CONI Calabria: la Regione, il finanziamento e il freno a mano tirato per lo sport

(8) “Non è lecito parlare di vittoria, né corretto plaudire l’attività della Regione Calabria per il finanziamento legato all’associazionismo sportivo, strettamente limitato al circa 40% dello sport calabrese; il Presidente Jole Santelli non avrebbe voluto che andasse a finire così. Continue reading “CONI Calabria: la Regione, il finanziamento e il freno a mano tirato per lo sport” →

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Taurianova (RC): i Carabinieri denunciano un agricoltore 63enne, nascondeva in un casolare 72 ghiri catturati illegalmente

(14) Nei giorni scorsi, a Taurianova, i Carabinieri, nel corso di mirati servizi nel territorio aspromontano volti a prevenire e reprimere il fenomeno del bracconaggio di specie protette, hanno denunciato in stato di Continue reading “Taurianova (RC): i Carabinieri denunciano un agricoltore 63enne, nascondeva in un casolare 72 ghiri catturati illegalmente” →

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Rivoli (To): i Carabinieri del NOE sequestrano un capannone con all’interno 700 t di rifiuti plastici e tessili

(13) Proseguono incessantemente le attività volte a prevenire il fenomeno degli incendi di rifiuti attraverso la ricerca ed il sequestro di capannoni adibiti a discarica abusiva nel territorio, esercitate tramite lo sforzo Continue reading “Rivoli (To): i Carabinieri del NOE sequestrano un capannone con all’interno 700 t di rifiuti plastici e tessili” →

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Taurianova (RC): i Carabinieri arrestano 43enne trovato in possesso di oltre 1,8 kg di marijuana nascosta dietro tende da campeggio

(12) Non si arresta la più ampia e diffusa azione di contrasto dei carabinieri, nella piana di Gioia Tauro, per prevenire e reprime i reati connessi allo smercio di sostanze stupefacenti, particolarmente diffusi anche nel Continue reading “Taurianova (RC): i Carabinieri arrestano 43enne trovato in possesso di oltre 1,8 kg di marijuana nascosta dietro tende da campeggio” →

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Magma”. Estradato dall’Albania Ardjan Cekini, tratto in arresto lo scorso maggio nell’ambito del progetto I-Can (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta)

(12) Quest’oggi, all’aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci, finanzieri dello Scico di Roma e del Gico di Reggio Calabria, con il supporto del Gruppo di Fiumicino, hanno concluso la procedura di estradizione dell’indagato CEKINI Ardjan, colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale reggino in data 5 dicembre 2019, non eseguito in quanto resosi irreperibile all’estero e successivamente arrestato in data 26 maggio 2020, in esecuzione del mandato di cattura internazionale, in riferimento al procedimento 5398/16.

CEKINI,accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti, è stato indagato nell’ambito dell’operazione Magma, coordinata dal Procuratore Capo, dott. Giovanni Bombardieri, dal Procuratore Aggiunto, dott. Gaetano Paci e dal Sost. Proc. Francesco Ponzetta condotta dalla Sezione G.O.A. del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dallo S.C.I.C.O. di Roma, conclusa nel novembre 2019 con l’esecuzione di 45 misure cautelari per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, detenzione illegale di armi.

Le attività investigative hanno consentito di destrutturare completamente la cosca di ‘ndrangheta riconducibile ai Bellocco di Rosarno (RC) e le sue articolazioni extra regionali, traendo in arresto tutti i membri apicali della prefata famiglia, appartenente al “mandamento tirrenico” e operante nella piana di Gioia Tauro, in Emilia Romagna, in Lazio e in Lombardia. Il gruppo criminale, articolato su più livelli e dotato di elevatissime disponibilità finanziarie, allo scopo di importare la cocaina, individuava in Sudamerica, in particolare in Argentina e Costarica, fonti di approvvigionamento di ingenti partite di quella sostanza stupefacente da inviare in Italia via mare occultate in appositi borsoni all’interno di container.

Per tali finalità, uomini della cosca Bellocco si sono serviti di alcuni emissari che hanno effettuato diversi viaggi all’estero – al fine di visionare lo stupefacente e contrattare con i referenti in loco per organizzare gli aspetti logistici dell’importazione – e, tra questi, CEKINI Ardjan, avamposto della ‘Ndrina “Bellocco” nell’area balcanica, il quale partecipava – insieme ad altri sodali – ad organizzare l’acquisto in Spagna di circa 20 kg di cocaina e forniva all’organizzazione apparati per comunicazioni telematiche criptate.

L’estradizione di oggi giunge al termine di serrate indagini condotte dal Nucleo P.E.F. di Reggio Calabria e dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, con il determinante supporto del II Reparto del Comando Generale del Corpo, della Direzione Centrale della Polizia Criminale, guidata dal Prefetto Rizzi, dal Segretariato

Generale dell’OIPC-INTERPOL di Lione e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con il supporto operativo della Polizia di Stato albanese, nell’ambito del più ampio progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), promosso dall’Italia insieme ad Interpol che ha consentito, tra l’altro, di rintracciare e catturare in contemporanea, oltre al menzionato, ulteriori 5 soggetti in tre diversi Stati esteri: Albania – Argentina e Costarica.

