Città Metropolitana di Reggio Calabria: il Sindaco Falcomatà risponde alla concittadina Francesca “Ci rialzeremo presto”

(73) «Cara Francesca, siamo una grande comunità, ci rialzeremo presto». Così il Sindaco Metropolitano di Reggio Calabria Giuseppe Continue reading “Città Metropolitana di Reggio Calabria: il Sindaco Falcomatà risponde alla concittadina Francesca “Ci rialzeremo presto”” →

Condividi sui social

Parma: vendevano mascherine e presidi medici, 2 denunciati per ricettazione e peculato (uno è dipendente della locale Azienda Ospedaliera)

(48) Nei giorni scorsi i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Parma, durante le ordinarie attività di controllo del territorio ed a seguito di segnalazione al numero di pubblica utilità “117”, hanno individuato una sala slot all’interno della quale un dipendente, in servizio al bancone posto all’ingresso, aveva abusivamente posto in vendita prodotti disinfettanti e mascherine chirurgiche.

Il soggetto, sanzionato amministrativamente per la condotta appena ricordata, in violazione del codice del commercio, è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Parma per il reato di ricettazione in quanto è stato accertato, durante il controllo, che i dispositivi medico-sanitario provenivano dalla locale AUSL.

Le successive indagini di polizia giudiziaria, coordinate dalla Procura della Repubblica di Parma – dottoressa Emanuela Podda- hanno permesso di individuare ed identificare in C.P, quaranta anni residente a Parma, il dipendente della locale AUSL che avrebbe sottratto il predetto materiale all’azienda sanitaria per poi cederlo per la vendita al fine di ottenerne un profitto.

I prodotti erano venduti a prezzi esorbitanti (70 euro per una mascherina) sfruttando, in modo speculativo, l’aumento della domanda dell’ultimo periodo.

A seguito delle indagini e di alcune perquisizioni domiciliari, eseguite dai militari del Gruppo di Parma, è stato individuato un altro operatore sanitario, G.I, di cinquantotto anni residente a Torrile (PR), in possesso, presso la propria abitazione, di merce sottratta dall’azienda ospedaliera di Parma.

A carico di entrambi i dipendenti pubblici viene ipotizzato dalla Autorità Giudiziaria il reato di peculato.

Tutti i prodotti (alcune centinaia di pezzi tra mascherine chirurgiche, guanti in lattice, prodotti igienizzanti), che al momento risultano di particolare utilità pubblica e di difficile reperimento, sono stati sottoposti a sequestro in vista della successiva restituzione alla locale Azienda Ospedaliera.

Le attività investigative sono state eseguite con la più ampia collaborazione del personale amministrativo dell’Ospedale di Parma che ha contribuito fattivamente all’individuazione dei dipendenti infedeli.

Sono in corso ulteriori attività investigative, da parte della Guardia di Finanza di Parma, volte a ricercare, su tutto il territorio parmigiano, ulteriori siti di vendita di merci oggetto di manovre speculative, ovvero immessi in commercio fraudolentemente, identificando i responsabili e ricostruendo i profitti illecitamente ottenuti in danno dei consumatori finali.

Condividi sui social

Bari: operazione “Antivirus”. Presunte manovre speculative o condotte fraudolente e truffaldine nelle commercializzazione di presidi medici approfittando della diffusione del CoVid-19, effettuate oltre 30 perquisizioni

(46) Fino alla tarda serata di ieri, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, i Finanzieri del I Gruppo Bari della Guardia di Finanza hanno eseguito oltre 30 perquisizioni presso le sedi di diverse imprese in provincia di Bari i cui titolari – cittadini di nazionalità sia italiana che cinese – sono gravemente indiziati di avere effettuato manovre speculative o, comunque, di avere tenuto condotte fraudolente e truffaldine nella commercializzazione delle mascherine protettive e dei presidi medico-chirurgici disinfettanti (gel e salviette per le mani) approfittando dell’attuale contesto emergenziale di natura sanitaria che sta interessando il nostro Paese a causa della sempre crescente diffusione del virus COVID-19 (c.d. “Coronavirus”).

Le attività di perquisizione – svolte, con il coordinamento di questa Procura, da circa 130 militari della Guardia di Finanza in 22 Comuni (Acquaviva delle Fonti, Altamura, Andria, Bari, Bitonto, Capurso, Castellana Grotte, Conversano, Gioia del Colle, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Locorotondo, Minervino Murge, Modugno, Mola di Bari, Monopoli, Noci, Palo del Colle, Polignano a Mare, Putignano, Ruvo di Puglia e Toritto) – hanno permesso di sequestrare oltre 30.000 prodotti (mascherine protettive, gel e salviette per le mani) per un valore commerciale di circa 220.000 euro.

In particolare, le perquisizioni sono state precedute da un attento screening, da parte dei Reparti del I Gruppo Bari, di talune imprese – principalmente operanti nei settori della produzione di cosmetici nonché del commercio all’ingrosso e al dettaglio, anche attraverso note piattaforme di e-commerce, di saponi, detersivi, profumi, erboristeria e ferramenta – che offrivano gel e salviette igienizzanti per le mani presentandoli, con scritte e simboli ingannevoli sulle confezioni nonché con messaggi pubblicitari, come prodotti con azione disinfettante e, comunque, a prezzi decisamente più alti rispetto a quelli praticati prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria in Italia per il Covid-19.

Infatti, come chiarito nella nota del 20 febbraio 2019 del Ministero della Salute avente per oggetto “Etichettatura prodotti disinfettanti”, tutti i prodotti che vantano in etichetta un’azione di disinfezione o che riportano l’indicazione del termine “sanitizzante/sanificante” (classificati come biocidi) sono posti in commercio solo dopo aver ottenuto una specifica autorizzazione alla commercializzazione da parte del Ministero della Salute o dell’Unione Europea. La presenza del numero di autorizzazione/registrazione rilasciato dal Ministero della Salute o dalla Commissione Europea assicura che tali prodotti sono stati sottoposti ad una preventiva valutazione che ne garantisce la sicurezza e l’efficacia nelle condizioni di uso indicate ed autorizzate.

