Medìclub: lo sport entra nell’Università Mediterranea, la struttura dell’ateneo reggino comprende area internet, emeroteca multimediale, palestra e bar

Si è tenuta, a Reggio Calabria, nella cittadella dell’Università Mediterranea, l’inaugurazione del Centro Polivalente “Medìclub”. La struttura si pone come punto d’incontro tra l’ateneo e la città dello Stretto e comprende una palestra, un’emeroteca multimediale, un internet point, un’area di socializzazione ed un punto ristoro. Il progetto è nato da un accordo stipulato nel 2008 tra il Ministero della Gioventù, il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Calabria e l’Università Mediterranea.

Alla cerimonia erano presenti, oltre al rettore dell’ateneo, Massimo Giovannini, il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, l’assessore comunale con delega alla Pubblica Istruzione ed ai rapporti con l’Università, Vincenzo Nociti, i presidenti del Coni regionale, Mimmo Praticò, e provinciale, Giovanni Filocamo, il presidente del Cus Mediterranea, Francis Cirianni, il dirigente amministrativo della Mediterranea, Antonio Romeo, la delegata della facoltà allo sport, Paola Panuccio, e don Valerio Chiovaro della pastorale universitaria. “Una struttura – ha dichiarato il rettore Massimo Giovannini – pensata dagli studenti che risponde, intanto, all’esigenza di spazi per praticare sport. Il progetto, infatti, è nato dall’idea di creare una palestra, motivo per cui la struttura è stata affidata al Cus, per poi arrivare a soddisfare esigenze più generali come la sala multimediale”. “Questa – ha detto il rettore – è l’occasione per mostrare il lato migliore dell’ateneo, che ha deciso di investire sui servizi agli studenti proprio nel momento di maggiore difficoltà finanziaria”. “Nonostante la crisi finanziaria – ha dichiarato, dopo il taglio del nastro, il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti – dedicheremo grande attenzione alle esigenze delle università calabresi. Siamo vicini alla Mediterranea e cercheremo di sciogliere i nodi che ostacolano, da troppo tempo, il completamento della Casa dello studente”. “La palestra dentro l’ateneo – ha dichiarato il presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò – può rappresentare un primo passaggio importante per i giovani che non riescono a praticare sport per mancanza di tempo. Attraverso l’attività sportiva, i ragazzi socializzeranno ulteriormente, in favore del proprio benessere fisico”. “Secondo recenti studi – ha continuato Praticò – chi pratica sport allena anche la mente a rimanere più lucida in condizioni di stress e migliora la qualità di assimilazione mnemonica. L’Università Mediterranea, dunque, ha fatto bene ad affidare al CUS (Centro Universitario Sportivo) la gestione della struttura. Realizzare un nuovo impianto sportivo nell’ateneo, a Reggio Calabria, in un periodo di grave crisi economica che investe tutto il Paese, non è cosa da poco”. “A Paola Panuccio – ha detto il presidente del Coni Calabria – auguro buon lavoro ma, nel contempo, la incito a guardare lontano. Quest’inaugurazione deve rappresentare un punto di partenza per lo sport universitario reggino ed la realizzazione di impianti all’aperto permetterebbe ai ragazzi di praticare più discipline. Bisogna, insomma, puntare a creare strutture sportive ispirandosi ai colleges americani, che sono delle vere e proprie associazioni sportive”. “Il Coni Regionale – ha concluso Mimmo Praticò – è pronto ad offrire all’Università Mediterranea il miglior supporto in materia di sport e quant’altro è nelle sue possibilità per far crescere ciò che è stato realizzato”.

Condividi sui social

Nuoto paralimpico: ennesimo titolo italiano per la reggina Roberta Cogliandro (bene anche Anna Barbaro)

Roberta Cogliandro (nelle foto con medaglia e tecnici ed accompagnatori) è la nuova Campionessa Italiana dei 50 m stile libero in vasca lunga. Dopo l'oro e il record ai Campionati Invernali (vasca da 25 m), Roberta si conferma la più forte della sua categoria anche ai Campionati Italiani Estivi FINP di Bari, fermando il cronometro a 40'' 24, tempo che vale il record Italiano assoluto. Quella dei 50 stile rimane la sua gara, quella in cui  riesce a dare il massimo nella breve distanza, quella in cui si esprime al meglio, ma Roberta si è fatta valere anche nei 100 stile con un argento e il record di categoria 1'31''33 contendendo la vittoria alla campionessa mondiale Arianna Talamona, e con l'argento nei 100 dorso.

La trasferta di Bari ha regalato altre belle soddisfazioni anche  ad Anna Barbaro (nella foto), atleta reggina “non vedente” che gareggia per la società sportiva Con Noi di Reggio Calabria,  che ha conquistato due argenti nei 50 stile libero e nei 100 rana, ed un bronzo nei 100 stile libero. Anche Anna si conferma dopo il promettente esordio ai Campionati Invernali di Napoli, e la squadra reggina allenata dai tecnici Giuseppe Laface e Cristina Carresi continua a crescere, ritagliandosi, a suon di bracciate, un ruolo di assoluta protagonista nel panorama italiano del nuoto paralimpico. La gioia della vittoria premia la tenacia. Questi ragazzi, nonostante le difficoltà, finanziare, logistiche, e i limiti culturali di una società ancora troppo distratta, continuano a combattere e a vincere, diventando ogni giorno di più un esempio di orgoglio e determinazione per tutti.

Condividi sui social

Reggio Calabria: Carmelo Regolo designato a promuovere lo sport per i non vedenti grazie alla nomina di delegato regionale FISPIC

Il Comitato Italiano Paralimpico impegna nuove forze per promuovere l’attività sportiva per i “non vedenti”. Nel quadro della nuova strutturazione CIP è nata la FISPIC, Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi, di cui è diventato presidente nazionale il prof Remo Breda che è anche vice presidente nazionale vicario del Comitato Italiano Paralimpico. Per la Calabria, il Consiglio Federale, ha nominato delegato regionale Fispic, Carmelo Regolo, che riveste fin dal 2005 – anche – la carica di vice presidente regionale del Comitato Italiano Paralimpico.

Regolo, ha importanti precedenti come dirigente in alcune federazioni olimpiche ed è stato artefice della promozione in Calabria di tante discipline sportive. Inoltre da quindici anni è stato sempre al fianco del presidente del CIP Calabria Fortunato Vinci, collaborando nella realizzazione delle attività e di tutte le manifestazioni sportive per disabili svolte in Calabria e si è interessato, per il passato, dell’attività sportiva specifica per non vedenti, collaborando all’organizzazione di alcune manifestazioni esclusive del settore, per le discipline del Torball e del Goalball che negli anni scorsi  sono state organizzate dalla delegazione regionale Fisd (Federazione Italiana Sport Disabili) e poi dal CIP calabrese. Ha collaborato con la prestigiosa società calabrese, l'A.S.D. "REGGINA UIC" ONLUS di Reggio Calabria, assoluta protagonista nel Torball e nel Goalball in campo nazionale per aver vinto 5 scudetti tricolori nel  Goalball (2003/2004 – 2006/2007 – 2007/2008 – 2008/2009 – 2009/2010) , 1 Coppa Italia di Torball (1998/99), una Supercoppa di Torball (2007/2008), nonché 6 volte Vice Campione d’Italia nel Torball (1999/2000 – 2000/2001 – 2001/2002 – 2003/2004 – 2007/2008 – 2008/2009). Da questi prestigiosi risultati la Fispic calabrese intende partire per un maggiore promozione nella regione fra i “disabili visivi” Non Vedenti” ed Ipovedenti, con l’intento di creare una più vasta diffusione sul territorio di specifiche realtà sportive che pratichino il Torball, il Goalball, il Calcio a 5 per quanto concerne le discipline di squadra, ed il Judo e lo Showdown per quelle individuali, quest’ultima disciplina, praticamente il tennistavolo per non vedenti, in grande crescita diffusionale su tutto il territorio nazionale. Il nuovo delegato regionale Carmelo Regolo, ha in programma una serie di incontri con i responsabili delle varie sezioni provinciali delle organizzazioni storiche della categoria per sollecitare l’adesione e la nascita di nuovi gruppi sportivi. Un particolare appello al sostegno di questo progetto è soprattutto  rivolto agli amministratori degli Enti Locali della Calabria (Regione, Province e Comuni) nonché ad altri Enti, Organizzazioni e Club Service per il giusto riconoscimento sul territorio della Fispic quale nuova Federazione Paralimpica, già inclusa tra le Federazioni Paralimpiche del CIP, impegnata nella maggiore diffusione della pratica sportiva per i non vedenti ed ipovedenti.

Condividi sui social

Reggio Calabria: Praticò fa gli auguri al Sindaco, all’Assessore allo Sport ed alla nuova Giunta

“Auguri di buon lavoro al sindaco Demetrio Arena ed a tutta la Giunta comunale, affinché la città di Reggio Calabria possa crescere sotto ogni profilo ed arrivare a competere con le grandi metropoli del Mediterraneo”. È l’auspicio del presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò, rivolto al nuovo governo comunale dopo la nomina degli assessori. Per quanto riguarda lo sport “a Walter Curatola – ha detto il presidente – che dovrà gestire il settore nei prossimi anni, auguro un grande “in bocca al lupo” per il ruolo che dovrà svolgere, convinto che un assessore giovane porterà certamente energie fresche in un settore che necessita di nuove strategie.

Egli avrà il compito di intervenire per cercare di risolvere annose problematiche come, per esempio, quelle legate all’impiantistica sportiva”. Praticò, in base alla sua esperienza pregressa nel ruolo, ha dichiarato che quello di assessore allo sport “è un incarico difficile ma che, se svolto con coscienza, con fair play e disponibilità, può portare grandi soddisfazioni, soprattutto, sotto il profilo umano”. “Lo sport – ha continuato – è un’attività sociale che, grazie al coinvolgimento ed all’entusiasmo che crea nella gente, ha la possibilità di trasmettere ed insegnare sani principi morali alle nuove generazioni: da questa constatazione bisogna partire per migliorare concretamente il futuro sportivo di Reggio Calabria”.  “Il ruolo – ha continuato Praticò – di accompagnatore della Nazionale Under 19 di calcio, mi ha permesso, fortunatamente, di girare il mondo. Mi ha fatto notare che la gente tende a valorizzare ogni possibile risorsa naturale che offre il luogo in cui risiede. Ecco, i reggini e chi governa la città devono necessariamente ragionare in questo senso. Lo sport, come il turismo e le altre attività sociali sono la conseguenza di ciò che offre il territorio ma, soprattutto, occorrono i servizi per permettere alla gente di godersi appieno le bellezze della città dello Stretto. E le risorse non sono soltanto naturali, come lo dimostra la storia. L’arte, la cultura, la moda, la musica, lo sport, dai tempi della Magna Grecia, sono congeniti alla nostra gente e lo testimonia l’innumerevole quantità di primati e di riconoscimenti che, in molte attività, i nostri conterranei hanno conseguito nel tempo, da Pitagora a Versace. Mi auguro che nel governare Reggio Calabria, la mia città, prevalga lo spirito di servizio nei confronti della terra in cui viviamo, dei cittadini e, soprattutto, dei giovani”. Più che un augurio è una dichiarazione d’amore quella del presidente del Coni Calabria nei confronti della sua città all’indomani dell’insediamento della nuova Giunta Comunale. “Il giovane Walter Curatola – ha concluso Mimmo Praticò – avrà il compito di far diventare realtà concreta Reggio Calabria, Città europea dello sport”.

Condividi sui social

Drapia (VV): i vincitori 2011 del “VII° Premio Sportivo Valentia”

Teatro “La Pace” gremito, entusiasmo e divertimento hanno caratterizzato la cerimonia della settima edizione del Premio Sportivo Nazionale “Valentia”. L'evento targato Vibosport ed organizzato in collaborazione con Alleanza Sportiva Italiana e sotto l'egida della Regione Calabria è stato un vero e proprio gran gala dello sport che, tra cultura e spettacolo, ha regalato tante emozioni ai protagonisti ed al pubblico presente nella splendida cornice della struttura di Drapia. Tra un premio e l'altro si sono esibiti i cabarettisti Battaglia e Miseferi che hanno regalato momenti di esilarante comicità alla serata, la scuola Real Dance di Reggio Calabria che ha entusiasmato con le coreografie che l'hanno vista trionfare al trofeo Fids di Uno Mattina e con Nick e Francy che hanno dato dimostrazione di Country Dance. A condurre la serata  è stata con grande e sobria eleganza l'incantevole Alessandra Giulivo affiancata come valletta della serata dall'affascinante Marilena Scaramozzino, quarta classificata a Miss Italia 2010.

