Reggio Calabria: georgiano arrestato per furto aggravato

Nella giornata del 6 aprile, i militari del nucleo radiomobile di Reggio Calabria hanno invece proceduto all’arresto in flagranza di Bobokhidze Valeri, georgiano, residente a Reggio Calabria, di anni 36, ritenuto responsabile dei reati di furto aggravato di un lettore mp3. In particolare i militari si portavano, su segnalazione della centrale operativa, presso un centro commerciale della zona sud della città ubicato all’interno ove era stato segnalato un furto. Il personale di sicurezza del citato negozio aveva infatti  notato il Bobokhidze impossessarsi di un lettore mp3, dopo aver scardinato il blister in plastica che lo conteneva, mediante l’uso di un coltello.

A seguito della perquisizione personale effettuata dai militari, il Bobokhidze veniva trovato in possesso del citato lettore mp3 e di un coltello a serramanico, occultato all’interno di una borsa che il medesimo teneva a tracolla. I carabinieri procedevano, quindi, a estendere la perquisizione all’abitazione del prevenuto, a seguito della quale venivano rinvenuti nr. 2 cellulari nuovi, per i quali il Bobokhidze non era in grado di fornire la documentazione relativa all’acquisto, nonché una pistola giocattolo priva di tappo rosso, tutto posto sotto sequestro.

Condividi sui social

Reggio Calabria: droga negli slip, arrestato giovane spacciatore

Nella prima serata del 6 aprile i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Reggio Calabria hanno proceduto all’arresto in flagranza di reato di Foti Antonio (nella foto), reggino, di anni 22, con l’accusa di detenzione illecita di sostanza stupefacente. L’attività di polizia giudiziaria nasce da un mirato servizio di osservazione nella zona del Ponte della Libertà, luogo di domicilio del soggetto, dove i militari sospettavano che il prevenuto fosse dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’attenzione dei carabinieri veniva richiamata dall’arrivo a piedi del Foti al citato indirizzo, in compagnia di una ragazza che spingeva un passeggino.

A seguito di successivo intervento nell’abitazione, i militari trovavano il Foti in compagnia di due ragazze, un’italiana, la proprietaria dell’appartamento che ospitava l’arrestato da alcuni giorni, e una polacca. A seguito delle perquisizioni effettuate, solo il prevenuto veniva trovato in possesso di nr. 4 involucri in cellophane, contenenti gr. 10 di sostanza stupefacente tipo “marijuana”, occultati all’interno degli slip indossati dallo stesso. Successiva perquisizione all’abitazione consentiva di rinvenire un sacchetto di plastica con all’interno altri 9 involucri in cellophane contenenti la stessa sostanza, del peso complessivo di gr. 20. Il giovane veniva tratto in  arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Condividi sui social

Reggio Calabria: un arresto per tentata truffa in concorso

Nella giornata di ieri i Carabinieri della Stazione di Reggio Calabria Principale hanno tratto in arresto, sottoponendolo agli arresti domiciliari, Zappia Leo (nella foto), reggino, di anni 41, pregiudicato, presidente associazione “APOK” ed amministratore unico societa’ “AGRIGEST s.r.l.” aventi sede in Reggio Calabria, ed entrambe operanti nel settore dei prodotti ortofrutticoli calabresi, destinatario di ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Reggio Calabria su richiesta della Procura della Repubblica. Il provvedimento è stato emesso in seguito alle risultanze investigative, prodotte dai carabinieri della Stazione di Reggio Calabria Principale, che hanno consentito di smascherare un complesso meccanismo fraudatorio, posto in essere dallo Zappia, al fine di conseguire lo storno delle provvidenze pubbliche comunitarie, erogate nel settore agricolo a titolo di incentivo alla produzione, in favore di imprenditori agricoli del settore olivicolo, a beneficio proprio e di soggetti ancora da identificare.

Si è accertato che l’uomo si procurava ingiusti profitti patrimoniali conseguendo sovvenzioni e contributi comunitari non dovuti nel settore degli incentivi alla produzione agricola e dell’assistenza ai produttori, e altresì si procurava ingiusti profitti mediante indebita immissione di dati non corrispondenti al vero abusando della sua posizione di operatore di sistema accreditato per accedere al sistema SIAN di AGEA avendo la funzione di curare le pratiche di sovvenzione dei produttori agricoli. Inoltre il medesimo Zappia in concorso con la moglie Chiricosta Rosetta, immetteva nel sistema informatico AGEA nominativi di persone decedute per conto delle quali avanzava domanda unificata di contributi per l’annata 2009, con domande prive della specificazione del destinatario dei successivi bonifici, al fine di curarne successivamente l’inserimento a vantaggio di beneficiari non identificati. In un altro caso immettevano falsi dati in nome e per conto di fittizi richiedenti in realtà ignari di ogni operazione. E’ importante sottolineare il ruolo di collaborazione e segnalazione da parte dei vertici della LAPOC (Libera Associazione Produttori Olivicoli Calabresi), della FAGRI (Filiera Agricola Italiana) e del CAA (centro Assistenza Agricoltura) che hanno opportunamente segnalato le anomalie riscontrate nell’agire dello Zappia, permettendo agli investigatori di ricostruire il meccanismo delle truffe e provvedendo a revocare l’incarico a Zappia a seguito delle irregolarità segnalate. In ossequio alla medesima ordinanza, i militari operanti sottoponevano ad obbligo di dimora nella frazione Gallico di Reggio Calabria Chiricosta Rosetta, moglie del citato Zappia, incensurata, vicepresidente associazione LAPOC “libera associazione produttori olivicoli calabresi”. I carabinieri, a seguito di perquisizioni effettuate presso il domicilio dei prevenuti e presso le sedi delle citate associazioni, ponevano sotto sequestro documentazione ritenuta d’interesse, nonchè somma contante di quasi cinquemila euro in contanti, considerata pertinente al reato.

Condividi sui social

Reggio Calabria: tra Pasqua e Pasquetta sette indiani festeggiano con una rissa, arrestati

Nella notte tra Pasqua e Pasquetta i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Reggio Calabria hanno tratto in arresto sette cittadini indiani (nelle foto Masih Raju, Singh Amninder, Singh Gurwinder, Singh Hari, Singh Harpal, Singh Jaswant e Sodhi Ram) con l’accusa di rissa aggravata. Era da poco passata la mezzanotte quando è giunta alla centrale operativa dei carabinieri una segnalazione di violenta rissa in piazza Sant’Anna. Tre pattuglie sono state immediatamente inviate verso la piazza dove hanno trovato sette cittadini indiani che continuavano a pestarsi violentemente anche utilizzando vetri di bottiglie rotte. Nemmeno l’arrivo dei militari ha placato gli animi: in due hanno tentato di rifugiarsi nel portone di un condominio vicino ma sono stati raggiunti e bloccati.

I restanti hanno continuato a prendersi a calci e pugni venendo tuttavia fermati e bloccati dai carabinieri intervenuti in massa. Per fortuna le conseguenze della rissa sono state limitate: solo una persona è ricorsa alle cure del 118, ha riportato ferite e contusioni alla testa. Ben più gravi potevano essere le conseguenze del feroce pestaggio senza l’intervento dei carabinieri: nella tasca di uno dei giovani indiani, infatti, i militari hanno rinvenuto e sequestrato un taglierino. Anche i vetri rotti, usati come armi improprie avrebbero potuto portare ad esiti ben più nefasti. All’origine di tutto solo futili motivi e soprattutto tanto alcol. Gli arrestati hanno dichiarato ai militari che avevano in quella sera festeggiato una tipica ricorrenza indiana e avevano bevuto un po’; è bastata poi una banale scintilla per scatenare la violenta mischia. La serata è finita per tutti in caserma, arrestati con l’accusa di rissa aggravata.

Condividi sui social

A Reggio Calabria la danza sportiva internazionale

Successo di partecipazione e di pubblico al X° trofeo di danza “Città dei Bronzi” svoltosi la mattina del 3 aprile scorso al Pianeta Viola di Reggio Calabria e organizzato dalla scuola reggina “Lady Francy” di Francesca Surace (nella foto con Mimmo Praticò) insieme a Maria Concetta Chindemi. La gara di danza sportiva internazionale è diventata un evento storico meritevole grazie all’ottimo livello di qualità e professionalità raggiunto negli anni e riconosciuto nell’ambito della Federazione italiana danza sportiva. Oltre seicento ballerini provenienti da tutt’Italia si sono sfidati nelle discipline di danza standard, latino-americana, combinata olimpica e nazionale, liscio unificato e danza coreografica.

Ospiti della manifestazione sono stati il presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò, i presidenti regionali Fids di Calabria e Sicilia, Renato Spatafora e Giovanni Costantino ed il consigliere nazionale della Fids, Andrea Sciotto. “Con molto piacere – ha commentato Mimmo Praticò – ho accettato l’invito a questa manifestazione che, negli anni, è diventata sempre più prestigiosa e permette a Reggio Calabria di ospitare il grande movimento della danza sportiva nazionale radunando in città migliaia di professionisti ed amanti del ballo”. “Consiglio a tutti – ha aggiunto il presidente – di praticare questa piacevole e divertente attività fisica che, in buona compagnia, regala salute e buonumore”.

Condividi sui social

“Pittura e Musica” del Maestro Piero Gangemi

L’Accademia di Belle Arti ed il Conservatorio di Musica “Francesco Cilea” di Reggio Calabria hanno il piacere di presentare – dal 9 al 30 aprile p.v. presso l’Accademia di Belle Arti in via XXV Luglio – la mostra d’arte “Pittura e Musica” del Maestro Piero Gangemi.

In onore dell’artista, seguirà – il 20 aprile 2010 alle ore 16.00 presso il Conservatorio di Musica “F. Cilea” – il “Concerto”. Coordinatore e presentatore della mostra è Nino Pizzimenti (info 3470664818).

Condividi sui social

Taurinova: sequestro di beni al clan Foriglio

I Carabinieri della Compagnia di Taurianova, un anno e mezzo dopo l’operazione che consentì il sequestro di quattro terreni coltivati ad uliveto e di due fabbricati a Giuseppe Foriglio, 56enne pluripregiudicato di Cinquefrondi, fratello di Fortunato, detto “Barrittazza”, sono tornati a sferrare un duro colpo al patrimonio del clan, questa volta con un decreto emesso dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria – Sezione misure di prevenzione. Il provvedimento, richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia, trae origine proprio dal sequestro eseguito due giorni prima di Natale del 2008, quando i Carabinieri di Taurianova operarono in esecuzione di un provvedimento del Tribunale di Palmi, sequestrando beni per circa 100000 Euro. I militari, che considerarono quel risultato non già un punto di arrivo, ma bensì un punto di partenza per monitorare l’esatta consistenza del patrimonio riconducibile a Foriglio, che si trova tuttora in carcere, da quando nell’estate del 2008 fu arrestato, sempre dai Carabinieri, perché sorpreso mentre coltivava una vastissima piantagione di canapa indiana, nella quale si contavano oltre 3000 piante.

