Treviso: traffico illecito di rifiuti, operazione dei Carabinieri del N.O.E.. Arresti e perquisizioni in Veneto, Campania e Lombardia. Sequestrati beni per oltre un milione di euro (video)

Risultati

  • 9 persone tratte in arresto e sottoposte agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico;
  • 2 persone sottoposte all’obbligo di dimora;
  • sequestro preventivo:
  • degli impianti, uffici, sedi legali ed operative di tre ditte delle quali due di trattamento e una di trasporto rifiuti;
  • di 10 motrici/rimorchi variamente utilizzati per il trasporto e lo stoccaggio dei rifiuti, per un valore complessivo di circa 500 mila euro;
  • della somma di oltre 700 mila euro a carico complessivo delle 3 ditte indagate, quale profitto del reato di traffico illecito di rifiuti.

E’ questo il risultato di una vasta ed articolata attività investigativa dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Treviso – diretti in quasi un anno di indagini dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia – conclusasi nella mattinata di oggi con l’esecuzione delle ordinanze di misura cautelare emesse dal GIP del capoluogo lagunare per il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

Si tratta di una delle più importanti operazioni di Polizia Giudiziaria contro il traffico dei rifiuti ed a tutela dell’ambiente mai eseguite in Veneto.

L’indagine

L’indagine è stata avviata nel febbraio del 2019 ed ha avuto origine da un monitoraggio condotto in ambito nazionale dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale nell’ambito di una mirata azione di contrasto, anche in Veneto, al fenomeno degli incendi, sia di alcuni impianti formalmente autorizzati alla gestione dei rifiuti, sia di diversi capannoni industriali dismessi.

Da una segnalazione dei CC della Compagnia di Legnago, che informavano il NOE di Treviso di alcuni movimenti sospetti di mezzi pesanti nei pressi di un capannone sito nella provincia veronese in disuso da anni, l’attività si è inizialmente sviluppata sotto la direzione della Procura della Repubblica scaligera per poi migrare, per la competenza dell’ipotesi di reato che si andava delineando, alla Procura Distrettuale di Venezia.

Attraverso l’incrocio di numerosi servizi svolti sul territorio, l’ausilio di tecnologie ed un’approfondita analisi documentale, sono stati acquisiti elementi di responsabilità nei confronti di soggetti operanti nell’ambito del trattamento e trasporto dei rifiuti i quali, previa attribuzione di falsi codici dell’Elenco Europeo Rifiuti (E.E.R.) nei formulari, avrebbero gestito illecitamente, con compiti e ruoli diversi, lo smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti speciali – costituiti da rifiuti indifferenziati urbani, plastici e tessili, provenienti dalla Campania, dalla Toscana e da altre Regioni del Nord Italia – attraverso la mancata sottoposizione alle previste operazioni di trattamento/recupero e il successivo trasporto, stoccaggio e contestuale abbandono in capannoni dismessi del Veneto e dell’Emilia-Romagna.

Nello specifico, venivano raccolti importanti elementi in ordine a ben 25 trasporti illeciti, nei quali i rifiuti risultavano sempre accettati formalmente dalla ditta che appariva come destinataria ma in realtà – nonostante le difformi attestazioni rilasciate – finivano in toto scaricati in capannoni in disuso in Veneto e in Emilia Romagna, tempestivamente sequestrati nel corso dell’attività.

Conseguenze dell’attività delittuosa

Tutti i profitti scaturiti dalle attività di traffico illecito che sarebbero state poste in essere dagli indagati appaiono fondamentalmente illeciti perché gli episodi ricostruiti nel corso dell’indagine hanno potuto evidenziare l’assenza di qualsivoglia regolarità nel modus operandi e nelle varie fasi dell’attività: il trasporto dei rifiuti su rimorchi non autorizzati e l’abbandono degli stessi in siti dismessi e privi di ogni autorizzazione, l’uso spregiudicato di formulari artefatti e di copertura per le tratte stradali percorse con l’indicazione come siti di smaltimento di sedi di società fallite o sottoposte a sequestro sono le principali condotte illecite attuate dal gruppo criminale oggetto delle indagini, che così facendo ha potuto altresì attuare prezzi assolutamente fuori dagli standard di mercato e dunque altamente vantaggiosi per i proprietari dei rifiuti.

Complessivamente, le indagini hanno individuato elementi di responsabilità per lo smaltimento di circa 2700 tonnellate di rifiuti, per lo più rifiuti speciali che non presentano frazioni valorizzabili, destinabili pertanto solo ed esclusivamente ad un impianto di smaltimento finale quali la discarica autorizzata oppure il termovalorizzatore.

