Saint Christophe (AO): Camilleri, “Siamo giovani ma vogliamo dare il massimo”

E’ uno dei giovane sui quali la Reggina conta e non poco. Nonostante la sua giovane età è stato già al centro di un “caso internazionale”. Ricordate la storia di quel giovane calciatore “prelevato” dagli emissari del Chelsea (quasi) nottetempo? Ecco, il giovane in questione è Vincenzo Camilleri (nella foto). Difensore centrale, siciliano di Gela, classe 1992, buone doti per quanto riguarda il suo ruolo e tante tante potenzialità. E’ l’amaranto di turno oggi ad incontrare la stampa presente al ritiro. Iniziamo.

La tua è una storia un po’ strana. Cresci nelle giovanili amaranto, poi la “fuga” a Londra ed, infine, ritorni. Cos’è successo? Ho avuto l’opportunità di andare a Londra in una società prestigiosa e non volevo lasciarmela scappare. Poi ho avuto dei problemi e sono ritornato qui dove ho raggiunto nuovamente l’accordo con il presidente Foti. Problemi di ambientamento, quindi, o di metodi di allenamento o, ancora, problematiche legate al clima così diverso da quello in cui sei cresciuto? Soprattutto di ambientamento, poi anche con società ed allenatore. Lì è tutto molto bello, le strutture sono veramente all’avanguardia. Non mi sono trovato bene perché fondamentalmente non mi sono ambientato sin da subito. Da questi primi giorni di ritiro appare evidente come i giovani presenti qui abbiano una gran voglia di dimostrare che ce la possano fare, seppur con l’aiuto dei giocatori più esperti. E’ una sensazione che hai anche tu? Sicuramente qui tutti abbiamo un gran desiderio di far bene magari ascoltando qualcuno più grande di noi che ci aiuterà. Siamo un gruppo giovane e speriamo di far bene. Ti auguri che questa sia la stagione che sancisca la tua consacrazione? In sostanza, l’anno scorso sembrava quasi che fossi pronto ad esordire ed a dare il tuo contributo alla squadra poi i vari mister che si sono avvicendati sostenevano che fossi troppo giovane per rischiare di “bruciarti” in un’annata disastrosa. Con Atzori speri di trovare posto in squadra? L’anno scorso non giocavo un po’ per demerito mio ed un po’ per le idee contrarie di Novellino, Iaconi e Breda che, evidentemente, non mi “vedevano” bene e pronto. Quest’anno mi sto impegnando e con il mister ne abbiamo già parlato però dipenderà tutto da me se mi allenerò bene e farò altrettanto oppure no. Stai bene fisicamente? Sto molto meglio dell’anno scorso, certamente. Quest’anno abbiamo una difesa composta da difensori molto alti e di solito si dice che i giocatori alti abbiano gran doti aeree ma deficitino nel gioco con la palla a terra. Nell’amichevole contro lo Spezia abbiamo visto soprattutto queste ultime. In effetti è vero quello che dici. Oltre a questo, però, c’era molto vento in campo il che rendeva oltremodo difficile il gioco con la palla a terra. Comunque sia l’unica cosa che dobbiamo fare è lavorare, lavorare, lavorare. A questo punto della preparazione è più la fatica che sentite tra le gambe o sono più gli stimoli che sentite dentro di voi a fare sempre meglio? Si sentono entrambi. La fatica è tanta, ma si avverte anche il nostro desiderio di crescere lavorando. Quest’anno la Reggina non è data tra le favorite alla vittoria finale, questo potrebbe essere un vantaggio anche alla luce di quanto avvenuto lo scorso anno? L’anno scorso tutti ci davano per certi vincitori del campionato e sappiamo com’è andata. Quest’anno avremo meno gli occhi addosso da parte di molti e, quindi, meno pressioni. Potrebbe essere un vantaggio anche se spetterà solo ed esclusivamente a noi tutto quello di cui saremo capaci di fare. Mai come quest’anno sembrate in tanti coloro i quali provengono dalle giovanili della Reggina. C’è in voi un po’ d’orgoglio nell’essere molti presenti in prima squadra al termine dell’indubbia vostra escalation? E’ bello ritrovarci tutti in prima squadra quelli che voi definite quali “figli del Sant’Agata”. Ci ritroviamo a parlare spesso delle nostre esperienze comuni sia tra le fila degli Allievi che in quelle della Primavera. Con quanti e con chi di loro sei cresciuto pur essendo il più giovane tra tutti? Ho giocato con i fratelli Viola, ma anche con Verruschi e con Rizzo. Con gli altri ovviamente ci conosciamo da tempo. A partire da Atzori fino ai colleghi qui presenti è impressione comune che il reparto più completo e che sembra dare più affidamento sia proprio la difesa. E’ una responsabilità in più per voi? Siamo in tanti e le responsabilità aumentano e sono parecchie. Nel recente passato si è parlato di un interessamento nei tuoi confronti addirittura della Juventus. La notizia è vera, ma io sono qui e penso a fare bene con la Reggina. Se in futuro ci sarà qualcos’altro da fare ne parleremo insieme al presidente e si deciderà cos’è meglio. La tua giovane età ti consente comunque di sognare traguardi sempre più ambiziosi e, quindi, società e squadre sempre più blasonate. Intanto penso a disputare un buon campionato qui con la Reggina se mi sarò meritato di giocare, poi, come detto, si vedrà. Abbiamo visto un Rizzo in gran forma, avendolo conosciuto sin dalle giovanili percepisci anche tu questo suo crescere? Giuseppe sta facendo molto bene, s’impegna e cresce di giorno in giorno. Se continua così il mister gli concederà certamente delle opportunità importanti. Siamo nel corso dell’ultima settimana di ritiro qui a Saint Christophe, tantissimi sono i chilometri che avete nelle gambe ma anche le nozioni tecniche che il mister vi ha già dato. Si punta alla vostra “esplosione” dal punto di vista fisico sin dalla prima giornata di campionato. In effetti sono molti i chilometri macinati fino ad oggi. Stamane abbiamo lavorato sulla “forza” e sebbene siamo all’ultima settimana della prima parte di ritiro credo che siamo a quella più intensa sotto il profilo del lavoro. Vi sentite sulla buona strada (fisicamente intendo) per affrontare le fatiche di un campionato lungo e difficile come quello di B? Le amichevoli vi aiutano ad entrare in clima partita o, per ora, pensate solo ad accumulare energie da sfruttare dopo? Ancora dobbiamo lavorare parecchio, ma stiamo crescendo man mano che i giorni passano e da qui al 22 agosto saremo certamente pronti. Cosenza, Burzigotti, Acerbi, Adejo e Camilleri (senza dimenticare gli infortunati Giosa e Costa). Siete in 5 o addirittura in 7, non ti pare un po’ troppi? Ma no. Gli acquisti di Foti non sono stati fatti a casaccio. Vuol dire che in 5 ce la giocheremo per i 3 posti disponibili. Ci sarà più concorrenza tra di noi e questo non potrà che fare bene alla squadra.

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Iiriti Editore presenta “La città Metropolitana per la Regione dello Stretto” di Enzo Tromba e Josè Gambino

altCooperazione sinergica e mobilità all’interno dell’area integrata dello Stretto. Questo il filo conduttore che ha unito gli interventi, coordinati dalla giornalista Antonella Chirico al circolo del Tennis “R. Polimeni”, nella serata dedicata alla presentazione del volume “La città Metropolitana per la Regione dello Stretto” di Enzo Tromba e Josè Gambino. Un libro che lo stesso editore Leo Iiriti ha considerato precursore della futura realtà nelle due sponde, individuando nelle prospettive e nei progetti inseriti nel testo le opportunità di sviluppo soprattutto per l’imprenditoria giovanile.

L’importanza del ruolo istituzionale nell’ottica della Regione dello Stretto è stato sottolineato a chiare lettere negli interventi del Presidente del Consiglio provinciale reggino Giuseppe Giordano, che ha curato la presentazione del libro, dell’Assessore alle Attività Produttive del Comune di Villa S. Giovanni Cosimo Salzone, e dall’Assessore Trasporti e Polizia Municipale del Comune di Reggio Calabria Amedeo Canale (nella foto con gli altri intervenuti). Quest’ultimo ha messo in risalto le opportunità che da un punto di vista legislativo possono giovare alla centralità dell’area in questione. In particolare Canale ha richiamato i contenuti della strategia di Barcellona e di Lisbona elaborati in sede europea. Entrambi gli incontri hanno puntato sulla creazione di una zona di prosperità condivisa mediante la realizzazione di una partnership economica e finanziaria che si basi su un’area di libero scambio. Tra gli altri obiettivi, la promozione di un dialogo fra culture e puntare sulla conoscenza e innovazione come fulcro di crescita economica e occupazionale. Infine Canale ha richiamato il problema dei trasporti spiegando come sia fondamentale l’esistenza di una rete aeroportuale che abbracci tutta l’area dello Stretto e non solo l’utenza reggina. La seconda parte della serata ha visto poi gli autori del volume, Josè Gambino e Enzo Tromba, intervenire sull’esigenza di adottare una politica di sviluppo integrata superando addirittura l’obiettivo concettuale di area metropolitana. L’area dello Stretto a giudizio degli autori, non rappresenta più soltanto una prospettiva di “economia mediterranea” ma diventa un baricentro dell’economia globale. Gli interventi conclusivi sono stati poi affidati  a Edoardo Mollica, Direttore LaborEst Dipartimento PAU Università Mediterranea Reggio Calabria e Michele Bisignano, Assessore Area Regionale integrata dello Stretto ed Area Metropolitana Provincia di Messina. Il primo ha sottolineato l’importanza di creare fisicamente dei punti di contatto tra le due sponde che favoriscano un reale processo di conurbazione. Un processo di cui deve essere parte attiva l’Università attraverso attività di ricerca e sviluppo. Bisignano ha puntato invece sulla rivoluzione culturale come presupposto di crescita. E’ di vitale importanza abbandonare i vecchi localismi e municipalismi che per anni hanno distanziato ulteriormente le due realtà dello Stretto. Bisogna fare sistema, abbandonare gli egoismi, programmare azioni concrete di cooperazione e sviluppo. Intensificare gli scambi commerciali e culturali. Creare servizi telematici ed informatici integrati. Infine, ha dichiarato Bisignano, è urgente riorganizzare il sistema della viabilità iniziando dalla Metromare e puntando alla creazione di un sistema integrato dei porti presenti nel territorio di Reggio, Villa e Messina.

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Saint Christophe (AO): Lorenzo Burzigotti “E’ la mia occasione e non voglio sprecarla!”

L’amaranto di scena oggi in sala interviste è un neo arrivato, il suo nome è Lorenzo Burzigotti ed è un centrale difensivo. Nato a San Sepolcro in provincia di Arezzo 23 anni or sono, ha militato, tra le altre, nel Sansovino, nella Juve Stabia e nel Foggia da dove la Reggina l’ha prelevato. Prima di queste tre squadre aveva fatto dai “pulcini” alla prima squadra nel San Sepolcro (come detto sua città di nascita), poi nell’Arezzo ed un anno a Bolzano nell’Alto Adige. Per avere soli 23 anni hai già accumulato una buona esperienza tra Prima e Seconda Divisione. “Già a San Sepolcro, in serie D, avevo avuto la fortuna che il mister mi facesse esordire. Poi, a 19 anni, ero a Sansovino in Seconda Divisione e da lì poi è iniziata la mia crescita.”