 

 

 

 

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Napoli: Guardia di Finanza, operazione “Gemma”. Maxi frode carosello nel settore hi-tech, eseguiti sequestri di beni del valore di 16 milioni

(11) Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, all’esito di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Terza Sezione criminalità economica ed informatica, ha eseguito, tra le regioni Campania, Lazio, Molise e Lombardia, un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni del valore di circa 16 milioni di euro.

La misura cautelare patrimoniale è stata adottata dal GIP del Tribunale di Napoli al termine di una complessa attività investigativa, anche di natura tecnica, nel settore del commercio di prodotti tecnologici ed informatici, che ha portato il 1° Nucleo Operativo Metropolitano al sequestro di disponibilità finanziarie presenti su conti correnti, beni immobili, automezzi, quote e partecipazioni societarie, considerati profitto illecito della frode fiscale.

Gli accertamenti di natura economico-finanziaria hanno preso le mosse dall’approfondimento di una richiesta di mutua assistenza amministrativa in materia fiscale pervenuta dall’Organo collaterale olandese, tramite il Comando Generale – II Reparto del Corpo, ed hanno documentato l’esistenza di un sodalizio criminale che ha ideato una complessa frode nel settore della compravendita di prodotti informatici ed elettronici (smartphone e tablet Apple/Samsung/Huawei, personal computer e relativa componentistica, console Xbox 360/One, Sony Ps4, Nintendo Wii e connessi accessori/videogiochi, smart TV Samsung/LG, sistemi di memorizzazione esterna USB/SSD/microSD ecc.), mediante la creazione e l’interposizione fittizia di svariati soggetti economici (società cartiere), finalizzata all’evasione dell’imposta sul valore aggiunto nazionale e comunitaria, secondo il notorio meccanismo delle “frodi carosello”.

Nello specifico, gli acquisti intracomunitari sono stati effettuati da fornitori con sede in Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna ed Ungheria.

Complessivamente, sono stati denunciati 19 soggetti responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ed omessa dichiarazione.

Sedici le società che hanno preso parte alla maxi evasione fiscale, avente come protagonisti indiscussi un imprenditore e un commercialista partenopei, che risultano avere creato dal 2015 al 2018 un giro di fatture per operazioni inesistenti, in emissione ed utilizzo, per un ammontare superiore ai 200 milioni di euro.

Infine, dalle indagini è emerso come il libero professionista promotore della frode carosello si dedicasse anche alle indebite compensazioni di crediti inesistenti, che ammontavano a circa mezzo milione di euro e venivano effettuate attraverso modelli di pagamento F24 presentati direttamente in banca oppure utilizzando i servizi di home banking.

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Reggio di Calabria: in Contrada Maldariti sta nascendo un nuovo Parco Urbano, una zona per i bambini e le famiglie della zona sud della città

(13) Un nuovo parco urbano per la zona sud della Città. Un nuovo spazio recuperato all’incuria, nella zona residenziale di contrada Maldariti si sta già trasformando in un parco verde a disposizione di tutti i cittadini, Continue reading “Reggio di Calabria: in Contrada Maldariti sta nascendo un nuovo Parco Urbano, una zona per i bambini e le famiglie della zona sud della città” →

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Comune di Reggio Calabria: celebrato San Sebastiano Martire, protettore della Polizia Municipale

(12) Si è rinnovato il consueto appuntamento annuale con la messa solenne in onore di San Sebastiano Martire protettore della Polizia Municipale, nella chiesa del Crocefisso di Reggio Calabria. La funzione religiosa,  celebrata da Mons. Morosini, Arcivescovo metropolita, ha fatto registrare la presenza delle autorità civili e militari, del Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e degli assessori comunali alla Polizia Municipale a Attività produttive, Paolo Brunetti e Irene Calabrò.

Particolarmente sentita da tutto il corpo della Polizia Municipale reggina, la ricorrenza è stata caratterizzata dalle significative parole dell’arcivescovo Morosini che nella sua omelia ha rivolto l’invito ad una riflessione basata su una profonda lettura di fede, attingendo ai valori e alla testimonianza di San Sebastiano Martire. “Se doveste soffrire per la giustizia, non sgomentatevi – ha poi affermato il presule richiamando le parole di San Pietro – ma continuate ad adorare Cristo, poiché è meglio soffrire operando il bene che praticando il male. Non si può uccidere l’anima, intesa come orientamento forte della vita e senso profondo della nostra esistenza. E’ proprio in questa direzione che tutti noi, cittadini, educatori, rappresentanti della cosa pubblica – ha sottolineato Morosini – dobbiamo orientare la vita delle persone, e in particolar modo dei giovani”.

