Potenziata la collaborazione tra Agenzia Dogane e Monopoli e Guardia di Finanza, firmato il protocollo d’intesa

(95) Lo scorso 25 novembre il Direttore Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dott. Maurizio Montemagno, e il Comandante del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, Gen.B. Giovanni Padula, hanno siglato un protocollo d’intesa relativo ai rapporti di collaborazione tra le due Istituzioni.

L’accordo prevede, in particolare, un rafforzamento delle sinergie in essere finalizzato ad agevolare, reciprocamente, l’esercizio dei rispettivi compiti attribuiti dalla disciplina antiriciclaggio nazionale.

Sulla base dell’intesa, in ossequio alle norme sulla privacy, l’Agenzia fornirà al Nucleo Speciale le informazioni e gli elementi utili per favorire lo svolgimento delle attività ispettive e delle altre investigazioni antiriciclaggio nei confronti dei prestatori di servizi di gioco, degli altri operatori del settore e dei clienti, nonché per favorire più generali processi di analisi sui fenomeni criminali.

Contestualmente, il Nucleo Speciale collaborerà con la Direzione Antifrode e Controlli dell’Agenzia nelle fasi di acquisizione ed elaborazione di dati, notizie e informazioni utili per le attività di controllo e verifica dell’adeguatezza dei sistemi di prevenzione e contrasto del riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo adottati dai prestatori di servizi di gioco.

Lo scambio di informazioni, infatti, è il vero “punto di forza” del Protocollo, che prevede, altresì, il periodico svolgimento di riunioni di coordinamento fra i referenti designati di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Guardia di Finanza, anche avuto riguardo al tema dell’offerta “illegale” di giochi, nonché l’organizzazione di iniziative didattiche a favore del personale interessato alle specifiche attività oggetto dell’accordo.

ROMA, 28 NOVEMBRE 2019

In definitiva, con la sottoscrizione dell’intesa, sarà sicuramente rafforzata la più generale azione di presidio di prevenzione e repressione, soprattutto in chiave antiriciclaggio, nel delicatissimo settore del gioco pubblico, a difesa degli operatori economici onesti e a contrasto degli insidiosi tentativi di infiltrazione della criminalità, comune e organizzata.

Il Direttore Antifrode e Controlli dell’Agenzia e il Comandante del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno sottolineato la loro soddisfazione per l’adozione di questo nuovo strumento, che contribuirà a potenziare la lotta ai fenomeni di infiltrazione criminale e di riciclaggio nel settore del gioco pubblico.

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Salerno: Guardia di Finanza, sgominata un’associazione a delinquere operante nel Cilento dedita al reimpiego nel settore edile di denaro di provenienza illecita. 5 arresti e sequestro di beni per oltre 10 milioni (video)

(94) In data odierna, la Guardia di Finanza di Salerno ha eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal GIP presso il Tribunale di Vallo della Lucania (SA), su richiesta di questa Procura della Repubblica, nei confronti di cinque soggetti, indagati a vario titolo per i reati di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, impiego di beni o utilità di provenienza illecita, intestazione fittizia e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Per tre di essi è stata disposta la custodia cautelare in carcere; i restanti due soggetti sono stati posti agli arresti domiciliari presso l’abitazione di residenza.

L’A.G. ha disposto anche il sequestro preventivo di 59 fabbricati, 37 terreni e un intero impianto di produzione di calcestruzzo e relative betoniere, per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro, costituendo il patrimonio aziendale illecitamente accumulato negli anni.

Le misure restrittive scaturiscono dall’analisi della posizione economico-finanziaria di un imprenditore edile che, nel tempo, ha acquisito il totale monopolio nel settore dell’edilizia nell’Area Cilentana (il Comune di Ascea e zone limitrofe), reimpiegando il patrimonio accumulato in seguito a precedenti bancarotte fraudolente.

La complessa ed articolata attività di polizia giudiziaria, svolta dalla Guardia di Finanza di Salerno, si è sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che con mirati servizi di osservazione e pedinamento dei principali indagati.

L’associazione per delinquere di natura “familistica” era composta da quattro persone: il proprietario di un noto impianto di calcestruzzo e sua figlia, veri dominus del gruppo e già arrestati per bancarotta fraudolenta nel 2013, un fratello con il ruolo di prestanome nelle diverse società satellite ed il marito della figlia, imprenditore originario della provincia di Napoli.

Gli indagati hanno dato vita nel tempo ad una vera e propria società occulta, in posizione apicale rispetto alla pluralità di imprese ad esse di fatto riconducibili, le cui attività hanno favorito la realizzazione del complesso programma criminoso di distrazioni e reinvestimenti.

Gli indagati si avvalevano di un “sistema di amicizie” emerso nel corso delle indagini, grazie al quale l’organizzazione veniva per tempo informata degli eventuali controlli presso i cantieri.

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Roma: Guardia di Finanza, operazione “Grande Raccordo criminale”. Sgominata organizzazione di narcotrafficanti in grado di rifornire tutta la capitale. 51 arresti tra Lazio, Calabria e Sicilia (video)

(93) 400 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, con il supporto di elicotteri ed unità cinofile, stanno eseguendo – nel Lazio, in Calabria e in Sicilia – un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del locale Tribunale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nei confronti di 51 persone (50 in carcere e 1 ai domiciliari), appartenenti a un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, con base nella Capitale.

FABIETTI, in particolare, si colloca sulla scena criminale quale importante broker del narcotraffico capitolino, dotato di qualificate relazioni sia sul fronte degli approvvigionamenti di droga – risultando in affari con soggetti contigui a organizzazioni di matrice mafiosa (cosca di ‘ndrangheta BELLOCCO), quali i fratelli Emanuele (classe 1986) e Leopoldo COSENTINO (classe 1983), entrambi destinatari del provvedimento cautelare – sia rispetto a un nutrito “portafoglio clienti”.

Questi ultimi rappresentano gli acquirenti all’ingrosso che, a loro volta, sono i referenti/responsabili di sotto-gruppi criminali che riforniscono le diverse “piazze” di spaccio di quartiere, esercitando il business della droga sull’intero territorio della Capitale (con basi a Nord nel quartiere Bufalotta, a Est nei quartieri San Basilio, Colli Aniene, Tor Bella Monaca e Borghesiana, a Sud nei quartieri Tuscolano e Romanina, a Ovest nei quartieri Ostia e Primavalle) e nelle zone limitrofe (comuni di Frascati, Ardea e Artena), secondo una vera e propria logica imprenditoriale di divisione dei compiti.

All’esito delle indagini coordinate dalla D.D.A. capitolina, gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno smantellato uno strutturato sodalizio dedito al traffico di cocaina e hashish, capeggiato dai pregiudicati Fabrizio PISCITELLI (classe 1966 – il capo ultrà ucciso il 7 agosto scorso al Parco degli Acquedotti) e Fabrizio FABIETTI (classe 1977).

Suggestiva l’espressione con la quale FABIETTI manifesta a un sodale l’influenza esercitata sul mercato illegale capitolino: “…la devo dà a tutta Roma …”.

Parallelamente alle attività illecite strettamente connesse al traffico di droga, le indagini hanno consentito di ricostruire il ruolo di Fabrizio PISCITELLI, alias “Diabolik”, il quale, comunque coinvolto nella compravendita di stupefacenti, si ergeva a figura di riferimento nel “controllo” del territorio, nonché di garanzia e affidabilità dell’associazione, che si avvantaggiava della sua leadership.

PISCITELLI godeva, infatti, di un particolare riconoscimento nella malavita e operava avvalendosi di soggetti, alcuni dei quali coinvolti anche nella presente associazione dedita al traffico di droga [Ettore ABRAMO alias “Pluto” (classe 1966), Aniello MAROTTA (classe 1976), Alessandro TELICH (classe 1987)], che fanno parte di una frangia ultrà di tifosi di cui era divenuto capo.

Le investigazioni hanno fatto emergere uno spaccato delittuoso che vede il sodalizio di narcotrafficanti evolversi e costituire una “batteria di picchiatori” (“…oh gli ho preparato una macchina, li massacriamo tutti eh…”) composta da soggetti appositamente incaricati dell’esecuzione di attività estorsive per il recupero dei crediti maturati nell’ambito del traffico di droga, mediante l’impiego della violenza, non escludendo l’uso delle armi (“…vabbè spariamogli, che dobbiamo fare?…).

