Caso Gangemi, parla il figlio Maurizio: «Mio padre è malato. Non si può finire in prigione per reati d’opinione»

di Chiara Rizzo. «A questa età nemmeno chi commette omicidio colposo finisce in carcere. Mio padre ha subìto tre interventi per la rimozioni di tumori, ha un’ischemia cerebrale, ha un aneurisma all’aorta». La mattinata di sabato 5 ottobre di Francesco Gangemi, 79 anni, storico giornalista e direttore del quotidiano di Reggio Calabria Il dibattito, è cominciata alle 9.30 quando alla porta si sono presentati gli uomini della squadra mobile con un’ordinanza di arresto.

 

«Mio padre ora è in carcere. E per quale terribile delitto un uomo di quasi 80 anni, e molto malato, finisce in cella? Non omicidio, furto o rapina, spaccio: no, semplicemente per “delitti” d’opinione, per la diffamazione a mezzo stampa» spiega a tempi.it il figlio Maurizio, giornalista e direttore del sito ilreggino.news. L’ordinanza di arresto è stata firmata dal sostituto procuratore generale di Catania, Elvira Tafuri, in esecuzione di 9 condanne a Francesco Gangemi dei tribunali di Reggio, di Catanzaro e – ultimo in ordine cronologico, quindi responsabile dell’esecuzione della condanna – di Catania. Maurizio, cos’è accaduto sabato? Intorno alle 9.30 si sono presentate le forze dell’ordine con il provvedimento. Sono stati educatissimi, pieni di tatto umano, quasi si sono scusati di dover adempiere al loro dovere. Hanno aspettato che mio padre mi chiamasse, facesse una doccia e si preparasse, poi l’hanno portato alla casa circondariale di San Pietro. Per che cosa è stato condannato? Mio padre è stato condannato otto volte per diffamazione a mezzo stampa dal 1990 ad oggi. Nell’ordinanza di carcerazione è poi aggiunta una nona condanna, per il reato di falsa testimonianza, con sentenza definitiva dal marzo 1997. Il singolo episodio in questione risale al 1992, quando mio padre era consigliere comunale di Reggio. All’epoca ci fu lo “scandalo delle fioriere”, una “tangentopoli” in salsa reggina: la giunta comunale aveva acquistato delle fioriere per 90 milioni di lire, e per questo acquisto vennero pagate delle mazzete. Mio padre, proprio in aula a Palazzo San Giorgio, pubblicamente ha denunciato di sapere che a Palazzo entravano delle valigette piene di denaro che poi uscivano vuote. Poco dopo sono stati arrestati il sindaco Licandro, che si pentì, e l’intera giunta. Quando si è aperto il processo mio padre è stato interrogato dai giudici su quella denuncia pubblica, ma lui ha invocato la segretezza delle fonti. I pubblici ministeri lo hanno citato a giudizio per falsa testimonianza, e poi, appunto, è stato condannato. In un editoriale lei ha scritto che «le sentenze si rispettano. Si discutono e si commentano ma si rispettano, anche questa. Ma ci sono ancora cose da discutere sulla condanna di mio padre». Quali? A 79 anni, nemmeno chi commette omicidio colposo, un reato decisamente più grave, finisce in carcere. Il problema è che mio padre non solo ha la sua età, ma ha subìto tre interventi per la rimozioni di tumori, ha un’ischemia cerebrale, ha un aneurisma all’aorta. Ogni giorno deve prendere 30 medicine salvavita. Come si fa a lasciarlo dietro le sbarre? Per la procura generale di Catania suo padre ha omesso di presentare la richiesta di una misura alternativa, l’affidamento ai servizi sociali, e quindi è scattato il provvedimento. In realtà proprio in queste ore sta emergendo qualcosa di più complesso. Mio padre aveva già incontrato i servizi sociali, il tribunale di Catania dice di non aver mai ricevuta la sua richiesta ma il nostro difensore ci ha spiegato che è lui a non aver mai ricevuto la notifica dal Tribunale della sentenza definitiva, per cui non poteva avviare nessuna altra pratica per l’affidamento ai servizi. Adesso faremo ricorso al tribunale del Riesame e si vedrà. A me non interessa dire se l’ordinanza di arresto sia legalmente giusta o sbagliata: dico solo che mio padre deve rimanere a casa, tutto il resto è un aspetto secondario. Ha già incontrato suo padre, dopo l’arresto? No, devo attendere l’interrogatorio di garanzia che non c’è ancora stato. Oggi è il terzo giorno in carcere per mio padre, e io in cuore speravo davvero che fosse già fuori, per incompatibilità delle sue condizioni di salute con il carcere.

Fonte:

http://www.tempi.it/caso-gangemi-parla-il-figlio-maurizio-mio-padre-e-malato-non-si-puo-finire-in-prigione-per-reati-dopinione#.UlotEhC9I4L

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Carcere per diffamazione a un giornalista di 79 anni. Francesco Gangemi dovrà scontare due anni di reclusione. Fra il 2007 e il 2012 ha subito otto condanne

di Gianpaolo Iacobini. Ancora galera per i giornalisti italiani. Francesco Gangemi, direttore del mensile Il dibattito, edito a Reggio Calabria, dietro le sbarre c'è finito sabato. Per diffamazione a mezzo stampa. All'ora di pranzo tre funzionari della Questura gli hanno notificato un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Catania.

 