Viceversa, i prodotti che riportano in etichetta diciture, segni, pittogrammi, marchi e immagini che di fatto riconducono a qualsiasi tipo di attività igienizzante e di rimozione di germi e batteri, senza l’indicazione della specifica autorizzazione di cui sopra, non sono da considerarsi come prodotti con proprietà disinfettanti/biocidi, bensì sono prodotti detergenti, e in quanto tali immessi in commercio come prodotti di libera vendita.

Inoltre, sempre le Fiamme Gialle baresi hanno riscontrato – anche su segnalazione di alcuni clienti – che alcune farmacie vendevano mascherine, con una percentuale esponenziale di rincaro rispetto al prezzo di acquisto (fino a + 6.000%). Nello specifico è emerso che gli esercenti, allo scopo di massimizzare il proprio guadagno, avevano acquistato maxi confezioni di mascherine per poi immetterle in consumo, dopo averle riconfezionate, in singole bustine trasparenti.

Infine, i militari operanti hanno proceduto anche a verbalizzare, sotto il profilo amministrativo, taluni esercenti per la violazione delle disposizioni recate dal Codice del consumo per aver posto in vendita prodotti carenti di alcune informazioni necessarie per il loro corretto utilizzo da parte dei consumatori e, a fronte delle pratiche commerciali scorrette rilevate, interesseranno – per il tramite del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza di Roma – l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per le determinazioni in merito.

La presente attività costituisce una chiara testimonianza dell’attenzione rivolta da questa Procura e dal Comando Provinciale dalla Guardia di Finanza di Bari, in un momento di particolare emergenza sanitaria ed economica dell’intero Paese, nel contrasto di ogni forma insidiosa di illecito economico con fini speculativi, atteso che il commercio di prodotti attinenti alla salute o di primaria necessità – rivenduti a prezzi aumentati ingiustificati o attribuendo loro, con messaggi ingannevoli, capacità di disinfezione o sanificazione inesistenti – danneggia i consumatori e il corretto funzionamento del mercato.

Condividi sui social

Reggio di Calabria: Consiglio comunale, la società Castore implementa le sue attività sociali nel territorio metropolitano.

(514) Si è riunito questa mattina in prima convocazione e in sessione urgente il Consiglio comunale. Il primo punto all’ordine del giorno, discusso e approvato dal civico consesso (18 i voti favorevoli, 5 gli astenuti) Continue reading “Reggio di Calabria: Consiglio comunale, la società Castore implementa le sue attività sociali nel territorio metropolitano.” →

Condividi sui social

Comune di Reggio Calabria: finisce l’attesa per il Ponte di Paterriti, sabato 30 novembre l’inaugurazione

(505) Il Sindaco Giuseppe Falcomatà e l’Amministrazione comunale di Reggio Calabria sono lieti di invitare la cittadinanza alla cerimonia di inaugurazione del Ponte di Paterriti che si terrà Continue reading “Comune di Reggio Calabria: finisce l’attesa per il Ponte di Paterriti, sabato 30 novembre l’inaugurazione” →

Condividi sui social

Serie C, girone C, XVI^ giornata: Reggina-Rende 4-1. Ottava meraviglia consecutiva, ancora imbattuta: è una Signora Reggina!!!

Reggina-Rende: 4-1. Reggina (3-4-1-2): Guarna; Loiacono, Bertoncini, Rossi; Garufo (Blondett dall’80°), De Rose, Bianchi (De Francesco dal Continue reading “Serie C, girone C, XVI^ giornata: Reggina-Rende 4-1. Ottava meraviglia consecutiva, ancora imbattuta: è una Signora Reggina!!!” →

Condividi sui social

Serie C, girone C, XVI^ giornata: Reggina-Rende 2-0 (primo tempo)

Reggina-Rende: 2-0. Reggina (3-4-1-2): Guarna; Loiacono, Bertoncini, Rossi; Garufo, De Rose, Bianchi, Rolando; Bellomo; Reginaldo, Corazza. A disposizione: Farroni, Salandria, Sounas, De Francesco, Blondett, Rivas, Paolucci, Denis, Doumbia, Bresciani, Masour, Gasparetto. All.: Toscano. Rende (4-3-3): Savelloni; Vitofrancesco, Nossa, Bruno, Blaze; Murati, Ndiaye, Scimia; Giannotti, Vivacqua, Rossini. A disposizione: Palermo, Boirsellini, Ampollini, Cipolla, Origlio, Libertazzi, Godano, Morselli, Soomets, Drkusic. All.: Guardia. Arbitro: Cascone (Nocera Inferiore). Assistenti: D’Apice e Di Somma (Castellammare di Stabia). Marcatori: Bellomo al 22° e Corazza al 30°. Ammoniti: Vitofrancesco al 10°, Reginaldo al 13° e Blaze al 21°. Corner: 2-1. Cronaca e commento. Primo tempo. Cambio in extremis nella Reggina: Denis accusa un problema durante il riscaldamento e viene sostituito da Reginaldo nell’ “11” iniziale proposto da Toscano. Al 9° prima occasione per la Reggina con Reginaldo, il suo tiro (fiacco) è respinto dalla difesa. Al 13° la Reggina va in rete con il brasiliano ma Cascone annulla per fallo di mano dello stesso in fase di stop della palla e lo ammonisce. Al 16° si fa vedere il Rende con una ripartenza che porta Scimia a battere a rete, debolmente, verso Guarna che para in due tempi. Al 18° ancora Rende con Giannotti che va al tiro dal limite, palla deviata in corner da un difensore. Al 22° la Reggina passa in vantaggio. Calcio di punizione qualche metro fuori dall’area di rigore, il suo destro è deviato da un uomo in barriera (Rossini) e la palla spiazza l’incolpevole Savelloni. Al 26° sugli scude Reginaldo con un tiro potente e preciso che Savelloni devia in corner. Al 29° Reggina vicina al raddoppio con Bertoncini che, di testa, impegna il portiere ospite nella respinta. E’ solo questione di tempo perché, il minuto successivo, la Reggina trova la via della rete. Reginaldo assiste l’accorrente Corazza che anticipa l’intervento di Savelloni e realizza il suo tredicesimo gol in 15 partite (16 se si conta la gara non disputata e vinta a tavolino con il Rieti). Al 35° Reggina ancora in avanti, Reginaldo calcia sul fondo a fil di palo. Al 43° ancora Reggina: è capitan De Rose a calciare di destro da fuori area, Savelloni devia in corner.