Una comunità cresce anche onorando le proprie tradizioni, ha poi evidenziato il sindaco Falcomatà nel suo intervento al termine della funzione religiosa, ringraziando lo stesso Morosini per la testimonianza di fede, il sostegno e la vicinanza autentica alla comunità reggina. “Dentro le difficoltà del tessuto sociale – ha poi aggiunto il primo cittadino – c’è l’impegno quotidiano e costante degli agenti della polizia municipale a garanzia dei diritti, della legalità e della sicurezza di ciascuno di noi. L’incertezza di questa fase storica, aggravata dalla pandemia ancora in atto, può essere affrontata solo stringendosi attorno ai propri punti di riferimento, siano essi religiosi o laici. Proprio l’immagine di San Sebastiano Martire rappresenta il momento difficile che la nostra città sta attraversando, segnato anche dalle spinte di quanti ne vogliono bloccare la crescita. Ma Reggio è una città ancora in piedi che vuole guardare al proprio orizzonte con fiducia e speranza. Una città che spesso nell’ombra e nel silenzio, racconta storie straordinarie di umanità e impegno. E’ intorno a questi valori che la nostra comunità deve ritrovarsi, onorando ogni giorno le testimonianze di tanti servitori dello Stato come gli agenti Macheda e Marino e continuando a lavorare per il raggiungimento del bene comune”.

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Reggio di Calabria: l’Istituto San Vincenzo de’ Paoli punta ancora sullo studio delle lingue. Presentati i nuovi progetti che potenziano ulteriormente la già ricca offerta formativa

(1) Si arricchisce di nuovi percorsi di studio l’offerta formativa del San Vincenzo de’ Paoli di Reggio Calabria. Lo storico istituto scolastico paritario, presente in città sin dal 1889 e gestito dalla Suore della Carità di Continue reading “Reggio di Calabria: l’Istituto San Vincenzo de’ Paoli punta ancora sullo studio delle lingue. Presentati i nuovi progetti che potenziano ulteriormente la già ricca offerta formativa” →

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Reggio di Calabria: Polizia di Stato, costante la presenza delle Volanti sul territorio ed intensificati i controlli contro la criminalità predatoria

(2) Il tempestivo intervento da parte degli Agenti della Polizia di Stato dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico consente di incidere in maniera significativa sui reati di criminalità predatoria, per la Continue reading “Reggio di Calabria: Polizia di Stato, costante la presenza delle Volanti sul territorio ed intensificati i controlli contro la criminalità predatoria” →

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Guardia di Finanza: pubblicato il bando di concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento di 571 allievi finanzieri – anno 2020

(10) Sulla Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – n. 100, del 29 dicembre 2020, è stato pubblicato il bando di concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento di 571 allievi finanzieri (510 del contingente ordinario e 61 del contingente di mare) così ripartiti:

  • n. 315 riservati ai volontari in ferma prefissata delle Forze armate;
  • n. 256 rivolti ai cittadini italiani (18 posti sono riservati a coloro in possesso dell’attestato di bilinguismo di cui all’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752).

    Per la prima volta, sono stati destinati 120 posti all’arruolamento di personale da avviare al conseguimento della specializzazione “Anti Terrorismo e Pronto Impiego (A.T.P.I.)”.
    Al concorso possono partecipare coloro che abbiano, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda, compiuto il 18° anno e non abbiano superato il giorno di compimento del 26° anno di età. Il limite anagrafico massimo così fissato è elevato di un periodo pari all’effettivo servizio militare prestato e, comunque, non superiore a tre anni per coloro che, alla data del 6 luglio 2017, svolgevano o avevano svolto servizio militare volontario, di leva o di leva prolungato.

    Ai fini della presentazione della domanda di partecipazione é necessario essere in possesso del diploma di istruzione secondaria:

  • di primo grado, per i posti riservati ai volontari delle Forze armate;
  • di secondo grado che consenta l’iscrizione ai corsi per il conseguimento della laurea, per i restanti posti.

La domanda di partecipazione al concorso, da presentare entro le ore 12.00 del 29 gennaio 2021, dovrà essere compilata esclusivamente mediante la procedura telematica disponibile sul portale attivo all’indirizzo https://concorsi.gdf.gov.it, seguendo le istruzioni del sistema automatizzato.
I concorrenti, che devono essere in possesso di un account di posta elettronica certificata (“P.E.C.”), dopo aver effettuato la registrazione al portale, potranno accedere, tramite la propria area riservata, al form di compilazione della domanda di partecipazione.
Sul predetto sito internet e tramite l’APP Mobile “GdF Concorsi” è possibile acquisire ulteriori e più complete informazioni di dettaglio sul concorso e prendere visione del bando.

 

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Senigallia (An): Guardia di Finanza, operazione “Domino”. 68 denunciati per l’evasione di 23 milioni ed il riciclaggio da parte di imprenditori cinesi

(9) Le Fiamme Gialle della Tenenza di Senigallia (AN) hanno portato a compimento, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Ancona, una vasta attività investigativa che ha permesso d’individuare, nell’ambito di ben 15 procedimenti penali, una complessa ed estesa frode nel settore del confezionamento di prodotti tessili all’interno del distretto di Senigallia- Ostra-Mondolfo, che ha portato alla denuncia, per reati fiscali, riciclaggio ed autoriciclaggio di proventi illecitamente accumulati di 68 soggetti di etnia cinese, che hanno gestito cinquantasette imprese che operavano nello specifico settore.