Non è però solo questo l’unico precedente di Foriglio, che fin dal 2004 è stato sorvegliato speciale di pubblica sicurezza ed ha precedenti per reati cha spaziano da quelli contro il patrimonio all’associazione mafiosa. Gli approfondimenti investigativi svolti dai Carabinieri del Capitano Raffaele Rivola, che si è avvalso dell’operato del Tenente Antonio Quarta, ora trasferito a Roma, e del Tenente Marco Filippi, attuale Comandante del Nucleo Operativo, hanno consentito, anche attraverso il prezioso operato di consulenti tecnici, di stabilire che i redditi delle due persone cui erano intestati tutti i beni individuati erano talmente irrisori da non giustificare il possesso dell’intero patrimonio che, evidentemente, doveva avere un diverso proprietario occulto. Anche in questo caso, il reale dominus del patrimonio è risultato essere Foriglio che, essendo a sua volta privo di redditi, ha portato gli inquirenti a ritenere che gli stessi beni siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego. Per questo motivo è scattata la applicazione della misura di prevenzione patrimoniale con il sequestro eseguito oggi con l’apposizione dei sigilli a quattro terreni coltivati ad uliveto, uno coltivato ad agrumeto, due fabbricati rurali insistenti in quei terreni, un appartamento e, soprattutto, una intera azienda agricola per l’allevamento di ovini e caprini e la produzione di latte (nella foto), con relativi capannoni e macchine agricole e con un gregge di quattrocento pecore. Il valore complessivo dei beni, che ricomprendono anche quelli già sequestrati poco prima di Natale (che tuttavia costituiscono solo una minima parte del sequestro di oggi), si potrebbe aggirare tra i 250 ed i 300 mila Euro, ma è ancora presto per una stima precisa. Il solo gregge potrebbe valere circa 80 mila Euro. I militari hanno anche sequestrato dei conti bancari. Anche questa volta, Foriglio aveva fittiziamente intestato l’ingente patrimonio a dei prestanome, per eludere l’applicazione delle misure preventive previste dalla legislazione antimafia, che potrebbero portare finanche alla confisca definitiva dei beni con la loro destinazione a fini di utilità sociale.

Condividi sui social

Salernitana Reggina 0-2: tabellino e cronaca

Salernitana – Reggina: 0-2. Salernitana (4-3-2-1): Iuliano; Balestri, Bastrini (dal 57° E. Pepe), Peccarisi (dal 17° Fusco) e Pippa; Montervino (dal 76° Carcuro), Jadid e Soligo (c); Merino e Capone; Caputo. In panchina: Iuliano, Fusco, Brunetti, Galasso, E. Pepe, Carcuro e Tricarico. All.: Cerone. Reggina (3-5-2): Marino; Adejo, Valdez e Lanzaro (c); Vigiani, Carmona, Tedesco (dal 90° Viola) , Missiroli e Rizzato; Brienza (dal 76° Castiglia) e Cacia. In panchina: Fiorillo, Cascione, Bonazzoli, Santos, Viola, Castiglia e Pagano. All.: Breda. Arbitro: Emiliano Gallione di Alessandria. Assistenti: Conti di Lugo di Romagna e Fiore di Molfetta. Quarto uomo: Gavillucci di Latina. Andata: 1-3 (Buscè, Cascione, Missiroli e Jadid). Marcatori: Missiroli al 16° e Brienza al 39°. Ammonito: Montervino al 30°. Corner: 0 Salernitana e 6 Reggina. Recupero: 0’ (p.t.) e 3’ (s.t.). Note. Nella Salernitana, i rientri di Montervino e Peccarisi sono le novità rispetto alla trasferta di Crotone. Resta l’emergenza (8 indisponibili tra infortunati e squalificati). Breda ha recuperato il portiere Fiorillo ma lo manda in panchina confermando Marino dopo le “papere” contro il Toro. Le altre “novità” saranno Vigiani e Cacia in campo al posto di Barillà e Bonazzoli. Nella Salernitana sono squalificati Dionisi e V. Pepe e nella Reggina il solo Barillà. I diffidati sono, nella Salernitana, Balestri, Fava, Galasso, Merino, Peccarisi, Polito e Russo e, nella Reggina, Bonazzoli, Carmona, Castiglia e Vigiani. Tre ex amaranto nella Salernitana, i difensori Balestri e Peccarisi e Cozza (assente per infortunio) e tre ex granata nella Reggina il difensore Lanzaro, il centrocampista Tedesco e l’allenatore Breda (ex anche come Assessore allo Sport del comune di Salerno). Scontro tra le ultime due in classifica, Reggina alla ricerca di punti per venir fuori dalla zona retrocessione e Salernitana,, di fatto, già retrocessa in Prima Divisione. 70° confronto tra le due formazioni, Reggina leggermente in vantaggio nel computo vittorie/sconfitte ma il risultato più consueto è il pareggio.

La cronaca. La Reggina pressa e cerca di dare subito un indirizzo ben preciso alla gara, ovvio che sono gli amaranto a dover vincere mentre, ahiloro, i granata sono ben poca cosa, e si vede, e giocano costantemente sotto i fischi del proprio pubblico. Al 4° minuto è la Reggina a cercare per prima la via della rete. E’ Brienza da fuori area a tirare ma centralmente, Iuliano para senza patemi. All’8° altra occasione per gli ospiti. Rizzato crossa da sinistra per la testa di Cacia, Iuliano esce e respinge di pugno. Risponde la Salernitana un minuto dopo. Punizione di Jadid a tagliare tutta l’area, ma nessun suo compagno è pronto a ribadire a rete. Al 12° Reggina ancora pericolosa. Missiroli fa da sponda per Brienza che, di testa, manda al lato. Ancora Brienza qualche istante dopo. Calcia di sinistro da fuori area, ma la palla termina ancora fuori. Al 16° la Reggina passa in vantaggio. Sugli sviluppi del secondo corner battuto da Carmona, Vigiani di testa fa da sponda per Missiroli (nella foto) che, in girata, batte Iuliano. Al 19° ci prova Montervino calciando, però, fuori. Al 23° occasione ancora per Missiroli. Riceve palla in verticale da Tedesco, si ritrova tutto solo davanti a Iuliano ma non ferma il pallone ed il portiere glielo strappa dai piedi. Al 26° contropiede virtualmente pericolosissimo se non si trattasse della Salernitana che, ribadiamo, è ben poca cosa. Caputo scappa inseguito da due giocatori reggini che non riescono a fermarlo, preferisce l’azione individuale ed, infine, perde palla infischiandosene di Montervino e Merino liberi sulla sinistra. Non ha gioco la Salernitana, si muove solo per iniziative personali e, peraltro, senza alcun successo (cori e fischi dei tifosi di casa giungono chiarissimi anche al di qua del monitor). Al 31° i difensori di casa cincischiano e regalano alla Reggina un corner insperato senza, però, ulteriori sviluppi. Al 36°, per un fallo di mano di un campano, calcio di punizione un paio di metri fuori dell’area. Cacia “conquista” il pallone non intendendo per nulla lasciarlo allo specialista Brienza. Calcia Cacia, rasoterra, e Iuliano fa apparire il tiro più pericoloso del consentito tuffandosi e deviando in corner. Ancora Cacia un minuto dopo. Riceve palla da Tedesco in verticale, ma non ci arriva. Al 39° la Reggina raddoppia. Brienza (nella foto) ruba palla a Jadid a metà campo e s’invola centralmente. Appena entrato in area, calcia di sinistro “a giro” e batte Iuliano. Tra Brienza e Cacia non c’è paragone (ovviamente a manifesto svantaggio del secondo). La Salernitana? Gioca solo perché “deve”. Per il resto, è solo una “spalla” di terzo piano per la protagonista Reggina che, d’altro canto, ha ben poco da gioire se non, solo, per i tre punti in classifica. Ci vengono in mente le squadre che hanno giocato contro la Salernitana (e magari anche perso) prima della retrocessione sancita ufficialmente con i 6 punti di penalizzazione. Che sfortuna la loro! Il pubblico si diverte solo  applaudendo ed inneggiando a Roberto Breda (nella foto) (indimenticato capitano della “grande” Salernitana che fu negli anni ’90) più che pensare alla gara (come dargli torto?) e, quando alla gara ci pensa perché se la si trova davanti, non può non fischiare quelli che vengono definiti da lui stesso “mercenari”. Certo, non è facile per il pubblico di casa assistere con così tanto largo anticipo alla dismissione più totale della propria squadra. Non lo invidiamo affatto anche se, noi, abbiamo assistito (anche nel recente passato) alle stesse scene e capiamo cosa voglia dire tutto questo. Il primo tempo si chiude sul doppio vantaggio amaranto e, probabilmente, salvo “indicazioni” magari a realizzare qualche goal in più da entrambe le parti, di fatto, nel risultato finale, la gara è già chiusa. Il telecronista Sky racconta di un Foti tesissimo nel pre partita. Beh! Forse era teso come noi lo eravamo il 13 giugno del ’99 a Torino o, successivamente, nelle ultime gare di campionato prima contro il Milan, poi contro la Juventus e poi ancora contro il Milan. O forse, invece, era teso come prima (e dopo) lo 0-5 contro la Sampdoria di Mazzarri lo scorso anno. Chissà a quale dei due stati d’animo assomigliasse quello narrato dal telecronista di casa. Il secondo tempo si apre con una gran botta su calcio di posizione di Carmona che si stampa all’incrocio dei pali. Al 53° di una partita che non ha storia, la Salernitana tira per la prima volta in porta con Caputo. Marino riesce a non sbagliare e para a terra. La partita scivola via con una noia pazzesca e si vede che, oggi, non c’è nessun “Ferrante” che deve realizzare il record di goal con la maglia della propria squadra. Sigh! Nulla da prendere e nessuna considerazione da trarre da questa partita, equiparabile alla partitella in famiglia del giovedì, se non i 3 punti che fanno certamente classifica e consentono agli amaranto di raggiungere quota 39 e di lottare ancora per evitare di accompagnare la Salernitana (a quota 16) già quasi matematicamente in Prima Divisione. La “partita” finisce come ampiamente preventivato con il risultato del primo tempo e tutti a casa pensando a Pasqua ed all’Empoli ospite al “Granillo” tra poco più di una settimana.

