Reggina-Hellas Verona: 0-1. Reggina (3-4-3): Belardi; Freddi, Emerson, Angella; D’Alessandro, Rizzo, Barillà, Rizzato (c); Ragusa (dal 55° Melara), Campagnacci (dal 73° Bonazzoli), A. Viola (dal 58° Ceravolo). In panchina: Zandrini, Freddi, Adejo, Armellino, N. Viola. All. Breda. Hellas Verona (4-3-1-2): Rafael; Cangi, Abbate, Ceccarelli (c), Scaglia; Russo (dal 79° Jorginho), Tachtsidis, Halfredsson; Galli (dal 49° Berrettoni); Gomez, Ferrari (dal 66° Bjelanovic). In panchina: Frattali, Pichlmann, D’Alessandro, Pugliese. All.: Mandorlini. Arbitro: Ciampi di Roma 1. Assistenti: Chiocchi e Manna. Quarto uomo: Mariani. Marcatore: Berrettoni all’82°. Ammoniti: Rizzo al 5°, Russo al 16°, Ferrari al 27°, Ceccarelli al 77° e Bjelanovic all’83°. Corner: 7-2. Recupero: 1’ (p.t.) e 5’ (s.t.).
Note. La squadra di Breda, oggi al nono posto a quota 54, battendo il Verona, potrebbe ridurre lo svantaggio dal sesto posto portandosi a 4 lunghezze dalla Sampdoria (vittoriosa a Modena e prossima avversaria amaranto) capace di scalzare il Padova (oggi sconfitto in casa dal Sassuolo) nell’ultima posizione utile per giocarsi la terza promozione in A ai playoff. L’impresa non è facile e Breda schiera stasera una squadra coperta ma al contempo forse più offensiva soprattutto sulle fasce. Cronaca e commento. Primo tempo. Fasi di studio per entrambe le formazioni in avvio di partita in cui si fa notare il solo Rizzo che, diffidato, stupidamente allunga il braccio per fermare un’azione veronese e, giustamente, si becca il giallo che gli farà saltare la gara di “Marassi” sabato prossimo. All’8° la prima occasione da rete è degli ospiti. Ferrari, lanciato in verticale con Angella un po’ titubante sul da farsi, entra in area accentrandosi. Belardi esce dai pali e gli si oppone con freddezza e coraggio e l’attaccante veronese gli calcia la palla addosso. Il pallone resta lì e con la difesa che non rinvia ancora Belardi si tuffa bloccandolo. All’11° replica la Reggina. Ragusa viene servito sulla destra appena dentro l’area, cross al centro verso A. Viola con Rafael bravo a tuffarsi intercettando il pallone. La Reggina, al momento, sembra reggere il confronto con il più quotato avversario che, a quota 67, è in corsa per la promozione diretta seppur deve fare i conti con Torino e Pescara (ma anche Sassuolo) che pare viaggino a velocità diverse. Al 19° è ancora la squadra di Mandorlini a rendersi pericolosa. Corner da sinistra, palla che attraversa l’area e giunge dalle parti di Tachtsidis che, di prima intenzione, calcia di sinistro a giro con palla non molto sopra la traversa con Belardi che, comunque, dava l’impressione di essere sulla traiettoria. Al 20° risponde la Reggina. Il brasiliano Emerson avanza e, da oltre 35 metri, batte a rete con il suo sinistro che impaurisce Rafael terminando sul fondo alla sua destra. La Reggina sembra chiudere il Verona nella sua metà campo pressandolo con costanza e determinazione. Al 30° si rifà viva la Reggina con Barillà che prova il sinistro spedendo il pallone alto sulla traversa. La partita sembra essere giocata molto sulla tattica piuttosto che sull’agonismo. Le due squadre, infatti, si affrontano con attenzione ed attraverso lunghe manovre costruite con meticolosità. Breda, intanto, in panchina, prende appunti da snocciolare nell’intervallo. Al 41°, sugli sviluppi di un corner, la palla arriva a Campagnacci appostato fuori area per favorire l’ingresso in area sia di Freddi che di Angella sul calcio d’angolo. L’” ’87” amaranto tira di prima intenzione ma il pallone termina lontano dalla porta scaligera alto sulla traversa. Il primo tempo, dopo un solo minuto di recupero, finisce qui con un gol di Freddi annullato per evidente offside dello stesso difensore amaranto. Secondo tempo. Al 49° Mandorlini è costretto ad effettuare il primo cambio: fuori Galli per infortunio e dentro Berrettoni con relativo cambio di modulo passato al 4-3-3. Al 50° il Verona si rende pericolosissimo con l’unico ex della partita. E’ l’islandese Halfredsson che, ricevuta palla un paio di metri oltre il limite dell’area, carica il potente sinistro con palla che scheggia l’esterno del palo alla destra