Giornalista Francesco Gangemi in carcere per diffamazione. Fnsi: “Allucinante”

REGGIO CALABRIA – Il giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, è stato condannato a due anni di carcere per diffamazione e falsa testimonianza. Al giornalista, direttore di Dibattito News, è stato arrestato su ordine della Procura di Catania il 6 ottobre.

 

Le sentenze emesse contro Gangemi sono otto, di cui sette per diffamazione e una per falsa testimonianza. Franco Siddi, segretario della Fnsi, e Carlo Parisi, vice segretario della Fnsi, hanno commentato in una nota congiunta: “E’ allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere”. Gangemi, dopo l’arresto, è stato condotto in Questura e successivamente, nel carcere di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto si legge che Gangemi ”ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. Da qui la sospensione della revoca e la carcerazione. La Fnsi ha commentato in una nota: “Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più ‘forti’ hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico ‘Il Dibattito’. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”.  Siddi e Parisi hanno poi aggiunto: “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”.

Fonte:

http://www.blitzquotidiano.it/media/giornalista-francesco-gangemi-in-carcere-per-diffamazione-fnsi-allucinante-1684586/

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Fermi tutti, ho fatto uno scoop, hanno arrestato… mio padre

di Domenico Salvatore. Disse un notissimo giornalista della piazza: "Se ammazzassero mio padre, prima darei la notizia e poi  andrei a piangere sul suo cadavere". Come dire, che quando ci sia la notizia, bisogna darla. Questo è anche il "Credo" di Luigi Palamara, che i suoi maestri gli hanno trasmesso. Le fonti nostre, in questo caso, sono state due. Quella della Questura di Reggio Calabria, diretta dal dottor Guido Nicolò Longo e l'articolo che Maurizio Gangemi, ha scritto sul suo blog. Da cui tracima l'amore, l'affetto e la stima se non l'ammirazione per il suo caro genitore.

 

Atipico rispetto ai tempi post moderni, dove i papà, giocano in media solo quindici minuti al giorno con i propri figli. Quando tornano a casa, si siedono davanti alla tv, anziché dedicarsi alla prole; giocano al computer o  smanettano con l'i phone e con l'i-pad.  Maurizio Gangemi, invece, ritiene che il suo papà abbia svolto bene  la funzione educativa;  i padri sono il simbolo dell'autorità; padri capaci di essere buoni modelli. Capaci di ascoltare un figlio per comprenderne gli interessi, le passioni e le caratteristiche personali; per dare al figlio autostima e sicurezza. Formare le strutture che daranno forma alla personalità. Dapprima mente assorbente, poi mente cosciente. I padri, devono essere autorevoli, ma non autoritari; amici-confidenti, non  padri-padrone. Fermo restando, che nell'età adolescenziale, i padri,  debbano premiare o punire, ma mai giudicare; e fornire regole e valori. Molto importante il buon esempio, perchè i figli imparano da quello che i padri fanno… "Stamane, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un "Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione" (artt. 663 segg. C.P.P.) (in basso) emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale "San Pietro", il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d'ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all'aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.).  Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato "veniale" come potrebbe essere l'omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l'effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l'abuso d'ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors'anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura "diffamazione a mezzo stampa" durante la propria direzione de "Il Dibattito". Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all'art. 372 C.P. ("falsa testimonianza"). A proposito di quest'ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto "scandalo delle fioriere" o "tangentopoli reggina" che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell'epoca, l'intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani "La città dolente") per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all'epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre.  Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po'. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E' una vicenda grottesca Fonte: Il Reggino.IT quella che vede protagonista mio padre. E' così tanto grottesca, che solo in Italia poteva verificarsi". Il giornalista Francesco Gangemi, direttore de "Il Dibattito", ex sindaco di Reggio Calabria; ex presidente dell'Usl 31, pure di Reggio Calabria, per giunta avvocato, non ha bisogno della nostra difesa. Lo facemmo già sebbene non richiesto, molti anni fa, su altro periodico; bastian contrario,  rispetto al coro di molti giornali e giornalisti, "cacasotto e piscialetto", che invece di difendere la libertà di stampa, opinione ed informazione, sancita dall'art. 21 della Costituzione, gli diedero grottescamente e subdolamente, la croce addosso. Appiattiti, sottomessi e soggiogati, se non servi del potere; utili idioti e servi sciocchi, funzionali alla schiavitù del sistema, doppiogiochisti e voltagabbana. Per quell'articolo avemmo i nostri grattacapi. Proprio così. Prosit! Così impari a scrivere certe cose…scribacchino, pennivendolo, intruso, ficcanaso, pettegolo, impiccione ed intrigante, che altro non sei. Amen! Lo chiamano "inconveniente del mestiere". Di quello che scriviamo, daremo sempre conto alla deontologia professionale; intanto, alla nostra coscienza. A difendere Gangemi, ci pensano i suoi legali di fiducia. Il direttore de "Il Dibattito", è stato coinvolto in varie inchieste giudiziarie. Di recente, è stato assolto dal Tribunale di Catanzaro con formula piena, "perché il fatto non sussiste". Scriveva l'Avv.Gregorio Viscomi(Brillante legale di fiducia del Direttore de "Il Dibattito" ) su uno dei tanti numeri del periodico in questione, giugno 2009…". Quando, circa cinque anni fa,appresi che Francesco Gangemi era stato arrestato perché facente parte di un'associazione mafiosa rimasi attònito. Gli si può rim-proverare un'esagerazione nella dosimetria delle parole usate in alcuni suoi scritti giornalistici, ma accusarlo di essere mafioso è, richiamando un istituto di diritto penale,un reato impossibile!La formula assolutoria utilizzata dal GUP del Tribunale di Catanzaro in occasione della pronuncia della sentenza dello scorso27 maggio non lascia spazio a dubbi circa l'assoluta inconsistenza dell'ipotesi di accusa. Il fatto reato non sussiste. Gli articoli pubblicati su "Il Dibattito" non miravano a delegittimare la magistratura reggina e, nel contempo, a favorire la'ndrangheta. Rimandando a dopo il deposito della motivazione della sentenza l'analisi più dettagliata delle singole contestazioni, quel che in questo momento non può essere sottaciuto è quel lungo anno di privazione della libertà personale che Francesco Gangemi ha dovuto subìre per un'accusa rivelatasi destituita del benché minimo fondamento. Chi, cosa potrà mai ricucire le ferite inferte da quell'ordinanza di custodia cautelare? Il danno è ancor più irreparabile perché quelle ferite sono state inflitte a chi si è sempre battuto per la Giustizia attraverso la denunzia di fatti che la sentenza del GUP Battaglia ha stabilito non essere nè falsi né calunniosi. " Non concordiamo con i forcaioli, lecchini che per i loro reconditi ed inconfessabili fini, strisciano ai piedi della Giustizia, architettano e manovrano. Ma nemmeno con i giustizialisti, che danno la croce addosso ai giudici, tanto per; a prescindere da. Siamo sempre convinti che la Giustizia in Italia funzioni. Poi, si potrà pur sempre dire, in caso contrario, che ci siamo sbagliati e chiediamo scusa. Lasciamo stare i giudici corrotti, collusi, traviati, depravati e traditori della toga e del giuramento; peraltro, regolarmente perseguiti a termini di legge, arrestati, processati, condannati ed incarcerati. Scripta manent, verba volant. Od anche questo è falso? Alcuni giornali, qualche redazione, se la memoria non c'inganni ("Memoria minuitur nisi eam exerceas"), sono stati sequestrati, questo è innegabilmente vero. Ma da qui a dire, che la libertà di stampa (dapprima a macchia di leopardo ed ora a macchia d'olio, sia minacciata dalla Magistratura, ce ne passa. Intanto stavolta la Magistratura reggina non c'azzecca. Il "papello" è partito dalla Procura di Catania. Eseguito dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta da Gennaro Semeraro. Inevitabile il "chiacchiericcio" (collegato con la notizia) che se ne sta facendo su internet e la pubblicità involontaria che "Il Dibattito" ne trarrà, ancora una volta. Il giornale, non era molto diffuso, a suo tempo, ma la vicenda giudiziaria, paradossalmente, lo fece diventare uno dei colossi dell'informazione locale di un certo tipo. Anche perché alla vicenda, s'interessarono addirittura giornali e Paesi esteri. Va da sé, che non tutte le inchieste siano azzeccate, questa non è solo la nostra opinione. Ma molte, anzi moltissime sì. Per queste, Gangemi, non fu mai arrestato, né processato o condannato. A parte le assoluzioni catanzaresi.