Condividi sui social

Elezioni Regionali 2010: i dati e gli eletti (ancora) ufficiosamente definitivi

Alla luce del “colpo di scena” andato in onda ieri sera sul sito internet della Regione Calabria intorno alle 20 di ieri, numeri e, soprattutto, nomi degli eletti sono cambiati in un “fiat”, ancora, al momento, non abbiamo la composizione del Consiglio Regionale della Calabria certo. Riportiamo, per dovere di cronaca, qui di seguito, gli ultimi dati diffusi da fonti ufficiali seppur “ufficiosi”. Il neo Governatore Giuseppe Scopelliti (questo dato è assolutamente certo sin da un paio d’ore la chiusura dei seggi) ha ottenuto il 57.76% pari a 614.584 voti. L’ex Governatore Agazio Loiero, invece, “solo” il 32.22% (-25.54% rispetto a Scopelliti) pari a 342.773 voti (- 271.811 rispetto al vincitore). Il candidato outsider (come l’abbiamo definito) Filippo Callipo, invece, si è fermato al 10,02% equivalente a 106.646 voti.

Nella coalizione del centrodestra (che ha raccolto 592.523 voti equivalenti al 57,6%): il Pdl ha il 26,4% (271.581 voti) e 15 seggi, l’Udc il 9,4% (97.213) e 6 seggi, Insieme per la Calabria ha il 5,2% (53.158) e 2 seggi, Socialisti Uniti-Psi ha il 3,2% (33.000) e 0 seggi, Fiamma Tricolore ha lo 0,4% (4.136) e 0 seggi, Scopelliti Presidente ha il 9,9% (102.090) e 6 seggi e Libertà e autonomia-Noi Sud ha il 3,1% (31.345) e 0 seggi. Nella coalizione di centrosinistra (358.378 voti pari al 34,8%), invece, il Pd ha il 15,8% (162.081 voti) e 10 seggi, Federazione della sinistra ha il 4% (41.520) e 2 seggi, Psi e Sinistra con Vendola ha il 3,8% (38.581) e 0 seggi, Autonomia e diritti Loiero Presidente ha il 7% (71.945) e 4 seggi, Slega la Calabria ha il 2% (21.145) e 0 seggi ed Alleanza per la Calabria ha il 2,2% (23.106) e 0 seggi. Nella coalizione outsider (78.364 pari al 7,6%) Io resto in Calabria ha il 2% (20.443) e 0 seggi, Idv il 5,4% (55.370) e 3 seggi e Lista Bonino-Pannella lo 0,2% (2.551) e 0 seggi. Questo l’elenco, anch’esso ufficioso, degli eletti al consiglio regionale. Ai consiglieri si aggiungono il presidente eletto Giuseppe Scopelliti, del centrodestra, e lo sfidante sconfitto Agazio Loiero, del centrosinistra (Pippo Callipo, invece, non ha raggiunto la sufficienza dei voti per entrare in consiglio). Per il Pdl (15): i reggini Alessandro Nicolò, Giovanni Nucera, Antonio Stefano Caridi, Luigi Fedele e Santi Zappalà; i catanzaresi Pietro Aiello, Mario Magno e Domenico Tallini; i cosentini Giuseppe Gentile, Giuseppe Caputo, Gianpaolo Chiappetta, Francesco Morelli e Fausto Orsomarso; il vibonese Nazzareno Salerno ed il crotonese Salvatore Pacenza. Per Scopelliti Presidente (6): i reggini Giovanni Emanuele Bilardi e Candeloro Imbalzano; il catanzarese Claudio Parente; il cosentino Salvatore Magarò; il vibonese Alfonsino Grillo ed il crotonese Francesco Pugliano. Per l’Udc (6): il reggino Pasquale Maria Tripodi; il catanzarese Francesco Talarico; i cosentini Michele Trematerra e Gianluca Gallo; il vibonese Francescantonio Stillitani ed il crotonese Alfonso Dattolo. Per Insieme per la Calabria (2): il reggino Antonio Rappoccio ed il cosentino Giulio Serra. Per il Pd (10): i reggini Giuseppe Bova e Demetrio Battaglia; i catanzaresi Pietro Amato ed Antonio Scalzo; i cosentini Nicola Adamo, Carlo Guccione, Mario Maiolo e Sandro Principe; il vibonese Bruno Cesore ed il crotonese Francesco Sulla. Per Autonomia e diritti Loiero Presidente (4): il catanzarese Vincenzo Antonio Ciconte; i cosentini Mario Franchino e Rosario Francesco Antonio Mirabelli ed il vibonese Ottavio Gaetano Bruni. Per Federazione della sinistra (2): il reggino Antonino De Gaetano ed il cosentino Ferdinando Aiello.

Condividi sui social

Lettera al Direttore della signora Manuela Lacaria Carbone

Dalla signora Manuela Lacaria Carbone, moglie di Massimo Carbone (nella foto), il motociclista morto il pomeriggio di domenica 28 marzo scorso percorrendo il viale Scopelliti a Catona, e su input della quale ieri abbiamo pubblicato un appello (da noi diffuso anche all'emittente televisiva TeleReggio – che ne ha dato notizia nei suoi TG – ed alla Gazzetta del Sud – che lo farà dopodomani – e che, qui, pubblicamente vogliamo ringraziare nelle persone dell'Editore della prima, la signora Bova, e del Capo-Redattore della seconda, dr. Tonio Licordari, n.d.r.) affinchè chi ha assistito all'incidente l'aiuti a capirne le cause, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

"Mio marito era un uomo tranquillo, prudente ed un motociclista esperto. Quando, verso le 19 del 28 marzo, sono venuti a comunicarmi che c’era stato un incidente stradale e che mio marito, Massimo Carbone, aveva perso la vita in un incidente in cui non erano coinvolti altri veicoli a causa dell’alta velocità, non sono riuscita a crederci. Mi sono recata più volte sul luogo dell’incidente, ho parlato con dei motociclisti che stavano esaminando il posto e cercavano di spiegarsi la dinamica, ho chiesto aiuto ad un esperto ed insieme abbiamo ricostruito ciò che è successo quella giornata che ha sconvolto per sempre la mia vita e quella di mio figlio. Avevamo trascorso una tranquilla mattina assieme a nostro figlio, Marco. Dopo pranzo, vista la bella giornata, Massimo è uscito in moto per andare ad assistere ad una partita di tennis, una delle sue passioni (gli piaceva suonare, sciare, andare in bicicletta ed in moto). Massimo entrava sul viale Scopelliti viaggiando, probabilmente sulla corsia di sinistra. Questa strada a quattro corsie è divisa da uno spartitraffico discontinuo. È la principale arteria che collega la città di Reggio al popoloso quartiere di Catona, per tale motivo viene percorsa giornalmente da centinaia di veicoli che utilizzano le interruzioni dello spartitraffico per effettuare pericolose inversioni ad “U” per recarsi a Catona (come è possibile constatare da rilievi sul posto o interpellando persone che abitualmente percorrono quella strada). Massimo, probabilmente vede un mezzo che viaggia sulla corsia di destra, sicuramente più lento di lui, mantiene la propria  direzione di marcia. Repentinamente il  mezzo che viaggiava sulla destra effettua la manovra di inversione di marcia occupando improvvisamente, forse senza aver attivato l’indicatore di direzione, la corsia sinistra. Massimo ha cercato di evitare la piena collisione con il mezzo, ma il contatto con lo spartitraffico provocava, dopo una decina di metri, la perdita del controllo e il rovinoso impatto contro il palo di un lampione." Fin qui la lettera della signora Manuela che, secondo quanto scrive, appare pressoché certa che il suo Massimo sia rovinato a terra e deceduto non per colpa sua (imprudenza o negligenza che dir si voglia), ma perchè un'auto parrebbe avergli "tagliato la strada" come da interrogativo da noi stessi posto nell'Editoriale di ieri. Insieme a lei aspetteremo la conclusioni delle indagini in corso alla ricerca della verità da parte degli investigatori interessati.

Condividi sui social

Reggina: gli ex la incitano

altaltHa fatto piacere leggere attraverso le colonne del Corriere dello sport, dell’incitamento ed il sostegno da parte di tutti quei calciatori che in qualche modo nel recente passato hanno fatto la storia della Reggina. I vari Pirlo (nella foto mentre calcia una punizione in un Reggina-Milan), Perrotta, Nakamura, Mesto (nella foto). Nessuno ha dimenticato i colori amaranto e soprattutto nessuno di loro ha mai dimenticato come quel percorso con la Reggina gli abbia dato l’opportunità di affacciarsi ai grandi palcoscenici calcistici. Ringraziamo di cuore. Allo stesso tempo, però, questi messaggi ci trasmettono la tristezza del momento e quasi la compassione da parte di chi, chiamato in causa, ha voluto in qualche modo esprimere tutto il proprio dispiacere ed allo stesso tempo auspicato la pronta risalita. Che strano, e pensare che la Reggina solo fino a qualche anno addietro balzava agli onori della cronaca ed entrava a pieno titolo nella storia del calcio italiano, per quella incredibile impresa chiamata salvezza dopo il meno quindici iniziale. Sembra passata una vita, no solamente tre stagioni. Oggi ci troviamo a battagliare in piena zona retrocessione ma in un campionato che non è più quello di serie A.

Al penultimo posto con numeri impietosi e che inchiodano il percorso di questa squadra che, solo in una stagione ha ceduto il passo per tre volte consecutive al Granillo così come successo contro Modena, Lecce e Torino, meglio non dire come si è conclusa. Nel contesto di un campionato balordo, pieno di errori commessi, ma anche paradossale ed incredibile nel suo svolgimento. Dove perdi se giochi male, ma riesci a farlo anche dominando l’avversario. Dove ti vengono concessi sei calci di rigore in 32 partite e ne sbagli quattro, dove ripetute e continue sono le distrazioni da parte dei singoli e dove la vera e sola continuità trovata è quella nelle sconfitte. Oggi, attanagliata da mille difficoltà, la squadra si ritira in quel di Paestum per ritrovare motivazioni e la giusta serenità e provare in questo rush finale di dieci partite a raccogliere quanto più possibile. In sette mesi abbiamo visto cambiare velocemente una serie di obiettivi. Dalla promozione diretta, si è passati ai play off, poi la salvezza, adesso sembra difficile pure agguantare i play out. Che disastro. Tutto questo in attesa di scendere nuovamente in campo venerdì sera, sul terreno dell’ormai retrocessa Salernitana. I tre punti da conquistare sono un obbligo, non dovesse essere così, stiamo già facendo gli scongiuri, neanche il sostegno dei grandi ex potrebbe più salvarci.