“In questa edizione si è dato spazio soprattutto ai calabresi protagonisti dello sport a livello nazionale ed internazionale, perché sappiamo che ogni successo che viene fuori dalla nostra terra vale il triplo rispetto ad altri, per il sacrificio degli atleti e per la mancanza di impianti”, ha spiegato Michele La Rocca illustrando in apertura la storia del Premio nato nel 2002 e che ha visto tra i premiati tanti mostri sacri dello sport e del giornalismo sportivo italiano. Il Premio Valentia, come è tradizione, consiste in un'opera unica, quest'anno consiste in una targa d'argento realizzata dall'artista orafo vibonese Michele Lo Bianco. Una vera e propria opera d'arte realizzata in edizione numerata, molto apprezzata per la finezza della lavorazione. Il presidente della Commissione Premi, Tino Scopelliti, componente la Giunta Nazionale dell'Asi, ha evidenziato la sinergia che ha portato alla realizzazione di una serata straordinaria. “Abbiamo voluto inserire questo evento prestigioso nell'ambito delle Asiadi – ha detto – per dare ancora più significato al nostro impegno per la promozione sportiva. Vogliamo che da qui e dalle Asiadi, questa tre giorni di festa dello sport puro, parta un messaggio importante per il rilancio dello sport nella nostra regione e credo che lo strumento dato dalla nuova legge dello sport approvata dopo ben 26 anni di attesa sia importante e da sfruttare appieno”. Per quest'ultimo motivo, tra i riconoscimenti attribuiti, in tutto sette, uno è andato al presidente del Consiglio Regionale della Calabria, on. Francesco Talarico, il quale ha detto di ricevere “questo premio prestigioso con grande soddisfazione”, ringraziando in particolare Tino Scopelliti che “ha dato un grande contributo nella elaborazione del testo della nuova legge sullo sport”. A salire per primo sul palco per ricevere il Premio Valentia dal patron Michele La Rocca è stato il maestro Giorgio Lico per la Thunder Pizzo, Società dell'Anno, accompagnato in platea da un folto gruppo dei suoi atleti, molti dei quali campioni italiani, europei e mondiali di Kick Boxing. “Spero che presto anche la nostra disciplina diventi olimpica – ha detto Lico – perché come calabresi potremmo toglierci parecchie soddisfazioni”. Subito dopo la prima uscita di Giacomo Battaglia e Gigi Miseferi, è toccato alla giornalista Karen Sarlo salire sul palco per ritirare dalle mani del presidente regionale Asi, Nino Girella, il Premio Comunicazione per lo Sport destinato alla caporedattrice di RaiTre, Anna Maria Terremoto. Il Premio Atleta Femminile è stato consegnato, quindi, da Vittorio Fanello della Direzione Nazionale Asi, alla marciatrice azzurra del Comitato Paralimpico Nicoletta Mormile, accompagnata dal presidente regionale del Cip Titti Vinci. Massimiliano Mondello, Testimonial dello Sport, è stato premiato da Pino Scianò, assessore al Comune di Vibo Valentia e Presidente del Consiglio Nazionale Asi, i due assieme hanno ricordato gli esordi del campione vibonese sull'unico tavolo a disposizione a Piscopio per la Fiamma Vibo. “Sono veramente felice – ha commentato Mondello – si tratta del primo premio importante per me, dopo quelli ottenuti sul campo in questi anni”. E' toccato, quindi, a Tino Scopelliti consegnare gli altri tre riconoscimenti della serata. Il primo all'on. Francesco Talarico, Uomo per lo Sport, per l'impegno profuso per l'approvazione rapida della nuova legge sullo sport. Subito dopo sul palco del teatro La Pace è salito il campione mondiale youth di boxe Ibf, Francesco Versaci. Il pugile reggino, stimolato da Scopelliti e dalle domande della Giulivo, ha detto che sarebbe contento di tornare fra un anno a ricevere un altro premio dopo aver ottenuto qualche titolo sportivo ancora più prestigioso. Le immagini su maxi schermo delle sette puntate trionfali a Uno Mattina, hanno annunciato l'ultimo riconoscimento della serata, quello di Squadra dell'Anno attribuito alla società Real Dance di Reggio Calabria, protagonista assoluta nel mondo della danza sportiva. A ritirare la targa è stata la coreografa Mariana Melchionna che ha voluto chiamare sul palco il presidente della società Salvatore Melchionna a condividere il momento di gioia assieme alle compagne dell'avventura televisiva su Raiuno. Nel finale due targhe ricordo sono state consegnate a Battaglia e Miseferi, mentre per le due bellissime miss, Giulivo e Scaramozzino, il maestro Michele Lo Bianco – chiamato a sorpresa sul palco da Michele La Rocca, sono arrivate due bellissime creazioni dell'orafo vibonese. Sigla finale e chiusura della manifestazione con il balletto, non poteva essere diversamente, della Real Dance. Domenica, ultima giornata delle Asiadi al Villaggio La Pace e, quindi, appuntamento al prossimo anno. Questo l'elenco dei Premiati e le motivazioni. Francesco Versaci (nella foto di Attilio Morabito premiato da Scopelliti), Personaggio Sportivo dell'anno. 18 incontri, una sola sconfitta ai punti, un titolo mondiale giovanile, un titolo italiano. E' la promessa della boxe italiana. Stiamo parlando di Francesco Versaci, nato a Reggio Calabria, 25 anni fa. La sua attività pugilistica inizia giovanissimo (età 7 anni) alla palestra dell’Amaranto Boxe. A 18 anni viene convocato nella Nazionale Senior. Nel 2005 19 anni, entra nella storia del pugilato italiano come il più giovane pugile professionista di tutti tempi, debuttando a Bastia Umbra con l’ungherese Bela Kiss battendolo nettamente ai punti. Nel 2007 conquista il titolo del Mediterraneo. Nel mese di agosto 2008 nell’arena “Ciccio Franco” di Reggio Calabria conquista il titolo di Campione Italiano. Il 19 novembre 2010 conquista la corona di Campione del Mondo giovanile IBF a Cagliari. Massimiliano Mondello (nella foto di Attilio Morabito premiato da Scianò), Testimonial dello Sport. Nella sua disciplina è l'atleta italiano più forte di sempre. Nel suo palmares figurano ben 38 titoli italiani, record assoluto, una medaglia di bronzo ai Mondiali a Kuala Lumpur nel 2000 ed una partecipazione alle Olimpiadi, Atene 2004. Massimiliano Mondello è nato a Vibo Valentia il primo gennaio 1975, ha fatto la storia del tennis tavolo tricolore negli ultimi venti anni. Dopo l'esperienza a Messina ha deciso di tornare in A1 con il Città di Castello. Ha ancora molto da dare Massimiliano, ma è già un esempio per tutti i giovani calabresi. Non a caso, dopo Giovanni Parisi, è stato il secondo vibonese a partecipare alle Olimpiadi e, al momento, anche l'ultimo calabrese. Thunder Pizzo, Società Sportiva. E' una delle società calabresi più titolate a livello nazionale e Mondiale. Sotto l'abile guida del maestro Giorgio Lico sono fioriti in un decennio tanti campioni e campionesse che sono andati in giro per l'Europa e per il Mondo a tenere alto il nome della Calabria. Due sue atlete, Samantha Aquilano e Luisa Lico hanno conquistato ben nove titoli iridati, ricevendo il premio Valentia nel 2005. La Thunder Pizzo però non si è fermata e nel suo palmares ha aggiunto nel 2010 due medaglie d'argento mondiali con Roberta Cavallaro e Stefanie Marchese e ben 5 titoli tricolori ai recenti campionati italiani, con un ottimo terzo posto di squadra. Ha portato in Calabria numerose manifestazioni italiane ed internazionali. Nicoletta Mormile (nella foto di Attilio Morabito premiata da Fanello), Atleta Femminile. Nata ad Aversa (CE) si forma come atleta con la polisportiva “De Blasio” di Reggio Calabria. Dal 1995 è stabilmente campionessa italiana nei m. 800 e nella marcia. Nel 1998 è Campionessa del Mondo nella 4x100m. ai “Mondial Games” in North Carolina. Dal 2009 fa parte della Nazionale Azzurra della Federazione Italiana Sportiva per la Disabilità Intellettiva e Relazionale. Ai “Global Games” ottiene il 5° posto nei m. 5000 marcia. Nel 2010 è quarta in Croazia agli Europei. Si è confermata campionessa d’Italia nei m. 5000 di marcia a Cagliari. E' “testimonial”, insieme a Giusy Versace, Roberta Cogliandro, Massimo Greppi ed altri del grande salto di qualità fatto dal Comitato Italiano Paralimpico in Calabria. Anna Maria Terremoto, Comunicazione per lo Sport. Dallo scorso anno capo redattore del Tg di Raitre Calabria, succeduta al vibonese Pino Nano chiamato all’importante incarico di responsabile dell’Agenzia Nazionale della TGr RAI nazionale,  ha dato impulso ai servizi riguardanti l'attività sportiva regionale, ottenendo un unanime riconoscimento al suo impegno, ad attestazione della sua professionalità e del lavoro svolto con rigorosa attenzione quotidiana. Francesco Talarico (nella foto di Attilio Morabito premiato da Scopelliti), Uomo per lo Sport. Presidente del Consiglio regionale della Calabria. e membro del Comitato di coordinamento della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni italiane.  E' anche grazie a lui se la regione si è dotata in appena sei mesi dalle elezioni, dopo ben 26 anni di attesa, di una nuova ed efficace legge sullo sport. Un provvedimento, molto atteso che consente alla nostra regione di compiere un importante salto di qualità in uno dei suoi settori più vitali e strategici. Una legge che consentirà il completamento di importanti impianti sportivi e darà respiro all'associazionismo sportivo. Real Dance Reggio Calabria (nella foto di Attilio Morabito premiata ancora da Scopelliti), Squadra dell'anno. Un team straordinario guidato magistralmente dalla giovanissima maestra coreografa Mariana Melchionna. La scuola di ballo Real Dance di Reggio ha rappresentato la Calabria  nelle sfide  tra regioni del torneo di ballo Trofeo Fids nella famosissima  trasmissione televisiva "Mattina in famiglia" in onda su Raiuno e condotta da Tiberio Timperi e Miriam Leone, ottenendo tantissime vittorie contro squadre e scuole di altre regioni, ottenendo ben sette vittorie consecutive, e portando il volto più sano della nostra regione alla ribalta nazionale.Tantissimi i successi ottenuti in altre competizioni, tra cui la Coppa Italia Fids.

Condividi sui social

Gianluca Atzori: “Grazie Reggio, grazie Reggina!”

Mancano meno di un paio d’ore all’incontro organizzato dalla società amaranto per salutarlo e ci incontriamo nella stanza 508 al quinto piano di un noto albergo cittadino. La stanza, per intenderci, che è stata la sua “casa” quantomeno da fine agosto 2010 ad oggi. E’ raggiante come una pasqua (almeno finché non riparliamo della gara di domenica in cui, “magicamente”, cambia umore per tornare incazzato più che “a caldo”) perché in serata raggiungerà la sua famiglia a Ravenna e potrà finalmente riabbracciare i suoi figli. Mentre lo aspettiamo, sistema le ultime cose in valigia e noi guardiamo con attenzione, in una lavagna che si è fatto appositamente sistemare nell’anticamera, quelli che sono gli schemi adottati dalla sua Reggina nella trasferta di Novara di domenica sera. Leggiamo i vari nomi dei giocatori amaranto, ma anche qualcuno del Novara insieme a tante frecce, a tanti “movimenti” disegnati, a tante soluzioni che la Reggina avrà sicuramente sfruttato in quella “maledetta” partita.

Con lui, anche nel recente passato (leggasi “Io sono Gianluca Atzori! – intervista “non convenzionale” con il tecnico amaranto, n.d.r.), abbiamo discusso di molte cose e molte altre sono incise sul nastro della cassetta ma, poi, non riportate. Oggi, a qualche ora dal suo “arrivederci” a Reggio, vogliamo chiedergli qualcos’altro. Chiusa la valigia, eccolo dedicarci ancora qualche minuto. Descrivici il tuo rapporto con Giacchetta e Foti. “Il rapporto con il direttore nasce come compagno di squadra. Nella stagione 1996/1997 eravamo entrambi qui, a Reggio Calabria, ma ci siamo ritrovati spesso anche lontano dai campi di calcio (Jack era spesso mio ospite con la sua compagna di allora). Ci siamo sempre sentiti anche quando le nostre strade di giocatori si sono divise, ma soprattutto, quando lui è diventato responsabile del settore giovanile della Reggina, e per più anni di seguito ha tentato di portami già allora qui come tecnico della Primavera. Io ho sempre confidato a lui che non ero adatto, sono stato sincero dicendogli che non me la sentivo proprio e pur perdendo un’occasione per dirigere una squadra ho mantenuto fede alla linea che nel settore giovanile non ci volevo entrare. Naturalmente quest’anno il nostro rapporto si è rinforzato perché la scelta dell’allenatore è stata la sua ed abbiamo condiviso quest’annata bellissima pur sentendoci molte più volte che vedendoci a causa della malattia che lo ha tenuto lontano da Reggio ma che, per fortuna, ha sconfitto brillantemente. Con Foti è andata più o meno allo stesso tempo. L’ho conosciuto allora da giocatore e ricordo ancora che ogni martedì, al rientro dopo le partite, parlava a noi calciatori all’interno dello spogliatoio. Quest’anno, poi, è stato un rapporto eccellente, sempre fondato sul confronto allenatore-presidente e, mancando Jack, il nostro rapporto è stato molto più approfondito del normale.” Quando cambia la guida tecnica di una squadra, il progetto societario rimane invariato (anzi, fors’è proprio per questo che cambierà la guida tecnica amaranto, per restare invariato il progetto societario intendo) ma cambiano, ovviamente, modi e modalità di allenamento e gestione della rosa. Cosa ti piacerebbe restasse in eredità ai tuoi ragazzi? “Mi piacerebbe che questi ragazzi eccezionali che ho avuto la fortuna di conoscere ed allenare, portassero sempre con loro durante la carriera l’insegnamento che quando si è in una squadra la prima cosa che bisogna fare è rispettare i propri compagni. Poi, quando si è in tanti rispettarsi a vicenda e rispettare le “regole” sono alla base del quieto vivere. Vorrei che loro, non solo per il prossimo anno ma per tutti gli anni a seguire della loro carriera calcistica, mantenessero ben ferme queste basi così come sono riusciti a farlo con me.” Andrai alla Sampdoria, con quali insegnamenti e con quali esperienze in più maturate quest’anno a Reggio? Come pensi di trovare l’ambiente doriano dopo un cocentissima retrocessione? Probabilmente anche a Genova, come qui la scorsa estate, troverai un ambiente deluso e scettico sulla scelta della famiglia Garrone di affidarsi ad un giovane e bravo allenatore rampante ed emergente ma appena al suo quarto anno da allenatore  piuttosto che a qualcun altro tuo collega più esperto. Crediamo che qui tu abbia potuto lavorare in assoluta tranquillità (fors’anche per questo hai raggiunto tutti gli obiettivi che ti erano stati prefissati), lì, invece, avrai la “spada di Damocle” di dover vincere e subito il campionato. “L’esperienza di quest’anno mi servirà, eccome. Ma come mi servirà quella di Ravenna (la mia prima, dove probabilmente troverò un ambiente simile a quello di Genova perché entrambe accomunate dal mio arrivo dopo una retrocessione). Troverò certamente quella sorta di malumore che avrà chi vorrà andar via. Ma mi servirà anche l’esperienza di Catania. Un’esperienza forte perché Catania è una piazza molto esigente così come quella di Reggio. L’aver allenato al Sud mi dà la possibilità di arrivare a Genova ben preparato su quello che mi aspetta. So che quella dalla Sampdoria è una piazza delusa e che va rigenerata riportando entusiasmo attraverso i risultati ed attraverso tutte quelle componenti che quest’anno hanno fatto sì che a Reggio si disputasse un campionato comunque straordinario sotto moltissimi punti di vista. Anche del risultato finale, nonostante quel pareggio al 90° che ha sancito la nostra esclusione dai playoff promozione.” Lo scandalo “Scommettopoli” si allarga di ora in ora. Pensi sia possibile una vera e propria rivoluzione nello stilare la griglia di partenza dei prossimi campionati di B e, quindi, anche di A? “No, non ci credo ad una cosa del genere. Credo, invece, che i giornali stiano buttando benzina sul fuoco, stiano fomentando la gente aumentando il caos che c’è. Quelle che leggiamo sono le loro idee, quello che per loro è lo scenario. Purtroppo, nel calcio, in Italia, siamo abituati a non vedere una “giustizia giusta”. Perciò credo che alla fine, quello che realmente verrà fuori da tutte le intercettazioni dirà probabilmente che qualcuno avrà tentato la combine di qualche partita ma che, in sostanza, non c’è riuscito. Nel peggior ipotesi possibile, credo che alla fine sarà distribuito qualche punto di penalizzazione facendo sì che quella che oggi sembra chissà cosa finirà con l’essere una grande bolla di sapone che pian piano si sgonfierà fino a scomparire così come il clamore che si è creato. Credo che sia l’Atalanta sia il Siena, così come tutte le altre squadre coinvolte, dimostreranno che non c’è stato alcun illecito.” E’ il momento dei saluti. Cosa vuoi dire ai tifosi, alla gente che con te ha gioito per i risultati ottenuti, ai quasi 20000 spettatori presenti allo stadio durante la gara d’andata contro il Novara? “Non posso fare altro che ringraziare tutti. Grazie, 10000000 di volte. La cosa più bella credo sia stata proprio vedere il “Granillo” stracolmo. Per me è stata una soddisfazione grandissima. Essere riuscito a riportare tutta quella gente felice allo stadio, unita nell’incitare la propria squadra e ad applaudirla e sostenterla, è stata una mia grande vittoria. Consentire ai tifosi di rivivere almeno per una sera quei momenti che li hanno riportati indietro nel tempo alla serie A, credo che sia un patrimonio che la società dovrà continuare a preservare. Li ringrazio tutti perché il sostegno c’è sempre stato e man mano andava aumentando grazie ai risultati che i miei giocatori (sono loro i veri protagonisti di tutto questo). Grazie a tutti per il calore e l’affetto che mi hanno dimostrato. Essendo un tecnico molto giovane, che “da grande” vuole fare l’allenatore per almeno un’altra ventina d’anni, spero proprio che le nostre strade si rincontreranno in futuro.” Ciao Gianluca, ad maiora!