 

Fonte:

http://www.mnews.it/2013/10/fermi-tutti-ho-fatto-uno-scoop-hanno.html

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Arresto giornalista: “Una storia grottesca”

REGGIO CALABRIA. di Maurizio Gangemi*. “Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Stamane, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. C.P.P.) (in basso) emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.). Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l’opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!!” *Direttore “il Reggino”.

 

 

Fonte:

http://www.yeslive.it/yes/commenti-arresto-giornalista-storia-grottesca/

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Siddi e Parisi (Fnsi): “L’arresto di Gangemi è allucinante”. Appello per l’immediata scarcerazione del giornalista e per riformare con urgenza la legge sulla diffamazione a mezzo stampa

REGGIO CALABRIA – “E’ allucinante che a 79 anni un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie delle notizie, venga arrestato e portato in carcere”.

 

E’ quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi. “Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più «forti» hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico «Il Dibattito». Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza, – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso, che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”.

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/siddi-e-parisi-fnsi-%E2%80%9Cl%E2%80%99arresto-di-gangemi-e-allucinante%E2%80%9D/

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In Italia “chi si mette di traverso” ha le ore contate. Libertà di Stampa? Balle! Il giornalista Francesco Gangemi arrestato

di Ernesta Adele Marando, direttore di RadioCivetta. Ieri mattina, sabato 5 ottobre 2013, è stato arrestato il direttore di questo giornale. Il Giornalista Dottore Francesco Gangemi. Alcune "maestranze" non hanno gradito che le loro epiche azioni venissero sventolate al mondo. Sono umili e la pubblicità li innervosisce…

 

Il giornale è in vendita nelle edicole, al Sud prevalentemente. Qui si dà un'anteprima dell'ultimo numero ad oggi. Il collegamento ipertestuale con l'intero periodico sarà a tra un mese sul giornale online J'Accuse…! Si spera. Viviamo in un'epoca di dittatura e quello che sarà domani non potrà essere prevedibile. Dipende da molte cose. Ormai la logica è andata a ramengo e vige il tradimento e la cristianità "da pasticceria" come ha avuto a dire giorni fà Papa Francesco, osannato da tutti e in particolare da quelli, consentitemi, che parlano di bontà ma guai poi a chiedere di fare una vera azione di solidarietà. Si stracciano le vesti e si lamentano per paura che qualcosa loro accadrà. E' meglio tenersi strette le amicizie che "contano". E contano, in questi tempi e in questa Italia, valori che pare nulla abbiano a che fare con la verità, la bontà, la solidarietà. Si va sui luoghi di tragedie a fare mostra di sè. Ma di fatto le cose rimangono come sono quando si spengono le luci della ribalta. Fino alla prossima volta di annunciata tragedia. Tragedia per tutti. Colpiti per primi gli italiani, messi in ginocchio da tasse e malaffare. Senatori a vita a quintali e inutili con stipendi mensili d'oro quando milioni di italiani sono cassaintegrati, esodati, malandati. Un malaffare che parte spesso "dall'alto". Siamo stanchi di tanta pochezza istituzionale.