Le indagini sono state avviate nel 2016 attraverso una attenta analisi d’intelligence di dati finanziari, tra cui quelli relativi alle persone e società che presentavano posizioni debitorie per centinaia di migliaia di euro nei confronti del Fisco e degli enti previdenziali nella provincia di Ancona per mancati versamenti di imposte e contributi.

I finanzieri sono riusciti così a individuare numerose ditte individuali, localizzate all’interno del citato distretto industriale della manifattura tessile, riconducibili a persone di origine orientale, le quali, attraverso sistematiche condotte di evasione fiscale e contributiva riuscivano a offrire prezzi concorrenziali per le commesse ricevute da imprenditori italiani del comparto tessile.

Il sistema di frode scoperto veniva ripetutamente realizzato da ben cinquantasette imprese e consentiva il metodico mancato versamento all’Erario delle imposte dirette, dell’I.V.A. nonché dei contributi fiscali e assicurativi attraverso una programmata anomala “breve vita” della singola realtà aziendale, la quale veniva appositamente fatta cessare, solo in via formale, dopo appena due o tre anni, accumulando ingenti debiti verso lo Stato.

In realtà, veniva garantita la prosecuzione dell’attività industriale in “continuità aziendale” grazie al preordinato utilizzo delle precedenti sedi, dei medesimi capannoni, avvalendosi delle identiche risorse umane e beni materiali, dello stesso tenutario delle scritture contabili e a favore dei precedenti clienti committenti dei lavori.

I militari dipendenti dal Comando Provinciale di Ancona hanno eseguito, nel corso delle complesse investigazioni, numerose perquisizioni durante gli orari notturni mentre venivano confezionati i capi di abbigliamento, sia presso gli opifici che le abitazioni degli indagati sequestrando disponibilità finanziarie, copiosa documentazione contabile e extra-contabile.

I numerosi e gravi indizi così acquisiti hanno consentito di rilevare come ciclicamente il titolare e un dipendente della ditta di turno coinvolta, che veniva fatta appositamente cessare, procedevano strumentalmente a “invertire” i loro ruoli diventando, rispettivamente, dipendente e titolare di una neo-costituita impresa, la quale subentrava alla precedente, che invece non aveva intenzionalmente onorato i suoi debiti fiscali e contributivi.

Tale ciclo si ripeteva con cadenza quasi biennale e la cessazione della partita IVA rappresentava, pertanto, un mero strumento di dissimulazione della continuità aziendale, consentendo al dominus di turno di sottrarsi, in modo fraudolento, al pagamento delle imposte

In determinati casi gli uomini delle Fiamme Gialle sono riusciti a scoprire che gli imprenditori indagati per evitare il pagamento delle imposte, abbattendo la base imponibile da dichiarare, facevano uso di fatture per operazioni inesistenti, emesse da altre aziende cinesi per un totale di quattro milioni di euro.

Sulla base della richiesta del magistrato inquirente il Tribunale di Ancona ha disposto a carico degli indagati il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni nella disponibilità degli stessi fino alla concorrenza di euro 5.489.338.

I finanzieri hanno, pertanto, sottoposto a sequestro disponibilità finanziarie rinvenute sui conti correnti per settecentotrentasettemila euro, crediti presso terzi per un valore di oltre 1.493.000,00 euro, cinque opifici per oltre tremila metri quadrati, 342 macchinari e sei autovetture.

I sequestri, effettuati anche nei confronti di prestanome, sono stati confermati in più occasioni dal Tribunale del riesame che ha condiviso le ipotesi di reato prospettate dalla Procura della Repubblica e convalidate dal G.I.P..

Il Tribunale di Ancona, negli ultimi due anni, ha emesso sentenze, passate in giudicato, con cui ha confermato le condanne richieste dal Pubblico Ministero nei confronti di diversi imprenditori cinesi e dei loro prestanome nonché disposto la confisca di beni mobili ed immobili loro riconducibili per un valore di euro 1.151.896,00. In tale contesto i finanzieri di Senigallia hanno sottoposto a confisca disponibilità finanziarie e n.3 degli opifici già sottoposti a sequestro per un ammontare complessivo di euro 1.038.471,00.

Parallelamente sono state sviluppate apposite verifiche fiscali nei confronti degli imprenditori coinvolti, di cui ventiquattro sono risultati evasori totali (in quanto non hanno presentato le dichiarazioni fiscali), che hanno portato a constatare complessivamente ricavi non dichiarati per 23 milioni di euro, IVA dovuta per 5 milioni di euro e fatture per operazioni inesistenti per un imponibile di quattro milioni di euro.

Significativi i ruoli degli imprenditori cinesi noti come “Luisa”, “Linda”, “Francesco”, “Mike”, “Romeo”, “Marco” e “Marcello” formalmente residenti nella provincia di Ancona, che sono risultati essere le “menti” del sistema illecito in quanto, ognuno di essi, sovrintendeva in ogni opificio individuato, alla propria filiera di lavorazione, operando nell’ombra grazie all’utilizzo di “prestanome” o propri familiari, proseguendo nel tempo l’esercizio della propria attività, creando veri e propri “filtri” con meccanismo di scatole sovrapposte, costituendo un reale ostacolo per il successivo recupero della pretesa erariale.

