Prato: GdF, operazione “Gagaro”. Arrestati 17 responsabili di una colossale “frode carosello” nel settore del commercio di materie plastiche. Scoperte fatture per operazioni inesistenti per oltre 200 milioni (video)

(71) Dalle prime luci dell’alba, i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Prato – avvalendosi della preziosa collaborazione dei colleghi di Livorno, Firenze, Pistoia, Roma, Lucca, Alessandria, Campobasso, Paderno Dugnano (MI), Castiglione della Pescaia (GR), Treviglio (BG), Falconara Marittima (AN) e Civita Castellana (VT) – stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il locale Tribunale.

I 160 Finanzieri complessivamente impiegati nelle operazioni odierne stanno procedendo all’arresto di 17 componenti di un sodalizio illecito nonché a 57 perquisizioni domiciliari e locali oltre che a consistenti sequestri patrimoniali.

Agli arrestati è contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, quali la dichiarazione fraudolenta, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’omesso versamento di I.V.A. e l’indebita compensazione.

L’esecuzione del menzionato provvedimento cautelare costituisce l’ultimo atto di una complessa indagine, denominata “Operazione GAGARO”, coordinata dal Sostituto Procuratore presso il locale Tribunale, Dottoressa Laura CANOVAI, scaturita da una verifica fiscale intrapresa dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria nei confronti di una società di Prato operante nel settore del commercio di materie plastiche, in particolare polimeri – sotto forma di granuli – ricavati dal petrolio.

Tale impresa – pur sprovvista di idonea struttura imprenditoriale non avendo disponibilità di lavoratori dipendenti, depositi, magazzini ed attrezzature – nel suo primo anno di attività risultava aver conseguito un rilevante ed anomalo volume d’affari, pari a quasi 20 milioni di Euro, omettendo il dovuto versamento di circa 4,3 milioni di Euro di I.V.A..

Le pazienti e scrupolose indagini delle Fiamme Gialle, estese poi ad altri soggetti economici di volta in volta emersi, hanno consentito di individuare e disarticolare un’associazione a delinquere operante a Prato, Livorno, Pistoia ed in altre località, dedita da circa sei anni a reiterate “frodi carosello”.

Uno dei principali canali di vendita ed immissione nel mercato dei polimeri è risultata essere una società di capitali di medie dimensioni con sede a Livorno, dallo straordinario start up, capace di vendere oltre 25 milioni di euro di materie plastiche in meno di tre anni.

Nutrendo sospetti sull’origine fraudolenta dei grandi quantitativi commercializzati, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Livorno aveva già avviato indagini tese ad accertare l’effettiva provenienza dei polimeri, riscontrando le stesse anomalie individuate dai colleghi di Prato, con i quali sono state poi condivise le risultanze investigative così da contribuire alla completa ricostruzione del contesto illecito.

La frode è stata realizzata secondo due differenti modalità, ovvero attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture soggettivamente ed oggettivamente inesistenti, come più dettagliatamente descritto nell’allegata scheda di approfondimento.

Le imprese coinvolte sono complessivamente 24, di cui 6 “fornitrici” con sede all’estero, 12 “cartiere”, 3 “filtro” e 3 “rivenditrici”.

La complessa ricostruzione delle operazioni commerciali, non totalmente esaurita, ha consentito di rilevare, ad oggi, un giro complessivo di fatture per operazioni inesistenti, emesse ed utilizzate, superiore ai 200 milioni di Euro, con un’I.V.A. evasa di circa 40 milioni di Euro ed omessi versamenti di imposta per oltre 20 milioni di Euro.

Tuttavia tali importi sono destinati ad aumentare sensibilmente all’esito della ricostruzione contabile in ordine alla posizione di altri soggetti economici che hanno partecipato alla frode, la cui documentazione è stata sequestrata in data odierna.

Dalle indagini eseguite è emersa una figura predominante dell’ambito del sodalizio illecito: si tratta di un quarantatreenne, B.M. le sue iniziali, iscritto all’A.I.R.E. in quanto residente in Slovenia ma di fatto domiciliato nella provincia di Prato, di cui è originario.

Costui, destinatario di misura restrittiva in carcere, è risultato essere l’ideatore, il promotore ed il capo dell’associazione.

Gli altri 16 principali responsabili, tutti sottoposti agli arresti presso le rispettive abitazioni di residenza, hanno ricoperto svariati ruoli nell’ambito del sodalizio: alcuni hanno agito come stretti collaboratori del menzionato M.B. nella gestione delle aziende fornitrici straniere nonché delle “società cartiere” e di quelle “filtro”, altri quali amministratori o gestori di fatto delle “rivenditrici”.

Di essi, 7 sono residenti nella provincia di Prato, 3 di Livorno, 3 di Pistoia, 2 di Milano ed uno di Alessandria.

Le misure cautelari e le ulteriori attività di polizia giudiziaria nei confronti dei tre sodali operanti a Livorno sono state eseguite dai militari del Nucleo di Polizia economico- finanziaria della città labronica, co-delegati dall’Autorità Giudiziaria.

Vi sono poi ulteriori 22 soggetti coinvolti a vario titolo nell’attività illecita. Tra questi, alcuni consulenti fiscali ed amministrativi che hanno curato la contabilità di società facenti capo al sodalizio.

In totale gli indagati sono 39. I principali responsabili ostentavano l’immagine di imprenditori rampanti e navigati e conducevano un elevato tenore di vita, cambiando spesso auto sportive di grossa cilindrata, senza farsi mancare costose vacanze e lussuosi weekend in eleganti e raffinati locali notturni e ristoranti della Versilia.

Erano così convinti di avere creato una collaudata ed inespugnabile “fabbrica di denaro” da mostrare assoluta spavalderia e vantarsene nel corso di numerose conversazioni telefoniche, certi che mai sarebbero stati scoperti.

Alcuni di loro erano soliti atteggiarsi attribuendosi l’appellativo di “gagari”, dal termine francese “gagà”. Da qui il nome dell’operazione di polizia giudiziaria in corso.

Con i proventi realizzati, M.B. ha potuto avviare altre attività parallele, tra le quali il commercio di vini pregiati, peraltro “in nero”.

La Guardia di Finanza sta inoltre procedendo, come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari, al sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni e delle disponibilità riconducibili alle società ed ai soggetti coinvolti, fino all’equivalente del profitto dei reati accertati, corrispondente a complessivi euro 26.325.299.

Le operazioni di sequestro, in questo momento in corso, riguardano molteplici proprietà immobiliari, terreni, autovetture nonché le disponibilità finanziarie esistenti sui rapporti bancari intestati ai soggetti coinvolti.

L’attività operativa, condotta dalla Guardia di Finanza secondo le direttive impartite dall’Autorità Giudiziaria, s’inquadra nelle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare il contrasto ai più complessi fenomeni di frode, a tutela della collettività oltre che del comparto economico di riferimento.

L’articolato meccanismo fraudolento non ha infatti comportato solo un ingente danno all’Erario per le imposte non versate, ma ha altresì inciso sull’economia locale in quanto le materie prime plastiche sono state immesse nel circuito produttivo a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli di mercato, circostanza che ha danneggiato gli imprenditori onesti del settore che hanno subito uno svantaggio concorrenziale difficilmente contrastabile con i mezzi a loro disposizione.

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Napoli: GdF, vasta operazione nei confronti del “Clan Cesarano” di Castellammare di Stabia. Eseguite 20 ordinanze di custodia cautelare (video)

(70) Dalle prime ore della mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari – emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 20 soggetti ritenuti promotori, affiliati o strettamente contigui al “clan CESARANO”, operante soprattutto nei comuni di Castellammare di Stabia, Pompei, Santa Maria La Carità e Scafati.

L’odierno provvedimento scaturisce da un’articolata attività di indagine partita nel 2014 – sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli e sviluppata dal Gruppo di Torre Annunziata e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia – allorquando, in concomitanza dell’arresto di ESPOSITO Nicola detto “o’ mostr”, la leadership del gruppo criminale in parola, con il beneplacito dello storico capoclan CESARANO Ferdinando (attualmente recluso al “41 bis”), veniva assunta dal DI MARTINO Luigi, alias “o’ profeta” (parimenti recluso al “41- bis”), proprio in quel frangente tornato in libertà dopo una lunga detenzione.

Le investigazioni, avviate grazie alla denuncia di un imprenditore di Castellammare di Stabia operante nel settore delle “slot machines”, hanno consentito di ricostruire un analitico e voluminoso quadro indiziario sulla riorganizzazione del sodalizio criminale stabiese, sulla nuova struttura organigrammica della medesima consorteria e sulle modalità operative mediante le quali veniva imposto il controllo sulle attività economiche della zona o venivano gestiti lucrosi traffici delittuosi, accumulando in questo modo ingenti proventi illeciti.

