Riceviamo e pubblichiamo. "Lunedì all’alba un freddo dispositivo di sequestro ha infranto il sogno dei gallicesi. Si tratta soprattutto di giovani nati negli anni 80, alla prima vera esperienza imprenditoriale improntata sulla vocazione naturale del territorio in cui sono cresciuti, ed oggi irrimediabilmente delusi per aver creduto nella loro capacità di far da soli, inventando sulla loro spiaggia inedite quanto coraggiose ed ammirabili attività di intrattenimento ludico-sportivo e di ristoro.
L’algido comunicato diramato dalla capitaneria di porto di Reggio Calabria per dire al mondo di aver sequestrato, su input della Procura della Repubblica, “undici strutture turistiche abusive lungo il litorale della frazione Gallico di Reggio”, non rende giustizia agli arredi qualificanti quanto fantasiosi che oggi giacciono inermi sulla spiaggia, segnalati da chilometri di nastro bianco e rosso. Ma quella nota che denuncia e non spiega offende soprattutto chi aveva creduto nell’Autorità comunale, rappresentata a Gallico durante le assemblee del “Comitato Gallico mare 2012” prima organizzazione spontanea e collaborativa nata per riparare con propri sforzi al degrado del litorale. Ascoltare quindi in tv che “in assenza dell'autorizzazione comunale, il sequestro è stato disposto dal GIP perché erano stati occupati abusivamente 4.300 mq di demanio marittimo”, snatura tutta l’operazione anche perché gli elenchi delle opere sequestrate evidenziano poltrone, sedie, ombrelloni, pedane, frigoriferi, aiuole fiorite (peraltro allestite dagli operai di Reggio verde), e certamente, come è giusto che sia in questa logica, anche gabbiotti-ricovero per generi di prima necessità, il tutto però ben inserito nel quadro armonioso e composito che per oltre un mese intero è stato l’orgoglio del Comitato e della cittadinanza gallicese, felice di potersi offrire ai paesani emigranti di ritorno e ai reggini tutti, con l’abito della festa. Perché di questo si tratta: la magistratura ha fatto sequestrare a Gallico un abito che la prima pioggia avrebbe ricacciato nell’armadio! Ma affinchè l’intera città capisca cosa sta accadendo, vale ricordare che i giovani impegnati nel progetto che il “Comitato Gallico mare” aveva debitamente depositato al comune, prima di usare propri risparmi ed olio di gomito, hanno aspettato la delibera della Giunta Municipale e le assicurazioni pubbliche date dal Comune con parole ed atti concreti. L’estate vera da noi non dura più di un mese e se ancora oggi il Comitato non ha ricevuto l’ok della conferenza dei servizi per alcune varianti al progetto approvato, peraltro ad abundantiam e dunque oltre il bisogno, è evidente che l’estate gallicese, entusiasmante per giovani, vecchi e bambini viste le attività messe in campo dagli organizzatori per soddisfare ogni esigenza, avrebbe avuto un corso totalmente diverso. Ma recriminare non serve, mentre giova ricordare a chi ha sollecitato questo provvedimento che nelle sedi deputate i “convenuti”, sorretti peraltro da un collegio difensivo spontaneo e gratuito, dimostreranno come nessun arbitrio è stato compiuto, perché ad atti del Comune sono seguiti i loro, così come evidenziato nel crono programma concordato pubblicamente e che ha ispirato la delibera comunale autorizzativa n. 196 del 22 giugno scorso, avendone l’amministrazione reggina pieno titolo, perché titolare della concessione demaniale n. 42 del 2010 per l’area interessata da lavori di riqualificazione del litorale di Gallico, appaltati nel 2009 avviati e poi interrotti. Nessun giovane di buona volontà, né tanto meno una singola associazione, oggi tutti “inquisiti” per un presunto arbitrio commesso, avrebbero potuto fare alcunché senza l’azione sinergica del comune che dopo l’intesa assunta pubblicamente ha autorizzato l’intervento della Multiservizi sull’arenile, per il ripascimento della spiaggia, “spianando” il terreno ai lavori dei privati, titolari dei singoli interventi da realizzare sugli spazi demaniali inseriti nel progetto. Progetto di cui il comune aveva piena contezza sia per l’istanza che si accompagnava ai dovuti versamenti all’Erario e alle richieste polizze assicurative, ma soprattutto per la “rappresentazione grafica” depositata come progetto estate 2012 dal Comitato mare, nel maggio dello stesso anno ed approvato con la suddetta delibera. E come non ricordare che finanche gli operai di “Reggio verde” hanno partecipato all’iniziativa spianando e allestendo aiuole che ciascun “gestore privato” ha poi preso in carico con amore e cura per non vanificare nulla di questa speciale iniziativa, non immaginando mai di vedersele oggi imputare come spazi sotto sequestro per loro esclusiva responsabilità. A questo punto il triste epilogo dell’esperienza del "Comitato Gallico mare 2012" impone una articolata riflessione sulla elefantiasi ottusa di cui soffre la burocrazia e le imponderabili ricadute che comporta nel sociale. Premesso che l’amministrazione pubblica, in questo caso magistratura e capitaneria, non può usare elasticità nell’adozione di provvedimenti, la ratio dettata dalla ineludibilità delle regole deve comunque restare a monte dei provvedimenti che conseguono ad una denuncia. Se dunque è vero che i ragazzi e le associazioni che hanno spontaneamente costituito il Comitato Gallico mare 2012 sono intervenuti con strutture mobili e temporanee sulla spiaggia gallicese, è altresì inconfutabile che la spesa pesante, fra spianate, sabbia, assolutamente propedeutica perché ciò avvenisse, è stata sostenuta dal Comune in quanto titolare di una regolare concessione". Comitato Gallico mare 2012.