Con riguardo alle ditte che appaiono maggiormente coinvolte è stato possibile calcolare un illecito profitto di oltre 700 mila euro, desunto dallo smaltimento dei rifiuti del tutto irregolare ed effettuato anche con mezzi non autorizzati.

Nelle prime ore di stamane il blitz conclusivo, che ha visto all’opera, oltre ai CC del NOE di Treviso – supportati da un velivolo del 3° Nucleo Elicotteri cc di Bolzano – militari dei NOE coordinati dai Gruppi Tutela Ambientale di Milano e Napoli oltre che personale dei Comandi Provinciali CC di Verona, Padova, Vicenza, Mantova, Milano, Monza/Brianza, Napoli, Salerno E Caserta.

Oltre agli arresti ed ai sequestri sono state compiute 25 perquisizioni, di cui 6 a carico di altre ditte al momento non indagate, con sequestro di copiosa documentazione cartacea e digitale, che sarà ora vagliata dagli inquirenti.

Condividi sui social

San Gregorio d’Ippona (VV): operazione “Rinascita-Scott”, i Carabinieri del R.O.S. arrestano il latitante Gregorio Giofrè (video)

(156) Nella notte, i Carabinieri del R.O.S., del Comando Provinciale di Vibo Valentia e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, Continue reading “San Gregorio d’Ippona (VV): operazione “Rinascita-Scott”, i Carabinieri del R.O.S. arrestano il latitante Gregorio Giofrè (video)” →

Condividi sui social

Reggio di Calabria: i Carabinieri di Gallico acquistano generi alimentari da donare agli indigenti

(155) Nei giorni scorsi contestualmente a questo periodo di emergenza sanitaria, che ha comportato anche difficoltà economiche per le Continue reading “Reggio di Calabria: i Carabinieri di Gallico acquistano generi alimentari da donare agli indigenti” →

Condividi sui social

A.S.P. di Reggio Calabria: coronavirus, il bollettino di oggi 4 maggio 2020

(150) La Direzione Sanitaria dell’ASP di Reggio Calabria comunica che oggi 4 maggio

2020, sul Territorio Provinciale, sono stati sottoposti allo screening per “COVID19” 78 nuovi soggetti.
Gli esami diagnostici, eseguiti presso il Laboratorio del Polo Sanitario Ex-INAM di via Willermin di Reggio Calabria, sono risultati positivi per 2 soggetti.

I pazienti in “Assistenza Sanitaria Domiciliare” sono 122, con monitoraggio quotidiano delle loro condizioni da parte del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’ASP-RC in collaborazione con i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta.

I soggetti posti in “Quarantena Domiciliare” sono in totale 1266,
gran parte dei quali provenienti da fuori regione.
Si raccomanda alla cittadinanza in caso di sintomi sospetti di non recarsi al Pronto Soccorso, ma di rivolgersi al proprio Medico di Medicina Generale, al Pediatra, o di contattare il Numero Verde 1500 del Ministero della Salute o il Numero Verde 800 76 76 76 della Regione Calabria.

Condividi sui social

G.O.M. di Reggio Calabria: coronavirus, il bollettino di oggi 4 maggio 2020

(149) La Direzione Aziendale del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria comunica che in data odierna Continue reading “G.O.M. di Reggio Calabria: coronavirus, il bollettino di oggi 4 maggio 2020” →

Condividi sui social

Regione Calabria: coronavirus, il bollettino di oggi 4 maggio 2020

(148) In Calabria ad oggi sono stati effettuati 37.390 tamponi. Le persone risultate positive al Coronavirus sono 1.118 (+4 rispetto a ieri), quelle
negative sono 36.272.

Continue reading “Regione Calabria: coronavirus, il bollettino di oggi 4 maggio 2020” →

Condividi sui social

Dipartimento della Protezione Civile: coronavirus, il bollettino di oggi 4 maggio 2020

 

(147) Continua l’impegno del Dipartimento nelle attività di coordinamento di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile.

In particolare, nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 4 maggio, il totale delle persone che hanno contratto il virus è 211.938, con un incremento rispetto a ieri di 1.221 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 99.980, con una decrescita di 199 assistiti rispetto a ieri.

Tra gli attualmente positivi 1.479 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 22 pazienti rispetto a ieri.

16.823 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 419 pazienti rispetto a ieri.