Una batteria che agisce in concreto: sono almeno due gli episodi di estorsione con metodi violenti ricostruiti. Il primo ai danni di un vecchio compagno di cella di FABIETTI che, responsabile di non aver onorato un pregresso debito di droga di circa 100.000 euro, diviene vittima di una brutale aggressione, prima di cedere alle richieste dei vertici del sodalizio.

Il secondo episodio estorsivo matura, invece, nei confronti di altri due soggetti già noti alle cronache giudiziarie per i loro trascorsi nel settore del narcotraffico. Ancora una volta, dopo le minacce di morte, gli associati riescono a farsi promettere la dazione di 90.000 euro.

L’operatività del sodalizio è garantita e supportata anche dal ricorso a propri sistemi di comunicazione all’avanguardia, quali sono quelli forniti dall’associato Alessandro TELICH, già tratto in arresto nell’ottobre del 2013 per aver favorito la breve latitanza di PISCITELLI. TELICH, alias “Tavoletta”, è un tecnico informatico, titolare di una società con sede a Dubai (Emirati Arabi Uniti), operante nel settore del controspionaggio industriale e delle telecomunicazioni, che esegue bonifiche sulle autovetture e nelle abitazioni degli associati, fornisce sistemi di comunicazione criptati che convogliano i dati presso server ubicati negli Emirati, così da rendere il sistema ancora più impenetrabile agli investigatori.

La costante e immediata disponibilità di rilevanti somme di denaro permette all’organizzazione criminale di ottenere condizioni economiche favorevoli nel corso delle trattative promosse con i fornitori dello stupefacente. Potendo pagare con la formula “subito e cash”, il prezzo ottenuto è sempre vantaggioso e il “giro” si allarga a dismisura, anche perché il sodalizio garantisce poi la consegna “a domicilio” da parte di Fabrizio BORGHI (classe 1977) e Daniela Viorica GERDAN (classe 1980).

Accanto ai promotori del sodalizio, si affianca una schiera di acquirenti “all’ingrosso” che, in ragione dello stabile rapporto di fornitura che li lega, sono considerati parimenti associati all’organizzazione, garantendole costanti disponibilità economiche, fondamentali per la sua esistenza e operatività.

Tra questi spiccano i fratelli Nicolas ed Emiliano PASIMOVICH (entrambi classe 1985), originari del Sudamerica ma residenti sul litorale pontino. I due sono tra i più affidabili acquirenti selezionati dal FABIETTI, cui si aggiungono Adnan IBRAKOVIC (classe 1981), Stefano PICCIONI (classe 1971), Paolo SALVEMINI (classe 1977), Stefano CONIGLIO (classe 1983), Adamo CASTELLI (classe 1967), Angelo BARTOCCI (classe 1963), Giuliano CAPPOLI (classe 1993), Abramo DI GUGLIELMO (classe 1980) e Sabatino DI GUGLIELMO (classe 1968) – questi ultimi due contigui al clan dei CASAMONICA – Roberto MONTANARO (classe 1961) e Marco TRIPODI (classe 1976).

Nonostante l’elevato numero degli associati (trentadue), l’organizzazione criminale è comunque aperta alle nuove occasioni di profitto generate dai soggetti che ruotano attorno ad essa. Questi ultimi, che siano fornitori occasionali [come i fratelli COSENTINO o Maurizio CANNONE (classe 1973)], acquirenti saltuari [Gianluca ALMAVIVA (classe 1979), Marco DE VINCENTIIS (classe 1979), Fabio DE TOMMASI (classe 1962), Ruben ALICANDRI (classe 1977), Danilo PERNI (classe 1970)] ovvero, ancora, corrieri e factotum arruolabili all’occorrenza [Umberto SCARPELLINI (classe 1974), Marco ADAMO (classe 1980) e Luigi CENTI (classe 1974)], riconoscono il sodalizio e ne individuano un’opportunità di investimento.

Nell’ambito delle indagini, svolte nel periodo febbraio-novembre 2018, è stata ricostruita la compravendita di circa kg. 250 di cocaina e kg. 4.250 di hashish, per un valore complessivo stimato “al dettaglio” di circa 120 milioni di euro.

L’attività repressiva nel contempo condotta ha consentito di evitare che parte dello stupefacente (oltre kg. 60 di cocaina e circa kg. 3.800 di hashish) venisse immessa sul mercato. In occasione dei sequestri operati sono state tratte in arresto, in flagranza di reato, 18 persone tra corrieri e fiancheggiatori.

L’associazione poteva contare su un flusso costante di droga proveniente dal Sud America (cocaina da Colombia e Brasile) e dal Nord Africa (hashish dal Marocco), garantito dai fornitori abituali, quali Dorian PETOKU (classe 1988), Francesco Maria CURIS (classe 1961) e Alessandro SAVIOLI (classe 1961), tutti destinatari dell’odierna ordinanza.

Le azioni di contrasto assicurate nel corso delle indagini, suggellate dall’esecuzione dell’odierno provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Roma, costituiscono la testimonianza dell’impegno profuso dalle Fiamme Gialle nella tutela della legalità e nel contrasto ai traffici illeciti.

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Guardia di Finanza: concorso per titoli ed esami per il reclutamento di 33 allievi finanziari del contingente ordinario – specializzazione “Tecnico di Soccorso Alpino (S.A.G.F.)” nno 2019. Termine di presentazione delle domande il 23 dicembre 2019 alle oer 12.00 (video)

(92) Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 92 del 22/11/2019 – 4^ Serie Speciale – è stato pubblicato il concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento di 33 allievi finanzieri del contingente ordinario – specializzazione “Tecnico di Soccorso Alpino (S.A.G.F.)” – anno 2019.

Possono partecipare al concorso i cittadini italiani i quali, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda: siano in possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado che consenta l’iscrizione ai corsi per il conseguimento della laurea; abbiano compiuto il 18° anno e non abbiano superato il giorno di compimento del 26° anno di età. Per coloro che alla data del 6 luglio 2017 svolgevano o avevano svolto servizio militare volontario, di leva o di leva prolungato, il predetto limite anagrafico massimo è elevato di un periodo pari all’effettivo servizio militare prestato che non deve superare, in ogni caso, i tre anni.

Il concorso costituisce una valida opportunità di inserimento, nello scenario lavorativo, per i giovani che nutrono una spiccata passione per la montagna e che sono desiderosi di lavorare al fianco di persone competenti, con mezzi tecnologicamente avanzati, per prestare aiuto a persone in difficoltà.

La domanda di partecipazione al concorso, da presentare entro le ore 12.00 del 23 dicembre 2019, dovrà essere compilata esclusivamente mediante la procedura telematica disponibile sul portale attivo all’indirizzo https://concorsi.gdf.gov.it, seguendo le istruzioni del sistema automatizzato.

I concorrenti, che devono essere in possesso di un account di posta elettronica certificata (“P.E.C.”), dopo aver effettuato la registrazione al portale, potranno accedere, tramite la propria area riservata, al format di compilazione della domanda di partecipazione.

I vincitori saranno avviati a un corso di formazione in qualità di allievi finanzieri presso la Scuola Alpina della Guardia di Finanza di Predazzo (TN) , la più antica scuola militare alpina del mondo, dove avranno la possibilità di prepararsi adeguatamente da un punto di vista tecnico-professionale, ampliando le propria sfera di conoscenze, tramite l’apprendimento di tecniche, regole e procedure che si riveleranno utili per il successivo impiego, quali finanzieri neo-specializzati ”S.A.G.F.”, presso una delle 27 Stazioni dislocate sull’intero arco alpino, sul Gran Sasso, in Aspromonte, sull’Etna e in Sardegna.

Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza si pone l’obiettivo di assolvere prioritariamente alle attività di salvaguardia della vita umana e di pronto intervento operativo, in zone di media e alta montagna, caratterizzate da terreni innevati, ripidi, rocciosi o ghiacciati, e di concorrere, attraverso una diuturna azione di controllo del territorio – svolta anche per eventuali fini di difesa politico militare delle frontiere – all’espletamento dei compiti di polizia economico-finanziaria demandati al Corpo.

