Cambio sede dello svincolo di Bagnara Calabra: il presidente ANGA Barbaro “Le migliorie devono essere reali”

“Bisogna aiutare l’agricoltura calabrese e il transito delle merci, soprattutto dei prodotti agroalimentari, non ostacolarlo”, queste le parole del Presidente di ANGA – Giovani di Confagricoltura Reggio Calabria Giuseppe Barbaro alla notizia del cambio di sede dello svincolo autostradale di Bagnara. Certamente Confagricoltura è d’accordo con le decisioni in merito allo sviluppo del territorio, sotto tutti gli aspetti, anche quelli della viabilità.

Ma tali decisioni e “migliorie” devono essere reali e, soprattutto, dettate da una certa ratio, che, nel caso specifico, manca totalmente. Infatti, la chiusura dello svincolo e il suo spostamento compromettono il raggiungimento di alcune aree agro-industriali molto importanti della nostra provincia, già considerate “svantaggiate”, come quelle di Bagnara e Melicuccà, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Sinopoli, con il suo pregiato “olivo sinopolese”, Cosoleto, e la zona tirrenico-aspromontana tutta. “L’agricoltura è il nuovo motore dello sviluppo italiano” ed è per questo che occorre alimentarlo e non frenarlo. Questo nuovo raccordo stradale, purtroppo, è un pesante ostacolo per lo sviluppo di alcune “zone sensibili” della nostra realtà. Auspichiamo un ravvedimento o comunque una soluzione che determini la fine di un ulteriore danneggiamento verso una terra già fortemente penalizzata sotto molti aspetti. Presidente ANGA – Giovani di Confagricoltura Reggio Calabria, Dott. Giuseppe Barbaro.

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Roma: Tribunali, Calabria, la senatrice Bianchi (Pdl) “Premiato impegno del Pdl”

“Con il parere favorevole anche della Commissione Giustizia della Camera sul mantenimento dei tribunali calabresi di Paola, Castrovillari, Lamezia e Rossano si corona un successo che evidenzia l’indefesso e costante impegno del Pdl in difesa dei principi di legalità".

E' quanto dichiara con soddisfazione la senatrice calabrese del Pdl, Dorina Bianchi in prima linea nelle azioni politiche e parlamentari di contrasto alla soppressione dei tribunali calabresi. "Un orientamento politico e parlamentare – conclude l'esponente politico del Pdl – che assume un significato rilevante e fondamentale soprattutto in Calabria segnata dalla pervasiva presenza della criminalità organizzata, dove lo Stato non può permettersi di arretrare neanche di un passo".

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Roma: tagli province, la senatrice Bianchi (PDL) “Il mio voto contrario alla spending review”

"Ho espresso il mio voto contrario al decreto sulla spending review dopo aver registrato un'assoluta mancanza di sensibilità e di confronto del Governo sugli emendamenti proposti per le province di Crotone e di Vibo Valentia". A dichiararlo la senatrice calabrese del Pdl, Dorina Bianchi, motivando il suo no al voto di fiducia sul provvedimento governativo.

"Impensabile esprimere il sostegno ad un provvedimento che considero, in tutta coscienza, iniquo e scellerato – rincara la senatrice Bianchi – malgrado il Governo abbia deciso di porre la fiducia. Una presa di posizione chiara ed inequivocabile espressa anche dal collega Bevilacqua. “Siamo costretti a registrare la colpevole assenza del Governo su tutta una serie di questioni che implicano gravi criticità, dall’assenza di risorse per gli esodati, indispensabili per tutelare quei cittadini precipitati nel limbo di chi non ha più lavoro ma non ha ancora diritto alla pensione, fino ai tagli che rischiano di travolgere la Sanità, andando ad intaccare la qualità dei servizi e delle prestazioni sanitarie, colpendo le farmacie e l’industria farmaceutica; settore, quest’ultimo, che conta 65 mila occupati” – continua la senatrice Bianchi. "In tutta questa vicenda, il Governo Monti assomiglia in maniera sorprendente al cardinale Richelieu. L'alto porporato, ai vertici delle istituzioni monarchiche francesi, – spiega la parlamentare del Pdl – fu sempre malaticcio e con numerose crisi di pazzia. Il suo stato di salute formò anche il suo carattere, rendendolo estremamente incisivo e raffinato nell'esprimere la sua volontà riuscendo a spuntarla poiché riusciva ad instaurare un rapporto così stretto con quelli con cui lavorava da renderlo succubi. E per la ragion di Stato fu disposto a tutto. Non assistette ai funerali della madre e compì i più efferati delitti fingendo che fosse opera del re. Alla stregua, il Governo Monti, nella vicenda della spending review, pur di raggiungere meri indicatori contabili e condizionando la maggioranza attraverso la fiducia al provvedimento, sta sacrificando i nostri territori declinando concretamente ogni possibile apertura finalizzata ad attenuare gli effetti negativi del decreto, in particolare, sul alcune realtà regionali, quali la Calabria". “I territori a rischio soppressione verrebbero privati di  essenziali e decisivi presidi di democrazia, di sicurezza e di lavoro quali Prefetture, Questure, Comandi provinciali di Carabinieri, Guardia di Finanza, Cfs, Vigili del Fuoco, Asp, Direzione provinciale del Lavoro, Uff. Scolastico Provinciale, Ragioneria provinciale dello Stato, Agenzie delle Entrate, Agenzia provinciale Poste Italiane, Motorizzazione Civile, PRA, Camera di Commercio, Uffici provinciali Inps ed Inail, Aci, Croce Rossa Italiana, Ordini e Collegi professionali, sezioni provinciali associative ed altro: tagliare le Province significa infatti tagliare servizi essenziali alla stessa tenuta sociale delle nostre Comunità” – sottolinea la Bianchi. "Se fosse stato opportunamente valutato e accettato l'emendamento da me presentato, condiviso con il senatore Bevilacqua, di mantenere gli Enti provinciali nei territori con rilevanti criticità, quali le Regioni dell'Obiettivo Convergenza e ad alta densità mafiosa, – precisa ancora l'esponente politico del Pdl – da un lato, si sarebbero corrette le ormai evidenti distorsioni territoriali del provvedimento e, dall'altro, fronteggiata, con una presa di posizione chiara e coraggiosa, la strategia della criminalità organizzata nei nostri territori". Certificata la totale e preoccupante insensibilità del Governo Monti sulle gravi ripercussioni economiche e sociali della spending review per le nostre comunità è fondamentale agire, nell'immediato in una duplice direzione, allargare il dissenso parlamentare sul provvedimento e formalizzare il Consiglio delle autonomia locali, istituito con Legge Regionale 5 gennaio 2007 n.1, con il compito di predisporre una proposta che, ispirandosi al principio della responsabilità dei calabresi e dei soggetti istituzionali ai vari livelli, – conclude la senatrice Bianchi – sappia salvaguardare le province di Crotone e Vibo Valentia, come indispensabili livelli intermedi e preservare i presidi di legalità, segno tangibile della presenza dello Stato".

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Roma: tribunali di Calabria, la senatrice Bianchi (PDL) “Tribunali salvi grazie a nostra ostinazione politica”

Convinta soddisfazione è stata espressa dalla senatrice del Pdl, Dorina Bianchi, per il parere favorevole della Commissione giustizia del Senato sul mantenimento dei quattro tribunali a rischio soppressione in Calabria: Lamezia Terme, Rossano, Castrovillari, Paola. “Grazie all’impegno dei parlamentari calabresi e di tutti i componenti della Commissione giustizia – dichiara in una nota la senatrice del Pdl, Dorina Bianchi –

siamo riusciti a sventare la soppressione di quattro tribunali tutti situati in territori ad alta densità criminale. Un provvedimento che avrebbe costituito un vero e proprio segno di resa dello Stato nei confronti della criminalità organizzata. Non abbiamo mai fatto un passo indietro. Oggi più che mai – conclude la Bianchi – i nostri tribunali sono insopprimibili e siamo felici di poter dire che le nostre ragioni sono state espresse con una sola e forte voce da tutta la comunità calabrese, in tutte le sue componenti istituzionali, sociali e civili”.