81.678 persone, pari al 82% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Rispetto a ieri i deceduti sono 195 e portano il totale a 29.079. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 82.879, con un incremento di 1.225 persone rispetto a ieri.

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 37.307 in Lombardia, 15.562 in Piemonte, 8.984 in Emilia-Romagna, 7.234 in Veneto, 5.279 in Toscana, 3.508 in Liguria, 4.385 nel Lazio, 3.206 nelle Marche, 2.711 in Campania, 1.165 nella Provincia autonoma di Trento, 2.945 in Puglia, 2.202 in Sicilia, 1.050 in Friuli Venezia Giulia, 1.837 in Abruzzo, 636 nella Provincia autonoma di Bolzano, 181 in Umbria, 653 in Sardegna, 110 in Valle d’Aosta, 674 in Calabria, 173 in Basilicata e 178 in Molise.

 

Condividi sui social

Comune di Reggio Calabria: torna a riunirisi la Seconda Commissione consiliare “Bilancio”

(180) È tornata a riunirsi stamattina – in videoconferenza, col coordinamento tecnico di Demetrio Triglia – la Seconda Commissione Continue reading “Comune di Reggio Calabria: torna a riunirisi la Seconda Commissione consiliare “Bilancio”” →

Condividi sui social

Firenze: Guardia di Finanza, vendita abusiva di farmaci anti-Covid-19 e di sanificanti. Denunce e sequestri di sti web e prodotti

(183) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze svolgono quotidianamente un’attività di controllo finalizzata a prevenire pratiche commerciali illecite con particolare riferimento all’attuale situazione emergenziale correlata alla diffusione del Coronavirus –Covid19.

Nelle ultime settimane, numerose sono state le irregolarità rilevate in tale ambito dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Firenze, la cui azione ha portato a plurime denunce, a vario titolo, per esercizio abusivo della professione di farmacista, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica e frode in commercio.

In parallelo, salgono a quattro i siti web oggetto di sequestro e oscurati a seguito di provvedimento della Procura della Repubblica di Firenze, ove, come già accertato in un precedente servizio sempre delle Fiamme Gialle fiorentine, veniva venduto illecitamente un farmaco presentato quale rimedio al Coronavirus, a un prezzo fino a 600 euro, a seconda della confezione.

Sempre a seguito di provvedimento della Procura della Repubblica del capoluogo toscano è stato parzialmente oscurato un ulteriore sito che pubblicizzava e commercializzava test presentati come idonei a diagnosticare il Covid-19.

Infine, un sito web è stato oscurato in parte, in quanto vendeva gel igienizzanti indicati come sanitizzanti e disinfettanti, in assenza di apposita certificazione. Le indagini sinora condotte hanno consentito di sequestrare, con la collaborazione anche della Guardia di Finanza di Mantova, oltre 3.000 litri di gel stoccati in un deposito. Gli accertamenti esperiti hanno inoltre permesso di ricostruire la filiera distributiva del prodotto, relativa a decine di soggetti economici presenti su tutto il territorio, che hanno acquistato alcune decine di migliaia di litri di gel, in relazione ai quali sono state avviate le segnalazioni ai competenti Reparti territoriali della Guardia di Finanza.

Condividi sui social

Varese: Guardia di Finanza, operazione “La stangata continua”. Accumulo di patrimoni illeciti, sequestrati 2,4 milioni a 4 pregiudicati (video)

(182) 3 ville e 2 cascinali, 9 appartamenti, 2 terreni e 5 box, ma anche 1 dipinto e 2 orologi di pregio: sono questi i beni che la Guardia di Finanza di Busto Arsizio su disposizione dell’Autorità Giudiziaria ha sequestrato – nonostante il periodo di pandemia – a 4 cittadini serbi residenti o domiciliati in Italia abitualmente dediti alla commissione di reati contro il patrimonio (furti, truffe, ecc.), in alcuni casi collegati ad operazioni fraudolente di cambio valuta, realizzate in più Stati attraverso la consegna agli ignari clienti/vittime di banconote contraffatte (recanti la dicitura fac-simile).

A vedersi spogliati di tutti i propri beni, acquistati e accumulati con i proventi di anni di attività delittuose, sono stati un 48enne domiciliato a Busto Arsizio (VA), una 45enne domiciliata a Castellanza (VA), un 37enne di Melzo (MI) e un 33enne residente a Pieve Fissiraga (LO), imparentati tra loro e da tempo stabilitisi in Italia.