Di fronte agli agenti, «garbati, cordiali ed imbarazzati», racconta il figlio di Gangemi, Maurizio, egli pure giornalista, «papà non ha battuto ciglio. Li ha seguiti portando via con sé solo qualche indumento e le medicine». E qualche minuto dopo è diventato uno dei detenuti della casa circondariale di «San Pietro». Nonostante le sue 79 primavere, a dispetto del suo stato di salute: invalido al 100% per un aneurisma che lo ha reso fragile e per il tumore che gli ha divorato prostata e parte dello stomaco. Consigliere comunale (per la Dc, tra il 1989 ed il 1992) e nel 1992 sindaco nelle tre settimane seguite alla decapitazione giudiziaria della giunta Licandro, Gangemi sr ha visto diventare definitive la condanna riportata per non aver voluto svelare le fonti che all'epoca lo avevano portato a denunciare il malaffare imperante in Comune e quelle prese per essersi occupato, in 30 anni di attività giornalistica, della Reggio dei colletti bianchi, del crimine e delle ombre della magistratura. «E difatti lo hanno arrestato di sabato, quando i tribunali sono chiusi e non si può che aspettare il lunedì», punge Gangemi jr., tradendo la sensazione che proprio gli attriti col potere giudiziario possano avere avuto un ruolo nei guai del genitore. Che già nel 2004 era stato ospite delle patrie galere: la Dda lo accusava di essere la penna armata di un gruppo di potere che per affermare il proprio dominio in riva allo Stretto non esitava a gettare schizzi di fango sui magistrati attraverso editoriali al fulmicotone. Tre settimane al fresco, un anno ai domiciliari. Poi, nel 2009, l'assoluzione. Con formula piena. Per quell'ingiusta detenzione lo Stato lo risarcirà, ma nessuno s'è mai scusato. Neanche l'Ordine dei giornalisti, che al tintinnar delle manette lo aveva sospeso per qualche tempo. «Ci siamo abituati. Mio padre è un giornalista scomodo», ragiona il figlio, commentando il silenzio calato attorno al nuovo arresto, rotto solo dalla Fnsi, che col suo segretario Franco Siddi ieri lo ha definito «una mostruosità: sorprende che la magistratura, pur in presenza d'una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, perciò giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle riconosciute a fior di delinquenti per crimini efferati di ben altra natura». Quindi l'appello, lanciato invano già nei giorni del caso del direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti, e delle condanne a carico del direttore di Panorama, Giorgio Mulè, e del giornalista Lino Jannuzzi: «Ci rivolgiamo al Parlamento perché voglia con urgenza riformare la legge sulla diffamazione, come di recente si è impegnata a fare la Camera». Già oggi, intanto, i legali del giornalista reggino depositeranno al Tribunale di sorveglianza istanza di assegnazione ai domiciliari per motivi di salute. Poi si vedrà. "Non lo fermeranno", dice orgoglioso Maurizio Gangemi: "Non si può fermare la forza dei sogni: me lo immagino a prendere appunti in cella. Tornerà, più combattivo di prima". Magari per raccontare la storia di un giornalista, un altro ancora, arrestato come fosse un criminale.

Fonte:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/carcere-diffamazione-giornalista-79-anni-956258.html

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Carcere e informazione

di Santo Della Volpe. Gia’ e’ difficile accettare che si possa andare in carcere a 79 anni. Ma il punto veramente inaccettabile della vicenda di Francesco Cangemi, pubblicista di Reggio Calabria condannato a scontare 2 anni di pena per diffamazione, e’ il carcere stesso, ancora previsto dalla nostra legge, nonostante gli esempi e le “raccomandazioni” europee.

 

Il problema non e’ quindi la richiesta o non richiesta degli arresti domiciliari: ne’ interessa entrare nel merito delle diffamazioni delle quali si e’ reso colpevole il giornalista Cangemi, che pure hanno  bisogno di una sanzione per tutelare chi e’ stato diffamato. Il vero punto della questione e’ il carcere come forma puramente punitiva per un reato che per quanto odioso ( perché’ la diffamazione  colpisce le persone nella loro onorabilità’ ) resta pur sempre nell’ambito dell’espressione delle idee e delle opinioni. Altre sono le forme per  sanzionare la diffamazione che abbiamo proposto da tempo, ,anche nella formulazione delle modifiche della legge attualmente in discussione in Parlamento:  sanzioni riconducibili alla professione, alla sospensione dalla attività’ giornalistica, risarcimenti attraverso una piena  rettifica che ridia onorabilità’ alla persona offesa,sanzioni deontologiche sino alla proposta di un giuri’ composto non solo da giornalisti, che intervenga nel sanzionare opportunamente chi diffama o, come spesso capita in questi anni, mette in moto la cosiddetta “macchina del fango” a comando. Ma il carcere no. Quella sanzione va abolita perche’ non e’ accettabile che si colpisca con la privazione della liberta’ chi lavora per la liberta’ di opinione e di critica, per dare notizie che possono piacere o non piacere, ma che comunque fanno parte della sfera delle liberta’ democratiche e costituzionali del nostro paese. E’ un discorso a difesa del cittadino: che ha il diritto sacrosanto,anch’esso costituzionale , di non essere infangato e diffamato, ma ha anche il diritto ad essere informato senza reticenze e nella massima liberta’. Per questo, come ha giustamente fatto la Federazione Nazionale della Stampa, chiediamo che siano approvate al piu’ presto le modifiche alla legge sulla diffamazione in discussione alla Camera dei Deputati, calendarizzate per la meta’ di questo mese. Modifiche che devono innanzitutto eliminare il carcere per i giornalisti accusati di diffamazione, ma devono contenere tutte quelle altre norme piu’ volte discusse e affrontate a fondo , che rendono attuale e applicabile in questo secolo norme ideate nel lontano dopoguerra. A cominciare dalla sanzione per le Querele Temerarie che colpiscono i giornalisti che fanno inchieste ed affrontano temi scomodi, intimiditi con richieste di risarcimento milionarie da potentati economici, politici e mafiosi, quando affrontano inchieste su questioni  ed interessi scottanti. Aspettiamo  ora non piu’ solo segnali, ma provvedimenti di riforma in tempi brevi. Per eliminare il carcere per i giornalisti, dare loro piu’ libertà’ di informazione e, contemporaneamente ,piu’ sicurezza ai cittadini di non essere diffamati o sbattuti in prima pagina arbitrariamente.

 

 

Fonte:

http://www.articolo21.org/2013/10/carcere-e-informazione/

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Calabria. In carcere giornalista condannato per diffamazione

Francesco Gangemi, 79 anni ha otto condanne a suo carico. Arrestato perché non ha presentato istanza per le misure alternative. La diffamazione a mezzo stampa è ancora un reato in Italia per cui è previsto il carcere: dopo la recente condanna del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, a finire proprio in un istituto di pena è Francesco Gangemi, direttore di 79 anni del mensile Dibattito News ed ex sindaco di Reggio Calabria, arrestato il 5 ottobre in esecuzione di un provvedimento di carcerazione della Procura generale della Repubblica di Catania.