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Goletta Verde lascia la Calabria Jonica. La bellezza salverà la Locride, dalla marea nera a un nuovo scenario. Legambiente: “Diamo nuovo impulso alle potenzialità inespresse di questo territorio”

Un omaggio alla bellezza della Locride ha concluso la tappa calabra di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente per la salvaguardia di mare e coste, con un’assemblea pubblica tenutasi ieri a Roccella Ionica, che ha visto la partecipazione di Nuccio Barillà, segreteria nazionale Legambiente, Stefano Ciafani, vice presidente nazionale Legambiente e di numerosi sindaci della Locride e dell'Area Grecanica.

“La Locride che troppo spesso balza agli onori della cronaca nazionale solo per fatti negativi – dice Nuccio Barillà, segreteria nazionale Legambiente – è terra di risorse, in gran parte sconosciute, e di potenzialità in gran parte inespresse che in un momento in cui sono andati in crisi i parametri tradizionali di sviluppo possono rappresentare i capisaldi della sua rinascita e di un nuovo positivo scenario. È in questo scrigno di ricchezza che bisogna cercare le ragioni e le strade di un nuovo inizio, – conclude Barillà – lasciandosi alle spalle lunghi decenni di sventramenti territoriali, insediamenti scriteriati e devastazioni paesaggistico-ambientali”. Tra gli interventi più significativi dei primi cittadini, quello del sindaco di Roccella Ionica, Antonio Certomà, che  ha dato concreta testimonianza di uno sforzo che ha permesso alla sua cittadina di distinguersi nel campo delle politiche culturali, ambientali e della sostenibilità, a partire dalla gestione della raccolta differenziata. A seguire le parole di Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace, da lungo tempo bersaglio della criminalità organizzata, per lanciare forte il messaggio dell’impegno irrinunciabile per la legalità come prerequisito per un diverso futuro dei territori regionali. A tal riguardo, anche la presenza del responsabile della locale Capitaneria di Porto è stata occasione per Legambiente per sottolineare i numerosi successi dell’iniziativa contro le illegalità commesse ai danni del mare con particolare riferimento al sequestro di tanti depuratori ed impianti balneari fuori norma. Altre tessere del mosaico si sono incastrate nel dibattito con gli interventi dei sindaci di Brancaleone, Avvocato Mioio, noto per la difesa della nidificazione delle tartarughe marine e di Palizzi, Sandro Autelitano, il quale oltre a rilanciare i temi dello sviluppo sostenibile ha riaffermato l’impegno contro la centrale a carbone che si vorrebbe costruire nel cuore dell’area grecanica. Ad arricchire il dibattito si sono alternati inoltre i Sindaci di Caulonia, Stignano, Martone, Benestare, Gerace, nonché il rappresentante del CORSECOM.  Oltre a ciò, la presenza del Senatore Sisinio Zito,  rappresentante d’eccellenza della Fondazione Rumori Mediterranei ha dato l’occasione per presentare l’accordo di cooperazione con Legambiente nazionale per la promozione del patrimonio culturale ed ambientale della Locride attraverso il festival internazionale Roccella Jazz. Un accordo di collaborazione all’insegna della cultura, del Sud e della Bellezza che vuole essere un segnale positivo per tutta la zona e per la Calabria in generale. Un momento particolarmente significativo dell’incontro è stato l’intervento del volontario della rete dei Comuni Solidali, Giovanni Maiolo, che, insieme al Sindaco di Riace e di Acquaformosa stà portando avanti uno sciopero della fame per la mancata corresponsione dei fondi per la gestione del progetto “Emergenza Nord Africa”.  Dal racconto del volontario è emersa la drammaticità della situazione  e la necessità di interventi immediati. Maiolo ha ringraziato Legambiente per la solidarietà che attraverso Goletta Verde,, è arrivato dallo stesso mare da dove arrivano i migranti. Durante l’incontro, infatti, grande solidarietà è stata espressa da Legambiente e dalle amministrazioni presenti nei confronti dell’intera amministrazione di Riace la quale sta giustamente protestando contro i ritardi nell’erogazione dei fondi per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati. Il dibattito è stato inoltre occasione per presentare la seconda edizione del Premio Angelo Vassallo, riconoscimento alla legalità indetto da Legambiente, Anci e Comune di Pollica, assegnato a Domenico Criniti (nella foto), sindaco di Santa Caterina dello Ionio, per aver dimostrato, in una terra difficile come la Calabria, il coraggio e la voglia di tutelare e valorizzare il territorio, difendendolo dal consumo e dalla speculazione edilizia. Il sindaco nel suo intervento, ha riassunto il percorso che ha portato un piccolo comune come quello da lui amministrato a segnare un proficuo inizio di un cambio di percorso.  Santa Caterina dello Ionio, in provincia di Catanzaro, si estende dalla costa ionica alle serre calabresi ed è un territorio povero dell’estremo sud, con una forte emigrazione giovanile, la cui unica reale attività economica è il turismo che intende valorizzare un territorio ancora incontaminato con 8 km di costa ancora intatta ed un borgo medievale, purtroppo in via di spopolamento ma con una struttura architettonica degna di nota. “Abbiamo voluto premiare questo Sindaco, in onore alla buona politica di Angelo Vassallo – dice Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente – perché a partire dalle problematiche tipiche dei piccoli comuni del meridione sta sviluppando delle politiche che trasformano questi punti di debolezza in punti di forza per lo sviluppo economico e sociale del Paese attraverso la tutela e valorizzazione dell’ ambiente. Questa amministrazione ha dimostrato proprio questo, soprattutto attraverso una rigorosa programmazione e pianificazione ambientale del territorio e un piano regolatore generale particolarmente coraggioso che oltre a tutelare tutta la costa, con più dell’80% di spiaggia, prevede un’area di tutela di almeno 1500 m dalla battigia per gli insediamenti turistico ricettivi. Il contrasto alle illegalità, al cemento selvaggio e la salvaguardia del proprio territorio – conclude Ciafani – sono i capisaldi della buona politica che speriamo possano essere emulati e eletti come principi fondamentali dell’amministrazione anche in altri territori”. Segui il viaggio di  Goletta Verde  sul sito www.golettaverde.it e su facebook/goletta verde.

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Roma: mozione della senatrice Bianchi (Pdl) per superare “burocrazia oncologica”

L'iniziativa parlamentare sottoscritta da 79 senatori prevede l’attribuzione  all’INPS  di un ruolo di sussidiarietà accertativa allorché le preposte Commissioni ASL non rispettino i 15 giorni previsti dalla normativa vigente per l'accertamento dell'invalidità civile richiesta dalle persone con patologie oncologiche. Ad oggi tutte le regioni hanno disatteso la scadenza alimentando un costo sociale di 36,4 miliardi di euro pari al 2,3 per cento del Pil italiano.