Condividi sui social

Gerace (RC): “Progetto Locride”, lo sport al servizio della legalità

Si è svolta nella chiesa di San Francesco d’Assisi la cerimonia per la firma della convenzione per la realizzazione del “Progetto Locride”. L’evento è stato organizzato dall’Ufficio relazioni esterne del Dipartimento della Pubblica Sicurezza ed ha come finalità la diffusione della cultura della legalità attraverso lo sport e l’aggregazione dei giovani nel territorio. La convenzione è stata sottoscritta dall’Autorità di gestione del Pon Sicurezza, il prefetto Nicola Izzo, dal prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, dal vescovo della Diocesi di Locri – Gerace, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, e dal presidente del Comitato dei sindaci della Locride, Ilario Ammendolia.

Testimonial d’eccezione è stato il calciatore calabrese Rino Gattuso (nella foto). Presente alla cerimonia, il presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò, ha dichiarato che “laddove si realizzano strutture sportive si alimenta lo sport che è sinonimo di aggregazione”. “Dove c’è sport – ha detto – c’è legalità, c’è rispetto verso le regole e nei confronti dell’avversario, c’è il fair play che l’emblema delle olimpiadi. La legalità manifestata attraverso lo sport permette di allontanare i ragazzi dalla strada, sottraendoli a tutte quelle insidie della società civile che spesso circuiscono i giovani sfruttando il loro entusiasmo e la loro poca esperienza di vita. È importante, quindi, che lo sport venga praticato sin da bambini, come è importante che ci siano strutture, dirigenti e tecnici di livello che permettano ai ragazzi di rimanere affascinati da questa attività evitando, così, abbandoni precoci”. Il “Progetto Locride”, infatti, prevede la realizzazione di impianti sportivi e centri di aggregazione per i giovani con l’intento di trasmettere valori di solidarietà, giustizia ed equità che sono alla base dei comportamenti orientati alla legalità ed al rispetto delle regole: un metodo efficace per allontanare i ragazzi dalla strada e sottrarli al condizionamento della malavita organizzata. L’iniziativa è finanziata con i fondi del Pon Sicurezza, programma gestito dal Ministero dell’Interno, e dall’Unione Europea. Sono previsti 13 interventi, di cui 8 relativi alla costruzione e ristrutturazione di piccoli impianti sportivi e 5 alla realizzazione di altre strutture aggregative per i giovani. “Tale intervento – ha dichiarato il presidente del Coni Calabria – deve essere un punto di partenza per arrivare a distribuire, successivamente, su tutto il territorio calabrese, impianti sportivi che è possibile realizzare in molte aree disponibili considerando che ci sono discipline che si possono praticare in spazi limitati”. “Lo sport esalta l’Io – ha detto – e ripaga l’impegno quotidiano di chi lo pratica con serietà e abnegazione, permettendo di raggiungere, spesso, risultati prestigiosi. Attraverso lo sport è possibile raggiungere traguardi importanti, nazionali ed internazionali, come lo dimostra l’esempio di Gattuso, campione pluridecorato del Milan, oggi testimonial di una Calabria che cerca di emergere, ed esempio lampante di grandi meriti perseguibili scegliendo la strada più pulita, quella dello sport”. “Lo sport insegna regole utili per la vita, insegna il rispetto” ha dichiarato Rino Gattuso, il quale, rivolgendosi ai ragazzi presenti ha detto di “mantenere in buone condizioni tutto ciò che vi metteranno a disposizione”. Il sindaco di Caulonia, presidente dell’associazione dei Comuni della Locride e firmatario del progetto, Ilario Ammendolia, nel suo accorato appello di lotta alla criminalità, sente di rappresentare uno Stato ‘giusto’ ma, soprattutto, “la parte più debole del nostro popolo”. “Spetta a noi – ha detto – colmare le distanze che intercorrono tra lo Stato ed i cittadini ma occorre che su tutto il territorio della Repubblica vengano offerte le stesse opportunità”. Monsignor Morosini crede nella rivalsa di un popolo, quello della Locride, attraverso attività nobili come quella sportiva. “Una volta che – ha detto – queste strutture verranno consegnate ai cittadini dovrà essere compito di tutti saperle valorizzare”. “È un evento, questo – ha dichiarato il prefetto Luigi Varratta – che segna un momento importante per la Locride”. “Qui – ha detto – la criminalità è molto forte, pervasiva ed il ritardo socioeconomico è notevole rispetto al resto d’Italia. Si avverte in queste zone un grande disagio giovanile ed il fenomeno della devianza è dietro l’angolo. L’obiettivo principale è quello di offrire condizioni di vita migliori, soprattutto, ai giovani. Il nostro impegno sarà quello di vigilare ed impedire eventuali ostacoli, cercando, così, di far rispettare i tempi di realizzazione”. Francesco Gratteri, attuale capo della Direzione centrale Anticrimine del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, è intervenuto dichiarando che “i due punti essenziali di questo incontro, provenienti dal mondo dello sport e dalla Chiesa sono il rispetto delle regole e la prevenzione alla criminalità”. Il prefetto Nicola Izzo, concludendo l’incontro, ha dichiarato che “i giovani sono al centro del progetto: su loro investiamo come di loro abbiamo bisogno per portare avanti tutte le nostre iniziative. “Forse – ha detto – al giorno d’oggi, assistiamo ad un’esasperata esaltazione di valori effimeri. Ai ragazzi, invece, è necessario parlare chiaro. Bisogna trasmettere loro che per poter progredire nella vita occorre fare sacrifici, proprio come insegna lo sport”. Sulla realizzazione degli impianti, Izzo ha concluso dichiarando che “tempi di realizzazione delle strutture ormai dipendono da chi dovrà effettuare i lavori, cioè dai Comuni”. Dopo la firma della convenzione, la cerimonia si è conclusa con il concerto dell’Orchestra giovanile di fiati di Delianuova.

Condividi sui social

Drapia (VV): tutto pronto per le ASIADI 2011

La Città di Drapia è pronta ad accogliere le oltre 500 persone tra atleti, dirigenti, tecnici che prenderanno parte alle ASIADI edizione 2011, week end di manifestazioni sportive aperte ad atleti, alle loro famiglie, nonché ai loro amici. Dal 10 al 12 giugno, l’importante evento sportivo, che rappresenta un momento di festa di socializzazione  e di sport a livello promozionale,  occuperà – per il secondo anno consecutivo – gran parte dell’Area del Villaggio Club “La Pace” di Drapia. Una location che ha lasciato tutti i partecipanti della scorsa edizione ammaliati per lo splendido scenario, per la palestra con attrezzature modernissime, per l’accogliente teatro.

L’evento è organizzato dal Comitato Regionale dell’ASI (Alleanza Sportiva Italiana) con la collaborazione dei Comitati Provinciali e sotto la supervisione del Dirigente Nazionale dell’Asi Tino Scopelliti. Durante il week wend  sarà possibile svolgere le seguenti attività: Acquagym, Aerobica, Atletica Leggera, Balli Caraibici, Balli Latino-Americani, Burraco, Beach Volley, Biliardo, Calcetto, Country Dance, Cultura Fisica, Dama, Danza Classica Moderna e Sportiva, Diving, Fit-Bal, Fitness, Judo, Ginnastica Ritmica, Hip-Hop, Immersioni in Acqua, Pesca Sportiva, Karate, Kickboxing, Kitesurf, Kung-Fu, Minibasket, Modellismo, Nuoto, Pallanuoto, Pattinaggio Artistico, Pesistica, Soft-Air, Spinning, Taekwondo, Tennis, Tennistavolo, Tiro a Segno, Tiro a Volo, Tiro Con l’arco, Triathlon, Walking,  Wellness,  Windsurf,  Yoga e tant’altro. Il programma di massima prevede per Venerdì 10 giugno, l’arrivo nel primo pomeriggio, quindi dalle 16 alle 20 attività sportive, alle ore 22.00 nel Teatro del villaggio la VII^ edizione del premio sportivo “Valentia” curata in sinergia con Vibo Sport, ove si darà spazio soprattutto ai calabresi protagonisti dello sport a livelllo nazionale ed internazionale. Il Premio “Valentia” di quest'anno consiste in una targa d'argento e oro realizzata dall'artista orafo vibonese Michele Lo Bianco; una vera e propria opera d'arte realizzata in edizione numerata. La serata si concluderà a bordo piscina con il Quiz Game. La giornata di Sabato 11 Giugno prevede attività sportive dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 20, quindi alle 22.00 il Gran Galà Asi, la serata si concluderà dalle 24 con Karaoke e discoteca. Domenica 12 Giugno, si continuerà con l’attività sportiva dalle 9 alle 12 e dopo i saluti di rito dalle 15.00 si procederà con le partenze. Evento nell’evento saranno i Campionati regionali di nuoto estivi che si svolgeranno nella piscina del villaggio. Gli accompagnatori ed i familiari che non vorranno lascarsi tentare dalle innumerevoli discipline sportive, avranno  la possibilità di effettuare salutari passeggiate o visitare gli scorci più caratteristici di Tropea e della costa degli Dei, senza disdegnare una capatina a Vibo Valentia. Le Asiadi ospiteranno, anche, una serie di eventi speciali, tra i quali Corsi di Formazione e di Aggiornamento per: Istruttori e Dirigenti Sportivi, Istruttori di Spinning, Istruttore di Sub,  Giudici di Gara di Nuoto. E’ prevista anche una Mostra con l’esposizione  di alcune opere pittoriche del Maestro  Francesco Alati, una Mostra di fotografi calabresi allestita dalla Societa' Club Reggioland,  una Mostra di fotografie dei meravigliosi fondali del mediterraneo curata dalla Societa' Abyss attivita' subacquee. Consultando le pagine del sito della manifestazione, www.asireggiocalabria.it o per gli innumerevoli appassionati di Facebook  http://www.facebook.com/event.php?eid=192216057474340 sarà possibile conoscere in tempo reale il programma dettagliato degli eventi sportivi e culturali. Particolarmente seguite dai giovanissimi e dagli appassionati saranno alcune discipline poco conosciute ma al tempo stesso spettacolari. Inoltre – tra gli altri – interverranno come presenter: da Roma Luca Pellini per lo Spinning, da Firenze Felice Barillà e Gianfranco Moliterni per il Walking, da Siracusa Nik  Vitale e Francy Drago. L’edizione 2011 delle Asiadi  conta sulla presenza di vari vip tra i quali i cabarettisti Battaglia & Misefari,  la giovane Maria Elena Scaramozzino, quarta a Miss Italia 2010, ed il pugile Francesco Versaci, Campione del Mondo youth in qualità di ospite d’eccezione. E’ prevista – altresì – a sorpresa, nel villaggio la partecipazione di qualificati Vip ed Autorità.

Condividi sui social

Reggina Calcio: “Oltre il risultato, fieri di voi che avete lottato”

“Oltre il risultato, fieri di voi che avete lottato”. Un’etichetta che racchiudeva in poche parole il senso di una stagione che per chi ama la Reggina è già storia. La Curva Sud, con uno striscione accolto da un’ovazione del pubblico del Granillo, aveva anticipato il tempo, privilegiando l’intensità delle emozioni vissute al responso del campo. I 90’ del Piola di Novara non erano ancora andati in scena. Il senso di quella frase prescindeva i playoff, la serie A, il pallone stesso. Focalizzava l’obiettivo su una maglia, quella amaranto, sudata ed onorata da un gruppo di ragazzi capaci di far riscoprire l’essenza dei sogni ad una città, un’intera provincia. Che questa sia stata una stagione straordinaria lo certifica la partecipazione, l’emozione del popolo amaranto, tornato a riconoscersi nella Reggina.

Così come la Reggina si è riconosciuta in loro. Una squadra che ha fatto propria l’identità calabrese, vivendo quest’esperienza visceralmente, difendendo qualcosa che ha avvertito come proprio. Giovani di grande qualità ed elementi di determinante esperienza, figli del Sant’Agata e non, uomini veri che hanno ricucito ed esaltato quella simbiosi tra squadra e territorio che è sempre stata centrale ed essenziale nei successi della Reggina. La squadra, il club e la tifoseria in un’unica anima amaranto. Il ritorno dal Piemonte con il cuore gonfio di lacrime ed orgoglio non scalfisce questo piccolo miracolo. La Reggina riparte da qui. Dalla cultura del lavoro. Dalla voglia di sognare. Dai 20.000 del Granillo. Dallo sguardo di chi, al Piola di Novara, in casa davanti alla tv, alla radio, con il buio negli occhi ed il frastuono nel cuore guardava già avanti senza dimenticare ciò che era appena stato. Un gol, fantastico ed irripetibile, quello di Rigoni, non cambia la sostanza di un evento. Un pallone che incontra la rete bagnata segna l’esito sportivo ma lascia intatta una passione: Reggio ha vinto, Reggio è unita e ricomincia nel segno della continuità.

