Pallacanestro, DNC, III^ giornata: Vis Reggio Calabria-Nertos Cosenza 58-66

(413) di Federico Strati*. Vis Reggio Calabria-Nertos Cosenza: 58-66 (15-23, 15-15, 11-19, 17-9). Vis: Vozza 7, D. Costa 6, Tramontana 16, Grasso 13, Barrile 3, Carnazza, R. Costa 13, Ielo, Cedro. Allenatore: D’Arrigo. Nertos: Rotundo 8, Pellegrino Yasakov 6, Guzzo 11, Lombardo 15, Coscarella 8, Vazzana 18, Calabrese. Allenatore: Binetti.

 

La Nertos Cosenza si aggiudica il derby di Calabria espugnando il PalaBotteghelle ed infliggendo alla Vis la prima sconfitta stagionale. L’esito della gara non è mai stato in discussione, con il quintetto di coach Binetti che ha avuto il controllo del match fin dalla palla a due, raggiungendo per due volte (sul 19-35 e sul 41-57) un vantaggio massimo di 16 punti per poi amministrare il veemente ritorno finale dei reggini, usciti comunque a testa alta dal parquet. Fra i bruzi l’ex di turno Vazzana (18 punti) ha fatto la voce grossa bombardando il canestro bianco/amaranto con continuità, ben spalleggiato da Lombardo (15), Guzzo (11) e il nuovo acquisto Rotundo (8). Fra i reggini di coach D’Arrigo, invece, hanno pesato non poco l’infortunio di Carnazza (la guardia messinese è rimasta in panchina per tutto l’incontro) e i tre falli di Tramontana commessi già nel primo quarto, che hanno costretto l’ala/pivot ex Nuova Jolly a lungo fuori dal rettangolo di gioco. La sconfitta di ieri non inficia minimamente l’ottimo inizio di campionato della Vis, chiamata ad un pronto riscatto domenica prossima a Marsala, mentre per la Nertos si attendono conferme in casa contro il Mazara. *Ufficio Stampa Vis Reggio Calabria.

 

 

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Pallacanestro, Lega Due Silver, III^ giornata: Teate Chieti-Viola Reggio Calabria 68-60

(411) di Lorenzo Mazzitelli*. La Viola esce sconfitta dalla trasferta in terra Abruzzese, il finale è 68-60. La Viola non è mai riuscita ad andare in vantaggio, fin dalle prime battute c'è stato un elastico di 6 punti che Caprari e soci non sono mai riusciti a colmare – se non in qualche frangente portandosi anche sul -2 – arrivando al distacco finale di 8 punti.

 

La partita. La Viola entra in campo schierando Bell, Fabi, Sorrentino, Spera e Ammannato, mentre i Teatini presentano uno starting five con Glover, Raschi, Diomede, Soloperto e Shaw. Il primo quarto termina sul 16-10 con uno Shaw straripante che alla fine risulterà essere il migliore in campo con una valutazione di 28 e 23 punti. Nella Viola invece Bell non si vede in campo, si suoi tentativi dalla lunga e dalla media puntualmente falliscono e anche Caprari non è nella sua migliore giornata con 0 punti alla fine dei primi due quarti, di contro Fabi disputa un ottimo inizio. Il secondo quarto termina 28 a 13 e dunque la Viola riesce a rosicchiare un punto, da segnalare in questo frangente la prestazione di Gaetano Spera (9 punti per lui) che tiene a galla la Viola. Dall'altro lato è Soloperto a segnalarsi con un'ottima prestazione difensiva, l'ex della Viola nelle situazioni di "palla contro" è il migliore dei suoi. Si va a riposo e in campo entra un altro Bell, 17 punti finali per lui, ma frutto di 7 su 21 al tiro, sarà però tutta la Viola alla fine ad essere fallosissima da dentro l'arco (36%) e da fuori l'arco (24%), anche Marco "badred" non è quello di domenica scorsa e il terzo quarto finisce 48 a 39. Nell'ultimo quarto la Viola dà l'impressione di potere rientrare in partita grazie al ritorno dei suoi top men come Caprari, Bell e Fabi, ma per una serie di errori e di episodi la Viola non rientra anche per via della non miglior giornata dei nostri due play Campani, Diomede, Shaw, Gialloreto non ci stanno a mollare una partita condotta dall'inizio e riescono con calma olipica a mantenere il vantaggio. La partita, come detto si chiude 68 a 60, con Chieti che festeggia e la Viola, che per quanto generosa, ma pur sempre con l'uomo in meno, già da domani dovrà pensare alla partita contro Casalpusterlengo con i Reggini che cercano l'immediato riscatto. Le interviste del post-partita. Queste le parole del Coach Ponticiello dopo la sconfitta di Chieti: "Una partita che lascia un bel pò di rammarico perchè siamo stati poco cinici, il piano partita ha funzionato abbastanza bene, abbiamo faticato in attacco, ma nel complesso stavamo facendo quello che volevamo fare. Ogni volta che sembrava che l'inerzia girasse a nostro favore, nel momento in cui bastavano due cose giuste siamo mancati consentendo a Chieti di allungare di nuovo". “Nel finale la situazione di falli ha penalizzato gli interni (Spera e Ammannato), in quel frangente è uscita fuori la capacità di Chieti di dimostrarsi sul pezzo. Nel complesso però non abbiamo mosso il pallone con la rapidità necessaria, nei momenti chiave loro hanno sempre punito la nostra difesa, noi non ci siamo riusciti, non credo la loro difesa fosse trascendentale". "Una di quelle serate in cui la palla ristagnava in certi spazi. Volevamo giocare sui lunghi e ci siamo riusciti, ma quando dovevamo uscire e sorpassare commettevamo un errore in attacco e uno in difesa". "Forse eravamo anche un pò nervosi, martedì cercheremo di capire". "Dal punto di vista della voglia e della partecipazione non rimprovero nulla ai nostri ragazzi, ma una possibile ipotesi è che abbiamo sentito troppo la partita. E' vero che ci manca uno come Kirkland che doveva essere il catalizzatore del gioco interno, ma è anche vero che siamo contentissimi del lavoro di Gaetano (Spera n.d.r.) e di questi uomini a disposizione e di loro mi fido per l'ottimo lavoro che stiamo facendo. Dovevamo essere molto più lucidi, le palle vaganti dobbiamo prenderle noi, non l'avversario, probabilmente sta qui e nella mancanza di ciniscmo, la chiave della nostra sconfitta". *Press Manager Viola Reggio Calabria.

 

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Planetario provinciale Pythagoras di Reggio Calabria: XXIII Settimana Nazionale della Cultura Scientifica e Tecnologica (21-27 ottobre 2013)

(553) Il Planetario provinciale Pitagora di Reggio Calabria aderisce alla XXIII Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica promossa dal Ministero Università e Ricerca. Scopo della Settimana, come recita la circolare ministeriale, è di mobilitare tutte le competenze e le energie del Paese per favorire la più capillare diffusione di una solida e critica cultura tecnico-scientifica.

 

In particolare, la Settimana stimola l'apertura di efficaci canali di comunicazione e di scambio tra l'universo della società civile (che vede in prima fila il mondo della scuola), da un lato, e l'articolato complesso del Sistema Ricerca (università, enti di ricerca pubblici e privati, musei, aziende, associazioni, ecc.) dall'altro. Si tratta di un compito di importanza decisiva, non solo perché contribuisce alla crescita culturale del Paese, ma anche perché costituisce uno dei presupposti per il pieno esercizio dei diritti democratici dei cittadini, i quali sono chiamati a compiere sempre più spesso scelte (ambiente, genetica, energia, ecc.) che, per essere davvero autonome e responsabili, implicano una solida cultura scientifica di base. In tal senso la Provincia di Reggio Calabria, in sinergia con la Società Astronomica Italiana, dimostra ancora una volta di essere sensibile e attenta nei confronti dei propri cittadini. I temi dell’edizione 2013, individuati dal Ministero sono: “Raccolta, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti” e “Riscaldamento del pianeta e clima”. Il problema della gestione dei rifiuti è diventato di rilevanza nazionale. La crescita dei consumi e l'urbanizzazione degli ultimi decenni hanno da un lato aumentato la "produzione" dei rifiuti e dall'altro ridotto le zone disabitate in cui trattare o depositare i rifiuti. Il nostro pianeta si sta riscaldando sempre più. E la colpa è inequivocabilmente dell'azione degli esseri umani. Queste sono state le prime conclusioni degli scienziati dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, riuniti il 27 settembre di questo anno a Stoccolma. Si comprende allora l’importanza di discutere di questi problemi. Il Planetario provinciale Pitagora, consapevole del ruolo che svolge all’interno della Città, della Provincia, della Regione ha programmato una serie di incontri per discutere con i cittadini ed il mondo della scuola, attorno a questi problemi che sono di vitale importanza per il futuro del nostro Pianeta. Fuori dal tema della settimana potrebbe sembrare la conversazione sulle Comete che si terrà mercoledì 23 ottobre alle ore 16.00. Così non è. Anche le Comete sono state responsabili dei cambiamenti climatici. Non è un tentativo di scagionare l'uomo e di alleviare le sue colpe nei confronti del pianeta. Uno studio recente ha dimostrato che quasi 13mila anni fa l'impatto di una meteora o di una cometa in Canada avrebbe dato origine ad un periodo più freddo chiamato Younger Dryas. Ma il motivo principale per il quale è stato inserita una conversazione sulle comete non è riferito a questo ruolo cometario bensì alla circostanza che questo è l’argomento che gli allievi, che vorranno partecipare alla edizione 2014 delle Olimpiadi Nazionali di Astronomia, dovranno affrontare. Il Planetario cosciente del ruolo che gli è stato affidato dalle Istituzioni ritiene di dover mettere in atto tutte quelle azioni che si rendono necessarie per garantire la preparazione degli allievi che intendono partecipare alle Olimpiadi. Di seguito il programma. Lunedì 21 ottobre 2013 Ore 21,00 Conferenza: Il risparmio energetico e le Stelle Dott. Giovanni Palamara Astrofisico – Esperto Planetarium Pythagoras; Martedì 22 ottobre 2013 Ore 21,00 Conferenza: I rifiuti: una risorsa Prof.ssa Laura Giovine Docente Liceo Scientifico "Leonardo da Vinci" di Reggio Calabria; Mercoledì 23 ottobre 2013 Ore 16,00 Presentazione  delle Olimpiadi Italiane di Astronomia 2014 Prof.ssa Angela Misiano Responsabile Scientifico Planetarium Pythagoras Ore 16,30 Conferenza: "Che cosa sono le comete? Da che cosa dipende la loro luminosità? Cosa ci dicono sulla formazione del sistema solare? E sull'origine della vita sulla Terra?" Prof. Toni Scarmato Astronomo – Esperto internazionale di Comete; Giovedì 24 ottobre 2013 Dalle ore 15,00 alle ore 20,00 Incontro con l'I.C. Borrello Fiorentino di Lamezia T.: visita guidata del Planetarium Pythagoras Rosario Borrello, Marica Canonico, Carmelo Nucera Staff Planetarium Pythagoras Ore 21,00 Conferenza: Raccolta, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti Mariacaterina Gattuso Esperta – Segreteria Legambiente Calabria; Venerdì 25 ottobre 2013 Ore 21,00 Conferenza: I misteri del cielo terrestre… non meglioidentificati… tra  scienza e fantascienza Dott. Francesco Macheda Dirigente Settore Cultura e Planetarium Pythagoras; Sabato 26 ottobre 2013 Ore 21,00 Conferenza: Riscaldamento del Pianeta e Clima Dott.ssa Paola Nasti Responsabile Settore Scuola e Formazione e Circolo Legambiente Reggio Calabria; Domenica 27 ottobre  2013 Ore 11,00 Il Sole, una energia pulita, raccontato ai piccoli: osservazione del Sole al Telescopio Rosario Borrello, Marica Canonico, Carmelo Nucera Staff Planetarium Pythagoras.