Per alcuni di essi, nel mese di settembre 2017 erano già scattate le ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Busto Arsizio nell’ambito dell’operazione “LA STANGATA” condotta sempre dalle Fiamme Gialle bustocche nei confronti di una nutrita associazione a delinquere, composta da soggetti di etnia serba, sistematicamente dedita alla commissione di furti seriali, secondo la modalità definita “rip-deal”, perpetrati attraverso fraudolenti cambi di valuta realizzati utilizzando il sistema di intermediazione creditizia denominato “hawala” (in arabo “trasferimento”). Già all’epoca i finanzieri, contestualmente agli arresti, sequestrarono beni e denaro per 725.000 euro, costituenti il profitto dei reati contestati.

A conclusione delle indagini penali, grazie alla meticolosa ricostruzione della biografia criminale di ciascun indagato, ha preso corpo l’operazione “LA STANGATA CONTINUA”, nell’ambito della quale i finanzieri della Compagnia Busto Arsizio, per oltre due anni hanno proseguito con approfondite indagini patrimoniali sul conto degli indagati e delle persone loro collegate, applicando il Codice Antimafia (Decreto Legislativo n. 159/2011) nella parte relativa alle misure di prevenzione patrimoniale riservate alle persone ritenute socialmente pericolose, connotate da un’evidente sproporzione tra i beni posseduti (anche se intestati a incensurati prestanome) ed i redditi dichiarati dal nucleo familiare.

Individuando anche i prestanome a cui i beni erano stati formalmente intestati per eludere la confisca, è stato così possibile avanzare alle competenti Autorità Giudiziarie (Procure della Repubblica di Busto Arsizio, Milano e Lodi) le richieste di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali che sono state accolte dalla Sezione Autonoma Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano.

L’intero patrimonio sequestrato, dislocato tra i comuni di Busto Arsizio, Castellanza, Lonate Pozzolo, Monza (MB), Corno Giovine (LO), Pieve Fissiraga (PV) e Champorcher (AO), è passato ora nella gestione degli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Milano in attesa della definitiva confisca e, dunque, del passaggio all’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, la quale, allorquando le sentenze di confisca, in alcuni casi già pronunciate, ma oggetto di impugnazione, diverranno definitive, ne curerà la destinazione ad un effettivo riutilizzo sociale.

L’aggressione dei patrimoni illeciti, infatti, consente allo Stato di colpire le organizzazioni criminali e, più in generale, le persone che vivono in tutto o in parte con i proventi di attività delittuose, nel cuore dei propri interessi economici, patrimoniali e imprenditoriali e di restituire alla collettività, per finalità sociali, i beni illegalmente accumulati.

 

 

Condividi sui social

Torino: Guardia di Finanza, nel torinese la fabbrica dell’illegalità. Denunciato imprenditore (video)

(181) Oltre 1.500 metri quadri di illegalità: dalla contraffazione ai reati ambientali, dal lavoro nero ad un’intera area adibita a officina abusiva.

È il bilancio di un’operazione della Guardia di Finanza di Torino a San Gillio, comune del torinese, che ha portato alla denuncia di due persone e al sequestro di 15.000 pezzi di ricambio per auto contraffatti riportanti il marchio di una prestigiosa casa automobilistica.

I Finanzieri della Compagnia di Susa, che hanno condotto l’intervento coordinati dalla Procura della Repubblica Torinese, hanno individuato il capannone nelle campagne di San Gillio, su un’area estesa circa 1.500 metri quadri. Nello stabile, apparentemente abbandonato, si poteva accedere solamente da un ingresso defilato situato nel retro del capannone e difficilmente visibile.

All’interno una vera e propria industria del falso ma non solo. L’imprenditore, un cinquantenne di La Cassa (TO), si era creato la sua attività illegale dove produceva migliaia di pezzi di ricambio per auto e accessori tutti riportanti il marchio della nota casa automobilistica, ovviamente ignara e parte lesa nella vicenda. Macchinari, attrezzature, tutto era allestito e organizzato per soddisfare le centinaia di ordini che quotidianamente l’imprenditore riceveva dai clienti.

L’uomo si era anche creato una sua nicchia di clienti tra gli appassionati di auto d’epoca; tra i pezzi di ricambio sequestrati dai Finanzieri, infatti, numerosi erano gli articoli dedicati alle autovetture oramai vintage ma con un importante platea di intenditori visto anche il considerevole numero di commesse che l’azienda riceveva, non solo dal Piemonte, ma da tutta Italia; dalla Lombardia alla Sicilia, dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia.