In specie, la compagine criminale dei “CESARANO”, sotto l’egida verticistica della figura carismatica del nuovo leader che riceveva gli affiliati presso il suo quartier generale fissato nella zona stabiese di “Ponte Persica”, è risultata attiva prevalentemente nell’imposizione delle estorsioni alle imprese commerciali, nella conduzione – mediante prestanome – di importanti realtà imprenditoriali locali e nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti.

Nell’ambito dell’attività estorsiva – per la quale l’organizzazione criminale si avvaleva anche di un canale informativo “privilegiato” da cui apprendeva ogni nuovo appalto o attività economica di spessore – specifica rilevanza assumono le figure criminali di CESARANO Giovanni detto “Nicola” (classe ‘66) e FALANGA Aniello (classe ‘64), che, mediante minacce e violenze, obbligavano decine di imprenditori a versare periodicamente il “pizzo”, oltre che ad imporre il noleggio di “slot machines”, i cui proventi confluivano nella casse del clan per sostenere le famiglie storicamente affiliate, servivano per pagare gli stipendi agli organici e venivano reinvestiti in altre attività illecite.

Questi due sodali, per imporre il controllo “paramilitare” sul “territorio di competenza” del clan, si avvalevano di altri subalterni e, più in particolare, di DI MARTINO Luigi detto “o’ cifrone” (classe ‘61), di VARRIALE Carmine detto “o’ lione” (classe ‘70), nonché di IEZZA Antonio (classe ‘53) e PECORARO Claudio (classe ‘73), questi ultimi due anche con il ruolo di “guardaspalle” deputati a salvaguardare l’incolumità del “reggente” del sodalizio camorristico.

Altro soggetto dedito alle estorsioni specificatamente nei confronti delle società di noleggio di videogiochi, per conto DI MARTINO Luigi detto “o’ profeta”, veniva individuato in LA MURA Luigi detto “Gigino Diabolik” (classe ‘82).

Tali affiliati venivano intimiditi ad eseguire senza alcuna esitazione gli ordini impartiti (“….gli dici a nome dei compagni di Ponte Persica..”) e senza alcun potere decisionale in merito (“..se ti dico struppialo, tu vai là e struppialo..”), ricorrendo – laddove necessario – ad esplicite minacce (“…ti siedono sulla sedia a rotelle, tu ne esci con il cucchiaino”).

Oltre ad imporre il racket nella sua forma tradizionale con pagamenti a cadenza mensile, le indagini hanno dimostrato come il clan controllava, sfruttando la propria forza di intimidazione, la società “ENGY SERVICE S.R.L.”, un’azienda di intermediazione trasporti, allo scopo precipuo di assumere il monopolio totale delle spedizioni di fiori, bulbi e vasellame, con annesso scarico merci da e per il “Mercato dei fiori” di Pompei. Tale società – già emersa in altra indagine sfociata nell’adozione di diverse misure cautelari – risulta gestita dal cognato del “profeta”, ESPOSITO Giovanni (classe ‘66), che risponde di concorso esterno nell’associazione camorristica del “clan CESARANO”.

La sicurezza delle conversazioni del gruppo criminale da possibili intercettazioni telefoniche da parte degli organi inquirenti era garantita da un dealer di una compagnia telefonica di Pompei (VISPINI Antonio, classe ‘78), il quale riforniva periodicamente il sodalizio di svariate “schede sim” solitamente intestate ad extracomunitari.

Parallelamente alle attività estorsive, il gruppo criminale poneva in essere una fervente e remunerativa attività nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, unitamente ad esponenti di un gruppo criminale della provincia salernitana affiliati al clan camorristico “PECORARO/RENNA”, oltre che intessendo contatti con alcuni soggetti appartenenti a clan camorristici della provincia di Napoli, quali i “MALLARDO” ed i “CONTINI”.

Attraverso una ricostruzione della filiera di approvvigionamento e distribuzione delle sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana), sono stati dettagliatamente delineati i ruoli – non organici al clan – di:

– BARRA Felice (classe ‘71), quale broker che, su disposizione del “profeta” si occupava dell’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, sfruttando i suoi contatti con esponenti del “clan CONTINI” di Napoli;

– AMITA Vincenzo (classe ‘88) e NORATO Filomena (classe ‘85) quali custodi dei luoghi di deposito della droga;

– IODICE Cira (classe ‘61), QUARANTA Adelchi (classe ‘86) e DELLA CORTE Carlo (classe ‘61) quali corrieri utilizzati per il trasporto dello stupefacente;

– BISOGNI Sergio (classe ‘68), MOGAVERO Francesco (classe ‘79) e LANGELLA Giovanni (classe ‘82) quali acquirenti finali che, successivamente, destinavano la droga allo spaccio nelle province di Napoli e Salerno.

Sulla base dell’esito dell’attività investigativa – svolta utilizzando indagini tecniche (quali intercettazioni telefoniche e ambientali) nonché con l’utilizzo di gps installati sugli autoveicoli in uso agli indagati ed eseguendo l’esame dei sistemi di videosorveglianza comunali e privati – il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli emetteva un provvedimento cautelare a carico di 20 soggetti (dei quali 15 in carcere e 5 agli arresti domiciliari), resisi responsabili a vario titolo dei reati di cui agli articoli 416-bis

(associazione per delinquere di stampo mafioso), 416-bis 1 (circostanze aggravanti per reati connessi ad attività mafiose) e 629 (estorsione) del Codice Penale e 73 (produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope) o 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope) del D.P.R. nr. 309/90.

Altri nove soggetti, per il momento indagati a piede libero per le medesime fattispecie delittuose, sono stati destinatari di mirati decreti di perquisizione domiciliare.

Si riportano i nomi dei destinatari delle misure cautelari:

Tradotti in carcere:
1) BARRA Felice, nato a Napoli il 03.04.1971 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale);

2) BISOGNI Sergio, nato a Montecorvino Rovella (SA) il 28.07.1968 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
3) CESARANO Giovanni detto “Nicolino”, nato a Napoli il 26.05.1966 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis, 416 bis 1 e 629 del Codice Penale, 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
4) DI MARTINO Luigi detto “o’ profeta”, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 25.03.1961 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis, 416 bis 1 e 629 del Codice Penale, 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);

5) DI MARTINO Luigi, detto “cifrone”, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 21.06.1961 (indagato per il reato di cui all’articolo 416 bis del Codice Penale);
6) ESPOSITO Giovanni, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 15.08.1966 (indagato per il reato di agli articoli 110-416 bis del Codice Penale);

7) FALANGA Aniello, nato a Pompei (NA) il 04.06.1964 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis, 416 bis 1 e 629 del Codice Penale, 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
8) IEZZA Antonio, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 10.09.1953 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis e 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);

9) IODICE Cira, nata a Resina (NA) il 14.03.1961 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 del D.P.R. nr. 309/90);
10) LANGELLA Giovanni detto “Giannino o’ paglietta”, nato a Boscoreale (NA) il 01.03.1982 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale);

11) MOGAVERO Francesco, nato a Battipaglia (SA) il 13.01.1979 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);
12) PECORARO Claudio, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 30.03.1973 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis del Codice Penale e 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90);

13) QUARANTA Adelchi, nato a Salerno il 28.01.1986 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 del D.P.R. nr. 309/90);
14) VARRIALE Carmine, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 25.08.1970 (indagato per il reato di cui agli articoli 416 bis e 629 del Codice Penale);

15) VISPINI Antonio, nato a Pompei (N) il 28.10.1978 (indagato per il reato di agli articoli 110-416 bis del Codice Penale).

Sottoposti agli arresti domiciliari:
1) AMITA Vincenzo, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 17.04.1988 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale);
2) DEL GAUDIO Pietro, nato a Pompei (NA) il 15.07.1976 (indagato per il reato di cui all’articolo 416 bis del Codice Penale);
3) DELLA CORTE Carlo, nato a Battipaglia (SA) il 18.11.1961 (indagato per il reato di cui all’articolo 73 del D.P.R. nr. 309/90);
4) LA MURA Luigi detto “Gigino Diabolik”, nato a Vico Equense (NA) il 09.05.1982 (indagato per il reato di cui agli articoli 629 e 416 bis 1 del Codice Penale);
5) NORATO Filomena, nata a Castellammare di Stabia (NA) il 12.06.1985 (indagato per il reato di cui agli articoli 73 e 74 del D.P.R. nr. 309/90 e 416 bis 1 del Codice Penale).

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Varese: tre arresti per corruzione e truffa ai danni di un comune, indagate 26 persone

(69) Un centinaio di finanzieri del Comando Provinciale di Varese, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P presso il locale Tribunale, nei confronti di tre soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, truffa aggravata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, peculato, abuso d’ufficio, riciclaggio, emissione e utilizzo di false fatture. Sono inoltre in corso 44 perquisizioni in Lombardia, Veneto e Piemonte.

Le misure restrittive in carcere riguardano un funzionario di un Comune della provincia di Varese ed un agente di commercio varesino di un’impresa coinvolta, mentre, la legale rappresentante di un’azienda di Varese, risulta ai domiciliari.