 

 

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Reggio di Calabria: censimento della popolazione, un’odissea senza fine

(134) di Barbara Latella. Ancora disagi a rilevatori e coordinatori del Comune di Reggio Calabria per un errore nel saldo dei compensi. È trascorso più di un anno dalla conclusione delle operazioni relative al “XV Censimento della popolazione e delle abitazioni” indetto dall’Istat nel 2011 a livello nazionale e poi attuato dai numerosi Comuni italiani chiamati a parteciparvi attivamente mediante reclutamento di rilevatori e coordinatori da impiegare sul campo.

 

Tra i numerosi comuni, anche il Comune di Reggio Calabria, a mezzo dell’U.O. Statistica e Qualità dei servizi, che ha diretto e coordinato le attività censuarie. La liquidazione dei compensi spettanti ai numerosi operatori reclutati tramite Albo dei rilevatori statistici del Comune, per “vestire” i panni di rilevatore, addetto al centro comunale di raccolta o coordinatore comunale, ha davvero assunto i connotati di una vera e propria odissea. A onor del vero non si tratta del primo e sporadico episodio di ritardi e mancati pagamenti per indagini statistiche espletate sempre col medesimo sistema, poiché già da diversi anni, molti degli stessi operatori coinvolti anche nell’attività di Censimento, vantavano crediti per compensi mai pagati dal Comune e ad oggi ancora insoluti. Tutto questo nello stupore più generale considerato che le somme per i detti compensi – “somme vincolate” – sono state sempre regolarmente versate dall’Istat al Comune per ogni singola indagine, non giungendo tuttavia mai ai legittimi destinatari, nonostante la regolare trasmissione all’ufficio competente dei provvedimenti di liquidazione. Ciò che è sempre mancato, dunque, è il famoso “mandato di pagamento”, nonostante la liquidità per i pagamenti fosse stata sempre e puntualmente erogata e fosse giunta nelle casse comunali con quel fine. Stessa triste sorte è stata riservata, dunque, agli operatori del Censimento. Addirittura con un percorso assai più tortuoso nel tentativo di recuperare i propri compensi. Un percorso che oggi arriva ad assumere risvolti quasi tragicomici, tanto da non  poter essere sottaciuto. Eh si! Perché dopo un iniziale respiro di sollievo tirato nel marzo scorso (e già comunque dopo un anno dal termine) in seguito al pagamento in acconto del 70% dei compensi, dopo varie vicissitudini, rinvii o risposte quasi sempre negative, finalmente due settimane fa arriva il saldo del restante 30%. Una manna dal cielo che, considerati i pregressi ritardi, lasciava intravedere uno spiraglio di luce. Forse l’idea che qualcosa cominciasse davvero ad andare per il verso giusto! E’ bastato davvero poco a cancellare quella già flebile idea! Una e-mail giunta ai “malcapitati” che, notiziandoli di un errore commesso nella procedura di emissione dei mandati, invitava gli stessi a recarsi all’Ufficio di riferimento per la regolarizzazione della procedura. La natura dell’errore, per come appreso in seguito, è relativa alla corresponsione del 20% della somma che il comune avrebbe dovuto invece trattenere a titolo di acconto sui compensi, per effettuare le ritenute previste per legge. Da qui parte la vera e propria corsa del Comune al recupero delle somme indebitamente ed erroneamente sborsate, mediante telefonate, email, e avvisi sopraggiunti ai destinatari addirittura durante il viaggio di nozze … con il consiglio, per coloro i quali non fossero prontamente reperibili, di mobilitare interi rami della parentela perché provvedessero a questa restituzione al posto dei diretti interessati. Eh già, perché “urge” il recupero di tali somme e bisogna “collaborare”!!! Il Comune ha delle scadenze da rispettare, e se tali soldi non venissero restituiti si rischierebbe di diventare degli “evasori fiscali”. E poco importa, nella città in cui tutto è concesso, se chi dovrà restituire questi soldi è a sua volta ancora creditore del comune da diversi anni e per somme quadruple rispetto a quelle chieste in restituzione … se l’errore commesso dall’ufficio (scusabile in altri contesti sociali e con altri trascorsi) comporterà un’ulteriore spendita di tempo, disagi per file agli sportelli bancari, mobilitazione di parenti e amici per quanti per loro fortuna risiedono o lavorano fuori città … se chi alza la voce o semplicemente scrive un articolo su un quotidiano lo fa perché, come tanti altri, è legittimamente stufo e mortificato da questo modo di fare … se lo stesso Comune che è ancora debitore, e lo è comunque stato sino ad oggi,  minaccia un’azione legale nei confronti dei propri creditori!!! Null’altro da aggiungere, il commento ai lettori…

 

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I giudici ci ripensano, ai domiciliari il giornalista di 79 anni. L’Europa ci bacchetta sulla libertà di stampa. E i magistrati fanno dietrofront: Gangemi, anziano e malato, torna a casa

di Gianpaolo Iacobini. Esce dal carcere e va ai domiciliari Francesco Gangemi. Ma l'Italia che manda in galera i giornalisti ha un avversario: l'Europa.  Ha lasciato ieri la casa circondariale di Reggio Calabria il direttore del mensile Il Dibattito, spedito in cella a 79 anni – sebbene invalido e malato di cuore e di tumore – per scontare una pena a due anni di reclusione derivante da alcune condanne per diffamazione.

 