Condividi sui social

Puglia, Calabria, Abruzzo, Molise, Lazio e Piemonte: Polizia e Guardia di Finanza, operazione “Friends”. Duro colpo alla criminalità organizzata garganica e lucerina. Arrestati esponenti di vertice del clan “Li Bergolis” e “Papa”. Sequestrati patrimoni per 2 milioni (video)

(85) All’alba di oggi gli agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Foggia e i finanzieri del GICO di Bari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. di Bari, nei confronti di 24 soggetti, dimoranti sia in Provincia di Foggia che in altre regioni d’Italia (Calabria, Abruzzo, Molise, Lazio e Piemonte).

Tra i destinatari del provvedimento restrittivo, nove sono appartenenti a due distinte organizzazioni criminali dell’area garganica: il “clan Li Bergolis” oggi capeggiato da Enzo MIUCCI, classe 1983, detto “u criatur”, e il clan lucerino BAYAN/PAPA/RICCI, il cui elemento di spicco è da identificarsi in Alfredo PAPA, classe 1958.

Arrestati anche n. 2 soggetti vicini alla “ndrina” calabrese facente capo alle famiglie “PESCE/BELLOCCO” operanti a Rosarno (RC) e Torino, i quali erano in stretti rapporti di affari con la predetta organizzazione criminale di Monte Sant’Angelo per la compravendita di partite di droga e la fornitura di armi.

Sono stati arrestati anche 13 clienti-pusher dei gruppi criminali di Monte Sant’Angelo e Lucera, i quali provvedevano a collocare lo stupefacente periodicamente acquistato dai garganici e dai lucerini presso la loro clientela in vari comuni dell’Italia centro-meridionale.
L’attività investigativa, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari, trae origine da un’altra indagine sulle pressioni esercitate dalla malavita foggiana su imprenditori locali attivi nel campo della trasformazione di prodotti agricoli, affinché assumessero alle loro dipendenze soggetti pregiudicati dediti a spacciare stupefacenti ad assuntori sulla piazza di Foggia, i quali a loro volta si rifornivano della predetta sostanza da appartenenti al predetto clan lucerino.

Proprio tale ultima evidenza ha spostato il baricentro delle indagini sul fiorente traffico di sostanze stupefacenti gestito dall’omonimo clan, capeggiato dal menzionato PAPA Alfredo, classe 1958, e partecipato dai suoi fedeli sodali, PIETROSANTO Antonio Valerio, classe 1968, RICCI Francesco, classe 1970 e PETITO Urbano, classe 1954, tutti destinatari del provvedimento cautelare personale.

Le investigazioni, consistenti in intercettazioni telefoniche e ambientali corredate da attività di osservazione, controllo e pedinamento svolte in contesti territoriali proibitivi, hanno consentito di ricostruire in maniera capillare la fitta rete di pusher-clienti pugliesi, molisani e abruzzesi nei cui confronti gli esponenti del “clan lucerino” smerciavano quasi quotidianamente significative quantità di sostanze stupefacenti di vario genere.

Sono stati accertati approvvigionamenti di sostanze stupefacenti che il clan lucerino otteneva da esponenti di un gruppo camorristico operante tra Castellammare di Stabia e Pompei; da soggetti facenti capo all’aggregato criminale riconducibile ai Li Bergolis, operante in Monte Sant’Angelo, nonché da soggetti della malavita cerignolana.

Il preliminare monitoraggio degli acquisti di sostanze stupefacenti da parte di esponenti del clan lucerino ha quindi consentito di estendere il raggio di azione delle indagini nei confronti di sodali del citato clan “Li Bergolis” identificati in Matteo PETTINICCHIO, classe 1985, Libero LOMBANI, classe 1987, Giulio GUERRA, classe 1989 e Giovanni MELCHIONDA, classe 1984, tutti destinatari del provvedimento cautelare personale.

Le indagini, oltre a disvelare l’intenso traffico di sostanze stupefacenti della compagine riconducibile ai Li bergolis su scala nazionale, ha rivelato la disponibilità di armi da parte degli stessi: infatti, sono state sequestrate tre pistole semiautomatiche, un silenziatore e trentasei cartucce che il capo clan Enzo MIUCCI aveva ritirato a Torino da esponenti della citata cosca calabrese, Benito PALAIA, classe 1979, nonché il suo sodale e referente in Piemonte, Luca FEDELE, classe 1982.

Non si esclude che le armi sequestrate potessero servire ad affermare e consolidare la propria egemonia criminale nel territorio garganico, in cui operano plurimi gruppi delinquenziali frammentati in continuo conflitto tra loro per la spartizione delle zone in cui esercitare le proprie attività illecite e privi di un forte, indiscusso vertice aggregante.