di Belardi e palla che termina sul fondo. La Reggina, adesso, sembra essere calata dando, così, più spazio alla manovra veronese. Al 55° anche Breda cambia: fuori Ragusa e dentro Melara. Al 57° il Verona grida al rigore per un presunto fallo di mano di Barillà in area di rigore. Le immagini tv, anche al rallenty, sembrano confermare che il centrocampista reggino effettivamente tocchi con il braccio sinistro il pallone che Berrettoni stava cercando di portarsi avanti. Ingenuo l’amaranto ma fortunato perché Ciampi non se ne accorge. Al 58° Breda cambia ancora: fuori A. Viola e dentro Ceravolo. Al 63° Emerson e Barillà sprecano un calcio di punizione che sarebbe potuto rivelarsi interessante sul lato corto dell’area di rigore spostati a sinistra. Fa scopa con l’occasione persa quella un minuti più tardi con protagonista Rizzo che, notoriamente non dotato di piedi buoni, spreca un cross mandando il pallone alle stelle. La gara sembra, adesso, scesa di tono con le due squadre protagoniste di errori anche in fase di alleggerimento. Al 66° Mandorlini cambia: fuori Ferrari e dentro Bjelanovic. Al 68° occasione per gli amaranto. Cross da destra su corner con D’Alessandro non riesce a colpire di testa ad un paio di metri dalla linea di porta con la palla che termina sul fondo. Al 71° la Reggina crea un’altra ottima occasione. Cross da destra in area con Campagnacci che colpisce di testa costringendo Rafael a volare per deviare in corner il pallone diretto nello specchio della porta. La Reggina, dopo una lunga pausa, adesso riprende ad attaccare con costanza. Al 78° l’ultimo cambio per Breda: esce Campagnacci ed entra Bonazzoli. Quella di stasera è, per la Reggina, l’ennesima occasione per avvicinarsi al sesto posto. Certo, l’avversario non è dei più facili ma, onestamente, non ci pare che la squadra di Breda stia giocando “alla morte” questa gara. E se a questo aggiungiamo i già noti evidentissimi limiti tecnici che la Reggina si porta addosso sin dall’inizio del torneo allora il sesto posto è davvero una chimera. Allora perché, da mesi, la Reggina ha comunque la possibilità di centrare l’obiettivo (che puntualmente getta alle ortiche)? Semplice: perché eccezion fatta per Torino, Pescara e Sassuolo il restante gruppetto di squadre (Verona, Padova, Varese ed ora Sampdoria) non è davvero un granché. Al 79° ultimo cambio anche per Mandorlini: fuori Rossi e dentro Jorginho. All’82°, inaspettatamente a dire il vero, il Verona passa in vantaggio. Cross da destra lungo, sul lato opposto è piazzato Berrettoni che controlla e batte a rete con palla tesa che Belardi non riesce a toccare e che s’insacca. Con questo gol il Verona agguanta il Sassuolo a quota 70 al terzo posto in graduatoria. Per la Reggina, invece, si fa notte fonda e così sul suo campionato destinato, a 4 giornate dalla conclusione, a terminare nell’anonimato. Peccato, perché stasera gli uomini di Breda non avevano dato l’impressione di essere inferiori all’avversario. La differenza, com’è già troppo spesso successo in questo torneo, l’ha fatta la qualità. Sappiamo che il “Number One” non sa di cosa stiamo parlando ma, da sempre, è questa costosa virtù a fare la differenza tra una od un’altra squadra. “Mister President” con l’aggettivo “costosa” (in fase di acquisti intendiamo) non ha nulla da spartire e quindi… La Reggina perde anche questa tanto proclamata ulteriore chance per avvicinarsi al sesto posto, le toccherà adesso disputare altre 4 gare (a Genova contro la Sampdoria, al “Granillo” contro il Cittadella, a Modena sponda Sassuolo e, ultima, in casa contro il Vicenza) facendo da sparring partner agli avversari che, loro sì, hanno ancora un obiettivo raggiungibile (Sampdoria per i playoff, Sassuolo per la promozione diretta e Vicenza per la salvezza). La Reggina, mestamente, fino al 26 maggio, farà da spettatrice non pagante guardando le altre lottare per gli obiettivi promessi e mantenuti. La gara, dopo 5 minuti di recupero, finisce qui. E finisce qui anche il campionato, mediocre ed anonimo, della squadra del Presidente Foti che, onestamente, non pensiamo si strappi i baffi dalla disperazione. O invece si “Number One”? Ad maiora!