 

Gangemi è stato infatti condannato a due anni di reclusione per diffamazione e falsa testimonianza. Ad annunciare l’arresto è stato il figlio, Maurizio, anche lui giornalista, direttore della testata online Il Reggino. Gangemi è stato portato nel carcere di Reggio Calabria. A firmare l’ordine il Sostituto Procuratore Generale di Catania Elvira Tafuri. Il giornalista, fra il 2006 e il 2013 (Leggi l’articolo di Michele Inserra su Il Quotidiano della Calabria), è stato condannato in totale otto volte, una delle quali per falsa testimonianza – in questo caso non nell’ambito dell’attività giornalistica, ma in riferimento alla passata attività politica: in quell’occasione si rifiutò di rivelare le fonti di quanto aveva denunciato nel Consiglio comunale reggino a proposito di alcuni abusi -, dai tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania. La pena è diventata esecutiva solo ora dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, poiché, si legge nel provvedimento di arresto, Gangemi “ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. I COMMENTI – “È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere”, commentano in un comunicato il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. “Quanto accaduto”, continuano, “appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più ‘forti’ hanno diritto di esistere. […] Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Superata la crisi istituzionale del caso Sallusti la politica si è acquietata e cincischia sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Intanto i giornalisti in carcere ci vanno davvero”, afferma in una nota l’UNCI (Unione dei cronisti italiani). “Sia il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a risolvere questo caso del giornalista Gangemi così come ha giustamente fatto recentemente per il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, commutando la pena detentiva in pecuniaria”, chiede il leader del movimento Diritti civili Franco Corbelli. L’arresto di Gangemi, ricorda in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti, “arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione”. “Non ci vuole”, continua, “molta immaginazione per prevedere che un simile episodio non contribuirà certo a migliorare la già precaria posizione dell’Italia in materia di libertà di informazione”.

Fonte:

http://www.ossigenoinformazione.it/2013/10/calabria-in-carcere-giornalista-condannato-per-diffamazione-32353/

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Arresto Gangemi: L’indignazione della FNSI, dell’Unci e di Articolo 21

“E’ allucinante che a 79 anni un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie delle notizie, venga arrestato e portato in carcere”. E’ quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi.

 

“Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più «forti» hanno diritto di esistere.Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico «Il Dibattito».Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza, – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso, che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”. “Condividiamo la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria per l’arresto del giornalista Francesco Gangemi, in carcere per una condanna per diffamazione e per non aver voluto rivelare le sue fonti”. Lo afferma il portavoce di “Articolo 21”, Giuseppe Giulietti, sottolineando che “Gangemi ha 79 anni e il suo arresto arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione”. “La nuova legge – ricorda Giulietti – è ancora ferma alle Camere in attesa di approvazione. Ci auguriamo che anche per lui si possa registrare quella indignazione e quella reazione che ha accompagnato analoghi provvedimenti, sino a sollecitare, come nel caso di Sallusti, l’intervento del Quirinale.Non ci vuole, infine, molta immaginazione per prevedere che un simile episodio non contribuirà certo a migliorare la giá precaria posizione dell’Italia in materia di libertà di informazione”. A sottoscrivere l’appello del sindacato dei giornalisti c’è anche l’Unci, l’Unione Nazionale Cronisti Italiani, secondo la quale “superata la crisi istituzionale del caso Sallusti, la politica si è acquietata e cincischia sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Intanto i giornalisti in carcere ci vanno davvero”. Citando il caso di Francesco Gangemi, il presidente dell’Unci, Guido Columba, sottolinea che “il reato che lo ha fatto rinchiudere in carcere, ad una età che è vietata dalla legge, è la diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico «Il Dibattito» e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie”. “Comportamenti – sottolinea l’Unci – tutti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di «cane da guardia della democrazia» dei giornalisti”. Da qui la sottoscrizione dell’appello della Fnsi al Parlamento “perché, superando tatticismi e veti incrociati, si decida a varare una normativa in linea con i principi di civiltà giuridica europea”.

Fonte:

http://www.cmnews.it/notizie/calabria/reggio-calabria/84721-arresto-gangemi-lindignazione-della-fnsi-dellunci-articolo-21/

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Il caso Francesco Gangemi: in carcere per diffamazione giornalista di 79 anni… di Reggio Calabria. Fnsi: “Mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione”

REGGIO CALABRIA – In carcere a 79 anni con una condanna per diffamazione a mezzo stampa. E’ quanto accaduto a Francesco Gangemi, classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, direttore del periodico mensile Il Dibattito che esce Reggio Calabria.

 

Gli agenti della squadra mobile della città calabrese hanno notificato al giornalista un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri. Alla base del provvedimento c’è l’ultima sentenza, passata in giudicato che lo riguarda, del 21 novembre 2012 emessa dal tribunale della città etnea. In tutto, però, sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a carico del direttore del mensile nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. In un solo caso, inoltre, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza: la vicenda è relativa all’attività politica svolta dal giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria, per poche settimane, agli inizi degli anni ’90 in un periodo molto travagliato per la città calabrese dello Stretto. L’arresto. Gangemi, dopo l’arresto, è stato portato prima in Questura e, in seguito, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto della magistratura si legge anche che il “condannato” Gangemi “ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. A dare notizia dell’arresto di Gangemi è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d’informazione on line che, dopo avere definito “grottesco” il provvedimento, ha ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il padre che, ha aggiunto, si è visto assegnare una “invalidità al 100%”. Fnsi. Il provvedimento di carcerazione ha provocato l’immediata reazione della Federazione della stampa. “E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”. Siddi e Parisi, nella dichiarazione, hanno fatto appello al Parlamento “perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione” e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere “una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”. A favore dell’appello si è schierata anche l’Unione cronisti. Da Repubblica.

 

 

Fonte:

http://www.stampalibera.it/2013/10/il-caso-francesco-gangemi-de-il-dibattito-in-carcere-per-diffamazione-giornalista-di-79-anni-condanna-definitiva-per-un-pubblicista-di-reggio-calabria-fnsi-mostruosita-difficilmente-concep/

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Arrestato per diffamazione giornalista Gangemi. Fnsi: Allucinante

Reggio Calabria, 7 ott. (LaPresse) – Giornalista, 79 anni, arrestato sabato a Reggio Calabria per falsa testimonianza e diffamazione a mezzo stampa. E' la storia di Francesco Gangemi, direttore del mensile 'Dibattito News'. Il figlio, Maurizio, scrive sul sito del 'Reggino' che il padre è stato condannato "perchè non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto "scandalo delle fioriere" o "tangentopoli reggina" che investì la Città della Fata Morgana nel 1992.

 

In quell'epoca, l'intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani "La città dolente") per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all'epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre". Il figlio di Gangemi però aggiunge: "Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po'". Dura la reazione dell'Fnsi che, in una dichiarazione congiunta del segretario generale Franco Siddi e del vicesegretario nazionale Carlo Parisi, scrive: "È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere". "Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più 'forti' hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico 'Il Dibattito'. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura". "Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza – concludono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere".

Fonte:

http://www.lapresse.it/cronaca/arrestato-per-diffamazione-giornalista-gangemi-fnsi-allucinante-1.404313

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Automobilismo: Francesco Infortuna si aggiudica lo slalom Santo Stefano-Mannoli.

