Comune di Reggio Calabria: variante generale al Piano Comunale di Spiaggia, dopo la fase partecipativa approvato documento di indirizzo

(478) La Giunta Comunale su proposta dell’Assessore all’Urbanistica Mariangela Cama, a seguito del confronto partecipativo programmato svoltosi nei tre incontri territoriali di Gallico, Pellaro e Reggio Calabria Continue reading “Comune di Reggio Calabria: variante generale al Piano Comunale di Spiaggia, dopo la fase partecipativa approvato documento di indirizzo” →

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Venezia: al via i lavori della Conferenza Plenaria dei Capi delle Organizzazioni di Guardia Costiera

(77) Si aprono quest’oggi alle 10.00, a Venezia, i lavori della Conferenza Plenaria dei Capi delle Organizzazioni di Guardia Costiera.

L’evento, al quale partecipano oltre 90 delegati dell’European Coast Guard Functions Forum (ECGFF) (https://www.ecgff.eu/)  – un consesso internazionale che riunisce su base volontaria le autorità delle guardie costiere di 25 Stati membri dell’UE e dei paesi associati Schengen, nonché i rappresentanti della Commissione europea e delle sue Istituzioni e Agenzie con competenze correlate alle funzioni di guardia costiera -, rappresenta l’occasione per un bilancio conclusivo dell’annualità di presidenza Italiana, tenuta congiuntamente dalla Guardia Costiera e dalla Guardia di Finanza.

All’evento parteciperanno attori internazionali membri di forum analoghi appartenenti ad aree geografiche di interesse, quali la Guardia costiera giapponese (JCG), quella turca (Sahil Güvenlik), nonché organizzazioni come l’Interpol (l’organizzazione internazionale dedita alla cooperazione di polizia e al contrasto del crimine internazionale).

Tra gli obiettivi raggiunti dalla Presidenza italiana, degno di nota è il consolidamento di alcuni principi e concetti di per sé imprescindibili nell’ambito delle funzioni di guardia costiera:

–          la valutazione del rischio;

–          lo sviluppo tecnologico;

–          la formazione del personale.

Durante il corso dell’anno, ciascuno di questi è stato declinato su specifiche funzioni di Guardia Costiera, quali la protezione dell’ambiente (cui è stato dedicato il 1° workshop a Lisbona, presso Emsa), la sicurezza marittima(cui è stato dedicato il 2° workshop ad Ostia, a cura della Guardia di Finanza e sotto l’egida di Frontex), e le operazioni marittime complesse multiruolo(cui è stato dedicato il 3° workshop a Catania, sotto l’egida di Efca).

A quest’ultimo riguardo particolarmente interessante è stata l’esercitazione complessa Coastex19, tenutasi a Catania il 4 giugno 2019, durante la quale il personale proveniente dai paesi membri e dalle agenzie aderenti hanno collaborato su diversi mezzi con equipaggi misti, a consolidamento del concetto di Multipurpose maritime operations (MMO).

A conclusione della cerimonia di apertura, gli interventi del Vice Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Ammiraglio Ispettore (CP) Antonio Basile – e del Generale di Corpo d’Armata Andrea De Gennaro, Comandante del Comando Aeronavale Centrale della Guardia di Finanza -, che unanimemente hanno ribadito i principi fondanti del Forum allo scopo di incrementare la collaborazione, la cooperazione e il coordinamento tra i Paesi aderenti e le Agenzie di riferimento.

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Assicurato”. Arrestati 4 soggetti: orchestravano truffe assicurative incassando ingenti rimborsi. Sequestrati oltre 50.000 euro quale profitto del reato. Coinvolti complessivamente 10 soggetti (video)

(76) Alle prime luci della mattinata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale degli arresti domiciliari e reale del profitto del reato emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria – su proposta della locale Procura della Repubblica, coordinata dal Procuratore Capo dott. Giovanni Bombardieri – nei confronti di 4 soggetti (B.V. cl. ’64 di Reggio Calabria, C.F. cl. ’70 di Montebello Ionico -RC-, F.B. cl. ’66 di Reggio Calabria e G.N. cl. ’59 di Motta San Giovanni -RC-), accusati a vario titolo e in concorso tra loro dei reati di falsità in atti pubblici, accesso abusivo a sistemi informatici, violenza privata, costrizione alla commissione di reati, fraudolento danneggiamento di beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona.

Tra i soggetti destinatari della misura cautelare, dei quali uno già noto agli inquirenti poiché coinvolto nell’ambito dell’operazione “Game Over” (anch’essa condotta, sotto l’egida della locale Procura della Repubblica, da parte della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, nell’agosto 2017), figurano un dirigente medico e un addetto paramedico entrambi dipendenti del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino- Morelli”.

L’esecuzione delle odierne misure cautelari personali e reali eseguite rappresentano l’epilogo di articolate e complesse investigazioni, coordinate dal Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dott. Gerardo Dominijanni, dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Giovanni Gullo e condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

In particolare, durante l’esecuzione di precedenti investigazioni e attività di perquisizione, i finanzieri reggini rinvenivano un estratto conto di una carta Postepay Evolution nella disponibilità di un soggetto, il quale, nell’immediatezza dei fatti, tentava invano di distruggere il documento rinvenuto dai militari, insospettendo così gli stessi, che quindi decidevano di effettuare approfondimenti d’indagine ben mirati.

Si accertava, così, come il soggetto in questione fosse stato indotto da due degli indagati a fornire propri documenti per l’accensione di una polizza assicurativa contro gli infortuni a suo nome.

Nel corso delle indagini eseguite dai finanzieri e coordinate dal locale Ufficio di Procura, veniva, altresì, accertata la produzione di una serie di documenti e certificazioni sanitarie false, utili per l’apertura del sinistro, con conseguente incardinamento di un iter che si concludeva con l’erogazione di oltre 54mila euro.

Tale somma di denaro, tuttavia, pur essendo destinata al soggetto indotto ad agire, finiva nelle tasche degli artefici della truffa assicurativa.

Ulteriori approfondimenti investigativi consentivano di risalire anche ai medici e ai paramedici coinvolti, tutti impiegati presso il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria: a carico degli stessi (F.B. cl’ ’66 e G.N. cl’ 59), in particolare, venivano accertati:

  • –  la redazione di un falso verbale di accettazione di pronto soccorso;
  • –  il rilascio di false certificazioni mediche relative a presunte visite di controllo;
  • –  la predisposizione di una falsa perizia medico-legale;
  • –  l’effettuazione di un accesso abusivo al sistema informatico dell’ospedale adibito alla gestione delle immagini radiologiche, in vista dell’inserimento a sistema di un falso referto, commesso mediante l’utilizzo delle credenziali di un ignaro collega della struttura sanitaria.

A comprova dei preliminari sospetti, la successiva attività investigativa, condotta attraverso:

  • –  numerosi sopralluoghi e/o appostamenti presso i luoghi potenzialmente interessati dalla vicenda;
  • –  escussione a sommarie informazioni di numerosi soggetti;
  • –  analisi della copiosa documentazione sanitaria e assicurativa;
  • –  accertamenti bancari;

ha consentito di smascherare, tramite l’incrocio di vari elementi indiziari, un consolidato sistema criminoso fraudolento, consentendo così di:

  • – individuare i soggetti coinvolti;
  • – riscontrare la presenza di ulteriori elementi indizianti a carico di operatori sanitari;
  • – individuare i ruoli attribuiti a ciascun attore dell’attività delittuosa.

