No-Gender: al via il nuovo tour del “Bus della Libertà” in 11 città italiane. “Non confondete l’identità sessuale dei bambini”

(85) Partirà dal 20 febbraio da Reggio Calabria e percorrerà 11 città italiane per concludersi a Roma, davanti alla Corte di Cassazione il 27 pomeriggio. E’ il “Bus della Libertà”, iniziativa di CitizenGo e Generazione Famiglia – Le Manif Pour Tous Italia, alla sua seconda edizione dopo i

 

dibattiti e le polemiche che nello scorso anno hanno accompagnato tutte le sue tappe. Per denunciare la nuova ondata di quella che Papa Francesco ha definito una "colonizzazione ideologica" al pari del nazismo e del comunismo, ritorna in Italia con un secondo tour nazionale il Bus della Libertà di CitizenGO e Generazione Famiglia, attive da anni nel Paese per promuovere e difendere la libertà educativa dei genitori. Il Bus della Libertà è un pullman turistico completamente ricoperto con la scritta cubitale: "Non confondete l'identità sessuale dei bambini". Scopo della campagna è sensibilizzare  l'opinione pubblica, i media e la politica, soprattutto in questo periodo pre-elettorale, nel quale il Bus chiederà alla classe politica di esprimersi con chiarezza sui temi della campagna. Durante le tappe saranno regalati migliaia di Vademecum per aiutare i genitori a riconoscere i progetti Gender nelle scuole e a tornare protagonisti dell'educazione dei loro figli. Il tour partirà martedì 20 febbraio da Reggio Calabria (Lungomare, piazza Indipendenza ore 15) e proseguirà passando mercoledì 21 a Catania (Giardini Pacini ore 11), giovedì 22 a Napoli (Rotonda Diaz ore 11), venerdì 23 a Livorno (zona Municipio ore 11), sabato 24 a Torino (Rondò Rivella ore 11), sempre sabato 24 a Milano (Porta Venezia ore 16), domenica 25 a Verona (Piazza Bra ore 10:30), lunedì 26 a Bologna (Piazza Malpighi ore 12) e Cesena (zona Municipio ore 15), martedì 27 Pescara (Piazza Salotto ore 11) e ritorno a Roma nel primo pomeriggio con l'arrivo davanti alla Corte di Cassazione. Nei prossimi mesi assisteremo a una nuova ondata di progetti Gender nelle scuole italiane, dalle materne ai licei. Dopo i duri colpi subiti in questi anni grazie alla mobilitazione dei Family Day, il movimento Lesbico-Gay-Bisessuale-Transessuale (LGBT) si sta riorganizzando per tornare alla carica, e le famiglie non possono farsi trovare impreparate. Alla sponsorizzazione da parte di enti governativi come l'UNAR, si aggiungerà una micidiale pressione internazionale, ad esempio da parte dell'UNESCO, il braccio armato dell'ONU sui temi della cultura e dell'educazione, che ha da poco diffuso le nuove linee guida per l'educazione sessuale dei bambini, invitando di fatto a esautorare i genitori di questo loro diritto naturale. Sarà possibile seguire le tappe del tour anche dalle pagine Facebook e Twitter di CitizenGO Italia e Generazione Famiglia. * Comunicazione, ufficio stampa, web marketing.

 

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Elezioni politiche: Coldiretti inizia gli incontri sul territorio con i candidati. Il primo appuntamento nei collegi di Cosenza e Crotone

(73) In vista delle prossime elezioni, la Coldiretti Calabria incontrerà, nei vari collegi elettorali, i candidati delle forze politiche e delle coalizioni di Camera e Senato. I primi incontri si terranno venerdì 16 febbraio p.v. con il seguente calendario: dalle ore 10,00 a Cosenza nella sede

della Coldiretti Provinciale in via Oberdan, 46, incontro con i candidati di Camera e Senato dei Collegi uninominali e plurinominali della circoscrizione di Cosenza; dalle ore 15,00 a Crotone  nella sede Consorzio di Bonifica "Ionio Crotonese in via  S. Ramelli 10, incontro con i candidati di Camera e Senato dei Collegi uninominali e plurinominali della circoscrizione di Crotone. Sarà presentato e discusso il manifesto politico della Coldiretti sulle proposte per l’Italia che uscirà dalle urne. Gli incontri sono aperti alla partecipazione dei giornalisti.

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Il Movimento Difesa del Cittadino fa condannare la BCC di San Calogero che aveva iscritto impropriamente un suo correntista alla CRIF

(70) MDC Calabria, esprime grande soddisfazione per i risultati ottenuti dalla sua sede di Vibo Valentia innanzi l’Arbitro Bancario Finanziario, istituito presso la Banca d’Italia di Napoli, contro la BCC di San Calogero. La vicenda trae le mosse dalla segnalazione negativa alla CRIF nei

 

confronti di un correntista, effettuata nel 2016, dall’allora BCC del Vibonese. A dire della Banca, all’epoca dei fatti, il cliente si era reso responsabile del pagamento in ritardo della rata di un mutuo e per questo l’Istituto di credito aveva proceduto alla segnalazione in Crif senza tuttavia che allo stesso cliente fosse inviato alcun preavviso, così come previsto dalla normativa vigente. Peraltro, questo contegno illegittimo e vessatorio è stato mantenuto dalla Bcc anche dopo una bonaria protesta avanzata dal cliente, che chiedeva la cancellazione dalla Crif, costringendo lo stesso ad adire le vie giudiziarie per il tramite del Movimento Difesa del Cittadino. Due i legali messi in campo dall’associazione consumeristica, che hanno perorato le ragioni del correntista presso il collegio napoletano. Nel corso di tutto il procedimento la Banca si è arroccata sulle sue posizioni e non ha dimostrato di retrocedere neppure dinanzi alle motivazioni compiutamente espresse nel ricorso. Sicché è stata la sentenza a porre fine all’annosa vicenda e a dare piena ragione al consumatore, ordinando l’immediata cancellazione dai registri della Crif e disponendo il risarcimento del danno non patrimoniale per euro 2000, oltre alle spese di competenza. Va sottolineato come il cliente abbia tentato in prima istanza di risolvere da solo la vicenda, comportandosi come si sarebbe comportato chiunque, senza sortire però alcun risultato, costringendolo a rivolgersi a degli avvocati. Tornando alla decisione, il principio di diritto affermato dall’intermediario finanziario è duplice. Da un lato si ribadisce come le segnalazioni in Crif non possano essere ‘selvagge’ ma debbano rispettare un preciso iter procedurale, a garanzia dei diritti del cliente. E dall’altro, ed è proprio questa la novità della sentenza, si evidenzia il collegamento tra l’inclusione del proprio nominativo nei registri delle centrali rischi e la diminuzione della credibilità del soggetto segnalato. Dunque, la menomazione della reputazione di buon pagatore è assurta a diritto personale inviolabile, che non può e non deve essere pregiudicato, senza che siano state poste in essere tutte le cautele previste dalla legge per scongiurare l’evento. Di qui la severa condanna dell’istituto di credito BCC di San Calogero, riconosciuto responsabile di un’azione lesiva dell’immagine del proprio cliente, che ha visto incrinare la propria reputazione di buon pagatore. A tal proposito, l’Arbitro ha argomentato sulla superficialità dell’istruttoria compiuta dalla BCC, che ha proceduto alla segnalazione alla CRIF, senza che ricorressero i necessari presupposti, sia sotto il profilo formale che sostanziale. Sulla scorta di ciò ha provveduto alla severa condanna, riconoscendo in tale agire gli estremi della lesione dei diritti del cliente al quale veniva così precluso il libero accesso al mercato del credito. Alla luce di tutto questo si apre un nuovo filone che mette in guardia tutti gli istituti di credito dall’adozione di comportamenti in danno di beni immateriali e personali dei propri correntisti. Su tutto vigilerà il Movimento Difesa del Cittadino, pronto a offrire protezione ai consumatori attraverso i propri uffici, presenti in tutte le province calabresi. Vi è da riscontrare come il volume di vertenze trattate dall’associazione aumenti di anno in anno e come, purtroppo, per la loro risoluzione sia sempre più necessario l’intervento dei legali del movimento. La vittoria concernente questo caso è soltanto l’ultima riportata da MDC, che quest’anno festeggia il primo decennale di attività e battaglie, condotte principalmente contro il malcostume bancario, ma non solo. Proverbiali sono le campagne portate avanti per la legalità e trasparenza dei rapporti con gli operatori telefonici, nonché contro colossi come Enel, Inps o Equitalia. A seguito di questa vicenda, l’associazione si augura che “del severo epilogo di condanna la BCC del Vibonese sappia fare tesoro e da oggi impronti i propri rapporti con la clientela sulla scorta di parità di dignità delle posizioni in campo”.