Condividi sui social

Reggio Calabria: VIII^ Giornata Nazionale dello Sport

Ecco il testo della lettera di presentazione che il Presidente Regionale del C.O.N.I., Mimmo Praticò (nella foto), ha inviato alle testate giornalistiche in occasione della Giornata Nazionale dello Sport avvenuta il 5 giugno scorso. Come è ormai consuetudine, il Coni Nazionale, da alcuni anni, indice, nella prima domenica di giugno, la Giornata Nazionale dello Sport. Tale avvenimento, si realizza in tutte le province d’Italia e  vuole essere un riconoscimento a tutti i Dirigenti, Tecnici e Atleti che operano nello Sport. In tale giornata, in tutt’Italia, vengono coinvolti migliaia di bambini, giovani ed adulti per praticare sport in libertà ed all’aria aperta. Tale evento è anche particolarmente importante perché permette a tutte le Federazioni di mettere in vetrina la loro disciplina e la loro attività sportiva.

Pertanto, in funzione di questo forte messaggio che il Coni Nazionale, ed in particolar modo il Presidente Petrucci, invia a tutto il Paese, in Calabria si realizzeranno, oggi, tutte le manifestazioni 2011 sotto l’egida di una unica bandiera che è l’ottava Giornata Nazionale dello Sport. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i dirigenti i tecnici e tutti coloro che operano per lo Sport per l’impegno che, come sempre, mettono, con spirito di servizio, a favore del Prossimo, con l’augurio che la Giornata Nazionale dello Sport sia anche la Giornata Nazionale dell’Amicizia e del Rispetto tra le persone. Mi preme evidenziare che Il CONI attraverso i propri Comitati Regionali e Provinciali, con la collaborazione delle Federazioni Sportive Nazionali e gli Enti di Promozione Sportiva, coinvolge numerose amministrazioni comunali nell'organizzazione di eventi e manifestazioni aperte a tutti: tornei giovanili, gare ciclistiche, regate, esibizioni ginniche, gare di nuoto, maratone, partite di calcio, basket, pallavolo,  etc. L'iniziativa, sostenuta da ANCI, UPI e Coordinamento delle Regioni, coinvolge 1500 Comuni. Il tema scelto quest'anno per celebrare l'ottava edizione della Giornata Nazionale dello Sport, richiamerà il progetto promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: "Identità e Incontro". Cultura, musica ed in questo caso soprattutto lo sport come strumenti per far incontrare cittadini di diversa origine e provenienza nel segno del rispetto e della solidarietà. Il 5 giugno, quindi, lo slogan della giornata sarà: "LO SPORT CI UNISCE". Con l'occasione il CONI, lo sport giovanile e territoriale, festeggeranno ancora una volta anche i 150 anni dell'Unità d'Italia. Sarà un modo per ricordare anche ai più giovani i valori di libertà ed unione di questa importante ricorrenza insieme a quelli che da sempre contraddistinguono lo sport: l'amicizia, la tolleranza, la solidarietà, l'autodisciplina e la responsabilità. Lo sport, infatti, rimane senza dubbio il contesto all'interno del quale si possono sperimentare situazioni e dinamiche che successivamente saranno affrontate nel contesto più ampio della società civile, come il confronto, la socializzazione, il rispetto delle regole e dell'avversario, l'accettazione del diverso, l'incontro con le difficoltà e il loro superamento. La Calabria Sportiva “sposando” appieno il messaggio del Presidente Petrucci ha lavorato, nei giorni scorsi con ritmi frenetici per preparare la Festa dello Sport Calabrese. Le piazze di tutti i Capoluoghi delle 5 Province Calabresi si riempiranno di impianti “volanti” dove bambini, giovani ed adulti faranno sport in libertà. Lo Sport, nella ricorrenza della Sua Festa Nazionale sarà presente anche in tantissimi piccoli comuni della Calabria che con grande entusiasmo hanno aderito a partecipare organizzando l’attività in ogni spazio possibile per regalare un sorriso ai propri cittadini piccoli ed adulti. Grazie,quindi,  allo Sport per questa bellissima giornata di sano divertimento ed a tutti porgo il mio più caloroso “in bocca al lupo”.

Condividi sui social

Drapia-Tropea (VV): tutto pronto per il VII° Premio “Valentia”

Torna con la settima edizione il Premio Sportivo Nazionale Valentia. La manifestazione organizzata da Vibosport e Cultura, in collaborazione con i comitati regionale e provinciale di Alleanza Sportiva Italiana e sotto l'egida della Regione Calabria, si svolgerà venerdì 10 giugno al Teatro La Pace di Drapia, con inizio alle ore 21,30. Un evento che sarà un vero e proprio gran galà dello sport con momenti di spettacolo grazie alla presenza di ospiti musicali e di momenti di cabaret e danza.

In questa edizione si darà spazio soprattutto ai calabresi protagonisti dello sport a livelllo nazionale ed internazionale. La commissione premi, composta da Tino Scopelliti, dirigente nazionale Asi, Michele La Rocca, direttore del settimanale Vibosport, Mimmo Bulzomì, presidente Fci Calabria, Giosi Cretella, consigliere regionale Fin, Carmelo Regolo, componente comitato regionale Asi e Nino Girella, presidente regionale Asi, sta ancora lavorando sull'elenco dei premiati di tutte le categorie, che sarà reso noto al più presto. Il Premio Valentia di quest'anno consiste in una targa d'argento e oro realizzata dall'artista orafo vibonese Michele Lo Bianco. Una vera e propria opera d'arte relaizzata in edizione numerata, come è tradizione ormai per il premio Valentia. Per questa edizione non si svolgeranno in contemporanea il Premio Giornalistico Salvatore Massara e il Premio Valentia Letteratura e Sport che, d'accordo con il presidente di giuria, il giornalista di Repubblica Gianni Mura ed il vice presidente Nello Governato, si è deciso di rinviare di qualche mese, facendoli diventare riconoscimenti autonomi da mantenere come sede fissa a Vibo Valentia. Nell'albo d'oro del Premio Valentia sono stati scritti in questi anni nomi prestigiosi come quelli die giornalisti Candido Cannavò, Domenico Morace, Gianni Mura e Franco Fava, degli atleti Luca Cantagalli, Giusy Malato, Sergio Floccari, Francesco Moser, Simone Rosalba, Alessandra Lucchino ed altri ancora, del tecnico del setterosa olimpico ad Atene Pierluigi Formiconi, del presidente nazionale Asi on. Claudio Barbaro, del direttore generale del Coni Maurizio Romano e dell'attuale Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti premiato nel 2009 quale sindaco di Reggio Calabria.

Condividi sui social

Serie Bwin, gara di ritorno semifinale playoff: Novara-Reggina: 2-2

Novara-Reggina: 2-2. Novara (4-3-1-2): Fontana; Morganella, Lisuzzo, Ludi (c) (dal 60° Centurioni) e Gemiti; Marianini (all’80° Rubino), Porcari e Rigoni; Motta (all’80° Pinardi); Bertani e Gonzalez. In panchina: Strukelj, Coubronne, Drascek, e Parola. All.: Tesser. Reggina (3-5-2): Puggioni; Adejo, Costa ed Acerbi; Colombo, Rizzo (dal 71° Sarno), Tedesco, Castiglia (dal 60° De Rose) e Rizzato; Campagnacci (dal 77° Cosenza) e Bonazzoli (c). In panchina: Kovacsik,  Barillà, N. Viola e Danti. All.: Atzori. Arbitro: Tommasi di Bassano del Grappa. Assistenti: La Rocca di Ercolano e Chiocchi di Foligno. Quarto uomo: Candussio di Cervignano. Marcatori: Bertani all’8°, Bonazzoli al 32° ed al 75° e Rigoni al 90°. Ammoniti: Colombo al 62°, Morganella all’83°, Rigoni al 90° e Gonzalez al 94°. Espulsi: Bertani e Colombo al 76°. Corner: 6-8. Recupero: 0’ (p.t.) e 5’ (s.t.).

Note. La Reggina deve vincere! Non c’è altro risultato possibile per andare ad affrontare il Padova (vittorioso nella doppia sfida contro il Varese – 1-0 a Padova e 3-3 poco fa a Varese -) nella finale playoff che assegnerà il terzo ed ultimo posto utile per la promozione in A. E’ importante anche, molto importante, arrivare in finale per piazzarsi, quindi, al quarto posto assoluto al termine del torneo. E’ cronaca di questi giorni, infatti, l’interessamento piuttosto serio dell’Atalanta (classificatasi prima in classifica e, quindi, promossa direttamente) per “merito” del suo capitano Doni nel cosiddetto scandalo scommesse tant’è che la voce secondo cui i bergamaschi potrebbero essere penalizzati e privati della promozione è sempre più insistente e plausibile. Ne conseguerebbe che non andranno in A prima, seconda e terza ma, escludendo l’Atalanta appunto, seconda (Siena, salvo anche suo interessamento nello scandalo scommesse), terza (Padova o Novara o Reggina) e quarta (idem). Atzori cambia rispetto alla gara d’andata: dentro Rizzo e Castiglia e fuori N. Viola e De Rose. Alessio Viola non va nemmeno in panchina a vantaggio di Sarno. A Novara piove, ma il terreno di gioco in erba sintetica pare in buone condizioni seppur più veloce. Circa 750 i tifosi amaranto provenienti da tutta Italia. Cronaca e commento. Primo tempo. Parte bene il Novara che, per prerogativa, è squadra più votata all’attacco che al controllo della gara ed alla gestione del risultato (pur bastandogli il pari per arrivare in finale). Al 7° il primo tiro verso la porta amaranto è di Rigoni che calcia alto su punizione. Un minuto dopo, è l’ 8°, il Novara passa in vantaggio. Cross da destra di Morganella al centro dell’area, arriva Bertani che colpisce di testa ed indirizza a rete. La palla tocca Adejo e batte Puggioni, in verità non certo impeccabile seppur la deviazione del compagno. Peggio di così, per gli amaranto, non poteva iniziare. Adesso non servirà segnare un solo goal, ma almeno due. Il primo tiro amaranto verso la porta piemontese, piuttosto pretenzioso e velleitario arriva al 15° con Tedesco che, su calcio di punizione, prova a sorprendere Fontana piuttosto che metterla al centro in un’area affollata. A prescindere dalla sin’ora partita opaca della Reggina, onestamente il Novara appare più forte in ogni settore e se è stato gran parte del torneo primo in classifica (tanto da far pensare ad una sua promozione diretta) o, comunque, mai oltre il terzo posto un motivo ci sarà. Al 20° occasione per gli amaranto. Calcio di punizione da destra per fallo di Ludi su Colombo, palla al centro dell’area dove arriva Castiglia che colpisce di testa ma manda alto. Al 26° azione in velocità del Novara. Bertani conquista palla sulla propria trequarti e s’invola. Palla a Gonzalez sulla sinistra che calcia a rete con Castiglia a deviare in corner e con Tommasi che, invece, non lo assegna. Al 28° occasione per gli amaranto. Cross da destra in area, arriva Campagnacci che viene evidentemente sbilanciato da Ludi (per noi, impedendogli di calciare a rete, è fallo da rigore) ma senza sanzione alcuna né di Tommasi né dell’assistente Chiocchi (forse meglio piazzato). La Reggina ci prova ma mai come in questa occasione si mostrano evidenti almeno due lacune: la mancanza di attaccanti di peso (vedansi Bertani e Gonzalez dall’altra parte) e l’atavica incapacità di penetrare centralmente essendo costretta a giocare solo ed esclusivamente sulle fasce. Al 32° la Reggina pareggia. Cross di Rizzato da sinistra e gran colpo di testa di Bonazzoli che batte inesorabilmente Fontana. La Reggina torna a sognare. Al 34° la Reggina va vicinissima al raddoppio. Palla vagante al limite dell’area su cui arriva Rizzato che calcia di sinistro mandando la palla non di molto al lato alla destra di Fontana. Dai Reggina, dai! La Reggina, dopo lo svantaggio, non si è disunita ed ha iniziato a macinare gioco ed occasioni seppur non particolarmente pericolose sino ad arrivare al meritato pareggio. Il Novara, fortissimo nelle sue veloci ripartenze, è adesso chiuso nella sua metà campo. Atzori è una furia. Incita i suoi ragazzi a credere fino in fondo all’impresa che, adesso, non è impossibile. Basta un goal per passare in vantaggio ed ipotecare la finale. Al 38°, però, al vantaggio ci va vicino il Novara. Bertani, ancora lui, riceve palla al centro dell’area e calcia di prima intenzione. Puggioni respinge d’istinto, nega la doppietta all’attaccante piemontese e si rifà della grave indecisione in occasione del goal all’8°. In sostanza, ci sarà da soffrire fino alla fine. Al 40° ancora Novara vicinissimo al raddoppio. Rigoni calcia in diagonale da sinistra, Puggioni devia ma sui piedi di Gonzalez. Un attimo prima che il bomber di casa batta a rete a colpo sicuro, arriva da dietro Castiglia che mette in corner provvidenzialmente. La partita è equilibrata ed avvincente con entrambe le squadre capaci di passare in vantaggio da un attimo all’altro. La Reggina adesso soffre chiusa nella propria trequarti da un Novara forte e determinato. La squadra di mister Atzori, come detto, soffre ma c’è! Il carattere dimostrato è quello del suo allenatore che incita i suoi incessantemente. Il primo tempo finisce senza recupero. Le due squadre vanno negli spogliatoi a riordinare le idee o a studiare altro atteggiamento tattico. Atzori e la Reggina devono vincere, non hanno altra scelta e, sostanzialmente, non avendo nulla da perdere stando così le cose, devono osare, osare, osare. Memento audere semper! Secondo tempo. Lo sguardo di Atzori al rientro in campo dopo l’intervallo, indica tensione e concentrazione ma anche determinazione. La Reggina deve vincere e colmare il gap, evidente a dire il vero, dei 9 punti di differenza tra la due squadre alla fine della stagione regolare. Ma, come si sa, non sempre i più forti vincono e la Reggina, da non favorita, può confermare l’eccezione che conferma la regola. Al 47° ci prova Tedesco da fuori area (finalmente, Atzori deve aver spronato i suoi a cercare il tiro da fuori), Fontana para a terra. Al 59° lo stesso Tedesco prova a complicarsi la vita con un retropassaggio che mette in difficoltà Adejo contrastato da Motta. Fortuna vuole che Tommasi fischi un fallo a favore del difensore amaranto. Al 50° occasionissima per la Reggina. A squadra di Atzori riparte in superiorità numerica (4 contro 3), palla a Campagnacci sulla sinistra che si accentra e batte a rete mandando la palla sul fondo. A Reggina sembra determinatissima. Gioca e crea azioni su azioni, ma presta il fianco alle pericolosissime ripartenze dei padroni di casa. L’adrenalina è a livelli pazzeschi. E’ una gara avvincente e bella. Nessuna delle due formazioni in campo si risparmiano. Il Novara perché, come detto, non sa controllare e gestire ma solo attaccare e la Reggina, invece, semplicemente perché non ha nulla da perdere e deve vincere per continuare a sognare la A. Al 55° l’occasione più nitida di tutta la gara. Cross da sinistra al centro dell’area dove arriva Bertani che, in tuffo, colpisce di testa ma manda alto sulla traversa. Che occasione, ma anche che gravissima indecisione della difesa dimenticatasi di Bertani che ha potuto, così, colpire indisturbato. Che emozioni. Al 57° ci prova Motta da fuori area, palla sul fondo. In campo non c’è tregua. Al 60° Motta ci riprova ma con lo stesso risultato. Sempre al 60° i primi due cambi da parte di entrambi gli allenatori: Atzori esclude Castiglia per De Rose e Tesser fa uscire il capitano Ludi per Centurioni. Non cambia nulla dal punto di vista tattico, ma si rinfrescano le idee. La Reggina è padrona delle manovre in campo. Il Novara attende pronto a ripartire. Siamo a metà della ripresa, a 23 minuti dalla fine del sogno amaranto (se la partita finisse così). E’ necessario dare tutto, fino all’ultima goccia di sudore, fino all’ultimo istante della gara. Dai Reggina, dai. Osa! Osa! Osa! Al 70° occasione per Bonazzoli che, complice il terreno di gioco che fa slittare il pallone, non riesce a battere a rete ma solo a conquistare un corner. Al 71° Atzori cambia ancora: esce Rizzo ed entra Sarno a dare vivacità e forze fresche. Sarno, preferito ad Alessio Viola in panchina, si rende subito protagonista con una discesa sulla destra e relativo cross troppo sui piedi di Colombo che non riesce a controllare conquistando, però, l’ennesimo corner. 17 alla fine, dai Reggina! Al 75° la Reggina passa in vantaggio. Sarno porta palla avanti e serve Bonazzoli che, di prima intenzione, batte a rete e supera un impotente Fontana. Si! Si! Si! Al 76° il Novara perde la testa. Bertani, a gioco fermo, tocca con la fronte Tedesco che stramazza al suolo e viene espulso. Colombo, già ammonito, stupidamente, si butta nella mischia spingendo Motta. Espulso anche lui. Atzori corre ai ripari: entra Cosenza ed esce Campagnacci. Tesser lo segue: dentro Pinardi e Rubino e fuori Motta e Marianini. La partita riprende. Che Reggina! Che allenatore! Che carattere! Dai Reggina, dai. All’84° ci prova ancorala Reggina con Adejo servito da Sarno e con Fontana che devia in corner. 5 alla fine, dai Reggina. All’88° Sarno ha sul piede la palla del terzo goal. Bonazzoli lo assiste e Sarno batte a rete, è bravo Fontana a deviare in corner. Goal sbagliato, goal subito. E’ il 90° e Rigoni ha la palla sul destro da fuori area. Destro al volo e gran goal. Pazzesco! Semplicemente pazzesco! 5 saranno i minuti di recupero. 300 secondi per provarci ancora. Incredibile partita. Incredibile finale: dal possibile 3-1 per gli amaranto e relativo accesso in finale al 2-2 e qualificazione per i padroni di casa. La partita finisce qui e, con essa, il campionato degli amaranto. Avevamo detto e scritto, comunque vada sarà stata una stagione straordinaria. Lo confermiamo anche adesso, delusi ed amareggiati per la finale svanita ad un passo dal realizzarsi del sogno. Grande Reggina e grande Atzori. Grazie lo stesso! Ad maiora!