Durante le investigazioni, inoltre, a seguito di una denuncia/querela proposta da un cittadino ignaro, citato dinanzi al Giudice di Pace da parte di uno dei predetti indagati per una richiesta di risarcimento danni non patrimoniali connessa a un presunto incidente stradale, la medesima A.G. delegante richiedeva lo svolgimento di altri accertamenti, a seguito dei quali emergevano profili di responsabilità penali nei confronti di ulteriori 4 soggetti (compresi nr. 2 vigili urbani in servizio presso il Comando di Polizia Locale di Reggio Calabria), oltre che del medesimo dirigente sanitario e del dipendente paramedico già emersi nel corso dell’indagine.

Tale “seconda” truffa, in vista del successivo giudizio civile teso al risarcimento anche del presunto danno non patrimoniale, in particolare, aveva consentito agli indagati di riscuotere un primo rimborso assicurativo per falsi danni patrimoniali all’automezzo pari a 4.700 €.

La gravità del quadro indiziario raccolto, nonché l’attualità della pericolosità delle condotte poste in essere dagli indagati, spingeva i militari operanti a fornire all’A.G. inquirente elementi idonei tali da far presumere sussistente la necessità di proporre al competente G.I.P. l’adozione del canale delle misure cautelari.

Analizzato l’intero scenario delineatosi nel corso dell’attività investigativa, concordando pienamente con il quadro di pericolosità prospettato dalla polizia giudiziaria, anche rispetto alle esigenze cautelari, la Procura della Repubblica di Reggio Calabria richiedeva al G.I.P. presso il locale Tribunale l’applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari, nonché quella reale connessa al profitto di reato pari a € 54.250 da operarsi su rapporti finanziari degli indagati, ovvero mediante trattenuta del quinto dei trattamenti retributivi, pensionistici e assistenziali degli stessi, sino alla concorrenza del profitto stesso.

Elevatissima verrà mantenuta l’attenzione dei finanzieri della Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, affinché incresciosi episodi della specie siano evitati o prontamente repressi.

La Guardia di Finanza opera costantemente a salvaguardia e a tutela del patrimonio – sia pubblico che privato –, dell’ordinata e civile convivenza sociale e della sicurezza pubblica, intesa anche in termini di sicurezza economico-finanziaria della collettività e dei singoli individui.

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Siracusa: Guardia di Finanza, operazione “GAP”. Scoperta rete di società organizzate per frodare lo Stato nel polo industriale. 5 arresti, 2 misure restrittive, divieti interdittivi per altre 5 persone e sequestri per oltre 43 milioni (video)

(74) Questa mattina la Guardia di Finanza di Augusta, su disposizione della Procura della Repubblica di Siracusa, ha eseguito un’ordinanza emessa dal GIP aretuseo con cui sono state disposte misure restrittive della libertà personale a carico di 7 persone (2 custodie in carcere, 3 ai domiciliari, 1 obbligo di dimora e 1 divieto di espatrio), provvedimenti interdittivi a vario titolo per altri 5 soggetti e sequestri, diretti o per equivalente, per oltre 43 milioni di euro nei confronti dei dodici indagati. Sequestri anche nei confronti di società, in parte destinatarie del provento illecito.

Il provvedimento chiude ampie indagini di natura economico – finanziaria all’esito delle quali, anche con l’ausilio di attività tecnica, sono state portate alla luce fatti di evasione per complessivi € 43.912.288,02.

Le frodi hanno anche portato, su richiesta del PM titolare del fascicolo, al fallimento 5 società.

Le investigazioni sono partite da una verifica fiscale eseguita d’iniziativa nei confronti di una delle società operanti nell’indotto delle Grandi Committenti, che versava in una situazione di sostanziale dissesto. Dall’attività emergevano criticità e alert che portavano i militari all’esecuzione di ulteriori controlli presso le imprese che erano subentrate nelle commesse dopo che la prima società, improvvisamente, aveva cessato di operare.

Si scopriva così che tutte le entità, parte delle quali aderenti a un Consorzio, facevano capo a una nota coppia di imprenditori megaresi e costituivano un vero e proprio sistema di “scatole vuote” che, in modo programmato, ha “assorbito”, non onorandolo, il carico fiscale e contributivo dell’attività nel suo complesso. Tutto questo

grazie alla compiacenza di persone con precisi ruoli e di uno staff amministrativo formato anche da “prestanomi”, faccendieri e personaggi poco abbienti e mal prezzolati.

Le frodi, sostanzialmente, si consumavano nel seguente modo: il Consorzio, nel tempo manutenuto “pulito” e gestito sempre dagli stessi coniugi, si aggiudicava appalti a prezzo ribassato per la manutenzione di impianti del comprensorio industriale di Priolo/Melilli. Il prezzo di aggiudicazione risultava assai competitivo perché, di fatto, non teneva conto dell’importo dovuto allo Stato, a titolo d’imposta o di contributo previdenziale. Il lavoro così appaltato veniva poi fatto svolgere dalle consorziate di turno che nel tempo, però, si susseguivano. Così, quando una società aveva ormai raggiunto debiti tributari di considerevole importo, veniva sostituita con un’altra impresa di nuova costituzione, che si avvaleva sempre della stessa maestranza e degli stessi mezzi.

Rigorosa la prova fornita sull’esistenza del “sistema”, obbediente all’unica volontà dei due coniugi: oltre alle intercettazioni, nel corso delle attività sono state eseguite escussioni di informazioni, riscontri attraverso banche dati, acquisizioni documentali, perquisizioni domiciliari, locali e informatiche, anche nei confronti del titolare di uno Studio di consulenza, che ora è chiamato a rispondere per le sue responsabilità.

La mole degli elementi raccolti e acquisiti agli atti ha reso evidente che le società erano tutte riconducibili all’unica famiglia di imprenditori, i quali gestivano direttamente personale, appalti e rapporti con le banche dell’intera rete societaria, della quale conoscevano dettagliatamente la situazione finanziaria, revisionando bilanci e impartendo disposizioni sugli aggiustamenti contabili da effettuare. Erano ancora i due coniugi che, grazie all’ausilio di un faccendiere di fiducia, arruolavano persone poco abbienti alle quali, dietro miseri compensi, intestavano quote societarie e/o cariche di società, alcune delle quali risultano aver movimentato volumi d’affari milionari.

Significative, per il quadro probatorio, anche le modalità con cui gli stessi impartivano direttive. Tramite canali “social” venivano infatti dettate disposizioni in modo criptico, nel timore di essere “ascoltati” e sebbene queste comunicazioni, a loro avviso, non fossero intercettabili (whatsapp, skype), comunque essi pretendevano che, nel corso delle interlocuzioni, non venisse mai fatto alcun riferimento alla loro persona.

Dalle indagini è inoltre emerso che, al fine di ingannare le Committenti, sono stati falsificati anche DURC e UNILAV di quasi tutte le società commissionarie.