La prima impressione che abbiamo avuto seguendovi qui in ritiro è certamente positiva: giovani molto decisi a giocare bene ed a collaborare al rilancio della Reggina. E’ solo un’impressione o è la realtà? “Credo che abbiate visto bene. La squadra è giovane e, ovviamente parlo per me, mi è stata data un’occasione importantissima. E’ il primo anno che gioco in serie B e non voglio assolutamente sprecarla ma sfruttarla fino all’ultimo istante". Tu fai parte di una linea difensiva “a 3” completamente nuova con Cosenza ed Acerbi. Come ti trovi con i nuovi compagni di reparto? “Con tutti i compagni, Cosenza ed Acerbi compresi, stiamo lavorando ed è normale che, nei primi giorni, ci si incontrino anche delle difficoltà finché non riusciremo a trovare il giusto amalgama. Comunque sia, di certo dobbiamo lavorare ed il nostro mister è molto bravo anche nello spiegarci come muoverci affinché presto troviamo i ritmi giusti.” Dopo la partita con lo Spezia, Atzori ha detto “abbiamo fatto 3 passi indietro, non mi sono piaciute né la difesa né l’attacco. “Ha trasferito anche a noi questo pensiero ed in effetti eravamo un po’ legati. C’è da lavorare, e basta!” E’ successo per merito dello Spezia o per i 24 allenamenti nelle gambe? “Credo che sia stato merito più dei 24 allenamenti che di altro. La nostra squadra è apparsa pesante sulle gambe e noi che in difesa abbiamo giocatori più massicci che gli avversari ne abbiamo risentito di più”. Hai lasciato Foggia dove adesso c’è un entusiasmo incredibile per il ritorno di Zeman, un po’ di nostalgia? “L’anno di Foggia per me è stato importantissimo perché mi ha dato la possibilità di farmi vedere e di essere qui oggi. Fin da piccoli si sogna di arrivare in A o in B e adesso sono felicissimo di essere qui e nessuna nostalgia di niente o nulla.” Sartori del Chievo ha fatto i complimenti a Foti per il tuo acquisto soffiandoti, di fatto, a loro. “Sapevo di questo loro interesse, ma evidentemente è stato bravissimo il presidente Foti e per me esser venuto alla Reggina vuol dire tanto.” Quali le tue aspettative, dal punto di vista personale e da quello della squadra? “La mia è quella di essere consapevole di avere un’occasione importantissima e, quindi, di sfruttarla al meglio migliorando giorno per giorno e dando sempre almeno il 100%. Per quanto riguarda la squadra, invece, al momento non abbiamo un obiettivo ben precisato, ma solo quello di far bene.” Tra i tanti giovani che ha la Reggina, due sono i “vecchi” (oltre che reggini doc): Missiroli e Barillà. Ti hanno già dato delle indicazioni di che cosa significa la Reggina per Reggio, la passione, l’amore che c’è per questa squadra preparandovi all’impatto con la città? “Certo che si, con Simone e Nino che sono due esperti ci siamo parlati e ci hanno raccontato. Essendo stato già a Foggia immagino che il calore della gente del Sud sia uguale o addirittura maggiore a Reggio che ho avuto modo di conoscere solo attraverso la televisione.” Una delle cose che balzano agli occhi guardandoti è che somigli a Materazzi. “Questa è una similitudine che mi accompagna sin da quand’ero ragazzino. Lui giocava a Perugia, San Sepolcro è molto vicino a Perugia seppur in provincia di Arezzo e giocando nello stesso ruolo mi dicevano sempre che gli somigliassi. Come lui, anzi più di lui, quand’ero più giovane segnavo qualche goal pur partendo dalla difesa". Positivi i tuoi primi giorni di ritiro, l’ambientazione e le sinergie con i nuovi compagni di squadra. “Mi sono integrato bene con il gruppo e sto, stiamo, lavorando bene.” Inevitabilmente tra compagni si parla, questa situazione un po’ precaria dal punto di vista economico da parte della Reggina può influire negativamente su di voi o, invece, non ci pensate? “Secondo me il problema interessa maggiormente la Società e non la squadra. D’altro canto il mister ed il suo staff è stato molto bravo a far amalgamare tutti noi neo arrivati ma anche quelli che sembra debbano andar via.” Dopo tanta gavetta fatta tra la Prima e la Seconda Divisione possiamo dire che la carriera di Burzigotti parte effettivamente dalla Reggina e da Reggio Calabria? “Io ci tengo tantissimo a far bene e speriamo che dalla Reggina e da Reggio Calabria abbia inizio per me una carriera importante.”

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Rinaldo Mammoliti: l’ “ambasciatore” di Reggio Calabria in Val d’Aosta

E’ sicuramente un personaggio (in senso buono, s’intende). Ne abbiamo sentito parlare e ne abbiamo letto le doti per anni ascoltando e leggendo le cronache provenienti dai vari ritiri valdostani della Reggina. E’ reggino purosangue, di San Giorgio Morgeto per l’esattezza, ed è profondamente orgoglioso di esserlo tanto da mettersi spontaneamente al servizio della maggiore espressione sportiva della regginità. E’ Rinaldo Mammoliti (nella foto), 45enne giusto ieri, da molti anni trapiantato in questa splendida terra così diversa dalla natìa. Lo abbiamo conosciuto immediatamente al nostro arrivo qui in ritiro, affabile e cortese sempre pronto a mettersi a disposizione delle esigenze di noi giornalisti.

Con la Reggina, Società e squadra, ha un rapporto splendido e durevole da almeno due lustri. Per i dirigenti è un insostituibile punto d’appoggio, per l’allenatore e la squadra è di certo un punto di riferimento ineguagliabile. Mentre aspettiamo Lorenzo Burzigotti nella sala per le interviste ricavata all’interno dell’Hotel Casale (nella foto) per la quotidiana conferenza stampa, cogliamo l’occasione e scambiamo due chiacchiere con il nostro “ambasciatore” in terra di Val d’Aosta. La quasi totalità del merito per la riuscita del ritiro della Reggina qui a Saint Christophe lo dobbiamo a te. “A me per quanto riguarda l’organizzazione e per quello che riesco a fare. Faccio tutto quello che hai visto fondamentalmente perché la Società lo merita, siamo giunti ormai al decimo anno che mi occupo di questo, e cerco di farlo al meglio per far star bene la Reggina con anche, a dire il vero, degli errori certamente non voluti ma sperando che alla fine tutto vada bene.”  Sei uno dei tanti reggini che vive lontano dalla terra natìa, peraltro non dimenticandola mai. Come si sta a queste latitudini? “Qui si vive benissimo. Siamo in tanti, sono 27000 i calabresi che vivono in una regione piccola come la Val d’Aosta di cui solo 9000 sono di San Giorgio Morgeto (il mio paese di nascita). Viviamo bene perché è una regione sana”. Ti manca la tua terra d’origine? “Certo che si. Sono nato lì e mi manca tantissimo ed appena posso faccio un salto anche per solo un’ora ed è allora che mi sento rinascere.” Qui sei conosciuto e rispettato da tutti. Amministratori locali, commercianti, imprenditori e quant’altro tutti sanno chi è Rinaldo Mammoliti. Questo tuo essere così conosciuto ha fatto sì che avessi l’input per metterti al servizio della Reggina. Com’è nato tutto questo? “E’ nato tutto nel 2000 quando venni a conoscenza che in Val d’Aosta venivano in ritiro moltissime squadre sponsorizzate dalla regione autonoma che si accollava tutte le spese relative al soggiorno. Mi chiesi perché la Reggina non sfruttasse questa possibilità, dopo aver verificato la possibilità di usufruire del ritiro in forma completamente gratuita, ne parlai con un dirigente e gli feci la proposta di portare qui la squadra della mia provincia e da allora così avviene ogni anno con la pausa forzata del 2009.” Il presidente Foti ha di te estrema fiducia tanto da lasciarti carta bianca quasi fossi un vero e proprio dirigente. “Di questo ovviamente ringrazio il presidente a cui sono legato anche affettivamente dal punto di vista strettamente personale. Lo ringrazio di tutta la fiducia che ha riposto in me e davvero di cuore faccio per lui e la Reggina tutto quello che hai avuto modo di vedere”. Il tuo rapporto con la squadra ha qualcosa di straordinario. Un rapporto che con chi resta si cementifica negli anni e con i nuovi arrivati nasce e cresce a vista d’occhio tant’è che ieri, in occasione del tuo compleanno, i giocatori e lo staff tecnico si sono riuniti e ti hanno consegnato un graditissimo dono. “Il loro gesto mi ha emozionato tantissimo ed ancor di più la telefonata ricevuta ieri sera dal presidente proprio per farmi gli auguri. Sono 10 anni che, puntualmente, seguo la squadra in trasferta ed è un’opportunità che mi rende felicissimo”. La tua regginità, a distanza di molti anni dal tuo accasarti qui, è viva e tale resterà. “Sono reggino e reggino lo sarò per tutta la vita, fermo restando che la Val d’Aosta mi ha dato tantissimo e che qui sono nati i miei tre figli (di cui purtroppo uno non c’è più, n.d.r.). Non posso non amare anche questa regione oltretutto in virtù del fatto che quando chiedo qualcosa per i reggini o per la Reggina non mi è mai stato detto di no. E’ la mia seconda terra e gli sono grato per tutto.”  Non ci resta che chiudere con il ringraziarti per tutto quello che hai fatto e farai durante il nostro soggiorno. “Sono io che ringrazio voi sperando di rivederci anche il prossimo anno magari non in B ma in….” E qui ci permettiamo di interromperlo perché di certe cose non ne vogliamo sentir (più) parlare.

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Saint Christophe (AO): Reggina stamane sempre di corsa (senza sosta)

Dopo l’intera giornata di ieri dedicata al riposo assoluto e, per chi lo ha preferito, allo shopping in quel di Courmayeur, la seduta mattutina è stata dedicata esclusivamente alla corsa, con ripetute e scatti, ed a qualche esercizio defaticante a terra per smaltire la fatica. Nello splendido scenario della cosiddetta “area verde” (come se di verde qui ce ne fosse poco) di Saint Christophe, la "bellezza" di 16 giri di 400 m ciascuno (pari a 6,400 km) sono stati effettuati dalla truppa amaranto agli ordini di Carlo Simionato con Gianluca Atzori (nella foto) ad assistere più distaccato ed il suo secondo Aldo Bergamo e Ciccio Cozza (nella foto mentre parla con l'attaccante francese Sy) ad a coadiuvare lo stesso Simionato in maniera più diretta.

