La serie C è un’indecenza: portateci via (prima possibile)!!!

(8) Ogni anno, più volte all’anno, addetti ai lavori a qualunque titolo sono costretti ad esclamare l’ormai stantìa (e stucchevole) frase “Questa è la pagina più buia del calcio italiano”. Il problema, però, non è soltanto che, come detto, più volte, da anni a questa parte, si sia costretti a risentirla/rileggerla: il problema serio è che, evidentemente, non si riesce a capire, o lo si capisce ma non si riesce a trovarne la soluzione, come venirne fuori evitando così le prime pagine dei quotidiani, sportivi e non, nazionali e non.

Solo per citare alcuni casi, quelli che ci riguardano da vicino hanno visto Akragas e Matera (rispettivamente nei campionati 2017/2018 e 2018/2019) la prima sommersa da penalizzazioni e la seconda addirittura esclusa a campionato in corso (a febbraio per la precisione). Ma, andando a guardare non vicino ma addirittura dentro casa nostra, come non ricordare ciò che successe qualche giorno prima dell’ultimo Natale?

La Società Urbs Reggina 1914 s.r.l., per stessa ammissione degli amministratori di allora da tempo in atavica sofferenza economica, già alla prima scadenza federale, fissata ad ottobre del 2018 e relativa ai pagamenti delle mensilità di luglio ed agosto, non adempì all’obbligo di versare le ritenute Irpef. Non solo, ovviamente non versò poi né stipendi, né ritenute Irpef e, ovviamente, nemmeno i contributi Inps entro il termine del 17 dicembre e relativi alle mensilità di settembre ed ottobre.

Come tutti ben ricordiamo, pochi giorni prima di Reggina-Vibonese, in programma il 23 dicembre dello scorso anno, arrivò la proclamazione dello sciopero da parte dell’AssoCalciatori e la visione del baratro fu sempre più nitida (fonte Strettoweb). Poi, il 21 dicembre, per nostra grande fortuna, quel comunicato n. 111 che testualmente recitò “In data odierna sono state raggiunte le intese per la cessione del Club. Il closing sarà realizzato entro il mese di Gennaio 2019. Con riferimento agli stipendi dei calciatori e dei dipendenti afferenti le mensilità di settembre ed ottobre 2018, la società comunica di aver provveduto ad inviare i bonifici” e che, nell’attesa di conoscere il neo Babbo Natale, fece tirare un sospiro di sollievo a tutti i tifosi della Reggina che, dopo la mancata iscrizione della loro squadra nel luglio del 2015, erano ormai rassegnati a rivivere questa volta l’onta dell’esclusione dal campionato in corso (cosa che, ricordiamo, successe al Matera un paio di mesi dopo).

Com’è facile desumere, quindi, le problematiche della serie C, o Lega Pro come si chiamava fino allo scorso anno, sono attuali anche oggi che interessano il Rieti (presunto avversario ieri della squadra di mister Toscano). Presunto sì perché, come ben sappiamo, la partita non si è giocata. Taluni, nei giorni precedenti, l’hanno definita “la partita fantasma”, talaltri “la farsa”, di certo ieri si è rivelata un’indecenza. Perché? Presto detto.

Si sapeva da giorni che i giocatori, sempre con il sostegno dell’AssoCalciatori, avevano ribadito la loro contrarietà a disputare l’incontro con la Reggina per via dei mancati pagamenti delle spettanze contrattuali. Così come lo scorso anno il Matera, anche ieri il Rieti avrebbe schierato la formazione Berretti (tant’è vero che la distinta ha parlato chiaro). Ed allora l’indecenza dove sta? Sta nella premeditazione, a nostro modo di vedere ed interpretare i fatti ma lungi dal considerarci depositari del verbo, di mettere in distinta un allenatore ben consci che non può sedere in panchina perché nessuna deroga alla sua vacanza di titoli per farlo è arrivata dalla Lega presieduta da tale Ghirelli. “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso s’indovina” amava dire un uomo certamente scaltro ed arguto come Giulio Andreotti ed allora perché non pensare anche noi che, con il Rieti ben consapevole, la Lega non abbia concesso la deroga cogliendo l’occasione di scrollarsi di dosso (secondo lei) una grossa responsabilità nell’indecenza, appunto, che si sarebbe perpetrata? “Mi chiedono la deroga, non gliela concedo, la gara non si gioca, non finisce 0-20, è colpa del Rieti e non mia che rispetto le regole”! Potrebbe essere quest’ultimo il ragionamento fatto da Ghirelli, da giorni e giorni proclamante attenzione e controllo su ciò che sarebbe successo in Lazio? Ma è o non è una regola anche quella che contempla la possibilità che un allenatore senza titolo possa, chiedendo e ricevendo la deroga appunto, sedere comunque in panchina? Lo è o non lo è? E s’è vero com’è vero che il Rieti e Pezzotti (l’allenatore in causa) questa deroga l’hanno già ottenuta allorquando c’è stato il cambio societario, con contestuale decadenza dell’allenatore sino ad allora in carica, perché non le è stata concesso anche per ieri? Certo, forse le regole non prevedono il rinnovo della concessione ma a fronte dell’ammutinamento di allenatore e vice in carica (il secondo dei due dietro presentazione di certificato medico), non è questo un buon motivo per concederla in via del tutto eccezionale? In sostanza, è meglio (fingere) di far rispettare le regole o non far disputare una partita che, con tutto rispetto, avrebbe avuto poco da dire dal punto di vista tecnico ma che, comunque, non avrebbe vista l’ovvia assegnazione di un tristissimo 0-3 a tavolino?

