
Reggina-Padova: 1-4. Reggina (3-5-2): P. Marino; Freddi, Cosenza, A. Marino; D’Alessandro, Rizzo (dal 71° Ragusa), N. Viola, De Rose (dal 61° Montiel), Rizzato (r); Campagnacci (dal 79° A. Viola), Ceravolo. In panchina: Kovacsik, Angella, Colombo, Castiglia. All.: Gregucci. Padova (4-3-3): Pelizzoli; Donati, Trevisan, Legati, Renzetti; Jydayi, Marcolini, Cuffa (c) (dall’83° Osuji); Rupolo, Hallenius (dall’83° Cutolo), Drame (dal 65° Lazarevic). In panchina: Perin, Franco, Schiavi, Portin. All.: Dal Canto. Arbitro: Candussio di Cervignano del Friuli. Assistenti: Bernardoni di Modena e Conca di Roma. Quarto uomo: Saia di Palermo. Marcatori: Ruopolo al 28°, Cuffa al 45°, N. Viola al 47° (p.t.), Ruopolo al 71° ed Hallenius all’81°. Ammoniti: D’Alessandro al 19°, Cosenza al 23°, Drame al 53°, Freddi all’86° e Montiel al 90°. Corner: 2-4. Recupero: 2’ (p.t.) e 3’ (s.t.).
Note. Assenti Adejo (per l’infortunio muscolare rimediato a Modena poco dopo aver regalato il vantaggio ai padroni di casa), Emerson e Bonazzoli (squalificati perché in diffida ed ammoniti sempre a Modena), Gregucci per il suo esordio casalingo cambia ancora formazione (la 24ma in altrettante gare tra lo stesso Gregucci e il predecessore Breda). Nella linea “a 3” difensiva esordisce il neo-acquisto Gianluca Freddi proveniente dal Grosseto. Nella zona centrale della tribuna sud, roccaforte del tifo organizzato amaranto, ben esposto uno striscione assai eloquente recita “Stanchi di questa Società, più rispetto per la nostra Città”. Chiaro il messaggio al patron Foti “colpevole”, non da oggi, di pensare più al profitto economico che al raggiungimento degli obiettivi troppo spesso proclamati e non raggiunti. La protesta durerà sino al 20° allorquando i tifosi ritornano sugli spalti a tifare “solo per la maglia”. Cronaca e commento. Primo tempo. Al 6° la Reggina si rende pericolosa dalle parti dell’ex Pelizzoli. E’ Rizzato a crossare rasoterra al centro con la palla che attraversa tutta l’area senza che Campagnacci e/o Ceravolo arrivino sul pallone. Fasi concitate e confuse della partita con le due squadre che cercano di superarsi sbagliando tanto ma animate, comunque, dalle migliori intenzioni. Il Padova, forte dei 6 punti in più in graduatoria sugli amaranto, ambisce a gestire la gara cercando di rischiare meno possibile. La Reggina, d’altro canto, senza vittorie dal lontano 13 novembre (Reggina-Nocerina 2-1), appare volenterosa ma a fare i conti con un organico lacunoso a maggior ragione dopo la cessione di Missiroli utile a “far cassa” ed andato a rinforzare (mossa intelligente quella di Foti, vero?) una diretta concorrente per il solo presunto, e non reale nè realistico, obiettivo stagionale amaranto (per intenderci quel Sassuolo da ieri in testa alla classifica al pari del Torino). Gara senza particolari emozioni fino al 18° allorquando un inserimento di Cuffa consente a quest’ultimo di battere a rete seppur scoordinato con P. Marino che para (questa sì ch'è una notizia!) facilmente. Al 19° D’Alessandro, in diffida, si fa ammonire e salterà quindi la trasferta di Grosseto di sabato prossimo. La squadra di Dal Canto appare più spregiudicata e maggiormente votata all’attacco dei padroni di casa. Al 25° la Reggina è in area veneta. Rizzato appoggia centralmente per Campagnacci che, chiuso da un paio di difensori, prova a calciare senza troppa convinzione spedendo il pallone sul fondo. Al 28° il Padova passa in vantaggio. Cross da sinistra sul quale P. Marino sceglie di uscire e di “battezzare” fuori o, comunque, non pericoloso il pallone destinato, secondo lui, sul fondo. La “decisione” del portiere (?) reggino si rivela