Condividi sui social

Io sono Gianluca Atzori! (intervista “non convenzionale” con il tecnico amaranto, parte III^ ed ultima)

(segue) Molti parlano di percentuali da dividere tra società, allenatore e giocatori a seconda dei risultati che si ottengono. Tu sei d’accordo con questo tipo di ragionamento aritmetico? “Sono assolutamente d’accordo. Oggi, le grandi cose, le si fanno tutte insieme. Non è mai una sola componente a determinare, per esempio, il verificarsi di un campionato straordinario come quello nostro di quest’anno. Questo è successo perché, ad inizio stagione, la società è stata attenta nella scelta dell’allenatore e dei giocatori. Di conseguenza, poi, l’allenatore ed il suo staff tecnico sono stati attenti nel prendere delle decisioni che hanno portato ai risultati che sono sotto gli occhi di tutti. I giocatori, dal canto loro, hanno messo in campo la volontà e le motivazioni per ottenere questi risultati. Quindi come vedi è partito tutto dall’alto: dal presidente che ha avuto tutte le attenzioni nello scegliere lo staff tecnico e nel costruire la squadra, dall’allenatore che l’ha gestita e sino ai giocatori che hanno interpretato tutto al meglio.

Io mi ricordo, e Gianpiero (Versace, n.d.r.) ne è testimone, dell’astio che c’era all’inizio tra i giornalisti e la Reggina. Dissi a lui che mi sarebbe piaciuto che anche voi giornalisti vi riavvicinaste e riinnamoraste di nuovo della Reggina e vedere le conferenza stampa, di volta in volta, sempre più affollate di giornalisti mi ha fatto molto piacere anche perché in quello che mi comunicavate nel farmi le domande c’era la vostra felicità per quanto sino a quale momento ottenuto. Ecco, quella sinergia che c’è stata in questa sala stampa mi è piaciuta ed è stato un altro obiettivo che sono riuscito a raggiungere così come avevo anticipato di voler fare proprio a Gianpiero anche perché ero consapevole che anche l’apporto di chi scrive, di voi giornalisti che trasferite alla gente cosa succede nella Reggina, era importante ai fini del risultato sportivo da raggiungere. Come vedi, quando si ottengono dei risultati è l’insieme dell’energie spese tutte in un’unica direzione a renderli possibili. Questa è stata, ed è, la chiave che ha caratterizzato questa stagione. Anche quello relativo al pubblico, al suo ritorno allo stadio, era un obiettivo che ci eravamo prefissati e ci siamo riusciti riempiendo lo stadio per una partita importante come quella di ieri sera. Certo, capisco anche che lo scetticismo iniziale fosse naturale per chi ha vissuto soffrendo le stagioni precedenti. Avrete pensato “adesso arriva Atzori e ci racconta la solita storia”, giusto? Non per me, nuovo arrivato, ma per il recente passato, sicuramente. Ho trovato un ambiente abbastanza represso e che necessitava della volontà di ricominciare, di far pulizia e ripartire con il nuovo. Ripeto, la scelta iniziale è stata del presidente che ha avuto il coraggio di far piazza pulita seguendo le esigenze economiche, le esigenze tecnico-tattiche, quelle comportamentali. Tutto è iniziato da là.” Qual è stato il periodo più difficile dei tuoi quasi 11 mesi da allenatore amaranto? “Il momento più difficile è stato quando siamo venuti a conoscenza della malattia di Jack, vero Maurizio (Cacozza, grande amico di Simone Giacchetta n.d.r.)? Devo essere sincero, è stato un duro colpo per me perché è stato Jack che mi ha voluto qua e perché a Jack sono legato. Quando abbiamo vissuto quel dramma, con notizie che arrivavano non certo belle, è stato durissimo perché a me è mancato molto e mi sono immedesimato nel papà Jack e non nel direttore. Ho pensato alla sua famiglia, ai suoi figli, a quello che poteva succedere e che fortunatamente non è successo. Lui ha avuto una grande forza di volontà, anche un pizzico di fortuna che ci vuole sempre in questi casi perché quel genere di malattie di solito non ti lasciano scampo. Emotivamente per me il periodo più difficile è stato quello. Ecco, mi ha scosso. Parecchio.” Hai raggiunto tutti gli obiettivi che ti erano stati chiesti: il far bene in campionato, il valorizzare i giovani ed il riportare la gente allo stadio. Hai comunque qualche rimpianto o qualcosa da rimproverarti? “Si, sicuramente. Qualche decisione è stata sbagliata, qualche scelta non l’ho azzeccata, qualcosa mi è sfuggita. Ma è normale, credo. Quando dico che la perfezione non esiste questo vale anche per me. Cerco di dare il meglio di me stesso nella vita, ma qualche cosa l’ho sbagliata anch’io sicuramente.” Carlo Simionato – preparatore atletico – ed i due Andrea (Bergamo – suo vice – e Sardini – preparatore dei portieri -) costituiscono la tua “famiglia” a Reggio. Il risultato ottenuto è sempre frutto di una programmazione o ci si può arrivare anche per caso? “Io che sono l’allenatore, e quindi capo dello staff tecnico, credo tutto dipenda dall’importanza che do al mio team. Per capirlo bisogna essere stato un collaboratore. I miei cinque anni da collaboratore di Silvio Baldini mi hanno insegnato quanto sia importante questa figura per il tecnico. Ho la fortuna di avere con me tre persone preparatissime, tutte insieme legate da profonda amicizia e da rispetto e stima reciproche. Con i due Andrea ho condiviso partite, campionati e vita fuori dal terreno di gioco. Con Carlo ho condiviso, prima, il piacere di essere allenato da lui in quanto calciatore e, dopo, il piacere di averlo come collaboratore e la mia fortuna è l’aver trovato con tutti loro quelle sinergie tanto che basta uno sguardo per capirci sul come muoverci e sul come comportarci. Tra noi c’è feeling, c’è intesa, e questo è importante perché quello che c’è tra di noi lo trasferiamo alla squadra, alla società, a tutti quanti. I miei collaboratori sono anche la mia forza.” Allenatori e giocatori, in fondo, vanno e vengono. Cosa ti piacerebbe lasciare in eredità alla Reggina, a noi della Stampa, ai tifosi reggini? “Si, certo. Chi mi ha conosciuto intimamente vorrei si ricordasse di Gianluca Atzori come uomo. Come allenatore so che non posso essere gradito a tutti quanti, ma sta nel gioco delle parti. Mi piacerebbe essere ricordato come uomo attraverso quello che ho trasferito a chi ho conosciuto.” Ti faccio notare che le oltre 18000 persone presenti ieri allo stadio non si vedevano ad una partita della Reggina dalla stagione 2007/2008 (l’ultima di Mazzarri a Reggio, per intenderci). A prescindere da tutto, comunque andrà a finire questa stagione, questo è un risultato assolutamente eccelso. “Si, è un eccellente risultato così come eccellente è stata tutta la stagione. Così come anche eccellenti siano state la società, i giocatori ed anche, con il tempo, anche voi giornalisti che con le vostre critiche costruttive ci avete spronati facendo sì che questi ragazzi disputassero un campionato così importante. Indico, come obiettivo raggiunto più bello, quello di ieri sera perché è stato straordinario giocare con una cornice di pubblico meravigliosa. Perché è stata una bellissima partita, emozionante, e dopo la quale, per strada, dalla gente comune che m’incontrava, ho ricevuto, nonostante non fosse arrivata la vittoria, la loro riconoscenza per essersi divertiti, per essere stati tutti insieme lì a rivedere quel pubblico grazie alla Reggina per essere tornati ad essere protagonisti come qualche stagione fa e come non succedeva da tempo. Questa per me è stata la cosa più bella.” Ad ogni fine stagione, da qualche anno a questa parte, scoppia uno scandalo. Tu, da addetto ai lavori, ti poni il dubbio su che tipo di calcio insegni e reclamizzi alla gente se, poi, succedono cose del genere a riempire le pagine di cronaca e non quelle riservate allo sport? “Dico sempre che sono problemi loro, dal canto mio continuo sempre a fare il mio lavoro con serietà ed onestà. Sono certo che nella mia fin qui brevissima carriera da allenatore non ho mai avuto problemi del genere da affrontare. Se un domani, visto che non finisco oggi di fare l’allenatore ma mi auguro che duri almeno per un ventennio, quello che è successo ai miei colleghi, all’oscuro di tutto di quello che pare facessero i propri giocatori, succederà a me io sarò comunque sereno perché non saranno fatti che potranno mai interessare la mia persona.” In un calcio “malato” come quello che abbiamo sotto gli occhi, che ruolo hanno i tifosi? Sono o no l’anello più debole della catena? “No, affatto. Non sono né l’ultimo né il più debole anello della catena. Noi siamo lì per loro. Noi, ieri, potevamo giocare anche senza tutta quella gente, ma la cosa straordinaria è proprio che c’era tutta quella gente a guardarci, a sostenerci, ad incitarci, ad applaudirci. Oggi credo che il male del calcio, oltre a tutto il resto di cui abbiamo detto prima, siano quei teppisti che si spacciano per tifosi. Come il marciume del calcio è quello che stiamo leggendo in questi giorni, il marciume tra i tifosi sono i teppisti che si spacciano per tali ma non tifosi non essendolo affatto.” Nel calcio attuale c’è posto per i sentimentalismi o “comanda” tutto il dio denaro? “Il denaro la fa da padrone nel 90% dei casi. Per fortuna, però, c’è ancora quel 10% che resiste e che, fortunatamente, mi consente di avere determinati rapporti con persone che vanno ben oltre il denaro e guardano ai valori veri: al rispetto, all’amicizia, a tutto quello in cui credo. Poi, sai, io cerco di non sbagliare mai ma se sbagliassi in quanto uomo non perfetto non avrei alcuna difficoltà a chiedere scusa.” Dici tutto quello che vuoi, a cuore aperto, ai reggini, ai tifosi, a noi della Stampa (anche per toglierti qualche sassolino dalla scarpa, se ne hai). “Sassolini non ne ho e quindi non necessito tirarne fuori. Innanzitutto devo dire grazie ai tifosi perché anche loro hanno contribuito affinché questa stagione sia stata così bella. Quando sono arrivato il primo giorno a Reggio ho detto loro che l’unica cosa certa su cui avrebbero potuto scommettere sarebbe stata quella che avrei dato tutto me stesso per il raggiungimento del miglior risultato possibile per la Reggina e per i miei ragazzi. Continuerò a far questo fino all’ultimo secondo di questo campionato che sono convinto vinceremo, così come sono convinto che vinceremo a Novara per 3-1 e così come sono convinto che vinceremo la finale con il Padova. Maurizio, ti do appuntamento alla solita conferenza stampa il giorno prima della gara, ci vediamo qui mercoledì prossimo (giovedì 9 e domenica 12 si giocano andata e ritorno della finale, n.d.r.)!” Spento il registratore, continuiamo la nostra chiacchierata nel mentre, alla spicciola, arrivano a centro sportivo tutti i giocatori per un l’imminente seduta di allenamento. Arriva il presidente Foti (“Ciao Pres! Ha bisogno di me? Sto rilasciando un’intervista…”, dice Gianluca, e lui “Ehhh… Ehhh… No, no, continui pure!), passa il medico sociale Favasuli (“Toglietemi tutti ma non Pasqualino”, dice il mister) ed, alla spicciolata, tutti gli altri protagonisti di questa stagione, comunque, lo ricordiamo, straordinaria. Il nostro incontro si conclude con Atzori che racconta ai “supervisori” come ci siamo conosciuti a Saint Christophe ed il nostro approcciarci a lui che, evidentemente, gli è sembrato “strano” e lo ha colpito. Racconta che eravamo tra i pochi spettatori della seconda amichevole della Reggina (contro lo Spezia, n.d.r) e che, finita la partita, scendemmo dalla tribuna sul terreno di gioco e, presentatici, esordimmo con un semplice: “Mister, mi piacerebbe capire…”. Nulla di trascendentale, per intenderci, ma forse lo colpì la nostra volontà di apprendere per comprendere a che cosa erano mirati determinati esercizi e/o prove. Insomma, solo la curiosità di un neofita che non ha fatto mille e passa chilometri per pettinare bambole od incartare torroni ma che vuole imparare. L’intervista finisce con una stretta di mano, un sorriso ed una strizzatina d’occhio quando accenniamo alla gara di domenica sera. E’ tempo che lo lasciamo al suo lavoro. Ha ancora almeno una gara da preparare, ha ancora qualcosa da dire ai suoi ragazzi, ha ancora da raggiungere un obiettivo, ha ancora qualcosa da regalarsi e regalarci. P.S.: a proposito mister, io quella scommessa (legale e legittima, di questi tempi è meglio precisare) l’ho giocata: risultato esatto ed accesso in finale. Ma non ti preoccupare se il risultato sarà diverso: vincere 1-0, 2-0, 2-1 o in qualunque altro modo diverso dal pronosticato sarà per me (per noi) lo stesso una straordinaria vittoriA! Ad maiora! (intervista realizzata il 3 giugno 2011)