I giudici ci hanno ripensato. Il magistrato di sorveglianza Daniela Tortorella, considerate le precarie condizioni di salute dell'anziano cronista, gli ha concesso di continuare a scontare tra le mura domestiche il suo debito con la giustizia, dopo sei giorni passati al fresco in esecuzione di un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura generale di Catania, sul quale da subito si erano addensati come nubi i rilievi dei difensori, gli avvocati Lorenzo Gatto e Giuseppe Lupis. La Procura catanese ha preso atto della decisione del giudice reggino, ordinando «l'immediata scarcerazione del condannato» alla luce della sua assegnazione ai domiciliari per motivi di salute, ma la battaglia continua: i legali di Gangemi hanno già interpellato la Corte d'appello di Catania per ottenere l'annullamento dell'ordine di carcerazione. Il loro assistito, sostengono, già da tempo aveva presentato richiesta di accesso alle misure alternative sulla scorta di precedente cumulo di pena formalizzato dalla Procura di Cosenza. «L'udienza era stata fissata da mesi e calendarizzata per il 14 novembre davanti al Tribunale di sorveglianza di Catanzaro: la magistratura catanese s'è sovrapposta a quella cosentina», ripetono. Una battaglia in punto di diritto alla quale il direttore del Dibattito assisterà dalla sua abitazione in riva allo Stretto, dove è stato riaccompagnato dal figlio Maurizio. «Papà è provato, ma sta bene», dice Gangemi jr.. «Ha la sensazione che qualcuno voglia mettere il silenziatore al suo foglio, l'unica voce libera della città. Ci avevano già provato nel 2004, con un arresto nell'ambito di un'inchiesta che lo vide poi assolto con formula piena. Ma non s'è arreso allora e non s'arrenderà adesso. Lo ha giurato: non finisce qui». Intanto, come ai tempi del caso Sallusti, torna a far sentire la sua voce anche Strasburgo. Nel mirino, Roma lumaca ed un Parlamento incapace di adeguare le leggi nazionali a quelle continentali e di cassare dal codice penale il carcere per i reati d'opinione commessi nell'esercizio della professione giornalistica. «Le recenti sentenze del Consiglio d'Europa emesse contro l'Italia per il non rispetto della libertà di stampa e l'incarcerazione per diffamazione del giornalista Francesco Gangemi – dice il commissario per i diritti umani del Consiglio, Nils Muiznieks – evidenziano che le leggi e le pratiche italiane sono inadeguate a proteggere la libertà d'espressione». Un giudizio tagliente, che fa piazza pulita di silenzi (interessati) e ipocrisie varie, strappando la maschera ai campioni della libertà urlata nelle piazze, ma taciuta nelle aule parlamentari: «I legislatori e i giudici italiani – aggiunge Muiznieks – devono urgentemente prendere in considerazione la giurisprudenza della Corte di Strasburgo e far avanzare la libertà d'espressione in Italia». Alla notizia della scarcerazione di Francesco Gangemi, in molti, in primis la Federazione nazionale della stampa col suo segretario Franco Siddi, si sono spinti a chiedere per lui un gesto di clemenza al Capo dello Stato, per chiudere nel modo migliore la storia giudiziaria che lo riguarda, e soprattutto «l'approvazione della nuova legge sulla diffamazione, che da mesi giace in Parlamento». Il vicepresidente della Camera, Simone Baldelli, ha ricordato che «su richiesta del Pdl l'esame in Aula è previsto per la prossima settimana». L'Europa guarda. E aspetta.

Fonte:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/i-giudici-ci-ripensano-ai-domiciliari-giornalista-79-anni-957764.html

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Giornalisti: Reggio Calabria, Gangemi arrestato per diffamazione va ai domiciliari

(Adnkronos) – Sul caso interviene anche il segretario generale della Fnsi Franco Siddi che accoglie il provvedimento “con sollievo umano. Resta però lo sconcerto – prosegue – per la decisione a monte di mandare in galera un uomo di settantanove anni, per di più malato, mentre la Corte europea di Strasburgo condanna ripetutamente l’Italia per quello che rimane un mostro giuridico, il carcere per i reati a mezzo stampa.

 

Una pena in assoluta sproporzione rispetto alla qualità del delitto contestato”. La Fnsi, sottolinea Siddi, “è pronta anche a rivolgere un appello al Capo dello Stato perché possa considerare un intervento nell’esercizio delle facoltà che gli attribuisce la Costituzione. Certamente urgentissimo e non ulteriormente rinviabile, sia alla luce delle nuovi recenti sentenze di condanna della Corte europea sui diritti dell’uomo, sia in relazione all’ultimo caso di un giornalista condannato al carcere, la riflessione sull’esigenza di pervenire a una disciplina più equilibrata ed efficace dei reati di diffamazione a mezzo stampa sollecitata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del provvedimento di commutazione della pena che egli adottò alla fine del dicembre scorso nei confronti del direttore del giornale Alessandro Sallusti. La riforma del Codice su questo punto, già all’esame della Camera, non può essere davvero in alcun modo ulteriormente rinviata”.

Fonte:

http://www.liberoquotidiano.it/news/1329254/Giornalisti-Reggio-Calabria-Gangemi-arrestato-per-diffamazione-va-ai-domiciliari-2.html

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Giornalisti: concessi i domiciliari a Francesco Gangemi, arrestato nei giorni scorsi per condanna 2 anni per diffamazione

Ha ottenuto gli arresti domiciliari il direttore de "Il dibattito", Francesco Gangemi,di 79 anni, arrestato nei giorni scorsi perché deve scontare una condanna a 2 anni per diffamazione aggravata a mezzo stampa. I giudici del tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria hanno accolto l'istanza dei difensori, gli avvocati Lorenzo Gatto e Giuseppe Lupis.

 

L'arresto era stato eseguito su disposizione della Procura generale di Catania. (REGGIO CALABRIA, 11 OTTOBRE – ANSA). Erano stati comminati due anni di pena detentiva al collega. Il settantanovenne Gangemi ottiene i domiciliari. Siddi: “Bene la decisione ma ora serve riforma del Codice”.  "La Fnsi è pronta a rivolgere un appello al Presidente Napolitano". “La decisione del Giudice di sorveglianza di Reggio Calabria di far uscire da una cella il giornalista settantanovenne Francesco Gangemi, portato in carcere sabato scorso per scontare una condanna per diffamazione a mezzo stampa e per essersi rifiutato a rendere note fonti fiduciarie di notizie, va accolta con sollievo umano. Resta però lo sconcerto per la decisione a monte di mandare in galera un uomo di settantanove anni, per di più malato, mentre la Corte Europea di Strasburgo condanna ripetutamente l’Italia per quello che rimane un mostro giuridico (il carcere per i reati a mezzo stampa). Una pena in assoluta sproporzione rispetto alla qualità del delitto contestato. Rimane perciò l’amarezza che non si siano subito valutate le condizioni alternative per l’esecuzione di una condanna a pena detentiva. A questo punto, ogni altro atto di equilibrio e umanità che possa riguardare il caso Gangemi potrà essere preso in considerazione. La Fnsi è pronta anche a rivolgere un appello al Capo dello Stato perché possa considerare un intervento nell’esercizio delle facoltà che gli attribuisce la Costituzione. Certamente urgentissimo e non ulteriormente rinviabile – sia alla luce delle nuovi recenti sentenze di condanna della Corte Europea sui diritti dell’uomo, sia in relazione all’ultimo caso di un giornalista condannato al carcere – la ‘riflessione’ sull’esigenza di pervenire a una disciplina più equilibrata ed efficace dei reati di diffamazione a mezzo stampa” sollecitata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del provvedimento di commutazione della pena che egli adottò alla fine del dicembre scorso nei confronti del direttore del giornale Alessandro Sallusti. La riforma del Codice su questo punto, già all’esame della Camera, non può essere davvero in alcun modo ulteriormente rinviata”. (ROMA, 11 OTTOBRE 2013).

Fonte:

 

 

 

 

http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=15834

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Fnsi, Siddi: “Bene arresti domiciliari Gangemi”

Roma. "La decisione del Giudice di sorveglianza di Reggio Calabria di far uscire da una cella il giornalista settantanovenne Francesco Gangemi, portato in carcere sabato scorso per scontare una condanna per diffamazione a mezzo stampa e per essersi rifiutato a rendere note fonti fiduciarie di notizie, va accolta con sollievo umano”.

 

Lo dichiara il segretario della Fnsi, Franco Siddi. ”Resta però lo sconcerto per la decisione a monte di mandare in galera un uomo di settantanove anni, per di più malato – prosegue Siddi -, mentre la Corte Europea di Strasburgo condanna ripetutamente l’Italia per quello che rimane un mostro giuridico (il carcere per i reati a mezzo stampa). Una pena in assoluta sproporzione rispetto alla qualità del delitto contestato. Rimane perciò l’amarezza che non si siano subito valutate le condizioni alternative per l’esecuzione di una condanna a pena detentiva”. ”A questo punto – aggiunge il segretario Fnsi -, ogni altro atto di equilibrio e umanità che possa riguardare il caso Gangemi potrà essere preso in considerazione. La Fnsi è pronta anche a rivolgere un appello al Capo dello Stato perché possa considerare un intervento nell’esercizio delle facoltà che gli attribuisce la Costituzione. Certamente urgentissimo e non ulteriormente rinviabile – sia alla luce delle nuovi recenti sentenze di condanna della Corte Europea sui diritti dell’uomo, sia in relazione all’ultimo caso di un giornalista condannato al carcere – la ‘riflessione’ sull’esigenza di pervenire a una disciplina più equilibrata ed efficace dei reati di diffamazione a mezzo stampa" sollecitata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del provvedimento di commutazione della pena che egli adottò alla fine del dicembre scorso nei confronti del direttore del giornale Alessandro Sallusti. La riforma del Codice su questo punto, già all’esame della Camera, non può essere davvero in alcun modo ulteriormente rinviata”. (Fonte Ansa)

Fonte:

http://www.reggiotv.it/notizie/cronaca/34793/fnsi-siddi-bene-arresti-domiciliari-gangemi-roma

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Reggio, scarcerato il giornalista Francesco Gangemi: concessi gli arresti domiciliari

Ha ottenuto gli arresti domiciliari il direttore de “Il dibattito”, Francesco Gangemi, di 79 anni, arrestato nei giorni scorsi perché deve scontare una condanna a 2 anni per diffamazione aggravata a mezzo stampa. I giudici del tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria hanno accolto l’istanza dei difensori, gli avvocati Lorenzo Gatto e Giuseppe Lupis.