Le indagini di polizia giudiziaria, condotte dalla Compagnia di Gaggiolo e coordinate dalla Procura della Repubblica di Varese – avviate a gennaio del 2019 – hanno messo in evidenza un articolato sistema corruttivo, attuato tra un pubblico funzionario ed alcuni imprenditori ai danni del Comune.

In particolare veniva accertato che il dipendente pubblico, in cambio di denaro o altre utilità (buoni per l’acquisto di viaggi all’estero, abbigliamento, prodotti hi-tech, attrezzatura per praticare l’equitazione ed una cuccia per il cane) per un totale di circa 110.000 euro, manipolava, sistematicamente, le gare e le procedure di appalto, assegnando, illecitamente, l’esecuzione dei lavori di manutenzione di opere pubbliche, truffando l’Ente locale.

Basti pensare, ad esempio, che, in una arco temporale di circa 18 mesi, sono emerse forniture per oltre 700 tonnellate di catrame per il rappezzo del manto stradale, pagate con denaro publico all’azienda fornitrice ma in realtà mai consegnate, cagionando al Comune un danno economico stimato pari a circa 160 mila euro.

Nel dettaglio il funzionario infedele, per non destare sospetti, era solito incontrare gli imprenditori conniventi all’interno degli spogliatoi in uso agli operai del Comune. In questi locali, al di fuori da sguardi indiscreti, veniva documentato il passaggio del denaro e dei beni richiesti, a fronte dell’illecita assegnazione dei lavori pubblici. In tale circostanza, venivano inoltre concordate le modalità relative alla predisposizione dei falsi documenti amministrativi e fiscali necessari sia per truffare il Comune che per riciclare il denaro delle mazzette, denaro che veniva accantonato mediante fittizzi pagamenti di forniture di beni mai realizzate.

Gli accertamenti consentivano di scoprire che, per far fronte all’illecito modus operandi, venivano utilizzate ad hoc 9 società “cartiere”, in quanto prive di una reale struttura aziendale ed imprenditoriale, società riconducibili a prestanomi ed utilizzate al solo fine di emettere false fatture.

Per tale ragione, contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, sono in corso decine di altre perquisizioni anche presso le sedi delle medesime imprese coinvolte che risultano aver emesso centinaia di migliaia di euro di fatture per operazioni inesistenti.

Con riferimento, invece, alla legale rappresentante di un’azienda appaltatrice, la quale come detto è agli arresti domiciliari, veniva riscontrato che alcuni suoi dipendenti, invece di essere impiegati per l’esecuzione di lavori pubblici di ristrutturazione, svolgevano mansioni alle dipendenze del funzionario comunale per la gestione e manutenzione della sua tenuta agricola.

Complessivamente risultano indagate, a vario titolo, 26 persone.

L’odierna operazione delle Fiamme Gialle a difesa della Pubblica Amministrazione, rimarca la costante attenzione del Corpo alla lotta ai fenomeni corruttivi, ai reati contro la Pubblica Amministrazione e, in particolare, agli sperperi nel settore degli appalti pubblici, monitorando il corretto utilizzo delle risorse a disposizione degli Enti Locali, Comunali e Regionali, a beneficio sia delle imprese che operano nel rispetto delle regole, che dell’intera collettività.

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Como: false fatturazioni ed evasione milionaria per le gare di rally, disposto sequestro preventivo di beni per 5,2 milioni (video)

(67) I Finanzieri della Compagnia di Erba, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Como, Dott. Giuseppe Rose, a conclusione di due verifiche fiscali nei confronti di altrettante società con sede nell’erbese e operanti nel campo delle sponsorizzazioni sportive, hanno rilevato una frode fiscale di oltre 12 milioni di euro realizzata attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da parte di 15 società, molte delle quali “cartiere” in quanto prive di struttura imprenditoriale e commerciale.

Il meccanismo fraudolento ha visto protagonisti i tre principali soggetti giuridici operanti nel settore delle gare automobilistiche ovvero le scuderie automobilistiche, gli sponsor e le società di promozione pubblicitaria, organizzazione e realizzazione di manifestazioni sportive, attraverso la vendita e l’acquisto di spazi pubblicitari da cui le scuderie ricavano il denaro necessario per competere.

In particolare, le scuderie di rally, per abbattere il proprio reddito e l’IVA a debito derivanti dalla cessione di spazi pubblicitari e dal noleggio di autovetture, utilizzavano fatture per operazioni inesistenti emesse da società cartiere create ad hoc per facilitare l’evasione fiscale milionaria.

Le indagini finanziarie effettuate sui conti correnti intestati alle società coinvolte e ai rispettivi rappresentanti legali hanno confermato l’impianto accusatorio in quanto, a fronte dei bonifici effettuati per giustificare il pagamento delle fatture false, venivano effettuati prelievi di denaro contante finalizzati ad un’immediata restituzione delle somme trasferite al netto di una percentuale che variava dall’1% al 20%, nonchè versamenti su innumerevoli carte di credito prepagate intestate a prestanome.

Le indagini hanno consentito la segnalazione all’Autorità Giudiziaria locale di 19 soggetti di nazionalità italiana, operanti nel campo delle sponsorizzazioni e del noleggio auto residenti nelle province di Como, Milano, Brescia, Lecco, Novara, Reggio Emilia e Roma, sedi anche delle “cartiere” interessate, per i reati di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nonché di omessa dichiarazione previsti dal D. Lgs. 74/2000.

Il G.I.P. di Como, sul richiesta del P.M., ha disposto il sequestro preventivo dei conti correnti e dei beni mobili e immobili degli indagati fino alla concorrenza di 5,2 milioni di euro (coincidente con l’imposta complessivamente evasa all’Erario) già eseguito dalle Fiamme Gialle erbesi.

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Trapani: Castelvetrano, scoperta impresa agricola che utilizzava 13 lavoratori in nero (2 beneficiari del reddito di cittadinanza)

(66) Nell’ambito dell’ordinaria attività di contrasto al lavoro sommerso, i Finanzieri della Tenenza di Castelvetrano hanno eseguito un mirato controllo nei confronti di un’impresa agricola operante nel settore olivicolo, riscontrando la presenza di ben tredici braccianti, italiani e stranieri, dediti a prestare la propria opera in assenza di formale contratto di lavoro.

I conseguenti approfondimenti condotti dalle Fiamme Gialle attraverso l’utilizzo delle banche dati in uso al Corpo hanno consentito di rilevare che due dei predetti lavoratori erano inclusi in nuclei familiari beneficiari di reddito di cittadinanza. Tale circostanza è stata prontamente segnalata all’I.N.P.S. affinché proceda, come stabilito dalla vigente normativa, a disporre il blocco del beneficio previdenziale e la contestuale irrogazione dei conseguenti provvedimenti sanzionatori.

Inoltre, nel corso delle attività ispettive, è stato appurato che uno dei dipendenti, di nazionalità rumena, era destinatario di una misura restrittiva di carattere personale, che è stata quindi eseguita da parte del Commissariato di P.S. di Castelvetrano.

A carico del datore di lavoro – che, dopo l’avvio dell’intervento, ha provveduto a regolarizzare l’intera manodopera e che sarà obbligato al versamento dei relativi contributi lavoristici – i militari hanno proceduto ad elevare sanzioni di carattere amministrativo, pari ad € 28.000,00 complessivi per effetto dell’applicazione della maggiorazione del 20% scaturente dall’accertato impiego in nero dei due operai beneficiari del reddito di cittadinanza, misura di sostegno sociale tesa, come noto, a favorire le fasce meno abbienti della popolazione e l’inserimento delle stesse nel mondo dell’occupazione.

Nei prossimi giorni saranno ulteriormente intensificati i controlli nello specifico settore produttivo, finalizzati a reprimere il fenomeno dell’irregolare occupazione di lavoratori agricoli stagionali, a salvaguardia dell’interesse dei lavoratori stessi e delle imprese che operano nel pieno e consapevole rispetto delle regole.

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Roma: evasione fiscale, truffa ed autoriciclaggio dietro il sogno dell’auto “a costo zero”. Sequestrati beni per quasi 3 milioni

(65) Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo avente ad oggetto disponibilità finanziarie e immobili per un valore di quasi 3 milioni di euro, emesso nei confronti di Massimiliano CASAZZA, amministratore della VANTAGE GROUP S.r.l. e ideatore dell’offerta commerciale “My Car – No Cost”.

CASAZZA, indagato per evasione fiscale, truffa e autoriciclaggio, proponeva la sottoscrizione di contratti con cui privati o imprese si impegnavano ad acquistare autovetture di colore bianco sulle cui fiancate sarebbero stati applicati messaggi pubblicitari – nonostante il Codice della Strada vieti espressamente l’utilizzo dei mezzi per pubblicità a titolo oneroso – e a pagare circa € 7.000 per servizi aggiuntivi mai corrisposti.