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Coldiretti Calabria “Con etichetta di origine obbligatoria su pasta e riso reddito alle aziende calabresi”. Molinaro “In Calabria le semine del grano aumentate del 25% a giovarne anche i 1000 ettari del riso di Sibari”

(69) E’ scattato l’obbligo di indicare obbligatoriamente in etichetta l’origine del grano utilizzato nella pasta con l’entrata in vigore dei due decreti interministeriali sull’ indicazione dell’origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta. L’etichetta di origine obbligatoria

permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e del riso e mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro. E’ quanto afferma la Coldiretti che ha organizzato a livello nazionale il Pasta Day alla presenza del ministro Martina. Un provvedimento fortemente sostenuto dalla Coldiretti per garantire maggiore trasparenza negli acquisti ai consumatori e fermare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione e che ha causato la drastica riduzione delle semine. “Già  – sottolinea Molinaro Presidente di Coldiretti Calabria – ci sono due primi importanti segnali: noti marchi garantiscono l’origine italiana al 100% del grano impiegato per la pasta, senza dimenticare alcune linee della grande distribuzione e questo avviene anche nei pastifici calabresi sparsi un po dovunque; poi, vi è il prepotente ritorno nelle semine dei grani nazionali antichi come il Senatore Cappelli. In Calabria, dopo una diminuzione delle superfici investite a grano  si riscontra  un aumento delle semine, in particolare di grano antico, di circa il 25% e questo sta riscuotendo anche un grande interesse da parte dei giovani con diversi esempi di successo. Un elemento principe che garantisce la dieta mediterranea a testimonianza di una Calabria che sempre di più produce cibo buono e di qualità. Una scelta  anche a tutela della salute perchè in Italia – precisa Molinaro – è vietato l’utilizzo del glifosato sul grano in preraccolta a differenza di quanto avviene per quello straniero proveniente da Usa e Canada dove ne viene fatto un uso intensivo nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato.  A giovarsi del provvedimento è anche il celebre Riso di Sibari che viene coltivato nella sibaritide su circa 1000 ettari e che possiede delle particolari caratteristiche organolettiche dovute proprio alla tipologia di terreno e all’ottimo microclima”.

L’ETICHETTA DI ORIGINE SULLA SPESA DEGLI ITALIANI

 

Cibi con l’indicazione origine:                                e quelli senza:

 

Carne di pollo e derivati                                        Salumi

Carne bovina                                                       Carne di coniglio

Frutta e verdura fresche                                       Carne trasformata

Uova – Miele                                                        Frutta e verdura trasformata

Passata di pomodoro                                            Pane

Pesce                                                       

Extravergine di oliva          

Latte/Formaggi        

Pasta       

Riso

Derivati del pomodoro diversi da passata e sughi pronti (in itinere)       

 

FONTE ELABORAZIONI COLDIRETTI

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Reggio di Calabria: incentivi per le imprese, è attivo lo sportello informativo di Confesercenti

(23) Resto al Sud, voucher per la digitalizzazione, voucher per l’alternanza scuola lavoro, bonus per la pubblicità, finanziamenti agevolati tramite fondi di garanzia. Sono numerose le occasioni

 

offerte alle aziende per supportare, ampliare e incrementare le performance della propria attività. Confesercenti Reggio Calabria ha attivato uno sportello per permettere agli imprenditori di sfruttare al meglio le opportunità disponibili nel 2018 per migliorare e sostenere il proprio business. Le misure disponibili sono diverse e permettono alle imprese, nuove o già esistenti, di attivare interventi mirati in funzione delle proprie specifiche necessità. Resto al Sud, ad esempio, consente agli aspiranti imprenditori under 35, residenti nell’Italia meridionale, di accedere a finanziamenti a fondo perduto e tasso agevolato fino a 200.000 euro per avviare nuove attività. I voucher per la digitalizzazione, invece, consentono di migliorare l'efficienza della propria azienda tramite l'implementazione di soluzioni software o hardware assegnando un contributo a fondo perduto del 50% sugli investimenti fino a un massimo di 10.000 euro. I voucher per l’alternanza scuola lavoro sono un altro interessante strumento che serve a sostenere le aziende che avviano detti percorsi in convenzione con gli istituti scolastici. Ancora, il bonus per la pubblicità che permette alle imprese, ai lavoratori autonomi e ai professionisti di usufruire di un credito d’imposta fino al 90% per gli investimenti pubblicitari, incrementali rispetto l’anno precedente, effettuati su tv, radio, giornali, quotidiani e periodici. Per ultimo, ma certamente non ultima, la possibilità per aziende e start up di accedere più facilmente e con bassi costi al credito bancario tramite le garanzie erogate dai consorzi fidi del sistema Confesercenti. Lo sportello informativo di Confesercenti, grazie a un pool di professionisti esperti e preparati, è in grado di fornire informazioni e assistenza in tutte le fasi di sviluppo progettuale a coloro che vogliono approfittare di queste ed altre interessanti opportunità per far nascere o crescere la propria impresa. Per maggiori informazioni telefonare in orari di ufficio, dal lunedì al venerdì, allo 0965.23031 o inviare un’email a inforc@confesercenticalabria.it

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Cosenza: Movimento Difesa del Cittadino, in Calabria diventa operativo lo sportello “SOS Indebitamento”

(24) Anche in Calabria diventa operativo lo sportello SOS Indebitamento. L’Associazione Movimento difesa del cittadino che opera, senza finalità di lucro, con riconoscimento del Ministero dello