Sotto un sole caldo nella straordinaria Valle che ci ospita, il nutrito gruppo amaranto (nelle foto durante le fasi della seduta di allenamento) ha sudato con abnegazione e costanza non risparmiando le proprie energie ma anche qualche mugugno. L’unica nota stonata, che riportiamo per dovere di cronaca, è l’evidente scissione nel gruppo da parte di chi vuole e/o deve andar via e di chi non si vuol muovere da qui mantenendo il salario intatto e non invece, come richiesto dal presidente, con un adeguamento verso il basso. La Reggina, è notorio, non naviga in acque tranquille per via di una situazione economica precaria (ma non ci è stato sempre propinato che “la Reggina è una Società florida, in salute?”, n.d.r.), di una rosa ampia ben oltre il lecito e, soprattutto, di una serie di contratti lunghi temporalmente ed onerosi economicamente. Fare i nomi degli “scissionisti” non crediamo sia il caso, ma sono nomi noti che circolano già da un po’ e che, quindi, non sorprendono più nessuno. Alle note stonate fanno, per fortuna, da contraltare, la professionalità, la puntualità, la dedizione e fors’anche quello che una volta si chiamava “attaccamento alla maglia” del giovanissimo messinese Giuseppe Rizzo (davvero lodevole la sua abnegazione e costanza), dei reggini Simone Missiroli, Antonino Barillà, Alessio e Nicolas Viola e di Francesco Cosenza ma anche di Simone Rizzato sempre in testa al gruppo così come Carlos Tello Carmona. Altra nota piacevole è, per quel che ci riguarda, proprio il mister Atzori: schietto e diretto, con una mimica facciale di facile interpretazione che completa le parole dette, appare una sorta di sergente di ferro che, come lui stesso sostiene, ha il dovere di tenere unito il gruppo, farlo lavorare con profitto e dare ai suoi giocatori quelle nozioni di tecnica e di tattica affinché tutti insieme si arrivi all’obiettivo finale che, come in altra parte del sito, indica nel “far bene” e “far tornare l’entusiasmo” verso la sua squadra ai tifosi reggini decisamente distaccatisi fors’anche perché “traditi” da un paio di stagioni a questa parte. Di lavoro ce n’è tanto da fare, ma nessuno (o quasi) qui ha voglia di oziare.

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Saint Christophe (AO): dopo la gara parla mister Atzori

E’ finita da qualche minuto la gara tra Reggina e Spezia di cui trattiamo in altra parte. Ovviamente non si possono trarre conclusioni, ma qualche indicazione certamente si. La Reggina è un cantiere aperto e lo si capisce guardando giocare alcuni calciatori. C’è chi ci mette l’anima (o almeno ci prova) e chi, invece, gioca con apparente sufficienza vuoi perché sa che la Società intende cederlo vuoi anche perché egli stesso ha chiesto di esser ceduto. Appena ha un attimo di tregua, ci avviciniamo a mister Atzori (nella foto) e scambiamo quattro chiacchiere con lui anche per capire, perché appena arrivati in terra valdostana, come stanno andando le cose dopo 10 giorni di lavoro a prescindere dalla gara di oggi. Eccolo.

Mister, partiamo dalle indicazioni che ha avuto da questi 90 minuti di gioco. “Io preferisco partire da quelle positive, da ogni gara inizio da quest’ultime. Credo che oggi, in mezzo al campo, Missiroli, Nicolas Viola e Rizzo mi hanno dato delle buone indicazioni attraverso un ottimo equilibrio dimostrato in quella zona del terreno di gioco. Tutto questo soprattutto in considerazione del fatto che era la prima volta che davo a Rizzo la responsabilità di partire dall’inizio. Il ragazzo si è comportato molto bene, mi è piaciuto molto il suo dinamismo, mi è piaciuta molto la sua grinta ed lo spirito con cui ha giocato. Poi, per il resto, per quanto riguarda la difesa e l’attacco sinceramente c’è molto, molto, molto da lavorare perché oggi non ho visto niente di tutto quello che avrei voluto vedere sia dalla prima che dal secondo”. Sappiamo che la Società sta vivendo un periodo di evidente difficoltà, lei che al comando dell’espressione massima della Società stessa ne subisce le ripercussioni oppure continua ad allenare più o meno tranquillamente tenendo conto però che il suo è un vero e proprio cantiere aperto? “Indubbiamente l’avere a disposizione 34-35 giocatori e riuscire ad organizzare il lavoro per tutti loro è cosa certamente difficile ma anche inevitabile per la situazione in cui ci troviamo. Però devo anche dire che fino ad oggi le cose sono andate abbastanza bene anche perché ho la piena disponibilità da parte dei ragazzi ai quali ho chiesto che, in campo, si dimentichino quelli che sono le singole problematiche. Se così non avvenisse, sarei costretto a prendere delle decisioni ed a farli allenare in maniera differente da come voglio. La risposta in campo, per quello che mi riguarda, sotto il profilo dell’impegno, sono state positive. E’ fuori dubbio che, finito l’allenamento, ognuno ritorna a pensare ai propri problemi e chi vuole andar via sicuramente non può avere la stessa testa di chi invece crede in questo progetto, crede in questa stagione, crede in questa Reggina. Le difficoltà stanno soprattutto nei tempi morti, in albergo, dopo cena, ognuno porta il suo umore non dei migliori se non lo è a priori. Credendo che in situazioni come quelle che sta vivendo la Reggina ci siano molte altre squadre penso che sia l’allenatore a dover sapere gestire anche queste situazioni che, pur ammettendo non sia affatto facile, deve andare avanti lo stesso. Basta volerle le cose ed alla fine ci si riesce sempre”. Il rapporto con il presidente Foti e con due grandi ex capitani della Reggina del passato (Giacchetta e Cozza, oggi in Società con ruoli ben diversi che allora) supponiamo sia costante e continuo. Alla luce di tutto questo lei è ottimista per il prosieguo della preparazione e, cosa ben più importante, per la prossima stagione 2010/2011? “Certo che sono ottimista, assolutamente si! A mio avviso ho un buon gruppo formato da ottimi giocatori. Naturalmente con il presidente e con Giacchetta sono in costante e giornaliero per quello che riguarda quello che succede qui e c’è collaborazione reciproca e rispetto dei ruoli. In campo decido io e mi prendo tutte le responsabilità, per quello che riguarda poi l’assemblaggio di questa squadra, su chi va via, su chi resta e su chi arriva, è giusto che se ne occupino loro in collaborazione con il sottoscritto”. Questa stagione è iniziata in maniera diametralmente opposto rispetto a quella disastrosa conclusasi a maggio scorso (ovviamente non possiamo che compiacercene), ma un obiettivo comunque questa Reggina l’avrà. “Certo che ce l’ha ed è quello di far bene. Non è un obiettivo da poco, glielo garantisco. L’obiettivo è quello di ridare entusiasmo ad una piazza che lo merita. E’ chiaro che questo dipenderà esclusivamente da noi. Entrambi gli obiettivi (far bene ed infondere entusiasmo) sono entrambi importanti e non saranno facili da raggiungere perché il campionato di B avete visto che è lungo e difficile ed un campionato dove devi essere sempre concentrato perché si deve creare quell’equilibrio tra gli umori dopo le vittorie e dopo le sconfitte. Non bisogna entusiasmarsi troppo quando vinceremo, ma non bisogna nemmeno deprimersi troppo quando perderemo. Ed il primo ad avere questo equilibri dev’essere proprio l’allenatore che rappresenta la guida dei suoi ragazzi. Ripeto, noi siamo qui per lavorare e poter esser certi che lo facciamo con il massimo dell’impegno. Questa è l’unica promessa che posso fare e cioè che io ed i ragazzi ci impegneremo fino all’ultima energia per questa maglia perché è assolutamente giusto che sia così. Poi, proclami non ne faccio primo perché non è mio costume e poi perché, avete visto tutti, come si è rimasti delusi dopo la scorsa stagione in cui Società e tifosi si erano creati delle aspettative tradite dai fatti. Partiamo con l’umiltà di chi vuol fare bene in questo campionato, questo vuol dire tanto e credo che tolga eccessive responsabilità a questi giovani calciatori”. Il presidente ha coniato un nuovo binomio per questa Reggina, “giovane ed ambiziosa”. In questi primi 10 giorni di ritiro ha visto dei giovani ambiziosi? “Si, questo posso sicuramente dirlo. Ho dei ragazzi che hanno una gran voglia di fare bene. Sicuramente dovranno ancora crescere, dovranno ancora lavorare, non dovranno mai smettere di dosso l’entusiasmo che caratterizza i giovani. Naturalmente, in questa squadra, c’è anche chi deve portare l’esperienza che ha in dote. Questo è il giusto mix, entusiasmo ed esperienza sperando che leghino tra di loro e ci portino al raggiungimento dei risultati.

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Saint Christophe (AO): Reggina – Spezia 1-1

 Reggina – Spezia: 1-1. Reggina (3-5-2): Kovacsik (Puggioni dal 46°), Cosenza (dall’85° Camilleri), Burzigotti, Acerbi (Verruschi dal 46°), N. Viola (Montiel dal 46°), Rizzato (Barillà dal 46°), Adejo (Vigiani dal 46°), Rizzo, A. Viola (Sy dal 46°), Missiroli (c) e Zizzari. In panchina: Puggioni, Verruschi, Camilleri, Barillà, Sy, Montiel, Vigiani e Szatmari. All.: Atzori. Spezia (4-4-2): Aprea (Conti dal 46°), Comazzi (Cintoi dal 46° e Del Padrone dal 56°), Milone (c) (Buscaroli dal 46°), Enow (Scantaburlo dal 46°), Musto (Toppan dal 46°), Pedrelli (Capuano dal 46°), Chianese (Grieco dal 46°), Herzan (Lollo dal 46°), Lazzaro (Ferrarese dal 46°), Cesarini (Cisterni dal 46°) e Casoli (Beretta dal 46°). In panchina: Conti, Buscaroli, Scantamburlo, Cintoi, Toppan, Capuano, Lollo Cisterni, Ferrarese, Beretta, Grieco, Del Padrone e Ciarramitaro. All.: D’Adderio. Arbitro: Penno di Nichelino (TO). Assistenti: Crimaldo e Castano di Nichelino (TO). Marcatori: Missiroli al 40° e Beretta al 60° (rig.).

Cronaca e commento . Seconda uscita stagionale per la Reggina targata Atzori (nelle foto una fase di gioco e la lunghissima panchina amaranto con il mister ultimo a destra) dopo il 10-0 a dilettanti di casa. Una squadra in piena “emergenza”, quella amaranto, frutto delle note traversie societarie di cui abbiamo riferito in altra parte del giornale e non risolte dalla presenza lampo del presidente Foti qui a Saint Christophe. Si affrontano una nobile decaduta (la Reggina) ed una neo promossa in Prima Divisione (lo Spezia in ritiro a Chatillon ed oggi seguito da una cinquantina di tifosi). Atzori schiera un 3-5-2 così composto: da destra a sinistra Cosenza, Burzigotti ed Acerbi, Adejo, Missiroli, N. Viola, Rizzo e Rizzato e le due punte A. Viola e Zizzari. Mancano, come si nota, tutti i pezzi da "90": Tedesco, Vigiani, Brienza, Carmona, Bonazzoli ed altri evidentemente non ancora in condizione ideale per iniziare la gara ma, probabilmente, per subentrare in corso. Ritmi ovviamente molto lenti per la mole di lavoro che entrambe le squadre hanno sinora sulle gambe, idee confuse alla ricerca dei meccanismi da utilizzare quando le partite varranno qualcosa in più che una semplice sgambatura. E’ lo Spezia a rendersi per primo pericoloso (è l’8°) in area con Cesarini che dribbla Acerbi e mette al centro dove sbroglia il capitano amaranto Missiroli. Il primo tiro in porta, invece, è della Reggina ed arriva al 13° con Alessio Viola che, dal limite dell’area di rigore, impegna Aprea costretto a distendersi a terra ed a deviare in corner. Al 17° torna ed essere pericoloso lo Spezia. Cross da sinistra di Chianese, palla pericolosamente ad un metro dalla linea di porta e Cosenza che la spizzica creando qualche patema a Kovacsik fino a che Acerbi la spazza via definitivamente. La Reggina si rifà viva dalle parti di Aprea con un tiro di Rizzo che termina alto sulla traversa. Il predominio del gioco è, senza dubbio, dello Spezia che appare più avanti nella preparazione o, più semplicemente, la differenza la fa l’entusiasmo spezzino per la promozione piuttosto che la confusione detta dai molteplici dubbi che parrebbero regnino sovrane tra gli amaranto. C’è molto da lavorare e lo si capisce sin da subito. L’obiettivo non è più sbandierato ai quattro venti, ma appare lontano anni luce. Lo Spezia ci riprova al 32° con Casoli che manda alto. Nicolas Viola agisce da playmaker, sono infatti moltissimi i palloni che gioca e distribuisce ai compagni palloni su palloni senza, però, fortuna alcuna. E’ proprio lui, insieme a Rizzo, una delle (poche) note positive della gara a cui assistiamo. Ad onor del vero, dobbiamo aggiungere che il trio difensivo Cosenza-Burzigotti-Acerbi non dispiace affatto nonostante qualche incomprensione con Kovacsik. Con un vero e proprio flash nella monotonia generale, al 40°, capitan Missiroli trova un gran destro da fuori area che sorprende Aprea e s’insacca nel “sette” alla destra del portiere ligure. Il primo tempo si chiude così e con la ripresa inizia anche la messe di cambi per entrambe le formazioni. Il secondo tempo inizia con una buona occasione per la formazione in maglia bianca, Cisterni manda al lato da buona posizione. Al 60° lo Spezia beneficia di un calcio di rigore, Cosenza ferma fallosamente Cisterni e Beretta, poi, trasforma la massima punizione. La seconda frazione di gioco scivola stancamente verso l’epilogo della gara e, francamente, i nuovi entrati non riescono ad accelerare il ritmo facendo sì che la noia la faccia da padrone. La gara finisce, poche le indicazioni ricevute, molto il lavoro da fare. Buon lavoro mister!