Condividi sui social

Il dramma dell’aborto terapeutico

altAborto terapeutico. Quanti di noi ne hanno mai sentito parlare? Probabilmente in pochi e magari solo per averlo vissuto direttamente sulla propria pelle o indirettamente attraverso l’esperienza di persone che ci sono particolarmente care. Ma quanti sanno di cosa effettivamente si tratta e conoscono le implicazioni emotive che questa scelta dolorosa comporta? Tutti i genitori, però, nel momento in cui si accorgono di aspettare un bambino, superati la gioia e l’entusiasmo iniziale, si pongono la fatidica domanda: “sarà sano?”. Finiti i tempi in cui la maternità era un mistero e ci si affidava alla sorte, ai giorni nostri esistono tecniche che consentono di trovare una risposta adeguata al quesito attraverso le diagnosi prenatali. Nel caso in cui venga malauguratamente accertata una patologia grave, anche se i famosi 90 giorni per l’interruzione volontaria della gravidanza sono passati, si può comunque procedere con l’aborto terapeutico. Al di là di tutti i discorsi morali, non competendo infatti a noi giudicare in proposito, mi chiedo, da donna e da madre, quanto coraggio occorra per affrontare il travaglio psicologico derivante dalla decisione di proseguire o meno con la gravidanza a seguito di una diagnosi che sembra senza speranza. Ad alcuni potrà sembrare inopportuno o persino brutale l’uso del termine “travaglio” trattando l’argomento aborto terapeutico.

In realtà si tratta di una scelta ben ponderata. Vi chiedo ancora, infatti, quanti di noi sono al corrente che nel secondo trimestre di gravidanza l’aborto avviene per induzione del parto? L’esigenza del travaglio e del parto sono purtroppo motivate dalla impossibilità di procedere ad un raschiamento, essendo il bambino ormai troppo grande. L’aborto terapeutico è sicuramente un momento drammatico nella vita di una coppia e, paradossalmente, la struttura ospedaliera può renderlo ancora più traumatico. Spesso le donne che affrontano le procedure di interruzione della gravidanza ricevono dei soprusi ed il più delle volte non reagiscono, denunciando, perché il senso di colpa e la sofferenza per quel figlio malato le rende vittime di  quegli operatori che le considerano vittime di serie b ed in quanto tali non meritevoli del minimo rispetto. Raccogliamo, al riguardo, la testimonianza di Maria C., una madre che ha già abortito da diverso tempo e che, a tutt’oggi, non riesce a perdonarsi questo gesto. Maria C. condanna l’atteggiamento superficiale degli operatori sanitari che non l’hanno adeguatamente informata sui rischi connessi all’aborto terapeutico e sulla necessità di procedervi provocando prima il travaglio e poi il parto vero e proprio. Critica duramente l’averle fatto credere che la sua bambina sarebbe stata cremata salvo poi scoprire, recentemente, che il suo corpicino è stato in realtà smaltito tra i rifiuti speciali quasi fosse spazzatura. Queste omissioni e mezze verità l’hanno orientata verso una scelta falsata da condizionamenti troppo pesanti. Pubblichiamo, di seguito, la sua lettera non come atto di denuncia nei confronti degli operatori sanitari che, generalmente, lavorano con abnegazione e coraggio, ma come l’accorato appello di una madre che vuole ricordare a tutti coloro che lavorano in un ambiente asettico quale quello ospedaliero di non dimenticare, o peggio sottovalutare, l’importanza dei risvolti umani. “Sono una mamma spezzata dentro dal dolore per aver appreso, dopo nove anni, la vera fine che ha fatto la mia bimba. Racconto tutto dall’inizio: il 30 novembre del 2000, dopo aver avuto l’esito positivo dell’amniocentesi (esame che mi portò a scoprire che la mia bambina era affetta da Talassemia Major) fui indotta dal ginecologo a rivolgermi presso una struttura sanitaria fuori distretto. Così feci ed il 14 dicembre, dopo quindici lunghissimi giorni (la mia piccolina ha lottato tenacemente per vivere) durante i quali ho affrontato i rischi relativi alla setticemia in corso, i ripensamenti per la decisione presa (come mai i farmaci che mi venivano somministrati impiegavano tanto tempo a funzionare?) ed il travaglio, arriva alle ore 18 circa il momento del parto. Non riesco ad esprimere il devastante senso di svuotamento fisico e psicologico e la solitudine incolmabile che da allora mi accompagna. Nessuno mi aveva spiegato che l’aborto terapeutico al quinto mese di gestazione era un parto con tanto di rischi connessi. Dopo il parto mi fu chiesto di dare un nome alla mia bimba e che cosa volessi farne del corpicino. A quel punto, sola, incosciente di quanto stava realmente accadendo, stordita dall’anestesia e da quindici giorni di calvario, ho deciso di farla cremare nella convinzione che fosse la procedura normalmente seguita dall’ospedale. Per tutti questi anni ho creduto che le cose fossero realmente andate così. L’anno scorso, avendo elaborato il lutto e sentendomi finalmente pronta, mi sono adoprata per ricercare il posto dove era stata seppellita mia figlia e, dopo aver superato reticenze, tentennamenti ed ogni sorta di difficoltà, ho scoperto la nuda e cruda realtà: il corpicino di mia figlia è stato buttato insieme ai rifiuti speciali nella spazzatura. Le domande che mi pongo adesso sono: perché non è stata rispettata la mia volontà? Con quale leggerezza d’animo, con quale crudeltà, è stato compiuto quel gesto? Ho la consapevolezza che, se solo il personale ospedaliero mi avesse informato sull’effettiva fine della mia bimba, avrei fatto una scelta diversa. Adesso però la ferita si è riaperta ed ha ripreso a sanguinare e, nonostante sia madre di due splendide bimbe, il senso di vuoto attanaglia costantemente la mia anima perché sento mancare un tassello importante. Della mia bimba ho cristallizzato una sola immagine: è la stella più luminosa nell’immensità del firmamento, la seguo con lo sguardo e la sento viva nel mio cuore. Colgo l’occasione per rivolgere un appello a tutti i medici ed ai paramedici delle varie strutture ospedaliere. Lo devo alla mia bimba, a tutti i bimbi che hanno fatto la sua stessa fine ed a tutte le mamme che si apprestano a fare scelte dolorose piene di se e di ma. Vi supplico, siate chiari ed espliciti quando si presenta a voi una mamma che deve subire un aborto terapeutico; spiegatele nei minimi particolari ciò che dovrà affrontare; accompagnatela per mano nel momento più difficile e delicato della sua vita; ma, soprattutto, se la mamma od altro parente omettono di dirvi cosa fare del frutto dell’aborto, abbiate la sensibilità di preparare una cassettina (o anche un contenitore per rifiuti speciali come quello usato per la mia bimba) per mettervi il corpicino e farlo giungere al cimitero più vicino per essere seppellito, sia pure in una fossa comune. In tal modo consentirete alla madre, quando si sentirà finalmente pronta, di avere un posto dove andare a piangere o semplicemente deporre un fiore. Un grazie di cuore a tutta la redazione ed ai lettori.” Maria C..

Condividi sui social

Basket: Coppa Italia dilettanti, le 8 squadre finaliste

altTutto è pronto per l’inizio delle Final Eight della Coppa Italia di Serie B Dilettanti. Otto squadre si daranno battaglia nella tre giorni di Foligno in cui ci sarà il TOP dei quattro gironi della quarta serie nazionale. Vetrina importante per tutti i protagonisti ed anche per la Viola (nella foto durante un time out) che fa parte di questo prestigioso lotto dopo che i neroarancio hanno sostituito il Siracusa, formazione esclusa dal campionato a causa di seri problemi finanziari. I ragazzi di coach Bianchi sono pronti ad onorare quest’impegno che li vedrà affrontare nei quarti di finali il Rieti, formazione che milita nel girone C e che ha in Mossi il leader assoluto di un gruppo dalle grandi potenzialità e che si sta rendendo protagonista di un’ottima stagione. Il Moncalieri San Mauro è la squadra più forte del lotto e che già pensa al prossimo anno in cui disputerà al Serie A Dilettanti ma occhio al Piacenza di due vecchie glorie.

Gli emiliani possono contare sull’ex scarpette rosse Sambugaro e, soprattutto, su Mario Boni. Eh si , proprio l’ex Montecatini, un uomo che, negli anni d’oro, faceva tranquillamente trenta punti a sera nel massimo campionato italiano e che, adesso, a 47 anni si diverte ancora a giocare. Boni non ha perso il suo feeling con il canestro dato che i suoi numeri dicono che viaggia a 25 punti ad allacciata di scarpa ed i tifosi della Viola si ricordano bene le sue performances in riva allo stretto. Recanati e Senigallia saranno le rappresentanti del girone B. Si tratta di due compagini solide che giocano una pallacanestro di ottime fattura su due lati del campo e possono contare su individualità di alto livello. In particolare, il Recanati della stella Chiaramello ha sorpreso gli addetti ai lavori per come ha dominato il suo girone sin dalla prima palla a due della stagione. Corato è la compagine che, assieme alla Viola, porterà la bandiera del girone D. I pugliesi hanno conquistato la qualificazione dopo aver superato le rivali nelle fase preliminari della coppa a Settembre. Corno di Rosazzo è l’ottava sorella ed un’altra realtà cestistica che si gode i frutti di un progetto positivo cominciato qualche anno fa. La formula prevede i quarti di finale ad eliminazione diretta fino alla finale che si disputerà a Foligno il 2 Aprile. La Coppa Italia sta per prendere il via e sarà un prelibatissimo anticipo dei play-off promozione. Da ora in avanti, dunque, si fa sul serio.

Condividi sui social

Appello: “Per favore, non abbiate paura e non siate omertosi! Chi sa qualcosa la dica…”

E’ questo, in sintesi, il messaggio che arriva alla nostra Redazione dalla famiglia Carbone-Lacaria. Massimo Carbone (nella foto), lo ricordiamo, è quel motociclista che, domenica 28 marzo scorso, intorno alle ore 16.00/16.30, ha perso la vita allorquando, in sella alla sua moto, per cause imprecisate, è rovinosamente caduto sull’asfalto lungo il viale Scopelliti (il viale, per intenderci, che collega Catona e lo svincolo autostradale Arghillà-Catona al popoloso quartiere alla periferia nord della città). Dalle prime risultanze sull’accaduto parrebbe che il tutto sia stato archiviato mettendo a verbale la velocità a cui il tachimetro della Yamaha (nella foto) si è fermato dopo l’impatto (contro un lampione della luce ed un albero il cui fusto è stato tranciato di netto) e, quindi, come un incidente causato solo ed esclusivamente dall’alta velocità a cui lo sfortunato motociclista sembrerebbe stesse percorrendo il viale. Questa causa, però, stride con le dichiarazioni che la moglie Manuela Lacaria ha rilasciato. Conoscendo Massimo, ovviamente, meglio di chiunque altro lo descrive come un uomo tranquillo, pacato, attento e scrupoloso anche nella guida di quel bolide a due ruote che, di fatto, lo ha condotto alla morte.