In questo contesto investigativo gli imprenditori megaresi, laddove comparivano in ruoli formali, deliberavano e incassavano compensi palesemente sproporzionati all’incarico ricoperto. Le attività hanno però dimostrato che il drenaggio di risorse è avvenuto anche sfruttando il naturale schermo offerto dalla dimensione internazionale. Dalle attività è infatti risultata costituita a Malta una società di diritto locale allo scopo di emettere, dall’estero, fatture per operazioni inesistenti esclusivamente nei confronti di una delle società fallite che, pagando i falsi documenti, svuotava le proprie casse, per circa 3 milioni di euro, a esclusivo vantaggio della coppia.

L’attività, condotta dalla Fiamme Gialle in via trasversale con i poteri di polizia tributaria e poi, sotto l’egida della Procura, con quelli di polizia giudiziaria, conferma la perniciosità della criminalità economico – finanziaria, in grado di alterare, per il soddisfacimento di interessi personali, interi equilibri di sistema, come quello, assai delicato, che caratterizza il Polo petrolchimico della provincia di Siracusa.

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Catanzaro: Guardia di Finanza, operazione “Scacco alla regina”. Traffico e spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere “Ciampa di Cavallo” di Lamezia Terme. Arrestate 19 persone di etnia Rom (3 minori), in 8 percepivano il reddito di cittadinanza (video)

(73) 19 ordinanze di custodia cautelare, 3 delle quali nei confronti di minori, decine di perquisizioni eseguite: questo è il bilancio dell’operazione “Scacco alla regina” scattata alle prime luci dell’alba e che ha visti impiegati oltre 100 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro e di altri reparti della Calabria.

Teatro dell’operazione il popolare quartiere “Ciampa di Cavallo”, prevalentemente popolato da famiglie di etnia rom trasferite, nel tempo, dall’adiacente campo rom di Scordovillo, il più grande del mezzogiorno e le cui condizioni di degrado sono state oggetto, recentemente, anche di un Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

Le indagini, svolte dai Finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno disvelato un quadro sconcertante: a capo dell’organizzazione è risultata una donna, B.C. di 50 anni, che, benchè ristretta in carcere, riusciva a sovrintendere ad una ramificata e capillare catena di spaccio di sostanze stupefacenti all’interno del quartiere “Ciampa di Cavallo”, un vero “fortino” ritenuto fino ad oggi inespugnabile. Suo tramite un congiunto minorenne, che trasmetteva gli ordini impartiti dal carcere dalla “Regina” ad interi nuclei familiari di etnia rom preposti alla vendita delle dosi di cocaina ed eroina ai tossicodipendenti ammessi, dalle sentinelle, ad accedere nel “fortino”.

L’organizzazione, come inequivocabilmente dimostrato anche dalle riprese video effettuate dalle Fiamme Gialle lametine, non esitava ad avvalersi di minori per l’attività di spaccio.

Nei confronti di 3 di essi, infatti, il GIP del Tribunale per i Minorenni di Catanzaro, aderendo alla richiesta formulata dal Procuratore della Repubblica per i Minorenni del capoluogo calabrese, ha disposto la custodia cautelare in apposite strutture.
Coinvolti, addirittura, 2 minori di età inferiore ai 14 anni e pertanto non imputabili.

La Procura per i Minorenni di Catanzaro, alla luce di quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, ha avviato le procedure per la richiesta di decadenza della potestà genitoriale al competente Tribunale per i Minorenni.
Sono in corso gli accertamenti patrimoniali da parte delle Fiamme Gialle lametine sui nuclei familiari coinvolti nelle indagini.

4 degli arrestati sono risultati fruitori del reddito di cittadinanza, mentre altri 4 indagati fanno parte di nuclei familiari a loro volta percettori della misura di sostegno.

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Trapani-Palermo: Carabinieri e Guardia di Finanza, operazione “Eden 3 – Pequeno”. Tre arresti per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanza stupefacenti (video)

(72) Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Trapani e militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, dalle prime ore dell’alba stanno dando esecuzione ad un ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio G.I.P del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 3 soggetti facenti parte di una più ampia associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti che ha operato sotto l’egida di cosa nostra siciliana e all’ombra del latitante MESSINA DENARO Matteo.

Sono altresì in corso in tutto il territorio nazionale decine di perquisizioni, che vedono impiegati oltre 100 Carabinieri e Finanzieri, supportati da unità cinofile, e riguardano abitazioni e luoghi nella disponibilità degli indagati.

L’odierna indagine, convenzionalmente denominata EDEN 3 – PEQUENO, ha permesso di ricostruire i lucrosi traffici delittuosi posti in essere dagli associati sin dall’estate del 2013, consentendo nell’ultimo quinquennio il sequestro degli ingenti carichi di stupefacente (hashish) acquistati dall’organizzazione criminale.

Le indagini hanno evidenziato come i tre arrestati, tra cui l’ex avvocato MESSINA Antonio (autorevole esponente della criminalità organizzata trapanese, radiato dall’albo degli avvocati per le vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto in passato, emerso in maniera trasversale in diverse attività investigative perché in qualificati rapporti con esponenti apicali di cosa nostra), tutti originari di Campobello di Mazara e pluripregiudicati per reati inerenti al traffico illecito di sostanze stupefacenti, nonostante i periodi di detenzione ultradecennali scontati, sfruttando rapporti consolidati con alcuni referenti stranieri, nel periodo monitorato dalle indagini abbiano operato importazioni di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente lungo la tratta Marocco – Spagna – Italia.

In particolare, nella prima fase delle investigazioni è stata intercettata una partita di droga proveniente dalla penisola iberica e destinata al mercato milanese, costituita da 240 kg di hashish, sequestrati a Carate Brianza (MB), con il conseguente arresto in flagranza di un soggetto incaricato di custodire lo stupefacente.

La “merce” avrebbe fruttato alle casse dell’organizzazione circa 350.000 euro, raddoppiando l’investimento illecito.

Nello stesso frangente veniva ricostruito il reticolo di spaccio sulla piazza lombarda, composto dai soggetti ai quali gli associati facevano “assaggiare” lo stupefacente al fine di cederlo il più rapidamente possibile.

Le indagini, oltre a consentire di documentare numerosi episodi di minuto spaccio e l’acquisto di due armi da fuoco, hanno permesso di ricostruire l’attivismo dell’associazione per l’importazione di ulteriori carichi di hashish per oltre una tonnellata, tra cui:

  • una “partita” di 180 kg ceduta a clienti di origine calabrese;
  • un carico di 60 kg di hashish che, proveniente dalla Sicilia e destinato al mercato lombardo, è stato sequestrato alla fine del 2015 in Toscana.

Nell’ultimo periodo, muovendo dal monitoraggio di GRECO Angelo (arrestato il 19.04.2018 in esito all’indagine c.d. ANNO ZERO per partecipazione ad associazione mafiosa quale affiliato alla famiglia di cosa nostra di Campobello di Mazara, in costante collegamento con il vertice del mandamento di Castelvetrano e pertanto condannato con rito abbreviato l’11.11.2019 alla pena di anni 8 di reclusione) sono stati acquisiti ulteriori e convergenti elementi sul conto di TAMBURELLO Giacomo, MESSINA Antonio inteso l’avvocato e MISTRETTA Nicolò.