Rientrano tra gli incarichi del personale impiegato nel Soccorso Alpino anche quelle attività finalizzate a interventi di soccorso in contesti emergenziali derivanti da calamità naturali.
In occasione degli eventi sismici e di maltempo che hanno colpito negli ultimi anni il nostro Paese, decisive sono risultate, difatti, la prontezza d’intervento del S.A.G.F. e la capacità di far pervenire in loco uomini e mezzi, in tempi assolutamente ristretti.

Sul sito internet www.gdf.gov.it – area “Concorsi” è possibile prendere visione del bando e acquisire ulteriori e più complete informazioni di dettaglio sulla procedura reclutativa e sul Soccorso Alpino della Guardia di Finanza.

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Palermo: Guardia di Finanza, sequestrati beni per 17 milioni al “Ras degli pneumatici” colluso con Cosa Nostra (video)

(91) Il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso un provvedimento di sequestro di aziende, disponibilità patrimoniali e finanziarie nei confronti di Continue reading “Palermo: Guardia di Finanza, sequestrati beni per 17 milioni al “Ras degli pneumatici” colluso con Cosa Nostra (video)” →

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Venezia: Guardia di Finanza, maxi frode IVA nel settore dei carburanti. 4 arresti e sequestri per oltre 37 milioni

(89) Dalle prime ore di oggi la Guardia di finanza di Venezia, in collaborazione con i Carabinieri di Roma, stanno eseguendo l’ordinanza con cui il G.I.P. presso il Tribunale della Capitale, Dott. Corrado Cappiello, ha Continue reading “Venezia: Guardia di Finanza, maxi frode IVA nel settore dei carburanti. 4 arresti e sequestri per oltre 37 milioni” →

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Cuneo: Guardia di Finanza, operazione “Nemesi”. Smantellata associazione a delinquere internazionale, arrestati 9 responsabili di frode fiscale e sequestrati beni per oltre 20 milioni (video)

(88) E’ in corso in queste ore una vasta operazione, condotta in Piemonte, Liguria, Sardegna e Sicilia, dal Comando Provinciale di Cuneo e dal Gruppo di Torino, nei confronti di un’articolata associazione a Continue reading “Cuneo: Guardia di Finanza, operazione “Nemesi”. Smantellata associazione a delinquere internazionale, arrestati 9 responsabili di frode fiscale e sequestrati beni per oltre 20 milioni (video)” →

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Bergamo: Guardia di Finanza, operazione “Pay to live”. Tre arresti per sequestro di persona, lesione, minacce ed estorsione. Tra gli arrestati due fratelli di origini calabresei ed un imprenditore bergamasco (video)

(87) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bergamo hanno eseguito un’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 soggetti pluripregiudicati. Tra le persone Continue reading “Bergamo: Guardia di Finanza, operazione “Pay to live”. Tre arresti per sequestro di persona, lesione, minacce ed estorsione. Tra gli arrestati due fratelli di origini calabresei ed un imprenditore bergamasco (video)” →

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Puglia, Calabria, Abruzzo, Molise, Lazio e Piemonte: Polizia e Guardia di Finanza, operazione “Friends”. Duro colpo alla criminalità organizzata garganica e lucerina. Arrestati esponenti di vertice del clan “Li Bergolis” e “Papa”. Sequestrati patrimoni per 2 milioni (video)

(85) All’alba di oggi gli agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Foggia e i finanzieri del GICO di Bari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. di Bari, nei confronti di 24 soggetti, dimoranti sia in Provincia di Foggia che in altre regioni d’Italia (Calabria, Abruzzo, Molise, Lazio e Piemonte).

Tra i destinatari del provvedimento restrittivo, nove sono appartenenti a due distinte organizzazioni criminali dell’area garganica: il “clan Li Bergolis” oggi capeggiato da Enzo MIUCCI, classe 1983, detto “u criatur”, e il clan lucerino BAYAN/PAPA/RICCI, il cui elemento di spicco è da identificarsi in Alfredo PAPA, classe 1958.

Arrestati anche n. 2 soggetti vicini alla “ndrina” calabrese facente capo alle famiglie “PESCE/BELLOCCO” operanti a Rosarno (RC) e Torino, i quali erano in stretti rapporti di affari con la predetta organizzazione criminale di Monte Sant’Angelo per la compravendita di partite di droga e la fornitura di armi.

Sono stati arrestati anche 13 clienti-pusher dei gruppi criminali di Monte Sant’Angelo e Lucera, i quali provvedevano a collocare lo stupefacente periodicamente acquistato dai garganici e dai lucerini presso la loro clientela in vari comuni dell’Italia centro-meridionale.
L’attività investigativa, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari, trae origine da un’altra indagine sulle pressioni esercitate dalla malavita foggiana su imprenditori locali attivi nel campo della trasformazione di prodotti agricoli, affinché assumessero alle loro dipendenze soggetti pregiudicati dediti a spacciare stupefacenti ad assuntori sulla piazza di Foggia, i quali a loro volta si rifornivano della predetta sostanza da appartenenti al predetto clan lucerino.

Proprio tale ultima evidenza ha spostato il baricentro delle indagini sul fiorente traffico di sostanze stupefacenti gestito dall’omonimo clan, capeggiato dal menzionato PAPA Alfredo, classe 1958, e partecipato dai suoi fedeli sodali, PIETROSANTO Antonio Valerio, classe 1968, RICCI Francesco, classe 1970 e PETITO Urbano, classe 1954, tutti destinatari del provvedimento cautelare personale.

Le investigazioni, consistenti in intercettazioni telefoniche e ambientali corredate da attività di osservazione, controllo e pedinamento svolte in contesti territoriali proibitivi, hanno consentito di ricostruire in maniera capillare la fitta rete di pusher-clienti pugliesi, molisani e abruzzesi nei cui confronti gli esponenti del “clan lucerino” smerciavano quasi quotidianamente significative quantità di sostanze stupefacenti di vario genere.

Sono stati accertati approvvigionamenti di sostanze stupefacenti che il clan lucerino otteneva da esponenti di un gruppo camorristico operante tra Castellammare di Stabia e Pompei; da soggetti facenti capo all’aggregato criminale riconducibile ai Li Bergolis, operante in Monte Sant’Angelo, nonché da soggetti della malavita cerignolana.

Il preliminare monitoraggio degli acquisti di sostanze stupefacenti da parte di esponenti del clan lucerino ha quindi consentito di estendere il raggio di azione delle indagini nei confronti di sodali del citato clan “Li Bergolis” identificati in Matteo PETTINICCHIO, classe 1985, Libero LOMBANI, classe 1987, Giulio GUERRA, classe 1989 e Giovanni MELCHIONDA, classe 1984, tutti destinatari del provvedimento cautelare personale.

Le indagini, oltre a disvelare l’intenso traffico di sostanze stupefacenti della compagine riconducibile ai Li bergolis su scala nazionale, ha rivelato la disponibilità di armi da parte degli stessi: infatti, sono state sequestrate tre pistole semiautomatiche, un silenziatore e trentasei cartucce che il capo clan Enzo MIUCCI aveva ritirato a Torino da esponenti della citata cosca calabrese, Benito PALAIA, classe 1979, nonché il suo sodale e referente in Piemonte, Luca FEDELE, classe 1982.

Non si esclude che le armi sequestrate potessero servire ad affermare e consolidare la propria egemonia criminale nel territorio garganico, in cui operano plurimi gruppi delinquenziali frammentati in continuo conflitto tra loro per la spartizione delle zone in cui esercitare le proprie attività illecite e privi di un forte, indiscusso vertice aggregante.