La senatrice del Pdl, Dorina Bianchi: "Un battaglia di civiltà garantire tempi certi dell'accertamento a tutela dei pazienti oncologici contrastando le numerose inadempienze locali". "L'ottenimento di accertamenti medici più rapidi e tempestività nell’erogazione dei servizi proposti dalla legge per tutelare i cittadini disabili con particolare riferimento ai giovanissimi malati di tumore ed ai pazienti affetti da malattie croniche". È il prioritario obiettivo della mozione urgente proposta dalla senatrice del Pdl, Dorina Bianchi. "L'iniziativa parlamentare – spiega Dorina Bianchi – chiede la piena e concreta attuazione di quanto previsto dall'articolo 6 della Legge 9 marzo 2006, n. 80 sulla semplificazione degli adempimenti amministrativi per le persone con disabilità. Un articolo ancora oggi largamente disatteso e che stabilisce che l'accertamento dell'invalidità civile ovvero dell'handicap, riguardante soggetti con patologie oncologiche debba essere effettuato dalle preposte Commissioni mediche ASL entro 15 giorni dalla domanda dell'interessato, avendo, peraltro, efficacia immediata per il godimento dei benefici da esso derivanti. La modalità proposta per dare piena attuazione a questo fondamentale strumento di tutela dei cittadini – continua la senatrice del Pdl – è il conferimento di un ruolo di sussidiarietà accertativa all'INPS. In altri termini, il cittadino con patologia neoplastica in caso d'inadempienza da parte delle commissioni ASL, potrebbe vedere soddisfatti i propri diritti di tempestività del riconoscimento rivolgendosi direttamente all'Istituto nazionale di previdenza. Tumore: la malattia genera costi sociali per il 2,3% del Pil italiano. Il complesso dei costi sociali ascrivibili al tumore in Italia ogni anno, considerando i pazienti con diagnosi di tumore a cinque anni, è – secondo l'Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici – di 36,4 miliardi di euro pari al 2,3 per cento del Pil italiano. Una quantificazione delle voci generate dal tumore che, nella sola Calabria, si materializza in uscite monetarie, mancati redditi e valore dell'assistenza prestata per un ammontare di oltre 1,2 miliardi di euro pari addirittura al 3,1 per cento della ricchezza regionale. Le cifre del cancro: oltre 2,2 milioni di pazienti in vita. In Italia – secondo i dati dell'Aiom – vi sono circa 2.250.000 (che rappresentano oltre il 4% della popolazione residente) che vivono avendo avuto una precedente diagnosi di tumore. Di tali soggetti, circa 1.000.000 sono di sesso maschile (44%) e circa 1.250.000 sono di sesso femminile (56%). Il 9% degli italiani che convive con la precedente diagnosi di tumore (quasi 200.000 soggetti) ha un'età compresa tra 0 e 44 anni, il 19% (oltre 400.000 soggetti) un'età compresa tra 45 e 59 anni, il 39% (quasi 900.000 soggetti) un'età compresa tra 60 e 74 anni e, infine, il 34% (oltre 750.000 soggetti) un'età superiore a 75 anni. In Calabria i soggetti stimati con precedente diagnosi di tumore sono poco meno di 75.000, oltre 6.400 i pazienti in vita under 44 anni. Prestazioni previdenziali: 1 su 3 rappresentate dalle neoplasie. Il disagio sociale indotti dalle patologie oncologiche emerge con assoluta evidenza  da alcuni dati statistici. In primo luogo, nell’ultimo decennio le neoplasie hanno costituito la causa di gran lunga prevalente (33% del totale)  dei riconoscimenti di prestazioni previdenziali (assegno di invalidità e pensione d’inabilità) per i lavoratori assicurati, superando in tal senso, a partire dal 2005 e con evidenza sempre maggiore, le patologie cardio-vascolari. In ambito assistenziale, nel 2011 inoltre, le patologie neoplastiche hanno costituito ben il 31% (67.731 su 220.779) delle cause di concessione dei relativi benefici economici (assegno mensile, pensione di inabilità, indennità di accompagnamento), con un indice di accoglimento della prestazione rispetto ai verbali definiti del 71%. Anche in materia di riconoscimento della condizione di handicap con connotazione di gravità, infine, in base ai dati relativi al 2011, le patologie oncologiche costituiscono, con il 31% , la prima causa di concessione. In particolare nel 2011, in Calabria, la percentuale di accoglimenti di prestazioni economiche di invalidità civile per neoplasie è più alta rispetto alla media nazionale di circa 4 punti (35% invece che 31%). Significativamente più alta del nazionale appare anche la percentuale di accoglimenti di handicap gravi per neoplasie (38% invece che 31%). Invalidità civile: fino a 63 giorni per visita accertamento. Maglia nera per Campania e Calabria con oltre 110 giorni. In Italia, secondo dati INPS sull’invalidità civile relativi all’anno 2011, sono necessari tra i 45 ed i 63 giorni per la visita di accertamento dell’invalidità civile delle patologie neoplastiche con punte che toccano oltre i 110 giorni quando si parla di Campania e Calabria, malgrado nel caso delle patologie neoplastiche il tempo dovrebbe essere limitato a soli 15 giorni come previsto dalla Legge 80/2006. Il range distingue i casi con verbale Asl cartaceo, significativamente più lunghi da quelli telematici. Nel dettaglio delle performance regionali per l'invito a visita presso la Commissione Medica Integrata, Marche (18 giorni), Lombardia (23 giorni), Abruzzo (29 giorni) e Puglia (31 giorni) presentano il miglior tempo medio di definizione sanitaria per i casi con verbale Asl telematico. In coda Campania (61 giorni), Calabria (60 giorni) e Molise (58 giorni). Un quadro territoriale che non cambia, anzi consolida un ulteriore distanza tra realtà sanitarie, anche se si passa all'analisi della versione cartacea: si passa da un tempo medio di definizione di appena 47 e 49 giorni rispettivamente dell'Emilia Romagna e Lombardia a ben 112 giorni della Campania e 111 giorni della Calabria.

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Roma: mozione della senatrice Bianchi Mozione Bianchi (Pdl) per ridurre i tempi dell’assistenza oncologica

Una mozione parlamentare per garantire ai pazienti oncologici tempi certi e brevi nella erogazione dei servizi assistenziali e previdenziali. Cifre, contenuti e dettagli dell'iniziativa, che ha suscitato vivo interesse del volontariato oncologico, delle istituzioni settoriali e di numerosi altri soggetti coinvolti a vario titolo nella lotta contro il cancro, saranno presentati in un'apposita conferenza stampa programmata per il prossimo giovedì 26 luglio 2012 a Roma.

"La mozione – anticipa la senatrice Bianchi, prima firmataria dell'iniziativa parlamentare – ha come obiettivo prioritario l’ottenimento di accertamenti medici più rapidi e maggiore tempestività nell’erogazione dei servizi proposti dalla legge 80 del 2006, al fine di tutelare i cittadini disabili con particolare riferimento ai giovanissimi malati di tumore ed ai pazienti affetti da malattie croniche". Alla conferenza stampa prenderanno parte la senatrice Dorina Bianchi, prima firmataria della mozione, gli altri senatori firmatari rappresentativi di tutti gruppi parlamentari e le associazioni di pazienti oncologici, tra cui la FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), l’Associazione Genitori Oncologia Pediatrica (AGOP), l’Associazione Andrea Tudisco Onlus e la Peter Pan Onlus. Ha altresì assicurato la sua presenza il Prof. Massimo Piccioni, coordinatore generale medico legale dell’INPS.

