sistema dei trasporti e la mobilità, è fortemente condizionato dalla ritardata, o in alcuni casi, mancata attuazione dei Grandi Progetti: le metropolitane di Catanzaro e Cosenza, la strada a scorrimento veloce Gallico-Gambarie, la nuova Aerostazione di Lamezia. La buona performance finanziaria dell’Asse si giustifica prevalentemente grazie ai progetti retrospettivi.

 

Di fronte a questo quadro, una riflessione approfondita s’impone come un passaggio obbligato. Non voglio mettere in discussione le scelte iniziali e non voglio entrare nel merito della rilevanza di questi interventi. Dobbiamo, però, esaminare attentamente cosa è successo, anche per non ripetere gli stessi errori nel futuro.

 

Alcuni elementi emergono con chiarezza dall’analisi dei dati.

 

Sono state congelate ingenti risorse del Programma su interventi che ancora non sono partiti, che produrranno pochissima spesa entro i termini di chiusura del Programma e incideranno in maniera significativa sulla prossima programmazione, che dovrà coprire le spese non realizzate nella fase attuale.

 

Si tratta certamente di operazioni complesse, i cui tempi di realizzazione non sono forse compatibili con le stringenti scadenze comunitarie. Tuttavia, come nel caso dei Grandi Progetti, siamo ancora, nel 2015, alle fasi iniziali: per questo, non possiamo parlare di ritardi fisiologici. La verità che è mancata un’azione forte da parte dell’Amministrazione volta ad accelerare le fasi preliminari, ottenere una rapida approvazione dei progetti da parte della Commissione, predisporre e gestire con efficacia le gare e affidare i lavori.

 

I lavori delle metropolitane non sono stati ancora avviati: per Catanzaro siamo in fase di sottoscrizione del contratto, mentre per Cosenza non sono stati ancora affidati i lavori, visto che ben due gare sono andate deserte. I lavori della strada Gallico-Gambarie sono stati consegnati solo qualche giorno fa. L’intervento per la realizzazione della nuova Aerostazione di Lamezia si trova ancora nelle fasi preliminari, alle quali abbiamo impresso immediatamente un’accelerazione: stiamo, infatti, per notificare alla Commissione la procedura per ottenere il consenso sul regime di aiuto. Tutti questi interventi produrranno pochissima spesa da rendicontare su questo Programma e, quindi, dovranno essere finanziati con le risorse comunitarie 2014/2020 o con il prossimo Piano di Azione Coesione.

 

Altro grande punto di crisi del Programma è rappresentato dalle misure di sostegno alle imprese, finanziate prevalentemente nell’ambito dell’Asse VII. In questo caso, le debolezze risiedono, da una parte, nella modalità di gestione delle procedure di aiuto e, dall’altra, nel disegno e nella gestione degli strumenti di ingegneria finanziaria.

 

Si tratta di uno dei temi che ho affrontato con incisività anche nell’ambito della DGR per l'accelerazione e la chiusura del Programma che tratterò nel seguito. Il sistema regionale di aiuti alle imprese, va completamente rivisto, introducendo meccanismi di automaticità e coinvolgendo il sistema delle imprese sin dalla programmazione degli interventi. Nel passato sono stati definiti strumenti non sempre corrispondenti alle reali necessità delle imprese e con una gestione procedure non efficiente. Non esistono strutture specializzate interne alla Regione e al contrario ogni settore gestisce le proprie misure senza le necessarie competenze e conoscenze. Non si ricorre a strutture esterne di qualità né si fatto ricorso ad organismi intermedi; inadeguata è stata la risposta offerta da Fincalabra, alla quale è affidata la gestione di numerose misure di aiuto. I dati sono inconfutabili: i tempi che intercorrono tra la pubblicazione degli avvisi e la formalizzazione e l’erogazione delle prime risorse alle imprese superano quasi sempre l'anno.

 

Abbiamo trovato ferme procedure che avrebbero potuto rappresentare una risposta importante in una fase di forte criticità per gli investimenti produttivi. Abbiamo sbloccato le risorse per i contratti di investimento che sono finalizzati a creare e rafforzare i sistemi produttivi locali attraverso il sostegno alla realizzazione di infrastrutture e servizi per l'innovazione, l'internazionalizzazione, la logistica e la commercializzazione. Le risorse rese disponibili sono pari a 65,8 milioni di euro e saranno erogate sulla base di una graduatoria di merito a gruppi di imprese che soddisferanno i requisiti di qualità progettuale e sostenibilità finanziaria dei relativi programmi di investimento.

 

Nei prossimi giorni rilanceremo anche il tema degli aiuti alle imprese che operano nel turismo e nella valorizzazione delle risorse naturali e culturali.

 

Un altro tema dolente è quello del credito. I fondi di ingegneria finanziaria ai quali sono stati assegnati un volume consistente di risorse, pari a circa 120 milioni di euro, sono stati utilizzati pochissimo. Se è pur vero che il contenuto utilizzo è ascrivibile alla bassa domanda di finanziamenti da parte delle imprese, quale conseguenza della contrazione degli investimenti e della crisi economica, non sono affatto tollerabili i ritardi tecnico-amministrativi per la messa a regime dei diversi strumenti. Anche qui bisogna lavorare per semplificare, ridurre gli oneri a carico delle imprese e puntare su pochi strumenti.

 

In una situazione di estrema difficoltà economica, come quella che stiamo vivendo nella nostra regione, le risorse dei fondi strutturali devono necessariamente contribuire all’obiettivo dello sviluppo, rimettendo le piccole imprese, in primo luogo manifatturiere, al centro delle nostre politiche economiche.

 

Questo significa rivedere l’ordine delle priorità e significa utilizzare parte delle risorse comunitarie in funzione anticongiunturale, immaginando una scansione temporale degli interventi capace di sostenere, nei primi anni della programmazione, la moltiplicazione degli effetti degli investimenti aumentando la competitività e l'occupazione.

 

Tale azione avrebbe un duplice obiettivo: da un lato generare domanda pubblica e aspettative nel circuito dell’economia regionale, dall’altro attivare interventi che, sebbene innescati in funzione anticiclica, abbiano comunque valore strutturale e innovativo, e rafforzino il tessuto produttivo sostenendo la propensione all’investimento ed alla innovazione.

 

Le misure per lo sviluppo territoriale previste dall’Asse VIII richiederanno un approfondimento specifico e una valutazione appropriata, che ho chiesto agli uffici di avviare. Le due grandi direttrici dell’intervento regionale nella Programmazione 2007/2013 sono state i Progetti Integrati di Sviluppo Urbano (PISU) e i Progetti Integrati di Sviluppo Locale (PISL).

 

I PISU, dopo una lenta fase iniziale, che ha comportato una riduzione finanziaria delle misure, sono ormai avviati e dovrebbero garantire la spesa dell’intera dotazione loro assegnata.

 

Critica è, invece, la situazione dei PISL che, al 31 dicembre 2014, hanno registrato, sulle misure infrastrutturali e servizi, solo il 3% della spesa, mentre sulle misure di aiuto alle imprese non si registra, in sostanza, nessun avanzamento. Diversi interventi sembrano essere in fase di avvio e aver terminato le fasi di appalto e aggiudicazione, per cui ci aspettiamo che una parte della spesa venga realizzata entro il 2015. La maggior parte degli interventi rischia, però, di non poter essere ultimata entro i termini di chiusura del Programma e, pertanto, stiamo individuando canali finanziari alternativi, per salvaguardare gli investimenti delle amministrazioni locali e consentire il completamento dei progetti.

 

I ritardi dei PISL sono frutto della complessità procedurale che ha caratterizzato l’impostazione delle misure e delle difficoltà attuative che contraddistinguono l’attuazione delle opere pubbliche. La selezione degli interventi e la stipula degli accordi con i soggetti beneficiari è stata segnata da una serie di passaggi intermedi estremamente complessi e ridonanti, se guardiamo alla tipologia degli interventi effettivamente finanziati. In gran parte dei casi, l’integrazione sembra essere rimasta sulla carta, sono stati individuati numerosi interventi puntuali, frammentati, di modesta dimensione finanziaria.  Alle criticità legate al disegno dello strumento e delle fasi preliminari di valutazione e approvazione, si aggiungono quelle inerenti le fasi attuative dei progetti, in merito ai tempi necessari per i pareri di compatibilità, alle procedure di aggiudicazione, ai ritardi nelle fasi attuative.

 

Del resto, consentitemi di rammentare che, già quattro anni fa, quando il percorso dei PISL era ancora in fase di avvio, da Presidente della Provincia di Cosenza avevo espresso, nelle diversi sedi formali, molte e diverse perplessità sull’impostazione della stratega di sviluppo locale della Regione: la mia amministrazione fu, infatti, l’unica a non sottoscrivere il Protocollo d’Intesa, non condividendone i presupposti e non ravvisandovi né una concreta politica di sviluppo sostenibile né obiettivi di spesa realmente perseguibili nei tempi del Programma.

 

Sono fermamente convinto che le nostre politiche di sviluppo debbano valorizzare la dimensione territoriale e il principio di integrazione degli interventi e delle competenze, sia per armonizzare degli interventi promossi dalle risorse comunitarie e gli interventi ordinari sia allo scopo di coordinare e far dialogare i diversi soggetti coinvolti nella realizzazione di progetti e programmi.

 

Ma l’attenzione al territorio, che va sempre sostenuta da una visione strategica regionale, deve tradursi in una forte azione da parte della Regione che va orientata, innanzitutto, a rafforzare la capacità degli enti locali di sollecitare e interpretare la domanda di sviluppo delle comunità e tradurla in una visione strategica coerente, integrata e unitaria, che eviti la frammentazione e la dispersione delle operazioni. Nel contempo, occorre migliorare la capacità delle amministrazioni locali nella progettazione e gestione degli interventi, per evitare i ritardi e le difficoltà che oggi registriamo. 

 

Il Piano d’Azione per l’Efficienza della Spesa e le prospettive di chiusura del Programma

 

Il 2015, che coincide con l’anno di chiusura dei Programmi Operativi del FESR e del FSE, si presenta difficile. L’eredità che ci lascia il passato governo regionale è pesante.

 

Per il POR FESR 2007/2013, in particolare, la sfida per il 2015 appare densa di rischi, in quanto il target da raggiungere è pari alla totalità del Programma, cioè 1.998 milioni di euro.

 

La distanza che, oggi, ci separa da questo target ammonta a circa 806 milioni di euro.