L’attività odierna ha inflitto un duro colpo allo storico clan “li Bergolis”, da anni impegnato in una sanguinosissima faida, tuttora in atto, contro la fazione facente capo ai “ROMITO-RICUCCI- LOMBARDI”.
In tale contesto ambientale va, peraltro, segnalato il recentissimo omicidio di Pasquale RICUCCI, esponente di spicco della criminalità organizzata garganica, assassinato a colpi di fucile dinnanzi al cancello della sua abitazione in via San Pietro, a Macchia, frazione di Monte Sant’Angelo. In parallelo alle attività “classiche” di polizia giudiziaria, necessarie ad acquisire i riscontri finalizzati a corroborare il quadro accusatorio nei confronti degli indagati, con la collaborazione degli specialisti del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza sono state altresì condotte sofisticate investigazioni economico-finanziarie tese a ricostruire tutte le posizioni economico patrimoniali riferibili ai soggetti indagati e ad altri che fungevano da prestanome per i negozi giuridici relativi ai beni indirettamente posseduti dagli indagati.

Ciò ha permesso di sottoporre a sequestro beni risultati nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo di 2 milioni di euro, consistenti in 10 immobili, 3 autovetture, 2 aziende operanti nel settore del commercio di autoveicoli e 63 rapporti finanziari.

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Napoli: Guardia di Finanza, reati contro la Pubblica Amministrazione. Peculato, falso e fatture per operazioni inesistenti in un istituto del CNR. 6 arresti e sequestri per 2,3 milioni

(84) Nella mattinata odierna, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 6 soggetti indagati, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale partenopeo, su richiesta della Procura della Repubblica partenopea.

I destinatari del provvedimento cautelare sono indiziati di appartenere ad un’associazione per delinquere finalizzata alla consumazione dei reati di peculato, falso ideologico e materiale, nonché di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, sono scaturite da una denuncia presentata dalla Direzione Generale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), su segnalazione di un’integerrima funzionaria dell’allora Istituto per l’Ambiente Marino Costiero (I.A.M.C.) di Napoli, adesso denominato Istituto delle Scienze Marine, in relazione a talune anomalie gestionali riscontrate presso il medesimo Ente e riguardanti delle fittizie spese per consulenze assegnate a società, in massima parte con sede legale e operativa a Roma, nonché a Milano.

In particolare, l’attività investigativa ha consentito di accertare che gli indagati hanno organizzato “false gare” allo scopo di simulare l’affidamento diretto di consulenze fittizie a società compiacenti, predisponendo tutta la documentazione amministrativa prevista per la stesura dei contratti, compresi i preventivi di spesa.

I falsi affidamenti oggetto di indagini, relativi al periodo 2010-2016, sono stati resi possibili grazie a un collaudato sodalizio criminale, ove il “deus ex machina” dell’intera organizzazione è risultato essere un funzionario del C.N.R., Dott. Massimiliano Di Bitetto, divenuto anche Direttore Generale del predetto Consiglio, promotore e regista dell’intera organizzazione, con la collaborazione degli altri soggetti indagati, in particolare, Paolo D’Anselmi e Simone Morganti, quali amministratori di società operanti nel settore delle consulenze ad imprese, Cilli Michele, tenutario delle scritture contabili delle società coinvolte nel disegno criminoso, nonché con l’intervento di altri soggetti “prestanomi” e/o “partecipanti all’associazione”.

Grazie all’opera degli imprenditori coinvolti, sarebbero state utilizzate, a rotazione, oltre 20 società, intestate a prestanome e in molti casi prive di strutture organizzative e di personale, create al solo scopo di beneficiare dei contratti relativi alle consulenze fittizie, mai realizzate, affidate sia dall’I.A.M.C. di Napoli che da altre strutture dello stesso Consiglio Nazionale.

Al termine delle indagini sono state individuate false consulenze per un importo complessivo di € 2.226.370,50, nonché rilevate fatture per operazioni inesistenti per un imponibile di € 1.846.085,39 ed IVA per € 380.285,00, ascrivibili ai diversi soggetti denunciati.

Il GIP ha disposto, inoltre, il sequestro preventivo per equivalente del profitto dei reati contestati per oltre 2 milioni e 300 mila euro nei confronti degli indiziati e delle società da questi gestite per la consumazione degli illeciti.

I destinatari del provvedimento cautelare sono:

1. Di Bitetto Massimiliano, nato a Roma il 23 settembre 1963;

2. Salvatore Mazzola, nato a Palermo (PA) il 28 luglio 1953;

3. Ennio Marsella, nato a Napoli (NA) il 9 luglio 1954;

4. D’Anselmi Paolo, nato a Bellegra (RM) il 6 luglio 1952;

5. Morganti Simone, nato a Roma il 9 agosto 1975;

6. Cilli Michele, nato a Roma (RM) il 28 gennaio 1966.

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Latina: Guardia di Finanza, operazione “Gerione”. Sequestro antimafia di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 10 milioni (video)

(83) Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata – sotto il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, con il quale è stata disposta l’applicazione della misura di prevenzione del sequestro in relazione all’ingente patrimonio – costituito da imprese commerciali, beni immobili e disponibilità finanziarie – riconducibile a S.G., cl. ‘74, di Reggio Calabria, operante principalmente nel settore dell’edilizia, immobiliare e del commercio di prodotti elettronici.

I beni sottoposti a vincolo (n. 53 immobili, tra appartamenti e terreni, n. 1 opificio industriale, n. 5 autoveicoli, n. 1 imbarcazione, conti correnti, quote societarie e l’intero compendio aziendale di n. 10 società) nelle province di Roma, Milano, Reggio Calabria e Latina, sono risultati, a vario titolo, nella disponibilità del proposto, da anni residente in provincia di Latina e gravato, a partire dagli anni ‘90, da plurimi precedenti penali e numerose sentenze definitive di condanna per reati contro il patrimonio, di bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale.

Le attività investigative condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Latina hanno consentito di accertare il rilevante spessore criminale del soggetto, identificandolo quale appartenente ad una famiglia vicina a note cosche malavitose facenti parte dell’organizzazione criminale calabrese della ‘ndrangheta, nonché la sua raffinata e pervicace capacità delinquenziale, testimoniata dalle attività di riciclaggio dei capitali illeciti dallo stesso poste in essere mediante la creazione di numerose società, anche all’estero, intestate a prestanomi.

Da ultimo, il predetto S.G. nel 2018 è stato tratto in arresto, unitamente ad altri tre soggetti, in quanto ritenuto responsabile di tentato omicidio (commesso ai danni di due imprenditori romani con l’utilizzo di bombe a mano e fucili automatici tipo kalashnikov), estorsione e usura, reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

Gli approfondimenti patrimoniali, condotti con il continuo supporto operativo del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno permesso, mediante l’interrogazione massiva delle banche dati in uso al Corpo, l’esame di copiosa documentazione bancaria e lo sviluppo di segnalazioni per operazioni sospette di elaborare schede globali molecola afferenti l’accumulazione illecita di un ingente patrimonio. Il proposto, infatti, poteva disporre, direttamente o indirettamente, di un compendio di beni il cui valore è risultato decisamente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Le tesi investigative trovavano, inoltre, ampio e pieno riscontro nelle dichiarazioni rese da taluni collaboratori di giustizia i quali confermavano che S.G., al fine di tenere sotto traccia i propri affari, si avvaleva di prestanomi incensurati apparentemente operanti nella legalità.

Il provvedimento ablativo costituisce l’epilogo di complesse indagini economico-patrimoniali condotte, ai sensi del cd. “Codice Antimafia”, e si fonda sul riconoscimento, a carico del proposto, di una qualificata e permanente pericolosità sociale che si è manifestata con gravi episodi delittuosi commessi anche nel periodo in cui il medesimo era sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale.

L’odierna attività̀ rappresenta un’ulteriore azione della Guardia di Finanza a contrasto dei patrimoni illecitamente accumulati dalle organizzazioni criminali le quali, operando al di fuori della legge, inquinano il mercato danneggiando l’economia legale e gli imprenditori onesti.

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Pollice Verde”. Arrestati 10 reggini appartenenti ad un’associazione a delinquere finalizzata alla produzione ed al traffico di stupefacenti (video)

(82) Alle prime luci dell’alba, gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno inflitto l’ennesimo duro colpo alla criminalità organizzata reggina, smantellando un’intera Continue reading “Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Pollice Verde”. Arrestati 10 reggini appartenenti ad un’associazione a delinquere finalizzata alla produzione ed al traffico di stupefacenti (video)” →

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Roma: inaugurato l’anno di studi 2019/2020 della Guardia di Finanza e presentata l’edizione 2020 del Calendario storico dedicato al Centenario della Scuola Alpina di Predazzo

(81) Questa mattina, a Roma, presso il Salone d’Onore della Caserma “Sante Laria”, ha avuto luogo la cerimonia di inaugurazione dell’anno di studi 2019/2020 del Corpo. Nell’occasione è stata anche presentata l’edizione 2020 del calendario storico della GdF, dedicato al Centenario della Scuola Alpina di Predazzo.