Condividi sui social

Serra San Bruno (VV): Genovese incanta tutti al I° “Circuito Ciclistico Parco delle Serre”

Sul rettilineo che conduce alla Certosa di Serra San Bruno, lo juniores siracusano Nicola Genovese (nella foto al traguardo), portacolori della Dinatek Sicilia, si è alzato sui pedali ed in volata ha fulminato tutti, incantando il pubblico ed aggiudicandosi il primo “Circuito Ciclistico Parco delle Serre”. “Dedico questa vittoria – ha dichiarato Genovese sul podio – ai miei compagni, li ringrazio per avermi aiutato a vincere, comportandosi, così, da vera squadra”. Genovese ha coperto i 70 km del percorso, prevalentemente pianeggianti, in 1h47’34” alla media di 42 km/h. Alle sue spalle, beffato a pochi metri dal traguardo, il pescarese Francesco Pedante, della Caffè Mokambo Acqua e Sapone, che ha preceduto Marco Chianese dell’Atellana Cycling.

L’evento è stato organizzato dallo Sporting Club Città di Mileto del presidente Elio Carolei, con la collaborazione della Federciclismo Calabria, presieduta da Mimmo Bulzomì, con il patrocinio del Parco delle Serre, della Regione Calabria e del Comune di Serra San Bruno. Ottanta sono stati gli atleti in gara e numeroso il pubblico lungo il percorso che si snodava sulle strade di questa incantevole località dell’entroterra calabrese. Dopo metà gara, una ventina di atleti ha impresso un elevato ritmo della corsa, operando la selezione che ha tagliato il grosso del gruppo dalla volata finale. Il presidente Mimmo Bulzomì, soddisfatto per la riuscita della manifestazione, evidenzia la mancanza totale, in tutta la regione, di infrastrutture per la pratica del ciclismo. “Senza piste ed anelli ciclabili – afferma il presidente della Fci – i ragazzi calabresi non potranno svolgere attività su strada a causa dei comprensibili timori dei loro genitori, preoccupati dai pericoli che, negli ultimi anni, hanno fatto registrare tragici incidenti”. “Vogliamo creare – ha detto – un grosso vivaio e ci sono tutte le condizioni per farlo, ma le amministrazioni pubbliche devono ascoltarci ed attivarsi, altrimenti, continuando così, il ciclismo in Calabria è finito”. A consegnare a Nicola Genovese la maglia di campione del circuito Parco delle Serre è stato il consigliere regionale Nazzareno Salerno (nella foto a sinistra con Bruno Rosi, sindaco di Serra San Bruno, ed il vincitore) . “È uno sport bellissimo – ha dichiarato Salerno – che si sposa perfettamente con il paesaggio calabrese. Mi auguro che l’anno prossimo si possa realizzare un Giro che coinvolga tutti i 26 comuni del Parco delle Serre, che comprendono tre province, in modo tale da creare un momento di attenzione particolare, in Calabria, per il ciclismo e rilanciarlo”. “Come Consiglio regionale – ha aggiunto – abbiamo approvato la Legge sullo Sport che mancava da venticinque anni. È un fatto importantissimo che crea le condizioni per fare una programmazione molto più seria”. Il sindaco di Serra San Bruno, Bruno Rosi, si è dichiarato orgoglioso di aver ospitato, per il secondo anno, una gara ciclistica giovanile. “Il nostro sogno – ha detto – è quello di ospitare una tappa del Giro d’Italia. Il posto è incantevole, ci sono le condizioni ottimali per poter fare un evento importante e sappiamo, inoltre, che il presidente regionale della Federciclismo, Mimmo Bulzomì, non è nuovo a concretizzare questo tipo di sogni”. Il giovanissimo assessore comunale allo sport di Serra San Bruno, il ventunenne Carmine Franzè, dal canto suo, si dichiara “al servizio della comunità e dello sport come attività salutare e possibilità di sviluppo territoriale”. Alla manifestazione hanno, inoltre, partecipato il commissario del Parco Nazionale del Comune delle Serre, Antonino Carchidi, il direttore Francesco Petitto ed il commissario tecnico giovanile della Federciclismo, Fausto Scotti. Ordine d’arrivo: 1. Nicola  Genovese (Team Dynatek Sicilia) in 1h47’34”; 2. Francesco Pedante (Caffè Mokambo – Acqua e Sapone); 3. Marco Chianese (U.C. Atellana); 4. Francesco Sodano (G.S. Imperiale Grumese); 5. Antonio Giaconella (Terra di Puglia); 6. Maria D’Ambrosio (Promo Ciclo Sezione Campania); 7. Antonio Zullo (Guazzolini Coratti – Fassa Bortolo); 8. Alessio Calabrese (Giampi Clan Celetrasporti); 9. Alessandro Sulpizi (Caffè Mokambo – Acqua e Sapone); 10. Lorenzo Luisi (Stabbia Iperfinish FM Plastic).

Condividi sui social

Serie Bwin, gara di ritorno semifinale playoff: Novara-Reggina, probabili formazioni e note

Novara (4-3-1-2): Fontana; Morganella, Lisuzzo, Ludi (c) e Gemiti; Marianini, Porcari e Rigoni; Motta; Bertani e Gonzalez. In panchina: Strukelj, Gigliotti, Centurioni, Drascek, Pinardi, Parola e Rubino. All.: Tesser. Reggina (3-5-2): Puggioni; Adejo, Costa ed Acerbi; Colombo, Rizzo, Tedesco, Barillà e Rizzato; Campagnacci e Bonazzoli (c). In panchina: Kovacsik, Cosenza, De Rose, Castiglia, N. Viola, Danti ed A. Viola. All.: Atzori. Arbitro: Tommasi di Bassano del Grappa. Assistenti: La Rocca di Ercolano e Chiocchi di Foligno. Quarto uomo: Candussio di Cervignano.

Note. Il Novara in casa. In stagione, ha collezionato 11 vittorie, 9 pareggi ed una sola sconfitta (all’ultima di campionato contro il Modena) realizzando 38 goal (meglio di lui solo il Siena con 45) e subendone soli 14 goal. In casa realizza con Gonzalez (nella foto, fonte novaracalcio.com) 7 volte (su un suo totale di 15), mentre 11 volte (su un totale di 17) ha segnato Bertani (nella foto, fonte novaracalcio.com) (capocannoniere di casa) e 4 volte (su 8) è andato a segno Motta. Sulle 56 partite disputate negli ultimi 3 campionati ha perso solo in 5 occasioni (il 9% del totale). Nella stagione regolare per 20 turni è  rimasto imbattuto. Massimo periodo senza subire goal 378 minuti ed il massimo periodo senza segnare goal 271 minuti. I precedenti tra Novara e Reggina. A Novara la Reggina non vince da  44 anni e 5 mesi dopo la vittoria per 4-1 del 09.01.1966 con tripletta di Rigotto e quarta rete di Baldini. Dopo quella vittoria solo sconfitte, ben 7 (3-2 il 12.02.1967 – Florio e Rigotto i marcatori amaranto -, 3-1 il 19.11.1967 – Florio per i reggini -, 2-0 il 23.05.1971, 1-0 il 03.10.1971, ancora 1-0 l’08.04.1973, 2-0 il 19.05.1974 ed il recente 3-1 del 22.11.2010 con goal Scavone, Bertani e Gonzalez per i padroni di casa e di Cosenza per gli amaranto per il temporaneo 2-1), per un totale di 15 goal subiti e soli 4 realizzati. Novara e Reggina si sono affrontate sempre e solo in serie B: nel 1966/1967 con Reggina 9^ e Novara 15°, nel 1967/1968 con Reggina ancora 9^ e Novara 20 (retrocesso), nel 1970/1971 con Reggina 8^ e Novara 12°, nel 1971/1972 con Novara 13° e Reggina 16^, nel 1972/1973 con Novara 9° e Reggina 16^, nel 1973/1974 con Novara 8° e Reggina 18^ (con retrocessione per differenza reti negativa nei confronti di Perugia, Reggiana e Brindisi tutte a quota 34) e quello ancora in corso con Novara 3° e Reggina 6^ alla fine della stagione regolare. Il Novara in casa. E’ quinto in classifica con 26 punti frutto di 7 vittorie (meglio di lui, tra le mura amiche, solo l’Atalanta), 5 pareggi e 9 sconfitte con 25 reti segnate e 29 subite. In 5 occasioni ha mantenuto inviolata la propria porta e per 6 volte non è riuscita a segnare. Ha ottenuto 4 rigori a favore e 5 contro. L’arbitro. Dirigerà il sig. Tommasi di Bassano del Grappa, con lui gli assistenti La Rocca di Ercolano e Chiocchi di Foligno ed il quarto uomo Candussio di Cervignano (autore di una prestazione disastrosa in Reggina-Cittadella 0-1 con goal regolare annullato a Sarno e rigore netto negato a Castiglia). L’osservatore sarà l’esperto Rosetti. Tommasi ha diretto 14 gare in A (2 nella stagione da poco conclusasi) e 72 partite in B (21 nella stagione in corso). La Reggina vanta sotto la sua direzione una sola vittoria (nella partita prima sospesa e poi recuperata a Bergamo contro l’Albinoleffe), 2 pareggi a Grosseto e Cagliari e 2 sconfitte ad Ascoli e, nel 2009, ad Empoli. Il Novara, invece, ha ottenuto con lui 3 pareggi. (Dati statistici in collaborazione con Domenico Durante).

Condividi sui social

Io sono Gianluca Atzori! (intervista “non convenzionale” con il tecnico amaranto, parte II^)

(segue) Dopo un’esperienza difficile alla corte di Pulvirenti sei stato contattato dalla Reggina passando, così, da ex giocatore amaranto (nella stagione 1995/1996, n.d.r.) ad allenatore. Cosa ti ha spinto ad accettare la sfida (tua personale ma anche della Reggina stessa reduce da due stagioni che definire negative è un eufemismo) riducendoti, per altro considerevolmente, l’ingaggio? “Catania è stata un’esperienza negativa solo dal punto di vista dei risultati. Per tutto il resto, quello che concerne la vita di un allenatore, invece, la considero un’esperienza positiva. Da Catania ne sono venuto fuori cresciuto, ancor più motivato. Mi ha fatto sicuramente capire tutto quello che devo fare per ottenere dei risultati. Detto questo, cosa mi ha spinto a Reggio? Innanzitutto la Reggina e la storia di questa società e, poi, in seconda battuta, il fatto che Simone (Giacchetta n.d.r.) mi ha convinto.