L’attività odierna ha inflitto un duro colpo allo storico clan “li Bergolis”, da anni impegnato in una sanguinosissima faida, tuttora in atto, contro la fazione facente capo ai “ROMITO-RICUCCI- LOMBARDI”.
In tale contesto ambientale va, peraltro, segnalato il recentissimo omicidio di Pasquale RICUCCI, esponente di spicco della criminalità organizzata garganica, assassinato a colpi di fucile dinnanzi al cancello della sua abitazione in via San Pietro, a Macchia, frazione di Monte Sant’Angelo. In parallelo alle attività “classiche” di polizia giudiziaria, necessarie ad acquisire i riscontri finalizzati a corroborare il quadro accusatorio nei confronti degli indagati, con la collaborazione degli specialisti del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza sono state altresì condotte sofisticate investigazioni economico-finanziarie tese a ricostruire tutte le posizioni economico patrimoniali riferibili ai soggetti indagati e ad altri che fungevano da prestanome per i negozi giuridici relativi ai beni indirettamente posseduti dagli indagati.

Ciò ha permesso di sottoporre a sequestro beni risultati nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo di 2 milioni di euro, consistenti in 10 immobili, 3 autovetture, 2 aziende operanti nel settore del commercio di autoveicoli e 63 rapporti finanziari.

Condividi sui social

La serie C è un’indecenza: portateci via (prima possibile)!!!

(8) Ogni anno, più volte all’anno, addetti ai lavori a qualunque titolo sono costretti ad esclamare l’ormai stantìa (e stucchevole) frase “Questa è la pagina più buia del calcio italiano”. Il problema, però, non è soltanto Continue reading “La serie C è un’indecenza: portateci via (prima possibile)!!!” →

Condividi sui social

Venezia: al via i lavori della Conferenza Plenaria dei Capi delle Organizzazioni di Guardia Costiera

(77) Si aprono quest’oggi alle 10.00, a Venezia, i lavori della Conferenza Plenaria dei Capi delle Organizzazioni di Guardia Costiera.

L’evento, al quale partecipano oltre 90 delegati dell’European Coast Guard Functions Forum (ECGFF) (https://www.ecgff.eu/)  – un consesso internazionale che riunisce su base volontaria le autorità delle guardie costiere di 25 Stati membri dell’UE e dei paesi associati Schengen, nonché i rappresentanti della Commissione europea e delle sue Istituzioni e Agenzie con competenze correlate alle funzioni di guardia costiera -, rappresenta l’occasione per un bilancio conclusivo dell’annualità di presidenza Italiana, tenuta congiuntamente dalla Guardia Costiera e dalla Guardia di Finanza.

All’evento parteciperanno attori internazionali membri di forum analoghi appartenenti ad aree geografiche di interesse, quali la Guardia costiera giapponese (JCG), quella turca (Sahil Güvenlik), nonché organizzazioni come l’Interpol (l’organizzazione internazionale dedita alla cooperazione di polizia e al contrasto del crimine internazionale).

Tra gli obiettivi raggiunti dalla Presidenza italiana, degno di nota è il consolidamento di alcuni principi e concetti di per sé imprescindibili nell’ambito delle funzioni di guardia costiera:

–          la valutazione del rischio;

–          lo sviluppo tecnologico;

–          la formazione del personale.

Durante il corso dell’anno, ciascuno di questi è stato declinato su specifiche funzioni di Guardia Costiera, quali la protezione dell’ambiente (cui è stato dedicato il 1° workshop a Lisbona, presso Emsa), la sicurezza marittima(cui è stato dedicato il 2° workshop ad Ostia, a cura della Guardia di Finanza e sotto l’egida di Frontex), e le operazioni marittime complesse multiruolo(cui è stato dedicato il 3° workshop a Catania, sotto l’egida di Efca).

A quest’ultimo riguardo particolarmente interessante è stata l’esercitazione complessa Coastex19, tenutasi a Catania il 4 giugno 2019, durante la quale il personale proveniente dai paesi membri e dalle agenzie aderenti hanno collaborato su diversi mezzi con equipaggi misti, a consolidamento del concetto di Multipurpose maritime operations (MMO).

A conclusione della cerimonia di apertura, gli interventi del Vice Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Ammiraglio Ispettore (CP) Antonio Basile – e del Generale di Corpo d’Armata Andrea De Gennaro, Comandante del Comando Aeronavale Centrale della Guardia di Finanza -, che unanimemente hanno ribadito i principi fondanti del Forum allo scopo di incrementare la collaborazione, la cooperazione e il coordinamento tra i Paesi aderenti e le Agenzie di riferimento.

Condividi sui social

Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Assicurato”. Arrestati 4 soggetti: orchestravano truffe assicurative incassando ingenti rimborsi. Sequestrati oltre 50.000 euro quale profitto del reato. Coinvolti complessivamente 10 soggetti (video)

(76) Alle prime luci della mattinata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale degli arresti domiciliari e reale del profitto del reato emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria – su proposta della locale Procura della Repubblica, coordinata dal Procuratore Capo dott. Giovanni Bombardieri – nei confronti di 4 soggetti (B.V. cl. ’64 di Reggio Calabria, C.F. cl. ’70 di Montebello Ionico -RC-, F.B. cl. ’66 di Reggio Calabria e G.N. cl. ’59 di Motta San Giovanni -RC-), accusati a vario titolo e in concorso tra loro dei reati di falsità in atti pubblici, accesso abusivo a sistemi informatici, violenza privata, costrizione alla commissione di reati, fraudolento danneggiamento di beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona.

Tra i soggetti destinatari della misura cautelare, dei quali uno già noto agli inquirenti poiché coinvolto nell’ambito dell’operazione “Game Over” (anch’essa condotta, sotto l’egida della locale Procura della Repubblica, da parte della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, nell’agosto 2017), figurano un dirigente medico e un addetto paramedico entrambi dipendenti del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino- Morelli”.