A fronte di ciò, la VANTAGE avrebbe provveduto a corrispondere al contraente 60 rate mensili di importo variabile tra i 340 e i 440 euro, quale rimborso del prezzo di acquisto del veicolo, nonché una quota delle spese per carburante e assicurazione.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno tratto origine da segnalazioni operate dagli acquirenti allorquando, dalla fine del 2018, all’aumentare dei sottoscrittori dei contratti, la società non ha più proceduto ai rimborsi.

Nel corso degli approfondimenti investigativi, i Finanzieri del II Gruppo Tutela Entrate del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno ricostruito un giro d’affari di circa 15 milioni di euro nel triennio 2016-2018, periodo in cui l’impresa ha evaso, attraverso la presentazione di dichiarazioni riportati dati non veritieri, circa 3 milioni di IVA, importo sottoposto a sequestro.

Inoltre, nello stesso periodo, utilizzando parte del denaro così illegittimamente ottenuto, CASAZZA ha acquistato, tramite altra società, immobili per circa 1,3 milioni di euro.

L’operazione testimonia il costante impegno profuso dalla Guardia di Finanza nella lotta all’evasione fiscale e alle frodi ai danni dei cittadini e delle imprese.

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Trapani: scoperta pasticceria abusiva gestita da un trapanese percettore di reddito di cittadinanza

(64) Negli scorsi giorni militari del Gruppo Trapani hanno individuato, in località Salinagrande, un laboratorio di pasticceria totalmente abusivo esercitato all’interno di un’abitazione privata, condotta in locazione.

I finanzieri, dopo una serie di sopralluoghi ed appostamenti riservati effettuati nei giorni precedenti la data dell’intervento nei pressi dell’abitazione – durante i quali veniva notato un via vai continuo di presunti clienti -, hanno intercettato e colto sul fatto il “pasticciere”, identificandolo nel mentre era intento a consegnare prodotti dolciari ad una locale pasticceria.

All’interno della cucina adibita a laboratorio abusivo venivano infatti realizzati prodotti dolciari dal pasticciere abusivo e dalla moglie. Il primo, che aveva già in passato esercitato una regolare attività di pasticceria cessata nel 2000, dal mese di giugno 2019 risulta percepire anche circa 700 euro mensili a titolo di reddito di cittadinanza.

Le precarie condizioni igieniche dell’abitazione e degli stessi locali in uso al laboratorio, nonché l’assenza dell’autorizzazione sanitaria e dei requisiti igienico-sanitari – sia di impianto che funzionali – previsti dalle leggi e regolamenti, richiedevano il necessario intervento di personale dell’A.S.P. di Trapani, congiuntamente al quale è stato eseguito il successivo sequestro di ben 160 kg. circa di prodotti dolciari – tra i quali in particolare la caratteristica “frutta martorana” – pronti per essere rivenduti a diverse pasticcerie e forni trapanesi in occasione delle imminenti festività.

Il titolare del laboratorio abusivo è stato denunciato alla locale Autorità Giudiziaria, ai sensi dell’art. 5, lett. b) della Legge 30 aprile 1962, n. 283, per violazione delle norme che tutelano la pubblica salute, la produzione ed il commercio delle sostanze destinate alla alimentazione, nonché ai sensi dell’art. 7, comma 1, D.L. 4/2019, che prevede una specifica sanzione penale per coloro che, ai fini dell’ottenimento del reddito di cittadinanza, utilizzano dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omettono informazioni dovute all’Inps.

Nei confronti del titolare dell’attività di pasticceria occulta è stato inoltre avviato un controllo fiscale al fine di recuperare a tassazione i proventi frutto dell’abusiva attività commerciale e, nei prossimi giorni, sarà inviata una segnalazione alla competente sede territoriale dell’INPS per l’emissione del provvedimento amministrativo di decadenza dell’erogazione del reddito di cittadinanza dagli stessi indebitamente fruito.

L’operazione si inquadra nel contesto delle quotidiane attività ispettive svolte dalla Guardia di Finanza a contrasto dell’economia sommersa – a tutela del consumatore e degli onesti operatori del commercio – e degli illeciti commessi, mediante mendacio, ai fini dell’ottenimento del reddito di cittadinanza.

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Bergamo: operazione “Tribe”. Bancarotta, frode fiscale e riciclaggio: eseguite 5 OCC e disposti sequestri finalizzati alla confisca di beni per 29 milioni

(63) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bergamo, nell’ambito dell’operazione “TRIBE”, dalle prime ore della mattinata odierna, stanno dando esecuzione ad un’ordinanza che dispone la custodia cautelare nei confronti di 5 soggetti di cui 3 in carcere e 2 ai domiciliari. Tra le persone tratte in arresto figurano 3 imprenditori e 2 professionisti, un commercialista con studio in provincia di Bergamo ed un consulente tributario attivo sulle piazze di Milano e di Monza Brianza, già gravato da precedenti specifici.

Sono 15 le perquisizioni in corso da parte dei Finanzieri presso abitazioni, studi commerciali e sedi di società tra le provincie di Bergamo, Milano, Monza e Brianza, Sondrio, Venezia e Varese.

Il provvedimento di arresto, firmato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bergamo, dottoressa Marina Cavalleri, su richiesta del Sostituto Procuratore della locale Procura della Repubblica, dr. Emanuele Marchisio, rappresenta l’epilogo di una articolata indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bergamo sulle cause del fallimento di una nota società operante nel settore della ristorazione e gestione delle mense e che ha visto coinvolti 19 soggetti, indagati a vario titolo per bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio e false compensazione di crediti d’imposta.

I militari, attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, servizi di osservazione, acquisizione di testimonianze, indagini finanziarie e riscontri documentali hanno raccolto una serie di elementi che hanno portato alla luce un vero e proprio sistema ideato dai principali indagati finalizzato alla sistematica spoliazione di realtà imprenditoriali portate al fallimento, una volta svuotate del patrimonio e dei beni. Gli approfondimenti investigativi hanno permesso di ricondurre all’effettivo dominus della società fallita, tratto in arresto, anche l’operatività di ulteriori 6 aziende, sempre attive nel campo della ristorazione, per le quali sono state avviate procedure fallimentari.

Il dissesto che ha condotto al fallimento della società oggetto d’indagine nel periodo 2013/2017 è stato definito dal Giudice, nella sua ordinanza, di dimensioni imponenti dal momento che il passivo accertato ammonta ad oltre 36 milioni di euro, dei quali 17 milioni in danno all’Erario e 4,5 milioni in pregiudizio di 767 ex-dipendenti dell’azienda.

Le investigazioni dei Finanzieri hanno svelato almeno tre metodi distrattivi in danno alle casse societarie, quali il pagamento all’amministratore di compensi per circa 1 milione di euro, a dispetto della situazione di dissesto in cui versava l’impresa; l’effettuazione, in assenza di corrispettivo, di prestazioni in favore di altre società riconducibili sempre all’amministratore di fatto della fallita per altri 2 milioni di euro; ed, in ultimo, la corresponsione ai due professionisti, anch’essi raggiunti da misura cautelare, di circa 5 milioni di euro, contabilmente giustificati come pagamento di imposte, che però non venivano versati all’Erario, grazie a false compensazioni, ma restituiti all’imprenditore della società fallita.

Ulteriori operazioni distrattive sono state poste in essere mediante il pagamento di somme a 8 società esistenti solo sulla carta e non giustificate dalla sussistenza di rapporti commerciali. Complessivamente le indagini allo stato hanno consentito di accertare distrazioni per circa 10 milioni di euro.

Nel corso delle intercettazioni è emersa la volontà dell’imprenditore al centro delle indagini di eseguire rilevanti investimenti all’estero nel settore dei parchi giochi/avventura, campo nel quale la sua famiglia aveva già maturato una pregressa esperienza in provincia di Bergamo. Al fine di ostacolare la tracciabilità del denaro, parte delle somme distratte sono state trasferite sui c/c esteri intestati a società anch’esse fittizie con sede in Croazia, Slovacchia, Slovenia e Svizzera.

La sinergica operazione di ricostruzione delle operazioni economico-finanziarie posta in essere dagli investigatori unitamente al prezioso contributo del curatore fallimentare, il compianto dr. Stefano Mecca, tragicamente scomparso il mese scorso in un incidente aereo, ha posto in luce la totale inattendibilità delle scritture contabili e la falsificazione dei bilanci al fine di mantenere l’accesso al credito bancario.

L’indagine TRIBE condotta da Magistratura e Guardia di Finanza, s’inquadra nell’ampio dispositivo di polizia economico-finanziaria predisposto dal Corpo a contrasto dei più gravi illeciti economici, a tutela della legalità e delle aziende oneste che operano sul mercato nel pieno rispetto delle regole.