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Consorzio NET: “Preoccupati dalla paventata costruzione delle centrale a carbone a Saline Joniche (RC)”

Il Polo Regionale di Innovazione sulle Energie Rinnovabili, Efficienza Energetica e Tecnologie per la Gestione Sostenibile delle Risorse Ambientali, attraverso il soggetto gestore Consorzio NET- Natura-Energia e Territorio, con sede a Crotone e Reggio Calabria, formato da oltre 60 soggetti privati e pubblici distribuiti su tutto il territorio della Calabria e nazionale, esprime viva preoccupazione per la paventata costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche nel comune di Montebello Jonico in provincia di Reggio Calabria,

resa nuovamente attuale dopo il decreto positivo di VIA emanato dal Consiglio dei Ministri nello scorso mese di Giugno. Il consorzio NET, istituito con la missione di promuovere buone pratiche in campo di salvaguardia ambientale e della promozione di politiche energetiche sostenibili su tutto il territorio della regione Calabria , ritiene incompatibile la realizzazione di una centrale a carbone con i programmi tecnico-scientifici del Polo che puntano  invece alla valorizzazione delle risorse ambientali e allo sviluppo sostenibile della Regione. Tra le sue attività principali, infatti,  il Polo NET  ha l’individuazione e la realizzazione di servizi e progetti innovativi di risparmio e contenimento dei consumi energetici, lo sviluppo di nuove tecnologie per l’utilizzo delle fonti locali di energia  (dai cassoni per la conversione del moto ondoso in energia elettrica,  agli aquiloni di bassa quota per la cattura dell’energia eolica; dalla valorizzazione di biomasse agro-forestali al trattore elettrico, ecc.), la promozione  di modelli di governance territoriale basati sui principi dello sviluppo sostenibile e del razionale uso delle risorse naturali e sulla consapevolezza dell’importante contributo che gli enti locali devono e possono fornire al raggiungimento degli accordi internazionali in materia di cambiamenti climatici e di riduzione delle emissioni inquinanti. Tutto ciò a partire proprio da due realtà territoriali della Calabria, Crotone e Reggio Calabria, molto problematiche ed esemplificative degli errori commessi nelle scelte del passato, che hanno lasciato nei rispettivi territori innegabili ed evidenti “macerie” ma che la Regione si sta facendo carico attraverso politiche di sviluppo e di riconversioni oculate e ad ampio raggio che mirano a dare una svolta nuova rispetto al passato. Sulla questione della centrale di Saline Joniche , al di la delle questioni tecniche irrisolte e/o rinviate del Decreto di VIA  e dell’incompatibilità con il Piano Energetico Regionale vigente, il Polo NET invita la Regione Calabria a riflettere sul ruolo che essa è chiamata a svolgere nella copertura dei fabbisogni energetici nazionali (la Calabria già esporta a gran fatica, per via delle deboli infrastrutture elettriche esistenti, circa i 2/3 dell’energia che produce) e a candidarsi, semmai ,a contribuire con i suoi boschi e parchi nazionali e  regionali ,aree protette e tutelate (SIC , ZPS, SIR, ecc.) per accogliere  progetti di compensazione della CO2, che renderebbero la Calabria un polmone verde nel cuore del mediterraneo. Le moderne centrali di produzione elettrica fondano il proprio asset tecnologico sulla necessità di impiegare, a regime, poche unità operative dedite alla gestione/manutenzione degli impianti. Lo stesso dicasi per la filiera dell’approvvigionamento, necessariamente lunga se si considera la tipologia di combustibile impiegato, la cui potenziale ricaduta sul territorio è al momento indecifrabile considerati i contesti logistici sovranazionali presso i quali va ad impattare. Infine, un altro aspetto non secondario, è il sempre più massivo ricorso all’efficientamento energetico degli involucri edilizi, anche in virtù della premialità connessa che favorisce gli investimenti in questa direzione, nonché la diffusione di macchine industriali ed apparecchi domestici sempre meno energivori i quali consentiranno di limitare drasticamente il fabbisogno energetico degli insediamenti umani. Non si dimentichi, inoltre, il vincolo oggettivo rappresentato dalla infrastruttura primaria di Terna che, almeno sino a quando non adeguerà le proprie dorsali compatibilmente con i problemi di impatto ambientale dovuti al passaggio degli elettrodotti nel Parco del Pollino, rappresenterà un collo di bottiglia in termini di capacità in immissione dell’intera produzione energetica calabrese. Infine, la realizzazione di grandi centrali va in controtendenza rispetto a quella che è unanimemente considerata la nuova frontiera delle smart grids. L’architettura logica, costituita da numerosi e piccoli produttori mutuamente correlati attraverso principi di reciprocità energetica, rappresenta uno degli asset fondanti delle Smart Cities. Lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche e gestionali che saranno in grado di favorire la produzione e la gestione integrata a livello locale delle diverse fonti energetiche rinnovabili rappresenterà un ulteriore elemento di efficienza energetica “che parte dal basso” e che andrà a svantaggio dei grandi produttori. Pertanto, il Polo NET invita il Consiglio regionale a confermare quanto già deliberato nel passato attivandosi per il  ricorso al TAR contro il Decreto  Monti e a ribadire, al contrario,  la scelta di sostenibilità già presente in molti atti regionali  (oltre al Polo di innovazione , il recente Piano per il turismo sostenibile già approvato e il Quadro Territoriale Regionale a valenza Paesaggistica in corso di definizione, I progetti Integrati strategici Regionale PISL e PISR, ecc. ecc.) che , in caso contrario, andrebbero vanificati e resi inutili con enorme spreco di denaro pubblico. Il Polo Regionale di Innovazione sulle Energie Rinnovabili, Efficienza Energetica e Tecnologie per la Gestione Sostenibile  delle Risorse Ambientali, attraverso il soggetto gestore Consorzio NET- Natura-Energia e Territorio, si rende inoltre disponibile per fornire contributi, rispetto alle proprie competenze, alle già numerose proposte di alternative alla costruzione di una centrale a carbone nell’area di Saline Joniche in provincia di Reggio Calabria. Crotone, 20 Luglio 2012-07-22, per il Polo NET, Il Presidente – Prof. Mario Spanò, Il Direttore Generale – Dr. Pietro Milasi.

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Legambiente: “Parco d’Aspromonte, basta lottizzazioni sul presidente una scelta condivisa e dal basso”

Sulla vicenda della nomina del nuovo presidente del Parco nazionale d’Aspromonte si sta assistendo da tempo ad una polemica lacerante, dai toni e contenuti aspri, spesso scaduta ad ignobili livelli personali. Non è la prima volta, purtroppo, che la politica si esprime solo in termini di lottizzazione dei ruoli di “potere” all’interno delle istituzioni e arriva a livelli così bassi di scontro sulla nomina di un presidente.

Tutto ciò con il rischio di svilire l’idea stessa del parco, accomunandola più ai giochi e agli interessi della politica che alle grandi e reali opportunità per il territorio e le comunità che esso offre. Così l’idea stessa di Parco può diventare negativa e ingombrante non solo per i suoi abitanti, ma anche per chi sostiene il ruolo delle aree protette e persino per gli amministratori locali. Infatti, anche i sindaci della Comunità del Parco hanno contestato il criterio a loro dire “verticistico e di lottizzazione politica” che sarebbe alla base dei nominativi proposti per la presidenza. “Anche da parte nostra – dichiara Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria – è giunto il momento di dire basta e di chiedere che la designazione delle nomine nell’Ente Parco non diventi paradossalmente un momento di scontro ai danni dell'idea stessa di parco, con tutte le motivazioni spesso meschine che si nascondono dietro sbandierati criteri e proclami. Ribadiamo, dunque, che la scelta non deve essere assoggettata a lottizzazioni partitiche ma deve avere elementi di oggettività”. Un Parco, la cui genesi, come molti ricordano, non è stata certo facile – e ha richiesto lungo tempo e grande impegno non solo da parte di Legambiente, ma di tutte le associazioni ambientaliste presenti sul territorio aspromontano, che riunite in un coordinamento ne definirono di fatto l’assetto e la perimetrazione originaria -, ha l’esigenza, come e più di altri parchi, di assumere un metodo per la designazione delle nomine che faccia dell’ascolto e della concertazione gli strumenti per arrivare ad una necessaria condivisione dal basso della candidatura alla presidenza. Solo così si potrà arrivare ad una scelta democratica e condivisa. La moralità, ovviamente, tra i requisiti che devono delineare il profilo del presidente del Parco è una necessaria precondizione. Le opportune competenze in campo ambientale, la capacità di prefigurare e perseguire un progetto complesso ed efficace per la valorizzazione del Parco, anche in termini d’innovazione e di ricerca da una parte e di allargamento del consenso all’idea di parco dall’altra, la “riconoscibilità” da parte sia del territorio che delle forze che in questi anni hanno sostenuto l’idea del Parco, e, ora più che mai, la prerogativa di essere persona al di sopra delle parti e che abbia dato prova di condividere e sostenere una corretta politica delle aree protette che ne affermi il futuro attraverso una loro piena valorizzazione, riteniamo siano alcuni dei requisiti indispensabili. “Ma in più, in un momento di passaggio verso una riforma della Legge 394 sulle Aree protette, che come noi crediamo dovrà portare ad un ruolo di maggiore potere e protagonismo da parte degli enti locali e delle categorie che vivono ed operano nei parchi, coltivatori, allevatori, produttori, operatori del turismo, etc., il futuro presidente – aggiunge Falcone – dovrà avere la capacità non solo di mediare interessi ed istanze diverse, ma di coagulare intorno a sé le forze vive del parco in un progetto di sviluppo credibile e ecocompatibile”.