 

In considerazione di questo differenziale e dell’importanza cruciale che il raggiungimento del target citato rappresenta per la Calabria, la Giunta Regionale ha approvato, con la Deliberazione n. 26 del 23 febbraio, un Piano d’Azione per l’Efficienza di Spesa, che ridisegna il quadro programmatico, gli strumenti operativi e il cronoprogramma all’interno del quale le singole strutture regionali dovranno operare al fine di massimizzare i risultati di spesa per l’annualità corrente.

 

Con questa Deliberazione della Giunta, si esce da una fase di continua emergenza caratterizzata da soluzioni “spot”, per approdare a una fase di programmazione sistemica delle azioni da porre in essere per garantire la migliore esecuzione del Programma.

 

In particolare viene scandita, con cadenza temporale definita, una serie di adempimenti che ciascun attore regionale coinvolto (Autorità di Gestione, Dipartimento della Programmazione, Dipartimenti responsabili dell’attuazione, etc.) dovrà compiere al fine di raggiungere l’obiettivo di spesa prefissato.

 

Con l’adozione del Piano d’Azione vengono introdotti, inoltre, importanti innovazioni nella gestione del Programma, tra i quali l’attivazione di un monitoraggio rafforzato degli interventi, grazie all’implementazione di nuove funzionalità del sistema informativo che consentono di controllare in maniera continua e rendere visibili l’andamento del programma e i risultati raggiunti.

 

Si prevede, inoltre, la costituzione di specifiche task force tematiche, dedicate alla risoluzione delle problematiche connesse a tipologie di interventi particolarmente rilevanti, come i PISL, i PISU, i Grandi Progetti, i regimi d’aiuto, gli strumenti di ingegneria finanziaria e le infrastrutture pubbliche di rilevanza strategica.

 

Il Piano d’Azione è stato condiviso con la Commissione Europea, che ha apprezzato il puntuale lavoro di programmazione svolto in così poco tempo. I servizi della Commissione saranno costantemente aggiornati sull’andamento del Piano come sulle eventuali criticità riscontrate.

 

La batteria delle soluzioni operative che sono state definite dal Piano è ampia e comprende, tra l’altro: la riprogrammazione delle economie; la gestione delle eventuali modifiche delle decisioni comunitarie sui Grandi Progetti; l’individuazione di operazioni che potranno essere completate con le risorse della programmazione 2014/2020; il monitoraggio degli strumenti di ingegneria finanziaria, per valutarne l’effettivo impatto sulla spesa; la semplificazione delle procedure di erogazione e gestione dei regimi di aiuto; la programmazione dei pagamenti anche al fine di evitare la concentrazione della certificazione della spesa a fine anno; la messa in campo di un sistema di monitoraggio rafforzato del POR, al fine di rilevarne in via speditiva lo stato di avanzamento e migliorarne l’attuazione; l’attivazione di specifiche task force per gli interventi in ritardo di attuazione, al fine di porre in essere tutte le misure necessarie per accelerare la spesa.

 

Come detto, il Piano d’Azione per l’Efficienza della Spesa fissa una road map puntuale in tema di chiusura della Programmazione 2007/2013, al fine di recuperare i ritardi accumulati.  Il Piano dispone, per ogni macro-procedura, le azioni da porre in essere, la tempistica, le responsabilità e gli adempimenti, delineando un processo attuativo che dovrà garantire lo svolgimento delle diverse operazioni, evitando situazioni emergenziali e riducendo al minimo le criticità.

 

La messa a regime dell’attività di monitoraggio "rafforzato", in particolare, è intesa a evidenziare tempestivamente e con procedure molto semplificate lo stato di avanzamento e attuazione del Programma.

 

Questo insieme coordinato di azioni e misure per l’accelerazione e la rendicontazione della spesa ci consente di formulare previsioni più attendibili per la chiusura del Programma.

 

La sfida per scongiurare il rischio del disimpegno delle risorse è del tutto aperta: su di questa grave la pesante eredità di questi anni, con tutto il carico di implicazioni e problemi che porta con sé. Tuttavia, con le misure che abbiamo già definito e con le altre che seguiranno, possiamo guardare con un pizzico di fiducia in più ai mesi che ci attendono da ora fino alla conclusione del ciclo di programmazione.

 

Gli impatti del ciclo 2007/2013 sulla nuova Programmazione 2014/2020

 

Le situazioni di criticità che ho appena illustrato sulla Programmazione 2007/2013 hanno prodotto risultati negativi non solo, com’è ovvio, sull’andamento della spesa e sull’efficacia degli investimenti all’interno del medesimo quadro programmatorio, ma hanno addirittura generato un impatto, molto serio, anche sul nuovo ciclo 2014/2020.

 

Questo punto merita una particolare attenzione.

 

Per questo, intendo fornire al Consiglio alcune informazioni generali e, soprattutto, alcuni specifici elementi di valutazione sulla nuova Programmazione 2014/2020 che, in varia misura, sono strettamente interconnessi con il ciclo 2007/2013.

 

La prima questione che, all’atto del mio insediamento, ho dovuto registrare è che, anche sul fronte della nuova programmazione 2014/2020, la Regione aveva accumulato gravi ritardi.

 

Quando ho assunto formalmente la carica di Presidente della Regione, il 10 dicembre 2014, la procedura di trasmissione del POR 2014/2020 agli uffici della Commissione Europea non era ancora completata ed era ferma da mesi.

 

Lo sblocco è avvenuto su mia iniziativa e il POR è stato trasmesso a Bruxelles il 18 dicembre scorso.

 

Voglio essere molto esplicito: a causa dei ritardi accumulati dalla precedente amministrazione, il ciclo della Programmazione 2014/2020 in Calabria potrà formalmente essere avviato non prima di alcuni mesi e solo una volta avuta l’approvazione da parte della Commissione Europea.

 

Il Consiglio Regionale e i calabresi devono sapere che questo comporterà, di conseguenza, un ritardo anche nell’avvio dell’attuazione del POR 2014/2020.

 

Anche sul tema della dimensione finanziaria del Programma – che comprende sia le risorse del FESR che il FSE – ci sono alcune informazioni fondamentali che intendo fornire al Consiglio con estrema chiarezza.

 

La dotazione finanziaria del Programma, inizialmente pari a 3.568 milioni di euro a seguito della ripartizione tra le Regioni, è stata ridotta a 2.378 milioni, a causa della diminuzione del tasso di cofinanziamento nazionale, che dal 50% è passato al 25%.

 

Questa riduzione, applicata alla Calabria, alla Sicilia e alla Campania, è stata assunta con decisione del Governo nazionale proprio in ragione dei bassi livelli di spesa di queste tre Regioni nell’ambito della Programmazione 2007/2013.

 

In altre parole, per la Calabria, la bassa percentuale di spesa registratasi sui Programmi 2007/2013 ha avuto un impatto negativo anche sulle risorse assegnate per il ciclo 2014/2020.

 

Si tratta di un fatto oggettivo e incontrovertibile: a causa dell’incapacità gestionale del precedente governo regionale, la Calabria può contare, per la Programmazione 2014/2020, su un monte complessivo di risorse che, tra FESR e FSE, è inferiore a quanto inizialmente programmato in una misura pari a ben 1.190 milioni di euro.

 

Questo dato, di evidente inaudita gravità e mai verificatosi prima d’ora, peserà sull’economia e la società calabrese per tutti gli anni a venire.

 

Anche su questo fronte, abbiamo dovuto agire con rapidità e decisione, avviando un’interlocuzione con il Governo nazionale, allo scopo di recuperare, nella misura massima possibile, le risorse non assegnate.

 

Questa interlocuzione ha avuto esito positivo: i danni ereditati dalla pessima gestione del passato sono stati, in parte, riparati. Posso pertanto comunicarvi, con soddisfazione, che il Cipe, nella seduta del 28 gennaio, ha approvato la proposta relativa al cofinanziamento pubblico nazionale dei programmi europei per il periodo di Programmazione 2014-2020, stabilendo che le risorse del Fondo di Rotazione concorrono al finanziamento dei Piani di Azione e Coesione destinati agli stessi territori. In altre parole, la decurtazione subita dal POR 2014/2020 sarà recuperata, in gran parte, sul fondo nazionale.

 

Questo ci consentirà, da una parte, di gestire con più efficienza ed efficacia un POR con minore dotazione finanziaria. Dall’altra, ci permetterà di impegnare minori risorse del bilancio regionale per il cofinanziamento.

 

Ovviamente, sulle risorse recuperate sul Fondo di Coesione, l’interlocuzione con il Governo nazionale procederà speditamente, attraverso l’apertura di un tavolo che avrà l’obiettivo di definire gli obiettivi del programma parallelo – che confluirà in un nuovo Piano d’Azione Coesione – e le modalità di integrazione e complementarietà con il POR.

 

Problemi strutturali ed efficacia nella prospettiva futura

 

Nella crisi italiana, il Sud versa in una situazione di difficoltà finora mai sperimentata, per fattori di ordine strutturale nell’architettura dell’economia e della società, da cui derivano, in particolare, le situazioni di estrema gravità sul versante dell’occupazione, della qualità dei servizi e delle prospettive di investimento.

 

Il ritardo strutturale del Sud condiziona anche la congiuntura. Alla distanza col Centro Nord in termini di reddito e occupazione, stazionaria da un cinquantennio, si accompagnano divari in quasi tutti i servizi pubblici fondamentali per la qualità della vita: sanità, accesso al servizio scolastico e livelli di apprendimento, cura dei bambini, trasporti pubblici, gestione dei rifiuti urbani, servizi energetici, giustizia, sicurezza, cura per gli anziani, ricerca e innovazione, reti e società digitali, servizio idrico integrato, servizi alle imprese, ecc.

 

L’insieme di questi servizi, da cui dipendono la crescita economica e l’inclusione sociale, configura l’agenda della politica per lo sviluppo e la coesione.

 

La Calabria acuisce e rende più evidenti e spesso più gravi le situazioni che si manifestano, in generale, in tutto il Mezzogiorno, finendo per presentarsi come una sorta di spazio simbolico dell’arretratezza, perennemente intrappolato nella morsa tra emergenze contingenti e criticità strutturali di lungo periodo.

 

Il ritardo, l’inefficienza gestionale e la bassa efficacia dei Fondi comunitari costituisce un importante elemento di ulteriore aggravamento di un quadro, di per sé, già profondamente depresso sul piano dell’economia.

 

Il ciclo 2007-2013 si è presentato al suo anno conclusivo, il 2015 appunto, con risultati di spesa assai negativi, che costringeranno il nuovo governo regionale a un intervento, straordinario e senza precedenti, per tentare di salvare il salvabile degli 806 milioni di euro che bisognerà rendicontare entro dicembre.