Nel corso dell’intervento sono state anche riscontrate gravi anomalie per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti e dei residui della lavorazione: una porzione dello stabile, infatti, era stata destinata allo stoccaggio dei rifiuti pericolosi rinvenuti ammassati all’interno del capannone che, tra l’altro, aveva la sua copertura in amianto. All’interno dello stabile anche un’area destinata ad officina per le riparazioni delle autovetture, ovviamente abusiva così cosi come “in nero” era impiegato il personale trovato al lavoro. Oltre 1.000 pezzi di motori e 24 tra macchinari attrezzature per la riparazione delle auto sono stati sequestrati. Insomma, un’attività illegale sotto tutti i profili.

Ora tutta l’area è stata sequestrata mentre sono circa 15.000 i ricambi falsi cautelati dai Finanzieri, unitamente ai macchinari e alle attrezzature utilizzate per l’attività illecita.

Particolare che va ad aggravare la posizione dell’indagato, è rappresentato dal fatto che mentre la maggior parte delle aziende oneste sono chiuse nel pieno rispetto dei provvedimenti a contrasto del COOVID 19, l’uomo continuava a svolgere, la sua “attività” in maniera incessante non curante delle restrizioni in vigore. Ed è per questo che a suo carico, oltre alle varie denunce accumulate, si sono aggiunte le sanzioni per la “mobilità non giustificata”, che hanno coinvolto anche il personale trovato all’interno dell’azienda.

L’imprenditore, già noto alle forze dell’ordine per altre passate vicende, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Torino per una lunga serie di reati che vanno dalla contraffazione alla frode in commercio dai reati ambientali sino alla ricettazione.

 

Condividi sui social

Bologna: Guardia di Finanza, sequestrate disponibilità finanziarie ed immobili per 3,4 milioni a coniugi indagati per riciclaggio (video)

(180) I militari della Guardia di Finanza di Bologna hanno eseguito, su disposizione del GIP del locale Tribunale, Dott. Sandro Pecorella, un decreto di sequestro preventivo per equivalente fino all’ammontare di € 3.419.211 nei confronti di M.M., classe ’65, e R.L., classe ’75, coniugi entrambi residenti a Bologna, in quanto ritenuti responsabili, in concorso, del reato di riciclaggio.

Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria sotto la direzione del Procura della Repubblica di Bologna, nella persona del Dott. Domenico Ambrosino, sono state originate dall’analisi di alcune segnalazioni di operazioni sospette nelle quali venivano evidenziate una serie di movimentazioni finanziarie anomale, coinvolgenti soggetti francesi e libanesi, che avevano visto transitare ingenti somme – tra l’altro – sui conti correnti degli indagati, lui italiano già residente in Francia e lei di nazionalità francese.

In particolare era emerso come gli indagati avessero ricevuto sui propri rapporti un totale di € 3.419.211,00 da un broker libanese e da una società a questi riconducibile, sempre localizzata nel “paese dei cedri”.

Le successive attività di approfondimento svolte dalle fiamme gialle su tali operazioni, che da subito erano apparse come incongrue e non giustificate rispetto al profilo e alla condizione economica dei beneficiari, hanno permesso di rilevare come il broker insieme ad un ex dirigente di un istituto di credito li aveva ritenuti colpevoli di abuso di informazioni privilegiate in relazione a due distinte Offerte Pubbliche di Acquisto, lanciate sul mercato finanziario transalpino, che avevano loro fruttato un illecito guadagno di oltre 6,5 milioni di euro.

Le indagini, svolte anche attraverso l’esecuzione di rogatorie internazionali in Libano e Francia, consentivano altresì di accertare come i due coniugi, dopo aver ricevuto le somme derivanti dalle citate illecite operazioni finanziarie, abbiano posto in essere una serie di vorticose operazioni intermedie di investimento/disinvestimento in titoli, beni mobili e immobili, anche servendosi di imprese create ad hoc, al solo fine di ostacolare l’individuazione della provenienza delle stesse e con l’intento finale di farle rientrare definitivamente in Francia nella disponibilità dell’ex dirigente bancario.

A riprova della gravità del quadro indiziario così delineato, il GIP ha evidenziato come “la serie quasi inestricabile di trasferimenti di questo denaro hanno reso davvero difficile identificare la loro provenienza delittuosa dai due delitti di insider trading”, integrando appieno la previsione dell’art. 648 bis del codice penale.