 

sviluppo economico e membro del Consiglio Nazionale Consumatori ed Utenti (CNCU) in applicazione della legge 3/2012 definita dalla stampa “Salvasuicidi” ha reso operativo uno sportello di prima informazione ed assistenza rivolto alle famiglie ed alle persone in difficoltà. Lo sportello è la risposta dell’associazione, che opera da oltre trenta anni nel campo consumeristico alle problematiche che di fatto stanno mettendo in difficoltà milioni di italiani, il sovraindebitamento. Infatti sono sempre più le famiglie che si trovano in difficoltà per via della forte pressione fiscale, per i mutui, i prestiti al consumo, i costi delle utenze e dei servizi comunali, difficoltà che aumentano nel momento in cui i creditori avviano le azioni esecutive che spesso hanno il loro epilogo nella vendita all’asta dell’abitazione di famiglia. La norma del 2012, pur con i soliti ritardi di organizzazione degli uffici presso i tribunali, oggi è uno strumento di tutela e salvataggio e sono sempre più le persone che si rivolgono a specialisti della materia. MDC (Movimento difesa del Cittadino), la prima associazione in Italia ad aver visto approvato “un piano del consumatore” era il 2014 in Toscana, con questa iniziativa vuole offrire un salvagente, una prima assistenza di valutazione e orientamento volta anche a disinnescare fenomeni di sciacallaggio, che come spesso accade si innestano su situazioni di per se critiche. Lo sportello di Cosenza, il primo in Calabria, al quale seguirà prestissimo uno a Catanzaro, sono parte di una rete nazionale dell’associazione rappresentata in ben 70 città e che sono già operativi. Lo sportello di Cosenza, si trova in Via Medaglie d’Oro n. 60 (piazza Autolinee) tel. 0984 411920.

 

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Coldiretti Calabria: operazione “Stige” DDA di Catanzaro “Tutto quello che ci allontana dal baratro lo sosteniamo poiché valorizza l’imprenditoria onesta”

(7) Il sistema criminale colpito dalla maxioperazione “Stige”(dal fiume degli inferi) della Dda di Catanzaro nei confronti dal clan Farao-Marincola di Cirò Marina che secondo gli investigatori era riuscito a strutturare un'ampia rete commerciale in grado di imporre a ristoranti e pizzerie

 

l'acquisto di diversi prodotti del crotonese, dalla pasta per la pizza al vino di Cirò è sicuramente di grande significato poiché smaschera un sistema criminale che ormai è la versione evoluta dei vecchi tavolini e comitati d’affari. Tutto ciò che contribuisce a fare pulizia dal malaffare nel settore agroalimentare e non solo – commenta Molinaro presidente di Coldiretti Calabria –  lo sosteniamo quotidianamente con grande convinzione e determinazione. Ancora una volta si dimostra  fiorente il business delle agromafie il cui volume di affari complessivo nel 2017 è salito a 21,8 miliardi di euro (+30% in un anno) lungo tutta la filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita come certifica  l’Osservatorio sulla criminalità organizzata nell’agroalimentare promosso dalla Coldiretti. Siamo davanti, secondo quanto descritto dagli inquirenti, ad una piramide criminale dove confluiscono i rappresentanti di mondi professionali non stabilmente, almeno all’apparenza, collegati tra loro. Amministratori, politici, imprenditori, liberi professionisti che intrattengono semplicemente, senza necessaria continuità nel tempo, rapporti economici illegali. e questi sistemi criminali, intercettano l’allocazione delle risorse pubbliche. Un dato drammaticamente vero– denuncia la Coldiretti – è il condizionamento del  mercato agroalimentare dove pochi soggetti ne stabiliscono i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di catene di supermercati e della ristorazione, l’esportazione del nostro vero o falso Made in Italy.  In questo modo la malavita si appropria – sottolinea la Coldiretti – di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. Coldiretti assicura l’impegno a contrastare le  agromafie in tutte le occasioni poiché inquinano la fiducia tra i cittadini, ostacolano il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accrescendo i costi della vita economica e civile un peso sempre di più insopportabile nell’economia della nostra Regione.

 

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Eventi calamitosi fascia jonica della provincia di Reggio Calabria, Coldiretti chiede al dipartimento agricoltura di disporre i sopralluoghi: Molinaro ad Oliverio “Pagare le calamità naturali già riconosciute dal MIPAAF”

(6) Eventi calamitosi avversi caratterizzati da venti forti e precipitazioni temporalesche persistenti per oltre 22 ore nei giorni del 3 e 4 gennaio 2018 hanno interessato le aree della fascia jonica nella provincia di Reggio Calabria. Gli uffici tecnici della Coldiretti hanno già avviato sul

 

territorio i sopralluoghi per la stima dei danni verificando che gli eventi ventosi si sono fortemente manifestati nei comuni di Bianco, Africo, Brancaleone, Palizzi, Bova, Bova Marina, Condofuri, San Lorenzo, Roghudi, Roccaforte, e Montebello Ionico, la maggior parte delle aziende agricole ricadenti in questa area, hanno registrato danni strutturali sulle coperture di capannoni, edifici rurali e civili, ma in modo particolare i danni si sono manifestati sulle piante di  bergamotto con molti casi di sradicamento e rottura della branche principali, ovviamente la produzione è totalmente caduta a terra rendendo i frutti ormai inutilizzabili,  negli uliveti si registrano rottura di rami e branche principali, sradicamenti, i teli per la raccolta delle ulive sono stati in gran parte strappati e danneggiati ormai inutilizzabili con completa perdita delle ulive ancora non raccolte per la cascola causata dal forte vento. Ingenti danni si sono verificati sulle strutture serricole nei comuni di san Lorenzo, Condofuri, Palizzi e Brancaleone dedicate alla produzione di colture orticole ad alto reddito come pomodori e altre, con strutture completamente divelte dal vento comprese coltivazioni in pieno campo sulle quali persino le strutture pacciamanti sono state smantellate. Danni su impianti fotovoltaici in diverse aziende, nonché alle strutture di copertura per ricovero bestiame e attrezzi diffuse su tutto il territorio. La Coldiretti di Reggio Calabria chiede al Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria di avviare le procedure di ispezione e controllo al fine di stimare i danni reali alle imprese agricole danneggiate al fine di dichiarare lo stato di calamità naturale. “Dal 2012 – annota Molinaro Presidente di Coldiretti Calabria – diverse sono state le calamità naturali decretate che hanno riguardato l'agricoltura calabrese con diversi milioni di euro già stanziati e fermi nelle casse della Regione. Chiediamo al Presidente Oliverio un impegno particolare su questo fronte per ristorare gli agricoltori.