 

L’arresto era stato eseguito su disposizione della Procura generale di Catania. Ad attendere Francesco Gangemi fuori dal carcere di Reggio Calabria c’era il figlio Maurizio. Il provvedimento con il quale sono stati concessi gli arresti domiciliari è stato consegnato ai legali del giornalista. Alla base della richiesta c’erano i problemi di salute di Gangemi. Nell’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Catania era evidenziato che il giornalista aveva omesso di presentare nei termini prescritti l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione. L’arresto di Gangemi aveva suscitato scalpore e riaperto il dibattito sull’approvazione del provvedimento per evitare il carcere per il reato di diffamazione. Siddi: bene i domiciliari. “La decisione del Giudice di sorveglianza di Reggio Calabria di far uscire da una cella il giornalista settantanovenne Francesco Gangemi, portato in carcere sabato scorso per scontare una condanna per diffamazione a mezzo stampa e per essersi rifiutato a rendere note fonti fiduciarie di notizie, va accolta con sollievo umano”. Lo dichiara il segretario della Fnsi, Franco Siddi. ”Resta però lo sconcerto per la decisione a monte di mandare in galera un uomo di settantanove anni, per di più malato – prosegue Siddi -, mentre la Corte Europea di Strasburgo condanna ripetutamente l’Italia per quello che rimane un mostro giuridico (il carcere per i reati a mezzo stampa). Una pena in assoluta sproporzione rispetto alla qualità del delitto contestato. Rimane perciò l’amarezza che non si siano subito valutate le condizioni alternative per l’esecuzione di una condanna a pena detentiva”. ”A questo punto – aggiunge il segretario Fnsi -, ogni altro atto di equilibrio e umanità che possa riguardare il caso Gangemi potrà essere preso in considerazione. La Fnsi è pronta anche a rivolgere un appello al Capo dello Stato perché possa considerare un intervento nell’esercizio delle facoltà che gli attribuisce la Costituzione. Certamente urgentissimo e non ulteriormente rinviabile – sia alla luce delle nuovi recenti sentenze di condanna della Corte Europea sui diritti dell’uomo, sia in relazione all’ultimo caso di un giornalista condannato al carcere – la ‘riflessione’ sull’esigenza di pervenire a una disciplina più equilibrata ed efficace dei reati di diffamazione a mezzo stampa” sollecitata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del provvedimento di commutazione della pena che egli adottò alla fine del dicembre scorso nei confronti del direttore del giornale Alessandro Sallusti. La riforma del Codice su questo punto, già all’esame della Camera, non può essere davvero in alcun modo ulteriormente rinviata”. Parisi: sollievo per la scarcerazione. “La concessione degli arresti domiciliari a Francesco Gangemi suscita un’immediata sensazione di sollievo, che non deve, però, far passare in secondo piano la gravità dell’atto perpetrato ai danni di un giornalista, tra l’altro di 79 anni e in precarie condizioni di salute, per il reato di diffamazione a mezzo stampa”. Lo afferma il vicesegretario nazionale della Fnsi, Carlo Parisi, segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria. “E, soprattutto, arrestato – aggiunge – per non aver voluto rivelare la fonte di una notizia” Carlo Parisi rinnova, quindi, l’appello al Parlamento “perché riformi, con urgenza, la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di queste vergogne”.

Fonte:.

http://www.scirocconews.it/index.php/2013/10/11/reggio-scarcerato-il-giornalista-francesco-gangemi-concessi-gli-arresti-domiciliari/

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Francesco Gangemi, al giornalista concessi gli arresti domiciliari

REGGIO CALABRIA – Alla fine Francesco Gangemi ha almeno ottenuto i domiciliari. Malato, 79 anni, il giornalista è stato arrestato alcuni giorni fa dopo una condanna a due anni per diffamazione aggravata a mezzo stampa.

 

Era finito in carcere perché non aveva presentato l’istanza per le misure alternative entro i termini prescritti. Nonostante la svolta, se così la si può definire, Gangemi è stato in carcere e adesso resterà chiuso in casa con tutte le limitazioni a telefonate e visite che i domiciliari impongono. E’ finito in questa condizione per non aver rivelato le fonti di notizie pubblicate dal suo quotidiano. Al di là delle inchieste in cui è stato coinvolto precedente, al di là dei suoi meriti non solo come giornalista ma anche come politico, per Gangemi non si è alzato un polverone come per Alessandro Sallusti. Non ci sono state mobilitazioni bipartisan. Gangemi è stato condannato ed è andato in carcere. Nonostante la stessa Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo abbia ribadito proprio in questi giorni che il carcere per i giornalisti è troppo. Il rischio? Che la giustizia, a sua volta, intacchi la libertà di espressione. E in un Paese al 57° posto al mondo per libertà di informazione (Reporters Sans Frontières), dopo Sudafrica e Ungheria, è un rischio che andrebbe evitato.

Fonte:

http://www.blitzquotidiano.it/media/francesco-gangemi-giornalista-concessi-arresti-domiciliari-1689831/

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Reggio, caso-Gangemi. Franco Siddi: “sollievo umano per la concessione dei domiciliari”

di Ilaria Calabrò. “La decisione del Giudice di sorveglianza di Reggio Calabria di far uscire da una cella il giornalista settantanovenne Francesco Gangemi, portato in carcere sabato scorso per scontare una condanna per diffamazione a mezzo stampa e per essersi rifiutato a rendere note fonti fiduciarie di notizie, va accolta con sollievo umano”.

 

Lo dichiara il segretario della Fnsi, Franco Siddi. ”Resta pero’ lo sconcerto per la decisione a monte di mandare in galera un uomo di settantanove anni, per di piu’ malato – prosegue Siddi -, mentre la Corte Europea di Strasburgo condanna ripetutamente l’Italia per quello che rimane un mostro giuridico (il carcere per i reati a mezzo stampa). Una pena in assoluta sproporzione rispetto alla qualita’ del delitto contestato. Rimane percio’ l’amarezza che non si siano subito valutate le condizioni alternative per l’esecuzione di una condanna a pena detentiva”. ”A questo punto – aggiunge il segretario Fnsi -, ogni altro atto di equilibrio e umanita’ che possa riguardare il caso Gangemi potra’ essere preso in considerazione. La Fnsi e’ pronta anche a rivolgere un appello al Capo dello Stato perche’ possa considerare un intervento nell’esercizio delle facolta’ che gli attribuisce la Costituzione. Certamente urgentissimo e non ulteriormente rinviabile – sia alla luce delle nuovi recenti sentenze di condanna della Corte Europea sui diritti dell’uomo, sia in relazione all’ultimo caso di un giornalista condannato al carcere – la ‘riflessione’ sull’esigenza di pervenire a una disciplina piu’ equilibrata ed efficace dei reati di diffamazione a mezzo stampa” sollecitata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del provvedimento di commutazione della pena che egli adotto’ alla fine del dicembre scorso nei confronti del direttore del giornale Alessandro Sallusti. La riforma del Codice su questo punto, gia’ all’esame della Camera, non puo’ essere davvero in alcun modo ulteriormente rinviata”.

Fonte:

http://www.strettoweb.com/2013/10/reggio-caso-gangemi-franco-siddi-sollievo-umano-la-concessione-dei-domiciliari/97259/

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Arresto giornalista Gangemi: le capriole delle Procure, da Catanzaro a Catania passando per il ponte che non c’è

di Ernesta Adele Marando. Reggio Calabria. Sabato mattina 5 ottobre 2013 il Giornalista Francesco Gangemi si è visto arrivare in casa un drappello di militi. Militi che, gentili per carità, con grande garbo lo hanno condotto in carcere. In quel carcere dove lui non ci sarebbe mai dovuto entrare stando ai fatti e alle carte. Ma evidentemente le carte si incartano e succede che il mazzo si smazza e le procure da Catanzaro a Catania fanno le capriole. E il giornalista dottore Francesco Gangemi, reo di non mandare niente a dire dai picciotti ai collettini inamidati, si è guadagnato il carcere.

 