(391) di Carmelo Regolo. E’ calato il sipario anche sull’ottava edizione dello Slalom Santo Stefano – Mannoli “Memorial Giuseppe Lucisano”. La manifestazione è stata egregiamente organizzata dalla Scuderia Aspromonte del presidente Lello Pirino con la collaborazione del Team Palikè ed in sinergia con il Comune di Santo Stefano in Aspromonte ed il supporto della Provincia di Reggio Calabria.

 

L’evento è stato possibile grazie alla fattiva collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Santo Stefano in Aspromonte con  in testa il sindaco Michele Zoccali e l’infaticabile assessore allo Sport e consigliere provinciale Francesco Cannizzaro con il proficuo supporto della locale ProMannoli. Il successo è arriso al reggino Francesco Infortuna tesserato per la Catania Corse, impeccabile con la sua Radical SR4  giungendo al traguardo in 2’18”e 20 (2’56” e 09 nella disastrosa prima manche a causa di un “tocco” al muretto e conseguente abbattimento di 4 birilli che gli hanno fatto perdere per penalità ben 40” relegando all’undicesimo posto), alle sue spalle a 4” e 99 ancora una Radical stavolta una Pro Sport  con un altro reggino Giuseppe Cuzzola tesserato per la Jonia Corse (Cuzzola nella prima manche era primo con il tempo di 2’ 23” e 19 – ovvero 2’ 13” e 19 con l’aggiunta di 10” di penalità per un birillo – sfortunatamente non ha concluso la seconda manche per un problema tecnico a 100 dal traguardo, il terzo posto è stato conquistato dal sempre più sorprendente ed ammirato Bruno Fallara con la sua mitica FIAT 127 Sport  con soli 10”e 20 dal vincitore, al quarto posto assoluto si è piazzato Domenico Chirico nuovamente in gara  con la Peugeot 106 Rallye. Brillante quinto posto per Salvatore Longo su A112 Abarth , che ha preceduto – per le prime dieci posizioni – nell’ordine Modesto Sollima, Domenico Tramontana, Maurizio Anzalone, Michele Ferrara e Salvatore Licitra. Tutti i vincitori di Classe: Antonio Lipari (RS1), Giorgio Vangeri (RS2), Fausto Viteritti (RS3), Salvatore reale (RS4), Fernando Roperto (RSD2), Antonio Gramaglia (N2), Giuseppe Morena (N3), Antonino Frascati (N4), Patrizia Torregrossa (A1), Sebastiano Megale (A3), Salvatore Licitra (A4), Antonino Materia (S1), Salvatore Longo (S2), Bruno Fallara (S3), Silvestro Fucile (S4), Camelo Barillà (S5), Michele Ferrara (S7), Domenico Chirico (GTI2), Maurizio Anzalone (GTI3), Francesco Infortuna (SPS1), Giuseppe Cuzzola( SPS2). Mentre questi i vincitori di Gruppo: Fernardo Roperto (RS), Salvatore Licitra (A), Giuseppe Morena (N), Bruno Fallara (S), Domenico Chirico (GTI), Francesco Infortuna (SPS). Il trofeo “dame” è andato a Patrizia Torregrossa su Fiat 500 S della Catania Corse. Primo posto assoluto nella speciale classifica di Scuderia per la Jonia Corse di Giarre. L’evento ha avuto – anche – un toccante momentio di solidarietà, in piena sinergia con lo sport dei motori, la gara è stata dedicata alla memoria di Giuseppe Lucisano, giovanissimo e solare cittadino di Santo Stefano prematuramente scomparso. La direzione della gara è stata affidata al Dr. Massimo Minasi di Castrovillari, che per l’occasione è stato coadiuvato dal solito impeccabile staff di Ufficiali di Gara (molti dei quali sono del versante aspromontano). Aggiornamenti e foto su http://www.facebook.com/events/1402908666603537/ o su: www.scuderiaaspromonte.it, sito ufficiale della scuderia. (Nelle foto – di Carmelo Fiore -, da sinistra, la consegna della targa alla famiglia Lucisano, il vincitore Francesco Infortuna ed il terzo classificato Bruno Fallara).

 

 

 

 

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Calcio a 5, serie A girone C, II^ giornata: Pro Reggina-Cus Potenza 6-3

(328) di Daniela Gangemi. Pro Reggina–Cus Potenza: 6-3. Pro Reggina: Cacciola, Romeo, Vadalà, Napoli, Imbesi, Mezzatesta, Politi, Assumma, Macrì A., Cannizzaro, Cacciola, Mendolia. All.: Tramontana. CUS Potenza: Merlenghi, Campaniello, Gresia, Casiero, Napolillo, Gerardi, Carbonari. All.: Brindisi. Arbitri: Francesco Virga di Enna, Nicolò Leanza di Acireale. Crono: Demetrio Conti. Marcatori: 4’4’’ pt Cannizzaro (PR), 4’18’’ pt Gresia (P), 4’ 27’’ pt  Napolillo (P), 13’56’’  pt Mezzatesta (PR); 6’54’’ st Napoli (PR), 7’ 25’’ st Mezzatesta (PR), 9’39’’ st Gresia (P), 12’ 45’’ st Politi (PR), 19’ 57’’ st Napoli (PR). Ammonita: Macrì (PR). Espulsa: 10’ 33’’ st Napolillo per doppia ammonizione.

 