L’esecuzione delle odierne misure cautelari personali e reali eseguite rappresentano l’epilogo di articolate e complesse investigazioni, coordinate dal Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dott. Gerardo Dominijanni, dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Giovanni Gullo e condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

In particolare, durante l’esecuzione di precedenti investigazioni e attività di perquisizione, i finanzieri reggini rinvenivano un estratto conto di una carta Postepay Evolution nella disponibilità di un soggetto, il quale, nell’immediatezza dei fatti, tentava invano di distruggere il documento rinvenuto dai militari, insospettendo così gli stessi, che quindi decidevano di effettuare approfondimenti d’indagine ben mirati.

Si accertava, così, come il soggetto in questione fosse stato indotto da due degli indagati a fornire propri documenti per l’accensione di una polizza assicurativa contro gli infortuni a suo nome.

Nel corso delle indagini eseguite dai finanzieri e coordinate dal locale Ufficio di Procura, veniva, altresì, accertata la produzione di una serie di documenti e certificazioni sanitarie false, utili per l’apertura del sinistro, con conseguente incardinamento di un iter che si concludeva con l’erogazione di oltre 54mila euro.

Tale somma di denaro, tuttavia, pur essendo destinata al soggetto indotto ad agire, finiva nelle tasche degli artefici della truffa assicurativa.

Ulteriori approfondimenti investigativi consentivano di risalire anche ai medici e ai paramedici coinvolti, tutti impiegati presso il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria: a carico degli stessi (F.B. cl’ ’66 e G.N. cl’ 59), in particolare, venivano accertati:

  • –  la redazione di un falso verbale di accettazione di pronto soccorso;
  • –  il rilascio di false certificazioni mediche relative a presunte visite di controllo;
  • –  la predisposizione di una falsa perizia medico-legale;
  • –  l’effettuazione di un accesso abusivo al sistema informatico dell’ospedale adibito alla gestione delle immagini radiologiche, in vista dell’inserimento a sistema di un falso referto, commesso mediante l’utilizzo delle credenziali di un ignaro collega della struttura sanitaria.

A comprova dei preliminari sospetti, la successiva attività investigativa, condotta attraverso:

  • –  numerosi sopralluoghi e/o appostamenti presso i luoghi potenzialmente interessati dalla vicenda;
  • –  escussione a sommarie informazioni di numerosi soggetti;
  • –  analisi della copiosa documentazione sanitaria e assicurativa;
  • –  accertamenti bancari;

ha consentito di smascherare, tramite l’incrocio di vari elementi indiziari, un consolidato sistema criminoso fraudolento, consentendo così di:

  • – individuare i soggetti coinvolti;
  • – riscontrare la presenza di ulteriori elementi indizianti a carico di operatori sanitari;
  • – individuare i ruoli attribuiti a ciascun attore dell’attività delittuosa.

Durante le investigazioni, inoltre, a seguito di una denuncia/querela proposta da un cittadino ignaro, citato dinanzi al Giudice di Pace da parte di uno dei predetti indagati per una richiesta di risarcimento danni non patrimoniali connessa a un presunto incidente stradale, la medesima A.G. delegante richiedeva lo svolgimento di altri accertamenti, a seguito dei quali emergevano profili di responsabilità penali nei confronti di ulteriori 4 soggetti (compresi nr. 2 vigili urbani in servizio presso il Comando di Polizia Locale di Reggio Calabria), oltre che del medesimo dirigente sanitario e del dipendente paramedico già emersi nel corso dell’indagine.

Tale “seconda” truffa, in vista del successivo giudizio civile teso al risarcimento anche del presunto danno non patrimoniale, in particolare, aveva consentito agli indagati di riscuotere un primo rimborso assicurativo per falsi danni patrimoniali all’automezzo pari a 4.700 €.

La gravità del quadro indiziario raccolto, nonché l’attualità della pericolosità delle condotte poste in essere dagli indagati, spingeva i militari operanti a fornire all’A.G. inquirente elementi idonei tali da far presumere sussistente la necessità di proporre al competente G.I.P. l’adozione del canale delle misure cautelari.

Analizzato l’intero scenario delineatosi nel corso dell’attività investigativa, concordando pienamente con il quadro di pericolosità prospettato dalla polizia giudiziaria, anche rispetto alle esigenze cautelari, la Procura della Repubblica di Reggio Calabria richiedeva al G.I.P. presso il locale Tribunale l’applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari, nonché quella reale connessa al profitto di reato pari a € 54.250 da operarsi su rapporti finanziari degli indagati, ovvero mediante trattenuta del quinto dei trattamenti retributivi, pensionistici e assistenziali degli stessi, sino alla concorrenza del profitto stesso.

Elevatissima verrà mantenuta l’attenzione dei finanzieri della Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, affinché incresciosi episodi della specie siano evitati o prontamente repressi.

La Guardia di Finanza opera costantemente a salvaguardia e a tutela del patrimonio – sia pubblico che privato –, dell’ordinata e civile convivenza sociale e della sicurezza pubblica, intesa anche in termini di sicurezza economico-finanziaria della collettività e dei singoli individui.

Condividi sui social

Trapani-Palermo: Carabinieri e Guardia di Finanza, operazione “Eden 3 – Pequeno”. Tre arresti per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanza stupefacenti (video)

(72) Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Trapani e militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, dalle prime ore dell’alba stanno dando esecuzione ad un ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio G.I.P del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 3 soggetti facenti parte di una più ampia associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti che ha operato sotto l’egida di cosa nostra siciliana e all’ombra del latitante MESSINA DENARO Matteo.