 

Da che esiste la programmazione comunitaria, la Calabria è tra le Regioni italiane più in difficoltà nell’attuazione dell’agenda comunitaria per lo sviluppo e la coesione e nella gestione dei Fondi Europei. Tutti i cicli di programmazione che si sono succeduti dal 1994 ad oggi hanno avuto, pur tra le differenze d’impostazione ed anche di attuazione, un comune denominatore: la scarsa efficienza integrata con l’inefficacia delle politiche.

 

La programmazione comunitaria, sul piano della crescita economica e sociale, non è riuscita a generare quegli impatti e quei risultati, che pure erano attesi ed erano stati posti come finalità generali. Al netto di pochi interventi che hanno registrato avanzamenti importanti (come nel settore dell’energia o nell’attuazione dell’agenda digitale), di rari fattori in lieve miglioramento e di sporadiche singole esperienze positive (che riguardano imprese, progetti o amministrazioni virtuose, che pure esistono e si segnalano come casi interessanti), nessun indicatore-chiave e nessun problema strutturale dell’economia è stato significativamente intaccato o risolto, né sono state create le condizioni per un reale recupero del divario in termini di reddito, produzione di ricchezza, occupazione, qualità dei servizi, qualità della vita dei cittadini.

 

Che sono esattamente le finalità verso le quali dovrebbero tendere, con il concorso degli strumenti della programmazione nazionale e comunitaria, le politiche regionali.

 

All’inefficienza gestionale e di spesa, particolarmente grave e ulteriormente acuìta nel corso degli ultimi anni, si sovrappone, come in una sinergia al negativo, una profonda inadeguatezza nell’utilizzo efficace dei Fondi, che finiscono per essere ridotti a meri strumenti finanziari – peraltro sostitutivi e non aggiuntivi alla spesa ordinaria -, spesso del tutto sganciati dalle problematiche economiche e sociali del territorio e incapaci di sostenere concrete politiche di sviluppo.

 

In questo contesto di generale difficoltà nella gestione dei Fondi, con onestà intellettuale e responsabilità politica va però sottolineto un fatto che emerge in tutta evidenza e in modo incontrovertibile dai dati: la Programmazione 2007/2013 ha finora segnato il punto più basso delle esperienze programmatorie in Calabria.

 

In particolare, gli ultimi anni hanno visto precipitare la capacità d’impegno, spesa e rendicontazione da parte della Regione.

 

Aldilà dei dati assoluti che ho prima illustrato e che ho dovuto registrare al momento del mio insediamento, il 10 dicembre scorso, un aspetto appariva particolarmente preoccupante e riguardava la variabile più importante nell’analisi dell’avanzamento finanziario della Programmazione: la velocità. In un certo senso e in qualche misura, un Programma può anche registrare volumi di spesa modesti, ma ciò che conta è quanto sta andando veloce e, soprattutto, se accelera o decelera.

 

La Calabria mostra, a partire dal 2011, una grande difficoltà nella velocità di avanzamento degli impegni e della spesa. Peraltro, nei primi due anni di attuazione (2009/2010), la situazione era abbastanza simile tra le quattro Regioni della Convergenza (Sicilia, Campania, Puglia e Calabria). Anzi, la Calabria presentava la situazione migliore, con la spesa certificata all’8,93% ed un volume di impegni che, al 2009, cioè alla fine del primo anno di attuazione, era già pari a 618 milioni di euro. Sostanzialmente, nel biennio 2009-2010, la Calabria viaggiava alla stessa velocità delle altre Regioni della Convergenza.

 

Sono gli anni successivi al 2010 a divaricare le performance delle Regioni: per la Calabria la situazione sembra addirittura via via peggiorare e la curva della spesa si appiattisce. Infatti, è proprio il triennio 2011-2013 che ha fatto registrare i dati più allarmanti, con un andamento della spesa certificata che addirittura regredisce, passando da 195 milioni del 2011 a 158,5 nel 2012, fino a toccare il valore minimo di 108 milioni nel 2013 (il secondo più basso di tutto il ciclo di programmazione). Anche il 2014 si sembrava destinato a chiudersi con valori molto modesti che avrebbero confermato una tendenza al rallentamento o, comunque, all’appiattimento della curva della spesa: nei primi 10 mesi, infatti, la spesa certificata era appena pari a 143,4 milioni.

 

L’andamento degli ultimi anni collocava la nostra Regione in controtendenza rispetto alla normale dinamica dei processi di spesa. E’ noto, infatti, che la velocità di spesa dei Programmi, di norma, cresce nel tempo. Anzi, la spesa dovrebbe accelerare via via che le operazioni e i progetti, soprattutto quelli infrastrutturali, arrivano a realizzazione e le diverse linee di intervento maturano e procedono verso le fasi attuative e di chiusura. L’ultima fase di un Programma è, di regola, quella con la maggiore accelerazione nella spesa. In Calabria succedeva esattamente il contrario. Solo con la manovra emergenziale messa in atto negli ultimi 20 giorni dello scorso dicembre, l’accelerazione della spesa certificata ha ribaltato le cose, riportando la situazione a una dinamica più normale.

 

Le ragioni di questa perdurante inefficienza gestionale e di spesa del FESR sono molte e non vogliamo, in questa sede, utilizzare artifici demagogici o strumentali.

 

Rientra nella responsabilità di noi tutti e della classe dirigente in generale, su un argomento che è cruciale per il futuro della Calabria e dei calabresi, mettere in campo una discussione franca, libera da condizionamenti, svincolata dalle appartenenze, rigorosa e seria nell’analisi.

 

Una discussione senza reticenze e libera, fondata sull’etica della responsabilità a cui siamo tutti chiamati, in questo consesso, per rispondere alla fiducia che i cittadini e gli elettori hanno in noi riposto e che costituisce il fondamento e la ragione del nostro mandato.

 

Questa operazione di verità deve essere intesa e considerata come uno esercizio di democrazia e di trasparenza, un dovere morale verso i cittadini verso i quali tocca, ogni giorno, alimentare e rafforzare il senso di fiducia nella politica e nelle istituzioni.

 

Ed è anche, consentitemi, una manifestazione di rispetto verso il ruolo che ci compete come rappresentanti del popolo nelle istituzioni regionali: perché da questo derivano, tra l’altro, non solo le responsabilità di chi ha governato e i compiti di chi dovrà governare negli anni a venire, ma anche il complesso delle funzioni costituzionali che ognuno, nell’ambito delle proprie prerogative, è chiamato a esercitare.

 

Il quadro che ho sintetizzato in merito alla situazione ed alle prospettive dei Fondi Europei esprime con chiarezza la difficoltà e lo stato di crisi di fronte al quale ci troviamo.

 

Ragioni e responsabilità sono diverse e complesse. Vi contribuiscono sia fattori di ordine generale e di tipo giuridico e amministrativo (come l’incapacità a gestire la complessità dell’impianto legislativo e normativo comunitario e nazionale e la conseguente farraginosità dei procedimenti), sia fattori riferibili alla scala locale e regionale dell’azione istituzionale (come le evidenti inefficienze della macchina burocratica regionale, l’inefficienza dei controlli e le difficoltà gestionali in capo ai beneficiari, non adeguatamente supportati dalla Regione).

 

Fattori di criticità finora mai adeguatamente trattati e governati, ai quali si sommano:

 

–    la debolezza di indirizzo dei centri di competenza e coordinamento nazionali, cui corrisponde analoga debolezza del livello regionale;

 

–    le incertezze originate dal susseguirsi di tagli di finanza pubblica e gli effetti di “spiazzamento” della spesa a causa del patto di stabilità interno;

 

–    la focalizzazione sui processi anziché sui risultati e la scarsa mobilitazione locale;

 

–    la polverizzazione degli interventi e la frammentazione della spesa;

 

–    il disallineamento delle azioni amministrative rispetto agli obiettivi della programmazione;

 

–    la segmentazione e la distribuzione parcellizzata della programmazione tra fondi (FSE, FESR, FEASR, fondi nazionali) e tra strutture gestionali, apparati, assessorati, società ed enti regionali;

 

–    la conseguente gestione non unitaria, incoerente, non integrata, a compartimenti stagni;

 

–    la pletora improduttiva dei centri di costo, delle strutture gestionali e dei soggetti attuatori, con particolare riferimento agli enti strumentali e alle agenzie in house o controllate dalla Regione;

 

–    la mancanza di una seria funzione di controllo strategico,

 

–    l’insufficienza della partecipazione, della trasparenza e del coinvolgimento del partenariato nelle scelte;

 

–    la parcellizzazione delle risorse tra gli assessorati e il loro utilizzo in pratiche, diffuse e pervasive, di acquisizione del consenso.

 

–    la mancanza di una mappatura organica dei procedimenti, nonché l’enorme carico burocratico e la pesante farraginosità dei procedimenti medesimi;

 

–    il comportamento amministrativo, da parte degli uffici e dei dirigenti, tutto piegato alla logica dell’adempimento, invece che del risultato;

 

–    la conseguente sottoutilizzazione delle capacità e delle competenze che pure sono presenti e diffuse nel personale regionale;

 

–    la disorganizzazione dei flussi e delle relazioni nella macchina regionale e la prassi di uffici che funzionano in modo autoreferenziale, non si parlano tra loro e vengono gestiti a compartimenti stagni;

 

–    l’assenza di un circuito interno di scambio informativo e di un protocollo strutturato di comunicazione tra gli uffici;

 

–    la mancata standardizzazione di modelli gestionali e procedimentali che guidino e regolamentino le attività degli uffici e la produzione degli atti amministrativi (decreti, bandi, ecc.);

 

Inoltre, emerge, in tutta evidenza, il deficit di visione strategica e capacità di coordinamento e governo delle politiche da parte della Regione, la mancanza di priorità tematiche, settoriali e territoriali, l’inadeguatezza del disegno di governance degli strumenti e del sistema degli interventi, la mancanza di un serio approfondimento delle problematiche legate alla sostenibilità istituzionale, amministrativa, operativa del complesso degli interventi.

 

Il risultato non è solo il basso risultato nella spesa, ma soprattutto il fallimento degli obiettivi generali della Programmazione 2007/2013.

 

Una circostanza che, lo ribadisco, peserà per anni sulla Calabria e i calabresi.

 

Di fronte alla situazione che ho poc’anzi illustrato e proprio nella prospettiva di attuare la programmazione 2014/2020 in modo radicalmente diverso dal passato, a noi tocca il compito di intervenire, con determinazione e rapidità, sui fattori strutturali che hanno impedito la spesa efficiente e l’uso efficace dei Fondi Europei.

 

La gestione dei Programmi che è stata finora messa in atto ha favorito la frammentazione degli interventi, dando luogo ad una gestione non unitaria e non integrata dei Fondi Europei, disarticolata sia tra Fondi (FSE, FESR, FEASR, FEP, fondi nazionali), sia tra strutture gestionali, assessorati, società ed enti regionali.