 

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Coldiretti: la riforma dei reati alimentari approvata dal Consiglio dei Ministri è un’ottima notizia per la Calabria

(555) Stringere sempre di più le maglie sui reati agroalimentari in un settore che sempre di più è di rilevante interesse e che con l’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora piu’ pericolosa la criminalità nell’agroalimentare dove

 

sviluppa un business significativo sottratto all’economia calabrese. Questo va quindi contrastato con un sistema punitivo e di indagine più adeguato, come opportunamente previsto dalla riforma delle norme a tutela dei prodotti alimentari. Il Disegno di Legge  – afferma Coldiretti Calabria – approvato da parte del Consiglio dei Ministri e presentato dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando con nuove norme in materia di reati agroalimentari sulla base delle proposte presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti è davvero di grande rilevanza. La criminalità organizzata, come emerge anche da diverse inchieste della magistratura in Calabria, (vedi succo di arance, olio di oliva, formaggi e derivati)  si sta appropriando di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano soffocando l’imprenditoria onesta ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza alimentare. “Sempre di più, sul mercato i prodotti agrolimentari calabresi sono richiesti e quindi – commenta Molinaro presidente di Coldiretti Calabria – dobbiamo tutelare i primati internazionali conquistati nella qualità alimentare e le 18 certificazioni alimentari a livello comunitario di prodotti Dop/Igp e l’investimento che le imprese stanno facendo nel biologico  che in Calabria vede  8787 aziende in regime di  agricoltura biologica con una superficie complessiva di ha 160.164 ha e 984 le aziende in regime di agricoltura integrata per 18593 ettari. Un patrimonio importante e che nel disciplinare dell’agricoltura integrata, pone la Calabria prima per essere “glifosato-free”. Proprio per questo – continua dobbiamo continuare ad essere all’avanguardia  in Europa di contrasto alle alterazioni, sofisticazioni e adulterazioni degli alimenti. Va quindi sottolineata con soddisfazione – conclude Molinaro – la volontà con l’approvazione della riforma di procedere ad un aggiornamento delle norme penali, risalenti agli inizi del 1900, attraverso un’articolata operazione di riordino degli strumenti esistenti e di adeguamento degli stessi ad un contesto caratterizzato da forme diffuse di criminalità organizzata che alterano la leale concorrenza tra le imprese ed espongono a continui pericoli la salute delle persone.

 

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IGP Olio di Calabria: Coldiretti non si arrende e lancia una petizione per la modifica del disciplinare di produzione

(554) Produttori olivicoli, frantoiani, imbottigliatori, consumatori di tutta la Calabria uniamoci. E’questa l’iniziativa che Coldiretti Calabria ha promosso e lanciato con una petizione rivolta al Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, al Presidente della Regione Calabria Mario

 

Oliverio e al Consorzio di tutela IGP Olio di Calabria, per la modifica del disciplinare di produzione dell’olio IGP che l’organizzazione giudica iniquo, perché come è noto consente l’imbottigliamento su tutto il territorio dell’Unione Europea. Coldiretti insomma non si arrende anzi rilancia e chiede di procedere alla modifica del Disciplinare di produzione dell’IGP olio di Calabria, pubblicato su GUCE L.345 del 20/12/2016, prevedendo che la zona d’imbottigliamento sia esclusivamente individuata entro i confini amministrativi della regione Calabria, così come già previsto dal Disciplinare condiviso in sede di pubblica audizione il 9/07/2014 e come previsto dal Decreto pubblicato sulla G.U. n°158 del 10/07/2015, con cui è stata autorizzata la protezione transitoria. E’ una richiesta – ribadisce Coldiretti – che fonda la sua motivazione nella esigenza di trattenere maggiore valore aggiunto sul territorio regionale, a vantaggio della filiera olivicola, di agevolare le attività di controllo e di non favorire la delocalizzazione con l’esportazione del lavoro. “Con questo strumento di democrazia diretta – commenta Molinaro presidente di Coldiretti Calabria – vogliamo rendere protagonista l’intera filiera olivicola che ama la Calabria”.

 

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Rinnovati gli organi associativi della UE.COOP – Coldiretti Calabria: la nuova presidente è Marcella Infusino

(552) A seguito dell’Assemblea regionale della UE.COOP Calabria celebrata a Pizzo Calabro (VV) presso La cooperativa Florencia, gli enti mutualistici aderenti hanno rinnovato gli organi associativi per il quinquennio 2018/2022. Alla guida dell’Associazione regionale è stata eletta la

 

dott.ssa Marcella Infusino in rappresentanza della Cooperativa Sociale La Ghironda. La nuova Presidente del Consiglio Direttivo sarà affiancata da Pasquale Ruggiero – Cooperativa Espansione; Giovanni Ielo – Cooperativa Agazzi; Matteo Bruno – Cooperativa Cuti; Paolo Sessa – cooperativa Le Georgiche e dal referente Regionale Rinaldo Settino. Il clima di condivisione che ha caratterizzato il rinnovo degli organi associativi ha consentito la presentazione di una lista unica, focalizzata sull’attuazione di un programma articolato e trasversale di interventi da sviluppare nel prossimo quinquennio e che riguardano tutti i settori. Si mettono insieme energie, intelligenze e risorse per affrontare problemi antichi e nuovi, soprattutto per quanto riguarda il lavoro. La neo eletta Presidente Marcella Infusino, nel suo saluto di ringraziamento, ha ricordato che la UE.COOP è nata per sostenere i valori ed i principi del modello cooperativo “vero” che si fondano sulla solidarietà, la sussidiarietà e la sostenibilità con l'obiettivo principale di essere un punto di riferimento certo oltre che un valido strumento a favore delle numerose cooperative associate e, sin dalla sua costituzione, ha puntato alla valorizzazione dei soci e dei territori, capitale umano e sociale, ricchezze naturali e culturali, risorse uniche che i punti di forza della Calabria positiva e vincente. "La mia missione – ha proseguito il Presidente – sarà quella di essere per UE.COOP Calabria garante dei valori che contraddistinguono un modello d’impresa di cui il Paese e la Calabria hanno sempre più bisogno”.

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Per la Costituente della Sinistra unita. Appello di un gruppo di attivisti di Cosenza, con e senza tessere di partito, per portare avanti lo spirito del Brancaccio

(548) Riceviamo e pubblichiamo. "Siamo preoccupati e arrabbiati. Arrabbiati, perché gli appelli che si sono susseguiti in questi mesi, i documenti prodotti dalle assemblee territoriali da nord a sud e le prove di dialogo per costruire l’unità delle forze della sinistra sembrano, nell’arco di pochi giorni, caduti nel

 