L’operazione odierna s’inquadra nel più ampio dispositivo di polizia economico-finanziaria predisposto dalla Guardia di Finanza a tutela dell’economia legale e a contrasto delle forme di riciclaggio che alterano le condizioni di concorrenza.

 

Condividi sui social

Napoli: Guardia di Finanza, operazione #Iocomprodacasa. Dall’abusivismo commerciale nelle piazze agli ordini online ed alle consegne express. Sequestrati 2.000 capi di abbigliamento contraffatti e denunciati i 6 responsabili (video)

(179) Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato presso un magazzino del quartiere San Giovanni a Teduccio oltre 2.000 capi di abbigliamento contraffatti del valore di circa 200 mila euro denunciando 6 responsabili per commercio di prodotti con marchi falsi di note griffes di moda.

L’operazione ha preso le mosse da un controllo su strada nel corso del quale i “Baschi Verdi” hanno notato un’autovettura che trasportava e scaricava numerose buste di plastica presso un noto centro commerciale.

La successiva perquisizione del veicolo e del deposito ha poi permesso di scoprire 6 soggetti, tutti napoletani, che avevano organizzato una vera e propria rete di vendita del falso pubblicizzando i prodotti tramite le pagine dei social network Facebook e Instagram.

Gli ordini, costantemente monitorati e raccolti tramite un “ufficio vendite” dotato di postazioni informatiche complete e collegate in rete, venivano poi recapitati ai clienti sparsi su tutto il territorio nazionale, per lo più vittime inconsapevoli del sistema di vendita fraudolento, in considerazione delle modalità e dei prezzi di vendita praticati.

I capi di vestiario, con brand contraffatti di marchi tra i quali “KWAY”, “VALENTINO”, “BURBERRY”, “RALPH LAUREN”, “MONCLER”, “GIVENCHY”, erano stoccati e confezionati in un deposito nel quartiere San Giovanni a Teduccio allestito all’interno del centro commerciale di vendita all’ingrosso, in cui le Fiamme Gialle hanno scoperto anche migliaia di buste di due noti corrieri espressi internazionali già pronte per essere spedite.

L’operazione del Comando Provinciale di Napoli, ribattezzata #Iocomprodacasa”, si inquadra nell’ambito della costante attività della Guardia di Finanza a tutela dell’economia sana e delle imprese oneste, oltre che della salute e dei diritti dei consumatori, e conferma che l’emergenza nazionale causata dal Covid-19 non ferma la piaga della contraffazione, che ora più che mai avviene approfittando dell’attuale momento di crescita dell’e-commerce e del blocco del sistema di vendita tradizionale.

Condividi sui social

Como: Guardia di Finanza, operazione “Panni sporchi”. 2 arresti, denunciate 19 persone per riciclaggio internazionale, sequestrati 36 kg d’oro e denaro contante per 660.000 € (video)

(178) La Guardia di finanza di Como, nell’ambito di un procedimento penale pendente presso la Procura della Repubblica di Como, ha svolto complesse indagini che hanno permesso di portare alla luce un sodalizio criminale dedito al riciclaggio dei proventi dei delitti tributari e del commercio abusivo di oro, mediante il trasferimento fraudolento di valuta in contanti nonché di oro da investimento coniato in monete, da e per la Svizzera.

I risultati raggiunti dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Como si riassumono in queste cifre: arresto di due persone in flagranza di reato e denuncia a piede libero di complessive 19 persone nonché il sequestro di kg. 36 di oro (in forma di lingotti o di sterline da investimento), di denaro contante per circa 660.000 euro e 5 autovetture.

L’indagine ha riguardato il settore del riciclaggio transnazionale di valuta, fenomeno che caratterizza la provincia comasca che non solo è situata sul confine con la Svizzera, ma si colloca anche a metà strada del crocevia finanziario che collega Lugano a Milano. Non più pesanti bricolle trasportate da contrabbandieri lungo gli impervi sentieri nei boschi di confine, dunque, ma comode auto cariche di oro e valuta, nascosti in ben occultati doppifondi, guidate da moderni spalloni che corrono lungo la tratta autostradale che unisce i due capoluoghi.

In realtà, i flussi finanziari che passano da Como si diramano poi per l’intera Italia. Come nell’episodio che ha portato all’arresto, in flagranza, di due degli indagati quando questi vennero sorpresi dai militari presso l’uscita del casello autostradale di Brescia nell’atto di scambiarsi un pacco di banconote: 138.500 € consegnati da un imprenditore lombardo ad uno spallone perché li trasferisse in Svizzera.