Gli ulteriori approfondimenti eseguiti in materia di lavoro hanno permesso di rilevare la presenza nei predetti stabilimenti di ventisei lavoratori in nero che, anche a causa dei prolungati turni, venivano fatti dormire negli stessi luoghi di lavoro in aree non idonee, allestite come veri e propri “dormitori”, prive di via di fuga, senza idonee misure di sicurezza e con la presenza di materiali ad elevato rischio di incendio. Tali dipendenti utilizzavano delle zone improvvisate per la cottura dei cibi in precarie condizioni igieniche.

Per salvaguardare l’incolumità fisica dei dipendenti e prevenire i gravi rischi è, quindi, proceduto al sequestro preventivo dei predetti immobili, in ossequio alle direttive dettate dalla Procura della Repubblica.

I proventi riciclati e/o autoriciclati dopo un’attenta azione di ripulitura confluivano nei conti correnti dei dominus e trasferiti in Cina ovvero utilizzati per l’acquisto di altre attività commerciali, di beni di lusso in note boutique milanesi site in via Montenapoleone ovvero utilizzati in case da gioco on-line assiduamente frequentate.

Nel corso delle indagini sono state segnalati all’Unità d’Informazione Finanziaria della Banca d’Italia n. 4 istituti di credito, n. 7 direttori di filiale e n. 2 commercialisti per aver omesso di segnalare operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio.

Le ragioni della proliferazione di tali imprese è derivata, grazie ai ripetuti illeciti, dai prezzi competitivi che queste sono state in grado di assicurare ad alcuni operatori del primario settore marchigiano del tessile, segmento ad alta incidenza di capitale umano, abbattendo indebitamente i costi di produzione, danneggiando gli operatori corretti e conseguendo ingiustificate performance sul mercato, tali da alterare le dinamiche della libera concorrenza nonché determinare, in modo indiretto, gravi danni sia al gettito erariale, nazionale e locale, che agli altri imprenditori onesti.

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Firenze: Guardia di Finanza, operazione “Minerva”. Eseguite 34 misure cautelari e sequestri antimafia per oltre 8 milioni

(7) I militari del Comando Provinciale di Firenze e dello S.C.I.C.O. di Roma della Guardia di Finanza, alle prime luci dell’alba di mercoledì 20 gennaio 2021, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, hanno dato esecuzione a un provvedimento del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze, Dott. Federico Zampaoli, che ha disposto 34 misure cautelari, di cui 4 in carcere, 6 ai domiciliari, 9 obblighi di dimora e 15 misure di interdizione personale con divieto di svolgimento di tutte le attività inerenti l’esercizio di imprese ed il sequestro preventivo agli indagati di beni e disponibilità, anche per equivalente, fino alla concorrenza di circa 8.300.000 euro.

I plurimi reati contestati sono l’associazione per delinquere (416 c.p.), il riciclaggio, l’autoriciclaggio e il reimpiego (art. 648 bis, 648 bis -1, 648 ter c.p.), l’intestazione fittizia di beni (512 bis c.p.), l’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (2 e 8 D.lgs 74/2000), con l’aggravante di cui all’art 416 bis – 1 c.p., per aver favorito l’associazione camorristica clan dei “Casalesi”.

Oltre alle responsabilità penali delle persone fisiche, vengono contestati illeciti per fatti dipendenti da reato a 23 persone giuridiche, ai sensi dell’art 5 decreto legislativo 231/2001, che disciplina la responsabilità degli enti.

Le attività sono state eseguite nelle province di Firenze, Lucca, Pistoia, Treviso, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Roma, Isernia e Caserta, con la collaborazione dei Reparti del Corpo competenti per territorio e del R.O.A.N. di Napoli.

La complessa ed articolata attività di indagine, svolta dal G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Firenze con la collaborazione dello S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza, fondata anche sulla sistematica ricostruzione dei movimenti bancari e finanziari, nonché su minuziosi accertamenti economico-patrimoniali, è stata diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Firenze – Procuratore Capo Dott. Giuseppe Creazzo e Sostituto Procuratore Dott. Giulio Monferini, che ha operato con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la collaborazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Le indagini hanno tratto origine dallo sviluppo di informazioni afferenti a numerosi investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nella provincia di Siena da due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario del casertano, ritenuti contigui ad ambienti di criminalità organizzata che facevano riferimento al clan dei “Casalesi”.

Gli approfondimenti e le investigazioni hanno permesso di rilevare che soggetti collegati al clan, attraverso molteplici società operanti nei settori immobiliari e commerciali, avevano reimpiegato ingenti disponibilità finanziarie di provenienza delittuosa in attività imprenditoriali ubicate anche sul territorio toscano.