Entusiasmante Pro Reggina. Dopo un primo tempo equilibrato, le calabresi nella ripresa, hanno confezionato la seconda vittoria consecutiva, esaltando il pubblico del Botteghelle. Un successo per la squadra di Tramontana, conquistato con impegno e determinazione, ritrovando concretezza e incisività nella seconda parte della gara, per battere il Cus Potenza con un significativo 6 a 3. Complicato il compito della Pro Reggina, più di quanto abbia indicato lo stesso punteggio, costretta a subire il maggiore dinamismo e l’aggressività di Gresia e compagne, è riuscita a risollevarsi, ricompattandosi e trovando l’equilibrio giusto per ottenere un’altra importante vittoria. Le fiammate con cui le calabresi, hanno provato a riattivare la vivacità delle avversarie, non hanno sortito effetti nella ripresa, a causa del calo di ritmo e di punti di riferimento della squadra di Brindisi. Eppure la Pro Reggina, ha creato diverse occasioni per ottenere il vantaggio, sbagliando però, nella fase conclusiva e subendo le ripartenze della formazione ospite. Il Cus Potenza, è stato aggressivo e dinamico, sfruttando la rapidità di Gresia, abile ad inserirsi tra le linee e la praticità di Napolillo, espulsa però, nella ripresa, per un fallo su Cacciola, dopo essere stata in precedenza già ammonita. Il vantaggio per le calabresi è stato siglato da Cannizzaro, che ha raccolto la respinta dell’estremo difensore avversario, insaccando con un preciso destro. I repentini cambi di fronte hanno consentito prima a Gresia, di trovare un varco per il pareggio e poi a Napolillo, di trafiggere Cacciola. La manovra insistita della Pro Reggina, ha prodotto l’opportunità migliore per Mazzatesta, lasciata sola dalla retroguardia avversaria, la giocatrice ha superato con un tiro potente ed angolato Merlenghi. L’intermezzo musicale curato dalla scuola di danza Real Dance, vice campioni d’Italia di danza sportiva, ha ulteriormente entusiasmato i tanti tifosi accorsi per sostenere la squadra del presidente Caridi.  La reazione della Pro Reggina, nella ripresa, è stata innescata da Napoli e Mezzatesta che in rapida successione hanno aumentato il vantaggio. L’intraprendenza del Cus Potenza, ha condotto ad un ulteriore spinta della squadra a non demordere e trovare la rete con Gresia, che ha approfittato di un errore della retroguardia reggina. Nel finale, le altre due reti di Politi e Napoli, hanno siglato il successo della compagine calabrese.

 

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Pallacanestro, DNC, I^ gironata: Vis Reggio Calabria-Green Basket Palermo 60-54

(388) di Federico Strati*. Cuore, carattere, grinta, determinazione, freddezza nei momenti decisivi del match. Con questi ingredienti la Vis ha esordito nel migliore dei modi nel campionato nazionale di Dnc, superando il Green Basket Palermo 60-54 dopo un testa a testa appassionante che ha entusiasmato il pubblico presente al PalaBotteghelle.

 

Gli uomini di coach D’Arrigo, seppur non brillantissimi e ancora appesantiti dalla preparazione precampionato, hanno comunque interpretato bene la gara, nonostante pessime percentuali di tiro in tutti i settori del campo. Trascinati da un super Tramontana (autore di 16 punti) i bianco/amaranto si sono dimostrati più lucidi dei palermitani nell’ultimo quarto, piazzando sul 54 pari un parziale decisivo di 5-0 grazie ad una penetrazione vincente di Dario Costa e un gioco da tre punti di capitan Grasso. È stata certamente una vittoria di squadra quella dei reggini (i punti sono stati ben distribuiti fra i vari Tramontana, Grasso, Carnazza, Vozza, Dario e Riccardo Costa), mentre i siciliani hanno risposto solo con le individualità del devastante Terrasi (32 punti) e dell’ottimo Bontempo (17 punti), senza trovare alternative valide dal perimetro e sotto le plance. Grande la soddisfazione al termine dell’incontro in casa Vis per una vittoria che aiuta ad affrontare con maggiore serenità il prosieguo del campionato, a cominciare dalla trasferta di Porto Empedocle di sabato prossimo. “Era importante cominciare bene la stagione – ha detto il presidente Demetrio Barreca – e ci siamo riusciti con una prestazione tutto cuore contro una buona squadra che ci ha dato filo da torcere fino alla fine. Ancora dobbiamo migliorare tanto, ma la squadra nel complesso mi è piaciuta per impegno e determinazione”. *Ufficio Stampa Vis.

 

 

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Francesco Suraci nuovo Luogotenente Governatore del Kiwanis Divisione Calabria 2

(528) di Angela Latella*. E’  l’ing. Francesco Suraci il nuovo Luogotenente Governatore del Kiwanis Divisione Calabria 2. Il rituale passaggio delle consegne con l’uscente, ing. Natale Praticò, è avvenuto alla presenza del Governatore del Distretto Italia – San Marino, Carlo Turchetti, alla prima uscita ufficiale dopo la sua elezione.

 

Il Luogotenente outgoing Natale Praticò, nel discorso di commiato, ha ringraziato la Divisione e i suoi componenti per "l'ottimo lavoro svolto al servizio dei bambini. Sono orgoglioso – ha affermato – di aver contribuito con il nostro operato a salvare tante giovanissime vite. I risultati ottenuti sono andati oltre ogni previsione, grazie anche a una squadra vincente che ha lavorato seriamente al servizio della comunità e dei bambini di tutto il mondo". Il Luogotenente incoming Francesco Suraci da parte sua ha esaltato il lavoro svolto dal suo predecessore: "I traguardi raggiunti ci hanno proiettati tra le prime Divisioni in Italia. Adesso il nostro obiettivo è riuscire a far diventare ‘Club modello’ tutti i club della nostra Divisione". Secondo Suraci, "l'anno sociale appena iniziato ci vedrà lavorare in sintonia con le linee del Distretto e del neo governatore Carlo Turchetti. Ci muoveremo in modo da sviluppare il nostro lavoro in maniera uniforme a quanto farà il Kiwanis su tutto il territorio nazionale. Questa Divisione – ha spiegato ancora Suraci nel corso del suo intervento di insediamento – sarà da supporto e sostegno a tutti i club, otto senior e tre junior, nel portare avanti le attività di service, sia a livello internazionale che a livello locale. In particolare vogliamo fornire un nuovo importante contributo non solo al progetto Eliminate ma anche ai service locali, con eventi quali 'Kiwi for Kiwanis', ' Mamma due volte', 'Una gomma per cancellare il tetano' e 'Un uovo per la vita'. Progetti nati nella nostra Divisione, fatti propri dal Distretto, che incrementano, nel rispetto dei valori Kiwaniani,  i service per i bambini e che nel nostro territorio hanno portato ottimi risultati nella raccolta dei fondi grazie alla sensibilità e all’impegno dei cittadini della nostra città e della nostra provincia. Progetti – ha concluso il Luogotenente incoming- che nella Divisione Calabria 2 si realizzano grazie ai Presidenti ed i Soci dei Kiwanis Club  'Reggio Calabria', Andrea Guerriero; 'Città dello Stretto', Guido De Caro;  'Villa San Giovanni', Giuseppe Marra; 'Reghion 2007', Raffaella Crucitti;  'Magna Grecia',  Giuseppe Serranò; 'Città del Mediterraneo', Rosa Calabrò ; 'Fata Morgana' , Rosario Previtera; e 'Juppiter',  Francesco Caraffa”. Suraci ha presentato la squadra che lo affiancherà nell'anno sociale 2013-2014. Il gruppo sarà composto dall'immediato Past Luogotenente Governatore Natale Praticò, dal Luogotenente Governatore Eletto Antonio Ielo, dal Segretario Demetrio Fiordaliso, dal Segretario aggiunto e Tesoriere, Francesco Cardile, dal Cerimoniere Francesca D'Elia, dal Kiar Deborah Politi, dall'Advisor KJ Antonio Borrello, dal Chairman web ed Archivio Divisionale Antonio Rotella, e dai vari Chairmen Divisionali, Fortunato Tripodi, R. Messina, Arturo Occhiuto, Giuseppe Morabito, Giuseppe Cherubino, Giuseppe Luciano, Rosario Focà, Giuseppe Gentile. Sono impegnati nell’attività della Divisione anche i Past Luogotenenti Governator mediante il loro Comitato consultivo. Il Governatore Carlo Turchetti ha sottolineato il valore dei giovani che militano all'interno del Kiwanis: “E' su di loro che dobbiamo puntare perché con le loro idee, con la capacità che hanno di reinventare un sistema associativo nell'interesse dei bambini, rappresentano un importante punto di riferimento sociale. La nostra esperienza si deve confrontare con quella dei ragazzi  in modo da avviare un processo di osmosi tale che le nostre idee vengano concretizzate da loro. In questa Divisione – ha proseguito Turchetti – ci sono giovani in grado di dare un impulso nuovo alla nostra organizzazione. Valorizzando e dando concreta attuazione alle loro idee sono riusciti a far promuovere la Divisione, rendendosi da esempio per tutto il Distretto". Alla cerimonia del passaggio delle consegne, alla quale hanno preso parte le più alte cariche kiwaniane distrettuali, nonché autorità civili e religiose della città, è seguita quella del  passaggio della campana del Club Reggio "Città del Mediterraneo". Alla presidente uscente Deborah Politi è subentrata Rosa Calabrò. Dopo il saluto di commiato della Politi, la neo Presidente ha delineato il programma del club per il nuovo anno evidenziando che “l’impegno sarà profuso con attenzione ai service locali della nostra città”. E nel corso della serata, è stata realizzata la prima raccolta fondi dell’anno sociale Kiwaniano del club presieduto da Rosa Calabrò,  devoluta in buona parte alla Caritas della Parrocchia di San Leo, guidata da don Roberto, presente alla cerimonia, e parte al progetto “Eliminate”, dedicato alla lotta contro il tetano neonatale, progetto mondiale del Kiwanis International. *Addetto Stampa Kiwanis Divisione Calabria 2. (Nella foto, da sinistra, Francesco Suraci Natale Praticò e Carlo Turchetti).