Jack è stato colui che mi ha portato a Reggio, Jack è stato colui che mi ha convinto a rinunciare a parte del mio stipendio per sposare il progetto-Reggina. Sicuramente io rappresentavo una scommessa per la Reggina così come la Reggina rappresentava una scommessa per me visto e considerato che mi aveva preannunciato che saremmo partiti con una squadra giovane, da valorizzare, con l’obiettivo di fare un discreto campionato e di riportare la gente allo stadio ma senza alcun’altra velleità.” L’allenatore dev’essere “aziendalista” o, comunque, può mantenere quell’autonomia tanto da decidere “chi” avere e “chi non” avere in squadra? “L’allenatore oggi deve avere sia chi vuole sia chi non vuole, come dici tu. Dev’essere libero di scegliere a prescindere da quelli che sono i discorsi societari. E’ fuori dubbio che un allenatore, ad inizio stagione, deve avere subito chiaro qual è l’obiettivo della società: se è quello di valorizzare i giovani o di vincere il campionato (atteso che non si può vincere un campionato esclusivamente valorizzando i giovani giacché sono due cose che non posso coesistere). Basta essere chiari sin dall’inizio. Posso essere un allenatore “aziendalista”, com’è successo quest’anno, per valorizzare una squadra. Posso non essere un allenatore “aziendalista” e far liberamente le mie scelte sui giocatori a prescindere se essi provengano dal settore giovanile o meno. Ripeto, basta essere chiari dall’inizio da entrambe le parti.” La “costruzione” di una squadra quanto realmente è opera di un allenatore e quanto, invece, è legata alle esigenze societarie? “Quando c’è lo spirito di collaborazione tra allenatore e società, l’allenatore avalla delle richieste ma questo non vuol dire che la società sia tenuta a soddisfarle. Perché ci sono le esigenze economiche. Posso senza dubbio chiedere un giocatore alla società e magari la società sarebbe ben predisposta ad accontentarmi, ma poi non è detto che la trattativa vada a buon fine perché la cifra da spendere non è consona a quella che può essere sostenuta. L’allenatore, di concerto con la società – anche questo si fa molto prima, in sede di contatto tra i due (come detto giusto per esser chiari da subito) -, stila una lista con quelle che sono le preferenze del primo che devono coincidere, però, con quelle che sono le esigenze e le possibilità per l’altra. Si cerca, insomma, di venirsi incontro nello scegliere questo o quel giocatore più indicato per il tipo di atteggiamento tattico che l’allenatore vuole sviluppare. Ad oggi, per quel che concerne i miei soli tre anni di allenatore, non ho mai chiesto espressamente un giocatore. Le mie società mi hanno sempre proposto un giocatore che, magari, non conoscevo per la mia poca esperienza di allenatore ma che ho sempre accettato perché credo che un allenatore debba sempre e comunque tirar fuori il meglio da chiunque abbia davanti e debba allenare. Per cui, in questi primi tre anni da allenatore, non ho mai avanzato alcuna richiesta se non come quest’anno a gennaio sempre d’accordo con la Reggina. Non mi sono mai permesso di chiede la Luna né credo lo farò mai perché non voglio mettere in difficoltà il club per cui lavoro. La politica che ha scelto la Reggina l’ho condivisa sin dall’inizio ed è stato giusto, è giusto, che io la porti avanti.” Il ritiro in Val d’Aosta con i “separati in casa” che comunque hai dovuto gestire sino alla loro cessione. E’ difficile iniziare a lavorare gestendo questo tipo di problematiche? “Facile non lo è sicuramente anche perché quei ragazzi vivevano due stati d’animo totalmente differenti pur stando tutti insieme nello stesso albergo, mangiando sulla stessa tavola, vivendo nello stesso spogliatoio. Non è piacevole come situazione, insomma. Io con loro ho parlato chiaro in quanto erano giocatori della Reggina e che io allenavo e rispettavo soprattutto come uomini. Li ho allenati tutti quanti ma, ovviamente, fino al momento in cui la squadra doveva studiare la tattica e, per forza di cose, non poteva stare con 35 giocatori in campo. E’ allora che ho parlato chiaro dicendo che avrei proprio rinunciato a loro. Certo non è stato facile, ma credo che quei ragazzi, i “separati in casa”, possano confermare che li ho trattati come fossero dei miei giocatori a tutti gli effetti con le limitazioni che la situazione imponeva.” Quella che sta per concludersi è la prima stagione in cui, a Reggio, non si sente vociferare su presunti malumori all’interno dello spogliatoio. Affinché questo accada, secondo te, basta ottenere buoni risultati o c’è qualche “segreto” per mantenere un’intera rosa tranquilla? “Ho instaurato con i miei ragazzi, con tutti, un rapporto bellissimo. Sin dal primo giorno, ho detto ad ognuno di loro che non avrei regalato niente a nessuno. Ogni scelta che avrei fatto e che ho fatto erano frutto del lavoro che loro mi avrebbero ed mi hanno mostrato e devo dire che loro hanno meritato quello che hanno avuto. Tutti quanti. Allorquando ho reputato che uno di loro meritasse di giocare rispetto ad un altro l’ho scelto e l’ho fatto giocare. Quello che avevo detto poi l’ho fatto in pratica godendo di credibilità da parte loro. Ho sempre detto loro che la prima cosa alla quale tenevo era il rispetto, partendo da me stesso che dovevo rispettare loro (se non fosse stato così pretenderlo sarebbe stato difficile se non impossibile). Gli “uomini” prima di tutto, perché per me vengono prima gli “uomini” e poi i giocatori. Dopodiché, quando devo fare delle scelte tecniche non guardo in faccia nessuno. Considera che, per esempio, spesso ho lasciato a casa un giocatore del calibro di Giacomo Tedesco non convocandolo semplicemente perché qualcuno dei suoi compagni mi dimostrava che stava meglio di lui. Fin quando Giacomo non mi ha dimostrato di essere Giacomo Tedesco – uso lui come esempio per farti capire che vado oltre il blasone, la carriera, il nome – è rimasto a casa dimostrandomi, poi, di essere ancora un grandissimo calciatore. Qualche tuo collega ha provato ad innescare la bomba dicendo che io ce l’avessi con Giacomo, che noi due avessimo litigato ed altre fantasticherie dello stesso tenore messe in giro a Reggio e che io ho ascoltato. Tutto questo non è mai successo, sono certo del rapporto che mi lega a questi ragazzi così come credo che nessuno di loro si possa lamentare per come li ho trattati dando a tutti le stesse possibilità di potersi esprimere sul campo. Poi, certo, qualcuno l’ha colta al volo ed ha continuato ad indossare la maglia da titolare e qualcun altro non l’ha fatto andando fuori di nuovo.” In che modo gli allenatori (per definizione “capri espiatori” perché i primi a pagare se le cose non vanno) sono “ostaggi” dei giocatori che, così, possono decidere il loro futuro? “Il fatto che i giocatori possano decidere il presente od il futuro di un allenatore avviene perché, prima, l’allenatore si è mostrato debole al loro cospetto e nei loro confronti. In sostanza, se l’allenatore arriva al punto tale di mettere il proprio destino nelle mani dei giocatori vuol dire che assolutamente ha sbagliato prima. Io, dovunque sono andato, mi sono sempre preso le responsabilità di quello che facevo perché ho sempre deciso io (anche perché se decidono gli altri io responsabilità non me ne prendo). Perlomeno in questi tre anni di carriera (perché ho iniziato ieri a fare l’allenatore), posso dire che ho sempre deciso io e che non ho mai lasciato che i giocatori decidessero al posto mio ciò che sarebbe stato del mio futuro o del mio destino di guida tecnica. Tu mi ha sentito in tantissime volte in conferenza stampa prendermi le responsabilità di un errore o di una sconfitta, ecco questo è successo perché quelle scelte, magari sbagliate, erano le mie e di nessun altro. Quando un allenatore lascia che a decidere per lui siano i giocatori, vuol dire che ha sbagliato tutto prima.” Quale il giocatore che è cresciuto di più e quale quello che non è cresciuto come credevi potessi fare? “Il giocatore che è cresciuto di più credo sia stato Nicolas (Viola). Di lui, ad inizio anno, tutti ne dicevano un gran bene però credo che quest’anno sia stato determinate per lui con la crescita definitiva evidente a tutti. Invece, il ragazzo non che mi ha deluso ma da cui mi aspettavo molto di più per quello che mi aveva fatto vedere all’inizio è stato Lorenzo Laverone. Lorenzo ha avuto, non so per quale motivo o forse ho sbagliato qualcosa anch’io, una pausa dopo le cose eccellenti che mi aveva mostrato nei primi due-tre mesi qui a Reggio. Dopodiché la sua crescita si è interrotta, anzi è regredita. Sicuramente ho sbagliato qualcosa anch’io che dovrò rivedere e capire perché l’esperienza con lui non deve più verificarsi giacché voglio portare al massimo tutti i giocatori che ho a disposizione facendoli rendere al meglio ognuno di loro. Ecco, penso che con Lorenzo potevo gestire la situazione in maniera differente.” (intervista realizzata il 3 giugno 2011, continua)

Condividi sui social

La Viola organizza un pullman per Cado d’Orlando

La Società comunica che ha predisposto un pullman per il trasporto dei propri sostenitori a Capo d’ Orlando. Tutti i sostenitori che intendono aderire devono contattare il nostro dirigente preposto Pasquale Favano (cell. 333/2938794).

Il ritrovo è previsto alle ore 14.45 in Piazza Duomo e la partenza avverrà alle ore 15.00.

Condividi sui social

Io sono Gianluca Atzori! (intervista “non convenzionale” con il tecnico amaranto, parte I^)

Lo abbiamo conosciuto in occasione della prima fase del ritiro pre-campionato in quel di Saint Christophe (AO). Era la prima volta che destinavamo una parte delle nostre tanto agognate ferie al seguire di persona come la “nostra” Reggina si stesse preparando e, soprattutto, cosa le avessero lasciato due stagioni calcistiche che, a voler essere buoni, potremmo definire disastrose e fallimentari (sotto ogni punto di vista). Non sappiamo il “perché” della nostra scelta non dettata da esigenze lavorative ma solo dal “piacere” di esserci: forse l’allenatore giovane; forse il capire di trovarsi in un momento topico perché difficile; forse la nostra personale voglia di rivalsa dopo la stagione 2008/2009 culminata con la retrocessione dalla A e quella 2009/2010 iniziata in pompa magna e terminata con una mesta salvezza all’ultima giornata; fors’anche il nostro voler essere in qualche modo “protagonisti” dei primi giorni di vita della “nuova” Reggina in cui, inconsciamente, credevamo già da allora senza che, apparentemente, ve ne fosse un motivo tangibile.

In fondo, pensavamo che "peggio di come si è fatto negli ultimi due anni non si può fare" ed eravamo desiderosi, tutti (ma il “tutti” lo abbiamo capito pian piano), di sfatare quel detto secondo cui “non c’è due senza 3”. Il “3” non c’è stato. Anzi. La Reggina di Atzori è, oggi, impegnata nella semifinale playoff che potrebbe (ri)portarla nel calcio che conta. Gianluca, condottiero dell’armata amaranto giunta al sesto posto in classifica (ultimo utile per tentare la scalata alla A), ha contribuito in maniera importante a (ri)posizionare quella corona che compete ad una Reg(g)ina che sembrava ormai sul punto di abdicare. Certo, siamo consapevoli che, ad oggi, nonostante un campionato straordinario ed andato ben oltre le più rosee previsioni, l’obiettivo di lasciare la cadetteria non è raggiunto, ma “stiamo (stanno) lavorando per voi (noi)” La Reggina, oggi, c’è ed è anche, o forse soprattutto, merito suo. A testimonianza del nostro credere in lui sin dalle prime impressioni raccolte, riportiamo qui alcuni stralci dei nostri articoli dal ritiro. Il 26 luglio 2010, sulle pagine de “il Reggino” scrivevamo: “Altra nota piacevole è, per quel che ci riguarda, proprio il mister Atzori: schietto e diretto, con una mimica facciale di facile interpretazione che completa le parole dette, appare una sorta di sergente di ferro che, come lui stesso sostiene, ha il dovere di tenere unito il gruppo, farlo lavorare con profitto e dare ai suoi giocatori quelle nozioni di tecnica e di tattica affinché tutti insieme si arrivi all’obiettivo finale che, come in altra parte del sito, indica nel “far bene” e “far tornare l’entusiasmo” verso la sua squadra ai tifosi reggini decisamente distaccatisi fors’anche perché “traditi” da un paio di stagioni a questa parte. Di lavoro ce n’è tanto da fare, ma nessuno (o quasi) qui ha voglia di oziare.”  Il 27 luglio 2010 (ancora dal ritiro): “Sta facendo lavorare i suoi uomini con rettitudine ed impegno dimostrando in primis entrambi lui stesso ed il suo staff. In perfetta sinergia con il suo secondo Andrea Bergamo, il preparatore atletico Carlo Simionato, il preparatore dei portieri Andrea Sardini e Ciccio Cozza, ha stilato un programma duro e faticoso con un solo obiettivo: essere pronti il 22 agosto allorquando inizierà il suo primo campionato di B. Gianluca Atzori ha le idee chiare e lo dimostra ad ogni istante vestendo i panni di quel “sergente di ferro” che abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare in questi giorni di nostra presenza in ritiro. E’ un tipo che non usa fronzoli ed alchimie particolari per trasferire il suo “credo”. E’ stato molto sfortunato a Catania e non vuole perdere più tempo o terreno, segue gli allenamenti come pochi ed è legittimamente pretenzioso.”  E poi, ancora, il 16 ottobre 2010: “Nessun entusiasmo spropositato, ma andiamo avanti con i piedi per terra partita dopo partita annotando i progressi che questa squadra fa di volta in volta e constatando che, non ce ne voglia nessuno, la vera forza di questo gruppo è Gianluca Atzori. Un uomo che sa quel che vuole, determinato, ambizioso e che ha imparato tanto dall’esperienza negativa di Catania. Accanto a lui, ovviamente, un gruppo di giovani giocatori che lo seguono, da lui imparano e, soprattutto, assimilano nozioni e carattere. Questi ragazzi meritano di avere con se il pubblico allo stadio, stanno lavorando sodo e stanno raccogliendo risultati probabilmente non immaginati e che l’anno scorso erano solo un miraggio. Quest’anno, piuttosto che sparare proclami, …, piuttosto che essere ed apparire presuntuosi ed arroganti senza che ne sia ravvisata l’opportunità o che ne si abbia titolo per esserlo, piuttosto che tutto il resto a cui abbiamo assistito nelle ultime due stagioni, questi giovani calciatori, questo giovane allenatore, questo “giovane” modo di agire da parte della Società (che pure ha moltissime responsabilità sulla retrocessione nel 2009 e sulla stagionale fallimentare terminata a maggio), sta dimostrando con i fatti che merita i risultati che sta ottenendo con fatica, sudore e, soprattutto, umiltà. Brava Reggina, così Reggio ti vuole, così Reggio (ri)tornerà ad AmArti AncorA!” Il 9 novembre 2010: “La Reggina, come detto, è evidentemente molto stanca ma regge grazie al carattere trasferitogli dal proprio allenatore. Adejo è colpito dai crampi, l’arbitro lo invita ad uscire dal campo per farsi soccorrere ma Atzori lo ributta dentro a soffrire come gli altri ed a lottare con gli altri. Gli amaranto sono distrutti, barcollano ma non mollano. E sabato al “Granillo” c’è il match-clou della XV^ giornata contro il Toro. La gara, finalmente, finisce! La Reggina esulta andando a salutare la ventina di tifosi che l’hanno seguita in terra veneta e lo fa legittimamente per via di questo risultato importantissimo soprattutto in proiezione futura. Brava Reggina! Bravo Atzori!” Questi alcuni stralci del nostro pensare su di lui senza andare oltre perché vi annoieremmo. Potremmo continuare ancora, è vero, ma vi “graziamo” perché fortunatamente lontani anni luce da qualsivoglia volontà o desiderio di auto-incensarci anche perché la Dea bendata vuole che i nostri scritti manent e non amiamo il vezzo di coloro i quali preferiscono usare parole che volant così tanto che, a seconda di scirocco o tramontana, possono cambiare, rivoltarsi, essere negate o confermate perché determinate da eventi momentanei. Abbiamo scelto questi tre esempi nel nostro archivio sol perché esaustivi e non certo per l’insana abitudine ‘rriggitana dell’ “io l’avevo detto”. Lo incontriamo per una chiacchierata a quattr’occhi, ma sotto lo sguardo vigile di almeno altri sei (il collega Gianpiero Versace – responsabile area comunicazione – e gli amici Paolo Frascati – responsabile area marketing e commerciale – e Maurizio Cacozza – team manager -), prima dell’allenamento pomeridiano a 24 ore di distanza dal match con il Novara valido per la gara d’andata della semifinale playoff. E’ un incontro richiesto da noi che, a dir la verità, siamo poco avvezzi al solito clichè di domande preconfezionate a cui corrisponde lo stantio ripetersi di risposte troppo spesso scontate. Vogliamo di più, molto di più, e sappiamo che con Gianluca possiamo ottenere il risultato sperato. Smaltiti i convenevoli di turno ed approfondito un tantino in più quando detto nella conferenza post-gara di ieri sera, possiamo iniziare la nostra amabile chiacchierata “a viso aperto”. Iniziamo a raccontare il Gianluca uomo. Di certo ti è mancata la tua famiglia, come sei riuscito a gestire quei momenti in cui avevi voglia di averla accanto? “E’ stato ed è difficile star lontano dalla mia famiglia, dai miei figli. E’ questa la faccia della medaglia del mio lavoro che proprio non sopporto perché mi porta lontano da loro. Oggi so che l’età che hanno i miei figli non tornerà più, perciò mi sto perdendo la loro crescita. Ho una bimba di 4 anni che, l’ultima volta che sono stato a casa, mi ha nascosto la valigia sperando che servisse per non farmi ripartire. Queste cose sono state difficili da mandare giù e, se ci penso, mi viene da piangere e non nascondo che in alcuni momenti, in quelli in cui mi sono mancati di più, qualche lacrima l’ho versata. Lo posso dire tranquillamente perché la mia famiglia è la mia forza e sapere che loro stanno bene per me è importante. Ho scelto di fare un lavoro che, come in questo caso, mi porta lontano dalla mia famiglia e siccome ho deciso di farlo senza che mi obbligasse nessuno, il sacrificio – l’unico che faccio perché è il lavoro più bello del mondo per me, quello che ho sempre sognato di fare – mi pesa tantissimo ed a cui sopperisco sapendo che stanno bene e che sono sereni. Vado avanti, insomma.” (intervista realizzata il 3 giugno 2011, continua)