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Reggina: “Se…

…non vi riducete gli ingaggi, la Reggina fallirà e la responsabilità sarà vostra!” E’ questa l’inquietante esclamazione che, Dio mai non voglia, potrebbe aleggiare in questi giorni in quel di Saint Christophe. Sappiamo, e qui non usiamo certo il condizionale, che il presidente Foti è giunto ieri sera nella sede del ritiro valdostano per sciogliere quei dubbi, con annesse problematiche, relativi ad un organico numericamente e, soprattutto, onerosamente eccessivo. Sappiamo, anche qui senza dubbio alcuno, che 36 giocatori sul groppone la Reggina non può permetterseli. Sappiamo anche che, di conseguenza, la Società è principalmente impegnata su due fronti: il primo è certamente quello di vendere i suoi pochi uomini che hanno mercato (Carmona, Brienza, Bonazzoli, Missiroli e Barillà, per esempio) ed il secondo è quello di ridurre drasticamente sia il tetto che il monte ingaggi.

Per quel che riguarda il primo impegno, quello che ovviamente darebbe linfa alle presumibilmente (quasi) vuote casse societarie, nulla può farci la Reggina se non sperare in qualcuno che voglia e possa comprare i suoi “gioielli”. Se la domanda non c’è, in sostanza, che ci sia l’offerta è comprensibilmente inutile. Per il secondo dei due impegni, invece, la riduzione del tetto ingaggi è, ovviamente, strettamente legata alla riduzione del monte ingaggi. E su questo non c’è dubbio, pur non essendo noi guru della finanza. Orbene, dove sta il problema? I nodi vengono al pettine allorquando la Società propone ai suoi dipendenti (i calciatori altri non sono) di ridursi lo stipendio. Ma, ci chiediamo, perché questi ultimi dovrebbero farlo? Certo, potrebbero visto le cifre a cui viaggiano lontane dai salari medi di qualunque “mortale”. Ma “perché” dovrebbero atteso che ognuno di loro è stato acquistato proponendogli un contratto che, conoscendo il modus operandi della Società Reggina, ci pare assai difficile che le condizioni degli stessi contratti siano stati dettati dagli stessi calciatori o dai loro procuratori? Togliamoci di dosso almeno una trentina d’anni e, invece che al gioco dei soli “perché”, giochiamo un pò a quello dei “perché” unitamente a quello dei “se”. Il primo “se” lo abbiamo sciorinato sin da subito a partire dal primo rigo di questa “riflessione”. Il secondo potrebbe essere: se viene chiesta ai giocatori contrattualmente più costosi la riduzione del loro ingaggio, allora vuol dire che le premesse contrattuali vengono a mancare, giusto? E se quest’ultimo fatto è verosimile, perché agli stessi giocatori sono stati proposti contratti così onerosi (magari) sapendo che non si sarebbero potuti rispettare? Se è presumibile si conoscesse a priori, l’anno scorso di questi tempi per intenderci, l’esistenza (in non sappiamo quale percentuale) della possibilità che la Reggina non avesse vinto il campionato di B ritornando immediatamente in A e, quindi, non avrebbe fatto parte della spartizione della torta circa i cospicui introiti spettanti alle 20 Società della massima serie, perché e, soprattutto, “chi” ha ingaggiato questi giocatori dai contratti onerosi? Davvero, se non si auto-riducessero gli ingaggi la Reggina fallirebbe? E se così fosse, davvero le responsabilità sarebbero (esclusivamente) dei giocatori? Onestamente, qualora qualcosa del genere accadesse non crederemmo proprio ad una “giustificazione” del genere. La Società Reggina sapeva o non sapeva che, qualora non si fosse tornati subito in A, con il venir meno del cosiddetto “paracadute” (la congrua somma che, una tantum, spetta alle neo-retrocesse quasi come “risarcimento” per una stagione finita male), si sarebbero prospettati tempi duri nella successiva stagione (questa)? Se non lo sapeva allora la considerazione è una ed una sola: l’incoscienza non solo aleggia ma pullula a josa dalle parti del Sant’Agata. Se lo sapeva, invece, la considerazione da fare è simile alla prima ma con l’aggravante della consapevolezza che potesse succedere quello che sta accadendo oggi e cioè sapere e vedere una Reggina alle prese con grosse difficoltà economiche. Ribadiamo, “chi” e “perché” ha proposto a molti contratti lunghi ed onerosi? Non lo sappiamo con certezza, ma lo immaginiamo tornandoci in mente alcuni giudizi non certo lusinghieri espressi da fonti societarie verso qualche ex dipendente. Di certo, però, sappiamo che chiunque l’abbia fatto l’ha potuto fare grazie all’avallo del presidente che, su ogni singolo contratto, ha apposto la propria firma in calce rendendolo perfettamente esecutivo. In sostanza, seppur “tradito” dai suoi collaboratori il peso della “croce”, adesso, è tutto sulle sue di spalle (del presidente, ovviamente). Noi, nel nostro essere umilmente onesti e limpidi, un dubbio del genere lo avevamo esternato sempre durante le famigerate ospitate a “La Tribuna del Lunedì” su TeleReggio. Dicemmo, in sostanza, quando le vicende del campionato scorso lasciavano presagire quello che molti negavano, che, qualora la Reggina non fosse tornata in A nel breve volgere di una stagione, avremmo avuto serie difficoltà a pensare che la stessa Reggina sarebbe riuscita ad iscriversi al secondo consecutivo campionato di B. Ok, il nostro dubbio è stato fugato e la Reggina si è iscritta (non senza, però, il deferimento del presidente per non aver onorato gli impegni economici con alcuni suoi tesserati circa la stagione scorsa), ma se le cose stanno come sembrano stare, ancora Dio non voglia, il futuro non appare assai roseo. Vedremo l’evolversi degli eventi ed, ovviamente, ve ne daremo conto come sempre scevri da simpatie e/o antipatie, amicizie e/o inimicizie. Umilmente vostri, ci accingiamo a volare in quel di Saint Christophe vestendoci da San Tommaso affinché vedendo crederemo e, dunque, riporteremo su queste pagine.

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Iiriti Editore presenta “La Città Metropolitana per la Regione dello Stretto”, volume di Enzo Tromba e Josè Gambino

Si distingueranno Reggio Calabria e Messina, attivando processi di una trasformazione urbana virtuosa trainati da eventi straordinari, come quello della creazione della Città-Regione dello Stretto? Per i curatori del testo, Enzo Tromba e Josè Gambino, la risposta a questo interrogativo è affermativa. Nel volume, suddiviso in due parti vengono esposte le ragioni di questa convinzione. Nella prima sezione vengono analizzate le normative e le strutture geografiche delle aree metropolitane, nella seconda si sottolineano i positivi scenari che la conurbazione istituzionalizzata delle due regioni porterebbe con sé.

Per superare cliché datati e radicati nelle coscienze dell’opinione pubblica le due città «hanno il dovere – come scrive Enzo Tromba nell’introduzione della pubblicazione ristampata per il 2010 – d’essere ambiziose e di dimostrare che sono capaci di realizzare progetti importanti.» Supportate da idee innovative, voglia di fare ed entusiasmo le due zone urbane potranno diventare la Città-Regione dello Stretto creando un ambiente favorevole per la crescita economica delle stesse. Creare una rete di strutture ed uomini capaci di proporsi in maniera credibile sui mercati internazionali, questo l’obbiettivo primario della governante della strategia che Reggio e Messina dovranno creare. Per i due autori affinché questi ambiziosi progetti potranno diventare una feconda realtà occorre “un metodo di coordinamento” basato sulle linee guida di protocolli d’intesa già siglati dalle istituzioni, sui piani nazionali, sulla peer review, sui benchmark per mettere a punto quei motori che condurranno le due realtà alla nascita della Città-Regione dello Stretto. All’evento parteciperanno: Igino Postorino – Presidente circolo del Tennis “R. Polimeni”; Giuseppe Raffa – Sindaco f.f. di Reggio Calabria;  Rocco La Valle – Sindaco di Villa San Giovanni;  Giuseppe Giordano – Presidente Consiglio provinciale di Reggio Calabria;  Amedeo Canale – Assessore Trasporti e Polizia Municipale Comune di Reggio Calabria;  Michele Bisignano  – Assessore Area Regionale integrata dello Stretto ed Area Metropolitana Provincia di Messina; Josè Gambino – Professore Ordinario di Geografia Economica Università di Messina (autore); Enzo Tromba – Giornalista (autore); Leo Iiriti – Editore e Edoardo Mollica – Direttore LaborEst Dipartimento PAU Università Mediterranea Reggio Calabria. Coordinerà i lavori la giornalista Antonella Chirico.

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La struttura societaria del Team Basket Viola prende forma aspettando la squadra che sarà

altGiornata importante in casa Viola. L’inizio della terza settimana di luglio coincideva con una riunione in cui erano presenti quasi tutti i soci della compagine neroarancio. Tutti, vecchi e nuovi con Gian Cesare Muscolino alla prima vera uscita da presidente. E durante l’incontro del Pianeta Viola, si sono definite le prime cariche all’interno del sodalizio reggino; Muscolino, fuori negli ultimi giorni per impegni di lavoro, aveva messo come priorità al suo rientro questa riunione che ha dato i frutti sperati. Quello che è uscito fuori è che, come detto, l’imprenditore reggino sarà il nuovo presidente del team Basket Viola, l’uomo che ha la maggioranza delle azioni e che dirà la parola finale su tutte le operazioni che riguarderanno il mondo neroarancio.