 

 

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ASR, ARTICOLO 21, FNSI: “Allucinante che vada in galera un collega di 79 anni”

IL DIRETTIVO DELLA ASR SOLIDALE COL COLLEGA GANGEMI: “GIU’ LE MANI DALLA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE”. Il Direttivo della Associazione Stampa Romana protesta vibratamente per il trattamento riservato al collega Francesco Gangemi, 79 anni, arrestato ieri mattina su disposizione della Procura Generale della Repubblica di Catania e portato nella Casa Circondariale “San Pietro” dove deve scontare due anni di pena residua.

 

Il collega, secondo l’ordinanza della Procura Generale della Repubblica di Catania, a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, sarebbe colpevole di diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico “Il Dibattito” e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie. Ancora una volta, sottolinea il Direttivo Asr, si colpisce la libertà di informazione applicando una norma che punisce comportamenti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di “cane da guardia della democrazia” dei giornalisti. Il Direttivo esprime solidarietà al collega Gangemi e chiede a tutti gli organismi di Categoria di mobilitarsi a difesa dell’autonomia dei giornalisti e del diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati. (ROMA, 6 OTTOBRE). ARTICOLO21 GIULIETTI: CONDIVIDIAMO L’INDIGNAZIONE DELLA FNSI. Condividiamo la protesta e l'indignazione della Fnsi e del sindacato calabrese dei giornalisti per l'arresto del giornalista Francesco Gangemi arrestato per una condanna per diffamazione e per non aver voluto rivelare le sue fonti. Gangemi ha 79 anni e il suo arresto arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione. La nuova legge é ancora ferma alle Camere in attesa di approvazione. Ci auguriamo che anche per Lui si possa registrare quella indignazione e quella reazione che ha accompagnato analoghi provvedimenti, sino a sollecitare, come nel caso di Sallusti, l'intervento del Quirinale. Non ci vuole, infine, molta immaginazione per prevedere  che un simile episodio non contribuirá certo a migliorare la giá precaria posizione dell'Italia in materia di libertà di informazione. Beppe Giulietti, articolo 21. GIORNALISTA DI 79 ANNI IN CARCERE PER DIFFAMAZIONE. Il giornalista Francesco Gangemi, di 79 anni, è stato arrestato a Reggio Calabria dalla polizia in esecuzione di un provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania. Gangemi, direttore responsabile del mensile ''Dibattito News'' di Reggio Calabria, secondo quanto riporta la stampa locale, deve scontare due anni di carcere per una serie di condanne per falsa testimonianza e diffamazione diventate definitive. Gangemi è stato portato nel carcere di Reggio Calabria. (REGGIO CALABRIA, 6 OTTOBRE – ANSA). SIDDI: “ALLUCINANTE CHE VADA IN GALERA UN COLLEGA DI 79 ANNI”. "È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere''. È quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. ''Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più 'forti' hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico 'Il Dibattito'. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura''. ''Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". (CATANZARO, 6 OTTOBRE ANSA).

 

 

Fonte:

http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=15834

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“Sull’arresto di Francesco Gangemi intervenga il Quirinale”. Giuseppe Giulietti e l’Unci condividono la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria

ROMA – “Condividiamo la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria per l’arresto del giornalista Francesco Gangemi, in carcere per una condanna per diffamazione e per non aver voluto rivelare le sue fonti”.