vuoto. Preoccupati, perché dopo quell’entusiasmo iniziale che aveva spinto centinaia di cittadine e cittadini, compagne e compagni, a ritrovarsi a Roma in una caldissima mattina di metà giugno per riprendere e mettere a frutto tutte le battaglie che hanno accomunato il popolo della sinistra, della Costituzione e dei beni comuni, e della Costituzione come bene comune a tutela dei diritti sociali e civili, ci ritroviamo oggi spaesati, e privi di una reale rappresentanza politica, a causa delle divisioni che, per l’ennesima volta, ci impediranno di votare una e una sola forza larga, partecipata, democratica, condivisa e di sinistra contro le povertà e le diseguaglianze sociali. Nessun quarto polo della Sinistra unita, quindi, alle prossime elezioni. Ma una grande divisione che rende impossibile ciò che quel pezzo di cittadini e cittadine, definiti “civici”, chiedeva e chiede da tempo: la nascita di una casa comune della sinistra, larga e plurale, portatrice di una cultura e di una proposta politica “altra” rispetto al neo-liberismo imperante ed alla tossica narrazione delle destre. Con l’appello di giugno – che aveva incontrato una forte risposta nelle “100 piazze del programma” in attesa di ritrovarci tutti insieme a Roma, sabato 18 novembre per mettere a frutto il lavoro dei territori – avevamo chiesto invece ai partiti tutti, un atto di responsabilità e maturità politica. Avevamo chiesto di discutere insieme di contenuti. In tanti, avevamo elaborato proposte per un’alternativa al modello sociale ed economico dominante, per corrispondere ai bisogni delle persone in carne ed ossa: precarietà e disoccupazione, austerità imposta dai Trattati Ue, Pace e disarmo, lotta seria al terrorismo, abolizione dell’inutile alternanza scuola-lavoro, promozione della gratuità degli studi, diritto alla salute e accesso alle cure, abolizione dei contratti atipici e del Jobs Act. E tanto altro. Avevamo chiesto di costruire un campo largo e diverso. Di netta rottura col passato e innovativo nel metodo: ognuno poteva e doveva contribuire a decidere attraverso le assemblee territoriali in merito al programma e alla scelta delle candidature, secondo criteri di trasparenza. Chiedevamo, per una questione di novità e credibilità che chi aveva già ricoperto incarichi di governo non si candidasse come capolista ma nei singoli collegi. E chiedevamo di superare il meccanismo delle “quote rosa” prevedendo il 50% di donne nelle liste. Contenuti radicali e credibili, coerenza nel metodo. Questo per noi vuol dire rottura col passato. Significa essere disposti anche a mettersi in discussione e a rinnovare il meccanismo con cui portare avanti battaglie politiche che siano realmente condivise. Volevamo incontrarci tutti insieme il 18 novembre, ma non è stato possibile. Mentre si sono riuniti i partiti singolarmente. Si sono accordati tra loro, pescando dall’appello del Brancaccio, ma preferendo due strade diverse per presentarsi alle prossime elezioni. Così, se da un lato ha prevalso la mera logica elettorale di Mdp-Articolo 1, Sinistra Italiana e Possibile, pronte a riunirsi il 3 dicembre per sancire un accordo che ci pare ormai blindato e privo di aperture alla base che sta al di fuori dei partiti; dall’altra parte, c’è chi sabato ha riempito il Teatro Italia nel centro di Roma, in nome del potere al popolo, della “purezza” ideologica della sinistra che non accetta di dialogare con chi “fino all’altro giorno stava nel Pd”. In mezzo a questi due blocchi, però, ci sono tutte quelle cittadine e cittadini, con e senza tessera di partito, che vogliono partecipare e pretendono di essere ascoltati e rappresentati. Non lo chiamiamo “movimento Brancaccio”, perché non c’è bisogno di etichette: lo chiamiamo desiderio di partecipazione e voglia di contribuire a cambiare un Paese dilaniato dalla crisi e dalla povertà. Cosa fare dunque? Di certo non possiamo e non dobbiamo arrenderci. Dobbiamo continuare a occupare lo spazio che il Brancaccio ha aperto. Dobbiamo far capire ai partiti che, chiudendosi nei loro orticelli, provocheranno una nuova emorragia di voti di tutti quegli elettori e quelle elettrici che continueranno a sentirsi non rappresentati e si consegneranno probabilmente e definitivamente nelle mani del M5S. L’unica possibilità è quella di non fermarci. Coordiniamoci e ritroviamoci, come abbiamo fatto nelle “100 piazze”. Portiamo avanti i 10 punti del Brancaccio e chiamiamo una nuova assemblea nazionale per dialogare con tutti i partiti e pretendere l’unità. Ora o mai più". 

 

 

 

Cosenza 24 Novembre 2017

 

Domenico Alfano, Giovanni Caporale, Massimo Covello, Luigi De Bartolo, Valerio Formisani, Silvio Gambino, Caterina Gammaldi, Edna Miranda Maia, Fausto Marino, Angelo Marra, Gaetano Miele, Lara Nocito, Walter Nocito, Francesco Palma, Stefano Palma, Luigi Pandolfi, Piero Piersante, Enzo Rende, Francesca Rennis, Giuliano Ricca, Sandro Scalercio, Anna Scarnati, Irene Scarnati, Francesco Scarnati, Leonide Spinelli, Martina Talarico, Luigi Villani – Gruppo per il Brancaccio “Stefano Rodotà” Cosenza e provincia.

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Made in Italy: Coldiretti, da censimento record di 5047 specialità in Calabria ve sono 268

(547) Sono ben 5047 le specialità alimentari tradizionali presenti sul territorio nazionale nel 2017  e di queste 268 in Calabria che fanno occupare alla regione la nona postazione tra le regioni con una lista particolarmente ricca, curiosa e colorata di specialità. Una indicazione

 

eloquente della vivacità dei territori e delle persone che nel tempo hanno custodito e tramandato tradizioni e capacità produttive e che consentono all’Italia di detenere il record mondiale per varietà e ampiezza del patrimonio agroalimentare. Questo emerge dal nuovo censimento delle specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, presentato dalla Coldiretti per lo storico appuntamento dell’anno internazionale del cibo italiano nel mondo proclamato nel 2018, all’apertura del Villaggio contadino della Coldiretti sul lungomare Caracciolo, Rotonda Diaz, a Napoli con oltre diecimila agricoltori lungo 1,5 km di mercati contadini, agrichef con le ricette storiche ed esposizioni ad hoc per il primo Black Friday della tavola per far conoscere e salvare i tesori nascosti del Made in Italy. All’evento sta partecipando una amplissima rappresentanza di agricoltori calabresi. “Nella nostra Regione – riferisce il Presidente di Coldiretti Calabria Pietro Molinaro, per quanto riguarda le categorie, si contano 85 tipi pane, pasta e biscotti, seguiti da 73 verdure fresche e lavorate,  28 carni fresche e insaccati di diverso genere, 21 preparazioni di pesci, molluschi, crostacei, ed ancora 24  formaggi, 13 piatti composti o prodotti della gastronomia, 11 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso il burro, ecc.) e 10 bevande tra analcoliche, birra, liquori e distillati. “Si tratta di un bene comune per l’intera collettività e di un patrimonio anche culturale che possiamo offrire con orgoglio ai turisti italiani e stranieri  e che – continua- al primato nei prodotti tradizionali si aggiunge quello dei prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) riconosciuti dall’Unione europea, che hanno raggiunto quota 292, in Italia 18 in Calabria e ai 523 vini italiani Docg, Doc e Igt di cui 21 nella nostra Regione. Quella dei prodotti tradizionali è un’ampia esposizione della variegata offerta territoriale realizzata grazie all’opera di intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere nel tempo la biodiversità sul territorio e le tradizioni alimentari, un patrimonio unico che dobbiamo valorizzare sempre di più e per questo chiediamo che la Regione, con l’ausilio dei divulgatori dell’ARSSA e anche della Coldiretti con le specifiche competenze di Campagna Amica, proceda all’aggiornamento, implementazione e revisione dei prodotti tipici e tradizionali poiché siamo convinti che il giacimento nella nostra regione è ancora più vasto”.