Avrà un ruolo molto importante in questo progetto Gaetano Condello, nominato direttore generale e personaggio che avrà grandi responsabilità sia per quanto riguarda il settore giovanile sia nei rapporti con Gioia Tauro, l’altra città coinvolta in questa sinergia che avrà un ruolo importante nel progetto. Entrano nel direttivo anche altre figure importanti di Gioia Tauro come il dottore Quattrone e lo stimato Campisi che avrà il ruolo di dirigente responsabile del sodalizio neroarancio  mentre Domenico Comandè dovrebbe essere nominato nuovo vicepresidente. Roberto Aloisio rimarrà presidente della Scuola Basket Viola mentre il fratello Claudio sarà l’uomo che curerà il settore marketing del Team Basket Viola. Ma l’altra importante notizia emersa dalla riunione del Pianeta Viola. E’ la nomina come capo allenatore di Alessandro Fantozzi. La notizia era nell’aria da tempo ma, subito dopo l’incontro fra i soci, il primo annuncio di Condello come nuovo DG è stato quello relativo all’ex playmaker di Livorno che prenderà l’eredità di Massimo Bianchi che, in questi giorni, ha trovato l’accordo con il Massafra. Prende dunque forma la nuova struttura della Viola che si affida al nuovo ma non rinnega il vecchio dato che i soci dello scorso anno avranno tutti dei ruoli importanti all’interno di una realtà che ha scelto di rilanciarsi affidandosi ad una sinergia che sta cercando di rinforzarsi giorno dopo giorno.

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“Il Reggino” va in ritiro a trovare una Reggina “giovane ed ambiziosa”

E’ quest’ultimo il binomio ex novo coniato per definire la Reggina (Società e squadra). La “paternità” è del presidente Foti (nella foto con Gianluca Atzori) che, abbandonato lo stucchevole “simpatica ed importante”, ha definito così (ovviamente con la stampa che conta (?) a farne da risonanza) la squadra che via via prende forma e, speriamo, sostanza. La prima cosa che è balzata agli occhi, stupendo i più, è che la Reggina (Società e, di conseguenza, squadra) versione 2010-2011 non fa proclami, non promette, non spreca saliva conservandosela, speriamo, per tempi migliori. Ricordate il “Sono qui per vincere” di Novelliniana memoria? Quello slogan che ha campeggiato ovunque, tessere di abbonamento e maglie comprese? Ecco! Non esiste più e ce ne compiacciamo.

Chi nella scorsa stagione ha avuto modo di seguirci con pazienza e lungimiranza durante le nostre ospitate a “La Tribuna del lunedì” su TeleReggio, ha certamente ascoltato i nostri personalissimi inviti, diretti in primis al presidente, di scendere dal piedistallo su cui era salito (motu proprio ed altrui) e di (ri)tornare a parlare con la gente, con i tifosi, con coloro i quali, seppur vessati e spesso dimenticati, sono e saranno sempre l’anima della squadra e, di conseguenza, di una Società che opera nel settore calcio. Al termine di una stagione, la scorsa, che definire disastrosa equivarrebbe a darle un qualcosa di positivo, noi de “Il Reggino” consigliammo al suo massimo dirigente di riacquisire quei valori che avevano contribuito in maniera determinante a fare grande la Reggina stessa ed a consentirle di raggiungere risultati straordinari. Lo abbiamo fatto perché, notando da anni un ben distinto distacco tra la Reggina e la sua gente, pensavamo che in una città di provincia come Reggio Calabria le sinergie tra la stessa e le sue espressioni solchi così macroscopici non solo non potevano esistere ma, qualora esistessero, non potevano portare a nulla di positivo. Il presidente Foti, dall’alto della notorietà acquisita per via dei successi sportivi raggiunti, aveva acquisito, negli anni sempre maggiormente, quella sorta di spocchia che senza alcun problema definiremmo disdicevole se non addirittura inopportuna e controproducente. Chi ci conosce sa bene che non abbiamo peli sulla lingua e che facciamo della schiettezza e della risolutezza le nostre principali prerogative, ed è proprio per questo che in quell’ultima trasmissione della stagione scorsa ancora una volta parlammo apertamente additando il Foti alle maggiori responsabilità per la seconda disgraziata stagione calcistica ed, al contempo, invitandolo a restituire la Reggina alla sua gente cancellando con un colpo di spugna quell’arroganza, quell’altezzosità e quella presunzione assai evidenti che lo avevano purtroppo caratterizzato negli anni tanto da renderlo più che antipatico a molti e, di concerto, tirando nel calderone dell’antipatia (e dell’apatia) la Reggina stessa. Certo, Foti ci passerebbe il testimone della presunzione se ci arrogassimo il merito del “cambiamento” registrato, ma i fatti dicono che noi glielo abbiamo suggerito e che lui ha adottato un comportamento diverso ed un atteggiamento più umano e non da dio in terra. Preferiamo dire, allora, che qualcuno tra i suoi più stretti ed influenti collaboratori avrà pensato come noi e glielo avrà suggerito facendo presa. Ok? Di questa “mutazione”, ovviamente, ne siamo ben lieti. Durerà? Non durerà? E’ un fuoco di paglia o c’è davvero la consapevolezza di una maggiore opportunità a cambiare registro? Non lo sappiamo, di solito si dice che “chi nasce tondo non muore quadrato” ma, non conoscendo Foti appena nato, gli concediamo quantomeno il beneficio del dubbio e staremo ad osservare. D’altro canto, dopo due stagioni come detto disastrose nemmeno la più fervida mente “criminale” avrebbe potuto partorire il perseverare sulla stessa lunghezza d’onda. Vedremo cosa succederà e ve ne daremo conto. Passando all’aspetto più tecnico che societario, invece, tutti sapete che, dato il benservito a Roberto Breda (utile alla causa stagionale, ma non ad altro), il nuovo allenatore è Gianluca Atzori (chissà se, nel frattempo, dalla presentazione ad oggi intendiamo, il presidente ha metabolizzato l’accoppiata “t”-“z” ed eliminato una “r” di troppo, non chiamandolo più facilmente Azzorri?). Giovane allenatore di belle speranze (e non più quindi una scelta sulla scia del vetusto e decaduto Novellino), ha una carriera corta e senza particolari successi ma, al contempo, pare portare sulla carta d’identità alla voce “segni particolari” entusiasmo, motivazioni e grinta. Sapete anche della promozione di Simone Giacchetta da responsabile del settore giovanile a direttore dell’area tecnica della prima squadra e del ritorno a casa di Ciccio Cozza nelle vesti di… non sappiamo, o non ricordiamo, di cosa (ce ne scusi l’ultimo grande capitano amaranto) ma comunque collaborerà a qualsivoglia titolo direttamente con Atzori e lo stesso Giacchetta. A primo acchito, una sola considerazione abbiamo fatto conoscendo Giacchetta e Cozza e disconoscendo Atzori: i primi due, Simone e Ciccio, sono stati gli ultimi due grandi capitani amaranto, due uomini-Società che anche in questo ruolo tanto hanno fatto e tanto hanno dato alla Reggina. Partendo da questo presupposto e conoscendo le loro “attitudini”, con tre galli in un pollaio (Atzori è a pieno titolo il primo tra i tre visto il ruolo) non c’è il rischio che…? Anche in questo caso, ci auto-concediamo il beneficio del dubbio. Passando alla cronaca, la Reggina è da una settimana in quel di Saint Christophe in Val d’Aosta per il suo ritiro pre-campionato. Un gruppo piuttosto consistente di giocatori si allena con dovizia agli ordini di Atzori e dei suoi collaboratori. Qualche movimento di mercato è stato fatto, probabilmente qualche altro si farà ancora ma all’insegna dell’austerity e del fare necessità virtù. E’ notorio come la crisi abbia attanagliato anche il dorato mondo pallonaro e sappiamo che, in effetti, ci sono delle evidenti difficoltà a piazzare chi tra gli amaranto ha mercato per via della scarsa propensione altrui ad acquistare a maggior ragione chi ha contratti onerosi economicamente. Carmona, Brienza, Bonazzoli e qualcun altro viaggiano con ingaggi a cifre importanti e non sarà facile trovargli una collocazione gradita ed, al contempo, gradevole per la Reggina. Lo stesso problema la Reggina, lo ricorderete, l’ebbe anche qualche anno fa: una rosa numerosissima e, soprattutto, onerosissima dal punto di vista contrattuale. La domanda, banalissima a dire il vero, che ci ponemmo allora e ci poniamo oggi fu quella del “chi” e del “perché” furono proposti contratti così lunghi ed altrettanto “pesanti” dal punto di vista economico. Di certo, affinché tutto questo accadesse e si ripetesse, ci fu l’avallo del presidente, ma, altrettanto certamente, le proposte arrivarono da chi era deputato a questo ruolo e che, certamente, adesso non c’è più. A proposito, la “cessione” più importante, a nostro modesto ed umile modo di vedere, è stata quella del saccente ed egocentrico Gianni Rosati (a lui si deve la “perla” Iaconi e l’annebbiamento delle capacità di intendere e di volere – già peraltro esiguamente ridotte al lumicino – di qualche altrettanto saccente ed egocentrico “collega” che, odiando il predecessore, s’invaghì del nuovo arrivato “a prescindere” mandando a farsi strabenedire l’imparzialità, la terzietà, l’obiettività e la libertà di pensiero che ogni giornalista dovrebbe avere nel proprio d.n.a.). Magari, e sottolineiamo magari, da semplice consulente di mercato qual’era, tornerà a consigliare a Foti altri buoni giocatori così come in passato, secondo le sue parole durante l’auto-incensimento televisivo, ha o avrebbe già fatto. Avendo a cuore la Reggina e nessun altro personaggio che consideriamo sempre e comunque pro tempore, ce lo auguriamo di tutto cuore. Messo da parte il passato, accantonato ma non dimenticato, adesso c’è da tirar su la Reggina del paventato “nuovo corso”. Non più cariatidi in panchina, non più nomi altisonanti in campo, ma solo ragazzi che hanno davvero voglia, oseremmo dire smania, di raggiungere degli obiettivi (la parola “promozione” è stata fortunatamente messa al bando) per se e per la Società per cui lavorano. Per chi non ha le palle non c’è più posto, per chi sta controvoglia solo per onorare il contratto non c’è più posto, per chi è venuto in pre-pensionamento non c’è più posto, per chi ha voglia di cazzeggiare la notte in giro non c’è posto! L’assai ben remunerata (oltre il lecito, se ci consentite) professione del calciatore ha delle regole troppo spesso dimenticate ma da ristabilire al più presto e determinati atteggiamenti o comportamenti non possono essere consentiti perché cozzano con la professionalità necessaria affinché si ottengano risultati: chi vuole fare il calciatore, serio, puntuale e via dicendo, deve necessariamente abbandonare il resto e dedicarsi alla sua professione, come detto, oltre il legittimo remunerata. Chi, invece, preferisce fare il puttaniere lo faccia liberamente pure ma si “dimetta” da atleta. Facile, no? Detto questo, per la prima volta nella sua ventennale “carriera”, “Il Reggino” da sabato prossimo e per cinque giorni sarà a fianco della Reggina in quel di Saint Christophe a seguire parte della prima fase del suo ritiro. Da lì, quotidianamente, vi daremo conto di ciò che succede, daremo voce ai protagonisti della prossima stagione e, crediamo, avremo una visione più completa dell’insieme fidandoci molto più dei nostri che degli altrui occhi e punti di vista.

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Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC): tenta di estorcere 5000 € ad un imprenditore ma, in flagranza di reato, viene arrestato dai militari dell’Arma

Nella scorsa notte, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Villa San Giovanni, hanno tratto in arresto in flagranza di reato Fedele Antonino, 36 anni, originario di S. Eufemia. L’accusa è di estorsione ai danni di un imprenditore della zona. Proprio dalla denuncia di M.O. era scaturita l’attività investigativa degli uomini dell’Arma. L’imprenditore aveva denunciato infatti di aver ricevuto una missiva anonima nella quale gli veniva richiesta una somma pari a 5000 euro al fine di evitare spiacevoli e gravi conseguenze.