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Caserta: GdF, eseguite 11 misura cautelari per contrabbando di sigarette nelle province di Napoli e Caserta. Tra gli indagati 10 percepivano il reddito di cittadinanza (video)

(60) Questa mattina, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Capua stanno dando esecuzione ad un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli che ha disposto l’applicazione di 11 misure cautelari personali (1 custodia in carcere, 3 divieti di dimora nella Regione Campania e 7 obblighi di presentazione alla p.g.) nei confronti dei componenti di un’associazione per delinquere operativa nello stoccaggio e vendita di sigarette di contrabbando con base a Crispano (NA) e ramificazioni in diversi comuni della provincia casertana, tra cui Marcianise e Santa Maria Capua Vetere.

L’esecuzione dei provvedimenti cautelari costituisce l’epilogo dell’attività investigativa convenzionalmente denominata “NO SMOKING”, avviata nell’ottobre del 2017 e diretta dalla Procura Distrettuale, che ha permesso l’individuazione di una consorteria criminale efficientemente strutturata il cui nucleo centrale, a base familistica, ha gestito l’approvvigionamento e lo smercio di sigarette di contrabbando destinate alle piazze di vendita prevalentemente della provincia di Caserta.

In particolare, le indagini hanno preso le mosse da un primo sequestro di 200 kg di t.l.e., operato dai finanzieri nei confronti di due soggetti capuani, i quali erano soliti rifornirsi sul mercato napoletano. Dalle successive investigazioni si è quindi riusciti a ricostruire l’intera filiera criminale, definendo puntualmente responsabilità e ruoli ascrivibili ai singoli indagati, tutti sodali di un’unica organizzazione autofinanziata, che poteva contare su fornitori di fiducia e venditori al dettaglio fidelizzati e che si era dotata di diversi depositi di stoccaggio temporaneo e furgoni per le singole consegne.

A capo del gruppo criminale vi è V.A. (cl. ‘50 residente a Crispano) il quale, oltre ad avvalersi della collaborazione dei due figli – i quali provvedevano materialmente allo stoccaggio del tabacco e alle successive consegne sul territorio – organizzava l’intero traffico, curando personalmente i contatti con fornitori e clienti e sovrintendendo anche alle consegne con funzione di “staffetta”.

Durante l’indagine, le intercettazioni telefoniche e ambientali e i numerosissimi servizi di appostamento e pedinamento hanno consentito l’effettuazione di numerosi interventi repressivi, permettendo l’arresto di 6 soggetti colti in flagranza di reato al momento delle consegne e il sequestro di oltre 1,6 tonnellate di sigarette, nonché l’individuazione di 3 locali adibiti a deposito di prossimità servente i luoghi di vendita al minuto.

Sulla base del solido quadro indiziario così rappresentato, il G.I.P. del Tribunale di Napoli ha quindi disposto l’arresto del capo dell’organizzazione, il divieto di dimora nella Regione Campania per i figli dello stesso e per il fornitore abituale del t.l.e., l’obbligo di presentazione alla p.g. per i venditori al dettaglio nonché il sequestro di tre automezzi e dei due immobili adibiti a deposito per lo stoccaggio delle sigarette di contrabbando.

Da ultimo, è stato anche accertato che ben 10 dei soggetti indagati sono risultati percettori di reddito di cittadinanza. Gli stessi, oltre ad aver conseguito ingenti profitti derivanti dalla vendita delle sigarette di contrabbando, in alcuni casi hanno anche omesso di dichiarare, nelle istanze presentate all’I.N.P.S., il possesso di beni mobili ed immobili intestati ai componenti dei rispettivi nuclei familiari. Nei loro confronti e nei confronti dei familiari richiedenti fraudolentemente l’emolumento assistenziale è scattata, quindi, la denuncia a piede libero per violazione al D.L. 4/2019, con conseguente revoca immediata del beneficio.

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Frosinone: GdF, denunciate 2 persone che percepivano il reddito di cittadinanza senza averne diritto (video)

(59) I finanzieri della Tenenza di Sora hanno concluso due operazioni di servizio in materia di tutela della spesa pubblica nei confronti di due cittadini italiani che, in maniera indebita, percepivano il reddito di cittadinanza.

Le attività investigative che hanno consentito di individuare le due situazioni illecite sono scaturite dai quotidiani servizi di controllo economico del territorio, finalizzati, nei casi di specie, all’osservanza dell’obbligo di emissione dello scontrino fiscale.

In un caso, le Fiamme Gialle sorane, nel corso di un controllo nei confronti di una ditta esercente l’attività di somministrazione di bevande e alimenti in forma itinerante, ma di fatto trasformata in sede fissa, hanno rilevato la presenza di un quarantacinquenne, originario del sorano e genitore del titolare dell’impresa, intento al confezionamento e alla vendita dei prodotti alimentari.

Lo sviluppo degli accertamenti, anche attraverso reiterati sopralluoghi presso l’attività commerciale, consentivano di constatare l’abituale presenza non solo del quarantacinquenne lavoratore, ma anche del proprio coniuge, nell’attività di vendita dei generi alimentari e, soprattutto, di accertare, da parte del medesimo, la percezione del reddito di cittadinanza a partire dal mese di giugno 2019, per un importo complessivo di 3.000 euro, la cui erogazione da parte dell’ente di previdenza era avvenuta in conseguenza della presentazione di false dichiarazioni sulla propria posizione lavorativa.

Nell’altro caso, i finanzieri della città volsca, nel corso di un controllo nei confronti di un venditore ambulante di frutta – un trentenne originario di Pofi (FR) -, rilevavano l’omessa installazione del misuratore fiscale e la mancata emissione dello scontrino fiscale a fronte di una vendita di prodotti, nonché l’esercizio dell’attività commerciale in assenza di autorizzazione amministrativa, con conseguente sequestro amministrativo dei prodotti in vendita.

Gli approfondimenti sulla posizione reddituale del commerciante, peraltro titolare di partita I.V.A. ma inadempiente all’obbligo di presentazione delle dichiarazioni fiscali, consentiva di rilevare vari precedenti di natura fiscale per mancata emissione dello scontrino fiscale, nonché di accertare l’avvenuta percezione, a partire dal mese di ottobre, del reddito di cittadinanza per un importo di 800 euro. Anche in questo caso, la corresponsione del beneficio da parte dell’ente di previdenza era stata determinata dalla presentazione di dichiarazioni false e dall’omessa comunicazione delle informazioni relative alla posizione della propria posizione lavorativa.

Entrambi i percettori di reddito di cittadinanza sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino per l’indebita percezione del beneficio, avendo fornito in sede di presentazione dell’istanza per l’ottenimento del contributo dichiarazioni false o attestanti cose non vere, violazione prevista dall’art. 7, comma 1, della legge 28 marzo 2019, n. 26.

Specifiche segnalazioni, inoltre, sono state inviate alla sede I.N.P.S. di Frosinone per la decadenza del beneficio e la successiva attività di recupero delle somme di denaro indebitamente percepite.

Le operazioni di servizio condotte dalla Tenenza di Sora valorizzano l’approccio multidisciplinare e trasversale dell’azione sviluppata nelle attività di servizio dalla Guardia di Finanza, che partendo da un controllo economico del territorio, è pervenuta alla constatazione di illeciti nel settore della spesa pubblica, che generano iniquità e minano la coesione sociale.

I cittadini onesti e coloro che hanno concretamente bisogno di assistenza devono sentirsi tutelati dall’attenzione investigativa che la Guardia di Finanza sta rivolgendo a quanti si pongono volontariamente al di fuori delle regole, sottraendo le risorse destinate ai primi.

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Roma: GdF, sequestrata villa di pregio in Costa Smeralda all’immobiliarista Danilo Coppola (video)

(57) Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno sequestrato al noto imprenditore Danilo COPPOLA una villa di pregio (denominata “VILLA RENÈ”), del valore di circa 15 milioni di euro, ubicata ad Arzachena (SS). All’immobiliarista e ad altre sei persone è stato inoltre notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per fatti di bancarotta.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica della Capitale, hanno fatto emergere rilevanti anomalie in alcune operazioni commerciali realizzate dalla FABER IMMOBILIARE S.r.l., società fondata da COPPOLA e della quale è sempre stato il reale dominus, dichiarata fallita nel 2017, allorquando non è più stata in grado di onorare debiti per oltre 12 milioni di euro, soprattutto nei confronti dell’Erario.

In particolare, tra il 2004 e il 2005, la FABER era stata utilizzata per la compravendita di un complesso immobiliare in Velletri (RM): lo stesso giorno in cui il bene veniva venduto ad altra società del gruppo, quest’ultima lo cedeva a una terza impresa ad un valore (23 milioni di euro) pari quasi al doppio di quello di acquisto (12 milioni).

Circa 7 milioni di euro, incassati dalla FABER, venivano poi trasferiti, mediante una serie di passaggi intermedi, su un conto in Svizzera per finanziare proprio l’acquisto della villa di Arzachena, con annessi abitazione del custode e terreno di circa 12.500 mq.

La compravendita, formalmente effettuata da una società sempre riconducibile a COPPOLA, veniva conclusa con la controparte straniera mediante il pagamento di circa 3,5 milioni di euro, previsti contrattualmente, più altri 7 milioni “in nero”, bonificati su conti elvetici.