 

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Cosenza: i genitori del piccolo nato morto chiedono giustizia e verità al GIP Branda

(529) È la storia di due giovani coniugi a cui un destino crudele ha tolto la felicità più grande: fare i genitori del loro figlioletto. La loro piccola creatura, per una colpa che si vuole accertare, è morto ancor prima di poter emettere un vagito: un bambino a cui è stato tolto il diritto

 

alla vita, a crescere con il suo papà e la sua mamma. La vicenda, che doveva essere a lieto fine, che invece ebbe un epilogo doloroso, iniziò in un freddo mattino d’inverno di pochi anni fa, quando una coppia di giovani sposi si recava all’Ospedale dell’Annunziata, per far nascere lì il loro primo figlio. Il signor C. accompagnava la propria moglie, signora M., giunta al termine della gravidanza, presso il Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero di Cosenza. Giunti al reparto di Ginecologia e Ostetricia, dopo circa mezz’ora, la signora veniva visitata dal ginecologo di turno, che, tra l’altro, era la dottoressa che l’aveva seguita privatamente durante il periodo della sua gravidanza. La signora M. effettuava un’ecografia con cui si accertava che il battito cardiaco fetale era regolare e che il bambino godeva ottima salute. Tutto sembrava procedere nel migliore dei modi, ma l’epilogo fu terribile. Da allora in poi, infatti, la signora veniva abbandonata a se stessa, senza nessun controllo. Non veniva né sottoposta a tracciato cardiotocografico, né ad alcuna visita, nonostante le sue accorate richieste. Quel tracciato veniva eseguito soltanto dopo molto tempo, quando ormai il piccolo era morto nel grembo materno, non riscontrandosi più il battito del suo piccolo cuore, che mai più avrebbe potuto battere per le emozioni che la vita gli avrebbe potuto riservare. I genitori del bambino denunciavano i fatti alla Procura della Repubblica di Cosenza, ma solo dopo numerose vicissitudini il caso veniva finalmente riaperto. A seguito di una reiterata richiesta di archiviazione dell’Ufficio di Procura, la coppia, tramite il loro legale di fiducia, avvocato Margherita Corriere, e il loro consulente romano, prof. Sergio Funicello, specializzato sia in medicina legale che in ostetricia e ginecologia, ha promosso opposizione all’archiviazione, in quanto vogliono che sia fatta concreta chiarezza su tutto l’accaduto e sulla tragedia di cui sono rimasti vittime insieme con la loro creatura. I genitori del bimbo morto chiedono al Gip di ottenere giustizia, che siano compiute le idonee indagini e che sia eseguita la consulenza peritale da parte di un professionista specializzato in ostetricia e ginecologia, al fine di poter fornire le dovute risposte. Quelle risposte che, ad oggi, non si sono avute. Secondo il consulente dei genitori, il prof. Funicello, visto che la signora M. aveva una gravidanza a rischio per trombofilia, reclama il fatto che occorreva un monitoraggio costante, da ottenere attraverso un tracciato cardiotocografico, al fine di cogliere immediatamente eventuali alterazioni del battito fetale o, in alternativa, l’espletamento immediato del parto con taglio cesareo. Ma la condotta doverosa è stata omessa e il grave e inescusabile attendismo, oltre la ingiustificabile prolungata trascuratezza nei confronti della partoriente, lasciata in balia di se stessa, hanno causato il punto di non ritorno. A un bel bambino è stato negato il diritto di nascere e di avere una sua vita. Urge fare chiarezza, occorrono adeguate e accurate indagini per accertare i fatti e i responsabili. La giovane coppia, ancora chiusa nel suo dolore, aspetta fiduciosa, con il supporto del proprio legale e del proprio consulente, la decisone che il Gip Branda adotterà all’esito dell’udienza camerale del prossimo 20 novembre.

 

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Movimento Difesa del Cittadino Calabria: in allarme i soci della Banca Popolare di Bari

(528) Sono ormai migliaia le richieste di vendita delle azioni della Banca Popolare di Bari, presente anche sul nostro territorio. Crea allarme il fatto che da qualche anno le quote non hanno richiesta sul mercato e non sono di fatto liquidabili. Eppure, la banca, nelle sue filiali, cerca

 

ancora di rifilare quote: l’ultima asta sulla piattaforma Hi-Mtf è andata sostanzialmente deserta e circa 70.000 soci, per un capitale di oltre un miliardo di euro, di fatto bloccati. Ancora brucia la perdita totale del capitale delle BCC calabresi (l’ultima andata in fumo è la Banca Brutia Bcc di Cosenza). Banche del meridione che bruciano milioni di euro a ignari risparmiatori, ma di cui nessuno parla, mentre il Governo fa “l’indiano”. Per lui, esistono solo i risparmiatori del Veneto, di Banca Etruria e, ovviamente, del Monte dei Paschi di Siena, con i media appiattiti sulle vicende di questi Istituti di credito. Anche in questo ambito si sconta il fatto di avere un peso diverso, una sorta di ghetto, in quel meridione della finanza nel quale possono avvenire razzie e rimanere impuniti. Sulla vicenda delle BCC, la Banca d’Italia, da noi interpellata, si è lavata le mani, mettendo la gestione commissariale in mano a loschi figuri della zona grigia, che di fatto governano da sempre la finanza, ai quali è affidato il lavoro sporco. Banche che cambiano ragione sociale ma che non hanno il coraggio di cambiare l’insegna, per non turbare il sonno di ignari risparmiatori che pensano ancora di possedere un valore dato dal possesso dalle quote della banca che non c’è. L’MdC continua a denunciare questo malcostume, che ha anche risvolti penali importanti, dai quali le procure calabresi si defilano, perché nessuno se la sente di esplorare questo mondo grigio che porta a nomi altisonanti, come ha lasciato anche intendere il segretario del PD in occasione del rinnovo della carica alla presidenza di Banca Italia. Per tornare alla Popolare di Bari, 12 milioni di azioni in offerta e i soci, che rappresentano quasi un decimo del capitale, che cercano una via di scampo per ora inutilmente. Sono circa 140 mila gli azionisti che detengono titoli invendibili, per un valore di circa 1,6 miliardi di euro. La Procura di Bari, la sola nel meridione, vuole vederci chiaro. In agosto ha annunciato l’avvio di un’inchiesta sui vertici della Popolare per associazione a delinquere, truffa e false dichiarazioni nella proposta di offerta, con la quale, fra il 2013 e il 2015, la banca ha raccolto dai soci nuove sottoscrizioni al capitale per circa 300 milioni di euro. E, spesso, queste sottoscrizioni erano sottoposte a clienti in attesa di risposte per mutui o affidamenti. Una brutta vicenda, che rischia di far implodere il più importante Istituto di credito del Mezzogiorno. * Membro del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

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Roma: FENAFI, Seminario nazionale di studi Antiriciclaggio

(527) Si è svolto stamattina nella sede dell’Unioncamere di Roma, a piazza Sallustio, il seminario nazionale di studi “Novità normative in materia di antiriciclaggio per gli intermediari finanziari” organizzato dalla Federazione nazionale delle società finanziarie, presieduta dall’avv.