Appare, quindi, difficile, ma comunque non impossibile, che Massimo stesse “volando” alla velocità impressa sul tachimetro che è di ben 168 km/h. La circostanza dell’incidente mortale lascerebbe presupporre che Massimo fosse in corsia di sorpasso (a sinistra della carreggiata proprio in prossimità dello spartitraffico dove ci sono sia il lampione che l’albero di cui sopra) e che il “sorpassato” abbia repentinamente svoltato a sinistra per ripercorrere in senso inverso a quello della marcia del motociclista (Catona-Arghillà) peraltro con una manovra consentita ma ugualmente ardimentosa. Ha, quest’ultimo, attivato gli indicatori di direzione o no? E, se lo ha fatto, prima di svoltare si è accertato o meno se, da dietro, sopraggiungesse qualcuno in fase di sorpasso a cui, comunque, avrebbe dovuto dare la precedenza consentendogli di ultimare la manovra? Ricordiamo che il Codice della Strada non recita e non dispone che se si attivano gli indicatori di direzione tutto è consentito. L’attivazione degli stessi (le cosiddette frecce, per intenderci) non cautelano affatto dalle responsabilità di eventuali incidenti l’automobilista/motociclista che si occupa e preoccupa di azionarli. Recita, invece, che colui che segnala il proprio cambiamento di direzione lo fa solo ed esclusivamente per manifestare preventivamente l’intenzione di, appunto, cambiare direzione, sorpassare, svoltare a destra o sinistra, uscire da un parcheggio o quant’altro. Il Viale Scopelliti, sia in discesa (Arghillà-svincolo autostradale-Catona) che in salita (Catona-svincolo autostradale-Arghillà), appare particolarmente pericoloso proprio perché largo ed apparentemente praticabile senza alcun pericolo. Invece, numerose sono le stradine che sia in un verso che nell’altro confluiscono sullo stesso e spesso la segnaletica viene disattesa assieme alle più banali regole del Codice della Strada presenti con apposita segnaletica orizzontale e verticale. In prossimità, poi, del luogo dell’impatto, sul lato opposto del viale stesso, in direzione Arghillà-svincolo autostradale-Catona, è presente uno “stop” per chi scende affinché chi, invece, sale abbia la possibilità di effettuare un’inversione ad “U” e cambi direzione. A Massimo gli è stata tagliata la strada ed ha perso il controllo rovinando sull’asfalto? Parrebbe, inoltre, che proprio in prossimità dello “stop” una Panda Bianca (nuovo tipo) con a bordo due donne si sia immediatamente arrestata non tanto per lo “stop” previsto, ma perché ha visto l’incidente e la potente moto sbalzare verso di loro. E’ vero? E’ questo che la famiglia Carbone, sua moglie Manuela ed il loro piccolo, vogliono sapere. Non gli importa nulla dare la colpa (o il “concorso di colpa”) a qualcun altro; non gli importa speculare su una tragedia familiare di cotante proporzioni; Massimo non c’è più e nessuno glielo potrà restituire e questa è l’inesorabile verità. Manuela ed il suo bimbo vogliono solo sapere cosa sia successo realmente, l’unica causa individuata come l’alta velocità del loro Massimo non li convince affatto proprio in virtù dell’indole serena, tranquilla e coscienziosa del loro congiunto. Noi de “Il Reggino.it” ci siamo messi immediatamente a disposizione della famiglia cercando, con il nostro appello, di far uscire allo scoperto chi sa qualcosa e che può essere certamente utile alle indagini. Non c’è proprio nulla di cui aver paura contattandoci per fare luce sull’accaduto, Manuela vuole e deve sapere perché il suo Massimo non c’è più. PER QUESTO MOTIVO, CHI SA QUALCOSA, PER FAVORE LA COMUNICHI O DIRETTAMENTE ALLA SIGNORA CARBONE (carbonelacaria@tin.it) O, FAREMO NOI DA TRAMITE, ALLE NOSTRE MAIL INDICATE A SINISTRA SULLA HOME DEL SITO (mauriziogangemi@ilreggino.news o ilreggino@ilreggino.news), OPPURE ANCORA AI RECAPITI TELEFONICI DEL SOTTOSCRITTO SEMPRE LI’ INDICATI (349 1956789 – 366 2690502). Anticipatamente grazie per coloro i quali vorranno collaborare con la famiglia e con noi.

Condividi sui social

Elezioni Regionali 2010: i dati (ufficiosamente) definitivi

Ecco i dati (quasi) definitivi delle Elezioni per il Governatore della Regione Calabria ed il sui Consiglio. Giuseppe Scopelliti, reggino, già sindaco della Città della Fata Morgana, esponente del Pdl, è stato eletto Governatore con 611.681 voti pari al 57,72% del totale. Il suo principale avversario politico, Agazio Loiero, catanzarese, Governatore uscente (visto il risultato, dalla finestra e non dalla porta principale), del Pd, si è fermato appena a 341.660 voti pari al 32,24% (- 25,28% rispetto al vincitore). Outsider il terzo candidato alla poltrona più ambita, Filippo Callipo, vibonese, imprenditore, dell’Idv, ha ottenuto 106.354 voti pari al 10,04% delle preferenze. Nel dettaglio vediamo i voti delle singole liste provincia per provincia.

La coalizione di centrodestra, formata da 7 liste, unitamente, ha conquistato 29 seggi forte del 52,53% (588.788 voti) in tutta la regione così suddiviso: il 66.46% (204.562) nel reggino, il 49,22% (181.883) nel cosentino, il 60,43% (115.351) nel catanzarese, il 52,51% (45.580) nel vibonese ed il 59,33% (44.406) nel crotonese. Poi, singolarmente, il Pdl ha conquistato 15 seggi grazie al 26,39% (269.989 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 31,14% (93.676) nel reggino, il 26,32% (97.273) nel cosentino, il 24,97% (47.668) nel catanzarese, il 21.33% (18.484) nel vibonese ed il 17,22% (12.888) nel crotonese. La lista Scopelliti Presidente ha conquistato 6 seggi grazie al 9,94% (101.724 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 12,27% (39.916) nel reggino, il 6,38% (23.588) nel cosentino, l’8,26% (15.770) nel catanzarese, il 9,99% (8.655) nel vibonese e il 22,44% (16.795) nel crotonese. L’Udc ha conquistato 6 seggi grazie al 9,39% (96.051) ottenuto in tutta la regione così distribuito: l’8,47% (25.484) nel reggino, il 7,56% (27.929) nel cosentino, il 12,86% (24.559) nel catanzarese, il 9,53% (8.260) nel vibonese e il 13,12% (9.819) nel crotonese. La lista Insieme per la Calabria ha conquistato, invece, 2 seggi grazie al 5,15% (52.695 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 6,69% (20.129) nel reggino, il 5,16% (19.060) nel cosentino, il 4,43% (8.453) nel catanzarese, il 4,48% (3.873) nel vibonese e l’1,57% (1.174) nel crotonese. Le altre tre liste della coalizione vincente Libertà e autononia–Noi Sud, Socialisti Uniti–Psi e Fiamma Tricolore non hanno conquistato seggi ottenendo, su scala regionale, rispettivamente il 3,6% (31.314), il 3,21% (32.879) e lo 0,40% (4,136). La coalizione di centrosinistra, formata da 6 liste, unitamente, ha conquistato 17 seggi “forte” del 34,83% (356.359 voti) in tutta la regione così suddiviso: il 26,55% (82.629) nel reggino, il 42,25% (156.133) nel cosentino, il 33,89% (62.785) nel catanzarese, il 35,78% (31.004) nel vibonese ed il 31,81% (23.804) nel crotonese. Poi, singolarmente, il Pd ha conquistato 11 seggi grazie al 15,79% (161.546 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 12,74% (38.332) nel reggino, il 17,82% (65.858) nel cosentino, il 15.49% (29.566) ne catanzarese, il 16.71% (14.484) nel vibonese ed il 17.78% (13.306) nel crotonese. La lista Federazione della sinistra ha conquistato 2 seggi in virtù del 4,04% (41.369 voti) ottenuto in tutta la regione così distribuito: il 6.39% (19.220) nel reggino, il 3,8% (14.053) nel cosentino, il 2,45% (4.673) nel catanzarese, l’1,88% (1.626) nel vibonese ed il 2,4 (1.797) nel crotonese. La lista Autonomia e diritti ha conquistato 4 seggi forte del suo 7% (71.576 voti) in tutta la regione così suddiviso: il 3,69% (11.097) nel reggino, l’8,32% (30.750) nel cosentino, il 7,56% (14.433) nel catanzarese, il 10.28% (8.906) nel vibonese e l’8,54% (6.390) nel crotonese. Le altre tre liste della coalizione Psi e Sinistra con Vendola, Slega la Calabria ed Alleanza per la Calabria non hanno conquistato seggi ottenendo, su scala regionale, rispettivamente il 3,73% (38.190), il 2,02% (20.991) ed il 2,22% (22.687). La coalizione outsider. L’Idv ha conquistato 3 seggi ottenendo il 5,39% (55.125) in tutta la regione così distribuito: il 4,70% (14.132) nel reggino, il 6,62% (24.469) nel cosentino, il 3,78% (7.216) nel catanzarese, il 4,51% (3.909) nel vibonese ed il 7,21% (5.399) nel crotonese. Le altre 2 liste della coalizione Radicali ed Io resto in Calabria non hanno conquistato seggi ottenendo, su scala regionale, rispettivamente lo 0,25% (2.539) e l’1,97% (20.101).

Condividi sui social

Ha (stra)vinto Reggio! Hanno (stra)vinto i Reggini! Ha (stra)vinto Scopelliti

E’ la vittoria di un’intera Città (nella foto, il suo stemma)! E’ la vittoria di un’intera Provincia! E’ il segno tangibile che i Reggini, stavolta, hanno preso in mano le redini dell’intera Calabria. Hanno riscoperto il significato della parola “campanilismo” ed hanno scelto di non essere più assoggettati alle logiche politiche colonizzanti da parte di catanzaresi e cosentini, ma hanno scelto “uno di loro”. E’ la vittoria di tutti noi che siamo orgogliosi di essere Reggini, che conosciamo vizi e virtù della nostra Città, che sappiamo a menadito quali siano le sue grandi contraddizioni e le sue altrettanti grandi capacità. Certo, il voto di Reggio, da solo, non sarebbe bastato ad eleggere Governatore Giuseppe Scopelliti (nella foto), ma, evidentemente, quello che viene definito “il modello Reggio” è stato compreso, sostenuto e, da oggi in poi, diffuso in tutte le altre 4 provincie calabresi. I numeri parlano chiaro, fugano qualsiasi dubbio in merito. In tutta la Calabria, il neo Governatore ha dato uno scarto abissale al suo maggiore avversario: quasi 28 punti percentuali (59% contro il 31%) di differenza sono per Loiero una Waterloo amplificata.