 

Questa impostazione va radicalmente cambiata e semplificata. Nell’uso dei Fondi Europei, la macchina amministrativa della Regione va orientata ai risultati, attraverso un rinnovamento della dirigenza e nuovo modello di responsabilizzazione degli uffici e della dirigenza, che saranno valutati in base ai risultati.

 

La costruzione di un’adeguata e diffusa capacità istituzionale nell’uso dei Fondi è decisiva. Anche per questa ragione, dobbiamo supportare i beneficiari e dobbiamo dare maggiore spazio, nelle scelte, al confronto con gli attori portatori di interesse dell’economia e della società, prevedendo sia l’Ufficio del Partenariato specifica struttura di supporto operante sui territori e costruita selezionando le competenze con criteri basati sul merito.

 

La gabbia soffocante e rigida dei procedimenti deve essere smontata, così come la parcellizzazione burocratica degli interventi, a favore di una gestione flessibile e pragmatica, che parta dai bisogni e dai problemi della società e dell’economia regionale e dalle risposte che devono essere date.

 

I funzionari e i dirigenti regionali, così come quelli in capo a beneficiari e soggetti attuatori pubblici, devono adottare un comportamento esclusivamente orientato al risultato, escludendo ogni residuo atteggiamento conformato alla perversa logica dell’adempimento burocratico.

 

Gli aspetti riguardanti la gestione, l’organizzazione, i controlli, il monitoraggio e l’efficienza della spesa, saranno centrali nella riorganizzazione della Regione.

 

Tuttavia, il monitoraggio e l’analisi dei risultati e dell’impatto delle politiche, oltre che dell’efficienza gestionale e di spesa, deve costituire un costante modello di riferimento per la valutazione dei modelli d’azione, degli interventi, delle strutture regionali e del personale.

 

A questi scopi, stiamo lavorando un piano di riorganizzazione delle funzioni di programmazione, intervenendo per risolvere tutte le criticità prima elencate e le altre che stanno emergendo. Nell’ambito del più generale processo di riorganizzazione della macchina amministrativa, stiamo definendo una nuova funzione di controllo strategico, coordinamento e direzione strategica della programmazione, incentrata su competenze e professionalità di alto livello. Anche le strutture regionali di monitoraggio e il sistema dei controlli saranno ulteriormente implementare e rafforzate.

 

Più nello specifico, stiamo definendo strumenti che, in discontinuità con il passato, favoriscano la semplificazione e l’uso delle tecnologie informatiche sia nella Regione sia presso le filiere di attori impegnati nella progettazione e nell’attuazione degli interventi.

 

In linea generale, consideriamo fondamentale:

 

a)  riorganizzare la macchina amministrativa della Regione, orientandola al perseguimento dei risultati e regolandola con un nuovo modello di responsabilizzazione degli uffici e della dirigenza, che saranno valutati in base ai risultati;

 

b)  stimolare l'efficiente utilizzo delle risorse destinate a investimenti;

 

c)   alleggerire il carico e la burocratizzazione dei procedimenti, re-ingegnerizzando tutti i processi gestionali

 

d)  evitare la dispersione degli investimenti e degli interventi;

 

e)   evitare il ritardato completamento di interventi avviati e solo parzialmente finanziati;

 

f)    evitare di immobilizzare risorse su progetti non cantierabili;

 

g)  evitare carenze informative circa l'attuazione dei programmi.

 

In una logica unitaria di sviluppo regionale, bisognerà superare la segmentazione dei fondi FESR, FSE e FEASR, a favore di un approccio plurifondo, integrato, territorializzato tra i fondi comunitari e tra questi e gli strumenti della spesa ordinaria, recuperando il modello della programmazione unitaria.

 

La concentrazione della spesa, annullando la polverizzazione degli interventi e la frammentazione delle politiche e puntando sui settori chiave, a più alto valore aggiunto in termini di impatto economico, sociale e occupazionale ed a più elevato contenuto d’innovazione, sarà per noi una priorità assoluta. In questo senso, occorrerà mettere a fuoco un set di priorità per ognuno degli Obiettivi Tematici del POR 2014/2020, selezionando interventi di rapido avvio e azioni d’impatto duraturo sui fondamentali dell’economia calabrese.

 

In questo quadro, cambieremo il modello gestionale dei Fondi Europei, basato sulla scomposizione per settori e per misure di spesa, in favore di un nuovo un approccio territorialista e settoriale allo sviluppo, basato sulle vocazioni dei diversi contesti e sulle potenzialità di crescita dei settori dell’economia.

 

Per queste ragioni, anche in vista della fase di interlocuzione che si aprirà con la Commissione Europea, una volta che questa avrà notificato alla Regione le proprie osservazioni, stiamo lavorando alla definizione nuovo modello di gestione del POR 2014/2020 che sarà basato su questi principi:

 

a)  la collocazione degli interventi in un quadro strategico di politiche di sviluppo, coerente alla scala regionale;

 

b)  il rafforzamento delle funzioni di programmazione, pianificazione, indirizzo e controllo della Regione;

 

c)   il decentramento presso i beneficiari e i soggetti attuatori delle principali funzioni attuative;

 

d)  la concentrazione delle risorse in progetti unitari e integrati, di grande impatto sull’economia e sulla società calabrese;

 

e)   il coinvolgimento attivo del partenariato nelle decisioni e nella definizione dei progetti e degli interventi, al fine di massimizzare l’efficacia degli interventi e delle politiche;

 

f)    la semplificazione amministrativa e gestionale;

 

g)  il ricorso a nuovi strumenti operativi ed attuativi (come, ad esempio, gli organismi intermedi) che responsabilizzino direttamente i soggetti attuatori e garantiscano maggiore velocità di spesa, efficienza gestionale e maggiori risultati e impatti.

 

Nel nuovo ciclo della Programmazione 2014/2020, l’effettività e la sostenibilità delle azioni, la concretezza degli interventi, l’impatto delle politiche sui territori, sull’economia, sulla crescita sociale devono essere assunti come gli unici riferimenti dell’azione regionale.

 

Per tutte queste ragioni, il nuovo Programma Operativo dovrà mettere al centro il tema dell’attuazione. E’ necessario innanzitutto, nel corso del negoziato che si aprirà con la Commissione Europea, approfondire le problematiche riguardanti la gestione e definire con attenzione le procedure attuative, per rendere veloci e certi i passaggi amministrativi.

 

Il Programma, infatti, dovrà essere, allo stesso tempo, ambizioso e realizzabile. E’ importante che il documento generale identifichi bene le strategie, ma abbiamo bisogno, soprattutto, di piani di azione concreti, mirati a obiettivi riconoscibili, immediatamente attuabili.

 

Solo a titolo di esempio, abbiamo già avviato un’istruttoria tecnica per valutare l’opportunità di definire piani d’azione o progetti d’interesse regionale su alcuni dei temi-chiave della Programmazione 2014/2020, come le politiche per le giovani generazioni, il sistema universitario regionale, il rafforzamento dei sistemi produttivi, la valorizzazione delle filiere agroalimentari. A questo proposito, occorrerà avviare subito un dialogo con gli attori rilevanti, identificare i fabbisogni, definire e attuare le procedure per avviare gli interventi.

 

Questo ci insegna l’analisi dei precedenti cicli di programmazione. Non solo in Calabria. Strategie ben costruite, disegni programmatici eccellenti, che però si sono persi nella debolezza dei sistemi regionali: della pubblica amministrazione, del tessuto produttivo, della scuola, delle università.

 

La pubblica amministrazione regionale è certamente uno dei tasselli più importanti del sistema e che porta le maggiori responsabilità per i ritardi che hanno caratterizzato l’attuale programmazione.

 

I nuovi Programmi Operativi dovranno essere accompagnati da un Piano di Rafforzamento Amministrativo, la cui responsabilità politica è affidata al Presidente della Giunta. E’ già stato messo a punto e inviato un documento preliminare ed è in corso il confronto tecnico con il Governo e la Commissione.

 

Uno dei punti rilevanti riguarda la capacità gestionale, rispetto alla quale occorrerà definire idonee strutture di missione, che si facciano carico di coordinare l’attuazione di tutti i passaggi amministrativi, mettere insieme i diversi settori competenti e i soggetti istituzionali coinvolti, garantire il rispetto dei tempi, definire azioni correttive in caso di ritardo, informare immediatamente gli organi politici in caso di rilevanti criticità. 

 

Stiamo pensando alla costituzione di una task force centralizzata, con professionalità di alto livello, interne ed esterne, per la gestione dei bandi e degli avvisi. E per gli interventi più complessi, e di maggiore rilevanza strategica, stiamo ragionando sulla costituzione di una centrale di committenza, che gestisca l’intero processo di progettazione e affidamento lavori.

 

Altro tema rilevante riguarda gli aiuti alle imprese. Il sistema è in sostanza fermo. La maggior parte delle procedure di aiuto dell’attuale programma sono in corso o addirittura devono essere ancora avviate. Diverse sono le criticità. Tra queste sicuramente la frammentazione della gestione: ogni dipartimento gestisce le proprie procedure, con enorme spreco di tempo e di risorse.

 

Abbiamo invece bisogno di strutture specializzate nella gestione di aiuti, con competenza appropriate. E’ necessario centralizzare la gestione degli aiuti e in alcuni casi ricorrere all’esterno, tramite le sovvenzioni globali. Non possiamo permetterci procedure di aiuto che durano anni.

 

In alcuni casi gli avvisi sono andati deserti o hanno solo in parte catturato l’interesse degli operatori. Al di là della crisi economica, che ha rallentato gli investimenti, probabilmente questo è successo perché i bandi non hanno colto ciò che il sistema produttivo chiedeva, non hanno intercettato né la domanda, né gli scenari evolutivi né le tendenze settoriali.

 

Per evitare che questo accada in futuro riteniamo sia necessario lavorare su due aspetti.

 

Innanzitutto dobbiamo favorire un maggior coinvolgimento degli operatori nelle fasi propedeutiche alla costruzione delle misure. Sino al momento dei bandi, momento in cui i ruoli dovranno chiaramente distinguersi, dobbiamo lavorare insieme alle imprese, per capire bene su cosa orientare gli investimenti, come calibrare le procedure, come costruire la tempistica.

 

Un altro aspetto riguarda le procedure negoziali. Non possiamo concentrare la fase attuativa della programmazione esclusivamente sui bandi, com’è stato fatto. In alcuni casi occorre assumere la responsabilità di valutare e scegliere gli investimenti da finanziare mediante il ricorso agli strumenti della negoziazione diretta.