Dalle indagini condotte è emerso che gli esponenti dell’organizzazione criminale investigata, oltre ad esprimere in alcuni dialoghi intercettati espliciti riferimenti al latitante MESSINA DENARO Matteo, hanno agito anche in favore della consorteria mafiosa campobellese prevedendo tra l’altro tra le sue finalità la distribuzione di parte dei proventi delittuosi per il soddisfacimento dei bisogni economici della nominata famiglia mafiosa, segnatamente per il sostentamento dei sodali detenuti.

Detta struttura criminale, per lo sviluppo delle sue attività illecite, si è avvalsa inoltre di una qualificata rete relazionale articolata sul territorio nazionale che ha visto coinvolti, tra gli altri, diversi soggetti oggi destinatari di provvedimento di perquisizione.

Come sopra anticipato, in tale ambito ha assunto particolare rilievo la figura di MESSINA Antonio il quale si è anche adoperato per dirimere i contrasti insorti per ragioni economiche tra gli associati, sviluppando nell’hinterland milanese degli incontri con MISTRETTA Nicolò e altri importanti esponenti della criminalità organizzata siciliana da anni operativi in Lombardia; proprio in occasione di una riservata riunione tra MESSINA e un pluripregiudicato palermitano avvenuta all’interno di un affollato esercizio commerciale, in un più ampio discorso che riguardava la situazione della famiglia di cosa nostra di Castelvetrano e le difficoltà che stava incontrando detto sodalizio per via dei numerosi interventi repressivi effettuati dalle FF.PP., veniva captato un rilevante dialogo in cui i due indagati facevano cenno anche al latitante MESSINA DENARO Matteo che il palermitano asseriva finanche di avere incontrato.

Con riferimento alla figura di TAMBURELLO, individuato come promotore del sodalizio in parola, è emerso che questi, utilizzando svariati recapiti telefonici anche internazionali fittiziamente intestati a terzi e impiegando un predeterminato codice di cifratura (decriptato dai Reparti operanti):

  • – manteneva i contatti con mediatori e fornitori del narcotico dimoranti in Spagna e Marocco;
  • – si relazionava con i sodali presenti nel Nord Italia incaricati della commercializzazione dello stupefacente importato
  • – indicava perentoriamente ai sodali la cogente esigenza di destinare parte dei proventi delle attività delittuose per remunerare la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara.

Si evidenzia infine che i traffici di sostanza stupefacente intercettati nel corso delle attività avrebbero avuto complessivamente un valore sul mercato pari quantomeno ad un milione e mezzo di euro.

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Coldiretti Calabria: domenica 17 novembre consorziati alle urne. Coldiretti ha presentato le liste nelle tre sezioni di contribuenza

(206) Prosegue la tornata elettorale nei Consorzi di Bonifica. Domenica 17 novembre p.v., informa la Coldiretti, i consorziati dell’Ente di Bonifica lametino, in regola con il pagamento dei tributi, si recheranno alle Continue reading “Coldiretti Calabria: domenica 17 novembre consorziati alle urne. Coldiretti ha presentato le liste nelle tre sezioni di contribuenza” →

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Coldiretti Calabria: tromba d’aria a Cariati (CS), distrutti 6 ettari di serre

(205) Una tromba d’aria che si è abbattuta nel primo pomeriggio nel comune di Cariati (Cs) – comunica Coldiretti Calabria –  ha scoperchiato e distrutto 6 ettari di serre coltivate ad ortaggi in particolare fragole. Continue reading “Coldiretti Calabria: tromba d’aria a Cariati (CS), distrutti 6 ettari di serre” →

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La Città Metropolitana ed il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria saranno insieme a Paestum per lo sviluppo del territorio

(477) Questa mattina, il sindaco Giuseppe Falcomatà ed il Direttore Carmelo Malacrino, nella sede storica di Palazzo Alvaro, hanno siglato un accordo di collaborazione tra i due Enti finalizzato alla realizzazione di Continue reading “La Città Metropolitana ed il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria saranno insieme a Paestum per lo sviluppo del territorio” →

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Comune di Reggio Calabria: approvati gli esecutivi per i nuovi impianti di illuminazione in Contrada Cafari di Arangea, Modena, San Sperato, Spirito Santo e Cannavò

(476) Prosegue l’opera di realizzazione, ammodernamento, potenziamento della pubblica illuminazione sul territorio della Città di Reggio Calabria. La Giunta Comunale, guidata dal Sindaco Falcomatà, ha approvato Continue reading “Comune di Reggio Calabria: approvati gli esecutivi per i nuovi impianti di illuminazione in Contrada Cafari di Arangea, Modena, San Sperato, Spirito Santo e Cannavò” →

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Città Metropolitana di Reggio Calabria: “La cybersecurity: dalla consapevolezza alla gestione del rischio informatico”, questo il titolo del seminario organizzato dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria e dalla Regione Calabria

(475) La cultura della sicurezza informatica, attraverso l’affiancamento nel percorso di valutazione, il trattamento del rischio cyber e la promozione del tool di risk assessment sono gli l’argomenti, attualissimi, posti all’attenzione della gremita platea che ha registrato la presenza delle amministrazioni locali dell’area metropolitana di Reggio Calabria e degli ordini professionali. Continue reading “Città Metropolitana di Reggio Calabria: “La cybersecurity: dalla consapevolezza alla gestione del rischio informatico”, questo il titolo del seminario organizzato dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria e dalla Regione Calabria” →

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Prato: GdF, operazione “Gagaro”. Arrestati 17 responsabili di una colossale “frode carosello” nel settore del commercio di materie plastiche. Scoperte fatture per operazioni inesistenti per oltre 200 milioni (video)

(71) Dalle prime luci dell’alba, i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Prato – avvalendosi della preziosa collaborazione dei colleghi di Livorno, Firenze, Pistoia, Roma, Lucca, Alessandria, Campobasso, Paderno Dugnano (MI), Castiglione della Pescaia (GR), Treviglio (BG), Falconara Marittima (AN) e Civita Castellana (VT) – stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il locale Tribunale.

I 160 Finanzieri complessivamente impiegati nelle operazioni odierne stanno procedendo all’arresto di 17 componenti di un sodalizio illecito nonché a 57 perquisizioni domiciliari e locali oltre che a consistenti sequestri patrimoniali.

Agli arrestati è contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, quali la dichiarazione fraudolenta, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’omesso versamento di I.V.A. e l’indebita compensazione.

L’esecuzione del menzionato provvedimento cautelare costituisce l’ultimo atto di una complessa indagine, denominata “Operazione GAGARO”, coordinata dal Sostituto Procuratore presso il locale Tribunale, Dottoressa Laura CANOVAI, scaturita da una verifica fiscale intrapresa dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria nei confronti di una società di Prato operante nel settore del commercio di materie plastiche, in particolare polimeri – sotto forma di granuli – ricavati dal petrolio.

Tale impresa – pur sprovvista di idonea struttura imprenditoriale non avendo disponibilità di lavoratori dipendenti, depositi, magazzini ed attrezzature – nel suo primo anno di attività risultava aver conseguito un rilevante ed anomalo volume d’affari, pari a quasi 20 milioni di Euro, omettendo il dovuto versamento di circa 4,3 milioni di Euro di I.V.A..