Ed è proprio sui patrimoni di rientro dalla Svizzera che si sono concentrate le indagini delle Fiamme Gialle lariane che non solo hanno effettuato denunce e sequestri a carico di chi è rientrato in Italia senza effettuare le previste dichiarazioni in Dogana, ma che hanno anche approfondito le modalità con le quali i destinatari finali di queste provviste finanziarie hanno costituito il loro tesoretto all’estero non dichiarandolo al Fisco. Per questa ragione sono state segnalate, per gli opportuni approfondimenti fiscali, ai Reparti delle province di

Parma, Napoli, Genova e Trento, le posizioni di coloro che detenevano illecitamente denaro in Svizzera.

I vertici del sodalizio, in concreto, gestiscono oltreconfine intermediari finanziari – nella forma per lo più di società fiduciarie o di cambiavalute – curando, su esplicita richiesta del cliente finale, il flusso finanziario, infatti, dalla Svizzera all’Italia, provvedono dapprima alla monetizzazione dei flussi finanziari esteri e, successivamente, al trasferimento dei fondi mediante spalloni dall’Italia alla Svizzera, provvedendo al ritiro del contante in Italia, al trasferimento oltreconfine e quindi al versamento in appositi conti correnti, accesi presso specifiche Banche elvetiche, oppure al deposito in cassette di sicurezza “anonime” dislocate non solo all’interno di Istituti di credito ma anche presso uffici cambio.

 

Condividi sui social

Catania: Guardia di Finanza, operazione “Shoes”. Associazioni armate dedite al traffico di stupefacenti ed all’agevolazione del clan Santapaola-Ercolano. 25 arresti (video)

(177) I Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo nei confronti di 25 persone (21 ristrette in carcere e 4 agli arresti domiciliari) indagate, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti (cocaina, marijuana, hashish e “crack”) aggravata dalla finalità di agevolare il clan mafioso “Santapaola-Ercolano” e dalla detenzione di armi. Contestualmente, è stato eseguito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione (art.240 bis C.P.) di una ditta individuale per un complessivo valore di 200 mila euro.

L’investigazione condotta dal Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria e coordinata da questa Procura Distrettuale, è convenzionalmente denominata operazione “SHOES” per l’utilizzo, tra le tante, quali parole convenzionali, di noti brand di scarpe per comunicare i quantitativi di droga da movimentare.

La meticolosa indagine dei Finanzieri del G.I.C.O. di Catania (Gruppo Operativo Antidroga, G.O.A.), consentiva di pervenire, tra gennaio 2017 e novembre 2018, a ripetuti riscontri dell’operatività di molteplici gruppi criminali organizzati (catanesi riforniti da formazioni criminali campane, albanesi, calabresi e laziali) attraverso l’arresto in flagranza per traffico di stupefacenti di 6 soggetti (artt. 73 e 80, D.P.R. 309/90) e al contestuale sequestro, in più frangenti, di oltre kg. 4 di cocaina, kg. 52 di marijuana e kg.25 circa di hashish. Gli stupefacenti sequestrati, destinati al mercato della Sicilia orientale, avrebbero fruttato alle strutturate compagini criminali etnee proventi per 2,5 milioni di euro.

Nel dettaglio, l’indagine dei Finanzieri del G.I.C.O. di Catania trae la sua origine dallo sviluppo diretto delle evidenze emerse in un distinto procedimento penale (Operazione “STOP AND GO”, Guardia di Finanza Catania) che portò, nel maggio 2019, all’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo nei confronti di 16 persone espressione di due distinte compagini associative, aventi la loro base operativa a Catania con ramificazioni attive in Italia (Torino, Siena e Reggio Calabria) e all’estero (Spagna e Sud America).

L’odierna operazione “SHOES” ha permesso di tracciare con dovizia i traffici criminali condotti da due associazioni armate finalizzate al traffico di stupefacenti, una delle quali operativa anche allo scopo di agevolare Cosa Nostra etnea (gruppo criminale “ottantapalmi” poi assorbito dai “Nizza”) mediante la destinazione di parte dei proventi illeciti alle famiglie dei detenuti.