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Spending review: la senatrice Bianchi (PDL) “Crotone e Vibo vittime dei ragionierismi governativi”

"Affidare il destino delle province a riduttivi requisiti quali la dimensione territoriale e la popolazione residente ignorando completamente l'invasività della criminalità organizzata e il suo forte radicamento nel tessuto economico e sociale del territorio è davvero frutto di preoccupanti e gravi ragionierismi istituzionali".Così la senatrice del Pdl, Dorina Bianchi commenta allarmata gli esiti dell'ultimo Consiglio dei Ministri che ha definito i criteri di riordino delle province previsti dal decreto sulla spending review.

"A partire già da lunedì in Commissione Bilancio – fa sapere la senatrice Bianchi – sarò ostinata nel far valere le vere motivazioni per evitare la soppressione delle Province di Crotone e Vibo Valentia, palese atto di abbandono dello Stato con conseguenze nefaste per tutti i cittadini che rischiano di vedersi privati, in un colpo solo, di vitali e fondamentali presidi di legalità e di democrazia". "L'emendamento da me presentato nei giorni scorsi e condiviso con il collega Bevilacqua – precisa ancora la parlamentare del Pdl – chiede la non soppressione delle Province nei territori con rilevanti criticità, quali quelli nelle Regioni dell'Obiettivo Convergenza e ad alta densità mafiosa. Per l'ennesima volta, proverò a ricordare agli esponenti del Governo che la sola 'Ndrangheta fattura oltre 44 miliardi di euro pari al 3,2 per cento del Pil nazionale. E, inoltre, Crotone e Vibo Valentia si collocano tra le prime sei province nella classifica dell'IPM, l'indice di penetrazione mafiosa realizzata dall'Eurispes per misurare il grado di fragilità e di permeabilità dei territori ai tentacoli dei principali sodalizi criminali". "E, infine, il 50 per cento degli imprenditori calabresi, secondo una indagine dell'istituto Demoskopika, – rincara la senatrice Bianchi – chiede un rafforzamento dei presidi di legalità per combattere la criminalità organizzata. In direzione diametralmente opposta si muove il decreto "Taglia Province". Prefetture, questure, comandi provinciali delle forze dell’ordine, camere di commercio, agenzie delle entrate, vigili del fuoco e corpo forestale dello stato, solo per citarne alcuni, – continua l'esponente politico del Pdl – non possono, dunque, essere barattati per mere logiche di "creatività contabile al ribasso" a dispetto del peggioramento certificato della mobilità istituzionale e sociale". "Siamo quindi in presenza di un provvedimento – conclude la Bianchi – che mette seriamente a rischio la legalità e la coesione sociale delle nostre comunità, generando un perverso e pericoloso effetto moltiplicatore per le strategie di radicamento e di rafforzamento territoriale delle 'ndrine".

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Reggio di Calabria: incendi a Pentimele, Legambiente “L’Università brucia… ma non s’infiamma!”

In queste settimane ampie porzioni del nostro territorio sono state devastate dai roghi, con gravi problemi per gli operatori antincendi dovuti ai ritardi inspiegabili della Regione Calabria nel predisporre il Piano per la prevenzione degli incendi e le convenzioni per i mezzi aerei e le fondamentali squadre di spegnimento a terra all’avvicinarsi della stagione in cui da sempre i nostri territori vengono percorsi dal fuoco.

Come Legambiente ha tempestivamente denunciato, proprio a ridosso della città come ogni anno si è ripetuto il “rito sacrificale” di un’area pregiatissima del nostro territorio cittadino: la Collina di Pentimele. Gli incendi continuano a distruggere quel po’ di vegetazione che è rimasta, ma quel che lascia più da pensare è il silenzio dell’Università, che quest’anno più del passato è stata assediata dalle fiamme, che sembrerebbe siano state anche causa di notevoli disservizi. Insomma, l’Università brucia, ma non s’infiamma! Ci domandiamo: è possibile che un centro di formazione e di ricerca come L’Università Mediterranea rimanga inerme e silenzioso di fronte al ripetersi di questo scempio, con le sue facoltà di Agraria, Ingegneria e Architettura, tutte dedicate alle scienze del territorio, che dovrebbero in realtà costituire una sorta di “presidio” della Collina stessa, che rientra tra l’altro tra le aree SIC e ZPS, istituite dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Ambiente, e andrebbe quindi sottoposta a particolare tutela? Ma, soprattutto la facoltà d’Agraria con i suoi numerosi Corsi riguardanti in modo specifico queste tematiche, non dovrebbe sollecitare il Comune per avere affidata una parte della Collina per approntare un orto botanico mediterraneo anche a difesa del suo patrimonio arboreo e del habitat naturale? Le facoltà di Architettura e di Ingegneria non dovrebbero sollecitare la realizzazione del Parco Urbano della Collina di Pentimele, progetto rivendicato ormai da troppi anni da Legambiente e dai cittadini reggini, ma colpevolmente abbandonato dall’Amministrazione Comunale, che sottrarrebbe certamente l’area non solo alle fiamme prima e alle frane poi, ma soprattutto al successivo e sempre più invasivo cemento della speculazione? Insomma, forse ci si aspetterebbe che l’Università iniziasse a diventare effettivamente un agenzia al servizio della città offrendo, per esempio, un efficace piano per la prevenzione degli incendi, un laboratorio di ricerca multidisciplinare sul sito che possa costituire anche un presidio contro gli scempi di questo territorio naturalisticamente e paessaggisticamente unico e, non ultimo, una sinergia con il Comune attraverso la delimitazione delle aree percorse dai roghi in modo tale che non ci siano alibi all’apposizione dei vincoli previsti dalla legge quadro n. 353/2000 in materia di incendi boschivi come deterrente agli incendi di natura dolosa e strumento fondamentale contro la speculazione (tali aree non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno 15 anni; non possono ospitare edifici e infrastrutture per almeno dieci anni; è vietata per dieci anni l’attività di pascolo e la caccia), e attraverso una campagna di sensibilizzazione che aiuti il Comune che per legge dovrebbe intimare ai proprietari dei numerosi terreni ormai abbandonati di provvedere per tempo alla loro pulizia dalla vegetazione infestante così che non costituisca pericolo per i fondi confinanti e per la collettività. Insomma, sarebbe ora che ognuno facesse la propria parte a difesa di uno straordinario patrimonio comune. Circolo di Reggio Calabria.