 

Lo afferma il portavoce di “Articolo 21”, Giuseppe Giulietti, sottolineando che “Gangemi ha 79 anni e il suo arresto arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione”. “La nuova legge – ricorda Giulietti – é ancora ferma alle Camere in attesa di approvazione. Ci auguriamo che anche per lui si possa registrare quella indignazione e quella reazione che ha accompagnato analoghi provvedimenti, sino a sollecitare, come nel caso di Sallusti, l’intervento del Quirinale. Non ci vuole, infine, molta immaginazione per prevedere che un simile episodio non contribuirà certo a migliorare la giá precaria posizione dell’Italia in materia di libertà di informazione”. A sottoscrivere l’appello del sindacato dei giornalisti c’è anche l’Unci, l’Unione Nazionale Cronisti Italiani, secondo la quale “superata la crisi istituzionale del caso Sallusti, la politica si è acquietata e cincischia sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Intanto i giornalisti in carcere ci vanno davvero”. Citando il caso di Francesco Gangemi, il presidente dell’Unci, Guido Columba, sottolinea che “il reato che lo ha fatto rinchiudere in carcere, ad una età che è vietata dalla legge, è la diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico «Il Dibattito» e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie”. “Comportamenti – sottolinea l’Unci – tutti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di «cane da guardia della democrazia» dei giornalisti”. Da qui la sottoscrizione dell’appello della Fnsi al Parlamento “perché, superando tatticismi e veti incrociati, si decida a varare una normativa in linea con i principi di civiltà giuridica europea”.

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/%E2%80%9Csull%E2%80%99arresto-di-francesco-gangemi-intervenga-il-quirinale%E2%80%9D/

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Reggio, Siddi e Parisi (Fnsi): “Arresto Gangemi è allucinante”

"E' allucinante che a 79 anni un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie delle notizie, venga arrestato e portato in carcere".

 

E' quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi. "Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più «forti» hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico «Il Dibattito». Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura". "Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza, – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso, che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". (Ansa)

Fonte:

Reggio, Siddi e Parisi (Fnsi): "Arresto Gangemi è allucinante"

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Francesco Gangemi: tutta la storia del giornalista in galera per diffamazione

di Alessandro D’Amato. Sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a carico del giornalista di 79 anni, Francesco Gangemi nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione.

 

Lo scrive l’Ansa, ricordando che solo in un caso, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza, ed è la vicenda fa riferimento all’attività politica del giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria con l’appoggio della Democrazia Cristiana per poche settimane, agli inizi degli anni ’90 in un periodo travagliato per la città calabrese dello Stretto. L’ARRESTO DI FRANCESCO GANGEMI – L’arresto di Gangemi è stato eseguito dagli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria, città dove il giornalista risiede, su provvedimento emesso dalla Procura generale di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri perché l’ultima sentenza, passata in giudicato, è quella del 21 novembre del 2012 emessa dal tribunale della città etnea. Gangemi, dopo l’arresto, è stato condotto in Questura e successivamente, nel carcere di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto si legge che Gangemi ”ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. Da qui la sospensione della revoca e la carcerazione. LA NOTIZIA DELL’ARRESTO –  A dare la notizia dell’arresto di Francesco Gangemi, avvenuto ieri, è stato il figlio Maurizio che dirige il sito di informazione on line Il Reggino. In un articolo Maurizio Gangemi scrive, fra l’altro, che: Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100%; posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntargli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi”. LA STORIA DELLA FALSA TESTIMONIANZA – Molto importante è ricordare anche perché è stato condannato per falsa testimonianza: Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Gangemi, dopo l’arresto, è stato condotto prima in Questura e, successivamente, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. «E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosita’ difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla liberta’ di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee».

Fonte:

 

http://www.giornalettismo.com/archives/1148071/francesco-gangemi-tutta-la-storia-del-giornalista-in-galera-per-diffamazione/comment-page-1/?replytocom=1087621

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Incredibile a Reggio: giornalista 79enne arrestato come se fosse il peggiore dei criminali

di Maurizio Gangemi* – Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Ieri mattina, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. C.P.P.)  emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.). Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l’opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!! *Maurizio Gangemi, giornalista, direttore responsabile de http://www.ilreggino.news/

 

 

Al collega Francesco Gangemi, arrestato come se fosse il peggiore dei criminali, e a tutta la sua famiglia, la Redazione di StrettoWeb esprime la più sentita solidarietà e vicinanza.

Fonte:

http://www.strettoweb.com/2013/10/incredibile-reggio-giornalista-79enne-arrestato-se-fosse-il-peggiore-dei-criminali/96259/

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In cella nonostante la malattia: giustizia inflessibile con giornalista di 79 anni condannato per diffamazione

di Michele Inserra. E’ stato arrestato e rinchiuso nel carcere “San Pietro” il direttore responsabile del mensile di Reggio Calabria “Il dibattito”, Francesco Gangemi, 79 anni. Nonostante le sue precarie condizioni di salute e l’età avanzata il giornalista è finito dietro le sbarre.

 

Ieri tre poliziotti hanno bussato alla sua porta di casa e lo hanno arrestato a seguito di un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania e a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri. Molte le reazioni all'arresto di Gangemi con diverse sollecitazioni alle istituzioni perché possano essere affrontati sia il caso specifico di Gangemi sia, più in generale, le posizioni dei giornalisti nella legge sulla diffamazione a mezzo stampa. OTTO CUMULI DI PENA. Il direttore è stato prima condotto alla Questura di Reggio e successivamente trasferito alla casa circondariale “San Pietro”.  Il giornalista deve scontare due anni di reclusione per otto sentenze definitive emesse in diverse procure calabresi e siciliane per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Tra i cumuli pene spunta anche una condanna ad un anno di reclusione per falsa testimonianza emessa dal tribunale di Reggio Calabria il primo marzo del 1997. I fatti, in questa unica circostanza, non riguardano l’attività giornalistica, ma quella politica. I fatti risalgono al 1992 quando un terremoto giudiziario investì la giunta comunale reggina guidata dal sindaco democristiano Agatino Licandro per un presunto abuso amministrativo riguardante l'arredo urbano: il processo si risolse con una generale assoluzione per gli assessori. L’allora primo cittadino (finito in manette per l’accusa di aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire) decise di collaborare con la giustizia e  rendere delle dichiarazioni che consentirono ai magistrati di far luce su questioni importanti della vita politica e cittadina. All’epoca Gangemi era consigliere comunale e dopo le dimissioni di Licandro fu sindaco per sole tre settimane nel  corso del mese di luglio del 1992. Prima della tangentopoli reggina aveva denunciato nell’aula consiliare di Palazzo San Giorgio che in qualche stanza del comune le valigette entravano piene di soldi e ne uscivano vuote. Al processo che ne scaturì, interrogato dal giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare le fonti di quanto aveva denunciato in consiglio. Il giudice lo condannò a un anno di reclusione per falsa testimonianza. Da 35 anni Gangemi è direttore de “Il dibattito”. Nel corso della sua attività ha incassato otto condanne definitive: dalla Corte d’Appello di Reggio (l’8 febbraio del 2006; il 28 novembre del 2006, il 18 febbraio del 2010; il 17 novembre del 2010); dalla Corte d’Appello di Catania (il 10 gennaio del 2011; il 10 luglio del 2013), dal Tribunale di Cosenza (il 28 settembre del 2012). Gangemi è stato rinchiuso in carcere per aver omesso «di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti». Il cumulo delle pene risulta essere pari a sei anni di reclusione a cui vanno sottratti tre anni per i benefici dell’indulto (ex legge n.241 del 2006) e un anno dedotto per i periodi riconosciuti fungibili (aveva espitato dal 9 novembre del 2004 al 9 novembre del 2005) una condanna emessa il 3 novembre del 2004 dal Gip di Catanzaro. «Le sentenze si rispettano – scrive Maurizio, il figlio di Gangemi sul sito ilreggino.news di cui è responsabile – Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntargli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel Dna la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di mio padre».