Condividi sui social

Reggio Calabria: la Viola condanna, senza alcuna riserva, qualsiasi forma di violenza

Dalla collega Federica Morabito, dell'ufficio stampa della Team Basket Viola Liomatic, riceviamo e pubblichiamo. Una precisazione doverosa che la Società NeroArancio sente la necessità di fare, in riferimento a qualche articolo pubblicato su una testata online di Capo d’Orlando, dove si afferma che, al termine della gara Liomatic – Upea, si sarebbero verificati episodi poco edificanti per la nostra tifoseria. La Viola, dunque, stigmatizza con forza e censura tali episodi, condannando senza riserve chi avrebbe commesso questo tipo di azioni dissociandosi completamente da atteggiamenti che nulla hanno a che fare con la cultura sportiva né, tantomeno, possono associarsi all’immagine di una società che, al contrario, ha sempre voluto esaltare i valori del rispetto e della lealtà sportiva.

Ecco che i dirigenti NeroArancio intervengono per esprimere la propria solidarietà a chiunque sia stato oggetto dei succitati episodi, nella convinzione che si sia trattato del gesto di pochi facinorosi, restando convinti che  tali comportamenti non facciano parte della cultura dei propri tifosi, che supportano la squadra con passione, calore, sacrifici e correttezza. La Viola rinnova, inoltre, ai dirigenti, ai tecnici e agli atleti dell’Orlandina Basket i propri sentimenti di amicizia e stima, ed augura a tutti gli appassionati di poter assistere alla partita decisiva, in programma domenica, come una vera e propria giornata di sport, sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco. E’ proprio in campo, infatti, che la squadra migliore deve prevalere, nel rispetto delle regole di correttezza all’insegna della sana competizione sportiva.

Condividi sui social

Serie Bwin, gara d’andata semifinale playoff: Reggina-Novara 0-0

Reggina – Novara: 0-0. Reggina (3-5-2): Puggioni; Adejo, Costa ed Acerbi; Colombo, De Rose, Tedesco, N. Viola (dal 66° Castiglia) e Rizzato; Campagnacci (dall’82° A. Viola) e Bonazzoli (c) (dall’84° Zizzari). In panchina: Kovacsik, Cosenza, Rizzo, Castiglia e Barillà. All.: Atzori. Novara (4-3-1-2): Ujkani; Morganella, Lisuzzo, Ludi (c) e Gigliotti; Marianini, Porcari e Rigoni; Motta (dal 63° Pinardi); Bertani e Gonzalez (dal 73° Rubino). In panchina: Fontana, Centurioni, Coubronne, Drascek e Parola. All.: Tesser. Arbitro: Stefanini di Prato. Assistenti: Ciancaleoni di Foligno e Meli di Parma. Quarto uomo: Gallione di Alessandria. Ammoniti: De Rose al 7° e Morganella al 78°. Corner: 7-2. Recupero: 0’ (p.t.) e 4’ (s.t.). Spettatori presenti: 18387.

Note. Grande cornice di pubblico, oggi pomeriggio al “Granillo”, con entusiasmo finalmente ritrovato a cui, per la prima volta quest’anno, corrisponde una notevole presenza sugli spalti di appassionati e tifosi amaranto. La Società, da qualche giorno e fino al pomeriggio odierno, ha aperto la campagna abbonamenti per la prossima stagione per i soli abbonati di quella in corso che hanno così potuto rinnovare le tessere ricevendo un biglietto omaggio per loro per la gara di stasera più un altro da regalare. Fonti ufficiali parlano di 3500 abbonati (quasi tutti) che hanno rinnovato e di circa 10-11000 tifosi che hanno acquistato il biglietto per la singola gara. E’ stimata, quindi, la presenza di 18000 persone oggi allo stadio (compresi 50 tifosi piemontesi sistemati nel settore ad essi riservato). Prima della gara, Vincenzo Guerini (ex tecnico amaranto e commentatore Sky) e Manila Lazzaro (gentile consorte dell’ex capitano amaranto Ciccio Cozza ed ora collaboratore di Atzori) hanno premiato Nicolas Viola quale “miglior giovane” del campionato di B al termine del concorso organizzato da Sky. Cronaca e commento. Primo tempo. Al 1° minuto subito Reggina pericolosa. Colombo scambia  con n. Viola e taglia in area, Viola serve e Colombo (forse) viene spinto alle spalle e cade. Inutili le proteste del giocatore amaranto e del pubblico, Stefanini lascia proseguire. Al 2° ancora Reggina. Campagnacci riceve palla e dal limite lascia partire un destro teso e ben indirizzato che trova sulla traiettoria un difensore piemontese che fortuitamente respinge. Capovolgimento difronte e Novare che si rende pericoloso con Gonzalez che è anticipato da Puggioni che esce al limite e rinvia di piede. Gara che inizia, quindi, a ritmi elevatissimi. Al 5° è pericolosa la squadra di Tesser. Morganella, da destra, mette al centro per Bertani che, anticipato il diretto avversario, calcia a rete da posizione assai decentrata mandando sul fondo. Al 10° ci prova Bonazzoli a trafiggere la difesa novarese da posizione pressoché impossibile tant’è che il suo tiro finisce molto lontano dalla porta difesa da Ujkani. Al 13° ancora pericolosa la squadra di Atzori. Azione manovrata bene dai reggini con palla servita a Rizzato sulla sinistra, cross al centro e De Rose, di testa, non ci arriva per un soffio complice anche la sua non certa elevata statura. Al 17° l’azione più pericolosa della gara. E’ della Reggina. Rizzato, da sinistra, mette al centro basso per Bonazzoli anticipato da un avversario con la palla che termina tra i piedi di N. Viola che batte al volo da ottima posizione ma manda incredibilmente alto sulla traversa. Che occasione! Al 19° un brivido lungo la schiena dei 18000 reggini. Bertani supera un indeciso Costa e si porta sulla linea di fondo, rinviene lo stesso Costa che in maniera molto decisa lo affronta e gli ruba il pallone dai piedi. Onestamente, la veemenza del difensore amaranto ha tolto il respiro ai presenti che in un attimo hanno pensato ad un presumibile fischi di Stefanini con tanto di penalty assegnato agli ospiti. Al 24°, sugli sviluppi di un calcio di punizione calciato male da Acerbi, il Novara parte in contropiede con Motta che, al limite dell’area, serve Bertani il quale prova subito il tiro sulla cui traiettoria interviene provvidenzialmente Costa a respingere. Cambio di fronte ed è Campagnacci ad avere tra i piedi una buona occasione. Il suo tiro, d’interno destro a giro, termina però lontano dalla porta difesa da Ujkani. Al 26° ancora Reggina. Colombo, sulla fascia destra, serve De Rose che si accentra e batte di sinistro. Ujkani è attento ed alza sulla traversa per il primo corner della gara. Al 28° lo stadio si scalda le mani per un intervento da manuale di Adejo (al rientro dopo le 3 giornate di squalifica) su Gonzalez capace di far fuori quasi tutta la difesa tranne lo stesso nigeriano che gli ruba il pallone ed esce elegantemente dall’area palla tra i piedi. La gara continua ad essere giocata a ritmi elevatissimi con la Reggina alla ricerca del goal ed il Novara prontissimo a ripartire in contropiede con il temibilissimo trio Motta-Bertani-Gonzalez che, ad onor del vero, allorquando ripartono mettono paura. La Reggina, però, non è da meno e predilige le giocate sulla fascia sinistra dove Rizzato, a riposo domenica scorsa a Sassuolo, macina chilometri su chilometri mettendo al centro cross di continuo. Al 41° il Novara fa intendere la sua forza e prova la via della rete con Gonzalez che, dal limite, di sinistro, lascia partire una bordata che Puggioni è costretto a mettere in corner tuffandosi alla sua destra. Il primo tempo finisce qui, senza alcun minuto di recupero concesso e con le squadre che non si sono risparmiate neppure per un istante. Secondo tempo. Al 47° Stefanini ed il suo assistente Ciancaloni la fanno grossa. C’è un cross di Rizzato da sinistra verso Bonazzoli che non ci arriva. Ci arriva, però, il capitano ospite Ludi che in maniera assai evidente tocca il pallone con il braccio sinistro proteso in alto. Certo, difficile provare la volontarietà dell’intervento del difensore, ma fatto è che con la mano l’ha toccata. Al 49° ci prova Tedesco da fuori area ed Ujkani para a terra. Il ritmo della gara si alza ancora. Stessa cosa accade dal fronte opposto con Puggioni che para a terra un tiro di Porcari da fuori area. La Reggina spinge sospinta dall’incitamento incessante del pubblico presente. Al 51° pericoloso batti e ribatti in area piemontese con nessun amaranto pronto a calciare a rete e con il pallone messo poi in corner dopo un tentativo senza particolari pretese di Tedesco da fuori area. La Reggina aumenta il ritmo. Al 53° ennesimo cross da sinistra, questa volta da parte di N. Viola. Palla che resta in area pericolosamente senza che si riesca a calciare in porta se non con De Rose che vede ribattuto il suo tiro. La Reggina gioca con furore agonistico, abnegazione e dedizione, ma la difesa piemontese regge. Il pubblico, dal canto suo, non ha tregua e spinge con il suo tifo incessante questi ragazzi artefici, comunque, di un campionato per certi versi straordinario guidati da un tecnico di cui, siamo certi, sentiremo parlare in futuro e su ben altri palcoscenici. Tesser (nella foto, fonte novaracalcio.com) è il primo dei due tecnici ad utilizzare una sostituzione: esce Motta ed entra Pinardi. E’ il 63° ed il tecnico ospite prova a rinvigorire l’attacco. 3 minuti dopo, Atzori cambia anch’egli: dentro Castiglia e fuori N. Viola. Bonazzoli, intanto, mostra segni di cedimento e non ce la fa tant’è che chiede il cambio ed Atzori chiama a se A. Viola. La gara scende di tono con entrambe le squadre stanche dopo aver giocato a ritmi altissimi per gran parte della gara sin qui disputata. Si ha l’impressione che questo genere di partita, giocato con estremi tatticismi, possa essere sbloccata e forse risolta solo grazie ad un episodio. Intanto Stefanini si distingue per la mancata uniformità di giudizi sorvolando sull’estrarre cartellini gialli specialmente contro Ludi protagonista di un’entrataccia su Bonazzoli. Tesser cambia ancora: dentro Rubino e fuori Gonzalez. Siamo giunti ad un quarto d’ora dalla fine e la gara è, come detto, scesa notevolmente di ritmo ed intensità. Finisse così, la Reggina domenica prossima al “Piola” di Novara (alle ore 21.00) sarà costretta a vincere per passare il turno ed approdare un finale. Lo 0-0 di stasera, infatti, premierebbe gli ospiti a cui basterà non perdere (qualunque sia il risultato anche in caso di pareggio) per giocarsi la A contro Varese o Padova. La gara vive un sussulto allorquando, al limite dell’area sul lato corto di sinistra, Morganella atterra Rizzato venendo ammonito. Il cross di Tedesco, però, non trova nessun amaranto pronto a battere a rete e l’azione sfuma dopo che un tiro di De Rose viene, ancora una volta evidentemente, ribattuto con le braccia da un difensore. Stefanini non vede ed è nulla di fatto. Atzori cambia: esce Campanacci ed entra A. Viola e, due minuti dopo, Zizzari entra al posto di Bonazzoli. All’86° si rivede il Novara con Bertani che, di testa, ricevuto un crossa da destra, manda alto sulla traversa. La Reggina è stanca, molto stanca. Lo dimostra lo strafalcione di Costa che, di fatto, regala a Bertani un’occasione d’oro dandogli l’opportunità del 2 contro 1 in area di rigore. Bertani, recuperata palla sulla destra, entra in area ed ha davanti a sé il solo Adejo ed, accanto, il compagno di squadra Rubino. Bertani serve quest’ultimo che, tutto solo, piazza la palla d’interno destro mirando all’angolino e su cui interviene uno straordinario Puggioni che para distendendosi a terra alla propria sinistra. Onestamente, sarebbe stata una beffa. L’ultimo sussulto della gara è della Reggina. Calcio di punizione da sinistra, cross al centro ed ancora una volta nessun amaranto a giungere puntuale con l’appuntamento con la palla. La gara, dopo 4 minuti di recupero, finisce qui. La squadra, comunque, a fine partita va sotto la curva incitata dallo splendido pubblico stasera presente al “Granillo”. Dura, molto dura, l’impresa di andare domenica prossima a vincere a Novara. Non sarà affatto facile anche perché se il Novara è stato primo in classifica per moltissime giornate ed ha finito al terzo posto con la Reggina sesta un motivo ci sarà. Sfuma il sogno di vittoria al “Granillo”, ma non tutto ancora è perduto. A fronte di scandali su scandali, a volte il calcio regala belle favole. Ad maiora.

Condividi sui social