 

Fonte:

http://radiocivetta.eu/archivio-mainmenu-44/1160-in-italia-chi-si-mette-di-traverso-ha-le-ora-contate-liberta-di-stampa-balle

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Arrestato il giornalista Francesco Gangemi Il direttore de “Il Dibattito” deve scontare due anni per diffamazione a mezzo stampa. Siddi e Parisi: «Una mostruosità»

La Squadra Mobile di Reggio Calabria ha arrestato ieri il direttore del periodico “Il Dibattito”, Francesco Gangemi, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Catania a firma di Elvira Tafuri per alcune condanne passate in giudicato per un totale di due anni di reclusione.

 

Il provvedimento a carico di Gangemi scaturisce da una serie di condanne per diffamazione a mezzo stampa. Gangemi, 79 anni, dopo essere stato trasportato in Questura è stato poi trasferito all'interno del carcere di Reggio Calabria. Francesco Gangemi, nato a Reggio Calabria il 28 settembre del 1934 e che ha appena compiuto 79 anni, è stato arrestato ieri mattina. «Il predetto – informa la nota della Questura – è iscritto all’albo dei giornalisti dal 1983, ed è direttore del periodico mensile “Dibattito News” con sede a Reggio Calabria». E proprio la controversa linea editoriale di questa pubblicazione, se pure ha portato a Gangemi molta notorietà nella zona di Reggio e negli ambienti vicini alle Procure, è costata al giornalista anche molte querele. Sempre concentrato sulle vicende interne alla Procura e agli uffici giudiziari della città dello Stretto, Gangemi è stato denunciato spesso per reati legati alla pubblicazione dei suoi articoli. Sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a suo carico dai tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. Solo in un caso, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza, ed è la vicenda fa riferimento all'attività politica del giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio, per poche settimane, agli inizi degli anni 90 in un periodo travagliato per la città calabrese dello Stretto. L'arresto di Gangemi, e' stato eseguito dagli agenti della squadra mobile reggina, città dove il giornalista risiede, su provvedimento emesso dalla Procura generale di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri perché l'ultima sentenza, passata in giudicato, è quella del 21 novembre del 2012 emessa dal tribunale della città etnea. Nel provvedimento di arresto si legge che Gangemi «ha omesso di presentare l'istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti». Da qui la sospensione della revoca e la carcerazione. «È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere». È quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. «Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più 'forti' hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico 'Il Dibattito'. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura». «Ci appelliamo al Parlamento perché' voglia, con urgenza – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere». A dare la notizia dell'arresto del giornalista è stato il figlio Maurizio che dirige il sito di informazione on line ''Il Reggino''. In un articolo Maurizio Gangemi scrive, fra l'altro, che «le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po'. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre e' stato riconosciuto invalido civile al 100%; posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntargli dosi ed orari. È una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. È così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi».

Fonte:

http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/18051_arrestato_il_giornalista_francesco_gangemi/

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Reggio Calabria: Arrestato il direttore di “Dibattito News”

Ieri, personale della Squadra Mobile ha tratto in arresto GANGEMI Francesco, nato a Reggio Calabria il 28.09.1934, in esecuzione del Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione

 

n. 339/2013 SIEP, emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania, per i reati di Falsa testimonianza, Diffamazione col mezzo della stampa. L’arrestato, dovrà scontare una pena di anni 2 di reclusione. Il predetto è iscritto all’albo dei giornalisti dal 1983, ed è direttore del periodico mensile “Dibattito News” con sede a Reggio Calabria. GANGEMI Francesco, dopo le formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Fonte:

http://www.ilmetropolitano.it/?p=57372

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Reggio: arrestato il direttore de “Il Dibattito”, Francesco Gangemi

La Squadra Mobile di Reggio Calabria ha arrestato il direttore del periodico "Il Dibattito", Francesco Gangemi, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Catania per alcune condanne passate in giudicato.

 

Il provvedimento a carico di Gangemi scaturisce da una serie di condanne per diffamazione a mezzo stampa: il tutto per un cumulo di due anni di reclusione. Gangemi, 79 anni e in precarie condizioni di salute, è stato tradotto prima in Questura e poi all'interno del carcere di Reggio Calabria. Francesco Gangemi è un giornalista molto famoso in città, iscritto all'albo dei giornalisti dal 1983, per i suoi duri articoli su politica e magistratura: una linea editoriale, quella de "Il Dibattito", che costerà al giornalista diverse denunce. In passato sarà anche protagonista del cosiddetto "Caso Reggio", da cui comunque uscirà totalmente pulito.

Fonte:

http://ildispaccio.it/reggio-calabria/29796-reggio-arrestato-direttore-de-il-dibattito-francesco-gangemi

 

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Reggio Calabria: arrestato Francesco Gangemi, ex direttore del Dibattito, per reati di stampa

NOSTRO SERVIZIO – Francesco Gangemi, giornalista pubblicista, per anni direttore del Dibattito, prima di passare l’incarico al figlio Maurizio, è stato arrestato la mattina del 5 ottobre.

 

L’ha rivelato, facendo uno scoop, il figlio Maurizio, anche lui giornalista e direttore, oltre che del Dibattito, fondato e diretto per anni dal padre Francesco, anche del giornale online Il Reggino. Nel primissimo pomeriggio di sabato 5 ottobre sul giornale online ha scritto: “Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!” Subito dopo Maurizio racconta che in tre si sono presentati a casa nel mattino e, con garbo e imbarazzo, hanno notificato un mandato a Francesco Gangemi per poi accompagnarlo in questura e quindi nelle carceri di San Pietro. Il provvedimento è stato emesso dalla procura generale di Catania ed è “in esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione”. In altri termini, un provvedimento provocato dall’accumularsi di diverse sentenze dovuti a reati, spiega Maurizio, tutti connessi all’attività di giornalista del padre. Il commento del direttore del Reggino, ricostruita la vicenda, è netto, ironico, amaro: “Minchia signor tenente (come cantava Giorgio Faletti)!” Il giornalista continua: “In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero?” Quindi la conclusione: “Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!!” P.S. Fin qui l'articolo di Maurizio Gangemi. Non conosco la situazione giudiziaria del padre Francesco Gangemi che da anni è coinvolto in complicate polemiche furiose che non ho mai seguito da vicino. So invece che, nella salvaguardia di diritti di terzi offesi, è difficile accettare l'arresto di un uomo di 79 anni carico, tra l'altro, di problemi di salute che, per giunta, non ha commesso reati di sangue, nè gravi reati finanziari.