Venivano indicate le modalità di cessione della somma consistenti nel mettere il danaro in un sacco di plastica nero all’esterno degli uffici dell’impresa in orario di chiusura. L’imprenditore a questo punto, in accordo con i Carabinieri, collocava il sacco nel luogo e all’ora prestabilita. Quando il malcapitato malfattore, alcune ore dopo, passava per ritirare il denaro, veniva bloccato dai militari, dopo un breve quanto rocambolesco inseguimento nelle campagne circostanti dove aveva invano tentato di trovare rifugio. Per lui si aprivano le porte del carcere. Gli inquirenti continuano la loro attività per chiarire da un lato l’eventuale vicinanza dello stesso alla locale criminalità organizzata, dall’altro verificare la presenza di mandanti e fiancheggiatori. Legittima soddisfazione veniva espressa dall’imprenditore taglieggiato per il quale finiva un vero e proprio incubo.

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Polistena (RC): canapa indiana coltivata tra i pomodori, tre arresti

Continua incessante il monitoraggio delle zone extraurbane effettuato dai Carabinieri della Compagnia di Taurianova per contrastare il fenomeno delle coltivazioni illecite di Canapa Indiana. L’arrivo della stagione calda ha portato, infatti, anche le condizioni ideali per far germogliare le redditizie piante dalle quali si ricava lo stupefacente della “marijuana”. Le iniziative dell’Arma, in questo contesto, non sono state concepite con una chiave esclusivamente repressiva, ma tendono anche a scoraggiare quanti hanno deciso di condurre piccole coltivazioni che, nel loro complesso, vanno ad alimentare uno dei maggiori introiti della criminalità organizzata.

Nell’ambito di queste attività i Carabinieri hanno scoperto, a cavallo tra i Comuni di Polistena e San Giorgio Morgeto, due piantagioni coltivate in altrettanti appezzamenti contigui. I fondi erano delimitati da un’alta recinzione, che metteva le piante, complessivamente una trentina alcune delle quali alte oltre i due metri, al riparo da occhi indiscreti. Per questa ragione è stato arrestato S. G. (classe 61), che appena arrivato nel suo orto per accudire le piante ha trovato i militari ad attenderlo, G. D. (classe 1960) ed il figlio di questo, un minorenne (classe 1993) che frequenta le scuole superiori. La cosa che accomuna queste piantagioni con quelle scoperte di recente è la modalità di coltivazione. Infatti sembra che nella stragrande maggioranza dei casi siano state abbandonate le vaste ed estese piantagioni del passato, soppiantate da quelle più piccole coltivate a “macchia di leopardo”, che seppur meno redditizie sono più difficili da individuare con le ricognizioni aeree, anche perché coltivate tra le piante di pomodoro ed occultate dagli alberi di agrumi. Tutti le persone arrestate, parenti tra loro, hanno immediatamente riconosciuto le proprie responsabilità, attribuendo i loro comportamenti antigiuridici alla necessità di attutire il loro disagio economico. Prima di distruggere le piante di “cannabis indica” gli operatori hanno provveduto a documentare lo stato dei luoghi, indispensabile per attribuire le singole mansioni e, quindi, per calibrare le eventuali pene. Dalle piante Sono stati prelevati alcuni campioni, sui quali dovranno essere effettuati gli esami di laboratorio, allo scopo di appurare il c.d. THC (tetraidrocannabinolo), il principio attivo dello stupefacente e di conseguenza le dosi droganti che potenzialmente potevano essere ricavate dalla coltivazione, dopodiché  i Magistrati competenti, cioè quello di Turno della Procura della Repubblica di Palmi e quello della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, hanno autorizzato la distruzione dello stupefacente. Le due persone maggiorenni sono state trattenute presso le camere di sicurezza della Compagnia CC di Taurianova, in attesa del giudizio direttissimo, mentre il minorenne è stato associato al Centro di Prima Accoglienza di Reggio Calabria.

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Reggio Calabria: presentata l’opera “La rivolta di un popolo, immagini di una città insorta” edito da Iiriti Editore e con le foto di Silvio Mavilla

altaltRaccontare a distanza di quarant’anni i “fatti di Reggio” tramite una serie di fotografie artistiche orientate a suscitare emozioni per chi li ha vissuti e, nel contempo, lasciare tracce di memoria storica per le nuove generazioni. Da tali premesse nasce il volume della casa editrice Iiriti “La rivolta di un popolo – immagini di una città insorta” (nelle foto la copertina del primo fascicolo e il palco con gli intervenuti), presentato al Circolo del Tennis “R. Polimeni”. Nutrito il numero di reggini che hanno partecipato all’incontro aperto dai saluti di Igino Postorino, presidente del Circolo, e dall’Assessore comunale Enzo Sidari. L’idea di utilizzare una raccolta fotografica, secondo quanto dichiarato dall’editore Leo Iiriti, scaturisce dalla volontà di svuotare il racconto di quei giorni da ogni schieramento ideologico e basarsi esclusivamente su ciò che le immagini sono in grado di trasferire a chi le osserva.

Ed è proprio dall’intervento dell’autore degli scatti inediti dell’epoca Silvio Mavilla, che la presentazione moderata dal giornalista Tonino Raffa entra nel vivo, coinvolgendo gli animi dei presenti nel ripercorrere quei tragici momenti vissuti dal popolo reggino. Inevitabilmente il dibattito porta a ricercare a distanza di anni, in un quadro di insieme, le ragioni che hanno sottratto la dignità ad un intero popolo che protestava per il riconoscimento dei propri diritti. Incapacità della classe politica locale, macchinazioni e collusioni del potere centrale sono stati gli argomenti al centro degli interventi della serata. Dopo la rievocazione di esperienze sul campo raccontate dal giornalista Franco Bruno e dall’Arcivescovo di Cosenza-Bisignano Mons. Salvatore Nunnari, il confronto si è spostato sulla contropartita offerta dal Governo racchiusa nel “pacchetto Colombo”. Il contenuto di quest’apparente misura di sviluppo avrebbe dovuto fare emergere industrialmente la provincia reggina in particolare con la realizzazione del Quinto Centro Siderurgico a Gioia Tauro e la Liquichimica di Saline Joniche. La delicatezza dell’argomento ha acceso da subito una diatriba a tre, fra il vice caporedattore della Gazzetta del Sud Tonio Licordari, il primo Direttore della Liquichimica Enrico Benedetto e il Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino. Quest’ultimo ha posto poi l’accento sul ruolo poco deontologico svolto da alcuni giornalisti “filogovernativi”, i quali, nei giorni di protesta non provvedevano ad informare adeguatamente l’opinione pubblica o peggio ancora mistificavano l’informazione. Eloquente nei contenuti l’intervento conclusivo del Governatore della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, che ha puntato l’accento sull’opportunità di cogliere i segnali che i moti del ‘70 hanno dato al popolo reggino, con l’obiettivo di utilizzarli al fine di progettare un processo di sviluppo futuro che vada oltre i campanilismi. In particolare il Governatore ha rimarcato a più riprese la necessità di avviare un processo di aggregazione che il nuovo scenario politico-economico richiede per una crescita concreta. Solo con una Calabria dinamica e coesa, ha proseguito Scopelliti, sarà possibile sfruttare al meglio le opportunità che si presenteranno. Il 14 luglio è stato scelto come giorno della prima uscita del volume, in ricordo dell’inizio della protesta di un’intera città. Sarà distribuito per diciassette settimane a fascicoli come inserto del quotidiano “Gazzetta del Sud”. Ad accompagnare i lettori in questo viaggio sarà uno dei primi cronisti “settentrionali” a giungere sul posto, il giornalista Alfonso Madeo, all’epoca dei fatti inviato del Corriere della Sera.

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Reggio Calabria: a Villa Zerbi chiude tra i successi l’esposizione “Egitto Mai Visto”

altOltre tremila anni di storia egizia raccontata attraverso 400 reperti inediti che narrano la vita, i costumi, le usanze e il regno d’oltretomba di faraoni e gente comune. Un “Egitto Mai Visto” quello in mostra a Villa Zerbi che si appresta, purtroppo, a chiudere i battenti domenica 18 luglio dopo quasi cinque mesi di onorato servizio raccogliendo la gratificazione di oltre 25.000 visite. Numerose in particolare quelle scolastiche, attraverso le quali giovani studenti hanno potuto conoscere una cultura che, seppur vecchia cinquemila anni, sembra aver intersecato la linea del progresso per gli standard dell’epoca. I reperti, provenienti dai depositi del Museo Egizio di Torino e per lo più mai esposti in passato, furono scoperti tra il 1908 ed il 1920 dall’egittologo italiano Ernesto Schiaparelli durante le sue missioni archeologiche nelle necropoli di Assiùt e Gebelèin, due cittadine di provincia a ridosso del Nilo fra il Medio e l’Alto Egitto.

All’interno di Villa Zerbi otto suggestive sale ricreano in parte l’ambiente e l’atmosfera tipica di quella terra e di una storia così lontana. Mummie, utensili, armi, sarcofagi sono solo alcuni dei 400 reperti che accompagnano il visitatore in un viaggio mistico attraversando miti, divinità, leggende e momenti di vita reale. Una cultura, quella egizia, che conserva intatto il suo fascino a distanza di migliaia di anni. Siamo di fronte ad un’affascinante parentesi storica che trova il suo principio nel Periodo Predinastico (3.200-3.000 a.C.) con il primo faraone di nome “Ka”, seguito dal successivo “Re Scorpione”, da cui trae spunto anche l’omonimo film. Il punto d’arrivo di quest’epoca remota è invece segnato dall’Età Greco-Romana (332-30 a.C.). Una fase temporale che passa attraverso trenta dinastie. Tra queste anche la lunga diciottesima dinastia del Nuovo Regno che conobbe 14 faraoni, fra cui il famoso Tutankhamon (1.332-1323 a.C.). Una vita sociale che trova la sua massima espressione negli incantevoli geroglifici che raccontano in modo originale e fascinoso le credenze e gli usi di un popolo straordinario. Raffinate capacità artigianali nella lavorazione del legno, dell’alabastro, della pietra. Uno stile nel dipingere che fa rabbrividire per precisione ed espressività. Infine la sibillina cultura dell’aldilà intrisa di un connubio di elementi apotropaici che la rendono a tutti gli effetti una vita parallela a quella appena trascorsa. Una considerazione così riguardosa del defunto che, analizzando l’intero procedimento di mummificazione e sepoltura, fa disperdere per un attimo, o se si vuole per l’eternità, il concetto stesso di morte. Un patrimonio culturale da una struttura apparentemente complessa ma così semplice nel segnare le tappe di ogni singolo individuo, che dalla nascita fonda la sua stessa identità e forza in un’interazione incessante ed inesauribile con gli dei, riuscendo a tramutare quel piccolo grande mondo egizio di cinquemila anni fa in una sorta di “Olimpo” del Nilo.