 

Fonte:

http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/717599/In_cella_nonostante_la_malattia__giustizia__inflessibile__con_giornalista_di____anni_condannato_per_diffamazione.html

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In carcere per diffamazione giornalista di 79 anni

REGGIO CALABRIA – In carcere a 79 anni con una condanna per diffamazione a mezzo stampa. E' quanto accaduto a Francesco Gangemi, classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, direttore del periodico mensile Il Dibattito che esce Reggio Calabria.

 

Gli agenti della squadra mobile della città calabrese hanno notificato al giornalista un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri. Alla base del provvedimento c'è l'ultima sentenza, passata in giudicato che lo riguarda, del 21 novembre 2012 emessa dal tribunale della città etnea. In tutto, però, sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a carico del direttore del mensile nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. In un solo caso, inoltre, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza: la vicenda è relativa all'attività politica svolta dal giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria, per poche settimane, agli inizi degli anni '90 in un periodo molto travagliato per la città calabrese dello Stretto. L'arresto. Gangemi, dopo l'arresto, è stato portato prima in Questura e, in seguito, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto della magistratura si legge anche che il "condannato" Gangemi "ha omesso di presentare l'istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti". A dare notizia dell'arresto di Gangemi è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d'informazione on line che, dopo avere definito "grottesco" il provvedimento, ha ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il padre che, ha aggiunto, si è visto assegnare una "invalidità al 100%". Fnsi. Il provvedimento di carcerazione ha provocato l'immediata reazione della Federazione della stampa. "E' allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee". Siddi e Parisi, nella dichiarazione, hanno fatto appello al Parlamento "perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione" e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere "una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". A favore dell'appello si è schierata anche l'Unione cronisti.

 

 

Fonte:

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/10/06/news/in_carcere_per_diffamazione_giornalista_di_79_anni-68040902/?ref=HREC1-2

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Reggio Calabria, su arresto giornalista Francesco Gangemi, il presidente Antonio Eroi oppone questione di principio indicata da Corte Strasburgo

di Tiziana Primozich. Roma, 6 ottobre – Che il lavoro di giornalista spesso sia scomodo, soprattutto quando sfiora poteri forti, è risaputo a tal punto che anche la Corte di Giustizia europea di Strasburgo ultimamente è stata più volte sollecitata ad esprimere sentenze su casi specifici, in tema di reato di diffamazione a mezzo stampa.

 

Ultima in ordine di tempo quella sul ricorso presentato da Maurizio Belpietro, ex direttore de ‘Il Giornale’ ed attualmente del quotidiano ‘Libero’, condannato per tale reato a quattro mesi di detenzione, caso su cui la Corte ha stabilito pochi giorni fa che “a causa della misura e della natura della sanzione imposta l’ingerenza nel diritto alla libertà d’espressione non era proporzionata ai fini perseguiti”. Senza voler commentare ma ricordando che proprio la Ue ci indica da tempo la strada della depenalizzazione su un reato che in maniera controversa sembra oltraggiare la libertà di stampa e di pensiero costituzionalmente tutelata, si riportano le dolorose parole del figlio di Gangemi , Maurizio, anch’egli giornalista e direttore de ‘Il Reggino’ che dalla sua  testata scrive: “Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l’opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel Dna la sete di Giustizia, che ognuno di noi dovrebbe avere, è recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di Mio Padre!!!”. “Malgrado non sia mai stato trattato con benevolenza dal direttore Gangemi, anzi più volte apparso in prima pagina nelle foto che indicavano ai lettori i ‘mostri’ della politica reggina, – ha dichiarato a seguito dell’arresto di Gangemi, il presidente del consiglio Provinciale di Reggio Calabria Antonio Eroi, – “ tuttavia , per essere uomo di istituzioni e per il ruolo ricoperto in Consiglio d’Europa come rappresentante delle autonomie locali ai tavoli in difesa dei Diritti Umani, chiedo l’immediata scarcerazione di Francesco Gangemi. La libertà di stampa è diritto essenziale e base della democrazia in Europa, così come più volte la stessa corte di Strasburgo ha stabilito. Unica sanzione possibile quando un giornalista offende l’altrui reputazione è quella pecuniaria. Considerare in termini penali il lavoro giornalistico può condurci a non realizzare più una corretta opinione personale sugli accadimenti della vita politica e sociale. ‘L’opinione  è una libertà alla stregua dell’aria, – affermava Cesare Beccaria, giurista e filosofo italiano del periodo illuminista – bene primordiale ed insostituibile’, e questa è anche la convinzione di chi persegue i Diritti dell’Uomo che dall’Illuminismo in poi vengono affermati” conclude Eroi al nostro giornale. Benchè giornalista ‘scomodo’ Francesco Gangemi prima d’ora non era mai stato condannato per diffamazione a mezzo stampa, nonostante i numerosi procedimenti affrontati, nei quali era sempre stato assolto. Il procedimento che ha portato all’arresto di oggi è in “esecuzione ad un ‘Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione’ emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri

Fonte:

http://www.dailycases.it/?p=4656

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Il giornalista Francesco Gangemi in galera per diffamazione! A darne la notizia è il figlio Maurizio, che denuncia: “Mio padre, 79 anni, arrestato per non avere rivelato le proprie fonti”

REGGIO CALABRIA – Arrestato il pericolosissimo giornalista Francesco Gangemi. Era inserito nell’elenco dei 5 giornalisti più pericolosi d’Italia stilato da tutti i Ministeri del Bel Paese. Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Ieri mattina, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in città del loro Capo, dott. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. c.p.p.), emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 c.p.). Minchia, signor tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 c.p. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo quasi come qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel dna la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Maurizio Gangemi.

 

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/99601/

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