Hanno partecipato all’evento il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Giuseppe Conte, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Prof. Roberto Gualtieri, e numerose altre Autorità.
A fare gli onori di casa, il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Giuseppe Zafarana, il quale, nel corso del suo indirizzo di saluto, ha tra l’altro, mostrato in anteprima i contenuti della edizione del 2020 del calendario storico, dedicato al Centenario della Scuola Alpina di Predazzo, il più antico istituto di formazione alpestre militare conosciuto in Italia e all’estero. Sfogliando le pagine del Calendario, che riassume un secolo di vita dell’Istituto, emergono con chiarezza, nelle storie e nei volti dei protagonisti, l’impronta alpinistica del Corpo e i solidi princìpi su cui essa si fonda.

Era il 1920 quando, fra le imponenti vette dolomitiche che circondano la Val di Fiemme e la cittadina di Predazzo (TN), nasceva la Scuola Alpina della Regia Guardia di Finanza.
La definizione dei nuovi confini del nostro Paese, intervenuta a seguito del primo conflitto mondiale, rendeva infatti necessario intensificare l’azione di vigilanza lungo l’arco alpino. È proprio in tali contesti ambientali che le Fiamme Gialle hanno avuto l’opportunità di sviluppare e fortificare, nello svolgimento della quotidiana azione di presidio, le competenze indispensabili per il perseguimento dei compiti istituzionali e i valori – il coraggio, la tenacia, lo spirito di sacrificio e la fierezza – tipici di chi è chiamato a operare in ambiti così difficili. Valori che, da allora, sono stati tramandati, di generazione in generazione, sino ai nostri giorni, nei Reparti di Istruzione del Corpo.

La Scuola Alpina da sempre esercita la sua duplice funzione di istituto per la formazione di base degli Allievi Finanzieri e di unico centro del Corpo per la preparazione specialistica del personale destinato a operare in montagna e ad intervenire in caso di calamità naturali. Si tratta dei militari del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF), resisi protagonisti – anche recentemente, in occasione dei tragici eventi che hanno colpito, nell’estate del 2016 e nell’inverno del 2017, il Centro Italia – di eccezionali azioni a favore di cittadini in stato di pericolo. Azioni efficaci, tempestive, altamente professionali e in molti casi risolutive, realizzate in piena sinergia con il Sistema Nazionale di Protezione Civile.

A livello sportivo, inoltre, l’addestramento sciistico impartito dai qualificati istruttori della Scuola ha condotto l’intero movimento agonistico nazionale ai massimi traguardi olimpici e mondiali, grazie alle indimenticabili vittorie e ai titoli ottenuti dagli atleti delle Fiamme Gialle, motivo di vanto per l’intero Paese.

Ripercorrerne la storia, attraverso le pagine del calendario, offre l’opportunità di valorizzare l’indiscussa rilevanza di una specialità espressa negli anni ed evolutasi fino a far assumere al Corpo il ruolo di vera e propria polizia “di montagna”.
Dopo il Generale Zafarana hanno preso la parola il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Prof. Roberto Gualtieri, e, a seguire, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Giuseppe Conte il quale, al termine del suo intervento, ha ufficialmente dichiarato aperto l’anno di studi 2019/2020 della Guardia di Finanza.

L’evento odierno, nel corso del quale sono stati premiati anche 3 “allievi modello”, classificatisi primi nelle relative graduatorie di merito presso l’Accademia, la Scuola Ispettori e Sovrintendenti e la Legione Allievi, è stato seguito da tutti i frequentatori dei corsi, collegati in videoconferenza dai diversi Istituti di Istruzione e dai Centri di Addestramento dei Comandi Regionali.

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Roma: cerca di corrompere i militari per evitare il sequestro della sua merce, arrestata per tentata corruzione (video)

(80) Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno arrestato, in flagranza di reato, una ventottenne di nazionalità cinese che aveva tentato di corromperli per evitare il sequestro della merce contraffatta rinvenuta in un capannone ubicato nel quartiere Prenestino.

Durante un controllo presso un magazzino, militari del 3° Nucleo Operativo Metropolitano di Roma hanno scoperto la presenza di prodotti riproducenti modelli e marchi di famose griffe di alta moda e iniziato le operazioni di conteggio per la redazione del verbale di sequestro, quando una dipendente della società controllata ha avvicinato con un pretesto uno degli operanti mostrandogli una mazzetta di banconote – poi risultate pari a 2.400 euro – con l’intento di farlo desistere dal sequestro.

La giovane è stata arrestata e poi condannata a due anni di reclusione per istigazione alla corruzione, dopo essere stata processata con giudizio “direttissimo” dal Tribunale di Roma.

Sono stati sequestrati oltre 12.000 capi di abbigliamento, imitazione degli originali “Ralph Laurent” e “Versace”, con la denuncia del titolare, anch’egli cittadino cinese, alla Procura della Repubblica Capitolina per importazione nel territorio nazionale di prodotti contraffatti.

L’operazione si inquadra nel più ampio dispositivo di contrasto alla distribuzione di merce contraffatta predisposto dal Comando Provinciale di Roma a salvaguardia dell’economia legale e della buona fede dei consumatori.

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Firenze-Campi Bisenzio: terzista di nota griffe evade il fisco, sequestrati conti correnti, beni mobili ed immobili per 6 milioni (video)

(79) In queste ore i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze, Dott.ssa Agnese Di Girolamo, stanno terminando l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di conti correnti, beni mobili e immobili fino alla concorrenza della somma di 6 milioni di euro, nella disponibilità di una ditta di Campi Bisenzio (Fi), della sua titolare e di altri due co-gestori e amministratori di fatto, ritenuti responsabili di aver utilizzato fatture false per evadere il Fisco (art. 2 del d.lgs. n. 74/2000).

L’indagine, coordinata dal Dott. Fabio Di Vizio, Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Firenze, e condotta dai Finanzieri del 2° Nucleo Operativo Metropolitano di Firenze, trae origine da una verifica fiscale a una ditta individuale, facente capo a un soggetto di etnia cinese, operante nel settore della produzione di borse e accessori in pelle per conto di una famosa griffe operante su tutto il territorio mondiale, risultata estranea ai fatti.

In particolare, le attività esperite nel corso della verifica hanno evidenziato due distinte condotte da parte della titolare, accomunate dallo scopo di diminuire i ricavi dichiarati al Fisco derivanti dalla produzione di borse e accessori in pelle: da una parte l’indagata ha registrato in contabilità costi superiori a quelli effettivamente sostenuti; dall’altra si è rivolta a soggetti economici “esistenti”, ma che di fatto non hanno mai operato, “commissionando” l’emissione di fatture per operazioni mai avvenute.

Avuta evidenza dei reati commessi, i Finanzieri del Gruppo di Firenze hanno rapportato i fatti alla Procura della Repubblica di Firenze, che ha delegato ulteriori accertamenti di polizia giudiziaria, a seguito dei quali è stato evidenziato il ruolo attivo nella gestione della ditta individuale di altri due soggetti, parenti dell’indagata, che è sempre rimasta la “dominus” di fatto della ditta.

Per tali motivi è stata richiesta, all’Autorità Giudiziaria, l’adozione della misura del sequestro preventivo per equivalente per l’ammontare complessivo delle imposte evase. Il G.I.P., Dott.ssa Agnese Di Girolamo, accogliendo le richieste del Pubblico Ministero procedente, ha emesso apposito decreto di sequestro preventivo, nei confronti dei tre indagati, fino a concorrenze dell’importo di più di 6 milioni di euro, da eseguirsi sulle somme di danaro percepite/risparmiate presenti sui c/c, sulle cassette di sicurezza nonché sui beni mobili ed immobili.

