Reggio di Calabria: Maria Mangiola “Il dott. Piazza, il tapis roulant e… i disabili”

di Maria Mangiola. La tanto chiacchierata affermazione del Dott. Dante Piazza circa il possibile riutilizzo del tapis roulant del centro cittadino, fino a qualche tempo fa a disposizione della cittadinanza come sistema alternativo di mobilità urbana, ai fini della riabilitazione dei disabili, mi ha suscitato una profonda riflessione. Innanzitutto, mi sembra che sia dignitoso e segno di rispetto considerare la persona con disabilità in tutto il suo essere umano, prescindendo dall'estremizzazione dei suoi limiti che lo rendono diverso agli occhi degli apparenti normali.

 

Se da un lato è opportuno riconoscere al disabile doti eccezionali per le stesse capacità che possiede di mettersi in gioco, nonostante le innumerevoli difficoltà di vivere e rapportarsi ad una società ostile e chiusa, dall'altro sembra ormai prassi consolidata che i disabili debbano mostrare agli altri le proprie incapacità per avvalorare ed esaltare i progressi raggiunti in anni di sacrifici e fatiche, riabilitazioni e sostegno da parte di strutture dedicate. Dimentichiamo, troppo spesso, che gli individui con disabilità, come esseri umani e perché esseri umani, hanno diritti primari e naturali che lo Stato deve solo riconoscere, per cui è obbligo dello stesso Stato garantire a tutti i cittadini pari dignità sociale senza distinzione di condizioni personali e sociali. Si tratta di diritti che nascono con l'uomo e con lui muoiono, costituendo i principi per l'integrità fisica e psichica, dell'uguaglianza e della libertà, della vita stessa. Eppure, la società mostra un'attenzione molto parziale nei confronti di tutti noi persone con normale disabilità che soffriamo nel dimostrare al mondo le nostre non-normalità. Ancora peggio, poi, risulta la poca attenzione e il poco rispetto mostrato da chi dovrebbe, per principio e per serietà professionale, essere il rappresentante della legge e dell'equità in virtù di quei principi fondamentali che la Costituzioni italiana, già sessantacinque anni fa, riconosceva come cardini della nostra democrazia sociale. Ogni giorno, a malincuore, ci rendiamo conto che se non avessimo l'affetto, la vicinanza, l'amore dei nostri familiari, dei nostri amici e di quelle persone che con abnegazione si impegnano con e per noi, certo non sarebbe lo Stato a permetterci di condurre una vita  dignitosa che può definirsi tale. Ogni giorno, con tanta volontà e voglia di vivere, affrontiamo le difficoltà di non avere un corpo funzionale al cento per cento, di cui non abbiamo il pieno controllo, e cerchiamo di andare oltre le barriere create dalla società. Ma se il corpo non risponde, è la nostra anima a reagire agli sguardi curiosi, ai pregiudizi, alle mancanze e alle ingiustizie degli altri, gli stessi che saremmo costretti a subire se dovessimo mostrare in pubblico i nostri difetti e i nostri limiti corporali o psichici. È aberrante e umiliante che qualcuno possa proporre una cosa del genere. Ci rimettiamo al giudizio e all'intelligenza di chi con impegno cerca di abbracciare la nostra causa affinché vengano proposte soluzioni più serie, condivise ed efficaci per colmare la carenza di servizi essenziali atti alla tutela di persone normali che vivono con orgoglio della loro diversità. Maria Mangiola, dalla parte dei disabili.

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Author: Maurizio Gangemi