

“Tradire”. Questo sembra essere diventato il nostro hobby preferito: tradire il partner, tradire gli amici, tradire i propri affetti e, perché no, tradire persino anche noi stessi! Solitamente, quando si affronta l’argomento siamo, o tendiamo ad apparire agli altri, tutti come “Santi discesi dal Paradiso”, si tende, cioè, a nascondere ed, a volte soffocare, la nostra potenziale indole al “tradimento”. Ma chi di noi potrebbe sostenere di non aver mai, nell’arco della propria vita, “messo in piedi” anche solo un piccolo tradimento o, comunque, qualcosa di pressoché simile? Orbene, in questa sede, non ci occuperemo dei “traditi” com’è quasi usuale consuetudine, ma dei “traditori” e, più precisamente, di come si possa sentire chi tradisce un amore, un amico, chiunque altro. Diciamo pure che spesso i “traditori” vengono definiti come i “senza cuore” della situazione, ma in realtà crediamo che alla base di un tradimento in generale ci sia quasi sempre un’insaziabile necessità di conferme nonché, al contrario di ciò che naturalmente si è portati a pensare di un traditore, tanta fragilità.
Il termine “tradimento” deriva dal latino “tradere”, che significa “dare, affidare, consegnare”. In generale, indica il venir meno alla fiducia che qualcuno ha riposto in noi, in altre parole è un venir meno alle aspettative di qualcuno nei nostri confronti. Esistono varie forme di “tradimento” che, eventualmente, possono anche coesistere: è tradimento il venir meno ad una promessa, il deludere la fiducia di un amico, l’infrangere un accordo preso, il mancare di rispetto al proprio compagno di vita. In ogni caso, il tradimento è sempre un comportamento che muta l’andamento di un rapporto deludendo le aspettative di chi si tradisce ed infrangendone la regolare continuità. Per ciò che concerne le relazioni di coppia, ad esempio, moltissimi psicologi sostengono la tesi che il concetto di “tradimento” sia completamente differente se lo si rapporta all’uomo o alla donna. Più precisamente, secondo questi ultimi, la donna tradisce nel momento in cui si sente trascurata o, comunque, quando la relazione è in parabola discendente al contrario dell’’uomo che tradirebbe, pur amando la propria partner, anche per il semplice gusto della conquista o fors’anche per il suo naturale bisogno di sentirsi virile. Riteniamo però sia riduttivo ed oltremodo comodo pensare che l’uomo traditore, rispetto alla donna, goda di alcune “attenuanti” concesse e perpetuate nel tempo da tradizioni, permettetecelo, probabilmente anche un tantino maschiliste. Partendo, infatti, dal presupposto che un sentimento sia vero e provenga da tutte “le arterie del cuore”, allora perché “tradire”? Questo dovrebbe farci riflettere sul fatto che, quando si ama con i requisiti ut supra, sia assolutamente impensabile essere infedele soltanto per sesso o qualsivoglia debolezza legata ad un momento od occasione. E’ noto come, quando si è di fronte ad un amore totalizzante gli/le altri/e, aldilà della loro avvenenza, diventino come “invisibili” ragion per cui, in presenza di tali condizioni, è quasi impossibile dover decidere di infliggere una sofferenza alla persona amata semplicemente perché ciò equivarrebbe a tradire, anche, una parte di se stessi. Sarebbe tempo forse di credere ed accettare che, quando un individuo, uomo o donna che sia, si lascia andare ad un tradimento, lo faccia con la consapevolezza che non si tratti soltanto di una trasgressione dovuta alla eccessiva routine o quant’altro, ma il motivo andrebbe ricercato, piuttosto, nel mutamento del nostro sentimento. Anche se a molti piace convincersi che “può capitare”, nello stesso istante in cui si decide di essere infedeli si spezza quel filo indissolubile che ci lega alla persona amata. Ciò avviene, senza andare a cercare troppe ragioni, poiché, probabilmente, “crediamo” di amare il nostro partner ma in realtà è proprio l’approssimarsi di quel “momento” in cui si ha la consapevolezza che si sta per tradirlo il momento opportuno in cui dovremmo meditare sulla fondatezza o meno del nostro sentimento verso il “tradito”. Dunque, con giustezza, possiamo addurre come il tradimento in amore serva solo a creare distanze e non di certo, come molti sostengono, a fonderlo o a renderlo più solido. Distaccandoci per un attimo dal concetto classico di “tradimento”, potremmo anche credere che il traditore non sia di regola un “falso” privo di coscienza. Difatti, spesso egli, assalito dai sensi di colpa, si redime. Spetterà poi a chi ha subito il torto la decisione di voler concedere o meno una seconda possibilità. Senza per questo voler essere classificati come “pro-tradimento”, siamo dell’opinione che si diventi infedeli nel momento in cui la persona che si ha accanto non ci basta più, non ci completa più, non ci da più quelle emozioni di cui abbiamo bisogno per proseguire un cammino insieme. Ma, adesso procediamo argomentando il “tradimento per eccellenza” e cioè quello dell’amicizia, giustamente considerato da tutti come la forma di infedeltà più ingiusta e cattiva. Prima di spiegare perché il tradimento dell'amicizia sia l'atto moralmente più grave fra quanti caratterizzano la vita quotidiana, è necessario accennare a cosa realmente sia “l'amicizia”. Anche se tutti amano “riempirsi la bocca” usando ed abusando questo termine, autodefinendosi “amici” di qualcuno, pochi ne conoscono la sua vera essenza e meno ancora sono quelli che la vivono in maniera autentica e fedele. Innanzitutto, si può dire che l’amicizia non è un sentimento, ma una vera e propria “relazione”. “Sed hoc primum sentio nisi in bonis amicitiam esse non posse” (scrive Cicerone): “In primo luogo penso che l'amicizia non possa sussistere se non tra buoni”. Collegandoci a quest'ultima concezione, l’amicizia è da considerare come un rapporto di stima reciproca, affetto e, perché no, amore. Così intesa, però, essa è una cosa davvero assai rara. Volendo fare un paragone tra amore ed amicizia quest’ultima è la relazione più pura e disinteressata. Infrangere la fiducia di un amico corrisponde, dunque, a compiere un atto profondamente scorretto che provocherebbe un dolore imperdonabile. Quando si ha la fortuna di vivere un’amicizia vera, infatti, il rapporto tra “amici” diviene con il tempo così simbiotico da giungere al punto tale da farci “abbassare la guardia” ancor più che in amore. In pratica, colui che sceglie di ingannare e ferire un amico è da “etichettare” come “Il” traditore per antonomasia. Tirando le fila del discorso, possiamo dire che essere vittima di un tradimento in generale è devastante sino al punto da poter innescare un circolo vizioso con i “traditi”, cioè, che a loro volta tradiscono per vendetta innescando e scatenando così una sorta di “reazione a catena”. Ordunque, se è vero com’è vero che “chi trova un amico trova un tesoro” è anche vero che tradire un amico equivale a dissipare nella maniera più subdola “quel” tesoro che poche volte nella vita si ha la fortuna di possedere.