Santo Alfonso Martorano. L’evento è stato trasmesso in collegamento presso  la sede della Federazione di Reggio Calabria, promotrice del convegno volto ad analizzare l’impatto delle novità normative e delle applicazioni giurisprudenziali nel settore dell’antiriciclaggio per le realtà imprenditoriali operanti nel settore finanziario. L’evento, moderato da Giuseppe Malara, giornalista Rai TG1, ha visto la trattazione di argomenti quali il decreto legislativo n°90 del 2017, il ruolo degli intermediari, la IV direttiva antiriciclaggio e gli adempimenti  conseguenti, da parte di Claudio D’Auria, docente presso l’Università Lumsa, di Federico Luchetti, direttore generale Oam, di Daniele Romano, esperto tecnico, di Fabio Picciolini, esperto nel settore credito e finanza. Il decreto n° 90 del 2017 ha previsto importanti cambiamenti nel contrasto al fenomeno del riciclaggio, con riferimento alla verifica del titolare effettivo, all’identificazione del cliente, agli indici di rischio e alle persone politicamente esposte, all’adeguata verifica tramite soggetti terzi e alle operazioni sospette. Queste novità sono state affrontate dal punto di vista delle società finanziarie, che devono rispettare queste norme nella quotidianità; dal punto di vista accademico, della ricerca universitaria e  dal punto di vista dell’innovazione tecnologica. Il presidente Santo Alfonso Martorano ha affermato: “Con riferimento all’ambito del credito, il mondo istituzionale, quello accademico e quello professionale  hanno in comune questo: devono sempre guardare avanti, ognuno dal suo punto di vista. Gli strumenti che mirano a prevenire il riciclaggio nel settore finanziario sono una garanzia per la crescita di un’economia legale, pulita, il più possibile lontana da interessi e ambienti criminali.” Inoltre, secondo il presidente, gli organi istituzionali devono tenere presente che “le imprese nel settore finanziario, come tutte le imprese, creano occupazione, ed è di lavoro che il nostro Paese in questo momento ha necessità. Di conseguenza le aziende che rispettano le regole vanno sostenute e incentivate”. Il direttore generale OAM Federico Luchetti si è soffermato sull’evoluzione del sistema, sempre meno “bancocentrico”  e sempre più tendente al rispetto sostanziale e non solo formale delle norme: “Lo scenario futuro per agenti in attività finanziaria e società di mediazione creditizia sarà migliore di quello di ieri”. Dal 2009 ad oggi sono state tante le modifiche del settore volte ad elevare il livello professionale degli operatori, la tutela dei consumatori, il contrasto a fenomeni come quelli del riciclaggio: in meno di dieci anni il settore finanziario ha cambiato radicalmente volto.

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La Regione scivola sull’olio: l’imbottigliamento dell’olio di Calabria IGP può avvenire in tutti i paesi europei. Molinaro “Ancora una volta la superficialità e le disattenzioni del Dipartimento Regionale Agricoltura penalizzano l’economia calabrese”

(526) Uno tsunami terrificante si è abbattuto sulla filiera olivicola calabrese, sull’economia della regione, sulla vita di tante persone e territori, sulle speranze di tanti agricoltori in particolare giovani che vedono annientato con un tratto di penna il loro riscatto. Ecco di cosa si tratta e

 

che davvero ha dell’incredibile! Il percorso verso il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta dell’olio extravergine di oliva calabrese alla stretta finale con la registrazione del Disciplinare di Produzione ha avuto un esito stupefacente. Non sappiamo se per distrazione, per sciatteria ma sicuramente con la responsabilità del  presidente del Comitato Promotore il sig. Magliocchi e del Dipartimento Agricoltura il disciplinare non prevede che l’imbottigliamento dell’olio debba avvenire solo nella Regione Calabria. Questo, commenta con vigore Pietro Molinaro Presidente di Coldiretti Calabria, “sta a significare che l’imbottigliamento può verificarsi non solo in altre regioni italiane ma anche in tutti i paesi dell’Unione Europea”. La cosa grave continua è che tutto questo è avvenuto all’insaputa di tutti e forse anche del Presidente Oliverio che però come “comandante in capo” ha le sue belle responsabilità”. Cosa questo significhi – aggiunge Molinaro – è facile da immaginare: valore aggiunto che si trasferisce in altri luoghi e perdita di occupazione. Una autentica beffa – accentua – per i produttori olivicoli ed i cittadini-consumatori che non premierà l’impegno, i sacrifici e la serietà degli agricoltori calabresi che producono olio di grande qualità. Con questa sciagurata “operazione a perdere” non raggiungeremo il risultato osannato dallo stesso Presidente Oliverio all’indomani della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (C 305/08) del 20 agosto 2016, della domanda definitiva di registrazione dell’Igp dell’Olio di Calabria e cioè . non si contribuirà a far crescere l’agricoltura e l’economia calabrese e l’aumento di imbottigliamento in Calabria del nostro olio tutelando quindi le eccellenze. A dimostrazione che il “cerchio magico” che si è occupato della vicenda ha operato quantomeno in modo superficiale e disattento, mettiamo al corrente che la Sicilia e la Toscana hanno ottenuto per il loro olio IGP l’imbottigliamento esclusivo nella propria regione e che la Puglia in modo accorto e responsabile , non ha accettato le condizioni capestro dell’Unione Europea. Insomma, la seconda regione produttrice di olio, la Calabria, si è sostanzialmente “calata le brache”. Da molto tempo – continua  Molinaro – andiamo sostenendo che il Dipartimento Agricoltura deve essere riorganizzato e questa vicenda ne è l’ulteriore dimostrazione; al Dipartimento si sta solo giocando con i Fondi Comunitari dimenticando e sottovalutando le politiche per l’agricoltura e l’agroalimentare con la conseguenza di perdita di autorevolezza. Adesso bisogna correre assolutamente ai ripari e per questo chiediamo ai sindaci, consiglieri regionali, parlamentari nazionali ed europei di fare tutto quello che serve a correggere questa autentica calamità. Al Presidente Oliverio, al quale riconosciamo rigore intellettuale – conclude Molinaro – chiediamo di intervenire in modo risoluto sui responsabili altrimenti un ulteriore pezzo del suo programma di governo sarà smentito”.

 

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Coldiretti Calabria: trovano conferma le responsabilità dirette del Dipartimento Agricoltura, penalizzati seimila allevatori

(522) Trovano conferma le gravi penalizzazioni sui pagamenti degli aiuti a superficie della PAC e del PSR, dei territori montani e collinari della Calabria, storicamente utilizzati come pascolo dagli allevatori con centinaia di migliaia di ettari di pascoli sotto-bosco prevalentemente

 

inerbiti. Una questione di non poco conto, sottolinea Coldiretti, che avevamo posto al centro dell’attenzione del Dipartimento Agricoltura. La problematica, ancora irrisolta al terzo anno di applicazione della PAC, dei Pascoli Tradizionali Locali  ha avuto, semmai ce ne fosse stato bisogno, la conferma nell'incontro ultimo con ARCEA dove sono state  avvalorate le inadempienze esclusive del Dipartimento Agricoltura per non aver adottato i provvedimenti nei termini utili per le annualità 2016 e 2017. “I nodi si sa vengono sempre al pettine  – evidenzia Molinaro presidente di Coldiretti Calabria – e tutto questo ha determinato la penalizzazione di circa 6000 allevatori che non hanno potuto dichiarare le superfici con relativo mancato pagamento degli aiuti diretti PAC e PSR. La strada è stretta – continua – e per questo ribadiamo e chiediamo  al Presidente Oliverio di concordare una soluzione direttamente con il Ministero delle Politiche Agricole.  Continuano insomma a non esserci buone notizie dal Dipartimento Agricoltura bensì solo affanni che poi inevitabilmente si scaricano sulle spalle degli agricoltori. Se davvero si vuole imboccare una strada nuova – rimarca Molinaro – sono necessari interventi decisi e forti. Non è più rinviabile l'organizzazione del Dipartimento Regionale Agricoltura con strutture dedicate che garantiscano una gestione efficiente per non causare ulteriori danni. Ancora illusioni? Attendiamo fiduciosi".