Le pazienti e scrupolose indagini delle Fiamme Gialle, estese poi ad altri soggetti economici di volta in volta emersi, hanno consentito di individuare e disarticolare un’associazione a delinquere operante a Prato, Livorno, Pistoia ed in altre località, dedita da circa sei anni a reiterate “frodi carosello”.

Uno dei principali canali di vendita ed immissione nel mercato dei polimeri è risultata essere una società di capitali di medie dimensioni con sede a Livorno, dallo straordinario start up, capace di vendere oltre 25 milioni di euro di materie plastiche in meno di tre anni.

Nutrendo sospetti sull’origine fraudolenta dei grandi quantitativi commercializzati, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Livorno aveva già avviato indagini tese ad accertare l’effettiva provenienza dei polimeri, riscontrando le stesse anomalie individuate dai colleghi di Prato, con i quali sono state poi condivise le risultanze investigative così da contribuire alla completa ricostruzione del contesto illecito.

La frode è stata realizzata secondo due differenti modalità, ovvero attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture soggettivamente ed oggettivamente inesistenti, come più dettagliatamente descritto nell’allegata scheda di approfondimento.

Le imprese coinvolte sono complessivamente 24, di cui 6 “fornitrici” con sede all’estero, 12 “cartiere”, 3 “filtro” e 3 “rivenditrici”.

La complessa ricostruzione delle operazioni commerciali, non totalmente esaurita, ha consentito di rilevare, ad oggi, un giro complessivo di fatture per operazioni inesistenti, emesse ed utilizzate, superiore ai 200 milioni di Euro, con un’I.V.A. evasa di circa 40 milioni di Euro ed omessi versamenti di imposta per oltre 20 milioni di Euro.

Tuttavia tali importi sono destinati ad aumentare sensibilmente all’esito della ricostruzione contabile in ordine alla posizione di altri soggetti economici che hanno partecipato alla frode, la cui documentazione è stata sequestrata in data odierna.

Dalle indagini eseguite è emersa una figura predominante dell’ambito del sodalizio illecito: si tratta di un quarantatreenne, B.M. le sue iniziali, iscritto all’A.I.R.E. in quanto residente in Slovenia ma di fatto domiciliato nella provincia di Prato, di cui è originario.

Costui, destinatario di misura restrittiva in carcere, è risultato essere l’ideatore, il promotore ed il capo dell’associazione.

Gli altri 16 principali responsabili, tutti sottoposti agli arresti presso le rispettive abitazioni di residenza, hanno ricoperto svariati ruoli nell’ambito del sodalizio: alcuni hanno agito come stretti collaboratori del menzionato M.B. nella gestione delle aziende fornitrici straniere nonché delle “società cartiere” e di quelle “filtro”, altri quali amministratori o gestori di fatto delle “rivenditrici”.

Di essi, 7 sono residenti nella provincia di Prato, 3 di Livorno, 3 di Pistoia, 2 di Milano ed uno di Alessandria.

Le misure cautelari e le ulteriori attività di polizia giudiziaria nei confronti dei tre sodali operanti a Livorno sono state eseguite dai militari del Nucleo di Polizia economico- finanziaria della città labronica, co-delegati dall’Autorità Giudiziaria.

Vi sono poi ulteriori 22 soggetti coinvolti a vario titolo nell’attività illecita. Tra questi, alcuni consulenti fiscali ed amministrativi che hanno curato la contabilità di società facenti capo al sodalizio.

In totale gli indagati sono 39. I principali responsabili ostentavano l’immagine di imprenditori rampanti e navigati e conducevano un elevato tenore di vita, cambiando spesso auto sportive di grossa cilindrata, senza farsi mancare costose vacanze e lussuosi weekend in eleganti e raffinati locali notturni e ristoranti della Versilia.

Erano così convinti di avere creato una collaudata ed inespugnabile “fabbrica di denaro” da mostrare assoluta spavalderia e vantarsene nel corso di numerose conversazioni telefoniche, certi che mai sarebbero stati scoperti.

Alcuni di loro erano soliti atteggiarsi attribuendosi l’appellativo di “gagari”, dal termine francese “gagà”. Da qui il nome dell’operazione di polizia giudiziaria in corso.

Con i proventi realizzati, M.B. ha potuto avviare altre attività parallele, tra le quali il commercio di vini pregiati, peraltro “in nero”.

La Guardia di Finanza sta inoltre procedendo, come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari, al sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni e delle disponibilità riconducibili alle società ed ai soggetti coinvolti, fino all’equivalente del profitto dei reati accertati, corrispondente a complessivi euro 26.325.299.

Le operazioni di sequestro, in questo momento in corso, riguardano molteplici proprietà immobiliari, terreni, autovetture nonché le disponibilità finanziarie esistenti sui rapporti bancari intestati ai soggetti coinvolti.

L’attività operativa, condotta dalla Guardia di Finanza secondo le direttive impartite dall’Autorità Giudiziaria, s’inquadra nelle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare il contrasto ai più complessi fenomeni di frode, a tutela della collettività oltre che del comparto economico di riferimento.

L’articolato meccanismo fraudolento non ha infatti comportato solo un ingente danno all’Erario per le imposte non versate, ma ha altresì inciso sull’economia locale in quanto le materie prime plastiche sono state immesse nel circuito produttivo a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli di mercato, circostanza che ha danneggiato gli imprenditori onesti del settore che hanno subito uno svantaggio concorrenziale difficilmente contrastabile con i mezzi a loro disposizione.

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Napoli: GdF, vasta operazione nei confronti del “Clan Cesarano” di Castellammare di Stabia. Eseguite 20 ordinanze di custodia cautelare (video)

(70) Dalle prime ore della mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari – emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 20 soggetti ritenuti promotori, affiliati o strettamente contigui al “clan CESARANO”, operante soprattutto nei comuni di Castellammare di Stabia, Pompei, Santa Maria La Carità e Scafati.

L’odierno provvedimento scaturisce da un’articolata attività di indagine partita nel 2014 – sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli e sviluppata dal Gruppo di Torre Annunziata e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia – allorquando, in concomitanza dell’arresto di ESPOSITO Nicola detto “o’ mostr”, la leadership del gruppo criminale in parola, con il beneplacito dello storico capoclan CESARANO Ferdinando (attualmente recluso al “41 bis”), veniva assunta dal DI MARTINO Luigi, alias “o’ profeta” (parimenti recluso al “41- bis”), proprio in quel frangente tornato in libertà dopo una lunga detenzione.

Le investigazioni, avviate grazie alla denuncia di un imprenditore di Castellammare di Stabia operante nel settore delle “slot machines”, hanno consentito di ricostruire un analitico e voluminoso quadro indiziario sulla riorganizzazione del sodalizio criminale stabiese, sulla nuova struttura organigrammica della medesima consorteria e sulle modalità operative mediante le quali veniva imposto il controllo sulle attività economiche della zona o venivano gestiti lucrosi traffici delittuosi, accumulando in questo modo ingenti proventi illeciti.

In specie, la compagine criminale dei “CESARANO”, sotto l’egida verticistica della figura carismatica del nuovo leader che riceveva gli affiliati presso il suo quartier generale fissato nella zona stabiese di “Ponte Persica”, è risultata attiva prevalentemente nell’imposizione delle estorsioni alle imprese commerciali, nella conduzione – mediante prestanome – di importanti realtà imprenditoriali locali e nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti.