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Il Team Basket Viola presenta i nuovi soci ed i nuovi programmi ed intenzioni

altLunedì sera, al Pianeta Viola, c’è stato il primo incontro con la città da parte dei nuovi soci del Team Basket Viola. Il neo entrato gruppo che avrà in mano la maggioranza delle azioni ha voluto far conoscere ai tifosi neroarancio le proprie intenzioni ed i programmi a breve e lungo termine. Il patron della compagine dello stretto Gian Cesare Muscolino si è dimostrato carico e pronto a realizzare qualcosa di importante con la realtà che ha scritto pagine indimenticabili della storia dello sport calabrese: “Siamo orgogliosi e carichi per l’inizio di questa nuova avventura – dice Muscolino – tutto è nato per caso grazie all’interessamento del mio amico e prezioso braccio destro Gaetano Condello, ma, una volta che abbiamo cominciato a parlare con i soci del team Basket Viola, abbiamo immediatamente capito che c’era una grande unità d’intenti e questo è stato il fattore decisivo per raggiungere l’accordo e lo sarà anche in futuro.”

Dunque comincia una nuova era per il team neroarancio in una conferenza che ha visto la presenza di tanta gente interessata ad ascoltare le prime impressioni della nuova compagine societaria. Muscolino ha parlato di ambizioni concrete nel senso che è stato già stanziato un budget per la costruzione della prima squadra ma sarà importantissimo il lavoro che verrà fatto nel settore giovanile che dovrà diventare il serbatoio della formazione dei grandi. L’imprenditore reggino ha ribadito più volte che, senza un vivaio produttivo, non si può costruire nulla di positivo nell’evo moderno dello sport, quindi si cercherà di trovare uomini e mezzi che possono aiutare il team Basket Viola a raggiungere questo obiettivo. La società spera nell’aiuto di tutto il territorio ed anche negli Enti dai quali non vorrà miracoli o promesse che non si possono mantenere ma chiede soltanto di definire le leggi e le possibilità reali sulle quali le realtà calabresi possono contare senza ovviamente farne la base su cuoi partire ma piuttosto considerle come un’aggiunta alla previsione del bilancio, un bilancio che, quest’anno, risentirà delle pendenze della passata stagione e Muscolino ed il suo staff stanno già parlando con i vari procuratori per  transare alcune situazioni non definitive relative all’annata 2009-10. Come detto più volte in questi giorni, Muscolino non dimenticherà mai Gioia Tauro e questa unione non vuol dire l’abbandono della piazza che ha aiutato a crescere in questi ultimi anni ma piuttosto si darà vita ad una fusione fra due realtà che vogliono camminare insieme lo stesso percorso: “tutto quello che verrà fatto a Reggio, lo faremo anche a Gioia Tauro”, sono le parole di un Gian Cesare carico più che mai nella sua prima uscita ufficiale da azionista di maggioranza del team Basket Viola. La nuova versione della società neroarancio si è presentata, adesso ci sarà la fase della costruzione della squadra e dell’organigramma societario che vedrà la presenza di alcuni dei soci che hanno fatto parte dei quadri nell’ultimo campionato. Due realtà che si uniscono dunque e che mettono la loro competenza a disposizione di un marchio che vuole tornare a far breccia sul popolo reggino, stanco di delusioni ma pronto a entusiasmarsi nuovamente per questi colori che hanno fatto sognare.

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Operazione “Il Crimine”: congiuntamente Carabinieri e Polizia di Stato infliggono un duro colpo alla ‘ndrangheta su tutto il territorio nazionale

I Carabinieri e la Polizia di Stato hanno eseguito numerosi arresti di esponenti della ‘ndrangheta, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Milano su richiesta della Direzione distrettuale antimafia milanese, e di un provvedimento di fermo emesso dalla DDA di Reggio Calabria. Contestualmente sono stati eseguiti due provvedimenti di sequestro di beni emessi dalle autorità giudiziarie di Milano e Reggio Calabria per un valore complessivo di oltre 60 milioni di euro. Le due Procure Distrettuali hanno coordinato la più imponente ed articolata operazione contro la ‘ndrangheta degli ultimi anni, che ha visto l’impegno degli investigatori dell’Arma e della Polizia di Stato per oltre due anni, interessando le province di Reggio Calabria, Milano, Monza Brianza, Como, Varese, Lecco, Genova e Torino, raggiungendo soprattutto gli esponenti di vertice delle principali cosche della ‘ndrangheta.

I numerosi procedimenti penali collegati, originati da distinte indagini condotte dai Comandi provinciali di Milano (indagine Infinito) e Reggio Calabria (indagine Patriarca), nonché dal Ros (indagini Tenacia, Hera, Solare e Reale), dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria diretta dal primo dirigente Renato Cortese, dalla sezione Criminalità organizzata della Squadra Mobile reggina diretta dal vice questore aggiunto Diego Trotta, dal Commissariato di Siderno diretto dal vice questore aggiunto Luigi Silipo e dal Servizio Centrale Operativo (indagine ‘Ndrangheta), hanno consentito di raccogliere elementi utili a tratteggiare un quadro complessivo ed unitario degli assetti organizzativi della ‘ndrangheta. Le indagini hanno documentato, come in territorio lombardo sia avvenuta una “mutazione genetica” della ‘ndrangheta, che ha portato al passaggio dalle tradizionali manifestazioni dell’agire ‘ndranghetistico (omicidi, sequestri di persona, grandi traffici di droga) a forme di controllo di settori economici (il movimento terra, la concessione di finanziamenti a soggetti in difficoltà) e di infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche, a livello locale. Il passaggio a questa nuova forma di “mafia imprenditrice” è avvenuto a cavallo degli anni 2000; l’ultima manifestazione della ‘ndrangheta “tradizionale” in Lombardia è rappresentato dal sequestro in danno di Alessandra Sgarella. A questo proposito è da osservare che in pieno sequestro, il 30 maggio 1998, si davano convegno agli “orti” di Novate Milanese, ancora luogo di ritrovo degli affiliati della locale di Bollate, inseriti oggi ne la “Lombardia”. Tra i partecipanti al summit si è registrata la presenza di uno dei sequestratori, che pochi giorni prima aveva formulato alla famiglia Sgarella la richiesta di riscatto. Lo spaccato che emerge è quello di soggetti (spesso incensurati e insospettabili) “a disposizione” degli altri affiliati, “lombardi” o di provenienza calabrese, in una sorta di “mutuo soccorso”. Ciò spiega l’impegno di tutti per dare assistenza ai latitanti, per raccogliere soldi per le famiglie dei detenuti, per occultare le armi, per mettere a disposizione le proprie conoscenze e competenze nell’interesse dell’organizzazione. Tipico esempio è quello di Carlo Chiriaco che, in virtù del proprio ruolo istituzionale (direttore dell’Asl di Pavia), assicurava l’assistenza sanitaria, ma anche l’interessamento per investimenti immobiliari e coltivava e sfruttava per i “fini comuni” i legami con gli esponenti politici locali. Significativo in proposito un colloquio tra Giuseppe Neri e Giorgio De Masi, esponente della “Provincia”, nel corso del quale il primo propone al secondo il reimpiego di capitali, illeciti, attraverso Chiriaco. Da alcune intercettazioni ambientali tra Neri e Mandalari è emersa altresì l’appartenenza di alcuni affiliati a logge massoniche coperte. È stata inoltre per la prima volta documentata, proprio mentre era in corso di svolgimento, “la riunione” annuale cui prendono parte i maggiori esponenti della ‘ndrangheta, in occasione della festa della Madonna di Polsi, in Aspromonte, uno dei momenti più rilevanti per tale associazione, che sancisce l’investitura delle cariche apicali, definendo la composizione organica del vertice della ‘ndrangheta, indicato alternativamente con l’espressione “Provincia” o “Crimine”: sono stati così anche identificati i nuovi titolari di tali cariche. È stato possibile registrare in diretta le complesse operazioni di ratifica delle nuove cariche – in realtà già decise nei giorni precedenti, il 19 agosto, ma formalizzate soltanto a Polsi con effetti dal mezzogiorno del 2 settembre, che hanno ridisegnato gli attuali assetti della ‘ndrangheta. Di lì a poco, il 31 ottobre 2009, questa volta in Lombardia, veniva documentato, con una eccezionale videoripresa e intercettazione audio, un summit nel corso del quale, i capi delle locali lombarde, all’unanimità, eleggevano quale nuovo “Mastro generale” in Lombardia Pasquale Zappia. Durante tale summit, avvenuto presso un centro intitolato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si è ribadito il fatto dell’assoluta sovranità delle locali nelle loro azioni, sebbene comunque inserite nella sovraordinata struttura de la “Lombardia”. Questo è stato uno degli oltre 40 summit di ‘ndrangheta documentati in Lombardia nelle indagini condotte dalla DDA di Milano. Le indagini hanno fatto emergere ulteriori elementi di indubbia novità: l’esistenza della ‘ndrangheta come organizzazione di tipo mafioso unitario, insediata sul territorio della provincia di Reggio Calabria e articolata in tre mandamenti; l’esistenza di un organo di vertice che ne governa gli assetti, assumendo o ratificando le decisioni più importanti; l’esistenza de “La Lombardia” e di una “Camera di Controllo” deputata al raccordo tra strutture lombarde e calabresi. Si tratta di passaggi che costituiscono il punto di emersione di una complessa realtà criminale sulla quale – in modo del tutto corrispondente – è intervenuto il legislatore con il d.l. 4 febbraio 2010 n.4 che ha modificato il testo dell’art. 416 bis codice penale, accingendo al novero delle organizzazioni di tipo mafioso anche la ‘ndrangheta, in precedenza confinata nel concetto di “altre organizzazioni comunque localmente denominate”. Sono stati riscontrati dalle indagini condotte dalla DDA di Reggio Calabria incontri in una lavanderia di un centro commerciale di Siderno, gestita dal “boss” Giuseppe Commisso, le cui attività hanno fatto comprendere l’elaborazione delle strategie criminali e delle conseguenti decisioni operative della società di Siderno, una delle componenti più autorevoli e potenti di tutta la ‘ndrangheta. Da ciò ne consegue il controllo delle attività realizzate sull’interno territorio nazionale ed anche oltre i confini nazionali. Sul punto, le indagini hanno permesso di individuare anche infiltrazioni della ‘ndrangheta in Canada e in Australia, in corso di approfondimento. Nove i locali individuati a Toronto ed 1 a Thunder Bay, controllati dalla provincia di Reggio Calabria, sui quali il locale di Siderno esercita una sorta di coordinamento. La Provincia ha il compito di stabilire e mantenere gli equilibri dell’intera organizzazione, autorizzare l’apertura di nuovi locali, dirimere le controversie sorte all’interno dell’organizzazione, stabilire nuove cariche e nomine, intervenire nei casi di situazioni instabili. Tale organismo sovraordinato, pur garantendo ai singoli sodalizi ampi margini di autonomia, si assicura l’ordine gerarchico attraverso i tradizionali gradi e ruoli dei diversi livelli dell’organizzazione, emersi con chiarezza nel corso delle attività investigative unitamente ai conseguenti riti di affiliazione, come documentato dalle immagini della DDA di Reggio Calabria e di Milano. Quanto all’omicidio Novella, capo della Lombardia, avvenuto in San Vittore Olona il 14.7.2008, il movente è da ricercarsi nel disegno “politico” perseguito dalla vittima, che era quello di rendere le locali lombarde più indipendenti delle “locali madre” in Calabria. La decisione di eliminare Carmelo Novella è stata presa a livello “provinciale”. La fine del “disegno autonomista” di Carmelo Novella rinsalda i legami con la terra d’origine e per ciascuna locale si facevano più stretti i rapporti con gli esponenti delle ‘ndrine di riferimento in Calabria. La “Provincia” controllava la “Lombardia” propugnando la creazione di una “Camera di Controllo” che traghettasse la struttura lombarda alla fase successiva. L’uomo di raccordo tra la Calabria e la Lombardia è stato individuato in Giuseppe Neri. Sotto il profilo dell’infiltrazione nel tessuto economico si sono potuti documentare una serie di incontri avvenuti presso l’abitazione di Giuseppe Pelle, figlio del “Gambazza” e reggente dell’omonima cosca, con Michele Oppedisano, emissario di Domenico Oppedisano, nonché con Pasquale Varca e Francesco Ietto, titolari di imprese del nord Italia attive nel settore edile. Dalle attività tecniche è emerso che le riunioni erano finalizzate a dirimere controversie tra i due imprenditori e Salvatore Strangio, nell’ambito delle ripartizioni di commesse di lavoro da svolgere in Lombardia. In particolare, è emerso come quest’ultimo, espressione dei “Gambazza”, gestisse per conto della ‘ndrangheta l’infiltrazione di imprese calabresi nell’ambito dei lavori pubblici e, in tale veste, operasse all’interno della “Perego Gereral Contractor S.r.l.”, importante azienda milanese del settore. L’approfondimento investigativo, condotto dalla DDA di Milano, in Italia settentrionale è stato inizialmente condotto in direzione di Pasquale Varca, del quale è stata documentata l’affiliazione alla cosca “Arena” di Isola Capo Rizzuto (Crotone), nonché la carica di capo del locale di Erba (Como), inserito nell’organo ‘ndranghetistico denominato Lombardia. Gli ulteriori sviluppi investigativi hanno poi permesso di documentare il condizionamento del “Gruppo Perego” da parte di Salvatore Strangio e del coindagato Andrea Pavoni, che hanno operato occultamente all’interno della struttura aziendale per garantire la ripartizione degli appalti affidati al “Gruppo Perego” a favore di numerose imprese controllate dai locali della Lombardia, nonché per garantire queste ultime nella liquidazione di pregressi crediti vantati nei confronti della stessa “Perego”. È stato inoltre ricostruito il tentativo di assorbire nel “gruppo” altre importanti aziende lombarde del settore, che versavano in condizioni di difficoltà economiche, allo scopo di costituire appositi A.T.I. (associazioni temporanee di imprese) in grado di partecipare direttamente all’affidamento degli appalti per la Expo 2015. Tale ambizioso progetto, tuttavia, non si è concretizzato a causa del mancato risanamento economico della stessa “Perego”, attualmente sottoposta a procedura fallimentare. Oltre all’esistenza della “Provincia” della Lombardia, le indagini hanno permesso l’identificazione di soggetti di vertice dei singoli locali lombardi, piemontesi e liguri, documentando al contempo il coordinamento per i settori criminali di maggiore interesse, dall’infiltrazione negli appalti, al traffico internazionale di stupefacenti, con le decisioni assunte dai vertici della ‘ndrangheta reggina, in particolare da Domenico Oppedisano, “capo crimine” della Provincia e responsabile del mandamento tirrenico, e da Giuseppe Pelle, responsabile del mandamento jonico. Sono state confermate le regole che sovrintendono al funzionamento dell’intera organizzazione, al conferimento di gradi, cariche e alla suddivisione territoriale delle cosche in locali. In tale ambito è stata inoltre documentata la dialettica sviluppatasi per la nomina del capo locale di Roghudi (RC), area di cerniera tra i mandamenti jonico e del capoluogo, che ha visto l’importante opera di mediazione tra i rispettivi rappresentanti. Nel complesso gli interventi hanno inflitto un duro colpo alla ‘ndrangheta, privando gli organismi di vertice dei rispettivi esponenti apicali e scompaginando numerose articolazioni territoriali. Vengono infatti colpite dai provvedimenti: nella provincia di Reggio Calabria: le cosche Alampi, Gattuso, Ficara-Latella del capoluogo, Oppedisano, Pesce-Bellocco, Lamari-Chindamo, Gattellari della tirrenica; Pelle, Aquino-Coluccio, Mazzaferoo, Focà-Bruzzese, Giampaolo, Marvelli, Iamonte, Pangallo-Maesano-Favasuli, Zavettieri-Stelitano e Ietto della jonica; nella provincia di Vibo Valentia: esponenti delle cosche locali, poiché emerge un inedito di assoluta novità nel corso delle indagini, e cioè la dipendenza di tale “provincia” da quella di Reggio Calabria; nel nord Italia i locali di Milano, Pavia, Bocllate (Mi), Cormano (Mi), Bresso (Mi), Limbiate (Mb), Solaro (Mb), Pioltello (Mi), Corsico (Mb), Desio (Mb), Seregno (Mb), Rho (Mi), Legnano (Mi), Mariano Comense (Co), Erba (Co), Canzo (Co), per un numero complessivo di circa 160 persone, anche se a detta degli stessi indagati sarebbero operativi in Lombardia circa 500 unità; sempre nel nord Italia, i locali di Genova e Torino. In definitiva, le diverse attività investigative, complessivamente denominate “Il Crimine”, opportunamente raccordate dalle DDA di Reggio Calabria e Milano, hanno consentito di ricondurre ad un quadro unitario vicende ed articolazioni solo apparentemente isolate. Dagli esiti delle attività investigative, emerge infatti come la ‘ndrangheta, pur garantendo l’autonomia dei singoli sodalizi nei rispettivi ambiti territoriali, si sia evoluta verso modelli organizzativi più idonei al proseguimento di interessi strategici comuni nell’infiltrazione del tessuto economico, istituzionale, periferico e centrale, e nei tradizionali settori illeciti, quali il traffico di armi, stupefacenti, le estorsioni e l’usura.