A tal proposito è utile rammentare le dichiarazioni di Pezzotti rilasciate ieri: “I ragazzi sono stati convocati per la gara con la Reggina e siamo andati al campo. Abbiamo fatto il riconoscimento ma abbiamo dovuto aspettare la risposta del responsabile della Lega riguardo la mia deroga, fatta se non sbaglio venerdì. A quanto pare dopo il riconoscimento, come detto dall’arbitro, non c’erano le condizioni per giocare perché la Lega aveva respinto la richiesta di mandarmi in panchina. E senza allenatore la gara non si è potuta disputare”. Ma anche quelle di Ghirelli, sempre di ieri: Le nuove regole funzionano, consentono di difenderci meglio e di evitare disastri – è il commento del presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli -. Chi non è in regola deve sapere che qualcuno, nel solco delle regole, ci metterà la faccia, studierà tutto e proseguirà a fare pulizia. Quando abbiamo elaborato le nuove regole nessuno era così ingenuo da non mettere in preventivo che qualcuno tentasse di eluderle, con il sorriso dei banditi abituati a far fallire le società che pensano, o meglio sperano, di poter rientrare. Abbiamo lavorato in questi giorni tutti insieme, Gabriele Gravina, Umberto Calcagno, Renzo Ulivieri, Marcello Nicchi con un unico obiettivo, rendere normale il calcio, impedire la gogna, educare i giovani. Hanno perso i “furbastri”, chi nell’ombra spera di emergere, fregandosene del bene collettivo. Mi dispiace per i tifosi, lo so che soffrite – conclude Ghirelli -, ma noi abbiamo l’obbligo di far pulizia. Oggi non è un bel giorno perché non si è giocato, ma oggi siamo più forti. Come si può constatare con i fatti, in questi mesi non abbiamo scherzato. Stiano tutti tranquilli, non abbasseremo la guardia perché sappiamo che riformare non è semplice, ci vuole perseveranza e tempo” (fonte La Repubblica).

E se avesse ragione Ghirelli allorquando parla di “furbastri” allora perché non preannunciare già ieri sera stessa l’esclusione del Rieti? In sostanza, se non la si adotta, lasciando quindi tempo e spazio alla squadra laziale di riorganizzarsi per il prosieguo del campionato, che senso avrebbero le parole del Presidente?

Tutti sappiamo che, qualora il Rieti venisse escluso, tutte le squadre che l’hanno battuto, sul campo o a tavolino come la Reggina, si vedrebbero decurtata la classifica di 3 punti. La stessa cosa succederebbe, ma con un sol punto tolto e quindi 2 guadagnati rispetto a chi ha vinto, alle squadre che con il Rieti hanno pareggiato (per esempio Potenza e Teramo, per restare tra le prime 10 in classifica).

Da anni ed anni ci si confronta e si chiacchiera (e basta) sulla necessità di ridurre le squadre in terza serie: 60 società, spesso con risorse economiche scarsissime ed anche per questo in mano a faccendieri di bassissimo livello che vedono nel calcio una possibilità concreta di fare i loro porci comodi, il “Sistema Italia” in generale ed il “Sistema Calcio” in particolare non possono sostenerle.

Ed allora perché si chiacchiera e non si agisce? Perché, più o meno passivamente, si assiste a campionati alterati già in fase di composizione o, peggio, si stilano 3 gironi che, in passato, hanno visto non 20 squadre ognuno ma, nella migliore delle ipotesi, 19?

L’Italia è un Paese allo sbando, politicamente, culturalmente e socialmente: il Calcio (lo vogliamo ancora romanticamente scrivere maiuscolo seppur ormai mestamente disincantati) è uno dei suoi specchi più lesionati, vetusti e sporchi.

L’unica via di salvezza è andare in B prima possibile ed uscire dal verminaio ch’è la terza serie. Presidente Gallo, DG Gianni, DS Taibi, mister Toscano e tutta la “rosa” intera, please, ANDIAMOCENE VIA DA QUESTO LETAMAIO!!!

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Author: Maurizio Gangemi