Già nel novembre 2004 lo avevano condotto nel penitenziario, senza olio nè sale. Distruggendo la redazione del DIBATTITO in via Santa Caterina e quello che ricordo di quello scempio in seguito a perquisizione, furono immagini terribili di uno studio devastato. Erano passati gli Unni e i Vandali insieme. Da quell'arresto il Giornalista uscì malato ma fu assolto, dopo anni e processi, con formula piena dei reati contestati. Francesco, più determinato che mai ricostruì il giornale straletto non solo in quel lembo di terra malata qual'è il Sud e la costa ionica calabrese in particolare, ma in tutto il mondo grazie anche alla diffusione via internet. E continuò le sue battaglie solitarie perché nessuno osa mettersi “contro”. La vita diventa difficile. Si tiene famiglia. Ma anche Francesco Gangemi tiene famiglia ma è più forte la spinta ad andare a cercare la verità. Ad aiutare chi non ha voce. Certo in trentanni di professione talvolta ha avuto delle fonti che poi si sono rivelate di cera, ma chi mai nella propria vita ha incontrato persone sempre affidabili e oneste? Quante volte siamo stati traditi nella nostra buona fede? Ebbene ormai una settimana fa con un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” del Procuratore Generale della Procura Generale di Catania – Ufficio esecuzione penale – veniva privato della sua libertà e condotto in cella dove tutt’ora si trova. Ho preparato un video amatoriale con i due servizi del TGR Calabria andati in onda domenica 6, il giorno dopo l’arresto del giornalista e lunedi 7 ottobre 2013 alle ore 19 e 30. Vengono dette molte inesattezze perché molte inesattezze sono riportate nel provvedimento di esecuzione all’arresto. Provvedimento in quattro pagine già pubblicato in un articolo dal figlio del giornalista, Maurizio, giornalista anch’egli, il giorno stesso dell'arresto del padre, 5 ottobre, sul suo giornale online "Il Reggino". Articolo che troverete anche su questo nostro giornale. Il titolo è " Reggio di Calabria: arrestato il pericolosissimo giornalista Francesco Gangemi". Nel video che ho montato con i videoclip dei due TGR Calabria del 6 e 7 ottobre corrente, riguardanti l’arresto del giornalista, ho inserito delle didascalie che vi prego vi soffermiate a leggere. Se scorrono veloci fate "fermo immagine". A seguire l’articolo piuttosto esaustivo del giornalista Gianpaolo Iacobini del “Il Giornale” che ha sentito, prima di scrivere il suo servizio, il difensore del giornalista, l'avvocato Giuseppe Lupis del Foro di Locri. Mi dispiace molto che questo pezzo sa stato pubblicato a pagina 23, uno schiaffo. E’ come dare la carota e il bastone. La verità si, ma in fondo al giornale. Ci si è lavati la coscienza e non si è dato tanto nell’occhio. Vabbè, siamo abituati. Mica tutti hanno la stoffa e il coraggio del dr. Gangemi. I nostri complimenti vanno al bravo giornalista Iacobini, le nostre critiche alle maestranze de “Il Giornale” che hanno riservato ben altri spazi ad Alessandro Sallusti, che il carcere manco lo ha visto. Qualche giorno agli arresti domiciliari non in una favelas attorneato da mosche e zanzare, ma in una casa che definire casa è riduttivo. Direi palazzetto. A Milano, non Africa centrale arida e nera. Con palestra e piscina. Siamo felici per lui ma avremmo desiderato maggiore considerazione per un collega sbattuto in carcere innocente per le accuse a lui mosse e per le quali sbattuto in carcere. E si sa che le carceri italiane sono lo scandalo nello scandalo italiano, tanto sono sporche, sovraffollate, con una promiscuità con gente malata sia di testa che nella carne. Ma per Alessandro Sallusti, che stimo peraltro come giornalista e per il quale io e Gangemi stesso ci siamo battuti con i nostri giornali per il suo scandaloso arresto ( ai domiciliari per due o tre giorni finchè Grazie del presidente Napolitano non è intervenuta in suo soccorso. Grazia non cercata da Sallusti ma ricevuta "d'ufficio". Mi dispiace che in questa vicenda il Dr. Sallusti sia latitante, come tanti, quasi tutti i suoi pregiati colleghi d.o.c.. E' stato fatto tanto di quel can can per lui dai giornali "che contano" che è stato graziato subito. Lui, giovane e forte. Il nostro giornalista invece ha superato i 79 anni e ha tali e tante patologie che un medico poco poco con una preparazione sufficiente, non eccellente, capirebbe al volo che deve stare in ambiente protetto e non in una cella… Ma ci vogliono ore o giorni per leggere le cartelle sanitarie e partorire una decisione. Scarcerarlo e inviarlo a casa sua! L’occhio clinico pare sia andato in casa di riposo. Per alcuni. Per altri invece sani come delfini, improvvisamente starnutiscono e immediatamente spediti al loro domicilio  col biberon. Bah valli a capire…

Fonte:

http://www.jeaccuse.eu/index.php/testimonianze-dal-mondo-mainmenu-26/27-servizi-giornalistici-sp-604/599-arresto-gangemi-le-capriole-delle-procure-da-catanzaro-a-catania-passando-per-il-ponte-che-non-c-e.html

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Il giornalista reggino in carcere da 6 giorni diventa un caso nazionale mentre in città è calato il silenzio…

di Peppe Caridi. Da quando s’è trovato la polizia al campanello di casa alle nove del mattino, sabato scorso, sono passati esattamente 6 giorni. E dopo 144 ore è ancora lì, in carcere, dietro le sbarre come se fosse un delinquente, un criminale. Ma Francesco Gangemi, noto giornalista reggino, sta vivendo questo momento con straordinaria dignità nonostante gli acciacchi dell’età: ha 79 anni ed è gravemente malato ma al tempo stesso orgoglioso e fiero. Fiero della sua storia, del suo impegno professionale e civile sempre caratterizzato dalla libertà.

 

Non appena gli ufficiali delle forze dell’ordine sono andati a casa sua per prenderlo e portarlo in galera, dopo un iniziale momento di smarrimento e sorpresa per un provvedimento fino a quel momento neanche lontanamente immaginabile, ha dimostrato questo straordinario atteggiamento super-dignitoso: è andato a farsi la doccia, ha indossato giacca e cravatta e s’è lasciato guidare in carcere. “Non dimenticherò mai il garbo immenso e lo straordinario tatto di quei tre poliziotti – confida ai microfoni di StrettoWeb il figlio Maurizio, anche lui stimato e apprezzato giornalista reggino – sembrava che stessero arrestando se stessi. Purtroppo non potevano fare diversamente, stavano solo eseguendo l’ordine di un magistrato, ma hanno reso meno amaro un momento così terribile. Lo stesso stanno facendo tutti gli operatori del carcere, dal direttore agli addetti fino agli stessi carcerati. I compagni di cella di papà lo trattano nel modo migliore possibile, gli hanno liberato il letto migliore, lo chiamano “dottore”, gli preparano da mangiare. Ha 80 anni e sta male, non è in grado di sostentarsi da solo e lì dentro l’hanno capito tutti sin dal primo momento“. Quello di Gangemi, intanto, sta diventando un vero e proprio “caso” nazionale: tanti “big” del giornalismo italiano sono intervenuti non solo esprimendo la solidarietà più totale, ma anche promettendo azioni concrete. Maurizio ha ricevuto una telefonata da Alessandro Sallusti che ha chiesto il contatto dell’avvocato che sta seguendo il caso del padre mentre una segretaria di Michele Santoro gli ha chiesto la disponibilità di recarsi a Roma per raccontare la storia di suo padre in una puntata di “Servizio Pubblico“. Intanto solo poche settimane fa i giudici di Strasburgo hanno accolto il ricorso di Maurizio Belpietro contro la condanna a 8 mesi di carcere per un simile reato d’opinione: i giudici europei avevano sentenziato che il carcere per i cronisti è una sanzione eccessiva e non proporzionata agli scopi della pena. Su questo lavorano gli avvocati di Gangemi, che intanto hanno chiesto l’immediata scarcerazione su cui dovrà arrivare a breve una risposta che tutti noi ci auguriamo sia positiva. La reazione dei vertici della Federazione nazionale della stampa e dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti è stata veemente con una richiesta di risposte da parte delle cariche istituzionali dello Stato. “Quanto accaduto al giornalista Gangemi – hanno dichiarato Franco Siddi e Carlo Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà d’espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee: sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione, riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti per crimini efferati di ben altra natura”. La Federazione della stampa si rivolge ancora una volta al Parlamento affinché approvi con urgenza la legge sulla diffamazione per evitare il ripetersi di “questi dolorosi sconci”. Insomma, quello di Gangemi sta diventando un “caso” su cui si lavora anche a livello legislativo: eppure sulla vicenda in città è calato il silenzio. E’ davvero paradossale come proprio a Reggio tutti tacciano su un episodio così agghiacciante che coinvolge un collega e rimbalza sui mass-media di tutt’Italia, da Radio a Tv, dai quotidiani al web. Dalle istituzioni silenzio assordante, così come dal mondo politico. L’unico ad esporsi è stato Antonio Eroi, presidente del Consiglio provinciale di Reggio Calabria: “nonostante la Corte europea abbia da poco emesso sentenze che bocciano ‘l’esistenza stessa di una sanzione penale sulla libertà di opinione ed informazione perché tale da provocare un effetto dissuasivo sul contributo che la stampa porta al dibattito su temi di interesse generale’ come evidenziato dalla stessa Corte, a Reggio Francesco Gangemi, giornalista 79enne, è stato arrestato per tale reato pochi giorni fa, e ad oggi ancora nessuno è intervenuto pur essendo il Gangemi affetto da gravi malattie, a dispetto di tutti gli interventi dettati da sdegno e solidarietà, a partire da quello di Fnsi. Senza entrare nel merito della sentenza di condanna che ha colpito Gangemi, voglio esprimere tutta la mia contrarietà per questa detenzione che, oltre a ledere il diritto alla libera informazione sancito e tutelato in territorio Ue, rischia di trasformarsi in tragedia considerata l’età dell’arrestato e le sue precarie condizioni di salute“. Eroi ha concluso con un appello al figlio del giornalista tratto in arresto: “Purtroppo non è nelle mie competenze chiedere un provvedimento di Grazia al presidente della Repubblica, ma sarò al fianco del figlio di Gangemi, Maurizio, che invito sin d’ora a chiedere l’intervento di Napolitano in tale direzione. Fatti del genere non dovrebbero più accadere in Italia, la personale vicenda di Francesco Gangemi ci obbliga ad esprimere una solidarietà che va oltre il mero aspetto umano: è un’offesa al diritto d’opinione“. Ma quella di Eroi è solo una goccia nell’oceano. La città intera avrebbe dovuto schierarsi inequivocabilmente dalla parte di questo suo giornalista che sta occupando le cronache nazionali. Certamente Gangemi con il suo stile pungente e aspro, nel corso degli anni non s’è certo creato tanti amici in città, in modo particolare nel mondo della politica. Ma quello che ha sempre scritto, a prescindere dal merito delle varie osservazioni, l’ha fatto in modo libero, senza padri, padrini e padroni che gli indicassero cosa fare come accade – ad esempio – con coloro che oggi hanno deciso di far calare il silenzio su un fattaccio che meriterebbe nove colonne in prima pagina per una settimana intera. Quello di Gangemi è un episodio che deve farci riflettere non solo sui problemi della giustizia italiana e della magistratura, ma anche sullo “stile” tipico della nostra città in cui neanche quando si tratta di episodi così lampanti e basilari (stiamo parlando di diritti umani) riesce a fare fronte comune…

Fonte:

http://www.strettoweb.com/2013/10/il-giornalista-reggino-in-carcere-da-6-giorni-diventa-un-caso-nazionale-mentre-in-citta-e-calato-il-silenzio/97123/

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Ai domiciliari il giornalista Francesco Gangemi. Carlo Parisi: “Sollievo, ma non abbassiamo la guardia. Intervenga il Parlamento”. Franco Siddi: “Una pena in assoluta sproporzione”

REGGIO CALABRIA – Ha ottenuto i domiciliari il direttore de “Il dibattito”, Francesco Gangemi, 79 anni, arrestato nei giorni scorsi e rinchiuso nel carcere di Reggio Calabria perché deve scontare una condanna a 2 anni per diffamazione aggravata a mezzo stampa. A stabilire il provvedimento, i giudici del Tribunale di sorveglianza di Reggio, che hanno accolto l’istanza dei difensori del giornalista – tra l’altro affetto da diverse e gravi patologie – gli avvocati Lorenzo Gatto e Giuseppe Lupis.