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Montebello Jonico (RC): gli ambientalisti chiedono alla Regione Calabria di impugnare il decreto che autorizza la centrale a carbone di Saline Joniche, ““Siate coerenti, ne va del futuro della Calabria”

Quattro associazioni ambientaliste, Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF hanno inviato al Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, all’Assessore all’Ambiente,  Francesco Pugliano e ai Consiglieri Regionali una lettera per chiedere con forza l’impugnazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 15 giugno 2012,

col quale viene decretata la compatibilità ambientale e il beneplacito al proseguimento dell’iter autorizzativo della centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria. A parere delle associazioni che hanno firmato la lettera, l’impugnazione del DPCM da parte della Regione è doveroso per i seguenti motivi: La Regione stessa ha dichiarato più volte di non voler ospitare impianti a carbone sul suo territorio. La forzatura del DPCM si scontrerebbe con sentenze della Corte Costituzionale che hanno stabilito il principio secondo cui la localizzazione degli impianti energetici non possa avvenire in assenza di intesa con la Regione interessata (si veda la sentenza n. 383/2005); La Regione dovrebbe difendere la salute dei propri abitanti. Una sterminata letteratura scientifica dimostra in maniera inequivocabile come gli impianti a carbone costituiscono un danno conclamato alla salute delle persone e dell’ambiente; si veda, ad esempio, il recentissimo provvedimento della prima sezione del  Tribunale civile di Roma  che  ha rigettato il ricorso di Enel contro un campagna di comunicazione di Greenpeace sulla pericolosità del carbone e che ha stabilito che la comunicazione di Greenpeace è commisurata all’evidenza dei dati scientifici prodotti, che dimostrano gli impatti del carbone sul clima e sulla salute umana. Si ricorda qui che l'impatto sanitario del carbone, anche prendendo a riferimento gli impianti più moderni, è valutato almeno 5 volte superiore a un equivalente impianto a gas rispetto alle morti premature causate dall'inquinamento, e circa doppio in termini di emissioni di gas climalteranti. La Regione dovrebbe perseguire il benessere  e lo sviluppo economico della propria cittadinanza sul medio-lungo termine. La destinazione del territorio calabrese a centro per la produzione energetica non può che minare alla base ogni seria prospettiva di sviluppo turistico e agricolo della Calabria, le uniche concrete e valide alternative economiche e occupazionali a lungo termine a una miope politica economica che vede il futuro della Calabria nero come il carbone; senza contare che tra i costi esterni del carbone andrebbero considerati i costi dei cambiamenti climatici che in regioni del mezzogiorno d’Italia (Calabria inclusa) vedono l’intensificarsi dei fenomeni di inaridimento e desertificazione, con ricadute economiche negative sulle stesse colture agricole; il carbone è il combustibile che, bruciato, emette la maggiore quantità di CO2. La Regione dovrebbe tenere in considerazione il parere della popolazione della provincia di Reggio Calabria: in un recente sondaggio commissionato dal WWF ha parlato chiaro: il 62% degli intervistati non vuole la centrale a carbone di Saline, mentre solo il 26% è favorevole; La centrale non serve all’Italia e tantomeno alla Calabria; infatti, a livello nazionale viene prodotta più energia di quella di cui il nostro paese ha bisogno e anche la Calabria  segue questo trend. A cosa (o meglio, a chi) serve quindi un nuovo impianto? Per questo Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF chiedono che la Regione impugni il DPCM prima che sia troppo tardi. Se la Regione rinunciasse a far valere diritti costituzionali ribaditi in diverse sentenze della Corte non solo dimostrerebbe una scarsa attenzione alle esigenze e alle problematiche del proprio territorio e non agirebbe in modo coerente con le posizioni assunte in passato, ma svenderebbe al ribasso il futuro di una Regione che di tutto ha bisogno tranne che di rimanere ancorata a prospettive di sviluppo che non hanno niente a che fare col futuro. Prospettive nere come il carbone.

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Reggio di Clabria: “Befriend Party”, la solidarietà di Aisla, Agifar, Rotaract e Leo club

Di Emilia Condarelli. Giovani capaci di regalare un valore aggiunto alla solidarietà, trasformandola in momenti di condivisione e partecipazione sociale che si richiamano ai valori più profondi dell’amicizia e della fratellanza, con l’idea di costruire un mondo migliore. E’ questa la filosofia del primo “Befriend Party” organizzato da Aisla Reggio Calabria in collaborazione con l’Agifar (Associazione giovani farmacisti reggini), ed il contributo delle sezioni reggine di Rotaract e Leo club.

Un serata che ha coniugato l’allegria dell’incontro tra giovani con una riflessione seria sui temi della solidarietà. Ed è stata anche occasione per la consegna ufficiale dei proventi della raccolta di beneficienza in favore della sezione reggina dell’Aisla promossa dai tre club service capitanati da Agifar. “Un evento particolarmente significativo – ha sottolineato il presidente di Aisla, Maurizio Casadidio ribadendo l’importanza dell’impegno  in favore della ricerca e del miglioramento della qualità della vita delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica e di tutti gli ammalati. Il senso di responsabilità come cittadini ed uomini è il principio su cui si fonda l’impegno dei volontari reggini Aisla nella convinzione  che una società moderna e civile debba garantire condizioni di vita dignitose per tutti i cittadini indiscriminatamente. Ringrazio i giovani  professionisti di Agifar Rotaract e Leo Club – ha detto ancora Casadidio – che hanno condivido il nostro percorso sostenendolo e dando una testimonianza concreta della capacità di costruire progresso, anche culturale, nella nostra società”. In particolare, il riferimento di Casadidio è alla festa di Carnevale organizzata dai tre club service cittadini per informare e sensibilizzare su Sla e handicap, ma anche per promuovere la ricerca scientifica con una raccolta fondi. Significative le parole pronunciate dalla presidente di Agifar, Daniela Musolino, che, richiamando al valore profondo della condivisione, ha sottolineato il coraggio e la coscienza civica di Casididio e della moglie Francesca Genovese, che ricopre il ruolo di vicepresidente di Aisla Reggio: “Vi ringrazio ancora una volta perché siete un esempio di compostezza, garbo e amore per la vita. Potervi stare accanto è un dono per tutti noi.  E la voglia manifestata dai componenti del Consiglio Agifar di essere tutti presenti a questa serata, indipendentemente dai ruoli istituzionali o il dovere, è la dimostrazione di quanto il vostro passaggio e il vostro esempio lascino il segno”. La serata (cui hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Rotaract reggino, Domenico Giuffrè, il segretario del Leo club RC Host, Memo Musolino e il vicepresidente di Agifar, Domenico Gattuso ed i consiglieri Daniela Laganà, Giuseppe Ditto e Carmen Paviglianiti)si è conclusa con un brindisi alla vita, la classica foto di gruppo, e l’appuntamento al II “Befriend Party”  che si terrà ad agosto.

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Reggio di Calabria: l’Uniondebitori offre tutela ed assistenza agli abitanti della provincia reggina

Si è svolta il 28 giugno un'importante riunione operativa della sede provinciale di Reggio Calabria dell’Uniondebitori, costituita a Milano nel 2012 a livello nazionale. L’associazione, che mira a  tutelare  i consumatori, in tempi di crisi assillati da banche, da società finanziarie, società di recupero crediti, Equitalia e Serit, potrà offrire un servizio utile e nuovo a tutti gli abitanti della provincia di Reggio Calabria.

