Al nord si protesta! Ai calabresi del comitato “Muoviamoci” le proteste “No TAV” sembrano surreali. Il comitato, nato proprio per sollecitare lo sviluppo delle infrastrutture in una regione fortemente penalizzata sotto questo aspetto, si chiede: perchè imporre la TAV in un territorio che la rifiuta con proteste anche violente mentre quegli stanziamenti economici potrebbero garantire un consistente miglioramento delle infrastrutture e dei trasporti calabresi? Dalla Val di Susa dove l’occupazione e la contestazione cominciano dallo svincolo autostradale di Chianocco dell’A32 parte la protesta contro l’Alta Velocità che diventa scioperi, blocchi stradali, invasioni di uffici e sedi di partito, cortei e assemblee che si estendono in tutta Italia.
Protesta che si fa violenza con manifestazioni di rabbia che includono lanci di sassi e lacrimogeni, aggressioni e intimidazioni che coinvolgono manifestanti e forze dell’ordine. La tensione è alta e la mediazione politica non è stata incisiva al punto da far comprendere le ragioni di una Grande Opera da sempre rifiutata dalla popolazione locale. I manifestanti sono contrari alla realizzazione dell’opera per il forte impatto ambientale che avrà sui territori. La protesta è contro una infrastruttura che migliorerebbe i collegamenti tra il Nord d’Italia e l’Europa. Mentre al Nord cresce il No contro un’importante Grande Opera voluta dal governo, al Sud cresce il bisogno di opere di collegamento dalle tratte locali a quelle nazionali e internazionali. Forte è l’esigenza di potersi muovere usufruendo di trasporti efficienti, rapidi e confortevoli. Una rete di infrastrutture funzionale e diversificata determina lo sviluppo o il declino di una regione. Da qui la proposta-provocazione: date i soldi della TAV alla Calabria. Se dal territorio calabrese partirà la protesta sarà una protesta al contrario: sì all’intervento per abolire l’isolamento!