 

Infine, la capacità amministrativa. Il personale della regione coinvolto nella gestione dei fondi deve essere preparato. Dobbiamo lavorare su piani di formazione mirati e orientati al risultato e alle attività che i singoli svolgono. Accanto a questo dobbiamo costruire un sistema di incentivi che premi il merito.

 

Il successo di queste politiche non dipende però solo dall’amministrazione regionale. Dobbiamo ragionare in termini di sistema e affrontare alcuni nodi sostanziali.

 

Il sistema di governance regionale va ricostruito: il rapporto tra la Regione e gli Enti Locali, la ricomposizione della filiera delle competenze, la connessione tra i nodi della rete. Sono aspetti determinanti nella capacità del sistema di offrire servizi qualificati ai cittadini e alle imprese.

 

Il tema delle scelte. E’ necessario scegliere, dobbiamo concentrare l’attenzione su obiettivi e iniziative prioritari, differenziare gli strumenti alle diverse situazioni, dobbiamo accompagnare le potenzialità di sviluppo esistenti, partire dalle potenzialità dei settori dell’economia e dei territori.

 

Abbiamo bisogno di più partenariato, perché dobbiamo ascoltare il più possibile il territorio, raccogliere conoscenza, rivedere le nostre azioni se i riscontri non sono positivi. Ma dobbiamo lavorare per rendere questi momenti costruttivi, abbandonare inutili ritualità.

 

Desidero infine porre l’attenzione su un aspetto che ritengo cruciale per il tema di cui stiamo parlando oggi. Il Programma operativo 2007/2013 è un’esperienza che possiamo considerare non riuscita, in verità come altri Programmi delle Regioni del Mezzogiorno. Nonostante con il programma parallelo confluito nel Piano di Azione Coesione, del valore di circa 1 miliardo, sia stato abbassato il target di spesa, si è comunque dovuto ricorrere a strumenti di correzione dei dati di spesa mediante la rendicontazione, nel rispetto delle norme comunitarie, di progetti già realizzati (oggi definiti “retrospettivi”) da altri enti o da soggetti grandi erogatori di spesa infrastrutturale. Ciò malgrado, la spesa è ai livelli assai bassi che ho più volte richiamato.

 

Ovviamente, nell’affrontare con decisione le criticità, occorrerà nel contempo mettere a valore i pochi risultati positivi, come, ad esempio, la realizzazione dell’infrastruttura di banda ultra larga, che dovrebbe essere portato a termine entro la metà del 2016 e comporterà un cambiamento reale del modo di operare dell’amministrazione, lo sviluppo di nuovi servizi per le persone e le imprese e la messa in campo di un grande fattore di ristrutturazione della nostra economia.

 

I Fondi della Programmazione sono troppo importanti per la Calabria, sia perché costituiscono l’unica vera risorsa per gli investimenti e lo sviluppo sia perché possono essere un potente motore di cambiamento.

 

La Programmazione, infatti, non è solo uno strumento finanziario e tecnico, ma è anche una sfida d’innovazione politica ed anche un grande spazio di azione politica.

 

Per questo, l’efficienza della gestione e l’efficacia dell’uso delle risorse non è riducibile alla sola spesa, alle sole tecnicalità (monitoraggio, controlli, rendicontazione, ecc.), alla capacità della burocrazia tecnica e amministrativa, che pure sono fondamentali, ma è anche, come è stato evidente in questi ultimi anni, un problema di capacità politica di governo. Capacità da cui dipendono strettamente sia tutte le questioni ora richiamate (spesa, gestione, burocrazia, modelli, ecc.) ma anche il reale impatto sui fondamentali dell’economia e della società che la programmazione dovrebbe avere.

 

L’unica cosa che dovrà realmente contare saranno gli obiettivi di sviluppo e crescita della Calabria.

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Regione Calabria: Nucera (La Sinistra) “Prorogati contratti a 20 precari del Centro Trapianti di Reggio Calabria”

(124) Finalmente una buona notizia per 20 precari – tra biologi ed operatori – del Centro Trapianti di Reggio Calabria, i quali, grazie all’impegno profuso da Giovanni Nucera,

consigliere regionale de La Sinistra, dal Presidente Mario Oliverio e da Enzo Sidari, Direttore Generale degli Ospedali Riuniti, hanno visto prorogati i loro contratti. Il CTMO è una struttura di eccellenza tra le poche di cui dispone la sanità reggina. Il reparto si occupa del paziente ematologico prima ed oncologico successivamente, svolgendo attività trapiantologica completa, effettuando trapianti di tipo autologo, allogenico e anche da donatore da registro. Un patrimonio prezioso di competenze, conoscenze, ricerca e professionalità che va fortemente promosso e valorizzato, favorendone l’ampliamento delle strutture e dei servizi e tutelando i suoi operatori. Certo, non possiamo che essere contenti di questo primo importante passo, ma l’obiettivo a cui si guarda è quello di offrire una soluzione definitiva con la possibilità di contrattualizzazione a tempo indeterminato dei precari del Centro Trapianti. Abbiamo l’obbligo civile e morale di spenderci nell’offrire al personale sanitario condizioni di sicurezza e di serenità in cui operare, così da poter offrire a tutti coloro che vivono situazioni così drammatiche e delicatissime, un servizio correttamente erogato, altamente professionale e in cui non sia messa in second’ordine la sfera dell’umanità nel rapporto operatore sanitario-paziente. On.le Giovanni Nucera Consigliere regionale Capogruppo de La Sinistra.

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Regione Calabria: i comunicati stampa dell’8 marzo 2015

(122) L'Assessore De Gaetano ha convocato una riunione sul problema della linea di trasporto tra Unical e Cosenza. L'Assessore Regionale ai Trasporti ed alle Infrastrutture Nino De Gaetano ha convocato per martedì prossimo,

dieci marzo, alle ore dodici, nella sede dell'Assessorato di Via Crispi-Catanzaro, un tavolo tecnico per affrontare la problematica legata alle linee del trasporto pubblico locale tra l'UniCal e l'area urbana di Cosenza. Al tavolo – informa una nota dell'Ufficio Stampa della Giunta regionale – parteciperanno anche gli amministratori dei comuni di Rende e Cosenza, i rappresentanti di AMACO, del Consorzio Autolinee e delle Ferrovie della Calabria. Attualmente il servizio non risulta essere adeguato alle esigenze degli studenti e la Regione ritiene di dover intervenire affinché si trovi una soluzione definitiva per questo annoso problema. o.m.


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Regione Calabria: i comunicati stampa del 7 marzo 2015

(120) Martedì dieci marzo, all’agroalimentare di Lamezia, ore 16,30, convegno su “Garanzia giovani, un’impresa per il tuo futuro”. L’Assessorato regionale al “Lavoro” ha organizzato per martedì prossimo, dieci marzo, alle ore 16,30, nel centro agroalimentare di Lamezia Terme, un’importante convegno

 

sul tema “Garanzia giovani, un’impresa per il futuro”. Sono previsti i saluti del sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, del Presidente della Provincia, Enzo Bruno, e del Presidente del Consiglio regionale Antonio Scalzo. I lavori – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta regionale -coordinati dal Dirigente generale del Dipartimento regionale “Sviluppo economico e lavoro” Antonio De Marco, saranno aperti dal Presidente di Unindustria Calabria Natale Mazzucca. Parleranno, quindi, Paolo Reboani, Presidente di “Italia lavoro”; Stefano Scabbio, Presidente Assolavoro e l’Assessore al “Lavoro ed allo Sviluppo economico” Carlo Guccione. Concluderà il Presidente della Regione Mario Oliverio. o.m.

 

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Calabria: Nucera (Popolari e Liberali) “Solidarietà a Tonino Scalzo”

(121) Il coordinatore regionale del Movimento dei Popolari Liberali, on. Giovanni Nucera, esprime tutta la vicinanza personale e politica all’amico Presidente del Consiglio Regionale, Tonino Scalzo, vittima di un vile atto intimidatorio

 

certamente riconducibile a gesti di pura follia che mortificano non solo la dignità delle Istituzioni ma anche il buon nome della Calabria. “Respingiamo con forza episodi di questa natura – continua Nucera –  e siamo certi che le Istituzioni sapranno reagire a tale miserevole atto. Come Popolari Liberali saremo a fianco dell’amico Scalzo ed alla sua famiglia, consapevoli che solo una forte solidarietà potrà respingere ogni azione violenta che menti bacate pensano di poter esercitare nei confronti delle rappresentanze istituzionali e della politica”.

 

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Regione Calabria: i comunicati stampa del 6 marzo 2015

(117) Il Dipartimento “Lavoro” comunica le procedure attivare per pagare lsu e lpu. Il Dipartimento regionale “Lavoro e Politiche Sociali” – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta – comunica lo stato delle procedure

 

attivate per i pagamenti relativi alla contrattualizzazione a tempo determinato a ventisei ore, con riferimento alla legge n. 147/2013, a favore dei  lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità. Con  Decreto del Dirigente generale n. 697 di oggi è stata impegnata la somma di  38.000.000,00 di euro, necessaria  al pagamento dei lavoratori a tutti gli enti che hanno sottoscritto i contratti individuali dei lavoratori a loro carico e precisamente:  per i mesi restanti non coperti dalle agevolazioni ministeriali, ai  comuni ammessi alla graduatoria per come previsto dalla legge citata. Per l’intero anno a favore dei lavoratori LSU/LPU per i quali i Comuni non hanno prodotto richiesta di agevolazione o l’hanno richiesta parzialmente o è stata valutata dal Ministero fuori termine. Inoltre, si comunica che, con decreto dipartimentale n. 1417 del tre marzo scorso, si è proceduto ad effettuare la liquidazione per gli enti in dissesto ed in riequilibrio finanziario, mentre sono in itinere i decreti di liquidazione per tutti gli enti che hanno prodotto la documentazione richiesta da parte dell’Ufficio competente. o.m. (118) La Giunta regionale ha nominato  il  Commissario per la liquidazione  delle ASI. La Giunta regionale si è riunita – informa una nota dell’Ufficio Stampa –  sotto la presidenza del Presidente Mario Oliverio. Su proposta dell’Assessore allo “Sviluppo economico” Carlo Guccione è stato nominato il Commissario per lo scioglimento e la liquidazione delle cinque ASI ed il loro accorpamento in un unico consorzio regionale, denominato CORAP. Il Commissario, che  è Giulio Oliverio, dirigente del Dipartimento “Sviluppo economico e Lavoro”, avrà il compito di attuare, entro sei mesi, tutti i provvedimenti previsti dalla l.r. 24/2013. Il provvedimento adottato oggi dimostra come il processo di riordino e di riforma degli strumenti d’intervento proceda speditamente. “Con questo atto – ha detto il Presidente Oliverio – si accelera il processo del tanto atteso superamento delle Asi, in direzione della razionalizzazione dell’ utilizzazione delle risorse, del taglio degli sprechi e dell’affermazione di un disegno unitario, a sostegno delle attività produttive ed industriali anche al fine di favorire il sistema delle imprese e l’attrazione di investitori esterni alla Calabria. Già sul versante del contenimento della spesa, si determinerà un vantaggio in conseguenza del superamento delle strutture preposte alla direzione delle Asi.” o.m.