Sono altresì in corso in tutto il territorio nazionale decine di perquisizioni, che vedono impiegati oltre 100 Carabinieri e Finanzieri, supportati da unità cinofile, e riguardano abitazioni e luoghi nella disponibilità degli indagati.

L’odierna indagine, convenzionalmente denominata EDEN 3 – PEQUENO, ha permesso di ricostruire i lucrosi traffici delittuosi posti in essere dagli associati sin dall’estate del 2013, consentendo nell’ultimo quinquennio il sequestro degli ingenti carichi di stupefacente (hashish) acquistati dall’organizzazione criminale.

Le indagini hanno evidenziato come i tre arrestati, tra cui l’ex avvocato MESSINA Antonio (autorevole esponente della criminalità organizzata trapanese, radiato dall’albo degli avvocati per le vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto in passato, emerso in maniera trasversale in diverse attività investigative perché in qualificati rapporti con esponenti apicali di cosa nostra), tutti originari di Campobello di Mazara e pluripregiudicati per reati inerenti al traffico illecito di sostanze stupefacenti, nonostante i periodi di detenzione ultradecennali scontati, sfruttando rapporti consolidati con alcuni referenti stranieri, nel periodo monitorato dalle indagini abbiano operato importazioni di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente lungo la tratta Marocco – Spagna – Italia.

In particolare, nella prima fase delle investigazioni è stata intercettata una partita di droga proveniente dalla penisola iberica e destinata al mercato milanese, costituita da 240 kg di hashish, sequestrati a Carate Brianza (MB), con il conseguente arresto in flagranza di un soggetto incaricato di custodire lo stupefacente.

La “merce” avrebbe fruttato alle casse dell’organizzazione circa 350.000 euro, raddoppiando l’investimento illecito.

Nello stesso frangente veniva ricostruito il reticolo di spaccio sulla piazza lombarda, composto dai soggetti ai quali gli associati facevano “assaggiare” lo stupefacente al fine di cederlo il più rapidamente possibile.

Le indagini, oltre a consentire di documentare numerosi episodi di minuto spaccio e l’acquisto di due armi da fuoco, hanno permesso di ricostruire l’attivismo dell’associazione per l’importazione di ulteriori carichi di hashish per oltre una tonnellata, tra cui:

  • una “partita” di 180 kg ceduta a clienti di origine calabrese;
  • un carico di 60 kg di hashish che, proveniente dalla Sicilia e destinato al mercato lombardo, è stato sequestrato alla fine del 2015 in Toscana.

Nell’ultimo periodo, muovendo dal monitoraggio di GRECO Angelo (arrestato il 19.04.2018 in esito all’indagine c.d. ANNO ZERO per partecipazione ad associazione mafiosa quale affiliato alla famiglia di cosa nostra di Campobello di Mazara, in costante collegamento con il vertice del mandamento di Castelvetrano e pertanto condannato con rito abbreviato l’11.11.2019 alla pena di anni 8 di reclusione) sono stati acquisiti ulteriori e convergenti elementi sul conto di TAMBURELLO Giacomo, MESSINA Antonio inteso l’avvocato e MISTRETTA Nicolò.

Dalle indagini condotte è emerso che gli esponenti dell’organizzazione criminale investigata, oltre ad esprimere in alcuni dialoghi intercettati espliciti riferimenti al latitante MESSINA DENARO Matteo, hanno agito anche in favore della consorteria mafiosa campobellese prevedendo tra l’altro tra le sue finalità la distribuzione di parte dei proventi delittuosi per il soddisfacimento dei bisogni economici della nominata famiglia mafiosa, segnatamente per il sostentamento dei sodali detenuti.

Detta struttura criminale, per lo sviluppo delle sue attività illecite, si è avvalsa inoltre di una qualificata rete relazionale articolata sul territorio nazionale che ha visto coinvolti, tra gli altri, diversi soggetti oggi destinatari di provvedimento di perquisizione.

Come sopra anticipato, in tale ambito ha assunto particolare rilievo la figura di MESSINA Antonio il quale si è anche adoperato per dirimere i contrasti insorti per ragioni economiche tra gli associati, sviluppando nell’hinterland milanese degli incontri con MISTRETTA Nicolò e altri importanti esponenti della criminalità organizzata siciliana da anni operativi in Lombardia; proprio in occasione di una riservata riunione tra MESSINA e un pluripregiudicato palermitano avvenuta all’interno di un affollato esercizio commerciale, in un più ampio discorso che riguardava la situazione della famiglia di cosa nostra di Castelvetrano e le difficoltà che stava incontrando detto sodalizio per via dei numerosi interventi repressivi effettuati dalle FF.PP., veniva captato un rilevante dialogo in cui i due indagati facevano cenno anche al latitante MESSINA DENARO Matteo che il palermitano asseriva finanche di avere incontrato.

Con riferimento alla figura di TAMBURELLO, individuato come promotore del sodalizio in parola, è emerso che questi, utilizzando svariati recapiti telefonici anche internazionali fittiziamente intestati a terzi e impiegando un predeterminato codice di cifratura (decriptato dai Reparti operanti):

  • – manteneva i contatti con mediatori e fornitori del narcotico dimoranti in Spagna e Marocco;
  • – si relazionava con i sodali presenti nel Nord Italia incaricati della commercializzazione dello stupefacente importato
  • – indicava perentoriamente ai sodali la cogente esigenza di destinare parte dei proventi delle attività delittuose per remunerare la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara.

Si evidenzia infine che i traffici di sostanza stupefacente intercettati nel corso delle attività avrebbero avuto complessivamente un valore sul mercato pari quantomeno ad un milione e mezzo di euro.