Il referente provinciale Benvenuto Marra ha coinvolto molti professionisti reggini per fornire agli utenti adeguata assistenza. Alla riunione erano presenti in particolare il commercialista  Bruno Morabito, gli avvocati Giuseppe Morabito e Daniele Monorchio, che hanno evidenziato alcune possibilità di tutela basilari per i consumatori. L’associazione fornirà la consulenza gratuita per un primo check up finanziario, salve le spese vive, forfettariamente contenute, per l'interrogazione alle banche dati (Crif, Experian, CTC,  visura protesti e simili). Sono stati attivati i servizi di consulenza legale e fiscale, di assistenza per la gestione bonaria del recupero credito fino al patrocinio successivo in eventuale sede giudiziaria. Per informazioni è possibile contattare il numero verde gratuito 800.91.22.22 o scrivere all’e-mail info@uniondebitori.it.

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Reggio di Calabria: sabato 30 la festa di San Basilide, patrono del Corpo di Polizia Penitenziaria

Il prossimo 30 giugno, presso la Casa Circondariale di San Pietro a Reggio Calabria l’ANPPe, l’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria, Organizzazione rappresentativa del personale del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia e del Corpo di Polizia Penitenziaria, in congedo, celebrerà la Festa del Patrono, San Basilide. Per l’occasione la Direzione della Casa Circondariale di Reggio Calabria, su disposizione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha messo a disposizione la sala conferenze dell’Istituto Penitenziario Reggino.

Farà da prologo alla festa, alle ore 11,00 sul Lungomare Italo Falcomatà, la deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti. Alle 17.30 arrivo, presso la Casa Circondariale dei rappresentanti delle Associazioni combattentistiche d’Arma, delle Autorità e degli invitati. Alle 18.00 la Santa Messa, cui seguiranno gli interventi di saluto e le relazioni dei massimi rappresentanti istituzionali e dei Corpi d’Arma presenti. Alle 18,45 seguirà la cerimonia di consegna delle benemerenze al personale della Polizia Penitenziaria sia in  servizio che in quiescenza. Seguirà un rinfresco nell’area verde adiacente la Sala conferenze. La cerimonia sarà celebrativa della 3° edizione della Festa dell’ANPPe,  Associazione che da anni, sotto la tutela ed il coordinamento del Ministero della Giustizia, svolge il nobile impegno di mantenere in vita il ricordo di chi si è spento nell’esercizio del dovere e, di riscattare l’immagine del Corpo di Polizia Penitenziaria; degni di citazione in tal senso, i progetti in corso per l’intitolazione dell’Istituto reggino al Maresciallo del disciolto corpo degli Agenti di Custodia Filippo Salsone, e la richiesta di dedicare l’intitolazione di una via cittadina all’Appuntato degli Agenti di Custodia Panzera Giuseppe. La sezione reggina dell’ANNPe è tra le più attive nel nostro Paese. Numerose le iniziative messe in campo per rafforzare e mantenere alto il senso di appartenenza dei soci, che mettono a disposizione del personale che si avvicenda al servizio attivo, la propria esperienza e la propria professionalità. “Promuoviamo spesso incontri con gli allievi che stanno frequentando le scuole di formazione del nostro Paese – ha sottolineato il segretario locale del ANNPe Franco Denisi – ai quali affidiamo le nostre esperienze storiche, costruite in anni ed anni di duro e fedele servizio. E’ un confronto tra generazioni, che spesso vede il passaggio di testimone nel ruolo di agente della Polizia Penitenziaria, tra padri e figli”. 

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Legambiente verso l’Osservatorio calabrese sulle ecomafie. L’impegno del presidente Magarò

Un Osservatorio regionale contro le ecomafie. È la proposta che Legambiente Calabria ha avanzato nella seduta della Commissione regionale antimafia, trovando l’apprezzamento e l’impegno del presidente Salvatore Magarò e dei rappresentanti istituzionali del Consiglio regionale. Nel corso dell’audizione di ieri a Palazzo Campanella, il presidente di Legambiente Calabria Francesco Falcone ha tracciato il quadro delle ecomafie nella nostra regione.

“Una presenza, quella della ‘ndrangheta, che è ormai “strutturale”, come conferma la DNA nella relazione delle attività svolte nel 2011. Una presenza capillare – ha spiegato Falcone – soprattutto nel ciclo del cemento, dunque degli appalti per la realizzazione di opere pubbliche”. Un quadro che negli ultimi anni emerge in maniera evidente dalle indagini delle procure di mezz’Italia, da “Crimine” della Dda di Reggio a “Infinito” della Dda di Milano. Ma è in Calabria che l’assedio mafioso è più pressante: si va dalla gestione in regime di monopolio dei lavori pubblici con le aste pilotate – è il caso dell’inchiesta Entourage del 2010 – o addirittura attraverso il controllo totale delle istituzioni preposte al controllo della regolarità delle gare, come ha svelato l’inchiesta Ceralacca – che ha coinvolto anche tre funzionari della Sorical – per finire con il pericolosissimo quanto redditizio affare del cemento depotenziato. La presenza della ‘ndrangheta nelle istituzioni democratiche e nella politica è talmente organica che è ormai impossibile parlare solo di infiltrazioni: “Lo dimostrano le indagini che, al di là del dato giudiziario, coinvolgono consiglieri regionali, sindaci e rappresentanti istituzionali – ha aggiunto Falcone – e ancora gli scioglimenti dei consigli comunali e i numerosi commissariamenti per l’accesso agli atti”. Ma è nel ciclo dei rifiuti che le ecomafie terreno fertile: la Calabria è ormai seconda nella classifica delle illegalità ambientali stilata da Legambiente nel consueto dossier annuale. “Si pensi alla discarica di Alli di Catanzaro e a quella di Casignana nella Locride – ha spiegato ancora Falcone – entrambe, secondo gli inquirenti, oggetto di lucrosi affari ma anche vere e proprie bombe ecologiche: per anni il percolato delle due discariche sarebbe finito direttamente nelle acque dello Ionio, senza trattamenti e senza controlli”. La nota vicenda delle navi dei veleni e delle discariche di rifiuti tossici – vicenda tutt’altro che archiviata per gli ambientalisti – completa il quadro dell’ecomafia calabrese. È per rispondere a questo tipo di aggressione che Legambiente s’è fatta promotrice in giro per l’Italia della nascita di “Osservatori Ambiente e Legalità”, a sostegno del lavoro giornaliero delle forze dell’ordine e come interfaccia privilegiato per i rapporti con la cittadinanza. Una proposta che Falcone, a nome di Legambiente Calabria, ha lanciato alla Commissione regionale antimafia trovando pieno apprezzamento. Inoltre, il presidente Magarò si è impegnato pubblicamente a farsi portavoce della proposta di istituzione di un Osservatorio Ambiente e Legalità della Regione Calabria e di vagliarne la fattibilità in relazione alle risorse a disposizione dell’istituzione regionale.

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Palmi (RC): “Un goal per l’UNICEF”, torneo di calcio a 5 a sostegno di “Vogliamo Zero”

Di Roberta Catizzone. Sono in fase ormai avanzata le iscrizioni al il 1° Torneo Solidale di Calcio a 5 dal titolo "Un Goal per l’UNICEF", organizzato dal comitato provinciale, sezione di Palmi, a sostegno del progetto di UNICEF "Vogliamo Zero": il ricavato del torneo sarà destinato a finanziare il raggiungimento di questo obiettivo di UNICEF per il prossimo triennio. Il torneo si svolgerà dal 9 al 22 luglio 2012 presso i campetti di Pino Barbera a Palmi e già conta, tra gli iscritti, molte squadre partecipanti. Le partite si giocheranno sempre la sera, dalle 20 alle 22.