Partendo dal flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione dei lavori appaltati, le Fiamme Gialle hanno disvelato un complesso sistema di false fatturazioni posto a copertura di cospicui e continui bonifici in uscita dalle aziende di costruzione e disposti a vantaggio di società “cartiere”. I conti correnti di queste venivano poi svuotati attraverso un’organizzata squadra di “bancomattisti prelevatori”, persone prossime alla soglia della povertà e alcune delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza (RdC, sostegno economico introdotto nel 2019) o di emergenza (REM, misura introdotta a seguito dell’emergenza epidemiologica), remunerate dal sodalizio con commissioni pari al 2 – 3% delle somme monetizzate.

Nel dettaglio, è stato rilevato un sofisticato sistema fraudolento, fondato su diverse società, ritenute riconducibili agli indagati e formalmente gestite da prestanome, che hanno svolto diversi lavori edili sul territorio nazionale, operando perlopiù in subappalto. L’esecuzione dei lavori e la successiva fatturazione da parte dei committenti dava corso ad una prima serie di fatture per operazioni inesistenti a favore di società di comodo che attestavano falsamente la collaborazione nei lavori. L’ulteriore fase prevedeva altre fatturazioni per operazioni inesistenti a favore di altre “cartiere”, i cui amministratori, anch’essi meri prestanome, operavano il prelievo di contanti delle somme di denaro a titolo di pagamento di prestazioni in realtà mai rese. Dedotti i compensi ai prestanome, le somme prelevate finivano poi ai promotori dell’associazione a delinquere per essere successivamente riciclate attraverso investimenti immobiliari nelle province di Pistoia, Lucca, Modena, Roma, Isernia e Caserta.

Nel corso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, alcune delle attività imprenditoriali coinvolte nel sistema fraudolento hanno anche chiesto ed ottenuto contributi a fondo perduto previsti dal “Decreto Rilancio” e finanziamenti garanti dallo Stato ex “Decreto Liquidità”.

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia istituzionale di contrasto alle infiltrazioni criminali, realizzata sul territorio dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della DDA fiorentina.

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Torino: traffico di sostanze dopanti. 3 arresti, 12 denunce e 38 perquisizioni dei Carabinieri NAS su tutto il territorio nazionale

(11) Nella giornata di ieri, all’esito di articolate indagini sotto la direzione della Procura della Repubblica di Torino, i militari del N.A.S. di Torino hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di 3 misure cautelari personali (provvedimenti restrittivi agli arresti domiciliari) emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino e a 38 decreti di perquisizione locale e personale.

L’operazione – convenzionalmente denominata “Davide & Golia” e scattata all’alba di ieri – si è sviluppata nell’ambito delle province di Alessandria, Arezzo, Avellino, Brescia, Catania, Cuneo, Frosinone, Imperia, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Salerno, Torino, Vercelli e Verona, con epicentro principale nel pinerolese, e ha interessato, per la collaborazione in fase esecutiva, tutti i N.A.S. competenti per i rispettivi territori e i locali Comandi Provinciali dell’Arma territoriale, ha consentito di disarticolare un consolidato sistema finalizzato al traffico di sostanze dopanti e anabolizzanti, anche a effetto stupefacente, operativo in tutto il territorio nazionale e con legami commerciali anche all’estero.

Le indagini sono state avviate nel 2019 a seguito di un sequestro di farmaci anabolizzanti (steroidi a base di oxandrolone, stanozololo e metenolone) rinvenuti in possesso di un soggetto gravitante nel mondo del culturismo, impiegati dallo stesso in funzione di alcuni concorsi agonistici del settore.
Il GIP, condividendo l’impianto investigativo delineato dalla Procura di Torino che ha diretto i militari del NAS, ha ritenuto sussistenti nei confronti dei 3 principali indagati – figure cardine del traffico illecito – i reati ipotizzati di “utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti” ed “esercizio abusivo della professione medica”.

A seguito delle perquisizioni eseguite dai militari, sono state denunciate, in stato di libertà, altre 12 persone per possesso di sostanze non commercializzabili sul territorio nazionale, per detenzione di stupefacenti (nandrolone) e per averne fatto uso in funzione di gare agonistiche.
Dall’inizio dell’attività d’indagine sono complessivamente 26 le persone indagate a vario titolo per i medesimi reati ma anche per aver commercializzato tali sostanze e per aver esercitato senza averne titolo la professione medica prescrivendo programmi alimentari e terapie mediche a numerosi atleti.

Nel dettaglio, le complesse investigazioni, condotte mediante tradizionali servizi di pedinamento, intercettazioni telefoniche ed ambientali, analisi delle movimentazioni finanziarie, hanno consentito di ricostruire il modus operandi degli indagati rilevando che le sostanze dopanti, una volta illecitamente importate dall’estero in Italia, venivano commercializzate su tutto il territorio nazionale attraverso ignari corrieri all’interno di plichi anonimi o recanti intestatari fittizi, per essere poi destinate a sportivi e atleti che le assumevano per migliorare le proprie prestazioni in occasione delle gare agonistiche di livello sia nazionale che internazionale, cui partecipavano dopo aver seguito il “metodo” di preparazione fisica prescritto dai principali indagati, leader dei rispettivi “team”.