Condividi sui social

Reggina-Casertana: 2-0. 14 giornate, 10 vittorie, 4 pareggi, 7 vittorie casalinghe consecutive, striscia di 6 vittorie di fila, 0 sconfitte: E’ REG(G)ina!!!

(326b) Reggina-Casertana: 2-0. Reggina (3-4-1-2): Guarna 6,5; Loiacono 6, Blondett 6,5, Rossi 6,5; Rolando 6 (Bertoncini dal 70° 6), Bianchi 6 (Rivas dal 62°), De Rose 6,5, Bresciani 7,5; Sounas 6,5 (De Francesco dal Continue reading “Reggina-Casertana: 2-0. 14 giornate, 10 vittorie, 4 pareggi, 7 vittorie casalinghe consecutive, striscia di 6 vittorie di fila, 0 sconfitte: E’ REG(G)ina!!!” →

Condividi sui social

Palermo ed Agrigento: Guardia di Finanza e Carabinieri, operazione “Passepartout”. 5 soggetti fermati per associazione di stampo mafioso, colpita la famiglia mafiosa di Sciacca (video)

(50) Militari della Guardia di Finanza di Palermo e Sciacca e Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Agrigento, alle prime ore dell’alba, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di nr. 5 soggetti, ritenuti appartenenti o comunque contigui alla famiglia mafiosa di Sciacca (AG).

Sono altresì in corso decine di perquisizioni su tutto il territorio di Sciacca, che vedono impiegati oltre 100 finanzieri e Carabinieri, supportati da mezzi aerei e unità cinofile, che riguardano abitazioni, uffici, aziende e negozi nella disponibilità degli indagati.

Le complesse indagini hanno evidenziato come i cinque fermati, seppur in un momento di assoluta difficoltà della cosca saccense, abbiano continuato a reiterare le forme sistematiche di controllo del territorio tipiche del fenomeno mafioso.

In particolare è emersa la figura carismatica di Accursio DIMINO, detto “Matiseddu”, già condannato per associazione mafiosa – da ultimo nel 2010 – per il suo ruolo espresso in Cosa Nostra, per la quale, nel tempo, è stato “reclutatore di nuovi adepti”, assoluto interprete nell’acquisizione di attività economiche ed appalti di opere pubbliche nel settore edile e turistico-alberghiero, per assumere, nel primo decennio degli anni 2000, il ruolo di capo della famiglia mafiosa di Sciacca.

DIMINO, negli anni ’90, per conto della famiglia di Sciacca ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo di dinamiche associative ultra-provinciali, mantenendo contatti e veicolando “pizzini” con i corleonesi, in particolare con Riina Salvatore e Brusca Giovanni.

In quegli anni, le attività investigative avevano, inoltre, accertato i contatti con il latitante mafioso Matteo MESSINA DENARO.

A partire dalla sua scarcerazione, sono stati documentati i rapporti intrattenuti da DIMINO con soggetti mafiosi operanti nel territorio di Sciacca, di Castellammare del Golfo (TP) e con taluni personaggi ritenuti contigui alla famiglia mafiosa Gambino di New York.

Con riferimento a quest’ultima articolazione di Cosa Nostra, DIMINO si è in particolare relazionato con un soggetto con cui aveva pianificato un’attività criminale che successivamente non è stata portata a compimento a causa dell’improvviso omicidio – avvenuto a New York lo scorso 13 marzo – di Frank Calì (alias FrankieBoy), esponente di spicco della citata famiglia mafiosa italo-americana, evento questo immediatamente comunicato in Sicilia dagli Stati Uniti.

Fra i fatti contestati a DIMINO nel provvedimento emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo vi sono le pressioni su imprenditori locali per consentire a imprese riconducibili a propri sodali di ottenere appalti, l’attività di recupero crediti a beneficio di soggetti legati a uomini d’onore, propositi di danneggiamenti e altre attività criminali nei confronti di diversi soggetti per finalità estorsive.

Alcuni colloqui captati nel corso delle indagini svelerebbero inoltre come il DIMINO abbia rappresentato, in passato, l’ala più dura della famiglia di appartenenza, facendo parte del c.d. “triumvirato”, lo storico gruppo di fuoco operante negli anni ‘90 Sciacca.

Nell’ambito delle investigazioni è emersa la figura di NICOSIA Antonino inteso Antonello, esponente di rilievo dei Radicali Italiani, pure lui destinatario del provvedimento di fermo in quanto ritenuto organico alla famiglia mafiosa saccense, già noto in quanto, tra le altre cose, condannato in via definitiva alla pena di anni 10 e mesi 6 di reclusione per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, scarcerato da ormai oltre 10 anni.

Gli approfondimenti investigativi effettuati nei confronti di NICOSIA hanno consentito di documentare:

  • il pieno inserimento di NICOSIA nel contesto mafioso saccense, emerso con evidenza anche dalle conversazioni intercorse tra l’indagato e l’uomo d’onore DIMINO Accursio;
  • la richiesta finalizzata alla consumazione di eventi delittuosi cruenti in danno di proprio debitore rivolta da NICOSIA a un soggetto gravitante nel panorama mafioso saccense che prontamente la accoglieva limitandosi a volerne decidere le modalità e i tempi di attuazione;
  • una riservata riunione effettuata a febbraio del 2019 a Porto Empedocle tra NICOSIA e due pregiudicati per partecipazione ad associazione mafiosa di cui uno fidato sodale del latitante MESSINA DENARO Matteo, nel corso del quale i tre affrontavano alcuni argomenti di rilevante interesse investigativo, chiamando in causa direttamente il citato latitante al quale doveva essere destinata una somma di denaro che gli interlocutori si stavano prodigando a recuperare;
  • l’uso strumentale del rapporto di collaborazione instaurato da NICOSIA con una Parlamentare della Repubblica Italiana, rapporto questo utilizzato per un periodo dall’indagato per accedere all’interno di diverse carceri del territorio nazionale ed avere contatti anche con altri esponenti reclusi di cosa nostra;
  • l’impegno profuso da NICOSIA per la realizzazione di un non meglio delineato progetto che, afferente il settore carcerario, interessava direttamente il latitante MESSINA DENARO Matteo da cui l’indagato, per l’opera svolta, si aspettava di ricevere un ingente finanziamento non ritenendo sufficienti i ringraziamenti che asseriva di avere ricevuto dallo stesso ricercato.