 

L’arresto era stato eseguito su disposizione della Procura generale di Catania. “La concessione degli arresti domiciliari a Francesco Gangemi – afferma Carlo Parisi, segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria e vicesegretario nazionale della Fnsi – suscita un’immediata sensazione di sollievo, che non deve, però, far passare in secondo piano la gravità dell’atto perpetrato ai danni di un giornalista, tra l’altro di 79 anni e in precarie condizioni di salute, per il reato di diffamazione a mezzo stampa. E, soprattutto, arrestato per non aver voluto rivelare la fonte di una notizia”. Carlo Parisi rinnova, quindi, l’appello al Parlamento “perché riformi, con urgenza, la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di queste vergogne”. “La decisione del Giudice di sorveglianza di Reggio Calabria – commenta, dal canto suo, il segretario generale della Fnsi Franco Siddi – di far uscire da una cella il giornalista settantanovenne Francesco Gangemi, portato in carcere sabato scorso per scontare una condanna per diffamazione a mezzo stampa e per essersi rifiutato a rendere note fonti fiduciarie di notizie, va accolta con sollievo umano. Resta però lo sconcerto per la decisione a monte di mandare in galera un uomo di settantanove anni, per di più malato, mentre la Corte Europea di Strasburgo condanna ripetutamente l’Italia per quello che rimane un mostro giuridico (il carcere per i reati a mezzo stampa). Una pena in assoluta sproporzione rispetto alla qualità del delitto contestato. Rimane perciò l’amarezza che non si siano subito valutate le condizioni alternative per l’esecuzione di una condanna a pena detentiva. A questo punto, ogni altro atto di equilibrio e umanità che possa riguardare il caso Gangemi potrà essere preso in considerazione”. “La Fnsi – sottolinea Siddi – è pronta anche a rivolgere un appello al Capo dello Stato perché possa considerare un intervento nell’esercizio delle facoltà che gli attribuisce la Costituzione. Certamente urgentissimo e non ulteriormente rinviabile – sia alla luce delle nuovi recenti sentenze di condanna della Corte Europea sui diritti dell’uomo, sia in relazione all’ultimo caso di un giornalista condannato al carcere – la ‘riflessione’ sull’esigenza di pervenire a una disciplina più equilibrata ed efficace dei reati di diffamazione a mezzo stampa sollecitata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del provvedimento di commutazione della pena che egli adottò alla fine del dicembre scorso nei confronti del direttore del giornale Alessandro Sallusti. La riforma del Codice su questo punto, già all’esame della Camera, non può essere davvero in alcun modo ulteriormente rinviata”.

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/11/ai-domiciliari-il-giornalista-francesco-gangemi/

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Ungp: “Scarcerare subito il giornalista Francesco Gangemi”. Il Consiglio Nazionale fa proprio l’appello lanciato dal segretario e dal vicesegretario della Fnsi, Franco Siddi e Carlo Parisi

ROMA – Ferma protesta dell’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati per l’assurdo arresto del giornalista calabrese Francesco Gangemi, di 79 anni. “E’ grave – affermano in un documento i componenti del Consiglio nazionale dell’Ungp – che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione considerate anche le condizioni di salute del collega Gangemi e l’età”.

 

L’Ungp auspica un intervento del Capo dello Stato per un pronto ritorno in libertà del Gangemi e nello stesso tempo che il Parlamento, come da tempo da più parti si chiede, modifichi le norme che regolano la diffamazione a mezzo stampa. Il coordinatore del Gruppo Calabria Ungp, Rino Labate, componente del Collegio nazionale Revisori dei Conti dei giornalisti pensionati, unendosi alla denuncia lanciata per primi dal segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e dal vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, ribadisce che “quanto accaduto al giornalista Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”. “
Sorprende – hanno, infatti, sottolineato Siddi e Parisi – che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. Da qui l’appello di Franco Siddi e Carlo Parisi, fatto proprio dall’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati, affinché il Parlamento riformi con urgenza la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera” ed alle cariche istituzionali dello Stato per l’immediata scarcerazione di Francesco Gangemi.

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/10/ungp-%E2%80%9Cscarcerare-subito-il-giornalista-francesco-gangemi%E2%80%9D/

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Cronista in cella per gli errori della procura. Il caso di Francesco Gangemi: il 79enne ha chiesto misure alternative, ma i giudici hanno ignorato l’istanza

di Gianpaolo Iacobini. Non doveva finire dietro le sbarre Francesco Gangemi, direttore del mensile Il Dibattito. Non poteva. Lo grida il suo avvocato, Giuseppe Lupis, mostrando le carte che smontano l'ordine di carcerazione che tiene in guardina il giornalista reggino a dispetto dei suoi 79 anni e di condizioni di salute che definire precarie sarebbe un eufemismo: un cuore che batte solo perché sospinto da 4 by pass, un corpo scosso dai fremiti del Parkinson, la chemio che ha portato via pezzi di prostata e di fegato.

 

Un uomo così, dichiarato invalido al 100%, è in prigione da cinque giorni. A saldare un debito con la giustizia fatto di sentenze di condanne per diffamazione, riportate nell'esercizio d'una professione giornalistica lunga 30 anni. Ma i conti, si scopre ora, non tornano. Cominciando dalla fine, dal provvedimento restrittivo firmato dalla Procura generale catanese: Gangemi viene spedito in galera per scontare due anni di reclusione, rispetto ai quali, si legge nell'atto, ha omesso di chiedere misure alternative. Ma non è così: il 14 novembre il Tribunale di sorveglianza di Catanzaro discuterà l'istanza in tal senso avanzata dai suoi difensori nel 2012, dopo un avviso di cumulo di pena notificato dalla Procura di Cosenza. Un'udienza fissata da mesi, ma sconosciuta alla magistratura etnea. «Non è l'unica incongruenza – spiega l'avvocato Lupis – che ci ha portati a chiedere l'annullamento dell'ordine di carcerazione: non abbiamo mai ricevuto alcun avviso del nuovo cumulo né dell'ultima sentenza passata in giudicato, sulla scorta della quale la Procura catanese si ritiene competente quale giudice dell'esecuzione della pena, sovrapponendosi ai suoi colleghi cosentini». Non bastasse, nella lista delle pendenze irrevocabili figura pure una pronuncia del maggio 2012, oggetto però di un processo d'appello ancora in corso. Questioni pesanti come macigni, che passano quasi in secondo piano di fronte alla fermezza di Gangemi. I legali hanno presentato richiesta di scarcerazione per motivi di salute, ed il Tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria ha disposto l'acquisizione delle cartelle cliniche, con inevitabile allungamento dei tempi. Ma il direttore de Il Dibattito sembra assistere impassibile al vortice giudiziario che lo ha risucchiato. «L'ho incontrato martedì in carcere», racconta ancora Lupis. «Sta male ma non ha perso dignità di fronte ad una storia che nasce dalla volontà di togliere di mezzo l'unico foglio veramente libero della città». La sua vicenda, ignorata dall'Ordine dei giornalisti, resta indifferente alla politica, «che magari starà festeggiando», ironizza il figlio Maurizio, «visto che papà non ha mai avuto un occhio di riguardo per nessuno». Franco Corbelli, leader del movimento Diritti Civili, per Gangemi ha chiesto la grazia. La famiglia ringrazia, ma boccia l'ipotesi. E l'interessato, tramite il suo difensore, respinge l'offerta: «Coprirebbe illegalità che io non ho mai commesso», manda a dire. Perché lui non si ritiene un criminale, ma un giornalista. Un altro di quelli che l'Italia ha sbattuto al fresco, alla faccia della libertà d'opinione.