Grazie alla meticolosa ricostruzione dei flussi finanziari effettuata dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, il G.I.P. del Tribunale di Roma ha emesso un decreto di sequestro preventivo, cui è stata data esecuzione con il supporto del Comando Provinciale di Sassari, avente ad oggetto il prestigioso immobile in Costa Smeralda.

L’operazione odierna si inquadra nella più ampia azione della Guardia di Finanza volta a tutelare il corretto funzionamento del mercato e della concorrenza.

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Roma: firmato protocollo d’intesa tra la Guardia di Finanza e l’organismo di vigilanza e tenuta dell’Albo Unico dei Consulenti Finanziari (OCF)

(56) Il Presidente dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF), prof.ssa Carla Rabitti Bedogni e il Capo di Stato Maggiore del Comando Generale della Guardia di Finanza, Gen. D. Umberto Sirico, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa volto a promuovere un costante interscambio di dati, notizie e informazioni utili per le attività di rispettiva competenza.

Sono definite attraverso il protocollo le modalità di collaborazione tra OCF e la Guardia di Finanza per lo svolgimento del potere ispettivo attribuito all’Organismo stesso.
Il richiamato Organismo, oltre ad essere competente, in via esclusiva ed autonoma, alla gestione dell’albo unico dei Consulenti Finanziari, svolge infatti funzioni di vigilanza sugli iscritti, al fine di assicurare il rispetto della disciplina loro applicabile e la tutela degli investitori, nonché di salvaguardare l’integrità del sistema finanziario. In questa prospettiva, i richiamati rapporti di partenariato perseguono con l’obiettivo di agevolare l’individuazione di eventuali condotte non conformi alle regole o di condotte abusive che, oltre a turbare gravemente le regole della concorrenza, compromettono la fiducia che i risparmiatori ripongono nell’efficace funzionamento del mercato dei capitali.

L’OCF a tal fine fornirà alla Guardia di Finanza, per gli autonomi approfondimenti, le informazioni, i dati e gli elementi pervenuti o in suo possesso che risultino di concreto interesse ai fini dello svolgimento dei compiti di polizia economico – finanziaria per il contrasto all’abusivismo.

 

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Reggio di Calabria: GdF, operazione “Chiro”. Notificato avviso di conclusione delle indagini preliminari a 7 soggetti per i reeati di usura bancaria, estorsione e truffa

(55) All’esito di una delicata, penetrante e articolata attività di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno Continue reading “Reggio di Calabria: GdF, operazione “Chiro”. Notificato avviso di conclusione delle indagini preliminari a 7 soggetti per i reeati di usura bancaria, estorsione e truffa” →

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Venezia: mercoledì 13 l’apertura dei lavori della Conferenza Plenaria dell’European Coast Guard Functions Forum

(54) Il 13 novembre 2019 alle ore 10.00 presso il palazzo ducale di Venezia si apriranno i lavori della Conferenza Plenaria dell’European Coast Guard Functions Forum. L’European Coast Guard Functions Forum – un Continue reading “Venezia: mercoledì 13 l’apertura dei lavori della Conferenza Plenaria dell’European Coast Guard Functions Forum” →

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Perugia: GdF, promettevano il superamento di concorsi in cambio di soldi. 100 le persone truffate (video)

(53) Sono in corso perquisizioni a Roma, Spoleto e Massa Carrara, da parte dei finanzieri del Comando Provinciale di Perugia, su disposizione della Procura della Repubblica di Spoleto, nei confronti dei componenti di un’associazione a delinquere dedita al traffico di influenze illecite ed alla truffa.

Dopo quasi un anno di serrate indagini, la complessa ed articolata attività delle Fiamme Gialle umbre ha consentito di individuare in B.S., un soggetto romano sedicente appartenente ai servizi segreti italiani ma in realtà identificato quale “truffatore seriale”, il promotore dell’associazione criminale.

Vantando importanti contatti e conoscenze all’interno delle Forze Armate, del Corpo di Polizia Penitenziaria, dello Stato di Città del Vaticano e della società di trasporto ferroviario “ITALO TRENO” S.p.a., B.S. ed i suoi complici si sono fatti consegnare, nel tempo, consistenti somme di denaro da circa 100 persone interessate all’ottenimento di un posto di lavoro, garantendo loro il superamento di concorsi pubblici ovvero l’assunzione nella società di trasporto.

Per guadagnare la fiducia degli ignari “clienti”, B.S. organizzava appositi incontri, documentati dai finanzieri con intercettazioni, pedinamenti ed appostamenti, a cui prendevano parte, di volta in volta, un falso generale dell’Esercito Italiano, un asserito principe a capo di un ordine cavalleresco, un Vescovo non appartenente alla Chiesa Cattolica ed un alto ufficiale della Polizia Penitenziaria.

Nel corso degli incontri veniva richiesta agli aspiranti tutta la documentazione necessaria per partecipare ai concorsi (curriculum, fotografie formato tessera, certificati di residenza e dei carichi pendenti, ecc.). In alcune circostanze, sono stati forniti anche falsi quiz precompilati, necessari al superamento delle prove concorsuali, che venivano fatti firmare agli interessati. Altre volte, infine, sono stati organizzati veri e propri esami clinici e visite mediche presso un noto centro diagnostico romano.

Una volta ottenuta la somma richiesta, variabile tra 2.000 e 8.000 euro, che veniva corrisposta in contanti o mediante versamento su carte prepagate, la stessa veniva spartita tra i componenti dell’associazione. Poi, a seguito del mancato superamento dei concorsi, venivano fornite ai soggetti truffati una serie di rocambolesche giustificazioni per evitare la restituzione del denaro.

L’attività condotta dal Gruppo Tutela Economia del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria delle Fiamme Gialle perugine, in sinergia con la Procura della Repubblica di Spoleto, rientra nel più ampio dispositivo di contrasto alle fenomenologie criminali che colpiscono le fasce più a rischio della popolazione. Per questo motivo, chiunque dovesse ritenersi parte offesa nelle vicende descritte è invitato a sporgere denuncia presso gli Organi competenti.

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Gioia Tauro (RC): la GdF sequestra oltre 60 kg di cocaina purissima al Porto

(52) Nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico internazionale di sostanze stupefacenti gli uomini del Comando Provinciale di Reggio Calabria, insieme ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane – Ufficio Antifrode di Gioia Tauro, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno individuato e sequestrato 61 Kg di cocaina purissima nel porto gioiese.

In un container trasportante carne congelata in transito nello scalo portuale calabrese, proveniente dal Brasile e avente come destinazione finale il sud-est asiatico, sono stati individuati e sequestrati 61 chilogrammi di cocaina contenuti in due borsoni posti dietro i portelloni del contenitore, i quali , una volta giunti a destinazione e tagliati fino a quattro volte prima di essere immessi sul mercato, avrebbero fruttato circa 12 milioni di euro alle organizzazioni criminali operanti nel settore.

Le fiamme gialle e i funzionari doganali non abbassano la guardia svolgendo quotidianamente, in stretta sinergia, un’intensa attività di controllo sulle merci in arrivo o in transito per rendere sempre più efficace la lotta al traffico internazionale di sostanze stupefacenti nel porto calabrese.

Attraverso una complessa attività di indagine eseguita tramite analisi di rischi e riscontri fattuali su migliaia di contenitori provenienti dal continente americano, gli uomini della Guardia di Finanza, con il supporto di unità cinofile e grazie ai sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane, sono riusciti ad individuare quello in cui era stato occultato lo stupefacente.

Nonostante l’ormai nota tendenza alla delocalizzazione delle spedizioni su altri porti, Gioia Tauro rimane comunque uno dei principali scali di riferimento dei narcotrafficanti. Lo sforzo profuso dai militari è massimo ed è volto a limitare una vera e propria piaga sociale che ha costi elevatissimi e che non accenna a diminuire.

In primis il consumo di cocaina, soprattutto tra i più giovani, crea danni alla salute irrimediabili, inoltre i proventi della importazione e della vendita della “coca” generano guadagni esponenziali a chi opera in questo settore illegale. Tali somme infatti, una volta reinvestite e riciclate, sono in grado di inquinare pesantemente i circuiti legali dell’economia e di alterare le condizioni di concorrenza, sottraendo opportunità di lavoro alle imprese oneste.

(immagine di repertorio)
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Palermo ed Agrigento: Guardia di Finanza e Carabinieri, operazione “Passepartout”. 5 soggetti fermati per associazione di stampo mafioso, colpita la famiglia mafiosa di Sciacca (video)

(50) Militari della Guardia di Finanza di Palermo e Sciacca e Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Agrigento, alle prime ore dell’alba, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di nr. 5 soggetti, ritenuti appartenenti o comunque contigui alla famiglia mafiosa di Sciacca (AG).

Sono altresì in corso decine di perquisizioni su tutto il territorio di Sciacca, che vedono impiegati oltre 100 finanzieri e Carabinieri, supportati da mezzi aerei e unità cinofile, che riguardano abitazioni, uffici, aziende e negozi nella disponibilità degli indagati.