Nell’ambito dell’attività estorsiva – per la quale l’organizzazione criminale si avvaleva anche di un canale informativo “privilegiato” da cui apprendeva ogni nuovo appalto o attività economica di spessore – specifica rilevanza assumono le figure criminali di CESARANO Giovanni detto “Nicola” (classe ‘66) e FALANGA Aniello (classe ‘64), che, mediante minacce e violenze, obbligavano decine di imprenditori a versare periodicamente il “pizzo”, oltre che ad imporre il noleggio di “slot machines”, i cui proventi confluivano nella casse del clan per sostenere le famiglie storicamente affiliate, servivano per pagare gli stipendi agli organici e venivano reinvestiti in altre attività illecite.

Questi due sodali, per imporre il controllo “paramilitare” sul “territorio di competenza” del clan, si avvalevano di altri subalterni e, più in particolare, di DI MARTINO Luigi detto “o’ cifrone” (classe ‘61), di VARRIALE Carmine detto “o’ lione” (classe ‘70), nonché di IEZZA Antonio (classe ‘53) e PECORARO Claudio (classe ‘73), questi ultimi due anche con il ruolo di “guardaspalle” deputati a salvaguardare l’incolumità del “reggente” del sodalizio camorristico.

Altro soggetto dedito alle estorsioni specificatamente nei confronti delle società di noleggio di videogiochi, per conto DI MARTINO Luigi detto “o’ profeta”, veniva individuato in LA MURA Luigi detto “Gigino Diabolik” (classe ‘82).

Tali affiliati venivano intimiditi ad eseguire senza alcuna esitazione gli ordini impartiti (“….gli dici a nome dei compagni di Ponte Persica..”) e senza alcun potere decisionale in merito (“..se ti dico struppialo, tu vai là e struppialo..”), ricorrendo – laddove necessario – ad esplicite minacce (“…ti siedono sulla sedia a rotelle, tu ne esci con il cucchiaino”).

Oltre ad imporre il racket nella sua forma tradizionale con pagamenti a cadenza mensile, le indagini hanno dimostrato come il clan controllava, sfruttando la propria forza di intimidazione, la società “ENGY SERVICE S.R.L.”, un’azienda di intermediazione trasporti, allo scopo precipuo di assumere il monopolio totale delle spedizioni di fiori, bulbi e vasellame, con annesso scarico merci da e per il “Mercato dei fiori” di Pompei. Tale società – già emersa in altra indagine sfociata nell’adozione di diverse misure cautelari – risulta gestita dal cognato del “profeta”, ESPOSITO Giovanni (classe ‘66), che risponde di concorso esterno nell’associazione camorristica del “clan CESARANO”.

La sicurezza delle conversazioni del gruppo criminale da possibili intercettazioni telefoniche da parte degli organi inquirenti era garantita da un dealer di una compagnia telefonica di Pompei (VISPINI Antonio, classe ‘78), il quale riforniva periodicamente il sodalizio di svariate “schede sim” solitamente intestate ad extracomunitari.

Parallelamente alle attività estorsive, il gruppo criminale poneva in essere una fervente e remunerativa attività nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, unitamente ad esponenti di un gruppo criminale della provincia salernitana affiliati al clan camorristico “PECORARO/RENNA”, oltre che intessendo contatti con alcuni soggetti appartenenti a clan camorristici della provincia di Napoli, quali i “MALLARDO” ed i “CONTINI”.

Attraverso una ricostruzione della filiera di approvvigionamento e distribuzione delle sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana), sono stati dettagliatamente delineati i ruoli – non organici al clan – di:

– BARRA Felice (classe ‘71), quale broker che, su disposizione del “profeta” si occupava dell’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, sfruttando i suoi contatti con esponenti del “clan CONTINI” di Napoli;

– AMITA Vincenzo (classe ‘88) e NORATO Filomena (classe ‘85) quali custodi dei luoghi di deposito della droga;

– IODICE Cira (classe ‘61), QUARANTA Adelchi (classe ‘86) e DELLA CORTE Carlo (classe ‘61) quali corrieri utilizzati per il trasporto dello stupefacente;

– BISOGNI Sergio (classe ‘68), MOGAVERO Francesco (classe ‘79) e LANGELLA Giovanni (classe ‘82) quali acquirenti finali che, successivamente, destinavano la droga allo spaccio nelle province di Napoli e Salerno.

Sulla base dell’esito dell’attività investigativa – svolta utilizzando indagini tecniche (quali intercettazioni telefoniche e ambientali) nonché con l’utilizzo di gps installati sugli autoveicoli in uso agli indagati ed eseguendo l’esame dei sistemi di videosorveglianza comunali e privati – il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli emetteva un provvedimento cautelare a carico di 20 soggetti (dei quali 15 in carcere e 5 agli arresti domiciliari), resisi responsabili a vario titolo dei reati di cui agli articoli 416-bis

(associazione per delinquere di stampo mafioso), 416-bis 1 (circostanze aggravanti per reati connessi ad attività mafiose) e 629 (estorsione) del Codice Penale e 73 (produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope) o 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope) del D.P.R. nr. 309/90.

Altri nove soggetti, per il momento indagati a piede libero per le medesime fattispecie delittuose, sono stati destinatari di mirati decreti di perquisizione domiciliare.

Si riportano i nomi dei destinatari delle misure cautelari:

Tradotti in carcere:
1) BARRA Felice, nato a Napoli il 03.04.1971 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale);

2) BISOGNI Sergio, nato a Montecorvino Rovella (SA) il 28.07.1968 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
3) CESARANO Giovanni detto “Nicolino”, nato a Napoli il 26.05.1966 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis, 416 bis 1 e 629 del Codice Penale, 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
4) DI MARTINO Luigi detto “o’ profeta”, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 25.03.1961 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis, 416 bis 1 e 629 del Codice Penale, 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);

5) DI MARTINO Luigi, detto “cifrone”, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 21.06.1961 (indagato per il reato di cui all’articolo 416 bis del Codice Penale);
6) ESPOSITO Giovanni, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 15.08.1966 (indagato per il reato di agli articoli 110-416 bis del Codice Penale);

7) FALANGA Aniello, nato a Pompei (NA) il 04.06.1964 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis, 416 bis 1 e 629 del Codice Penale, 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
8) IEZZA Antonio, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 10.09.1953 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis e 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);

9) IODICE Cira, nata a Resina (NA) il 14.03.1961 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 del D.P.R. nr. 309/90);
10) LANGELLA Giovanni detto “Giannino o’ paglietta”, nato a Boscoreale (NA) il 01.03.1982 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale);

11) MOGAVERO Francesco, nato a Battipaglia (SA) il 13.01.1979 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
12) PECORARO Claudio, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 30.03.1973 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis del Codice Penale e 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);

13) QUARANTA Adelchi, nato a Salerno il 28.01.1986 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 del D.P.R. nr. 309/90);
14) VARRIALE Carmine, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 25.08.1970 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis e 629 del Codice Penale);

15) VISPINI Antonio, nato a Pompei (N) il 28.10.1978 (indagato per il reato di agli articoli 110-416 bis del Codice Penale).