Scopelliti, poi, ha stravinto “in casa” con quasi il 69% dei voti (i dati sono ancora incompleti) contro il modestissimo 25% di Loiero ed il 6% di Callipo. Ha vinto in provincia di Cosenza (dove Loiero pensava di colmare il gap che lo vedeva soccombente nel Reggino) con quasi il 49% contro Loiero fermatosi al 40% e Callipo all’11%. Ha stravinto anche “fuori casa”, a Vibo Valentia (feudo del re del tonno), con quasi il 51% dei voti contro il 32% di Loiero ed il 18% di Callipo. Ha stravinto anche nel crotonese con oltre il 58% dei voti contro il quasi 31% di Loiero e l’11% di Callipo. Ma il dato che più assurge a significativo è che Scopelliti ha dilagato anche “in casa” di Loiero con il 57% dei voti contro il 32% dello stesso governatore uscente ed ancora l’11% di Callipo. E se i catanzaresi “umiliano” il loro candidato allora vuol dire che Loiero non esce dalla porta principale ma, addirittura, dalla finestra. “Strano” che il “defenestrato” non capisca il perché è stato “asfaltato” perfino dai suoi stessi concittadini. In fondo, basterebbe fare un po’ di autocritica e vedere il “loierismo” che danni ha prodotto all’intera Calabria. Parliamo di sanità? Parliamo di infrastrutture? Parliamo di trasporti e di bilanci? Crediamo che sia tutto sotto gli occhi di tutti. Ha vinto Reggio, dicevamo. A poco più di 3 mesi dal quarantennale dei “moti di Reggio” (14 luglio 1970), dal furto del capoluogo di regione e dalla nascita del Consiglio Regionale della Calabria, la Città più grande e bella della regione si prende la rivincita e serve, come un piatto freddo, la sua personale “vendetta” contro chi (reggini del passato inclusi) l’hanno colonizzata lasciandole le briciole. C’è vento di novità, aria di cambiamento, positività ed ottimismo attorno al neo Governatore. Certo, dovrà dimostrare con i fatti quanto di buono sarà capace di fare per tutti i Calabresi. Dovrà cercare di colmare il gap quarantennale che vede ancora Reggio un passo indietro a Cosenza ed a Catanzaro sul piano dell’economia, del turismo e di altre cose non certo ascrivibili a dettagli. Ha fatto bene il sindaco di Reggio in questi anni ed è proprio questo che, evidentemente, ha spinto la stragrande maggioranza dei Calabresi a dargli fiducia. Certo un “sindacato” con luci ed ombre, ovviamente. Più luci che ombre, senza alcun dubbio, non sempre, infatti, le scelte dell’amministrazione Scopelliti hanno convinto. Probabilmente si sarebbe potuto fare ancora di meglio. Ci auguriamo e gli auguriamo il “meglio” di farlo dagli scranni di Palazzo Campanella. In questa lunga campagna elettorale, abbiamo ascoltato una marea di proclami, una quantità industriale di bugie (clamorosa e vergognosa quella di Loiero sulla Diga sul Menta e sull’acqua a flotte nel reggino), una messe di promesse, manifesti elettorali ovunque e “santini” di perfetti sconosciuti in ogni angolo della Città. Noi de “ilreggino.news”, per espressa volontà del suo editore, sebbene consapevoli di rinunciare ad una certa quantità di denaro, abbiamo scelto di non pubblicare nessuno di questi “santini”. Non abbiamo voluto “sporcare” una testata giornalistica appena nata con le facce di questo o quel candidato. La linea editoriale è stata chiara ed il nome della testata la dice tutta: noi siamo “ilreggino.news”, noi siamo per Reggio di Calabria, noi siamo per i Reggini. E basta! Ecco perché, in sostanza, noi siamo più che soddisfatti per il risultato elettorale appena conquistato. Le prime dichiarazioni sono più che eloquenti e sintomatiche di un successo ampiamente annunciato. Scopelliti dice: “I Calabresi hanno fatto una scelta molto chiara: hanno inequivocabilmente bocciato una pessima gestione ed hanno dato fiducia ad un’alternativa di governo molto diversa dalla precedente. Uno tsunami si è abbattuto su Loiero e, questo, ci dà la forza per ripristinare in tutto il territorio calabrese la legalità.” Loiero mestamente commenta: “E’ una sconfitta che non lascia adito ad alcuna interpretazione se non quella chiara che esce dalle urne. Vince la destra anche se non riesco a capirne le cause (ma com’è che non le capisce?, n.d.r.). Ci sono stati conflitti e diatribe interne e siamo partiti tardi (tardi? ha avuto 5 anni per far campagna elettorale, evidentemente non ha saputo fare bene, n.d.r.), ma tutto questo non è sufficiente a spiegare questa sconfitta (non si preoccupi, gliela spiegheranno più avanti, n.d.r.).” Chi adduce come scusante alla “loierana-Waterloo” la presenza di Callipo, non conosce la basi della matematica. Anzi, della più facile delle operazioni: l’addizione. Se anche su Loiero fossero convenuti i voti conquistati da Callipo pur sempre di Waterloo si sarebbe trattato. Magari dal distacco più contenuto, ma se al 31% di Loiero si fosse aggiunto il 10% di Callipo si sarebbe arrivati al 41%. E, ci pare, che da 41 a 59 ce ne vuole ancora molto. Un altro dato è, comunque, meritevole di attenzione. In Calabria ha votato il 59% degli avanti diritto. Tradotto vuol dire che quasi 1 elettore su 2 ha la “scatole” (non le urne) piene della politica e dei politicanti. Tocca ai vincitori di oggi riportare entusiasmo tra la gente che ha deciso, chiaramente, di rinunciare ad esercitare il diritto del voto tralasciando e demandando ad altri lo scegliere per loro conto. Il “partito” degli assenteisti non ha torto, ma in una democrazia il voto è certamente il primo passaggio obbligato per far sentire la propria voce. In effetti, però, anche il “silenzio” del 41% dei Calabresi, per certi versi, è assordante e deve far riflettere. In bocca al lupo Reggio! In bocca al lupo Reggini! In bocca al lupo Scopelliti! Ad majora!

Condividi sui social

Reggio Calabria: un motociclista kamikaze (?), una moto killer e…

Ancora un motociclista morto, l’ennesimo, vittima del “mostro” che aveva sotto la sella. Una moto (Yahama 1000 cc) (nella foto di Peppe Praticò), un viale (Scopelliti) verosimilmente libero, senza traffico e maledettamente invogliante a girare la manopola del gas, un uomo morto (Massimo Carbone, 46 anni) (nella foto mestamente coperto da un telo), una vedova ed un orfano. Questo il “quadro” diabolicamente dipinto dal destino ieri pomeriggio. Sul viale che porta, in salita, da Catona e dallo svincolo autostradale verso il popoloso quartiere di Arghillà, periferia nord della città, si è consumato l’ennesimo dramma della strada. Un uomo in sella al suo bolide, forse causa l’eccessiva velocità probabilmente per provare “l’effetto che fa”, finisce la sua corsa contro lo spartitraffico, forse la moto s’impenna e vola oltre, l’uomo sbatte sul selciato e fors’anche contro un palo dell’illuminazione che, nell’impatto, perde la copertura della lampada (nella foto), “investe” uno dei tanti alberi messi lì a dimora e ad ornamento tanto da tranciarlo di netto così come si trancia in un istante anche la sua vita che, purtroppo, scrive la parola “fine”.

E’ una domenica come tante, quella di ieri, probabilmente il Viale Scopelliti era libero dal traffico e, forse ingenuamente, il motociclista avrà pensato “cosa mai mi potrà succedere se do gas e sento il vento che mi sbatte in faccia?” Il destino, il fato, questa volta però era in agguato e non è andata affatto bene al giovane reggino che lascia, in un solo istante, per un solo attimo di spregiudicatezza pagata con la vita, una moglie ed il loro bimbo a piangerlo sul quel maledetto tratto di strada. Troppe volte i viali sono scambiati per piste dove dare libero sfogo all’ebbrezza della velocità (in moto o in auto che sia). E’ successo già sul Viale Calabria, è successo già sulle bretelle del Calopinace, è successo ovunque ci sia un po’ di spazio. Ed i “dissuasori di velocità”? Ed i “dossi artificiali”? Con “il senno di poi” tutto diventa più facile si sa, ma, forse, se ci fossero stati né il motociclista in questione né chi l’ha preceduto avrebbero posto fine alla loro vita. Certo, questi sono solo dei “mezzi” per dissuadere chi ha voglia di scambiare un viale per un pista, ma, è ovvio, la responsabilità è comunque solo di chi, forse, crede per un solo attimo di essere immortale e, purtroppo, immortale non è. Abbiamo visto tanti amici, tanti conoscenti, troppi certamente, lasciarci per quel gusto di adrenalina che il correre in moto o in auto spesso dà. Ma vale la pena rischiare l’unica Vita che ci è stata messa a disposizione per qualche secondo di velocità fuori norma? Crediamo di no! Anche se, ovviamente, tutto è destino e tutto è già scritto da qualche parte e da qualcuno. Osare, in quest'occasione, certamente è costato molto a Massimo Carbone che, forse irresponsabilmente, ha corso questo rischio anziché “correrne” un altro e cioè godersi la sua famiglia e veder crescere il suo figliuolo. Ma le indagini proseguono e chissà che non sia solo "colpa" di Massimo…

Condividi sui social

Reggina Torino 1-2: interviste post gara

Ci risiamo! Ancora una volta sommessamente, facciamo il nostro ingresso in sala stampa. La delusione è tanta, tantissima. Una partita giocata almeno per 60/70 minuti agli stessi ritmi della precedente vittoriosa ad Ancona. Bella la Reggina, almeno fino ad un terzo dei secondi 45 minuti di gara. Un’unica colpa, anzi due. La prima è di non aver chiuso la gara sfruttando almeno un’altra delle tantissime occasioni da rete create e la seconda è quella di non avere un portiere (leggasi UNO) degno di tal nome e di rivestire tal ruolo. Da che mondo è mondo, da che calcio è calcio, si sa che il portiere è uno dei tasselli più importanti (se non il più importante) per, poi, costruire una squadra. Ebbene, la Reggina di portieri non ne ha. Dapprima Mario Cassano, “espulso” per “questioni ambientali” insieme al “pacchetto” Volpi-Buscè; poi Paolo Fiorillo, giovanissimo e con esperienza pari allo 0 ma unico a giungere a Reggio frutto di scambio vista la non volontà di spendere nemmeno un centesimo di euro; poi Pietro Marino, portierone “fatto in casa”, mai determinante se non negativamente come oggi. La Reggina, come detto, non gioca male. E’ padrona del gioco e del campo contro un Torino che se è questo Torino difficilmente andrà in A. Reggina-Torino doveva essere, in fase di pronostico, il match clou di questo campionato. Invece, ahinoi, è stato un incontro tra una squadra, dopo tante traversie, in zona playoff (il Torino) ed una mestamente penultima (la Reggina).