Ingenti le sostanze sottoposte a sequestro nel corso delle indagini e nell’ambito dell’operazione odierna:

  • 58 confezioni;
  • 210 fiale;
  • 1722 compresse;
  • 13 blister;
  • 51 dispositivi per l’inoculamento,

tutte particolarmente dannose per la salute – sia sotto il profilo medico per la capacità di alterare i regolari processi biologici dell’organismo, sia sotto il profilo psicologico – e dal cui commercio è stato quantificato un ricavo netto di circa 15.000 euro annui per ciascuno dei tre soggetti sottoposti agli arresti domiciliari.

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Catania: Carabinieri, operazione “Concordia”. 22 arresti per associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti

(10) Questa mattina, su delega di questa Procura Distrettuale, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati dell’Arma (Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia”, Nucleo Elicotteri e Nucleo Cinofili), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 22 persone indagate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine, denominata Concordia (dall’omonima via cittadina dove si sono principalmente concentrate le indagini), coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Catania Piazza Dante, ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale che gestiva una fiorente “piazza di spaccio” radicata nello storico quartiere catanese di San Cristoforo, nonché di sgominare un secondo gruppo criminale specializzato, invece, nella vendita di stupefacente del tipo cocaina e crack (cocaina in cristalli) “a domicilio” e “su ordinazione” che riforniva, in particolare, gli ambienti della movida catanese.

La “piazza di spaccio”, con sede nell’intersezione fra via Concordia e via Cordai,  monitorata dagli investigatori nel corso dell’indagine, protrattasi da novembre 2019 a marzo 2020, attraverso un sistema di videoripresa, era diretta da Michele BALSAMO, che con l’aiuto della moglie SAPUPPO Angela (ripresa dalle telecamere mentre con un bambino in braccio collabora attivamente il marito nel recupero di una busta contenente stupefacente), del suocero, SAPUPPO Francesco, e degli altri soldali con i classici compiti di pusher e di vedette, si occupava della gestione del traffico di stupefacenti, principalmente cocaina, garantendo centinaia di cessioni giornaliere per un introito medio stimato intorno ai 10.000 euro al giorno.

Durante le indagini, supportate da attività tecniche di intercettazione, l’attenzione degli investigatori si è focalizzata anche sulla figura del taxista FARINELLA Eugenio, assiduo frequentatore della “piazza” di via Concordia, il quale insieme all’amico e collega CARNAZZA Agatino, svolgeva, parallelamente all’ordinaria attività lavorativa, un’attività illecita di spaccio di cocaina rivendendo lo stupefacente – a prezzo maggiorato – ai clienti di un locale notturno (night), oppure facevano da tramite per gli acquirenti che preferivano non esporsi all’acquisto della droga.

Le indagini si sono poi appuntate sulla figura di GRILLO Mario, posto agli arresti domiciliari in via D’Amico, nei pressi della stazione ferroviaria di Catania, ideatore ed organizzatore di un traffico di stupefacenti del tutto innovativo, che prevedeva la consegna di cocaina e crack esclusivamente “a domicilio” o “su ordinazione” servendosi di due corrieri, i quali si muovevano a bordo di scooter e con al seguito solo i piccoli quantitativi di droga richiesti dai clienti, eliminando così i rischi connessi ad un eventuale controllo delle forze dell’ordine e più in generale alla gestione di una piazza di spaccio all’aperto. Le cessioni avvenivano infatti in tempi brevissimi, grazie ad un collaudato sistema di “ordinazione telefonica e consegna” che prevedeva la possibilità di ricevere lo stupefacente sia direttamente a casa oppure in qualsiasi altro luogo d’incontro della città.

I tempi di intervento sono stati particolarmente brevi in attuazione di un consolidato protocollo di indagini seguito dalla Direzione Distrettuale Antimafia per contrastare il fenomeno delle piazze di spaccio a Catania e che ha consentito di eseguire l’ordinanza cautelare nei confronti dei 22 indagati solo dopo pochi mesi rispetto alla condotta contestata (l’informativa finale è stata depositata a fine maggio 2020 mentre la richiesta di misura cautelare è stata depositata nel giugno 2020).

Dieci degli odierni indagati  sono risultati percettori del “reddito di cittadinanza” e pertanto verranno segnalati all’autorità competente per valutare la sospensione del beneficio.