Le attività esperite hanno portato, allo stato, al rinvenimento e contestuale sequestro di diversi beni, di 6 autovetture, di cui 4 di lusso (Audi Q5 TDI quattro, Audi A6 3.0 TDI, Range Rover Evoque SD4 e Mercedes ML 320), denaro contante per un valore superiore ai 100.000 euro, preziosi di varia natura, 25 monete d’oro, lingotti e statuette. Si sta inoltre procedendo anche al sequestro di una villa, costituita da 2 immobili, del valore di circa mezzo milione di euro nella disponibilità di uno degli indagati tramite prestanome.

L’operazione sviluppata dalla Guardia di Finanza, sotto la guida dell’Autorità Giudiziaria, s’inquadra nelle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni illeciti più gravi e insidiosi, integrando le funzioni di polizia economico- finanziaria con le indagini di polizia giudiziaria e garantendo il perseguimento degli obiettivi di aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività illecite.

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Venezia: al via i lavori della Conferenza Plenaria dei Capi delle Organizzazioni di Guardia Costiera

(77) Si aprono quest’oggi alle 10.00, a Venezia, i lavori della Conferenza Plenaria dei Capi delle Organizzazioni di Guardia Costiera.

L’evento, al quale partecipano oltre 90 delegati dell’European Coast Guard Functions Forum (ECGFF) (https://www.ecgff.eu/)  – un consesso internazionale che riunisce su base volontaria le autorità delle guardie costiere di 25 Stati membri dell’UE e dei paesi associati Schengen, nonché i rappresentanti della Commissione europea e delle sue Istituzioni e Agenzie con competenze correlate alle funzioni di guardia costiera -, rappresenta l’occasione per un bilancio conclusivo dell’annualità di presidenza Italiana, tenuta congiuntamente dalla Guardia Costiera e dalla Guardia di Finanza.

All’evento parteciperanno attori internazionali membri di forum analoghi appartenenti ad aree geografiche di interesse, quali la Guardia costiera giapponese (JCG), quella turca (Sahil Güvenlik), nonché organizzazioni come l’Interpol (l’organizzazione internazionale dedita alla cooperazione di polizia e al contrasto del crimine internazionale).

Tra gli obiettivi raggiunti dalla Presidenza italiana, degno di nota è il consolidamento di alcuni principi e concetti di per sé imprescindibili nell’ambito delle funzioni di guardia costiera:

–          la valutazione del rischio;

–          lo sviluppo tecnologico;

–          la formazione del personale.

Durante il corso dell’anno, ciascuno di questi è stato declinato su specifiche funzioni di Guardia Costiera, quali la protezione dell’ambiente (cui è stato dedicato il 1° workshop a Lisbona, presso Emsa), la sicurezza marittima(cui è stato dedicato il 2° workshop ad Ostia, a cura della Guardia di Finanza e sotto l’egida di Frontex), e le operazioni marittime complesse multiruolo(cui è stato dedicato il 3° workshop a Catania, sotto l’egida di Efca).

A quest’ultimo riguardo particolarmente interessante è stata l’esercitazione complessa Coastex19, tenutasi a Catania il 4 giugno 2019, durante la quale il personale proveniente dai paesi membri e dalle agenzie aderenti hanno collaborato su diversi mezzi con equipaggi misti, a consolidamento del concetto di Multipurpose maritime operations (MMO).

A conclusione della cerimonia di apertura, gli interventi del Vice Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Ammiraglio Ispettore (CP) Antonio Basile – e del Generale di Corpo d’Armata Andrea De Gennaro, Comandante del Comando Aeronavale Centrale della Guardia di Finanza -, che unanimemente hanno ribadito i principi fondanti del Forum allo scopo di incrementare la collaborazione, la cooperazione e il coordinamento tra i Paesi aderenti e le Agenzie di riferimento.

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Assicurato”. Arrestati 4 soggetti: orchestravano truffe assicurative incassando ingenti rimborsi. Sequestrati oltre 50.000 euro quale profitto del reato. Coinvolti complessivamente 10 soggetti (video)

(76) Alle prime luci della mattinata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale degli arresti domiciliari e reale del profitto del reato emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria – su proposta della locale Procura della Repubblica, coordinata dal Procuratore Capo dott. Giovanni Bombardieri – nei confronti di 4 soggetti (B.V. cl. ’64 di Reggio Calabria, C.F. cl. ’70 di Montebello Ionico -RC-, F.B. cl. ’66 di Reggio Calabria e G.N. cl. ’59 di Motta San Giovanni -RC-), accusati a vario titolo e in concorso tra loro dei reati di falsità in atti pubblici, accesso abusivo a sistemi informatici, violenza privata, costrizione alla commissione di reati, fraudolento danneggiamento di beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona.

Tra i soggetti destinatari della misura cautelare, dei quali uno già noto agli inquirenti poiché coinvolto nell’ambito dell’operazione “Game Over” (anch’essa condotta, sotto l’egida della locale Procura della Repubblica, da parte della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, nell’agosto 2017), figurano un dirigente medico e un addetto paramedico entrambi dipendenti del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino- Morelli”.

L’esecuzione delle odierne misure cautelari personali e reali eseguite rappresentano l’epilogo di articolate e complesse investigazioni, coordinate dal Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dott. Gerardo Dominijanni, dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Giovanni Gullo e condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

In particolare, durante l’esecuzione di precedenti investigazioni e attività di perquisizione, i finanzieri reggini rinvenivano un estratto conto di una carta Postepay Evolution nella disponibilità di un soggetto, il quale, nell’immediatezza dei fatti, tentava invano di distruggere il documento rinvenuto dai militari, insospettendo così gli stessi, che quindi decidevano di effettuare approfondimenti d’indagine ben mirati.

Si accertava, così, come il soggetto in questione fosse stato indotto da due degli indagati a fornire propri documenti per l’accensione di una polizza assicurativa contro gli infortuni a suo nome.

Nel corso delle indagini eseguite dai finanzieri e coordinate dal locale Ufficio di Procura, veniva, altresì, accertata la produzione di una serie di documenti e certificazioni sanitarie false, utili per l’apertura del sinistro, con conseguente incardinamento di un iter che si concludeva con l’erogazione di oltre 54mila euro.

Tale somma di denaro, tuttavia, pur essendo destinata al soggetto indotto ad agire, finiva nelle tasche degli artefici della truffa assicurativa.

Ulteriori approfondimenti investigativi consentivano di risalire anche ai medici e ai paramedici coinvolti, tutti impiegati presso il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria: a carico degli stessi (F.B. cl’ ’66 e G.N. cl’ 59), in particolare, venivano accertati:

  • –  la redazione di un falso verbale di accettazione di pronto soccorso;
  • –  il rilascio di false certificazioni mediche relative a presunte visite di controllo;
  • –  la predisposizione di una falsa perizia medico-legale;
  • –  l’effettuazione di un accesso abusivo al sistema informatico dell’ospedale adibito alla gestione delle immagini radiologiche, in vista dell’inserimento a sistema di un falso referto, commesso mediante l’utilizzo delle credenziali di un ignaro collega della struttura sanitaria.

A comprova dei preliminari sospetti, la successiva attività investigativa, condotta attraverso:

  • –  numerosi sopralluoghi e/o appostamenti presso i luoghi potenzialmente interessati dalla vicenda;
  • –  escussione a sommarie informazioni di numerosi soggetti;
  • –  analisi della copiosa documentazione sanitaria e assicurativa;
  • –  accertamenti bancari;

ha consentito di smascherare, tramite l’incrocio di vari elementi indiziari, un consolidato sistema criminoso fraudolento, consentendo così di:

  • – individuare i soggetti coinvolti;
  • – riscontrare la presenza di ulteriori elementi indizianti a carico di operatori sanitari;
  • – individuare i ruoli attribuiti a ciascun attore dell’attività delittuosa.