Fonte:

REGGIO. Arrestato Francesco Gangemi, ex direttore del Dibattito, per reati di stampa

Una nota è d’obbligo: quando si vuol fare informazione seppur DISinformati, basta solo il primo rigo per dimostrarlo. Maurizio Gangemi.

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Arrestato a 79 anni il giornalista Francesco Gangemi. La Fnsi: “Il collega via dal carcere, lo dice l’Europa”

Reggio Calabria, 6 ottobre 2013 – Francesco Gangemi, 79enne di Reggio Calabria, è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria per un provvedimento di ordine di carcerazione di pene concorrenti emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania.

 

Gangemi, giornalista dal 1983 nonché direttore del mensile Dibattito News con sede a Reggio Calabria, dovrà scontare una pena di 2 anni di reclusione per falsa testimonianza e diffamazione a mezzo stampa. La falsa testimonianza è per non aver voluto rivelare le proprie fonti fiduciarie sullo scandalo delle fioriere di inizio anni Novanta (tangenti per il verde pubblico), quando a Reggio Calabria fu arrestata l'intera giunta Licandro e Gangemi denunciò i traffici di soldi a Palazzo. Nel luglio '92 Gangemi, già di area politica democristiana, fu anche per 25 giorni sindaco della città prima dello scioglimento del Consiglio comunale. Il 79enne giornalista è stato associato al carcere di Reggio Calabria. 'DIFFAMAZIONE REITERATA' – Sono otto le sentenze, dal 2007 al 2012, emesse a suo carico nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, per il reato di diffamazione a mezzo stampa, nell'ambito dell'attività pubblicistica per il giornale Il Dibattito. Nell'ordinana di arresto è scritto che il 79enne giornalista ''ha omesso di presentare l'istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti''. 'INCOMPATIBILE CON LA DETENZIONE' – A dare la notizia dell'arresto di Francesco Gangemi, avvenuto ieri, è stato il figlio Maurizio che dirige il sito di informazione on line Il Reggino. In un articolo Maurizio Gangemi scrive, fra l'altro, che ''le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po'. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100%; posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntargli dosi ed orari. E' una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre.E' così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi''. LA REAZIONE FNSI – "E' allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere''. E' quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi. "Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee piu' 'forti' hanno diritto di esistere. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura''. ''Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". 

 

 

Fonte:

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2013/10/06/961457-reggio-calabria-arrestato-giornalista-francesco-gangemi.shtml

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Reggio di Calabria: arrestato il pericolosissimo giornalista Francesco Gangemi. Era inserito nell’elenco dei 5 giornalisti più pericolosi d’Italia stilato da tutti i Ministeri del Paese

(01) Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre! 

 

Stamane, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. C.P.P.) (in basso) emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.). Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!!

 

 

 

 

 

 

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Reggio Calabria: arrestato il pericolosissimo giornalista Francesco Gangemi. Era inserito nell’elenco dei 5 giornalisti più pericolosi d’Italia stilato da tutti i Ministeri del Paese

Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Stamane, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. C.P.P.) (in basso) emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega, il reo, in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.). Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!!

Fonte:

 

http://jeaccuse.eu/index.php/testimonianze-dal-mondo-mainmenu-26/27-servizi-giornalistici-sp-604/593-reggio-di-calabria-arrestato-il-pericolosissimo-giornalista-francesco-gangemi.html

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Velasco Vitali approda a Scilla

(527) Velasco Vitali è approdato a Scilla per ultimare la sua opera “Medi Terraneo: “Il mare in mezzo alle terre”, per un viaggio sospeso, come lui stesso lo definisce, di grande suggestione: “(…) dal castello di Scilla si incomincia a intravedere la sagoma della barca che il maestro sta realizzando con l’aiuto di 20 studenti dell’Università Mediterranea e dell’Accademia di Belle Arti.

 

L’opera è il simbolo del coraggioso progetto Viartis – sulle Rotte Mediterranee – che vede coinvolti il Dipartimento dArTe, l’Accademia delle Belle Arti, il Conservatorio e l’Associazione onlus Borghi Solidali. Un’idea complessa che ha scelto come palcoscenico 7 località  della Provincia di Reggio Calabria, per la realizzazione di percorsi di arte contemporanea, allo scopo di animare e valorizzare un territorio struggente ma spesso degradato che non può permettersi di rinunciare all’arte e alla bellezza. Il progetto Viartis prosegue non deludendo le aspettative del maestro Velasco dei suoi collaboratori – Valentina Ronzoni e Francesco Clerici. Velasco Vitali, conosciuto in tutto il mondo, incarna lo spirito dell’artista viaggiatore che ama perdersi nei luoghi, assalito da mille dubbi e dalla curiosità della sua perenne ricerca. Tutt’altro che autoreferenziale, affabile e molto didattico, ha subito creato il contatto con la gente, sorridendo e sdrammatizzando, sempre alla ricerca d’ispirazione. Centinaia di tronchi fissati con cordame vegetale, intrecciati tra loro per simulare il fitto fogliame di una foresta, saranno il suggestivo corridoio  attraverso il quale il visitatore godrà dello scenario dello stretto; mentre dalla piazza si intravede la sagoma rossa dei legni di un barca, il cui profilo arricchisce l’orizzonte Mediterraneo. L’opera, seppur ancora in corso, lancia messaggi di una forza straordinaria. Ci fa viaggiare nel tempo, ci commuove e ci scuote, e non può non far pensare a quello che in questi giorni la drammatica cronaca racconta di quanto succede nel Mediterraneo. Certo, verrebbe voglia di odiarlo il nostro mare, ma l’arte è speranza, la rivincita della cultura sulla quotidianità, un urlo che ci ammonisce a non arrenderci mai… e l’urlo e la passione di Vitali sono un irrinunciabile privilegio per la nostra terra.