Soggetti destinatari di misura cautelare in carcere:

  1. BALSAMO Michele, classe 1965, già detenuto agli arresti domiciliari
  2. CALTABIANO Alessandro, classe 1994, già detenuto agli arresti domiciliari
  3. CALTABIANO Carmelo, classe 1968
  4. FUSELLI Orazio, classe 1991, già detenuto agli arresti domiciliari
  5. MANFREDI Giancarlo, classe 1992 già detenuto agli arresti domiciliari
  6. MOTTA Alessandro, classe 1991
  7. RAIA Massimo, classe 1971
  8. SAPUPPO Francesco, classe 1945, già detenuto agli arresti domiciliari
  9. GRILLO Mario, classe 1991
  10. FARINELLA Eugenio, classe 1971

Soggetti destinatari di misura cautelare degli arresti domiciliari:

  1. SAPUPPO Angela, classe 1972
  2. DI GUARDO Antonino Valentino, classe 1987
  3. MINUTOLA Giuseppe, classe 1972
  4. PANDETTA Carmelo, classe 1987
  5. BASILE Carmelo, classe 1994
  6. BARBERA William, classe 1997
  7. CARNAZZA Agatino , classe 1961

Soggetti destinatari di misura cautelare dell’obbligo di dimora:

  1. CALTABIANO Salvatore, classe 1988
  2. FUSELLI Antonino, classe 1970
  3. MUNZONE Francesco, classe 1989
  4. STRANO Arturo, classe 1992
  5. TESTA Vincenzo, classe 1961

 

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Comune di Reggio Calabria: al via i lavori della nuova strada Armo-Santa Venere. Muraca “Opera che restituisce dignità ad un territorio che ha un enorme potenziale”

(7) E’ stata firmata questa mattina sulla piazza di Santa Venere la consegna dei lavori per la realizzazione della nuova arteria stradale Armo – Santa Venere. Una firma, avvenuta nello stesso luogo in cui fu presentata la prima Giunta guidata dal Sindaco Giuseppe Falcomatà, attesa da decenni dai cittadini residenti nell’area collinare che da oggi sarà oggetto di un cospicuo intervento programmato dall’Amministrazione comunale.

Insieme all’Assessore Giovanni Muraca, che con la Delega ai Lavori Pubblici ha seguito l’iter procedurale che ha consentito l’odierno avvio dei lavori, con gli Assessori Rocco Albanese e Paolo Brunetti, e con diversi rappresentanti della maggioranza comunale, il primo Cittadino si è recato stamani nell’area di Santa Venere per un sopralluogo in occasione della consegna dei lavori.

L’opera, finanziata con un importo complessivo di circa 1 milione di euro, prevede il completo rifacimento dell’asse viario, in particolare nei punti più pericolosi, attraverso un allargamento della carreggiata stradale, oltre che la riqualificazione complessiva del manto bituminoso.

Un intervento strategico e molto atteso che consentirà di mettere in sicurezza la viabilità nell’area collinare della zona sud della Città, da decenni ormai alle prese con continue difficoltà, soprattutto nel periodo invernale, dovute a diversi eventi franosi, danneggiamenti e cedimenti che hanno causato numerosi incidenti stradali, fino a determinare in alcuni periodi dell’anno una condizione di sostanziale isolamento per i residenti.

“Dopo decenni di lotte e promesse vane finalmente oggi i cittadini di Santa Venere assistono al coronamento di una battaglia strategica per lo sviluppo del loro territorio” ha commentato il sindaco al termine del sopralluogo.  “La nuova strada consentirà infatti di porre fine all’odiosa condizione di isolamento che tanto è costata a questa comunità, innescando un processo di spopolamento che nel corso del tempo ha determinato un generale impoverimento dell’area collinare”.

“Un’infrastruttura fondamentale quindi – ha aggiunto il primo Cittadino – che consentirà di collegare la frazione al centro cittadino, con tutto ciò che ne consegue non solo in termini di trasporto pubblico, ad esempio per consentire il passaggio degli autobus dell’Atam, come è accaduto per Paterriti e Oliveto, ma anche per la pubblica sicurezza, con un servizio di soccorso delle ambulanze che in caso di necessità avranno modo di raggiungere Santa Venere in maniera più veloce e sicura”.

“Una strada sicura e moderna dunque va considerata come un obiettivo di civiltà che restituisce dignità ad un territorio che ha un enorme potenziale di sviluppo, un diritto per il quale i cittadini di Santa Venere hanno atteso fin troppo tempo. Oggi abbiamo avuto modo di far visita anche alla scuola, recentemente oggetto di un intervento di riqualificazione interna coordinato dall’Assessore Albanese, oltre che uno stabile di edilizia pubblica che potrebbe essere destinato a struttura sanitaria, per aumentare il grado di sicurezza dei residenti. Tutti obiettivi che una volta completata la strada saranno più facili da raggiungere. La strada è il primo passo verso un processo di integrazione dei servizi che risulta essenziale per questo territorio”.

Particolare soddisfazione è stata espressa anche dall’Assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Muraca, che ha ringraziato i tecnici per il lavoro svolto in termini di reperimento delle risorse e di progettazione dell’opera. “Credo che i cittadini di Santa Venere ricorderanno a lungo la data di oggi – ha commentato l’Assessore – finalmente avviamo un intervento che questa comunità attendeva da decenni. Seguiremo gli interventi in corso perchè il cantiere si concluda nei tempi previsti. Questo deve essere l’ultimo inverno che i cittadini di quest’area trascorrono in questa condizione di pericolo dovuto alle pessime condizioni della viabilità”.

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Reggio di Calabria: si è dimesso il Garante delle Persone con Disabilità, Carmela Costarella

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