Fonte:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/cronista-cella-errori-procura-malagiustizia-caso-francesco-957187.html

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Provincia di Reggio Calabria, Antonio Eroi incontra i vertici della Lidu. Tra i temi affrontati con il presidente Alfredo Arpaia l’urgenza di indulto e amnistia, già ribadita da Giorgio Napolitano. Eroi chiede anche scarcerazione di Francesco Gangemi

di Tiziana Primozich. Roma, 10 ottobre – “Il messaggio alle Camere del presidente Giorgio Napolitano, che chiede con urgenza un provvedimento legislativo per risolvere la questione del  sovraffollamento carcerario, per cui l’Italia è stata sanzionata anche dalla Corte di Strasburgo, è un vero atto di coraggio che trova sponda favorevole e pieno appoggio da parte di tutti coloro che nel loro ruolo istituzionale perseguono da tempo la salvaguardia dei diritti umani” così Antonio Eroi, presidente del Consiglio provinciale di Reggio Calabria a margine di un incontro avvenuto ieri nella sede della Lidu onlus nazionale,

 

durante il quale si è stretta un’intesa di collaborazione tra Lega Italiana dei diritti dell’Uomo e provincia di Reggio Calabria sui diritti fondamentali. Al centro del colloquio tra Eroi ed il presidente nazionale Lidu on. Alfredo Arpaia, la soluzione intravista da Giorgio Napolitano, già calendarizzata in Senato per il 15 ottobre su proposta dei senatori Compagna e Manconi, sull’opportunità di adottare indulto ed amnistia per avere poi il tempo di ridefinire gli ordinamenti che regolano il sistema carcerario. ”Appare, infatti, indispensabile avviare una decisa inversione di tendenza sui modelli che caratterizzano la detenzione, modificando radicalmente le condizioni di vita dei ristretti, offrendo loro reali opportunità di recupero” aveva detto il presidente Napolitano nel corso del discorso inviato alle Camere l’8 di ottobre. Una visione condivisa dalla Lidu, che già nel passato si era espressa in tal senso, subito dopo l’approvazione del decreto carceri in giugno, visto come “un granello di sabbia nel mare di problemi da affrontare e risolvere sulla questione degli Istituti di pena nazionali”dal presidente Arpaia che aggiungeva in quell’occasione che “solo nei casi di crimini gravi commessi  che mettono a forte rischio la comunità il carcere sia la risposta più adeguata. In tutti gli altri casi è più opportuno studiare istituti riabilitativi o arresti domiciliari che obblighino il reo a compiere lavori socialmente utili che rimborsino in parte la comunità per il danno subito”. Opinione comune a quella di Antonio Eroi,  che lo scorso anno ha sostenuto un progetto volto alla rieducazione del detenuto dal titolo “Cinema dentro le mura”, con il quale la Casa circondariale di Reggio Calabria ha contribuito alla realizzazione del cortometraggio “Hakuna Matata”, poi inviato all’Europa per sensibilizzare e diffondere un messaggio di vita e speranza che nasce proprio tra le mura del carcere reggino. Tra gli argomenti affrontati durante l’incontro anche quello della depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. “ Nonostante la Corte europea abbia da poco emesso sentenze che bocciano ‘l’esistenza stessa di una sanzione penale sulla libertà di opinione ed informazione perché tale da provocare un effetto dissuasivo sul contributo che la stampa porta al dibattito su temi di interesse generale’ come evidenziato dalla stessa Corte”, ha riferito Antonio Eroi ad Alfredo Arpaia , “a Reggio Calabria Francesco Gangemi, giornalista 79enne, è stato arrestato per tale reato pochi giorni fa, e ad oggi ancora nessuno è intervenuto pur essendo il Gangemi affetto da gravi malattie, a dispetto di tutti gli interventi dettati da sdegno e solidarietà, a partire da quello di Fnsi” -. “Senza entrare nel merito della sentenza di condanna che ha colpito Gangemi” – ha denunciato Eroi alla Lidu -. “voglio esprimere tutta la mia contrarietà per questa detenzione che, oltre a ledere il diritto alla libera informazione sancito e tutelato in territorio Ue, rischia di trasformarsi in tragedia considerata l’età dell’arrestato e le sue precarie condizioni di salute. ” Antonio Eroi, che ha sollecitato un fattivo interessamento al caso Gangemi al termine dell’incontro con il presidente Lidu, ha concluso con un appello al figlio del giornalista tratto in arresto: “Purtroppo non è nelle mie competenze chiedere un provvedimento di Grazia al presidente della Repubblica, ma sarò al fianco del figlio di Gangemi, Maurizio, che invito sin d’ora a chiedere l’intervento di Napolitano in tale direzione. Fatti del genere non dovrebbero più accadere in Italia, la personale vicenda di Francesco Gangemi ci obbliga ad esprimere una solidarietà che va oltre il mero aspetto umano: è un’offesa al diritto d’opinione”. Eroi ha invitato Alfredo Arpaia che sarà a Reggio Calabria la prossima settimana per un dibattito pubblico sui diritti dei carcerati.

Fonte:

http://www.dailycases.it/?p=4676

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ESCLUSIVA. Sallusti su IP difende Gangemi: “Violata la libertà di stampa, scarceratelo”

di Mariacristina Lani. “Mi sono mosso anch’io per vedere se si può andare in carcere a trovarlo. E’ una vergogna della classe giudiziaria, ma a questo punto anche della classe politica, che ci sta prendendo per il culo. Quando è successo a me si sono sperticati tutti in mille parole dicendo che si sarebbero adoperati per cambiare la situazione e invece ora siamo ancora qua. Forse noi giornalisti ce lo meritiamo.

 