 

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Coldiretti Calabria: la lettera di Oliverio un importante e fondamentale sostegno per definire e completare la diga sul fiume Melito

(489) Alla presentazione del Rapporto ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue) 2017 “Manutenzione Italia: azioni per l’Italia sicura e le Opere Incompiute” che si è tenuto nella sede della  Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno

 

partecipato per la Calabria Nicodemo Oliverio, deputato Pd, Capogruppo Dem in commissione Agricoltura e il presidente della Coldiretti Calabria Pietro Molinaro e una nutrita rappresentanza dei Consorzi calabresi con il Presidente dell’ANBI-Calabria Marsio Blaiotta.  In tale contesto ha assunto un importante ruolo il report sulle opere incompiute, una vicenda sgradevole ed ingiusta – è stato sottolineato – che va chiusa in tempi rapidissimi in una direzione o nell’altra, ma va chiusa! Anbi intanto ha denunciato la situazione, ha messo in evidenza dove sono le responsabilità e sostenuto che  non è più rinviabile la realizzazione di quelle opere, cosiddette incomplete, si tratta di dighe, impianti di irrigazione, adduttori ed altri interventi, interrotti per contenziosi sugli appalti, interruzioni del finanziamento, o altre ragioni. In Calabria sono censite sette incompiute e nel rapporto un posto di primo piano è stato assegnato alla Diga sul Fiume Melito, infrastruttura importantissima ai fini irrigui e potabili per la Calabria Centrale che insiste prevalentemente nel comune di Gimigliano (CZ) e assegnata al Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese. L’on.le Nicodemo Oliverio nel suo intervento ha affermato che le opere idriche incompiute, in un Paese che affronta e affronterà situazioni di siccità sempre più severe d’estate mentre tra autunno e inverno è perennemente a rischio dissesto idrogeologico, con morti e gravi danni, sono una cosa che “brucia sulla pelle dei tanti cittadini che vedono queste opere iniziate da moltissimo tempo ferme, con gli espropri che sono già stati fatti, con tante risorse che sono state investite e che chiamano direttamente in causa le comunità, anche per il mancato sviluppo di quel territorio. L’agricoltura, i prodotti agricoli che sono apprezzati nei mercati mondiali – ha aggiunto – nascono prevalentemente da terreni irrigati. Per questo lo sviluppo del Mezzogiorno passa soprattutto anche dall’irrigazione, dalla possibilità di irrigare i terreni”, ha sottolineato Nicodemo Oliverio, “in quest’ultima annata nella quale abbiamo riscontrato una grande siccità i vigneti che hanno prodotto uve di qualità sono prevalentemente quelli che hanno ricevuto un’irrigazione di soccorso, tanti prodotti invece non si sono potuti realizzare per mancanza d’acqua”. In questa situazione il Governo “è stato impegnato dal Parlamento a portare avanti tre soluzioni – ha continuato – definire e completare le tante incompiute come la diga del Melito per la quale condivide la grande battaglia fitta di iniziative che sta portando avanti il Presidente del Consorzio Ionio Catanzarese Grazioso Manno, e, poi avviare da subito la progettazione e realizzazione delle opere necessarie per le quali vi sono 700 milioni al ministero delle Politiche agricole e avviare il piano di invaso, risorse che possono essere utilizzate ogni anno a tutela del territorio e contro il dissesto idrogeologico. Continuerò a battermi – ha concluso – affinchè  vengano assegnate risorse" alla lotta contro il dissesto idrogeologico e per le infrastrutture irrigue. Dal suo canto,Pietro Molinaro presidente di Coldiretti Calabria, ha posto in grande risalto il ruolo strategico dei Consorzi di Bonifica, che in Calabria in un anno difficilissimo, hanno garantito acqua per l’irrigazione, auspicando una "maggiore sinergia", sancita oggi dall’apprezzata lettera del Presidente della Giunta Mario Oliverio, tra questi ultimi e la regione. Una sinergia – ha proseguito che  e' fondamentale per lavorare sulle opere incompiute, in Calabria sono appunto sette, tra le quali la Diga del Melito, che i sindaci dei Comuni che beneficeranno dell’opera (80 comuni in totale tra cui Lamezia Terme e Catanzaro) hanno ripetutamente manifestato con atti ufficiali la richiesta di completare l’infrastruttura irrigua, che attende una risposta da anni e richiede un impegno particolare e definitivo per il rifinanziamento, individuando le fonti, anche con vincolo pluriennale, sulla prossima Legge di Bilancio.

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Coldiretti: l’industria alimentare utilizza sempre di più i veri prodotti dell’agricoltura italiana

(473) Soffia sicuramente un vento favorevole per le produzioni agricole italiane che sempre più entrano nei prodotti dell’industria alimentare. L’ultimo esempio è degno di attenzione per due motivi strettamente correlati. Il primo riguarda l’utilizzo della Cipolla rossa di Tropea IGP

 

che insieme ad altri prodotti (basilico genovese DOP e Patata del Fucino IGP) è l’ingrediente del nuovo minestrone Tradizione della Findus. Il secondo è che il minestrone viene confezionato dalla Gias spa di Mongrassano (CS), una azienda che da vita a prodotti surgelati di alta qualità e proprio in questo periodo spopola la pubblicità. La notizia – commenta Molinaro presidente di Coldiretti Calabria – è assolutamente importante poiché apre spazi significativi alle nostre produzioni di qualità e se poi, si riesce a far rimanere il valore aggiunto in Calabria possiamo ben dire che è un ottimo risultato. La ricerca di prodotti alimentari di elevata qualità con un legame forte con il territorio – prosegue – è dovuto alla crescente domanda di prodotti tipici e anche biologici nella parte di spostamento di parte della domanda dai prodotti freschi ai prodotti trasformati. Il consumatore vuole sempre di più naturalità e salubrità dei prodotti ma anche trasformazioni e utilizzo sempre più raffinati. Finalmente la reputazione dei prodotti agricoli italiani incontra sempre di più l’interesse dell’industria alimentare che punta sulla distintività sul prodotto 100% italiano. Il crescente numero di produzioni a denominazione di origine confermano la propensione degli agricoltori verso una agricoltura di qualità. I cittadini-consumatori, ormai hanno spostato l’attenzione e virato verso prodotti dell’industria alimentare dove il prezzo conta di meno e i consumatori sono influenzati dalla necessità di soddisfare esigenze legate ai moderni stili di vita e della ricerca di una alimentazione tradizionale e di qualità. Questa è – conclude – una strada vincente da seguire e su cui puntare”.

 

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