“Un torneo particolare questo, bene organizzato e dal sapore allegro e spensierato del ‘gioco per il gioco’ – spiega Pietro Marino, presidente del comitato provinciale reggino di UNICEF – in cui l’importante, per i partecipanti, non sarà assolutamente vincere ma ‘esserci’, per arrivare tutti insieme a ZERO”. Ecco perché, anche se divisi in squadre – in funzione delle regole del gioco – tutti i giocatori lotteranno, gioiranno e segneranno con un unico obiettivo: azzerare entro il 2014 la mortalità infantile per cause prevenibili, un triste dato che UNICEF si propone, con impegno, di modificare nei prossimi anni. Pertanto, anche i volontari della sezione di Palmi, ‘capitanati’ da Marco Gagliostro – responsabile per l’organizzazione degli eventi – si sono mobilitati con allegria, creatività e molto impegno per organizzare questo torneo, aiutati pure dalla popolazione cittadina che ha risposto con entusiasmo e calore al progetto. L’iniziativa, che sarà preceduta venerdì 6 luglio dal sorteggio dei gironi e del calendario delle partite, vedrà anche la consegna di magliette uguali per tutti: stesse divise, stesso numero – quello dell’obiettivo per il quale si gioca – e stesso, unico, simbolo, sul petto e sul cuore: quello di UNICEF, uniti per i bambini. Tutti a giocare insieme allora, uniti verso l’obiettivo ZERO. Comitato Provinciale UNICEF Reggio Calabria.
 

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“reggiocalabria2.0? Come ridurre il “Digital Divide” nella provincia di Reggio Calabria scenario, prospettive e idee”, il 29 giugno 2012 ore 18.00 presso la Sala Convegni Confindustria Reggio Calabria

In un momento storico ricco di cambiamenti, esistono diverse opportunità che devono essere colte, una di queste è data da quell’incredibile ecosistema creato dalla "digitalizzazione". In Italia, in Calabria e nella provincia di Reggio Calabria, è fondamentale che questo "fattore" venga seriamente preso in considerazione e che si intervenga in maniera strutturale e programmata.

L’infrastrutturazione immateriale ha una valenza pari e in alcuni casi anche superiore a quella data dalle infrastrutture materiali. Gran parte del mondo lo ha capito da tempo e negli ultimi 20 anni intere nazioni hanno migliorato sensibilmente il loro status grazie ad importanti investimenti in questo ambito. Entrare nell’era digitale non è più una prospettiva, ma è una necessità, ogni ritardo si ripercuote sensibilmente sul PIL ma anche sull’aspetto sociale di una intera nazione. Consapevole di questo grande gap, anche solo "informativo", che vi è su questo argomento, il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Reggio Calabria ha deciso di dare vita ad una serie di incontri di sensibilizzazione sul tema del Digital Divide (Divario Digitale) e sulle possibili soluzioni per ridurlo, ma anche su idee e progetti che grazie al digitale nascono e creano occupazione anche in un momento storico come quello che stiamo attraversando. Nasce così l’idea del barcamp (un non convegno) intitolato “"reggiocalabria2.0?" come ridurre il “Digital Divide” nella provincia di Reggio Calabria scenario, prospettive e idee”, che si terrà presso la sala convegni di Confindustria Reggio Calabria, il prossimo 29 Giugno alle ore 18.00. Il format è diverso dal tradizionale convegno, infatti ogni relatore porterà il proprio contributo, presentando una esperienza o un progetto in 5 minuti e i presenti in sala potranno interagire con il relatore per altri 2 minuti. Questa prima iniziativa rientra in un progetto di sensibilizzazione che vedrà nei prossimi mesi altre iniziative, tese a stimolare tra i cittadini e gli imprenditori della provincia di Reggio Calabria il dibattito sulle grandi opportunità che sono insite nell’economia digitale.

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Digitale terrestre: RTV protesta, la replica è il “cucchiaio” di TeleReggio “In 38 anni mai interrotte le trasmissioni senza usare i propri telespettatori e lavoratori”

Anche TeleReggio, come tutte le emittenti televisive calabresi e siciliane, sta affrontando i problemi relativi al passaggio al digitale terrestre nelle due regioni: la vicinanza tra le due coste, la sovrapposizione delle frequenze e della numerazione automatica, è un problema diffuso per il quale la nostra azienda si è attivata nelle sedi opportune, nel dialogo tra il Ministero delle Telecomunicazioni e i tecnici dell’alta frequenza, che lavorano anche per le altre emittenti locali, per arrivare ad una soluzione.

Da 38 anni la nostra emittente non ha mai, neanche per un giorno, interrotto le trasmissioni, e questo è motivo per noi di vanto. Telereggio, seconda emittente libera in Italia, prima a Reggio Calabria, ha affrontato le sfide e i problemi della trasmissione via cavo prima, dell’analogico poi e adesso del digitale terrestre. Ha avuto un ruolo di apripista nell’informazione televisiva in Calabria, segnando il percorso seguito poi anche da emittenti televisive nazionali nella nostra regione. Senza mai ricorrere a strade brevi e facili, TeleReggio ha sempre avuto come punto di riferimento il rispetto dei propri telespettatori a seguirci e ad essere informati. Non ha mai usato, e mai lo farà, i propri telespettatori e i propri lavoratori per ottenere scopi aziendali a scapito del diritto di informazione e del diritto alla tranquillità dei lavoratori. Per tali motivi la nostra azienda sta lavorando com’è nel suo stile, senza inutili allarmismi, in stretto contatto con i tecnici del Ministero, per arrivare ad una soluzione dei problemi che rispetti il diritto all’informazione e al pluralismo. L’editore, la redazione e tutti i lavoratori di TeleReggio Calabria.

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RTV invita i suoi telespettatrori a sommergere di fax o e-mail il Ministero per lo Sviluppo economico

Dopo la decisione di sospendere le trasmissioni in attesa che il Ministero per lo Sviluppo economico chiarisca il motivo per cui la frequenza assegnata non è compatibile con il bacino d’utenza, la redazione di ReggioTv in primo luogo ringrazia per la grande manifestazione d’affetto e solidarietà espressa dalla gente. Questo, a conferma del servizio reso alla comunità in 14 anni d’intensa attività, nel corso dei quali l’emittente s’è resa protagonista e compartecipe delle istanze del territorio.

In tantissimi ci hanno contattato per manifestarci la propria vicinanza, con attestati di stima e riconoscimenti per la qualità del lavoro dell’intero staff di Rtv che non possono che inorgoglirci e rafforzare in noi la volontà di non arrenderci. E altrettanti amici telespettatori ci hanno chiesto anche come essere utili “alla causa”, in modo che un problema indipendente dalla nostra volontà legato al passaggio dall’analogico al digitale terrestre non comprometta in maniera irreversibile il percorso di ReggioTv e il pluralismo dell’informazione. Un modo c’è: sommergere di fax o e-mail esattamente in queste ore, in cui siamo in trepidante attesa di un tempestivo riscontro, il Ministero per lo Sviluppo economico, competente in materia. Chiediamo a tutti di levare la propria voce insieme alla nostra, scrivendo a: Ministero Sviluppo Economico, Dipartimento per le comunicazioni direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica. Divisione  III, Viale America 201 00144 Roma. Cortese attenzione Dott.ssa Marina Verna e Dott. Francesco Saverio Leone email: marina.verna@sviluppoeconomico.gov.it  – fax:  0654445608 dgscer@sviluppoeconomico.gov.it – fax: 0654221080. Direzione generale per la Pianificazione e Gestione dello Specchio Radio Elettrico. Capo Dipartimento per le Comunicazioni, Viale America 201 00144 Roma. Cortese attenzione Dott. Roberto Sambuco email: segreteria.sambuco@sviluppoeconomico.gov.it – fax 0654442101 Confidiamo nella sensibilità di tutti rispetto alla battaglia non di singoli, ma alla rivendicazione di un diritto – quello al pluralismo ed all’informazione – che interessa l’intera comunità.

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