Le complesse indagini hanno evidenziato come i cinque fermati, seppur in un momento di assoluta difficoltà della cosca saccense, abbiano continuato a reiterare le forme sistematiche di controllo del territorio tipiche del fenomeno mafioso.

In particolare è emersa la figura carismatica di Accursio DIMINO, detto “Matiseddu”, già condannato per associazione mafiosa – da ultimo nel 2010 – per il suo ruolo espresso in Cosa Nostra, per la quale, nel tempo, è stato “reclutatore di nuovi adepti”, assoluto interprete nell’acquisizione di attività economiche ed appalti di opere pubbliche nel settore edile e turistico-alberghiero, per assumere, nel primo decennio degli anni 2000, il ruolo di capo della famiglia mafiosa di Sciacca.

DIMINO, negli anni ’90, per conto della famiglia di Sciacca ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo di dinamiche associative ultra-provinciali, mantenendo contatti e veicolando “pizzini” con i corleonesi, in particolare con Riina Salvatore e Brusca Giovanni.

In quegli anni, le attività investigative avevano, inoltre, accertato i contatti con il latitante mafioso Matteo MESSINA DENARO.

A partire dalla sua scarcerazione, sono stati documentati i rapporti intrattenuti da DIMINO con soggetti mafiosi operanti nel territorio di Sciacca, di Castellammare del Golfo (TP) e con taluni personaggi ritenuti contigui alla famiglia mafiosa Gambino di New York.

Con riferimento a quest’ultima articolazione di Cosa Nostra, DIMINO si è in particolare relazionato con un soggetto con cui aveva pianificato un’attività criminale che successivamente non è stata portata a compimento a causa dell’improvviso omicidio – avvenuto a New York lo scorso 13 marzo – di Frank Calì (alias FrankieBoy), esponente di spicco della citata famiglia mafiosa italo-americana, evento questo immediatamente comunicato in Sicilia dagli Stati Uniti.

Fra i fatti contestati a DIMINO nel provvedimento emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo vi sono le pressioni su imprenditori locali per consentire a imprese riconducibili a propri sodali di ottenere appalti, l’attività di recupero crediti a beneficio di soggetti legati a uomini d’onore, propositi di danneggiamenti e altre attività criminali nei confronti di diversi soggetti per finalità estorsive.

Alcuni colloqui captati nel corso delle indagini svelerebbero inoltre come il DIMINO abbia rappresentato, in passato, l’ala più dura della famiglia di appartenenza, facendo parte del c.d. “triumvirato”, lo storico gruppo di fuoco operante negli anni ‘90 Sciacca.

Nell’ambito delle investigazioni è emersa la figura di NICOSIA Antonino inteso Antonello, esponente di rilievo dei Radicali Italiani, pure lui destinatario del provvedimento di fermo in quanto ritenuto organico alla famiglia mafiosa saccense, già noto in quanto, tra le altre cose, condannato in via definitiva alla pena di anni 10 e mesi 6 di reclusione per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, scarcerato da ormai oltre 10 anni.

Gli approfondimenti investigativi effettuati nei confronti di NICOSIA hanno consentito di documentare:

  • il pieno inserimento di NICOSIA nel contesto mafioso saccense, emerso con evidenza anche dalle conversazioni intercorse tra l’indagato e l’uomo d’onore DIMINO Accursio;
  • la richiesta finalizzata alla consumazione di eventi delittuosi cruenti in danno di proprio debitore rivolta da NICOSIA a un soggetto gravitante nel panorama mafioso saccense che prontamente la accoglieva limitandosi a volerne decidere le modalità e i tempi di attuazione;
  • una riservata riunione effettuata a febbraio del 2019 a Porto Empedocle tra NICOSIA e due pregiudicati per partecipazione ad associazione mafiosa di cui uno fidato sodale del latitante MESSINA DENARO Matteo, nel corso del quale i tre affrontavano alcuni argomenti di rilevante interesse investigativo, chiamando in causa direttamente il citato latitante al quale doveva essere destinata una somma di denaro che gli interlocutori si stavano prodigando a recuperare;
  • l’uso strumentale del rapporto di collaborazione instaurato da NICOSIA con una Parlamentare della Repubblica Italiana, rapporto questo utilizzato per un periodo dall’indagato per accedere all’interno di diverse carceri del territorio nazionale ed avere contatti anche con altri esponenti reclusi di cosa nostra;
  • l’impegno profuso da NICOSIA per la realizzazione di un non meglio delineato progetto che, afferente il settore carcerario, interessava direttamente il latitante MESSINA DENARO Matteo da cui l’indagato, per l’opera svolta, si aspettava di ricevere un ingente finanziamento non ritenendo sufficienti i ringraziamenti che asseriva di avere ricevuto dallo stesso ricercato.

Le attività d’indagine svolte nei confronti di NICOSIA hanno quindi permesso di acquisire elementi in merito alla sostanziale affiliazione di quest’ultimo all’organizzazione mafiosa saccense e alla sua contiguità all’omologa realtà castelvetranese, sodalizi questi in favore dei quali NICOSIA ha fornito un contributo rilevante anche sfruttando la propria posizione pseudo-istituzionale e il connesso qualificato circuito relazionale.

NICOSIA, spendendo titoli docenza anche internazionali1, nonché quale appartenente al Comitato Nazionale dei Radicali Italiani e direttore della Onlus Osservatorio Internazionale dei Diritti dell’Uomo (O.I.D.U.), ha operato nell’ambito assistenziale del settore carcerario, accedendo all’interno di alcuni istituti di detenzione e intrattenendo rapporti con operatori penitenziari.

In tale contesto NICOSIA:

  •  si è adoperato fattivamente al fine di favorire alcuni detenuti rientranti nel circuito del latitante MESSINA DENARO Matteo tra cui GUTTADAURO Filippo (cognato del latitante, attualmente internato in misura di sicurezza – casa lavoro presso la Casa Circondariale di Tolmezzo e ancora sottoposto al regime detentivo ex art 41 bis O.P.);
  • nella prima puntata del suo programma televisivo e via web “Mezz’ora d’aria”, titolata Misure di Sicurezza – il caso Tolmezzo e trasmessa da una emittente locale, ha intervistato un avvocato con cui si soffermava a disquisire in ordine ad un’asserita anticostituzionalità della procedura di applicazione delle misure di sicurezza (fenomeno dei cosiddetti “ergastoli bianchi”) con particolare riguardo agli internati sottoposti all’art 41 bis O.P. della Casa Circondariale di Tolmezzo (dove si trova ristretto in tale regime il nominato GUTTADAURO Filippo); sfruttando la possibilità che aveva di accedere all’interno delle carceri, si proponeva di veicolare messaggi tra soggetti liberi (a vario titolo contigui al contesto mafioso siciliano) e detenuti già condannati in via definitiva per partecipazione ad associazione mafiosa.

Come detto sopra, le attività svolte dall’indagato che riguardavano il settore carcerario erano rese possibili, tra l’altro, dal fraudolento utilizzo da parte di NICOSIA del rapporto di collaborazione che aveva instaurato con una Parlamentare della Repubblica Italiana.

In virtù di tale rapporto, infatti, NICOSIA ha partecipato ad alcune ispezioni carcerarie parlamentari e ha sicuramente fatto accesso all’interno delle carceri di Sciacca (AG), Agrigento, Trapani e T olmezzo (UD) senza la preventiva autorizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e ciò sfruttando le prerogative riconosciute dalle norme sull’ordinamento carcerario ai membri del Parlamento e a coloro che li accompagnano.

I cinque destinatari del fermo sono:

  • DIMINO Accursio, nato a Sciacca il 14/10/1958;
  • NICOSIA Antonino (detto Antonello), nato a Sciacca il 26/07/1971;
  • CIACCIO Paolo, nato a Sciacca il 07/05/1986;
  • CIACCIO Luigi, nato a Sciacca il 07/05/1986;
  • MANDRACCHIA Massimiliano, nato a Sciacca il 06/01/1973.

Parallelamente all’esecuzione dei fermi, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, i militari operanti stanno procedendo a sequestrare agli indagati disponibilità finanziarie – tra le quali una carta di credito collegata a conti esteri – e patrimoniali, tra cui un’imbarcazione, ai sensi dell’art. 240 bis c.p., tenuto conto che gli stessi risultano disporre, anche per interposta persona, di beni e altre utilità in valore sproporzionato al reddito da loro dichiarato.

 

 

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Trieste: operazione “Strade Salate”. Mazzette in ANAS per la manutezione delle strade regionali: interventi gonfiati o inesistenti (video)

(46) Nei guai due dirigenti dell’Ente Pubblico: hanno ricevuto prebende per 65.000 Euro da un imprenditore triestino. Indagate sette persone, anche per il reato di falso. Coinvolte tre società. Sequestrata la somma di 640.000 Euro.