 

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Roma: il 6 ottobre Luca Scorziello & Tamburi del Sud sul palco internazionale di “Batterika 2013” allo “Sgm Conference center”

(526) La Capitale balla con I “Tamburi del Sud”, protagonisti assoluti della maratona internazionale delle percussioni e del ritmo. Si chiama “Batterika”  il tempio della batteria che, per la quarta edizione, apre le sue porte ai più grandi maestri del settore, questa volta nella nuova location del grande “Sgm Conference center” di Roma.

 

Sul proscenio dell’evento finale, il 6 ottobre alle ore20.45, i riflettori saranno tutti per i Tamburi del Sud del Maestro Luca Scorziello. A far ballare e stupire il grande pubblico internazionale della kermesse più prestigiosa del settore. Da Reggio Calabria in Capitale per raccogliere l’alloro di un anno d’esordio da incorniciare. Un tour calabrese che ha gremito piazze “ballanti”, da un capo all’altro della regione e del Sud Italia. Adesso, dopo le acclamate tappe al fianco di Antonella Ruggero, Dj Francesco e tantissimi artisti calabresi e italiani, il palcoscenico delle grandi occasioni sarà tutto per loro: i guerrieri del ritmo. Quindici percussionisti guidati dal maestro Luca Scorziello, con la voce leader di Paolo Sofia alla direzione dei cori. “L’appuntamento romano di Batterika del 6 ottobre ci riempie di orgoglio – commenta il direttore dell’Orchestra dei Tamburi del Sud, Luca Scorziello – si tratta del vero tempio delle percussioni, che per il quarto anno consecutivo Lucrezio de Seta, Mirella Murri e Augusto Cherubini allestiscono con grandissima professionalità. Un evento gratuito che avvicina tantissimi giovani al meraviglioso mondo del ritmo e delle percussioni. Una filosofia che appartiene all’Orchestra dei Tamburi del Sud, tanti giovani musicisti del Sud Italia accomunati dall’amore per la buona musica e dalla energia positiva che vogliamo portare nelle piazze e presto anche nei teatri”. Batterika apre dunque i battenti: concerti a ingresso libero, seminari sempre gratuiti e demo strumentali allestiti in aree dedicate. Quest’anno anche la sezione Elettrika dedicata a basso e chitarra che contribuirà ad arricchire l’esposizione e il parterre di artisti italiani e internazionali del calibro di Todd Sucherman –portato da FBT- eletto nel 2009 miglior batterista rock del mondo da Modern Drummer Magazine che si succederanno sui palchi per poi mescolarsi tra la folla per un contatto diretto con i visitatori. Artisti e musica internazionale, con una new entry d’eccezione “made in Calabria”: la grande potenza di trenta mani sulle pelli dei “Tamburi del Sud”.

 

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ApindustriaCalabria: l’Alitalia e il territorio reggino

(309) ApindustriaCalabria, associazione delle Piccole e Medie Imprese di Reggio Calabria, si unisce al coro di proteste ed esprime il pensiero degli Imprenditori in merito alla polemica di questi giorni sui collegamenti Alitalia dallo scalo reggino.

 

Da quello che leggiamo, appena ricevuta notizia dell’ennesimo stillicidio dei voli cancellati dalla Compagnia di bandiera, la società di gestione del nostro Aeroporto ha lanciato un immediato grido di dolore che era una legittima richiesta di aiuto alle Istituzioni e alla politica. Le uniche risposte che ne ha ricevuto sono state la rassicurazione che la situazione è sotto controllo, che i rapporti con la Compagnia sono ottimi e che, dopotutto, la pugnalata che Reggio ha ricevuto, volo più, volo meno, è uguale a quella ricevuta l’anno scorso, gli anni passati, e sempre. Cioè, l’aeroporto di Reggio viene per l’ennesima volta mortificato gratuitamente e, invece di fare il muso veramente duro con Alitalia, l’ENAC, e tutto il sistema italiano che ha ghettizzato e ghettizza sempre più il nostro territorio, chi ci dovrebbe rappresentare si profonde in genuflessioni verso il più forte, rimproverando chi ha osato ribellarsi ?? Ma quali interessi ci sono dietro tutto questo, chiede ApindustriaCalabria? Giusto per inciso, per il pari volo di ieri, venerdì, il primo del mattino e l’ultimo della sera, prenotato nei medesimi tempi, quello da Reggio è costato oltre € 600,00, mentre quello da Lamezia € 250,00 c.a. Con la differenza che quello di Reggio era pieno come un uovo, mentre quello di Lamezia lo era a metà. E allora, oltre ad ogni altra considerazione, la verità è questa : Reggio ha fame di volare, e riempie gli aerei anche a 600 euro, alla faccia dell’ipocrisia e della falsità di chi sostiene che Reggio non ha passeggeri. E’ legittimo chiedersi, a questo punto: Alitalia non dovrebbe abbassare i prezzi, visto che la richiesta c’è ? No, ha tutto l’interesse, invece, a che rimanga l’unica compagnia aerea sullo scalo, utilizzando anche la contribuzione, statale o regionale che sia. Ed ecco spiegati, secondo quanto si comprende dalle comunicazioni di stampa, il freno di ENAC su concessione e limitazioni, l’autogestione del servizio a terra (unico caso in Italia), il bluff del forzato annullamento del Reggio/Torino, e chissà cos’altro ancora, al fine di evitare l’ingresso di altre compagnie, ottenere ulteriori sovvenzioni pubbliche giustificate da inesistenti perdite, limitare i ricavi della società di gestione, appesantirne i costi e attuare di fatto un monopolio nello scalo. E tutto ciò, alla fine, determina anche il mancato intervento di eventuali concreti investitori per la privatizzazione dello scalo. ApindustriaCalabria lo ha detto in passato e continua a ribadirlo : quello di Reggio è un aeroporto di vero servizio e supporto al territorio e soprattutto alle sue attività economiche. Tutto ciò che accade a riguardo il nostro scalo si è sempre tradotto e continua a tradursi in reali limitazioni all’utenza, e all’economia locale, assolutamente penalizzata e disincentivata a produrre. Tanto va visto, sostiene Apindustriacalabria, nell’unica ottica dell’emarginazione delle nostre aziende, della mancata realizzazione di infrastrutture sul territorio, dell’incentivazione all’economia dei grandi gruppi, segnatamente non meridionali. Basta. Il Meridione, con Reggio che rappresenta il Meridione del Meridione, non può più essere utilizzato da polmone per vendere i servizi e i prodotti della parte ricca e produttiva del resto d’Italia, e ammortizzatore e paravento di sperperi fatti e fruiti altrove. Non possiamo più guardare inermi che il sistema Italia continui ad emarginare il nostro territorio e la sua economia, con il risultato voluto di spingere i giovani ad andarsene per sperare di dare valore alla loro esistenza, ovvero a restare chinando la testa e cadendo nell’anonimato, se non nelle mani della criminalità. Tutte le forze sane di Reggio, ribadisce ApindustriaCalabria, devono fare fronte comune e esprimere, anche, se del caso, attraverso nuovi Rappresentanti e Istituzioni, azioni di forte civile protesta, al fine di ridare dignità all’intero territorio. Cominciamo da una chiara, univoca, sinergica e vera posizione mirata ad incrementare i collegamenti aerei da Reggio. Non abbiamo il diritto di subire le derisioni dei voli cancellati e di quelli artatamente prima inviati qui e poi dirottati su altri scali, i disagi dei prezzi spropositati, le ingiustizie dei mancati investimenti, le assurdità delle limitazioni. Chi non è d’accordo su queste legittime aspettative abbia la correttezza e l’onestà di farsi da parte, e stare zitto. ApindustriaCalabria.