 

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Regione Calabria: Nucera (La Sinistra) “Solidarietà e vicinanza al Presidente del Consiglio Scalzo”

(119) L’Onorevole Giovanni Nucera insieme a SEL e a tutto il gruppo regionale de La Sinistra esprime solidarietà e vicinanza al Presidente del Consiglio regionale Antonio Scalzo e a tutta la sua famiglia,

oggetto nei giorni scorsi di missive anonime recanti minacce di morte per la sua stessa persona.
 Si tratta di un evento inquietante che mira a indebolire e intimidire la massima Istituzione calabrese, al quale dobbiamo rispondere con fermezza, anche a salvaguardia e tutela delle nostre Istituzioni democratiche e civili. Invitiamo il Presidente Tonino Scalzo a continuare con coraggio nel suo percorso amministrativo intrapreso da soli due mesi, volto sin da subito a imprimere un cambiamento di rotta e innovazioni sostanziali nella vita dell’Assemblea regionale. Impegno di rinnovamento in cui non sarà lasciato solo, soprattutto in un frangente così allarmante che ha colpito lui e la sua famiglia. Condanniamo, infine, qualunque forma intimidatoria il cui fine sia quello di condizionare con metodi barbari la serena prosecuzione dell’attività della massima Assemblea legislativa calabrese. Esprimiamo medesime parole di condanna per ogni atto intimidatorio perpetrato ai danni di chiunque si batta per i valori di legalità e trasparenza in questa martoriata terra.

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Regione Calabria: i comunicati stampa del 4 marzo 2015

(115) La Presidenza della Giunta regionale sulla Fondazione “Campanella”. Al fine di fare chiarezza rispetto ad una serie di notizie apparse sugli organi d’informazione si ritiene opportuno rappresentare

 

che, nei giorni scorsi, e precisamente nel momento in cui è stata comunicata, da parte dei dirigenti della Fondazione “Campanella”, la sospensione delle attività a partire dal due marzo, la Presidenza della Giunta regionale  – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta – ha dato mandato al Dipartimento “Tutela della Salute” di porre in essere tutte le iniziative necessarie a garantire la continuità delle cure ai pazienti attualmente in carico alla Fondazione. Dopo un’attenta attività di verifica dei pazienti in trattamento, degli interventi programmati, della lista di attesa della Pet e degli ambulatori, oltreché dei connessi fabbisogni in termini di materiali necessari per le sedute operatorie, farmaci e dispositivi medici,  in data odierna si è svolta una riunione conclusiva tra i vertici della medesima Fondazione ed il Dipartimento “Tutela della Salute”, alla presenza del Sub Commissario Andrea Urbani, per concordare le modalità operative attraverso le quali assicurare la continuità dell’attività assistenziale a favore dei pazienti in cura presso il Polo Oncologico. Al termine dell’incontro, la Regione si è impegnata a garantire le forniture necessarie per il tramite dell’azienda ospedaliera “Pugliese Ciaccio”. Dal canto suo, la Fondazione “Tommaso Campanella” si è impegnata a garantire la prosecuzione delle attività assistenziale per i pazienti attualmente in carico. Vi è  quindi l’esigenza di separare la vicenda che riguarda il profilo istituzionale dell’Ente,  da quello assistenziale, che deve essere  mantenuto in via prioritaria, nelle more della definizione della procedura avviata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro prima e dal Prefetto di Catanzaro dopo. Pertanto, i pazienti  oggi in carico alla Fondazione potranno continuare, qualora lo desiderino, ad essere assistiti presso il medesimo Ente. o.m. (116) Il Presidente Oliverio ha presieduto il Tavolo del partenariato. Il Presidente della Regione Mario Oliverio – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta – ha presieduto, stamane a Lamezia, il Tavolo del Partenariato Istituzionale ed Economico-sociale della Programmazione Regionale, della quale ha illustrato le linee principali. "La Calabria- ha affermato Oliverio – e' purtroppo tra le Regioni più in ritardo di sviluppo, tra le ultime nella spesa e nell’utilizzo efficace dei Fondi Europei. Al momento del mio insediamento, inoltre, i pagamenti erano bloccati, sin dal 2011, dalla Commissione Europea, che valutava insufficiente il sistema dei controlli." "Abbiamo dovuto fronteggiare l'emergenza derivante dal grave e incombente rischio di perdere le risorse – ha proseguito Oliverio -. Siamo riusciti a raggiungere il target di spesa, rendicontando, in poche settimane, un volume straordinario di risorse, arrivando al 31 dicembre a 1.192,5 milioni di euro di spesa certificata. Al 31 ottobre,  la stessa era pari ad 868,8 milioni di euro.  Grazie a questa operazione, il totale delle spese nell’anno 2014 ha raggiunto 463,1 milioni di euro, il valore più' alto di tutto il periodo di spesa, addirittura superiore alla somma totale delle spese certificate nel 2011, 2012 e 2013. Nel contempo, siamo intervenuti sul problema del blocco dei pagamenti, rispondendo efficacemente alla Commissione Europea, dalla quale si attende, a breve, la conferma ufficiale della revoca". "La Giunta Regionale – ha informato ancora Oliverio – ha approvato, il 23 febbraio, un Piano d’Azione per l’Efficienza di Spesa, che definisce gli strumenti operativi e il cronoprogramma a cui le singole strutture regionali e i beneficiari dovranno attenersi per accelerare la spesa e tentare di salvare il salvabile, in vista della chiusura del POR a fine dicembre. "Anche sul fronte della nuova programmazione 2014/2020 – ha sottolineato Oliverio con riguardo al futuro – la Regione aveva accumulato gravi ritardi. Quando mi sono insediato a Palazzo Alemanni, la trasmissione del POR 2014/2020 alla Commissione Europea non era ancora completata ed era ferma da mesi. Lo sblocco è avvenuto su mia iniziativa: il POR è stato trasmesso a Bruxelles il 18 dicembre scorso. Tuttavia, a causa dei precedenti ritardi accumulati dalla precedente amministrazione, il ciclo della programmazione 2014/2020 in Calabria potrà formalmente essere avviato, una volta avuta l’approvazione da parte della Commissione Europea, non prima di alcuni mesi." "Grazie al lavoro che è stato svolto e alla positiva interlocuzione istituzionale avviata, da subito, con il Governo nazionale, la Calabria recupererà il taglio delle risorse operato sul POR, dovuto alla precedente inefficienza gestionale e di spesa, attraverso la definizione di un programma parallelo." "Nell’uso dei Fondi Europei- ha infine informato il presidente della Regione – stiamo lavorando ad un nuovo modello di gestione della Programmazione 2014/2020 improntato all'efficienza gestionale di spesa, all'efficacia delle politiche, alla trasparenza, alla semplificazione burocratica, all'adozione di automatismi nell'erogazione degli aiuti, alla responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione degli  interventi, a partire dalle strutture regionali, che saranno valutate solo sulla base del raggiungimento dei risultati." Importanti spunti di confronto sono venuti nel corso del Tavolo, che ha contato anche la presentazione da parte del dirigente generale alla Programmazione Fortunato Varone dello stato di attuazione del POR FESR 2007-2013,  dai rappresentanti delle istituzioni, dell'economia, della società calabresi.  Presenza decisiva nell'elaborazione del disegno della nuova Programmazione – ha detto Oliverio – che ha annunciato la prossima costituzione dell'Ufficio del Partenariato, al fine di valorizzarne pienamente il contributo nelle decisioni, nel disegno della programmazione, nella definizione degli interventi. mdv.

 

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Regione Calabria: i comunicati stampa del 3 marzo 2015

(111) La Giunta nella riunione di ieri ha deliberato la costituzione del “Fondo Unico Pac”. La Giunta regionale, nel corso della riunione di ieri, finita a tarda sera, su proposta del Presidente Mario Oliverio