L’operazione «strade salate» condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Trieste – sotto le costanti direttive del sostituto assegnatario, dott.ssa Cristina Bacer e il coordinamento del Procuratore di Trieste, dott. Carlo Mastelloni, – ha fatto emergere un diffuso sistema di frode e illeciti nell’esecuzione di appalti per servizi di manutenzione strade, pronto intervento, sgombero neve e spargimento sale, in cui la stazione appaltante – l’A.N.A.S. S.p.A. – è risultata truffata per oltre 500.000 Euro.

Il disegno criminoso è stato realizzato grazie alla collusione tra il direttore operativo della partecipata pubblica – responsabile esecutivo delle gare – e l’amministratore di una S.r.l. triestina appaltatrice di cui peraltro il primo è stato già dipendente in passato. Le indagini hanno rivelato come sia stata sistematicamente «gonfiata» la rendicontazione di lavori e di interventi da quest’ultima effettuati, in quanto fondata su una «doppia contabilità», abilmente occultata, ma poi rintracciata e decodificata dagli investigatori.

Al fine di non farsi sfuggire tutto l’importo fissato dal Bando di gara – trattandosi di interventi, per loro natura, non programmabili – la società triestina ha infatti consuntivato ad A.N.A.S. le attività manutentive sulle strade regionali in numero ben maggiore di quelle realmente eseguite oppure inserendo, in tutto o in parte, dati fittizi sugli impieghi di mezzi strumentali e di personale. Dai riscontri incrociati è emerso che taluni operai si trovavano in posti ben diversi e non certamente sul posto di lavoro: ad esempio, alcuni in ferie, anche in Croazia, altri ad una festa di matrimonio in Sicilia. Quelli di un’altra società indagata, del bellunese, aggiudicataria di un appalto per pronto intervento, benché presenti in cantiere secondo i rapportini giornalieri, hanno invece univocamente dichiarato di non aver mai lavorato sulle strade della nostra Regione.

L’ammontare complessivo dei reali costi sostenuti alla luce degli accertamenti è risultato sempre inferiore all’importo di aggiudicazione della gara, soprattutto in relazione agli appalti di sgombero neve, dove gli effettivi interventi degli addetti sono stati di entità significativamente inferiore rispetto a quanto rendicontato.

A fronte degli indebiti guadagni conseguiti, l’amministratore della S.r.l. in questione – come emerso inequivocabilmente dai documenti setacciati minuziosamente dagli inquirenti – ha pagato «mazzette» al direttore operativo e ad un altro dirigente dell’Ente, per aver “chiuso gli occhi” dinanzi agli illeciti perpetrati, sotto forma di ristrutturazione di un appartamento, fornitura e posa in opera di finestre e installazione di impianto di riscaldamento, per un controvalore complessivo di 65.000 Euro.

Dieci i denunciati a vario titolo: gli amministratori della S.r.l. e di altre due imprese sub appaltatrici nonché i due funzionari pubblici di AN.A.S., per concorso in «truffa aggravata», «falso ideologico in atto pubblico» e «corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio». Le tre aziende coinvolte sono state segnalate per responsabilità amministrativa degli Enti di cui al D.Lgs 231/2001.

In considerazione del solido quadro probatorio è stato eseguito – su provvedimento del G.I.P. del Tribunale di Trieste – il sequestro preventivo «per equivalente» di complessivi 640.000 Euro nella disponibilità degli indagati, frutto degli illeciti consumati nell’arco temporale dal 2014 al 2017.

L’attività di polizia giudiziaria svolta costituisce ulteriore conferma dell’impegno della Guardia di Finanza volto a contrastare l’inquinamento che alligna nel settore degli appalti.

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Siracusa: Baschi Verdi e cane antridroga in azionev, arresto pusher percettore del reddito di cittadinanza (video)

(45) I finanzieri del Comando Provinciale di Siracusa hanno recentemente concluso un’indagine in materia di sostanze stupefacenti, sequestrando 327 dosi di cocaina in una proprietà privata corrente nel comune di Floridia.

L’attività nasce dalle osservazioni comprese nei normali servizi di controllo economico del territorio disposti dal Comandante Provinciale di Siracusa. Nella tarda serata del 16 ottobre, i baschi verdi della locale Compagnia hanno fermato nel corso di un posto di controllo il floridiano N.P., percettore del reddito di cittadinanza, a bordo di un’autovettura di lusso Porsche Macan di sua proprietà.

Il rinvenimento di una cospicua somma di denaro contante, privo di giustificazione, nonché il sospetto che il soggetto fosse abitualmente dedito alla commissione di traffici illeciti ha consentito di far scattare la perquisizione domiciliare nell’abitazione del quarantunenne floridiano.

Particolarmente dinamiche le circostanze in cui sono avvenute le operazioni: per andare a colpo sicuro, i militari hanno infatti deciso di impiegare “Aquila”, cane antidroga dal fiuto infallibile.

Nel corso delle operazioni sono state rinvenute 327 dosi di cocaina per un totale di 120 gr. abilmente occultate all’interno di doppi fondi ricavati in lattine di bevande e in un piccolo estintore, nonché più di 1.000 euro in contanti nascosti in parte all’interno della cappa della cucina, anch’essi sottoposti a sequestro poiché ritenuti provento dell’attività illecita.

Le dosi erano pronte per lo spaccio e contraddistinte da confezioni di diverso colore, rosso e blu, in ragione del quantitativo richiesto dal “cliente”.

Al termine delle attività di polizia, il soggetto, su disposizione della locale Procura della Repubblica, è stato tratto in arresto e condotto presso la Casa Circondariale di Siracusa – Cavadonna.

Gli uomini delle Fiamme Gialle stanno al momento vagliando ogni indizio in loro possesso, per cercare di individuare i canali di approvvigionamento dei pusher.

L’operazione di servizio evidenzia il “carattere trasversale” dell’azione sviluppata nelle attività di servizio dalla Guardia di Finanza che, partendo dal monitoraggio delle autovetture di lusso, è pervenuta alla constatazione di ulteriori illeciti che incidono sulla spesa pubblica e minano legalità e sicurezza all’interno della città.

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Bari: prima “Giornata della Lotta alla Contraffazione per gli studenti”

(44) Ha avuto inizio questa mattina, presso l’Auditorium della Legione Allievi della Guardia di Finanza di Bari, la prima “Giornata della Lotta alla Contraffazione per gli studenti”, organizzata nell’ambito del Protocollo d’Intesa sottoscritto tra diverse Amministrazioni dello Stato, Forze dell’Ordine e Associazioni di categoria che partecipano ai lavori del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Contraffazione e all’Italian Sounding (CNALCIS).

Alla manifestazione hanno preso parte oltre 850 studenti di 15 scuole superiori di secondo grado dell’aerea metropolitana barese, che nelle settimane precedenti all’evento sono stati

coinvolti in un percorso formativo organizzato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’iniziativa è finalizzata a favorire la diffusione di una maggiore consapevolezza con riguardo ai temi della contraffazione, dell’Italian Sounding e dell’abusivismo commerciale, fenomeni illegali che provocano enormi costi sociali ed economici e rappresentano una seria minaccia per cittadini e imprese, nonché ad accrescere la conoscenza e il valore della Proprietà Industriale tra le nuove generazioni.

Numerose scuole del territorio nazionale e le scuole italiane all’estero di Buenos Aires, Chicago, Cordoba, Madrid, Mosca, Istanbul e Zurigo hanno partecipato all’evento tramite collegamenti in diretta e differita. Le scuole di Boston, Lione, New York, Ottawa, Pechino, San Paolo, Tirana e Washington e numerose scuole del territorio nazionale hanno aderito all’iniziativa organizzando eventi satellite dedicati.

L’evento di Bari è stato trasmesso in diretta da RAI Cultura ed è visibile anche online su www.raicultura.it.

Gli studenti che hanno preso parte alla manifestazione alla sede di Bari hanno potuto visitare, nel parterre dell’Auditorium, una mostra espositiva di prodotti contraffatti allestita a cura del Comando Provinciale di Bari della Guardia di Finanza.

L’evento ha avuto inizio con la proiezione di un video realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore Cine-TV “Rossellini” al quale è seguito lo spettacolo teatrale “Tutto quello che sto per dirvi è falso”, interpretato dall’attrice Tiziana Di Masi.

L’evento è proseguito con un dibattito che ha coinvolto gli studenti, veri “protagonisti” della giornata. Al termine, alcuni studenti hanno dato vita a un “flashmob”, durante il quale diversi prodotti contraffatti sono stati simbolicamente “buttati” in un grande cestino (in aderenza al titolo dell’iniziativa).

All’evento hanno partecipato i rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del Ministero della Difesa, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, del Ministero della Salute, della Guardia di Finanza, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dell’ICQRF del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, di Confindustria, di Coldiretti, della Fondazione Osservatorio sulla Criminalità nell’Agricoltura e sul sistema Agroalimentare, di Confcommercio – Imprese per l’Italia e della CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa.

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