Durante le investigazioni, inoltre, a seguito di una denuncia/querela proposta da un cittadino ignaro, citato dinanzi al Giudice di Pace da parte di uno dei predetti indagati per una richiesta di risarcimento danni non patrimoniali connessa a un presunto incidente stradale, la medesima A.G. delegante richiedeva lo svolgimento di altri accertamenti, a seguito dei quali emergevano profili di responsabilità penali nei confronti di ulteriori 4 soggetti (compresi nr. 2 vigili urbani in servizio presso il Comando di Polizia Locale di Reggio Calabria), oltre che del medesimo dirigente sanitario e del dipendente paramedico già emersi nel corso dell’indagine.

Tale “seconda” truffa, in vista del successivo giudizio civile teso al risarcimento anche del presunto danno non patrimoniale, in particolare, aveva consentito agli indagati di riscuotere un primo rimborso assicurativo per falsi danni patrimoniali all’automezzo pari a 4.700 €.

La gravità del quadro indiziario raccolto, nonché l’attualità della pericolosità delle condotte poste in essere dagli indagati, spingeva i militari operanti a fornire all’A.G. inquirente elementi idonei tali da far presumere sussistente la necessità di proporre al competente G.I.P. l’adozione del canale delle misure cautelari.

Analizzato l’intero scenario delineatosi nel corso dell’attività investigativa, concordando pienamente con il quadro di pericolosità prospettato dalla polizia giudiziaria, anche rispetto alle esigenze cautelari, la Procura della Repubblica di Reggio Calabria richiedeva al G.I.P. presso il locale Tribunale l’applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari, nonché quella reale connessa al profitto di reato pari a € 54.250 da operarsi su rapporti finanziari degli indagati, ovvero mediante trattenuta del quinto dei trattamenti retributivi, pensionistici e assistenziali degli stessi, sino alla concorrenza del profitto stesso.

Elevatissima verrà mantenuta l’attenzione dei finanzieri della Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, affinché incresciosi episodi della specie siano evitati o prontamente repressi.

La Guardia di Finanza opera costantemente a salvaguardia e a tutela del patrimonio – sia pubblico che privato –, dell’ordinata e civile convivenza sociale e della sicurezza pubblica, intesa anche in termini di sicurezza economico-finanziaria della collettività e dei singoli individui.

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Siracusa: Guardia di Finanza, operazione “GAP”. Scoperta rete di società organizzate per frodare lo Stato nel polo industriale. 5 arresti, 2 misure restrittive, divieti interdittivi per altre 5 persone e sequestri per oltre 43 milioni (video)

(74) Questa mattina la Guardia di Finanza di Augusta, su disposizione della Procura della Repubblica di Siracusa, ha eseguito un’ordinanza emessa dal GIP aretuseo con cui sono state disposte misure restrittive della libertà personale a carico di 7 persone (2 custodie in carcere, 3 ai domiciliari, 1 obbligo di dimora e 1 divieto di espatrio), provvedimenti interdittivi a vario titolo per altri 5 soggetti e sequestri, diretti o per equivalente, per oltre 43 milioni di euro nei confronti dei dodici indagati. Sequestri anche nei confronti di società, in parte destinatarie del provento illecito.

Il provvedimento chiude ampie indagini di natura economico – finanziaria all’esito delle quali, anche con l’ausilio di attività tecnica, sono state portate alla luce fatti di evasione per complessivi € 43.912.288,02.

Le frodi hanno anche portato, su richiesta del PM titolare del fascicolo, al fallimento 5 società.

Le investigazioni sono partite da una verifica fiscale eseguita d’iniziativa nei confronti di una delle società operanti nell’indotto delle Grandi Committenti, che versava in una situazione di sostanziale dissesto. Dall’attività emergevano criticità e alert che portavano i militari all’esecuzione di ulteriori controlli presso le imprese che erano subentrate nelle commesse dopo che la prima società, improvvisamente, aveva cessato di operare.

Si scopriva così che tutte le entità, parte delle quali aderenti a un Consorzio, facevano capo a una nota coppia di imprenditori megaresi e costituivano un vero e proprio sistema di “scatole vuote” che, in modo programmato, ha “assorbito”, non onorandolo, il carico fiscale e contributivo dell’attività nel suo complesso. Tutto questo

grazie alla compiacenza di persone con precisi ruoli e di uno staff amministrativo formato anche da “prestanomi”, faccendieri e personaggi poco abbienti e mal prezzolati.

Le frodi, sostanzialmente, si consumavano nel seguente modo: il Consorzio, nel tempo manutenuto “pulito” e gestito sempre dagli stessi coniugi, si aggiudicava appalti a prezzo ribassato per la manutenzione di impianti del comprensorio industriale di Priolo/Melilli. Il prezzo di aggiudicazione risultava assai competitivo perché, di fatto, non teneva conto dell’importo dovuto allo Stato, a titolo d’imposta o di contributo previdenziale. Il lavoro così appaltato veniva poi fatto svolgere dalle consorziate di turno che nel tempo, però, si susseguivano. Così, quando una società aveva ormai raggiunto debiti tributari di considerevole importo, veniva sostituita con un’altra impresa di nuova costituzione, che si avvaleva sempre della stessa maestranza e degli stessi mezzi.

Rigorosa la prova fornita sull’esistenza del “sistema”, obbediente all’unica volontà dei due coniugi: oltre alle intercettazioni, nel corso delle attività sono state eseguite escussioni di informazioni, riscontri attraverso banche dati, acquisizioni documentali, perquisizioni domiciliari, locali e informatiche, anche nei confronti del titolare di uno Studio di consulenza, che ora è chiamato a rispondere per le sue responsabilità.

La mole degli elementi raccolti e acquisiti agli atti ha reso evidente che le società erano tutte riconducibili all’unica famiglia di imprenditori, i quali gestivano direttamente personale, appalti e rapporti con le banche dell’intera rete societaria, della quale conoscevano dettagliatamente la situazione finanziaria, revisionando bilanci e impartendo disposizioni sugli aggiustamenti contabili da effettuare. Erano ancora i due coniugi che, grazie all’ausilio di un faccendiere di fiducia, arruolavano persone poco abbienti alle quali, dietro miseri compensi, intestavano quote societarie e/o cariche di società, alcune delle quali risultano aver movimentato volumi d’affari milionari.

Significative, per il quadro probatorio, anche le modalità con cui gli stessi impartivano direttive. Tramite canali “social” venivano infatti dettate disposizioni in modo criptico, nel timore di essere “ascoltati” e sebbene queste comunicazioni, a loro avviso, non fossero intercettabili (whatsapp, skype), comunque essi pretendevano che, nel corso delle interlocuzioni, non venisse mai fatto alcun riferimento alla loro persona.

Dalle indagini è inoltre emerso che, al fine di ingannare le Committenti, sono stati falsificati anche DURC e UNILAV di quasi tutte le società commissionarie.

In questo contesto investigativo gli imprenditori megaresi, laddove comparivano in ruoli formali, deliberavano e incassavano compensi palesemente sproporzionati all’incarico ricoperto. Le attività hanno però dimostrato che il drenaggio di risorse è avvenuto anche sfruttando il naturale schermo offerto dalla dimensione internazionale. Dalle attività è infatti risultata costituita a Malta una società di diritto locale allo scopo di emettere, dall’estero, fatture per operazioni inesistenti esclusivamente nei confronti di una delle società fallite che, pagando i falsi documenti, svuotava le proprie casse, per circa 3 milioni di euro, a esclusivo vantaggio della coppia.

L’attività, condotta dalla Fiamme Gialle in via trasversale con i poteri di polizia tributaria e poi, sotto l’egida della Procura, con quelli di polizia giudiziaria, conferma la perniciosità della criminalità economico – finanziaria, in grado di alterare, per il soddisfacimento di interessi personali, interi equilibri di sistema, come quello, assai delicato, che caratterizza il Polo petrolchimico della provincia di Siracusa.

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Catanzaro: Guardia di Finanza, operazione “Scacco alla regina”. Traffico e spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere “Ciampa di Cavallo” di Lamezia Terme. Arrestate 19 persone di etnia Rom (3 minori), in 8 percepivano il reddito di cittadinanza (video)

(73) 19 ordinanze di custodia cautelare, 3 delle quali nei confronti di minori, decine di perquisizioni eseguite: questo è il bilancio dell’operazione “Scacco alla regina” scattata alle prime luci dell’alba e che ha visti impiegati oltre 100 militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro e di altri reparti della Calabria.