Eppure, gli uomini di Breda, sulle ali dell’entusiasmo per la vittoria di Ancona di martedì scorso, interpretano bene anche questa gara. Hanno brama di vittoria e desiderio di raggiungerla. Vanno in vantaggio con Valdez, sprecano tante occasioni, cedono metri al Toro e poi, dulcis in fundo, regalano con due vistose e grottesche “papere” del proprio portiere una vittoria che Colantuono ed i suoi stentano ancora di aver raccolto. Incredibile, pazzesco, imbarazzante. Non solo per i 3 punti evidentemente persi, ma soprattutto per il morale di una squadra che, ritrovato a fatica, cala a picco nuovamente dopo aver perso una partita del genere. In sostanza, cosa volete che pensi un giocatore qualunque quando un compagno vanifica tutto con delle azioni da “Mai dire goal”? Pensa ad andare a sostenerlo oppure ad invitarlo ad andare altrove? Ecco qual è l’aspetto più pericoloso e dannoso (speriamo non letale) della vicenda. La Reggina, vincendo, avrebbe fatto un buon balzo avanti. Perdendo, invece, alla luce dei risultati altrui, resta miseramente penultima e si aggrappa al lumicino di speranze che ancora, ci mancherebbe, c’è e va sostenuto non facendolo spegnere. La gara di oggi, in sostanza, non ci porta novità. Sapevamo di avere tante mancanze, sapevamo che gli errori fatti dalla Società (leggasi FOTI) erano tanti, sapevamo ancora che uscire “vivi” (leggasi SALVI) da questa situazione non era e non sarà facile. Forse, e sottolineiamo forse, ci andrà bene venerdì prossimo in quel di Salerno allorquando affronteremo una squadra già ampiamente retrocessa prima ed a cui è stato dato il “colpo di grazia” con i 6 punti di penalizzazione per la nota vicenda della gara di due anni fa con il Potenza. Sottolineiamo il forse perché ci ricordiamo la gara dell’anno scorso a Genova contro la Sampdoria dell’ex Mazzarri: tutti erano certi che i blucerchiati si sarebbero, diciamo così, distratti e che, di questo, se ne sarebbe avvantaggiata la Reggina. Come finì? 5 a 0 per la Samp!!! Detto questo, accomodati in sala stampa, assistiamo all’ennesimo atto della stessa “commedia”. “Commedia” o “tragedia”? Questo lo capiremo più avanti con certezza. Quasi immediatamente si presenta il mister vittorioso, Stefano Colantuono (nella foto). Si aspettava la vittoria al termine di una partita così? “La partita, secondo me, è stata molto equilibrata. Nel primo tempo molto meglio la Reggina, nel secondo tempo, invece (probabilmente il vento deve aver influito), il verso della gara si è ribaltato.  Noi siamo stati molto spesso nella metà campo della Reggina mentre loro ripartivano spesso in contropiede. Non è facile, ve lo garantisco, anche perché reputo la Reggina una delle squadre meglio attrezzate in quanto ad organico. Mi dispiace molto [a prescindere che è una Società che mi sta molto simpatica (eh… eh… eh… ed importante, n.d.r.)], aver visto i giocatori della Reggina davvero molto abbattuti moralmente (e certo, ci si fa un mazzo così per passare in vantaggio e poi arriva un pinco pallino qualunque e vanifica tutto, n.d.r.). Sono più dispiaciuto per loro che contento per la vittoria. Ho visto giocatori come Lanzaro e Brienza veramente giù di morale. Mi dispiace molto. Li invito a non lesinare energie ed a giocare sempre così perché la Reggina non merita assolutissimamente la posizione che occupa.” L’andamento della gara? “Come detto, molto equilibrata. Abbiamo sfruttato meglio noi gli episodi. Nel secondo tempo siamo cresciuti mentre nel primo non abbiamo giocato affatto bene perché, onestamente, ce lo ha impedito la Reggina. Siamo stati condizionati dai due cambi forzati da altrettanti infortuni (Zoboli e Gasbarroni, n.d.r.) e quando giochi tre partite così tanto ravvicinate perdere due giocatori in pochi minuti può rivelarsi decisivo.” I grossolani errori del portiere amaranto quanto hanno avvantaggiato il Toro? “Il tiro su punizione da cui è scaturito il secondo goal non era facile prenderlo. Avevamo il vento a favore e la palla ha acquistato più velocità di quella impressa dal tiro stesso di Garofalo e che, normalmente, avrebbe assunto. Sul primo goal, invece, probabilmente c’è stata qualche incomprensione con il difensore. Non so se il portiere gli ha chiamato la palla, non so se è stato ostacolato (nulla di tutto questo, mister, Marino, forse per via della primavera, era semplicemente andato “a farfalle”, n.d.r.). Però, tutto questo, fa parte del gioco. Per esempio, nell’azione del goal della Reggina, noi abbiamo concesso un fallo molto stupido che un giocatore non deve commettere e siamo stati puntualmente puniti.” La conferenza stampa di Colantuono si conclude con un acceso battibecco con un collega per una domanda di quest’ultimo, in verità nei toni pretestuosa (alludendo alla fortuna con la C maiuscola che ha aiutato il Torino, aveva chiesto se pensasse di poter vincere altre gare così, n.d.r.), che fa saltare i nervi al tecnico romano portato a forza fuori dal suo addetto stampa. L’unico amaranto a sedersi dietro la scrivania per colloquiare con noi (scopriremo, poi, che non è un colloquio ma un monologo/soliloquio), è il presidente Foti (nella foto). Non avevamo colto che volesse parlare solo non interagendo come si confà e gli domandiamo “La Reggina gioca bene ma, poi, per l’ennesima volta, getta tutto alle ortiche.” Non risponde e parte il suo monologo. “Posso parlare, io?” Tutti tacciono, noi restiamo perplessi e lui va avanti da solo. “Parlo io. Devo dire solo quattro parole e basta rivolte soprattutto a chi ha a cuore le sorti della Reggina. Sono le stesse parole che ho detto poco fa nello spogliatoio dove ho trovato condivisione e voglia ancora di dare il suo contributo da chi indossa la maglia amaranto. E’ nei momenti difficili, e questo sicuramente è uno dei più difficili della storia della Reggina Calcio SpA 1986, che bisogna avere la forza ed il coraggio di uscirne fuori. Ho 24 anni di Reggina alle spalle, ho goduto di tantissime gioie, qualche amarezza e questo è il momento in cui sicuramente, come prima reazione, verrebbe la voglia di mandare tutto a quel paese, devo avere rispetto nei confronti della mia città, nei confronti dei tifosi amaranto e nei confronti di chi lavora al Sant’Agata. E’ per questo che chiedo a tutti voi di avere la forza di dare ognuno un piccolo contributo in questo momento così difficile perché siamo sicuramente nelle condizioni di potervi ripagare e di dare, quindi, alla Reggina, con correttezza e lealtà, quella dignità che ha sempre avuto. Ho detto ai miei che è facile nelle vittorie esaltarsi e sentirsi grandi, ma bisogna sentirti grandi anche nei momenti come questi in cui le cose non girano certo in versi positivi. Credo, sono convinto, che, guardandoli negli occhi, sicuramente è questo il momento in cui loro ci daranno tutti una serie di risposte. Mi auguro che anche la gente, il pubblico, nei limiti del consentito senza chiedergli cose straordinarie, possa in qualche maniera, anche da lontano, trasmettere anche seppur un minimo di amore nei confronti di questa Società (società? e perché verso la società, presidente? squadra, forse avrebbe voluto/dovuto dire, visto che i tifosi cantano da inizio campionato “solo per la maglia”, n.d.r.). Grazie!” E qui termina il suo discorso/appello. Se ci spogliassimo dalle vesti di giornalisti, lasciandoci addosso solo quelle di tifosi, resteremmo attoniti dalle parole strappalacrime del presidente ed accantoneremmo tutto il passato (molti anni di passato, non solo quest’ultima, infausta, stagione), accoglieremmo la sua richiesta di aiuto e, rimboccandoci le maniche, aiuteremmo anche noi, per quel e per come ci compete, la Reggina intesa come squadra. Tifosi lo siamo, senza il benché minimo dubbio, da molto tempo prima di iniziare la professione giornalistica, ma come potremmo, oggi, anche da giornalisti, aiutare la Reggina (sempre intesa come squadra)? Non criticando? Nascondendo la realtà delle cose? O, peggio ancora, mistificandole? Giuriamo di non saperlo, ma, vi promettiamo, che ci applicheremo e cercheremo di scoprire il modo come “far finta” che nulla sia successo e che la Reggina non è solo “sulla carta” (maledetta carta, papiro ed egiziani che la inventarono compresi) una squadra forte, ma che lo è anche nei fatti e che l’odierno penultimo posto in classifica a fine campionato sarà almeno il sestultimo. Promesso!!!