Sottoposti agli arresti domiciliari:
1) AMITA Vincenzo, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 17.04.1988 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale);
2) DEL GAUDIO Pietro, nato a Pompei (NA) il 15.07.1976 (indagato per il reato di cui all’articolo 416 bis del Codice Penale);
3) DELLA CORTE Carlo, nato a Battipaglia (SA) il 18.11.1961 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 del D.P.R. nr. 309/90);
4) LA MURA Luigi detto “Gigino Diabolik”, nato a Vico Equense (NA) il 09.05.1982 (indagato per il reato di cui agli articoli 629 e 416 bis 1 del Codice Penale);
5) NORATO Filomena, nata a Castellammare di Stabia (NA) il 12.06.1985 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale).

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Capaccio Paestum (Sa): il 14 e 15 novembre il Polo Museale della Calabria a Paestum alla XXII Edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

(346) Giovedì 14 e venerdì 15 novembre 2019 il Polo museale della Calabria, guidato dalla dottoressa Antonella Cucciniello, sarà protagonista alla XXII Edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Continue reading “Capaccio Paestum (Sa): il 14 e 15 novembre il Polo Museale della Calabria a Paestum alla XXII Edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico” →

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Varese: tre arresti per corruzione e truffa ai danni di un comune, indagate 26 persone

(69) Un centinaio di finanzieri del Comando Provinciale di Varese, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P presso il locale Tribunale, nei confronti di tre soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, truffa aggravata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, peculato, abuso d’ufficio, riciclaggio, emissione e utilizzo di false fatture. Sono inoltre in corso 44 perquisizioni in Lombardia, Veneto e Piemonte.

Le misure restrittive in carcere riguardano un funzionario di un Comune della provincia di Varese ed un agente di commercio varesino di un’impresa coinvolta, mentre, la legale rappresentante di un’azienda di Varese, risulta ai domiciliari.

Le indagini di polizia giudiziaria, condotte dalla Compagnia di Gaggiolo e coordinate dalla Procura della Repubblica di Varese – avviate a gennaio del 2019 – hanno messo in evidenza un articolato sistema corruttivo, attuato tra un pubblico funzionario ed alcuni imprenditori ai danni del Comune.

In particolare veniva accertato che il dipendente pubblico, in cambio di denaro o altre utilità (buoni per l’acquisto di viaggi all’estero, abbigliamento, prodotti hi-tech, attrezzatura per praticare l’equitazione ed una cuccia per il cane) per un totale di circa 110.000 euro, manipolava, sistematicamente, le gare e le procedure di appalto, assegnando, illecitamente, l’esecuzione dei lavori di manutenzione di opere pubbliche, truffando l’Ente locale.

Basti pensare, ad esempio, che, in una arco temporale di circa 18 mesi, sono emerse forniture per oltre 700 tonnellate di catrame per il rappezzo del manto stradale, pagate con denaro publico all’azienda fornitrice ma in realtà mai consegnate, cagionando al Comune un danno economico stimato pari a circa 160 mila euro.

Nel dettaglio il funzionario infedele, per non destare sospetti, era solito incontrare gli imprenditori conniventi all’interno degli spogliatoi in uso agli operai del Comune. In questi locali, al di fuori da sguardi indiscreti, veniva documentato il passaggio del denaro e dei beni richiesti, a fronte dell’illecita assegnazione dei lavori pubblici. In tale circostanza, venivano inoltre concordate le modalità relative alla predisposizione dei falsi documenti amministrativi e fiscali necessari sia per truffare il Comune che per riciclare il denaro delle mazzette, denaro che veniva accantonato mediante fittizzi pagamenti di forniture di beni mai realizzate.

Gli accertamenti consentivano di scoprire che, per far fronte all’illecito modus operandi, venivano utilizzate ad hoc 9 società “cartiere”, in quanto prive di una reale struttura aziendale ed imprenditoriale, società riconducibili a prestanomi ed utilizzate al solo fine di emettere false fatture.

Per tale ragione, contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, sono in corso decine di altre perquisizioni anche presso le sedi delle medesime imprese coinvolte che risultano aver emesso centinaia di migliaia di euro di fatture per operazioni inesistenti.

Con riferimento, invece, alla legale rappresentante di un’azienda appaltatrice, la quale come detto è agli arresti domiciliari, veniva riscontrato che alcuni suoi dipendenti, invece di essere impiegati per l’esecuzione di lavori pubblici di ristrutturazione, svolgevano mansioni alle dipendenze del funzionario comunale per la gestione e manutenzione della sua tenuta agricola.

Complessivamente risultano indagate, a vario titolo, 26 persone.

L’odierna operazione delle Fiamme Gialle a difesa della Pubblica Amministrazione, rimarca la costante attenzione del Corpo alla lotta ai fenomeni corruttivi, ai reati contro la Pubblica Amministrazione e, in particolare, agli sperperi nel settore degli appalti pubblici, monitorando il corretto utilizzo delle risorse a disposizione degli Enti Locali, Comunali e Regionali, a beneficio sia delle imprese che operano nel rispetto delle regole, che dell’intera collettività.

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Como: false fatturazioni ed evasione milionaria per le gare di rally, disposto sequestro preventivo di beni per 5,2 milioni (video)

(67) I Finanzieri della Compagnia di Erba, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Como, Dott. Giuseppe Rose, a conclusione di due verifiche fiscali nei confronti di altrettante società con sede nell’erbese e operanti nel campo delle sponsorizzazioni sportive, hanno rilevato una frode fiscale di oltre 12 milioni di euro realizzata attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da parte di 15 società, molte delle quali “cartiere” in quanto prive di struttura imprenditoriale e commerciale.

Il meccanismo fraudolento ha visto protagonisti i tre principali soggetti giuridici operanti nel settore delle gare automobilistiche ovvero le scuderie automobilistiche, gli sponsor e le società di promozione pubblicitaria, organizzazione e realizzazione di manifestazioni sportive, attraverso la vendita e l’acquisto di spazi pubblicitari da cui le scuderie ricavano il denaro necessario per competere.

In particolare, le scuderie di rally, per abbattere il proprio reddito e l’IVA a debito derivanti dalla cessione di spazi pubblicitari e dal noleggio di autovetture, utilizzavano fatture per operazioni inesistenti emesse da società cartiere create ad hoc per facilitare l’evasione fiscale milionaria.

Le indagini finanziarie effettuate sui conti correnti intestati alle società coinvolte e ai rispettivi rappresentanti legali hanno confermato l’impianto accusatorio in quanto, a fronte dei bonifici effettuati per giustificare il pagamento delle fatture false, venivano effettuati prelievi di denaro contante finalizzati ad un’immediata restituzione delle somme trasferite al netto di una percentuale che variava dall’1% al 20%, nonchè versamenti su innumerevoli carte di credito prepagate intestate a prestanome.

Le indagini hanno consentito la segnalazione all’Autorità Giudiziaria locale di 19 soggetti di nazionalità italiana, operanti nel campo delle sponsorizzazioni e del noleggio auto residenti nelle province di Como, Milano, Brescia, Lecco, Novara, Reggio Emilia e Roma, sedi anche delle “cartiere” interessate, per i reati di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nonché di omessa dichiarazione previsti dal D. Lgs. 74/2000.