Le attività d’indagine svolte nei confronti di NICOSIA hanno quindi permesso di acquisire elementi in merito alla sostanziale affiliazione di quest’ultimo all’organizzazione mafiosa saccense e alla sua contiguità all’omologa realtà castelvetranese, sodalizi questi in favore dei quali NICOSIA ha fornito un contributo rilevante anche sfruttando la propria posizione pseudo-istituzionale e il connesso qualificato circuito relazionale.

NICOSIA, spendendo titoli docenza anche internazionali1, nonché quale appartenente al Comitato Nazionale dei Radicali Italiani e direttore della Onlus Osservatorio Internazionale dei Diritti dell’Uomo (O.I.D.U.), ha operato nell’ambito assistenziale del settore carcerario, accedendo all’interno di alcuni istituti di detenzione e intrattenendo rapporti con operatori penitenziari.

In tale contesto NICOSIA:

  •  si è adoperato fattivamente al fine di favorire alcuni detenuti rientranti nel circuito del latitante MESSINA DENARO Matteo tra cui GUTTADAURO Filippo (cognato del latitante, attualmente internato in misura di sicurezza – casa lavoro presso la Casa Circondariale di Tolmezzo e ancora sottoposto al regime detentivo ex art 41 bis O.P.);
  • nella prima puntata del suo programma televisivo e via web “Mezz’ora d’aria”, titolata Misure di Sicurezza – il caso Tolmezzo e trasmessa da una emittente locale, ha intervistato un avvocato con cui si soffermava a disquisire in ordine ad un’asserita anticostituzionalità della procedura di applicazione delle misure di sicurezza (fenomeno dei cosiddetti “ergastoli bianchi”) con particolare riguardo agli internati sottoposti all’art 41 bis O.P. della Casa Circondariale di Tolmezzo (dove si trova ristretto in tale regime il nominato GUTTADAURO Filippo); sfruttando la possibilità che aveva di accedere all’interno delle carceri, si proponeva di veicolare messaggi tra soggetti liberi (a vario titolo contigui al contesto mafioso siciliano) e detenuti già condannati in via definitiva per partecipazione ad associazione mafiosa.

Come detto sopra, le attività svolte dall’indagato che riguardavano il settore carcerario erano rese possibili, tra l’altro, dal fraudolento utilizzo da parte di NICOSIA del rapporto di collaborazione che aveva instaurato con una Parlamentare della Repubblica Italiana.

In virtù di tale rapporto, infatti, NICOSIA ha partecipato ad alcune ispezioni carcerarie parlamentari e ha sicuramente fatto accesso all’interno delle carceri di Sciacca (AG), Agrigento, Trapani e T olmezzo (UD) senza la preventiva autorizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e ciò sfruttando le prerogative riconosciute dalle norme sull’ordinamento carcerario ai membri del Parlamento e a coloro che li accompagnano.

I cinque destinatari del fermo sono:

  • DIMINO Accursio, nato a Sciacca il 14/10/1958;
  • NICOSIA Antonino (detto Antonello), nato a Sciacca il 26/07/1971;
  • CIACCIO Paolo, nato a Sciacca il 07/05/1986;
  • CIACCIO Luigi, nato a Sciacca il 07/05/1986;
  • MANDRACCHIA Massimiliano, nato a Sciacca il 06/01/1973.

Parallelamente all’esecuzione dei fermi, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, i militari operanti stanno procedendo a sequestrare agli indagati disponibilità finanziarie – tra le quali una carta di credito collegata a conti esteri – e patrimoniali, tra cui un’imbarcazione, ai sensi dell’art. 240 bis c.p., tenuto conto che gli stessi risultano disporre, anche per interposta persona, di beni e altre utilità in valore sproporzionato al reddito da loro dichiarato.

 

 

Condividi sui social

Serie C, girone C, XII^ giornata: Avellino-Reggina 1-2. La Reggina sbanca il “Partenio-Lombardi”: Denis come Aglietti 24 anni e mezzo dopo. Quarta vittoria consecutiva, ancora imbattuta e testa della classifica mantenuta

(317b) Avellino-Reggina: 1-2. Avellino (3-5-2): Tonti 7; Zullo 6, Laezza 6,5, Illanes 5,5; Celjak 6, De Marco 5,5 (Rossetti dal 71° 6), Di Paolantonio Continue reading “Serie C, girone C, XII^ giornata: Avellino-Reggina 1-2. La Reggina sbanca il “Partenio-Lombardi”: Denis come Aglietti 24 anni e mezzo dopo. Quarta vittoria consecutiva, ancora imbattuta e testa della classifica mantenuta” →

Condividi sui social

Reggina-AZ Picerno: 4-1. La Reggina conquista la vetta solitaria: vince la sesta gara casalinga (su sei), la terza consecutiva e guarda tutti dall’alto in basso

(314b) Reggina-AZ Picerno: 4-1.Reggina (3-4-1-2): Guarna; Loiacono (Gasparetto dal 62°), Blondett, Rossi; Garufo, Bianchi (Salandria dal 73°), Continue reading “Reggina-AZ Picerno: 4-1. La Reggina conquista la vetta solitaria: vince la sesta gara casalinga (su sei), la terza consecutiva e guarda tutti dall’alto in basso” →

Condividi sui social