Riceviamo e pubblichiamo. "La sua presa di posizione, infatti, sulla decisione della Giunta regionale della Calabria in relazione agli incarichi di dirigenti esterni, assume un unico ed inequivocabile valore politico: Naccari ha commissariato il gruppo del PD alla Regione. E questo suona strano, molto strano, anzi stride, con il legittimo ruolo di controllori che le opposizioni dovrebbero esercitare nei confronti dell’esecutivo. Di fatto, con la sua uscita l’ex assessore ne supera i poteri e le funzioni, relegando gli eletti in un piano secondario.
Accade, infatti, che una delibera della Giunta regionale della Calabria, non contestata o criticata da alcun consigliere del partito Democratico, trovi, invero, l’intervento supplente del primo dei non eletti in Consiglio regionale nella lista PD. Pur non entrando nelle dinamiche organizzative del partito Democratico, suona come irrituale, quasi oltraggioso del ruolo istituzionale dei consiglieri del gruppo del PD, leggere della pubblica posizione di Naccari: ma forse, o probabilmente, lo stesso non eletto ha avuto mandato ( politico) dai suoi colleghi eletti? Forse il contrario? Prosegue l’opera di commissariamento del partito democratico, ma questa volta dal basso; sminuendo quei consiglieri legittimati dagli elettori ad una responsabile funzione di opposizione che, al pari dell’alternanza, è il vero valore della democrazia. Ma forse, invece, il non eletto, è semplicemente alla ricerca dell’ennesima visibilità mediatica, alla spasmodica ricerca di riacquisire quel consenso che gli elettori gli hanno levato e che la politica non vuole più dargli".