Il G.I.P. di Como, sul richiesta del P.M., ha disposto il sequestro preventivo dei conti correnti e dei beni mobili e immobili degli indagati fino alla concorrenza di 5,2 milioni di euro (coincidente con l’imposta complessivamente evasa all’Erario) già eseguito dalle Fiamme Gialle erbesi.

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La Città Metropolitana di Reggio Calabria ha grandi potenzialità ancora non espresse e non rivendicate. Ne hanno discusso, in un incontro molto partecipato e di alto profilo, organizzato da Reggio Futura e Movimento Nazionale per la sovranità, tecnici, studiosi, politici e amministratori

(474) Discutere e riflettere sull’importanza del ruolo della Città Metropolitana e cosa essa  rappresenta è stato il tema dell’incontro-dibattito “Reggio Calabria: 10 anni di Città Metropolitana – Tra potenzialità non espresse e prospettive future”, tenutosi presso l’Hotel Torrione organizzato da Reggio Futura e il Movimento Nazionale per la Sovranità, al quale hanno partecipato il Prof. Pasquale Amato, Storico e Docente dell’Università per Stranieri; il dott. Demetrio Arena, già Sindaco di Reggio; il Prof. Giuseppe Bombino, Docente dell’Università Mediterranea; il dott. Bruno Dapei, Direttore Generale dell’Osservatorio della Città Metropolitana di Milano; il dott. Andrea De Priamo, Capogruppo di Fratelli d’Italia di Roma Capitale; dell’On. Francesco Nucara; del Prof. Pierpaolo Zavettieri, Consigliere Metropolitano e Sindaco di Roghudi.In apertura, l’assise ha reso omaggio al giovane vigile del fuoco reggino Antonino Candido, tragicamente perito nell’adempimento del dovere unitamente a due suoi colleghi nella tragedia di Alessandria. Successivamente, è stato proiettato il filmato della seduta della Camera dei Deputati del 23 marzo 2009 in cui, con l’approvazione delle Legge sul Federalismo fiscale, è stata sancita l’istituzione della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Gli interventi di apertura di Giuseppe Agliano, Presidente di Reggio Futura e di Ernesto Siclari, Coordinatore del Movimento Nazionale per la Sovranità, hanno ricordato come il centrosinistra abbia in tutti i modi tentato di ostacolare questa grande conquista determinata dalle sinergie delle forze del centrodestra sollecitato e supportato dalle ragioni ben esposte dal Sindaco del tempo Giuseppe Scopelliti.

Quindi, è toccato a Bruno Dapei illustrare la relazione di base sulla quale si è sviluppato il dibattito susseguente, brillantemente condotto dal giornalista Pino Toscano.

“L’istituzione della Città Metropolitana può essere vista come l’ultimo atto di una storia iniziata nel 1970 con la Rivolta, nata spontaneamente per non vedere relegata la nostra città ad un ruolo minoritario, per poi superarla con questo riconoscimento che le  attribuisce una maggiore autonomia” – ha dichiarato nel corso del suo intervento il prof. Amato – “Ma il suo futuro dipende anche dalla capacità di saper selezionare la classe dirigente sia politica che burocratica – ha aggiunto Demi Arena – al momento, non abbiamo a Reggio una dirigenza davvero in grado di concretizzare tutte le opportunità esistenti per recuperare un sistema al momento in macerie”;

“una amministrazione vera ha a cuore i problemi ed il futuro della sua città – ha detto l’on. Nucara – perché la città metropolitana ricorda nella sua struttura un piccolo Stato, con tutti gli annessi e connessi: negli anni scorsi, per esempio, diversi problemi attanaglianti ancora oggi la nostra Reggio, ce li siamo creati da soli non facendo nulla per difenderla quando tutti l’attaccavano. Ma adesso abbiamo pure un sindaco che, citando un caso tra mille, non ha saputo (o voluto) battere i piedi per salvare l’aeroporto”; Andrea De Priamo ha posto l’accento sulla successiva Legge Del Rio del 2014, la quale, invece di rilanciare le città metropolitane le ha frenate e penalizzate;  “manca la cultura delle Istituzioni – gli fa eco il sindaco Zavettieri – e per far funzionare a dovere l’Ente è necessaria l’elezione del Sindaco Metropolitano a suffragio universale”; “la funzione della città metropolitana va ben oltre il regionalismo o il subire un ruolo subalterno – ha concluso il prof. Bombino – essa concede il rango per concepire i progetti e negoziare le risorse di cui si ha bisogno, senza ridursi invece ad elemosinarle. In dieci anni non siamo riusciti però a coltivare un altro aspetto molto importante: non abbiamo saputo creare un sentimento o un simbolo identitario-culturale che unisse davvero tutta l’ex provincia di Reggio Calabria. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una deleteria frammentarietà, non solo del territorio, ma anche della sua stessa coscienza. Non ci rendiamo conto che la nostra città metropolitana è un’amministrazione come ne esistono pochissime (o forse nessuna) in tutta la Penisola italiana: una grande stratificazione in cui coesistono in perfetta armonia cultura, natura, antropologia, archeologia, folclore e tradizione. Un insieme di antico e moderno, la consapevolezza di costruire il futuro avendo ben presente la persistenza della cultura dei nostri padri, delle nostre radici”.

Sono anche intervenuti nel dibattito, il sen. Renato Meduri, Francesco Ventura e Mimmo Nicito.

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Comune di Reggio Calabria: il Sindaco Falcomatà ha firmato l’ordinanza di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado da oggi pomeriggio e per tutta la giornata di domani martedì 12 novembre

(473) In seguito ai messaggio di allertamento diffuso dalla Sala Operativa Regionale della Protezione Civile Regionale, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà ha firmato un’ordinanza per la chiusura delle Continue reading “Comune di Reggio Calabria: il Sindaco Falcomatà ha firmato l’ordinanza di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado da oggi pomeriggio e per tutta la giornata di domani martedì 12 novembre” →

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Reggio di Calabria: accordo Ufficio scolastico regionale-Università Mediterranea su competenze trasversali e orientamento per gli studenti delle superiori

(345) Nell’anno scolastico 2016/17 è stato avviato il progetto di alternanza Scuola-Lavoro in ambito universitario con il coinvolgimento di 26 Scuole e circa 800 studenti. L’alternanza Scuola-Lavoro ha coinvolto Continue reading “Reggio di Calabria: accordo Ufficio scolastico regionale-Università Mediterranea su competenze trasversali e orientamento per gli studenti delle superiori” →

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Reggina-Casertana: 2-0. 14 giornate, 10 vittorie, 4 pareggi, 7 vittorie casalinghe consecutive, striscia di 6 vittorie di fila, 0 sconfitte: E’ REG(G)ina!!!

(326b) Reggina-Casertana: 2-0. Reggina (3-4-1-2): Guarna 6,5; Loiacono 6, Blondett 6,5, Rossi 6,5; Rolando 6 (Bertoncini dal 70° 6), Bianchi 6 (Rivas dal 62°), De Rose 6,5, Bresciani 7,5; Sounas 6,5 (De Francesco dal Continue reading “Reggina-Casertana: 2-0. 14 giornate, 10 vittorie, 4 pareggi, 7 vittorie casalinghe consecutive, striscia di 6 vittorie di fila, 0 sconfitte: E’ REG(G)ina!!!” →

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