per l’ennesima volta sbagliata e l’errore costa ancora una volta cara alla sua squadra. Infatti, nel mentre P. Marino allarga le braccia come a suggerire ad A. Marino di lasciar scorrere il pallone destinato – secondo lui – lontano dalla propria porta, da dietro sbuca Ruopolo che, di piatto destro, non ha difficoltà alcuna ad insaccare nella porta incustodita. Ci chiediamo come mai potrebbe “custodirla” un portiere, si fa per dire, reo di errori a ripetizione costati punti su punti alla sua squadra. Ma la colpa non è sua, o meglio non ha colpe per la propria assoluta inadeguatezza. Le responsabilità maggiori sono assolutamente ed esclusivamente del presidente Foti che aveva in casa un “signor portiere” come Puggioni e lo ha venduto per far soldi utili a ripianare i debiti (seppur proprio non comprendiamo come la Reggina possa avere debiti se la sua storia ci ha insegnato che ha sempre più incassato che speso). Mah! La gara, subito dopo il gol subito dagli amaranto, viene sospesa per qualche minuto da Candussio per via di alcuni petardi fatti esplodere dai tifosi amaranto in evidente segno di contestazione. Ripresa la partita per P. Marino sono solo fischi (peraltro ampiamente meritati dopo gli strafalcioni continui di cui è assoluto responsabile). Al 43° il Padova si rende nuovamente pericoloso con Drame che, ricevuta palla in area sulla destra, cambia piede e calcia a giro sul palo più lontano spedendola di un soffio alla destra di P. Marino. Al 45° gli ospiti raddoppiano. Sugli sviluppi del quinto corner a proprio favore, Legati tocca di testa allungando la traiettoria del pallone. Interviene Cuffia che realizza senza difficoltà alcuna. Ed il portiere? Sapete dov’era? Un paio di metri oltre Cuffa, rispetto alla traiettoria del pallone, già proteso in tuffo a prendere… farfalle. Incredibile! Se piuttosto che “inadeguato” usassimo l’aggettivo “scarso” supportato dall’avverbio “veramente” sbaglieremmo di tanto? Ma, lo ribadiamo, resta inteso che la colpa continua a non essere la sua. Al 47°, secondo ed ultimo minuto di recupero concesso, la Reggina accorcia le distanze. Calcio di punizione ad una ventina di metri dalla porta difesa da Pelizzoli. Calcia N. Viola, di sinistro, con la palla che supera la barriera e s’insacca imparabilmente alle spalle dell’unico ex della partita. Dopo Modena (gran tiro al volo di esterno sinistro e palla imparabile alla destra del portiere di casa), insomma, N. Viola si rende ancora protagonista di una pregevole marcatura. Il primo tempo finisce qui, con il pubblico comprensibilmente e legittimamente impegnato a subissare di fischi gli undici in maglietta e pantaloncini amaranto protagonisti – non tutti, per carità – dell’ennesima prestazione sin qui indecorosa. Sia chiaro, l’avversario è di tutto rispetto e soccombere con il Padova non è come rischiare di perdere come contro il Modena in superiorità numerica (perdipiù in vantaggio). La squadra di Dal Canto è “squadra” e gli attuali 9 punti in più degli amaranto lo testimoniano appieno. Secondo tempo. Gli “11” di Gregucci iniziano i secondi 45 minuti di buona lena catapultandosi in avanti. Resta da capire se hanno idee nella testa o se, come spesso successo, è solo un “movimento involontario” dettato dalla disperazione. Nel giro di un paio di minuti ci prova prima Campagnacci con Pelizzoli che smanaccia in angolo e poi Ceravolo con la palla di poco sopra la traversa. La Reggina tenta di riacciuffare la gara. Sa che perdere oggi potrebbe voler dire salutare il sesto posto dai ieri perso a beneficio del Varese vittorioso a Crotone. Al 61° Gregucci effettua il primo cambio: esce De Rose ed entra il “riesumato” Montiel. Al 64° il Padova va vicinissimo al terzo gol. E’ Hallenius a far impazzire A. Marino con dribbling a seguire che lo portano ad accentrarsi ed a battere di sinistro fortunatamente alto sulla traversa. Al 65° anche Dal Canto cambia: fuori Drame e dentro Lazatevic. La Reggina è, dall’inizio della ripresa, sistematicamente nella metà campo veneta. Pochi i risultati concreti, a dire il vero, ma quantomeno si registra il moto d’orgoglio degli amaranto. Al 71° il Padova triplica. E’ ancora Ruotolo a battere l’inesistente P. Marino con un grandissimo gol: palla ricevuta a sinistra dentro l’area, giusto il tempo di coordinarsi e battuta secca di destro che s’insacca nel “7” sul palo più lontano alla sinistra del portiere (si fa per dire) amaranto. Gregucci cambia ancora: fuori Rizzo e dentro Ragusa. Il tecnico amaranto, sulla cui scelta fummo assai scettici giustificandola solo con il presumibile ingaggio modesto, non sa a che Santo votarsi giacché, così come le colpe non erano solo di Breda e non sono sue adesso, ha una rosa sopravvalutata (solo da Foti, per intenderci). Al 79° il “povero” Gregucci cambia ancora: fuori Campagnacci e dentro A. Viola. La musica non crediamo cambi con la Reggina vicina all’ottava gara senza vittorie (5 sconfitte e 3 pareggi). A conferma del nostro pensare ecco che il Padova, all’81°, quadruplica. E’ Hallenius a trafiggere per la quarta volta la difesa amaranto con un diagonale da sinistra a destra che il portiere (sempre si fa per dire) amaranto guarda entrare con la palla che, colpita la faccia interna del palo alla sua sinistra, s’insacca. Dal Canto, forte del risultato che chiude virtualmente (ed anche materialmente) la partita effettua secondo e terzo cambio: fuori Cuffa ed Hallenius e dentro e dentro Osuji e Cutolo. La partita è praticamente finita con i tifosi della Sud, dopo aver intonato cori tutt’altro che “simpatici ed importanti” contro il massimo ed unico responsabile di questa ed altre disfatte (Foti), a recarsi a ridosso dei cancelli divisori tra curva e tribuna scuotendo le sbarre “minacciando” azioni non solo verbali. Che tristezza vedere la Reggina ridotta così! La cosa che più duole è il riecheggiare delle parole del presidente circa il “migliorare il piazzamento dello scorso anno” che, tradotto, vuol dire finale playoff. Il problema non sono tanto le sconfitte o le pessime figure, è piuttosto la consapevolezza della presa per i fondelli subita. Foti ha un unico obiettivo: il denaro. I tifosi e la Città ne hanno pure uno solo: i risultati. La fiducia non è incondizionata e Foti non può presumere che tutti si abbia l’anello al naso. Dica, piuttosto, le cose come stanno: come e perché la Reggina avrebbe contratto debiti, per esempio. Dove sono finiti i soldi incassati nel ventennio di sua gestione, altro esempio. E’ vero che la Reggina è solo sulla carta di Reggio e dei Reggini e che nella sostanza è di Foti, ma è vero anche che lo stesso Foti ha, oggi più che mai, il dovere morale di dar conto del suo operato a chi ha contribuito in maniera determinante al diventare “grande” da parte della Reggina. Comprendiamo, però, come il significato della parola “morale” non appartenga a molti. E finiamola con la storiella secondo cui a Foti sia (quasi) tutto concesso perché ha “portato” la Reggina in A per 9 stagioni. Oggi, questa storiella, non tiene più anche perché la gente, quella senza l’anello al naso di cui sopra, sa che in A la Reggina ci è andata anche, anzi soprattutto, per una serie di coincidenze e di circostanze che, oggi ed in un futuro prossimo, difficilmente si potranno riverificare. Complimenti presidente! Ad maiora!