 

 

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Calcio a 5, serie A girone C, II^ giornata: domenica 6 Pro Reggina-Cus Potenza

(387) di Daniela Gangemi. Concetti chiari e fiducia nell’attesa. La Pro Reggina ’97, si appresta all’esordio al Botteghelle, affrontando nel secondo turno del campionato di serie A di calcio a 5, il Cus Potenza.

 

Per Enzo Tramontana, un banco di prova, dopo l’ottima vittoria ottenuta contro il Molfetta: “Sarà una partita in cui potremmo verificare l’efficacia del lavoro svolto in settimana. Mi aspetto che le ragazze, come sempre, mettano la giusta grinta,determinazione, carattere ed applicazione dei concetti tattici. Dobbiamo fare bene. Sarà necessario rimanere concentrati sino alla fine, per non sottovalutare i nostri avversari e conquistare un risultato pieno. Ho grande fiducia nei singoli e nel collettivo. Dobbiamo ancora crescere e dare le risposte che società e tifosi attendono”. Le valutazioni della preparazione della partita, sono più che positive, le indicazioni tecniche, atletiche e la qualità dell’organico, inducono il tecnico ad aggiungere che: “Tutte le ragazze si allenano con dedizione massima e abnegazione, consentendo di assimilare schemi, organizzare il gioco e ridurre i margini di errore. Analizzati i diversi aspetti, abbiamo lavorato cercando i movimenti migliori per dare consistenza e continuità al nostro gioco”. Un organico giovane che sicuramente sarà rinforzato con l’arrivo di elementi di esperienza che consentiranno di migliorarne lo spessore qualitativo e tecnico: “Questa squadra – dichiara il presidente Caridi – che dimostra di avere carattere e potenzialità nei singoli, deve essere aiutata. Il campionato è lungo, molte compagini sono attrezzate e l’intensità agonistica delle partite, richiede di avere a disposizione una rosa lunga e competitiva. Stiamo effettuando gli ultimi passaggi per il tesseramento della spagnola Marin, una giovane promessa del calcio a 5 femminile e intanto, lavoriamo per aggiungere altre giocatrici più esperte. E’ importante che le nuove siano in possesso delle qualità tecniche e delle motivazioni necessarie per concorrere alla crescita del gruppo, condividendone la filosofia dell’impegno e del lavoro”. La partita tra la Pro Reggina ’97 e il Cus Potenza, si disputerà domani alle ore 15:00, con ingresso gratuito.

 

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Pugilato: il 12 e 13 ottobre i campionati regionali con 12 pugili reggini sul ring

(386) di Carmelo Regolo. Continuano senza sosta a Reggio Calabria i preparativi per i Campionati regionali di pugilato Schoolboys, Junior e Youth, organizzati dal team Amaranto Boxe RC-Shanti Vibo in collaborazione con il promoter Carmelo Regolo, con la palestra TechnoFitness, con il ristorante Naos, con l'Asi ed il supporto della FPI.

 