La categoria, non dico tutti certamente, si mobilita solo per le presunte minacce contro la libertà di stampa di Silvio Berlusconi o solo a sostegno dei giornalisti di sinistra… auguro di sbagliarmi, ma temo che se fosse per i giornalisti, Francesco Gangemi potrebbe marcire anche in carcere”. Sono molto dure le parole che mi rilascia Alessandro Sallusti, il Direttore de Il Giornale, che ha vissuto sulla propria pelle l’umiliazione di un arresto per “diffamazione a mezzo stampa”, scontato ai domiciliari, quando lo raggiungo telefonicamente per condividere con lui l’appello che Francesco Gangemi dal carcere di Reggio Calabria, tramite il figlio Maurizio, ha affidato alle pagine di Italiapost, sapendo che ci saremmo occupati della sua vicenda “Io sono solo un piccolo anello della catena. Mi piacerebbe che dalla mia vicenda si arrivasse a cambiare questa legge assurda e far sì che tutti i giornalisti venissero trattati come se fossero Alessandro Sallusti”. Francesco Gangemi è il giornalista che, a 79 anni, nella giornata di Sabato scorso è stato arrestato e tradotto nel carcere di Reggio Calabria per scontare la pena detentiva di 2 anni, su provvedimento firmato dal Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, a seguito alla condanna di 2 anni, per il reato di “diffamazione a mezzo stampa”. La notizia, passata un po’ inosservata,  compare sui giornali nei giorni scorsi a seguito di un comunicato di solidarietà e denuncia, firmato da Pirovano e Gallizzi dell’Ordine dei Giornalisti di Milano. Le informazioni sono scarne, non soddisfacendomi, decido quindi di mettermi in contatto con la famiglia del giornalista, riuscendo a parlare con il figlio Maurizio. Maurizio mi spiega perché suo papà,  alla nobile età di 79 anni,  è stato arrestato? “Vede mio padre è sempre stato un giornalista che non ha mai avuto paura di raccontare nei suoi articoli la verità, o presunta tale visto la condanna. Non ha mai avuto paura di nessuno anche quando parlava di fatti che toccavano politici e la magistratura. Questa condanna a 2 anni di reclusione è il risultato di un cumulo di otto capi d’imputazione sempre per diffamazione a mezzo stampa (art 595 c.p.) più un altro per falsa testimonianza. Sono decine e decine i processi che ha subìto mio padre per diffamazione e per cui è sempre stato assolto. Questa volta invece è stato ritenuto colpevole di diffamazione a mezzo stampa, nonché di falsa testimonianza”. Falsa testimonianza? Sì, questo è ciò che prevede l’articolo 372 del codice penale (articolo 372. Falsa testimonianza. Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni, n.d.r.), ma in verità lui ha preso 1 anno di reclusione su questo reato perché non ha voluto rivelare davanti ai giudice le sue fonti, durante il famoso processo cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina”. Siamo nel 1992, quando tutta la Giunta Licandro venne arrestata per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, credo ancor prima che venissero effettuati gli arresti, proprio nell’aula del Consiglio di Palazzo San Giorgio, la sede dell’amministrazione comunale, alzandosi davanti a tutti affermò che in qualche stanza le valigette entravano piene – ovviamente di soldi –  e ne uscivano vuote. Al processo, si rifiutò categoricamente di rivelare al Giudice chi,  e in quale  circostanza, gli avesse dato la notizia. Cioè non rivelò le sue fonti”. Ma, leggendo le carte, vedo che questa condanna di 2 anni è il risultato burocratico delle condanne ricevute? “Esatto, sono contento lo abbia notato. Mio padre a 79 anni condannato e  arrestato, come un delinquente incallito, un pericoloso criminale”. Di solito ciò è previsto in particolari circostanze come reiterazione del reato, trafugamento delle prove, possibilità di fuga o addirittura su capi di imputazione di stampo mafioso. Suo padre è stato mai coinvolto in un processo di mafia o, secondo lei, saputa la sentenza, ha dato segnali di una probabile fuga? Ma si figuri, pensi che quando è arrivato il dispositivo, aveva già preso contatti con i servizi sociali per l’affidamento, perché comunque ciò gli avrebbe permesso di fare qualcosa di utile e continuare a fare quello che ha sempre amato fare, scrivere. Per quanto riguarda altri reati nel 2004 venne arrestato a seguito di una serie di articoli poiché aveva pubblicato degli atti processuali. Anche in quell’occasione venne arrestato, addirittura preventivamente la sentenza, e si fece 3 settimane in carcere e 1 anno ai domiciliari. Alla sentenza venne assolto con formula piena. Dopo oltre quattro anni venne assolto con formula piena e ora dovrà essere risarcito per quel periodo di detenzione ingiustificata!” Sicuramente suo padre è uno che non sta zitto… “Mio padre è un uomo che crede profondamente in ciò che fà e non ha mai avuto paura di dire tutta la verità, anche se questa poteva risultare scomoda e mettere in pericolo la sua libertà. I tanti processi subìti ne sono la prova e anche questa condanna, che ora lo vede in carcere, è ancora da definire. Mio padre è stato anche Sindaco di Reggio Calabria, nelle file dell’ex Democrazia Cristiana, e nonostante tutto non ha mai smesso di denunciare, di indagare su politica e magistratura…sappiamo tutti argomenti un po’ difficili”. Ma come mai il carcere, comunque a questa età in ogni caso non si commina il carcere? “Anche questo è un fatto molto strano, su cui l’avvocato che segue mio padre, l’avvocato Lupis, sta alacremente lavorando per risolverlo.Quando è stata emessa la sentenza e prodotto il provvedimento esecutivo, nei tempi stabiliti dalla legge, l’avvocato Lupis, concorde  con mio padre che era ben cosciente di ciò che la condanna avrebbe comportato, si è attivato per la richiesta dei servizi in prova o comunque i domiciliari. Peccato che avendo ricevuto il documento della sentenza in ritardo ciò abbia provocato un ritardo anche nel deposito della richiesta e quindi, per tutti i meccanismi burocratici del caso, questa non sia stata presa in considerazione – da qui l’omissis – e quindi per mio padre sono scattate le manette”. Accanimento e burocrazia? “Beh…accanimento è un pensiero soggettivo, burocrazia sen’altro”.  E come ha reagito suo papà al momento dell’arresto? Può immaginare, vista l’età, ma non tanto per l’emotività, quanto, uomo di vecchi principi e modi, per come ha affrontato la cosa. Veramente con estrema dignità. Era a casa, Sabato scorso verso l’ora di pranzo, con mia mamma e alla porta si sono presentati tre funzionari della Pubblica Sicurezza. Ci tengo a precisare, e per favore lo riporti nel suo articolo, che sono stati di un garbo e di una gentilezza incredibile. Loro sicuramente più imbarazzati di mio padre. Gli hanno spiegato la cosa, fatto leggere le carte e con grande rispetto e decoro lo hanno portato prima in questura e poi al San Pietro, il carcere di Reggio Calabria. E ora come sta? Crede riuscirete a far sì che la detenzione si tramuti in domiciliari o affidamento ai servizi? “Come le dicevo quando ci siamo sentiti prima, stavo giusto andando a trovarlo. L’ho trovato bene, tranquillo. E’ in una cella con altri tre detenuti, molto più giovani di lui, ovviamente. Sono molto gentili con lui, lo aiutano, si danno da fare per dargli un po’ di conforto. Mio padre ha raccolto la sua richiesta di affidare, tramite me,  al vostro giornale un suo messaggio e vi ringrazia di questo, e mi ha detto di dirvi che spera di essere l’anello di inizio di una catena per cui nessun giornalista abbia mai più a subire un tale trattamento, che in Italia i giornalisti siano tutti trattati come lo fu Alessandro Sallusti. Ovviamente stiamo lavorando affinché torni a casa il più presto possibile e io spero di vederlo in famiglia anche Sabato prossimo. Per lui, ma anche per mia mamma che, anziana anche lei, è quella che in questa vicenda ha sofferto più di tutti”. Guardi Maurizio, per quello che è nelle nostre possibilità le prometto che Italia Post non abbasserà la guardia sulla vicenda del suo papà, anzi ci faremo promotori sin da subito di un appello che giunga fino al Presidente della Repubblica per destare la giusta attenzione su questa vicenda… La ringrazio per il vostro impegno… anche il vice presidente del consiglio provinciale di Reggio Calabria, Antonio Eroi, sta portando il caso alla valutazione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ovviamente ci terremo informati sulla vicenda. Grazie. La vicenda, anche per la vicinanza professionale, mi lascia un po’ con l’amaro in bocca e quindi cerco anch’io conforto nelle parole di Enzo Iacopino, presidente del nostro ordine che, non dicendo, ma facendo ben capire mi dice “Adesso nessuna dichiarazione. Non è il momento. Facciamo che esca dal carcere e poi rilasceremo dichiarazioni. Prima c’è l’uomo”. La vicenda è oggettivamente alquanto imbarazzante, lo stesso Procuratore Capo di  Milano, Edmondo Bruti Liberati, dichiara di “aver inviato una circolare a pm e viceprocuratori onorari di Milano per esortarli ad attenersi ai principi sanciti dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 24 settembre scorso in cui si dichiarava la posizione contro la detenzione in carcere per i giornalisti accusati di diffamazione a mezzo stampa. Cosa per cui il nostro Paese è stato condannato per violazione della libertà di espressione” Difatti la Corte Europea ritiene la pena detentiva per questo reato una pena sproporzionata in relazione alla tutela della libertà di espressione. Non solo sembra che il Procuratore abbia invitato i suoi colleghi milanesi a segnalare alla sua personale attenzione i “casi nei quali potrebbero ricorre circostanze eccezionali che renderebbero sproporzionata la richiesta di applicazione della pena detentiva”. Per Italia Post questo non è solo un articolo, ma un vero e proprio scritto che suggella l’inizio di un percorso che porti a cambiare veramente la legge e siamo felici, ringraziandolo, che anche il Direttore Sallusti, oltre a essere stato anch’egli protagonista di una simile vicenda, da Direttore voglia manifestare la sua solidarietà a questo pensiero, ma soprattutto a Francesco Gangemi in primis sapendo che,  anche un po’ con il nostro aiuto “si metterà personalmente in contatto con il figlio, per andare a trovare e salutare Francesco Gangemi”. Italia Post tutta, con il suo Direttore Salvatore Todaro in testa, seguirà la vicenda fino a quando Francesco Gangemi non tornerà a casa. Fino ad allora un nuovo “fiocco” (vedete i “simboli” su esposti) campeggerà sulla nostra testata, perché, con il nostro lavoro, ci impegniamo per portare sempre tutti a casa.

Fonte:

http://www.italiapost.info/82312-esclusiva-sallusti-su-ip-difende-gangemi-violata-la-liberta-di-stampa-scarceratelo/

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Il caso Gangemi arriva a Strasburgo, appello di Muiznieks. Il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa: “I giudici italiani facciano avanzare la libertà di espressione, leggi inadeguate”

STRASBURGO (Francia) – Le recenti sentenze del Consiglio d’Europa emesse contro l’Italia per il mancato rispetto della libertà di stampa e l’incarcerazione per diffamazione del giornalista Francesco Gangemi venerdì scorso mostrano nuovamente “che le leggi e le pratiche italiane sono inadeguate a proteggere la libertà d’espressione”.

 

Lo ha detto all’Ansa il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks. “La condanna al carcere per diffamazione o per comportamenti non etici non è in linea con quanto sancito nella Convenzione europea per i diritti umani” sottolinea il commissario facendo riferimento alle sentenze della Corte sui casi Belpietro e Ricci. Inoltre, osserva Muiznieks, “tali misure minano la libertà d’espressione e conducono all’autocensura, due fattori che hanno effetti deleteri sulla democrazia”. Secondo il commissario “i legislatori e i giudici italiani devono urgentemente prendere in considerazione la giurisprudenza della Corte di Strasburgo e far avanzare la libertà d’espressione in Italia”. (Ansa)

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/09/il-caso-gangemi-arriva-a-strasburgo-appello-di-muiznieks/

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Gangemi: In carcere a 79 anni per diffamazione, assurdo!

di Orietta Cicchinelli. Mi consenta a… Maurizio Gangemi, direttore de ilreggino.news, figlio di Francesco Gangemi, il giornalista 79enne ora in prigione per l'accumulo di 8 sentenze definitive per diffamazione a mezzo stampa e una per falsa testimonianza.

 

Maurizio, so che ha appena visto suo padre in carcere: come sta? E che dice? Bene, nonostante i tanti malanni di cui soffre: è un tipo fiero e dignitoso. Spera che dal suo caso parta un movimento di opinione pubblica contro il carcere per reati di opinione, così come ha sentenziato la  Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Già in passato il suo papà è stato condannato otto volte per diffamazione, e una per falsa testimonianza… Vede, lui, in concorso con altri, fu arrestato nel 2004 con l'accusa di delegittimare la magistratura attraverso il suo mensile online, il mensile Il Dibattito. Aveva pubblicato atti processuali non coperti da segreto: è sempre stato coraggioso. Come consigliere comunale a Reggio Calabria denunciò in aula un giro di mazzette: era il 1992. Tempo dopo venne fuori la tangentopoli delle fioriere per l'arredo urbano, costate al comune 90 milioni di lire. Chiamato a testimoniare, non volle rivelare il nome di chi gli aveva dato l'informazione… Vista l'incompatibilità, per motivi di salute, col regime carcerario avrebbe potuto chiedere l'assegnazione ai servizi sociali? Sì, l'ha fatto, ma in ritardo: per motivi di salute non era presente alla notifica del provvedimento da parte del tribunale. Sia ben chiaro, lui non ce l'ha con i magistrati che si limitano ad applicare la legge, ma con l'assurdità della stessa: è illegittimo, lo dice anche l'Europa, il carcere per reati d'opinione, bisognerebbe trasformare la detenzione in una pena pecuniaria.

Fonte:

http://www.metronews.it/master.php?pagina=notizia.php&id_notizia=16508

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