– informa una nota dell’Ufficio Stampa – ha anche approvato la costituzione del Fondo Unico Pac, con riferimento alla risorse provenienti dalla riduzione del cofinanziamento nazionale, per effetto della II fase del processo di revisione del Por Calabria  Fesr  2007/2013, già approvata dalla Commissione europea. Sono stati approvati, cioè, una serie di interventi di efficientamento energetico e produzione di energia da fonti rinnovabili a favore dell’Università della Calabria e dell’Università “Mediterranea” di Reggio. Gli investimenti, che sono pari complessivamente a trenta milioni di euro a valere sul POR FESR Calabria 2007-2013 riguardano la realizzazione di cinque progetti già valutati positivamente dal Ministero dello Sviluppo Economico, nell’ambito di un avviso rivolto alle Università, ma non finanziati per carenza di risorse. I progetti, ritenuti coerenti con la strategia regionale in materia di efficienza energetica e sostegno alle  rinnovabili, riguardano la realizzazione di impianti solari termici, impianti a concentrazione e a pompe di calore elettriche mediante sonde geotermiche, l’efficientamento energetico di alcuni edifici, nonché la riqualificazione di un impianto di pubblica illuminazione interna mediante la sostituzione con corpi illuminanti a tecnologia LED. Questa scelta dimostra l’impegno del Presidente Oliverio e della Giunta nel campo delle politiche sostenibili e, in particolare, del settore dell’energia. In questo contesto un contributo fondamentale viene dalle Università, quali centri di sperimentazione delle tecnologie più innovative ed efficaci e di modelli  virtuosi da esportare sull’intero territorio regionale. Un apporto che la Regione intende valorizzare, sostenendo un confronto con il mondo accademico calabrese che si sviluppa su più livelli, come testimoniato nel corso dell’incontro che si è tenuto ieri tra il Presidente Oliverio ed i Rettori delle Università calabresi. La Giunta ha anche approvato la delibera per l’individuazione delle risorse necessarie all’avvio dell’Avviso Pubblico relativo ai Contratti di investimento promossi da reti di imprese localizzate all’interno dei Progetti Integrati di Sviluppo Locale – PISL Sistemi Produttivi del POR Calabria FESR 2007/2013. Gli interventi sono finalizzati a creare e rafforzare i sistemi produttivi locali, attraverso il sostegno alla realizzazione d’investimenti produttivi  e servizi reali, quali ad esempio l’internazionalizzazione, la logistica e la commercializzazione. Le risorse pubbliche disponibili sono pari a 65,8 milioni di euro e saranno erogate sulla base di una graduatoria di merito a gruppi di imprese che soddisferanno i requisiti di qualità progettuale e sostenibilità finanziaria dei relativi programmi di investimento. Gli incentivi saranno concessi nella forma del contributo in conto capitale e potranno raggiungere l’intensità massima del 70% per quei programmi il cui importo complessivo di agevolazione non superi i 150 mila euro. Le richieste di agevolazione potranno essere presentate per progetti da realizzare nell’ambito di unità produttive ubicate nei territori dei comuni facenti parte dei PISL. Per ogni PISL è definita, inoltre, la dotazione finanziaria massima disponibile. L’avviso pubblico sarà emanato nei prossimi giorni. o.m. (112) Il Presidente Oliverio ha sottoscritto a Vibo il protocollo d’intesa per la legalità nella costruzione dell’ospedale di Vibo. Il Presidente della Regione Mario Oliverio, –informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta – insieme all'amministratore Unico della ditta appaltatrice dei lavori (Vibo Hospital Service S.p.A.), al direttore generale dell'Asp, alla presenza del Prefetto Giovanni Bruno, ha sottoscritto questa mattina, presso gli uffici di rappresentanza della Prefettura di Vibo Valentia, il protocollo d'intesa per la tutela della legalità nel settore degli appalti dei lavori pubblici per la realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia. “La firma di un protocollo di legalità–ha detto il presidente della Regione nel corso di un suo breve saluto- è un atto importante, ma può anche non essere sufficiente. Non possiamo pensare di “salvarci l’anima” solo attraverso affermazioni di principio o frasi ad effetto. In una provincia come quella vibonese, pervasa da problemi di legalità, martoriata da una presenza pervasiva della criminalità, di fronte all’avvio di un’opera straordinaria come la costruzione di un ospedale, serve ben altro: è necessario un concorso attivo e costante di vigilanza, di rispetto delle regole e della legalità da parte  del complesso delle forze politiche, istituzionali e sociali. Solo la coerenza dei comportamenti può diventare fattore di rinascita della fiducia dei cittadini e lievito di crescita e di bonifica. In questo senso l’atto di questa mattina può, deve dare vita ad un percorso nuovo e ad una fase di svolta  nella vita della nostra regione. In questo senso credo  di dover innanzitutto ringraziare ma anche rivolgere  un appello accorato all’impresa appaltante di quest’opera, che è figura fondamentale nel percorso di legalità che noi stiamo percorrendo a dare lavoro ai cittadini onesti di questa terra e alle imprese sane di questo territorio”. “Detto questo –ha aggiunto il presidente della Regione- lasciatemi esprimere grande soddisfazione per l’opera di cui stiamo per aprire il cantiere. E’ il primo nuovo ospedale ad essere realizzato. Seguiranno poi quello della Sibaritide e della Piana di Gioia Tauro. Il suo costo ammonta a 140 milioni di euro. E’ una struttura moderna e all’avanguardia che servirà a far compiere un salto di qualità al nostro sistema sanitario, a patto che sappiamo riempirlo di contenuti, di servizi e prestazioni in grado di essere davvero all’altezza della domanda e della necessità della tutela della salute dei nostri concittadini. In questi anni il sistema sanitario calabrese è stato messo in ginocchio. La mobilità passiva, cioè il ricorso dei calabresi all’esterno della regione per ottenere cure e servizi di qualità è stato in costante aumento e non solo per le alte specialità. L’altro giorno ho visitato gli Ospedali “Riuniti” di Reggio Calabria dove c’è una struttura  di cardiochirurgia completata da tre anni con una strumentazione tecnologica all’avanguardia che è ferma, inutilizzata. Siamo al paradosso: da una parte c’è una struttura per la quale sono stati investiti decine di milioni di euro e, dall’altra, c’è una Calabria che soffre, che è costretta ad attendere liste lunghe sei mesi o a ricorrere all’esterno, facendo pesare sui conti della Regione una spesa di circa 40 milioni di euro all’anno (solo 10 milioni per la provincia di Reggio Calabria). Non si può più andare avanti in questo modo! Ieri ho convocato i sub commissari, perché come sapete siamo ancora in presenza della telenovela infinita che riguarda la nomina del commissario, ed ho chiesto loro di assumere, su direttiva della Giunta Regionale,  provvedimenti straordinari per sbloccare immediatamente il tourn-over negli ospedali “hub” e in quelli “spoke” poi. “Dobbiamo –ha concluso il presidente della Regione- voltare pagina. Voltare pagina significa assumere responsabilità Ognuno deve dare il proprio contributo e non aspettare che cada la manna dal cielo, perché altrimenti questa terra non avrà futuro. L’atto che firmiamo oggi ha un significato importante: è il tassello di un mosaico che dovremo saper comporre insieme e nel quale ognuno dovrà mettere qualcosa di suo”. FD. (113) Il Presidente Oliverio e l’Assessore De Gaetano hanno promosso un incontro sui trasporti. Il Presidente della Regione Mario Oliverio e l’assessore regionale ai Trasporti e alle Infrastrutture Nino De Gaetano hanno convocato un incontro per fare il punto sulla situazione dei trasporti in Calabria a cui hanno preso parte, oltre ai dirigenti del settore, anche i professori Musmanno e Festa dell’Unical e  Russo dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Al centro del confronto, introdotto dal presidente Oliverio, la necessità di dar vita, in tempi rapidi, ad un Piano Regionale dei Trasporti moderno ed efficiente e ad una serie di interventi immediati di riqualificazione, razionalizzazione ed ammodernamento del settore su tutto il territorio calabrese. Diverse le questioni affrontate, prima fra tutte quella riguardante una migliore organizzazione dei servizi del trasporto pubblico locale. Nel corso della riunione – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta – si è discusso, inoltre, della rinegoziazione del contratto di settore tra la Regione e Trenitalia fino all’espletamento delle gare, che avrà luogo con l’approvazione del Piano Regionale del Trasporto e la definizione dei bacini di traffico, e di un’organizzazione degli orari che agevoli maggiormente i passeggeri negli spostamenti che prevedono coincidenze tra trasporto pubblico locale e treni a lunga percorrenza. Per gli interventi di natura strutturale, dopo aver ricordato che sulle casse regionali pende un debito di 132 milioni di euro contratto dalle passate amministrazioni regionali con Trenitalia e che la Giunta regionale guidata da Oliverio si è impegnata a ripianare attraverso un piano pluriennale, si è rimandata la definizione delle proposte ad un nuovo incontro, a cui prenderanno parte anche i rappresentanti di Rfi e nel corso del quale sarà definito un Accordo di Programma Quadro che dovrà affrontare proprio il problema degli investimenti strutturali, a partire dagli interventi immediati sulla velocizzazione della dorsale adriatica, ma anche la questione relativa alle stazioni della direttrice ionica, sul raccordo con l’Aeroporto di Lamezia Terme e con il gateway del Porto di Gioia Tauro. FD.

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Regione Calabria: i comunicati stampa del 2 marzo 2015

(104) Il Presidente Oliverio ha incontrato i lavoratori della “Fondazione Campanella”. Il Presidente della Regione Mario Oliverio, questa mattina, nella sede della Presidenza di Palazzo “Alemanni”, ha incontrato

 

– informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta regionale – una delegazione di lavoratori della “Fondazione Campanella”.  Dopo aver ricordato i gravi ritardi e le inadempienze accumulate in questi anni sulla vicenda, che oggi si presenta ancor più aggrovigliata e carica di difficoltà, il Presidente della Regione ha ribadito ai lavoratori la propria volontà e quella della Giunta regionale di ricercare soluzioni adeguate e trasparenti per la salvaguardia dell’occupazione e per garantire i servizi agli ammalati. “L’istituzione di un tavolo di confronto permanente tra Regione e sindacati –ha ribadito Oliverio nel corso dell’incontro- è scaturita proprio dalla necessità di cercare ipotesi di soluzione ad una vicenda che, se non affrontata adeguatamente e per il verso giusto, rischia di rimanere senza sbocco. Mettiamo, pertanto, da parte polemiche, strumentalizzazioni e pettegolezzi e lavoriamo tutti ad una soluzione che abbia come unico obiettivo quello della soluzione di una vertenza che riguarda un settore delicatissimo della vita e della salvaguardia della salute dei cittadini. Una cosa –ha concluso il presidente della Regione- non ci si può e non ci si deve chiedere mai: assumere atti illegali. Mai ci presteremo a tali richieste. Il nostro impegno e la nostra presenza continueranno ad essere garanzia di trasparenza e legalità in ogni atto che assumeremo”. f.d. (105) Il Presidente Oliverio sostiene l’immagine di Gerace per il titolo “Borgo dei borghi”. Il Presidente della Regione  Mario Oliverio ha accolto, con favore, l’invito rivoltogli dal sindaco di Gerace, Giuseppe Varacalli, a sostenere – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta – l’immagine della “Città dello Sparviero”, in corsa per il titolo di “Borgo dei borghi”, nell’ambito del programma di Raitre “Alle falde del Kilimangiaro”, la popolare trasmissione televisiva condotta da Camilla Raznovich e Dario Vergassola. Chiunque, da ogni parte del mondo, può partecipare alla trasmissione registrandosi sul sito www.allefaldedelkilimangiaro.rai.it e, dopo aver ricevuto una mail di conferma della registrazione,  esprimere un voto al giorno fino al 22 marzo prossimo. La competizione si concluderà domenica 5 aprile, in prima serata, con l’elezione de “Il Borgo dei Borghi”. “Ho aderito con convinzione all’invito rivoltomi dal sindaco Varacalli – ha detto Oliverio – perché attraverso questa trasmissione seguita da milioni di telespettatori, in particolare turisti e viaggiatori, “passa” l’immagine di una Calabria bella e positiva, ricca di beni culturali, di straordinarie bellezze paesaggistiche, di storia, cultura e, soprattutto, della straordinaria cordialità dei suoi abitanti. Questa è la Calabria che vogliamo e dobbiamo costruire. Una terra le cui positività possono candidarsi a pieno titolo per diventare ambasciatrici di cultura e bellezza nel mondo. Da qui al ventidue marzo, quindi –ha concluso il Presidente della Regione- voterò affinchè Gerace diventi il “Borgo dei Borghi” d’Italia e invito tutti i calabresi residenti, quelli sparsi nel mondo e quanti hanno avuto modo di conoscere e apprezzare la nostra terra a fare la stessa cosa”. f.d. (107) La Giunta regionale ha autorizzato l'avvio delle procedure per i concorsi nella sanità. La Giunta regionale si è riunita, in seduta straordinaria – informa una nota dell'Ufficio Stampa – sotto la Presidenza del Presidente Mario Oliverio. Il Presidente della Regione Mario Oliverio, aprendo i lavori, ha evidenziato l'importanza della riunione di Giunta in seduta straordinaria convocata “in considerazione della grave situazione in cui versa il settore della sanità. “Anche in assenza della nomina del Commissario – ha detto Oliverio – riteniamo urgente e non più procrastinabile l'assunzione di misure e decisioni per far fronte alle emergenze determinatesi in alcuni servizi ospedalieri ed in particolare nei servizi di emergenza-urgenza. In tal senso, riteniamo necessario un esame di merito delle situazioni segnalate dai direttore generali delle aziende ospedaliere, a partire dalle strutture Hub, al fine di affrontare le situazioni di criticità, attraverso l'espletamento dei concorsi per la copertura dei posti vacanti di personale medico e paramedico necessario a garantire i servizi. Riteniamo che bisognerà decidere un primo blocco di assunzioni, attraverso l'indizione di concorsi e, nelle more, attivando anche procedure urgenti, consentite dalla legge, per le strutture ospedaliere Hub a cui devono seguire, in breve tempo, altrettanti decisioni per garantire i servizi di emergenza-urgenza anche negli ospedali, così detti, Spoke”. I sub-commissari Pezzi ed Urbani, dal canto loro, hanno espresso condivisione sulle preoccupazioni espresse dal Presidente Oliverio e si sono dichiarati disponibili ad assumere i provvedimenti amministrativi e ad attivare le procedure necessarie all'espletamento dei concorsi, limitatamente al quadro delle esigenze prospettate dai direttori generali delle Aziende ospedaliere e condivise con la Giunta regionale. A conclusione della riunione, si è deciso di procedere all'indizione di concorsi per oltre cento unità, riguardanti personale medico, tecnici di laboratorio e personale infermieristico da utilizzare per garantire i servizi delle emergenze-urgenze, pronto soccorso e radiologia. o.m. (108) Il Vicepresidente della Giunta Ciconte sulla Fondazione “Campanella”. Il Vicepresidente della Giunta regionale Vincenzo Ciconte – informa una nota dell'Uffiico stampa- interviene sul problema della Fondazione “Campanella”. “Affermare che il polo oncologico doveva essere salvato dal Vice Presidente della Giunta Regionale Vincenzo Ciconte, significa non avere nemmeno rispetto dell’intelligenza di tutti coloro che ignorano i particolari di questa triste e intricata vicenda, i cui risvolti incidono sui malati oncologici  e su i dipendenti dell’Ente. La Fondazione “Tommaso Campanella” era nata per essere un polo oncologico di eccellenza in tutto il meridione e col tempo sarebbe dovuta diventare un IRCCS. Dopo che nel 2010 il Ministero della Salute ha negato tale riconoscimento a causa della scarsa “documentazione” inviata e mai integrata, l’individuazione della soluzione all’intera problematica costituisce uno specifico obiettivo del Piano di rientro. Potrei citare gli errori commessi e le leggerezze che hanno caratterizzato la vita della Fondazione, la cui attività non sempre si è attenuta alla mission oncologica per cui era nata ed a cui doveva rigorosamente attenersi, ma non è questo il momento per discutere di ciò. Oggi siamo giunti all’epilogo finale ed è dovere di tutti operare per trovare una giusta soluzione ai tanti problemi esistenti. Nella qualità di Vice Presidente della Giunta Regionale unitamente al Presidente Oliverio, ho già partecipato a diversi incontri, l’ultimo dei quali tenuto in mattinata con il Sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, per discutere e individuare la strada migliore da percorrere. Per amore di onestà e di chiarezza, devo precisare ai colleghi medici del Campanella, che l’Ordine si è sempre prodigato per la risoluzione delle problematiche oncologiche dell’aria centrale della Calabria, nonostante la Fondazione fosse nata con delle anomalie di natura giuridica fin dall’atto costitutivo. Pertanto pur comprendendo il loro stato d’animo, non posso che respingere nel modo più netto e categorico le loro gratuite accuse e insinuazioni. Da sempre mi sono battuto per migliorare le prestazioni sanitarie e per il potenziamento delle strutture territoriali ed ospedaliere della nostra provincia ed è con profondo rammarico e viva apprensione che seguo le drammatiche vicende del polo oncologico. Sono impegnato con il Presidente Oliverio e l’intera Giunta Regionale a fare tutto il possibile per difendere e salvaguardare il posto di lavoro di tutto il personale dipendente. E’ paradossale che chi ha la responsabilità di aver determinato, nel corso di questo anno, la grave situazione nella quale versa la Fondazione Campanella usufruendo di rendite di posizione e privilegi, oggi si erge a paladino difensore dei lavoratori.Mi auguro che i colleghi che hanno firmato l’abbiano fatto in buona fede senza essere stati sollecitati dal solito suggeritore occulto che ha vissuto fino ad ora di benefici infiniti a discapito della collettività calabrese. Mi batterò, per il ruolo che rivesto, con tutte le mie forze, affinchè prevalgano merito, qualità, legalità e trasparenza”. o.m. (110) Il Presidente  Oliverio ha incontrato i Rettori delle Università calabresi. Il Presidente della Regione Mario Oliverio ha incontrato stamane i Rettori delle tre Università calabresi, Gino Mirocle Crisci dell'Università della Calabria, Aldo Quattrone dell'Università "Magna Graecia" di Catanzaro, Pasquale Catanoso dell'Università "Mediterranea" di Reggio Calabria. Un primo confronto, la riunione, sulle tematiche che riguardano – informa una nota dell'Ufficio stampa della Giunta – il sistema universitario regionale, la ricerca scientifica e il trasferimento tecnologico, l'alta formazione, la costruzione di un progetto strategico regionale che valorizzi  il potenziale costituito dal sistema della ricerca e della formazione in Calabria. "Annettiamo importanza fondamentale – ha affermato il presidente Oliverio – al rapporto tra la Regione e le Università. Negli anni, la crescita degli atenei ha determinato le condizioni per un grande cambiamento della  Calabria, per i suoi giovani, per il territorio e per il sistema economico regionale. Stiamo lavorando ad un progetto strategico per il rafforzamento del sistema universitario regionale, prioritariamente sui temi del diritto allo studio, dell'intenazionalizzazione e dei rapporti con il Mediterraneo, della qualità delle strutture e dell'offerta formativa, del  sostegno alla ricerca. In questo quadro di rinnovato rapporto tra Regione ed Università queste ultime saranno chiamate ad assumere un ruolo decisivo di partner nel miglioramento delle politiche regionali su tematiche di basilare  importanza quali la salute dei cittadini, il governo del territorio, la difesa del suolo, la competitività dei sistemi produttivi, la qualità dei servizi della pubblica amministrazione, altri interventi  nei settori di rilevanza strategica”. mdv.

 

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Regione Calabria: i comunicati stampa del 25 febbraio 2015

(92) La Regione erogherà presto le prime risorse per le strutture residenziale socio-assistenziali. Il Dipartimento “Sviluppo economico, Lavoro, Formazione e Politiche sociali”, con una nota dell’Ufficio stampa della Giunta regionale, comunica che sarà erogata, a breve, una prima tranche di risorse a favore delle strutture residenziali socio-assistenziali accreditate al sistema regionale.

L’importo di 3,2 milioni di euro, sul quale i competenti uffici stanno lavorando per l’emissione dei decreti di liquidazione, è relativo ad un residuo parziale del 2014 e servirà per la copertura dei costi parziali relativi alle prestazioni erogate  dalle 309 strutture nel secondo semestre 2014, considerato che si era già provveduto per il primo semestre. Il ritardo nei pagamenti è dipeso, sia dal blocco fisiologico determinato dall’avvicendamento del Governo regionale e dalla conseguente riorganizzazione della macchina burocratica, e sia  alle restrizioni del Patto di stabilità, prima, e dell’entrata in vigore delle nuove procedure di bilancio, ora. Contestualmente, gli uffici del Dipartimento stanno procedendo all’impegno dei 4/12 di bilancio relativi all’annualità in corso, che saranno finalizzati alla copertura dei servizi resi fino alla data odierna dalle stesse strutture. Inoltre, su proposta dell’assessore regionale al Lavoro e Politiche sociali Carlo Guccione, è stata approvata dalla Giunta regionale una delibera di costituzione di un tavolo tecnico per lo studio e la definizione delle varie problematiche inerenti i settori socio sanitario e socio assistenziale. Il tavolo tecnico sarà composto dai dirigenti generali dei Dipartimenti “Sviluppo economico e  Lavoro” e “Tutela della salute” e dai rappresentanti delle parti sociali per come individuate dal coordinamento delle associazioni di categoria interessate, Uneba, Anaste, Aiop, Ariss, Agidae. o.m.

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Saracena (Cz): Russo e Leonetti (PD) “Lo Polito, vincitore delle primarie a Castrovillari, può proseguire il processo di rinnovamento intrapreso nel 2012”

(91) "Le primarie del centrosinistra del 22 Febbraio a Castrovillari hanno visto una notevole partecipazione sociale alla vita politica della città nonché il successo di Mimmo Lo Polito

 

al quale rivolgiamo i complimenti per il risultato ottenuto nella competizione elettorale e un augurio di buon lavoro nell’interesse della collettività. Da questa vittoria emerge chiaramente l’interesse dei cittadini castrovillaresi per la realtà politica locale, Emerge l’intenzione di ristabilire quel processo di rinnovamento politico e culturale intrapreso da Lo Polito nel 2012 e incautamente e ingiustamente arrestato da scelte scellerate messe in campo da alcuni attori della politica castrovillarese dopo soli 2 anni. È bene sottolineare come la qualità delle 3 proposte e dei candidati in campo siano stati dei fattori importanti che hanno permesso una grande partecipazione della comunità. Per una gestione efficace ed efficiente della cosa pubblica è necessario che le idee e i progetti presentati in queste settimane alla collettività castrovillarese convergano al fine di riportare Castrovillari e il Pollino ad avere quel ruolo di protagonista che meritano in ambito provinciale e regionale. A Mimmo Lo Polito, ora, il compito di riproporre un patto di governo alla Città, ai partiti del centrosinistra cittadino, alle associazioni locali, alle forze sociali in vista delle elezioni di primavera. E’ necessario non commettere gli errori fatti nel recente passato. Un progetto serio deve essere portato avanti da persone credibili. Non è tempo, questo, di avventurieri in cerca di fortune. Castrovillari e il Pollino meritano di meglio". Renzo Russo (Assemblea Nazionale PD) e Rosita Leonetti (Direzione Regionale PD).

 

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