La manifestazione è programmata per i giorni 12 e 13 Ottobre presso la palestra TechnoFitness ubicata a Reggio Calabria nel  viale A. Moro trav. Soccorso a mare (subito dopo il passaggio a livello)con inizio alle ore 16:30. L’evento iniziera' con le semifinali che si svolgeranno giorno 12 ottobre, mentre il giorno successivo (Domenica 13 ottobre) si disputeranno le Finali. Oltre ai match di Campionato sono in programma altri combattimenti “fuori torneo” che vedranno impegnati ben 12 pugili reggini (9 tesserati con l’Amaranto Boxe e 3 con la Reggio Boxe) unitamente a pugili di altre societa' provenienti dalla Calabria e dalla Sicilia. Nei Campionati Junior, per l’Amaranto Boxe salirà sul ring nei Kg. 63 Francesco Arena che troverà sul suo cammino, per il titolo regionale e per l’accesso alle Fasi Nazionali in programma in Piemonte dal 23 al 27 ottobre, Luca De Masi della Kroton Boxe e Riccardo Bova della Boxe popolare Cosenza; mentre – sempre per l’Amaranto Boxe – nella categoria youth 64 Kg Stanislav Bragutsa, nato in Ucraina ed ora cittadino italiano, tenterà di conquistare il titolo calabrese e l’accesso alle Finali in programma dal 6 al 10 novembre in Umbria, ma troverà sul suo cammino Alessandro Mazzotta della Boxe Popolare Cosenza e Giuseppe Pullia della pugilistica Eagles Catanzaro. Nella categoria SchoolBoys il giovanissimo cosentino dell’Amaranto Boxe Giuseppe Osnato, preparato del maestro Raffaele Destefano, è già qualficato per la fase Finale della sua categoria (School Boys Kg. 48) dal 23 al 27 ottobre. Oltre agli incontri valevoli per i Campionati regionali saliranno sul ring altri 10 pugili reggini: Rocco Calabrò Kg. 128 – Amaranto Boxe, Angelo Trimboli Kg. 110- Amaranto Boxe, i vibonesi Lorenzo Sisinni Kg. 91- Amaranto Boxe e Filippo Corello Kg. 75 – Amaranto Boxe, entrambi allenati dal tecnico Aldo Facciolo, il messinese Mario Argento Kg 69 – Amaranto Boxe, Antonino Vazzana kg. 69 – Amaranto Boxe e Giuseppe Osnato Kg 48 – Amaranto Boxe; mentre calcheranno il ring per la Reggio Boxe: Sagar Kumar Kg. 60 – Reggio Boxe, Francesco Di Giorgio Kg 105 – Reggio Boxe e Giovanni Arfuso Kg. 75 – Reggio Boxe. E’ di notevole importanza l’impegno dei pugili nelle due giornate per affinare l’esperienza in vista del Campionati Italiani ASSOLUTI, le cui fasi regionali sono previste nel mese di Novembre e le fasi nazionali sono programmate nel mese di Dicembre. In definitiva saranno due grandissime giornate di gare con oltre 20 combattimenti e con la presenza di ben 14 Società calabresi e siciliane a Reggio Calabria. Notevolo lo sforzo tecnico in casa Amaranto Boxe del Maestro Peppe Fedele ben coadiuvato dal tecnico Salvatore Pace per allestire una due giorni di Pugilato & Galà dello Sport. Oltre a Campionati Regionali di pugilato, nella giornata di domenica ci saranno spettacolari esibizioni di altre discipline sportive, saranno impegnati gli atleti della Società Dekaju Kombat & Fitness che proporranno attraverso delle scenette che riproducono delle situazioni di pericolo reali e quotidiane non solo le tecniche di Difesa Personale per difenersi ma puntualizzando le circostanze. Tra le “scenette” citiamo: Rapina al Bancomat, il  Drogato, il Bullo, Borseggiatore sul Tram, Una coppia la Bar, Fare amicizia in Chat, il valore della Vita, momenti di Sport che vedranno impegnati oltre agli allievi anche l’istructor Demetrio Rosace ed il trainer Gianclaudio Aiossa. Ci sarà anche un momento in cui saranno impegnati gli allievi della Società Judo Yamashita con i tecnici Francesco Foti e Maurizio Crea che proporranno tematiche di Judo, Krav Maga e Difesa Personale. Ancora spettacolari esibizioni con alcuni atleti della Società Kichaly Boxe Fight Club e Karate Club Melto Porto Salvo, impegnati in Bunkay di Karate, incontro di Kick Light, incontro di Chanbarà ed performance di Nuncha Ku, con le direttive dell’istruttore Carlito la Russa. Sul sito www.amarantoboxe.it è possibile trovare tutti gli aggiornamenti.

 

 

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Pallacanestro, DNC: domani esordio casalingo per la VIS che affronterà la Green Basket Palermo

(385) di Federico Strati*. Sarà la Green Basket Palermo domani (PalaBotteghelle ore 18,30) a battezzare l’esordio della Vis Reggio Calabria nel campionato nazionale Dnc di pallacanestro, che i reggini del presidente Demetrio Barreca disputano per il terzo anno consecutivo.

 

I bianco/amaranto di coach D’Arrigo (confermatissimo in panchina) vogliono ben figurare in  un girone, quello meridionale, che si preannuncia molto equilibrato, composto da 7 siciliane e 3 calabresi, pronte a darsi battaglia a suon di canestri per conquistare l’agognato salto di categoria. La squadra si presenta ai nastri di partenza del girone G con un organico quasi completamente rinnovato: partiti i vari Zampogna, Pellicanò, Gjinaj, Scaffidi, Vazzana, Marseglia, Semerano e Stracuzzi, sono rimasti solo capitan Grasso, bandiera e simbolo della Vis, insieme al giovane promettente pivot Cedro. A completare il roster il blocco proveniente dalla Nuova Jolly composto dall’esperto  Tramontana, Vozza, i fratelli Dario e Riccardo Costa e Ielo, oltre al three pointer messinese Carnazza, Arena e il “baby” Barrile (quest’ultimo in prestito dal settore giovanile della Viola). “Nonostante le tante problematiche dovute alla ristrutturazione del palazzetto che, gioco forza, ci hanno sottratto tempo prezioso – ha detto il direttore generale della società, Luigi Di Bernardo – siamo ugualmente riusciti ad allestire un organico competitivo che può dare filo da torcere a tutti e potenzialmente in grado di regalare soddisfazioni ai nostri tifosi. Se possibile, vogliamo migliorare il risultato della scorsa stagione, senza porci limiti, guardando di partita in partita”. *Ufficio Stampa.

 

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Reggio di Calabria: Planetario provinciale Pythagoras, sabato 5 la “Giornata nazionale sull’inquinamento luminoso”

(525) Sabato 5 Ottobre si celebra, in tutta Italia, la XX Giornata dedicata al problema dell’Inquinamento Luminoso. La “Giornata” viene indetta dal 1993 su iniziativa del Osservatorio astronomico Serafino Zani di Brescia con il patrocinio dell’Unione Astrofili Italiani, dell’International Union of Amateur Astronomers, dell’Associazione Amici dei Planetari, dell’Associazione Cielo Buio e dell’International Dark Sky Association.