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Operazione “Il Crimine”, le foto di alcuni degli arrestati

Operazione “Il Crimine”, gli arrestati: Alampi Giovanni, Belcastro Giuseppe Rocco classe 1961, Boschetto Saverio, Chilà Domenico, Chilà Stefano, Flachi Pietro, Focà Domenico classe 1935, Foti Saverio Trento, Gattellari Antonino classe 1948, Gattuso Andrea classe 1937, Gattuso Antonino, Gattuso Carmelo, Gattuso Domenico, Gattuso Francesco classe 1931, Iamonte Remingo classe 1958, Iaria Giuseppe Romeo, Maesano Antonio classe 1940, Maesano Giovanni classe 1949, Maisano Filiberto classe 1932,

Mazzaferro Rocco classe 1940, Meniti Demetrio, Modaffari Leone classe 1945, Nesci Bruno classe 1951, Nucera Antonio, Oppedisano Domenico classe 1930, Oppedisano Raffaele classe 1967, Pisano Bruno classe 1978, Praticò Sebastiano classe 1952, Prestopino Giuseppe, Romeo Salvatore Pietro classe 1921, Siviglia Giuseppe classe 1970, Stelitano Sebastiano classe 1928, Tavernese Vincenzo classe 1955, Trapani Giuseppe classe 1951, Tripodi Giovanni classe 1950 e Zavettieri Annunziato (rispettivamente nelle foto).

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Sullo Stretto, vento d’Europa: Coni-Praticò “abbiamo risorse naturali perfette per creare turismo sportivo, sfruttiamole!”

Dal 15 al 18 luglio, le acque antistanti il lungomare di Reggio Calabria, ospiteranno il “Campionato Europeo wind-surf freestyle 2010” (come meglio dettagliato in altro articolo) per le categorie juniores femminili e maschili. La competizione internazionale rientra nell’evento “Reggio four life”, organizzato dal circolo “Widsurf dello Stretto” di Roberto Raffa, e consiste in una quattro giorni di sport, salute, cultura, musica e sano divertimento che si svolgerà in mezzo allo splendido e leggendario scenario dello Stretto. “Sarà – ha dichiarato il presidente regionale del Coni Calabria, Mimmo Praticò (nella foto) – un fine settimana all’insegna (e alla scoperta) di sport acquatici spettacolari che riscuotono successo e tanto pubblico nelle più famose località balneari del mondo”.

Alla cerimonia di presentazione hanno presieduto, per il Comune di Reggio Calabria, l’assessore alle politiche sociali, Tilde Minasi, ed il delegato allo sport, Giuseppe Agliano, il presidente della VI Zona Fiv Calabria-Basilicata, Fabio Colella, il consigliere nazionale dell’Asi, Tino Scopeliti, il presidente dell’associazione “Il delfino blu”, Valeria Pellegrino, l’organizzatore e presidente del circolo “Windsurf dello Stretto”, Roberto Raffa, il responsabile della pianificazione strategica dell’evento, Giancarlo De Vivo ed il responsabile del marketing, Ivor De Stefano. “Reggio Calabria – ha continuato Praticò – è stata scelta perché possiede le condizioni di mare e di vento perfette per questa disciplina. Ciò consentirebbe, quindi, una maggiore spettacolarità. Voglio evidenziare questi aspetti perché non è la prima volta che vengono assegnati eventi di carattere internazionale a località calabresi. Ciò testimonia non solo la qualità del nostro territorio come ideale campo di gara per numerose discipline, ma anche la quantità di lavoro prezioso di molte realtà associative sportive presenti e produttive. Investiamo, dunque, in queste risorse, utili per lo sport, per il turismo e per il lavoro”.

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A 40 anni esatti dai “moti di Reggio”, Iiriti presenta il volume “La rivolta di un popolo – immagini di una città insorta”

Indro Montanelli afferma che “un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. Per dare testimonianza concreta di ciò che è stato, la casa editrice Iiriti presenta “La rivolta di un popolo – immagini di una città insorta”. Il volume sarà distribuito a fascicoli come inserto del quotidiano “Gazzetta del Sud”. A partire dal 14 luglio, ogni mercoledì i reggini potranno rivivere tramite le fotografie di Silvio Mavilla la speranza, il senso di appartenenza e la dignità di un intero popolo che urlava il riconoscimento dei propri diritti. La rivolta di Reggio Calabria degli anni ’70 raccontata da scatti inediti, che incastonano attimi infiniti ricchi di tensione, di desiderio di affermazione, di smania di appropriarsi di un capoluogo scippato ingiustamente.

Ad accompagnare i lettori in questo viaggio ci sarà un giornalista del calibro di Alfonso Madeo, all’epoca dei fatti inviato del Corriere della Sera, uno dei primi cronisti “settentrionali” a giungere sul posto. Tramite la sua testimonianza, raccolta dal giornalista Franco Bruno, si analizzeranno i fatti di quei giorni, si punterà l’accento sulle motivazioni di tanta partecipazione e si sottolineeranno le immediate conseguenze. Attraverso la voce e gli occhi dei protagonisti di quei lunghi mesi, la Iiriti Editore consegna alla città il suo passato…per non dimenticare. All’evento, in programma domani sera alle ore 21.00 al Circolo del Tennis "Rocco Polimeni", parteciperanno: Igino Postorino, Presidente del Circolo del Tennis “R. Polimeni”; Giuseppe Raffa, Sindaco f.f. di Reggio Calabria; Silvio Mavilla, fotografo; Franco Bruno, giornalista; Alfonso Madeo, giornalista inviato del Corriere della Sera dell’epoca; Leo Iiriti, editore; Enzo Iacopino, Presidente  Nazionale dell’Ordine dei Gionalisti; Enrico Benedetto, primo Direttore della Liquichimica di Saline Joniche; Mons. Salvatore Nunnari, Arcivescovo di Cosenza-Bisignano e Giuseppe Scopelliti, Governatore della regione Calabria. Coordinerà i lavori il giornalista Tonio Licordari.

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