Teatro dell’operazione il popolare quartiere “Ciampa di Cavallo”, prevalentemente popolato da famiglie di etnia rom trasferite, nel tempo, dall’adiacente campo rom di Scordovillo, il più grande del mezzogiorno e le cui condizioni di degrado sono state oggetto, recentemente, anche di un Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

Le indagini, svolte dai Finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno disvelato un quadro sconcertante: a capo dell’organizzazione è risultata una donna, B.C. di 50 anni, che, benchè ristretta in carcere, riusciva a sovrintendere ad una ramificata e capillare catena di spaccio di sostanze stupefacenti all’interno del quartiere “Ciampa di Cavallo”, un vero “fortino” ritenuto fino ad oggi inespugnabile. Suo tramite un congiunto minorenne, che trasmetteva gli ordini impartiti dal carcere dalla “Regina” ad interi nuclei familiari di etnia rom preposti alla vendita delle dosi di cocaina ed eroina ai tossicodipendenti ammessi, dalle sentinelle, ad accedere nel “fortino”.

L’organizzazione, come inequivocabilmente dimostrato anche dalle riprese video effettuate dalle Fiamme Gialle lametine, non esitava ad avvalersi di minori per l’attività di spaccio.

Nei confronti di 3 di essi, infatti, il GIP del Tribunale per i Minorenni di Catanzaro, aderendo alla richiesta formulata dal Procuratore della Repubblica per i Minorenni del capoluogo calabrese, ha disposto la custodia cautelare in apposite strutture.
Coinvolti, addirittura, 2 minori di età inferiore ai 14 anni e pertanto non imputabili.

La Procura per i Minorenni di Catanzaro, alla luce di quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, ha avviato le procedure per la richiesta di decadenza della potestà genitoriale al competente Tribunale per i Minorenni.
Sono in corso gli accertamenti patrimoniali da parte delle Fiamme Gialle lametine sui nuclei familiari coinvolti nelle indagini.

4 degli arrestati sono risultati fruitori del reddito di cittadinanza, mentre altri 4 indagati fanno parte di nuclei familiari a loro volta percettori della misura di sostegno.

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Trapani-Palermo: Carabinieri e Guardia di Finanza, operazione “Eden 3 – Pequeno”. Tre arresti per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanza stupefacenti (video)

(72) Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Trapani e militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, dalle prime ore dell’alba stanno dando esecuzione ad un ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio G.I.P del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 3 soggetti facenti parte di una più ampia associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti che ha operato sotto l’egida di cosa nostra siciliana e all’ombra del latitante MESSINA DENARO Matteo.

Sono altresì in corso in tutto il territorio nazionale decine di perquisizioni, che vedono impiegati oltre 100 Carabinieri e Finanzieri, supportati da unità cinofile, e riguardano abitazioni e luoghi nella disponibilità degli indagati.

L’odierna indagine, convenzionalmente denominata EDEN 3 – PEQUENO, ha permesso di ricostruire i lucrosi traffici delittuosi posti in essere dagli associati sin dall’estate del 2013, consentendo nell’ultimo quinquennio il sequestro degli ingenti carichi di stupefacente (hashish) acquistati dall’organizzazione criminale.

Le indagini hanno evidenziato come i tre arrestati, tra cui l’ex avvocato MESSINA Antonio (autorevole esponente della criminalità organizzata trapanese, radiato dall’albo degli avvocati per le vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto in passato, emerso in maniera trasversale in diverse attività investigative perché in qualificati rapporti con esponenti apicali di cosa nostra), tutti originari di Campobello di Mazara e pluripregiudicati per reati inerenti al traffico illecito di sostanze stupefacenti, nonostante i periodi di detenzione ultradecennali scontati, sfruttando rapporti consolidati con alcuni referenti stranieri, nel periodo monitorato dalle indagini abbiano operato importazioni di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente lungo la tratta Marocco – Spagna – Italia.

In particolare, nella prima fase delle investigazioni è stata intercettata una partita di droga proveniente dalla penisola iberica e destinata al mercato milanese, costituita da 240 kg di hashish, sequestrati a Carate Brianza (MB), con il conseguente arresto in flagranza di un soggetto incaricato di custodire lo stupefacente.

La “merce” avrebbe fruttato alle casse dell’organizzazione circa 350.000 euro, raddoppiando l’investimento illecito.

Nello stesso frangente veniva ricostruito il reticolo di spaccio sulla piazza lombarda, composto dai soggetti ai quali gli associati facevano “assaggiare” lo stupefacente al fine di cederlo il più rapidamente possibile.

Le indagini, oltre a consentire di documentare numerosi episodi di minuto spaccio e l’acquisto di due armi da fuoco, hanno permesso di ricostruire l’attivismo dell’associazione per l’importazione di ulteriori carichi di hashish per oltre una tonnellata, tra cui:

  • una “partita” di 180 kg ceduta a clienti di origine calabrese;
  • un carico di 60 kg di hashish che, proveniente dalla Sicilia e destinato al mercato lombardo, è stato sequestrato alla fine del 2015 in Toscana.

Nell’ultimo periodo, muovendo dal monitoraggio di GRECO Angelo (arrestato il 19.04.2018 in esito all’indagine c.d. ANNO ZERO per partecipazione ad associazione mafiosa quale affiliato alla famiglia di cosa nostra di Campobello di Mazara, in costante collegamento con il vertice del mandamento di Castelvetrano e pertanto condannato con rito abbreviato l’11.11.2019 alla pena di anni 8 di reclusione) sono stati acquisiti ulteriori e convergenti elementi sul conto di TAMBURELLO Giacomo, MESSINA Antonio inteso l’avvocato e MISTRETTA Nicolò.

Dalle indagini condotte è emerso che gli esponenti dell’organizzazione criminale investigata, oltre ad esprimere in alcuni dialoghi intercettati espliciti riferimenti al latitante MESSINA DENARO Matteo, hanno agito anche in favore della consorteria mafiosa campobellese prevedendo tra l’altro tra le sue finalità la distribuzione di parte dei proventi delittuosi per il soddisfacimento dei bisogni economici della nominata famiglia mafiosa, segnatamente per il sostentamento dei sodali detenuti.

Detta struttura criminale, per lo sviluppo delle sue attività illecite, si è avvalsa inoltre di una qualificata rete relazionale articolata sul territorio nazionale che ha visto coinvolti, tra gli altri, diversi soggetti oggi destinatari di provvedimento di perquisizione.

Come sopra anticipato, in tale ambito ha assunto particolare rilievo la figura di MESSINA Antonio il quale si è anche adoperato per dirimere i contrasti insorti per ragioni economiche tra gli associati, sviluppando nell’hinterland milanese degli incontri con MISTRETTA Nicolò e altri importanti esponenti della criminalità organizzata siciliana da anni operativi in Lombardia; proprio in occasione di una riservata riunione tra MESSINA e un pluripregiudicato palermitano avvenuta all’interno di un affollato esercizio commerciale, in un più ampio discorso che riguardava la situazione della famiglia di cosa nostra di Castelvetrano e le difficoltà che stava incontrando detto sodalizio per via dei numerosi interventi repressivi effettuati dalle FF.PP., veniva captato un rilevante dialogo in cui i due indagati facevano cenno anche al latitante MESSINA DENARO Matteo che il palermitano asseriva finanche di avere incontrato.

Con riferimento alla figura di TAMBURELLO, individuato come promotore del sodalizio in parola, è emerso che questi, utilizzando svariati recapiti telefonici anche internazionali fittiziamente intestati a terzi e impiegando un predeterminato codice di cifratura (decriptato dai Reparti operanti):

  • – manteneva i contatti con mediatori e fornitori del narcotico dimoranti in Spagna e Marocco;
  • – si relazionava con i sodali presenti nel Nord Italia incaricati della commercializzazione dello stupefacente importato
  • – indicava perentoriamente ai sodali la cogente esigenza di destinare parte dei proventi delle attività delittuose per remunerare la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara.

Si evidenzia infine che i traffici di sostanza stupefacente intercettati nel corso delle attività avrebbero avuto complessivamente un valore sul mercato pari quantomeno ad un milione e mezzo di euro.

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