 

La manifestazione diventa l’occasione per far conoscere a livello locale le iniziative, anche normative, che tentano di limitare l’inquinamento luminoso. Si tratta di soluzioni tecniche che prevedono l’impiego di sistemi di illuminazione schermati verso l’alto, l’utilizzo nelle zone idonee di lampade al sodio a bassa pressione che comportano anche un notevole risparmio energetico e normative come quelle descritte nel disegno di legge n. 751 sull’inquinamento luminoso. Nel corso della “Giornata” si svolgono iniziative di informazione, conferenze, serate astronomiche pubbliche in siti particolarmente adatti per l’osservazione del cielo notturno o nelle piazze dove vengono, per l’occasione, spente le luci. In occasione della “Giornata” vengono anche fatti conoscere i “Parchi delle Stelle”, cioè le aree adatte per lo svolgimento di osservazioni astronomiche già poste sotto tutela ambientale in quanto comprese nei confini di parchi naturali e riserve. La Sezione Calabria della Società Astronomica Italiana – Planetario Provinciale aderisce all’iniziativa che annualmente celebra all’interno del Parco Mirella Carbone dove è ubicato il Planetario Pythagoras. Le collaborazioni di recente intraprese con il Comune di Reggio Calabria all’interno delle “Festività Mariane” e con l’Ente Parco d’Aspromonte con il progetto tra “Cielo e Terra: a scuola dalla Natura”, trovano ancora un ulteriore punto di incontro in questa iniziativa che inserisce, per la prima volta, le due Istituzioni tra quelle nazionali che aderiscono all’iniziativa. A causa dell’inquinamento luminoso il Cielo, ormai, dalle Città non si osserva più nella sua bellezza per questo il nostro Comune spegnerà, simbolicamente, le luci per un tempo limitato, se le condizioni tecniche lo consentiranno, attorno all’area adiacente al Planetario. Questo, oltre che la dimostrazione di una adesione piena all’iniziativa, consentirà al pubblico presente di ritrovare nel Cielo emozioni dimenticate che per fortuna all’interno del Parco d’Aspromonte si possono ancora ritrovare. Il dottor Gianni Catanzaro, astronomo dell’Osservatorio Astrofisico di Catania, con la sua relazione spiegherà che l’inquinamento luminoso è un problema di tutti, non solo degli astronomi e degli appassionati di astronomia. L’aumento della luminosità del cielo notturno, infatti, impedendo la visione delle stelle e degli altri corpi celesti, ci isola da quell’ambiente di cui noi e il nostro pianeta siamo parte, altera il nostro rapporto con l’ambiente dove viviamo: l’Universo. La Via Lattea non è una semplice “distesa di stelle” ma è la nostra Casa nell’Universo, quell’isola di stelle di cui il Sole fa parte, nella quale abitiamo e che i nostri antenati percepivano ogni notte serena. In un futuro non lontano una cappa lattiginosa potrebbe nascondere del tutto agli occhi dei nostri figli quella parte di Galassia in cui ci troviamo. L’Unesco per tutelare il Cielo lo  ha dichiarato: Patrimonio dell’Umanità. All’interno del programma stilato dal Planetario Pythagoras uno spazio è riservato uno spazio alle attività didattiche; Federico Zindato, allievo del Liceo Classico Tommaso Campanella. illustrerà il suo lavoro: “I cieli rubati d’Italia” con cui ha vinto il premio Schiaparelli nell’anno 2012.

 

 

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Arangara vincitori di “Una canzone per Bologna”. Il gruppo calabrese prodotto da Guccini ha trionfato con il brano dedicato a Lucio Dalla

(524) di Maria Teresa D'Agostino. Con la canzone “Lucio”, sono gli Arangara i vincitori della seconda edizione di “Una canzone per Bologna”. Il brano dedicato al compianto Lucio Dalla, contenuto nel nuovo cd del gruppo calabrese “Grazia in punta di piedi”, prodotto dalla ViaPaoloFabbri43 di Francesco Guccini e distribuito dalla Universal Music, è stato il più votato alla rassegna musicale svoltasi domenica scorsa i Piazza Maggiore,

 

a Bologna (nella foto in basso). Il concorso musicale premia “il brano che meglio descrive situazioni, aspetti, curiosità ed abitudini” della Città e di Bologna. Lo scorso anno, a vincere la prima edizione fu il cantautore William Manera; quest’anno gli Arangara si sono contesi il trofeo con altre due band giunte con loro in finale: i Giardini di Monet e Lefragole. La manifestazione ha voluto così premiare l’originale proposta musicale del gruppo che al filone della migliore tradizione cantautorale affianca suoni e ritmi del mediterraneo con l’uso di strumenti tipici del sud. Dopo il tour estivo in Calabria, con la partecipazione speciale di Juan Carlos Flaco Biondini, storico chitarrista di Guccini, gli Arangara sono ripartiti con importanti appuntamenti nelle maggiori città del centro e del nord; prossime tappe: il 24 ottobre a Torino per il concerto organizzato dall’associazione culturale Hiroshima Mon Amour, il 25 a Ferrara per la seconda Rassegna Storica e Nuova Canzone d’Autore con Mimmo Locasciulli e Goran Kuzminac al Teatro Estense, il 16 novembre a Valli del Pasubio (VI) al Teatro San Sebastiano. Gli Arangara vantano importanti collaborazioni artistiche con Pierangelo Bertoli, Claudio Lolli, Gianfranco Manfredi e lo scrittore e giornalista Carlo Lucarelli che insieme alla band del carismatico Gianfranco Riccelli ha portato in tour TeatroCanzone, progetto di musica e parole in favore dello Sri Lanka. Ufficio Stampa.

 

 

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