Condividi sui social

Reggina Torino 1-2: tabellino e cronaca

Reggina – Torino: 1-2. Reggina (3-5-2): Marino (nella foto, assoluto protagonista in negativo); Adejo, Lanzaro (c) e Valdez; Missiroli (all’85° Montiel), Carmona, Tedesco, Barillà e Rizzato (dal 76°); Pagano (dal 58° Vigiani) e Brienza. In panchina: Kovacsik, Montiel, Santos, Cascione, Vigiani, Castiglia e Bonazzoli. All.: Breda. Torino: (4-4-2): Sereni; D’Ambrosio, Loria, Zoboli (dal 7° Rivalta) e Garofalo; Antonelli (dall’80° Coppola), Pestrin, Barusso e Gasbarroni (dal 39° Rubin); Bianchi (c) e Pià. In panchina: Morello, Rubin, Rivalta, Coppola, Gorobsov, Scaglia ed Arma. All.: Colantuono. Arbitro: Andrea Romeo di Verona. Assistenti: Giorgio Niccolai di Livorno e Stefano Papi di Prato. Quarto uomo: Omar Magno di Catania. Andata: 0-2 (Belinghieri e Bianchi). Marcatori: Valdez al 25°, Bianchi al 69° e Garofalo all’81°. Ammoniti: D’Ambrosio al 13°, Bianchi al 46°, Rubin al 52°, Valdez al 77°, Barillà all’80° ed al 93° e Garofalo all’85°. Espulso: Barillà al 93°. Recupero: 3’ (p.t.) e 4’ (s.t.). Corner: 5 Reggina e 3 Torino. Tiri in porta: 8 Reggina e 2 Torino. Tiri fuori: 5 Reggina e 2 Torino. Falli fatti: 24 Reggina e 25 Torino. Fuorigioco: 1 Reggina ed 1 Torino. Pali/traverse: 1 Reggina. Spettatori paganti: 725. Abbonati: 5184. Incasso al botteghino: € 7.571,00. Quota abbonati: € 40.263,67. Spettatori totali: 5909. Incasso totale: € 47.834,67. Note: nella Reggina, Vigiani, anche se recuperato, lascia il posto a Barillà (mancino puro) come esterno destro. In attacco ritorna Pagano a far coppia con Brienza (Cacia è squalificato ed a Bonazzoli, apppunto, gli preferito il capocannoniere amaranto). Nel Torino, dopo Genevier, Colantuono deve fare a meno anche di Ogbonna, non al meglio. Gli squalificati: nella Reggina Cacia e Leon nel Torino. I diffidati: nella Reggina Bonazzoli, Barillà, Carmona, Castiglia e Vigiani e nel Torino Gorosbov e Pestrin. Due ex reggini tra le fila del Toro (Bianchi, in campo, e Leon, in tribuna) ed un ex granata tra gli i padroni di casa (Rizzato).

La cronaca. In campo due formazioni che, sulla carta (maledetta “carta”), avrebbero dovuto ammazzare il campionato stravincendolo. Ed invece, Reggina penultima e Torino, oggi, ad un passo dai playoff dopo innumerevoli traversie. Il primo tiro in porta è della Reggina. Sugli sviluppi del primo corner della gara, al 5°, Missiroli colpisce di testa ma debolmente e Sereni para. Un minuto dopo ci riprovano gli amaranto con Carmona che, da fuori area, batte a rete ma il tiro gli è respinto da un difensore. Un altro minuto ancora e la Reggina, con Pagano, reclama un rigore per un “affossamento” ricevuto in piena area e su cui Romeo sorvola. La Reggina c’è, il Torino cerca le contromisure e Colonatuono è costretto al primo cambio, causa infortunio, facendo entrare Rivalta per Zoboli. All’11° occasionissima per gli amaranto. Carmona, da destra, si accentra e chiede il triangolo a Pagano che gli restituisce il pallone in profondità. Il cileno prova il pallonetto su Sereni e la palla si stampa sulla traversa ritornando in campo e, poi, facile preda dello stesso portiere ospite. Reggina padrona del campo e del gioco. Al 14° ancora una grande occasione per gli uomini di Breda. Tedesco calcia ma il suo tiro è respinto, il pallone s’innalza e Brienza, spostatosi a sinistra, calcia di prima intenzione. E’ bravo e fortunato Sereni a respingere con il piede sinistro. Al 23° è ancora Reggina. Tedesco conquista palla sulla propria trequarti e, superando, tre/quattro avversari, in verticale, avanza fino ad una trentina di metri dalla porta. Calcia benissimo indirizzando all’incrocio dei pali alla destra di Sereni ma, quest’ultimo, è ancora una volta bravo a volare deviando in corner. Al 25°, meritatamente, passa in vantaggio. Brienza calcia una punizione da sinistra, palla in area e Valdez insacca, approfittando di un buco nella difesa, schiacciando il pallone a terra e battendo così l’incolpevole Sereni. Bene. Benissimo. Avanti così! Al 30° ancora Reggina. Tedesco lancia in verticale pescando Brienza in area. Stop perfetto del n. 99 amaranto e tiro di sinistro. Loria c’è e respinge. In campo c’è solo la Reggina ed il Toro assiste e non osa e quando lo fa la difesa amaranto è attentissima e non concede nulla. Nel frattempo, Colantuono è costretto al secondo cambio per infortunio: dopo Rivalta per Zoboli, ecco Rubin per Gasbarroni. Al 43° ancora Reggina, ancora Brienza. Riceve palla, a destra, da Barillà, si accentra e calcia velenosamente. Il pallone rimbalza davanti a Sereni che viene colto di sorpresa e non blocca ma respinge dando un brivido ai suoi compagni. Il tutto, per i granata, si risolve per il meglio per la mancanza di amaranto in area. Il primo tempo si chiude con i reggini meritatamente in vantaggio dando, finora, continuità alla bella prestazione di Ancona di martedì scorso. Al 54° Rizzato reclama un rigore. Nell’intento di crossare, forse, è toccato da dietro da un difensore. Romeo sorvola. Al 56° è pericolosissimo il Toro. Carmona sbaglia il disimpegno e mette in moto gli uomini di Colantuono. La palla giunge ad Antonelli su cui piomba Lanzaro che mette in corner e vanifica il tutto. Rischioso l’intervento del capitano amaranto, un centimetro in meno o un attimo di ritardo ed avrebbe preso le gambe del granata per un rigore assolutamente certo. Primo cambio per Breda, esce Pagano, non brillantissimo a dire il vero, ed entra Vigiani, ripresosi dell’infortunio di sabato scorso con il Lecce ed assente ad Ancona. Al 60° ancora pericoloso il Toro. Bianchi riceve in verticale ed appoggia per Pià, è bravo Adejo ad anticiparlo in area mettendo in corner. Rischioso anche questo intervento ma utile e decisivo. La Reggina dà l’impressione di chiudersi un po’ troppo ed il Toro quella di uscire dalla sua metà campo con maggiore convinzione. La gara non è finita e bisogna stare molto attenti. Al 63° la Reggina si sveglia. Brienza riceve nel cerchio del centrocampo e lancia in verticale per Missiroli. Il match winner di Ancona entra in area ma calcia debolmente tra le braccia di un proteso a terra Sereni e l’occasione sfuma. Ancora Reggina al 65°. Vigiani conquista palla a centrocampo e, da solo, affronta la difesa schierata del Toro. Ci prova e ci riprova ma, per caratteristiche, oltre alla buona volontà, altro non può. Come troppo spesso è avvenuto in questo campionato, la Reggina si fa male da sola e regala al Toro un pari immeritato. Al 69° cross in verticale per Bianchi che, stretto tra due amaranto, spizzica di testa ed indirizza in porta. Marino, nel frattempo, senza alcun motivo apparente se non la sua stupidità calcistica, era uscito dalla propria porta ed il tocco di Bianchi lo supera beffardamente nonostante il goffo tentativo dello stesso portiere di porre rimedio al suo grossolano e decisivo, fino al momento, errore. Peccato non avere un portiere. Peccato. Marino, quindi, gravemente responsabile dei mancati due punti, importantissimi e meritatissimi fino a quel momento, guadagnati con ulteriori serie ripercussioni in classifica. Breda prova a ripassare in vantaggio togliendo Rizzato ed inserendo Bonazzoli. Al 77° la Reggina grida nuovamente al rigore. Tedesco riceva palla in area e, nel tentativo di superare il diretto avversario, dallo stesso viene steso. Romeo non ci sente e sorvola. All’81° Marino si ripete. Calcio di punizione da destra di Garofalo, palla ad aggirare la barriera e dentro il sacco alla sinistra del portiere reggino decisivo, ahinoi, ancora una volta negativamente come sul goal del pari. Ed, adesso, i punti persi sulla sua coscienza sono 3 e non 2. Bravo Marino, ma, soprattutto, bravo Foti ad allestire una squadra senza portieri. Il Torino ringrazia ed, immeritatamente, si appresta a vincere la gara. Due “figli del Sant’Agata” decisivi in positivo ad Ancona ed un altro decisivo in negativo oggi. La cosa che fa più rabbia è che si consente ad un Torino così di vincere la gara senza assolutamente meritarlo. Questa è la Reggina di quest’anno, queste sono le scelte scellerate di una Società confusa e sempre più disorientata. Ultimi spezzoni di gara che scorre tra la delusione generale. Due calci di punizione di Montiel (entrato al posto di Missiroli), uno parato a terra da Sereni e l’altro non a Piazza Garibaldi solo per merito delle altissime reti di protezione dietro la porta, e poco altro con una Reggina, ovviamente, dismessa dagli errori pesantissimi di un portiere-non portiere. Reggina 1-Ma(To)rino 2! E Barusso, al 93°, si divora il terzo goal, ma in fondo è giusto così: la Reggina perde sotto i “colpi” (falliti) del proprio estremo difensore che di “difensore” non ha proprio nulla. A coronamento dell’infausta gara arriva la doppia ammonizione, e quindi l’espulsione, di Barillà. Penultimo posto ben saldo e salvezza ancora lontanissima.

Condividi sui social

Minacce a giornalisti in Calabria: Parisi e Siddi incontrano il Capo della Polizia

“Daremo una risposta ai singoli episodi, dopo aver scandagliato ogni ipotesi: i giornalisti non sono soli, né in Calabria, né altrove”. E’ quanto affermato dal Capo della Polizia, Antonio Manganelli, al termine dell’incontro, tenutosi ieri al Viminale, con il Segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi, e il segretario del Sindacato dei Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, membro della Giunta esecutiva Fnsi (nella foto, da destra, Siddi, Manganelli e Parisi). Con loro anche il Segretario dell’Assostampa della Basilicata, Serafino Paternoster. Un incontro operativo, quello di ieri a Roma, per fare il punto sui ripetuti episodi di intimidazione e minaccia subìti da giornalisti nelle due regioni, con le preoccupazioni maggiori riservate ai colleghi di frontiera, spesso unici baluardi di giornalismo attivo in realtà territoriali difficili.

A confortare il Segretario dei Giornalisti della Calabria il fatto che il Capo della Polizia fosse già a conoscenza “sin nei minimi dettagli” di quanto accaduto dall’inizio del 2010 nella regione, compreso il recente incontro tra lo stesso Carlo Parisi e il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, per la sicurezza e l’incolumità dei giornalisti calabresi. “Un segno palese – fa notare Parisi – dell’interessamento concreto degli organi di Polizia a livello locale e nazionale: la disponibilità e l’attivismo di Manganelli ci fanno ben sperare che certi episodi improntati alla cultura del sopruso restino casi marginali ed isolati, incapaci di reiterarsi”.

Condividi sui social