Reggio di Calabria: lettera di una volontaria, Katia Canale “Il terzo settore vive dietro le quinte ma impegnandosi ai fini di solidarietà e utlità sociale”

di Katia Canale*. Il terzo settore vive dietro le quinte e lavora per la crescita della società civile. Il terzo settore vive di persone che quotidianamente, con cognizione, si impegnano per il perseguimento di fini di solidarietà e utilità sociale nei più svariati ambiti, dall'istruzione alla cultura, dalla sanità alla ricerca scientifica, dalla valorizzazione dei beni alla diffusione di attività ludiche. Il terzo settore, anche chiamato non profit, vive grazie ad organizzazioni senza scopo di lucro,

 

che agiscono nell'interesse e per la comunità tutta e che comunicano con il territorio cogliendone le problematiche e proponendo soluzioni fattibili e concrete. Negli anni precedenti, il terzo settore ha collaborato con le istituzioni al fine di stabilire un contatto tra queste e la società, attraverso la realizzazione di progetti di vera cooperazione sociale come alternativa ai problemi. Negli ultimi anni, invece, è andato perduto il contatto tra le "imprese" sociali e le istituzioni, a causa di una crescente mancanza di sensibilità e attenzione da parte delle seconde, impegnate a risolvere questioni economiche solo per far quadrare i loro conti. Sempre più spesso, è stato chiesto al terzo settore di attendere il proprio turno per ricevere il sostentamento giusto per poter continuare a fornire servizi e beni. Attesa troppo lunga per le cooperative sociali che si trovano oggi a insorgere contro un'istituzione noncurante e a valutare la chiusura totale di servizi. La causa di tutto sta nel fatto che chi dovrebbe sapere fa orecchie da mercante, disconosce cosa è e quanto vale la cooperazione sociale, equiparata più ad un servizio reso da un'impresa privata piuttosto che ad un valore da consolidare. L'interlocutore che dovrebbe garantire liquidità e respiro non ha idee ben chiare sulle difficoltà insite alla gestione e al sostentamento di alcune strutture, che nella scaletta delle priorità vengono messe tra gli ultimi posti. Come se il debole o l'emarginato o il malato potessero aspettare. Le difficoltà per andare avanti sono oggettive e sono endemiche. L'unica speranza risiede nella combattività e perseveranza delle famiglie, disposte ad organizzarsi e combattere per i diritti di chi non può difendersi da solo. Probabilmente un comune in dissesto non ritiene che i servizi sociali siano servizi essenziali, ma di sicuro sono servizi vitali per chi ne usufruisce giorno dopo giorno. Ormai c'è una tendenza generale a tagliare e ridurre tutto, comportamento giustificato in nome della spending review, senza valutare le conseguenze deleterie per chi ha bisogno di assistenza e supporto. E in nome della medesima spending review, si chiude un servizio di tutti per destinarlo a fini poco condivisibili o lo si elimina in toto. Le istituzioni dovrebbero riflettere sul fatto che la cooperazione può essere una strada facilmente percorribile per uscire da una condizione di crisi economica aggravata da paure sociali che stanno portando al collasso la nostra società. È un'opportunità che potrebbe portare un cambiamento rilevante all'intero territorio. *Volontaria assistenza persone con disabilità.

 

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Author: Maurizio Gangemi