Il primo sodalizio era capeggiato da un pregiudicato catanese soprannominato “Bakù” dai fornitori partenopei in onore di una nota piazza di spaccio di Scampia (chalet Bakù), già noto alle cronache giudiziarie per essere stato tratto in arresto, nel quartiere etneo di Zia Lisa, con 1,3 kg di cocaina celata tra salumi nonché per la detenzione illegale di un’arma clandestina e munizioni. Tra i suoi sodali figurava anche un cantante neomelodico catanese noto per i suoi pezzi in napoletano. Il clan catanese si approvvigionava stabilmente, mediante collaudati sistemi di comunicazione tesi a eludere anche eventuali intercettazioni telefoniche in atto, da un sodalizio operante a Castellammare di Stabia (NA) nonché da un gruppo criminale italo albanese avente la sua base logistica nel Lazio. La detenzione di armi veniva riscontrata, nel settembre del 2017, quando, i Finanzieri del G.I.C.O. di Catania, nel quartiere di San Berillo Nuovo (Corso Indipendenza, Catania), traevano in arresto 2 soggetti in possesso di un arsenale costituito da un fucile mitragliatore ak 47 kalashnikov, 3 revolver, 1 pistola semiautomatica e circa 500 cartucce di vario calibro, alcuni passamontagna e oltre un chilo di marijuana.

Il secondo focus investigativo dell’operazione “SHOES” era rappresentato dall’associazione armata capeggiata da un affiliato di cosa nostra etnea, promotore e coordinatore di un’attività di spaccio di stupefacenti nel territorio di Catania, il quale si procurava cocaina e “crack” da fornitori catanesi e calabresi e gestiva la lucrosa attività unitamente alla moglie, incaricata della contabilità dei crediti vantati nei confronti degli acquirenti e della suddivisione in dosi. I proventi del traffico di stupefacenti, oltre che essere ripartiti tra gli affiliati in relazione alle mansioni svolte, erano destinati dal promotore anche alle famiglie di alcuni affiliati in carcere del clan “Santapaola – gruppo Nizza”. Numerose le conversazioni intercettate nelle quali il reggente dell’associazione, contrariato dalla gestione non adeguatamente redditizia di una piazza di spaccio, palesava la necessità di affidare la stessa a soggetti in grado di garantire introiti superiori anche per sostenere adeguatamente le famiglie dei detenuti i quali, all’atto della loro carcerazione, avevano in lui riposto la fiducia affidandogli il controllo delle loro piazze.

Condividi sui social

Carabinieri della Compagnia reggina: incessante l’attività di contrasto allo spaccio di droga. Arrestato uno spacciatore a bordo di una bicicletta elettrica

(154) Continua e ininterrotta l’attività di repressione e contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti effettuato dai militari della Compagnia Continue reading “Carabinieri della Compagnia reggina: incessante l’attività di contrasto allo spaccio di droga. Arrestato uno spacciatore a bordo di una bicicletta elettrica” →

Condividi sui social

Roccella Jonica (RC): armi e Vespe, le passioni di un fioraio roccellese (arrestato)

(153) I Carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica assieme ai Cacciatori di Calabria hanno arrestato Marrapodi Domenico, 39enne, fioraio Continue reading “Roccella Jonica (RC): armi e Vespe, le passioni di un fioraio roccellese (arrestato)” →

Condividi sui social

CoronaVirus: Coldiretti Calabria scrive ai sindaci per l’annullamento della Tari sugli agriturismi per il 2020 “Agriturismi a rischio crack: servono azioni di sostegno concrete!”

(146) Il presidente della Coldiretti Calabria Franco Aceto, ha scritto ai Sindaci calabresi chiedendo l’annullamento del pagamento della Tari Continue reading “CoronaVirus: Coldiretti Calabria scrive ai sindaci per l’annullamento della Tari sugli agriturismi per il 2020 “Agriturismi a rischio crack: servono azioni di sostegno concrete!”” →

Condividi sui social

A.S.P. di Reggio Calabria: coronavirus, il bollettino di oggi 3 maggio 2020

(145) La Direzione Sanitaria dell’ASP di Reggio Calabria comunica che oggi 3 maggio 2020, sul Territorio Provinciale, sono stati sottoposti allo Continue reading “A.S.P. di Reggio Calabria: coronavirus, il bollettino di oggi 3 maggio 2020” →

Condividi sui social

G.O.M. di Reggio Calabria: chiarimento “Un nostro caso positivo già precedentemente censito come tale dall’A.S.P.”

(144b) La Direzione Aziendale del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria comunica che, in data Continue reading “G.O.M. di Reggio Calabria: chiarimento “Un nostro caso positivo già precedentemente censito come tale dall’A.S.P.”” →

Condividi sui social